speculare sull’indignazione per far soldi

Stavo leggendo quest’ottimo articolo de linkiesta che spiega bene il perché della nuova caccia alle streghe scatenata nei media statunitensi. L l’indignazione fa vendere e vendere bene e più un gruppo è pronto all’indignazione più diventa appetibile. Adesso il gruppo che va per la maggiore è quello delle femministe oltraziste, quelle per le quali qualsiasi cosa non vada loro a genio è una molestia. Alle notizie sulle molestie cliccano, rilanciano e danno tanta visibilità. Logico che adesso vengano “coccolate” da chi, cinicamente, ha intenzione di speculare su di loro.

L’articolo de Linkiesta alla conclusione lo spiega benissimo:

(…)I puritani di Twitter, che hanno nell’HuffPost la loro personale Scientology, non hanno dubbi: forti di una concezione della donna come essere indifeso – questa si, discriminatoria –incapace di mandare affanculo il porco di turno o di rifiutare una avance senza uscirne traumatizzata a vita, esultano per quella che definiscono una “salutare purga” (“healthy purge”) senza nemmeno sapere di citare Stalin.
E ora, con le torce già accese, puntano dritti verso il cinghialone, quel Woody Allen che gli è sempre sfuggito e che, finalmente, si preparano a dare alle fiamme.

L’attuale caccia agli stregoni, quindi, non è che una grande operazione commerciale per cui Weinstein non è stato che un pretesto, operata dai media per far fruttare una delle bolle più numerose, e quindi più ricche di tutte: la bolla femminista(…)

Sono anni che i media – nell’accezione più estesa che oggi può avere il termine – spendono le loro maggiori risorse nel favoreggiamento sistematico di ogni possibile forma di indignazione, cercando di trasformare lo sdegno in views, likes, copie vendute
Di diritti e dignità femminile, di proposte concrete a favore dell’emancipazione delle donne reali, non importa nulla a nessuno, così come a nessuno importa della differenza tra molestia e avance sottolineata dalla Bellucci: quello che importa è che sempre più donne si indignino senza il beneficio del dubbio, e leggano in massa articoli zeppi di pubblicità di make-up o reggiseni dove le donne vengono usate come attaccapanni, su siti internet o giornali gestiti in larga parte da uomini, a loro volta controllati da gruppi finanziari diretti esclusivamente da uomini.

E questo causa due problemi: il primo è che parte una escalation dove per vendere di più devi indignare di più e questo porta ad abbassare l’asticella fino a spedirla sotto zero. Se prima era uno scandalo il “o me la dai o scendi” di Weintein adesso una chiamata “ciao, come stai?” viene ingigantita fino a diventare una questione di stato. Con la logica conseguenza che il rumore generato coprirà il segnale di chi è stata veramente molestata e può dimostrarlo in tribunale. Se tutte son state gravissimamente molestate allora nessuna è mai stata molestata.

La conclusione dell’articolo è chiara e sconfortante:

Abbattere carriere che hanno contribuito in maniera fondamentale al progresso culturale di una comunità sulla base di un’intervista anonima, di un ricordo inverificabile di 15 anni fa, pur di ottenere il retweet. Affogare in un oceano di indignazione i colpevoli acclarati con quelli che perlomeno avrebbero diritto a un processo per avere in cambio un cuoricino. Tutti colpevoli, che tra poco vorra’ dire nessun colpevole.
A chi si permette di avanzare un dubbio, rispondono che certo, forse nella lista di proscrizione ci sono anche innocenti, ma si tratta di un danno necessario per permettere ad altre donne di venire allo scoperto. Siamo alla fucilazione indiscriminata. Stalin, per l’appunto.
C’è da sperare che qualche filologo non scopra scandalose avance di Newton o Galileo all’indirizzo di una donna o uno studente: altrimenti, con l’aria che tira, sarebbero capace di bandire la legge di gravità o di vietare il sistema Copernicano. Benvenuti nel sedicesimo secolo.

Giova ricordare a tanti novelli robespierre che anche l’incorruttibile lasciò la sua testa nella ghigliottina1.

C’è anche un’altro problema, problema non trattato dall’articolo ma che ho notato capitare di frequente; i molti che campano di indignazione ed a parole lottano contro ciò che causa indignazione, nei fatti, si guardano bene dal risolvere effettivamente il problema. Per giocare ai piccoli san giorgio serve un drago (possibilmente di cartapesta e non pericoloso). Con il risultato di far sprecare tempo e risorse per andar dietro alle loro paturnie. E con il rischio che quando la gente si stufi dei loro capricci insieme all’acqua sporca finirà a volare fuori dalla finestra anche il bambino, ovvero le giuste richieste di partenza.

Un esempio è la politica italiana ed il fascismo. Oramai il neofascismo è un movimento marginale2, con percentuali risibili, perché l’urgenza della legge fiano? O l’ANPI che si spreca a chiamare fascista qualsiasi cosa non le vada a genio?

