Libertà di espressione e green pass

Devo dire che gli idioti “pro green pass” ci stanno mettendo del bello e del buono per aiutare chi urla al regime ed alla dittatura sanitaria a dimostrare che ha ragione.

La legge tutela la libertà di espressione e di opinione, terra terra se un comportamento non è previsto dalla legge come reato, ad esempio la diffamazione, la calunnia, rivelazione di segreti, fornire notizie false o tendenzione allo scopo di manipolare l’opinione pubblica, è perfettamente lecito e legittimo, per quanto quell’idea possa essere considerata aberrante.

Anzi il voler chiudere la bocca alle persone usando interpretazioni “fantasiose” delle norme è uno degli indizi più forti di regime.

Sorgente: Il comizio no green pass della vicequestora di Roma in piazza San Giovanni: avviata azione disciplinare – video – Il Fatto Quotidiano

Anche una dirigente della polizia sul palco dei No green pass che sabato 25 settembre hanno riempito piazza San Giovanni a Roma. Alla manifestazione ‘Contro il green pass, per la Libertà e il futuro’,da Ancora Italia, Movimento 3V, No paura day, Primum non nocere, Fisi e Fronte del dissenso, è intervenuta a sorpresa anche la vicequestore di Roma, Nunzia Alessandra Schilirò: “Noi poliziotti abbiamo giurato sulla Costituzione, per questo sono qui”, ha detto, sostenendo che “il green pass italiano è illegittimo” e bisogna “unire le nostre energie per indicare una via migliore”. La questura intanto ha avviato un’azione disciplinare sulla poliziotta

A leggere la notizia mi sembra che la tizia non abbia fatto dichiarazioni passibili di sanzioni; pensare e dire stronzate non è reato. Un poliziotto deve far applicare le leggi, ma non c’è scritto da nessuna parte che le debba condividere e che non possa manifestare per cambiarle.

Cosa succederebbe se il mero manifestare contro una legge, nota il manifestare contro una legge non il violarla, solo il manifestare contro affinché sia cambiata, venisse considerato reato? Che, ad esempio, si potrebbe applicare alla norma che vieta la fecondazione assistita per dire.

Sarei curioso di sapere i motivi per i quali è stata avviata una azione disciplinare e poi come andrà a concludersi la vicenda.

A margine, chi adesso festeggia che “la polizia deve applicare le leggi” e “guai a criticare il GP” sta facendo un’ottima opera per dar ragione a chi dice che il GP non è uno strumento di sicurezza ma l’analogo del certificato di buona condotta cinese.

Vaccinazione e doveri morali

Non potete rompere la legge SOLO DAL LATO CHE VI FA COMODO, signori. Quando la rompete, non funziona piu’.
[Uriel Fanelli]

Sinceramente penso che il credersi i paladini del bene in lotta contro le forze del male abbia dato alla testa a molti portandoli a produrre perle.

Ne presento quattro lette su twitter.

1) Che un’emergenza non consenta di superare lo stato di diritto è una opinione, rispettabile, ma pur sempre una opinione

2) Se una catena di supermercati liscia il pelo ai novax deve mettere in conto di perdere i clienti che hanno fatto il proprio dovere di cittadini vaccinandosi. Con me NaturaSì ha chiuso.

3) Chi è vaccinato è protetto e meno contagioso in maniera permanente per la durata dell’efficacia del vaccino (come minimo mesi). Chi ha un tampone negativo al mattino può diventare contagioso il pomeriggio. Non paragoniamo quindi il tampone al vaccino. Chi può si deve vaccinare.

4) Chi non si vaccina e ottiene il green pass con il tampone usa un espediente per non fare il suo dovere di cittadino, che è quello di vaccinarsi. Rispetta la legge, ma non può pretendere di evitare la riprovazione morale e sociale di chi vaccinandosi il proprio dovere l’ha fatto.

Partiamo dall’ultimo: in uno stato di diritto i doveri morali stanno a zero, i cittadini devono rispettare solo le leggi non le norme della morale, anche perché le norme della morale, a differenza delle leggi, non sono scritte dipendono dalla persona che giudica secondo la propria morale. La morale di Pillon è profondamente diversa da quella di Luxuria. Quale morale si deve rispettare?

Quindi i cittadini, se rispettano le norme, possono sbattersene della riprovazione morale e di quella sociale, anzi l’usarla come “surrogato” o peggio come sistema di aggiramento della legge è un comportamento molto pericoloso perché se si sdogana questo modus operandi chi mi assicura che domani non verrà usato per altri “nobili scopi” ad esempio impedire che i “pampini” siano sconvolti da una carnevalata fuori stagione fatta da uomini barbuti con il culo di fuori? Se la legge permette le carnevalate fuori stagione queste sono lecite e non c’è dovere morale di non sconvolgere i “pampini” che tenga.

Ribadisco, non c’è nulla di male nell’essere pro vaccini, nel pensare che l’optimum sia vaccinare più persone possibili, e che sia sbagliato l’uso del tampone per evitare il vaccino. Ci si butta dalla parte del torto marcio quando invece di criticare la legge definendola sbagliata si sostiene che la legge sia giusta però se la applichi in quel modo sbagli perché non rispetti un dovere morale. No, o la legge è sbagliata e quindi si può e di deve agire perché venga corretta oppure, se la legge non è sbagliata, non devono esserci motivi di “riprovazione morale” per chi la rispetta in quel modo.

Il secondo e il terzo mi hanno fatto pensare che oramai molti credono di essere arrivati all’apocalisse ed alla battaglia finale fra ə figlə della luce e i figli delle tenebre e chiunque non sia totalmente ed incondizionatamente d’accordo con ə figlə della luce sia praticamente il cugino di $Anticristo_della_settimana.

Una cosa che vorrei capire comunque è dove sia sbagliata la norma che permette di usare il tampone per ottenere GP temporanei. L’argomento del (3) corrisponde esattamente all’argomento che anche i vaccinati possono essere infettati e diventare diffusori, soprattutto se il vaccino è stato fatto molto tempo fa. C’è da dire che è molto improbabile che un “tamponato”  possa diventare contaggioso nelle 48h/72h dopo il tampone, dovrebbe averlo fatto nel periodo di tempo in cui era già infettato ma con infezione non rilevabile dal tampone. Se fosse vero che “ha un tampone negativo al mattino può diventare contagioso il pomeriggio.” con buone probabilità allora mi aspetterei fortissime denunce della norma e dei rischi dovuti ad essa.

