Intelligenza su faccialibro

fonte: la nuova sardegna http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/22/news/stivali-di-gomma-prezzi-alle-stelle-1.8163582

OLBIA. E sui social network scoppia la polemica dello stivale in gomma: per tutta la giornata su Facebook è rimbalzato un post con la fotografia scattata in un centro commerciale nel quale vengono esposti i prezzi delle calzature più ricercate in questi giorni dai volontari e dalle migliaia di residenti che devono ripulire abitazioni, scantinati, cortili, negozi invasi dal fango e da ogni genere di oggetti. L’accusa è di quelle ignominiose in giornate terribili come queste, nelle quali tutti stanno facendo a gara per dare solidarietà ai colpiti dall’alluvione: quella di aver alzato i prezzi sapendo che degli stivali c’è assoluto bisogno.

In realtà, bastava un semplice controllo su internet, i prezzi per quei modelli, quello a coscia è lo stivalone da pescatore, qui un esempio, e il prezzo di 69,90 euro è abbastanza economico per quel modello. Basta cercare usando come chiave i nomi dei modelli nel motore di ricerca e vedere i costi nei siti che li vendono on line per vedere che quei prezzi sono perfettamente in linea e non sono stati alzati artificiosamente.

«Sciacalli», «vergogna», queste le parole più usate: perché in effetti i prezzi appaiono piuttosto alti per un tipo di articolo che normalmente ha costi più contenuti, considerato anche il materiale. In sei ore il post era stato già condiviso da 1500 persone e visto da chissà quante altre. L’indignazione cresce veloce sull’onda del web, dove è difficile controllare la veridicità di quanto viene messo in giro, anche in buona fede. «Speculatori, non mi vedranno mai più» dice uno, «normalmente costano 8 euro», rilanciano altri. C’è però chi fa notare che lo “stivale coscia” di cui si parla è quello che arriva sino all’inguine e che ha chiaramente costi differenti. Ma i prezzi che fanno arrabbiare sono quelli degli stivali al ginocchio, quasi 28 euro.

Qui un sito che vende stivali on line, i prezzi sono in linea con quelli offerti dalla globo. I prezzi dipendono dalla marca, dal modello e dalle caratteristiche. Anche per le scarpe da tennis ci sono i modelli da 20€ e quelli da 200€. Accendere il cervello prima di condividere, no?

C’è da dire innanzittutto che la grande richiesta di stivali in gomma ha sicuramente preso alla sprovvista i commercianti e che quelli rimasti disponibili in magazzino sono i modelli più costosi. Ma anche che il centro commerciale sotto accusa non vende attrezzature da lavoro, che hanno costi diversi da quelli degli articoli di abbigliamento per tutti i giorni. La stessa utente di Facebook che ha lanciato il post ammette di non sapere quanto costassero prima: «Ma non sono prezzi da fare in momenti come questi» dice. (apal)

L’utente ha avuto un comportamento abbastanza scorretto: ignora quali fossero i prezzi precedenti eppure lancia, via social network, accuse di sciacallaggio. Poi cerca di salvarsi in corner dicendo che “non sono prezzi da fare in momenti come questi”, facendo un autogol ancora più clamoroso. Ovvero lancia accuse, abbastanza gravi, senza avere alcuna prova, magari un listino nazionale dove gli stivali a 69€ costano 9€ (come afferma qualche altro sciroccato). E presa in castagna pretende che la gaddiva multinazionale che obbrime il bobolo si metta a regalare stivali per l’alluvione. Una cosa che a me è stata insegnata è che i regali non si chiedono ma si accettano solo.

Ennesima prova che i social cosi spesso fanno da cassa di risonanza alle peggiori idiozie partorire da qualche sciroccato che si sente oppresso dal mondo e ne approfitta per vomitare sui suoi presunti oppressori. Almeno viene mostrata platealmente l’idiozia, e l’ignoranza, che sta alla base di tanti indignati per questo  o per quello.

