Riace, il documento del Viminale — BUTAC – Bufale un tanto al chilo

Un buon articolo di BUTAC che fa chiarezza sulla vicenda; da notare:

A – La vicenda non è un gombloddone di Salvini; lo si può accusare di cinismo e di opportunismo, volendo anche di sciacallaggio ma le azioni poste in essere dalla magistratura e dal ministero non son sua opera diretta.

B – Nel caso Riace ci son sia peccattucci di poco conto, l’aggiornamento delle banche dati, sia azioni decisamente gravi come si può vedere nel documento del ministero pubblicato da ADN Kronos alla pagina 21. Non si tratta solo, come alcuni sostengono, di qualche timbro omesso o di un ritardo di alcuni giorni nel caricamento dei dati nelle banche dati strumentalmente utilizzato per revocare i contributi.

C – L’atto è stato predisposto, e firmato, dalla struttura amministrativa del ministero, non dal ministro, e riguarda comportamenti già segnalati come anomali nelle ispezioni del 2016 e del 2017.

Sorgente: Riace, il documento del Viminale — BUTAC – Bufale un tanto al chilo

(…)

Le irregolarità

Sono evidenziati tutti i punti in cui, a seguito di due viste di controllo, le attività sono risultate non conformi alle normative vigenti. I punti che sono stati trovati irregolari sono molti, ognuno con tutte le sue spiegazioni. Sono tante le irregolarità rilevate nelle due visite effettuate durante l’ultimo anno. Non parliamo di quelle a cui si è fatto riferimento sui giornali quando è stato posto ai domiciliari il sindaco di Riace, quelle per cui qualcun’altro si è permesso di modificare i testi delle intercettazioni, creando un falso che è stato molto virale. No, sono altre irregolarità quelle a cui si fa riferimento. L’elenco è lungo. Ve le cito in ordine di apparizione:

  • Sovrapposizioni di strutture e di operatori tra SPRAR e CAS
  • Corrispondenze tra banca dati e case date in utilizzo
  • Prolungata permanenza nel programma di accoglienza di situazioni vulnerabili
  • Mancata o tardiva registrazione dei contratti
  • Rispetto degli standard abitativi, condizione e igiene nelle abitazioni
  • Appartamenti non conformi agli standrad SPRAR ubicati in località Riace
  • Modalità distinte di erogazione del “pocket money” dei “bonus”
  • Utilizzo dei bonus
  • Affidamento dei servizi agli enti gestori
  • Proroghe delle convenzioni con gli enti gestori e bando
  • Coinvolgimento dell’associazione Welcome
  • Redazione dei progetti individualizzati per i beneficiari
  • Orientamento legale
  • Corsi di italiano
  • Formazione e qualificazione professionale e attività di accompagnamento
  • Mediazione linguistica culturale
  • Adeguata professionalità degli operatori SPRAR
  • Revisore contabile

Ne consegue che la permanenza nello SPRAR, se eccessivamente protratta nel tempo e senza una chiara programmazione sull’uscita dall’assistenza denota l’incapacità del progetto a raggiungere gli scopi suoi propri trasformandosi in mero assistenzialismo. (dal documento in oggetto NdR)

In certi casi si tratta di omissioni burocratiche, in altre di casi (a quanto pare documentati da più visite) di irregolarità decisamente più gravi. Il documento è già una risposta alle osservazioni che sono state fatte dal Comune di Riace in difesa dalle accuse. Quindi si tratta già di un documento definitivo. (…)

Prefetto, non Ministro

I punti sopra riportati ovviamente non posso verificarli con voi, ma questo è un documento ufficiale del Governo, firmato non da un Ministro, ma dal Direttore Centrale dei Servizi civili per l’Immigrazione e l’Asilo. Il prefetto Daniela Parisi. Daniela Parisi è laureata in giurisprudenza ed è presente nell’elenco dei docenti della Scuola Nazionale di Amministrazione come esperta in materia di immigrazione. Lavora al Ministero dell’Interno dagli anni Novanta. Si occupa di immigrazione da circa vent’anni, è un prefetto, non un politico salito col nuovo governo. Non mi sento di contestare le sue valutazioni. Sono sufficienti a far saltare il Modello Riace? Non lo so, ma credo sia importante ricordare che le indagini e i controlli che hanno portato a questo evolversi della situazione sono partiti ben prima dell’insediamento dell’attuale governo. Non è un qualcosa di ideato da quest’amministrazione politica. Ma sicuramente sanno perfettamente come cavalcare la situazione. (…)