 


  1. e se qualcuna accusasse babbo di averci provato o qualcuno accusasse la figlia di aver procacciato per il porco? Da santa a puttana il passo è breve, molto molto breve. 
  2. chiariamoci: quelli che si dichiarano apertamente neofascisti e mirano a sovvertire lo stato con la violenza. Non tutti quelli che, da una qualche unica vera sinistra autentica DOC (diffidate dalle imitazioni), vengono chiamati fascisti. Altrimenti in italia il fascismo sarebbe già al 103,18% degli elettori. 
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50 sfumature di marrone…

Stavo seguendo su twitter la vicenda di Asia Argento e di Weinstein (qui).

Sinceramente: vicenda abbastanza squallida sotto molti punti di vista. Però ci sono alcuni punti che mi impediscono di solidarizzare con la presunta1 vittima contro il presunto carnefice;

Prima cosa, donne pronte ad usare la F per fare o per velocizzare la carriera non son rare nella storia del cinema. Che poi una, figlia di un regista e che quindi ha avuto contatti con quel mondo da bambina, si ritrovi a 21 anni ad essere “ingenua e terrorizzata” mi sembra una ipotesi abbastanza inverosimile. Non stiamo parlando di una contadinotta quattordicenne del primo dopoguerra sempre vissuta in campagna da quando è nata e che il mondo l’ha conosciuto solo grazie alle riviste patinate. Il mondo è piccolo e le voci, anche se non diventano accuse formali, girano. Sarò cinico ma all’ingenuità non ci credo molto.

Seconda considerazione: adesso la denuncia della Argento, di essere stata violentata vent’anni fa, è una denuncia difficilissima da provare; a meno che non salti qualche filmato clamoroso o qualche prova inconfutabile che inchioda è semplicemente la parola di lui contro quella di lei. E il sogno bagnato di molte di dar credito alla presunta vittima, invertire l’onere della prova e condannare il presunto carnefice a meno che non riesca a provare inconfutabilmente la sua innocenza è il modo migliore per partorire mostruosità giuridiche da medioevo2.
Che poi da “porco! dimostra che non sei stato tu a stuprare” a “strega! dimostra che non sei stata tu ad ammaliare” il passo è breve, molto, molto breve.
Un altra cosa, legata, al ritardo. Potrebbe anche essere che le accuse tardive siano anche un mettere le mani avanti per evitare accuse di omertà e/o complicità; accuse capaci di trascinarti nello stesso pozzo cui sta finendo il tipo.

Terza considerazione: la solita lagna della merda nei social. Piaccia o no i social sono uno specchio che riflette e mostra la società; là fuori è pieno di gente che pensa che una stuprata sia una che l’ha cercata in ogni caso, frustrati che attendono simili occasioni per vomitare merda su tutto e tutti. Così come è pieno di zerbini che si vergognano di tutto e di più per elemosinare due like e un retweet in più. Che una fogna sia zeppa di stronzi mi sembra solo una “non notizia” buona solo per il click baiting.

Quarta considerazione: come al solito si oppone il “victim blaming” a chiunque non sposi incondizionatamente la tesi della presunta vittima. Gli insulti sono inaccettabili ma trovo sia vigliacco parlare di “victim blaming” anche nei confronti di chi, senza insultare, avanza qualche dubbio come: “ma perché poi ci sei stata per cinque anni”, “perché denunciate tutte adesso, solo ora che è scoppiato lo scandalo?”.  Capisco che in america si ha l’impressione che basti formulare una accusa di stupro, abbastanza verosimile, per essere inappellabilmente condannati, ma in italia per fortuna ancora non dovrebbe essere così; dovrebbe essere l’accusatore a dimostrare la validità delle sue accuse e non l’accusato a dover dimostrare di essere innocente2.

Quinta considerazione: ricordo il caso di Dominique Strauss Kahn; anche quando saltò fuori lo scandalo dell’accusa di stupro della cameriera, ci furono alcune che “ricordarono” molestie. Ricordi che poi non ebbero seguito e vennero rapidamente “dimenticati” quando la vicenda si sgonfiò a causa dell’inattendibilità della presunta vittima principale.


  1. uso il termine “presunta” in quanto, a parte le accuse di lei, sulla specifica vicenda non son ancora saltate fuori prove e/o riscontri. Il tizio può anche essere un grandissimo puttaniere, il più grande puttaniere della storia ma ciò non prova che abbia violentato anche in questo caso. 
  2. il caso di Judith Grossman è emblematico; avvocato femminista radicale si è ricreduta quando nel tritacarne è finito il figlio. E fu così che si accorse della barbarie di dar credito sempre e solo alla presunta vittima in spregio alla presunzione di innocenza. 

