Per favore, chiudete l’Anpi di Savona! – Il Dubbio

Riconosco, e stimo Sansonetti perché riconosco sia una persona intellettualmente onesta. E condivido questo suo articolo e il suo grido contro il silenzio della sinistra. Sinistra che spesso urla sdegnata e chiede la testa dei segretari dei partiti politici avversari quando qualche bestialità o qualche clamorosa stronzata viene scritta nei social da qualche consigliere circoscrizionale di qualche sperduto paesello.

Comportarsi in questo modo è semplicemente sdoganare il fascismo comportandosi, camicia nera a parte, esattamente come i fascisti. E che credito si può dare a chi si dice antifascista a parole e fascista, fascistissimo, nei modi?

Sorgente: Per favore, chiudete l’Anpi di Savona! – Il Dubbio (grassetti miei)

Il capo dell’Anpi di Savona, con una dichiarazione demenziale, ha definito “fascista” una bambina di 13 anni e ha giustificato – neanche tanto velatamente – il suo stupro e il suo assassinio, nel 1945, ad opera di alcuni partigiani vigliacchi e folli. (…) Però l’Anpi dei cinquantenni continua a rivendicare il suo ruolo e a pretendere l’esclusiva dell’antifascismo. Lo ha fatto anche recentemente, durante la campagna del referendum, dichiarandosi custode suprema della Costituzione.

Purtroppo i capi veri della Resistenza non ci sono più: Longo, Mattei, Parri, Valiani, Pertini, Lombardi, Pajetta. Socialisti, comunisti, democristiani, liberali. Gente valorosa, di pensiero e di grandi principi e di forte moralità. Inorridirebbero di fronte alle idiozie dell’Anpi contemporanea.

La presa di posizione dell’Anpi di Savona, nasce da una ragionevolissima iniziativa di un consigliere di centrodestra del comune di Noli, il quale, dopo 72 anni dalla sua morte, ha proposto una targa per ricordare quella bambina stuprata e uccisa. Il sindaco ha detto di sì, e allora l’Anpi ha alzato il muro.

Il segretario dell’Anpi di Savona, protagonista di questa battaglia, si chiama Samuele Rago. Seppure con un po’ di orrore trascrivo qui la sua dichiarazione: «L’Anpi ribadisce la propria contrarietà al progetto dell’amministrazione comunale di Noli di erigere un cippo in memoria della brigatista nera Giuseppina Ghersi…». E poi: «La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità di schierarsi e operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti». E infine ( terribile): «La ragazzina era una fascista. Eravamo alla fine della guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili». Non riesco a commentare, perché tremano le mani. «Brigatista nera» ? A 13 anni? Responsabile di essersi schierata coi fascisti e perciò meritevole di morte? Atto giustificabile vista la situazione dell’epoca, anche se oggi può sembrare difficile comprenderlo?

Tutto questo, scritto, consapevolmente, da un dirigente politico, perdipiù, devo immaginare, di sinistra e antifascista. Ma a che punto può arrivare la bestialità dell’odio politico? Fin a quale limite di abiezione accompagna la mente e il pensiero?

Il problema più grande però non è questo. Può succedere che una singola persona dica delle atrocità, magari perché è confuso, perché ha perso la testa. Io mi auguro che oggi o domani si renda conto e chieda scusa. Quello però che mi ha colpito e che non riesco a giustificare è la mancanza di reazione della sinistra. Dai partiti non ho sentito indignazione. E mi pare che anche la presa di distanze dell’Anpi nazionale, giunta dopo molte ore e grande riflessione, sia debolissima e molto reticente. Trascrivo anche quella: «L’Anpi ha sempre condannato gli atti di vendetta e violenza perpetrati all’indomani della Liberazione. E lo fa anche oggi rispetto alla vicenda terribile e ingiustificabile dello stupro e dell’assassinio di Giuseppina Ghersi. Ribadisce che singoli episodi, per quanto gravissimi, non intaccano i valori della Resistenza e della guerra di Liberazione nazionale, grazie alla quale l’Italia, dopo anni di guerra, violenze e dittatura, ha conquistato pace libertà e democrazia».

Certo non c’è una parola fuori posto in questo comunicato. Però qualcosa stona. Tre cose. La prima è l’inutilità della seconda parte della nota: che bisogno c’è di ribadire la grandiosità della Resistenza? Chi l’ha messa in discussione? Deporre una targa in ricordo di una ragazzina trucidata bestialmente è un’offesa all’antifascismo o alla guerra di liberazione? No. Dunque la seconda parte del comunicato serve solo a giustificare, almeno in parte, le folli parole di Rago.

La seconda cosa che stona è l’assenza di una frase netta che dica che l’Anpi chiede che la targa sia realizzata e che la memoria di Giuseppina sia onorata.