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Nazistificazione…

Stavo leggendo le ultime notizie ed è tutto un fiorire di richiami al nazismo ed al fascismo. Per riace si parla di rastrellamenti e deportazioni, per lodi si parla di apartheid e di leggi razziali. Idiozia perfettamente bipartisan; basti pensare ai bambini antivax con la stella gialla.

Credo che questo modo di agire sia estremamente funzionale al ritorno di un vero fascismo; può piacere o no ma “criticità” su Riace son state riscontrate dal 2016, non “ha stato salvini” a far iniziare il tutto. Che che ne dicano tante anime belle, se la magistratura ha autorizzato le misure cautelari significa che qualcosa di fondato ci dovrebbe essere.

Urlare alla deportazione, al nazismo significa: da una parte travvisare completamente la storia; i rastrellamenti “nazisti” erano cose più drammatiche e gravi di quanto sta avvenendo a Riace con lo spostamento dei migranti. E dall’altra far pensare alla gente che Mussolini fosse un dittatore blando, che il fascismo non fosse quella cosa così grave che raccontano.

Perché si sta arrivando a questo? Temo che sia a causa di una opposizione “di sinistra” incapace di tirar fuori un idea che una visto come è bloccata dalle contraddizioni interne e quindi l’unica cosa capace di dire è “dagli al fascista”. Questo è un ottimo sistema per cementare Salvini e la sua maggioranza; son dei pasticcioni demagoghi e incompetenti, vero, ma qual’è l’alternativa?

Perché se cominci a dire che è fascista pretendere che anche i migranti presentino l’isee e la documentazione che serve per ottenerlo, è fascista pretendere che si rispettino le regole per l’accoglienza perché chi le ha violate “ha agito a fin di bene”; stai convincendo tante persone che non erano razziste a credere di esserlo ed in certi casi diventarlo veramente.

Spiace dirlo ma Salvini non ha vinto solo grazie alla sua capacità politica quanto per merito degli avversari che le stanno cercando tutte per farsi definitivamente fuori da soli.

PS
Passata la buridana sarei curioso di sapere cosa ne pensa il TAR della richiesta del comune di Lodi e cosa ne pensa la magistratura di Mimmo Lucano; il rischio di doversi rimangiare un bel po’ di cose non lo vedo molto remoto.

 

Bruciati i fantocci di salvini e di maio, cosa dichiareranno adesso?

Durante le tradizionali manifestazioni di inizio anno scolastico con le puntuali proteste studentesche contro il governo “pro tempore” a torino si son divertiti a bruciare due manichini con le fattezze di Salvini e Di Maio.

https://video.corriere.it/studenti-bruciano-fantocci-salvini-maio-prefettura-torino/cd6960de-ce17-11e8-b10d-ee18a19b48a0

Imho una azione di pessimo gusto, ma è noto che le tradizionali manifestazioni studentesche di inizio anno scolastico, raramente lo hanno avuto. Ricordo che durante il carnevale, dove è tradizione bruciare i fantocci, a Busto Arstizio venne bruciato fu un fantoccio con le fattezze della boldrini.

A seguito del rogo ci furono tante dichiarazioni sdegnate da parte di lei e di politici della sinistra come Fiano, Speranza, Grasso e altri.

Adesso son curioso di sapere se quanti avevano condannato il gesto con articoli e dichiarazioni piene di sdegno condanneranno anche il gesto degli studenti torinesi.

Se lo fanno, hanno la mia stima perché, pur non condividendo affatto le loro idee politiche, riconosco loro una correttezza nel non considerare la politica una “guerra totale”. Se invece, chiosano o cercano pretesti, mi spiace, ma hanno giustificato i giovani padani, in quanto il comportamento del bruciare un fantoccio con le fattezze di questo o quel politico non lo giudicano sbagliato in sé ma solo per la scelta del fantoccio da bruciare.

