Insulti e sostegno

Stavo leggendo la vicenda di Fresu, insultato per il suo sciopero della fame a staffetta1, che ha pubblicato una collezione di insulti ricevuti e lanciato un “contest” per scegliere il migliore. Tanto di cappello all’ottima mossa pubblicitaria. Mossa che dimostra che per avere supporto per la tua tesi è sempre meglio confrontarsi contro trogloditi sgrammaticati capaci solo di insultare che avere a che fare con gente che, cortesemente e correttamente, avanza qualche dubbio come: “quali sono i diritti che un minore straniero, i cui genitori hanno il permesso di soggiorno, non avrebbe in italia?”. “ha senso che un minore abbia una cittadinanza diversa da quella di entrambi i suoi genitori/tutori?”. “se il minore è italiano e i genitori sono stranieri, che diritto di famiglia deve essere applicato?”.

Dubbi legittimi che non mi sembra siano offensivi o denigratori. Però per averli espressi mi son beccato la mia solita dose di insulti.  principalmente variazioni sul tema del fascioleghista o accuse di ignoranza e di provocazione. Ad esempio “dici questo solo perché sei razzista”, “”fascista/leghista/grillino/” e l’evergreen “ki ti paka?”. Il migliore che avevo ricevuto era: “sono messaggi come il tuo che mi fanno vergognare di essere italiano2“.

A quanto pare chiedere, a chi afferma che i minori senza ius soli non hanno diritti, quali siano i diritti che non hanno è provocazione. Però a quanto pare ci sono insulti inaccettabili (generalmente quelli da A verso B) che causano veementi campagne di sdegno sui media e insulti sacrosanti e giustificatissimi (quelli da B verso A) che si cerca di nascondere con un imbarazzato silenzio. Nulla da eccepire, ognuno tifi per la squadra del cuore ma almeno la smetta con l’ipocrisia di voler essere contemporaneamente “in partes” e “super partes”.

Ad esempio prendiamo il caso della Argento; tutti a stigmatizzare gli insulti che la “povera vittima” ha ricevuto ma nessuna, neppure lei, che si sia scusata per gli insulti che la Argento fece alla Meloni. O il caso Carfagna – Guzzanti. Mara Carfagna venne diffamata dalla Guzzanti con insinuazioni di aver fatto carriera grazie al fatto di “essere stata carina” con Berlusconi.  Trovo divertente che molte che adesso difendono la Argento erano fra le prime a spellarsi le mani per applaudire la Guz e a difenderla contro la Carfagna3.


  1. sarei curioso di sapere se i tanti entusiasti per lo sciopero della fame di Fresu sanno come funziona uno sciopero della fame a staffetta e quanti, allo scoprirlo, si sentiranno un poco presi per il culo. 
  2. Una cosa che mi chiedo è come mai quelli (e quelle) che si vergognano della barbarie italiana e si vergognano di essere italiani siano ancora qui invece di migrare in qualche paese più vero e più illuminato. 
  3. Se è bella e ha fatto carriera non è perché era brava ma perché è stata troia. La solita accusa, che diventa verità di fede o becera diffamazione, a seconda della vittima scelta. 
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Ho beccato il primo blocco su twitter.

A quanto pare il confutare1, citando numeri forniti da istat e ministero dell’interno, viene considerata una azione volgare, offensiva e patriarcale…
Cosa che conferma la mia teoria: vengono tenute le confutazioni volgari che sembrano scritte da trogloditi con evidenti problemi di analfabetismo perché funzionali al supporto della tesi. “Vedete quanto sono liberale? permetto anche a questi trogloditi di esprimersi nonostante scrivano solo insulti e stupidaggini”.

Logico che una confutazione fatta solo da insulti e stupidaggini in realtà sia un rafforzativo della tesi che cerca di confutare, mentre quelle non ingiuriose, a meno di considerare il “non son d’accordo” ingiuria, e ben argomentate, come quelle in cui si chiedono i numeri e le fonti delle affermazioni, possono diventare molto, ma molto, imbarazzanti.

Ennesima prova chetanti non son più avvezzi al confronto, civile, ma son abituati a tenere il comizio dal palco senza contraddittorio o con un contraddittorio di facciata.

 


  1. dopo quella discussione ho riosato chiedere i numeri. Risultato: blocco. 

Selargius, insegnante finisce in ospedale per le botte di un alunno – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Questo articolo dell’Unione Sarda parla di un problema che, quando insegnavo, capitò anche ad una collega della classe affianco. Un ragazzo con problemi psichici di botto di alzò ed iniziò a correre per l’aula prendendo a calci i banchi e buttando all’aria tutto quello che vedeva. Non fu un bello spettacolo anche perché nessuno sapeva come calmarlo. Tentare un placcaggio? e se si faceva male chi pagava? Per fortuna due collaboratori riuscirono a “tranquillizzarlo” dopo che si sfogo a prendere a calci i banchi.  Ciò dimostra che purtroppo esistono disabilità che richiedono cautele nell’essere gestite. Spiace dirlo ma in casi come quello vissuto dalla collega o descritto nell’articolo di sotto è essenziale avere persone preparate e pronte ad intervenire subito per evitare che il ragazzo od il bambino diventi un pericolo per sé e per gli altri.

