Metà dei 15enni italiani non è capace di capire un testo scritto. Save the Children: “In sei regioni i Neet superano già i coetanei attivi” – Il Fatto Quotidiano

Sorgente: Metà dei 15enni italiani non è capace di capire un testo scritto. Save the Children: “In sei regioni i Neet superano già i coetanei attivi” – Il Fatto Quotidiano

“In Italia, la dispersione scolastica implicita, cioè il mancato raggiungimento del livello minimo di competenze a 15 anni, riguarda quasi la metà degli studenti (45% in italiano, 51% in matematica)”. A dirlo è un rapporto di Save the Children legato alla quattro giorni su Infanzia e Adolescenza che parte oggi a Roma e che si intitola “Impossibile 2022“. “Un’incapacità dei ragazzi di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto al 51% è un dramma,

Però si capisce benissimo leggendo i giornali. Si parla di 45% in italiano e 51% in matematica e poi si parla del 51% incapace di capire un testo scritto.

Altra nota polemica. Si parla di italiano e matematica e poi ci si concentra solo sull’italiano quasi che quel 51% in matematica sia trascurabile.

Penso che molti intendano matematica come saper fare le addizioni e pensino che basti una calcolatrice per risolvere. Nulla di più falso, la non capacità in matematica invece significa l’incapacità di capire una percentuale, di leggere un grafico. Essere presi per culo da titoli che parlano di aumenti del 200% (e non dicono quale è la base di partenza), articoli che dicono che gli italiani delinquono più degli extracomunitari, vero in valori assoluti falso in valori relativi. Gente che firma a scatola chiusa perché incapace di farsi due conti in tasca per vedere se un prestito è sostenibile o si finisce impiccati dalle rate.

 

non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico, ma per la tenuta democratica di un paese”, ha detto il presidente di Save the Children Italia, Claudio Tesauro, aprendo i lavori del meeting. Al problema educativo si aggiunge poi quello dell’ingresso nel mondo del lavoro, con la fascia tra i 15 e i 29 anni che in sei regioni italiane vede i Neet, i giovani fuori da qualunque percorso lavorativo o di formazione, hanno già superato i coetanei attivi. Fuori dal nostro Paese, a partire dall’Ucraina e non solo, sono 200 milioni i bambini che subiscono le conseguenze delle guerre. E la crisi climatica fa anche peggio, producendo tre volte gli sfollati causati dai conflitti.

E lo credo, se non sei capace di leggere e scrivere in italiano sei tagliato fuori da un sacco di lavori. Per i “lavori da scimmia” ci sono i robot più rapidi precisi ed economici. Per i lavori “alti”, fosse anche essere capaci di gestire un tornio a controllo numerico, servono competenze in italiano (leggere e comprendere le istruzioni) e in matematica, ad esempio calcolare una tolleranza. Alla fine gli effetti perversi delle varie riforme della pubblica istruzione, ovvero sfornare ignoranti della peggior specie, ignoranti convinti di sapere e pronti a frignare se il resto del mondo non crede, sulla fiducia, al loro sapere certificato da mammà, stanno saltando fuori e presentando il conto da pagare.

 

Si torna a parlare di ddl zan

Riporto una discussione avuta su twitter. Una cosa che ho notato è che lo slogan per il ddl zan sta tornando ad essere la bufala detta a suo tempo dalla Litizzetto: il ddl che punisce chi mena un omosessuale (perché omosessuale). A margine: notare che quando si sbaglia e si dice una cazzata, “abietto” non significa nulla, poi si tira fuori il titolo di studio per darsi un tono. 

Alessandro Z a n
19 mag
Cosenza, 17 maggio, giornata contro omotransfobia. Un 16enne esce con un nastro arcobaleno allo zaino. Lo zio lo intercetta con altri tre uomini “non vogliamo ricchioni in famiglia”. 4 costole rotte, setto deviato, lesioni. Ora andate a spiegargli che non serve una legge.
#ddlzan

la beghina fiorentina
19 mag
La norma sulle lesioni personali, a quanto mi risulta, è tuttora in vigore, così come l’aggravante dei motivi abietti. Entrambe previste da famigerato codice Rocco. Perché voler indurre gli ignari di leggi a credere che questi comportamenti criminali siano, attualmente, impuniti?

Simona 
20 mag
Agli etero nessuno rompe 4 costole per il loro orientamento sessuale. La motivazione dovrebbe essere un’aggravante.

Shevathas
e infatti lo è: motivo abietto: articolo 61 codice penale, comma 1
brocardi.it
Art. 61 codice penale – Circostanze aggravanti comuni
Aggravano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali [ 578 comma 3, 579 comma 3], le circostanze seguenti:…

Simona 
Abietto non significa nulla. In questi casi le persone vengono aggredite per il loro ORIENTAMENTO SESSUALE. È una motivazione molto precisa e sarebbe un forte deterrente per chi ha delle uscite d’ingegno come questa.

Shevathas
Fonte vocabolario treccani

agire per motivi abietti, reato commesso per motivi abietti., con particolare perversità o malvagità, ripugnante alla morale comune, ciò che costituisce una circostanza aggravante del reato.

