Logica femminista

Stavolta il titolista del fatto si è superato con questo articolo

Violenza sulle donne, l’Italia è un Paese sessista. E i dati (che non ci sono) lo confermano

Sinceramente usavo la frase: “l’assenza di prove del gombloddo è prova provata dell’esistenza del gombloddo perché hanno occultato tutte le prove”, come frase umoristica.

Mi sa che mi devo ricredere…

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Penso che la proposta di legge del senatore Pillon abbia toccato più di un nervo scoperto, viste anche le reazioni isteriche alla proposta.

Stavo leggendo le varie mistificazioni; sui social è tutto un lagnarsi dell’aggressione alle donne che manifestavano contro. Peccato che quella sia una vera fake news;  Confrontiamo la stessa notizia in due siti:

fonte: https://www.ultimavoce.it/blitz-di-non-una-di-meno/
Insulti e spintoni per le donne che hanno partecipato al blitz di Non una di meno, organizzato giovedì 31 gennaio 2019 per contestare il senatore Pillon e la proposta di legge che porta il suo nome. Oltre a Non una di meno hanno preso parte alla protesta anche la rete DI.RE, Differenza Donna e Casa Internazionale.

La contestazione, cominciata fuori dalla mura della sala consiliare, si è trasformata in una vera e propria incursione quando le donne presenti al presidio sono riuscite ad entrare all’interno del I Municipio di Roma. Una di loro, armata della sua voce e di un cartello con su scritto “giù le mani dalle donne”, è stata insultata e strattonata da uno degli invitati alla tavola rotonda della Lega. “Ma nun me rompe er c***o” poi lo spintone. Immediato l’intervento di una giovane attivista che si è subito frapposta tra i due, ricevendo a sua volta uno spintone.  L’uomo anziché essere allontanato è tornato a sedersi indifferente al coro “vergogna ! vergogna!”  che ha animato la sala. Le immagini della violenza sono state riprese dalle telecamere dell’agenzia di stampa nazionale DI.RE


fonte https://www.lapresse.it/cronaca/ddl_pillon_alta_tensione_durante_la_manifestazione_di_non_una_di_meno-1099487/video/2019-01-31/
Quarantacinque minuti di protesta delle donne di Nonunadimeno contro il senatore leghista Simone Pillon, all’interno dell’aula del I consiglio municipale di Roma. “Giù le mani dalle donne. Nessuna mediazione”, hanno gridato le manifestanti, che si oppongono al disegno di legge sull’affidamento condiviso che porta la firma del leghista bresciano. Alta tensione tra le donne che stavano protestando con striscioni e cori e un partecipante al convegno: una di loro viene violentemente spinta e strattonata dall’uomo scatenando ulteriori proteste da parte delle manifestanti.

Cosa si nota dal confronto? la seconda notizia omette di dire che era in svolgimento un convegno e che le manifestanti hanno fatto irruzione per interromperlo ed inscenare le loro proteste. A leggere la seconda notizia sembra che ci sia stata una pacifica manifestazione e le manifestanti abbiano aggredito. Invece lo strappare il cartello è stata una reazione all’irruzione ed al tentativo di interrompere, con la violenza, il convegno.

Che dire? sto vedendo le stesse reazioni alle sentinelle in piedi; è giusto non condividere e confutare le idee delle sentinelle, è giusto considerarle retrograde, non è giusto vietare loro di manifestare pacificamente le loro idee, il farlo, imho, porta immediatamente dalla parte del torto. Per una sana democrazia è giusto che chiunque, sempre che rispetti le norme, possa manifestare liberamente per le sue idee, perché se inizi a discernere fra manifestazioni da permettere perché “moralmente accettabili” e manifestazioni da vietare perché “moralmente inaccettabili” apri la porta al totalitarismo; poi farlo virare dal “vietiamo le manifestazioni omofobe” al “vietiamo le manifestazioni antinazionali italiane” è un attimo.

 

Le viaggiatrici solitarie e la sicurezza Voglia di libertà ma a quale costo?

Sinceramente, sono articoli come questo, metà piangnisteo e metà recriminazioni, che mi portano a pensare che le donne siano “minus habens” incapaci di distinguere la realtà dai desideri.

Libertà fa rima con responsabilità; se vuoi essere libero devi anche essere responsabile tu di coprire il tuo culo. Non puoi pretende di essere libera e di avere dietro i salvatori che ti devono proteggere da qualsiasi stupidaggine tu faccia

Sorgente: Le viaggiatrici solitarie e la sicurezza Voglia di libertà ma a quale costo?

Uno zaino in spalla e via. Per sentirsi libere, per scoprire nuove frontiere, per approfondire un progetto di lavoro o semplicemente per rilassarsi e divertirsi. Esattamente come gli uomini anche le donne amano viaggiare da sole ma è innegabile che corrano più rischi per la propria incolumità, soprattutto se la scelta ricade su Paesi dalle tradizioni culturali restrittive nei confronti del genere femminile. Secondo una ricerca recente in Italia le cosiddette solo female traveller sono 517 mila, un dato in costante crescita. Il desiderio di vedere il mondo si scontra con la necessità di mantenersi integre. A differenza degli uomini bisogna misurare la lunghezza dei vestiti, l’ora in cui si esce, i posti che si frequentano.

invece gli uomini possono girare con gioielli ed orologi d’oro in vista nei quartieri malfamati; al primo cenno di pericolo arriva “superpatriarca” a difenderli. Certi posti sono pericolosi, il mondo non è il villaggio dei puffi. Viaggiare da soli può essere pericoloso, soprattutto se si vogliono seguire percorsi diversi dai percorsi turistici standard o dai posti sicuri. Sinceramente cosa si penserebbe di un lui, che per provare il brivido dell’avventura decidesse di andare con gioielli e orologio d’oro in vista a gironzolare di notte a scampia? Ecco, se fosse una lei non si parlerebbe di mastodontico idiota ma si parlerebbe di una vittima delle brutture del mondo e della cultura patriarcale.

(…)In Italia il pensiero corre a Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, che nel 2008 voleva attraversare undici Stati in guerra vestendo un abito bianco per portare un messaggio di speranza e pace. Fu violentata e uccisa in Turchia da un uomo che le aveva dato un passaggio.

