Come i finti progressisti hanno distrutto la scuola italiana – Linkiesta.it

Questo articolo “una scuola non selettiva favorisce i poveri” l’avevo scritto nel lontano 2013, era uno dei primi articoli del blog. Beh a quanto pare quello che avevo scritto non era completamente campato per aria.

Sorgente: Come i finti progressisti hanno distrutto la scuola italiana – Linkiesta.it

Nel loro nuovo libro, Paola Mastrocola e Luca Ricolfi spiegano come negli ultimi anni sono state appiattite le difficoltà, annacquando il percorso di studi e il livello di preparazione degli studenti a causa di un’ideologia cieca. Il tutto senza neppure diminuire le disuguaglianze. La conseguenza peggiore è avere ridotto le basi per il ricambio della classe dirigente, condannando il paese alla stagnazione (o al grillismo)

Dunque, eccoci alla fine. L’ipotesi da cui è partita questa ricerca, ovvero che l’abbassamento dell’asticella accrescesse le diseguaglianze, pare pienamente confermata dai dati. E probabilmente lo sarebbe ancora di più se fossimo stati in grado di misurare la qualità dell’istruzione in modo più accurato.

Da notare comunque come la scuola lotti contro tutto quello che è misura di qualità, perché rischia di mostrare che il re è nudo e che la scuola non sta insegnando ma sta illudendo di essere preparati. E quello, illudere uno di essere un gran dottore, è il modo migliore per tenerlo nell’ignoranza.

Ora sappiamo che, sul destino sociale di un ragazzo, non influiscono solo l’origine sociale, il contesto economico, la lunghezza degli studi, ma anche altri due elementi cruciali: la qualità dell’istruzione ricevuta e il grado di indulgenza nella valutazione. A parità di altre condizioni, una scuola indulgente e di bassa qualità riduce le chance di successo, ma soprattutto – qui sta il punto cruciale – una cattiva istruzione amplifica il vantaggio dei ceti alti nei confronti dei ceti bassi. La scuola senza qualità è una macchina che genera disuguaglianza.

Ovvio.  Come avevo scritto: “Quindi a chi serve una scuola stile X che concede titoli a tutti ? solamente al ricco ignorante che si trova ad avere lo stesso in mano lo stesso titolo con lo stesso punteggio di un povero colto. Però il ricco può utilizzare altri sistemi per trovare opportunità di lavoro: conoscenze della famiglia in primis. Mentre un povero avrà si il titolo ma difficilmente, se il titolo è non selettivo, troverà serie opportunità di lavoro. E nei concorsi dovrà lavorare molto autonomamente per integrare la propria preparazione.


Ed ecco il paradosso. Chi ha voluto, o perlomeno permesso, l’abbassamento dell’asticella della valutazione? Chi si è battuto perché certe materie fossero alleggerite, o addirittura scomparissero? Chi ha combattuto contro gli sbarramenti – esami, propedeuticità, requisiti di ingresso – che un tempo proteggevano gli studenti dall’intraprendere studi per cui non avevano le basi?

(…)

Ma se dal piano generale, quello delle responsabilità collettive, ci spostiamo a quello delle responsabilità politiche e culturali, lì il discorso cambia. Solo un cieco non vedrebbe come sono andate le cose: è la cultura progressista che si è battuta per la democratizzazione della scuola; è la cultura progressista che ha inteso la democratizzazione non come mettere la cultura alta a disposizione di tutti, ma come “diritto al successo formativo”; è la cultura progressista che ha demonizzato gli insegnanti che si opponevano all’abbassamento dell’asticella, o semplicemente erano contrari a rilasciare falsi attestati.

è la cultura progressista che ha inteso la democratizzazione non come mettere la cultura alta a disposizione di tutti, ma come “diritto al successo formativo”

Come aveva osservato Eugenio, è facile prendere per culo i progressisti e convincerli a comportarsi come e peggio della destra, basta raccontargli le cose usando le parole giuste. Qui un esempio.

Bollati come reazionari, o più benevolmente come nostalgici, liquidati come incapaci di stare al passo con i tempi, i contrari alla finta democratizzazione della scuola hanno perso la loro battaglia. Ora non provano più nemmeno a dire la loro, perché sanno che le cose non possono cambiare, o meglio possono cambiare in una direzione sola: quella di un ulteriore abbassamento, naturalmente travestito da modernizzazione.

Quanto alla cultura progressista, alle legioni di pedagogisti, linguisti, intellettuali più o meno impegnati che hanno promosso la distruzione della scuola e dell’università come luoghi di cultura, non hanno nemmeno più bisogno di sostenere le loro idee, perché quelle idee hanno vinto. Anzi stravinto. Sono nelle cose stesse, e probabilmente anche nello spirito dei tempi.

Però come spesso capita le intenzioni adesso si stanno scontrando con la realtà e le conseguenze reali delle azioni. Se occorre trovare gente formata si fanno altri esami e quello scolastico viene snobbato. Per dirne una all’università ci sono i test di orientamento obbligatori per l’iscrizione. Terra terra, se sei una capra in matematica non ti vieto di iscriverti nelle lauree STEM, ma ti iscrivo come studente con debito (ovvero se muori non vieni considerato come abbandono/fuoricorso). All’atto pratico si tratta di un esame di ammissione, soft, ma sempre esame di ammissione è. E ciò avviene perché il diploma di maturità è inattendibile.

Che poi queste idee abbiano reso sempre più difficile, in questo paese, la formazione di una vera classe dirigente, preparata e responsabile; che quelli che nonostante tutto ce l’hanno fatta siano perlopiù costretti a emigrare all’estero; che la mancanza di basi impedisca alla stragrande maggioranza dei giovani di completare gli studi universitari (in Europa solo la Romania ha meno laureati di noi); tutto questo non sembra importare molto a nessuno.

Quando urlano: “servono più laureati” molti non intendono “serve più gente con le competenze che un laureato dovrebbe obbligatoriamente avere” ma “stampate più carta”. E poi quanto valrà la laurea italiana? poco, molto poco.