Simona 
Ma guarda, lo dici a me che sono laureata in filologia romanza. Divertente.
Il motivo abietto è generico, quello sull’orientamento sessuale, come ho già detto, costituirebbe un deterrente maggiore.

la beghina fiorentina
Io, essendo docente di diritto penale, non mi sentirei di fare affermazioni così categoriche in filologia romanza. Purtroppo, l’idea che queste norme simboliche abbiano efficacia deterrente è illusoria, come dimostrato da “femminicidio”, omicidio stradale e via discorrendo.
Si tratta di disposizioni che non forniscono maggiore protezione alle vittime, ma hanno la funzione culturale di stigmatizzare i potenziali autori, facendo ricadere la riprovazione sociale su intere categorie (es. consumatori di alcol, maschi in genere, cattolici, musulmani).

Simona 
Si vuole stigmatizzare gli omofobi e, francamente, mi sembra uno stigma giustissimo. Inoltre il DDL include anche la disabilità, e che non funzionerebbe da deterrente è da dimostrare. Io da madre di disabile e zia di omosessuale, sarei più tranquilla con un decreto così.

la beghina fiorentina

Ripeto, il discorso è troppo lungo e complesso per ridurlo a qualche tweet, ma se vuole possiamo parlarne in privato.

Sfortunatamente, non è scrivendo una norma incriminatrice in più che si ottiene la protezione delle persone deboli, ma perseguendo concretamente gli autori, rendendo più celeri i processi, condannando a pene certe e che vengano scontate. Altrimenti è solo propaganda.

Che lei si possa sentire rassicurata da una norma simile, dimostra quanto è vero che del diritto penale si fa un uso politico, privo di sostanziali ricadute sull’applicazione delle pene.

Credo che l’efficacia deterrente sarebbe da dimostrare, non l’inefficacia. E scopo della legge penale è la protezione delle vittime, non lo stigma di categorie a prescindere dalla realizzazione di un fatto criminoso.

In ultimo, con il massimo rispetto per le sue competenze, le parole usate dalla legge (in questo caso “abietto”) hanno il significato che si è approfondito e consolidato in decenni di interpretazione giurisprudenziale.

Che aggiungere: la beghina fiorentina mette in evidenza due cose: che si vuole usare il codice penale come strumento di educazione e che si vuole essere più uguali visto che si vorrebbe che fra i motivi abietti l’aggredire omosessuali sia considerato motivo più abietto di altri.

La lezione dello storico Alessandro Barbero che tra Putin e Zelensky non si schiera

Lezione magistrale di Barbero che, tanto di cappello all’onestà intellettuale, dice le cose come stanno staccandosi dalla narrazione che vede jedi contrapposti a sith. (Ovviamente il ruolo degli jedi e dei sith varia a seconda delle simpatie politiche).

Da notare comunque il titolo polemico; è un ottimo esempio di pensiero binario ove, se non condividi totalmente e incondizionatamente la filosofia e i comportamenti jedi sei in pratica uno scagnozzo di Palpatine.

Sorgente: La lezione dello storico Alessandro Barbero che tra Putin e Zelensky non si schiera

CONTRO L’ADESIONE DI FINLANDIA E SVEZIA ALLA NATO
La lezione dello storico Alessandro Barbero che tra Putin e Zelensky non si schiera

SELVAGGIA LUCARELLI
19 maggio 2022 • 09:20
Aggiornato, 19 maggio 2022 • 14:57
«Ci sono stati reparti delle SS che parlavano ucraino e hanno collaborato con i nazisti fino all’ultimo. Ciò non fa parte della loro narrazione, del resto chi se ne vanterebbe oggi».
«Questo fa sì però che se qualcuno in Ucraina è ancora attaccato a quel passato nazista, nella narrazione ufficiale si dice “è un fenomeno irrilevante, marginale”. Noi però nel nostro paese non accetteremmo mai l’esistenza di gruppi neo nazisti riconosciuti dall’autorità e integrati nell’esercito».

Infatti in italia c’è il problema opposto, i fanatici in overdose di antifascismo, pazzoidi pronti a vedere fascisti saltar fuori ovunque quasi che domani sia il giorno della “marcia su roma 2.0”. E la paranoia è stata talmente forte da dover trasformare anche innocue lucertoline, partiti che assieme hanno preso meno del SVP, in tremendi draghi sputafuoco. Son passati dallo 0.001%  allo 0.002%, domani aprono i lager…

La storia è fatta di aggressioni e lo storico sa che farsi prendere dalle emozioni, avere come reazione principale la condivisione della sofferenza di chi è aggredito non può essere la reazione dominante.

Infatti il bravo storico cerca cause ed effetti tralasciando qualsiasi giudizio morale. Il pagliaccio invece dice “hitler cacca pupù” e pazienza se hitler appare come un alieno piovuto dal cielo che ha fatto impazzire la Germania. Quest’ultima narrazione è molto più funzionale alla storia del bene contro il male, oltre ad evitare qualche riflessione su “paci cartaginesi”, crolli economici e “pericolo rosso”.

Dall’inizio della guerra in Ucraina lo storico Alessandro Barbero ha sempre rifiutato richieste di interviste e interventi televisivi. Lo hanno cerato tutti, ha sempre risposto che preferisce evitare di infilarsi nell’aspro dibattito sul tema.

