Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Sorgente: Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Nella prossima edizione di Miss America non ci sarà la tradizionale sfilata delle concorrenti in costume da bagno. Una scelta dettata dall’onda lunga del movimento #MeToo che si promette di cambiare strutturalmente il concorso per eleggere la reginetta degli Stati Uniti.

Non chiamatelo concorso di bellezza. Miss America dice addio alla sfilata delle sue concorrenti in costume da bagno e abbraccia la rivoluzione dell’empowerment femminile iniziata con il movimento #MeToo a seguito dello scandalo Weinstein nell’ottobre 2017.

Non è un concorso di bellezza e quindi su cosa si baserà la scelta della rappresentante delle donne americane? Chi dovrà sceglierla? Imho diventerà un noioso festival del politically correct dove si ripeterà a iosa la storia che bisogna apprezzare le donne per il loro cervello e non per il corpo e bla bla bla bla…
Cioè io le interviste alle future miss italia le trovo penose, è un concorso di bellezza, chiedere ad una aspirante reginetta cosa sia un integrale è assurdo come il pretendere che per passare analisi 1 si debba avere almeno una quarta naturale.

“Non giudicheremo l’aspetto esteriore, vogliamo che più donne possibile sappiano di essere le benvenute in questa organizzazione”, ha detto ai microfoni di “Good Morning America”, celebre trasmissione di casa ABC, Gretchen Carlson, presidente di The Miss America Organization. (…)

Ipocrisia? Tutt’altro. Quello che Carlson sta cercando di fare è trasformare il concorso di bellezza nato nel 1921 ad Atlantic City con una sfilata in costume da bagno, in un concorso per eleggere la rappresentante delle donne americane a prescindere dall’aspetto esteriore. E dunque “più spazio ai loro talenti, alle loro intelligenze e alle loro idee”. (…)

Allora non chiamatelo concorso di bellezza.

Un cambiamento che però potrebbe trovare il primo grande ostacolo nell’organizzazione stessa del concorso. Miss America infatti è l’atto finale dei vari concorsi che eleggono le Miss nei singoli stati e non è detto che a livello locale la rivoluzione venga appoggiata. Si può dunque rischiare il paradosso di dover eleggere su criteri non estetici delle reginette di bellezza chiamate a sfoggiare talenti e idee che magari non hanno.
Senza dubbio la strada è lunga ma quel che è certo è che qualcosa si sta muovendo nella macchina della Miss America Organization: da quando Gretchen Carlson è stata nominata presidente nel gennaio 2018, anche come reazione ai commenti misogini dell’ex direttore esecutivo Sam Haskell, le quote rosa sono decisamente aumentate visto che ben sette dei nove membri del board sono donne. (…)

A numeri invertiti probabilmente starebbero ad urlare al maschilismo ed al patriarcato oppressore dall’alaska al golfo del messico.

Ma chi comanda, in uno spettacolo televisivo, è l’audience e dunque negli anni ’90 l’Organization ha indetto un sondaggio tra i telespettatori per far decidere loro se mantenere o meno quella parte dello spettacolo. Il risultato? Nel 1995 i due terzi hanno votato per conservarlo all’interno del concorso.
Oggi, che la loro opinione in merito sia cambiata o meno, dovranno mettersi il cuore in pace: Miss America non è un concorso di bellezza.

Se riescono a trovare finanziamenti e sponsor buon per loro. Poi se i telespettatori scappano, perché invece di un concorso di bellezza si trovano una via di mezzo fra un dibattito stile cineforum anni ’70 e una lezione di diego fusaro, e dietro di loro gli sponsor almeno non abbiano il cattivo gusto di dar la colpa al patriarcato delle conseguenze delle loro stronzate.

Piaccia o no i concorsi di bellezza son per vedere gente “bella”, son sfilate di manzi e di manze. Certi comportamenti mi sembrano ingenui. Cioè non è che se levi le playmate da playboy e ci piazzi un paio di vecchie carampane a discettare di filosofia teoretica, trasformi i lettori di playboy in coltissimi filosofi, molto più probabilmente farai chiudere quella testata.

La gente compra quello che vuole comprare, non quello che tu vorresti comprasse. E se non riesci a capirlo sei una pippa di commerciale indipendentemente dal tuo sesso.