Eppure dovrebbe importare, almeno ai veri progressisti. Chi crede nell’uguaglianza delle condizioni di partenza, chi pensa davvero, come recita la Costituzione, che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, dovrebbe battersi perché tutti possano cimentarsi con successo in studi alti, non abbassare il livello perché tutti possano vincere. E invece è precisamente questo – abbassare per democratizzare – che è stato fatto, proprio da coloro che proclamavano di avere a cuore le sorti degli umili.

No, cari finti progressisti, su questo avete toppato. È stato uno sbaglio enorme. Il danno che avete inferto al nostro paese è grande, ma il danno che avete inferto ai ceti popolari è ancora più grave, e non scusabile. Perché l’abbassamento degli standard ha aumentato, non ridotto, le diseguaglianze sociali. Ricevere un’ottima istruzione era l’unica vera carta in mano ai figli dei ceti bassi per competere con i figli di quelli alti, cui molti di voi appartengono. Gliela avete tolta, e avete avuto il becco di farlo in nome loro.

Quotone.

Salvare il mondo spegnendo il frigo (ma usando quello della vicina)

Per la cronaca come sentirsi buoni facendo finta di fare il bene del pianeta, perché, come ad esempio capita con le auto elettriche, i consumi vengono spostati ma non eliminati. Ma l’importante è non vederli per sentirsi molto ecologici. Mi spiace ma non è stato un mese senza consumi, ma direi più un mese senza consumi evidenti.

Alcune chicche dall’articolo

Sorgente: Il frigo? Spento. E l’auto fermaUn intero mese senza consumi«È un’eco-sfida per il Pianeta»

Frigo spento e auto ferma, un mese senza consumi. «È la nostra eco-sfida» (…)
 «Posso garantire – sottolinea Francesca, chef laziale trasferita prima a Milano e poi in Brianza – che senza il ronzio del frigo nelle orecchie si dorme benissimo!

Ronzio del frigo? Mi suona assurdo; tenevano un frigorifero industriale anteguerra in camera da letto? 

Per un mese tutto l’equilibrio della giornata è stato spostato sul mattino: la spesa di prodotti biologici a chilometro zero nell’azienda agricola accanto a casa, solo quelli necessari, senza accumuli né sprechi, ogni due o tre giorni; tutte le lavorazioni della cucina, la produzione di candele con lo stoppino di cotone: abbiamo fuso gli avanzi aggiungendo cera di soia, molto meno impattante. E consumato cereali solo sfusi, conservati in barattoli di vetro. Le lenzuola, poi, le abbiamo lavate a mano con sapone biodegradabile: i detersivi tradizionali inquinano pazzescamente».

Bene; prima cosa: l’azienda agricola non raccoglie i prodotti il giorno quando arriva la tizia per la spesa, generalmente raccoglie tutto e mette nelle celle frigorifere togliendoli un poco al giorno. Non son nel frigo di casa, sono in quello dell’azienda ma sempre in un frigo sono.

Seconda cosa: il Km0, difficilmente in lombardia hai molti agrumi a Km0 o altri prodotti che crescono meglio al sud. Hanno acquistato solo prodotti coltivati localmente o anche prodotti coltivati da altre parti e trasportati al mercato agricolo cui si rivolge il contadino? E anche qui abbiamo veicoli e frigoriferi.

Fuso gli avanzi; sarei curioso di sapere come li fondevano, fiamme? (e la co2), energia elettrica? fornello solare?  motore a desideri di greta(1)? E già che ci siamo cucinavano qualcosa e come o solo dieta crudista?

3Alla manifestazione milanese sul clima del primo ottobre scorso, guidata da Greta Thunberg, Chiara e Francesca sono andate coerentemente con i mezzi: a piedi fino alla stazione di Oggiono all’andata, sfruttando il passaggio di un compaesano al ritorno.

Facile rinunciare all’auto se hai a disposizione treni o passaggi da parte di amici e se non devi trasportare pesi per lunghi tratti.

«È vero, però anche con i bambini si può cominciare dai gesti semplici: una serata trascorsa a fare le ombre cinesi sul muro anziché a guardare un film in streaming (se avete un pannello solare che ricarica i vostri devices potete tentare uno streaming low impact, ndr) e poi la conoscenza che passa attraverso il cibo non ha età», risponde Francesca.

ROTFL. L’alto impatto è tutto l’ambardabam di server che serve per tenere in piedi la rete telefonica e lo streaming, confronto a quello l’energia usata da un televisore, da un telefonino son bazzeccole. Poi lo streaming per i figli no perché è poco ecocompatibilie però scrivere tanto e pubblicare tanto sui social sì…

Nessuno, in questo appartamentino su due piani che profuma di incenso e pensieri positivi, pretende di impartire lezioni di comportamento all’umanità.

Mi sta venendo il diabete da quanto è zuccheroso…

L’arrivo del pannello solare, installato sul balcone (…) hanno imparato a calcolare i watt (il loro pannello è da 400 w), a capire cosa consuma quanto e l’enormità della nostra dipendenza dall’energia elettrica ma anche dal clima e dal sole, perché quando era nuvoloso – paradossalmente – si sono ridotte le telefonate (il cellulare si ricaricava meno). «L’idea non è rinunciare, lo scopo è fare le cose con più criterio, rendendosi conto di cosa è davvero indispensabile e cosa invece superfluo».

Noto che come al solito chi scrive di ecologia ha una leggerissima difficoltà a distinguere il watt, unità di misura della potenza, con il wattora, unità di misura dell’energia, errore da espulsione immediata con lancio del libretto in qualsiasi esame di fisica. Una cosa che ho notato è la frequenza con la quale gli ecologisti che vogliono salvare il mondo confondano quelle due unità di misura.

Per il resto, come spesso capita non si capisce cosa sia realmente il superfluo e anzi si confonde l’essenziale con il superfluo. Per dire al frigo ci puoi rinunciare se hai a disposizione una catena di approvvigionamenti che, usando lei i sistemi di conservazione mediante il freddo, ti permette di avere ogni giorno prodotti freschi. Diverso è se spariscono tutti i frigoriferi, si deve tornare al cibo conservato sotto sale, sott’olio o sott’aceto. 