E qui queste ci stanno benissimo questa e questa citazione

Bene. La signorina Pippa Pacca aveva deciso che il mondo (quale mondo? questo qui?) fosse diverso.Lo scopo della sua performance era quello di dimostrare che “e’ possibile girare in ogni luogo del mondo, anche i piu’ pericolosi, affidandosi esclusivamente alla bonta’ delle popolazioni locali”.

Cosa che, ovviamente, e’ falsa. Lo sapevamo prima e lo sappiamo adesso che ne abbiamo avuta un’altra conferma sperimentale. Non e’ vero che sia possibile girare sicuri in ogni parte del mondo. E specialmente non e’ vero che si possa fare nei luoghi piu’ pericolosi. [Uriel]

***

Chi si è lanciato dal quinto piano perché credeva che la forza di gravità è un concetto inventato per gestire qualche genere di complessità, (…), non è morto per un ideale: è morto perché era una mastodontica testa di cazzo. [Barbara]

 

Come spesso accade nei casi di stupro, questi fatti di cronaca provocano spesso nel sentire comune una colpevolizzazione della vittima. Della serie: se l’è cercata. Un caso emblematico è quello di Marina Mengazzo e Maria José Coni, due ragazze argentine di 21 e 22 anni, volontarie per un’associazione umanitaria, uccise nel febbraio del 2016 a Montanita una nota località di mare dell’Ecuador mentre intraprendevano il viaggio della loro vita.

Demistifichiamo: erano rimaste senza soldi e invece di chiamare a casa o chiedere aiuto alla polizia si son fidate di due perfetti sconosciuti. Son state imprudenti ed hanno pagato il fio della loro imprudenza. Spiace dirlo ma è la verità. Della vicenda ne ho parlato diffusamente qui.

Per rispondere al linciaggio da parte della stampa mondiale, non degli assassini ma delle assassinate, sui social media nasce la campagna #viajosola (io viaggio da sola), condivisa da migliaia di donne su Twitter. A lanciarla è una studentessa paraguaiana, Guadalupe Acosta, che si mette nei panni delle due coetanee scomparse e scrive su Facebook: «È solo da morta ho capito che no, per il mondo non sono simile a un uomo. Che morire è stata colpa mia. Sarebbe diverso se a morire fossero stati due giovani viaggiatori maschi. Ma se si è donna si minimizza. La storia è meno grave perché, chiaramente, me la sono cercata. Perché volevo fare quello di cui avevo voglia, non volevo stare a casa, volevo inseguire i miei sogni. Stai viaggiando da sola, sei tu la “pazza” e sicuramente ti succederà qualcosa».

Stai viaggiando da sola, sei tu la “pazza” e sicuramente ti succederà qualcosa». sì è vero: se ti metti in una situazione rischiosa corri il rischio di subire danni. Sinceramente queste mistificazioni mi fanno girare le scatole. Perché sono pericolose: bisogna avere il coraggio di dire che essere prudenti non è un errore, che la prudenza serve a proteggere il tuo culo e che devi essere tu il primo a volerlo proteggere. Le due si son trovate senza soldi e si son fidate di perfetti sconosciuti. Se foste genitori consigliereste a vostra figlia di affidarsi a perfetti sconosciuti che non hanno neppure un ruolo istituzionale come ad esempio i poliziotti? Affidarsi a sconosciuti, bere fino a non capire un cazzo, girare di notte per certe zone della città son comportamenti pericolosi. L’averli fatti non giustifica il carnefice, in nessun caso, ma spiega bene perché le vittime son diventate tali.
Per il resto, se una vuole concorrere per il premio darwin faccia pure, ma se lo vince si prenda tutti i meriti evitando di dividerli con la mentalità patriarcale.

sulla giornata contro la violenza verso le donne

Maria, nome di fantasia, era una ragazza del mio liceo, molto carina e poco interessata allo studio.
Si era messa con giuseppe, un teppistello sempre pronto a fare lo spaccone, temuto perché picchiava tutti e faceva il figo con la moto e perché era già stato in riformatorio. La solita microdelinquenza di periferia. E lei, di riflesso grazie al “chiamo a giuseppe e vi faccio picchiare” faceva da piccola “bulla”. Terra terra maria stava con giuseppe perché era figo e picchiava tutti, e lei poteva fare, via giuseppe, da baby teppista oltre che brillare di luce riflessa.

Peccato che, dieci anni dopo, maria si trovò ad essere una venticinquenne senza ne arte e ne parte; maria mollò la scuola a sedici anni, con un compagno, giuseppe, manesco e con due figli piccoli da mantenere. Maria capì che a sedici anni potevi bullarti che il tuo pivello picchiava tutti e faceva paura ai tuoi compagni a scuola, a venticinque anni scopri che non può picchiare il responsabile dei servizi sociali, non può spaventare un magistrato e che cercare una rissa con i carabinieri è un comportamento alquanto controproducente. La separazione fra i due fu un poco “conflittuale” anche perché giuseppe era uno abituato a menare prima di pensare.

Oggi molti parlerebbero, giustamente, di femminicidio, di stalking e di violenza maschile da parte di giuseppe, di victim blaming, verso la povera maria. Io invece parlerei, oltre che della “cattiveria” di giuseppe anche, e molto, della di stupidità di maria. Se scegli tu il tizio perché è uno che “si fa rispettare” e picchia tutti, se ti vanti di ciò, se usi il “chiamo a giuseppe1” come minaccia verso i compagni e chi non accetta i tuoi capricci, poi non stupirti se in casa ti trovi uno violento pronto a menare. Sei stata tu a sceglierlo e l’hai scelto proprio perché un teppista “che si faceva rispettare” e di rifletto “ti faceva rispettare”; una con la sindrome della crocerossina non va in giro a vantarsi che il ragazzo è stato due o tre volte in riformatorio, raccontare delle risse cui ha partecipato e usarlo come minaccia: “o mi dai retta o chiamo a giuseppe”.