E fa bene vista la paranoia e il fanatismo dei buoni, quelli che “o sei con noi o sei contro di noi…”

Poi però succede che qualche giorno fa decida di concedere un’intervista a un liceo, il Torricelli di Somma Vesuviana. Che quel video, un po’ nascosto, venga caricato su youtube, passando pressoché inosservato. Ed è un peccato, perché ci sono inciampata per caso e racconta il suo punto di vista, come sempre lucido e per nulla scontato. Eccolo:

«La Russia e l’Ucraina sono paesi in cui il passato, al contrario che nell’Occidente, conta molto sia nell’atteggiamento collettivo che nelle scelte politiche. Il discorso con cui Putin ha annunciato l’entrata in guerra è impressionante, dopo pochi secondi lui stava già parlando dell’Unione Sovietica e di come non ripeteranno più gli errori del passato.
Ha giustificato la sua azione facendo riferimento ai nazisti, alla memoria. Che ovviamente è una memoria selettiva. Ma anche l’Ucraina guarda molto al passato ed entrambi i paesi scelgono la memoria che fa più comodo.

Interessante e prevedibile ogni paese ricorda selettivamente quello che li fa più comodo omettendo le ombre, che esistono.  Anche se può essere sconvolgente per chi sposa acriticamente la narrazione della guerra fra forze del bene, gli jedi, e forze del male, i sith. Jedi contro sith va benissimo per un film d’azione, un poco meno se devi spiegare fenomeni storici complessi come il nazismo stesso.

Nella memoria dei russi la più grande tragedia del ‘900 è l’invasione nazista e il fatto che in quel frangente i nazisti abbiamo trovato collaboratori e simpatizzanti tra gli ucraini. L’oppressione che l’Ucraina ha subito da Mosca è ignorata.

Dall’altra parte, in Ucraina c’è la consapevolezza dei periodi di oppressione subiti dalla Russia e per loro la tragedia del Novecento è la grande carestia, quando milioni di persone morirono affamate da Stalin.

Nella memoria pubblica degli ucraini però viene rimosso il fatto che i loro grandi leader indipendentisti sterminavano gli ebrei con grande piacere e del resto nelle piazze ci sono monumenti dedicati a quei leader ucraini sterminatori di ebrei».

Ognuno ricorda quello che gli fa comodo. Cosa che facciamo anche noi italiani; a sentire la retorica sembra che l’italia sia stata invasa dai fascisti e liberata dai partigiani, con gli americani comparse sullo sfondo. La storia è diversa, parla di un paese fascista che, causa le sconfitte, decide di arrendersi e per arruffianarsi il vincitore cerca anche di cambiare bandiera sperando di rifarsi una verginità. L’aggressione italiana alla francia è stata una vigliaccata ma la dichiarazione di guerra del governo badoglio al giappone una patetica pagliacciata.

«Per questo nel cercare di interpretare quello che accade oggi bisogna fare attenzione alla complessità, parola che non è di moda nel dibattito pubblico.

La selettività della memoria vuol dire che la cultura collettiva dell’Ucraina è basata su un passato di oppressione da parte dai russi e su una faticosa conquista della libertà.

Tutto questo è vero, ma è solo un pezzo della verità. In certi momenti della lotta per l’indipendenza gli ucraini hanno sterminato gli ebrei, sono stati anti-russi e antisemiti.

Luci e ombre, ovvio che chi è convinto che l’essere ucraino ti iscriva d’ufficio fra gli jedi, reagisce male e accusa di doppiopesismo o peggio. E questo è puro pensiero binario: o sei buonissimo senza macchia e paura o sei un cattivissimo…

Ci sono stati reparti delle SS che parlavano ucraino e hanno collaborato con i nazisti fino all’ultimo. Ciò non fa parte della loro narrazione, del resto chi se ne vanterebbe oggi. Questo fa sì però che se qualcuno in Ucraina è ancora attaccato a quel passato nazista, nella narrazione ufficiale si dice “è un fenomeno irrilevante, marginale”. Noi però nel nostro paese non accetteremmo mai l’esistenza di gruppi neo nazisti riconosciuti dall’autorità e integrati nell’esercito.

All’opposto, nella narrazione russa il filone minoritario neo-nazista con reparti ucraini che si ispirano alla tradizione nazista e eroi nazionali che hanno collaborato con i nazisti è un tema centrale. Insomma.

Gli ucraini dicono che tutto questo non è importante, i russi invece dicono è l’unica cosa importante».

ognuno tira l’acqua al suo mulino, cosa scontata per chi conosce la storia e la politica internazionale. I torti non stanno tutti da una sola parte così come le ragioni. Ma questo, ripeto, viene considerato blasfemo da chi pensa in bianco e nero.

«Chi fa lo storico, ma anche chi vuole comprendere la realtà a mente aperta deve essere consapevole che siamo di fronte a una realtà e a due modi di raccontarla in modo propagandistico: il modo ucraino di dire “il passato nazista è irrilevante” e il modo russo di dire “il passato nazista è la caratteristica di fondo dell’Ucraina”. Entrambe le narrazioni sono false perché c’è un passato filo-nazista presente, con cui l’Ucraina dovrebbe fare i conti, ma anche la pura propaganda russa per cui l’Ucraina è tutta nazista».

E l’ammettere onestamente la situazione è segno di onestà intellettuale.

LA DOMANDA DELLO STUDENTE
Uno studente del liceo replica che tutto questo sarà vero ma «esistono un aggressore e un aggredito».

Il professore Alessandro Barbero replica:

«Questa osservazione tradisce l’odierno clima collettivo: noi oggi siamo trascinati da questa necessità di decidere chi ha ragione e torto e per deciderlo ci sembra che ci sia un unico elemento, ovvero quello di ricordare che un paese ha invaso l’altro. E quindi anche nel valutare le menzogne dell’uno e dell’altro dovremmo avere due pesi e due misure.

