perché open office non sfonda nelle aziende ?

Di là su Punto Informatico si dibatteva riguardo alla decisione del ministero degli esteri tedesco di rinunciare al progetto di migrazione della propria infrastruttura informatica da Microsoft Office e Windows a Open Office e Linux.

fonte:http://punto-informatico.it/3653884/PI/News/openoffice-germania-preferisce-software-proprietario.aspx

Questo ha scatenato molti fan boy di linux che si son buttati, senza neppure aver letto l’articolo, a gridare nel forum che la migrazione era fallita per colpa della microsoft che usa un formato doc non standard e della segretaria che se sposti l’iconcina non sa fare niente.

Dimostrando platealmente da una parte la grossa ignoranza di cosa sia un sistema informativo aziendale e secondariamente di non aver letto l’articolo ma solo il titolo e di essersi precipitati a trollare nel forum(1).

Cosa diceva di importante l’articolo ? che la decisione è stata presa perché:

(…) sostanziali lamentele degli utenti a proposito della sua efficacia, della facilità d’uso, della mancanza di integrazione e di un livello di interoperabilità insufficiente

Vediamo i quattro punti uno per uno:

  • efficacia: per svolgere funzioni avanzate spesso OO.org tira il fiato rispetto ad office. OpenCalc è abbastanza indietro rispetto ad Excel ed inoltre in OO.org manca un gestore di piccoli DB come potrebbe essere Access. Openbase è ancora a livello embrionale.
  • facilità d’uso: forse il motivo più farlocco, a livello di usabilità non c’è molta differenza fra l’uno e l’altro.
  • mancanza di integrazione: poter inserire un foglio di calcolo all’interno di un documento può aprire la porta a catastrofi come può velocizzare enormemente il lavoro evitando di fare continui copia&incolla.  Si tratta del solito dilemma fra “sistema potente e pericoloso in mano ad imbranati” vs “sistema sicuro ma castrato”.(2)
  • livello di interoperabilità insufficiente: uno dei problemi di OO.org è che lato programmazione macro non ha la ricchezza di librerie di oggetti e di funzioni che ha a disposizione microsoft office e neppure rende facile la comunicazione e l’interscambio di dati fra applicazioni diverse. Su “COM”, “OLE” “DCOM” se ne son dette di tutti i colori ma consentono di fare meraviglie a livello di integrazioni fra software diversi.

Gli ultimi due punti sono i più importanti, oramai nei sistemi informativi aziendali si cerca sempre di avere la maggiore integrazione possibile fra i software in modo da ridurre al minimo il trasferimento manuale dei dati da un software verso l’altro.  Attività che fra l’altro è foriera di errori e di problemi;  meno errori e meno problemi significa anche meno spese per risolvere errori e problemi.

E sotto quell’aspetto M$ Office è anni luce avanti rispetto a libre office, ha ottime librerie di oggetti che facilitano l’interazione con altri programmi sia microsoft che di terzi ed ha un efficace sistema di programmazione macro, è presente da almeno 20 anni nel mercato e quindi le aziende che hanno programmi che interagiscono con office hanno codice maturo e testato. Cosa essenziale se quei software sono critici per il lavoro dell’azienda o dell’ente pubblico.

Sono questi i motivi che rendono difficoltoso il cambiamento della suite office verso altri prodotti e non il formato del file o l’icona per la segretaria che, si possono essere rognosi, ma son difficoltà che si superano molto facilmente. Mentre la non esistenza di moduli per l’interscambio o il dover riscrivere tutte le macro usate in ufficio possono essere rognosi e costosi.

Uno dei problemi che vengono affrontati molto allegramente dai “open office evangelists” è il problema dei costi, nei dibattiti sul forum di PI ho visto innumerevoli sparate su mirabolanti risparmi che verrebbero effettuati.

Purtroppo le aziende cambiano la licenza non due volte all’anno ma generalmente ogni cinque anni. Il che significa dover dividere per 10 il risparmio delle aziende in licenze(3), inoltre non vengono considerati i costi per la migrazione del sistema informativo e, cosa molto più grave non viene presa in considerazione l’interazione della suite da ufficio con il resto del sistema informativo.

