juventinofobia e legge mancino.

stavo leggendo questa notizia: Finisce sotto indagine la «dottoressa anti gay» Silvana De Mari è indagata a dalla Procura di Torino per istigazione all’odio razziale; beh devo segnalare un grave problema; visto che la legge mancino tutela gli omosessuali dall’odio razziale allora è giusto che tuteli anche i tifosi della juventus.  Cioè rendiamoci conto che se uno urla: gli zingari son tutti ladri viene perseguito ai sensi della legge mancini, perché allora può impunemente dare dei ladri agli juventini? la legge non è uguale per tutti?

Gli juventini sono un minoranza discriminata e calunniata quindi la magistratura si attivi e  cominci a perseguire chi lancia infondate accuse di furto o di complotto per istigazione all’odio razziale, grazie, basta con la juvefobia e basta con le discriminazioni.

 

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Coppie scoppiate omosessuali e casini con i figli

fonte:http://www.ilgiornale.it/news/madre-lesbica-lascia-moglie-e-scappa-donatore-sperma-1314227.html 

Donna lascia la moglie e scappa col padre biologico di sua figlia
Il caso tra Canada e Gran Bretagna spacca l’opinione pubblica: “Troppo politicamente corretto, non è caso sui diritti gay ma su cosa sia meglio per la piccola”

Madre lesbica lascia la moglie e scappa con il padre biologico della bimba. Sembra l’incipit di un romanzo rosa e invece è il caso che sta spaccando l’opinione pubblica inglese, sullo sfondo delle cocentissime polemiche sulla tematica delicatissima dei matrimoni e della genitorialità gay.

Anche perché ora Lauren Etchells, la protagonista dei fatti, denuncia: “La bimba sta meglio con me e con suo padre, troppo politicamente corretto attorno a questa situazione”.

Ha rotto il silenzio, la Etchells insegnante che dal Canada che è scappata in Gran Bretagna per rifarsi una vita con l’uomo che ha donato lo sperma per far nascere la piccola, di soli due anni, che aveva avuto nell’ambito della relazione con Tasha Brown a cui s’era unita in matrimonio. La donna ha rivendicato, come riporta il Daily Mail citando la lettera che la Etchells ha inviato al Times, l’opportunità della sua decisione di portare via con sè la piccola: “Si sta montando il caso attorno ai diritti dei gay e non a ciò che possa essere meglio per la piccola. Mi dispiace ma occorre che si badi alla realtà dei fatti: la bimba sta meglio qui con me piuttosto che rimanere ciechi e intrappolati nel politicamente corretto e nelle maglie della burocrazia. Sgretolarle la famiglia davanti agli occhi, separarla dalla madre, dal fratello e dall’uomo che lei conosce come il padre significherebbe causarle danni psicologici pesantissimi che verrebbero fuori durante la crescita”.

È una storia, questa, che si sviluppa quasi completamente online. Sulle strade virtuali del web, la Etchells e la Brown si incontrano, si conoscono, si amano e decidono di sposarsi. Quindi, dopo il matrimonio, decidono di avere un figlio. Sarà la Etchells, più giovane, a farsi carico della gravidanza. Le due donne riprendono i sentieri di internet e si imbattono in un giovane, Marco van der Merwe che si dichiara disponibile a donare il suo seme. Tra i due nasce qualcosa di profondo. La Brown, temendo il peggio, chiede e ottiene un ordine che impedisca alla moglie e al ragazzo di lasciare il Canada con la bambina. I due, però, fuggono poco prima della notifica e nel frattempo mettono in cantiere un altro figlio, che sarà un maschietto.

Che dire? prima cosa: casini simili nel caso etero ne capitano a bizzeffe, di casi in cui un genitore prende prole e bagagli e scappa all’estero impedendo all’altro di vedere la prone ne son capitati e ne capiteranno a bizzeffe. La notizia non è interessante per quello, anche se le protagoniste sono lesbo, ma perché fa porre un paio di domande scomode, domande spesso coperte dalla coltre di miele del politically correct e dalla religione dell’ammmore.

