Considerazioni sul burkini. E non è roba da bar.

allegrofurioso

Se siete stati ad ascoltarli con attenzione, gli argomenti di chi si oppone alla recente serie di ordinanze di sindaci francesi in materia di abbigliamento femminile nei luoghi di balneazione, sono i seguenti [tra parentesi quadre ed in corsivo i miei commenti, viscerali e “da bar“]:

Il burkini non è un ostacolo alla sicurezza. [Nemmeno il nudo integrale, eppure non è consentito ovunque].
Ogni donna deve essere libera di vestirsi come le pare. [Ma non di svestirsi: difatti il nudo integrale è permesso solamente in certe aree].
Andare in spiaggia con il burkini non è integralismo. Anzi il burkini permette alle donne musulmane di vivere come tutte le altre, ma senza trasgredire le regole della loro religione [Fino ad adesso tutte queste donne musulmane hanno vissuto nel peccato e noi non lo sapevamo].
Se viene proibito il burkini poi staranno a casa e

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Pensierino sulla beneficienza

1 Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. 2 Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3 Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4 perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Matteo 6, 1-4
Traduzione ufficiale della C.E.I.

Sul presunto rapitore in libertà

Non stimo particolarmente la magistratura italiana e l’anm, troppe cavolate fatte come ad esempio i casi xylella o indegni balletti assolto-colpevole, come nei casi Knox o Garlasco e con l’ANM che invece di ammettere le colpe cercava di proteggere e controbattere anche quando, sinceramente, la difesa delle cavolate fatte dai magistrati oscillava fra l’osceno e il patetico.

Però, per onestà intellettuale, devo ammettere che ha ragione sulla vicenda dell’indiano presunto rapitore e rimesso in libertà. Ha ragione perché è compito del magistrato valutare gli indizi e decidere se sia o meno il caso di incarcerare, non la canea urlante del bobolo che non sa nulla a parte il colpevole e che chiede il linciaggio sulla pubblica piazza. Sta al giudice, che conosce tutte le carte processuali e tutte le testimonianze originali dei testimoni, valutare. Non spetta alla canea urlante in piazza farlo sulla base di notizie vaghe e frammentarie pubblicate dai media. Come nel caso di doina matei, considero la giustizia di piazza del bobolo una barbarie indegna di uno stato civile. Qui F. Facci spiega bene la vicenda e si scusa, comportamento anomalo, per aver lanciato la notizia travisando la vicenda.

Un ultima riflessione: se comunque si è arrivati a questo punto è anche a causa di certi magistrati che, invece di presentarsi come i tizi che dovevano decidere al processo ragioni o torti si son presentati come i “moralizzatori” e i novelli giudice dredd, ed a causa di certi giornalisti e certi giornali che per attrarre qualche click in più fraintendono maliziosamente l’impossibile e vanno a stuzzicare la peggior pancia della ggggente.

Ma il politico si elegge da solo?

Una delle cose che più mi fanno girare nei social son le polemiche gratuite verso i politici, quasi che denunciare le turpi colpe dei politici serva a lavarsi la coscienza delle proprie piccole miserie.

Lo sto vedendo adesso, ad esempio, nella vicenda Alcoa: è tutto un piagnisteo contro la politica che ha affondato il territorio, la politica che non ha permesso lo sviluppo, la politica che non interviene, con pesanti incentivi ovviamente, per evitare la chiusura dell’alcoa. Sinceramente un par de balle; il prendersela contro la politica è solo un facile modo per lavarsi la coscienza per chi ha approfittato della situazione preferendo continuare a campare di cassa integrazione e incentivi che chiedendo che si investisse nel territorio. Da quelle parti lì son quaranta e passa anni che vengono eletti sempre gli stessi politici. Sarà anche gente capace di tenere corsi di malvagità a satanasso ma non si sono eletti da soli; da quelle parti c’è una maggioranza di elettori che li ha “democraticamente” eletti.  E adesso che se li goda. Posso accettare le proteste di Caio che lui quelli non li ha votati ma quando vengono eletti con percentuali pari al 60% significa che la maggioranza in quel comune, in quella provincia li ha scelti. E adesso paghi il fio della sua scelta e si prenda le colpe di averli eletti, magari iniziando anche a votare qualcuno di diverso. Altrimenti si è conniventi e si fa solo la figura dei giuda pronti a rinnegare quanto fatto fino alla sera prima per rifarsi la verginità. I soliti 40 milioni di fascisti che il 9 di settembre si son scoperti essere partigiani antifascisti da sempre.