Terza obiezione, non si ha notizia di nessun provvedimento disciplinare nei confronti del presidente savonese dell’Anpi e forse di tutto il consiglio direttivo. Perché l’Anpi nazionale non chiude la sezione savonese? Perché non caccia il presidente. Perché non chiede scusa al sindaco di Noli e ai parenti di Giuseppina? (…)

Proprio l’altro giorno, qui a Roma, si è tenuto il G7 delle avvocature. Organizzato dal Cnf. Hanno partecipato studiosi, magistrati, ministri, varie autorità dello stato, tra i quali il Presidente della Camera. Il tema era: lotta al linguaggio dell’odio. Avevo appena sentito un’intera giornata di discorsi impegnati e profondi su questo tema quando è giunta la notizia di Savona. Mi chiedo: Forse esiste un tipo d’odio che è più legittimo degli altri? Forse chi ha ottenuto il possesso del simbolo dell’Anpi ha il diritto di vomitare fango contro una bambina stuprata e uccisa da dei mascalzoni? No, amici miei, non esiste. E spero con tutto il cuore i partiti antifascisti, le autorità, le istituzioni, alzino la voce contro questa follia, che di antifascista, francamente, non ha proprio nulla. E al mio amico Emanule Fiano, che è il promotore della nuova legge contro l’apologia di fascismo, vorrei rivolgere un appello: intervieni, con la tua autorità, e chiedi che quella targa venga collocata. Perché il vero antifascismo è questo: umanità e tolleranza.

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Lo sputtanamento della resistenza da parte di chi vorrebbe sostenerla.

Stavo leggendo questa notizia: Giuseppina Ghersi, la ragazzina violentata e uccisa dai partigiani: scoppia la polemica – Corriere.it e devo dire che è stata emblematica di come l’ANPI e la resistenza siano passate dall’essere un fatto storico al diventare una religione laica.

I conti con la storia non sono ancora finiti a Noli. Fa discutere l’iniziativa di un consigliere comunale di centrodestra di ricordare una ragazzina violentata e uccisa dai partigiani con una targa nella piazza dedicata ai fratelli Rossetti. La storia di Giuseppina Ghersi, tredicenne di Savona uccisa pochi giorni dopo la liberazione, torna di attualità fra le polemiche, come scrive il Secolo XIX. A proporre la targa, che sarà inaugurata il 30 settembre, Enrico Pollero, di centrodestra e con un padre partigiano che, ricorda «è stato in montagna per diciotto mesi». «Ma dopo aver letto la storia di Giuseppina Ghersi ho pensato che bisognava fare qualche cosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo». «Per ricordare lei, non chi ha combattuto dalla parte sbagliata» spiega il consigliere secondo il quale però «dall’altra parte non c’erano solo criminali e disgraziati».

Pollero punta ad una «vera riappacificazione» sostenuto dal sindaco della cittadina del ponente ligure, medaglia d’oro della resistenza. L’associazione partigiani è insorta. «Siamo assolutamente contrari. Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo col Comune di Noli e con la prefettura» dice Samuele Rago, presidente provinciale dell’Anpi. «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili», sostiene. Parole dalle quali prende le distanze Bruno Spagnoletti, dirigente Cgil in pensione. «Non riesco a capire come si possa giustificare l’esecuzione di una bambina di 13 anni», afferma.

Le parole del presidente provinciale dell’ANPI sono molti gravi, ammettere che esistono giustificazioni per l’omicidio di una ragazza di 13 anni a guerra finita significa implicitamente ammettere che esistono giustificazioni per molte barbarie commesse nella seconda guerra. Come poteva essere, una ragazza di 13 anni una fascista, di quali crimini si sarebbe macchiata direttamente lei? (la responsabilità penale è personale art. 27 della tanto idolatrata, dall’anpi, costituzione). Giustificare tale barbarie, gratuita, con un «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili» invece che con un «è stato un tragico errore, una macchia ingiustificabile», significa giustificare le fosse ardeatine e priebke; anche in quella situazione «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili». La colpa di Priebke quindi non è stata la rappresaglia ma l’essersi trovato poi nella parte che ha perso.

Inoltre la reazione “piccata” mostra come la resistenza oramai sia una religione laica, con tutto il carico di contraddizioni, reali od apparenti, di una religione. I santi sono santi perché sono santi e qualsiasi prova del contrario è blasfema e deve essere occultata o distrutta1. I partigiani erano i buoni buonissimi che lottavano contro i cattivi cattivissimi; in pratica la caricatura di un fumettone americano degli anni ’50 dove il buono è il buono perché è il buono ed il cattivo perché è il cattivo, e non per le loro azioni. Solo che se rendi la storia un fumetto poi molti crederanno ad essa come credono ai fumetti: chi ha paura che Lex Luthor arrivi a dominare il mondo?

Un ultima cosa: mele marce ci sono in qualsiasi frutteto, è mera statistica. Il negarlo fino ad arrivare a negare l’evidenza significa sputtanare, e di molto tutto il frutteto. Sarebbe meglio che l’ANPI nazionale intervenga, e in fretta, a smentire il segretario provinciale pena il finire additati come quelli che giustificano gli omicidi delle tredicenni, e tanti saluti al ricordo della resistenza…


  1. Giorgio Perlasca, è stato un combattente in Etiopia ed in Spagna dalla parte di Franco, un fascista della prima ora ed un giusto fra le nazioni per aver salvato dai nazisti molti ebrei. Quando la rai mise in onda, per la prima volta, la finction su di lui avente come protagonista Luca Zingaretti, ci furono aspre polemiche perché secondo alcuni “si esaltava un fascista e lo si poneva in una luce positiva”. Rompeva la teoria che tutti i fascisti fossero solo immensi bastardi senza alcuna possibilità di redenzione (a meno che non fossero passati ad indossare la camicia rossa…). 