Indignarsi è più facile di pensare…

Qui in sardegna, e su faccialibro, è la fiera dell’indignazione “ad minchiam”. Girano un sacco di notizie dove, forzando leggermente la lettura della notizia, si causa facile indignazione nella gente e le bacheche si riempiono di messaggi del tipo: “bastardi”, “vergogna”, “buuuu…”. Notizie spesso bufala o quasi.
L’ultimo caso che mi è capitato è la pubblicazione nella bacheca di una amica della foto di un volantino: “stivali coscia da 69€”.

E un fiorire di buuu, morte agli speculatori.
E nessuno, dico nessuno, che si sia fermato a riflettere che gli stivali a coscia o sono stivali femminili che arrivano fino alla coscia oppure sono gli stivali da pescatore. Da una misera ricerca su internet, nei siti di e-commerce si vede che il prezzo di 69 euro è abbastanza basso per quel tipo di stivale. Eppure tutti ad indignarsi invece di riflettere 30 secondi.

E questo mi fa paura. Mi fa paura perché vedo che la gente, almeno sui social network, agisce di pancia e di getto senza fermarsi a riflettere sulla notizia che gli viene fornita e sulla sua attendibilità, urla e strepita, virtualmente, senza riflettere. Detto in termini brutali: sono una massa facilmente manipolabile per attuare secondi fini, pecore che vanno al macello allegre e felici.

Infatti la gente incazzata che non aspetta altro che un pretesto per sfogarsi causa danni, danni a se stessa e agli altri, e spesso danni a persone che c’entrano poco o niente. Si veda ad esempio il gruppo degli animalari andati “a liberare” i topi dall0 stabulario dell’università di milano o  i tanti andati in piazza a manifestare “pro stamina”. Tutti acquirenti di indignazione un tanto al kilo pronti a fare i volontari nelle truppe cammellate del puparo di turno.

Stavolta, per quanto possa spiacermi, non posso fare altro che citare il buon Beppe:

SVEGLIA!!!!!11111!!!!1111 PRIMA DI INCAZZARVI, PENSATE PER DIECI FOTTUTI SECONDI AL MOTIVO PER IL QUALE LO STATE FACENDO…

e forse scoprirete che non ne vale la pena o che state sbagliando bersaglio alla grande.

legge ammazza blog

Il governo ripropone la norma sul diritto di rettifica e, puntualmente, parte il solito coretto degli indignati contro la legge “ammazza blog”. E’ un interessante caso di studio per vedere l’applicazione pratica di molte tecniche retoriche e dell’uso di fallacie come supporto al proprio discorso.

Grosso modo cosa dice l’articolo incriminato ? dice che viene esteso ai blog ed a internet l’articolo 8 della legge n° 47 del 1948

Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.

Cosa significa in parole spicciole ? che se io scrivessi nel blog un articolo in cui parlo di Tizio, qualora Tizio si sentisse leso dagli atti o dai pensieri che gli attribuisco, dovrei inserire nell’articolo anche la replica di Tizio, replica riguardo agli atti o ai pensieri a lui attribuiti nell’articolo.   Quindi è un caso molto specifico. Secondariamente la legge impone di inserire la replica nell’articolo o nella pagina, con la stessa visibilità dell’articolo iniziale, non impone alcuna cancellazione.

La storiella che gira adesso, ovvero

con questa legge chiunque può chiedere di censurare qualsiasi articolo e se non si adempie si rischia una multa fino a 12.000 euro.

E’ la classica fallacia dell’uomo di paglia, la legge non impone di censurare alcunché, pone limiti severi a chi può richiedere la pubblicazione della sua replica e su cosa può scrivere in quest’ultima.

