il rigassificatore A-38

Articolo dell’avvocato dell’atomo che mostra la demenzialità di certi modi di procedere “all’italiana”, la parcellizzazione delle competenze e il dover organizzare conferenze dei servizi con un sacco di enti ognuno dei quali potrebbe, teoricamente, mettersi in mezzo.

Anche se le opere sono strategiche a livello nazionale.

Quello che ho notato è che spesso nei 45 citati sotto ci sono uffici diversi di uno stesso ente, ad esempio la regione toscana. Imho una sforbiciata dove un ente invece di partecipare con 12.345 suoi uffici manda un (UNO) solo delegato e le questioni interne dei 12.345 uffici se le decidono in casa.

Altra semplificazione è l’eliminazione delle duplicazioni; a cosa serve che partecipi sia il ministero della cultura sia la sopraintendenza visto che le loro competenze sono perfettamente sovrapponibili e che le sopraintendenze dipendono dal ministero?

https://www.facebook.com/10…

Il Rigassificatore A-38.

O anche: vi spiego perché non è affatto vero che le bollette del gas e della luce sono troppo alte – in effetti c’è evidenza del fatto che siano ancora troppo basse.

Ma anche: perché in Italia forse non avremo mai il nucleare, ma possiamo scordarci pure le rinnovabili.

Alcuni giorni fa, sul Corriere della Sera, è uscito un articolo (https://www.corriere.it/eco…, a firma di Federico Fubini, che vale la pena commentare, perché spiega molto bene tre cose: la prima è quanto la burocrazia italiana sia malata e quanto il tentativo di accontentare i capricci dei potentati locali abbia trasformato anche le procedure decisionali su questioni strategiche in una gigantesca assemblea condominiale, con litigi annessi; la seconda è il fatto che per molti funzionari il bisogno narcisistico di mettersi di traverso solo per esercitare onanisticamente il proprio potere va oltre il più basilare buonsenso e sconfina nell’erostratismo; la terza è che quest’inverno dovremo razionare il gas, e non sarà colpa del governo che sta per insediarsi, né di quello precedente.

Partiamo dal principio: a marzo di quest’anno, quando già era evidente che la guerra avrebbe seriamente compromesso le forniture di gas dalla Russia, l’Italia è stata tra i primi paesi europei ad assicurarsi un rigassificatore galleggiante, la Golar Tundra, acquistata da SNAM.
Quando la Russia ha tagliato ulteriormente le forniture ed è diventato palese che gli stoccaggi non sarebbero stati riempiti prima dell’inverno, e che in ogni caso non sarebbero risultati sufficienti, il governo Draghi ha emesso un decreto dal titolo “interventi di pubblica utilità indifferibili e urgenti”. Nel testo del decreto vengono disposte le misure per mettere in funzione il rigassificatore di Piombino il prima possibile: “Le amministrazioni interessate nelle procedure autorizzative (…) attribuiscono ad esse priorità e urgenza negli adempimenti”. Era il 17 maggio.
Rileggete bene: interventi “indifferibili e urgenti”, misure a cui va attribuita “priorità e urgenza”.

In un paese normale, qui è dove si inizierebbe a costruire il tubo che dovrebbe portare il gas dalla nave – che dovrebbe operare inizialmente in prossimità del porto di Piombino, e poi al largo una volta ultimati i lavori – ai gasdotti a terra.
Invece in Italia no, perché, nonostante Piombino e Ravenna siano effettivamente le uniche due aree marine dove è possibile installare un rigassificatore in pochi mesi (grazie alla presenza di infrastrutture preesistenti), sono anche aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Per questo, come da decreto legislativo 22/01/2004 n° 42, i pareri vanno raccolti in Conferenza dei Servizi.
Il governo nomina dunque il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, commissario straordinario per il rigassificatore di Piombino, con l’obiettivo di arrivare ad un via libera a fine luglio, avere il rigassificatore pronto a dicembre (occorrono circa 6 mesi di lavoro per montare i tubi che collegano il rigassificatore alla rete nazionale del gas) e iniziare l’asta tra i fornitori di GNL entro gennaio/febbraio.

Il commissario straordinario convoca quindi la conferenza dei servizi, solo che quest’ultima è ancora in corso, perché per poter procedere occorre raccogliere il parere di quattro aziende coinvolte nell’acquisto e nella distribuzione di gas o nei lavori (Telecom Italia, Enel, A.S.A.-AIT, Terna) e di – reggetevi forte – quarantacinque amministrazioni pubbliche.
Lo riscrivo in cifre: 45.
QUARANTACINQUE.