Nei social molti giustizieri del web fanno prestissimo ad incolpare di razzismo e di discriminazione genitori, spaventati, che hanno a cuore la tutela dei propri figli.  Se un bambino ha, per frequentare la scuola, bisogno di un adulto che lo controlli continuamente quell’adulto ci deve essere. Scaricare il bambino a scuola e poi criticare e denigrare chi, comprensibilmente, ha a cuore la salute del figlio che i discorsi sull’integrazione signfica insegna, con l’esempio, che i disabili non son persone da aiutare ma solo pesi da scaricare agli altri a colpi di tonnellate di riprovazione e ipocrisia.

Sorgente: Selargius, insegnante finisce in ospedale per le botte di un alunno – Cronaca – L’Unione Sarda.it

A volte basta la luce del sole che filtra dalla finestra e gli finisce negli occhi, in altre occasioni uno sguardo – pur innocente – di un compagnetto. Altre volte, proprio nulla. Però improvvisamente lui, che ha soltanto sei anni, diventa una furia incontrollabile.

A farne le spese sono le maestre: ieri mattina dopo l’aggressione nell’aula di una scuola di Selargius ne ha mandata una all’ospedale. L’altra si è invece medicata da sola, a casa.

Quando il cervello non connette più, e la sofferenza diventa troppo grande per un bambino tanto piccolo, l’alunno di sei anni tira fortissimo i capelli, affonda le unghie e i denti nella carne delle maestre, tira pugni, schiaffi e calci a casaccio, con sorprendente forza.

Bloccarlo significa fare violenza a lui, aggiungendo così danno a danno.

Tentare di contenerlo equivale invece a soccombere, con danni fisici sicuri. (…)

E quindi che fare? questa è una domanda che vorrei porre ai tanti esperti di tastiera che, dopo questo articolo  In un gruppo whatsapp le mamme celebrano l’espulsione di un bambino autistico: “Finalmente una buona notizia!”, si son precipitati a stigmatizzare le mamme ed a parlare di accoglienza. Che fare? In certi casi, se non si conosce la situazione o la si pensa identica a qualche filmone strappalacrime, forse è meglio non giudicare e non versare merda nei social.

LE FERITE – Il bimbo – ovviamente incolpevole – ieri mattina ne è uscito senza un graffio, per fortuna, ma nel frattempo un’ambulanza del 118 trasportava al pronto soccorso una delle due maestre, che nel tardo pomeriggio era ancora in ospedale per lunghi accertamenti.

La sua collega ha un labbro spaccato, il naso gonfio, il viso graffiato e un paio di occhiali da ricomprare, ed è quella ridotta meno peggio.

L’ALLARME – L’anno scolastico è iniziato da un mese, ma quella di ieri non è stata la prima aggressione in una scuola-modello, dove i bimbi hanno voti superiori alla media nazionale.

Ciò non ha però impedito, ieri mattina alle 10.30, che senza motivo logico e assolutamente all’improvviso il bimbo si scagliasse contro la sua maestra prevalente, afferrandola per i capelli e tirandola per terra: a quel punto l’ha colpita con pugni, calci, schiaffi e graffi profondi.

Per l’insegnante, che ha 54 anni e grande esperienza, fronteggiare quella furia è stato un compito impossibile anche quando a lei si è unita la collega, 45 anni.

Risultato: maestra prevalente all’ospedale, l’altra contusa, tutti a bloccare il bambino facendo di tutto per non provocargli dolore.

EMERGENZA – Il problema c’è: lo sanno i genitori, lo sa la scuola, lo sanno i medici, lo sanno le autorità scolastiche.

e nessuno fa niente? se i genitori ritirano i figli io non me la sentirei di giudicarli. Non è un loro dovere e ancor di meno dei bambini, che hanno tutto il diritto di essere bambini, intervenire. La scuola, e il provveditorato, la ASL e le altre parti in causa hanno il dovere di intervenire. E se non riescono si critichino loro, non i genitori che, spaventati, ritirano i figli da scuola.

Gli specialisti non sono ancora riusciti a trovare la terapia giusta per impedire che la rabbia incontenibile pervada questo bimbo sfortunato, che entri in allarme senza motivo e, altrettanto senza ragione, avverta l’impulso di difendersi da attacchi veri solo per lui.

LA SCUOLA – Col clamore dell’aggressione di ieri, la dirigenza scolastica è consapevole che sarà chiamata ad affrontare le reazioni impaurite dei genitori degli altri bambini: un tam-tam che, in altre occasioni, si è rivelato micidiale.

