lei è troppo qualificata per questo lavoro

Stavo leggendo questo articolo del fatto quotidiano

Ricevere risposte spiazzanti, dal mondo italiano, come “sei troppo qualificata”, oppure “il tuo curriculum è impressionante ma al momento non abbiamo posizioni adeguate”.

Con annesso piagnisteo che le aziende cercano schiavi e non persone qualificate. Polemiche che dimostrano come molti pensino che il possesso di un titolo di studio implichi l’obbligo per qualcuno, spesso lo stato, di assumerti e di pagarti per quel titolo di studio.

La questione del “troppo qualificata” esiste e perché? le aziende quando assumono hanno in testa un profilo professionale ben preciso con determinate mansioni e, logicamente pagano, sulla base delle mansioni che la persona dovrebbe svolgere. Se il lavoro è acquisizione dati profilo  junior magari cercherò qualche ragazzo sveglio per ribattere i  dati al PC e nel caso farlo crescere in azienda, non cercherò un PhD in informatica teorica e, nel caso mi capiti di assumerlo per quel profilo, verrà pagato per il lavoro di acquisizione dati, il lavoro per il quale è stato assunto.

Se pensate che non sia giusto e che un PhD debba essere pagato da PhD qualunque lavoro esso svolga; chi sarebbe disposto a pagare 30 euro un MacBurger solo perché a prepararlo c’è qualche chef di grido? Penso nessuno, il piatto accetti di pagarlo molto quando vai al ristorante “tre stelle michelin” con qualche chefstar ai fornelli, non di certo in un fastfood.
Se vai al fast food a prenderti un hamburger vuoi spendere per un hamburger e accetti la qualità di un hamburger. A servono le competenze di uno chef di grido per prepare MacBurger? No, per niente. Serve assumere uno chef di grido, e ovviamente pagarlo da chef di grido, per preparare MacBurger? No, sarebbe un suicidio economico.
Se sei Carlo Cracco e mandi il CV al macdonald o vieni assunto, e pagato, come qualsiasi altro cuoco oppure la risposta sarà ovviamente: lei è troppo qualificato per un lavoro da cuoco, non abbiamo posizioni da chefstar nel fastfood.

Il mondo del lavoro è così: se a me servono, bastano, le competenze di un ragazzino per acquisire dati, cercherò ragazzini per acquisire dati e verranno pagati per il lavoro che dovranno svolgere; i PhD in informatica teorica tenderò ad evitarli per due motivi: il primo è che una persona sovraqualificata per un lavoro generalmente molla appena trova qualcosa di più adatto alle sue capacità, la seconda è che potrebbe piantare storie sostenendo che, in quanto dotato di PhD debba essere pagata più e meglio di un semplice diplomato, anche se fa lo stesso lavoro del diplomato.

Essere adatti al mondo del lavoro significa anche capire quali sono le sue esigenze e le sue logiche; molti rimangono disoccupati perché magari si intestardiscono a voler vendere ghiaccioli al limone in groenlandia e magari si offendono se la gente non compra i loro prodotti o i loro servizi.

I commenti all’articolo sono illuminanti: molti ritengono che andrebbero pagati non sulla base del lavoro che viene richiesto di svolgere ma sulla base dei loro titoli, o delle competenze che “credono” di avere1, con annesso codazzo degli sfigati che: “in italia si assumono solo accozzati, colpa dei politici…” .

PS

Parlo ovviamente di pagare un PhD da diplomato perché si chiede al PhD di fare un lavoro da diplomato, chi pretende di pagare un PhD per fare lavori di altissimo profilo per un pugno di noccioline è in torto marcio e l’unica cosa che merita è di essere repentinamente mollato non appena si trova qualcosa di meglio. Una cosa che ho imparato è che il mercato del lavoro è un mercato anche lato aziende, che è giusto per l’azienda cercare il meglio spendendo meno è giusto anche per il dipendente cercare il meglio dove guadagna di più; la lealtà ed il rispetto devono essere reciproci.


  1. ho conosciuto “trafficoni” convinti di essere dei guru dell’informatica che si scandalizzavano se Steve (Jobs) o Bill (Gates) prendevano decisioni strategiche senza prima consultarsi con loro. Una gran parte del lavoro che, a suo tempo, veniva era per risolvere i loro pasticci. 
Annunci

La rete non dimentica…

Stavo leggendo dell’ennesima polemica di Saviano verso Gasparri e Salvini:

Forlì, studenti all’incontro con Saviano. “La scuola li obbliga a comprare il libro”. Lo scrittore: “E’ una bufala”Polemiche e proteste per una frase di una circolare del liceo classico Morgagni in vista di un evento con il giornalista campano: “L’adesione all’iniziativa deve riguardare l’intera classe con l’acquisto del romanzo”. Salvini e Gasparri all’attacco

Sorgente: Forlì, studenti all’incontro con Saviano. “La scuola li obbliga a comprare il libro”. Lo scrittore: “E’ una bufala” – Il Fatto Quotidiano

Fra i commenti ci son alcuni commenti che, usando la web cache di google, mostrano come la circolare sia esistita veramente.