Quello che ho notato che manca nella giornata contro la violenza verso le donne è una seria educazione al “vaffanculo” da parte delle signorine: ovvero prevenire: sfanculare da subito il teppistello e mandarlo al diavolo prima è sempre meglio di curare ferite fisiche e psicologiche dopo. Perché si possono fare tutti i pipponi moralistici che si vuole ma, imho, se non si mette in chiaro che deve essere, in primis, la donna ad evitare il testa di cavolo e non starci assieme sperando che il testa di cavolo sia lui a redimersi, l’anno prossimo rimaniamo punto e a capo. Se si parla di Maria come di una santa, non si capisce come, perseguitata da satana giuseppe, e non di una che ha fatto scelte decisamente sbagliate e che si trova a dover vivere le conseguenze di tali scelte domani ci saranno tante altre maria.

E “vittime” su cui fare il piagnisteo per le future giornate non mancheranno.

Per questo io penso che nelle giornate contro la violenza verso le donne servirebbe, più che piagnisteo e pipponi moralistici, anche serie campagne di prevenzione rivolte alle signorine, svelando alcuni segreti rivelati nei corsi di logica patriarcale:

-> la prudenza serve per evitare di finire in situazioni spiacevoli. L’imprudenza non giustifica il carnefice ma spesso spiega bene perché la vittima sia diventata tale. [istituzioni di logica patriarcale]

-> se scegli lo stronzo violento (e proprio perché stronzo violento) poi ti trovi a stare con uno stronzo violento [logica patriarcale]

-> uno stronzo violento si comporta da stronzo violento [logica patriarcale superiore]

Senza, spiace dirlo, ma le manifestazioni mi sembrano tanto le frignate senza senso di gente che ancora confonde la realtà con i loro desideri. Vivere nel villaggio dei puffi sarebbe puffissimo ma purtroppo non viviamo nel villaggio dei puffi.


  1. la proposizione “a” è un costrutto del sardo, brutalmente italianizzato; in sardo i verbi come vedere, chiamare quando si parla di una persona precisa richiedono la “a” davanti al nome. 

Cominciano i cortocircuiti…

Cominciano i cortocircuiti fra le categorie “oppresse” dal patriarcato; trans vs femministe. Sarà un bello spettacolo.

Sorgente: La transgender Sandra contro Birgitte, guerra degli spogliatoi in Norvegia

Birgitte vive a Stavanger in Norvegia ed è un’assidua frequentatrice del Sis Sportssenter. Un giorno, nel luglio del 2016, nota la presenza nello spogliatoio femminile di una persona con i genitali maschili e gli chiede se non avesse sbagliato stanza. «No sono una donna a tutti gli effetti e ho il diritto di stare qua» risponde Sandra, che ha cambiato genere senza operarsi grazie alla legge sull’identità sessuale approvata nel 2016. Una risposta che non cancella la sensazione di disagio di Birgitte che si rivolge ai dirigenti della palestra i quali le assicurano che gli uomini non possono entrare nello spogliatoio femminile. La ragazza si tranquillizza ma dopo qualche mese, a febbraio del 2017, incontra Sandra e, forte del parere già ricevuto, le chiede di andare via. L’altra scoppia: «Ma quale problema hai? Questi non sono affari tuoi. Io ho tutto il diritto di stare qui».

qui c’è un bellissimo cortocircuito; ha più ragione una donna che si sente a disagio a farsi vedere nuda davanti ad un “uomo biologico” oppure un “uomo biologico” che si sente donna mentale e che pertanto non vuole andare nello spogliatoio degli uomini biologici cis?

La campagna mediatica
Nel marzo 2017 Sandra fa causa a Birgitte per molestie. Il caso finisce sui giornali. Vengono pubblicati molti articoli di appoggio alla donna transgender: «Dove deve andare a farsi la doccia Sandra? Dovunque voglia farsi la doccia. Costringerla a frequentare lo spogliatoio maschile solo perché ha un organo genitale maschile sarebbe un abuso nei suoi confronti» scrive Karoline Skarstein sul quotidiano Stavanger Aftenblad. Sullo stesso giornale esce un articolo a firma del gruppo femminista Ottar in cui si chiede di considerare il bisogno di privacy delle donne. Ma la campagna mediatica non si ferma: Birgitte viene descritta come transfobica, intollerante, cattiva. Lei va in crisi ed è costretta a prendersi un congedo per malattia dal lavoro.

Vicenda decisa mediante ordialie a colpi di shitstorm; a furia di progresso si sta tornando al medioevo? Facciamo un bagno per ogni orientamento sessuale? Da notare anche il modus operandi: se provi disagio e lo manifesti non sei una persona che prova disagio, no, sei il cugino in primo grado di Hitler e diventi il bersaglio dei tanti giustizieri da strapazzo che impestano i social network.  Btw mi chiedo: se Birgitte fosse stata una islamica praticante sarebbe ancora dalla parte del torto oppure siccome più obbressa di un trans sarebbe passata dalla parte della ragione? Ai postumi (della sbornia) l’ardua sentenza.

Il processo
In tribunale Sandra è rappresentata da Legal Aid for Women che sostiene: «Se alle donne con il pene viene negato accesso agli spogliatoi femminili, quale spogliatoio dovrebbero mai usare? Se esistono degli spazi separati è perché le donne non si sentono al sicuro in una stanza con degli uomini, allora sarebbe strano costringere un gruppo di donne a usare gli spogliatoi maschili. Ricordiamo che le donne trans sono più a rischio di molestia delle donne cis (quelle che si identificano con il genere di appartenenza alla nascita ndr)». D’altro canto l’avvocato di Birgitte chiede che «sia considerato il disagio delle ragazze e delle donne che sono costrette a farsi la doccia accanto a una persona con genitali maschili».