Il modo migliore per giustificare un comportamento è comportarti esattamente nello stesso modo che, a parole, dici di voler condannare. E cercare mille pretesti quando anche tu vieni preso con la mano nella stessa marmellata di quelli che accusavi di furto, è il modo migliore per apparire falsi e ipocriti.

Sinceramente, Salvini, politicamente, non è un gigante ma vince soprattutto per merito di avversari pasticcioni che non riescono ad azzeccarne una.

PS

Da notare comunque che, durante il carnevale, è tradizione bruciare fantocci con le fattezze di politici. Un poco di meno durante le manifestazioni studentesche.

Creare razzismo how to /14 – Judith ha lanciato una nuova moda?

Stavo cercando notizie sulla situazione meteo in sardegna, al sud si è in allerta rossa, quando ho visto questo articolo: “Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano.

Mi è venuto da pensare subito al “caso” di venezia. Noto che le cause di indignazione vanno “a moda”; adesso è di moda il datore di lavoro razzista e leghista che nega il lavoro al bovero immigrado per razzismo. Prima erano le persone di colore che erano tanto amate da sentirsi come attori in un porno interracial che di punto in bianco, dalla vittoria della lega, si son sentite come nell’alabama degli anni 50.

Devo dire che questo modo di agire lo trovo alquanto stupido: un datore di lavoro è libero di assumere chi vuole e non deve motivare in nessun caso il suo diniego. È liberissimo di dire che Tizio non l’ha convinto, che magari vuol fare altri colloqui, che ha trovato uno migliore. Far passare l’idea che il diniego sia sempre e solo dovuto al razzismo, classico modus operandi di molti SJW, significa fare continui spot pro salvini.

La notizia ha tutte le caratteristiche della fake news ed inoltre mostra molta della plateale idiozia di tanti antirazzisti che, convinti di agire a fin di bene finiscono a far disastri peggio di quelli che credono di voler evitare.

“Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano

Un gruppo di cittadini ha denunciato l’episodio sul web. I titolari della pizzeria si giustificano: dispiace ma qui il lavoro è a rischio

TEMPIO. La denuncia, sotto forma di lettera, sta facendo il giro del web. Gli autori si firmano come un gruppo di cittadini e l’intento che li ha spinti a scriverla è quello di rendere pubblico un fatto accaduto a Tempio che farà sicuramente discutere: a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Il servizio completo sul giornale in edicola e nella versione digitale

Le cose che non mi convincono:

a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.
La stessa cosa che è capitata a Judith; peccato che la notizia sia stata data con i piedi e che ci siano fortissimi dubbi che sia falsa. Sarei curioso di sapere come ha fatto il comitato dei cittadini a sapere l’esatto motivo per il quale il ragazzo non è stato scelto. Il candidato datore di lavoro l’ha ammesso candidamente? dubito sia così idiota. E se anche fosse, un datore di lavoro ha tutto il diritto di assumere o non assumere chi gli pare senza doversi giustificare con nessuno così come chiunque è libero di andare nei ristoranti di suo gusto.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità
E lo ammettono così candidamente dicendo che in passato avevano assunto personale di diverse nazionalità? mah mi sembra un comportamento da imbecilli. Sarebbe bastato un secco “no comment”.

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Campagna virale per un locale “concorrente” più politically correct? vabbè che il commercio è una jungla ma l’abusare di accuse di razzismo per carpire qualche cliente in più spesso si traduce in un boomerang. Come avevo scritto anche nell’altro articolo: cosa penserà un “bianco” che si vede scartato? che al negretto basta piangere un poco di discriminazione per trovare lavoro?

Scegliere un negro perché negro è razzismo così come scegliere un bianco perché bianco. A furia di inventarsi casi di razzismo immaginari B->A si rischia di rinforzare il razzismo “reale” A->B. Poi quando le simpatie verso certe parti politiche crescono enormemente, forse sarebbe il caso di fare un poco di autocritica invece di raccontarsi tante balle autoassolutorie per la propria idiozia.

Io non ho visto la lettera, non son riuscito a reperirla su FB e non sono abbonato a “la nuova” per vedere l’articolo completo; ma ho il sospetto che sia un caso simile al caso di judith, la storia mi sembra troppo artefatta e troppo simile a quella di venezia per essere genuina.