Se si pensa il GP come strumento di prevenzione, ovvero uno strumento che ti assicura che il rischio di essere contaggiato da Tizio, possessore di GP, è minore dell’X%, ove X è un numero ragionevolmente piccolo, e quindi si possono fare attività “rischiose” insieme a Tizio, quei ragionamenti non hanno assolutamente senso. Acquistano invece senso se si intende il GP non come strumento di prevenzione ma come attestato “morale” di merito. In quest’ottica invece si capiscono le reazioni isteriche verso chiunque osi mettere in dubbio il GP, il GP è lo strumento deə figlə della luce e il mero dubitare di esso significa appartenere ai figli delle tenebre.

Sinceramente io ho molte remore sugli attestati morali di merito. Uno dei vantaggi dello stato di diritto è che esistono leggi scritte cui fare riferimento non leggi morali dipendenti dalla pancia delle persone, far saltare col pretesto dell’emergenza lo stato di diritto significa farlo saltare per tutti. Prendiamo ad esempio la sparata di non voler curare chi non si è vaccinato. Bene, perché non applicare tale norma di buon senso anche a chi si schianta ubriaco? a chi si mette nei casini a causa di sue genialate?

Cosa impedisce di sparare a vista a chiunque tenti di sbarcare in italia senza passare dai controlli sanitari obbligatori? una cosa chiamata “stato di diritto”. Superiamo lo stato di diritto, blocco navale e divieto di sbarco per chiunque, giunto in qualsiasi maniera, che non abbia il GP (non penso che i lager libici abbiano il centro vaccinale incluso). E per chi arriva in ogni caso centri di detenzione con guardie autorizzate a sparare a vista ad ogni tentativo di evasione. Il sogno bagnato di molti fascistissimi, fornito su un signor piatto d’argento daglə oplitə del bene…

Bufale e narrazione

Sarò malfidente ma penso che molti media vogliano la lotta contro gli spacciatori di fake news(1) perché temono la concorrenza a basso costo.

Come avevo scritto tante altre volte, perché pagare un costoso abbonamento per leggere le stesse balle che trovo scritte nei social, le stesse storie strampalate e fantasiose, e in certi casi magari anche scritte meglio?

Le fake news sono pericolose perché, fra le altre cose, spingono la gente a prendere decisioni di getto sull’onda emotiva del momento, e già questo sarebbe un errore, se poi l’onda emotiva è generata da narrazioni false si arriva al disastro.

Vediamo un esempio

Futoshi Toba è il più vecchio tra i condannati a lottare per impedire che la centrale atomica di Fukushima esploda, distruggendo il Giappone. Ha 59 anni, è senza figli, e nella notte di sette giorni fa ha deciso che sarebbe toccato a lui. Giovedì, investito dalle radiazioni, è stato ricoverato in un centro di Tokyo e secondo i medici ci vuole tempo. La scelta dell’operaio Futoshi Toba, rivelata ieri in tivù, ha scosso il Paese come un altro terremoto. A giugno, perseguitato da una violenta bronchite cronica, sarebbe andato in pensione. “Hanno chiesto chi conoscesse il reattore 4 – ha raccontato – e vedendo i ragazzi che avevo vicino, ho risposto che io sapevo tutto. Ho capito che il mio destino era compiuto e che dopo anni vani avevo l’occasione di dare un senso alla mia vita”. Non ha voluto spiegare quale sia la situazione. “Mai visto prima il reattore 4 – ha aggiunto – ma prego il mio Paese di riflettere se questa è la strada giusta per assicurarci un futuro”.

Questa storiella è stata pubblicata su un media “serio” non ripresa dal sito noncielodiconomaloscopertoio.miocuggino, colpisce emotivamente e trasmette senso di pericolo. Peccato sia falsa come una moneta da 3 euro e 75 cntesimi.

“la centrale di fukushima esploda”. Apertura drammatica, l’apocalisse, la fine del mondo…
“Hanno chiesto chi conoscesse il reattore 4”. Per chi conosce il mondo del lavoro suona strano che una azienda non abbia un organigramma per sapere subito chi si occupa di qualcosa ma debba indire una riunione per chiederlo.
“mai visto prima il reattore 4 ma…”  cioè si offerto volontario per lavorare su un apparato che non conosce. Come dire: io non son laureato in medicina ma siccome ho visto tutto grey’s anatomy e dottor house, opero io di appendicite…
“a prego il mio Paese di riflettere se questa è la strada giusta per assicurarci un futuro”. mandando gente  ad operare su apparati industriali che non conosce e che sono a rischio di incidente critico? Direi proprio di no.
Già che c’era, per aggiungere quel tocco di realismo che mancava e che avrebbe reso l’articolo perfetto, si poteva aggiungere il risveglio di Godzilla.

Riassumiamo: abbiamo un rischio di grave incidente, una azienda, il gestore di una centrale nucleare, che non conosce le mansioni del proprio personale e un idiota montato convinto di riuscire ad operare su un apparato complesso come un reattore nucleare anche se non l’ha mai visto prima. Se quella era la “prassi” di gestione della sicurezza in Giappone bisognerebbe chiedersi come mai ci sia ancora qualche industria ancora in piedi in Giappone.

Mah con una buona dose di sospensione dell’incredulità potrebbe anche essere un racconto (o la traccia di un film) del genere catastrofico passabile, ma non un articolo di cronaca

Adesso, se i media sul nucleare non informano ma inventano storielle, sgangherate, per montare l’opinione pubblica, non è forse plausibile che lo facciano anche per altri argomenti? Ad esempio il covid e certi racconti drammatici sui suoi effetti?

La maledizione del bugiardo è di non essere creduto quando dice il vero.

(1) Ricapitoliamo: se non convengono o se portano simpatia all’altra parte son ributtanti fake news, se invece portano simpatia alla nostra, come la storiella “antinucleare” sono verità abbellite.

Green pass scaduto e docenti allontanati da scuola.

Adesso i giornali stanno pubblicando storie su docenti allontanati da scuola e green pass scaduto.

Sorgente: Green Pass scaduto durante la lezione, prof cacciate dalla scuola: “Trattata come un’appestata” – Il Riformista

Green Pass scaduto durante la lezione, prof cacciate dalla scuola: “Trattata come un’appestata”
Allontanate dalla scuola e dai loro studenti perché il green pass era scaduto durante l’orario di lezione. È quanto accaduto a due insegnanti, una di scuola primaria nel Viterbese, l’altra in un istituto superiore di Riccione.
Due casi che evidenziano le difficoltà per i docenti che decidono di non vaccinarsi e lavorare col green pass tramite tampone.