Fornisco un pratico elenco:
1. MITE – Direzione Generale Valutazioni Ambientali Divisione V: Procedure di Valutazione VIA e VAS
2. Istituto Superiore di Sanità
3. MITE – Direzione Generale Infrastrutture e Sicurezza
4. MITE – Direzione Generale Valutazioni Ambientali Divisione II: Rischio Rilevante e AIA
5. MITE – Direzione generale uso sostenibile del suolo e delle risorse idriche (USSRI)
6. Ispettorato regionale del MISE
7. Regione Toscana – Settore VIA/VAS
8. Regione Toscana – Settore Autorizzazioni Ambientali
9. Regione Toscana – Settore Servizi Pubblici Locali Energia Inquinamenti Bonifiche
10. ISPRA
11. Regione Toscana – Settore Tutela della Natura e del Mare
12. Regione Toscana – Settore Genio Civile Valdarno Inferiore
13. Regione Toscana – Direzione Mobilità, Infrastrutture e TPL: Settore Logistica e Cave
14-16. Regione Toscana – Direzione Mobilità, Infrastrutture e TPL: Settore Programmazione della viabilità, Settore Trasporto Pubblico Locale su gomma – Osservatorio Mobilità; Settore Trasporto Pubblico Locale su ferro e marittimo – Mobilità sostenibile
17. Provincia di Livorno
18. Comune di Piombino
19. Prefetto Provincia di Livorno
20. Direzione regionale Toscana Vigili del Fuoco – Comitato Tecnico Regionale
21. Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile
22. Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Livorno
23. Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale
24. Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Compartimento marittimo di Livorno – Ufficio circondariale marittimo di Piombino – Capitaneria di porto
25. ARPAT
26. Ministero della Cultura – Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Servizio V – Tutela del Paesaggio
27. Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le Provincie di Pisa e Livorno
28. Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino settentrionale
29. Agenzia del Demanio – Direzione Regionale Toscana e Umbria
30. Ufficio delle Dogane di Livorno
31. Consorzio di Bonifica 5 – Toscana Costa
32. Azienda USL Toscana Nord Ovest – Dip.Prev.Piombino
33. ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile)
34. Stato Maggiore della Marina (MARISTAT)
35. Comando Militare dell’esercito
36. Aeronautica Militare Comando 1^Regione Aerea
37. Consiglio superiore dei Lavori Pubblici
38. Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile – Direzione Generale per la Vigilanza sulle Autorità di Sistema Portuale, il Trasporto Marittimo e per Vie d’Acqua interne
39. Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze
40-42. Direzione Generale della Giunta Generale – Settore contratti; Settore Comunicazione, Cerimoniale ed Eventi; Settore Agenzia per le attività di informazione degli organi di governo della Regione
43. Direzione Competitività della Toscana e Autorità di gestione
44. Direzione Avvocatura regionale e affari legislativi e giuridici – Settore Attività legislativa e giuridica
45. Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento del Coordinamento Amministrativo.

Ciascuna di queste amministrazioni pubbliche deve fornire il suo parere e dare la sua autorizzazione e se necessario può chiedere a SNAM di produrre documenti che certifichino il rispetto di determinate normative. In totale sono pervenute a SNAM oltre 500 richieste, per soddisfare le quali l’azienda ha prodotto oltre 10.000 pagine di documenti.

Solo il comune di Piombino deve fornire il suo parere motivato sulle seguenti questioni:
-Autorizzazione Paesaggistica ex art.146 D.Lgs. 42/2004, L.R.65/2014
-Comunicazione o nulla osta per la Valutazione di Impatto acustico ai sensi dell’art. 8 c.4 o c.6 della L. 447/1995.
-Verifica di conformità urbanistica di cui al D.P.R. 380/2001 e L.R. 65/2014 e smi, nonché parere di competenza sull’eventuale variante urbanistica.
-Autorizzazione all’attraversamento e all’uso delle strade ai sensi del Codice della Strada D.lgs 285/92
-Titolo edilizio per interventi edilizi afferenti al metanodotto ex DPR 380/2001 LR 65/2014
-Parere Sanitario del Sindaco ex comma 6 art.29 quater del D.lgs 152/2006 e artt. 216 e 217 RD 1265/1934

Sì, esatto: in questo preciso momento, negli uffici del comune di Piombino, c’è qualcuno che sta venendo pagato per redigere la “autorizzazione all’attraversamento delle strade” per i lavori di un rigassificatore IN MEZZO AL MARE, mentre nell’ufficio a fianco qualcun altro sta stilando la “valutazione di impatto acustico” per una roba la cui allocazione definitiva sarà A SVARIATI CHILOMETRI DALLA COSTA.

Se tutto questo vi sembra surreale, sappiate che c’è di meglio: la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le Provincie di Pisa e Livorno ha infatti chiesto a SNAM di sapere DI CHE COLORE È la nave rigassificatrice.
Dimostrazione pratica del fatto che evidentemente paghiamo il gas e l’elettricità ancora troppo poco.
Immagino i commissari della soprintendenza in riunione: “dai, raga, parliamoci seriamente: il razionamento energetico è brutto, ma il Pantone 17-5104 è VERAMENTE brutto. Cioè non si può vedere. Che ne dite se chiediamo a SNAM di comprare una nave verde muschio?”.

In tutto questo ovviamente ho omesso le ordinanze commissariali, le istanze di SNAM, le osservazioni del pubblico e ulteriori altri pareri e contributi, ma se volete divertirvi trovate tutto qui: https://www.regione.toscana…

Il commissario straordinario Giani è ottimista circa il fatto che i lavori della Conferenza dei Servizi possano terminare entro il 27 ottobre, il che significa che la nave potrebbe cominciare a funzionare per l’estate prossima. Ma non è affatto detto che ciò avvenga, perché il sindaco di Piombino Francesco Ferrari (Fratelli d’Italia) continua a ribadire ad ogni piè sospinto la sua ferma contrarietà al rigassificatore, e ha lasciato intendere che potrebbe fare ricorso al TAR. A cui potrebbe eventualmente seguire un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato. Se dovesse succedere, il rigassificatore di Piombino potrebbe non arrivare in tempo nemmeno per l’inverno 2023-2024.
La speranza è che il nuovo governo guidato da Fratelli d’Italia, il cui programma prevede i rigassificatori, possa riportare alla ragione il sindaco Ferrari.

Nel frattempo l’Olanda ha acquistato una nave rigassificatrice negli stessi giorni in cui l’ha acquistata SNAM, solo che la loro è stata messa in funzione due settimane fa. La Germania invece si è svegliata più tardi, per cui il suo rigassificatore entrerà in funzione i primi giorni di dicembre.