Storie come queste sono tanti, ma tanti, voti per gli xenofobi… sinceramente:

Ma brutte teste di cavolo non vi rendete conto che inventare simili balle significa fare un’ottima campagna elettorale a Salvini, che per un voto di anticontroboicottaro che guadagnate ne portate dieci a Salvini? Volete che salvini perda voti? Buttate il cellulare, eliminatevi dai social e ritiratevi in un eremo nella foresta amazzonica, grazie. E non provate a giustificare le tremende batoste con favolette tipo che gli italiani stanno diventando tutti razzofascisti xenofobi.

Un test per capire quanto sei portato a discriminare le persone.

Siete il responsabile HR di una azienda.

C’è un posto vacante nella vostra azienda, il boss vi chiede di incontrare i quattro candidati selezionati e di scegliere chi assumere. I candidati sono:

  1. Anna, una donna bianca eterosessuale.
  2. Bruno, un uomo bianco omosessuale.
  3. Carlos, un uomo di colore eterosessuale.
  4. Diego, un uomo bianco eterosessuale in sedia a rotelle.

Chi assumete?

Risultati:

Se avete scelto Anna siete degli omofobi razzisti che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se avete scelto Bruno siete dei misogini razzisti che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se avete scelto Carlos siete dei misogni omofobi che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se avete scelto Diego siete dei misogini omofobi e razzisti. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se non avete voluto scegliere siete solo dei misogini omofobi razzisti che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se ne avete voluto assumere più di uno, siete un incompetente che ha causato il dissesto finanziario dell’azienda causando il licenziamento di tutti i dipendenti. Molto probabilmente l’avete fatto solo perché siete dei misogini omofobi razzisti che discriminano i disabili e che odiano le aziende multiculturali equosolidali antidiscriminazione e le vogliono far fallire. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Creare razzismo how to /13

Se benzina a piene mani spargi, lamentarsi dell’incendio stupido è. (maestro Yoda)

A quanto pare la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro si è rivelato essere una bufala; qui Butac e qui Puente, che non son di certo diffamatori prezzolati al soldo di Salvini e Di Maio.

Ho notato che l’articolo che avevo citato nel post creare razzismo how to 12 è stato modificato; onor del vero va detto che è stato scritto in coda all’articolo che lo stesso è stato aggiornato due giorni dopo la pubblicazione.

Interessante un confronto fra la vecchia recuperata grazie a web archive e la nuova versione

la vecchia :

Venezia, respinta al colloquio di lavoro: «Non vogliono persone di colore». Brugnaro: «Un cretino»

La denuncia su Facebook di una ragazza di origini haitiane: «Quando il titolare del ristorante ha visto che ero nera se n’è andato lasciandomi basita. Io sono italiana». Brugnaro: «Le chiedo scusa a nome della città»

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.
Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

e la nuova:

Judith a colloquio con La Mantia, ma il web non crede al suo racconto. Lei: «Non ho inventato nulla»

La denuncia su Facebook della ragazza di origini haitiane criticata dal web: «Denuncia generica, è in cerca di visibilità». E lei, intanto, incontra il famoso chef

VENEZIA Un racconto che per tanti inizia a «scricchiolare» e una seconda chance al lavoro. Sono giornate intense quelle che sta vivendo Judith Romanello che sul web, giusto tre giorni fa, aveva denunciato un grave episodio di razzismo. « Qualche giorno fa Judith racconta di essersi recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante «ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum». Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Confrontando le due versioni cosa si nota?

  • Son spariti i suoi riferimenti all’essere di origini haitiane, di esser stata adottata e che le piaccia la pallacanestro.
  • Il nuovo titolo è in forma dubitativa ed apra con il colloquio della ragazza con il famoso chef, quasi che l’apertura del titolo sminuisca il seguito “il web non crede al suo racconto”.
  • Da notare nel titolo anche il gioco del “sandwitch”: Notizia positiva per lei: a colloquio con La Mantia, notizia negativa: “il web non crede”, notizia positiva: “io non ho inventato nulla”
  • Sono spariti, nel titolo, anche i riferimenti alle dichiarazioni del sindaco di Venezia, son riportate solo nel corpo dell’articolo, perché?