Genitori da soli, insegnanti da soli, scuola lasciata sola: impossibile, con quest’impostazione, che il bimbo iperattivo con deficit dell’attenzione possa farcela. Occorre molto, molto di più. E serve subito, prima che quel giovanissimo essere umano rimanga isolato.

E serve che lo faccia chi di dovere, non chi ha avuto la sfortuna di trovarselo in classe.

Il capro espiatorio e la coscienza sporca di Hollywood – Caratteri Liberi

Sorgente: Il capro espiatorio e la coscienza sporca di Hollywood – Caratteri Liberi (grassetti miei)

Il capro espiatorio e la coscienza sporca di Hollywood

di Niram Ferretti –

Harvey Weinstein è il nuovo mostro abusatore, il predatore sessuale compulsivo che sta riscattando tutti i virtuosi e le virtuose di quella che Kenneth Anger, in due strepitosi e celebri volumi definì, Hollywood Babilonia, l’impero di cartapesta e illusioni in cui, dalla sua fondazione a oggi, si sono consumati riti pompeiani che avrebbero fatto arrossire Petronio Arbitro. Non fu forse Aleister Crowley già negli anni ‘20 a definire Hollywood un luogo abitato da “una banda di maniaci sessuali pazzi di droga”?(…)

Bisogna tuttavia prenderne atto, siamo entrati in una nuova era, quella dell’isteria etica, dei nuovi puritani che, come spesso accade, sono quelli i cui armadi abbondano di scheletri e per questo si sentono autorizzati a indicare con furore moralista il reo.(…)

Non che non ve ne siano di orchi assatanati, ve ne sono, e ci sono inevitabilmente le loro vittime reali, ma qui si tratta di altro a ben vedere, si tratta di un grande rito collettivo di autoassoluzione in cui il Mostro Harvey Weinstein deve essere bruciato in piazza in un autodafé catartico dove, tenendosi per mano, attrici più o meno famose raccontano a decenni di distanza quanto fu terribile l’abuso, anche se poi si trattava di sapere fin dal principio che l’uomo non era certo un santo e che e che nelle stanze del potere hollywoodiano non ha mai dimorato la virtù. (…)

Sarà così senz’altro. La purga ha sanato per sempre i costumi corrotti. Il futuro si annuncia come l’apoteosi della cura e del rispetto, trionferà la meritocrazia, e fanciulle e fanciulli avvenenti avanzeranno solo in base ai loro talenti artistici. La testa di Weinstein sarà servita a questo, a riportare l’ordine, a sradicare il vizio.  La fatwa a vita sul suo conto è perfetta per la vasta schiera dei tartufi immoralisti i quali, nel loro zelo forsennato, nella fretta furiosa con la quale hanno provveduto a scaricarlo, mostrano il sollievo malcelato di non dovere aprire altri armadi ed essere costretti a mettere in piazza vizi noti e meno noti, inaugurando una grande stagione di caccia alle streghe, la quale costerebbe troppo. Lascerebbe Hollywood assai malconcia, come Sodoma qualche tempo fa.

 

colpa della prescrizione?

Ho seguito un poco il dibattito sull’intervento a cartabianca della argento. La vicenda che coinvolge l’argento è squallida ed in italia sto vedendo bellissimi esempi di come non si faccia giornalismo investigativo scavando nella fogna1 ma si preferisca portare avanti la storiella strappalacrime della povera orfanella contro tutte le brutture del mondo.

Invocando la legge di Godwin, la vicenda di tutti quelli che adesso si dissociano, mostrano solidarietà pelosa e denunciano di tutto e di più, mi ha fatto immaginare che, al processo di norimberga, tutti gli alti gerarchi nazisti si fossero giustificati sostenendo che agirono in quel modo solo perché terrorizzati da Hitler2. E in conseguenza delle loro dichiarazioni fossero stati riconosciuti come dei santi, santi che hanno trovato il coraggio di denunciare le brutture di Hitler. E che tanti si fossero anche scandalizzati che l’accademia di Svezia non avesse premiato i gerarchi con il nobel per la pace.

Comunque c’è un passaggio dell’intervista che mi ha stupito e fatto pensare un poco male

Sorgente: Asia Argento: “Lascio l’Italia, ci verrò in vacanza” – La Stampa

Asia Argento ha anche confermato di aver subito altre molestie sessuali nel corso della sua carriera: «non ho bisogno di fare i nomi, perché in Italia c’è la prescrizione. Anche se li denunciassi non avrei nessun potere giuridico contro questi uomini, ma l’ho comunque detto per sostenere altre donne nel denunciare».

Una bestemmia dal punto di vista giuridico. La prescrizione, che che ne dica la vulgata corrente, non è uno strumento per permettere ai farabutti di farla franca quanto uno strumento di giustizia e di buon senso; dopo un certo lasso di tempo dimostrare la falsità o la verità di certe accuse diventa molto difficile se non praticamente impossibile.