  • La bambina, che ovviamente non ha alcuna colpa, di chi è figlia? sicuramente del genitore biologico-legale, la madre che l’ha partorita, e poi di chi? della partner della madre che legalmente l’ha adottata oppure del padre biologico? Una questione da azzeccagarbugli non da poco.
  • La ex partner della madre che rapporti deve avere con la bambina? ha diritto di vederla e di essere genitrice di quest’ultima?
  • Legalmente il padre biologico della pupa che diritti “giuridici” ha sulla bambina?
  • E soprattutto: in questa situazione di adulti che bisticciano, cosa sarebbe meglio per la bambina?

Non voglio entrare nel ginepraio della questione se sia giusta o sbagliata l’adozione gay o i giochi con la fecondazione medicalmente assistita, vorrei solo portare la riflessione su due aspetti che emergono con forza dalla vicenda.

Il primo è che le “cosacce” che capitano nel caso etero possono capitare anche nel caso “omosessuale”; se un caso di “cosaccia” che capita con una coppia etero è sufficiente a condannare tutte le coppie etero allora il caso sopra riportato condanna, allo stesso modo, le coppie omosessuali(1) . Che le coppie “omo” fossero solo miele, dolcezza e ammmore è una balla colossale. Hanno più o meno le stesse dinamiche di coppia delle coppie etero. .

Il secondo è che chi paga questa situazione è in ogni caso la bambina, allontanata dalla “zia” o “mamma2” che dir si voglia e adesso contesa fra mamma e mamma2. Purtroppo, come nel caso etero, chi paga le stupidaggini degli adulti son proprio i bambini.

Piaccia o no il risultato di certi giochi con la fecondazione medicalmente assistita dovrebbe essere un bambino, che non è un tenero cucciolotto puccioso ma un essere umano con diritti inderogabili fra cui anche quello di non essere considerato merce o di proprietà di Tizi* invece che di Cai*. Ed è inutile e patetico negare questo fatto accusando di “omofobia” o di oscurantismo.

(1)Volgarmente; se generalizzi a cazzo allora poi non offenderti se i tuoi sottili distinguo non son colti.

classificare i morti nelle tragedie

Come al solito le tragedie attirano molti sciacalli; sciacalli che cinicamente sfruttano la tragedia per portare acqua al loro mulino. Comportamento che io trovo alquanto ipocrita e decisamente ributtante. Una delle cose che mi aveva disgustato della tragedia del Bataclan è stato il comportamento di molti che prima accusavano di ipocrisia chi mostrava sgomento per le vittime o solidarietà a loro tirando fuori la solita storiella dei morti in Libia, Siria etc. etc. e chiedendosi perché i morti erano speciali, poi, molto coerentemente, ha impestato i forum con tanti “ricordi” della vittima italiana. Prima accusi di fare morti di serie A e di serie B, poi scegli un morto, che non aveva nulla di differente rispetto a tutti gli altri morti nella tragedia, e ne fai un morto da champions league. Coerente non c’è che dire.

Idem per la strage di orlando; in italia si sta sottolineando che le vittime sono omosessuali e si sta frignando di nuovo che si vuole la legge contro l’omofobia.

Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle riforme, nell’esprimere solidarietà ha invitato a “riprendere in mano la legge contro l’omofobia e la transfobia”

Pessimo comportamento; prima di tutto le vittime della strage son persone e 80 persone barbaramente uccise sono una tragedia senza ombra di dubbio. E’ grave che siano state uccise perché ritenute dall’assassino peccatori contro natura(1), questo è vero. Ma il fatto che siano stati attaccati perché omosessuali non rende meno o più grave la tragedia; si dovrebbe finire di classificare la gravità di una tragedia sulla base dei gusti sessuali della vittima o di quello che ha in mezzo alle gambe, vedi le lagne sul femminicidio. Brutalmente: se al Bataclan invece di un concerto heavy metal ci fosse stata una pubblica lettura della fenomenologia dello spirito di Hegel sarebbe cambiato qualcosa nella tragedia e nella sua gravità?

