Bagni separati per chi si sente un tostapane.

Sorgente: Trump cancella le regole per tutelare i diritti degli studenti transgender: via le linee guida varate da Obama – Il Fatto Quotidiano

Trump cancella le regole per tutelare i diritti degli studenti transgender: via le linee guida varate da Obama

Battaglia all’interno dell’amministrazione, la ministra all’Istruzione non è d’accordo ma deve cedere. Tra le norme eliminate dal nuovo presidente Usa anche quella di poter usare bagni e spogliatoi in base all’identità di genere. E ora si teme per le nozze gay (…)

Immediata la durissima condanna della comunità Lgbt e delle associazioni per la difesa dei diritti civili che accusano il presidente di aver tradito la promessa fatta in campagna elettorale di non intervenire in questo campo e di violare in questo modo i diritti umani.

 

Il provvedimento era stato varato dall’amministrazione Obama nella primavera del 2016. Il 13 maggio i dipartimenti della Giustizia e dell’Istruzione avevano diffuso a tutte le scuole le linee guida per garantire i diritti civili degli studenti transgender. Il governo era intervenuto nel dibattito apertosi nella società americana dopo l’adozione da parte del North Carolina di una controversa legge che obbligava i transgender ad usare, nei luoghi pubblici, i bagni corrispondenti al sesso registrato dalla nascita. In base all’articolo IX di una legge sull’istruzione del 1972, il documento spiegava che quando gli studenti o i loro genitori notificano alla scuola lo status transgender, gli istituti devono trattare gli alunni in accordo con la loro identità di genere, senza richiedere diagnosi mediche, trattamenti medici, certificati di nascita o altri documenti di identificazione.

L’andare nel bagno dell’altro sesso “biologico” è un diritto umano? mi sa che con Trump sta capitando il classico: “attenti; a furia di chiamare diritti i capricci, qualcuno inizierà a chiamare capricci i diritti”.  Qui si pensa solo al disagio di chi si sente di sesso diverso e quindi prova disagio a trovarsi in ambienti destinati al suo sesso biologico e non al sesso percepito ignorando il disagio di chi invece si trova davanti a persone di sesso biologico diverso dal proprio.

Seconda cosa: come prevenire abusi? se io mi dichiaro di sesso percepito femminile posso andare a fare la doccia con loro senza alcun controllo? Mah; mi sembra una polemica sul nulla.

Riguardo al matrimonio omosessuale cosa c’entra con tale norma, di buon senso poi? Gridare tanto “al lupo al lupo” qualsiasi cosa faccia Trump è il modo migliore per farlo rimanere nella cresta dell’onda.

Io, studentessa di Bologna, non mi sento rappresentata da voi finti rivoluzionari – TPI

Molto, molto interessante. Soprattutto il grido finale:

Per ultima cosa vi chiedo un favore: fatemi studiare, perché sono tre anni che spesso trovo le sedi universitarie occupate, sto parlando del caro 36 e del celeberrimo 38, e sono anni che private me e altri ragazzi di far lezione. Viva il diritto allo studio”.

Che condivido. Spesso i pseudorivoluzionari non son altro che teppisti in attesa di un pretesto per fare casino, pretesto che permette di coprire con una leggera mano di idealismo e buone intenzioni azioni che invece buone non sono. Poi parlano di cultura e di diritto allo studio ma spesso sono i primi a negare agli altri il diritto di studiare in ambienti “sicuri” e “tranquilli”.

Piena solidarietà alla studentessa.

Sorgente: Io, studentessa di Bologna, non mi sento rappresentata da voi finti rivoluzionari – TPI (grassetti miei)

Rispetto agli scontri avvenuti nella giornata di giovedì 9 febbraio tra la polizia e gli studenti dell’università di lettere di Bologna, S*** C***, una studentessa del Dams, ha voluto scrivere a TPI per fornire una diversa versione dei fatti e per rispondere alla versione del collettivo degli studenti universitario autonomo Bologna:

“Caro TPI, vorrei anche io raccontare la mia versione.

Sono una studentessa Dams, presso l’Università di Bologna. Zamboni 36 è la biblioteca universitaria del dipartimento di Lettere e Beni Culturali, penso l’unica a Bologna a far entrare senza alcun controllo. Si entra senza nemmeno lasciare un documento.

Il rettorato, con la decisione di voler aprire la biblioteca fino a mezzanotte – questo fa parte di un progetto per risollevare la zona universitaria e aiutare chi ha necessità a studiare fino a tardi – ha deciso di mettere i tornelli, per permettere di accedere alla biblioteca solo tramite badge. Badge che ogni studente universitario possiede.

Primo punto: chiunque inneggi alla privatizzazione, alla privazione dell’accesso di uno spazio pubblico, si dovrebbe ricordare la differenza tra biblioteca universitaria e biblioteca comunale. Quella biblioteca è universitaria e appartiene agli studenti. Chiunque altro può andare in qualsiasi biblioteca comunale, tra cui il bellissimo Archiginnasio o la Sala Borsa.