“alle donne con il pene” ROTFL. Una domanda che sarebbe divertente da fare alle femminare nostrane è se nelle quote rosa son comprese anche le “donne con il pene”; penso si vedranno un bel po’ di capriole ed avvitamenti…

Assolta

La sentenza arriva il 12 ottobre. La giuria si spacca ma Birgitte viene assolta con due voti a favore contro uno contrario. Per lei, però, il calvario non è finito: «Quando le chiedo della palestra — ha scritto la femminista svedese Kajsa Ekman su Facebook — lei mi risponde che non usa più gli spogliatoi e si fa la doccia a casa. Aggiunge che molte altre donne hanno manifestato lo stesso disagio e si cambiano in bagno quando c’è la donna trans». Per Ekman, autrice di molti libri sui diritti delle donne, «i nostri spazi si sono ristretti, questa è la conseguenza della legge sull’identità sessuale. I sentimenti delle donne e la loro sicurezza non sono considerati importanti. Se una persona protesta viene trascinata in tribunale. È chiaro che queste leggi non hanno nulla a che fare con il femminismo». Lo scorso febbraio l’intervento di Ekman alla conferenza sulla pornografia e la prostituzione a Göteborg, in Svezia, è stato cancellato dopo che lei aveva espresso dubbi sul concetto di «genere come costrutto sociale e non biologico».

Se il genere è un costrutto sociale, la biologia viene messa in secondo piano; si arriva all’assurdo che una donna “donna” bianca venga superata, nella scala delle persone “obbresse” da un maschio bianco eterosessuale che si sente di essere una donna lesbica di colore. Purtroppo il “gender” è stato reso un dogma religioso e questo ha implicato l’allontanamento da l'”ecclesia” di chiunque metta in dubbio tale sacro dogma. Parafrasando nenni: a furia di voler fare i puri (politically correct) salta fuori qualcuno più puro che ti epura.
Facendo una battutaccia sessista patriarcale: si son comportate come il tizio che se lo era tagliato per far dispetto alla moglie…

Nazifemminismo

Ottimo articolo di the vision che spiega benissimo il nazifeminismo ed il suo modo di pensare: le donne sono sempre vittime e quindi hanno “ipso facto” sempre ragione…

Sorgente: Le false accuse di stupro sono il 2%. Per questo bisogna credere alle donne.

LE FALSE ACCUSE DI STUPRO SONO IL 2%. PER QUESTO BISOGNA CREDERE ALLE DONNE.
DI JENNIFER GUERRA 18 OTTOBRE 2018

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Quando esco la sera, tengo le chiavi strette in mano a mo’ di tirapugni. Se sul marciapiede vedo un uomo con un’aria poco rassicurante, attraverso la strada. Mi guardo in continuazione alle spalle. (…) che altro il fatto che siamo nel 2018 e una donna non può ancora sentirsi libera di tornare a casa di notte da sola per paura di essere aggredita. Ma forse mi sbaglio io.

Da uomo anche io avrei paura di attraversare certi quartieri di notte; siamo nel 2018 e non viviamo nel villaggio dei puffi, ma guarda un po’. Colpa del patriarcato ovviamente.

Invece, a quanto pare, sono i maschi quelli che non si sentono al sicuro, specialmente dopo che l’ennesima accusa di violenza sessuale – quella di Christine Blasey Ford al candidato repubblicano per la Corte Suprema Brett Kavanaugh – non ha avuto alcuna conseguenza. Eppure, la testimonianza tardiva, seppur credibile, di Blasey Ford, che è una docente di psicologia all’Università di Palo Alto, ha generato negli Stati Uniti la psicosi delle false accuse di stupro: a quanto pare gli uomini ora sono terrorizzati all’idea che, fra venti o trent’anni, qualche donna li possa accusare di stupro, con l’obiettivo di volerli rovinare economicamente o di distruggere la loro reputazione per vendicarsi di qualche torto subito in passato. (…)

Paragrafo che si capisce benissimo con il titolo dell’articolo: la donna se accusa di stupro ha sempre ragione e quindi chi teme di essere accusato di stupro lo è perché ha una colossale coda di paglia. Per fortuna la civiltà è andata avanti e, per condannare una persona, occorrono prove, un racconto verosimile ma non supportato da prove non basta. Blasey Ford che prove “prove” ha tirato fuori? Nessuna e senza prove non si dovrebbe condannare1.

Poi sull’essere terrorizzati dalle accuse “non provate” basta vedere la vicenda Brizzi in italia; trascinato nel fango e poi, ma molto dopo la condanna a morte tramite social, il tribunale l’ha assolto perché “il fatto non sussiste”. Oppure per tornare in america si può parlare della vicenda di Judith Grossman convinta che la donna che accusa avesse sempre ragione. Quando l’accusato è stato il figlio si è ricreduta. Parliamo anche della paladina italiana del #metoo? Quando ha assaggiato una cucchiaiata della sua stessa minestra, cioè accuse non dimostrate, si è resa conto che non era poi così tanto saporita…

A un anno dal #MeToo, ci siamo già dovute abituare a rispondere garbatamente che no, non c’è nessuna caccia alle streghe e nessuna deriva forcaiola. Se vi affacciate dalla finestra, noterete che non ci sono ancora teste di uomini impalati per strada solo per aver palpeggiato una donna in metropolitana. Ma soprattutto, consultando la lista di Vox delle oltre 250 persone, uomini e donne, accusati di comportamenti sessuali inappropriati, che vanno dai commenti volgari alla violenza vera e propria, ho rilevato che solo 37 hanno subito o stanno subendo un processo.

Faccio notare l’ampiezza delle accuse “dai commenti volgari alla violenza vera e propria”. Capisco che un commento volgare possa essere fastidioso ma da qui a renderlo equiparabile ad uno stupro c’è ne passa. Qui si sta facendo lo stesso giochetto del “femminicidio”; per aumentare i casi di femminicidio compendi non solo gli omicidi “passionali” ma anche quelli “non passionali”, come la tizia uccisa dal genero e dalla figlia per motivi di eredità, e le violenze “generiche”.

Tutto fa brodo per gridare all’emergenza. Da notare anche un’altra cosa: accusato non significa colpevole e, nel caso USA, accuse “deboli”, difficili da provare, difficilmente portano all’avvio di un processo. Vedi il caso di DSK, quando la credibilità dell’accusatrice è finita nel cesso, il processo è morto all’istante, ciò nonostante venne bruciato per il fondo monetario internazionale.