In democrazia l’elettore è re, ma questo significa anche le la responsabilità della scelta dell’eletto è della maggioranza degli elettori, se la maggioranza elegge un incompetente arraffone poi ci si trova un incompetente arraffone ad amministrare. Può capitare di eleggere un incompetente, un arraffone, un imbecille. Non c’è nulla di vergognoso a farlo, capita di sbagliarsi nel giudicare come si comporterà una persona. Quello che è invece è sbagliato è continuare a votare la persona e contemporaneamente lagnarsi del suo comportamento. Se Tizio è stato eletto la prima volta ed ha fatto disastri può essere plausibile che la maggioranza degli elettori di Tizio abbia fatto un errore. Se Tizio viene rieletto a larga maggioranza, come alcuni satrapi locali, allora la colpa del comportamento di Tizio è di chi l’ha votato in maniera da farlo rieleggere, ovvero di una larga fetta di elettori nel comune, provincia, regione. Ed è ipocrita pensare di mondarsi dalla colpa scaricando tutte le colpe presenti passate e future su Tizio. Siete stati i suoi clientes quindi evitare di fare gli infantili o le neotenie politiche e iniziate ad ammettere che Tizio altro non è che la conseguenza dei vostri comportamenti e dei vostri desideri segreti. Se non si inizia a capire che il problema non è il politico arraffone ma i suoi affezionati elettori che lo voteranno e rivoteranno sempre, non si andrà avanti.

i miei due cent sul burkini

Stavo leggendo le varie polemiche sul burkini, le suore etc. etc.

Sinceramente penso che si stia prendendo una colossale cantonata a proibire il burkini per “opporsi ideologicamente” all’islam. I motivi per me sono i seguenti:

Primo: la norma è facilmente aggirabile; se invece del burkini la tizia indossasse una normale muta o mutino con cappuccio e un pareo? proibiamo le mute in spiaggia?  e poi, vietiamo l’accesso in spiaggia anche alle suore? e se Amina indossa un crocefisso sopra il burkini che facciamo? Ci si sta infilando in un ginepraio.

Seconda cosa: la contrapposizione ideologica la ottieni contrastando l’ideologia e non di certo negando la tua solo per fare i dispetti.  In italia si è liberi di vestirsi come pare tranne in pochi e sporadici casi:

  1. Vestirsi da fascista o nazista per fare apologia di fascismo e nazismo. Se non faccio apologia di nazismo, perché magari recito la parte di un ufficiale SS in un opera teatrale ambientata nella II guerra mondiale, la divisa da ufficiale delle SS la posso indossare tranquillamente senza che ciò sia reato.
  2. Il vestito può trarre in inganno le persone. Ecco perché senza giustificato motivo io che non son carabiniere o medico, non posso andare in giro con la divisa da carabiniere o vestito come un medico ospedaliero con magari un cartellino di riconoscimento falso. Se ad esempio sto interpretando a teatro la parte del carabiniere, o partecipo come figurante alla sfilata di carnevale, invece la divisa la posso indossare tranquillamente.
  3. Vestiti contrari alla pubblica decenza.

Questo dice la legge italiana. Non vedo l’esigenza di aggiugerci il burquini ai divieti, divieto che poi genera fondate proteste di discriminazione. Piaccia o no la religione, fino a quando si rimane nell’ambito della legge, è libera. La mia religione mi impone di girare con uno scolapasta in testa? siccome non è proibito io son libero di farlo tanto quanto don filippo di girare con un crocefisso al collo.

Terzo: scrivere leggi pasticciate e incostituzionali per infantili ripicche significa svilire la legge, un poco come avviene con i limiti di velocità messi “a cazzo”(1), alla fine la gente gli ignora alla grande perché non ne capisce il senso. Il brutto è che magari ignora anche il limite che invece un senso lo ha, messo perché c’è una reale situazione di rischio. Scrivere leggi cretine e demenziali è il modo migliore per abituare e giustificare la gente ad aggirarle e ad interpretarle liberamente.

Quarto. Il burqa e il nibaq son vietati perché la legge già vieta di girare, senza giustificato motivo, a volto coperto. Basta dire che l’imposizione religiosa non è un giustificato motivo per derogare alla legge civile.