Cortocircuiti…

Quando avevo letto questa notizia: Censimento inglese niente sesso maschio o femmina per non urtare trans – Corriere.it, avevo pensato ad una bufala; invece è vera.  Quello che mi diverte è che abbiamo sotto gli occhi un esempio di cortocircuito logico. Da una parte la galassia contro il cattivo maschio bianco oppressore, cioè femministe, casinisti con la scusa dei diritti capricci civili, associazioni LGBTQIXYZαβγ, anticontroboicottari assortiti, che lotta perché chi si crede un gatto transex dotato di corna e rumine non venga considerato un caso “bizzarro” ma venga assecondato nelle sue idee. Chi siamo noi per imporgli una cultura patriarcale che vieta agli uomini alle persone di considerarsi gatti con corna e rumine?

Di contro invece l’omettere l’informazione sul sesso biologico fa perdere informazioni e, come hanno detto giustamente le femministe:

Ma la proposta ha suscitato la protesta delle femministe, che vi hanno visto un tentativo di eliminare la presenza femminile. La scrittrice Germaine Greer ha argomentato: «Sono stanca e nauseata da tutto questo. Continuiamo a sostenere che le donne hanno conquistato tutto quello che c’era da conquistare. Ma non hanno conquistato neppure il diritto a esistere». E l’attivista Stephanie Davies-Arai ha aggiunto: «Il sesso biologico delle donne viene cancellato e questo mi spaventa. Una volta che smetti di raccogliere informazioni, tutto si distorce per le donne».

Se non hai le informazioni sul sesso come puoi sostenere che le donne guadagnano il 99.99999% in meno degli uomini? Non lo puoi più fare. E quindi, siccome non conviene, il distinguere il sesso fra maschile e femminile non è più una azione oppressiva e patriarcale. Strana anche l’assenza di chi aveva invece aveva piantato casini perché Trump aveva abolito la legge Obama che permetteva ai transgender di usare il bagno del sesso percepito invece di quello biologico (qui). E di chi sosteniene che il genere è solo un costrutto sociale scollegato dal sesso biologico.

Mi sa che da ora in poi, cortocircuiti simili ne capiteranno a bizzeffe. Io mi attrezzo con i patriarcali birro1 e pop-corn per godermi lo spettacolo.


  1. al maschile ovviamente per sostenere il mio culturo patriarcale e misogino. 

la colpa è sempre della cultura patriarcale.

Stavo leggendo questo articolo: https://www.nextquotidiano.it/nicolina-pacini-madre-foggia/ devo dire che l’ho trovato di pessimo gusto.
Mostrare le idiozie che delle stupide “maschiliste” scrivono nella pagina FB di una poveraccia cui hanno ucciso la figlia non mi sembra il massimo del buon gusto. Purtroppo esistono gli imbecilli e le imbecilli e i social spesso hanno lo stesso potere di attrazione, per loro, che la merda ha con le mosche. Esistono; non vedo l’interesse o l’utilità a far da cassa di risonanza a simili stronzate. Il solito articolo spazzatura, che però, devo ammettere, la cui conclusione mi ha alquanto divertito.

Manca giusto qualcuno che venga a scrivere che “se l’era cercata” e che la donna si vestiva in maniera troppo provocante e il cerchio si è chiuso. A volte il maschilismo non è una questione di genere ma uno stato mentale che è comune anche a molte donne e a molte mamme che saranno sempre a giudicare le vite altrui, tanto è gratis.

Il maschilismo (e la cultura patriarcale) a quanto pare ha il ruolo che ha Satana per la chiesa cattolica nella religione della grande madre mediterranea duepuntozero. O forse son solo parole a caso per attrarre click e non voler ammettere che l’idiozia è perfettamente indipendente dal sesso, possono esistere anche stronze persino stronze e femministe.
Quindi se una stronza si comporta da stronza non è colpa sua poverina ma colpa della cultura patriarcale… E pensano di essere credibili?

 

Educare i ragazzi al rispetto o le ragazze alla prudenza?

La risposta per me è: servono entrambi, l’uno non può sostituire in nessun caso l’altro.

Stavo leggendo le bacheche di FB riguardo all’ultimo caso di cronaca nera, una ragazza uccisa dal tizio con cui si era messa assieme1. E una frase letta su una bacheca mi ha colpito:

Tutti i messaggi contro la violenza son rivolti a loro, alle ragazze. Difendersi, stare attente, denunciare. Ma, disse, non c’è alcuna educazione sentimentale rivolta ai ragazzi. Si informano le vittime ma non si educano i potenziali carnefici. E finché non si farà continueranno ad esserci vittime.

