femminismo e pessima cronaca giudiziaria

Questo articolo del fatto quotidiano è molto interessante perché mostra sia come la “narrazione” si sostituisca ai fatti nel descrivere la realtà sia come molte femministe intendano i processi per stupro e/o violenza: processi analoghi a quelli dell’inquisizione anglosassone contro le streghe1, processi la cui funzione  non è quella di chiarire, nel contraddittorio fra parti, la versione più verosimile quanto quella di mostrare quanto sia stato cattivo l’inquisito e quanto sia sacrosanta e giusta la condanna.

Lucia Perez. Assolti i 3 uomini accusati di aver stuprato, torturato e ucciso 16enne argentina. Ni Una Menos: ‘Morta 2 volte’

La vittima era diventata il simbolo delle proteste delle femministe. Due degli imputati sono stati condannati a 8 anni per la vendita di droga a minorenne, mentre il terzo è stato assolto dall’accusa di occultamento di cadavere. L’Istituto di studi comparati in scienze penali e sociali: “L’imponente quantità di pregiudizi mostrati durante il processo rendono questa decisione un’imposizione arbitraria”. Chiesta indagine sulla condotta della pm Maria Isabel Sanchez

Già il titolo mistifica: a leggerlo sembra una assoluzione completa e non, come poi viene scritto nell’articolo, l’assoluzione dall’accusa di aver stuprato la ragazza. Direi il classico titolo clickbait utile per fomentare tante polemiche (e avere tante visite).  E infatti nei commenti molti commentavano, non il corpo dell’articolo ma il titolo. Penso che molta percezione di “giustizia demenziale” dipenda in realtà da titolo messi per colpire ma fuorvianti rispetto alla notizia.

La sua morte, e i dettagli della violenza subita, sconvolsero l’Argentina e tutta l’America Latina, dando il via al primo sciopero generale delle donne in Argentina e ad una serie di manifestazioni che avviarono il movimento #NiUnaMenos (Non una di meno). Ma a due anni dal crimine, i giovani accusati di aver drogato, stuprato, impalato e assassinato la sedicenne Lucia Perez sono stati assolti dal tribunale di Mar del Plata dal delitto di omicidio e violenza: due di loro sono stati condannati a 8 anni per la vendita di droga ad una minorenne, mentre il terzo è stato assolto dall’accusa di occultamento di cadavere. Sconvolta la famiglia della ragazza. “Loro non l’hanno stuprata, non l’hanno uccisa, non le hanno dato niente. E la morte di mia figlia cos’è, un regalo?”, ha detto la madre Marta Montero. Protesta il movimento femminista Ni Una menos che ha annunciato una mobilitazione per il 5 dicembre: “Lucia è stata uccisa due volte. La prima volta dagli esecutori diretti, la seconda da chi li ha assolti negando che due adulti che somministrarono cocaina per sottomettere una adolescente siano responsabili di abuso e femminicidio”. Critico anche l’Istituto di studi comparati in scienze penali e sociali (Inecip), secondo cui la sentenza mostra “un’indifferenza totale alle esigenze che il diritto internazionale dei diritti umani pone da decenni nell’inserire la prospettiva di genere nei giudizi per crimini sessuali. L’imponente quantità di pregiudizi mostrati durante il processo, e ratificati dalla sentenza, rendono questa decisione un’imposizione arbitraria e manifestano una cultura della violenza. In questo modo si mette sotto processo la vittima”.

Posso capire la reazione della madre; non posso giustificare un movimento che invece della verità vuole colpevoli da mandare al rogo.

Secondo i giudici argentini, i periti non sono riusciti a dimostrare che la ragazza è stata violentata e assassinata da Matías Farías (25 anni) e Juan Pablo Offidani (43), per cui era stato chiesto l’ergastolo. La morte di Lucia Perez non sarebbe stata dunque un femminicidio, né sarebbero stati compiuti abusi sessuali, ma ci sarebbe stata una relazione consensuale con il più giovane, che le aveva venduto anche cocaina.

Se è morta di overdose non è femminicidio, è overdose. E che un tossicodipendente rischi di rimanerci per overdose è un fatto abbastanza plausibile. Comunque se non ci son prove di un fatto non si può condannare per tale fatto, questo è un caposaldo della civiltà.