Come avviene per il femminicidio il dire che “donne e uomini sono uguali” e “puniamo il  femminicidio sempre con l’ergastolo” son due affermazioni fra di loro in palese contraddizione.

Ecco perché sinceramente trovo disgusto per chi cerca di arruolare i morti sotto le sue bandiere e strumentalizzare la tragedia per miseri interessi di bottega.  Senza considerare che, anche se il decreto scalfatotto fosse stato approvato, a cosa sarebbe servita per prevenire la tragedia? A nulla. Siamo seri, evitiamo l’errore di approvare leggi sull’onda emotiva del momento, leggi che spesso si son rivelate essere poi solenni porcherie giuridiche. Come se dopo Charles Hebdo si fosse proposta una legge contro la satirofobia. Il che vuol dire che a qualche decerebrato basterebbe dichiarare di fare satira, e trovare quattro decerebrati più decerebrati di lui pronti a ridere, per poter dichiarare qualsiasi cosa. XXX al rogo, ma è satira. YYY è lo schifo dell’umanità, ma è satira. No, la risposta corretta alla tragedia di CH non è la satirofobia ma far capire alla gente che se si sente lesa, in qualsiasi senso, nei propri diritti ha il diritto e il dovere di chiedere ad un giudice, terzo, di giudicare. Non la giustizia fai da te. Questa è civiltà.

Concludendo, rispetto per le vittime in quanto persone e non in quanto LGBTQIXYZABC.

(1) C’è da dire che molti comportamenti occidentali son considerati peccati contro natura, il fatto che una donna possa avere storie con diversi uomini, il bere alcoolici, la libertà di cambiare religione o di essere atei. Tanti comportamenti che da alcune parti del mondo son considerati blasfemi e contro natura. Non so quanti afficionados continuerebbero ad esserlo se venissero costretti, realmente, a rispettare tutte le regole e tutte le norme religiose.

Partito della famiglia e partito degli omosessuali

Una cosa interessante dell’ultima tornata elettorale è il risultato del “partito della famiglia” di Adinolfi. Ha ottenuto risultati nella forchetta 1%-2%. Cosa significa ciò?

Essenzialmente che:

  1. I partiti “monotematici” non convincono più, la realtà è troppo complessa per concentrarsi su un solo aspetto di essa. Si veda ad esempio la situazione dei verdi, altro “partito prefisso”.
  2. Il vaticano e i poteri forti “cattolici” non spostano più quelli innumerevoli quantitativi di voti di cui molti parlano per giustificare i propri fiaschi, come capitato ad esempio nel caso del referendum sulla procreazione medicalmente assistita o il tira&molla sulla cirinnà.
  3. Che il “nemicissimo” degli omosessuali, quello perculato in tutti i social non è che un partito da quasi prefisso telefonico.

E ciò porta a due conseguenze abbastanza interessanti: la prima è che anche un “partito degli omosessuali” non sfonderebbe ma molto probabilmente farebbe la stessa fine del partito della famiglia di Adinolfi, un partitino marginale il cui peso politico sarebbe trascurabile, e questo penso dispiaccia a chi pensava di creare un siffatto partito per millantare un “peso politico” che in realtà non possiede.

La seconda invece mostra, impietosamente, le manchevolezze dei vari capipopolo e afficionados del partito arcobaleno; il nemicissimo, quello che si prende in giro sui sociali e contro cui vi scagliate con veemenza, non arriva al 2% delle preferenze. Cioè si è trasformata una lucertolina in un tremendo drago solo per spararsi pose da eroici paladini. In quel 2% quanto pesano le continue immagini rilanciate nei social? Sì, se ne parlava male ma se ne parlava. E la regola principe della pubblicità è: basta che se ne parli, bene o male ma se ne deve parlare.

Ma la cosa peggiore è l’effetto boomberang, se è stata necessaria una strenua lotta contro quella che si è rivelata essere una lucertola, quanto vale realmente l’ammazzadraghi ? Alla fine son questi gli errori che si pagano politicamente.