Marco B
Potenza delle copie cache. Ovviamente era tutto vero, nessuna bufala la circolare. Saviano ha detto il falso.

http://webcache.googleusercont…

Cosa dire?

Il preside ha sbagliato in quanto la scuola non può imporre l’acquisto di libri non di testo da parte degli studenti, e il romanzo di Saviano dubito sia in programma come i promessi sposi o la divina commedia. Si può consigliare l’acquisto ma non obbligare. Anche se il consiglio per gli acquisti in questo caso lo ritengo poco opportuno.

Saviano, a sua volta, ha sbagliato a sua volta perché si è fatto prendere dalla vis polemica verso i soliti Salvini e Gasparri senza approfondire la notizia, dimenticando il principio dell’orologio rotto; stavolta l’orologio fermo ha indicato l’ora esatta. Salvini e Gasparri hanno ragione, l’errore esiste e l’ha fatto il preside.  Se invece di rispondere parlando di bufala avesse bollato l’azione come una “pubblicità non richiesta”, Saviano ne sarebbe uscito benissimo, lui non deve rispondere delle azioni “promozionali” decise motu proprio da altri, invece tirando fuori la bufala della bufala fa una magra figura. La rete ricorda tutto,  vero, però ricorda tutto tutto, non solo quello che piace ma anche quello che non piace.

Che male c’è a fare lavori umili, in attesa di meglio?

Devo dire che apprezzo gli articoli del maestro, perché, fra le righe, il maestro spesso riesce a sostenere benissimo argomentazioni contrarie proprio alla tesi che vorrebbe dimostrare tirandosi, come capitato ad esempio nell’articolo sul concorsone o quello sull’invalsi, solenni zappe sui piedi.

Sorgente: Dimissioni Renzi, il premier ci lascia una riforma della scuola lasciata a metà – Il Fatto Quotidiano

(…)Come tutti i “secchioni” della classe o almeno quelli che credono di esserlo non ha avuto paura di andare davanti alla lavagna a dar lui lezioni ai maestri e ai professori, sbagliando tutta la linea comunicativa sulla riforma: “Non proponiamo una riforma ma alcuni punti. 1) Alternanza scuola – lavoro; 2) Una cultura più umanista 3) Più soldi agli insegnanti… continuità… basta con la supplentite!”.
Ve lo ricordate?
Salvo poi trovarci un governo che ha proposto ai ragazzi di andare a vedere come si lavora da McDonald’s dove si ritrovano i giovani laureati disoccupati che piuttosto di stare a casa vanno a friggere patatine.(…)

Due zappate niente male sui piedi; la prima: vorrei sapere cosa c’è di male nell’andare a vedere come è realmente il mondo del lavoro avendone una conoscenza diretta invece di limitarsi a quanto racconta un docente, magari ultrasindacalizzato per il quale le aziende, tutte, son solo dei vampiri e lo stato un cinico sfruttatore? Io l’unica cosa di male è che ci si renda conto da subito di come funzioni realmente il mondo del lavoro, della competizione che c’è dietro e, cosa abbastanza grave per il predetto docente, quante stupidate esso dica.

Seconda cosa: cosa ci sarebbe di male nello svolgere un lavoro “umile” in attesa di trovare di meglio? Un laureato, qualsiasi laurea abbia conseguito fosse anche una laurea in “nientologia teoretica dell’assoluto Hegeliano”, per il semplice fatto di aver conseguito una laurea deve diventare immediatamente CEO di qualche multinazionale ed avere il PIL del Rwanda come stipendio annuo (+benefit ovviamente)? O se non ci sono aziende pronte ad assumerlo come CEO deve diventare dirigente della pubblica amministrazione?

Io quando ho iniziato a lavorare nel settore informatico mi son messo a sistemare l’HTML dei siti e riparare PC incriccati, mi son fatto la mia brava gavetta e ho acquisito anche le “soft skill” che l’ambiente lavorativo richiede: il capire come ci si rapporta correttamente con colleghi, inferiori e superiori. Il capire quali siano i diritti e i doveri; il capire che il lavoro è una cosa seria e non un gioco, e soprattutto il capire che c’è molta competizione, che la medaglia la prende chi arriva primo, non che tutti sono bravi e che tutti hanno diritto alla medaglia. Un bagno di realtà che certi docenti vogliono evitare a tutti i costi ai loro studenti, perché la loro credibilità, con tutto quello che ne compete, ne uscirebbe con le ossa rotte.

