Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano

Le buone intenzioni; il miglior materiale per lastricare le strade.
[Mulciber, architetto e ingegnere infernale]

Buseca ن!

Leggete, leggete: Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano – The Vision

E poi sfanculate tutti i trinariciuti vegani.

View original post 2.484 altre parole

Annunci

La tua ipersensibilità non ti rende speciale o interessante – The Vision

Un articolo molto interessante sulla snowflake generation e di come lo spingere all’eccesso la tutela della specialità alla fine porti a conseguenze completamente antitetiche rispetto a quanto si voleva inizialmente ottenere.

Concordo con le conclusioni dell’autrice; pensano di essere paladini ma spesso son solo immaturi che rifiutano il dialogo, giustificandosi con la loro spiccata sensibilità, sensibilità che usano per dipingere di idealismo i loro capricci.

Da considerare anche una cosa: quando domani qualcuno parlerà di nazist-shaming, molti dei fiocchi di neve andranno in cortocircuito di brutto ma di brutto, brutto, brutto.

Sorgente: La tua ipersensibilità non ti rende speciale o interessante – The Vision

LA TUA IPERSENSIBILITÀ NON TI RENDE SPECIALE O INTERESSANTE
Di ALICE OLIVERI 18 SETTEMBRE 2017

(…)

Al di là della becera tendenza dell’alt-right a screditare qualsiasi oppositore del movimento sessista, razzista e machista, la questione Generazione Fiocco di Neve porta alla luce un aspetto interessante e complesso della contemporaneità, e a tratti anche inquietante e pericoloso, perché volto a istituire e a imporre in alcuni casi una norma che non è detto garantisca necessariamente una maggiore libertà. Se da un lato il maschio alfa trumpiano impone il suo dominio con violenza spregiudicata e oppressiva, dall’altro il giovane snowflake promulga un’inclinazione alla censura e alla limitazione della libertà di espressione in favore della sua politica in difesa della sensibilità. L’esempio più lampante di questa battaglia per l’ipersensibilizzazione della società è senza dubbio quello della lingua gender-sensitive: ci sono università nel mondo anglosassone che minacciano di abbassare voti a chi non usa termini ed espressioni gender neutral, creando un cortocircuito distopico in cui si propone un modello libero e rispettoso che si applica attraverso norme e divieti.

Sempre a proposito di censura e divieti: la sensibilità degli studenti di lettere della University of Pennysilvania era così urtata da un’immagine di Shakespeare, poeta ritenuto razzista e misogino, affissa nella hall del dipartimento da imporre la sua rimozione e sostituzione con la foto di Audre Lorde, poetessa lesbica e femminista africana. Siamo davvero tanto sicuri del valore che ha il sostituire al più grande poeta e drammaturgo inglese che sia mai esistito questa poetessa? Non è forse attraverso le sue poesie e le sue parole che questa scrittrice dovrebbe essere acclamata, invece che come icona?

 

(…)

La Snowflake Generation rischia con la sua determinata intenzione a stabilire regole e divieti di diventare una sorta di paladina di una metaforica Santa Inquisizione dove qualsiasi mancanza di rispetto al dio delle diversità generi un patibolo di esecuzione per il colpevole di un generico shaming.  (…)

E dunque, questa ipersensibilità, questo desiderio di generare a tutti i costi etichette che danno vita a cose che fino a un attimo prima non esistevano (come nella migliore tradizione biblica), questa incapacità di accettare critiche e di pestare i piedi di fronte a chi si permette di controbattere, annullando ogni scontro dialettico, è forse il segno di una inquietante immaturità che alimenta la marginalità delle minoranze, piuttosto che favorire l’integrazione. Insomma, come può questa generazione di candidi fiocchi di neve portare avanti le sue battaglie, spesso legittime, se per farlo sente il bisogno di scagliarsi contro un’immagine di Shakespeare? Forse i più grandi nemici dei fiocchi di neve sono i fiocchi di neve stessi, che fanno della loro sensibilità un’arma contro il dialogo, di fatto unico vero antidoto all’intolleranza.