E secondo il diritto moderno se non ci sono prove bisogna assolvere. Che senso avrebbe sprecare risorse per imbastire un processo che quasi sicuramente finirà in un nulla di fatto per l’impossibilità di trovare prove? Son spese di tempo e risorse inutili. E magari per inquisire Tizio che trent’anni fa “quando avevo 13 […] anni me l ‘ ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata(cit.)” ritardi il processo a quell’altro che invece ha lasciato evidentissime ed inconfutabili tracce mediche e biologiche su di un’altra sfortunata.

Come puoi dimostrare, con prove a prova di tribunale, oggi che Tizio ti aveva fatto vedere il pisello?

Il problema non è se sia vero o falso che Tizio l’abbia fatto, la questione è che senza prove non si può condannare, o non si dovrebbe condannare, in tribunale. Purtroppo, in certi casi, il desiderio dell’opinione pubblica di avere un colpevole è ipso facto giusta causa per la condanna; basti pensare alla condanna in I grado degli esperti per il terremoto dell’Aquila, condanna per fortuna ribaltata in appello e cassazione.

La seconda è che sostituire la condanna mediatica a quella “giudiziaria” è una bastardata, e chiedere condanne mediatiche mentre ci si lamenta di averne ricevuto è pura ipocrisia.

Ultima questione, accusare senza prove significa rischiare una contro denuncia per calunnia, contro denuncia stavolta però ben supportata da prove.

Perché allora parlare della prescrizione e presentarla come un sistema per permettere alla gente di farla franca? A pensar male, penserei a simpatia politica verso certe posizioni.


  1. Pare che lo scandalo si stia allargando; mi sa che alla prossima cerimonia degli oscar il filmato delle vacanze di Kim Jong-un vincerà tutte statuette, in spregio a Trump e causa mancanza di concorrenza. 
  2. Qualcuno tentò di usare la giustificazione “eseguivo solo gli ordini” ma, tale giustificazione, non venne ritenuta valida per scampare alla forca. 

Permesso retribuito per curare il cane – Il Sole 24 ORE

A furia di chiamare diritti i capricci, qualcuno comincerà a chiamare capricci i diritti.

Sorgente: Permesso retribuito per curare il cane – Il Sole 24 ORE

un permesso retribuito a norma di contratto collettivo dei dipendenti pubblici per «grave motivo famigliare e personale»: assistere il cane malato. È accaduto a Roma, dove una lavoratrice single dell’Università La Sapienza ha ottenuto di assentarsi dal lavoro per due giorni perchè l’animale domestico necessitava di un intervento medico veterinario urgente e indifferibile alla laringe e poi andava accudito. A una prima richiesta della donna il datore di lavoro ha risposto, a voce, negativamente ma dopo il supporto tecnico-giuridico dell’ufficio legale della Lega antivivisezione e ricevuto anche il certificato del veterinario, le cose sono cambiate.

(…)

Soddisfazione degli animalisti: «D’ora in avanti, con le dovute certificazioni medico-veterinarie – ha detto il presidente Lav Gianluca Felicetti -, chi si troverà nella stessa situazione potrà citare questo importante precedente. Un altro significativo passo in avanti che prende atto di come gli animali non tenuti a fini di lucro o di produzione sono a tutti gli effetti componenti della famiglia», conclude.

 

In america ci considerano sessisti a causa di “libero”

Torno a parlare della vicenda Argento.
Sinceramente l’ultima sparata “in america ci considerano sessisti per l’articolo di libero” l’ho trovata un capolavoro di comicità assoluta.

Premessa: l’immagine sottostante mostra quanta rilevanza io dia a cosa pensino alcuni media americani dell’italia:

Ecco la vastità del cazzo che me ne frega

Buffo, il credere che l’italia viva ossessionata dal sapere cosa pensano gli americani dell’italia? mi sembra un idea ultraprovincialotta dove la persona viveva nel terrore di quello che ne pensavano i vicini. Anni ed anni di autodeterminazione, nessuno può giudicare un altro paese ed adesso lo scandalo è l’aver fatto pensare che gli italiani son sessisti. Se il problema principale dell’italia è questo, che gli americani ci credano sessisti, beh da domani io inizio a compatire i poveri svizzeri, gli sfortunatissimi svedesi e i miserrimi finlandesi per il miserevole stato dei paesi in cui vivono…
Insomma il solito darsi un tono recitando la parte della snob che prende in giro il provincialotto. Buono per un revival della commedia sexy degli anni ’70.