Io ritengo quella frase un grosso errore principalmente per due motivi; il primo è che prevenzione è anche “insegnare” alla potenziale vittima a non diventarlo senza considerare che statisticamente si ha più facilità ad educare una potenziale vittima ad evitare di diventarlo che ad un potenziale carnefice2 a non diventare carnefice. E il secondo è che ritengo sbagliato “fidarsi” che basti solo l’educazione sentimentale a trasformare un teppista in un signore.  Il credere che basti quello e che quindi se si fa un poco di educazione sentimentale spariranno stupri e violenze e nessuna “potenziale” vittima dovrà fare attenzione, è un idea abbastanza pericolosa. Ci son tremila e passa anni di fallimenti a dimostrarlo. Da notare anche un’altra cosa: moltissimi che blaterano di “basta l’educazione”, poi evitano accuratamente di dire come compiere tale educazione e come essere sicuri di avere il 100% di successo.

Certo nel villaggio dei puffi nessuno puffa con puffetta se puffetta non vuole, ma qui non siamo nel villaggio dei puffi, siamo sulla terra dove esistono teppisti, persone incapaci di gestire la rabbia e teste di cavolo assortite.

Ritengo sia giusto educare le persone al rispetto, è una cosa giustissima, però bisogna anche porsi il  dubbio: “e se si ha la sfortuna di trovare il tizio che non si è riusciti ad educare?”. Certo dopo lo prendi, lo scortichi vivo e lo metti sotto sale per far piacere al Signore, così da rendere contentissima anche la vittima, oramai in paradiso.

Come ho scritto tante altre volte: L’imprudenza della vittima non giustifica mai, in nessun caso, il carnefice. Però, ahimè, spesso aiuta a comprendere perché la vittima è divenuta tale.
L’essere imprudenti non è un reato e non è una colpa capace di assolvere il carnefice, però essere imprudenti significa correre dei rischi evitabili.  E penso che in casi come questo sia meglio parlare di prudenza spiegando che la prudenza serve serve a te per evitare di ricevere tu dei danni, che son cose che puoi fare tu invece di doverti limitare a sperare che il tizio che hai davanti “abbia ricevuto con successo una valida educazione sentimentale”.

Sarò cinico ma penso che in queste occasioni sia più opportuno parlare della violenza, di come riconoscerla e di come evitarla, consigli “terra terra” di buon senso, che lanciasi immensi pipponi in salsa sociologica su come trasformare la terra nel villaggio dei puffi con l’educazione. Pipponi che “deresponsabilizzano” le persone dal dover applicare loro la prudenza, creando così altre potenziali vittime.

 


  1. siccome non è stata rapita suppongo che, almeno inizialmente, avesse deciso lei di frequentarlo. Magari prima ha finto di essere quello che non era per poi rivelare il suo vero volto. 
  2. a quanto pare il babbo ha aiutato e coperto il figlioletto; educhiamo i babbi a non coprire gli omicidi dei figli? 

usare la “patata” per vendere la mercanzia; anche le femministe lo fanno (NSFW)

Cinquanta donne che si alzano la gonna mostrando così le loro nudità per dire no alla violenza e liberarsi dagli stereotipi. È la singolare protesta che si è svolta durante la manifestazione Non una di meno, in stazione Centrale davanti alla sede della Regione Lombardia, a cui hanno aderito associazioni, collettivi e centri di violenza del Milanese. «Eravamo felici di farlo, basta con questo ruolo di vittima, il nostro è stato un atto di gioia» hanno commentato alcune ragazze dei collettivi Macao e Ambrosia. «Ogni anno in genere chiamano mille donne vittime di violenza a Milano che hanno bisogno di aiuto, il 30 per cento sono donne immigrate» spiega invece Marisa Guarneri della Casa delle donne maltrattate di Milano. Video di Alessandro Puglia

Sorgente: A Milano su le gonne in segno di protesta: “Un atto di gioia e libertà” A Milano su le gonne in segno di protesta: “Un atto di gioia e libertà” – La Stampa

Sinceramente non capisco cosa c’entri l’esibizione dei genitali con la protesta contro la violenza e il liberarsi dagli stereotipi. Da notare una cosa: spesso l’esibizione del sesso è, per gli animali, un richiamo per l’accoppiamento; non so quanto sia opportuno dire no alla violenza lanciando un forte messaggio di disponibilità ad accoppiarsi. Sotto la civiltà la scimmia “nuda” c’è ancora e i suoi istinti sono abbastanza forti. Personalmente ritengo sbagliato questo modo di “attrarre l’attenzione”. In primo luogo perché si lanciano messaggi ambigui “ciccio non toccarmi”/”ciccio ho voglia di essere toccata”, ambiguità che confonde ed in certi casi causa anche rabbia soprattutto se induce negli altri la sensazione di essere presi in giro. E spesso la sensazione di essere preso in giro è una causa scatenante di violenza. Non voglio giustificare i violenti e neppure gettare la croce sulle vittime ma sarebbe opportuno ricordare che il mandare messaggi ambigui in certe situazioni è un comportamento rischioso. Comportamento che non può e non deve mai giustificare l’aggressore ma purtroppo spiega bene perché la vittima è diventata tale.