Ultimo ma non meno importante: per contrapporsi ideologicamente più che vietare il burkini è meglio iniziare a far rispettare le norme italiane sulla parità fra uomo e donna. I fondi destinati alle donne versarli ad un conto corrente intestato alla donna, picchiare duro su chi fa casino perché pretende che la moglie, all’ospedale, sia assistita e visitata solo da donne… Quella è contrapposizione ideologica non un divieto farlocco che lascia il tempo che trova. Vietare il burkini per contrapporsi all’islam sarebbe stato come limitarsi a vietare le stelle a cinque punte per  lottare contro le BR.

(1) Spesso cartelli di cantiere dimenticati. In una statale nel sud sardegna, la SS 195, c’era in un tratto a due corsie per senso di marcia con spartitraffico centrale e corsia di emergenza, un limite di 30Km/h. Logico che lo ignori. Il brutto è che poi molti ignoravano anche i limiti nel successivo tratto litoraneo a due corsie senza spartitraffico centrale. Era una strada dove capitavano molti incidenti.

sul numero chiuso, lettera al fatto quotidiano

Arriva il periodo degli esami di ammissione all’università e, puntualmente, parte la polemica su chi sostiene che sia un diritto per un diplomato potersi iscrivere a qualsiasi corso di laurea desideri e chi invece sostiene che “solo i capaci e meritevoli” hanno diritto di andare avanti non chiunque.

Il FQ ha aperto le danze pubblicando la lettera di una liceale al presidente Mattarella riguardo al numero chiuso.

Caro presidente Mattarella, mi chiamo C. R.* e ho 18 anni. Ho frequentato per cinque anni il Liceo Classico Europeo Convitto Cutelli di Catania, che prevede lo studio di due lingue e il diploma di maturità francese. Mi sono impegnata costantemente negli studi, frequentando anche il conservatorio e riuscendo ad avere ottimi risultati. Mi sono appena diplomata con il massimo dei voti e la lode. Avendo deciso di proseguire gli studi, ho presentato domanda d’ammissione per la facoltà di medicina. O, perlomeno, questo pensavo di fare.

Nonostante sapessi che per accedere alla maggior parte delle facoltà italiane è d’obbligo sostenere un test d’ammissione, mi consolava il fatto di avere studiato durante il mio percorso di studi le materie inerenti alla facoltà che avevo scelto. Con i professori avevo, infatti, in questi cinque anni, seguito un percorso che mi aveva portato ad avere conoscenze generali della biologia, della chimica, della fisica e della matematica. Ero quindi serena nell’affrontare il ripasso in estate, dopo aver conseguito il diploma.

Purtroppo, mi sono resa conto che la difficoltà di questi test di medicina sia superiore alle capacità di un qualsiasi ragazzo liceale. Le conoscenze e le abilità richieste sembrano essere più adatte a un laureando piuttosto che a un diplomato. Come riuscire ad avere la preparazione adatta per potere superare questi test tanto temuti?

Strano, se la preparazione è superiore alle capacità di qualsiasi liceale come mai, negli anni scorsi, molti liceali sono stati ammessi? Tutti laureandi in biologia? in tal caso mi aspetterei una età degli ammessi particolarmente elevata.

La risposta è semplice. Esistono corsi a pagamento che aiutano, sin dal quarto anno di liceo, a studiare nel modo corretto per entrare all’università. I costi sono molto alti e non tutte le famiglie possono permettersi quest’impegno. Tuttavia, questo business sembra essere completamente in disaccordo con l’articolo 3 della Costituzione, il quale afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’articolo 34 ribadisce che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Il solito lacrimevole richiamo alla costituzione. Esistono dei corsi che insegnano, dal I anno delle superiori a studiare correttamente per entrare all’università: si chiamano licei e son servizi forniti dallo stato italiano. Ovvio che se il liceo non funziona o funziona male non fornisce la preparazione che avrebbe dovuto fornire e quindi occorre integrarla con corsi a pagamento. Lo scandalo non son quindi i corsi a pagamento quanto il fatto che il liceo non abbia funzionato. E le prove che il liceo, nel caso dell’autrice della lettera, non abbia funzionato son scritte nella lettera:

  1. Il voto di diploma non significa nulla, basta vedere le polemiche perché i voti della maturità son mediamente più alti dove invece i risultati invalsi son mediamente più bassi. E la domanda da porsi è: “quanto significa come misura il voto di diploma”. Cara C.R. quel 100 e lode significa poco, molto poco.
  2. Chi è capace e meritevole non deve deciderlo lo studente ma altri, non ti sei data da sola il voto di diploma. I requisiti per essere capaci e meritevoli son scritti nel bando.
  3. Il problema non è il test “insormontabile”, il problema sono i licei che non preparano gli studenti ma si limitano ad illuderli di essere preparatissimi, e temo che l’autrice sia incappata in uno di questi casi.