Di fronte ad una situazione del genere, mi viene anche da capire chi dice che i tempi per il nucleare in Italia sarebbero biblici. Solo che c’è un problema: che è così per quasi tutto, inclusi gli impianti rinnovabili. Le mille proposte di parchi eolici stanno procedendo a rilento per gli stessi identici motivi: conferenze dei servizi, conferenze stato-regioni, ricorsi al TAR…
La modernizzazione della rete ferroviaria sta andando incontro agli stessi problemi. Il potenziamento delle interconnessioni? Idem come sopra. Gli unici impianti rinnovabili che in Italia si riescono a fare sono quelli sui tetti (che però hanno un potenziale molto più limitato di quello che la gente crede) e quelli nei campi agricoli, perché si tratta di terreni privati che vengono affittati.

O ci rassegniamo al fatto che “le cose in Italia stanno così”, e allora il nucleare ha tempi troppo lunghi, ma anche tutto il resto, oppure occorre ridimensionare il numero degli enti coinvolti per questo tipo di opere e il numero di pareri richiesti. Non c’è alternativa.

Nel frattempo, se quest’inverno toccherà stare coi riscaldamenti spenti, sapete chi ringraziare.

-Luca

Il diritto ad avere la carta di identità di Thor?

Io sono nato maschietto, sono basso, di carnagione olivastra con capelli e occhi neri ma mi identifico in una valchiria alta 1.90 con lunghi capelli biondi e occhi azzurri di nome Brunilde. Perché sulla mia carta di identità devono scrivere come appaio “fisicamente” agli altri e non come mi sento “internamente”?

Quello di sopra è ciò che ho pensato quando ho ascoltato il messaggio allegato a questo tweet https://twitter.com/masolinismo/status/1574754203280576512 

Una ragazza di sedici anni, che dichiara di far parte da sette anni(???) della comunità LGBTIQetc. etc. si mette a frignare che con il nuovo governo non avrà il diritto di vedere scritto “gender fluid non binario” sulla carta di identità.

Sinceramente penso che quella ragazza abbia urgentemente bisogno di venire aiutata. Trovo anche emblematica la confusione su cosa sia un diritto e cosa sia un capriccio.  Non so se abbia mai fatto educazione civica a scuola o se l’ha fatta penso abbia fatto grandi pipponi sugli alti ideali e non le hanno spiegato le quattro cose di base del cazzo che servono a capire come funziona il mondo.

A cosa serve una carta di identità? Serve per permettere ad un estraneo di identificarti e di riconoscere che sei Pia Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e non la signorina Silvani o il ragioner Filini, per questo riporta i dati anagrafici, nome cognome e data di nascita, una foto e le caratteristiche fisiche altezza, peso, sesso biologico, colore degli occhi e dei capelli, segni particolari.

Il fatto che ci sia scritto sesso maschile significa solo che si ha il pisellino, non implica affatto essere obbligato a dover rispettare tutti gli stereotipi “gender” sul sesso maschile. Non implica neppure le preferenze sessuali, puoi essere etero, gay, poliamoroso, gungansessuale senza bisogno che ci sia scritto nella carta di identità. Serve per riconoscerti e per questo deve scrivere come ti vedono, fisicamente, gli altri non come tu ti senti. Se ahime hai il pisellino, sei alto un metro e un tappo con occhi scuri e capelli scuri quello, cioè come appari agli altri, devono scrivere sulla carta di identità. Anche se ti identifichi in Brunilde una valchiria alta bionda e con gli occhi azzurri. Hai tutto il diritto di identificarti con Brunilde, di presentarti come Brunilde agli amici ed agli estranei o magari dire “Alfonso nota Brunilde”(1).

Ecco perché il “diritto” di mettere fluid non binario nel campo sesso mi sembra solo una bimbominkiata e basta; a cosa serve? A rimorchiare? E già che ci siamo perché non aggiungere anche squadra tifata e gusto di gelato preferito?

Occhio che spacciare queste minchiate per diritti poi significa far credere che tutti i diritti per cui dicono di battersi siano minchiate come quella. Poi sinceramente, penso che una che finisce alle lacrime perché pensa che non potrà scrivere “gender fluid non binaria” nella carta di identità necessiti soprattutto di aiuto e supporto.

Aiuto per far capire cosa siano i diritti reali e i doveri, per far capire che i racconti tragici che scrivono sono in realtà colossali esagerazioni, che non è arrivata l’apocalisse e che certi personaggi, come quelli che hanno piazzato chiassate sulla suddivisione per sesso “biologico” hanno solo interesse a farsi pubblicità con tanti inutili bla bla bla e basta.

(1) Ho avuto non pochi amici in cui il nome ufficiale della carta di identità era diverso dal nome cui era chiamato. Generalmente perché allo stato civile mettevano un nome e poi al battesimo aggiungevano i nomi dei vari parenti da “onorare” e spesso veniva chiamato con il secondo o il terzo nome.

Il ritorno dell’antifascismo militante

E come prevedibile i social son pieni di gente che inneggia all’antifascismo militante ed alla resistenza duepuntozero come quando vinceva berlusconi. 

E proprio quell’antifascismo di facciata, ipocrita che badava solo a mostrarsi a folle adoranti come il puro più puro (che epura gli altri un poco meno puri) ha reso centrale per vent’anni Berlusconi perché, vedi la parabola Travaglio, si campa bene facendo da San Giorgio contro draghi di cartapesta e giocando a fare i puri visto che non dovevano sporcarsi le mani.

PS

A quanto pare tutti i vips che avevano annunciato l’addio all’italia in caso di vittoria del fascismo hanno deciso di rimanere e fare la resistenza. Pertanto venerdì sera al cineforum G. M Riccardelli verrà proiettata la versione integrale restaurata della corazzata Kotionkin; seguirà dibattito: ma non sarebbe meglio ridoppiare “l’occhio della madre” con l’occhio del genitore 1 per essere più inclusivi?