E anche se durante le indagini il pubblico ministero, Maria Isabel Sanchez, aveva detto che la morte era stata causata dalle torture subite, per i magistrati sarebbe invece dipesa dall’overdose di droga. Per questo motivo è stato ordinato di mettere sotto indagine la condotta della procuratrice Sanchez, che a poche ore dalla morte della ragazza, aveva convocato una conferenza stampa in cui aveva rivelato i particolari brutali delle torture e violenze subite, tra cui l’essere infilzata e impalata analmente, che avevano innescato un’ondata di indignazione e commozione in tutto il continente latinoamericano.

da notare il modus operandi: avere una condanna mediatica che anticipi e propizi la condanna “reale”. Roba già vista in italia. Il problema è che se si sdoganano questi sistemi poi non è il caso di lamentarsi quando vengono “usati” contro qualcuno “simpatico” e non solo contro gli antipatici.

Secondo i giudici Pablo Viñas, Facundo Gómez Urso e Aldo Carnevale, la pm con la sua condotta ha condizionato l’opinione pubblica, parlando di un ‘impalamento’ che non ci sarebbe mai stato.  (…) Sulla base delle chat con le amiche, i giudici hanno detto che Lucia “non era una persona che poteva essere facilmente costretta ad avere relazioni sessuali non consensuali”, e che “sceglieva volontariamente gli uomini con cui stare”, e che dal suo vissuto si può scartare completamente la possibilità che fosse stata “sottomessa senza la sua volontà”, che non mostrava la sua età e aveva detto di aver avuto relazioni con uomini anche di 29 anni. “Qui non c’è stata violenza fisica, né psicologica, subordinazione, umiliazione né cosificazione”, si legge nella sentenza.

Per vedere quanto sia plausibile un certo fatto devi, giocoforza, indagare sul vissuto di tutti gli attori. Da notare anche un’altra cosa a margine: una morte per impalamento lascia evidentissime tracce nel corpo della vittima, tracce facilissime da individuare. Io mi chiedo: tali prove esistono? se sì sarebbe uno scandalo che i giudici abbiano ignorato tali prove, se non esistono, come penso più probabile che sia, mi chiedo quanto sia “sano” tifare per condanne basate solo su racconti invenzioni e pregiudizi.

Da notare anche che  molte che si sdegnano per la sentenza in Argentina poi sono le prime a fare millemila distinguo nella vicenda di Pamela o di Desirée. A quanto pare la colpevolezza o l’innocenza non dipende dai fatti ma dai pregiudizi o dalla convenienza politica.

Conclusione: se si smania per andare a fare la lotta nel fango poi non ci si lamenti se si esce inzaccherati.

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Una variazione significa poco

Su FB un mio contatto ha condiviso il seguente messaggio:

Furti, omicidi e rapine diminuiti in media del 21 per cento nel 2017, dati Viminale. Delitti in famiglia aumentati del 200%, vittime in maggioranza donne uccise da compagni o ex. Per aumentare la #sicurezza chi bisogna espellere, i migranti o i mariti?
Fonte: https://twitter.com/LiaCeli/status/973184268603154433

l’ho trovato molto interessante perché mostra un paio di tecniche dialettiche per contraffare l’informazione. La prima è il dare solo informazioni sulla variazione di una grandezza ma non sul valore assoluto che essa assume. E’ un comportamento malizioso perché il dare la sola variazione di una quantità generalmente non fornisce alcuna informazione sul valore assoluto di tale quantità, come fa intendere benissimo questa battuta: “questo mese son riuscito a triplicare il mio giro d’affari; il mese scorso ero riuscito a vendere due aspirapolveri, questo mese sono arrivato a sei.”. Un aumento delle vendite da 2 a 6 è, realmente, un aumento del 200% delle vendite, però non penso che a qualcuno venga in mente di investire cifre folli per acquistare quel portafoglio clienti.

Parlando in termini più matematici, il sapere come varia una quantità nel tempo purtroppo non fornisce alcuna informazione sul valore reale di tale quantità. Passare da 2 a 6 femminicidi o da 100 a 300 femminicidi è sempre un aumento del 200% ma nel primo caso i numeri “reali” non causerebbero alcun allarme mentre nel secondo sì. Perché quindi parlare solo della variazione dei femminicidi che del valore assoluto? perché a leggere una variazione del 200% si è portati a pensare ad un fenomeno che diventa “serio ed importante” anche se, ricordando l’esempio del passaggio da 2 a 6, i numeri son talmente piccoli da poter essere considerati semplice rumore statistico.