Annunci

Giornale scritto da donne per donne

Stavo leggendo della polemica di Michela Murgia1 contro la stampa. La Murgia sta pubblicando su twitter i messaggi dove conta quanti editoriali ed articoli in prima pagina son pubblicati da persone dotate del cromosoma Y e quanti invece da persone che non ne son dotate.

Il tutto ovviamente condito con accuse di discriminazione nei confronti delle double-X2.

La domanda che mi son posto è stata: ma se è convinta che le donne siano discriminate nello scrivere di politica o editoriali dove commentano l’attualità perché non fondare un quotidiano con redattriced editorialiste e lanciarsi nel mercato? D’altronde anche molti artisti famosi, per essere liberi di esprimersi come meglio pareva e piaceva a loro, si son fondati la loro casa di produzione o la loro casa editrice; cosa ci vuole a raccogliere un gruppo di giornaliste “di punta”, trovare dei finanziatori ed andare sul mercato? Mica si sta parlando di gente senza ne arte e ne parte e facilmente ricattabile; se sei una giornalista di grido hai molto più potere contrattuale rispetto ad una cassiera od una donna delle pulizie.

Fare qualcosa di reale e di concreto è facile ed è possibile; perché invece di farlo si preferisce frignare: “uhè uhè non pubblicano i miei deliri articoli perché nessuno se li incula mi discriminano in quanto donna”.

Imho perché è molto più comodo frignare e strappare qualche beneficio inducendo sensi di colpa, che fare realmente sporcandosi le mani e rischiando in prima persona. Però questo comportamento alla lunga rimane controproducente. Rimane controproducente perché da una parte rafforza l’idea che “il frignare che mi discriminano” sia solo un piagnisteo per avere vantaggi extra. E questo danneggia soprattutto chi realmente piange la discriminazione, perché non verrà creduto.

Seconda cosa porta le persone a chiedersi: hanno pubblicato l’editoriale di Tizio perché è capace o solo perché oggi è il turno del “transgender tendente al cisgender da sinistra con una spruzzata di queer, due fettine di bisex e un’oliva (cit.)”.

Terza cosa: se l’unico bollino di qualità è l’essere un doppioX allora se la prescelta è doppioX allora è di qualità. Questo il ragionamento che ha portato la Casellati al senato.

Occhio che indurre troppo senso di colpa è pericolosissimo, alla fine uno a furia di dover convivere con quelli ingiusti arriva al punto di sbattersene ed ignorare anche quelli giusti. Si è visto nei casi in cui, a problemi esistenti si rispondeva “dici questo solo perché sei razzista”; un boom del KKK et affini.

PS

Quanti non-doubleX ci sono come assessor* e ministr* alle pari opportunità? Ho visto poche battaglie per questa discriminazione; se 50% deve essere sempre allora 50% sempre, nel bene e nel male…

Anche perché quote + gender significherebbe dover garantire pari visibilità a qualunque dei 70 e passa tipi gender; i quotidiani andrebbero stampati in corpo 4 su fogli A0 e gli editoriali limitati a 140 caratteri.


  1. Diciamo che talvolta ha mostrato di essere poco diplomatica nelle sue esternazioni… 
  2. dunque se ci son da fare discriminazioni a favore, il gender viene immediatamente catalogato come “enorme mucchio di cazzate” e i benefici diventano riservati solo alle doppio-X certificate, gli Y fuori anche se hanno le tette e si sentono più donna di una doppio-X. 

perché una donna premier?

Stavo leggendo questo articolo sul totopremier: Governo, ipotesi donna premier. Il Colle pensa a Elisabetta Belloni – Politica – L’Unione Sarda.it

Mi chiedo: che senso ha annunciare il sesso di chi verrà nominato dal colle? Invece di parlare di esperienza di governo, di capacità e di competenze si parla solamente del sesso del futuro, ipotetico, incaricato. Quasi che il possesso di una vagina renda, ipso facto, un essere superiore.

In questo vedo una sottile discriminazione verso le donne, considerate non per le loro competenze e capacità ma solo per il mero possesso della vagina. E la domanda anche se non esplicitamente si porrà: ma è stata scelta solo per motivi legati al politically correct?