Pensieri sparsi sulle elezioni

La fila trans

La denuncia di Monica Cirinnà: “La divisione tra uomini e donne ai seggi è una discriminazione a persone trans e non binarie”

Sorgente: La denuncia di Monica Cirinnà: “La divisione tra uomini e donne ai seggi è una discriminazione a persone trans e non binarie”

Il problema denunciato dalla cirinnà è stato poi sollevato anche da altri attivisti come La Torre. Mostra impietosamente un motivo della perdita di consenso del PD/CSX; se il problema era così importante, visto che la signora era in parlamento cosa costava presentare una leggina ina ina ina per avere un unico registro elettorale senza distinzioni per sesso. O ancora più semplicemente chiedere una circolare del ministero dell’interno per avere una fila unica? Non ci voleva niente, al ministero c’era la Lamorgese, si poteva fare immediatamente e senza colpo ferire. Quindi l'”adesso se ne accorgono” ci sta tutto così come l’accusa di fare polemiche pretestuose per avere visibilità.

La peggiore destra di sempre

Alla fine a furia di gridare al ritorno del fascismo, a furia di dipingere scenari foschissimi se non vincevano i buoni buonissimi ha vinto la Meloni. Trent’anni di accuse di ritorno del fascismo se vince il cdx oramai hanno stufato e vengono considerate poco credibili soprattutto da una parte che ha stiracchiato e piegato le norme costituzionali piegandole secondo la convenienza. Speriamo che almeno la smettano con il: se non votate noi allora arrivano i fascisti e comincino a fare proposte.

Il partito delle influencer

Quanti voti hanno spostato influencer, cantanti e prezzemoline varie? A vedere i risultati pochi, molto pochi. D’altronde erano solo una sciocca parodia del cantante impegnato negli anni ’70. Pesa anche l’errore di far prima proclama di pubbliche virtù sull’ecologia e la tutela dell’ambiente e poi andare in elicottero a prendere un aperitivo con gli amici. Per alcuni la situazione sta diventando brutta, percepiti come nemici da chi hanno contrastato e come inutili da chi invece hanno cercato di sostenere. Ci saranno un bel po’ di riposizionamenti.

Creare Razzismo how to 57/Magnate dei media fa causa a McDonald’s: “È razzista” – L’Unione Sarda.it

Sinceramente io penso sia una causa pretestruosa per scucire soldi e che comportamenti come questo poi finiranno a trasformarsi in colossali zappe sui piedi.

McDonald non ha alcun obbligo di legge di farsi pubblicità su questo o quel canale, è perfettamente libero di scegliere quali siano le trasmissioni e i canali più efficaci per la sua pubblicità. E inoltre non è tenuto a giustificare le sue scelte a chi che sia. L’obiettivo di McDonald è fare soldi e non penso snobbi, per razzismo, media che gli permetterebbero di fare campagne pubblicitare efficaci. D’altronde un modo di dire americano è: “quando si parla di affari l’unico colore che conta è il verde (dei dollari)”.

Alla fine l’usare strumentalmente accuse di razzismo finirà a far apparire come strumentali anche i veri casi di razzismo.

Sorgente: Magnate dei media fa causa a McDonald’s: “È razzista” – L’Unione Sarda.it

Magnate dei media fa causa a McDonald’s: “È razzista”
Byron Allen chiede danni per 10 miliardi di dollari perché la catena discriminerebbe giornali e tv in mano ad imprese condotte da afroamericani. Il colosso Usa: “Accuse infondate”

Il magnate americano Byron Allen ha presentato una causa da 10 miliardi di dollari contro McDonald’s per “razzismo e violazione dei diritti civili”.

Chiamare “violazione dei diritti civili” i capricci è il modo migliore per far passare i diritti civili come capricci.

Secondo quanto riportato dalla Cnn, Allen sostiene infatti che solo una piccola parte, circa 5 milioni di dollari, del budget annuale per la pubblicità da 1,6 miliardi è destinato da McDonald’s ai media di proprietà di afroamericani e che, in particolare, la catena si è “rifiutata di fare pubblicità” sulle sue reti, tra cui Weather Channel e Comedy.TV.

McDonald ha un obbligo legale di farlo?

“È una questione di inclusione delle imprese di proprietà degli afroamericani nell’economia Usa”, ha dichiarato il magnate. Aggiungendo: “McDonald’s prende miliardi dai consumatori afroamericani e non restituisce quasi nulla. La più grande disparità in America tra le società bianche americane e quelle nere, e McDonald’s è colpevole di perpetuarla”.

Frase tradotta con i piedi. Adesso oltre le quote colorate nei CDA dobbiamo avere le quote colorate anche fra gli azionisti? che colore ha un fondo pensione o un fondo comune di investimento?

Dal canto proprio, l’avvocato della catena Loretta Lynch (tra l’altro procuratore generale degli Stati Uniti durante l’amministrazione Obama) ha respinto le accuse affermando che le affermazioni di Allen sono “prive di qualsiasi fondamento”.

Spara alto per avere il contentino, non rendendosi conto di quanto stia facendo paradossalmente serva ad aumentare il razzismo.

Il crollo della diga di Banquiao

La storia della diga di Banquiao

Fonte l’avvocato dell’atomo su faccialibro.