Chiunque abbia lavorato realmente sa quanto sia irrealistico il pretendere di entrare da subito “in cima” senza un minimo di gavetta. Può capitare, ad esempio se sei fratello di un ministro, ma son casi sporadici non la norma. Io da persona normale in quella frase “dove si ritrovano i giovani laureati disoccupati che piuttosto di stare a casa vanno a friggere patatine.”   leggo la “spocchia” di chi considera il lavoro manuale un lavoro umile1 da far fare agli inferiori perché il colto non deve sporcarsi le mani2. E la scuola non deve insegnare che bisogna anche sporcarsi le mani lavorando, la scuola deve solo celebrare la cultura (o meglio la sterile erudizione di chi conosce paroloni ma non il loro significato) e i docenti suoi sommi sacerdoti.

E poi ci si stupisce che spesso vengano considerati, i predetti sommi sacerdoti della cultura, esser solo una manica di cazzoni parassiti incapaci di fare alcunché di utile.

Anche la conclusione è una chicca.

Dall’altro canto per capire com’è l’uomo bisogna andare a riascoltarsi il giovane Renzi da Mike Bongiorno: “Vorrei dare la soluzione!”.
E Mike sicuro del suo interlocutore: “L’Antartide”.
Pronta la risposta del toscano: “Montagne di ghiaccio e un mare di navi”.
“Un mare di navi…ahaha…ma cosa c’entra? Buuu un campione come lui. Ma che combini Matteo?”.

Sinceramente: da che pulpito viene la predica? Uno, che non ha passato il concorso magistrale e polemizza verso una domanda, abbastanza semplice, del predetto concorso? uno che capisce fischi per fiaschi di un brano per i bambini delle elementari? (o più semplicemente scrive un articolo basandosi solo su una bufala riguardo a quale brano che girava su facebook senza approfondire, nel miglior stile del solito, pessimo, giornalismo all’italiana).

Proprio vero che, come dice la barzelletta:

Quando un tedesco non sa una cosa, la impara.
Quando un americano non sa una cosa, paga per saperla.
Quando un inglese non sa una cosa, ci scommette sopra.
Quando un francese non sa una cosa, fa finta di saperla.
Quando uno spagnolo non sa una cosa, chiede che gli sia spiegata.
Quando un greco non sa una cosa, ti sfida a chi ha ragione.
Quando un irlandese non sa una cosa, ci beve sopra.
Quando uno svizzero non sa una cosa, ci studia sopra.
Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

 


  1. Un laureato, che svolge lavori “umili” in attesa di trovare di meglio fornisce un’impressione migliore rispetto a chi rimane a casa, mantenuto dai soldi di mammà, a lagnarsi tutto il giorno che il governo ancora non lo assume come dirigente e che nessuna azienda, neppure quelle del mitico estero, l’abbia chiamato come CEO. 
  2. da notare come questa “spocchia” spesso sia presente nelle persone che si dicono convintamente di sinistra, vicine ai poveri ed agli umili. E questo melenso paternalismo, funzionale solo ad una autocelebrazione, in molti casi ti fa girare i coglioni. Perché ti aspetti da una persona che si dice vicina a te ed alle tue esigenze che soddisfi le tue esigenze e non quelle funzionali a stuzzicare il proprio ego. Se dici di aver fame perché non lavori, ti aspetti un tozzo di pane, non un: “adesso non sarai più, tu Maria, classificata come disoccupato ma come temporaneamente non occupata, c’è la “a” alla fine che riconosce la tua femminilità, non sei contenta?” 

il demenziale esperimento “anano”

Stavo leggendo sui social di un esperimento fatto dall’unicef: una bambina di circa sei anni viene mandata da sola in strada o in ristoranti, una volta vestita bene e una volta sporca e vestita male e si osservano le reazioni della gente. Quando è vestita bene si pensa che magari si sia persa e la gente si interessa a lei, quando è vestita da “zingara” la gente pensa sia una zingara e agisce di conseguenza.

Io sinceramente mi chiedo cosa si vuole dimostrare con esperimenti simili? che la gente ha dei pregiudizi? scontato. Ma limitarsi a denunciare il pregiudizio condendolo con un poco di buonismo peloso e sensi di colpa assortiti senza però capire da dove origina tale pregiudizio è solo uno sterile esercizio di autoincensamento che poi si rivela essere un boomberang; curare i problemi negandoli e accusando chi li solleva di razzismo, fascismo o altro serve solo ad aggravare il problema mica a risolverlo. Perché la gente scappa da una bambina sporca che sembra una accattona? forse perché viene infastidita giornalmente da bambini che chiedono l’elemosina? Perché quando vedi sempre i soliti bambini a chiedere e vedi che le autorità non fanno niente ti adegui all’andazzo generale e fai finta di ignorarle controllando la chiusura della borsetta?