Comunque la storiella ha una sua utilità: mostra come alcuni invece di verificare le fonti di una notizia, come permette di fare agevolmente internet, si limiti a fare semplicemente da ripetitore.

vivi in nero e odi gli evasori ?

su http://solferino28.corriere.it/2012/04/14/vivo-in-nero-e-odio-gli-evasori/ c’è una storia emblematica della schizofrenia italiana riguardo all’evasione.  Non mi è piaciuto molto, mi è sembrato il solito, ipocrita, lavaggio di coscienza all’italiana; quello per il quale io non sono così colpevole se riesco a trovare qualcuno che le ha fatte più grosse di me.

Il post che segue è scritto da un ragazzo che ha chiesto di rimanere anonimo. E’ uno studente universitario, ha 25 anni e  vive a Roma. Giancarlo è un nome di fantasia . Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti non è da ritenersi puramente casuale.

Tutte le volte che sento i proclami dei politici contro l’evasione fiscale provo due sensazioni contrastanti: senso di colpa e rabbia. Il senso di colpa viene dal fatto che io con l’evasione fiscale degli altri ci vivo.

solo degli altri ? da quello che segue anche tu evadi le tasse oltre all’evasione degli altri c’è anche la tua evasione.

Le tasse non le pago perché non ho reddito (…) odio quelli che si spacciano per miei benefattori perché in realtà sono carnefici miei e  dell’Italia.

I redditi, in nero, c’è li hai, altrimenti come potresti pagare motorino e ristorante ?

Pago l’affitto in nero perché se avessi un contratto, invece di 300 euro, una stanza la pagherei 600. Come “cameriere del weekend” non sono in regola, se lo fossi – ripete sempre il mio capo – invece di prendere 12 euro all’ora, ne prenderei 8. Una volta alla settimana faccio il dogsitter per 7 euro all’ora: il contratto non è mai stato menzionato dalla ragazza di 32 anni, precaria a 1200 euro al mese, che mi affida il suo pastore maremmano. Ci sono un paio di osterie nel mio quartiere, Laurentino, dove la questione è semplice: senza fattura il pranzo ha un costo, con fattura un altro. Ho provato ad avere un contratto per l’affitto, uno per il lavoro da cameriere, ad andare in ristoranti dove la fattura la fanno sempre.  L’unica cosa facile da trovare in Italia è la terza, ma senza le prime due anche quella scompare.

Mi spiace dirlo ma anche tu evadi. Quando vieni pagato in nero il tuo datore di lavoro evade i contributi che deve versare e le tasse, tu evadi l’irpef e i contributi previdenziali, che saranno inutili quanto si vuole ma son richiesti dalla legge.  E la giustificazione del perché evadi è la stessa di quelli che chiami i tuoi “carnefici” ma in realtà sarebbe meglio chiamare complici: pagare meno tasse incassando di più. Scrivi che se fossi regolare prenderesti 8 euro l’ora invece che 12. Quei 4 euro sono le ritenute fiscali e previdenziali che il datore di lavoro, come sostituto d’imposta, è obbligato a compiere. Non sono soldi suoi, sono, almeno per la maggior parte, soldi tuoi che poi verranno versati in tasse.

Spesso sento tanta retorica in tv sulla lotta all’evasione fiscale, meno sento parlare di incentivi fiscali, che significherebbe mettere i miei carnefici nelle condizioni di farmi un contratto. Nessuno di loro è un milionario, nessuno ha la casa a Cortina o il Suv in garage. Se li sto difendendo? No, li odio. Ma mi chiedo se siano gli unici colpevoli – oltre me – della mia vita in nero.

Giancarlo

Conclusione sconfortante: deve essere lo stato con gli incentivi a mettere i “carnefici/complici” in condizione di far lui un contratto ? e come, di grazia, abolendo l’irpef verso i dipendenti ? Che lo stato spenda troppo e male è vero ma parimenti è vero che molti usano il fatto precedente come pretesto per evadere.

Hai detto al tuo capo: chissenefrega preferisco 8 euro l’ora ma regolare ? Al proprietario di casa: ok per 600 ma facciamo il contratto ? O preferisci risparmiare evadendo ? Se la risposta a quest’ultima domanda è si allora almeno evita la solfa ipocrita dell’odio verso chi evade.