Per il nostro benessere dipendiamo da colossali quantità di energia, e non parlo della doccia fredda, parliamo di approviggionamento alimentare o del non essere costretti ad avere il 90% della popolazione nei campi per produrre cibo. La produzione “ecologica” c’è già stata in passato, era il bellissimo periodo, ecologicissimo, ove una gelata fuori stagione o una carestia significava far morire un sacco di persone di fame. La storia non è avida di racconti di carestie con drammatiche conseguenze. Non era come a “la fattoria”…


(1) Una evoluzione del motore a gatto imburrato crea millemila godzillardi di watt ma noncielodikono

Attenzione ai paragoni

Su faccialibro un mio contatto ha condiviso questo messaggio

Dal 15 novembre sarà obbligatorio montare pneumatici invernali. Ribelliamoci contro questa dittatura e rivendichiamo il sacrosanto diritto di guidare sulla neve con le gomme estive. Dittatura dei gommisti. LIBERTÀ LIBERTÀ LIBERTÀ LIBERTÀ LIBERTÀ LIBERTÀ LIBERTÀ LIBERTÀ LIBERTÀ

E la fonte è l’ennesimo che da esperto valido nella sua materia decide di riciclarsi in “tuttologo” pontificando su argomenti nei quali ha poche o scarse conoscenze, come spesso capitato anche a moltissimi prima di lui.

Immagine

Comunque se quello voleva essere un messaggio pro green pass, per chi conosce il codice della strada è in realtà una zappa sui piedi. Infatti non esiste un obbligo generalizzato di gomme invernali dal 15 di novembre. Si è obbligati ad avere le gomme invernali montate solo su strade extraurbane in cui il gestore della strada individua un reale rischio di precipitazioni nevose o di ghiaccio (art. 6 codice della strada). Non esiste un obbligo generalizzato, se io non guido in tali strade, vuoi perché praticamente non esco dal centro urbano vuoi perché abito in pianura al sud e non devo salire sui monti, io posso legittimamente tenere le gomme estive tutto l’anno. Visto che le gomme invernali degradano molto rapidamente se la temperatura è superiore ai 7/10 gradi, se si guida frequentemente in strade ove, anche in inverno, raramente la temperatura scende sotto i 7/10 gradi è più ecologico tenere le estive.

E nel caso mi capitasse di dover andare sporadicamente in strade soggette all’obbligo di pneumatici invernali posso andarci con le catene da neve, magari passo pe campeda (il tratto della SS 131 ove vige l’obbligo) una volta ad inverno; mi convine avere le catene a bordo(1) che passare dal gommista a cambiare gomme e senza essere addittato come “no-gomme-invernali”

Facendo un parallelo con il green pass è come se il governo, per evitare che qualche testa di legno di Aosta vada in giro con gomme inadatte d’inverno obbligasse tutti a montare pneumatici da neve da 15 novembre, pena il non poter circolare affatto, compresa anche sull’auto della signora Pina di Lampedusa. Ha senso?

Anche l’uso delle catene (tampone), ha sensoo obbligare chi magari deve passare, sporadicamente, per qualche strada a rischio a montare le gomme da neve? Le catene sono, nel caso, un’ottima soluzione.più economica di fare cambi gomme frequenti.

Concordo che guidare sulla neve con gomme inadatte e senza sistemi come le catene è da imbecilli, su questo non ci piove è scontato. Ma l’imbecillità di andare, non attrezzati, sulla neve(2) si cura imponendo l’obbligo ove ha senso non con obblighi insensati e generalizzati, ovvero gomme invernali dal 15 novembre per tutti e in ogni caso. Perché si finisce solo a fare più danni che altro.

Quindi meglio evitare troppi paragoni cretini, si rischiano zappe sui piedi.

(1) Mi piace fare i trekking e sono abbastanza distratto. L’anno scorso le catene le ho levate dal bagagliaio a giugno, ma solo perché serviva spazio.

(2) Ne ho visto di imbecilli. Ricordo un incidente che aveva bloccato campeda, il tizio che si era piantato sullo spartitraffico ostruendo completamente la corsia non aveva gomme estive, aveva gomme talmente consumate da apparire come gomme slick.

 

Il Pene come Causa del Climate Change

Fa capire come in molti casi convenga diffidare della “scienza spettacolo”, quella che si prostituisce alle mode del momento per permettere a pseudoscienziati di occupare il posto di certificatori di verità per conto del potente di turno.

Quello che mi fa ridere è che spesso chi difende a spada tratta la sssienza… è lo stesso che pianta casini epici quando qualche Scienziato osa sostenere che se nasci con il cromosoma Y muori con il cromosoma Y per quanto esteriormente tu possa somigliare a Barbie.

Via: https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2021/10/16/e-quando-credi-che-abbiano-toccato-il-fondo/

Il Pene come Causa del Climate Change

Pubblicato da Massimo Lupicino il 23 Maggio 2017

Tenetevi forte perché l’argomento è decisamente…hot.

Due accademici americani: Peter Boghossian, insegnante di filosofia all’Università di Portland e James Lindsay, dottore in matematica con studi in fisica, hanno pensato bene di dimostrare quanto fosse ridicolo, assurdo e politicamente motivato il processo di peer-review di paper che trattano argomenti cari al versante liberal. Per farlo, hanno deciso di inventarsi di sana pianta un paper con il seguente titolo: “Il Pene Concettuale come Costrutto Sociale”. Un paper-bufala, volutamente privo di alcun senso, basato su due cavalli di battaglia molto cari al versante liberal più militante: ovvero la critica di qualsiasi espressione di mascolinità in ogni sua forma e, ovviamente, il Climate Change. Il tutto condito da termini ed espressioni roboanti quanto del tutto prive di significato.
Il loro esperimento ha avuto successo: il paper-bufala in questione è stato infatti referato e pubblicato dalla rivista Cogent Social Sciences, che orgogliosamente si definisce “rivista multidisciplinare che offre peer-review di alta qualità nel campo delle scienze sociali”.

L’Abstract:

Cominciamo subito con l’Abstract, semplicemente esilarante nonostante l’obbiettiva difficoltà che si incontra nel tradurre un testo volutamente sconclusionato:

Il pene anatomico potrebbe anche esistere, ma come le donne transgender hanno un pene anatomico prima dell’operazione, allo stesso tempo si può sostenere che il pene a fronte del concetto di mascolinità è un costrutto incoerente. Noi sosteniamo che il pene concettuale si comprende meglio non come organo anatomico, ma come costrutto sociale isomorfico ad una tossica mascolinità prestazionale. Attraverso una dettagliata critica discorsiva post-strutturalista e basandoci sul’esempio del climate change, questo paper sfiderà la visione prevalente e dannosa che il pene venga concepito come organo sessuale maschile, e gli assegnerà, piuttosto, il ruolo più consono di elemento di prestazione maschile”.