Fake nius e pessime leggi.

Si può contrastare la circolazione online di notizie false e contenuti inneggianti all’odio? La risposta, praticamente unanime in tutto il mondo, è: si deve. La grande incognita rimane il come, mentre ci si muove sul sottile e delicato confine fra protezione degli utenti e tutela della libertà di espressione in Rete. L’Italia adesso ha una proposta di legge per (provare a) sanzionare con multe fino a 10 mila euro e reclusione fino a due anni chiunque pubblichi o diffonda in Internet (ma non su testate giornalistiche) «notizie false, esagerate o tendenziose» o si renda responsabile di «campagne d’odio». Il testo con prima firmataria Adele Gambaro del gruppo Ala-Scelta Civica, ed ex Movimento 5 Stelle, è stato presentato ieri in Senato con sottoscrizioni bipartisan.

fonte: corriere.

Sinceramente, fuffari e cazzari vari mi stanno cordialmente sulle balle, ma penso che quella proposta sia per una legge inutile, censoria e controproducente. Inutile per tre motivi: il primo è che già esistono leggi che puniscono la diffusione di notizie false e tendenziose (art 656 c.p.), la diffamazione, la calunnia, l’esercizio abusivo della professione medica. Volendo intervenire gli strumenti legali per perseguire antivax e fuffari vari ci sono.

Il secondo motivo è che rimane facilmente aggirabile: il cherry picking di notizie vere ricade in quella fattispecie di reato? Io nel mio sito parlo solo di femminicidi, solo casi scelti, facendo intendere in maniera implicita che siano solo la punta dell’iceberg, commetto reato? Parlo di incidenti nucleari non parlando magari di mille altri incidenti legati ad attività industriali o di produzione di energia. Parlo del caso, reale, di Pippo che ha ricevuto danni da vaccino. Danni riconosciuti e risarciti da una commissione medica del ministero della sanità. Son tutti casi in cui uso il sito come “lente distorcente”, però come dimostrare la malafede? Per far giungere la gente a conclusioni false spesso son più utili le mezze verità opportunamente scelte che le balle clamorose.

Faccio un esempio con i vaccini; io qui pubblico una lista di casi in cui il vaccino ha realmente causato danni, danni riconosciuti da una commissione medica del ministero della sanità e pertanto da esso risarciti. E’ una notizia falsa? No, carte alla mano posso dimostrarne la verità. Può maliziosamente indurre le persone a ritenere che il vaccino possa essere più pericoloso del reale? Certo, senza ombra di dubbio. Si può dimostrare tale uso malizioso? Difficile, potrebbe sembrare un processo alle intenzioni; poi se passa l’idea che Tizio sia perseguibile perché Caio trae conclusioni “sballate” si arriva all’assurdo di non poter dire nulla per terrore che qualche fesso fraintenda.

E il terzo è legato alla struttura di internet; siccome la rete è trans nazionale, se io pubblico le mie notizie su un sito Russo o Turco o di qualche altro paese? come scoprire chi scrive nel sito veritavaccini.inv? rogatorie internazionali? E se le notizie vengono pubblicate da prestanome? I testi, delle fake news, vengono scritti da Mario Rossi e mandati a Ivan Drago che li pubblica lui a suo nome sul suo, di Ivan, sul suo sito russo? Chi commette il reato? Mario che manda una comunicazione privata a Ivan o Ivan che pubblica al mondo?

Per non parlare dei link; commette reato anche chi pubblica link alle pagine incriminate? fino a che livello di link si può arrivare? Tizio pubblica: “reato”, Caio pubblica un riferimento al sito di Tizio, anche questo è reato? Sempronio pubblica un collegamento al sito di Caio, sito che indicizza anche i contenuti di Tizio; commette reato anche Sempronio? Finirà che la legge verrà applicata “mentula canis” causa numero eccessivo, e praticamente impossibile da gestire, di persone e siti da controllare. Sinceramente una legge “praticamente inapplicabile” che quindi si presti ad applicazioni “ad arbitrio” la ritengo molto più pericolosa dell’assenza di una qualsivoglia legge.

Da notare anche che la legge “esclude” la stampa; domanda: e se io rilancio un articolo “fuffa” pubblicato da un quotidiano?

Censoria perché pretende il solito codazzo di regole e regolette di identificazione con pec ed altro, burocrazia inutile. Servirà ad ingessare la rete italiana e basta, nulli benefici e molte più inutili rogne. Poi non ci si stupisca se i contenuti migrano all’estero ed in italia come contenuti si avranno solo gattini e bimbominkiate.

La cura è molto, ma molto, peggio della malattia. La cura ideale dovrebbe essere la cultura che ti permette di capire i contenuti e riconoscere a colpo sicuro la fuffa, l’ideale sarebbe rendere più colta, realmente più colta no titoli regalati e no divise da “placcato cultura”, la popolazione. Ma ciò è, ovviamente, molto più difficile e molto più rompiscatole che tirar fuori una ennesima sequenza di divieti.