Se ho un sistema documentale che mi consente, grazie all’integrazione con word, di avere un tracciamento delle versioni del documento e di poter lavorarci sopra in maniera collaborativa, allora o il sistema supporta anche oo.org oppure ci son altre due scelte: la prima è trovare qualcosa di equivalente che supporti oo.org (ma a livello di software per aziende grosse c’è poco o nulla) oppure devo farmelo costruire.

Il farsi costruire il software custom potrebbe apparire come una ottima soluzione, peccato che i costi siano, in molti casi, improponibili e si arrivi rapidamente a cifre enormi. Tanto per dare un termine di paragone uno staff formato da un analista programmatore (350 euro a giorno) e tre programmatori (230 euro a giorno a testa) ha un costo mensile di circa 10.000 euro. Basta questo per rendersi conto di che investimento sia richiesto per far sviluppare soluzioni personalizzate e di come lo sviluppo di soluzioni personalizzate sia la soluzione maggiormente antieconomica.

Si potrebbe pensare di ridurre i costi pensando di creare un progetto e costruire una comunità di supporto e sviluppo a quest’ultimo. Anche qui però ci son delle criticità, la prima è che nessuno può assicurarmi che il progetto venga ritenuto interessante dalle persone e che quindi accettino di far parte, gratuitamente, della comunità. Secondariamente c’è anche il bisogno di coordinarla la comunità con gli ovvi costi di coordinamento.

Un altro grande difetto della comunità è che le aziende se devono investire gradiscono avere stime, le più esatte possibile su costi e tempi. Se pagano uno staff possono decidere su quale parte del codice lo staff deve lavorare, assegnare le priorità e nel caso “fare fretta”. Con una comunity tutto questo non puoi farlo. Il capo progetto può decidere di preferire andare in spiaggia che stare a scrivere codice, gli sviluppatori possono tranquillamente lavorare al motore grafico per gli effetti speciali del software di presentazione invece di lavorare alla stampa unione. Quindi l’opzione comunity non è molto affidabile.

Conclusione: il decidere di mettere mano al sistema informativo non è una decisione da prendere a cuor leggero seguendo le mode e facendo stime alquanto approssimate. Il rischio di buttare soldi dalla finestra inseguendo risparmi evanescenti è altissimo. Come in tutte le attività serie serve un robusto lavoro preliminare di analisi e di valutazione costi/benefici, altrimenti il patatrac è dietro l’angolo. E un patatrac capitato da una parte ha anche la logica conseguenza di rendere alquanto diffidenti a seguire la strada che ha portato al patatrac.

(1) Si vabbe’, punto informatico senza troll è una sachertorte senza cioccolata.

(2)Confronta discussioni C++ vs Java o, per i nostalgici, C vs Pascal.

(3)E già un errore di quelle proporzioni nella stima dei risparmi giustificherebbe un licenziamento in tronco per plateale incompetenza.

ignoranza statistica e demagogia spicciola

fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=165492

Uomini e donne dovranno avere, a parita’ di ruolo, lo stesso stipendio; e questo entro il 2016. E’ l’impegno assunto dal governo in commissione Lavoro del Senato, accogliendo un ordine del giorno dell’Idv (prima firma Giuliana Carlino), nell’ambito dell’esame del ddl lavoro. L’ordine del giorno e’ stato approvato all’unanimita’. Il documento, approvato dalla commissione con il parere positivo del governo, ricorda i dati diffusi questa settimana in occasione della Giornata europea per la parità retributiva nell’Unione europea, secondo i quali le donne continuano a guadagnare in media il 16,4% in meno degli uomini.

Qualcuno ricordi urgentemente alla commissione che i contratti collettivi nazionali non prevedono alcuna discriminazione della retribuzione per sesso, così come le tariffe degli ordini professionali.  Quell’ODG oltre ad essere demagogia spicciola è purissima fuffa.