Seconda cosa: tante chiacchiere contro la “donna oggetto” e poi ti vai a comportare da donna oggetto mettendo in mostra “la mercanzia”; ognuna è libera di comportarsi come vuole però, per me, deplorare e additare chi si comporta esattamente come te, ovvero i pubblicitari che piazzano la bonazza al solo scopo di vendere la vernice per il cancello (mi riferisco a questo spot), lo trovo un comportamento abbastanza ipocrita. Cioè il richiamo sessuale per far vedere che il detersivo lava più bianco è svilente e sessista mentre per far vedere che la protesta è più protesta è esaltante ed emancipatorio?

Un ultima cosa: vagina all’aria ma volto coperto, come mai? pudico esibizionismo?

Cioè se queste son le grandi proteste e le battaglie, sinceramente più che ad una protesta penserei ad una carnevalata con qualche giorno di ritardo e che la violenza, invece di essere un problema, non enorme come lo si vorrebbe far intendere ma comunque esistente, è solo il pretesto per qualche goliardata.

Ma forse è solo colpa del mio gretto materialismo maschilista (cit.).

 

8 marzo sciopero delle donne…

…e  vuoi vedere che quel demente di deputato polacco ha azzeccato?

Ieri girando per la città ho visto i manifesti dello sciopero globale delle donne dell’8 marzo; quello che ho pensato è che gli anni ’70 son tornati di moda. Un sacco di lagne e di desideri utopistici, oltre che grandi masturbazioni mentali sui massimi sistemi ma nessuna proposta concreta tranne un #datecelisordi con il pretesto dei centri antiviolenza.

Trovo buffo che, nel punto due degli otto punti ad esempio, si parli di maschi e di violenza maschile quasi che la violenza femminile non esista.

la richiesta della piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile sulle donne,

Dicono di lottare contro gli stereotipi di genere ma poi parlano solo di violenza maschile  e di donne vittime cadendo nel classico paradosso di chi da una parte annuncia di voler essere imparziale ed equidistante e dall’altra si rivela essere alquanto fazioso. La solita ipocrisia del “io non son razzista ma…”. Leggendo le altre richieste:

un reddito di autodeterminazione per resistere al ricatto della precarietà (“non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro”); per la libertà delle migranti; per l’aborto libero, sicuro e gratuito.

Tante richieste veterocomuniste da “principesse sul pisello” dalle richieste per il popolo alle richieste per le donne. Un patetico tentativo di contrabbandare i capricci per diritti; e come spesso capita se i capricci vengono spacciati per diritti qualcuno inizia a chiamare capricci i diritti.

Mi ha fatto ridere anche il punto numero sette.

Vogliamo fare spazio ai femminismi nel movimento.

Una manifestazione di un movimento femminista per far spazio ai femminismi nel movimento? e non lo state già facendo? O è il solito sogno proibito delle quote rosa per avere “poltrone agevolate“?

PS

Interessante leggere questo articolo dell’istat sugli infortuni nel lavoro; il numero di maschi infortunati è circa il doppio di quello delle donne. Eppure stranamente quel dato discriminatorio viene mostrato poco.

Ho provato il burqa e mi è piaciuto

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente un brano di “la città della gioia di dominique lapierre”, brano dove uno dei protagonisti, un missionario, riflette sulla sua condizione: “ero come uno di quei naufraghi volontari, sapevo che se chiamano mi sarebbero venuti a raccogliere, non ero nella stessa situazione disperata dei miei fratelli indiani, loro non avevano nessuno da chiamare che sarebbe venuto a salvarli.”  Anche la piccinni è come una dei nafraghi volontari; lei è consapevole che le basta prendere un aereo e tornare in europa per potersi vestire come le pare, dove può essere considerata una “donna” e non una proprietà di un uomo. Del burqa manca una cosa fondamentale: che è un obbligo indossarlo e che cancella la persona al suo interno.

La prova del burqa che ha fatto a me ricorda quelli che vanno una domenica a giocare a soft air e poi si considerano pari ai veterani che la guerra vera l’hanno realmente vissuta. Cialtroni montati, anche se non al livello dei rambo da tastiera.

Sorgente: Ho provato il burqa e mi è piaciuto | Flavia Piccinni

Gli uomini indossano tutti kandura (tuniche lunghe fino alle caviglie, solitamente dai toni chiari) e in testa portano keffiyeh fermate da agal. Alle donne è data più scelta: devono semplicemente essere coperte dalla testa ai piedi. Possono indossare burqa – che ha una rete davanti agli occhi -, avere lo sguardo libero con il niqab, tenere il viso scoperto con lo hijab o per mezzo del chador. Può sembrare una cosa semplice, ma non lo è affatto. È consigliato – se non obbligatorio – uniformarsi alle regole locali.