Non vaccinata “per scelta” la docente di scuola primaria del Viterbese, perché “l’orario consente di cavarmela con due tamponi a settimana”. Ma, come raccontato al Gazzettino, le 48 ore di copertura sono un limite enorme. E infatti dopo aver iniziato la lezione di italiano intorno alle 8:10 “dopo mezz’ora entra la fiduciaria. Mi chiede di andare dalla vice preside”. La comunicazione è chiara: deve lasciare la classe e l’istituto perché il certificato verde è scaduto.

ci sono un paio di punti non chiari. Primo punto: il garante della privacy ha detto chiaramente che le app di verifica del GP non possono far distinguere chi lo ha ottenuto da vaccino e chi lo ha ottenuto da tampone. Se il sistema permettesse di faro andrebbe contro le direttive del garante della privacy e ciò significa due cose: la prima è che chi ha disegnato il sistema di controllo insieme a chi l’ha verificata, collaudata e approvata  siano stati un gruppo di perfetti imbecilli. E la seconda è che basta un ricorso al garante per far vietare immediatamente l’uso del sistema di verifica in quanto permetterebbe di conoscere dati sensibili dei controllati, e in più  si rischiano multoni e, se non ricordo male, c’è il rischio che si vada anche nel penale.

A quanto pare il sistema di controllo per le scuole consente di verificare in tempo reale lo stato del GP dei dipendenti. Ma così è facile capire quali siano i dipendenti “tamponati” rispetto a quelli “vacciati”, basta controllare nelle diverse ore del giorno e vedere se e quando scadono ricavando tale informazione “tampone/vaccino”. Vedo ottimo materiale per i sindacati per fare ricorsi al garante.

NB la norma dice che per l’accesso a scuola bisogna avere il GP valido, non che per permanere occorra averlo. Il ministero ha sbagliato a non dare direttive chiare su cosa fare nel caso il GP scada durante l’ora di lezione.

Vediamo cosa capiterà.

L’Italian Digital Media Observatory | Butac – Bufale Un Tanto Al Chilo

segnalo questo editoriale  L’Italian Digital Media Observatory | Butac – Bufale Un Tanto Al Chilo https://www.butac.it/italian-digital-media-observatory/

devo dire che l’ho trovato interessante.  Penso che l’IDMO sia l’ennesimo carrozzone inutile con un nome pomposo che abbia come obiettivo il mero giustificare la sua esistenza e il cui scopo reale è dare soldi agli amici. Come infatti giustamente ha notato ci sono un paio di conflitti di interesse;

La settimana scorsa alcune testate hanno dato la notizia della nascita (…)

Con l’obiettivo di dare “potere della verità al tempo della disinformazione”, si è dato vita ad un network di hub nazionali sull’analisi dei social media. Finanziati, in questa fase di avvio con undici milioni di euro, gli hub nazionali contrasteranno la disinformazione in otto Paesi dell’Unione Europea, studiandone l’impatto sulle società per diffondere pratiche positive nell’uso dei media digitali attraverso la e-literacy e il fact-checking.

Mah son tanti soldi, una bella torta non c’è che dire.

L’Hub italiano, Idmo – Italian Digital Media Observatory, sarà realizzato con il coordinamento dall’Università Luiss Guido Carli insieme a Rai, Tim, Gruppo Gedi La Repubblica, Università di Tor Vergata, T6 Ecosystems, Newsguard, Pagella Politica e con la collaborazione di Alliance of Democracies Foundation, Corriere della Sera, Fondazione Enel, Reporters Sans Frontières, The European House Ambrosetti.

Prima osservazione, spesso i giornaloni si son fatti scappare qualche fake… ehm verità abbellita di troppo. Mettere i media nel centro di controllo delle bufale è un lieve, lievissimo conflitto di interesse.  Come analizza giustamente ci son conflitti di intesse, persone che sembrano messe lì più per calcolo politico che per reale capacità etc. etc.

Concludendo
Io non ho nulla contro la Commissione Europea che sceglie di patrocinare quest’osservatorio, e neppure contro la Luiss presso cui si terrà. Ritengo però che le cose siano fatte un po’ alla carlona, che gli attori che partecipano a queste iniziative siano, almeno in parte, soggetti che non hanno la più pallida idea di cosa sia la vita online, cosa sia la cittadinanza digitale, quali possano essere le strade da intraprendere per migliorare la situazione attuale.

Spero che l’Osservatorio sarà in grado di dimostrare che ho completamente torto, fermo restando che siamo al terzo gruppo di lavoro simile nel giro di circa quattro anni e finora abbiamo sempre avuto conferma dell’inutilità di queste iniziative.

Non credo di dover aggiungere altro.

C’eravamo tanto amati e adesso mi scarichi per quella lì…

Un atto di forza bruta: il Super Green Pass fa strage di diritto e libertà – Atlantico Quotidiano, Atlantico Quotidiano

Sorgente: Un atto di forza bruta: il Super Green Pass fa strage di diritto e libertà – Atlantico Quotidiano, Atlantico Quotidiano

In Italia “l’obbligo più ampio tra i maggiori Paesi occidentali”. Ecco tutte le menzogne e le mistificazioni su cui si regge il Green Pass…

“Italy is making Covid-19 health passes mandatory for all workers in the private and public sectors, in one of the toughest vaccine-promoting measures adopted by any major Western country”. Così il Wall Street Journal ha dato ieri la notizia dell’approvazione – all’unanimità – del cosiddetto Super Green Pass in Consiglio dei ministri. Siamo il primo Paese europeo, e probabilmente del mondo, a rendere di fatto il vaccino obbligatorio per lavorare. Senza, si resta a casa senza stipendio (e non è detto che non possa essere giusta causa di licenziamento, nonostante il ministro Orlando abbia giurato il contrario).

Pare proprio che in questa pandemia l’Italia riesca a registrare record su record – anche se negativi. Abbiamo avuto il triste primato del più alto numero di vittime Covid per milione di abitanti. Abbiamo fatto da apripista dei lockdown nel mondo occidentale, una misura che oggi tutti riconoscono essere non risolutiva ma sulla quale i due governi che si sono succeduti durante la pandemia hanno puntato quasi tutte le loro carte, trascurando altre politiche, dai protocolli sanitari al potenziamento dei trasporti. Una compressione drammatica delle libertà individuali che doveva restare “risorsa” di ultima istanza contro il virus, ma è divenuta l’unica opzione.

I governo conte II prima ha colpevolmente sottovalutato all’eccesso e poi, quando è scoppiato il merdone ha cercato di correggere un eccesso con l’eccesso opposto facendo disastri.

Così oggi, facciamo da apripista non dei vaccini, ma di un uso estensivo, distorto e spericolato del Green Pass, travolgendo ogni altro diritto riconosciuto dalla Costituzione e persino la libertà di disporre del proprio corpo – in altri ambiti rivendicata come assoluta. Due cose molto diverse, vaccino e Green Pass, come vedremo. E anche questa, come il lockdown, rischia di rivelarsi una misura non risolutiva, ma su cui il governo Draghi ha puntato tutte le sue carte, trascurando anch’egli questioni cruciali e altre politiche praticabili. E d’altronde, non sorprende più di tanto, essendo il ministro della salute lo stesso del governo Conte.