Secondo punto: il degrado e l’uso della biblioteca per uso non didattico. Cito il fatto dello scorso anno, quando un uomo si masturbò davanti a una studentessa. Tutti noi studenti sappiamo che tipi di persone popolano Piazza Verdi e son capaci di entrare liberamente in quella biblioteca.

Detto questo torniamo a cosa è successo: Il Collettivo universitario autonomo (Cua) grida allo scandalo, parla di deliberata chiusura di uno spazio di socialità e aggregazione da parte dell’Università e decide di boicottare i tornelli, spalancando prima le uscite di emergenza e due settimane dopo decide di smontare fisicamente i tornelli e di portare i resti in rettorato.

L’Ateneo, com’era prevedibile, chiude la biblioteca, in attesa di ristabilire le condizioni minime di sicurezza necessarie a tenerla aperta. Il Cua, previa assemblea, decide di forzarne la riapertura e di autogestire lo spazio. Cosa succede poi? L’Università chiede alla polizia di intervenire. Il risultato? Barricate coi cassonetti in Piazza Verdi, interno della biblioteca gravemente danneggiato, arresti e scontri durati una sera intera.

Ora: sì, la polizia ha usato la forza e non è mai bello vedere usare la forza contro gli studenti. Rispondere alla violenza con la violenza è la carte peggiore da giocare. Se tutti coloro che fanno parte del Cua avessero riflettuto solo un po’ di più su ciò che l’Università stava facendo, se avessero capito che quello era un servizio che l’Ateneo stava offrendo agli studenti, per permetterci di studiare in sicurezza fino a tardi, forse tutto questo non sarebbe successo.

Ma non l’hanno capito e ora ci ritroviamo con danni ingenti a una struttura universitaria, dovendo sentire tali persone che dicono di rappresentarmi e gridano alla rivoluzione.

No, non state rivoluzionando nulla. No, non mi rappresentate.

Per ultima cosa vi chiedo un favore: fatemi studiare, perché sono tre anni che spesso trovo le sedi universitarie occupate, sto parlando del caro 36 e del celeberrimo 38, e sono anni che private me e altri ragazzi di far lezione. Viva il diritto allo studio”.

L’Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false – Repubblica.it

Brutta cosa, abusare e straabusare di un diritto è il modo migliore affinché venga limitato o tolto anche a chi ne avrebbe veramente bisogno. Questo è un caso da manuale dove molti a furia di fare troppo i furbi finiscono a far fare a tutti la figura degli imbecilli.

Basta ricordare i casi di tanti disabili gravi e definitivi chiamati a visita di controllo. A prima vista può sembrare uno scandalo; perché rimandare uno senza un braccio o un ragazzo affetto da sindrome di down di nuovo davanti alla commissione medica pena la perdita dei benefici? La risposta è tanto semplice quanto sconfortante: perché vuoi per faciloneria, vuoi per plateale malafede, le commissioni mediche hanno certificato di tutto e di più. Non son stati rari i casi di ciechi poi scoperti patentati.

Quindi quando capitano queste situazioni non scandalizzatevi contro l’ottusa burocrazia dell’inps quanto contro i tanti furbetti della disabilità.

Sorgente: L’Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false – Repubblica.it


L’Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false Nella sanità pubblica il 12% dei dipendenti esentato da alcune mansioni per le quali è stato assunto. A Palermo 270 netturbini con il certificato per non spazzare

(…)

Tutto molto giusto, se non fosse che anche in questo caso c’è chi se ne approfitta. Sono i “furbetti della 104”, che accertamenti medici quanto meno superficiali hanno inserito e continuano a inserire tra i disabili gravi meritevoli di assistenza. (…)

Quando un anno fa si scoprì che nella scuola Santi Bivona di Menfi, un paese dell’agrigentino, addirittura il 41% dei docenti (settanta su centosettanta) usufruiva della legge 104, il ministero dell’istruzione fece partire un’inchiesta in tutta Italia. Risultati anche qui inquietanti, e questa volta a toccare i record negativi troviamo insieme al Mezzogiorno anche il Centro Italia. Così, mentre la Sardegna è in testa per docenti di ruolo disabili gravi o parenti di disabili (il 18,3 per cento), all’Umbria va il primato del personale non docente che beneficia della legge: il 26,3 per cento. Si posiziona bene anche il Lazio, con il 16 e con il 24,8 per cento. In Veneto, Piemonte e Toscana, al contrario, troviamo il minor numero di beneficiari.

Le maglie della 104. Centro-Sud e Isole riescono dunque ad allargare a dismisura le maglie della 104, riuscendo per esempio a inserire tra i disabili gravi i figli celiaci, oppure le nonne residenti a centinaia di chilometri di distanza. C’è chi riesce addirittura a ottenere più di una 104. Se questo è il quadro generale, non è difficile capire perché soprattutto al Sud interi servizi pubblici essenziali restano solo sulla carta mentre quelli meno necessari traboccano di personale per lo più inutile. E perché gli stessi ispettori che dovrebbero verificare sul campo tutti questi abusi non di rado finiscono essi stessi tra le file degli imboscati.

