Report e Cracco

Stavo leggendo la notizia dell’indagine di Report sui ristoranti stellati. L’ho trovata molto interessante perché mostra diverse dinamiche della rete e delle persone.

Sorgente: I prezzi dei locali di Cracco a Report infiammano il web – Corriere Nazionale

Report fa i conti in tasca agli chef più famosi d’Italia e sul web esplode la polemica. Otto euro per una bottiglia e 72 per un uovo e un tagliolino al ragù. Sono i prezzi del bistrot di Carlo Cracco finiti sotto la lente di ingrandimento del programma di Rai3, che stanno infiammando il dibattito social nelle ultime ore. Nell’inchiesta dal titolo “Il conto dello chef” della puntata di ieri, 30 gennaio, si è parlato di un business, quello degli stellati, che muove milioni di euro fra ristoranti, indotto e soprattutto comunicazione. Ma a fare indignare gli utenti su Twitter non sono tanto i prezzi del ristorante di Cracco, dove si sceglie liberamente se andare o meno, quanto l’inutilità del servizio televisivo, quello sì obbligatoriamente pagato dai contribuenti attraverso il canone Rai.

A ragione visto che il servizio serviva solo a dar da mangiare agli odiatori seriali del web, quelli convinti di saper cucinare meglio di Cracco, giocare a palla meglio di Ronaldo, conoscere la fisica meglio di Einstein e che scaricano nei social la loro frustrazione di non essere docenti universitari chiamati continuamente nelle trasmissioni di cucina che giocano in champions.

Il fatto è che questi “odiatori” fanno molto, molto casino e aiutano un sacco a far diventare virale qualsiasi contenuto sia che lo apprezzino sia che lo detestino continuamente. Una regola della pubblicità è: “che se ne parli, bene o male ma che se ne parli sempre…” Basta fargli intendere che hanno ricevuto un torto, per quanto immaginario e forzato possa essere, e partono in quarta…

C’è però anche chi difende il programma di Rai3, facendo notare come al centro del servizio ci fosse il fatto che nonostante i prezzi alle stelle, i ristoranti degli chef come Cracco continuano ad essere in perdita. Un’indagine quindi sulla non sostenibilità dei ristoranti di lusso e sulla ricerca delle cause.

Quello non lo fai prendendo un menù e leggendo i prezzi, lo fai confrontando entrate ed uscite e analizzando l’impresa dal punto di vista economico. Ovvio che con quei prezzi entra poca clientela selezionata, gente che può permettersi di spendere quelle cifre per piatti gourmet. Senza considerare che il ristorante potrebbe anche essere in perdita se considerato da solo, potrebbe essere un ottimo investimento se invece si valuta la “risonanza mediatica” e il suo essere un ottimo strumento di pubblicità. Direttamente è in perdita ma indirettamente come pubblicità e visibilità mi porta tanti soldini.

Altra questione non detta dalla trasmissione è che nei locali non paghi solo le materie prime ma anche l’intorno, il servizio, la location, anche il “nome del locale”; come mai la gente si vanta di essere andata al bilionaire e non al fast food?

“Uno dei volti più noti dello show cooking televisivo è stato senza dubbio Carlo Cracco. I prezzi che troviamo nel bistrot di Cracco in Galleria sono molto alti: una bottiglia d’acqua costa otto euro e alla fine ne spendiamo 72 per un uovo e un tagliolino al ragù #Report”.

Come hanno osservato molti, se andavano al mcdonald a prendersi acqua e un hamburgher avrebbero speso un decimo, ma di certo non avrebbero avuto il cameriere che serviva al tavolo, la tovaglia di lavanderia, posate non di legno e piatti con ingredienti ricercati di prima scelta. Son tutte cose che si pagano.

Hai voglia di lamentarti dell’ignoranza e degli “odiatori” quando poi li si va a stuzzicare per fare clickbait

Creare razzismo how to 59/ manipolare l’informazione…

Se l’etnia non conta si dice “uomo ucciso da 5 poliziotti”. Se l’etnia conta si dice “uomo di colore ucciso da 5 poliziotti di colore”. Se ti dicono “uomo di colore ucciso da 5 poliziotti” e non percepisci l’inganno sei stupido. O complice.