Faccio notare che, una riduzione di rapine da 10.000 a 7.900 casi ed un aumento da 2 a 6 femminicidi significa una riduzione del 21% delle rapine ed un aumento del 200% dei femminicidi; ma fra 7.900 e 6 qual’è il fenomeno più rilevante?

La seconda tecnica è il confrontare mele con pere mettere insieme furti, omicidi e rapine significa mettere insieme reati che vanno dal semplice scippo all’omicidio, una base molto vasta; da notare due cose: mentre ad una diminuzione delle denunce di violenza di genere si risponde che “non è vero che è diminuito il fenomeno, semplicemente molte non denunciano più”, perché tale ragionamento sarebbe inapplicabile nel caso di rapine e scippi?

Tornando comunque all’esempio del “venditore di aspirapolveri”, il confrontare femminicidi con furti, rapine e omicidi, sarebbe come il confrontare la variazione di fatturato di tutti i negozi di un grosso centro commerciale con la variazione di vendite di aspirapolveri. I due fenomeni son correlati ma le basi di valutazione son troppo diverse per poter fare paragoni sensati.

La terza è l’invenzione dei numeri a pera: qui, partendo, dalle statistiche istat con i numeri reali sul femminicidio e sulle variazioni, parlo di come si tenda a gonfiare enormemente certi fenomeni. Sarei curioso di sapere dove salta fuori l’aumento del 200% nel 2017 visto che nel 2016, fonte istat, il numero di femminicidi, in senso lato1 è di 149, se invece consideriamo solo quelli il cui autore è un partner o ex partner arriviamo a 76.  Un aumento del 200% significa passare da 149 a 437 omicidi, più di uno al giorno. Mah; più probabile una scarsa affinità con la matematica ed un uso malizioso, oltre che inappropriato, dei numeri.

Ultima cosa: che senso ha confrontare mariti con migranti, loro buoni buoni mentre italiani assassini. E poi stupiscono quando, alla scoperta del bluff, certi partiti hanno grossi boom elettorali.

fonti istat:


  1. cioè omicidi cui la vittima è di sesso femminile, senza considerare il sesso dell’omicida. 

Femminicidio, numeri gonfiati?

un mio contatto su FB ha condiviso una lettera di una associazione contro la violenza sulle donne, lettera che polemizzava, come tradizione, contro il festival di sanremo.

Ammesso che oramai il far polemiche sul festival è una tradizione italiana più radicata del presepe e della gita di ferragosto, devo comunque dire che la lettera mi ha colpito, soprattutto per alcune sue affermazioni. Quella che mi ha colpito è questa:

Italia (…) dove si conta una media di 200 donne uccise ogni anno per mano dell’uomo che dice, o meglio diceva, di amarle.

200 “femminicidi” all’anno? mi son sembrati troppi. Per curiosità ho fatto una ricerca su google e sono arrivato ad una pagina dell’istat con i dati sugli omicidi del 2016; da notare che l’italia è fra i paesi con meno omicidi cui la vittima è di sesso femminile.
Se vogliamo approfondire, la tavola 1 porta i valori assoluti degli omicidi del 2016:

 

RELAZIONE DELLA VITTIMA CON L’OMICIDA Maschi Femmine Totale
Partner (marito/moglie, convivente, fidanzato/a) 6 59 65
Ex-partner (ex-marito/moglie, ex-convivente, ex-fidanzato/a) 1 17 18
Altro parente 33 33 66
Altro conoscente 20 9 29
Autore sconosciuto alla vittima 97 21 118
Autore non identificato 94 10 104
Totale 251 149 400

Se consideriamo partner ed ex partner arriviamo a 78 “femminicidi”, ed anche se li consideriamo tutti arriviamo a 149, valore ben lontano da una media di 200 “femminicidi” l’anno. Forse la stima di 200 è un tantinello esagerata.

Non si può neanche dire che riguardo al numero di femminicidi il 2016 sia stato un anno fortunato perché, se si guarda il grafico 3 sempre nella pagina dell’istat, si nota che il numero di omicidi di donne è più o meno costante nel tempo, le variazioni sono molto piccole.