Cinico e disumano? Forse, però serve ad evitare scippi e danni, oramai endemici come in certe zone come la metro di roma. E se le autorità non possono far nulla alla fine si arriva al si salvi chi può. Se si abusa molto della solidarietà alla fine la solidarietà finisce. Se novantanove bambine sporche e lacere vengono pescate a scippare allora si pensa che anche la centesima sia una scippatrice, questa è la triste realtà e lo stracciarsi le vesti denunciando razzismo e discriminazione non serve ad affrontare e risolvere il problema, serve solo a portare simpatie a chiunque ammetta il problema e proponga soluzioni. E questo capita ogniqualvolta si cerchi di risolvere un problema con l’ipocrisia e l’induzione di sensi di colpa. Esempi se ne possono fare a bizzeffe: dal caso del figlio del compagno Vendola alle polemiche contro la Kyenge, dal problema “rom” alle questioni legate all’immigrazione.

Prendiamo ad esempio il caso dei migranti vittime dei caporali; quando si parlava di far entrare solo chi aveva un contratto è stato un fiorire di “no ai razzisti, sì all’accoglienza”; quando si cercava di discriminare fra chi aveva fatto le cose in regola e chi le regole le aveva ignorate è stato un fiorire di nuovo di “no ai razzisti, sì all’accoglienza”. E adesso ci si è resi conto che chi entra da clandestino e non ha casa o lavoro, o diventa preda di farabutti o diventa farabutto lui stesso. Adesso mi sembra ipocrita denunciare i caporali dopo che si è brigato in tutti i modi per fornir loro tanta bella carne fresca. E se domani facciamo una megaretata e arrestiamo tutti i caporali, i soldati semplici, senza casa e lavoro, che fanno? finiranno ad obbedire a qualche nuovo caporale. Visto che non ci sono le risorse per accogliere e mantenere tutti.

Quindi prima di fare esperimenti demenziali per denunciare quella che altro non è la realtà dei fatti, forse sarebbe meglio pensare a come migliorarla la realtà invece di fare buonismo un tanto al kilo.

 

 

Personalità elettronica per tutti i robot o della demenza legislativa.

fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/06/24/news/legge_robot_personalita_elettronica_ue-142679939/?ref=fbpr

Il titolo “Personalità elettronica per tutti i robot”. Dall’Ue una legge che dà diritti e doveri agli automi è molto accattivante ed invoglia a vedere la notizia, anche perché il sito che l’ha pubblicata non è il solito sito demenziale acchiappaclick, però il titolo è, come al solito fuorviante. A leggere l’articolo si scopre che si tratta di una proposta di mozione presentata al parlamento e non ancora votata. E dalla proposta di mozione, ne vengono presentate a iosa, alla legge ne passa ma molto.

A margine comunque l’articolo mi ha fatto pensare ad una questione che non penso sia marginale: in che modo si potrebbe definire, in maniera legalmente valida, cosa sia un’automa o un robot? Siamo pieni di sistemi automatici e sistemi esperti che sulla base della loro esperienza cambiano il loro comportamento, tanto per dirne una il cellulare che presenta la lista dei numeri più chiamati o il sistema di navigazione che memorizza i percorsi preferiti. Dobbiamo pagare anche per quello? Sì, vabbè che la fantasia per inventare tasse c’è e magari molti che si aspettano Goldrake

Piccola parentesi, credo che molta diffidenza verso l’europa nasca anche da titoli acchiappaclick come quello. Se uno si limita a leggere il titolo finisce a pensare che al parlamento europeo giri tanta roba da far sembrare woodstock un raduno degli scout.

Il Parlamento di Bruxelles ha presentato una mozione per imporre ai “lavoratori artificiali” di essere registrati, pagare un’assicurazione e contribuire alle pensioni degli umani che per colpa loro saranno licenziati

Da notare che nel sottotitolo c’è la stessa imprecisione del titolo. Una piccola nota di stile, le mozioni si presentano al parlamento oppure il parlamentare ha presentato la mozione. Il parlamento non presenta nulla. Poi parlare di umani licenziati ha poco senso, è vero che le automobili hanno “ucciso” i maniscalchi  ma quanti meccanici, carrozzieri ed elettrauto son sorti?

ROMA – Le tre leggi di Asimov non bastano più. Il Parlamento Europeo ne ha allo studio una quarta, che doterà i robot di “personalità elettronica”. Sempre più numerosi, autonomi, intelligenti e diffusi nelle industrie, i robot dovranno avere diritti e doveri. Saranno registrati e muniti di una sorta di carta d’identità, pagheranno per i danni che commettono e contribuiranno – ancora non è ben chiaro come – al welfare delle nazioni che li impiegano.

mah i robot industriali hanno un numero di serie e son registrati come acquisti. Ghost in the shell o Kyashian sono ancora fantascienza.