Il premier non si è nemmeno degnato di venire a motivare in conferenza stampa la necessità di un decreto così “pesante”, estremo diremmo. Considerando i suoi sfondoni nelle precedenti conferenze stampa, forse si è appellato alla facoltà di non rispondere. Non che ci aspettassimo domande degne della gravità del momento, visto il conformismo governativo dei media, ormai a reti e pagine unificate.

Brutta cosa che non spieghino la ratio di certe scelte, pessimo poi che non si spieghi perché non si può imporre, come richiede costituzione, un obbligo vaccinale per legge. Continuare a non dirlo significa dare ragione ai no vax e alle loro fantasiose motivazioni per le quali l’obbligo non viene posto. Mi ricorda la vicenda della non divulgazione dei rapporti del CTS, tante congetture sul perché e poi la verità: il governo aveva preso una scelta politica ignorando il parere del CTS, e vigliaccamente invece di sostenere il suo diritto di prendere decisioni politiche si era nascosto dietro “la scienza”.

Un primo problema è che, com’è noto, requisiti fondamentali di un decreto legge sono “necessità e urgenza”. Ebbene, questi requisiti sono evidentemente assenti per definizione, visto che il decreto sarà efficace a partire dal 15 ottobre, cioè tra un mese. Non c’è urgenza. Per di più, il ministro Brunetta in conferenza stampa ha pateticamente giustificato l’incongruenza con la necessità di sfruttare “l’effetto annuncio”. Ma che il governo cerchi un “effetto annuncio” non fa venir meno i requisiti costituzionali che un decreto legge deve sempre soddisfare.

Mi chiedo dove sono gli apologeti della costituzione davanti a queste “forzature” e dove sono gli strumenti di garanzia. Che non stiano funzionando e neppure diano segni di vita è grave, molto grave. Se oggi l’emergenza giustifica l’aggiramento dell’articolo 32, domani altre emergenze potranno giustificare l’aggiramento di altri articoli. E quelli, posso fare l’esempio di quello sulla segretezza della corrispondenza, poi finiscono aggirati e levati per tutti.

Non c’è nemmeno necessità. Non c’è emergenza, ad oggi, nei numeri dei contagiati, degli ospedalizzati e dei decessi, essendo numeri non solo gestibili dal sistema sanitario, ma anche inferiori a molte delle patologie a tutt’oggi tra le principali cause di morte e, queste sì, emergenze sanitarie ormai passate in secondo piano.

Le curve Covid possono impennarsi molto in fretta? Vero, ma è anche vero che abbiamo la protezione dei vaccini (il 74 per cento degli over 12 ha completato il ciclo), che l’anno scorso non avevamo, e che in ogni caso dal punto di vista giuridico proclamare, anzi reiterare uno stato di emergenza futuro ed eventuale è una forzatura.

A questo punto, non c’è praticamente attività umana in Italia per la quale non sia obbligatorio il Green Pass. Resta escluso, per il momento, l’accesso a supermercati e negozi, ma il ministro Speranza ha ipotizzato una ulteriore estensione ad altri settori.

E tutto questo, come già accaduto con misure gravemente restrittive dei diritti e delle libertà individuali quali lockdown e coprifuoco, senza che sia mai stata divulgata dal governo un’analisi tecnica, che supporti con studi e dati la necessità di estendere a quasi tutto e quasi tutti l’obbligo di Green Pass (originariamente concepito, ricordiamolo, per viaggi all’estero e grandi eventi). Non ci è dato sapere nemmeno un obiettivo raggiunto il quale, una condizione soddisfatta la quale, l’obbligo possa venire rimosso.

Altro punto grave: se non si dice a che condizioni si leverà lo stato di emergenza c’è il rischio che lo stato di emergenza diventi permanente.

Il che va contro il principio di ragionevolezza e proporzionalità delle norme, in particolare quelle che incidono sui diritti e le libertà fondamentali.

Quand’anche l’obbligo del Green Pass sia giustificabile con la tutela della salute pubblica (il che, come vedremo, non è scontato), non è assolutamente detto che il diritto alla salute debba prevaricare tutti gli altri diritti e libertà riconosciuti dalla Costituzione, come il diritto al lavoro o all’istruzione e la libertà di movimento. Lo squilibrio che si sta introducendo nelle tutele di diritti e libertà tutti di rilievo costituzionale è clamoroso, innegabile.

No, l’estensione dell’obbligo di Green Pass al lavoro pubblico e privato è una misura ingiustificata e sproporzionata sotto tutti i punti di vista.

Fin da subito abbiamo denunciato su Atlantico Quotidiano la natura ricattatoria dell’obbligo di Green Pass, un obbligo vaccinale surrettizio. Anzi, con il decreto di ieri, che minaccia di fatto il sequestro dello stipendio se non ci si vaccina, entriamo nel campo dell’estorsione. L’ennesima dimostrazione è nel combinato disposto delle due motivazioni dichiarate dai ministri durante la conferenza stampa di ieri: il Green Pass serve a tutelare i luoghi di lavoro e a incentivare a vaccinarsi. E lo conferma lo stesso premier quando ai sindacati che gli chiedono di rendere gratuiti i tamponi, risponde ribadendo che la gratuità del test contraddirebbe l’essenza stessa del certificato verde, che per l’appunto è quella di costringere le persone a vaccinarsi pur in assenza di un obbligo di legge. La forzatura è evidente.

già il fatto che il GP diventi valido non appena si fa la prima dose, che non possa essere revocato in caso di conclamata positività al covid arrivando all’assurdo di avere un positivo che potrebbe andare ovunque grazie al GP mostra come quest’ultimo sia poco strumento di sicurezza e prevenzione e molto strumento di pressione.

Nella narrazione mainstream si confonde strumentalmente tra vaccini e Green Pass, attribuendo a quest’ultimo i benefici dei primi: ma sono i vaccini che proteggono dal Covid, con i limiti che vedremo, mentre dietro il Green Pass si nasconde un obbligo vaccinale non necessario né opportuno. E coerentemente, chi è contrario all’obbligo e per la libertà di scelta viene bollato come no-vax. Ma si può essere a favore dei vaccini e contrari al Green Pass e all’obbligo. Come ha ricordato Daniele Capezzone, questa è esattamente la posizione dei più autorevoli quotidiani conservatori come Wall Street Journal e Telegraph.