In questi ultimi tempi mi sono reso conto che il mio mestiere di storico rischia di anestetizzarmi rispetto a certe emozioni.

Lo storico, di fronte agli avvenimenti del presente, è come il medico abituato a vedere gente che muore e non si emoziona più come gli altri davanti alla malattia e alla morte. Intellettualmente è giusto, ma succede che non si sia più in sintonia con i contemporanei.

Quando sento che è una guerra nel cuore dell’Europa penso che anche l’atroce guerra nella ex Jugoslavia era nel cuore dell’Europa.

dove noi siamo andati ad aggredire uno stato sovrano “per ragioni umanitarie”.

La storia è fatta di aggressioni e lo storico sa che farsi prendere dalle emozioni, avere come reazione principale la condivisione della sofferenza di chi è aggredito non può essere la reazione dominante. Il mio mestiere è un altro, è capire. Questo non vuol dire che non ci siano casi in cui io faccio il tifo.

Nella Sconda guerra mondiale i vincitori erano dalla parte giusta, ma non faccio fatica a dire che hanno commesso orrori. Che i sovietici hanno sterminato gli ufficiali polacchi nelle fosse di Katyn, che Churchill ha fatto morire milioni di indiani ai tempi della carestia del Bengala, non faccio fatica a dire che i bombardamenti aerei degli alleati sulle città italiane e tedesche siano stati indiscriminati.

Tutto questo non mi impedisce di dire che c’era una parte che aveva ragione. E per fortuna ha vinto quella che aveva ragione. Anche nella guerra tra Russia e Ucraina, se uno è convinto che l’Ucraina abbia ragione va bene, ognuno fa le sue scelte emotive e morali, ma questo non deve diventare tifo da stadio.

Su questo è stato attaccato accusandolo di essere filonazista. Ma cosa ha detto in realtà? che esistono gradazioni di grigio, che ci sono macchie nere, piccole macchie nere, nella parte bianca. Cosa che dovrebbe essere scontata.

E’ come se uno, discutendo di Seconda guerra mondiale, siccome gli alleati avevano ragione dicesse “non voglio discutere delle bombe atomiche sul Giappone e se tu discuti la legittimità di sganciare delle bombe atomiche vuol dire che sei con Hitler”. Io non ci sto».

Per questa frase è stato attaccato, tolta dal contesto e usata per dimostrare che era filonazista. In realtà ha colpito in pieno mostrando platealmente che molti seguono il ragionamento. “se non sei totalmente, completamente e incondizionatamente con gli jedi allora sei, in pratica, il più fido scagnozzo di Palpatine.” Questo “pensiero binario” (anche nel senso della stessa capacità di pensiero di un binario ferroviario) puntualmente porta a scontri fratricidi di jedi per dimostrare di essere il puro più puro, (che epura) oltre a mastodontici errori di valutazione. Basta pensare alle isole Salomone. Tonnellate di retorica sull’autodeterminazione dei popoli per giustificare l’Ucraina e il suo voler diventare una “testa di ponte della NATO” e un imbarazzato silenzio sulle minacce se le isole Salomone osano ospitare basi militari cinesi.

«Lo storico deve analizzare anche le motivazione dei malvagi perché i malvagi non sapevano di esserlo, pensavano perfino di fare cose giuste. Se si accentua una dimensione e se ne attenua un’altra, si fa politica».

Altra cosa vera e scontata.

Sulle ragioni per cui Putin ha invaso l’Ucraina il professor Barbero parla di “ventaglio di motivi”:

«Immaginiamo un paese A e uno B che confinano, non si vogliono bene e hanno un lungo passato di contrasti. Nel paese A, vicini al confine, ci sono abitanti che parlano le lingue del paese B e si trovano male nel paese A, dicono che sono oppressi, discriminati. Molti di loro vorrebbero essere nel paese B. A un certo punto il paese B invade A con lo scopo dichiarato di liberare i compatrioti dall’oppressione.

Sto raccontando il 24 maggio del 1915 quando l’Italia ha dichiarato guerra invadendo l’impero austriaco per liberare Trento e Trieste. Una pagina della nostra Italia che è sempre stata raccontata come gloriosa.

Ovviamente perché noi siamo sempre i buoni. Penso che gli alto altesini la raccontino invece in maniera diversa…

Se però stessi raccontando la decisione della Russia di invadere l’Ucraina per liberare i connazionali oppressi del Donbass, in cui i russi che vivono in Ucraina non hanno diritto di usare la loro lingua neppure nelle scuole, cosa diciamo?

Uno dei problemi dell’Europa orientale post sovietica è che ci vivono minoranze russe.

I russi sono stati la nazione imperiale che ha dominato tanti piccoli paesi.

Quando quei paesi sono diventati indipendenti, i russi rimasti lì sono diventati minoranza guardata con antipatia e discriminata. Anche gli italiani sono stati discriminati quando sono diventati minoranze dopo il 1945 nella Jugoslavia, Hitler ha smembrato la Cecoslovacchia per recuperare gli abitanti tedeschi dei Sudeti. É la normale vendetta dei popoli che a lungo sono stati dominati contro il popolo dominatore.

Infatti. Questa catena di vendette ha fatto detonare l’ex jugoslavia.