Cosa si può dedurre dai cambiamenti? che non è stata scelta la via dell’articolo “smentita”; un ci siamo sbagliati a pubblicare una storia non verificata ma si è cercato di mettere una pezza cambiando, in maniera sostanziale, l’articolo. Mi sembra un comportamento poco professionale. Alla fine le fake news tutti le fanno e tutti se le rinfacciano vicendevolmente,

Interessante anche il paragrafo aggiunto alla fine della nuova versione dell’articolo

Gli attacchi del web e la difesa
Ma ora la vicenda, per tanti, inizia a «puzzare»: dal popolo del web piovono le critiche e si diffonde il sospetto che la bella ragazza sia in cerca di popolarità. Fra i primi a prendere posizione la giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli che punta il dito sul racconto nebuloso di Judith. «Dice di aver perso tutti i contatti telefonici, di non ricordare il nome di chi le ha fatto il colloquio – sbotta su Facebook – ma nessuno le ha chiesto nulla prima di farla diventare un caso nazionale?». Ma la stessa Judith rimanda al mittente ogni accusa: «Non mi sono inventata nulla, è tutto vero». Nel frattempo, per lei, proprio ieri, si è aperta una nuova occasione lavorativa: lo chef Filippo La Mantia, che ha aperto un nuovo ristorante, l’ha incontrata nel pomeriggio per un colloquio.

Vabbe’ che la Lucarelli è una garanzia di webtrollata mentre citare Butac (Michelangelo Coltelli) o qualche altro sbufalatore con un minimo di autorevolezza in più di Selvaggia non avrebbe deposto a favore della tesi “storia vera”.

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio: perché? Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Temo che la risposta sarà la due, e, cosa peggiore che la rabbia che prova è anche, a mio avviso, giustificata. Un’altra persona che, magari era pro accoglienza e contro il razzismo ma che, diventando vittima del razzismo B->A non nasconderà simpatie verso il razzismo A->B.

Ecco spiegato con un esempio concreto il perché i partiti “xenofobi” e “razzisti” hanno successo, non son altro che la reazione a partiti che, a parole, si dicono antirazzisti e antixenofobi ma che in realtà sono altrettanto razzisti e xenofobi, ma B->A invece che A->B.

Una cosa che molti non capiscono, soprattutto nei media, è che i razzismi si sommano in valore assoluto, non algebricamente, tirar fuori razzismo B->A per curare quello A->B, non solo non funziona ma anzi innesca una spirale perversa che porta all’aumento di entrambi i razzismi.

Creare razzismo how to /12

Stavo leggendo la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro perché nera. Devo dire che la vicenda mi è puzzata alquanto, ha tutte le caratteristiche della fake news e i giornali, visto che è funzionare alla storiella “italiani razzisti, migranti buoni” ci son cascati con entrambi i piedi. Non so se sia per malafede o semplice e banale dabbenaggine.

Quello che a me ha dato da pensare, sentendo il  titolo, è stata la plateale idiozia di chi ha fatto il colloquio di lavoro; ad un colloquio non è un obbligo far seguire una assunzione e non è un obbligo dover motivare perché la persona è stata scartata. Quella frase sarebbe solo idiozia gratuita, e dubito che il gestore di un ristorante sia così platealmente imbecille.

Leggiamo comunque criticamente la notizia (grassetti miei).

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.

E cosa c’entra? l’attacco sembra scritto per carpire la simpatia e portarla verso la ragazza.

Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Discriminazioni
Nonostante non sia la prima volta che Judith, come molti altri, viene discriminata per il colore della sua pelle, l’amarezza è stata tanta. «Io sono italiana e so che non tutti gli italiani sono così. Mi chiedo: 2018 c’è ancora questa lotta tra neri e bianchi? È una cosa che fa schifo – dice -. Io non voglio fare la vittima con questo video ma solo far riflettere, stiamo tornando indietro». Judith non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie. «C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. A questa ragazza mi sento di dire di stare tranquilla che un buon lavoro presso i ristoranti di Venezia lo troverà sicuramente perché l’importante è sorridere, essere professionali e cortesi. Per il resto, si cresce insieme al locale. Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Ci sono un sacco di cose che non tornano:

Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento (…) non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie

la ragazza legge un annuncio in cui si cerca personale e non chiede il nome del locale, o se lo chiede non le viene detto. Molto strano. Non sarebbe la prima volta che si usa un “annuncio civetta” per attrarre ragazze. Qui una banale ricerchina su google. Un locale serio non si comporta in questo modo. Ho una amica che sta cercando personale nella ristorazione. La prassi che segue è: contatto telefonico, invio via email del CV, con foto del potenziale candidato e, nel caso, colloquio presso il ristorante o l’ufficio del commercialista. Non colloqui alla “cieca” in strada.
Il tizio non le chiede il CV via email, fissa subito un appuntamento, non nel locale ma in un luogo pubblico. Sarò malfidente ma la questione avrebbe dovuto far scattare qualche “allarme” sulla serietà della persona contattata nella testolina della tizia. Per fortuna il tizio si è limitato ad insultarla; poteva finire peggio.

«Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Arriva, si presenta e il tizio la insulta e scappa. Il rasoio di Occam direbbe uno scherzo di pessimo gusto, spiacevole ma è una cosa che capita abbastanza spesso anche a ragazze bianche. Perché in questo caso, e solo in questo caso parte l’indignazione a mille e negli altri casi neppure se ne parla nella cronaca locale?

«C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. (…) Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

Puro, purissimo buon senso. Ha dovuto fare il diplomatico però ha fornito un parere sensato e corretto.

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Pezza molto, ma molto, peggio del buco. Dubito che il sindaco si sdegni così tanto per qualche altra inc*ata tirata dai suoi concittadini. Perché in questo caso paga politicamente lo spararsi pose antirazziste. Perché per judith dichiarazioni roboanti e per filomena no?

Per questi motivi penso che la notizia, se vera, sia stata data male o sia una fake news; non c’è modo di risalire al colpevole, se vero c’è solo un annuncio ed un numero di telefono privato su subito, se falso la ragazza rischia grosso se lancia accuse indimostrabili. i SJW su twitter chiedevano il nome del ristorante per invocare la vendetta divina sul proprietario; se malauguratamente parte una accusa “non dimostrabile” si rischia di trovarsi a pagare colossali risarcimenti per “calunnia”.

Strano che questi dubbi non siano venuti al giornalista. Quello che mi fa ridere è che da una parte i giornalisti si pongono come i paladini della verità contro le fake news che impestano il web e dall’altra parte rilanciano acriticamente qualsiasi storiella possa colpire i potenziali lettori senza fermarsi cinque minuti a rifletterci sopra o magari cercare qualche altro riscontro.

Fare i paladini della verità spacciando fake news non è che sia l’ideale per dimostrare credibilità e professionalità.

 

 

 

Crisi al gruppo l’espresso

Trovo buffo che come ultima trovata pubblicitaria cerchino di farsi passare per martiri uccisi dal cattivissimo Di Maio.
Cosa che a me fa pensare a Godzilla (il gruppo l’espresso) che si scontra contro Giggino Rat Man (non me ne voglia l’ottimo Leo Ortolani) e le prende di brutto da Rat Man

Il problema de la repubblica è lo stesso del PD (d’altronde chi aveva la tessera n° 1?); non riesce a dire niente bloccato dalle proprie contraddizioni interne, è passato di moda.

Repubblica era il giornale dei duri e puri contro berlusconi, i buoni più buoni, quelli che urlavano nelle piazze legalità e onestà. quelli che “la magistratura non sbaglia mai”. E adesso, morto il berlusco, contro chi se la prendono? L’antiberlusconismo non attira più. Purtroppo son stati superati a sinistra dagli honesti più honesti e a destra da chi vorrebbe uscire dalla mentalità della guerra totale. Cosa dicono di interessante? poco, non vendono più, non interessano più.

L’ultimo rantolo è stata la campagna pro immigrazione, peccato sia costata dover rimangiare un sacco di sacri assiomi:

  • Inquisito = colpevole
  • La magistratura non sbaglia mai
  • Il popolo ha diritto di conoscere tutte le intercettazioni.

Aggiungiamo che si son alienati anche la parte del PD che si è sentita accusata da chi sparava la stronzata “Minniti = Salvini” e si capisce la tremenda emorragia di lettori.