La costituzione ammette l’obbligo di trattamento a patto che esista una legge che lo impone. Quello che a me non piace è che invece di mettere chiaramente un obbligo vaccinale o spiegare ufficialmente per quali motivi tale obbligo non possa essere posto si cerchi di metterlo per vie traverse; non sei obbligato a vaccinarti ma se non ti vaccini praticamente non puoi fare nulla.

La necessità dell’obbligo di Green Pass si regge quindi su una prima colossale menzogna: che i non vaccinati siano un pericolo per i vaccinati e, per riflesso, che i possessori di un Green Pass non siano un pericolo per se stessi né per gli altri. Una bufala propagata dallo stesso presidente del Consiglio, quando in conferenza stampa lo scorso agosto ha spiegato che “il Green Pass dà la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose”. Falso. I non vaccinati non sono un pericolo di per sé, a rappresentare un pericolo sono i positivi – vaccinati e non.

Ma perché questa forzatura? Il Green Pass è un espediente del governo per aggirare i paletti costituzionali dell’obbligo vaccinale, che nella situazione attuale sarebbe molto discutibile, tenendo presente che:
1) a differenza di altri vaccini per cui è già previsto l’obbligo, i vaccini anti-Covid non garantiscono una immunità vicina al 100 per cento, ma tra il 68 e il 78 per cento. Dunque, nonostante in tv e sui giornali continuino a definirli “immunizzati”, i vaccinati possono contagiarsi e contagiare, con minore probabilità rispetto ai non vaccinati ma sempre in misura rilevante. Chi si vaccina è protetto all’incirca al 95 per cento dalla forma grave della malattia, ma non è immune;

2) l’efficacia dei vaccini, già lontana dal 100 per cento nel proteggere dall’infezione, si riduce drasticamente dopo 5-6 mesi dalla seconda dose. Al punto che in Israele hanno da tempo avviato la somministrazione di una terza dose e si parla di una quarta. Oggi, a metà settembre, una persona vaccinata a marzo dal punto di vista della copertura vaccinale potrebbe equivalere ad una persona non vaccinata, eppure avrà il Green Pass fino a marzo prossimo;

3) per un’ampia fetta di popolazione, anche in età lavorativa, il rapporto rischi-benefici non pende a favore di questi ultimi. Secondo uno studio citato dal Telegraph, il rischio di problemi cardiaci, miocarditi e pericarditi, a causa del vaccino per i ragazzi adolescenti è sei volte superiore al rischio di essere ricoverati in ospedale per Covid-19.

Se i vaccini anti-Covid rendessero immuni, come si sperava inizialmente, prima della diffusione della variante Delta, basterebbe un 70-80 per cento di vaccinati per raggiungere l’immunità di gregge. Ci saremmo già. E infatti erano quelle le cifre che venivano indicate all’inizio della campagna vaccinale.

Ma come ammesso da Fabio Ciciliano, membro del Cts, “parlare di immunità di gregge con l’80 per cento di vaccinati non è più possibile”. “Non esiste una percentuale target di popolazione vaccinata in grado di spegnere l’interruttore della circolazione virale. Ovvero l’immunità di gregge è una chimera”, ha spiegato Cartabellotta, certo non un no-vax. Il 90 per cento potrebbe non bastare per evitare chiusure, ha avvertito Speranza.

Attenzione: il fatto che non si possa raggiungere l’immunità di gregge, non significa che vaccinarsi sia inutile. Significa però che prevedere un obbligo vaccinale a norma dell’articolo 32 della Costituzione, o peggio un obbligo surrettizio per aggirare i paletti fissati dalla giurisprudenza della Consulta, negando diritti e libertà costituzionali ai non vaccinati, è una misura sproporzionata e irragionevole.

Nella sentenza 5/2018, oltre a richiamare il “corretto bilanciamento tra la tutela della salute del singolo e la concorrente tutela della salute collettiva, entrambe costituzionalmente garantite”, i giudici hanno anche affermato che l’obbligo vaccinale non è incompatibile con l’articolo 32 se: a) “il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale”; b) se vi sia “la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili”; c) “nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – sia prevista comunque la corresponsione di una ‘equa indennità’ in favore del danneggiato (…). E ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria (…)”.

Quanto alla prima condizione, non solo non abbiamo certezza di non trasmissibilità del virus da parte delle persone vaccinate, abbiamo la certezza del contrario, cioè che possono infettarsi e contagiare. Quanto alla seconda, per una ampia fetta di popolazione abbiamo evidenze di effetti avversi duraturi e non trascurabili, ben oltre la febbre del giorno dopo. Quanto alla terza, assistiamo ad un totale scarico di responsabilità da parte del governo e delle autorità sanitarie.

Non è un caso che se da una parte i vaccini anti-Covid sono stati autorizzati da autorità sanitarie nazionali e internazionali, nessun Paese occidentale ha percorso finora la via dell’obbligo e il Consiglio d’Europa, nella risoluzione 2361, ha espressamente escluso l’obbligatorietà e la discriminazione di coloro che rifiutano di vaccinarsi.

Stranamente stavolta il “ce lo chiede l’europa” ce lo siamo dimenticati.

Ecco dunque perché il governo Draghi ha deciso di percorrere la via subdola di un obbligo surrettizio, che però dal punto di vista giuridico è ben più scivolosa.

Eppure, siamo tra i Paesi europei, anzi nel mondo, con le più alte percentuali di vaccinati. Superiori al Regno Unito e paragonabili alla Danimarca, Paesi che hanno completamente riaperto e in cui sono state ritirate anche le previsioni più light di pass sanitario.

Ma qui ci viene ripetuto fino alla nausea – seconda colossale menzogna – che il Green Pass è uno “strumento di libertà”, perché l’unica alternativa ad esso sarebbero le chiusure e la ricaduta dell’economia. Ma Paesi con le stesse nostre percentuali di vaccinati hanno riaperto tutto anche senza pass.

Certo, non mancano Paesi che seguono il modello italiano, sebbene nessuno con la stessa durezza. Il presidente Biden sta provando con toni minacciosi (“la nostra pazienza sta finendo”) ad imporre obbligo vaccinale o tampone settimanale nelle aziende con più di 100 dipendenti. Ma negli Stati Uniti l’opposizione si annuncia durissima – al contrario che in Italia. Il Wall Street Journal, ricordando di essere a favore dei vaccini, ha parlato di “forza politica bruta” e “inutile accanimento”.

Ciò che stupisce nel nostro Paese non è soltanto la facilità con cui la normativa anti-Covid ha travolto, fin dall’inizio della pandemia, diritti e libertà costituzionali, non trovando alcun argine negli organi costituzionali – né Parlamento né Consulta – ma anche il clima di consenso, o silenzio/assenso che accompagna misure sempre più repressive. Come ha osservato Enzo Reale, non si intravede limite a questa deriva, nessuno esige di sapere se, quando e come avrà fine. Cercavamo l’immunità di gregge, mentre del gregge abbiamo trovato il conformismo.