Fascisti in camicia hawaiana

Hanno approvato la legge Cirinnà e Adinolfi, Sentinelle in Piedi etc. etc. si son attivati per chiedere un referendum abrogativo della legge. Fin qui nulla da eccepire, il chiedere un referendum abrogativo è una possibilità data dalle leggi, quindi l’attivarsi per raccogliere le firme è una attività perfettamente lecita.

E’ stato fatto anche per divorzio e aborto e, le chiare sconfitte in quei due referendum hanno mostrato quale fosse l’idea “reale” della maggior parte degli italiani. La sconfitta al referendum ha rinforzato la legge(1).

Adesso fioccano le polemiche sulla raccolta delle firme ed è pieno di opliti del bene che, con la solita tecnica della merda contro il ventilatore, chiedono di vietare la raccolta firme e di boicottarla in nome di non precisati motivi morali. O meglio i motivi son diversi ma essenzialmente due; il primo è il gettonatissimo “è un referendum per togliere diritti”, e il secondo invece è il solito piagnisteo sull’omofobia.

Io mi chiedo come, nonostante la comunità omosessuale sia, dal punto di vista politico, guidata da simili incapaci sia riuscita a portare a casa una mezza vittoria. Adesso sta ripetendo paro paro tutti gli errori svolti durante l’iter di approvazione della cirinnà per cercare di boicottare il referendum.

E gli errori, sempre i soliti, son molti:

1 – Adinolfi & co. sono quattro gatti quattro. Senza la grancassa mediatica degli anticontroboicottari nessuno li considererebbe, invece con le loro proteste stanno facendo loro un sacco di pubblicità alle loro idee. Una zappa sui piedi niente male. (2)

2 – Se il referendum viene accettato molti che, in quello sulle trivelle, l’hanno menata con il dovere civico di partecipare dovranno fare millemila contorsioni per giustificare il ricorso al giochetto dell’astensionismo per boicottare il referendum. Imho ci saranno un sacco di “distinguo” pelosi.

3 – L’aggirare o il negare norme in nome di una non meglio precisata “etica” spalanca la porta alle peggiori porcate. Se oggi, in nome della morale, si chiede di vietare la raccolta firme contro la cirinnà, domani, per lo stesso alto motivo morale, sarà vietata, ad esempio, la raccolta firme per chiedere un referendum abrogativo sull’italicum. Piegare la legge alla morale è sempre un errore. Se la legge non va più bene si deve avere il coraggio di cambiarla, aggirarla o subordinarla alla morale è un classico comportamento da stato totalitario. Piaccia o no se un comportamento non è vietato dalla legge, anzi è essa stessa a permetterlo è lecito che si compia e chi invece cerca di impedirlo si sta ponendo al di fuori ed al di sopra della legge. Ed il porsi al di sopra della legge è un comportamento da fascisti. Fascisti non in camicia nera ma in camicia hawaiana ma sempre fascisti.

(1) Anche se, come al solito, si son cercati tutti i modi per aggirarla.

(2)Ne avevo già parlato; a Cagliari si era svolta una manifestazione delle sentinelle fatta da 16 (sedici!) persone. Eppure sui social ove si parlava di Cagliari non si parlava di altro che di quei sedici. spesso per denigrarli però. Cioè 16 persone son riuscite ad avere una grancassa mediatica niente male e far conoscere le loro idee a molti. La domanda è: geni del marketing e della pubblicità loro o semplice cojonaggine degli oppositori?