L’Avvocato dell’Atomo
24 settembre 2020 ·
Il castigo di Nina
Nel gennaio del 1958 il presidente della Repubblica Popolare Cinese, il dittatore Mao Tse-Tung, presenta a Nanning il piano quinquennale per l’industrializzazione e la crescita della Cina: si tratta del Dàyuèjìn (大跃进), il Grande Balzo in Avanti.
Oltre alla collettivizzazione dell’agricoltura, all’aumento della produzione di acciaio e alla creazione delle Comuni Popolari, il Grande Balzo in Avanti prevede anche la costruzione di un numero enorme di grandi opere, soprattutto idrauliche: dighe, bacini, canali di irrigazione, e via dicendo.
La diga di Banqiao, a quell’epoca, esisteva già: viene infatti costruita tra il 1951 e il 1952 per evitare il ripetersi di inondazioni come quelle del 1949 e del 1950 del fiume Huai. Ma una nuova inondazione nel 1954, e l’ambizione di irregimentare l’intero corso del fiume Hong (anticamente noto come Ru, un importante affluente dello Huai) per produrre energia elettrica destinata ad alimentare il Grande Balzo in Avanti, portano il governo cinese ad irrobustire ed ampliare la diga, e a costruirne diverse altre, a monte e a valle.
Nel 1961, dopo le ultime riparazioni, effettuate con l’ausilio di ingegneri sovietici, Banqiao viene soprannominata “la diga di ferro” e viene considerata indistruttibile: in totale è alta 24,5 metri, e il bacino di accumulo contiene 117 milioni di metri cubi d’acqua, a fronte di una capienza totale di 492 milioni di metri cubi – i 375 milioni di metri cubi extra servono proprio a contenere eventuali inondazioni.
Ma Banqiao non è che uno dei tasselli principali di un sistema gigantesco di dighe collocate lungo tutto il bacino dell fiume Huai: durante il Grande Balzo in Avanti vengono costruite più di 100 dighe solo nella regione dello Zhumadian, nella provincia di Henan.
Più dighe significa più energia.
Più energia significa più acciaio.
Più acciaio significa più Rivoluzione.
Poi, nel 1975, arriva Nina.
Nina è un tifone, ovvero una tempesta ciclonica asiatica. In America sarebbe stata un uragano, ma l’etimologia di “tifone” è molto più interessante, in quanto doppia: la parola deriva infatti sia dal cinese táifēng (颱風), che significa “grande vento”, sia dall’arabo ţūfān (طوفان), che a sua volta deriva dal greco Typhon (Τυφών).
Nella mitologia Greca, Tifone è un mostro potentissimo, figlio di Gea e Tartaro, che sfida gli dei e viene sconfitto da Zeus, il quale gli lancia addosso la Sicilia, seppellendolo sotto di essa (l’alito infuocato di Tifone altro non sarebbe che la lava dell’Etna).
Nell’allegoria greca, Tifone rappresenta la furia incontrastata degli elementi, e Nina, figlia di cotanto padre, non si sottrae a tale ruolo.
Il 29 luglio 1975 viene rilevato per la prima volta un disturbo meteorologico nel mezzo dell’Oceano Pacifico; il 1 agosto il disturbo assume le dimensioni di una tempesta, e viene battezzato. Nell’arco delle 24 ore successive la tempesta diventa un ciclone, e i venti raggiungono i 250 km/h; il 3 agosto la furia di Nina si scatena su Taiwan: le montagne dell’isola indeboliscono il mostro, ma questo non impedisce ai venti di raggiungere i 185 km orari e alle piogge di causare frane e inondazioni, che distruggeranno più di 3000 abitazioni e causeranno 29 morti.
Tra il 4 e il 5 agosto, Nina attraversa lo stretto di Formosa ed entra nella Repubblica Popolare Cinese: ormai i suoi venti sono deboli, e non causano molti danni, ma l’incontro con un fronte di aria fredda a bassa pressione consente al tifone di scatenare la sua arma finale, l’acqua.
In soli tre giorni Nina scarica sulla Cina oltre 1000 mm di pioggia, più dell’intera media annuale della regione; nella provincia di Henan, in particolare, cadono 806 mm di pioggia in sole sei ore.
Non può piovere per sempre, ma può piovere abbastanza da far sì che non ci sia un domani.
Distaccamento dell’Esercito Popolare di Liberazione presso la diga di Banqiao, 6 agosto 1975.
“Capitano, chiedo ufficialmente il permesso di chiedere ufficialmente il permesso di aprire le dodici paratie della diga e far defluire l’acqua, perché qui piove che Marx la manda!”
“Non ci sono dodici paratie, soldato. Il Partito ha decretato che cinque paratie bastano!”
“Ma l’ingegnere Chen Xing che ha progettato la diga aveva detto che con meno di dodici paratie si rischiava una catastrofe!”
“Infatti è stato licenziato per catastrofismo”
“Ah!”
Pechino, uffici del Partito Comunista Cinese, 7 agosto 1975.
“Compagno segretario del ministero per l’amministrazione delle riorse idriche, le do ufficialmente il permesso di dare ufficiamente il permesso all’unità dell’Esercito Popolare di Liberazione distaccata presso la diga di Banqiao di aprire le dodici paratie per far defluire l’acqua”
“Compagno presidente, non ci sono dodici paratie per far defluire l’acqua, e comunque il telegrafo non funziona”
“Ah!”
Alle 00:30 dell’8 agosto la diga di Shimantan, a monte di Banqiao, cede, sotto la pressione di una massa d’acqua pari al doppio della sua capacità nominale. Solo dieci minuti prima l’esercito aveva chiesto all’aeronautica di far saltare la diga con un attacco missilistico, per consentire all’acqua di defluire prima che fosse troppo tardi.
L’onda impiega mezz’ora a raggiungere la “diga di ferro”, che cede come fosse paglia: Banqiao crolla all’una di notte, riversando oltre 500 milioni di metri cubi d’acqua a valle.
E non è che l’inizio.
Gli elicotteri dell’aviazione militare cinese iniziano a bombardare freneticamente diverse altre dighe, per consentire all’acqua di defluire verso aree di diversione laterali ed evitare ulteriori crolli più a valle, ma è una speranza vana: la furia di Nina non conosce pietà.
Le aree di contenimento di Nihewa e Laowangpo presto raggiungono il limite della loro capacità, e tracimano; gli argini del fiume Quan cedono il 9 agosto, riversando ulteriore acqua nei bacini di contenimento, e provocando il cedimento di altre dighe.
Vengono bombardate anche varie dighe più a valle, per poter far defluire l’acqua dalla diga del lago Suya, sperando che quest’ultima possa così assorbire l’ondata di piena, ma è tutto inutile: la diga di Boshan cede, con i suoi 400 milioni di metri cubi d’acqua, e la diga del lago Suya, che già tratteneva 1,2 miliardi di metri cubi, viene spazzata via dall’onda conseguente.
È come una gigantesca partita a domino, dove ogni tessera ingigantisce l’onda che porta a far cadere quella successiva: lo scontro tra uomini e dei termina solo quando l’aviazione militare cinese fa saltare la diga di Bantai, il cui lago contiene 5,3 miliardi di metri cubi d’acqua, che si vanno ad aggiungere a tutto il resto.
In poche ore crollano ben 62 dighe, liberando oltre 15 miliardi di metri cubi d’acqua: un’onda di tsunami larga 10 km e alta fino a 7 metri spazza l’intera regione, distruggendo ogni cosa.
Sette capoluoghi di contea vengono allagati; sei milioni di edifici vengono distrutti; i paesi più piccoli vengono completamente cancellati dalla carta geografica.
I numeri del disastro sono quelli di un castigo divino: l’acqua da sola trascina all’inferno decine di migliaia di anime, ma quello che resta dopo è una sterminata palude (alcuni laghi temporanei sono grandi fino a 12.000 km quadrati), dove i superstiti galleggiano aggrappati ai relitti in compagnia dei cadaveri; i collegamenti stradali e ferroviari sono interrotti.
Non c’è cibo; non c’è acqua potabile; in compenso ci sono le malattie.
Il governo cinese distacca più di 40.000 soldati per aiutare gli sfollati, ma questi ultimi ammontano ad oltre 11 milioni, più della popolazione della Lombardia, e spesso l’unico modo di far arrivare loro il cibo e le medicine è col paracadute.
Il verbale del dipartimento idrologico della provincia di Henan con le cifre del disastro è stato desecretato solo nel 2005: secondo questo documento, il numero totale di vittime è di 171.000, ma altre fonti ipotizzano cifre più alte, fino a 240.000.
Per fare un paragone con gli incidenti nucleari, Chernobyl ha causato (o causerà) tra i 200 e i 500 morti secondo le stime più probabili, 4000 secondo le stime più catastrofiste (fatte utilizzando il modello LNT), e sono incluse le vittime del fallout: anche prendendo il dato peggiore per buono, occorrerebbero 43 disastri analoghi per raggiungere l’estremo inferiore della stima dei morti di Banqiao.
Nonostante questo, e nonostante Banqiao sia stato sì un caso estremo, ma a differenza di Chernobyl NON un caso unico (quattro anni dopo, il crollo di una diga in India causerà altre decine di migliaia di morti) l’energia idroelettrica viene comunemente considerata sicura dalla maggior parte delle persone, a differenza del nucleare, ritenuto “troppo pericoloso”.
Nel 2011, il terremoto del Tohoku, un evento naturale estremo e imprevedibile quanto il tifone Nina, ha investito la centrale nucleare di Fukushima dai-ichi, seguito da uno tsunami di 13 metri: nonostante la fusione parziale di tre reattori e delle barre di combustibile esausto del quarto, nessun essere umano è morto o ha ricevuto danni permanenti per via di questo evento.
Nel 2020 la Diga delle Tre Gole, in Cina, ha dovuto effettuare lo scarico di emergenza di centinaia di milioni di metri cubi d’acqua, dal momento che le intense piogge di agosto avevano fatto salire il livello del bacino oltre dieci metri sopra la soglia di guardia, e solo dieci metri sotto quella di massima capienza.
La diga di Banqiao è stata ricostruita nel 1993