Di più, si è aperta la caccia al dissidente, la segnalazione, la character assassination. Chiunque osi dubitare e porre domande viene additato come un pericoloso no-vax. Un pericolo strumentalmente enfatizzato. Come abbiamo già osservato, infatti, il numero dei veri no-vax è esiguo, trascurabile per la riuscita della campagna di vaccinazione.

La vaccinazione, ha osservato Luca Ricolfi, è diventata “una sorta di dovere patriottico, e squalifica qualsiasi obiezione o dubbio come una sorta di diserzione. Un clima così non si è mai avuto in Italia, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale”. A buon intenditor…

Criticare il Green Pass si può (malgrado io sia un ultra-vax) | L’HuffPost

Uno dei capisaldi della democrazia è che le norme si possono criticare. Uno è tenuto solo a rispettarle, non ad amarle svisceratamente o a doverle condividere completamente.  I posti dove le norme vanno obbligariamente amate e chiunque critica è un nemico del popolo sono, guardacaso, le dittature.

Penso che in certi casi non sia improprio parlare di “dittatura sanitaria” nel senso che i motivi sanitari vengono presi come pretesto per attuare comportamenti dittatoriali come l’incriticabilità delle norme. Basta vedere le reazioni all’appello di Barbero.

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Mentre scrivo queste righe, mi sto chiedendo chi me lo faccia fare. Vorrei parlare del Green Pass, esprimendo una posizione critica, nonostante io sia un “ultra-vax” della primissima ora. Chi me lo fa fare di sollevare dubbi circa la proporzionalità e la coerenza di uno strumento che non fa nient’altro che il vantaggio mio e della collettività, e che mi dà la libertà di lavorare, spostarmi, vivere in modo pressoché normale? Fossi un novax, allora capirei di più la mia opposizione al Green Pass, in quanto ne subirei le conseguenze. Ma nel mio caso, perché devo fare il rompiscatole, prenotandomi così un posto tra gli “intellettualoidi” e “costituzionalisti da bar” che osano dirsi contro l’unico “strumento di libertà” che abbiamo (e pur avendo rispetto a loro infinitamente meno competenza e rilevanza nel dibattito)?

 

La prima accusa che i critici del GP si attirano è quella di intelligenza col nemico, cioè il novax. Essere contro il Pass, specialmente se la propria posizione non viene argomentata in maniera inattaccabile, significa per i fan più sfegatati di questo strumento buttare la palla in tribuna, intralciare il lavoro di chi cerca di farci tornare il prima possibile alla normalità e alla libertà, insomma: significa essere (quasi) un disertore. Non temo di esagerare in questo giudizio perché il clima che respiriamo è da guerra, di parole. Da una parte c’è il governo e i vaccinati giustamente ansiosi di tornare alla normalità, dall’altra ci sono i novax, i bohvax e, a quanto pare, anche i noGreenPass.

Roba già vista con immuni, chiunque era contrario era un untore terrapiattista che voleva l’epidemia permanente. Immuni poi fallì miseramente per le cazzate fatte da chi decideva, mancanza di un sistema efficace di gestione delle segnalazioni e di un sistema efficiente di test. Ma la colpa era dei notrax.

I noGreenPass sono quelli che, nel brutto mezzo di una pandemia, col rischio di nuove chiusure sempre all’orizzonte – un rischio non quantificato, sappiamo soltanto che incombe –, con settanta morti al giorno, si permettono di filosofeggiare di diritti, discriminazioni, divisioni sociali. Dispiace scontentare, ma se non parliamo di diritti proprio in queste situazioni eccezionali, quando mai dovremmo farlo? La gran differenza la fa il discutere con cognizione di causa e misura delle parole, senza sollevare dubbi infondati sul vaccino, senza offrirsi alle strumentalizzazioni dei novax; e convengo che non sempre i noGreenPass hanno rispettato queste regole, purtroppo.

Come in tutte le cose ci sono sia gli sciroccati terrapiattisti che chi ha dubbi sensati e validamente motivati. Ma a molti conviene parlare dei primi per nascondere i secondi. Anche con immuni, per dire, si perculavano i gombloddisti ma non si entrava nel merito di osservazioni da parte di esperti di sicurezza informatica, giuristi, etc. etc.

Non parliamo poi di coloro che non solo sono critici verso il Green Pass, ma invocano l’obbligo vaccinale. Bingo. Nella classifica delle ironie dei tifosi del GP, loro sono in vetta, perché arzigogolano di formalità della legge e non si accorgono di proporre un obbligo “che soltanto col Green Pass potrebbe venire efficacemente controllato”. Peccato che questo non sia vero, perché il Pass non esaurisce la gamma di sanzioni e modalità di controllo che potrebbero essere stabilite insieme a un obbligo vaccinale.

io sono in questa categoria perché penso che se si fa passare che basta una emergenza “brutta brutta” a giustificare aggiramenti della costituzione, domani ci saranno tante altre emergenze “brutte brutte” che giustificheranno tanti altri aggiramenti. L’esempio è l’articolo 15 sulla segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni. Dopo averla menata tanto con il diritto a sapere, oggi lamentarsi che qualsiasi cosa intercettata finisca in questo o quel giornale è solo imbecille. Si è voluto l’aggiramento di quell’articolo per colpire il nemicissimo e adesso si aggira per tutti (citofonare Davigo e Palamara per delucidazioni).

L’atteggiamento del governo, e di molti di noi, nei confronti del GP è quasi fideistico: non sono neanche due mesi di applicazione, e già non vediamo nulla al di fuori di esso. Abbiamo introiettato a tal punto l’idea della società divisa in due (immuni e non) – idea peraltro incoraggiata proprio dal GP – che non siamo in grado di non riproporcela in futuro. Questo costo sociale non è monetizzabile, ma è un’ombra pesante sulla società.

Il GP protegge dal contagio, si dice non senza ragione, ma il suo effetto di limitazione della circolazione virale è probabilmente sopravvalutato dal momento che siamo già vicini all’80% di popolazione vaccinata, e all’aumentare della quota di vaccinati diminuisce anche l’utilità di separare i sempre più numerosi vaccinati dai sempre meno numerosi non vaccinati. Inoltre, secondo le ultime decisioni, il GP sarà rilasciato dal primo giorno successivo alla prima dose (cioè ad immunità ancora nulla) e durerà per ben 12 mesi (cioè ad immunità sicuramente diminuita, come i dati scientifici stanno mostrando). Inutile dire che, con queste regole, è il governo stesso il primo a credere poco nel GP come misura di salute pubblica.