 

“Chi scrive ‘un altro presidente del Consiglio non eletto’ vada a Scienze delle Piadine”: il post del prof universitario – Il Fatto Quotidiano

Guido Saraceni, professore associato in Filosofia del diritto all’Università di Teramo, si rivolge agli studenti di diritto costituzionale che su Facebook contestano l’arrivo di Gentiloni – dopo Renzi e Letta – a Palazzo Chigi: “La Costituzione stabilisce in maniera chiara e inequivocabile che spetta al presidente della Repubblica nominare il presidente del Consiglio. Punto”

“Avviso agli studenti di Diritto Costituzionale. Chi tra di voi avesse pubblicato sulla propria bacheca la frase ‘un altro presidente del Consiglio non eletto dal popolo’ – o altre aberrazioni equivalenti – è pregato di chiudere per sempre l’account Facebook, onde evitare di cagionare danni a cose o persone, di abbandonare per sempre la Facoltà di Giurisprudenza e iscriversi a Scienze delle Piadine al Prosciutto presso l’Università della Vita. Andiamo male, ragazzi. Molto, molto male”. Così ha scritto sulla sua pagina Facebook – dove lo seguono in più di 40mila  – Guido Saraceni, professore associato in Filosofia del diritto all’Università di Teramo, noto per le riflessioni anti-retoriche e gli aforismi affilati e demistificanti che dispensa sui social e sul suo blog personale.

Sorgente: “Chi scrive ‘un altro presidente del Consiglio non eletto’ vada a Scienze delle Piadine”: il post del prof universitario – Il Fatto Quotidiano

Che aggiungere? Che molti la costituzione non hanno mai provato a leggerla e parlano per sentito dire, cosa abbastanza grave, oppure l’hanno letta e non hanno capito nulla e ripetono a pappagallo quattro slogan detti dai “referenti politici”, cosa, imho, ancora più grave.
Penso che la stima di un 43% di analfabeti funzionali in italia fatta dall’OCSE sia stata una stima mostruosamente ottimista. Forse più che dei corsi di gender informatico equosolidale kmZero sarebbe opportuno che la scuola desse priorità a “lettura e comprensione del testo”, “saper far di conto”, “le basi dell’educazione civica”.

PS

il caso di maggioranza moralmente illegittima non è previsto dalla costituzione, la costituzione pone come sovrano il parlamento e non prevede, per i parlamentari, alcun vincolo di mandato. Questo dice la norma, punto. Il resto son solo sofismi per cercare di rigirare la frittata.

Associazione nazionale partigiani fascisti italiani…

In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti
[Ennio Flaiano]

Stavo leggendo dell‘espulsione della Puppato dall’ANPI, imho una zappa sui piedi solenne che sputtana l’associazione e la spinge verso l’irrilevanza politica facendole perdere il suo status, per quanto farlocco, di associazione moralmente superiore.

L’argomento del contendere è, guarda caso, la riforma della costituzione. Riforma per la quale l’anpi, come associazione, ha sposato la causa del no.

Anpi-Puppato, bufera sul referendum
Espulsa, anzi no. «Ma ci rispetti»
Il presidente trevigiano Lorenzoni rifiuta l’iscrizione a Montebelluna: «Non siamo il Pd che ognuno fa quello che vuole»

«Il suo è stato un gesto poco corretto, perché chiedere la tessera in una sezione periferica dopo che la tua sezione te l’ha rifiutata?», dice il presidente provinciale dei partigiani citando tutti gli organismi direttivi dell’Anpi che hanno votato quasi all’unanimità la contrarietà a questa riforma. «L’Anpi si è schierato per il “no” perché ha il dovere di difendere la nostra costituzione. Ognuno ovviamente vota come vuole nel segreto dell’urna, ma non accettiamo soci che fanno propaganda attiva contro la nostra associazione e i suoi principi. Per questo quando mi arriverà il tesserino di Puppato glielo rispedirò indietro coi soldi che ha versato. Noi non siamo il Pd dove ognuno fa quello che vuole, le decisioni dell’Anpi si rispettano».

Fascismo puro: dove è scritto, nello statuto dell’ANPI, che gli iscritti devono rispettare le direttive politiche decise dal direttivo? In una associazione per farne parte basta “condividere” gli scopi dell’associazione, non c’è scritto “credere obbedire e combattere” per il direttivo. L’anpi non ha nello statuto l’opposizione a qualsiasi riforma della costituzione. Il direttivo può votare per la messa al bando della birra da parte degli iscritti, ma sta compiendo un abuso bello e buono visto che lo statuto, la costituzione della società, non consegna loro tale potere.

L’ANPI ha sbagliato a prender parte nella contesa politica sulla costituzione, ha sbagliato perché se diventi “in partes” perdi lo status di super partes e non puoi lamentarti se l’altera partes tira schiaffoni. Senza considerare che questa espulsione, con le sue motivazioni, fa a cazzotti con lo spirito della costituzione, costituzione che dicono di voler difendere.

Puppato ha accolto con amarezza le parole di Lorenzoni. «Difendo questa riforma costituzionale, alla quale ho lavorato a lungo», dice. «Penso che essere partigiani oggi sia dare a tutti la libertà di manifestare il proprio pensiero. Queste sono scelte scellerate, quasi leniniste: a sentirle, qualche partigiano si rivolterebbe nella tomba. (…) Il clima che si respira oggi in Anpi è molto triste».

Leninisti… ROTFL…

Nel pomeriggio di giovedì, nel mezzo della bufera, il mezzo dietrofront dell’Anpi. «Nessuno espelle nessuno, i nostri iscritti sono liberi di votare sì ma non facciano la campagna elettorale contro il no» ha precisato il presidente dell’Anpi di Treviso, Umberto Lorenzoni.