Concordo, stavolta è molto facile vedere la manipolazione. I cinque poliziotti sono questi qui: https://lavocedinewyork.com/news/2023/01/27/afroamericano-ucciso-da-5-poliziotti-a-memphis-pubblicato-il-video-dellomicidio/  Come nel caso di Kenosha, dove un bianco venne attaccato da tre bianchi, si cerca di far entrare a forza il razzismo manipolando le notizie. In quel caso chiamando i tre “attivisti neri”, in questo caso omettendo l’etnia dei poliziotti e scrivendo solo quella della vittima, Imho perché si spera che molti pensino, limitandosi al titolo, ad un nuovo caso Floyd e vadano a far casino.

La prossima volta che verranno fatte spallucce alle denuncie di clamorosi casi di razzismo forse un poco di autocritica nel voler far entrare a forza il razzismo quando proprio non esiste sarebbe opportuna.

SE CI TENETE A ESSERE DEI VERI AMBIENTALISTI

Per fare il green ripubblico invece di scopiazzare spudoratamente…
(applausi prego)

ilblogdibarbara

fate attenzione a come scopate: l’ha detto il professore! E non prendetela sottogamba: è in gioco la sopravvivenza del pianeta (qualunque cosa voglia dire).

L’ultima scemenza ecologista: il sesso “sostenibile”

A dire il vero, non si capisce una mazza di cosa sia davvero questo “sesso ecologico“. Non lo si comprende dalla recensione oggi scodellata dal Fatto Quotidiano, ma a questo punto – a giudicare dagli stralci citati dalla collega – è facile immaginare che pure il libro di Dominic Pettman [che sarebbe l’uomo che fa petting la domenica – che a farlo troppo spesso si inquina?], professore alla New School di New York, sia pressoché incomprensibile. La sintesi proviamo a farla noi: in nome dell’ecologia, del green, del pianeta da salvare e tutto il resto, oltre a viaggiare meno, consumare meno, scaldarsi meno, bisogna pure trombare di meno. E ci sia perdonato il termine scurrile.
Lo hanno titolato “Ecologia…

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La solita ignoranza matematica

Per la serie, ignoranza matematica segnalo questo post su FB del corsera

 

Mentre in Italia i prof di matematica sono merce rarissima – è di questi giorni la tragicomica testimonianza di un preside di Firenze che solo pochi giorni fa è riuscito a riempire una cattedra lasciata deserta da quattro rinunce quattro, tutte nel giro di pochi giorni – in India evidentemente devono essercene a bizzeffe se una scuola privata del Gujarat si è presa il lusso di pubblicare un annuncio in cui il contatto telefonico è nascosto nella soluzione di una complessa equazione.

Non si tratta di una equazione ma di una semplice e banalissima espressione, roba che, programmi ministeriali alla mano, dovrebbe essere alla portata di qualsiasi studente di III media.

Un’operazione – forse – anche di marketing pubblicitario, visto che in poche ore ha avuto quasi due milioni di visualizzazioni. Merito, soprattutto, del miliardario indiano Harsh Goenka che, colpito dall’originalità dell’iniziativa, ha rilanciato l’annuncio su Twitter. Il presidente di RPG, gruppo industriale di Mumbai che spazia dagli pneumatici all’informatica, è noto per i suoi post giocosi con cui solletica e sfida i follower.Il post ha suscitato un diluvio di commenti: alcuni favorevoli («Tempo guadagnato: chi risolve l’equazione ha il posto assicurato!»), altri – che forse hanno preso troppo sul serio l’annuncio – critici («Un buon prof non deve necessariamente saper rispondere a questo quiz»).

Devo dire che quest’ultima mi ha colpito alquanto; stiamo parlando di matematica base base, come ho scritto sopra è un esercizio, ok lungo e palloso, ma che uno studente di III media dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, saperlo risolvere. Se un docente non riesce a risolverlo non può essere un buon docente perché non capisce una solenne cippa della materia che dovrebbe insegnare. Facciamo un paragone con la grammatica; cosa si penserebbe di uno che sostenesse: “un buon docente non deve necessariamente saper distinguere un verbo attivo da un verbo passivo”.

Ecco, il non saper risolvere quell’espressione per la matematica significa non essere capaci di distinguere un verbo attivo da uno passivo in grammatica.