Adesso non dico che chi parla di un fenomeno debba dare i numeri precisi al quinto decimale dopo la virgola ma da circa 100, a voler essere generosi, a circa 200 l’errore comincia a diventare alquanto significativo. E se viene gonfiato il numero di “femminicidi” il sospetto che anche gli altri numeri di donne molestate che puntualmente vengono tirati fuori per descrivere l’emergenza femminicidio siano numeri leggermente gonfiati appare alquanto fondato.

Un altra affermazione che mi ha divertito era quella che a sanremo c’erano troppi cantanti “lui” e poche cantanti[1] “lei” Adesso l’uguaglianza di genere deve essere infilata in ogni dove? Però stranamente si parla di eguaglianza sul palco di sanremo oppure nei consigli di amministrazione. Difficilmente si parla di scarsa presenza femminile alla guida delle betoniere oppure di contrasto alla scarsa presenza maschile negli asili e nelle scuole elementari.

Post preventivo sul femminicidio

Il signor distruggere ha pubblicato, nelle sue pagine FB, il seguente screenshoot.

Non è ancora successo nulla quindi non accusatemi di victim blaming. Il comportamento di lui è inqualificabile; non è giustificato considerare una persona come una propria proprietà e, se ci son fondati sospetti che lei voglia mettere le corna, allora meglio farsi qualche domanda su quanto ci si fida di lei e, nel caso, troncare da subito il rapporto. Pericoloso anche che lui non riesca a contenere e controllare la rabbia.

Lei invece, spiace dirlo, è una completa idiota, la “vittima” ideale in un film  horror o un thriller. Cosa cavolo vuol dire “chiedere il permesso” ed essere controllata via cellulare? A me è capitato di trasmettere “in tempo reale” la posizione via GPS ma quando facevo dei trekking oppure quando ero in viaggio e bisognava coordinarsi per il pranzo.  Non di certo per rassicurare il partner sulla posizione quando uscivo con gli amici. L’usare il cellulare per “tracciare” gli spostamenti del partner mi sembra una grave mancanza di fiducia; e se non c’è fiducia in un rapporto, per me, c’è “grossa crisi” nel rapporto.

La reazione della tizia alla sfuriata mi ha stupito: lui ti fa una scenata, ti rompe il cellulare e tu ci rimani ancora assieme, anzi chiedi consiglio su come scusarti? Ma sei scema a rimanerci assieme? Perché simili indizi di possibile degenerazione violenta del rapporto non vengono colti? Lui potrebbe diventare un potenziale carnefice ma ciò avviene anche grazie a lei che si avvia a diventare una vittima perfetta.

Perché rimanerci? perché non lo molla? perché l’aveva scelto? Queste, che che ne dicano le isteriche che blaterano sempre e comunque di victim blaming, son domande che è lecito porsi, così come la domanda cruciale: “perché non insegnare alle donne a riconoscere i potenziali violenti e sfancularli da subito invece di avviarci un rapporto?” Spesso le esplosioni di violenza non son raptus momentanei ma sono il risultato di una lenta degenerazione del rapporto. Rapporti malati che prima si troncano meglio è.

Perché si parla tanto di dover educare gli uomini a non essere violenti e non si parla di educare le donne a riconoscere e sfanculare i violenti e chiedere aiuto il prima possibile, soprattutto prima che la situazione degeneri in maniera pessima? Imho sarebbe opportuna anche e soprattutto l’educazione femminile; se sei educata a sfanculare il violento poi non ti trovi in situazioni dove sei costretta a sperare che “lui” sia stato educato a non essere violenta. Questo però suona come una bestemmia per le femministe sia perché responsabilizza le donne e le loro scelte: se scegli di stare con un toro in overdose di testosterone allora stai con un toro in overdose di testosterone, e ci stai perché tu l’hai scelto rischiando che lui poi, se non trova altri sfoghi, si sfoghi con te. Banale logica.

Una cosa che viene insegnata ai maschietti, sarà per colpa della maledetta cultura patriarcale, è che devi essere tu il primo a prenderti cura del tuo culo cercando di evitare di fartelo rompere e quindi tenere comportamenti appropriati ed evitare di correre rischi inutili ed evitabili. Questo può suonare come una costrizione alla libertà ma ahimè il mondo cui viviamo è questo, non è il villaggio dei puffi.