Con un Abstract del genere, si può intuire facilmente che l’articolo è ricco di perle. Come questa, per esempio:

Così come la mascolinità è intimamente legata alla prestazione, allo stesso modo lo è il pene concettuale (…). Il pene non dovrebbe essere considerato come onesta espressione dell’intento dell’attore, quanto piuttosto dovrebbe essere presentato in un’ottica di performance di mascolinità o super-mascolinità. Quindi l’isomorfismo tra il pene concettuale e quello che la letteratura femminista definisce “super-mascolinità tossica” è definito attraverso un vettore di “machismo braggadocio” culturale maschile, con il pene concettuale che gioca il ruolo di soggetto, oggetto, e verbo dell’azione

Il giudizio dei reviewers

Cogent Social Sciences ha accettato l’articolo con giudizi incredibilmente incoraggianti, e assegnando voti altissimi in quasi tutte le categorie. Uno dei reviewer ha commentato: “L’articolo cattura l’argomento della super-mascolinità attraverso un processo muti-dimensionale e non lineare”. L’altro reviewer l’ha giudicato “Outstanding” in ogni categoria. Tuttavia prima della pubblicazione Cogent Social Sciences ha richiesto alcune modifiche per rendere il paper “migliore”. Modifiche che gli autori hanno apportato in un paio d’ore senza particolari patemi, aggiungendo qualche altra scempiaggine come il manspreading (la tendenza che certi uomini hanno a sedersi con le gambe allargate), e “la gara a chi ce l’ha più lungo”.

E il Climate Change?

Gli autori hanno sostenuto nel paper che il climate change è concettualmente causato dai peni: “Il pene è la fonte universale prestazionale di ogni stupro, ed è il driver concettuale che sottende alla gran parte del climate change”.

Approfondendo l’ovvio concetto nel seguente modo:

Gli approcci distruttivi, insostenibili ed egemonici maschili nel mettere sotto pressione la politica e l’azione ambientalista sono il risultato prevedibile di uno stupro della natura causato da una mentalità dominata dal maschio. Questa mentalità si comprende meglio riconoscendo il ruolo che il pene concettuale riveste nei confronti della psicologia maschile. Applicato al nostro ambiente naturale, specialmente agli ambienti vergini che possono essere spogliati facilmente delle loro risorse naturali e abbandonati in rovina quando i nostri approcci patriarcali al guadagno economico li hanno privati del loro valore intrinseco, l’estrapolazione della cultura dello stupro inerente al pene concettuale appare nella sua chiarezza”.

Il pensiero degli autori

Gli autori dell’articolo-bufala dedicano ampio spazio ai motivi che li hanno spinti a scrivere il paper in questione, e criticano senza pietà i fondamentalismi legati all’ideologia liberal prevalente. Fondamentalismi che sottendono anche alle pubblicazioni scientifiche e, in particolare, a quel processo in sé delicatissimo di peer-review che dovrebbe aiutare a distinguere la cattiva ricerca da quella buona.
Gli autori intendevano provare o meno l’ipotesi che l’architettura morale costruita dai settori accademici più liberal fosse la discriminante prevalente nella decisione se pubblicare o meno un articolo su una rivista. In particolare, la tesi degli autori era che gli studi sul gender fossero inficiati dalla convinzione quasi-religiosa nel mondo accademico che la mascolinità fosse causa di ogni male. A giudicare dal risultato, si può ben dire che la loro ipotesi sia stata pienamente confermata.

Il “dietro le quinte”

Tra le curiosità più degne di nota va segnalato che gli autori, al fine di sostenere la teoria della causa peniena del climate-change, hanno anche allegato un riferimento totalmente sconclusionato ad un articolo inesistente creato da un generatore algoritmico di paper a sfondo culturale chiamato “Postmodern Generator”.
Inoltre hanno volutamente riempito l’articolo di termini gergali, contraddizioni implicite (come la tesi secondo cui gli uomini super-mascolini sono sia al di fuori che all’interno di certi discorsi nello stesso momento), riferimenti osceni a termini gergali riferiti al membro maschile, frasi insultanti per gli uomini (come la tesi secondo cui chi sceglie di non avere figli non è in realtà capace di “costringere una compagna”).
Dopo aver scritto il paper gli autori l’hanno riletto attentamente per assicurarsi che “non significasse assolutamente niente” e avendo avuto entrambi la sensazione che non si capisse di cosa il paper parlasse, hanno concluso che il risultato era stato pienamente raggiunto.
Infine gli autori concludono che il fatto che un articolo del genere sia stato pubblicato su una rivista di scienze sociali solleva questioni serie sulla validità di argomenti come gli studi sul gender, e sullo stato delle pubblicazioni accademiche in generale “Il Pene Concettuale come Costrutto Sociale non avrebbe dovuto essere pubblicato perché concepito per non avere nessun significato: è pura insensatezza accademica senza alcun valore”.

Pensieri alternativi

  • Per quanto ricco di spunti obbiettivamente esilaranti, l’esperimento di Boghossian e Lindsey pone delle questioni serie, gravi e ineludibili sullo stato della scienza, delle pubblicazioni accademiche, del processo di peer-review e in generale sull’influenza e la pervasività che in ambito accademico hanno certe posizioni fideistiche, para-religiose (ma rigorosamente laiche e laiciste) legate alla politica e al pensiero liberal prevalente.
  • Il climate change fa parte a pieno titolo dell’armamentario di cui i pasdaran dell’ortodossia liberal si servono per giustificare, spiegare, sostanziare qualsiasi cosa. Dalle guerre alle migrazioni, passando per la finanza e la sociologia, il climate change c’entra sempre. O non c’entra nulla. Questione di punti di vista.
  • Molto spesso capita di leggere su paper di argomento climatico delle postille messe lì in modo apparentemente posticcio, a mo’ di pietosa foglia di fico che suonano come: “questa ricerca sembra mettere in discussione la narrativa sul global warming antropogenico, ma in realtà non è così”. In quanti casi sono gli stessi reviewers di riviste completamente esposte e schierate sul versante del climate change catastrofista, a richiedere espressamente l’aggiunta di queste postille?
  • E in quanti casi, paper scientificamente validi saranno stati bocciati per il solo fatto di contraddire la narrativa e la “linea editoriale” della rivista in questione? [moltissimi, lo sappiamo per certo] E come si traduce tutto questo nella libertà di fare ricerca, da scienziato vero, e libero, e non da lavoratore a cottimo pagato per dimostrare quello che gli sponsor della ricerca si aspettano? E quello che gli editori della rivista vogliono leggere?