 

Rimborsi elettorali e finanziamento ai partiti

Anche la lega è finita incasinata con lo scandalo dei rimborsi elettorali, ultima di una lunga lista obliata dalla memoria corta dei giornalisti(1).

Comunque più di una ridenominazione cosmetica del rimborso elettorale ai partiti preferirei che i partiti, finalmente e in rispetto a quanto previsto dalla costituzione, si dotino di una “personalità giuridica” con gli ovvi strumenti di controllo previsti dalla corrente normativa. Ovvero obbligo di presentare i bilanci e nel caso di farseli certificare. Almeno la gente si renderebbe conto di quanti soldi realmente muovono i partiti e di come realmente gli impiegano.

Se vengono impiegati per le loro finalità istituzionali, ovvero tutelare e portare avanti gli interessi dei loro elettori(2), e con quali risultati. Preferirei maggiore trasparenza ad una ennesima acrobazia lessicale, utile solo a nascondere di nuovo la polvere sotto il tappeto.

A mio avviso sarebbe la soluzione migliore, se non posso impedirti di giocare sporco almeno posso obbligarti a giocare alla luce del sole(3).

(1) il caso lusi nella margherita, la casa di montecarlo di fini, le polemiche fra elio veltri e di pietro per i rimborsi dell’idv…

(2) che i partiti lavorino per il bene collettivo è una favoletta della buonanotte.

(3) sapere chi paga i partiti significa sapere di chi i partiti tuteleranno fortemente gli interessi, sapere come spendono i soldi i partiti significa sapere quali interessi stanno tutelando.

Castelli non mi rompere…

fonte: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/251483

L’ex ministro ora senatore della Lega Roberto Castelli ha abbandonato lo studio televisivo dopo che un operaio dell’Eurallumina, Antonello Pirotto, di Carbonia, gli si è rivolto con queste parole: «Castelli tu a me non mi devi rompere i coglioni».

Ritengo sia stato un errore, di tutte le cose, condivisibili o meno, dette dall’operaio quello che rimarrà sarà solo il “non mi rompere…”. Molto pittoresco ma quando l’opinione pubblica si chiederà cosa vogliono gli operai sardi penserà che per accontentarli sia sufficiente che castelli abbandoni lo studio televisivo o non compaia in televisione.

Purtroppo molti pensano che protestare non significhi portare avanti richieste e attrarre attenzione e sostegno, anche in maniera, diciamo, chiassosa, su queste ma fare casino per il gusto di fare casino.  Rischiando, enormemente, di venire bollato come un prepotente rompiscatole da mettere in riga; rischiando che l’opinione pubblica, e cioè la maggior parte di chi vota, pensi che il problema sia chi protesta e non quello per il quale si sta protestando.  E’ un modo di lottare alquanto controproducente, basta vedere che effetti ha avuto questo modo di protestare da parte di chi ne ha già abusato enormemente; all’annuncio di scioperi nei trasporti la gente pensa più: “cheppalle, ancora, basta…” che a sostenere le richieste degli scioperanti.  Anzi alla fine se arriva la precettazione è pronta ad applaudire.

In Inghilterra i sindacati, grazie a questo modo sciocco di agire, hanno caricato la pistola usata poi dalla lady di ferro per ridurre, e di molto, il loro potere.

E l’errore della protesta, almeno qui in Sardegna, è stato il parlare troppo delle azioni che si volevano fare per attrarre l’attenzione e troppo poco, o niente, dei motivi per i quali si stava protestando. Troppi errori che, a mio avviso, porteranno al più a qualche inutile contentino e basta.

PS

L’intervento dell’operaio: http://www.youtube.com/watch?v=HmVhQNYjhxM

Da notare che si lamenta anche del fatto che in Sardegna non ci sia ancora il metano; sarei curioso di sapere cosa pensano della questione i movimenti che si oppongono al gasdotto (galsi) algeria, sardegna, livorno.