[segnalazione] Maternità surrogata, uno scambio ineguale

Un interessante punto di vista sulla maternità surrogata pubblicato dal manifesto:
fonte: http://ilmanifesto.info/maternita-surrogata-uno-scambio-ineguale/

Nel dibattito sulla maternità surrogata c’è un grande assente. Si tratta dell’art. 3, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che stabilisce «il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro». In base a questa disposizione, contenuta in un documento che – ricordiamolo – ha oggi lo stesso valore giuridico dei Trattati, sono vietate nell’ambito dell’Unione non solo la vendita del rene o l’affitto dell’utero, ma anche la vendita di “prodotti” corporei come il sangue, gli ovuli, i gameti, che possono essere donati, ma non divenire merce di scambio sul mercato. Simili pratiche (con l’eccezione della vendita del rene, oggi consentita – a mia conoscenza – solo in Iran), sono invece perfettamente lecite al di fuori dell’Unione europea; non solo in India o in Ucraina, ma negli Stati uniti, dove da anni esiste e prospera un fiorente mercato del corpo.
Sottrarre alle persone, uomini o donne che siano, la possibilità di disporre a piacimento di ciò che “appartiene” loro nel modo più intimo significa esercitare una forma di paternalismo? Qualcuno lo sostiene. Se di paternalismo si tratta, certo è lo stesso che giustifica la previsione dell’inalienabilità e indisponibilità dei diritti fondamentali. In stati costituzionali di diritto, come il nostro, non si può vendere il voto, e un contratto con cui qualcuno si impegnasse a farlo sarebbe nullo. Lo stesso dicasi del contratto attraverso il quale qualcuno disponesse, “volontariamente”, di rinunciare alla propria libertà, dichiarandosi schiavo di qualcun altro.
La ratio di simili divieti è chiara: si tratta di impedire che soggetti in condizioni di debolezza economica e culturale compiano scelte a loro svantaggio solo apparentemente libere, in realtà tristemente necessitate. Là dove simili divieti non esistono, o sono rimossi, i diritti diventano, da fondamentali, patrimoniali: la salute e l’istruzione si vendono e si comprano, così come le spiagge, l’acqua potabile, l’aria pulita. L’ultima frontiera è quella della cannibalizzazione del corpo e dei suoi organi che, da «beni personalissimi», «la cui integrità è tutt’uno con la salvaguardia della persona e della sua dignità» (L. Ferrajoli), vengono degradati a beni patrimoniali, merce di scambio sul mercato capitalistico.(…)
Si tratta di un principio che vale per il sangue, che, nel nostro paese, si dona ma non si vende. Può essere esteso all’utero? È possibile difendere il “prestito” dell’utero, distinguendolo dal vero e proprio “affitto”? Anche sul dono, in realtà, è bene fare un po’ di chiarezza. Sulle pagine dei giornali (come anche sul manifesto) si sono pubblicati racconti di donne che, per “amore”, portano avanti gravidanze per altri. È una generosità che si può ben comprendere quando riguarda persone che intrattengono fra loro legami di affetto, intimità, amicizia: la sorella o l’amica che si offrono di aiutare una persona cara a realizzare il sogno della genitorialità. Davvero eroico – e anche un po’ sospetto – appare invece il gesto della donna che mette il proprio corpo gratuitamente a disposizione di sconosciuti, contattati attraverso un’agenzia (anch’essa mossa da pure intenzioni oblative?).
(…)
Teniamo presente che nella stragrande maggioranza dei casi, oggi, nel mondo, la maternità surrogata avviene dietro compenso (talvolta mascherato da rimborso spese o regalo). Un nuovo, potenzialmente enorme, mercato si sta aprendo, con giri di affari per nulla trascurabili se si tiene conto del contorno di agenzie di intermediazione, cliniche private, consulenze legali e assicurative che comporta. È di questo che dobbiamo discutere. Sia che coinvolga donne del terzo mondo, indotte a mettere la propria capacità riproduttiva al servizio di coppie benestanti dell’Occidente, sia che riguardi donne statunitensi che investono i trenta o cinquantamila dollari ricavati dalla gestazione per pagare l’università al figlio, stiamo parlando di scelte necessitate, o fortemente condizionate, da fattori economici. Non chiamiamola, per favore, libertà. Assomiglia troppo alla libertà del proletario di vendere la propria forza-lavoro al capitalista.