 

Costituzione, razzismo e piagnisteo.

No, la titola(1) non riguarda la presidenta della camera pro tempore, mi riferivo invece a questo articolo pubblicato dal fatto quotidiano. Devo dire che non mi trova affatto d’accordo, troppi piagnistei, le invocazioni alla costituzione, santa santissima quando parla di diritti e da ignorare invece quando parla di doveri. Alla fine il numero di citazioni della costituzione sta diventando un buon ndice per individuare la fuffosità dell’articolo. (grassetti miei)

Rom: cara ministra, oggi a scuola mio fratello scoprirà di essere diverso dagli altri

Cara Ministra,

lei di me non sa neanche il nome, non sa dove abito, non ha idea di come trascorro le giornate. Io invece, oggi, accompagnando mio fratello al suo primo giorno di scuola ho subito pensato a lei, alle maestre, a questo imponente edificio che voi chiamate “scuola”, che oggi rivedo dopo tanti anni e che continua a intimidirmi. (…)

Che i bambini delle baraccopoli non siano fatti per la scuola, infatti, lo pensano in molti. Lei lo certifica nelle “Linee guida” agli insegnanti quando scrive di noi che sembriamo “poco inclini a prestare attenzione al discorso rivolto dall’insegnante all’intera classe e ciò richiede di impostare percorsi di apprendimento specifici e personalizzati”. Non abbiamo nulla da replicarvi perché il coltello dalla parte del manico ce l’avete voi.

Ce l’avete quando, numeri alla mano, ci accusate di evadere la scuola dell’obbligo. Ma la scuola incoraggia i bravi e abbandona chi non ce la fa. Quando ho smesso di frequentare la prima media nessuno è venuto a bussare alla porta della mia baracca. Pensate di comprendere i problemi della scuola ma non avete la pazienza di mettere gli occhi sulle statistiche. Allora le cifre si mettono a gridare contro di voi.

Ci sarebbe anche un altra domanda da porsi: perché i genitori non hanno continuato a mandarlo a scuola? Lo Stato è stato omissivo nel controllo ma questo non giustifica che ci siano state omissioni anche da chi, per legge, ha la responsabilità di mandare il bambino a scuola ovvero i genitori e/o i tutori. Questo è emblematico di un modo di pensare molto italiano: se io faccio una cazzata la colpa, della mia cazzata, non è anche mia; la colpa è solo di chi, omettendo di controllarmi, non mi ha impedito di farla la cazzata. Maturità significa anche dover ammettere le conseguenze delle proprie scelte senza cercare di scaricare le colpe ad altri. Che nessuno sia venuto a chiedere è grave, ma parimenti grave è che i genitori invece di mandarti non se ne siano curati. Minimo c’è un concorso di colpa.

Seconda cosa: non puoi usare la “specialità” solo a seconda della convenienza; se i bambini rom son bambini come tutti gli altri allora è giusto che vengano trattati sempre come tutti gli altri, se son bambini che necessitano di un percorso “personalizzato” di inserimento nel mondo scolastico allora è giusto che lo abbiano il percorso “personalizzato”. Lamentarsi di essere considerati diversi per il “percorso” e contemporaneamente lamentarsi se si viene considerati uguali è una contraddizione bella e buona.

(…) Ma se tutti i bambini nascono uguali e se in seguito non lo sono più, è colpa anche della scuola. La Costituzione, quando parla di mio fratello, che oggi inizia la scuola, dice che è compito della Repubblica “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ma la scuola di oggi, quella che voi chiamate “buona”, ha più a cuore i programmi scolastici che la Costituzione.

La costituzione prevede diritti e prevede doveri. Nell’articolo molti commenti hanno chiesto come sarebbe dovuto intervenire lo stato? Se fosse stato il caso di un bambino italiano sarebbero intervenuti i servizi sociali e se i genitori, è compito dei genitori mandare a scuola i figli piccoli, si intestardivano a non mandarlo a scuola si sarebbe potuti arrivare alla perdita della patria potestà temporanea o definitiva.  Cosa sarebbe successo se si fosse intervenuti in questo modo? Tanta gente si sarebbe precipitata in strada a battersi il petto ed urlare al razzismo ed allo stato fascista che ruba i figli dei poveri, siamo seri. Per rimuovere certi ostacoli, purtroppo, non si può prescindere dall’usare una ruspa; qualcuno che va a prendere il pupo per portarlo a scuola anche contro il volere del bambino e dei genitori. Quando si esauriscono tutte le altre strade lo stato deve usare le maniere forti? Questa è la domanda che l’articolo implicitamente pone e alla quale evita di dar risposta per lanciarsi, in quello che ritengo essere, uno sterile piagnisteo.