Per ora, le persone giudicate colpevoli sono solo due: un membro del congresso texano, Blake Farenthold, che ha usato anche soldi pubblici per pagare un patteggiamento, e Larry Nassar, un medico sportivo che ha abusato di più di 160 atlete, di cui molte minorenni, e che è stato condannato, secondo il sistema penale americano, a un minimo di 40 e un massimo di 175 anni di prigione. Nessuno è stato dichiarato innocente. (…)

Nessuno dei due è stato dichiarato innocente. Con il numero la frase sembra cambiare un poco di senso. Comunque che senso ha una statistica fatta su due casi? Sarei curioso quel 2% del titolo allora da dove salta fuori. Credo che la fonte sia questa.

La vicenda più simile a una falsa accusa è quella capitata ad alcuni sindacalisti i cui nomi erano stati inseriti in articoli apparsi su Buzzfeed e altre testate: Mark Raleigh e Caleb Jennings sono stati licenziati pur essendo risultati entrambi innocenti dopo un’indagine interna al sindacato. In ogni caso, parlare di deriva forcaiola o di caccia alle streghe come causa diretta del #MeToo è estremamente sbagliato: nessuna accusa di quelle che hanno seguito il caso Weinstein, finora, è risultata falsa per la giustizia americana.

Ma neanche vera visto che il processo è ancora in corso. E stanno iniziando a saltar fuori comportamenti “ambigui” dalle accusatrici. Il tizio ci tenta in ufficio e poi ti invita in albergo e tu, invece di sfancularlo, ci vai; o sei una ingenua da far interdire oppure sapevi bene cosa intendeva. Parliamo dell’italiana, lui ti stupra, tu ci stai per 5 anni e quando scoppia il casino ti accorgi di essere stata violentata. Serve un colosseo seminuovo?

Certamente, si potrebbe obiettare che se solo 37 persone su 252 stanno subendo un processo, significa che le restanti 215 accuse siano false. Ma i motivi per cui non si procede possono essere svariati: le testimonianze possono essere ritenute inconsistenti, il reato può essere caduto in prescrizione, le presunte vittime possono decidere di non essere pronte a sostenere un processo, oppure le persone coinvolte possono optare per il patteggiamento o per un accordo privato. Il fatto che la giustizia decida di non procedere non significa assolutamente che le accuse siano false, né che siano vere. E infatti in questi casi, come è giusto che sia in uno Stato di diritto, agli accusati non è successo niente.

Faccio notare il gioco dialettico: non significa che le accuse siano false, però il titolo dice che solo il 2% è falso quindi è probabile che siano colpevoli. Non funziona così nel sistema moderno si è colpevoli se viene dimostrata, in tribunale, la colpevolezza, altrimenti non si è colpevoli. Per 215 persone ci sono accuse “non provate” ergo ci son 215 persone accusate che sicuramente non saranno riconosciute colpevoli più quelli, dei 37 a processo, che non verranno riconosciute colpevoli.  Se quei 37 venissero condannati i colpevoli sarebbero al più il 15% non il 98%. Il resto son solo volteggi artistici di frittata.

Non c’è niente di cui avere paura, se non degli abusi sessuali. E soprattutto, non c’è nessun complotto femminista a danno dei maschi. Anzi, quello che sfugge a chi parla di deriva forcaiola è il fatto che per molte donne un’accusa di stupro non garantisce solo ricchi premi e cotillon in termini di fama e di denaro.

Beh certo è stata chiamata giudice a X-factor dopo esser finita nel dimenticatoio solo per le competenze musicali, chiamata dalla presidenta della camera come alfiera solo per le capacità politiche. Parliamo anche delle tante tornate a frequentare la d’urso? solo rimpatriate fra vecchie amiche…

Ad esempio, Rose McGowan è stata pedinata da ex-agenti del Mossad che sarebbero stati assoldati da Harvey Weinstein dopo che lei l’aveva accusato di stupro; le donne delle accuse di molestia a Trump sono state derise in diretta nazionale dal Presidente degli Stati Uniti durante la campagna elettorale; Christine Blasey Ford, la donna che ha testimoniato contro Brett Kavanaugh, ha ricevuto “incessanti minacce di morte” e non può tornare a casa in California dopo aver deciso di parlare pubblicamente dell’accaduto; Laurie Penny, autrice e giornalista femminista, ha ricevuto minacce di stupro e un tweet in cui ignoti annunciavano che le avrebbero fatto esplodere la casa dopo aver denunciato le molestie online di cui era vittima.

Posso invece Jimmy Bennett , che ha accusato LEI (il bersaglio n° 1 del mossad), è stato portato sugli scudi e festeggiato in ogni dove, vero? Weinstein stesso è stato aggredito da un giustiziere da strapazzo…

Appellandosi al “garantismo” e alla “presunzione di innocenza”, spesso si parla a sproposito di “condanne senza processo”. Mi sembra evidente che, nonostante le femministe cattive, lo Stato di diritto sia ancora in vigore e che nessuno sia stato condannato senza passare dal tribunale dopo un’accusa di molestia. Se prendiamo, ad esempio, il caso di Fausto Brizzi, dopo l’accusa “mediatica” su Le Iene da parte di diverse aspiranti attrici e le denunce penali presentate da tre di esse, la procura ha chiesto l’archiviazione del caso perché il fatto non sussiste. Questo non prova che Brizzi sia innocente, né colpevole, ma è stato scagionato e intanto le riprese del suo nuovo film sono cominciate senza alcun problema.

E qui parte di default la bestemmia. “il fatto non sussiste” significa che quanto detto non è avvenuto, quindi di cosa potrebbe essere colpevole? Poi, adesso che è uscito il verdetto del tribunale è stato riabilitato ma prima non si son avute remore a lanciarlo nel fango. Senza prove non si può condannare.

Si potrebbe discutere di quanto sia opportuno denunciare un abuso in Tv o sui giornali prima ancora che alla polizia, ma non è giusto nemmeno dire che questi casi debbano essere taciuti dai media per tutelare la privacy o la reputazione degli accusati. Il diritto di cronaca esiste e va tutelato, e l’unico processo che viene fatto senza tribunale, per ora, è quello alla vittima: troppo promiscua, troppo poco vestita, troppo ubriaca, interessata alla carriera.

E di grazia chi pronuncia la sentenza? Brizzi è stato trattato allo stesso modo, Bennet lo stesso. Ho letto tantissimi messaggi di gente che difendeva Asia sostenendo che lui ci stesse, che se fosse capitato loro sarebbero stati felicissimi, che Bennet lo faceva per visibilità etc. etc. Ho visto la stessa merda che gira per le accusate di stupro, e l’ho vista rilanciare sia da pisellomuniti che da vaginamunite.