 

Se le tue idee non reggono ad un contraddittorio…

… allora sono idee che non valgono un cazzo.

Stavo leggendo questo articolo di Mattia: http://www.butta.org/?p=20517.

Oppure, prendete questo caso. Ben Shapiro (non proprio un tizio incendiario, eh) va a parlare all’università (?!?) di Berkely, e l’università cosa fa? Ti scrive sul proprio sito cose di questo tipo:

Support and counseling services for students, staff and faculty

We are deeply concerned about the impact some speakers may have on individuals’ sense of safety and belonging. No one should be made to feel threatened or harassed simply because of who they are or for what they believe. For that reason, the following support services are being offered and encouraged:

Student support services
Employee (faculty and staff) support services

Tradotto: siccome nell’università ci sono delle povere stelline che si mettono a frignare se sentono qualcuno dire cose tipo… la verità (quando la verità si scontra con le loro ideologiche masturbazioni mentali) allora l’università ti offre un servizio di assistenza con uno psicologo che ti aiuta a superare il trauma.

Son rimasto sconvolto ed ho pensato alla mia prof. di Filosofia. Qualsiasi bestialità tu dicessi, anche per provocare e per contestarla, ti chiedeva con fare disarmante: “perché? puoi argomentare la tua affermazione?” e spesso non riuscivi a rispondere e la finivi a contorcerti nel patetico “è così perché è così”.
Quella è stata una lezione molto preziosa; alla conoscenza si arriva mediante il dibattito ed il confronto, anche con chi ha idee diametralmente opposte alle tue.

Per sostenere le tue idee devi essere pronto ad affrontare un contraddittorio; se non ha il coraggio di sentire le idee diverse, se non hai il coraggio di argomentare le tue, di chiedere all’altro quali argomenti porta a supporto delle sue significa solo che le tue idee non valgono niente e che l’unico modo di sostenerle è dichiarare eretiche le idee diverse ed invocare la censura. La storia è piena di esempi. Trovo buffo che spesso chi si scandalizza per il rogo della biblioteca di Alessandria alla fine si comporti allo stesso modo di chi ha appiccato il fuoco. Fuoco appiccato perché si temeva quanto scritto in tali libri.

Invece il vivere in un giardino d’infanzia dove vieni abituato a sentire solo quello che vuoi sentire e giustificato se frigni che non vuoi sentire certe cose, significa essere destinato a finire a pezzi quando quelle cose sarai costretto a sentirle.  Da questo punto di vista il web con la sua possibilità di comunicare direttamente è stato devastante. Prima del web, se leggevi magari il giornale ti arrivava la realtà filtrata da tale giornale, le lettere dei lettori erano accuratamente scelte per supportare le tesi del giornale1 mostra la realtà vera e reale e non la versione filtrata dai giornali o dai media. Esistono gli imbecilli, esistono i bifolchi ignoranti convinti di essere grandi dottori. Tante cose che esistevano già ma delle quali vedevi solo pochi casi sporadici, troppo pochi per elevarli a regola generale.

Spingere il politically correct agli eccessi ovvero l’evitare di usare qualsiasi parola che possa evocare qualcosa di spiacevole per qualcun altro, come ad esempio il pronome “lui” per chi, dotato di pisello, si sente una donna oppure il festeggiare la festa della mamma in una classe dove un ragazzo ha la sfortuna di non aver, per un motivo o per un altro, la mamma, significa tentare di far vivere tutti in un immenso giardino d’infanzia dove senti solo quello che ti piace e vieni protetto dalla realtà brutta e cattiva. Peccato che così facendo non impari a confrontarti con la realtà e non impari a crescere, resti solo un bambino frignone che ha bisogno dello psicologo se ti dicono che babbo natale non esiste, perché tale rivelazione può mandare in crisi la tua fragile psiche.

E finisci “distrutto” semplicemente se vieni costretto a sentire qualcosa che non condividi.