Ma ci sono altre criticità che contrastano con questa pretesa fideistica: che il GP scatti immediatamente dopo la prima dose di vaccino, che se sei infetto, anche se vaccinato, poi il GP rimane valido. Queste criticità ci sono ma esprimere tali dubbi ti fa arruolare fra i novax duri e puri. Soprattutto se chiedi se il GP sia un sistema di sicurezza o uno strumento di pressione.

Il punto principale semmai è se questa misura sia proporzionata rispetto alle limitazioni dell’accesso a diritti fondamentali quali il lavoro o l’istruzione. Finché il GP era circoscritto ai ristoranti, si poteva tranquillamente sostenere che fosse cosa da poco, ma oggi viene esteso – e nessuno sa per quanto tempo, dettaglio non irrilevante – a praticamente tutte le attività della vita quotidiana, tra cui due ambiti costituzionalmente rilevanti. Filosofia (da bar)? Lana caprina?

L’obbligo vaccinale potrebbe risolvere l’incoerenza e l’ipocrisia alla base del GP, superando ciò che altro non è che un obbligo surrettizio, a meno di non volersi tamponare ogni 72 ore. A un patto, però.

Un obbligo che si servisse del GP per il controllo, e quindi un GP legato unicamente alla vaccinazione, sarebbero una soluzione, seppur più coerente, non così diversa dall’attuale impianto normativo. Concedo a chi già è sul punto di obiettare: è vero, cambierebbe poco nella sostanza, perché i luoghi sarebbero comunque inaccessibili senza GP (senza vaccino). Una sottigliezza gattopardesca.

Per questo la misura che, almeno a me, appare migliore, più coerente, onesta e coraggiosa, è un obbligo vaccinale che superi del tutto il GP e qualsiasi altro tipo di restrizione che al GP si ispiri. Un obbligo con sanzioni pecuniarie adeguate (multe molto salate possibilmente reiterate e incrementate ogni volta che scatti una diffida a pagare). Ma anche il ripristino della libertà di movimento, e la fine delle limitazioni individuali, il cui effetto di protezione dal contagio non è mai stato quantificato, probabilmente è sopravvalutato in virtù della già buona copertura vaccinale, e per l’odierna tempistica di rilascio è solo sulla carta per i motivi già esposti. (…)

Quotone

Chi me lo ha fatto fare, forse era una preoccupazione esagerata. Non credo di avere detto nulla di così contrario all’interesse nazionale, al di là della mia influenza pari a zero. Ho solo immaginato una via meno contraddittoria e subdola di questo Green Pass venduto come l’unico modo per non avere più lockdown, esteso arbitrariamente in assenza di qualsiasi dato a supporto, senza l’indicazione di alcun orizzonte temporale o di alcun obiettivo di vaccinazione al cui conseguimento esso possa venir meno. Nulla. Soltanto la (fondata, ma a quale prezzo) speranza di avvicinarci il più possibile a un‘elevata copertura vaccinale, che tanto somiglia al paradosso di Achille e la tartaruga.

Se si guadagna dall’emergenza si spera che quest’ultima non finisca mai.

Il caro-bollette è colpa delle politiche anti-carbonio, dice il Wall Street Journal

Sorgente: Il caro-bollette è colpa delle politiche anti-carbonio, dice il Wall Street Journal

Il caro-bollette è colpa delle politiche anti-carbonio, dice il Wall Street Journal
Il quotidiano americano critica le scelte di Europa e Stati Uniti: “Le energie rinnovabili non possono sostituire i combustibili fossili in un’economia moderna”

16 settembre 2021, 19:46

Tralicci Africa energia
di Ivana Pisciotta
L’aumento record delle bollette non riguarda soltanto l’Italia ma anche gli altri paesi europei e si sta facendo sentire al di là dell’Atlantico. Un rialzo vertiginoso la cui responsabilità va ricercata nelle “politiche anti-carbonio del tipo che l’amministrazione Biden vuole imporre negli Stati Uniti”. Lo afferma il Wall Street Journal, nel suo editoriale.

L’autorevole testata cita il balzo record dei prezzi dell’elettricità nel Regno Unito, “un aumento del 700% dalla media del 2010 al 2020”. Sempre in Gran Bretagna, ricorda il Wsj, “l’aumento del 12,3% del mese scorso è stato il più grande dal 1974 e ha contribuito al picco dell’inflazione ai massimi dal 1993” e comunque “altre economie stanno registrando picchi simili”.

Le cause vanno ricercate nelle politiche anti-carbonio dell’Europa che hanno creato una carenza di combustibili fossili. Cosa è successo? Il Wsj ripercorre le ultime tappe ricordando che “i governi hanno pesantemente sovvenzionato le energie rinnovabili come l’eolico e il solare e hanno chiuso le centrali a carbone per rispettare i loro impegni nell’ambito dell’accordo di Parigi sul clima”. “Ma – sottolinea il Wsj – l’energia eolica quest’estate è diminuita, così i paesi stanno cercando di importare più combustibili fossili per alimentare le loro reti”.

Gli effetti non hanno tardato a farsi sentire: i prezzi spot del gas naturale in Europa “sono aumentati di cinque volte nell’ultimo anno”. Questo appunto perché “l’aumento del consumo di combustibili fossili ha causato un’impennata della domanda e dei prezzi dei permessi di carbonio nell’ambito dello schema cap-and-trade del continente, che ha spinto i prezzi dell’elettricità ancora più in alto”.

In questo caos, la Russia ha sfruttato il momento “rallentando le consegne di gas, apparentemente per fare maggiore pressione sulla Germania e siglare la certificazione del gasdotto Nord Stream”. Secondo il Wsj, “Putin può far sentire il suo peso in Europa perché anche il resto del mondo ha bisogno del suo gas. La siccità ha ridotto l’energia idroelettrica in Asia, e i produttori stanno usando più energia per fornire più beni all’Occidente. A causa di una carenza di gas e carbone, la Cina ha razionato l’energia per le sue fonderie di alluminio e i prezzi dell’alluminio questa settimana hanno raggiunto un massimo di 13 anni”.

Nel frattempo, “gli Stati Uniti “sono il più grande produttore di gas al mondo, ma non sono immuni dalle turbolenze dei mercati energetici”. I prezzi spot del gas naturale negli Stati Uniti sono raddoppiati nell’ultimo anno in parte perché i produttori hanno aumentato le esportazioni in Europa e in Asia.Il dato segna un incremento di oltre il 40% nei primi sei mesi di quest’anno rispetto all’anno scorso. Da ciò emerge il fatto, aggiunge il Wsj, che i combustibili fossili rappresentano una risorsa economica e strategica degli Stati Uniti. Secondo il quotidiano, “il piano dell’amministrazione Biden di ridurre la produzione di petrolio, gas e carbone attraverso la regolamentazione darebbe potere agli avversari, specialmente Russia, Iran e Cina, che sono i tre maggiori produttori di gas al mondo dopo gli Stati Uniti”.