Ci sarebbe anche da dire che chi ha fatto tutto il pasticcio non era italiano ma aveva la cittadinanza statunitense, così come i media che fino a ieri facevano la fila per baciare la santa pantofola. Direi che il detto evangelico su travi e pagliuzze (Luca 6,41-42in questo caso è molto, ma molto, appropriato.
Libero avrà anche la colpa di aver messo in dubbio il racconto della presunta vittima, ma due paroline due, su chi l’ha resa vittima e tutto il sistema intorno le vogliamo scrivere? Penso che molte accuse americane siano funzionali a schivare guano1; far indignare gli altri per il “sessismo” dell’italia può essere utile per schivare domande su quel pozzo di guano che invece è lo star system americano ed evitare che qualcuno cominci a chiedersi se il caso di Harvey era un “unicum” o no.2

Non ho molta simpatia per la Lucarelli e per Luxuria però c’è da dire che le loro obiezioni sulla vicenda, come tante altre come ad esempio quella della Aspesi, un minimo di fondamento lo possiedono3. Il confutarle con un “mi dovete credere perché se no gli ammerrigani pensano che siamo sessisti” lo interpreto come una zappa sui piedi, un voler sfuggire alle domande.


  1. il solito: io, nonostante abbia rubato cento euro, sono onesto perché confrontato con Berlusconi che ha rubato miliardi… la solita morale comparativa autoassolutoria. (corollario, confronto ad Hitler, Totò Riina è un Santo) 
  2. se stappano la fogna completamente alla prossima notte degli oscar i film esistenzialisti nordcoreani faranno incetta di statuette (per ovvia mancanza di concorrenza) 
  3. Stimo più loro che le tante altre vipis che si son buttate sulla vicenda non entrando nel merito prendendola come pretesto per tirar fuori il solito piangisteo pseudofemminista stereotipato. 

Lavorare non Rende – Corriere.it

Bellissima sbroccata di gramellini che dimostra come i giornalisti talvolta vivano nell’iperuranio e parlino “del boschetto della (loro) fantasia e del fottio di animaletti un po’ matti” più che di interpretare la realtà.

Sorgente: Lavorare non Rende – Corriere.it

Immagina di avere trentacinque anni e di guadagnarti ancora da vivere in un call center. Avevi cominciato da ragazzo per metterti in tasca qualche euro in attesa di meglio. Ma il meglio non è mai arrivato e adesso ti ritrovi adulto con le cuffie a molestare telefonicamente degli sconosciuti o a fare da capro espiatorio alla loro ira per la memorabile somma di 750 euro al mese.

Mario, (nome di fantasia) hai iniziato a lavora in un call center e sei rimasto fermo lì per un sacco di tempo. Spiace dirlo ma nei lavori a bassissima qualità intellettuale, quelli dove le persone le sostituisci alla perfezione in cinque minuti non hai molto potere “sindacale”; l’unica forza è il numero. Ergo non son lavori sui quali ci puoi fare affidamento. L’ho appreso io lavorando nel mondo dell’informatica e non riesce a capirlo un signor giornalista?
Io mi chiederei perché si è rimasti fermi; problemi familiari? incapacità, dovute magari ad una scuola che ti ha illuso di essere preparatissimo ma che ti ha fatto uscire più ignorante di quando ci sei entrato? Pigrizia?

Soldi comunque irrinunciabili, perché nel frattempo persino tu ti sei azzardato a mettere su famiglia. Sul mercato del lavoro sei un numero fungibile. Su quello della politica un numero e basta, perché nessun partito si occupa di te: non vai di moda. Ti resta la dignità con cui rifiuti un accordo sindacale che ti avrebbe ridotto all’osso i già dimagriti diritti e dimezzato i magrissimi straordinari.

Per “alzare la posta” occorre avere merce di scambio. Quanto vale per l’azienda il lavoro di Mario? se Mario porta un saldo positivo di 1.000 euro fra quanto “costa” all’azienda e quanto “fa guadagnare” all’azienda è una cosa, se il saldo è di 1 solo euro, il discorso, lato azienda cambia.

Per tutta risposta l’azienda — che in questa storia si chiama Almaviva, ma ha altri mille nomi ogni giorno, in ogni parte del mondo — ti recapita a casa una lettera in cui annuncia il tuo trasferimento immediato da Milano a Rende, provincia di Cosenza. Tu pensavi che nell’era della banda larga non fosse necessario andare dall’altra parte della penisola per continuare a rispondere a una telefonata.

Magari a Cosenza gli affitti della sede di lavoro non costa come milano, magari i servizi accessori: pulizie, ristorazione, non costano come a milano. Magari spostandosi l’azienda aumenta gli utili. Mario è indispensabile ed è indispendabile che stia a Milano o per un Mario che molla si trovano immediatamente cento Luigi pronti a fare il suo lavoro?

Magari tuo padre era salito a Milano dal Meridione per trovare un lavoro, e ora a te si chiede di compiere il cammino inverso, separandoti dalla tua famiglia senza neanche una prospettiva di crescita economica o professionale.