Poi c’è la paranoia russa. Nella cultura politica russa l’ossessione di essere aggrediti è costante, risale ai tempi delle invasioni mongole. Certo, la Russia è sempre stata spietata e imperialista ma nel suo dna non ha mai avuto la voglia di espandersi a occidente “fino al Portogallo”, come qualcuno ha detto.

L’Occidente, diciamo nel suo candore, aveva promesso a Gorbaciov di non allargarsi ad est e invece ha progressivamente fatto entrare nella Nato tutti i paesi dell’Europa orientale, ci sono le basi della Nato ai confini con la Russia.

Ora. Se tu hai a che fare con una grande potenza paranoica, devi sapere che se ti avvicini ai suoi confini potrà avere una reazione».

Cosa che dovrebbe essere evidente a chiunque abbia un poco di testa.

«Riguardo la richiesta di Finlandia e Svezia di entrare nella Nato, va detto che l’Ucraina intratteneva rapporti con la Nato da parecchi anni, gli istruttori Nato istruivano l’esercito ucraino che è a tutti gli effetti un esercito della Nato.

Putin ha invaso l’Ucraina per questo e perché c’era probabilità che l’Ucraina entrasse nella Nato. Se fossi un cittadino della Svezia o della Finlandia non direi che per essere più sicuri si dovrebbe entrare nella Nato, a meno che non ci sia la convinzione che la Russia sia pronta a lanciarsi in azioni di conquista.

Ma non mi sembra uno scenario plausibile, quindi secondo me non è una scelta sensata».

Ha argomentato bene, avrà detto anche cavolate, per qualcuno, per me no, ma ha argomentato. E questo lo mette anni luce avanti su chi ragiona solo di russi cattivi e di ucraini buoni, che qualsiasi azione contro la russia, per quanto idiota e controproducente possa essere come il censurare corsi di letteratura o cacciarla fuori dallo sport, è santa perché contro la Russia.

come non lottare contro gli stereotipi

Devo dire che ho trovato questo filmato emblematico; come spesso capita anche con il razzismo, molti pensano che siccome il razzismo va da A->B allora fare antirazzismo significa fare attivamente razzismo B->A.

Nello specifico il genitore di cui parla non sta lottando contro gli stereotipi sessisti che impongono certi comportamentamenti obbligatori ma sta lottando perché allo stereotipo sessista: “se sei uomo devi apprezzare la meccanica etc. etc.” venga sostituito un altro stereotipo “se sei uomo devi apprezzare le bambole etc. etc.” Mentre il modo migliore di comportarsi dovrebbe essere: esprimi liberamente i tuoi gusti, se ti piace la meccanica, se ti piacciono i vestiti, se ti piace la fisica subnucleare o la filosofia teoretica senza che nessuno debba giudicarti per i tuoi gusti.

E l’errore di lottare contro gli stereotipi a colpa di altri stereotipi è che non risolvi il problema, lo stereotipo e il conseguente giudicare male chi ad esso non si allinea non viene visto come sbagliato ma viene visto come sbagliato solo l’allinearsi allo stereotipo A mentre è giustissimo farlo per quello B. Ma il problema del giudicare chi non si allinea permane.

Stupidate nucleari…

Segnalo un ottimo post su faccialibro riguardo ai russi ed ai morti per sindrome acuta da radiazioni. Come al solito, spiace dirlo, quando si tratta di nucleare i media si son lasciati andare a sparare cazzate clamorose. A margine mi chiedo poi con che faccia si lamentino di non essere creduti e di essere considerati un gradino sotto a “mihadettomiocuggino.it”