Qualche furbetto ha segnalato che il numero di telefono della scuola si poteva facilmente trovare sul sito della stessa. Ma la maggior parte sono stati al gioco e, raccogliendo la sfida di Goenka, hanno risolto l’equazione che corrisponde a un numero di cellulare diverso da quello ufficiale della scuola. Leggi l’articolo completo sul sito del @corriere ( Twitter: Harsh Goenka) Mostra meno

E che ci vuole. Ah se si vuole barare ci sono anche app per cellulare che leggono e risolvono l’equazione.

il meteo non è il clima

Messaggio interessante che illustra la differenza fra le meteorologia e la climatologia. Di mio mi limito solo a notare come messaggi di questo tipo compaiano nei social solo quando il “meteo” vira verso il freddo mentre per le ondate di calore ci si precipita ad urlare al global warming.

Ed alla fine è questa schizofrenia, se fa caldo è global warning se fa invece freddo è solo meteorologia, che fanno porre qualche dubbio sulle ragioni degli ecocastrofisti.

fonte:https://www.facebook.com/AltoRilievoVdM/posts/654067856520859

– Meteo non è Clima –
È tornata la neve, e questa è un’ottima notizia per le nostre montagne, ma anche per le nostre pianure. Tuttavia, …
… Tuttavia c’è già chi ha incominciato ad affermare – affidandosi a un singolo evento meteorologico – che queste nevicate sono la dimostrazione che il clima non sta cambiando.
Niente di più scorretto.
Gli studiosi ci insegnano infatti che, mentre il tempo meteorologico indica una condizione temporanea dell’atmosfera in un determinato luogo, il clima invece, è l’insieme di tutti i fenomeni meteorologici e atmosferici che si verificano in un intervallo di tempo molto più lungo (in genere 25-30 anni).

Quindi se una ondata di freddo non prova non prova neppure una ondata di calore. Occorre studiare le medie in lunghi periodi e, come capita quando si parla di medie, un singolo caso non è mai in grado di confutarla.

Il clima quindi ci fornisce indicazioni sul tempo che solitamente caratterizza una certa zona.
Per aiutarci a comprendere questa, importante, differenza – su cui non di rado fa confusione anche la politica – nel 2019 il New York Times si servì di una semplice quanto efficace metafora:
“Il meteo è simile alla quantità di soldi che hai nel portafogli oggi, mentre il clima è il tuo intero patrimonio. Un miliardario che ha dimenticato a casa per un giorno il portafoglio non è povero e allo stesso modo una persona povera che s’imbatte in qualche centinaio di dollari non diventa improvvisamente ricca. Ciò che conta è ciò che accade nel lungo periodo”.

Quanto lungo? gli ultimi trent’anni comparati con l’età della terra son solo un battito di ciglia.

È quindi giusto godere della neve caduta in questi giorni. Allo stesso tempo, è anche necessario imparare a leggere i singoli episodi come parte di un quadro climatico più ampio. Solo così, forse, sarà possibile sviluppare politiche e comportamenti più attenti alle esigenze ambientali del presente.

E forse evitare di urlare al global warming alla prima ondata di calore…

Ottima parodia della bidella…

Godibilissimo…

Sorgente: Thread by @stacce2021 on Thread Reader App – Thread Reader App

UNA STORIA VERA
Mio padre faceva il pendolare Roma Stoccolma tutti i giorni come operaio. Prendeva il trenino per Fiumicino all’una e mezza di notte, poi volo e alle sei precise in fabbrica per timbrare il cartellino.