  1. un poco come capita in certi forum dove fra i commenti di un articolo che sostiene una tesi T vengono fatti passare un 70% circa di messaggi pro T, un 20% contro e un 10% neutri. E fra i commenti contro passano solo quelli che sembrano scritti da trogloditi sgrammaticati mentre vengono censurati quelli scritti bene che in maniera corretta confutano T. Tanto per fare un esempio, in un articolo pro ius soli un commento come “no ai bingo bongo” verrà fatto passare mentre un commento come “son contrario perché considero poco accorto far sì che un minore abbia una cittadinanza diversa da quella dei suoi genitori/tutori” verrà cassato. 

Per favore, chiudete l’Anpi di Savona! – Il Dubbio

Riconosco, e stimo Sansonetti perché riconosco sia una persona intellettualmente onesta. E condivido questo suo articolo e il suo grido contro il silenzio della sinistra. Sinistra che spesso urla sdegnata e chiede la testa dei segretari dei partiti politici avversari quando qualche bestialità o qualche clamorosa stronzata viene scritta nei social da qualche consigliere circoscrizionale di qualche sperduto paesello.

Comportarsi in questo modo è semplicemente sdoganare il fascismo comportandosi, camicia nera a parte, esattamente come i fascisti. E che credito si può dare a chi si dice antifascista a parole e fascista, fascistissimo, nei modi?

Sorgente: Per favore, chiudete l’Anpi di Savona! – Il Dubbio (grassetti miei)

Il capo dell’Anpi di Savona, con una dichiarazione demenziale, ha definito “fascista” una bambina di 13 anni e ha giustificato – neanche tanto velatamente – il suo stupro e il suo assassinio, nel 1945, ad opera di alcuni partigiani vigliacchi e folli. (…) Però l’Anpi dei cinquantenni continua a rivendicare il suo ruolo e a pretendere l’esclusiva dell’antifascismo. Lo ha fatto anche recentemente, durante la campagna del referendum, dichiarandosi custode suprema della Costituzione.

Purtroppo i capi veri della Resistenza non ci sono più: Longo, Mattei, Parri, Valiani, Pertini, Lombardi, Pajetta. Socialisti, comunisti, democristiani, liberali. Gente valorosa, di pensiero e di grandi principi e di forte moralità. Inorridirebbero di fronte alle idiozie dell’Anpi contemporanea.

La presa di posizione dell’Anpi di Savona, nasce da una ragionevolissima iniziativa di un consigliere di centrodestra del comune di Noli, il quale, dopo 72 anni dalla sua morte, ha proposto una targa per ricordare quella bambina stuprata e uccisa. Il sindaco ha detto di sì, e allora l’Anpi ha alzato il muro.

Il segretario dell’Anpi di Savona, protagonista di questa battaglia, si chiama Samuele Rago. Seppure con un po’ di orrore trascrivo qui la sua dichiarazione: «L’Anpi ribadisce la propria contrarietà al progetto dell’amministrazione comunale di Noli di erigere un cippo in memoria della brigatista nera Giuseppina Ghersi…». E poi: «La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità di schierarsi e operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti». E infine ( terribile): «La ragazzina era una fascista. Eravamo alla fine della guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili». Non riesco a commentare, perché tremano le mani. «Brigatista nera» ? A 13 anni? Responsabile di essersi schierata coi fascisti e perciò meritevole di morte? Atto giustificabile vista la situazione dell’epoca, anche se oggi può sembrare difficile comprenderlo?

Tutto questo, scritto, consapevolmente, da un dirigente politico, perdipiù, devo immaginare, di sinistra e antifascista. Ma a che punto può arrivare la bestialità dell’odio politico? Fin a quale limite di abiezione accompagna la mente e il pensiero?