fonte: https://www.facebook.com/massimo.burbi/posts/5034569573292140

Le grotte di Orvieto e le trincee scavate dai soldati russi intorno alla centrale di Chernobyl.
Parlando di radiazioni, Orvieto non è un posto come gli altri, l’UNSCEAR l’ha inclusa nella lista di aree del pianeta ad alta radioattività ambientale [1]. E’ fondata su una rupe di tufo e pozzolana, usati anche per costruire gran parte degli edifici del centro storico che, come Piazza San Pietro a Roma, è quasi interamente pavimentato in porfido, tutte rocce di origine vulcanica ben più radioattive della media.
Tra le strade e le stradine di Orvieto si rilevano valori di rateo di dose tra 0.35 e 0.55 μSv/h, ma qua e là si può arrivare anche oltre gli 0.70 μSv/h, ovvero da 5 a 10 volte i valori medi che si registrano in Italia.
Quando leggiamo di situazioni o eventi che causano un aumento dei livelli di radiazioni ionizzanti fino a dieci volte i valori “normali” per qualche ora, ricordiamoci che in posti come Orvieto questi valori ci sono 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno (366 nei bisestili).
Ma nelle grotte sotto la città di Orvieto, dove ogni giorno si dirigono visite guidate che fanno il pieno di turisti ogni 15-20 minuti, si va anche oltre.
Ieri sono sceso in due di queste grotte armato di dosimetro e in circa 35 minuti ho accumulato una dose di 0.40 μSv, che corrisponde ad un rateo di dose medio di circa 0.70 μSv/h, ma in diverse zone ho rilevato valori ben al di sopra di 1 μSv/h, anche se il picco 3.53 μSv/h, registrato per pochi secondi, è frutto di una semplice fluttuazione e quindi non significativo (vedere immagini).
Non si tratta di valori pericolosi (*), ma se consideriamo che il livello “normale” di fondo ambientale da radiazione gamma in Italia è intorno a 0.07 μSv/h [2], c’è da scommettere che se questi dati venissero pubblicizzati con i toni che usa abitualmente certa stampa, non ci sarebbero più molte persone disposte a pagare un biglietto per scendere in quelle grotte, e magari mettendoci qualche punto esclamativo in più spunterebbero fuori comitati locali per farle chiudere per motivi di sicurezza e non è da escludere che qualche politico senza il senso del ridicolo (un tipo di fauna di cui certo in Italia non siamo sprovvisti) proporrebbe l’evacuazione della città.
Teniamo a mente questi numeri e spostiamoci a Chernobyl, non fisicamente perché al momento la cosa comporta il rischio concreto di essere attraversati da qualcosa di più distruttivo di un raggio gamma, ma sfruttando dati pubblicamente accessibili anche da qui.
Molti ricorderanno che nelle scorse settimane si è parlato dei soldati russi che, nel corso della criminale invasione dell’Ucraina, avrebbero avuto la brillante idea di scavare trincee nell’area intorno alla centrale nucleare, nei pressi della foresta rossa, e così facendo si sarebbero esposti a livelli di radiazioni tali da causare una sindrome acuta da radiazioni (da qui in poi ARS, cioè Acute Radiation Syndrome) con conseguente morte quasi certa nel giro di qualche settimana o mese [3].
Cominciamo con il dire che per l’ARS non bastano livelli di radiazioni un po’ superiori alla norma, secondo il CDC, serve una dose superiore a 700,000 μSv [4] assorbita in tempi brevi.
Che i soldati russi avessero potuto accumulare dosi simili, o superiori, è sembrato improbabile fin dall’inizio, ma gli articoli di stampa che ne hanno parlato si sono ben guardati dal citare un singolo numero, quindi per chi leggeva il problema non si è posto.
Qualche giorno fa, il direttore generale dell’IAEA ha tenuto una conferenza stampa per rendere noto che, dopo tante parole in libertà, qualcuno è effettivamente andato a misurare i livelli di radiazioni dentro quelle trincee e il risultato è stato che passare un anno lì dentro comporterebbe una dose di 6,500 μSv [5], quindi per arrivare ad accumulare 700,000 μSv i soldati russi avrebbero dovuto starsene in quelle trincee per 107 anni, giorno e notte. Così facendo sarebbero certamente morti, ma non per le radiazioni.
Incidentalmente 6.5 mSv/anno corrispondono ad un rateo di dose medio di 0.74 μSv/h, ovvero meno di quello che si prende in diverse zone delle grotte di Orvieto.
Tutto questo per dire che, come al solito parlando di radiazioni, quando ci si imbatte in articoli in cui non ci sono dati, numeri, fonti e termini di paragone, è quasi certo che si tratti tentativi malriusciti di sceneggiature per fiction più che di informazione, quindi meglio aspettare che saltino fuori fonti serie e nel frattempo dedicarsi ad altro.
(*) I valori si riferiscono alla sola radiazione gamma e non tengono quindi conto del contributo del Radon, che in certi ambienti chiusi e non ventilati può essere significativo, ma in ogni caso una permanenza di minuti o ore non comporta dosi accumulate pericolose.
[1] https://www.unscear.org/…/publ…/UNSCEAR_2000_Annex-B.pdf (pagina 121)
[2] http://www.fisicaweb.org/…/geiger%20muller/taratura.pdf…
[3] Qualche esempio:
https://www.ilmattino.it/…/chernobyl_radiazioni_soldati…
https://www.repubblica.it/…/chernobyl_soldati_russi…/
https://www.ilfattoquotidiano.it/…/guerra…/6543242/
[4] https://www.cdc.gov/…/emergen…/arsphysicianfactsheet.htm
[5] https://www.youtube.com/watch?v=DjvLAr5JKOk

Zappe sui piedi femministe

Prima zappa: se governassero le donne

Parliamo un poco della vicenda di Elisabetta Franchi e delle recenti polemiche. Lei, che non mi sembra sia un uomo o che si identifichi in un uomo, a meno che il movimento femministe piagnone non abbia deciso che per le sue azioni debba essere iscritta d’ufficio al genere maschile, è una donna. Quello che non piace molto è che prova che una donna possa essere stronza tanto quanto un uomo, che l’avere una vagina (o il sentirsi come se la si avesse) non rende antropologicamente migliori rispetto a chi la vagina , reale o metaforica, non la possiede. Dicevate del mondo governato dalle donne?

Seconda zappa sui piedi: dare l’impressione di voler essere privilegiate.

Questo titolo di TPI: Lo sfogo di un’impiegata di Elisabetta Franchi: “Vi racconto come tratta le donne” è un autogol abbastanza grosso; l’articolo è giusto e parla delle vessazioni sui dipendenti dell’azienda, richieste di straordinario obbligatorio, il considerare il dipendente in servizio 24/24 7/7. Il problema è nel titolo, a leggerlo si viene indotti a pensare che le vessate siano solo le donne mentre gli uomini siano coccolatissimi. Così non è, e allora perché titolare “di come tratta le donne” e non “di come tratta i dipendenti e le dipenti” o “i dipenden* se proprio si vuole dare una leccata?  Qualcosa di simile si era visto con la tragedia della D’Orazio; molte femministe a rompere le scatole che era morta una giovane donna e madre, e la tragedia era perché i nomi erano al femminile, non che era morta una persona.