Sono tutte domande che restano inevase, ma l’esperimento in questione conferma che si tratta di domande legittime che attengono alla qualità del sistema di referaggio scientifico e, soprattutto, all’uso politico che si fa della ricerca scientifica.

…E riflessione finale

Mi si perdonerà l’espressione poco accademica, ma credo proprio che qualcuno si sentirà un po’ più libero, da oggi, nel dire che “il Climate Change è proprio una teoria del c*zzo”. Del resto, c’è anche un paper accademico a sostenere questa tesi. Un paper referenziato da una rivista che “offre peer review di alta qualità”. E se le referenze sono la stampella su cui i soloni del mainstream appoggiano teorie sempre più zoppicanti alla luce dell’evidenza sperimentale, non si vede perché lo scettico sboccato (ed esasperato) debba essere ingiustamente privato dello stesso privilegio. (qui)

Di teorie deliranti ho portato ampie documentazioni in questo blog, e delle altrettanto deliranti argomentazioni prodotte dai loro sostenitori, a partire appunto dalla fantomatica emergenza climatica e da quell’autentico delirio di onnipotenza che porta a credere che l’uomo possa controllare e guidare il clima. Ho già ricordato quella signora che alla mia obiezione che duemila anni fa Annibale ha attraversato le Alpi con gli elefanti, cosa oggi neppure concepibile per via di neve e ghiaccio, ha risposto: “Evidentemente non è passato per le Alpi”, trasformando anche la storia in un optional. Adesso vi aggiungo un’altra novità: da un bel po’ di anni il ghiaccio dei poli sta aumentando, o yes (e se vi avanzano ancora due minuti leggete anche i commenti: sono interessanti). Comunque, cari amici uomini, occhio al  pisello, che se non state attenti, oltre a gravidanze indesiderate guardate quanti altri disastri ci combina (no, è inutile che ve lo facciate tagliare: vi resta sempre quello concettuale).

La grande bellezza viaggia sul Trenino Verde | SardegnaTurismo – Sito ufficiale del turismo della Regione Sardegna

Sui binari delle antiche ferrovie della Sardegna il tempo passa lento, dai finestrini scorrono e cambiano di continuo paesaggi fiabeschi: un’esperienza unica che ti farà scoprire gli aspetti più intimi e profondi dell’isola

Al termine di una lunga salita arriviamo a una stazione dopo una distesa di solitudine. Ogni volta sembra che più avanti non ci sia altro, niente di abitato. E ogni volta arriviamo a una stazione”. È la descrizione poetica, a bordo della locomotiva che oggi è il Trenino Verde, di Sea and Sardinia, opera dedicata da David Herbert Lawrence al suo viaggio del 1921 in Sardegna.

Segue su: La grande bellezza viaggia sul Trenino Verde | SardegnaTurismo – Sito ufficiale del turismo della Regione Sardegna

IN MERITO AI FATTI DI SABATO SCORSO

Articoli magistrali riportati dall’ottima Barbara.

ilblogdibarbara

Che quanto accaduto sia estremamente grave, è sotto gli occhi di tutti; che il governo abbia giocato uno dei giochi politici più sporchi della storia d’Italia, è sotto gli occhi di chiunque abbia voglia di aprirli.
E veniamo ora alle proposte di sciogliere i gruppi fascisti che insieme a un accorato grido di dolore da tante parti d’Italia si leva verso di loro.

Niram Ferretti

I VIRTUOSI AUTORITARI

Dopo ventiquattro anni, è dal 1997 che esiste, si vuole procedere allo sciogimento di Forza Nuova, partito di chiara ispirazione neofascista.
Si può legittimamente sostenere che un partito neofascista che ha percentuali risibili di consensi (in realtà, più che un partito è una setta che crede nella criogenesi di una forma di vita estinta da settantasei anni), non dovrebbe esistere in Italia, anche se nessuno obbietta che esista un partito neocomunista, ma non può essere il Parlamento per decreto a scioglierlo.
I…

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Non possiamo astenerci dal referendum morale

L’appello del 2001 di Umberto Eco, io lo trovo attuale, sempre attuale perché mostra molte dinamiche intessanti; la prima è che è sempre rischioso mettersi a fare i profeti perché il rischio di smentita clamorosa è sempre dietro l’angolo. A parte quello l’accusa di fascismo verso berlusconi, il fatto che se avesse vinto sarebbe arrivato il regime e sarebbe finita la libertà. Il non fornire motivazioni politiche per votare, all’epoca Rutelli e la sua armata brancaleone, ma fornire motivazioni morali per non votare Berlusconi e il centrodestra. Nessun confronto fra idee e proposte ma la banalizzazione estrema “bene contro male”.

Non possiamo astenerci dal referendum morale

di UMBERTO ECO

A NESSUNO piacerebbe svegliarsi una mattina e scoprire che tutti i giornali,
il “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, la “Stampa”, il “Messaggero”, “il
Giornale”, e via via dall'”Unità” al “Manifesto”, compresi i settimanali e i
mensili, dall'”Espresso” a “Novella 2000”, sino alla rivista on-line
“Golem”, appartengono tutti allo stesso proprietario e fatalmente ne
riflettono le opinioni. Ci sentiremmo meno liberi.

Ma è quello che accadrebbe con una vittoria del Polo che si dice delle
Libertà. Lo stesso padrone avrebbe per proprietà privata tre reti televisive
e per controllo politico le altre tre – e le sei maggiori reti televisive
nazionali contano più, per formare l’opinione pubblica, di tutti i giornali
messi insieme.