Certo la storia della povera “martire” uccisa dal mostro di turno vende di sicuro meglio della storia della tizia che sceglie di stare con un toro in overdose di testosterone per il suo essere un toro in overdose di testosterone. E che a causa della sua scelta finisce incornata, dal toro che lei stessa ha scelto. Con la martire invece puoi fare tante belle sfilate con le scarpette rosse così chic e fare tanto vittimismo.

Quindi prima di provare a pensare ad educare i tori in overdose di testosterone a comportarsi come placidi agnellini forse sarebbe molto più opportuno educare qualche donna a riconoscere da subito le situazioni di pericolo ed evitarle o scappare il prima possibile.

Femminicidio, dove son le fonti?

Su twitter ho avuto una discussione interessante sul femminicidio

Paola ***
Se è stato coniato il termine femminicidio c’è un motivo ben preciso, ma te lo cerchi su internet eh

Shevathas‏
Creare un babau a tavolino per scroccare fondi e benefit.

Paola ***
ma fondi de che, ma le leggete le cronache e quanti uomini ammazzano mogli, fidanzate ecc. solo perché non vogliono piu stare con loro?

Shevathas‏ @shevathas 57 min57 minuti fa
se si analizzano i freddi numeri invece dei titoloni ad effetto, la realtà appare sotto una luce differente.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/femminicidio-numeri-sono-tutti-sbagliati/

antonella *** 54 min54 minuti fa
Un pezzo di 4 anni fa…aggiorni e svegli il suo cervello con fonti migliori

Shevathas‏ @shevathas 50 min50 minuti fa
le citi pure; numeri però non titoloni ad effetto.

antonella *** 49 min49 minuti fa
I numeri se li cerca da solo. E vada a far polemica su BALLE altrove.

Shevathas‏ @shevathas 48 min48 minuti fa
Risposta interessante. Non viene smentita la mia affermazione e contemporaneamente mi si accusa di dire balle.

antonella *** 45 min45 minuti fa
Continua a perder tempo provocando: pratica stupida. Si cerchi i numeri. Lei ha tw pezzo 2014 = balle.

Shevathas‏ @shevathas 42 min42 minuti fa
1/2 i numeri del 2016, fonte mininterno, danno 46 omicidi per causa passionale. (1)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/20/omicidi-in-italia-se-ne-commettono-sempre-meno-ma-non-tutte-le-regioni-sono-virtuose/3591930/

2/2 invece leggendo l’espresso si vede che il tasso di “femminicidi” è costante nel tempo almeno negli ultimi 5 anni (2)
http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/06/19/news/femminicidi-1.304466

antonella *** 40 min40 minuti fa
Vedo che continua a ciurlare nel manico. Stia bene. E se ci riesce, tolga il prosciutto quotidiano dagli occhi, e si abbeveri ad altre fonti

Shevathas‏ @shevathas 38 min38 minuti fa
Che fonti; può essere cortese da indicarle?

antonella *** 48 min48 minuti fa
SE LE CERCHI DA SOLO

Che posso dire sulla discussione? a quanto pare fa rabbia che venga messo in discussione il dogma: “il femminicidio è un tremendo problema”, soprattutto se i messaggi che avanzano dubbi citano fonti abbastanza attendibili, il fatto e l’espresso non sono fonti che puoi stroncare facilmente bollandole come fasciorazziste come ad esempio libero o il giornale, e non i miei messaggi non mi sembrano essere messaggi scritti da trogloditi con evidenti difficoltà grammaticali e capaci solo di insultare; i messaggi migliori per spararsi pose da povera martire perseguitata.
Ho chiesto, non mi sembra in maniera volgare, che mi venissero indicate le fonti “corrette”. La risposta son stati insulti e “cercatele”, ma non risposte precise come: guarda la tabella riportata da questo articolo.

Il rasoio di occam farebbe pensare che queste “mirabolanti” fonti non esistano oppure siano numeri ancora più gonfiati rispetto a quelli dell’espresso. Il classico giochetto di estendere il femminicidio da “omicidi” a generici atti di violenza, in maniera da far crescere esponenzialmente il numero di casi di femminicidio.