Ogni pretesto è buono per fare una sceneggiata…

Stavo leggendo la lettera delle donne del cinema italiano contro le molestie. Imho una gran paraculata per avere visibilità, frignare un pochettino e magari strappare qualche contentino o, per quelle oramai fuori dal giro, qualche comparsata nei salotti televisivi.
Per il resto i soliti vacui luoghi comuni e le solite bufale che vedono le donne sempre e solo come sante vittime.

Fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli/people/2018/02/01/news/dissenso_comune_le_donne_del_cinema_italiano_contro_le_molestie_contestiamo_l_intero_sistema_-187823453/

Oltre 120 attrici, registe, produttrici, donne che lavorano nella comunicazione dello spettacolo, hanno sottoscritto una lettera che muove dal caso Weinstein. Un testo che non vuole puntare il dito contro un singolo ‘molestatore’ ma l’intero sistema di potere

Parliamo della prima paraculata: non vuole puntare il dito contro il singolo ma contro il sistema. Mentre il sistema si può accusare anche a vanvera di tutto e di più senza dover avere per forza l’onere della prova. Mentre accusare il signor Tizio Caio di essere un molestatore e non essere in grado di dimostrarlo in tribunale porta il rischio che poi il signor Tizio Caio denunci a sua volta per calunnia.
No, no, meglio prendersela con il sistema (o qualche altro nemico immaginario).

Piacere. Io sono il sistema.

Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo nel mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse.

Bene, le prove prego. Prove a prova di tribunale, non la fallacia ad populum. Anche se tutta la gggente credesse che la terra sia ferma al centro dell’universo lei “eppur si muove”.

Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.

Il buon senso, e guardacaso anche la costituzione più bellissima del mondo, dice che la responsabilità penale è personale. Poi il buon senso dice anche che per condannare una persona servono delle prove, prove che devono reggere ad un dibattimento in tribunale. Dice anche che l’onere della prova è lasciato a chi accusa e non a chi deve diffendersi. Qual’è l’alternativa? Accuse basate sul “si dice che…”, “è noto che…” che da congetture diventano prove evidentissime, che siccome una donna ha commesso infanticidio tutte le donne son potenziali infanticide, che è sempre colpa della strega perché è la strega… In pratica il ritorno al medioevo ed ai processi in piazza con la folla che ti spediva sul rogo perché eri una strega senza tanti cavilli legali. Tutto bellissimo tranne quando finivi tu sulle fascine. Questo è il caso di una femminista che si è ricreduta del fatto che l’essere pisello-forniti sia valida prova di colpevolezza, si è ricreduta quando nel tritacarne c’è finito il figlio…

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

Vogliamo l’inversione dell’onere della prova? quindi se venisse accusato un marito, un figlio, un fratello o anche una “sorella di lotta” questa dovrebbe andare al gabbio senza passare dal via perché la presunta vittima ha sempre ragione e deve essere l’accusato a discolparsi?

Leggendo le firme a corredo mi è venuta in mente questa vecchia battuta: “tutte le donne sono troie tranne la mamma, la moglie, la sorella e la figlia.”; fra i nomi delle firmatarie ci son sorelle, figlie, mogli di registi e attori famosi. Anche babbo, il fratellino, il marito sono o eranio parte del sistema? o il fatto di essere “il padre, il fratello, il marito” è per loro cagione di salvezza qualora venissero accusati di far parte del sistema?

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Bene quali sono i limiti? come distinguere il gioco della seduzione dalla molestia e il gioco della seduzione dall’esposizione e dalla vendita della mercanzia? Decidere dopo cinque e passa anni che non era seduzione ma era molestia come si pone?