La mozione sulla “personalità elettronica” dei robot è stata presentata al Parlamento Europeo da Mady Delvaux, proveniente dal partito operaio socialista del Lussemburgo. Difficilmente, in realtà, verrà approvata dall’assemblea di Bruxelles e trasformato in una legge vincolante dalla Commissione. Ma non si può negare che il testo sollevi un problema importante per un’Europa che, come molti altri paesi, si affaccia su quella che la proposta definisce la “nuova rivoluzione industriale”.

La bozza di legge parte dalla letteratura, citando Frankenstein, Pigmalione, il Golem di Praga fino a Karel Capek, lo scrittore ceco inventore della parola robot. Poi passa sul terreno più concreto dell’economia. Le vendite di automi, impiegati soprattutto nelle industrie automobilistica ed elettronica, ma anche negli ospedali e nell’assistenza agli anziani, sono cresciute nel mondo del 17% all’anno tra il 2010 e il 2014, per fare un balzo del 29% l’anno scorso. I brevetti nell’ultimo decennio sono triplicati.

E quindi? parliamo anche di Goldrake e del pericolo vegano?

La bozza di legge suggerisce una sorta di tassa sui robot per rimpolpare il sistema previdenziale privato di tanti lavoratori umani. Ogni cittadino che impiega degli automi dovrà segnalarli allo stato, indicando anche quanto risparmia in contributi grazie alla sostituzione dei lavoratori in carne e ossa con quelli in acciaio e silicio.

Come valuto il risparmio? che strategie produttive devo usare? la catena di montaggio? tutto a mano dalla miniera al chip di silicio?

Anche i robot dovranno rispettare le leggi. Prima di tutto quelle di Asimov, poi un codice di condotta redatto ad hoc da Bruxelles. Qualora un automa dovesse infrangere una norma o causare un danno a qualcuno, sarebbe giusto che ne risponda legalmente, soprattutto se dotato di intelligenza artificiale, di capacità di apprendere autonomamente e – come pure prevede la bozza di legge – di surclassare l’uomo in quanto a facoltà intellettive. Una sorta di registro traccerebbe l’identità di tutti i lavoratori artificiali in Europa, con un obbligo di assicurazione simile a quello previsto per le auto.

Sì ciao, Asimov citato a pera. Come può un robot capire se il suo comportamento causa danni diretti o indiretti ad un essere umano? E se i danni son causati dal rispetto delle norme di legge, ad esempio un auto a guida automatica che si ferma per far passare una persona sulle strisce venendo tamponata da un’auto che correva dietro? Pensate sia fantascienza? Sul risponderne legalmente difficilmente un robot per la saldatura industriale o l’avvitamento dei bulloni di notte va in giro per la città a menare. E le industrie sono già assicurate.

La notizia della bozza di legge è stata accolta in rete da parecchi sberleffi (e dal no generalizzato degli industriali). Ma non sono mancati commenti più avveduti. Parlare di personalità giuridica per i robot oggi potrà sembrare prematuro. Ma l’avanzata galoppante di intelligenza artificiale, computer capaci di apprendere, auto senza guidatori e perfino armi in grado di prendere decisioni autonome, ci porterà probabilmente un giorno a rispolverare la bozza della deputata Delvaux.

Io proporrei di eliminare i giornali da internet e tornare alle buone vecchie e sane rune incise nelle pietre e nella corteccia degli alberi. Signora mia ma a cosa serve quella diavoleria del torchio da stampa inventato poi da un teutonico? E gli alberi, nessuno pensa agli alberi? Meglio un sano obelisco di arenaria a Km zero.

 

101 modi intelligenti per perdere le elezioni…

Insultare gli elettori del partito avverso, così da essere sicuri che, se non voteranno per il loro partito di riferimento, si rifugeranno nell’astensione.

Demonizzare ad oltranza gli avversari politici: devono essere peggio di Hitler incrociato con Belzebù

Quelle son le frasi che mi son venute in mente riguardo a questo articolo http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/24/matteo-salvini-ecco-lesito-della-perizia-psichiatrica/1809559/

Cioè con un, pessimo, articolo cosa pensano di ottenere? L’unico risultato sarà di rendere simpatico salvini e di far capire a chi prende in considerazione, per mera esasperazione, l’opzione lega che tale opzione è l’unica valida.

Come ho scritto altre volte: cercare di risolvere problemi, come quelli di convivenza con i rom, con l’ipocrisia e i sensi di colpa: ti lamenti solo perché sei razzista, è una azione intelligente tanto quanto spegnere gli incendi con la benzina. E se proponi di spegnere gli incendi con la benzina poi non stupirti che ti preferiscano chi invece dice che forse sarebbe meglio usare acqua diamante bioenergizzata.