Per avere prospettive devi avere le capacità di crescere, altrimenti resti fermo al palo. E cinicamente quanto può essere capace di “crescere” uno che è già rimasto al palo per un sacco di tempo?  Perché le squadre di serie A cercano, come titolari, campioni giovani e non giocatori trentacinquenni di media carriera?

Ti senti sconfitto dalla vita e ti domandi: ma un sistema che si basa sul malessere della maggioranza quanto ancora potrà durare?

Quanto può durare un sistema che illude gli ignoranti di essere dei dottoroni, che illude gli incapaci di essere dei guru indispensabili, che fa credere agli studenti che qualsiasi lavoro al di sotto del ruolo di amministratore delegato sia becero sfruttamento? Mario ha forza non per quello che sa fare o per quello che può portare all’azienda, ha forza perché è un numero e basta. E un numero “piccolo” soccombe sempre davanti ad un numero grande.

PS

Se si ama tanto il bel tempo andato perché allora non propone al corriere di mandare al diavolo l’informatica e di tornare ai vecchi linotype? Si ha idea di quanti vecchi tipografi ed impaginatori si potranno impiegare?

my 2 cents su alternanza scuola lavoro.

Stavo leggendo le polemiche sull’alternanza scuola lavoro; alcune le ho trovate giuste e motivate, altre invece mi son sembrate un pretestruoso piagnisteo.

Premessa: l’alternanza deve essere svolta a norma di legge, usare gli studenti come sostituti dei dipendenti o in progetti che non c’entrano niente con gli accordi stretti dalla scuola è reato e sia chi compie tali azioni, sia chi omette di controllare andrebbe chiamato a rispondere delle sue manchevolezze, come è giusto che sia. Però il fatto che possano esistere pirati della strada di per sé non è un valido motivo per revocare la patente a tutti e vietare, in toto, i veicoli a motore. Se ci son storture è giusto vengano denunciate e perseguite. Ma ciò non significa che tutto sia stortura.

Prima cosa: a cosa serve l’alternanza scuola lavoro. Non serve per imparare un lavoro o una professione; in quattrocento ore in tre anni è impossibile farlo, a meno che non si parli di lavori a bassissima professionalità. Serve per vedere, vedere non fare, vedere, come funziona il mondo del lavoro, quali sono le sue logiche, che ovviamente son diverse da quelle della scuola, capire cosa sia una consegna, capire, vedendo degli esempi cosa sia l’organizzazione del personale, la distribuzione del lavoro, come si porta avanti un progetto od un lavoro, quali son le fasi di lavoro. Si ha la possibilità di vedere da vicino tali cose, e, spesso l’averle viste da vicino è una marcia in più nel CV. Le così dette soft skills, che sono “trasversali” e comuni a tutto il mondo del lavoro. Sapere che il mondo del lavoro ragiona in maniera diversa dal mondo accademico è un vantaggio.
Sapere, e vedere, cos’è una mansione, come ci si rapporta fra colleghi e con i superiori e gli inferiori, capire quali siano le logiche ed i vincoli di una impresa è un bagaglio di esperienze utili da acquisire. Ed, imho, è meglio acquisirle quando si è ancora in formazione, aiutati dalla scuola, che dover poi far tutto da soli dopo.
Anche il mcDonald ha i suoi pregi: vedere come è organizzato un punto vendita, come funziona la logistica degli approvvigionamenti, la turnazione, anche come ci si deve rapportare con i clienti, è un bagaglio di esperienza prezioso. Qualcuno potrebbe dire: perché devo farlo gratis durante l’alternanza scuola lavoro? La risposta è semplice: perché devo pagarti per imparare quando posso chiamare qualcuno che è già stato ben formato?

Seconda cosa: è molto gettonata l’accusa di sfruttamento e che i ragazzi vengano costretti a lavorare gratis. C’è da fare una piccola considerazione: se una azienda riesce a macinare utili grazie al lavoro degli studenti allora è una azienda “di servizi” i cui servizi sono lavori a basso o nullo valore aggiunto come raccolta pomodori, pulizia, call center telefonico; lavori che può fare chiunque con qualsiasi preparazione, o impreparazione. Oppure è una azienda costruita solo per arraffare incentivi. Il primo caso è comunque utile perché ti rendi conto del “potere contrattuale” praticamente nullo che hai in quel tipo di lavori, nel secondo caso impari a riconoscere quali sono le aziende da cui diffidare, perché prima o poi arriva la grande inc…
Chi, docente, sostiene che una azienda, non dei due tipi precedenti, possa macinare utili su utili grazie al lavoro di manodopera non qualificata1 è uno che ha visto più da vicino proxima centauri che il mondo del lavoro al di fuori dell’ambiente scolastico o universitario2.
Il tirocinio non è lavoro; uno studente non ha, ed è giusto che non abbia, le responsabilità, gli obblighi e i doveri che invece ha un dipendente.  Se uno studente si sente sfruttato o se l’azienda non rispetta l’accordo con la scuola, lo studente ha tutto il diritto di ricusarlo protestando con chi dovrebbe vigilare. Peccato che ciò porti a scontrarsi con manchevolezze scolastiche. Meglio scaricare la colpa a Renzi ed alla Fedeli.