Si tratta di una analisi che parzialmente condivido; quello che per me manca nell’analisi è che, a differenza del sangue, del voto o di un rene, che portano a rapporti che coinvolgono direttamente solo due persone, nel caso dell’utero in affitto o della donazione di gameti c’è di mezzo anche una terza persona che può vantare diritti irrinunciabili: il pupo che esce da tutti questi maneggi. Ed anche lui ha dei diritti, non è un bambolotto di proprietà della madre o di qualcun altro, si tratta di un essere umano con i suoi irrinunciabili diritti, fra cui quello di non essere venduto come fosse un oggetto.

Come ho già scritto, quello che a me non piace nelle discussioni su utero in affitto, procreazione medicalmente assistita, fecondazione eterologa e simili è che si parli solo dei genitori e non si pensi al bambino. O meglio si crede che al bambino basti l’ammmore per essere contento e felice, anche se è stato fatto nascere pianificando a tavolino il suo essere orfano di uno o due genitori e l’essere acquistato da altri adulti. La questione fondamentale è questa, non l’uomo di paglia che un bambino ha diritto a crescere nella famiglia del mulino bianco, ma che il bambino ha diritto di essere considerato “bambino” e non merce.

Manifestazioni moralmente inaccettabili

Una delle critiche al family day(1) che va per la maggiore è: “la manifestazione è moralmente inaccettabile perché manifestano per togliere diritti ad altri”.

Frase che condensando due stupidaggini mostra, in primo luogo la competenza lessicale dei contestatori, che spesso si limitano a ripetere acriticamente gli slogan sentiti senza pensare al loro significato; ma se manifestano per togliere diritti a certe persone, significa che tali persone i diritti già li possiedono, e allora che senso ha manifestare, come lo scorso sabato, per ottenerli?

E il secondo è il solito sogno di molti di usare la morale e le patenti di moralmente degno o moralmente indegno come strumenti di lotta politica. La morale, a differenza della legge, è molto ma mooolto più versatile e flessibile, si può adattare facilmente a situazioni distinte ed opposte: renzi che copre le statue per non offendere la sensibilità di un capo di stato islamico in visita di stato sbaglia, il preside che vieta il presepe per non offendere la sensibilità delle famiglie islamiche è un eroe.

Mentre la legge è rigida e generale, se una manifestazione non è illegale allora deve essere permessa punto. Anche se i motivi della manifestazione non ci trovano assolutamente d’accordo. E deve essere permessa perché è giusto che chiunque possa manifestare, in forma pacifica e non violenta, il suo pensiero fosse anche il chiedere la depenalizzazione dell’omicidio. Il bollare una manifestazione come “moralmente inaccettabile”, e non le sue richieste è un classico comportamento da fascisti.

Per gli opliti è immorale che le sentinelle in piedi lottino contro il “diritto alla felicità(2)” delle coppie omosessuali ma è morale, anzi spesso meritorio, che gli antitav lottino contro il diritto ad andare velocemente da Torino a Lione; è morale che gli anticaccia lottino contro il diritto di sparare a cinghiali e lepri, ed è morale che la gggente manifesti contro i diritti acquisiti della ka$ta. Come si vede, per loro, l’immoralità della manifestazione “contro” dipende dalla convenienza politica. Per la legge invece, fino a quando non vengono commesse violenze, tutte le manifestazioni sono lecite e quindi permesse e legittime. E questo a molti fascisti del politically correct non va a genio.

Io comunque resto della stessa opinione che espressi per il family day del 2015 :

Essere per la libertà di espressione e di parola significa anche rendersi conto che gli altri possono andare in piazza a dire cose che non ci piacciono e, tollerare, in nome della libertà di parola, che lo facciano. Essere per la libertà di parola purché le manifestazioni non siano per questioni che non condivido significa essere per la libertà di parola tanto quanto lo erano i capibastone fascisti. Anche sotto il fascismo eri liberissimo di manifestare per lodare Mussolini. E sinceramente di un ritorno del fascismo, stavolta in camicia hawaiana invece che nera, ne farei volentieri a meno.

(1) Anche se avrei preferito “giorno della famiglia”, ma l’italiano fa così schifo?