Perché Giorgia Meloni è contro la scienza | Vanity Fair Italia

Devo dire una cosa; questi articoli in realtà sono contro la scienza. Perché la strumentalizzano per meri fini politici. E strumentalizzare per meri fini politici è il modo migliore per diffondere diffidenza verso la scienza in italia paese notoriamente ignorante dal punto di vista scientifico.

Basta pensare ai danni fatti attribuendo al CTS la responsabilità di decisioni politiche prese dal governo; hanno vigliaccamente scelto di farsi scudo “della scienza” invece di prendersi la responsabilità delle loro azioni.

Sorgente: Perché Giorgia Meloni è contro la scienza | Vanity Fair Italia

l comizio finale della campagna elettorale del centrodestra, il 22 settembre in piazza del Popolo a Roma, con accanto Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, Giorgia Meloni ha dichiarato, riferendosi al lockdown durante la pandemia: «Non piegheremo più le nostre libertà fondamentali a questi apprendisti stregoni», riferendosi non solo al ministro Speranza ma anche a medici e scienziati. La reazione del segretario del Pd Enrico Letta è stata immediata su Twitter: «I #vaccini e la gestione Speranza hanno salvato decine di migliaia di vite. Questa sera in un colpo solo la destra offende i nostri morti e si butta in pasto ai #novax».

Faccio notare subito l’artifizio retorico: chi ha dubbi sulla gestione della pandemia è solo perché è un novax. Cosa che non è affatto vera, è giusto ed è anche sano che si discuta ad esempio se sarebbe stato più opportuno un obbligo esplicito di legge che un obbligo implicito mediante green pass, se le “mascherine dalle 18 alle 06 ovunque” siano state utili o siano solo una inutile e ingiustificata vessazione.

Anche chi criticava Arcuri era solo un novax finquando le critiche son state fatte proprie da Figliolo…

Le due, dopo aver esaminato i programmi elettorali di Fratelli d’Italia e Lega per sottolineare tutti i concetti anti scientifici che contenevano, hanno poi lanciato un «Manifesto medico sanitario in difesa dei diritti civili e contro la disinformazione in campagna elettorale» con un appello al voto consapevole e documentato. A cui hanno aderito in tantissimi, tra medici, psicologi e psicologhe, infermieri.