Il problema più grande però non è questo. Può succedere che una singola persona dica delle atrocità, magari perché è confuso, perché ha perso la testa. Io mi auguro che oggi o domani si renda conto e chieda scusa. Quello però che mi ha colpito e che non riesco a giustificare è la mancanza di reazione della sinistra. Dai partiti non ho sentito indignazione. E mi pare che anche la presa di distanze dell’Anpi nazionale, giunta dopo molte ore e grande riflessione, sia debolissima e molto reticente. Trascrivo anche quella: «L’Anpi ha sempre condannato gli atti di vendetta e violenza perpetrati all’indomani della Liberazione. E lo fa anche oggi rispetto alla vicenda terribile e ingiustificabile dello stupro e dell’assassinio di Giuseppina Ghersi. Ribadisce che singoli episodi, per quanto gravissimi, non intaccano i valori della Resistenza e della guerra di Liberazione nazionale, grazie alla quale l’Italia, dopo anni di guerra, violenze e dittatura, ha conquistato pace libertà e democrazia».

Certo non c’è una parola fuori posto in questo comunicato. Però qualcosa stona. Tre cose. La prima è l’inutilità della seconda parte della nota: che bisogno c’è di ribadire la grandiosità della Resistenza? Chi l’ha messa in discussione? Deporre una targa in ricordo di una ragazzina trucidata bestialmente è un’offesa all’antifascismo o alla guerra di liberazione? No. Dunque la seconda parte del comunicato serve solo a giustificare, almeno in parte, le folli parole di Rago.

La seconda cosa che stona è l’assenza di una frase netta che dica che l’Anpi chiede che la targa sia realizzata e che la memoria di Giuseppina sia onorata.

Terza obiezione, non si ha notizia di nessun provvedimento disciplinare nei confronti del presidente savonese dell’Anpi e forse di tutto il consiglio direttivo. Perché l’Anpi nazionale non chiude la sezione savonese? Perché non caccia il presidente. Perché non chiede scusa al sindaco di Noli e ai parenti di Giuseppina? (…)

Proprio l’altro giorno, qui a Roma, si è tenuto il G7 delle avvocature. Organizzato dal Cnf. Hanno partecipato studiosi, magistrati, ministri, varie autorità dello stato, tra i quali il Presidente della Camera. Il tema era: lotta al linguaggio dell’odio. Avevo appena sentito un’intera giornata di discorsi impegnati e profondi su questo tema quando è giunta la notizia di Savona. Mi chiedo: Forse esiste un tipo d’odio che è più legittimo degli altri? Forse chi ha ottenuto il possesso del simbolo dell’Anpi ha il diritto di vomitare fango contro una bambina stuprata e uccisa da dei mascalzoni? No, amici miei, non esiste. E spero con tutto il cuore i partiti antifascisti, le autorità, le istituzioni, alzino la voce contro questa follia, che di antifascista, francamente, non ha proprio nulla. E al mio amico Emanule Fiano, che è il promotore della nuova legge contro l’apologia di fascismo, vorrei rivolgere un appello: intervieni, con la tua autorità, e chiedi che quella targa venga collocata. Perché il vero antifascismo è questo: umanità e tolleranza.

i razzisti e le prostitute nigeriane.

A quanto pare sui social c’è una nuova moda per trattare il problema migranti; la moda dei messaggi come questo:

Ma quelli che odiano gli immigrati, sono gli stessi che vanno a prostitute nigeriane all’insaputa della propria moglie?

E queste sono alcune delle “migliori” risposte.

Non solo. Fanno anche quella cosa schifosa che è detta “turismo sessuale”.

Con tanti messaggi sdegnati contro i razzisti puttanieri. Perché, nella narrazione dell’ammore universale equosolidale, il razzista non può essere semplicemente uno che disprezza i negri o che ha paura di loro o che dice “prima gli italiani”, no, in tal caso non bucherebbe lo schermo, sarebbe solo la solita banale idiozia umana. Il cattivo deve essere un essere abietto, un puttaniere che si organizza i puttan tour con minorenni all’estero. E così ci si può lamentare che noi (loro)1 che commettiamo tali peccati perché osiamo essere razzisti? Penitenziagite!.