Terza zappa: il voler essere dee intoccabili dai mortali

Questo messaggio di facebook l’ho trovato molto interessante, perché mette molti puntini sulle i, sulle “wannabe abused chic” che con il loro comportamento di ingigantire “minchiate” finiscono a far minimizzare stupri e violenze reali. Perché se una osservazione, anche se volgare e sgradita, non è uno stupro, non è una violenza. Denuncia tutto come stupro e al prossimo stupro qualcuno inizierà a chiedere se le hanno commentato le gambe.

fonte: https://www.facebook.com/laura.casati.92/posts/5898963880130559

Care ragazze,
sono di quella generazione in cui i ragazzi ci fischiavano per strada, facevano battute sul nostro lato B, ci si paravano davanti e ci chiedevano: « esci con me stasera? »
Ho 65 anni e da allora gli uomini li ho sempre messi “al loro posto”. Ho imparato a valutarli, catalogarli.
Trovi uno che ha alzato il gomito. Uno fatto che più fatto non si può. Quello che si crede un Adone. Il bullo di turno. Il collega mano lesta. Il gruppo di amici che hanno fatto una scommessa… e tanto altro. Capire con chi hai a che fare.
Non mi sono MAI sentita “stuprata”.

Se fai di ogni minchiata una tragedia quello che si ottiene è che poi anche le tragedie vengano considerate minchiate(1)

Con alcuni ho lasciato perdere: non mi metto a litigare con gli idioti. Li guardi dritto negli occhi e sorridi. Li spiazzi.
Con altri ho reagito, quasi sempre in modo sarcastico (nulla è più potente che ripagarli con la stessa moneta!)

Senza chiamare in soccorso l’esercito?

Sono di quella generazione che portava le minigonne, le camicette senza reggiseno aperte fino al terzo bottone. I jeans a zampa d’elefante e gli abitini attillatissimi. L’amore era libero: chiaro in mente che SENZA il mio consenso, non si combinava nulla.
Nei balli eravamo talmente appiccicati che era facile sentire il membro del mio ballerino.
Nessuna di noi ha mai urlato allo stupro!

Anche perché nessuno le obbligava a ballare appiccicate, era una loro libera scelta di partecipare.

Chi di noi ragazze prendeva più fischi, era considerata “la prediletta”, quella che piaceva di più.
Era un gioco. Era una lezione. Così abbiamo imparato a gestire l’altra parte del cielo.
Abbiamo imparato a difenderci.
Perché vi racconto questo?
Perché ora state esagerando!

Un’altra che verrà iscritta d’ufficio all’internazionale del patriarcato.

Vi hanno inculcato che la donna è una Dea, inavvicinabile.
Che una A alla fine di una mansione lavorativa, faccia la differenza.

Ricordo cosa disse una amica con due figli piccoli: preferisco essere chiamata ingegnere e avere l’asilo nido vicino a casa funzionante che essere chiamata ingegnerA, avere la tastiera rosa e dover fare, io e mio marito, i salti mortali per le bambine.

Che se ti dicono che sei bella, chiamate i carabinieri, per amor del cielo!
Ad un apprezzamento pesante, non avete reazioni, piagnucolate.
Non sapete più capire chi scherza (aspettando una reazione) e chi no.
Vi hanno posto su un piedistallo: non toccatemi, non parlatemi, non fatemi sentire.
Detto in slang: ce l’abbiamo d’oro solo noi.

Il bello è che poi quando vengono trattate da parte dei maschietti da “fighe di legno” e da piagnone poi piangono forte “badriargado gattivo…”

Il femminismo e tutt’altro! Venite in Francia ad imparare, copiatene le idee: battersi per più asili nido, anche nelle fabbriche; reti di appoggio e aiuto per madri single; gruppi di ascolto; sensibilizzazione sulle tematiche femminili; educazione sessuale ma sopratutto psicologica ai ragazzi.

Invece di inutili corsi mistificanti dove si insegna che, poverine, hanno sempre ragione perché oppresse dal patriarcato.

In Francia, tantissime donne ai “posti di potere”, fosse anche solo essere la responsabile di…
Qui le donne non si strappano i capelli – come voi – al primo uomo che ti dice che “sei bella”
Da noi in Italia, dire “due belle gambe” è equivalente finire nel girone dantesco del settimo cerchio dell’inferno per chi ve l’ha detto.
Una fischiatina,direttamente in una voragine.

E finirà direttamente come in america dove c’è un sacco di paranoia verso le donne. Che gli uomini tendono a non voler rimanere loro in ascensore o in una sala da soli con una donna, che cercano di tutelarsi in tutti i modi da false accuse.