PS

Se al posto di Salvini ci fosse stato un nome “progressista” probabilmente sarebbe esplosa l’ennesima guerra mondiale sbroccotronica…

Renzi non ha mai vinto le elezioni…

A quanto pare in italia esiste la costituzione a geometria variabile, un testo nel quale, come capita con le quartine di nostradamus, chiunque purché abbastanza preparato o paraculo può leggervi quello che, al momento, fa più comodo.

Prendiamo la questione del titolo. A norma di costituzione(1) (titolo III articoli 92, 93, 94)

Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Art. 93.

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Il Governo per essere valido deve avere il Presidente (e i Ministri) nominati dal Presidente della Repubblica e deve avere la fiducia delle Camere. L’elezione diretta del capo del governo non è prevista dalla costituzione italiana. Gli italiani possono solo eleggere i parlamentari, i quali poi daranno loro la fiducia al governo. Quando berlusconi mise il suo nome sulla scheda elettorale molta dell’intellighenzia italiota si sbracciò a dire che era una presa in giro in quanto non si poteva votare direttamente per il presidente del consiglio(2). Quindi che Renzi debba avere avuto bisogno di vincere le politiche per poter dirigere in maniera legittima il governo è una solenne bufala.  E non è neppure richiesto che il presidente del consiglio debba per forza essere un Parlamentare, per prassi generalmente lo è ma, come ad esempio nel caso del governo Ciampi, può non esserlo.

Bufala che poi diventa un boomberang tremendo quando viene svelata e la crassa ignoranza istituzionale si palesa.

Lenticchia Renzi si può criticare per mille motivi però, se si critica prevalentemente con motivi pretestruosi od infondati l’unico risultato è di far apparire quasi tutte le critiche, anche quelle che sarebbero fondate e validamente motivate, come pretestuosamente polemiche.

Senza considerare anche un altro fatto: supponiamo per assurdo che gli italiani possano votare direttamente il presidente del consiglio; chi era il candidato presidente del consiglio dei 5 stelle ovvero, in caso di vittoria chi avrebbe dovuto ricevere l’incarico di formare il governo? Che io ricordi non è stato fatto alcun nome ergo qualunque stellino avesse ricevuto l’incarico e avesse formato il governo tale governo sarebbe stato illegittimo. Bella zappa sui piedi…

(1)Interessante notare che più la costituzione viene invocata per accusare qualcosa di incostituzionalità e meno  probabile che la qualcosa sia effettivamente incostituzionale.

(2) Cosa prevista ad esempio dalla riforma costituzionale del cdx, riforma bocciata dal referendum del 2006.

Rosikate…

Stavo leggendo questo articolo di panorama:

http://news.panorama.it/politica/commesso-camera-stipendio

Riguardo alla questione degli stipendi dei commessi alla camera. Personalmente ho trovato fastidiose le rosikate e le storie girate su FB riguardo a questo articolo:

Tra i lunghi corridoi della Camera è tutto un parlottare. I commessi che in genere sono impiegati come sentinelle del Palazzo quando possono si raggruppano in gruppetti di due – tre e si scambiano preoccupazioni, ansie, ma anche proteste.

A Montecitorio lavora un esercito di 395 commessi, tutti inquadrati al secondo livello, perché da più di dieci anni non si svolge un concorso. Secondo il regolamento essi sono chiamati ad assicurare la sicurezza delle sedi e delle attività.

(…) Panorama incontra una di questi dipendenti che per ragioni di opportunità preferisce mantenere l’anonimato. “Il Palazzo è come un Paese. Tutti vengono a sapere tutto” si giustifica. Ha quasi 40 anni ed è entrata alla Camera con l’ultimo concorso e con dieci anni di attività alle spalle.

“Per 400 posti ricordo solo che hanno fatto circa una settimana di prove. Lo stipendio faceva gola a tanti, ma le selezioni sono state dure. Il quiz generale lo ha passato solo chi ha risposto esattamente a tutte le domande. Non proprio un gioco da ragazzi”.

Il turno è finito e per essere al riparo da orecchie indiscrete ci incontriamo in uno dei bar intorno al Palazzo. “Il lavoro nell’ultimo anno si è fatto molto più pesante e questo anche grazie ai grillini che hanno imposto turni e discussioni molto lunghe. Più di una volta mi è stato chiesto di tornare anche di sera. Noi assistenti parlamentari abbiamo anche la reperibilità. Insomma, non sono proprio tutte rose e fiori. Contando che molti miei colleghi hanno famiglia”.(…)

(…)Tanti sacrifici per uno stipendio di…? “Circa 50mila euro l’anno”. (Un commesso con 40 anni di carriera arriva a guadagnare 136 mila euro circa. Oggi ad aver raggiunto quel traguardo sono in 19).