Beh posso dire che messaggi come quello in realtà son solenni zappe sui piedi. Prima zappa: ok deploriamo chi, italiano, va a prostitute, azione legale2, illegale solo se le prostitute son minorenni. Però a me è capitato qualche volta di passare in auto in “zona divertimento” ed alle “signorine” si avvicinavano anche “risorse”, saranno anche loro razzisti? E la domanda sorgerebbe spontanea: ma è più grave essere un “razzista”, o andare a prostitute?

Seconda zappa, molto più grave, c’è tutta una filiera che convince a partire, o rapisce, le ragazze dai paesi d’origine per farle finire in strada in europa. Filiera, a leggere gli articoli dei giornali sull’argomento come Noi vendute per sesso dalla Nigeria all’Italia – l’Espresso, gestita dalla malavita, malavita dei paesi d’origine di quelle poveracce, malavita dei paesi di passaggio e malavita in italia. Eppure raramente si leva qualche voce sdegnata contro chi, talvolta controvoglia, le porta in europa. Nessuno degli sdegnati per i razzisti che vanno a prostitute si chiede come mai tali ragazze, talvolta anche minorenni, vengano prese dalla rete di accoglienza per farle finire in strada? Perché si deplorano solo i razzisti e non si deplora l’orribile filiera che parte con il “prelievo” delle ragazze dai paesi di origine e finisce con loro nelle tangenziali, filiera che comprende anche la traversata “libia – italia”? Perché si deplora l’effetto e non si interviene su tutte le cause? La domanda, ma anche la catena logistica che porta a soddisfare tale domanda. Certo è difficile intervenire in Nigeria od in Libia, ma in Italia…

Sono questi i dubbi che poi trasformano in boomberang tali messaggi; mostrano impietosamente come siano narrazioni non per evidenziare e portare attenzione su un problema ma per solo per gettare fango ulteriore oltre ad accuse, spesso strumentali di razzismo. Un ottimo modo per mostrare che di quelle poveracce non importa nulla se non che forniscano pretesti per attaccare i “razzisti”. E allora chi sarebbe il “cattivo”?


  1. I buonisti usano il “noi” come atto d’accusa certi che il loro appartenere “al lato chiaro” li mondi all’istante di tutte le nostre colpe. 
  2. La prostituzione, a meno che chi si prostituisce sia minorenne, in italia non è reato. E’ reato il suo sfruttamento e il suo favoreggiamento. 

Lo sputtanamento della resistenza da parte di chi vorrebbe sostenerla.

Stavo leggendo questa notizia: Giuseppina Ghersi, la ragazzina violentata e uccisa dai partigiani: scoppia la polemica – Corriere.it e devo dire che è stata emblematica di come l’ANPI e la resistenza siano passate dall’essere un fatto storico al diventare una religione laica.

I conti con la storia non sono ancora finiti a Noli. Fa discutere l’iniziativa di un consigliere comunale di centrodestra di ricordare una ragazzina violentata e uccisa dai partigiani con una targa nella piazza dedicata ai fratelli Rossetti. La storia di Giuseppina Ghersi, tredicenne di Savona uccisa pochi giorni dopo la liberazione, torna di attualità fra le polemiche, come scrive il Secolo XIX. A proporre la targa, che sarà inaugurata il 30 settembre, Enrico Pollero, di centrodestra e con un padre partigiano che, ricorda «è stato in montagna per diciotto mesi». «Ma dopo aver letto la storia di Giuseppina Ghersi ho pensato che bisognava fare qualche cosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo». «Per ricordare lei, non chi ha combattuto dalla parte sbagliata» spiega il consigliere secondo il quale però «dall’altra parte non c’erano solo criminali e disgraziati».

Pollero punta ad una «vera riappacificazione» sostenuto dal sindaco della cittadina del ponente ligure, medaglia d’oro della resistenza. L’associazione partigiani è insorta. «Siamo assolutamente contrari. Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo col Comune di Noli e con la prefettura» dice Samuele Rago, presidente provinciale dell’Anpi. «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili», sostiene. Parole dalle quali prende le distanze Bruno Spagnoletti, dirigente Cgil in pensione. «Non riesco a capire come si possa giustificare l’esecuzione di una bambina di 13 anni», afferma.