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I voli costavano ma lui aveva messo su un microcommercio di mozzarelle di bufala che in Svezia ce n’è bisogno e così copriva le spese (se andava male si faceva imbarcare come bagaglio aggiuntivo di qualche turista in cambio delle mozzarelle avanzate).
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Insieme a Ciro, un collega turco che faceva il pendolare da Instabul, avevano provato anche a mettere una piccola attività di bufala-kebab, che certe temperature dell’altoforno per il kebab erano perfette, ma fallì quasi subito:
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il kebab era troppo ingombrante come bagaglio a mano e se Ciro doveva aspettarlo ai nastri trasportatori non ci stava coi tempi. Poi smisero anche con le mozzarelle perché guadagnavano di più facendo gli uber dei turisti nei tragitti casa-areoporto-fabbrica.
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In fabbrica si lavorava sui turni ma il caporeparto era un tossico della soppressata e così grazie alle forniture settimanali di un cugino di Bisignano mio padre era riuscito a farsi assegnare sempre il turno della mattina. Staccava alle 14.00
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Al ritorno ci metteva un po’ di più perché prendeva il treno fino ad Oslo che da lì l’aereo gli costava di meno. Per il treno aveva fatto l’abbonamento rastrelliera. Fra treno, aereo, trenino, coincidenze, cazzi e mazzi, tornava a casa intorno a mezzanotte e mezza.
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La prima cosa che faceva appena tornato a casa era venire a svegliare noi bambini per passare un po’ di tempo insieme. Gli piaceva leggerci le favole e noi con piacere lo ascoltavamo, un po’ assonnati ma felici:
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La nostra preferita era quella della piccola fiammiferaia, questa ragazzina che fa la gavetta vendendo zolfanelli e dopo aver sprecato un intero pacchetto non riuscendo a venderne manco uno, si fa dare i soldi da papy e apre una startup di accendini bio e diventa miliardaria.
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Poi restava giusto il tempo per la doccia e via di nuovo col treno per fiumicino. Ma io me lo ricordo sempre felice, sempre sorridente, aveva un solo grande rammarico nella sua vita: fra Roma e Stoccolma c’erano venti gradi de differenza e non sapeva mai come cazzo vestisse.

P.S.
Ciro è un nome di fantasia perché poi si è trasferito pure lui in Italia e si è messo in proprio nella ristorazione e non vorrei che qualcuno risalisse a lui.

 

La mafia e il vento.

Riflessioni interessanti dell’avvocato dell’atomo. La mafia non sono i cattivi da film, imbecilli che fanno i cattivi per “esigenza di copione” e per permettere al buono di fare da buono, la mafia mira a fare soldi, tanti, con il minore rischio possibile. Ecco perché le ecomafie, ad esempio, trovano più redditizio, molto, smaltire toner esausti che non son rifiuti tracciati rispetto a “rifiuti” catalogati, punzonati e con smaltimento ispezionato anche da enti internazionali.

Sorgente: Facebook

La mafia e il vento.
24 ore fa, come tutti sappiamo, è stato arrestato il superboss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, latitante da oltre trent’anni.
Noi ovviamente su questa pagina non ci occupiamo di cronaca, ma il tema della criminalità organizzata purtroppo ci tocca affrontarlo spesso, dal momento che è una delle obiezioni più amate dai qualunquisti per opporsi al nucleare.
Il che fa sempre molto ridere, per due motivi.
Il primo è che la frase ”in Italia la mafia controlla tutto, figurati se non si infiltrerebbe nel settore nucleare” (o formulazioni equivalenti) è una perfetta contraddizione logica: la premessa smentisce la conclusione e viceversa.
Prendiamo infatti le due proposizioni:
A. La mafia è in grado di infiltrarsi ovunque/controllare tutto.
B. Il nucleare rappresenta un’opportunità redditizia per la mafia, un settore in cui la mafia avrebbe interesse a infilarsi.
Queste non possono essere entrambe vere, e la prova è che il nucleare in Italia non ce l’abbiamo – anzi, addirittura lo avevamo e lo abbiamo abbandonato.
Se lo abbiamo abbandonato nonostante fosse conveniente per la mafia, vuol dire che la mafia non è riuscita in quella circostanza a condizionare la politica, dunque la mafia NON è in grado di infiltrarsi ovunque e di controllare tutto (proposizione A falsa), e questo significa che sarebbe possibile riportare il nucleare in Italia evitando infiltrazioni mafiose nella filiera.
Se invece la mafia controlla davvero tutto, il fatto che in Italia abbiamo abbandonato il nucleare implica che quest’ultimo NON fosse un affare per la mafia (proposizione B falsa).

Il bipensiero, di cui tanto gli ecoimbecilli fanno pesantemente uso, è la capacità di pensare contemporanemente come vera una affermazione e la sua negazione.