E pensare che non essere accusati di molestia, basterebbe trattare le donne con rispetto. Ma forse mi sbaglio io. Intanto, stasera, torno a casa con le chiavi in pugno.

Quindi Brizzi non è stato rispettoso? il bersaglio n° 1 del mossad è sempre stata rispettosa con Bennet2?

Articoli come questo mostrano impietosamente sia come tante siano convinte di avere sempre la verità in tasca e di come vogliano usare tale verità per “mangiarci sopra”. Imho articoli simili, excusatio non petita, sono il canto del cigno del #metoo.


  1. I teoremi, il “non poteva non sapere”, il siccome lo fanno tutti allora l’ha fatto anche lui son bestialità da epoca oscura. 
  2. Vabbè essendo un pisellomunito è stronzo di default e quindi può accusare falsamente. 

il ddl pillon e il babbomat

Devo dire che se qualcosa fa girare enormemente le scatole alle femministe molto probabilmente è una buona cosa. Mi riferisco in particolare alle indiscrezioni sul DDL Pillon riportate dalla stampa; dalle reazioni isteriche che sto leggendo penso che lui abbia toccato un nervo dolente e che rischi di far cascare tante rendite di posizione.
Sto vedendo due coppie di amici che stanno affrontando separazioni, purtroppo con figli abbastanza piccoli, e ho visto quanta “litigiosità” e quanto “sbilanciamento” ci sia verso la donna soprattutto se madre.

fonte: https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/11/ecco-perche-la-riforma-del-diritto-di-famiglia-e-una-follia-senza-sens/39384/

Il poveruomo italiano sopravvissuto alle streghe del MeToo è ora pronto ad un’altra e ben più impegnativa battaglia, cioè quella di rimettere a posto le sue ex – quelle che ha sposato si intende, le altre non fanno testo – e le loro pretese predatrici su figli, soldi, case. Sui social si festeggia il disegno di legge del senatore Simone Pillon, co-firmato da Cinque Stelle e Lega e presentato ieri al Senato dove ha iniziato il suo iter in Commissione Giustizia. Il nocciolo è l’abolizione dei vecchi alimenti, la cifra fissa che veniva concessa all’affidatario dei figli, cioè generalmente la madre, per sostituirli col pagamento diretto delle spese a piè di lista detto anche mantenimento diretto. I firmatari della legge ammettono che la scelta è avvenieristica, che il mantenimento diretto non esiste in alcuna parte del mondo tranne California, Belgio e Stato di Washington, ma perché non osare l’avanguardia? E non dite che è difficile paragonare l’Italia con Paesi a piena occupazione femminile. Se le italiane separate non hanno lavoro che vadano a lavar le scale, se ne gioverebbe anche il contingentamento delle colf di origine moldava, rumena, polacca.

Guarda guarda è tutta una questione di soldi; prima cosa: gli alimenti sono parte per la ex moglie e parte per i figli, non sono una cifra forfettaria data alla ex moglie. A pensar male si potrebbe dire che mente con gli alimenti, fissi e senza obbligo di rendiconto, prima mammà poteva tenere la piccola cinderella a pane e cicoria mentre lei andava al parrucchiere ed al centro benessere con le amiche, con i rimborsi a piè di lista questo non si può fare o meglio diventa più facile dimostrare che mammà spende male i soldi.
E volendo fare il cattivo fino in fondo: una che non è capace di predisporre una lista di scontrini per i rimborsi, che possibilità lavorative potrebbe avere?

Buffo anche il sopravvissuto alle streghe del MeTù; mi sa che le streghe grazie alle loro strategie sopraffine si son fatte fuori da sole. Come mai non si parla più dell’eroica battaglia di Oceania Platino contro i cattivissimi orchi che pagano gli assassini del mossad?

L’abolizione degli alimenti, infatti, comporta una bizantina costruzione giuridica davanti alla quale anche i più determinati si arrenderanno. Per suddividere le spese a metà anche i figli devono essere divisi a metà: tempi equidistanti tra le case dei genitori separati. Il coniuge che resta nella ex-casa famigliare dovrà pagare l’affitto all’altro. Le decisioni di vita quotidiana le prende il coniuge che in quel momento ospita: vuoi saltare nuoto? Se sei da mamma è no, se sei da papà va bene (così mi risparmio l’accompagnamento, o viceversa). Le scelte importanti come scuola, studi, vacanze, invece devono essere condivise in un piano genitoriale – una specie di piano quinquennale dell’educazione del pupo – e nel caso di conflitto arriverà un coordinatore genitoriale a sbrogliare le cose oppure a decidere d’autorità.

e l’alternativa quale sarebbe? uno decide tutto e l’altro fa da babbomat? Il figlio è di tutti e due o solo di mammà? Beh se è solo di mammà tutti i soldi li può mettere solo mammà. Alla fine le argomentazioni contro il decreto Pillon, stringi stringi si riducono a: “non toccateci li soldi…” Questo paragrafo è emblematico di si intenda il rapporto: rogne a metà, onori solo a me.

Comunque, se fossimo un altro Paese, se fossimo un altro tipo di madri, verrebbe voglia di adottare la strategia del pop-corn, fare ponti d’oro alla riforma e stare a vedere questi ex-mariti italiani alle prese per quindici giorni consecutivi con uno o due bambini fra i tre e i sei anni ma anche fra gli undici e i quindici, godendoci con i piedi sul divano il pensiero delle loro giornate

Quindi i padri non son capaci di gestire i figli. Per quello servono le madri. Ok, quindi le madri è meglio che non abbiano lavori “importanti” ovvero (tanti $$$) che richiedono impegno visto che devono gestirsi i pargoli considerato che i padri son degli impediti totali. Ehm…

Un capitolo a parte della legge riguarda le sacrosante preferenze del bimbo tra Genitore Uno e Genitore Due. Non potrà averne, soprattutto in fase di separazione. Se punterà i piedi col Genitore Uno per rifiutare il quindicinale trasloco dal Genitore Due che magari sta in un altro quartiere, lontano dai suoi amici, o forse non gli piace tanto perché strilla troppo e ogni tanto alza le mani, si rischia di incappare nella fattispecie dell’articolo 18. Servizi sociali, ordine di protezione, Genitore Uno interdetto, affidamento a casa-famiglia nelle situazioni più gravi. Su questo, davvero, servirebbe un lungo e serissimo discorso perché la legge dà per scontato che se un figlio ha problemi con un genitore la colpa è dell’altro «pur in assenza di specifiche condotte» di ostilità o denigrazione. Chi conosce un po’ i bambini sa che si solito i motivi di rifiuto sono concreti, solidi, legati a conflitti di cui gli adulti responsabili dovrebbero farsi carico invece di negarne l’esistenza per riversare ogni colpa sulla malignità dell’ex.