Carino, sarebbe interessante confrontarlo con gli articoli sdegnati perché non ti lasciano entrare al duomo con la gonna corta, duomo che è comunque un luogo di culto. O forse la libertà di vestirsi come pare è prerogativa delle occidentali in occidente, le altre che si fottano.

Ma quando la settimana scorsa sono arrivata all’aeroporto di Kuwait City avevo dimenticato le direttive arabe, e indossavo una giacca di lana aderente in vita, un vestito sotto al ginocchio, delle calze coprenti e delle scarpe con mezzo tacco. Non mi sono mai vergognata tanto. Per gli arabi sono le prostitute a lasciare le spalle, le braccia e le gambe scoperte. Le occidentali smemorate non sono particolarmente amate. Se credete di essere coraggiose e strafottenti non siete mai state a Kuwait City vestite all’occidentale. Una cosa da sapere sugli arabi è che non gradiscono particolarmente le mezze misure, e sanno come fartelo notare.

Buffo, sarebbe da confrontare con le passionarie della “slut walk“; prima ti triturano i testicoli con: le donne hanno diritto di vestirsi come vogliono, anche da prostitute ma questo non significa che siano prostitute, poi si parla degli arabi che “non gradiscono particolarmente le mezze misure, e sanno come fartelo notare”. Fosse successo a Roma con un occidentale al posto degli arabi probabilmente sarebbe partito l’ennesimo articolo piagnisteo sugli uomini che vogliono le donne coperte dalla testa ai piedi…

(…) Indossarlo è stato piuttosto semplice. Praticamente te lo infili, e il gioco è fatto. Non devi perdere tempo a coordinare le scarpe con la borsa, o magari a scegliere il vestito che ti fascia meno, i pantaloni che non ti fanno difetto, la maglietta che evidenzia tragicamente e irrispettosamente i chili di troppo. Non devi neanche perdere tempo a sistemarti i capelli, o a truccarti. Non ti vede nessuno. Nessuno sa se dietro c’è una bella donna, o una donna poco attraente. È tipo il grembiule che ti facevano mettere da bambino, a scuola, ma molto più comodo: non solo non è più necessario preoccuparsi dei vestiti, ma anche del proprio aspetto esteriore.

Abituarsi a respirare dietro una specie di grata, sentendosi avvolti da un lenzuolo, è poi piuttosto semplice se non si soffre di claustrofobia, si dimenticano tutti gli insegnamenti della mamma e della nonna, nonché quelli relativi alla propria libertà e al significato religioso che l’oggetto custodisce: difendere la donna dagli sguardi altrui, preservandone l’immagine e dunque l’anima.

Perché la donna è proprietà del marito, ecco perché deve coprirsi.

Per un attimo, con il burqa addosso, ho pensato che forse potrebbe essere giusto indossarlo ogni giorno. E guardandomi allo specchio, non ritrovando il mio viso, ma solo una nuvola nera, mi sono domandata se non sia forse questa una lezione che dobbiamo prendere dal mondo arabo: annullare la necessaria ossessione per l’immagine che tutte abbiamo, annullare il giudizio delle altre attraverso la loro bellezza, imparare a mostrarci privi di ossessioni e di sovrastrutture. Imparare a concentrarci su noi stessi, e non sull’abito/aspetto/percezione che abbiamo e che diamo. Forse, dove il femminismo ha fallito, il burqa nel 2017 potrebbe riuscire. O no?

Cinicamente direi che il femminismo ha fallito per colpa delle donne. I maschietti non condividono l’ossessione, tutta femminile, dell’apparire, del mostrarsi. Spesso si scaricano sugli uomini le colpe delle donne. Io non ho mai sentito di una donna menata dal partner per essersi rifiutata di indossare la minigonna e i tacchi alti, anzi spesso alcuni maneschi menano proprio per il motivo opposto. Se si vuole polemizzare contro l’ossessione patologica del corpo perfetto che certi stilisti1 propugnano son d’accordo, anche se usare il burqa per quello è amputarsi una gamba all’inguine per levarsi un unghia incarnita.

Il burqa è bello se hai la possibilità di toglierlo, come il soft-air. Finita la partita torni a casa tranquillo, sali sull’aereo e torni a poterti vestire come vuoi. Invece la guerra è una cosa diversa dal softair, e così l’obbligo di burqa.


  1. che poi è interessante confrontare il corpo perfetto per gli stilisti e per i registi di film porno: i primi vogliono manichini da vestire perché il protagonista è il vestito, non la donna. I secondi invece… avete mai visto una pornodiva anoressica, senza seno e fianchi? 

Tirar fuori a sproposito il sessismo.

Su twitter qualcuno ha segnalato questo articolo.

“Cara Virginia, hai firmato un licenziamento in bianco. Un’umiliazione per le donne”

“Come puoi vendere la tua libertà sotto minaccia di una sanzione di 150mila euro?”