Terza cosa, un poco cinica, quanti fra quelli che stanno protestando che son sfruttati con l’alternanza scuola lavoro pensano che domani, ottenuto, magari per pietà o per “promoveatur ut amoveatur” un titolo le aziende faranno la lotta nel fango per assumerli come CEO? Se io devo investire in una nuova assunzione su chi mi conviene puntare? su chi, referenze alla mano, mi dimostra che certe cose le ha viste e magari le ha capite o su chi dice di averle ma non può dimostrare alcunché? Chi parla di stage passati solo a servire il caffè e/o a fare fotocopie dimostra, impietosamente, di non essere capace di vedere cosa sta capitando sotto i suoi occhi; di essere incapace di vedere cosa sia un ciclo produttivo o quali siano gli scopi del reparto, o dell’ente, cui sta lavorando. Di dire cosa stanno facendo i colleghi per i quali stava facendo fotocopie. Più che un “poverino costretto a fare fotocopie (nonostante un curriculum mirabolante3)” vedo un: “persona incapace di cogliere le opportunità di imparare”.
Immaginiamo la scena;
caso A: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho visto come funziona il ciclo di produzione ho visto come si svolgono gli incontri con i fornitori/clienti, ho visto come si prepara una determina, un regolamento, una gara d’appalto.”
caso B: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho fotocopie.”
Si nota qualche differenza? faccio notare anche che nel caso A quello che viene risposto è: “ho visto questo e quell’altro”, non “ho fatto quello e quell’altro”. Il caso A è qualcuno pronto a cogliere le occasioni per imparare; il caso B invece è il classico studente che se non viene ordinato esplicitamente di imparare si limita a fare il minimo per arrivare al sei. Se foste il direttore del personale di una azienda, su chi investireste?

Anche a me è capitato di dover fare tirocini lavorativi ove sì son stato sfruttato ma ho anche imparato, ovviamente più le soft skill che gli aspetti puramente tecnici. Ho visto come funzionava il ciclo lavorativo, ho fatto qualche lavoretto, palloso come correggere indirizzi web e semplici lavori da HTML-ista, lavori che avrebbe potuto fare anche una scimmia, però ho visto come funziona, da dentro, un ente pubblico, quali son le dinamiche e le logiche. Ho capito, a grandi linee, come funziona un bando di gara di un ente pubblico, dalla scrittura del bando alle riunioni pubbliche della commissione di gara (per ovvi motivi non ho potuto partecipare a quelle riservate). Ho imparato cose che poche scuole sarebbero state in grado di insegnare, perché non è il loro campo, perché per ovvi motivi i docenti non le avevano viste “dal di dentro”. Mi è stato utile anche successivamente, come funzionino i giochi sia lato pubblica amministrazione sia lato aziende.


  1. Gli studenti non son qualificati, fossero già superbamente qualificati e con le capacità che millantano cosa cazzo ci stanno a fare ancora a scuola? 
  2. una differenza fra i miei docenti universitari di linguaggi di programmazione “puramente accademici” e quelli provenienti dal mondo del lavoro era che per i primi dovevi studiare “tutto” e non potevi usare manuali o prontuari, cioè dovevi ricordarti a memoria la sintassi del linguaggio e le principali funzioni di libreria mentre per i secondi se non avevi il manuale potevi anche evitare di sostenere l’esame che tanto non ne avresti cavato piede. In effetti in ufficio nessuno si scandalizza se vede sulla tua scrivania i prontuari (la collana “in a nutshell”) della o’reilly o testi simili.
    Per uno studente lo scoprire che quello che serve è capire come funziona l’ereditarietà e quale sia la classe migliore da cui ereditare per risolvere il problema più che ricordarsi tutti i parametri di formattazione del printf, cui teneva tanto il professore, può essere traumatizzante. 
  3. infatti uno studente delle superiori è immediatamente pronto ad essere impiegato dall’azienda in attività “mission critical”  da subito. Serve un nuraghe seminuovo? 

Il solito rito delle proteste studentesche…

A quanto pare lo slogan delle, tradizionali, proteste studentesche di inizio anno scolastico è “no all’alternanza scuola lavoro”. Oramai trovo che lo slogan dell’anno sia l’unica cosa che permetta di distinguere fra le proteste dei diversi anni scolastici. Per il resto stesse, vacue, richieste, stesse, inconcludenti,  manifestazioni, stessi rituali triti e ritriti che puntualmente partono ad ogni inizio di anno scolastico e che puntualmente non portano assolutamente a nulla che non sia il bigiare alcuni giorni di scuola.