(2) In italia non esiste nessun diritto alla felicità scritto nella costituzione, finirla di chiamare “diritto alla felicità” i capricci sarebbe un comportamento da persone mature.

stepchild adoption, facciamo chiarezza 2.

nei discorsi su “stepchild adoption” e connessi discorsi su utero in affitto, eterologa eccetera eccetera ho come l’impressione che si sbagli bersaglio ovvero ci si concentri troppo sul “come” e poco sul “perché”. chiarisco con un esempio:

A) Tizio e Caia, sposati, vogliono avere un figlio. Tizio va in ucraina, paga Irina per fare sesso con lui e rimanere incinta. Lei concepisce e, nato il piccolo Tizietto, Tizio, pagata Irina, porta il bambino in Italia riconoscendolo come suo figlio e dichiarando che non è stato riconosciuto dalla madre naturale. Poi fa adottare Tizietto dalla moglie Caia.

Cosa pensate di Tizio?

E se cambiassimo poco poco la vicenda?

B) Tizio e Caia, sposati, vogliono avere un figlio. Tizio va in ucraina, paga Irina per fare da madre surrogata. Un ovulo di Irina viene fecondato con lo sperma di Tizio e, nato il piccolo Tizietto, Tizio, pagata Irina, porta il bambino in Italia riconoscendolo come suo figlio e dichiarando che non è stato riconosciuto dalla madre naturale. Poi fa adottare Tizietto dalla moglie Caia.

Cosa pensate di Tizio stavolta? il caso “A” vi sembra più o meno grave del caso “B” ? perché?

Per me entrambe le vicende sono abbastanza squallide sia che Tizio usi il proprio pisellino per inserire i suoi spermatozoi nella vagina di Irina sia che invece si passi da una più asettica siringa. E lo squallore non è il come Tizietto è stato concepito quanto il fatto che Irina venga usata come “vacca da monta” e Tizietto venga considerato non un figlio ma una merce. Un bambino non è un cucciolo puccioso o un giocattolo per adulti, piaccia o no è un essere umano e come tutti gli esseri umani dovrebbe avere dei diritti irrinunciabili, diritti fra cui quello di non essere venduto come merce. Quello che a me ripugna di certe pratiche, come avevo già scritto, è il far nascere deliberatamente un bambino per renderlo orfano di un genitore e farlo adottare da estranei. Sì, capita che un bambino diventi orfano a causa della sorte così come capita che perda una mano. Ma che possa capitare che un bambino perda una mano non mi sembra un valido motivo per mutilare un bambino sano.

Ho l’impressione, quando si parla di adozione gay, fecondazione eterologa e altro, che ci si concentri più sul come il pupo venga concepito trascurando il vero problema: il “perché”.  Che differenza morale c’è fra il pagare una donna per rimanere incinta e dare il pupo o fare da madre surrogata e dare il pupo? la moralità della tecnica di fecondazione?

Ecco perché penso che, da una parte chi critica certi comportamenti sbaglia perché critica principalmente il modo cui vengono attuati e non le motivazioni che spingono ad attuarli, e dall’altra sbaglia chi spinge i propri capricci al punto di inventarsi un diritto alla compravendita di esseri umani, anche se neonati, per soddisfare i propri capricci. E non so chi dei due sia il più squallido.

stepchild adoption, facciamo chiarezza.

Come al solito si sta discutendo del niente aiutati in questo dall’uso di termini inglesi, stepchild adoption tradotto in italiano significa “adozione del figliastro” o se si vuole evitare il termine peggiorativo “adozione del figlio del compagno(1)”.