(…) C’è una cosa più importante che vorrei discutere da donna a donna. La forza di tutte le donne è la battaglia per la libertà e l’indipendenza, personale, professionale e lavorativa, familiare e culturale.

(…)Tu invece hai affermato che se il tuo capo, un uomo, te lo chiedesse ti dimetteresti. Che figura ci facciamo tutte noi?

Scusa la crudezza, ma davvero sei disposta a vendere la tua libertà sotto minaccia di una sanzione di 150.000 euro? Non ci posso credere. Come è possibile?

Abbiamo lottato per anni per evitare che le donne dovessero firmare licenziamenti anticipati in bianco magari perché costrette o per impedire che l’attesa di un figlio le sbattesse fuori. Ti prego di non umiliarci tutte con questa specie di asservimento, le donne non sopportano catene o taglie sulla loro libertà. Ritira quella firma e facciamola insieme questa battaglia.

Perché non mi è piaciuto? Per due motivi; il primo è che, personalmente, l’ho trovato sessista. Mi chiedo, e se invece di Virginia e Beppe si parlasse di Virginie Beppe, di Virginio e  Peppa oppure di Virginia e Peppa cambierebbe qualcosa nella storia della penale di 150K euro e delle promesse dei candidati M5S?
Io penso di no, quindi cosa c’entra, nella vicenda, che cosa hanno in mezzo alle gambe i protagonisti? Il vedere la vicenda come una oppressione del maschio sulla femmina, oltre ad essere sbagliata, il documento è stato chiesto anche ai candidati con il pisello, può diventare anche nociva. Nociva perché può far pensare che la storiella “mi discriminano in quanto donna” sia solo un pretesto dialettico per avere ragione. Un poco come quando qualcuno o qualcuna ci rimane a causa dei suoi colpi di genio, se è un lui è un premio darwin, se invece è una lei allora è victim blaming.

E veniamo al secondo punto: una parlamentare esperta come l’autrice dovrebbe sapere che quei documenti non valgono la carta cui sono scritti e che quelle penali sono inesigibili. Il contratto secondo il quale un candidato si impegna a votare e a seguire le direttive di chi che sia è illegale ergo sono nulle tutte le sue clausole. Certo se il sindaco si mette in rotta con il partito, il partito ha tutti i diritti del mondo di buttarlo fuori a calci. Non può però pretenderne le dimissioni o pretendere risarcimenti per l’esercizio della libertà di coscienza dell’eletto ad una carica elettiva riguardo alle azioni che compie come eletto a tale carica. Volendo proprio fare i cattivi quel documento potrebbe essere considerato prova plateale di voto di scambio. Più che “ritira quella firma” avrei concluso con “smettila con quella pagliacciata”.

 

#iovoglioilpremiodarwin

stavo leggendo le notizie sulle due poveracce uccise e sul piagnisteo: #ioviaggiodasola che è partito.

fonte

Una studentessa paraguaiana ha raccontato in prima persona su Facebook il barbaro omicidio di due turiste argentine in Ecuador. “Per un uomo avrebbero avuto parole di cordoglio, io sono stata condannata perché non sono rimasta a casa”. E parte una campagna virale con l’hashtag #ViajoSola

di ALESSIA MANFREDI

(…) “Io viaggio da sola e ieri mi hanno uccisa”. Il post è un caso mondiale”Ayer me mataron”, ieri mi hanno uccisa. Poche parole che pesano come pietre, la prima riga di un post su Facebook scritto tutto in soggettiva, che ha fatto rapidamente il giro del mondo e dato il via ad una campagna, a colpi di tweet, per difendere il diritto delle donne a viaggiare da sole

Cominciano le mistificazioni, chi ha messo in discussione il diritto delle donne di viaggiare da sole? Questa campagna mi sembra, come il femminicidio, un immenso uomo di paglia per strappare qualche trattamento di favore. Come diceva sor giulio: a pensar male si fa peccato ma…

Sì, perché nel post, scritto da una studentessa paraguaiana, Guadalupe Acosta, è come se a parlare fossero Maria Coni e Marina Menegazzo, due turiste argentine uccise a fine febbraio mentre viaggiavano insieme in Ecuador, zaino in spalla. Ammazzate da due uomini che si erano offerti di ospitarle. L’ennesimo atto di violenza insensata contro due donne, eppure online c’è stato subito chi ha trovato da ridire sul fatto che le ragazze viaggiassero “sole” – anche se erano in due – e che magari, in qualche modo, se l’erano cercate. (…)

Esistono i violenti e gli sbroccati, esistono gli imbecilli convinti che una donna che viaggi da sola sia in cerca di avventure e sesso; e siccome esistono serve la prudenza per evitare di incapparci. Come avevo scritto (qui) e (qui) la prudenza è indipendente da torti o ragioni, la prudenza riguarda l’evitare di correre rischi e di ricevere danni. Io non metto in discussione il diritto di chiunque di viaggiare come e dove gli pare, però, certe destinazioni e certi modi di viaggio fanno correre più rischi di altri. Come si dice: benvenuti nel mondo reale.