Berlusconi vinse nel 2001 e tale profezia non si è avverata, anzi ci fu l’esplosione del movimento antiberlusconiano che colonizzò tutte le piazze, le televisioni e i giornali. Fu l’era d’oro del movimento antiberlusconiano.

Da notare anche che se Berlusconi era come Mussolini, se Berlusconi controllava tutto e chi gli si opponeva era come i Partigiani quello che si impara, perché i paragoni funzionano sempre nei due versi e perché percepisci di più quello che è più vicino, che anche Mussolini era solo un pasticcione e che i partigiani altro non erano che una armata brancaleone che combatteva il fascismo a colpi di apericena equosolidali e dibattiti al cineforum.

Lo stesso proprietario ha già sotto controllo quotidiani e riviste
importanti, ma si sa cosa accade in questi casi: altri giornali si
allineerebbero all’area governativa, vuoi per tradizione vuoi perché i loro
proprietari riterrebbero utile ai propri interessi nominare direttori vicini
alla nuova maggioranza. In breve si avrebbe un regime di fatto.

Interessante, i giornali, tutti rispondono alla proprietà. Strano…

Per regime di fatto bisogna intendere un fenomeno che si verificherebbe da
solo, anche se si assume che Berlusconi è uomo di assoluta correttezza, che
(…)
Questa situazione, conosciuta ormai nel mondo come l’anomalia italiana,
dovrebbe essere sufficiente per stabilire che una vittoria del Polo, nel
nostro Paese, non equivarrebbe – come molti politologi affermano – a una
normale alternanza tra destre e sinistre, che fa parte della dialettica
democratica. L’instaurazione di un regime di fatto (che, ripeto, si instaura
al di là delle volontà individuali) non fa parte di alcuna dialettica
democratica.

E qui siamo alla deleggitmazione dell’avversario. Lo stesso che sta capitando con FdI e la destra; il sogno di voler vincere per squalifica dell’avversario.

Riprendendo comunque quanto detto da Eco, cosa dire di un “regime” che ti impedisce di dire che le donne “donne” son diverse biologicamente dalle tran maschio -> femmina?

Per chiarire perché la nostra anomalia non allarma la maggioranza degli
italiani occorre esaminare anzitutto quale sia l’elettorato potenziale del
Polo. Esso si divide in due categorie. Il primo è l’Elettorato Motivato.(…)

La parte più umoristica dove in pratica dice che chi vota a destra o son farabutti (i motivati) o son idioti (gli affascinati). Segue la protezione della santa magistratura e la difesa della costituzione più bellisma del mondo.

Di fronte all’Elettorato Motivato e all’Elettorato Affascinato della destra,
il maggior pericolo per il nostro Paese è però costituito dall’Elettorato
Demotivato di sinistra (e si dice sinistra nel senso più ampio del termine,
dal vecchio laico repubblicano al ragazzo di Rifondazione, sino al cattolico
del volontariato che non si fida più della classe politica).

Da notare come la sinistra di Eco sia un fritto misto unito solo sul “dagli al berlusco”. Qualsiasi movimento poltico costruito in questo modo, e le vicende del 2006 e 2008 lo dimostrano, implode una volta sparito il nemicissimo,

È la massa di
coloro che tutte le cose dette sinora le sanno (e non avrebbero neppure
bisogno di sentirle ripetere), ma si sentono delusi dal governo uscente, di
fronte a ciò che si attendevano considerano tiepidamente quello che hanno
ricevuto, e si evirano per far dispetto alla moglie. Per punire chi non li
ha soddisfatti, faranno vincere il regime di fatto. La responsabilità morale
di costoro è enorme, e la Storia domani non criticherà i drogati delle
telenovelas, che avranno avuto la telenovela che volevano, ma coloro che,
pur leggendo libri e giornali – non si sono ancora resi conto o cercano
disperatamente di ignorare che quello che ci attende tra qualche giorno non
sono elezioni normali, bensì un Referendum Morale.

Ta daan… l’apolcalisse, il bene contro il male, i figli della luce contro i figli delle tenebre. Beh se si pensa ai figli della luce contro i figli delle tenebre poi non ci si dovrebbe stupire troppo se anche l’altra parte pensa la stessa cosa. Si costuisce un mondo di muri senza possibilità di dialogo poi non ci si stupisca di trovarsi muri senza possibilità di dialogo.

Nella misura in cui
rifiuteranno questa presa di coscienza, sono destinati al girone degli
ignavi. Contro l’ignavia si chiamano ora anche gli incerti e i delusi a
sottoscrivere un appello molto semplice, che non li obbliga e condividere
tutte le considerazioni di questo articolo, solo la parte che segue in
corsivo. Contro l’instaurazione di un regime di fatto, contro l’ideologia
dello spettacolo, per salvaguardare nel nostro Paese la molteplicità
dell’informazione, consideriamo le prossime elezioni come un Referendum
Morale a cui nessuno ha diritto di sottrarsi. Questo sarà per molti un
appello a mettersi una mano sulla coscienza e ad assumersi la propria
responsabilità. Perché “nessun uomo è un’isola… Non mandare mai a chiedere
per chi suona la campana: essa suona per te.

Posso dirlo, questa narrazione è stata la peggiore palla al piede del centro sinistra perché da una parte l’ha costretto a una dissenata gara di purezza fratricida impedendo qualsiasi trattativa palese e pugnalandosi a vicenda quando si provava a ragionare. E dall’altra parte ha dovuto pagar dazio a tutti i mercenari arruolati nella santa crociata. Basta pensare ai problemini con la magistratura.

La cancel culture è solo deliro paranoide?

Questo articolo di adnkronos offre molti spunti di riflessione riguardo alla così detta cancel culture. Una delle obiezione svolte ai critici è che la cancel culture non esite e che i loro allarmi sulle “cancellazioni” son solo deliri paranoici.

Sarei curioso di sapere come la teoria “son solo deliri paranoici” spiega l’articolo seguente.

Sorgente: Rolling Stones cancellano ‘Brown Sugar’ dal tour Usa

I Rolling Stones hanno eliminato ‘Brown Sugar’, uno dei loro più grandi successi, dal loro tour negli Stati Uniti. La decisione segue le critiche alla canzone che raggiunse la vetta delle classifiche quando uscì nel 1971 e che contiene riferimenti alle donne di colore e alla schiavitù.