Le parole del presidente provinciale dell’ANPI sono molti gravi, ammettere che esistono giustificazioni per l’omicidio di una ragazza di 13 anni a guerra finita significa implicitamente ammettere che esistono giustificazioni per molte barbarie commesse nella seconda guerra. Come poteva essere, una ragazza di 13 anni una fascista, di quali crimini si sarebbe macchiata direttamente lei? (la responsabilità penale è personale art. 27 della tanto idolatrata, dall’anpi, costituzione). Giustificare tale barbarie, gratuita, con un «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili» invece che con un «è stato un tragico errore, una macchia ingiustificabile», significa giustificare le fosse ardeatine e priebke; anche in quella situazione «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili». La colpa di Priebke quindi non è stata la rappresaglia ma l’essersi trovato poi nella parte che ha perso.

Inoltre la reazione “piccata” mostra come la resistenza oramai sia una religione laica, con tutto il carico di contraddizioni, reali od apparenti, di una religione. I santi sono santi perché sono santi e qualsiasi prova del contrario è blasfema e deve essere occultata o distrutta1. I partigiani erano i buoni buonissimi che lottavano contro i cattivi cattivissimi; in pratica la caricatura di un fumettone americano degli anni ’50 dove il buono è il buono perché è il buono ed il cattivo perché è il cattivo, e non per le loro azioni. Solo che se rendi la storia un fumetto poi molti crederanno ad essa come credono ai fumetti: chi ha paura che Lex Luthor arrivi a dominare il mondo?

Un ultima cosa: mele marce ci sono in qualsiasi frutteto, è mera statistica. Il negarlo fino ad arrivare a negare l’evidenza significa sputtanare, e di molto tutto il frutteto. Sarebbe meglio che l’ANPI nazionale intervenga, e in fretta, a smentire il segretario provinciale pena il finire additati come quelli che giustificano gli omicidi delle tredicenni, e tanti saluti al ricordo della resistenza…


  1. Giorgio Perlasca, è stato un combattente in Etiopia ed in Spagna dalla parte di Franco, un fascista della prima ora ed un giusto fra le nazioni per aver salvato dai nazisti molti ebrei. Quando la rai mise in onda, per la prima volta, la finction su di lui avente come protagonista Luca Zingaretti, ci furono aspre polemiche perché secondo alcuni “si esaltava un fascista e lo si poneva in una luce positiva”. Rompeva la teoria che tutti i fascisti fossero solo immensi bastardi senza alcuna possibilità di redenzione (a meno che non fossero passati ad indossare la camicia rossa…). 

Deve essere un nuovo tipo di marketing virale…

Fonte: Bufera sui social arabi contro Apple: “Il nuovo iPhone discrimina le donne” – Cultura – L’Unione Sarda.it

Bufera sui social arabi contro Apple: “Il nuovo iPhone discrimina le donne”

Deve essere marketing virale; non riesco a spiegarmelo altrimenti. O meglio, ci potrebbero essere altre spiegazioni ma…

Sono passati nemmeno due giorni dal lancio del nuovo iPhone X e già arrivano le prime polemiche.

Nel mirino il riconoscimento facciale Face ID, che ha scatenato la protesta sui social media arabi.

Il nuovo dispositivo di sblocco del telefono, infatti, è dotato di uno scanner per il riconoscimento del viso 3-D, che secondo i musulmani integralisti discriminerebbe le donne. Secondo alcuni utenti, infatti, le donne che indossano in pubblico il “niqab”, il velo islamico che lascia scoperti soltanto gli occhi, non possono con il nuovo dispositivo utilizzare il nuovo telefonino.
Mi sembra una barzelletta, soprattutto considerando tutto quello che, secondo l’islam, una donna non potrebbe fare.  Cioè dopo il nibaq anche l’uso del melafonino è una tradizione religiosa da rispettare?