Perché gli iscritti non possono esercitare i loro diritti politici come prevede la costituzione? L’ANPI è una associazione apolitica o è un partito? Se è un partito allora lo dica chiaramente ma poi non cerchi di ammantare di “super partes” la sua azione politica.

Costituzione, razzismo e piagnisteo.

No, la titola(1) non riguarda la presidenta della camera pro tempore, mi riferivo invece a questo articolo pubblicato dal fatto quotidiano. Devo dire che non mi trova affatto d’accordo, troppi piagnistei, le invocazioni alla costituzione, santa santissima quando parla di diritti e da ignorare invece quando parla di doveri. Alla fine il numero di citazioni della costituzione sta diventando un buon ndice per individuare la fuffosità dell’articolo. (grassetti miei)

Rom: cara ministra, oggi a scuola mio fratello scoprirà di essere diverso dagli altri

Cara Ministra,

lei di me non sa neanche il nome, non sa dove abito, non ha idea di come trascorro le giornate. Io invece, oggi, accompagnando mio fratello al suo primo giorno di scuola ho subito pensato a lei, alle maestre, a questo imponente edificio che voi chiamate “scuola”, che oggi rivedo dopo tanti anni e che continua a intimidirmi. (…)

Che i bambini delle baraccopoli non siano fatti per la scuola, infatti, lo pensano in molti. Lei lo certifica nelle “Linee guida” agli insegnanti quando scrive di noi che sembriamo “poco inclini a prestare attenzione al discorso rivolto dall’insegnante all’intera classe e ciò richiede di impostare percorsi di apprendimento specifici e personalizzati”. Non abbiamo nulla da replicarvi perché il coltello dalla parte del manico ce l’avete voi.

Ce l’avete quando, numeri alla mano, ci accusate di evadere la scuola dell’obbligo. Ma la scuola incoraggia i bravi e abbandona chi non ce la fa. Quando ho smesso di frequentare la prima media nessuno è venuto a bussare alla porta della mia baracca. Pensate di comprendere i problemi della scuola ma non avete la pazienza di mettere gli occhi sulle statistiche. Allora le cifre si mettono a gridare contro di voi.

Ci sarebbe anche un altra domanda da porsi: perché i genitori non hanno continuato a mandarlo a scuola? Lo Stato è stato omissivo nel controllo ma questo non giustifica che ci siano state omissioni anche da chi, per legge, ha la responsabilità di mandare il bambino a scuola ovvero i genitori e/o i tutori. Questo è emblematico di un modo di pensare molto italiano: se io faccio una cazzata la colpa, della mia cazzata, non è anche mia; la colpa è solo di chi, omettendo di controllarmi, non mi ha impedito di farla la cazzata. Maturità significa anche dover ammettere le conseguenze delle proprie scelte senza cercare di scaricare le colpe ad altri. Che nessuno sia venuto a chiedere è grave, ma parimenti grave è che i genitori invece di mandarti non se ne siano curati. Minimo c’è un concorso di colpa.

Seconda cosa: non puoi usare la “specialità” solo a seconda della convenienza; se i bambini rom son bambini come tutti gli altri allora è giusto che vengano trattati sempre come tutti gli altri, se son bambini che necessitano di un percorso “personalizzato” di inserimento nel mondo scolastico allora è giusto che lo abbiano il percorso “personalizzato”. Lamentarsi di essere considerati diversi per il “percorso” e contemporaneamente lamentarsi se si viene considerati uguali è una contraddizione bella e buona.

(…) Ma se tutti i bambini nascono uguali e se in seguito non lo sono più, è colpa anche della scuola. La Costituzione, quando parla di mio fratello, che oggi inizia la scuola, dice che è compito della Repubblica “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ma la scuola di oggi, quella che voi chiamate “buona”, ha più a cuore i programmi scolastici che la Costituzione.

La costituzione prevede diritti e prevede doveri. Nell’articolo molti commenti hanno chiesto come sarebbe dovuto intervenire lo stato? Se fosse stato il caso di un bambino italiano sarebbero intervenuti i servizi sociali e se i genitori, è compito dei genitori mandare a scuola i figli piccoli, si intestardivano a non mandarlo a scuola si sarebbe potuti arrivare alla perdita della patria potestà temporanea o definitiva.  Cosa sarebbe successo se si fosse intervenuti in questo modo? Tanta gente si sarebbe precipitata in strada a battersi il petto ed urlare al razzismo ed allo stato fascista che ruba i figli dei poveri, siamo seri. Per rimuovere certi ostacoli, purtroppo, non si può prescindere dall’usare una ruspa; qualcuno che va a prendere il pupo per portarlo a scuola anche contro il volere del bambino e dei genitori. Quando si esauriscono tutte le altre strade lo stato deve usare le maniere forti? Questa è la domanda che l’articolo implicitamente pone e alla quale evita di dar risposta per lanciarsi, in quello che ritengo essere, uno sterile piagnisteo.