Il secondo motivo per cui le teorie del complotto sulla mafia nucleare fanno ridere è che, nel mondo reale, il principale settore energetico in cui la mafia investe sono effettivamente le energie rinnovabili.
Il Sole24Ore di oggi ci ricorda infatti che tra i prestanome di Matteo Messina Denaro c’era un certo Vito Nicastri, definito “il re del vento” e “il pioniere del green”, a cui la procura ha messo sotto sequestro impianti eolici per un miliardo e mezzo di euro
Sulla passione del superboss di Cosa Nostra per l’eolico d’altra parte aveva avuto da ridire anche Totò Riina, dal carcere, come riporta Il Post

Perché investe? pochi controlli, tanta facilità di creare “cortine fumogene” a base di ecoimbecilli, progetti annuciati e poi fatti bloccare grazie a manifestazioni nimby; sì salviamo il mondo ma il parco eolico non fatelo qua, che significa penali grosse da pagare da parte dello stato. Se viene assegnata un’opera e poi, non per causa del vincitore dell’appalto, tale opera viene bloccata il committente paga penali, e salate anche.

Questo ovviamente non significa che l’eolico non vada sviluppato, soprattutto nelle regioni che hanno il maggiore potenziale (in Italia sono proprio le due isole). Significa però che bisogna smetterla di erogare incentivi pubblici facendo piovere soldi senza alcun controllo, perché quello vuol dire stendere proprio un tappeto rosso alla criminalità organizzata (…)

Ma l’eolico è buono e rende buono chiunque ne abbia a che fare.

E soprattutto, significa che gli oppositori del nucleare prima di venire a spaccare i coglioni a noi sulle infiltrazioni mafiose future ipotetiche, possono iniziare a guardare un po’ nel loro orticello, sempre che non lo abbiano già affittato ad un boss della ‘Ndrangheta per farci una solar farm

Quotone.

Il nucleare a confronto con altre forme di energia – Nucleare e Ragione

Articolo divulgativo ben fatto che spiega anche, e in maniera chiara, perché sole e vento, da soli, non sono la soluzione. (grassetti miei)

Sorgente: Il nucleare a confronto con altre forme di energia – Nucleare e Ragione

Quasi tutto ciò che ci circonda e di cui facciamo uso quotidianamente, senza nemmeno rendercene conto, necessita di ENERGIA per funzionare. Il nostro stesso corpo ne necessita. Per ottenere energia, si bruciano sostanze: gli uomini usano cibo (zuccheri, grassi), gli aerei kerosene, il tostapane elettricità che viene prodotta altrove bruciando qualcosa.

Quando un paese aumenta i suoi consumi energetici, questo è segno di crescita: se vogliamo mettere su muscoli, necessariamente dovremo mangiare di più. Servono quindi più sostanze da bruciare per produrla.

Le centrali a carbone e gas bruciano composti a base di carbonio, che viene poi rilasciato in atmosfera sotto forma di CO2. Le fonti rinnovabili apparentemente non bruciano nulla: questo perché sfruttano gli effetti terrestri delle reazioni nucleari che hanno luogo nel sole. Le centrali nucleari usano uranio, con un tipo diverso di reazioni nucleari rispetto a quelle che avvengono nel sole. I differenti combustibili portano ad avere per ogni fonte diverse caratteristiche, di cui la principale è la quantità di carbonio emessa per unità di energia (kWh), il “fattore di capacità” (ovvero il rapporto tra energia generata e energia massima generabile), il costo per unità di energia e la densità di energia (materiale utilizzato per produrre un’unità di energia).

Procurarsi l’energia di cui abbiamo bisogno non è semplice: il sole non brilla sempre, il vento non soffia sempre, una centrale ha bisogno di essere manutenuta. Inoltre, il bisogno di elettricità non è costante: la maggior parte delle attività si svolgono di giorno (uffici, trasporti pubblici, scuole, condizionatori, riscaldamento…) e si hanno quindi grandi variazioni nella potenza richiesta. Al “carico di base” (l’energia che serve ad un paese per tutti quei servizi che devono funzionare sempre, come ospedali, ferrovie, internet, acciaierie, illuminazione…) un paese risponde con l’energia fornita da centrali a carbone o nucleari, perché manovrarne la potenza richiede tempi lunghi e le prestazioni migliori si ottengono non manovrandole affatto. Possiamo immaginarle come dei “maratoneti” nel campo dell’energia. Resta il problema dei picchi d’uso durante la giornata, per i quali generalmente vengono utilizzate turbine a gas e rinnovabili (sprinter). Per cui solo un mix di fonti energetico ben strutturato ed eterogeneo è in grado di coprire i fabbisogni di un paese.