(1) Siccome la titola riguarda la presidenta, per la neolingua, deve andare alla genera femminile. Cfr Boldrini – Orwell,  Neolingua Italiana, Crusca Edizioni.

Negazionismo e reati d’opinione

Approvata alla camera la “legge sul negazionismo”. A mio avviso solo una pessima legge inutile e pasticciata

fonte: ANSA
Manette per chi inciterà al negazionismo o al genocidio: lo prevede la legge definitivamente approvata dall’Aula della Camera dopo una lunga ‘navetta’ con il Senato. Il testo approvato oggi a Montecitorio prevede, in particolare, la reclusione fino ad un anno e sei mesi o la multa fino a 6.000 euro per chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Mi sembra solo un inutile doppione della legge mancino e delle norme sull’apologia di reato.  Senza considerare che  “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” significa mettersi a fare i sommelier di merda. Prendiamo ad esempio il caso della “hostess” non assunta perché si era rifiutata di lavorare a capo scoperto; è discriminazione o no?

La legge, a mio avviso, dovrebbe punire le azioni e poi indagare sulle cause e sulle motivazioni e non fare il contrario con inutili processi alle intenzioni.  Tizio ha aggredito Caio? Bene, si punisca Tizio per aggressione e poi, nel caso, si valuti se il comportamento di Tizio merita particolari aggravanti invece di menarla se è stata violenza semplice, omofobia o femminicidio.

La reclusione andrà da sei mesi a quattro anni per chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Viene, quindi, vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo che abbia tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi: chi vi parteciperà rischierà sei mesi a quattro anni di prigione, che passeranno da uno a sei anni per chi quelle associazioni promuove o dirige. Viene quindi prevista nell’ordinamento penale la reclusione da 2 a 6 anni, nei casi in cui la propaganda, l’istigazione e l’incitamento si fondino “in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” come vengono definiti dallo Statuto della Corte penale internazionale.

Siamo al reato d’opinione. L’essere imbecilli non è un reato, non può e non deve mai diventarlo a differenza del comportarsi da imbecilli o fare azioni da imbecilli.  Usare il codice penale per difendere una tesi è sempre un rischio. Sia perché rischia di indebolire la tesi: “ma se è vera perché allora punire chi non ci crede? Non è lo stesso che hanno fatto con(1)…

Galileo, Galileo,
Galileo, Galileo,
Galileo, Figarò…

Magnificòòòooo ooh ooh
(cit.)

Già con l’omofobia si è visto come sia stata usata allo stesso modo di un maglio per stroncare qualsiasi obiezione e/o critica per quanto validamente motivata ed espressa in maniera non volgare e non offensiva. Le obiezioni sul bambino, concepito grazie all’utero in affitto, dal compagno del compagno Vendola erano tutte causate dall’omofobia, qualsiasi critica alla Kyenge era razzismo, alla Boldrini sessismo etc. etc. Scommetto che la legge verrà usata come un maglio alla prima protesta contro gli immigrati clandestini o i campi Rom abusivi.

Comunque penso che un tale comportamento avrà l’unico effetto di spingere gli imbecilli nell’ombra, di farli parlare per metafore.  Siamo seri, le censure raramente son state efficaci contro simili idiozie, anzi paradossalmente le rafforzano. I problemi si risolvono risolvendoli, vietare di parlarne, anche se il divieto è coperto da tonnellate di glassa alle buone intenzioni, è inutile se non controproducente.

(1) Puntualmente viene tirato fuori il caso di Galileo Galilei, soprattutto da gente che ricorda molto il card. Bellarmino.

Fascisti in camicia hawaiana

Hanno approvato la legge Cirinnà e Adinolfi, Sentinelle in Piedi etc. etc. si son attivati per chiedere un referendum abrogativo della legge. Fin qui nulla da eccepire, il chiedere un referendum abrogativo è una possibilità data dalle leggi, quindi l’attivarsi per raccogliere le firme è una attività perfettamente lecita.

E’ stato fatto anche per divorzio e aborto e, le chiare sconfitte in quei due referendum hanno mostrato quale fosse l’idea “reale” della maggior parte degli italiani. La sconfitta al referendum ha rinforzato la legge(1).

Adesso fioccano le polemiche sulla raccolta delle firme ed è pieno di opliti del bene che, con la solita tecnica della merda contro il ventilatore, chiedono di vietare la raccolta firme e di boicottarla in nome di non precisati motivi morali. O meglio i motivi son diversi ma essenzialmente due; il primo è il gettonatissimo “è un referendum per togliere diritti”, e il secondo invece è il solito piagnisteo sull’omofobia.

Io mi chiedo come, nonostante la comunità omosessuale sia, dal punto di vista politico, guidata da simili incapaci sia riuscita a portare a casa una mezza vittoria. Adesso sta ripetendo paro paro tutti gli errori svolti durante l’iter di approvazione della cirinnà per cercare di boicottare il referendum.