Anche per queste c’è una “simpatia” da parte di alcuni professori, quelli che considerano le aziende private ed il profitto “sterco di satana”, che si lagnano, i docenti, che nonostante le loro “immensa e smisurata” cultura siano ad insegnare a scuola invece di essere CEO o Guru da qualche altra parte. Perché il mondo disprezza la cultura, perché il mondo ha paura delle persone oneste e colte, perché non son stati capaci di superare un test imbecille.

L’articolo Studenti in 70 piazze italiane contro l’alternanza scuola – lavoro – La Stampa nella sua conclusione è emblematico su quali siano i reali motivi della protesta (il solito vuoto pneumatico spinto)

«Anche gli universitari scenderanno oggi in piazza per denunciare i tirocini – sfruttamento. Siamo stanchi di vedere i nostri percorsi di studi degradati a manodopera a basso costo per enti, privati e imprese», dice Andrea Torti, Coordinatore nazionale di Link Coordinamento universitario – «Con la campagna Formazione Precaria abbiamo lanciato un’inchiesta, con lo scopo di portare alla luce lo sfruttamento che gli studenti e le studentesse vivono nei loro percorsi accademici.» «Il Governo deve stanziare maggiori risorse in Istruzione e Ricerca. Le risorse regalate alle aziende con gli sgravi fiscali vanno invece investite per un’istruzione gratuita e di qualità» – Dichiara Martina Carpani, Coordinatrice nazionale di Rete della Conoscenza – «La scuola e l’università non devono essere asservite al profitto degli sfruttatori, semmai devono cambiare il mondo del lavoro. L’istruzione deve essere garantita a tutte e tutti abolendo il numero chiuso all’università e istituendo il reddito di formazione universale».

Non “migliorate così e cosà l’esistente” ma i soliti gettonatissimi: “più soldi incondizionatamente per tutti” e  “diritto al pezzo di carta contrabbandato da diritto allo studio”. Emblematica la richiesta di “investire in istruzione gratuita di qualità ma si guardano bene dal dire cosa sia per loro la qualità dell’istruzione (argomento abbastanza scottante) e come misurare tale qualità (qui la blasfemia raggiunge livelli altissimi).

Poi se il problema è il riconoscimento del titolo di studio, avrei una modesta proposta; rendere il titolo sottostante, a patto che venga apposta una marca da bollo da 16€, legalmente valido e lasciare che consenta l’utilizzo legittimo del titolo di dottore.

 

Così tutti son dottori e contenti…

Qui una lettera, agli studenti, che scrissi per le proteste di quell’anno. Ricopio il “pezzo forte” perché penso che non ci siano state grosse variazioni di sorta rispetto a tre anni fa.

L’istruzione è anche imparare dal passato per evitare di ripetere gli stessi errori; ogni anno si parla di come è stata distrutta la scuola, si ripetono i soliti slogan che “un popolo di ignoranti si controlla facilmente” e “i politici temono la cultura”, e poi da dicembre continua tutto come prima.

E allora io ti invito a dar seguito a ciò che dici: istruisciti ed acculturati, leggi e informati, adesso che esiste internet è facile reperire notizie di uno o due anni fa, leggi e guarda come e cosa è stato chiesto l’anno scorso, cosa è stato chiesto due anni fa, come è stato chiesto e cosa si è ottenuto…

Vedrai una copia della manifestazione cui tu hai partecipato. Sai spiegarmi perché quest’anno sarà diverso, perché quest’anno le cose cambieranno davvero? Se non ci riesci, mi spiace dirtelo, ma finirà esattamente come gli altri anni, anche gli altri anni gli studenti non sapevano rispondere a tali domande, non sapevano cosa volevano o, meglio, pensavano di volere una cosa ma in realtà chiedevano altro. Chiedevano istruzione ma intendevano pezzi di carta. (…)

Perché solo chi è istruito va avanti, attento ho detto chi è istruito non chi possiede un pezzo di carta, l’istruzione e il pezzo di carta son due cose diverse, e l’avere un pezzo di carta non significa essere istruito, può anche significare che si è un pappagallo perfettamente ammaestrato a ripetere frasi e concetti che non ha capito.

Istruirsi significa perdere tempo e fatica per apprendere, studiare, esercitarsi e devi essere tu a volerlo fare. Devi acquisire consapevolezza della tua preparazione, devi cercare di renderti conto di quanto sei preparato rispetto agli altri, i tuoi compagni di classe, gli studenti delle altre scuole della tua città, dell’italia. Perché è domani che con loro ti dovrai confrontare e dimostrare di essere più bravo, perché che che ti dicano la competizione esiste, nello sport come nella vita.

Istruirsi significa anche saper discernere il sogno dalla realtà (oltre ad imparare come si possono realizzare “realmente” i sogni invece di sperare in babbo natale).