Per il resto sarei curioso di sapere come è stato calcolato quel 16.4%, informazione che il lancio di agenzia ripreso da rainews si guarda bene dal dire. Hanno considerato la media della popolazione lavorativa maschile confrontandola con quella femminile ? Hanno confrontato le “inesistenti” differenze fra le retribuzioni tabellari per uomini e per donne previste nei contratti di lavoro ? Hanno confrontato le retribuzioni per tipologia di lavoro ?

Quello è un numero che, senza le informazioni su come è stato ricavato non significa assolutamente niente, ci possono essere molte spiegazioni sensate che non si riducono al piagnisteo “povera donna discriminata”; fra le cause ci possono essere:

– può darsi che gli uomini facciano più straordinari e stiano di più in missione lontano dalla famiglia rispetto alle donne (e logicamente per gli uomini aumenta la parte variabile della retribuzione).

– più donne scelgano il part time rispetto agli uomini (e anche in questo caso la rettribuzione di un tempo pieno è maggiore rispetto a quella di un tempo parziale)

– più donne (per forza o per amore) facciano le casalinghe rispetto agli uomini

Per risolvere i problemi dell’occupazione femminile più che inutili ordini del giorno forse sarebbe meglio migliorare i servizi sociali verso le famiglie, più asili e più facilità di accesso a questi, più strutture di supporto per anziani, che sparare cifre a caso tanto per fare polemichette di infima tacca.

PDL una sana batosta

Il PDL le ha prese e di brutto.
Cosa prevedibile dopo che illudi i tuoi elettori per un sacco di tempo; per cosa hanno chiesto i voti ?
Adesso o si cambia registro di botto facendo piazza pulita della vecchia nomenclatura e si tirano fuori, in primo luogo, le idee su come governare la polis e le persone capaci di attuarle oppure ci si sta candidando ad una solenne, anche se meritata, batosta alle politiche.

Servono idee, non il kamasutra delle alleanze.

scienza antitruffa for dummies

Molte delle bufale e delle truffe che girano su internet si basano anche sulla “crassa” ignoranza scientifica di chi abbocca.
Basterebbe un minimo di conoscenze scientifiche in più per evitare di cascarci, peccato che la scuola italiana, e nello specifico gli insegnanti di materie scientifiche, non parlino anche di tali applicazioni delle conoscenze scientifiche.

Ad esempio durante le spiegazioni di matematica si potrebbe studiare il funzionamento dello schema di ponzi oppure di quanto poco sia vantaggioso partecipare a sistemi di marketing piramidali; per fare ciò non serve una matematica particolarmente elevata, basta saper fare le moltiplicazioni e avere una infarinatura base base di teoria degli insiemi.

Potrebbe sembrare una cosa di poco conto eppure sono questi gli esempi pratici che fanno capire a cosa possa servire la scienza, e più in generale la cultura, molto più di certe filippiche sulla conoscenza e la cultura.

Indignazione low cost

Adesso su facebook sta girando la campagna di protesta contro la sentenza della Corte di Cassazione.
Campagna rilanciata dai tanti ignoranti che confondono l’inquisito con il condannato.
Cosa ha detto di tanto scandaloso la Corte ?

l giudice non è più obbligato a ordinare la custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale di gruppo, ma può optare per misure alternative.

Cioè niente automatismo accusa -> carcere. Una decisione pienamente condivisibile; il reato di stupro, e di stupro di gruppo, è un reato abietto ma, se ci si ferma un poco a pensare invece di soffiare nel fuoco della sacra indignazione il fatto che ci sia una accusa non significa affatto che l’accusato sia automaticamente colpevole.  Le cronache hanno riportato casi in cui alcuni sono stati indagati e poi le accuse, vuoi per scambio di persona, vuoi per il ritrattamento della presunta vittima sono cadute.  Mandare in carcere delle persone, magari a causa di accuse deboli e contradditorie, che fanno acqua da tutte le parti, per un automatismo io la considero una semplice barbarie medievale.