In pratica, le reazioni scomposte alla richiesta dei dati alla fine non son diventate altre che una ulteriore prova che il femminicidio altro non sia che un babau costruito a tavolino.

(1) l’articolo originale citato dal fatto è questo: http://www.lavoce.info/archives/46798/linarrestabile-declino-degli-omicidi/, articolo di due docenti universitari di sociologia e basato sui dati del ministero dell’interno.  Il classico articolo che è difficile da confutare con “miocuggino mi ha detto che la signora pina le ha riferito…”

(2) Interessante comunque nell’articolo dell’espresso i tentativi di allungare il brodo; ad esempio prima vengono presentati i numeri degli omicidi cui le vittime son donne e poi dopo si scrive che il femminicidio è causa di circa l’82% di tali omicidi.

 

la giornata contro la violenza verso le donne e la lagna della boldrini

Oggi, 25 novembre, a quanto pare è la giornata contro la violenza verso le donne. Imho una delle solite “feste laiche” inutili e fatte tanto per carpire qualche finanziamento pubblico.  Visto che nelle notizie dei giorni precedenti ho visto che si parlava del femminicidio cercando di offuscare che quest’anno c’è stato un calo di delitti rispetto all’anno scorso e, come al solito, nella lista delle vittime ci finiscono le vittime di omicidio di sesso femminile anche se i motivi non sono quelli di violenza all’interno di una coppia. I soliti trucchetti per creare un babau a tavolino1.

Per celebrare la giornata il presidente2 della Camera dei Deputati ha pubblicato nel suo profilo istituzionale di facebook un mix di vari insulti ricevuti

Nella giornata contro la violenza sulle donne vorrei sottoporre alla vostra attenzione un fenomeno sempre più frequente e inaccettabile: l’utilizzo nei social network di volgarità, di espressioni violente e di minacce, nella quasi totalità a sfondo sessuale.

Ho selezionato e vi mostro solo alcuni messaggi tra quelli insultanti ricevuti nell’ultimo mese.

Ho deciso di farlo anche a nome di quante vivono la stessa realtà ma non si sentono di renderla pubblica e la subiscono in silenzio. Ho deciso di farlo perché troppe donne rinunciano ai social pur di non sottostare a tanta violenza. Ho deciso di farlo perché chi si esprime in modo così squallido e sconcio deve essere noto e deve assumersene la responsabilità.

Leggete questi commenti e ditemi: questa si può definire libertà di espressione?

screenshoot con i nomi oscurati per evitare problemi legati alla privacy
screenshoot con i nomi oscurati per evitare problemi legati alla privacy

 

my two cents sulla vicenda:

  1. Quella non è libertà di espressione, son volgari calunnie da imbecilli da tastiera, calunnie ed ingiurie già sanzionate dal codice penale.
  2. “Aprire il cervello e pisciare nella calotta cranica” non mi sembra un insulto molto sessista.
  3. Si nota che ci sono insultatori ed insultatrici, gli insulti non vengono soltanto da portatori di pisello naturalmente orientati verso la patatina.
  4. Insulti simili ne ho visto per tutti i politici di entrambi i sessi dell’arco parlamentare da Giorgia Meloni a Fausto Bertinotti, passando per Di Maio, Berlusconi, Renzi, la Boschi, la Lorenzin e tanti, tanti altri. Quindi la domanda sorge spontanea: ma la Boldrini viene insultata in quanto donna o in quanto politico?
  5. Collegato alla domanda precedente: l’insulto è grave perché rivolto ad una donna o perché rivolto ad un politico? Stiamo parlando di un politico o di un tenero panda da proteggere? Ha tutti i diritti di dire che lei è un tenero panda da proteggere ma allora non si offenda se le viene rinfacciato di essere un tenero panda da proteggere e non un politico.
  6. Il solito artifizio retorico che l’attacco ad una è un attacco a tutte le donne. Peccato che tale voce sdegnata sia stata zitta quando il bersaglio era la Meloni oppure la Boschi.
  7. La libertà di espressione non è la libertà di insultare ma il non essere d’accordo e dirlo, argomentando non è detto che sia per forza un insulto od una calunnia.

 


  1. Non è solo un trucchetto usato da Salvini verso le risorse che sbarcano in Italia. 
  2. Fanculo la neolingua; in italiano il maschile ha assorbito il genere neutro; a seconda del contesto può rappresentare persone di entrambi i sessi. 