Sono pochi? No, però non è che li rubiamo. Abbiamo fatto e vinto un concorso che era aperto a tutti. Non è giusto tagliare solo perchè qualcuno rosica, o perchè è una bella mossa elettorale.

Insomma siete contrari a fare un sacrificio anche voi? Come ha chiesto il Presidente Boldrini?

Si perché lo dice una legge che non si possono cambiare le cose in corsa. Siamo stati assunti a determinate condizioni e la legge non dispone che per l’avvenire. Quindi ai nuovi assunti diano nuovi salari. Poi ognuno deciderà se fare questo mestiere o no. E poi c’è un’altra questione…

Quale?

La totale assenza di comunicazione. Possibile che bisogna andare a manifestare di fronte alla porta della presidenza per poter essere presi in considerazione come interlocutori? Eppure siamo tutti i giorni qui a servire e riverire questi deputati, che magari durano il tempo di una legislatura e poi non si vedono più. Non è possibile essere trattati come l’ultima ruota del carro. Sempre.

E a chi vi dice che siete parte della casta cosa rispondete?

Che abbiamo vinto un regolare concorso, come tanti altri. E poi se stare dietro a questa gabbia di matti è far parte della Casta…allora siamo freschi!

Alcune considerazioni: il lavoro di commesso alla camera non è il lavoro di tutto riposo e scevro di rischi che vogliono far credere; se io volessi avere qualche “anticipazione” o far arrivare “qualcosa” agli onorevoli il passare per i commessi potrebbe essere una strada. Quindi è probabile che ricevano pressioni e richieste di accozzi, non hai la tranquillità sul lavoro che invece hanno altri lavoratori.

Anche sul non toccare la legge in un certo senso ha ragione; come al solito quando si parla di cambiare le regole tutti lottano contro i diritti acquisiti degli altri. Che poi non serve cambiare la legge ma basta intervenire sulla parte variabile della retribuzione come straordinari, reperibilità e produttività. I parlamentari si mettono d’accordo per lavorare e non per piazzare chiassate e si può iniziare a tagliare sugli straordinari.

E adesso veniamo a FB, fra i commenti all’articolo vagonate di livore e di tanti che ritengono i commessi della camera dei fancazzisti privilegiati che non meritano paghe altissime, paghe che invece meriterebbero altri (ovvero i commentatori). Il solito comportamento dell’italiano medio che, grazie ad un ego ipertrofico, si sente un tuttologo che darebbe punti anche a pico de paperis (leggere commenti sul caso stamina oppure sulle politiche energetiche per rendersene conto) e si incazza se nonostante tali lampanti capacità il mondo crudele gli impedisca di guadagnare millemila euro al mese.

Può spiacere ma:

Sono pochi? No, però non è che li rubiamo. Abbiamo fatto e vinto un concorso che era aperto a tutti. Non è giusto tagliare solo perchè qualcuno rosica, o perchè è una bella mossa elettorale.

è una frase vera, se vorresti lo stipendio da commesso parlamentare perché non tentarsi il concorso e vincerlo, visto che si è cotali pozzi di scienza?

se questo è un par de palle…

Ma guarda si avvicina la parte culminante della campagna elettorale e il grillo cosa tira fuori? La trollata per attrarre su di se i riflettori e far partire il coro di indignati, scandalizzati, pataintellettuali, televeline e televalletti che porterà la voce del vate ovunque e la moltiplicherà in millemila articoli di sdegno e di analisi (campate per aria).

Insomma la solita tecnica Berlusconiana; spiace dirlo ma chi stigmatizza grillo in realtà fa il suo gioco, allo stesso modo in cui fece il gioco di Berlusconi. L’unica risposta a questa tecnica è semplicemente un “acchissenefrega delle stupidaggini scritte: siamo un paese libero e chiunque è libero di manifestare al mondo la propria idiozia”.

Per il resto trovo che quanto sta avvenendo con le proteste indignate sia un inutile teatrino che gira perché molti son convinti che il calendario si sia fermato al 9 Settembre 1943 e la guerra fra fascisti e partigiani non sia ancora finita.  La guerra è finita da più di 65 anni eppure ancora lobotomizzati che si credono fascisti, e lo sono tanto quanto i nazisti dell’illinois, partono lancia in resta per scontrarsi contro lobotomizzati convinti di essere partigiani quando altro non sono la versione “de sinistra” dei predetti nazisti dell’illinois.