I figli non sono un’arma impropria da usare nelle beghe degli adulti stop. Nei divorzi, combattuti, ci son abbastanza casi di orrore. Meglio intervengano figure specializzate a far chiarezza.

Comunque, se fossimo un altro Paese, se fossimo un altro tipo di madri, verrebbe voglia di adottare la strategia del pop-corn, fare ponti d’oro alla riforma e stare a vedere questi ex-mariti italiani alle prese per quindici giorni consecutivi con uno o due bambini fra i tre e i sei anni ma anche fra gli undici e i quindici – la sveglia, gli orari, gli accompagnamenti, i rientri pomeridiani, la febbre, le lavatrici, le manate di Nutella sulla giacca appena stirata, le visite a nonna – godendoci con i piedi sul divano il pensiero delle loro giornate. Purtroppo veniamo da una cultura latina e non ce la facciamo proprio. Abbiamo altresì il timore che questa salomonica divisione di tempo, lavoro di cura, soldi, alla fine funzioni solo per i soldi perché già immaginiamo la telefonata quando il padre devoto scoprirà che i bambini allagano bagni e sfasciano telecomandi la sera della partita, che gli adolescenti fanno sega a scuola e rubano alcolici: «Vieni a prendertelo, prima che lo ammazzi», un classico.

come se i padri non siano mai stati giovani e vivano su marte, diano due botte e ripartano per marte. Ho visto e conosciuto ottimi padri e pessime madri. Trovo comunque buffo che molte femministe, che protestano contro gli stereotipi della donna moglie&madre, quando convenga ritirino fuori gli stessi stereotipi.  Se qualcuno ripetesse quanto dicono, ovvero che le donne devono essere soprattutto madri e che senza il supporto economico del coniuge sono “morte”1, in qualche ambito che non riguarda il divorzio sarebbero le prime a sbranarlo vivo.

Per il resto vedo tanto buon senso: giusta la divisione delle spese e l’obbligo della rendicontazione. Oggi se mamma si spende in creme&amiche i soldi che il padre versa per il piccolo pierfiliberto il padre non può mettere il becco.

Risolve anche la stortura della casa: se la casa, magari di proprietà di lui, viene affidata a lei perché non considerare un “affitto equivalente” o un contributo da parte di lei, ancorato ai prezzi di mercato? Anche il mediatore familiare: può essere utile; lo scopo della legge è tutelare il minore non garantire “armi improprie” ai coniugi.

PS

Una prova di quanto quel decreto stia toccando nervi scoperti è legata ai tentativi di character assassination di Pillon, che può anche essere un cattobigotto della peggior specie ma ciò non toglie che quel DDL abbia un senso. Considerato anche i tentativi di spiegare perché non sarebbe opportuno; il “si dovranno fare rendiconti” lo vedo come una solenne zappa sui piedi più che come una argomentazione valida.


  1. aspetto con ansia quando verranno tirate fuori queste dichiarazioni in ambiti diversi dal divorzio. Si ripeterà quanto successo con il caso di Oceania Platino; tante giacobine che urlavano “sangue! sangue! dagli al molestatore” in piazza che si scoprirono di botto più garantiste di Cesare Beccaria lanciandosi in arditi tripli salti mortali carpiati per giustificare il voltafaccia… 

Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Sorgente: Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Nella prossima edizione di Miss America non ci sarà la tradizionale sfilata delle concorrenti in costume da bagno. Una scelta dettata dall’onda lunga del movimento #MeToo che si promette di cambiare strutturalmente il concorso per eleggere la reginetta degli Stati Uniti.

Non chiamatelo concorso di bellezza. Miss America dice addio alla sfilata delle sue concorrenti in costume da bagno e abbraccia la rivoluzione dell’empowerment femminile iniziata con il movimento #MeToo a seguito dello scandalo Weinstein nell’ottobre 2017.

Non è un concorso di bellezza e quindi su cosa si baserà la scelta della rappresentante delle donne americane? Chi dovrà sceglierla? Imho diventerà un noioso festival del politically correct dove si ripeterà a iosa la storia che bisogna apprezzare le donne per il loro cervello e non per il corpo e bla bla bla bla…
Cioè io le interviste alle future miss italia le trovo penose, è un concorso di bellezza, chiedere ad una aspirante reginetta cosa sia un integrale è assurdo come il pretendere che per passare analisi 1 si debba avere almeno una quarta naturale.

“Non giudicheremo l’aspetto esteriore, vogliamo che più donne possibile sappiano di essere le benvenute in questa organizzazione”, ha detto ai microfoni di “Good Morning America”, celebre trasmissione di casa ABC, Gretchen Carlson, presidente di The Miss America Organization. (…)

Ipocrisia? Tutt’altro. Quello che Carlson sta cercando di fare è trasformare il concorso di bellezza nato nel 1921 ad Atlantic City con una sfilata in costume da bagno, in un concorso per eleggere la rappresentante delle donne americane a prescindere dall’aspetto esteriore. E dunque “più spazio ai loro talenti, alle loro intelligenze e alle loro idee”. (…)

Allora non chiamatelo concorso di bellezza.