Femminicidio, un babau costruito a tavolino.

Mentre alle femministe viene chiesto conto di quanto capitato a Colonia e dei loro tripli salti carpiati per evitare di dover ammettere che “ci son state difficoltà di convivenza” fra i diversi tipi di oppressi dalla società patriarcale dell’uomo bianco, ovvero loro e i “boveri” migranti, sul fatto compare questo articolo “demenziale” per tornare a parlare di femminicidio e magari evitare domande imbarazzanti su Colonia. Una sbrodolata di trentasette di atti violenti compiuti nei confronti delle donne, compresi, nella lista sette, omicidi. Nell’elenco compaiono anche casi come il sequestro del cellulare:

04.01.16. Verona. Schiaffi e sequestro del cellulare.

Bellissima la conclusione, molto diplomatica:

Un consiglio agli uomini: fatevi curare.
E un consiglio alle donne: meritate uomini migliori! Ci sono.
Buon anno.

Già la conclusione: “un consiglio agli uomini: fatevi curare” illustra bene il senso dell’articolo: generalizzare dei casi particolari per dimostrare la teoria donne tutte sante e uomini tutti malati (e fra virgolette: soldi e vantaggi a noi per risolvere questa emergenza costruita a tavolino)

Ma c’è dell’altro; una commentatrice, che si firma “goccia”,  si è messa a fare un poco di fact checking sugli omicidi riportati in quella lista:

io, invece, ho controllato soltanto i 7 casi di donnicidio citati tra i quali:
– Roberta Pierini uccisa insieme al marito dal fidanzato della figlia con il concorso della stessa figlia per aver ostacolato la loro relazione
– – Maria Migliore è stata uccisa per “vendetta trasversale tra malavitosi legata a un commercio di droga” e gli accusati sono un uomo e sua figlia con il fidanzato
– Lia Cotronea, 88 anni, malata di demenza senile soffocata dal marito 90enne che non reggeva più la situazione e “non voleva cedere alla necessità che fosse portata in una struttura”
– Simona Simonini uccisa dal convivente (forse entrambi sotto sostanze psicotrope e alcol), coppia di un rapporto “malato” e reciprocamente violento tanto che in precedenza anche la donna era stata condannata per il tentato omicidio del compagno
– Annamaria Cenciarini uccisa dal figlio 21enne che sarà sottoposto a perizia psichiatrica in quanto, per esempio, “da due anni viveva chiuso dentro casa e usciva dalla finestra della sua stanza, mai dalla porta, raccontano perplessi i vicini, prigioniero dei suoi deliri d’onnipotenza”

E su alcuni femminicidi denunciati nel 2013

comunque, le cito altri casi conteggiati nel 2013 (ripeto, solo alcuni a scopo esemplificativo) :
Daniela Crispolti, e Margherita Peccati Uccise da un imprenditore per finanziamento negato ( http://www.vip.it/strage-di-pe… )
Daniela Saboting uccisa da un conoscente per ereditàhttp://www.unpost.it/2013/06/0…
Maria e Laura Isgrò disabili psichiche avvelenate dal fratello disperato che si uccide nello stesso modohttp://www.gazzettadelsud.it/n…
Agnese M. Coscia 62 uccisa dal figlio e amico sorpresi a rubare per la droga ( http://www.ilmattino.it/casert… )
Elena Monni madre e figlio hanno scritto l’ intenzione di uccidersi perché non sopportavano la loro «vita di stenti» (http://milano.corriere.it/mila… )
e scappo via causa ritardo personale… buona serata e a presto 🙂

Che dire? alla luce della conclusione dell’articolo, e dei commenti sugli omicidi ivi riportati, l’impressione che il femminicidio e tutto il codazzo di manifestazioni annesse come le scarpette rosse o le urla (con simultanee richieste di fondi e di benefit vari) non siano altro che fenomeni costruiti a tavolino e pompati dai media affinché alcune possano lucrarci alla grande.

E tutto questo starnazzare porterà sicuramente, come controindicazione, che i reali casi drammatici passeranno sotto silenzio perché mescolati con tanti casi gonfiati ad arte. Alla fine il più grande nemico delle donne son proprio le femministe.