Avevo molta voglia di aiutare il mio Paese, viverci e sostenerlo per farlo diventare migliore, ma il sistema italiano mi sta costringendo ad andare all’estero. In Belgio (dove ho deciso di andare a studiare), così come in altre nazioni, l’ammissione all’università non è preclusa a nessuno studente. Il test da sostenere ha soltanto un valore orientativo, e la vera selezione avviene sul campo, mediante gli esami finali del primo anno di studi. In questo modo si può verificare chi è in grado di sostenere i ritmi di studio universitari e andare avanti.

Ti trovi bene in belgio, benissimo vai a studiare in belgio. Sarei curioso di sapere poi come va a finire, perché se non hai le basi, e il test serve a verificare se lo studente possiede le basi minime per capire cosa dice il docente universitario, difficilmente vai avanti.
Un errore che fanno molti è pensare che l’istruzione funzioni per cicli chiusi, che alle medie non si debba partire da quello che si sarebbe dovuto fare alle elementari ma si debba ripartire da zero, così come al liceo e all’università. Sbagliato. L’università parte da dove ha finito il liceo, e se il liceo non ha finito è compito dello studente colmare le sue lacune. E invece di prendersela con chi verifica le sue conoscenze sarebbe meglio che se la prendesse contro chi tali conoscenze non gli ha permesso di farsele.

Lo Stato italiano finisce per precludere il diritto allo studio, abusando del proprio potere. È lecito, infatti, dire che chi segue tali corsi, ricevendo un’adeguata preparazione per i test, trascura il liceo. Io ho preferito dare il massimo del mio impegno per ottenere quella preparazione e quella cultura voluta dal sistema scolastico italiano. Ma ho capito che il mio livello base non è sufficiente per essere ammessa alla facoltà di Medicina. Sosterrò comunque gli esami il 6 settembre, e non so quale sarà l’esito. Ma il sistema riesce a demoralizzare i ragazzi prima ancora che questi si mettano alla prova con gli studi.

Perché, perché invece di fare matematica “hard”, logica e comprensione del testo (in tutte le materie), scienze e fisica al liceo hai fatto altro? erché ti hanno dato una leggera infarinata e ti hanno fatto credere di essere bravissima? è stata una tua scelta ed è giusto che tu ne paghi le conseguenze. Hai scoperto tardi di non essere preparata come credevi ma la colpa non è del test, che si limita rivelarlo. Queste polemiche contro i test mi ricordano tanto le scenette dove le persone in sovrappeso invece di dar la colpa alla dieta ed allo stile di vita davano al colpa alla bilancia.

L’esistenza di questi corsi di preparazione a pagamento è contraddittoria con il sistema scolastico italiano e anticostituzionale.

Perché? è vietato fare ripetizioni per colmare lacune che lascia il liceo?

Sarebbe compito della Repubblica, quindi, assicurarsi che i test vengano aboliti o semplificati, per permettere a tutti gli studenti di accedere agli studi universitari, in tutte le facoltà. La nostra Costituzione prevede uno specifico impegno dello Stato, articolo 3, comma 2: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il silenzio dello Stato al riguardo ha favorito la fuga delle menti migliori, che cercano e trovano l’apprezzamento per i loro meriti e le loro fatiche in Paesi stranieri.

Se io non riesco a fare il salto abbastanza in alto per vincere la medaglia allora è giusto abbassare l’asticella? prima o poi una asticella ad altezza giusta si trova. E parliamo anche del mitico estero. I giornali spesso danno una immagine distorta, perché parlano solo di chi ha avuto successo non di chi partito credendo di diventare, non appena atterrato CEO di qualche multinazionale è finito a lavare i piatti nel ristorante “da tony”.

Un ultima cosa, la costituzione va letta tutta non solo le parti che convengono. Il terzo comma dell’articolo 34 è chiarissimo. “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”. I capaci e meritevoli non tutti. Se proprio devi incavolarti, non incavolarti perché l’asticella è troppo in alto, incavolati perché lo stato invece di mandarti un allenatore capace ti ha mandato un incompetente che ti ha fatto credere che 60 cm di salto in alto era una misura da record olimpico.