Guadalupe Acosta non è rimasta in silenzio e ha risposto su Facebook, dando alle ragazze, che l’avevano perduta per sempre, la possibilità di difendersi dalle accuse. (…)

Che scoperta, su FB esistono i troll, i provocatori e gente che si butta a corpo morto nelle notizie per cercare di scatenare risse telematiche. A quando un post sdegnato contro quella cosa che dall’alba al tramonto ci irradia con onde elettromagnetiche nelle più svariate bande di frequenza? #spegneteilsole

Ma quello che succede dopo, si legge ancora nel post, è, se possibile, ancora peggio: domande, insinuazioni: “Come eri vestita? Perché eri da sola? Sei andata in un posto pericoloso? Perché una donna viaggia sola, senza essere accompagnata?”. Non si risparmiano le accuse ai genitori, “per non avermi tarpato le ali, per avermi lasciato essere indipendente”. In una parola, per aver permesso alle ragazze di vivere.

Un genitore che impedisse alla figlia di girare in un quartiere molto, molto malfamato di notte, ubriaca e con una grossa cifra di denaro presa dal bancomat impedirebbe alla figlia di vivere o cercherebbe di prolungare la vita della predetta? Rendiamoci conto che prudenza significa evitare comportamenti rischiosi e che è indipendente dal giusto o sbagliato. E’ reato girare per un quartiere malfamato ubriachi e gioielli in vista? No. E’ un comportamento prudente? No.

Avevano 22 e 21 anni Maria e Marina, ed erano in vacanza a Montanita. Secondo la polizia, erano rimaste senza soldi e avevano accettato l’offerta di due ragazzi di un posto dove passare la notte. I loro corpi sono stati ritrovati chiusi in un sacco. I due uomini hanno confessato l’omicidio. Ma nei giorni successivi, è nata una discussione sul fatto che le ragazze erano in viaggio da sole.

Fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Perché non si son rivolte alla polizia? perché non hanno chiamato a casa per chiedere aiuto? Non hanno commesso alcun reato a fidarsi dei bastardi e questo non sposta di un minimo le colpe dei due assassini, ma, per onestà intellettuale bisogna ammettere che le due ragazze hanno avuto un comportamento molto imprudente a fidarsi di due perfetti sconosciuti.

“Se al nostro posto ci fossero stati dei ragazzi sarebbero state spese solo parole di cordoglio. Ma essendo una donna sono stata condannata perché non sono rimasta a casa”, continua il post di Guadalupe, che alla fine chiede alle donne di alzare la voce e lottare “per tutte quelle cui hanno negato vita e sogni”.”Lottiamo insieme, io con voi, con il mio spirito, e vi prometto che un giorno non ci saranno abbastanza sacchi per metterci tutte a tacere”, è l’invito finale.

Se ci fossero stati ragazzi ci sarebbe stata lo stesso la, giusta, constatazione che si erano comportati da imbecilli. Non ci sarebbe stato il piagnisteo: mi criticano perché donna. Trovo poi penoso il richiamo alla lotta, lottare per chi o per cosa? Per permettere alle donne di viaggiare da sole? e di grazia dove la legge lo vieta? Per fermare tutti gli imbecilli? Spiace dirlo ma è un sogno utopistico.

Parole che non sono cadute nel vuoto. A migliaia su twitter hanno raccolto l’invito. “Lo faccio perché mi dà forza ed è un nostro diritto, #ViajoSola”, scrive Chrizzy. “Sono una donna e viaggio da sola perché così scopro di più su me stessa. Il mondo è anche nostro”, continua Kaye de Castro. Le fa eco Jennie: “Viaggio da sola e con altre donne perché essere donna non significa essere vittima”. Viaggiare da sola non deve far paura, non si deve rischiare di essere puniti per questo, rileva qualcun’altro. “La prima volta che ho viaggiato sola avevo 16 anni, l’ho fatto molte volte da allora e non ho intenzione di smettere”. Perché, in una parola, sarebbe come rinunciare a vivere.

Ripeto la domanda: chi ha proposto di vietare alle donne di viaggiare da sole e quando? Spiace dirlo ma si sta scatenando una polemica basata solo su un uomo di paglia e sulla santificazione della vittima, vittima che per il suo status diviene incriticabile e ingiudicabile. E questo purtroppo incentiva comportamenti idioti che fanno correre rischi evitabili. E il rischio, giusto per ribardirlo, non è il viaggiare da sola ma affidarsi a sconosciuti senza alcuna garanzia. Ed è un rischio che riguarda uomini e donne.