La vicenda si poteva chiudere con due parole: grillo scrive stronzate e questo sarà un paese del piffero ma nessuno gli ha vietato di scriverle e nessuno l’ha perseguito per quelle. Invece lanciare alte grida di richiamo alla resistenza (da una parte) e di lotta contro il gombloddo plutogiudaicomassonico (dall’altra) può essere utile per galvanizzare l’elettorato(1) e trasformare per l’ennesima volta le elezioni nella battaglia campale delle forze del bene contro quelle del male(2).

Roba innovativa come la programmazione estiva della rai…

 

Pluto Giudaico Massonico
Direttamente dalla sede del NWO il celebre Pluto Giudaico Massonico

(1) Basti pensare a tutti i proclami catastrofici che il kulturame (di dx e sx) italiano lanciava prospettando apocalissi se avesse vinto l’altra parte.

(2) Guardare i manifesti elettorali delle prime elezioni italiane per rendersene conto.

Intelligenza su faccialibro

fonte: la nuova sardegna http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/22/news/stivali-di-gomma-prezzi-alle-stelle-1.8163582

OLBIA. E sui social network scoppia la polemica dello stivale in gomma: per tutta la giornata su Facebook è rimbalzato un post con la fotografia scattata in un centro commerciale nel quale vengono esposti i prezzi delle calzature più ricercate in questi giorni dai volontari e dalle migliaia di residenti che devono ripulire abitazioni, scantinati, cortili, negozi invasi dal fango e da ogni genere di oggetti. L’accusa è di quelle ignominiose in giornate terribili come queste, nelle quali tutti stanno facendo a gara per dare solidarietà ai colpiti dall’alluvione: quella di aver alzato i prezzi sapendo che degli stivali c’è assoluto bisogno.

In realtà, bastava un semplice controllo su internet, i prezzi per quei modelli, quello a coscia è lo stivalone da pescatore, qui un esempio, e il prezzo di 69,90 euro è abbastanza economico per quel modello. Basta cercare usando come chiave i nomi dei modelli nel motore di ricerca e vedere i costi nei siti che li vendono on line per vedere che quei prezzi sono perfettamente in linea e non sono stati alzati artificiosamente.

«Sciacalli», «vergogna», queste le parole più usate: perché in effetti i prezzi appaiono piuttosto alti per un tipo di articolo che normalmente ha costi più contenuti, considerato anche il materiale. In sei ore il post era stato già condiviso da 1500 persone e visto da chissà quante altre. L’indignazione cresce veloce sull’onda del web, dove è difficile controllare la veridicità di quanto viene messo in giro, anche in buona fede. «Speculatori, non mi vedranno mai più» dice uno, «normalmente costano 8 euro», rilanciano altri. C’è però chi fa notare che lo “stivale coscia” di cui si parla è quello che arriva sino all’inguine e che ha chiaramente costi differenti. Ma i prezzi che fanno arrabbiare sono quelli degli stivali al ginocchio, quasi 28 euro.

Qui un sito che vende stivali on line, i prezzi sono in linea con quelli offerti dalla globo. I prezzi dipendono dalla marca, dal modello e dalle caratteristiche. Anche per le scarpe da tennis ci sono i modelli da 20€ e quelli da 200€. Accendere il cervello prima di condividere, no?

C’è da dire innanzittutto che la grande richiesta di stivali in gomma ha sicuramente preso alla sprovvista i commercianti e che quelli rimasti disponibili in magazzino sono i modelli più costosi. Ma anche che il centro commerciale sotto accusa non vende attrezzature da lavoro, che hanno costi diversi da quelli degli articoli di abbigliamento per tutti i giorni. La stessa utente di Facebook che ha lanciato il post ammette di non sapere quanto costassero prima: «Ma non sono prezzi da fare in momenti come questi» dice. (apal)

L’utente ha avuto un comportamento abbastanza scorretto: ignora quali fossero i prezzi precedenti eppure lancia, via social network, accuse di sciacallaggio. Poi cerca di salvarsi in corner dicendo che “non sono prezzi da fare in momenti come questi”, facendo un autogol ancora più clamoroso. Ovvero lancia accuse, abbastanza gravi, senza avere alcuna prova, magari un listino nazionale dove gli stivali a 69€ costano 9€ (come afferma qualche altro sciroccato). E presa in castagna pretende che la gaddiva multinazionale che obbrime il bobolo si metta a regalare stivali per l’alluvione. Una cosa che a me è stata insegnata è che i regali non si chiedono ma si accettano solo.

Ennesima prova che i social cosi spesso fanno da cassa di risonanza alle peggiori idiozie partorire da qualche sciroccato che si sente oppresso dal mondo e ne approfitta per vomitare sui suoi presunti oppressori. Almeno viene mostrata platealmente l’idiozia, e l’ignoranza, che sta alla base di tanti indignati per questo  o per quello.