Signor presidente, la cultura non si preclude a nessuno, perché è quella che permetterà a questo Paese di stravolgere i sistemi malfunzionanti e risorgere in un periodo di prosperità. Conto nella sua grande sensibilità e nella sua figura di garante della Costituzione, affinché ogni giovane italiano come me abbia il supporto dello Stato nella scelta del suo futuro.

Uomo di paglia, nessuno vieta di studiare quello che si vuole, non devi essere iscritta all’ordine dei medici o in medicina per leggere i testi. Se vuoi acculturarti puoi farlo. Qui in realtà si parla di cultura ma si intende il pezzo di carta. E il diritto al pezzo di carta non è scritto da nessuna parte nella costituzione.

Con rispetto,

C R

PS

Alcune chicche dai commenti all’articolo.

Io ho appena deciso di voler fare il calciatore, ma esistono solo scuole di calcio a pagamento e per arrivare in serie A avrei dovuto frequentarle con costanza da bambino. Ho preferito impegnarmi negli studi scientifici ma ora non posso fare il calciatore, e questo va contro il diritto di uguaglianza sancito dalla costituzione. Inviterei Mattarella a dare a tutti la possibilita’ di fare almeno una presenza in seria A, o ai prossimi mondiali, abolendo l’incostituzionale selezione del commissario tecnico, affinché ogni giovane italiano come me abbia il supporto dello Stato nella scelta del suo futuro

***

….sono andata su Eduscopio e ho scoperto che: 1) il Liceo Classico Europeo Convitto Cutelli si colloca al 9° posto in una graduatoria di 14 licei classici presenti sul territorio di Catania e provincia. La cosa più interessante però è l’indice FGA della scuola: 57,9. Se prendiamo i Licei classici di Torino e provincia, troviamo anche qui 14 Istituti e al 9° posto troviamo l’Istituto Sociale che però ha un indice FGA di 72.85. Ricordo che l’indice è ricavato dalla media dei voti del primo anno di università e dai crediti ottenuti. 2) Se andiamo a vedere la percentuale di abbandoni e di non iscritti all’università dopo l’ esame di maturità vediamo che al Cutelli sono il 39% , al Sociale l’8%. Se qualcuno obietta che il Sociale è una scuola privata, scendo di una posizione e trovo il Convitto Nazionale Umberto I con un indice FGA di 72,3 e un tasso di non inscrizione e abbandono del 13%…..esattamente 1/3 rispetto al Cutelli……Non cito i voti di maturità perché non sono affidabili…..continua…..

* nome omesso per evitare eventuali rogne con la privacy.

Sulla morale dei politici

In Svezia un ministro, pizzicato alla guida con un tasso alcoolemico superiore a quanto stabilito dalla legge si è dimessa, e nei commenti all’articolo è tutto  un esaltare il senso civico degli svedesi e dei loro ministri e lamentarsi che in italia i ministri e i parlamentari non si dimettano mai, neppure quando vengono  pescati con prostitute in un coca party. Insomma il solito coro sdegnato: svezia civile italia cacca pupù.

Ma perché avviene ciò? Molto probabilmente la ministra, se ricandidata, non sarebbe stata votata, anzi il partito sarebbe stato punito dagli elettori per averla candidata. Si potrebbe pensare che, siccome in italia non abbiamo elettori ma abbiamo tifosi, tifosi che qualunque cosa compia la squadra del cuore in ogni caso la votano, il candidato del partito sia ininfluente.

Ma c’è anche un altro motivo più profondo. La “fiscalità” in alto si riflette immediatamente nella “fiscalità” in basso e viceversa. Mi è capitato di sentire il caso di un ente pubblico che, per i suoi scopi, stipulava contratti di servizio con privati. Entrambi rispettavano in maniera “lasca” gli adempimenti del contratto. Ovvero in cambio della chiusura di un occhio su certe clausole del contratto da parte dell’ente anche i privati chiudevano un occhio su certe clausole. Ovviamente se uno dei due inizia a fare il fiscale con il contratto, anche l’altro inizierà a fare il fiscale. L’italiano però non vuole leggi fiscali per tutti, vuole leggi draconiane ma da applicare con intelligenza. (ovvero chiudere un occhio se mi conviene, aprirne altri cinque se invece mi nuoce).