Sul tema sono fioccati in poche ore centinaia di tweet, e l’hashtag lanciato dai promotori della campagna anti-iPhone X (tradotto in italiano #apple_bandisce_ilniqab) è rimasto a lungo trend topic in diversi paesi arabi.

“E’ una guerra contro le donne che applicano la legge islamica”, uno dei commenti apparsi su Twitter, mentre un’altra utente racconta: “Volevo l’iPhone X – spiega – ma come faccio a sbloccarlo quando indosso un niqab?”.

Sono anche molti quelli che hanno criticato questa dura presa di posizione contro Apple, ma la battaglia è appena iniziata.

Per me è pubblicità virale stuzzicata ad hoc con tanti boccaloni che ci cascano con entrambi i piedi. Oppure il tasso di bimbominkiaggine fra gli islamici “colti”, o almeno abbastanza ricchi da potersi permettere un iphone, non ha niente da invidiare a quello dei paesi del corrotto occidente ateo o cristiano.

Educare i ragazzi al rispetto o le ragazze alla prudenza?

La risposta per me è: servono entrambi, l’uno non può sostituire in nessun caso l’altro.

Stavo leggendo le bacheche di FB riguardo all’ultimo caso di cronaca nera, una ragazza uccisa dal tizio con cui si era messa assieme1. E una frase letta su una bacheca mi ha colpito:

Tutti i messaggi contro la violenza son rivolti a loro, alle ragazze. Difendersi, stare attente, denunciare. Ma, disse, non c’è alcuna educazione sentimentale rivolta ai ragazzi. Si informano le vittime ma non si educano i potenziali carnefici. E finché non si farà continueranno ad esserci vittime.

Io ritengo quella frase un grosso errore principalmente per due motivi; il primo è che prevenzione è anche “insegnare” alla potenziale vittima a non diventarlo senza considerare che statisticamente si ha più facilità ad educare una potenziale vittima ad evitare di diventarlo che ad un potenziale carnefice2 a non diventare carnefice. E il secondo è che ritengo sbagliato “fidarsi” che basti solo l’educazione sentimentale a trasformare un teppista in un signore.  Il credere che basti quello e che quindi se si fa un poco di educazione sentimentale spariranno stupri e violenze e nessuna “potenziale” vittima dovrà fare attenzione, è un idea abbastanza pericolosa. Ci son tremila e passa anni di fallimenti a dimostrarlo. Da notare anche un’altra cosa: moltissimi che blaterano di “basta l’educazione”, poi evitano accuratamente di dire come compiere tale educazione e come essere sicuri di avere il 100% di successo.

Certo nel villaggio dei puffi nessuno puffa con puffetta se puffetta non vuole, ma qui non siamo nel villaggio dei puffi, siamo sulla terra dove esistono teppisti, persone incapaci di gestire la rabbia e teste di cavolo assortite.

Ritengo sia giusto educare le persone al rispetto, è una cosa giustissima, però bisogna anche porsi il  dubbio: “e se si ha la sfortuna di trovare il tizio che non si è riusciti ad educare?”. Certo dopo lo prendi, lo scortichi vivo e lo metti sotto sale per far piacere al Signore, così da rendere contentissima anche la vittima, oramai in paradiso.

Come ho scritto tante altre volte: L’imprudenza della vittima non giustifica mai, in nessun caso, il carnefice. Però, ahimè, spesso aiuta a comprendere perché la vittima è divenuta tale.
L’essere imprudenti non è un reato e non è una colpa capace di assolvere il carnefice, però essere imprudenti significa correre dei rischi evitabili.  E penso che in casi come questo sia meglio parlare di prudenza spiegando che la prudenza serve serve a te per evitare di ricevere tu dei danni, che son cose che puoi fare tu invece di doverti limitare a sperare che il tizio che hai davanti “abbia ricevuto con successo una valida educazione sentimentale”.