La norma “critica” nel decreto cirinnà prevede di permettere l’adozione del figlio del compagno cui è unito in “unione civile” allo stesso modo cui è permesso al coniuge l’adozione del figlio dell’altro coniuge. Il che significa che il decreto non legittima utero in affitto, eterologa fai da te etc. etc. così come la norma sulle adozioni non lo legittima per le coppie regolarmente sposate. Per la cronaca l’articolo incriminato è questo:

Articolo 5
1. All’articolo 44, comma 1, lettera b), della legge 4 maggio 1983, n. 184, dopo la parola: «coniuge» sono inserite le seguenti: «o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso» e dopo le parole: «e dell’altro coniuge» sono aggiunte le seguenti: «o dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso»

Quindi di cosa si sta discutendo? Non l’ho ancora capito. Il DDL non permette l'”acquisto” di bambini per il semplice motivo che per permettere a Tizio di adottare i figli di Caio, come avviene nel caso etero, ci deve essere la sentenza di un giudice e si deve tenere conto anche dell’altro genitore biologico.  Poi la legge non è che cambi molto la situazione normativa attuale, visto che l’adozione dei figli di Caio, qualora lui venisse a mancare e non ci sia l’altro genitore è già permessa dalla lettera a) della medesima legge.

Perché allora ci sono i due opposti isterismi, da una parte le sentinelle e dall’altra parte gli omosessuali che la menano tanto tanto con le adozioni? a chi o a cosa serve tutta questa cacciara? Boh, non lo capisco. O meglio da una parte serve a wannabe paladini per accreditarsi politicamente contro chi sembra volere la compravendita libera di bambini, dall’altra a chi, urlando alla discriminazione, spera che alcuni capricci vengano trasformati in diritti (l’adozione non è un diritto, punto(2)). E le due opposte idiozie si sostengono a vicenda e rubano la piazza a tutti gli altri.

Sulla questione adozione omosessuale avevo scritto qui, mentre qui sulla questione “bambini oggetto”, inserisco i link per evitare di ripetermi.

(1) Allora in italiano il genere “maschile” ha assorbito il genere neutro, figlio quindi è un termine che può significare sia i figli maschi che le figlie. Trovo stupido lo scrivere in maniera politicamente corretta “adozione de* figli* de* compagn*, più che altro credo sia un patetico tentativo di neolingua.

(2) l’adozione è un sistema per porre il minore in una situazione migliore rispetto a quella cui ha avuto la sfortuna di trovarsi e non un diritto di chi che sia, coppia, single, etero o omo.

A bologna il sole splende anche sui gay…

mentre a milano(1), bigotta, no.

Questo è quello che ho pensato leggendo questa notizia:

Niente più giro di deleghe per andare a prendere il figlio a scuola o per parlare con educatori e insegnanti. Da quest’anno, le famiglie omosessuali con bambini iscritti agli asili nido o alle materne di Bologna hanno a disposizione un modulo diautocertificazione, che estende al partner i diritti del genitore biologico. Un sistema che, oltre a mettere sullo stesso piano i due genitori, di fatto semplifica parecchio la vita quotidiana delle famiglie arcobaleno.

Non vedo dove sia la novità. In tutte le scuole è possibile, per i genitori, indicare un adulto che ne faccia le veci e che possa agire come loro ed al loro posto. Adulto che può essere il nonno, la zia, un vicino di casa, la babysitter… Basta che sia maggiorenne. Si va a scuola, si firma la liberatoria e si consegna coppia dei documenti di identità. Quindi dove sarebbe il vantaggio specifico per le famiglie “arcobaleno”? e poi, anche se fosse, perché solo per le famiglie arcobaleno e non per le famiglie single, coppie di fatto in cui un partner non è genitore biologico del pupo?

Credo che il vantaggio sia per il sindaco di poter mettere al bavero, per scopi meramente elettorali, la spilletta ‘gay friendly’ spacciando come novità eclatante qualcosa che esisteva da tempi immemori. E questo mostra come il ‘gay friendly’ più che una lotta politica sia oramai facciata usata per fare pubblicità e marketing. Un poco come cruelity free,  vegan compatibile o bio nelle confezioni di alimentari. Non pensavo esistessero carote vegan cruelity free…

Lo svantaggio invece quale sarebbe? che si perde tempo a discutere di queste stupidaggini e si perde di vista il vero nocciolo del contendere.

(1) A milano il sole non splende neppure sugli etero se per quello… 😀