E gli errori, sempre i soliti, son molti:

1 – Adinolfi & co. sono quattro gatti quattro. Senza la grancassa mediatica degli anticontroboicottari nessuno li considererebbe, invece con le loro proteste stanno facendo loro un sacco di pubblicità alle loro idee. Una zappa sui piedi niente male. (2)

2 – Se il referendum viene accettato molti che, in quello sulle trivelle, l’hanno menata con il dovere civico di partecipare dovranno fare millemila contorsioni per giustificare il ricorso al giochetto dell’astensionismo per boicottare il referendum. Imho ci saranno un sacco di “distinguo” pelosi.

3 – L’aggirare o il negare norme in nome di una non meglio precisata “etica” spalanca la porta alle peggiori porcate. Se oggi, in nome della morale, si chiede di vietare la raccolta firme contro la cirinnà, domani, per lo stesso alto motivo morale, sarà vietata, ad esempio, la raccolta firme per chiedere un referendum abrogativo sull’italicum. Piegare la legge alla morale è sempre un errore. Se la legge non va più bene si deve avere il coraggio di cambiarla, aggirarla o subordinarla alla morale è un classico comportamento da stato totalitario. Piaccia o no se un comportamento non è vietato dalla legge, anzi è essa stessa a permetterlo è lecito che si compia e chi invece cerca di impedirlo si sta ponendo al di fuori ed al di sopra della legge. Ed il porsi al di sopra della legge è un comportamento da fascisti. Fascisti non in camicia nera ma in camicia hawaiana ma sempre fascisti.

(1) Anche se, come al solito, si son cercati tutti i modi per aggirarla.

(2)Ne avevo già parlato; a Cagliari si era svolta una manifestazione delle sentinelle fatta da 16 (sedici!) persone. Eppure sui social ove si parlava di Cagliari non si parlava di altro che di quei sedici. spesso per denigrarli però. Cioè 16 persone son riuscite ad avere una grancassa mediatica niente male e far conoscere le loro idee a molti. La domanda è: geni del marketing e della pubblicità loro o semplice cojonaggine degli oppositori?

I buoni son sempre buoni…

… anche quando hanno comportamenti da cattivi.

Una prova della partigianeria di certe persone che impedisce loro di vedere la realtà per come è ma che la deforma con le lenti dell’ideologia è emersa da alcune notizie recenti come:

Svezia, pugno alzato davanti al corteo di estrema destra: Tess Asplund sfida 300 neonazisti

Braccio alzato e pugno chiuso: questo il gesto di Tess Asplund che ha fatto il giro del mondo. Lei, una donna 42enne di colore, che ha sfidato 300 neonazisti in uniforme durante il corteo del Movimento di resistenza nordica

oppure questa:

Blitz in libreria, Salvini contestato: il collettivo Hobo strappa i suoi libri

Dopo le contestazioni a Matteo Salvini alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, il collettivo Hobo ha concluso la propria protesta nella libreria Feltrinelli, sotto le due torri, dove hanno distrutto il libro Secondo Matteo, dello stesso leader della Lega. Lo hanno rivendicato gli stessi attivisti, che hanno diffuso anche le foto e un video. «Abbiamo raccolto – hanno detto in una nota – l’invito di Salvini a `svuotare le librerie´, abbiamo ripulito il negozio dal suo libro Secondo Matteo, ridotto in brandelli e affidato all’unico luogo che lo può ospitare, cioè la pattumiera della storia». Il collettivo ha anche accusato il rettore Francesco Ubertini, che ha incontrato Salvini, di «aprire le porte della nostra università a un leader razzista e xenofobo».

Sinceramente: rimedi molto peggiori del male rappresentato dal movimento norvegese oppure da Matteo Salvini. Se si guarda attentamente il filmato la signora è stata solo toccata e spostata in maniera abbastanza cortese, mentre alcuni cameraman spostano, in maniera molto più decisa, una persona che ostacolava le riprese. Ha corso rischi per la sua incolumità fisica? no, non sembra. E’ stata bersagliata da uova, pietre, sputi o altro? neppure.  E quindi dov’è l’eroismo della tizia, cosa ha fatto di tanto eclatante ed eroico da venire esaltata? Poi se è legittimo ed eroico contestare una manifestazione che non si approva stando fermi a pugno chiuso, come mai invece contestarla leggendo fermi un libro è un comportamento riprovevole?  O come molti hanno notato il versare la cocacola sul fumetto LVI da parte di persone appartenenti a casa pound, è stata giustamente considerata una azione riprovevole e fascista, per quale motivo invece l’entrare in libreria e strappare libri (che imho sarebbero finiti in ogni caso al macero visto che i politici non vendono molto) è invece una azione eroica antifascista.
La risposta che molti son tentati di dare è che nel primo caso si contestava una manifestazione, presunta neonazista, e nel secondo si strappavano pagine di un libro di una persona xenofoba e fascista. Ma questo mostra solo faziosità e incapacità di astrarre e capire che le leggi devono essere generali e che in ogni caso si dovrebbero rispettare.