(1) Siccome la titola riguarda la presidenta, per la neolingua, deve andare alla genera femminile. Cfr Boldrini – Orwell,  Neolingua Italiana, Crusca Edizioni.

la libertà non è gratis…

Stavo leggendo le polemiche riguardo a Zerocalcare ed al suo account facebook cancellato, e sulla rete è tutto un fiorire di lamentele e piangnistei riguardo alla libertà di espressione ed alla censura fascista di FB.

In quello, mi spiace dirlo, ma vedo tante prove di infantilismo acuto oltre che di analfabetismo funzionale. La costituzione, art. 21, dice questo:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

che è una dichiarazione di principio, e, da notare, non impone alcun obbligo a chi che sia di mettere a disposizione le sue risorse per permettere a Tizio o a Caio di esercitare il proprio diritto.

Brevemente: Tizio ha diritto di dire che sostiene $politico_che_mi_sta_sulle_palle e ne condivide le idee? Sì, liberissimo.

Io ho l’obbligo di ascoltare le idee di Tizio, di condividerle o di ospitare Tizio a casa mia o di mettere a disposizione il mio blog affinché possa divulgarle meglio? Per niente; se non voglio sentire cosa ha da dire tizio o se giudico che i commenti di tizio a questo articolo non siano di mio interesse o semplicemente non voglio che abbia visibilità da questo blog io ho tutti i diritti di censurarli e cancellarli.

Non ho il diritto invece di impedire a tizio di aprirsi un suo blog, di fare i comizi nelle sale che lui ha pagato, di pubblicare i suoi articoli nei giornali disposti a farlo.

In casa mia ho il diritto di decidere io, in casa d’altri chi decide è il padrone di casa e io o rispetto le sue decisioni o devo rassegnarmi a cercare un’altra casa più ospitale.

E faccialibro non è un servizio pubblico, è una società privata che mira al profitto, non sono le orsoline della libertà di pensiero; e l’uso di FB, soprattutto se attraverso account gratuiti, permette a FB di segarti l’account ad minchiam se li gira. Può non piacere ma il contratto che, iscrivendosi a FB si stipula, è chiaro, loro possono segarti l’account a loro piacimento.

Prima di frignare sulle clausole vessatorie che permetto la cancellazione repentina dell’account, ci son da fare alcune considerazioni:

Primo, in internet non esiste solo faccialibro, ci son mille possibilità di pubblicare su internet, blog, siti etc. etc. con altre condizioni. Se quelle di FB non piacciono nulla vieta di andare da qualche altra parte. Essere segato da FB non significa affatto finire chiusi in cella di isolamento senza poter comunicare con il mondo.

Secondo: si tratta di un servizio “gratuito”. Si può pretendere solo ciò che si paga, ciò che invece non si paga non si può pretendere. Se voglio che FB tenga in piedi la mia pagina e non me la chiuda “ad minchiam” devo mettere la mano in tasca e stipulare un contratto oneroso con lui, contratto che prevede obblighi precisi e reciproci. Se si vuole il pasto gratis allora bisogna rassegnarsi a ciò che passa il convento. Come aveva scritto Heinlein nell’opera “la luna è una severa maestra”:

TANSTAAFL “There ain’t no such thing as a free lunch” “Non esistono cose come i pasti gratis”

Nessuno offre pasti gratis, se vuoi il pasto gratis di Zuckemberg devi sottostare alle regole di Mark, se paghi invece tu il pasto allora sei tu che detti le regole. Lottare per la libertà significa anche impegnarsi e “pagare di tasca propria” il palco per il comizio, il sito o l’annuncio sul giornale, non significa frignare contro i cattivoni che non ti prestano un microfono, che pretendono di essere pagati per il sito o per pubblicare. Quello non è lottare per la libertà, è solo far capricci infantili, oltre ad apparire “tirchi”.

 

 

I buoni son sempre buoni…

… anche quando hanno comportamenti da cattivi.

Una prova della partigianeria di certe persone che impedisce loro di vedere la realtà per come è ma che la deforma con le lenti dell’ideologia è emersa da alcune notizie recenti come:

Svezia, pugno alzato davanti al corteo di estrema destra: Tess Asplund sfida 300 neonazisti

Braccio alzato e pugno chiuso: questo il gesto di Tess Asplund che ha fatto il giro del mondo. Lei, una donna 42enne di colore, che ha sfidato 300 neonazisti in uniforme durante il corteo del Movimento di resistenza nordica

oppure questa:

Blitz in libreria, Salvini contestato: il collettivo Hobo strappa i suoi libri

Dopo le contestazioni a Matteo Salvini alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, il collettivo Hobo ha concluso la propria protesta nella libreria Feltrinelli, sotto le due torri, dove hanno distrutto il libro Secondo Matteo, dello stesso leader della Lega. Lo hanno rivendicato gli stessi attivisti, che hanno diffuso anche le foto e un video. «Abbiamo raccolto – hanno detto in una nota – l’invito di Salvini a `svuotare le librerie´, abbiamo ripulito il negozio dal suo libro Secondo Matteo, ridotto in brandelli e affidato all’unico luogo che lo può ospitare, cioè la pattumiera della storia». Il collettivo ha anche accusato il rettore Francesco Ubertini, che ha incontrato Salvini, di «aprire le porte della nostra università a un leader razzista e xenofobo».