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

Femminismo uber alles…

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

Magari qualche aiuto concreto per la poveraccia veramente sotto ricatto sarebbe gradito più che grandi pipponi pseudomoralistici a scopo pubblicitario.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Alè piagnisteo e bufale per pietire. Le donne guadagnano meno, lo dice la statistica. Ma la statistica dice anche che le donne fanno più assenze, fanno meno straordinario, fanno lavori meno rischiosi (il 90% delle morti bianche ha il pisello) e son più lente nel ragionare. Mi sembra che tali argomenti giustifichino ampiamente il gender gap. Comunque sarei curioso di vedere un contratto collettivo di lavoro italiano dove viene prevista, per i maschietti e solo per loro, l’indennità di pisello…

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura. (Seguono firme)

 

Sinceramente: mi sembra solo una campagna pubblicitaria che sfrutta il moda del momento per farsi tanta pubblicità a basso costo.  Perché se ne parla solo adesso “che è diventato una moda”?  Perché tanta gente che ieri era bene ammanigliata adesso denuncia il sistema? A pensar male direi che passare per povera vittima è meglio di passare per complice.

le donne son più lente a ragionare…

Fonte: Corriere della Sera

Oxford allunga i tempi dell’esame di matematica: così aiutiamo le ragazze
La decisione della facoltà di computer science per ridurre il gap nei risultati. Il rettore: dipende dalla pressione che sentono le ragazze. «L’esame è un test di comprensione non di velocità»

Più tempo per completare i quesiti dell’esame di matematica. Lo scopo? Aiutare le ragazze. È l’iniziativa presa dall’università di Oxford per ridurre la disparità di genere nei risultati delle materie scientifiche. Agli studenti sono ora concessi 105 minuti per finire il lavoro invece dei canonici 90 minuti, anche se non è stata introdotta alcuna diversificazione nella difficoltà dell’esame. L’anno scorso soltanto sette ragazze si erano laureate in matematica col massimo dei voti, rispetto a 45 maschi: questo si traduceva in una percentuale del 21 per cento per le femmine contro il 45 dei maschi. Si tratta di uno degli squilibri maggiori fra tutte le materie insegnate a Oxford. E non si può certo imputare a scarsa capacità o poca fiducia in se stesse: per essere ammessi a Oxford, specialmente per studiare matematica, bisogna già essere praticamente dei geni.

Siccome meno donne prendono il massimo dei voti rispetto agli uomini allora aumentiamo artificialmente i voti. Apparententemente sembra una cosa positiva ma poi diventa un boomberang:

-> dimostri in pratica che esiste una difficoltà delle donne ad affrontare la materia

-> tutti con il massimo allora nessuno con il massimo; e chi deve assumere si affiderà ad altri sistemi che non l’accoppiata università-voto di laurea. Vedi cosa è capitato in italia con l’inflazione dei 100 e lode.  E nel caso si debba assumere per forza “per sesso”; se tutte le candidate hanno 100 e lode allora si valuteranno altre qualità ( o Y o ) -_-

I docenti dell’università si sono allora chiesti se non fosse il tempo limitato delle prove d’esame a svantaggiare le ragazze. E in effetti dopo l’introduzione della riforma i voti femminili sono migliorati. «Riteniamo che questo cambiamento possa mitigare la differenza di genere che si è manifestata negli anni recenti – hanno detto i docenti – e in ogni caso gli esami dovrebbero essere una dimostrazione di comprensione della matematica e non una corsa contro il tempo».

La riforma degli esami di matematica fa seguito alla decisione del dipartimento di storia di rimpiazzare gli esami tradizionali con un compito a casa: anche in questo caso si era cercato di migliorare i risultati femminili, anche se la misura era stata criticata come sessista perché implicava che le donne fossero più deboli. Ma l’allungamento dei tempi degli esami di matematica è stato salutato con favore da diverse ragazze: «Sono un po’ a disagio di fronte a schemi volti a favorire un genere su un altro – ha detto una rappresentante degli studenti – ma sono contenta che si riconosca che c’è un gap laddove non dovrebbe esserci e che si comincia a ragionarcisi sopra».

Partiamo dalla fine: si sta riducendo il gap fra i sessi semplicemente abbassando l’asticella. Ma questo significa che le donne non son pari agli uomini ma più lente a ragionare. Mi chiedo se alla prossima frignata sul gender gap qualcuno, citando il caso di oxford, rispondesse: “è giusto le donne son più lente a ragionare”. Probabilmente verrebbe giù il mondo a furia di piagnistei.
Da notare che quando la “discriminazione” viene a vantaggio viva la specialità e la discriminazione.