Ma quali sono i punti «anti-scientifici» dei programmi di Salvini e Meloni? Dal concetto di genitorialità al ruolo della donna, passando per l’attività, nei consultori, dei gruppi pro-vita, secondo i medici è tutto sbagliato. «Basta guardare le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità per capire che nei programmi elettorali si scrivono cose assolutamente anti-scientifiche», hanno spiegato a Repubblica Cortese e Sipio.

E cosa minchia c’entrano con la scienza? si tratta di scelte sociologiche e politiche. Il concetto di genitorialità è un concetto scientifico? esiste un genitorialometro?

Ecco due slide che le dottoresse hanno condiviso su Instagram, su due punti chiave del programma di Meloni: il diritto all’aborto e le adozioni dei single. Nel programma di Fratelli d’Italia è infatti vero, come dice da settimane la leader, che non si attacca frontalmente la legge 194, come non si attacca le unioni civili tra persone omosessuali. Nessun politico lo farebbe. Tuttavia nel primo caso, si parla solo di mantenere la legge ma potenziare tutte le azioni che di fatto impediscano a una donna di abortire, e nel secondo si «tollerano» le unioni civili ma si vietano le adozioni.

E nessuno dei due è un fatto scientifico, sono discussioni di opportunità. Trovo anche che sull’aborto si urli all’antiscientificità della destra e contemporaneamente si chieda la censura di fatti scientifici accertati come la data in cui il cuore del feto inizia a battere scritta nel manifesto di provita, manifesto di cui si chiese la censura perché offensivo.

PS

Manca comunque la parte più ghiotta in cui si sostiene il ddl zan nella parte in cui se una opinione sostiene una discriminazione e quindi diventa fonte di disagio e sofferenza psicologica (…) debba essere sanzionata.

La scienza quindi sostene che mostrare chiara ferragni come esempio di bellezza femminile causa sofferenza “alle ragazze fragili che non si sentono belle come lei” e quindi è giusto censurare modelle, divette e influencer assortite? D’altronde lo dice la scienza…

Chissà perché questo argomento non è stato citato…

 

la carica degli aspiranti san giorgio

Una cosa che ho notato di questa campagna elettorale è la quantità spropositata di vips pronti ad andare contro la destra. La Ferragni, Elodie, Saviano e altri si son precipitati a dire quanto sarà cattiva Giorgia e cosa diventerà l’italia se lei vincesse, come si prevede le elezioni. Tanti aspiranti San Giorgio pronti a lottare allo stremo contro un tremendo drago di cartapesta…

La prima cosa che mi viene in mente è l’appello accorato lanciato da Eco nel 2001, appello in cui dipingeva un futuro distopico nel caso di vittoria di berlusconi alle elezioni. Futuro che non si è avverato anzi l’era Berlusconi era stata una cuccagna per chi campava di antiberlusconismo militante. Penso che adesso molti mirino a tornare a quei fasti; soprattutto Saviano. Quando la stella del “ministro della malavita” si è eclissata stranamente, molto stranamente, si son eclissati anche tutti gli antisalviniani militanti. Ennesima prova che senza il drago San Giorgio è solo un tizio vestito in maniera buffa con un bastone in mano. E poi diciamola tutta di anti-X si campa alla grande visto che è tutta pubblicità gratuita.

La seconda cosa che mi viene da notare è che tutti stanno parlando di quanto sia brutta e cattiva la destra ma nessuno parli delle proposte alternative che potrebbe fare la sinistra per convincere gli indecisi e strappare elettori alla destra. Il fatto è che distruggere è facile ma proporre è molto difficile; prendiamo ad esempio la migrazione ecologia. Ok la Meloni vuole devastare l’ambiente ma quali sono le proposte alternative? Solo più sole e vento? Sostituire il gas di pootin con il fiato di bue e asinello, che fa tanto presepe? Nucleare? Politiche del lavoro, politiche dell’immigrazione? Ristrutturazione dello stato sociale? Niente, nulla.  Lo stesso comportamento che aveva saldato berlusconi alla poltrona, perché fra qualcuno che fa proposte, anche sbagliate, e il nulla assoluto si preferisce il primo e il secondo anche se vince raramente convince. Inoltre la demenziale gara a chi era il puro più puro dei puri è servita solo a devastare la sinistra. 

Rigassificatore di Piombino: il colore della nave non si abbina al promontorio – HuffPost Italia

No comment. Mi sembra il classico comportamento di chi si mette in mezzo al solo scopo di far vedere che esiste.

Mentre Putin ci taglia il gas, le bollette esplodono e l’Italia è alla ricerca ossessiva di metano, il ministero per i Beni culturali tira fuori il problema de…

Sorgente: Rigassificatore di Piombino: il colore della nave non si abbina al promontorio – HuffPost Italia

Creare razzismo how to 56/Le pampine nere, le pampine nere, nessuno pensa alle pampine nere…

L’articolo di fan page l’ho trovato spassoso perché, come molti articoli antirazzisti, alla fine si riduce ad un piagnisteo dove l’uomo bianco è colpevole di tutte le storture del mondo e le accuse che piovono spesso sono anche contraddittorie. E il risultato in quei casi è sempre il solito: mi accusi solo per partito preso quindi le tue accuse le considero solo “rumore di fondo”.

Sorgente: La polemica sulla Sirenetta nera non è solo imbarazzante, ma razzista e colonialista

Tra le speranze per il futuro dell’umanità c’era anche quella di non assistere mai più a quel dibattito surreale sviluppatosi nel 2019 intorno alla scelta della Disney di indicare come protagonista del remake della Sirenetta un’attrice nera.