Sinceramente: rimedi molto peggiori del male rappresentato dal movimento norvegese oppure da Matteo Salvini. Se si guarda attentamente il filmato la signora è stata solo toccata e spostata in maniera abbastanza cortese, mentre alcuni cameraman spostano, in maniera molto più decisa, una persona che ostacolava le riprese. Ha corso rischi per la sua incolumità fisica? no, non sembra. E’ stata bersagliata da uova, pietre, sputi o altro? neppure.  E quindi dov’è l’eroismo della tizia, cosa ha fatto di tanto eclatante ed eroico da venire esaltata? Poi se è legittimo ed eroico contestare una manifestazione che non si approva stando fermi a pugno chiuso, come mai invece contestarla leggendo fermi un libro è un comportamento riprovevole?  O come molti hanno notato il versare la cocacola sul fumetto LVI da parte di persone appartenenti a casa pound, è stata giustamente considerata una azione riprovevole e fascista, per quale motivo invece l’entrare in libreria e strappare libri (che imho sarebbero finiti in ogni caso al macero visto che i politici non vendono molto) è invece una azione eroica antifascista.
La risposta che molti son tentati di dare è che nel primo caso si contestava una manifestazione, presunta neonazista, e nel secondo si strappavano pagine di un libro di una persona xenofoba e fascista. Ma questo mostra solo faziosità e incapacità di astrarre e capire che le leggi devono essere generali e che in ogni caso si dovrebbero rispettare.

Se una manifestazione è stata autorizzata, l’impedirla o l’ostacolarla è reato. Nulla vieta di organizzare una contromanifestazione, attività di sensibilizzazione tutte cose lecite e giuste, e se proprio si ravvisano abusi e reati nell’autorizzazione alla manifestazione si può denunciare alla magistratura e chiedere che sia un terzo a valutare quanto le accuse siano fondate. Invece è un errore il pretendere di sostituirsi al giudice e in nome di non meglio precisati motivi etici, impedire od ostacolare.

Stessa cosa per Salvini; l’entrare in una proprietà privata per compiere danneggiamenti è un comportamento da teppisti, comportamento che paradossalmente porta molte simpatie a Salvini. Io personalmente, per quanto lo consideri una terza linea arrivato al comando solo perché chi c’era davanti a lui è stato fatto fuori, preferisco mille volte che lui tenga mille comizi all’avere un autonominato comitato degli ulema della costituzione che cercano di impedire, con la violenza, il comizio.

Paradossalmente si finisce a mostrare Salvini come un sincero democratico e i “neonazisti svedesi” come un movimento molto più corretto e cortese dei loro contestatori, cosa poi capitata in italia con le sentinelle in piedi. Molti alla fine hanno provato simpatia per loro a causa della antipatia che causavano le reazioni violente e scomposte alle loro manifestazioni. Eppure il modo corretto di contestarli esisteva, senza bisogno di ricorrere alla violenza od alla volgarità, senza usare sputi e uova. Senza compiere le stesse azioni che, se fatte da altri, essi stessi sono i primi a deplorare.

Questa è una riflessione che scrissi quando l’onorevole scalfarotto definì “manifestazione moralmente inaccettabile” una manifestazione delle sentinelle in piedi:

Essere per la libertà di espressione e di parola significa anche rendersi conto che gli altri possono andare in piazza a dire cose che non ci piacciono e, tollerare, in nome della libertà di parola, che lo facciano. Essere per la libertà di parola purché le manifestazioni non siano per questioni che non condivido significa essere per la libertà di parola tanto quanto lo erano i capibastone fascisti. Anche sotto il fascismo eri liberissimo di manifestare per lodare Mussolini. E sinceramente di un ritorno del fascismo, stavolta in camicia hawaiana invece che nera, ne farei volentieri a meno.

Una piccola nota a marginer: se sei convinto di essere in guerra e di essere l’eroico partigiano che lotta contro i demoplutonazisatanisti poi non stupirti se in guerra il nemico lotta contro di te. E, se più abile, cattivo o violento, vince. La realtà non è un fumetto dove i buoni devono, per esigenze di copione, vincere sempre.

 

scuola o stipendificio? /2

Una delle cose che apprezzo del fatto quotidiano è la coerenza e la costanza con la quale difende la “santa costituzione” dai cattivi assalti di Renzi. E la veemenza con cui attacca Renzi quando il suo gabinetto si richiama al rispetto di quest’ultima (se il richiamo va a discapito dello zoccolo duro dei lettori).

L’articolo che, sinceramente, mi ha fatto ridere è stato questo:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/27/concorso-scuola-2016-al-via-la-selezione-per-docenti-esclusi-dalla-buona-scuola-tra-ritardi-contraddizioni-e-lincubo-ricorsi/2672608/

Il Ministero ha voluto riaffermare ad ogni costo il principio che nella scuola pubblica si viene assunti solo per concorso. (Art. 97 ultimo comma della Costituzione, Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge. NdR) Ma i numeri avrebbero permesso in molte situazioni di evitare una procedura selettiva lunga e complessa (e costosa). Col rischio che alla fine della giostra i vincitori siano meno dei posti messi a bando.

E le proteste contro le modifiche alla costituzione?  Ma ci sono o ci fanno? quanta credibilità pensano di mantenere con questo comportamento ondivago? Si rendono conto di quanto son ridicoli?