Se una manifestazione è stata autorizzata, l’impedirla o l’ostacolarla è reato. Nulla vieta di organizzare una contromanifestazione, attività di sensibilizzazione tutte cose lecite e giuste, e se proprio si ravvisano abusi e reati nell’autorizzazione alla manifestazione si può denunciare alla magistratura e chiedere che sia un terzo a valutare quanto le accuse siano fondate. Invece è un errore il pretendere di sostituirsi al giudice e in nome di non meglio precisati motivi etici, impedire od ostacolare.

Stessa cosa per Salvini; l’entrare in una proprietà privata per compiere danneggiamenti è un comportamento da teppisti, comportamento che paradossalmente porta molte simpatie a Salvini. Io personalmente, per quanto lo consideri una terza linea arrivato al comando solo perché chi c’era davanti a lui è stato fatto fuori, preferisco mille volte che lui tenga mille comizi all’avere un autonominato comitato degli ulema della costituzione che cercano di impedire, con la violenza, il comizio.

Paradossalmente si finisce a mostrare Salvini come un sincero democratico e i “neonazisti svedesi” come un movimento molto più corretto e cortese dei loro contestatori, cosa poi capitata in italia con le sentinelle in piedi. Molti alla fine hanno provato simpatia per loro a causa della antipatia che causavano le reazioni violente e scomposte alle loro manifestazioni. Eppure il modo corretto di contestarli esisteva, senza bisogno di ricorrere alla violenza od alla volgarità, senza usare sputi e uova. Senza compiere le stesse azioni che, se fatte da altri, essi stessi sono i primi a deplorare.

Questa è una riflessione che scrissi quando l’onorevole scalfarotto definì “manifestazione moralmente inaccettabile” una manifestazione delle sentinelle in piedi:

Essere per la libertà di espressione e di parola significa anche rendersi conto che gli altri possono andare in piazza a dire cose che non ci piacciono e, tollerare, in nome della libertà di parola, che lo facciano. Essere per la libertà di parola purché le manifestazioni non siano per questioni che non condivido significa essere per la libertà di parola tanto quanto lo erano i capibastone fascisti. Anche sotto il fascismo eri liberissimo di manifestare per lodare Mussolini. E sinceramente di un ritorno del fascismo, stavolta in camicia hawaiana invece che nera, ne farei volentieri a meno.

Una piccola nota a marginer: se sei convinto di essere in guerra e di essere l’eroico partigiano che lotta contro i demoplutonazisatanisti poi non stupirti se in guerra il nemico lotta contro di te. E, se più abile, cattivo o violento, vince. La realtà non è un fumetto dove i buoni devono, per esigenze di copione, vincere sempre.

 

reato di negazionismo, una grande stupidaggine

Chi nega la Shoah o i crimini di genocidio, di guerra o contro l’umanità rischia da 2 a 6 anni di carcere. E’ quanto previsto dal ddl approvato al Senato che introduce l’aggravante del negazionismo alla legge Mancino. 134 i voti a favore, 14 i contrari e 36 gli astenuti. Il provvedimento torna ora alla Camera. Forza Italia non ha partecipato al voto e il Carroccio si è astenuto.

fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/03/negazionismo-ok-senato-al-ddl-che-introduce-aggravante-a-legge-mancino-si-rischiano-fino-a-6-anni-di-carcere/2693158/

Sinceramente: mi sembra una colossale cavolata, analoga al reato di “omofobia” previsto dal ddl Scalfarotto, un modo subdolo per introdurre i reati d’opinione. Essere idioti non è reato, credere che hitler non sia mai esistito neppure, che la II guerra mondiale sia stato un complotto di Hollywood per vendere film anche.  I reati per me sono aggressioni, violenze, ingiurie, comportamenti da perseguire sia che l’autore creda alla shoa, sia che l’autore non ci creda.

Senza considerare l’uso strumentale che se ne farà, come già capitato con la legge Mancino, per “chiudere il becco” contro pareri, leciti e legittimi, ma scomodi. Senza andare tanto lontano qualsiasi critica, ben argomentata e ben motivata, non volgare e non infamante, contro la Boldrini era un attacco a tutte le donne, contro la Kyenge invece era  razzismo. Le critiche, lecite e legittime, all’uso, da parte di Vendola e del compagno, dell’utero in affitto son state bollate come omofobia.

Un’altro effetto di questo disegno di legge, se approvato, sarà il poter permettere a tanti imbecilli di frignare: “mi censurano perché temono la mia verità”, cosa già sentita tante volte nel caso di ciarlatani pronti a vendere la cura meravigliosa contro tutto che piangevano di essere derisi e osteggiati dalla scienza ufficiale; vedi ad esempio il caso di Stamina, la commissione ministeriale e il TAR.