Un cambiamento che però potrebbe trovare il primo grande ostacolo nell’organizzazione stessa del concorso. Miss America infatti è l’atto finale dei vari concorsi che eleggono le Miss nei singoli stati e non è detto che a livello locale la rivoluzione venga appoggiata. Si può dunque rischiare il paradosso di dover eleggere su criteri non estetici delle reginette di bellezza chiamate a sfoggiare talenti e idee che magari non hanno.
Senza dubbio la strada è lunga ma quel che è certo è che qualcosa si sta muovendo nella macchina della Miss America Organization: da quando Gretchen Carlson è stata nominata presidente nel gennaio 2018, anche come reazione ai commenti misogini dell’ex direttore esecutivo Sam Haskell, le quote rosa sono decisamente aumentate visto che ben sette dei nove membri del board sono donne. (…)

A numeri invertiti probabilmente starebbero ad urlare al maschilismo ed al patriarcato oppressore dall’alaska al golfo del messico.

Ma chi comanda, in uno spettacolo televisivo, è l’audience e dunque negli anni ’90 l’Organization ha indetto un sondaggio tra i telespettatori per far decidere loro se mantenere o meno quella parte dello spettacolo. Il risultato? Nel 1995 i due terzi hanno votato per conservarlo all’interno del concorso.
Oggi, che la loro opinione in merito sia cambiata o meno, dovranno mettersi il cuore in pace: Miss America non è un concorso di bellezza.

Se riescono a trovare finanziamenti e sponsor buon per loro. Poi se i telespettatori scappano, perché invece di un concorso di bellezza si trovano una via di mezzo fra un dibattito stile cineforum anni ’70 e una lezione di diego fusaro, e dietro di loro gli sponsor almeno non abbiano il cattivo gusto di dar la colpa al patriarcato delle conseguenze delle loro stronzate.

Piaccia o no i concorsi di bellezza son per vedere gente “bella”, son sfilate di manzi e di manze. Certi comportamenti mi sembrano ingenui. Cioè non è che se levi le playmate da playboy e ci piazzi un paio di vecchie carampane a discettare di filosofia teoretica, trasformi i lettori di playboy in coltissimi filosofi, molto più probabilmente farai chiudere quella testata.

La gente compra quello che vuole comprare, non quello che tu vorresti comprasse. E se non riesci a capirlo sei una pippa di commerciale indipendentemente dal tuo sesso.

Giornale scritto da donne per donne

Stavo leggendo della polemica di Michela Murgia1 contro la stampa. La Murgia sta pubblicando su twitter i messaggi dove conta quanti editoriali ed articoli in prima pagina son pubblicati da persone dotate del cromosoma Y e quanti invece da persone che non ne son dotate.

Il tutto ovviamente condito con accuse di discriminazione nei confronti delle double-X2.

La domanda che mi son posto è stata: ma se è convinta che le donne siano discriminate nello scrivere di politica o editoriali dove commentano l’attualità perché non fondare un quotidiano con redattriced editorialiste e lanciarsi nel mercato? D’altronde anche molti artisti famosi, per essere liberi di esprimersi come meglio pareva e piaceva a loro, si son fondati la loro casa di produzione o la loro casa editrice; cosa ci vuole a raccogliere un gruppo di giornaliste “di punta”, trovare dei finanziatori ed andare sul mercato? Mica si sta parlando di gente senza ne arte e ne parte e facilmente ricattabile; se sei una giornalista di grido hai molto più potere contrattuale rispetto ad una cassiera od una donna delle pulizie.

Fare qualcosa di reale e di concreto è facile ed è possibile; perché invece di farlo si preferisce frignare: “uhè uhè non pubblicano i miei deliri articoli perché nessuno se li incula mi discriminano in quanto donna”.

Imho perché è molto più comodo frignare e strappare qualche beneficio inducendo sensi di colpa, che fare realmente sporcandosi le mani e rischiando in prima persona. Però questo comportamento alla lunga rimane controproducente. Rimane controproducente perché da una parte rafforza l’idea che “il frignare che mi discriminano” sia solo un piagnisteo per avere vantaggi extra. E questo danneggia soprattutto chi realmente piange la discriminazione, perché non verrà creduto.

Seconda cosa porta le persone a chiedersi: hanno pubblicato l’editoriale di Tizio perché è capace o solo perché oggi è il turno del “transgender tendente al cisgender da sinistra con una spruzzata di queer, due fettine di bisex e un’oliva (cit.)”.

Terza cosa: se l’unico bollino di qualità è l’essere un doppioX allora se la prescelta è doppioX allora è di qualità. Questo il ragionamento che ha portato la Casellati al senato.

Occhio che indurre troppo senso di colpa è pericolosissimo, alla fine uno a furia di dover convivere con quelli ingiusti arriva al punto di sbattersene ed ignorare anche quelli giusti. Si è visto nei casi in cui, a problemi esistenti si rispondeva “dici questo solo perché sei razzista”; un boom del KKK et affini.

PS

Quanti non-doubleX ci sono come assessor* e ministr* alle pari opportunità? Ho visto poche battaglie per questa discriminazione; se 50% deve essere sempre allora 50% sempre, nel bene e nel male…

Anche perché quote + gender significherebbe dover garantire pari visibilità a qualunque dei 70 e passa tipi gender; i quotidiani andrebbero stampati in corpo 4 su fogli A0 e gli editoriali limitati a 140 caratteri.


  1. Diciamo che talvolta ha mostrato di essere poco diplomatica nelle sue esternazioni… 
  2. dunque se ci son da fare discriminazioni a favore, il gender viene immediatamente catalogato come “enorme mucchio di cazzate” e i benefici diventano riservati solo alle doppio-X certificate, gli Y fuori anche se hanno le tette e si sentono più donna di una doppio-X. 

perché una donna premier?

Stavo leggendo questo articolo sul totopremier: Governo, ipotesi donna premier. Il Colle pensa a Elisabetta Belloni – Politica – L’Unione Sarda.it

Mi chiedo: che senso ha annunciare il sesso di chi verrà nominato dal colle? Invece di parlare di esperienza di governo, di capacità e di competenze si parla solamente del sesso del futuro, ipotetico, incaricato. Quasi che il possesso di una vagina renda, ipso facto, un essere superiore.

In questo vedo una sottile discriminazione verso le donne, considerate non per le loro competenze e capacità ma solo per il mero possesso della vagina. E la domanda anche se non esplicitamente si porrà: ma è stata scelta solo per motivi legati al politically correct?