A confermare la notizia è stato Keith Richards, il chitarrista veterano della band in un’intervista al ‘Los Angeles Times’, che però si è detto sorpreso dalle persone che volevano “seppellire” il brano. “Non hanno capito che questa era una canzone sugli orrori della schiavitù?”, ha detto. Il musicista di 77 anni ha concluso di sperare “che saremo in grado di resuscitare la bambina nella sua gloria da qualche parte lungo il cammino”.

Beh si è coccolata la permalosità di tanti incapaci di contestualizzare un’opera, una frase, un romanzo o una vicenda nella giusta cornice storica, è stata bandita la crociata contro il termine “negro” pudicamente trasformato in “n-word”. E il risultato quale è stato? idioti che ragionano in questo modo:

if( X contain n-word) then delete X.

(…) Nel corso degli anni, ‘Brown Sugar’ è stata la seconda canzone più suonata dal vivo della band dopo ‘Jumpin’ Jack Flash’, secondo Setlist.fm.

L’orecchiabile riff di apertura e la melodia hanno portato la canzone al successo mainstream e spesso hanno messo in ombra i riferimenti problematici della canzone alla schiavitù, al sesso, al sadomasochismo e all’eroina. Discutendo la canzone in un’intervista del 1995 con la rivista Rolling Stone, Jagger disse: “Non scriverei mai quella canzone ora. Probabilmente mi censurerei. Penserei, ‘Oh Dio, non posso. Devo fermarmi’. Dio sa di cosa sto parlando in quella canzone. È un tale miscuglio. Tutti gli argomenti sgradevoli in un colpo solo”, aggiunse.

Da notare come gli stones hanno sempre fatto bandiera del loro ribellismo, e che molti loro fans hanno sempre bollato di bigottismo, perbenismo etc. etc. le critiche lottando in nome de “l’arte non si censura”, adesso invece, a quanto pare, l’arte si può e si deve censurare.

La riflessione che mi viene da fare è che molti “ribelli” e “provocatori” provocano quando son sicuri di cavarsela a buon mercato e magari “vendere” il proprio status di vittime per monetizzare di più. Basta vedere la questione della censura durante il concertone del primo maggio. Questo ad esempio spiega perche le “dissacrazioni su religioni bianche oppressive, partriarcali” che hanno oppresso e sterminato i popoli son ammesse mentre verso le religioni di pace no, queste ultime menano sul serio.

Ma le critiche ai suoi testi, che si dice siano ispirate da una delle fidanzate del cantante, si sono intensificate negli ultimi tempi. L’anno scorso il produttore Ian Brennan ha criticato la decisione della band di continuare a “suonare e trarre profitto” dalla canzone, che secondo lui glorifica la schiavitù, lo stupro, la tortura e la pedofilia.

E non è cancel culture questa?

Il “collasso del contesto” sui social – Il Post

Spunti di riflessione molto interessanti. Grazie ad affermazioni estrapolate fuori dal contesto è facilissimo far travvisare le cose.

Sorgente: Il “collasso del contesto” sui social – Il Post

Ad aprile scorso, la giornalista del Guardian Elle Hunt stava conversando con amici in un pub a proposito di film e di generi cinematografici. Decise di riportare su Twitter, attraverso il suo account, una questione emersa durante quella conversazione spensierata e propose un sondaggio: se il film Alien potesse essere considerato un horror. Rispondendo a un utente, espose la sua concisa posizione – «no, perché un horror non può essere ambientato nello Spazio» – e, dopo aver letto alcune obiezioni, mise da parte lo smartphone.

Il giorno dopo, Hunt trovò decine di email da parte di sconosciuti arrabbiati con lei, e altre di suoi amici preoccupati. Scoprì che il sondaggio aveva ricevuto 120 mila voti e che la sua opinione era stata citata da migliaia di persone, tra cui il regista Kevin Smith, che se la prendevano con lei per la sua affermazione sui film horror. Molti le chiedevano di scusarsi con diversi registi famosi. La ragione di tante attenzioni, scoprì Hunt, un’utente verificata ma con poche migliaia di follower, era che quel sondaggio era finito tra gli argomenti “di tendenza” – la sezione di Twitter con le notizie più discusse – negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Da notare anche la permalosità assurda di molti, ma alla fine cosa importa se Tizio pensi che Alien sia un horror o un documentario sulla coltivazione delle margherite? sarà una sua opinione, che senso ha scatenare shitstorm colossali?

Alla fine a furia di urlare per qualsiasi nonnulla “che indigna il web” servirà solo a far derubricare a “le solite cazzate” qualsiasi cosa.

Sciogliere Forza Nuova, e poi? – Hic Rhodus

Riflessioni molto, molto interessanti su quanto avvenuto.

Sorgente: Sciogliere Forza Nuova, e poi? – Hic Rhodus

SCIOGLIERE FORZA NUOVA, E POI?

Omammamia, c’erano i fascisti alla manifestazione no vax di sabato! Acciderbolina, quei fascisti brutti brutti di Forza Nuova! Dai, sciogliamo subito quel covo di fasci!

Io cado dalle nuvole.

Ma davvero nessuno sapeva di Forza Nuova? Ma davvero il Viminale non sa nulla di questa specie di internazionale nera che dagli USA è arrivata in Europa seminando teorie complottistiche estreme (QAnon) e infiltrando i movimenti No Vax? Ma nessuno si aspettava il disastro di Roma? Ho sempre stimato Lamorgese, ma devo dire che adesso mi vengono dei dubbi. E cosa succede in Italia, dopo che i buoi son già scappati? Si invoca una legge repressiva, di nessuna utilità ma tanto rinfrancante, no?, perché dà l’idea di fare qualcosa, di fare ammuina. In questo caso il buon Fiano (PD) persona stimabilissima e personalmente sensibile al tema, si è incaricato di sollecitare una legge per chiudere Forza Nuova. Ora: a parte il fatto che esistono già la legge Scelba e la legge Mancino, fatte apposta per la repressione di queste forze eversive, a cosa diavolo servirebbe una nuova legge? A cosa servirebbe la chiusura di Forza Nuova?

Ottima domanda, a cosa serve una nuova legge visto che ci sono già le leggi scelba e mancino? ne aggiungerei un’altra. A cosa serve fare una nuova legge senza aver capito perché le leggi mancino e scelba non hanno funzionato?