Per fare un confronto tra le varie fonti energetiche, un caso paradigmatico è la Germania, paese che si è fatto della lotta al cambiamento climatico e leader nella produzione di energia da fonti rinnovabili, spendendo negli ultimi 20 anni 300 miliardi di euro in sussidi all’istallazione di pale eoliche, pannelli solari e centrali a biomassa. Ha inoltre deciso di abbandonare il nucleare dopo l’incidente di Fukushima ma ancora non ha spento tutte le sue centrali, ed è quindi oggi dotata di tutte le fonti energetiche esistenti. (…)

Confrontando quindi le emissioni dei due paesi negli anni in cui si ha avuto il boom delle energie rinnovabili in Germania (, si possono identificare due differenze, per cui la Germania:

ha un sistema elettrico molto più “sporco” della Francia, dovuto alla grande quantità di carbone che viene bruciata e nonostante i grandi investimenti effettuati
ha una grande variabilità nelle emissioni, dovute al fatto che solare ed eolico non funzionano sempre ma persone ed industrie hanno sempre bisogno di energia elettrica
le emissioni sono rimaste praticamente costanti negli anni, perché sono state spente le centrali nucleari e rimpiazzate come carico di base da nuove centrali a carbone

Il che fa capire benissimo perché correre dietro alle chimere ecoimbecilli di chi sogna l’ennesima variazione sul tema “motore a gatto imburrato” non è una scelta molto azzeccata.

Interessanti anche le faq

FAQ

1. E lo scenario 100% rinnovabili?

Risposta breve: tipicamente una bufala, il sole non splende sempre, il vento non soffia sempre e le batterie che sarebbero necessarie sarebbero troppo grosse per le risorse effettivamente disponibili sulla terra per costruirle.

Risposta lunga: Scenario che può verificarsi solo in paesi con grande capacità idroelettrica (Norvegia, Costa Rica). Eolico offshore ha in media carico per il 50% del tempo, solare 25%. Per essere quindi teoricamente autonomi occorre installare rispettivamente il doppio e il quadruplo della potenza richiesta dalla rete e avere sistemi di stoccaggio in grado di gestire tali surplus di potenza ed energia ed utilizzarli nel restante tempo. Il che richiede o capacità idroelettrica o una quota significativa della produzione mondiale di litio, per diversi anni (Elon Musk dice che servirebbero 100 delle sue fabbriche per produrre batterie sufficienti a garantire un’ora di autonomia agli USA). Nel frattempo quindi si continua a bruciare carbone, gas e petrolio. La grande potenza in eccesso porta ad avere giorni in cui i prezzi dell’elettricità vanno negativi, per cui persone e aziende sono pagate per consumare elettricità, ed una grandissima instabilità nella rete elettrica.

(…)

3. È vero che se coprissimo il deserto del Sahara di pannelli solari produrremmo abbastanza energia per tutto il mondo?

In teoria sì, ma è una soluzione non realizzabile perché:

bisognerebbe costruire e fare manutenzione a 92000 km quadrati di pannelli solari (una superficie come quella del Portogallo)
occorrerebbe collegare questi con le aree in cui l’energia viene utilizzata, costruendo migliaia di chilometri di cavi
il caldo e la sabbia riducono la funzionalità e la vita dei pannelli
servirebbe comunque trovare una soluzione per la notte
il mondo dipenderebbe da un’unica fonte energetica situata in una zona molto remota e politicamente instabile

Le notizie, la narrazione e la credibilità dei giornali…

Ricordo le polemiche sulle fake news; molti si scandalizzavano che la gente credesse a improbabili notizie rilanciate da siti gombloddisti e non credesse ai “seri” giornali. Poi esce un articolo su una bidella che fa ogni giorno Napoli Milano in treno, articolo con molte incongruenze, soprattutto nelle cifre, e i “giornali seri” ci cascano con entrambi i piedi Si capisce subito che la storia è stata costruita per creare indiNNNiazione e attrarre click, infatti è diventata virale.

Sorgente: Bidella ogni giorno pendolare da Napoli – Lombardia – ANSA.it

(ANSA) – MILANO, 18 GEN – Giuseppina G abita a Napoli, a una mezz’ora dalla stazione dove tutte le mattine alle 5 prende il Frecciarossa per arrivare a Milano dove lavora come operatrice scolastica al liceo artistico Boccioni dove il suo orario di lavoro è dalle 10:30 alle 17.
Entrata di ruolo a settembre, “ho provato a cercare una casa che non costasse troppo, considerando che il mio stipendio mensile è di 1.165 euro” ha raccontato al Giorno, ma “mi sono resa conto che ormai a Milano è più facile trovare un ago in un pagliaio”. A Napoli Giuseppina, che ha 29 anni, vive con i genitori, la nonna e i suoi cani. “Questo mi permette di non avere ulteriori spese oltre a quelle del treno e per questo – ha aggiunto – mi ritengo molto fortunata” e riesce anche un po’ a risparmiare.