Quello che mi fa paura di più comunque; sono quelli che rilanciano la bufala acriticamente su faccialibro bevendosela come acqua fresca, senza pensare che gli automatismi nella giustizia sono pericolosi, molto pericolosi. E’ gente che se stuzzicata dalla causa azzeccata, per quanto farlocca possa essere, parte a caricare a testa bassa come un toro eccitato dal drappo, senza pensare bene a che causa stanno sposando e che danni stanno facendo.

No alla libertà di stampa

Stavo leggendo su faccialibro le reazioni scomposte allo sciopero di wikipedia. Un fiorire di appelli contro la libertà di stampa e la “legge liberticida”. Appelli che purtroppo dimostrano quanto la gente sia pigra a voler verificare le fonti originali ma si limiti spesso a bersi come acqua fresca e rilanciare a pappagallo quanto sentito da altri, oltre a dimostrare quanto le notizie, vere o false che siano, si diffondono nel web. Web che spesso viene considerato come un giardino di infanzia dove vige un impunità quasi totale rispetto a quanto si scrive.

Niente di più falso. Su internet non sei al bar con solo quattro amici fidati, che ti conoscono, è come se ti mettessi a parlare a voce alta in strada dove dei perfetti estranei possono sentire quanto dici e possono fraintendere quello che stai dicendo. Una cosa è dire al bar: se Tizio non porta la birra l’ammazzo, una cosa è urlarlo per la strada dove qualcuno potrebbe fraintendere e interpretare male. Hai si la libertà di scrivere quello che ti pare, così come hai il dovere di rispondere di quanto scrivi. Non esiste libertà senza responsabilità, e se non vuoi la responsabilità l’unica cosa è levarti anche la libertà.

fighettame radical chic

A quanto pare i campioni del pensiero mainstream alternativo, creativo, colto ed istruito, stanno imboccando una figuraccia dietro l’altra.  Alla fine a furia di andare contro i burini di destra, di volersi distinguere per essere superiori, stanno dimostrando di essere superiori anche nel lanciarsi nel fango.

Emblematico il caso di Vasco Rossi contro Nonciclopedia, un artista che ha usato come bandiera l’anticonvenzionalità e la provocazione si scaglia contro un sito di satira, pesante e spesso volgare ma talmente esagerata da apparire inverosimile.
da Paolo Attivissimo

O Isabella Ferrari, indignata per come viene considerata la donna come oggetto sessuale, indignata contro le donne che si spogliano, va a girare uno spot, abbastanza allusivo,  per una nota marca di intimo femminile.  E nonostante abbia dichiarato di non aver subito ritocchini con la computer graphics s’è persa l’ombelico.

Come dire: qualcuno era di destra perché non sopportava l’ipocrisia.

fonti:

rappresentatività e omosessualità

Non e’ importante il colore dei gatti, basta che prendano i topi

oggi hanno pubblicato la lista di 10 parlamentari italiani, politici omosessuali non dichiarati e noti per i loro atteggiamenti omofobi.
Non capisco quale sia l’utilità di una simile trollata, a parte denunciare la pochezza politica di chi ha avuto la bella idea; non è scritto da nessuna parte che chi venga chiamato a rappresentare politicamente un gruppo di persone debba identificarsi con l'”ideale” di quel gruppo, anzi questo quasi mai avviene ed esempi del contrario se ne possono fare a iosa.

Altra conseguenza, spiacevole è che l’omosessualità, e in generale l’orientamento sessuale, non viene presentata come un fatto privato e personale ma come un qualcosa da dover mostrare pubblicamente in piazza. Cosa che di certo non aiuta al far ritenere la propria sessualità un fatto privato di cui non si deve rendere conto con nessuno.

Ultima conseguenza, la pubblicazione al più colpisce il politico sputtanato ma non intacca il gruppo che l’ha votato per andare in parlamento. Con le ovvie conseguenze  di trovarsi, nelle prossime legislature,  a rappresentare quel blocco gente ancora più bigotta.