E se il piccolo è il primo a pretendere che le leggi vengano applicate “con intelligenza” poi con che faccia pretenderà che vengano applicate in maniera fiscale al grande? Il rischio è che arrivino a stanare anche il piccolo, piccolo che invece di accettare le conseguenze delle sue azioni fa invece partire il piagnisteo.
Emblematico il canone rai dentro la bolletta elettrica. Il piccolo si lagna per l’evasione delle tasse e delle imposte, e il canone rai purtroppo lo è.  Che il canone sia una tassa ritenuta ingiusta e ingiustificata mi trova molto in accordo ma, fino a quando non viene abolita bisogna pagarla. E adesso che il governo ha tirato fuori l’uovo di colombo per stanare gli evasori guarda un poco, inizia subito il piagnisteo. Questa è la dichiarazione di un onorevole, rappresentante del partito degli onesti che chiedono l’applicazione delle leggi con intelligenza:

“Questo mese paghiamo 70 euro di canone Rai, l’ennesimo balzello nella nostra bolletta elettrica.
Molti cittadini, che dovranno affrontare questa spesa imprevista, si chiedono cosa stiano pagando con quei soldi. “

Piagnisteo sulla spesa imprevista; non un: dobbiamo abolirla perché ingiusta e ingiustificata. Piagnisteo.

Questo è il motivo della scarsa moralità degli eletti, la scarsa moralità degli elettori, il loro scarso senso civico e il loro pessimo esempio. Prima di esaltare i ministri svedesi contro i ministri italiani forse sarebbe opportuno confrontare l’onestà e il senso civico degli elettori svedesi con quello degli italiani e fare un poco di sana autocritica.

 

Numbers or GTFO

Ho notato che c’è un grande assente nella sceneggiata sulle deportazioni dei docenti in seguito alle assunzioni in ruolo de “la buona scuola”, ovvero i numeri.
Ci si lamenta di doversi spostare e si chiede di rimanere al paese ma nessuno tira fuori un conteggio di quanti docenti servano, diciamo a Cagliari, e di quanti devono partire. Se a Cagliari, per ipotesi, ci son X posti e ci sono Y candidati con Y minore o uguale ad X, spostare una parte di docenti verso altre provincie è una stupidaggine.
Se, sempre per ipotesi, a Cagliari servissero X docenti e in ruolo ci sono Y candidati, con Y molto maggiore di X (Y>>X), che una parte si debba spostare è una banale deduzione matematica.

Beh, nessuno di quelli che protestano ha tirato fuori numeri incontestabili; si lamentano, dicono che esistono i posti anche al sud ma non tirano fuori un numero che uno. E in certi casi, come in questo articolo, propongono sistemi per aumentare artificialmente il numero di posti. Quindi i numeri in realtà non ci sono e le proteste altro non sono che piagnistei.

La vicenda spiega benissimo anche l’avversione verso i numeri da parte di molti, soprattutto i colti umanisti o i sindacalisti; con i numeri è difficile far passare ragionamenti sballati e contrabbandare per vere le supercazzole.

Un privilegiato…

il fatto è che son quelle sceneggiate napoletane che demoliscono completamente la scuola. Il pretendere come diritto il posto di lavoro nel paesello sotto casa, il credere che la scuola sia per dare buste paga ai docenti e non per formare i discenti, il non volersi mai mettere in discussione ma pretendere, in quanto docenti, di essere l’autorevolezza in persona, son tanti chiodi sulla bara dell’istruzione pubblica.
Ma si sa, la colpa è sempre degli altri zotici e ignoranti…😦

Buseca ن!

Deportati? Personalmente, ho dovuto emigrare a Berlino (da Milano), imparare il tedesco e cambiare lavoro inventandomelo, a 63 anni. Figuratevi quanta comprensione possa avere per questi statali, con lo stipendio assicurato per merito del governo Renzi su cui peraltro inveiscono, che si lamentano con toni apocalittici per non trasferirsi dove ci sarebbe (forse) bisogno del loro mestiere.
Già, il loro mestiere, a cui evidentemente tengono meno che alla loro abitudine, preferirebbero stare al paesello a insegnare a nessuno, cioè a essere pagati per nulla. C’è da chiedersi cosa possano insegnare, quale livello morale, quale senso reale della vita comunicheranno questi docenti ai temo sfortunati ragazzini cui verranno assegnati.
Matteo Stefano Vitale

http://www.ilfoglio.it/lettere/lettera_del_giorno.htm

privileggiato! polentone razzista! asociale! libemerda !!!!!

(via abrringoworld e toscanoirriverente)

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