Una risposta potrebbe essere molto inquietante; come avevo scritto qui la legge scelba vieta la ricostituzione del partito fascista o di partiti che mirano ad ottenere, con metodi fascisti, il potere. Fino a quando le azioni non son finalizzate a tale riscostruzione allora entra la libertà di pensiero. Nessuno può vietarmi di pensare che Mussolini sia stato il più santo degli uomini e quelle dette sul suo conto siano calunnie.

Vietare la libertà di espressione in nome di “alti motivi morali” è, in primo luogo, un comportamento fascista, e in secondo luogo chi assicura che quelli che arrivano dopo non avranno alti e validi motivi morali per vietare di esprimere altre idee? Se si buca la diga poi quella casca e si bagnano tutti, non solo i cattivi.

Tolti i vertici, già arrestati e, con buona probabilità, presto a piede libero, è sufficiente che i leader di Forza Nuova costituiscano una nuova formazione, Forza Nuovissima, indicando fra gli scopi cose blande e generiche, la difesa dell’italianità, lo sviluppo culturale della tradizione italica, e poi ricominciano da capo. I servizi segreti devono ricominciare da zero l’opera di infiltrazione, e tutto resterà come prima. Ci saranno semplicemente nuove cellule, con nuovi aderenti, che le forze dell’ordine dovranno, con nuovi sforzi aggiuntivi, identificare.

E in più avranno buoni motivi per fare vittimismo.

Come sempre in Italia, dall’omicidio stradale al decreto Zan, quando succede qualche cosa i politici invocano una nuova legge, repressiva, e credono di avere fatto il loro onesto lavoro. Si potrebbe dire che sarebbe comunque “un segnale”, ma una legge non è un semaforo, il problema è serio, e fare una legge per poi pensare al panettone non è una soluzione, ma esattamente la mancanza di una soluzione, l’evidenza della mancanza di una soluzione.

O peggio ancora un incasinamento ulteriore delle leggi esistenti.

Alcune domande: Se Forza Nuova è fascista ed eversiva (io credo di sì), perché non è già stata sciolta da tempo in base alla legge Mancino?

È evidente che i No Vax non sono tutti iscritti a Forza Nuova, e probabilmente una buona parte non vota neppure per Meloni (a proposito: avete visto la vigliaccona come ha glissato sulla matrice fascista dei disordini?), ma ci sono dei motivi chiari e non difficili da comprendere per questa facile infiltrazione fascista; il Viminale ne è consapevole? I Servizi sono all’opera?

È piuttosto chiaro che i No Vax sono quattro gatti, ma coll’intorno di timorosi, ambigui, esitanti etc., rischiano di compromettere la campagna vaccinale, ormai al fondo del barile. Il Governo ne è consapevole? Ha un piano? Il piano (se esiste) è solo repressivo (obbligo di green pass) o prevede massicce fasi comunicative e informative, semmai non fatte con i piedi come le precedenti?

Imho molti problemi della pandemia son stati causati da una comunicazione poco chiara, pasticciata e confusionaria che badava soprattutto a mettere alla berlina gli oppositori. Senza andare tanto lontano la vicenda di immuni ove si è bollato come “no trax” e gombloddista chiunque avesse dubbi, chiunque sollevasse perplessità, validamente motivate, su certi aspetti tecnologici, chiunque dicesse che la app era inutile senza un tamponi repentini a monte e un efficente sistema di gestione della segnalazione a valle, è stato un ottimo assist ai veri gombloddisti. Ne avevo scritto in molti articoli. Anche nel caso della vicenda GP perché non dire chiaramente come mai, se il vaccino è essenziale, non sia stato reso obbligatorio in toto, perché non spiegare certe decisioni tipo: pierino no GP a scuola, sì GP al ristorante, treni a lunga percorrenza sì, treni regionali, che in certi casi hanno tempi di percorrenza comparabili, no?
C’è stata una domanda di chiarezza alla quale non si è data risposta. Logico che poi fioriscano le più svariate congetture.

Inoltre, i disordini di sabato, con la polizia in evidente difficoltà ed in scacco per ore a dieci metri da palazzo Chigi, sono stati un successo eclatante per le forze oscure che erano in piazza; facile immaginare nuovi disordini, se non addirittura un incremento del livello della minaccia (parlo di attentati, sì, che frange di No Vax hanno mostrato di essere disponibili a mettere in atto). Immagino che il Viminale ne sia consapevole e stia mettendo in campo ogni mezzo per prevenire il peggio, vero? Vero davvero?

La società dei vaccinati (circa l’80% degli oltre 12enni, al momento in cui scrivo) resta a guardare la TV o decide di difendere la democrazia (o, se vi sembra un parolone eccessivo, almeno la salute pubblica)?

Il problema vero, a mio avviso, è la cultura fascista che ha sempre serpeggiato nella mentalità media italiana. (…) E facile comprendere come i No Vax si muovano prevalentemente in quest’area (ma non esclusivamente, tutto è sempre maledettamente più complicato).

Diciamo anche che il “nemico fascista” è sempre stato molto gradito. Perché semplifica un sacco di cose, con un avversario devi dialogare e devi trattare, il nemicissimo si contrasta senza se e senza ma.  Puoi usare  e abusare della reduction ad hitlerum. Il problema è che se tutto è fascista allora niente lo è.

Questa mentalità è maggioranza in Italia. Anche se i simpatizzanti dell’estrema destra eversiva (stile Forza Nuova) fossero solo l’1%, i simpatizzanti populisti, fascistoidi, lepeniani, sovranisti, complottisti di destra etc. sono la maggioranza, votano Meloni e Salvini e alle prossime elezioni governeranno l’Italia.

Questa frase prova quanto detto prima, chi non è d’accordo al 100% con me è solo perché fascista. Con queste premesse ovviamente la vittoria finale del fascismo è scontatissima.

Abbiamo un paio d’anni per rimettere in equilibrio la bilancia.

Evitare di abusare della narrativa bene contro male, di dare del fascista a qualsiasi cosa non trovi d’accordo potrebbe essere un buon inzio. Altrimenti gli si sta tirando una signora volata, non ci si lamenti della loro vittoria.