Buongiorno femminismo…

La candidatura di Giulia Buongiorno con la lega ha fatto prepotentemente emergere un fatto che si tendeva a tacere ed a negare: “il femminismo è di sinistra” e gli appelli alla “sorellanza” al fronte comune sono appelli che implicano l’adesione incondizionata ai valori, tutti, della sinistra, soprattutto quella estrema. Soprattutto quella estrema perché spiazzata dal crollo del comunismo sta cercando disperatamente qualche *ismo da sposare incondizionatamente e qualche altro *ismo contro il quale lottare strenuamente1.

Che l’appartenenza politica fosse un discrimine per distinguere fra “donne” e “portatrici di vagina” l’avevo già sospettato ai tempi delle crociate della Boldrini e degli attacchi a lei tutte le donne. Tante parole contro gli hater e contro le stronzate sui social e neppure una parola sulle minacce, gravi, ricevute da Beatrice Lorenzin per la vicenda dei vaccini.

Perché? Imho la Lorenzin aveva alcuni gravi difetti: era un ministro competente e apparteneva al centro destra. E questo negava la narrazione che voleva le donne di centro destra solo oche olgettine2.  Quindi la Lorenzin aveva sì una vagina ma non era una donna.

Emblematico il messaggio su twitter di Asia Argento3:

“L’avvocato Bongiorno aveva difeso il mafioso #Andreotti (“Assolto! Assolto! Assolto!”) ma si è rifiutata di tutelare alcune vittime di violenza sessuale nell’industria cinematografica… #DoppiaDifesa? Dissociazione totale”.

Da attivista per i diritti delle donne la Buongiorno è stata ridotta a mero avvocato difensore di Andreotti4 e, grave colpa, si è rifiutata di tutelare alcune “presunte” vittime di violenza. Quali? non viene detto.

Come spiegare tutto questo? la bandiera femminista non è una bandiera autonoma ma esiste solo legata alla bandiera rossa. Se qualcuno sostiene tale causa ma non sposa la bandiera rossa è uno che sicuramente ha doppi fini e vuole traviare le masse. Che poi è il solito mantra del PCI quando qualche altro partito faceva qualcosa di buono oppure condivideva qualche obiettivo con loro. Chi ne fece le spese furono soprattutto i socialisti quando decisero di uscire dalla sinistra settaria per virare verso la sinistra socialdemocratica. Craxi divenne il nemicissimo, peggio dei fascisti.

Quindi per essere per essere “per tutte le donne” ed un attacco a te in quanto donna è un attacco a tutte devi essere una Boldrini altrimenti al più sei solo una attacabilissima portatrice di vagina. Ma ciò fa perdere al femminismo l’aura di “super partes”  e diventa un argomento politico “in partes”.

E cosa succederà se l’interesse politico della sinistra sarà divergente rispetto all’interesse politico del femminismo? La butto lì: misure a sostegno della famiglia e delle donne lavoratrici presentate dal CDX. Guerra totale oppure “stavolta condividiamo la vostra idea che è anche la nostra”?  Puntualmente è capitata la prima rispetto alla seconda. Sarebbe opportuno pensarci…

 

 


  1. Ecco spiegata la rinascita del “pericolo fascista”. Per fare il piccolo san giorgio serve un drago, poi se è di cartapesta è anche meglio, 
  2. Si veda il caso Mara Carfagna contro Sabina Guzzanti. La Guzzanti è stata condannata per diffamazione a seguito della sua affermazione sul fatto che la Carfagna sia stata scelta per meriti di “bunga bunga”. 
  3. Che viste le marchette con la Berlinguer a cartabianca e i siparietti con Luxuria penso stia per intraprendere la carriera di “ragazza immagine” per il partito di tutte le foglioline donne. 
  4. Che poi pensare che basti un buon avvocato per essere assolti, anche se colpevoli significa dire che i magistrati son degli incompetenti che si fanno facilmente abbindolare. 

la nuova crociata femminista e i soliti vecchi piagnistei

A quanto pare la vicenda Weinstein sta finendo, come prevedibile, strumentalizzata per cercare di strappare, a furia di piagnistei, vantaggi extra; questo articolo di eretica è emblematico:

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/08/times-up-la-protesta-delle-attrici-ai-golden-globes-smettete-di-accettare-le-molestie-sul-lavoro/4080821/

Time’s Up è l’iniziativa lanciata da oltre trecento donne che lavorano nel mondo dello spettacolo, cinema, teatro, televisione, ed è ispirata alle tante violazioni subite dalle donne che hanno raccontato la propria esperienza a partire da quelle che hanno parlato di Weinstein. Il tempo è scaduto ed è ora di affrontare il tema delle molestie sul lavoro in maniera chiara e precisa, questo è quello che in sintesi dice il documento di apertura del sito web che spiega il senso dell’iniziativa.