Molti alla lettura della notizia hanno cercato, su subito o analoghi siti di annunci, appartamenti e stanze in periferia. I prezzi sono molto più “umani” rispetto ad appartamenti e stanze in centro, come del resto è ovvio.

Alle quattro si alza per andare in stazione e prendere il treno delle cinque, ogni giorno dal lunedì al sabato, poi per rientrare prende il Frecciarossa delle 18:20. Accumulando punti con i viaggi che fa e prendendo i biglietti con tanto anticipo “in definitiva il treno mi costa poco, circa 400 euro, mensilmente molto meno di una stanza in condivisione a Milano”.

Peccato che la storia faccia abbastanza acqua da tutte le parti; io per curiosità ho simulato l’acquisto di un abbonamento Napoli – Milano nel sito di trenitalia; il più economico costa 847 euro ma non c’è con gli orari; l’abbonamento al treno delle 5 costa sui 1.000 euro.

Carta freccia da 1 punto ogni euro speso e con 300 punti hai 10 euro di sconto. Quindi lo sconto “fedeltà” per l’abbonamento mensile son circa 40 euro a fronte di 1000 di abbonamento. I conti non tornano.

Ne per i prezzi delle stanze ne per quelli del treno. Strano che i giornalisti, garanti della verità, non abbiano fatto due verifiche due sul sito di trenitalia e sui siti di annunci per verificare il racconto ma si siano “bevuti” la storia come acqua fresca. Ennesima prova che oramai i giornali non danno notizie verificate ma oramai pubblicano “romanzi d’appendice”. E che il bollino “fake news” non è per garantire la qualità dell’informazione ma per far fuori un poco di concorrenza…

Comunque, nei social molti la storia se la son bevuta come acqua fresca usandola come pretesto per dar contro ad un governo “fascista”  che toglie il rendito di cittadinanza e costringe a fare napoli milano ad una povera bidella.

A margine: ma se gli studenti sono al nord e il personale soprattutto al sud come risolvere la questione? chiudere le scuole “sguarnite” al nord e far fare Napoli – Milano agli studenti?

Sapevano dove era il latitante

Trovo il tentativo di smontare la Meloni sull’arresto del latitante da parte di Roberto S. un autogol da cineteca. La considerazione giusta da fare è che si arriva a certi risultati grazie ad un lavoro certosino che dura molti anni, quindi i meriti andrebbero riconosciuti anche e soprattutto a chi c’era prima. Ragionamento logico e corretto; il merito dell’opera non è solo di chi fisicamente taglia il nastro all’innaugurazione ma anche, e soprattutto, dei predecessori.

Invece il sacro furore nel cercare di sminuire finisce poi a far scaricare tonnellate di guano soprattutto sugli amici. Come nel caso del crollo del ponte Morandi; si è cercato di “inchiodare” Toninelli alle responsabilità sul crollo e si è finiti a dover ammettere che anni e anni di mancati controlli e manutenzioni non potevano essere colpa solo ed esclusivamente di chi era ministro da 40 giorni… A Del Rio saranno fischiate alquanto le orecchie…

Stessa cosa in questo caso; sapevano da 11 anni dov’era e non sono mai andati a prenderlo. Bene, perché? chi copriva? Al governo in questi ultimi anni ci sono andati un po’ tutti, anche gli honesti certificati, lo coprivano tutti? la solerte magistratura italiana non si era accorta di nulla che i politici coprivano? Sapevano tutti, compreso Robertino, e nessuno ha detto nulla? Sparare a zero sui propri simpatizzanti o metterli  nella scomoda posizione di fare da bersagli non è una mossa molto azzeccata.

Questo autogol comunque mostra come molti “intellettuali” alla fine, gratta gratta, son solo dei “not logici” contro i cattivoni e il loro ruolo è far sentire colto ed intelligente il pubblico che odia i cattivoni secondo la migliore tradizione degli spompinamenti reciproci.