Più che il reato di “negazionismo” per me sarebbe meglio iniziare ad educare a “chiedere le prove” ad insegnare alla gente che è chi afferma a dover dimostrare(1), cosa, a mio avviso, molto più utile che il trasformare qualche imbecille in un martire del libero pensiero.

(1) Il classico trucco dialettico di tanti imbonitori è fare una sparata, ad esempio: “gli invisibili unicorni rosa esistono”, e successivamente chiedere chiunque non sia d’accordo la confuti, usando poi l’impossibilità di confutare come prova della verità dell’affermazione. In breve: siccome non si può dimostrare che gli unicorni rosa invisibili non esistono allora ciò prova che esistono.

 

Sdoganare il nazismo comportandosi da nazisti.

Hitler può avere perduto la guerra sul campo di battaglia, ma ha finito per ottenere qualcosa,” dice M. Halter. “Perché l’uomo del ventesimo secolo ha creato il campo di concentramento e risuscitato la tortura, e ha insegnato ai suoi simili che è possibile chiudere gli occhi davanti alle sventure degli altri.”
[Paulo Coelho, Manuale del Guerriero della Luce]

Su G+ si stava parlando dell’ennesima genialata degli opliti del bene {che volete} OdBcV, un registro, accessibile via web, in cui segnalare i cattivi che in un modo o nell’altro si oppongono alle idee degli OdBcV, Ovviamente i cattivi non possono essere semplicemente persone con idee diverse ma, nella migliore logica degli OdBcV e come insegna il “Goebbels-Beria – propaganda politica efficace”, devono essere fonte di ogni turpedine ed empietà.

Imho è una delle migliori zappe sui piedi per la causa che gli OdBcV dicono di voler sostenere, combattere i nazisti con i loro stessi metodi è il modo migliore per dimostrare che l’errore dei nazisti non era il comportamento ma la motivazione che giustificava il comportamento. Un ottima apologia di tali metodi e dei loro inventori. L’apologia del nazifascismo è anche questo, non solo lo scrivere uno stupido “viva il duce, viva il fuhrer”. Marchiare le persone è sbagliato se si fa per il motivo X ma è giustissimo se invece si fa per il motivo Y.  Il capo politico del partito Z che si lamenta dei giornalisti A, B, C commette attentati contro la democrazia o la difende a seconda di quanto piaccia o meno il partito Z. La “caccia al giornalista” è giusta se la fa Tizio, sbagliata se la fa Caio. La macchina del fango è giusta informazione se rivolta contro Tizio, “metodo Boffo” se invece viene preso di mira Caio.

Gli autori stessi del sito scrivono, chiaramente, nella pagina dove spiegano gli scopi del sito, che vogliono usare la marchiatura allo stesso modo dei nazisti, rendere le persone oggetto per starne alla larga, evitarle, emarginarle. Se non è apologia del nazismo quella…

Il creare un sito dove si possono denunciare pubblicamente i cattivi, con espressioni abbastanza ingiuriose, lo ritengo quindi, per i motivi sopra espressi, barbarie. Se qualche “cattivo” ha commesso reato o si ritiene lo abbia fatto, giudicarlo, e nel caso condannare, è la magistratura non un gruppo di autonominati paladini del ueb; quindi invece dell’equivalente digitale dello “scrivere sui muri” si prenda carta e penna e si vada a denunciare. Se invece il cattivo si è limitato ad esprimere le proprie idee senza commettere alcun reato, il reato, grave, lo state compiendo voi; sputtanare persone con espressioni ingiuriose sul web è reato, non è libertà di parola. E se per tale motivo verrete perseguiti, per favore non atteggiatevi a martiri della libertà di pensiero. Siete solo ultrà identici agli altri che volete condannare, l’unica differenza fra voi e loro son solo i colori della maglia.

PS

Come è capitato anche con le sentinelle in piedi, hanno fatto diffondere di più le loro idee le reazioni violente dei centri sociali e i tentativi di nazificare quattro persone che leggevano i libri. Quando c’è stata la protesta a Cagliari, protesta di 16 persone, SE_DI_CI, le foto della manifestazione sono state rilanciate continuamente da molti miei contatti su FB, per contestarle vero, ma con la controindicazione di diffondere anche le idee, delle sentinelle, che andavano a contestare. Si è parlato molto di quella che era una manifestazione di sole 16 persone e che senza la grancassa dei social non avrebbe meritato neppure un trafiletto nella cronaca locale.

 

se una regola c’è… forse c’è un senso.

Stavo leggendo la storia del ragazzo espulso da scuola per un piercing e tutto il casino che ne è sorto fra i duri e puri di legge&ordine e i rottami sessantottini de “la fantasia al potere”.

La questione, levata tutta la fuffa ideologica è questa: l’istituto alberghiero si è dotato di un regolamento, regolamento non deciso motu proprio dalla preside ma approvato dal collegio dei docenti, che recita:

«non è consentito il possesso di piercing, orecchini, acconciature di pettinature che non garantiscano l’assoluta igiene personale e la salvaguardia di ambienti salubri».