Ma dato che il mondo è un posto in cui le speranze dei più spesso sono disattese, eccoci qui ad assistere ancora una volta alla brutta polemica su Halle Bailey, attrice e cantante afroamericana classe 2000 che ha prestato volto e voce alla sirena più famosa di tutti i tempi.

E poco importa che si stia parlando di una storia inventata, che le sirene (ahinoi) non esistono e che soprattutto l’Ariel della Disney non abbia nulla a che vedere con quella disegnata da Hans Christian Andersen (che sfoggiava una lingua mozzata poco pop e non molto adatta a un pubblico infantile). Al pubblico è bastata l’uscita del trailer per avere un mancamento e alzare gli scudi contro il ‘politicamente corretto‘ che ci distrugge la tradizione.

La questione è che neppure hale berry ha a che fare con la “sirenetta” disegnata dalla Disney nel celebre film di animazione. Come hanno scritto molti fans in un live action ti aspetti sia fedele al cartone animato non che venga stravolto. Quello che è stato fatto è, da una parte sfruttare il marchio “sirenetta” per attrarre il pubblico e dall’altra prendersi un bel po’ di licenze per fare “inclusività” e magari avere qualche polemichetta che da una parte spinge il prodotto e dall’altra consente di rispondere alle critiche, qualsiasi critica, con un bel: ma critichi solo perché sei razzista.

E mentre voi continuate a indignarvi perché una ragazza nera è stata scelta come protagonista e non come spalla (scommettiamo che in questo caso nessuno si sarebbe accorto del colore della pelle), è bello ricordare come nessuna polemica è sorta quando Rooney Mara è stata scelta per interpretare Giglio Tigrato nel film ispirato a Peter Pan, o quando Jake Gyllenhaal ha dato il volto a Dastan di Prince of Persia. E come non menzionare “La casa degli spiriti”, ispirata al romanzo di Isabel Allende, dove Jeremy Irons, Meryl Streep e Winona Ryder hanno interpretato i cileni Esteban, Clara e Blanca. Altro che whitewashing.

Ricordo anche una polemica delirante perché l’attore scelto per Aladin, egiziano, era troppo pallido per gli standard woke. Ricordo che non ci son state polemiche perché in west side story, musical ispirato a romeo e giulietta, “giulietta” era portoricana. O polemiche per l’interpretazione di Dio da parte di Morgan Freeman. Perché? Invece ricordo polemiche perché una scrittrice americana di colore sarebbe dovuta essere tradotta in olandese da una olandese bianca.

C’è poi tutto un altro discorso che andrebbe aperto e che non è meno importante. Bisognerebbe interrogarsi sul perché Hollywood non proponga film su fiabe e storie africane ad esempio, invece di lavorare sull’ennesimo live action Disney. Perché anche credere che l’unico immaginario possibile sia quello occidentale è colonialismo, mentre tutto quello che c’è al di fuori viene automaticamente escluso. È ora che questi confini vengano abbattuti e che si dia spazio alle storie di altre culture e continenti, che hanno uguale legittimità e dignità di essere raccontate.

Bene quindi, per rimanere nell’ambito disney, Oceania (Polinesiana), Mulan (Orientale), Pocahontas (nativa americana) Encanto (colombiana), Coco (messicano), son stati travolti da polemiche perché le protagoniste non erano bianche occidentali? Che io ricordi no. Hanno avuto decisamente successo.

Quindi la storia dell’immaginario esclusivamente bianco è solo un pretesto per frignare e avere quote extra nei film. Peccato che questa sia un’ottima zappa sui piedi: il personaggio, l’attore son stati scelti per le capacità oppure perché bisognava riempire una casellina per evitare accuse gratuite di razzismo?

Altra zappa sui piedi: perché non esite un immaginario nero? Beh uno dei caposaldi della cultura woke è ceh solo i neri possono trattare affari dei neri. Quindi per fare film neri per neri occorre che vengano scritti da uno sceneggiatore nero, girati da un regista nero e interpretati da attori neri. Cosa ci vuole a trovare un paio di neri ricchi e far loro finanziare i film? O acquistare e tradurre film prodotti in africa? Perché non viene fatto? Basta poco, che ce vo?

La polemica sulla cosiddetta ‘Sirenetta nera’ è pretestuosa e non ha senso. Le bambine nere ci sono. Esistono. Che vi piaccia o no. E anche loro hanno il diritto di identificarsi nelle protagoniste dei cartoni animati. Un privilegio che finora hanno avuto solo le bambine bianche, che al massimo differivano dalle principesse per il colore dei capelli. Togliere loro questo diritto, per quanto possano non piacervi i termini, è razzismo e retaggio coloniale.

Ecco, qui siamo ai fantadiritti. Le bambine nere devono immaginare di essere solo principesse nere? non possono identificarsi in una biancaneve, cenerentola, Mulan o Pocahontas? Se sei nera la tua negritudine è la misura di tutte le cose? Sviluppando, un bambino italiano dalla tipica carnagione mediterranea può identificarsi in thor? in aladino? zorro? o deve per forza identificarsi in un eroe nato o di origini italiane?

Basterebbe guardare la loro reazione al trailer della Sirenetta per chiudere la bocca. Decidere per una volta di stare zitti, e far parlare loro.

Genuine come una moneta da tre euro e cinquanta.

Concludiamo e salutiamo questa polemica con le parole della scrittrice e arrivista italo – ghanese Djarah Kan: “Decolonizzare la fantasia farà sempre incazzare un sacco di gente. Ma è il corso naturale della storia di questa società che per fortuna cambia”.

Decolonizzare vuol dire che vengono proposte alternative valide, prendere, ad esempio, il signore degli anelli, rigirarlo identico con un Aragorn di colore, che ogni quarto d’ora ricorda che lui è di colore contro i pallidi cattivi di mordor, non è decolonizzare, è plagiare. E tutta la grande decolonizzazione si riduce a qualche plagio palese?