Cosa dovrebbe fare il ministero? far entrare cani et porci perché ci son posti vuoti? Se lo facesse domani, gli stessi che protestano perché non vengono fatti entrare cani e porci, sarebbero in prima linea a lamentarsi che il corpo docente viene accusato di contenere al suo interno tanti cani e porci.

Qualità della scuola significa anche, e soprattutto, qualità del corpo docente. E che qualità può avere un docente incapace di superare semplici prove preselettive come quelle del precedente concorsone? Si parla di qualità della scuola e si pensa invece ad un posto fisso inamovibile.

PS

E come al solito si dimostra che spesso i più veementi a difesa della costituzione sono i primi a pisciarci sopra quando dall’aggiramento o dall’ignorare il dettato costituzionale hanno da guadagnarci. Salvo poi incazzarsi quando vengono considerati pagliacci.

 

 

Scegliere fra la costituzione e il tribunale del bobolo.

Una cosa che non mi piace di molti difensori senza se e senza ma della costituzione è, per prima cosa, che la difendono a colpi di secchiate di letame contro il ventilatore e, come seconda, che la costituzione che dicono di amare o non la conoscono oppure son pronti, per convenienza politica, a tradirne la lettera e lo spirito.

E i pentastellati in questo brillano, si tratta di un partito che “vuole parlare alla pancia della gggente” e per questo sostiene, in nome della convenienza politica, posizioni ignoranti e pericolose. Non solo sulla costituzione ma anche riguardo, ad esempio. a stamina, all’antiscienza(1).

Il Dima in questo stralcio di intervista data a Libero dimostra per l’ennesima volta quanto sopra.

 

E perché entrò in Cinquestelle?
«Furono le battaglie per il Parlamento senza indagati e per il vincolo dei due mandati che mi fecero capire che questa era la mia strada».
Allora è vero che è un giustizialista…
«Non sono a favore della presunzione d’ innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori».

Ma se poi uno viene assolto?
«Si ripresenta. La questione etica è un’ emergenza da risolvere in via prioritaria. Il problema sono i tempi della giustizia, ma basta eliminare la prescrizione per andare presto a giudizio».

Non si dà troppo potere ai pm così? Basta indagare il politico sgradito e lui è finito…
«Non credo ai giudici politicizzati, anche se è vero che alcuni fanno politica. Sono quelli come Ingroia che ledono l’ immagine della magistratura, perché dimostrano la verità del teorema Berlusconi. Se uno si candida, deve lasciare la toga».

 

Partiamo dalla prima, macroscopica contraddizione, se i politici sono cittadini come tutti gli altri, come la menano ogni 3×2 i “cittadini portavoce” allora devono avere gli stessi diritti e doveri scritti nella costituzione che hanno gli altri sic et simpliciter. Non possono essere uguali e diversi allo stesso tempo.

Seconda cosa: “se uno viene assolto, si ripresenta.” Quando? certi processi son durati 17, diciassette! anni. Tutto il tempo per rovinare una persona e stroncare qualsiasi carriera politica. Se, per assurdo, domani la magistratura indagasse il dima per essere stato colpevole di irrorazione di scie chimiche(2) il predetto sarebbe pronto a dimettersi e aspettare, con i tempi della giustizia italiana, che venga assolto da quella grave, ma validamente motivata, accusa(3).

Ultima cosa, “lo chiedono gli elettori”, quali e in che modo? la reeeeete? quella che ha chiesto un secondo voto sulla Loquenzi? Quella che voleva Magalli presidente? Quella che si lava la coscienza con la biowashball?

Sulla vicenda segnalo anche un interessante lettera al direttore pubblicata su “il foglio” (grassetto mio)

Al direttore – Ho letto ieri su Libero l’intervista a Luigi Di Maio. Le cito solo un passaggio, per non rovinarle l’appetito. “Io non sono a favore della presunzione di innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori”. Serve commentare?(…)

All’interno della Costituzione più bella del mondo, l’onorevole Luigi Di Maio deve essersi perso lo stesso passaggio che ogni tanto, i custodi della Costituzione più bella del mondo, si perdono quando difendono la Costituzione a colpi di letame nel ventilatore. Articolo 27: la responsabilità penale è personale. Comma due: l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Ma i politici no, dice Di Maio, perché lo chiedono gli elettori, perché lo chiede la gente, perché lo chiede il Web, perché lo chiede Twitter. Il tribunale del popolo, si sa, non perdona, ed è spietato. E tra la carta e la gogna, il pensiero a 5 stelle si capisce che sia costretto, per non farsi tagliare la testa, a stare dalla parte più della seconda che della prima.

PS

La mia risposta alla domanda titolo dell’articolo è: sarà vecchia, sarà antiquata ma sicuramente è meglio del terrore similgiacobino.

(1)Chi ha “pompato” il caso giuliani e la previsione dei terremoti facendo passare il tipo come una povera vittima della malvagia lobby degli scienziati? Chi la sta menando con i vaccini?  Sì sbroccati ne esistono in tutti i partiti, come ad esempio quel furbone di Antonio Razzi, però in quale partito hanno gli incarichi “di prestigio”?

(2) Regola 34 bis: non esiste nulla di così assurdo che non possa essere usato a giustificazione di un atto della magistratura. Chi ha detto “previsione dei terremoti?”. (la regola 34 originale è qui)

(3) Dima viaggia in aereo, gli aerei rilasciano le scie chimiche, serve altro?