Un sindaco donna se non finisce con una A, urlate come se vi avessero tolto la pelle da dosso.
Care ragazze: SVEGLIA!
Basta piangere, piagnucolare.
Non siamo morte noi, che avevamo uomini molto più “sbocaccioni” ma ai quali abbiamo fatto capire che, finché si scherza, stiamo al gioco. Che un apprezzamento – totalmente innocuo – come quello della foto del post, NULLA ha a che vedere con il sessismo! Traducetelo in maggior autostima, piuttosto!
Non ditemi: gli uomini sono cambiati!
Io li trovo migliorati. Pensate un po’!
Vi hanno portato a pensare che siete “madonne sul trespolo”
E come tali, non si può più dirvi nulla

“per le prossime elezioni voterò un uomo bianco cisgender; perché se farà cazzate(2) potrò criticarlo senza temere controaccuse di razzismo, sessismo, omofobia…” [Letto su twitter]

Tirate fuori le PALLE.
Le abbiamo avute noi (e non mi risulta le abbiano tagliate a voi) in un contesto estremamente più maschilista rispetto all’attuale.
Fuori le palle. Coraggio.
Abbiamo delle belle gambe? Evviva!
LC

Frigno un poco e vengo accontentata, quindi frigno di più. Salvo poi rendermi conto che son considerata una frignona e che vengo trattata di conseguenza.

(1) Faccio notare il termine “minchiata” che richiama l’organo genitale maschile, chissà perché si una minchiata per le azioni irrilevanti e di poco conto mentre figata per quelle belle. Sarà colpa del patriarcato tossico.

(2) Anche il termine “cazzata” non è che abbia significati “solenni”.

C’è un caso intorno a un “ballo delle debuttanti” a Prato – Il Post

Sorgente: C’è un caso intorno a un “ballo delle debuttanti” a Prato – Il Post

Le decisioni del Convitto “Cicognini”, l’istituto scolastico statale più antico di Prato, riguardo all’inclusione delle coppie gay al tradizionale “ballo (…)
vengono organizzati anche in diverse scuole militari italiane, e anche in istituti civili come quello di Prato.

Insomma la solita “carnevalata tradizionale” ispirata ai balli del 1800. In una rievocazione storica non ci vedo nulla di male.

Le attenzioni dei giornali locali sul ballo delle debuttanti di Prato erano cominciate la scorsa settimana, quando l’Arcigay Prato-Pistoia aveva raccontato che almeno due coppie di studentesse e studenti gay erano state escluse. Sembra che una coppia avesse chiesto già lo scorso novembre di partecipare, ma l’assemblea d’istituto aveva rifiutato. Poi erano state avanzate nuove richieste tra febbraio e marzo, con l’Arcigay che aveva chiesto formalmente alla preside dell’istituto, Giovanna Nunziata, di includere le coppie gay al ballo. Nunziata aveva detto che trattandosi «di una tradizione centenaria […] non sono io a decidere in autonomia. La macchina organizzativa oramai è partita». Aveva aggiunto di essere favorevole all’inclusione, ma dal prossimo anno scolastico.

A quanto pare le coppie erano già state scelte e le prove già partite, i costumi già preparati. A macchina avviata è difficile cambiare in corsa.

Poi, alla fine della scorsa settimana, le cose sono cambiate piuttosto in fretta. Sabato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha telefonato all’istituto. Domenica si è espressa sulla questione anche la ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, definendo molto grave la discriminazione avvenuta al Cicognini e invitando a superare «il simbolismo che viene associato all’idea del ballo delle debuttanti». Lunedì Nunziata ha convocato un consiglio d’istituto e un consiglio di amministrazione, ed entrambi gli organi hanno votato a favore dell’inclusione delle coppie gay al ballo.

Sembra la “sindrome di netflix”, in qualunque opera, fosse anche un documentario sulle renne in Lapponia nel 100 dopo cristo, devi per forza metterci un negro e un LGBTIQ… altrimenti si urla alla discriminazione e alla non inclusività, con l’ovvio risultato di snaturare completamente l’ambientazione storica. Più o meno lo stesso effetto di vedere Ben Hur mandare con un cellulare i selfie dopo la vittoria nella corsa delle bighe. Ottieni un effetto parodia non da poco. Da notare anche le paraculate dei ministri per farsi vedere gay friendly.

La questione sembrava essere conclusa, ma martedì sono arrivati i risultati di un sondaggio che la dirigenza aveva inviato a studenti e famiglie attraverso la piattaforma Google Forms. Non è chiaro chi abbia risposto al sondaggio, se solo gli studenti coinvolti o anche le famiglie, ma i voti favorevoli all’inclusione delle coppie gay sono stati 198, contro i 199 che vorrebbero mantenere il tradizionale «format dei balli di sala».

Posizione lecita c’è chi preferisce il format tradizionale e chi vorrebbe innovare. Sarei curioso di sapere come si vestono le coppie omo, entrambi da dama o da cavaliere oppure uno indossa abiti del sesso opposto al proprio sesso biologico?

Adesso la decisione presa dalla dirigenza scolastica potrebbe essere rimessa in discussione. La preside Nunziata, parlando con Repubblica, ha detto di aver convocato di nuovo gli organi collegiali della scuola, ma ha precisato che «non è una retromarcia, la maggioranza dei ragazzi si è espressa e bisogna tenerne conto. Non passi il concetto che sono omofobi perché non accettano le coppie liberamente formate: in questi giorni i miei studenti sono stati esposti a una gogna mediatica. Serve tempo per cambiare le cose».

L’errore alla base è questo: se fai una domanda devi accettare la risposta, qualunque risposta. Fare la domanda e poi incazzarti o buttare il tavolo all’aria perché la risposta non piace è quanto di più diseducativo ci possa essere.

Non chiedi e fai d’imperio, visto che ne hai tutti i diritti, ma se chiedi devi accettare il responso delle urne altrimenti la lezione che si da, con l’esempio, è che la democrazia è bellissima se gli elettori votano “bene”, altrimenti viva la dittattura.