Norma che, a leggere grazie alla rete il regolamento di altre scuole ad indirizzo alberghiero, è una norma standard per quell’indirizzo di scuola. Anzi alcune scuole vietano proprio il possesso di piercing in vista durante le esercitazioni in sala o in cucina.

La questione non è quindi, come maliziosamente riportato, che la preside si sia inventata una norma sui due piedi e l’abbia applicata ad minchiam  o se sia partita in una crociata contro i piercing ma se e quanto i piercing  del ragazzo possano garantire l’assoluta igiene personale. Penso che il problema, per l’igene, sia il piercing sul naso.

Detto questo, quello che mi ha colpito è stata la reazione del padre, che guardacaso si è messo a fare da sindacalista del figlio (grassetti miei)

A scagliarsi per primo contro la dirigente è stato il padre del diciottenne espulso da scuola: «Se questa norma valesse in tutte gli istituti d’Italia, forse la metà dei ragazzi non potrebbe più andare a lezione. Direi che questa regola è fuori dal tempo: nel 2015 non si possono penalizzare i ragazzi per l’abbigliamento o per un piercing».  

Questa la risposta, che condivido, della preside:

Ma la preside dell’Alberghiero ha scelto la linea della tolleranza zero e non ammette deroghe al regolamento d’istituto che impone agli alunni “un abbigliamento consono e adeguato per l’ingresso a scuola. Stabilisce che non è consentito il possesso di piercing, orecchini, acconciature e pettinature che non garantiscano l’igiene personale e la salvaguardia di ambienti salubri”.  

Il padre non capisce, o non vuole capire, che la norma ha un senso e che è una norma specificatamente richiesta dall’indirizzo di studi scelto dal figlio. Per legge, prima che per decoro, in cucina e i sala sei obbligato a rispettare determinate norme igieniche fra cui le norme sull’abbigliamento, ed è giusto e sacrosanto che questo ti venga insegnato a scuola. Se vuoi lavorare in un settore sei tenuto a conoscere e rispettare le norme che regolano il lavoro in tale settore, se non vuoi rispettarle sei libero di non rispettarle però:

  1. Non puoi di certo pretendere che gli altri debbano giustificare o permetterti di esercitare tale scelta contro le norme.
  2. Non puoi di certo evitare le conseguenze delle tue scelte e delle tue azioni. Se vai contro la norma ti becchi le conseguenze.

Non vorrei malignare ma dalla dichiarazione del padre mi sembra di capire che il genitore non conosca le specificità dell’indirizzo alberghiero ma che, come spesso capita, pensi che la scuola alberghiera non sia una scuola che insegna una professione (ed a arzachena c’è bisogno di tali professionalità) ma sia un babysitting per adolescenti che dopo cinque anni rilascia un pezzo di carta. Questa è la maledizione degli istituti professionali, l’essere considerati parcheggi per studenti svogliati.

E il brutto della vicenda è proprio il padre, che invece di spiegare al figlio che nel mondo del lavoro occorre anche avere una certa professionalità e un certo modo di porsi lo incoraggia a contrabbandare come diritti i capricci. Insieme a tutti gli altri che si son buttati nei social a piagnucolare alla scuola fascista, al diritto allo studio(1) ed allo stato oppressore inneggiando alla fantasia al potere. Peccato che il lavorare implica anche degli obblighi e dei doveri, primo fra tutti quello di essere “professionale”, ed è meglio che questo ti venga insegnato da subito in casa e poi a scuola, altrimenti il contatto con la realtà sarà molto ma molto più traumatico. Se vuoi lavorare come lavoratore “professionale” ed essere considerato un lavoratore “professionale” devi comportarti da lavoratore “professionale”. Chi vieta lui di avere tutti i piercing che vuole fuori da scuola? Di comportarsi come vuole a casa? Nessuno.

Se però pretendi di comportarti come vuoi anche a scuola o al lavoro e fare anche lì quello che ti pare poi non piagnucolare e dare la colpa alla scuola od alla società se, nonostante un titolo “stiracchiato”, nessuno ti assume per fare da cuoco o da cameriere. Purtroppo le conseguenze delle tue azioni sono inevitabili (cit.). 

PS

Ho insegnato in un corso professionale per operatori alle macchine utensili, ivi, per regolamento (regolamento che si rifaceva alle norme di sicurezza) era obbligatorio quando si lavorava al tornio o ad altre macchine:

  • l’uso di scarpe anti infortunistiche.
  • l’indossare la tuta da metalmeccanico chiusa nei polsi e nel colletto.
  • niente orologi, catenine, foulard, cappelli lunghi sciolti.

e se non rispettavi il dress code non solo non accedevi al laboratorio ma ti beccavi anche una nota.

(1) Il diritto allo studio non è il diritto a scaldare un banco per 5 anni e avere un attestato ma implica anche il dovere di studiare e il dovere di permettere anche ai compagni di studiare.