Sarò cinico ma penso che in queste occasioni sia più opportuno parlare della violenza, di come riconoscerla e di come evitarla, consigli “terra terra” di buon senso, che lanciasi immensi pipponi in salsa sociologica su come trasformare la terra nel villaggio dei puffi con l’educazione. Pipponi che “deresponsabilizzano” le persone dal dover applicare loro la prudenza, creando così altre potenziali vittime.

 


  1. siccome non è stata rapita suppongo che, almeno inizialmente, avesse deciso lei di frequentarlo. Magari prima ha finto di essere quello che non era per poi rivelare il suo vero volto. 
  2. a quanto pare il babbo ha aiutato e coperto il figlioletto; educhiamo i babbi a non coprire gli omicidi dei figli? 

Mastella assolto dopo 9 anni dopo l’inchiesta che portò a caduta di Prodi – Il Fatto Quotidiano

Forse qualcuno che strilla “inquisito = colpevole” e, “un politico indagato ha il dovere di dimettersi” dovrebbe farsi qualche domanda su quanto possano essere pericolose tali idee1.

Come risarcire Mastella, Prodi etc? spediamo Renzi a casa e richiamiamo il professore con tutta la sua allegra coalizione per fargli completare la legislatura interrotta dall’avviso di garanzia a Mastella?

Forse sarebbe opportuno fare qualche riflessione sui PM d’assalto e su certe inchieste sgangherate, le cui prove più forti sono le urla della clacque che applaude nei giornali sostenitori?

Sono assoluzioni nel merito per l’ex ministro, la moglie Sandra Lonardo, l’ex consuocero Carlo Camilleri e gli ex assessori regionali Andrea Abbamonte e Luigi Nocera. “Non costituiscono reato” per il presidente della IV sezione del Tribunale di Napoli Loredana Acierno i fatti e le accuse che nel lontano gennaio 2008 provocarono un terremoto politico

Sorgente: Mastella assolto dopo 9 anni dopo l’inchiesta che portò a caduta di Prodi – Il Fatto Quotidiano


  1. idee guardacaso valide per gli altri, mentre invece per sé vale il garantismo “duro” alla ghedini per intenderci. 

Serve una legge per… una riflessione a margine della proposta di legge Fiano

Ho avuto su twitter un interessante scambio di battute; secondo alcuni la legge Fiano servirebbe per far applicare le leggi Scelba e Mancino. Questo il messaggio che ho ricevuto:

Negazionismo e apologia del fascismo sono reati.
Punto Legge appena votata lo ricorda a chi ha memoria corta
Resto sono sciocchezze da bar

Se ci si pensa poco poco si nota subito la demenzialità della posizione; che senso ha una legge per far applicare una legge già in vigore?

Si tratta di una cosa senza alcun senso logico; o la legge esistente, ad esempio la legge Scelba,viene già applicata e quindi la nuova legge è solo un inutile doppione, oppure non viene applicata.
Se non viene applicata allora il problema è: “come mai non viene fatta rispettare? Perché chi dovrebbe farla rispettare o perseguire chi la viola non lo fa?”.
In tal caso mi aspetterei prima una riflessione sul perché la vecchia legge non viene applicata ed una nuova “legge correttiva” che corregga i problemi della vecchia. Altrimenti stiamo di nuovo facendo una legge inutile; se la legge non esistente viene rispettata perché invece si dovrebbe rispettare una nuova legge che impone di rispettare la legge vecchia?

Se io volessi ricostruire il partito fascista sarei perseguibilissimo e punibilissimo grazie alla legge Scelba, a cosa serve quindi la proposta legge Fiano?
Se io andassi in giro a menare omosessuali sarei perseguibilissimo e punibilissimo dalle leggi che già sanzionano le aggressioni, il causare lesioni, l’ingiuria, la molestia. Perché invece si dice che senza legge sull’omofobia resterei impunito?
Sarò malizioso ma penso che il far approvare una nuova legge per far applicare la vecchia sia solo una dichiarazione di “impotenza” nel far rispettare la vecchia ed un “faccite ammuina” per mascherarlo.