Intanto, sempre negli Stati Uniti, i prezzi dell’elettricità e del gas sono aumentati rispettivamente del 5,2% e del 21,1% negli ultimi 12 mesi ad agosto. E “alcuni analisti prevedono che i prezzi del gas potrebbero raddoppiare quest’inverno se la produzione statunitense non aumenta e la domanda globale rimane alta”. Insomma, conclude il Wsj, “le energie rinnovabili – sottolinea il Wsj – non possono sostituire i combustibili fossili in un’economia moderna. Le famiglie e le imprese verranno penalizzate da bollette energetiche più alte anche se le emissioni di CO2 dovessero aumentare. I problemi dell’Europa sono un avvertimento per gli Stati Uniti, se solo i democratici lo ascoltassero”.

Una riflessione molto interessante

letto su hookii, grassetti miei.

Sorgente: Il Green Pass sarà obbligatorio per tutti i lavoratori – hookii

Miki M • un’ora fa • edited
Comunque la cosa che impressiona è che in Italia stanno avvenendo delle compressioni sempre più evidenti dei diritti individuali e non solo nel dibattito pubblico non si discute sulla loro fondatezza, proporzionalità ed efficacia, ma addirittura la si nega tout court.

Beninteso, è legittimo sostenere che questa compressione sia giustificata dallo stato di emergenza, ma, cazzo, non sostenere che non ci sia perché significa negare l’evidenza!

Molti son talmente tifosi che se il loro “leader” dicesse che a mezzogiorno è notte,  sosterrebbero acriticamente tale idea.

Ora, in Italia, unico paese Occidentale, si è introdotto l’obbligo di un trattamento sanitario per poter lavorare dopo che lo si era fatto per poter andare a scuola o viaggiare, ed è stato non attraverso un obbligo legale esplicito, ma attraverso un meccanismo formalmente volontario ma sostanzialmente coercitivo [e no, non è la stessa cosa, anche e soprattutto sul piano risarcitorio: resta un vaccino “consigliato” quindi l’accesso ai risarcimenti della legge 210/1992 deve passare attraverso un’estensione giurisprudenziale].

Questo è il punto critico che lascia perplesso anche me; perché non si è scelta la via diretta di un obbligo ufficiale, obbligo magari rinforzato dal GP come sistema di controllo? Perché? Le congetture lette nei vari commenti sono una peggio dell’altra, da: “c’è una emergenza e quindi non rompere altrimenti moriremo tutti” al “ma se lo mette deve pagare il prezzo politico delle proprie scelte”.
Un crescendo rossiniano di stronzate. Che un governo, ente politico per prende scelte politiche pretenda di non pagare per le scelte fatte…

Qualunque argomentazione minimizzatrice sul fatto che “tanto il libretto vaccinale si è sempre richiesto, tanto per certe categorie l’obbligo c’era già” è inaccettabile perché appunto quelle erano specifiche deroghe giustificate per alcune categorie di professioni, qui si parla di tutti i lavoratori, qualunque sia il loro lavoro, qualunque sia il rapporto che hanno con il pubblico/con gli altri lavoratori. Per assurdo pure se faccio l’agricoltore o il pastore e vedo 10 persone l’anno solo all’aperto, devo vaccinarmi comunque.

Deroghe previste dalla legge, alla base c’è una norma che, secondo  quanto richiede la costituzione, impone un trattamento sanitario.

Questo è un fatto storico, ed è stupido ridurlo al solo qui ed ora: è vero, si può dire che nella pratica questo provvedimento non è così opprimente perché questo vaccino è obiettivamente sicuro ed è obiettivamente l’unica via d’uscita ad un problema enorme come è questa pandemia.
Ma il bilanciamento tra rischio potenziale e severità della misura l’ha fatta il governo in autonomia, come tutto in questa pandemia: con il parlamento completamente soggiogato ed un opinione pubblica terrorizzata e disorientata da una stampa inadeguata, umorale e populista, in nessun modo in grado di dare giudizi nel merito.
Se un domani la misura fosse più invasiva, la minaccia meno incombente, chi potrà protestare ora che si è dato per acquisito questo precedente?

Questa conclusione la condivido alquanto; la storia insegna che le peggiori porcherie spesso son state fatte in nome di altissimi ideali, e che, scagliata la prima pietra, per le seconde i requisiti sono meno stringenti.

Si è visto con la riservatezza della corrispondenza; hai voglia oggi, dopo aver montato l’opinione pubblica su suo diritto a sapere, che, chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere, di scandalizzarti perché tutte le intercettazioni finiscono puntualmente sui giornali.

il potere di deterrenza

Una cosa che molti pregiatissimi esperti di geopolitica da bar non capiscono o non vogliono capire è il così detto “potere di deterrenza”.

Cos’è? diciamo che è l’apparire grosso e cattivo e, nel caso mi rompi le scatole ne prendi anche tu abbastanza da non rendere conveniente il cercare la rissa. Infatti i bulli stranamente vanno a cercare sempre quelli gracili o che per un motivo o per un altro hanno difficoltà a reagire. Difficilmente vanno a cercare qualcuno che possa rendergli la pariglia.

Per esperienza personale, il lasciar perdere molti bulli lo interpretano come un semaforo verde per alzare di più la posta, invece quando si reagisce cercano altre vittime con cui prendersela. Diciamo che l’apparire grosso o cattivo, del tipo che se rompi le scatole allora meno anche io, aiuta a spingere i bulli a cercare altre prede.

Fra gli stati esiste la stessa dinamica: un forte esercito e, essenziale, il volerlo usare a pieno, aiuta a convincere “certi rompiscatole” che è meglio non rompere più di tanto. Tanto per fare un esempio pratico basta pensare ai proclami di distruzione di Israele sparati da questo o da quello. Perché Israele è ancora lì? Che c’entri qualcosa la capacità di reagire e restituire repentinamente colpo su colpo?

Immaginiamo per un attimo che decidessero come stato di rinunciare assolutamente alla violenza e di diventare “pacifisti ghandiani”, disarmare completamente l’esercito, bloccare qualsiasi reazione a qualunque tipo di attacco. Quanti giorni durerebbe come stato?

Per questo non mi convince un pacifismo idiota e scriteriato incapace di capire il potere di deterrenza di un buon esercito. La domanda è: se non ci picchiano a cosa ci serve l’esercito, ha una sola risposta: guarda che è proprio perché abbiamo un esercito allora non ci picchiano.