A malignare direi 300 aliene venute da venere e capitate da pochi secondi sulla terra. Molte delle indignate sapevano ma hanno parlato solo quando è scoppiato il bubbone, e, come diceva sor Giulio: “pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, penso che a molte convenga passare per vittime più che per complici. Come mai adesso parlano, solidarizzano etc. etc. mentre ieri zitte zitte assieme  all’orco, e nessuna che chieda se per caso non siano paracule con la schiena di gomma? Stranamente quelle che hanno sfanculato da prima il tizio e, per questo, hanno avuto la carriera stroncata appaiono poco mentre c’è una sovraesposizione di chi fino a ieri era connivente una povera vittima.

Le donne di Time’s Up spiegano che serve sostegno legale ed economico, perché le molestie e le violenze sessuali nel mondo del lavoro avvengono per sproporzione, per asimmetria tra il potere economico degli uomini e quello delle donne.

Non si parla di poveracce che devono fare i salti mortali per arrivare a fine mese ma di attrici ricche e famose: quanto hanno iniziato a donare?

Questa differenza va analizzata ed è lì che va contestualizzata la violenza. Quello che mi piacerebbe adesso è che donne che lavorano in determinati settori si unissero anche qui, in Italia, per concorrere alla lotta contro le molestie sul lavoro. Quanto invece siamo culturalmente indietrosu questo e su molte altre cose. Quando si parla di diritti la strada da fare è ancora tanta. Hai mai visto un comitato di donne che lavorano in politica, per esempio, combattere contro le molestie praticate da deputati, politici, potenti, su segretarie e collaboratrici? No. Io non ho mai visto nulla del genere perché alla fine in Italia, da quel che ascolto e so, molte donne, purtroppo, pensano solo a coltivarsi il proprio orticello senza esporsi più di tanto. Gli uomini sono capi di partito, sono quelli che hanno più ascolto e potere. Le donne, salvo che non siano economicamente potenti o che non siano parenti dirette di altre figure politiche, non hanno potere. Dicono grazie per essere state scelte e in ogni caso sono ricattabili.

Partiamo dalla fine: solo le donne sono ricattabili? fosse così, se le donne fossero pedine nelle mani dei boss di partito ci sarebbe una gara a candidarle e farle eleggere. Se possono venire facilmente essere teleguidate perché io, capoccia, devo prendere un maschio rompi@@ quando posso avere una docile bambolina?  Tutti i “peones” del parlamento dovrebbero essere donne.

Se abusi avvengono solo da politici uomini verso dipendenti donne perché gli assistenti parlamentari, personale di supporto a scelta diretta del politico non son tutte donne? Se voglio fare il mr Grey della situazione scelgo Anastasia come vittima mica Wonder Woman. 50 sfumature di grigio con Wonder Woman nella parte della sottomessa sarebbe un romanzo ancora più assurdo dell’originale.

Un altra riflessione: come mai se la causa dell’abuso è l’asimmetria di potere quanto tale asimmetria riguarda una donna in posizione superiore ed un uomo in posizione inferiore gli abusi non dovrebbero scattare? la donna è sempre sottomessa? Sarebbe interessante conoscere i risultati di questa teoria applicata ad esempio alla Boldrini, a chi era sottomessa?

Poi riguardo alle lagne del precariato, solito vizio italiano di interpretare tutto pensando che il cortile di casa sia tutto il mondo, da precario, ingenuo, posso assicurare anche se maschietto devi mandare giù rosponi1. E non puoi neppure il jolly “tette” per far carriera2.

Gratta gratta si torna a quello che è stato il femminicidio: un babau creato cinicamente a tavolino per strappare soldi.

Se questo articolo fosse un romanzo, tale romanzo sarebbe da bocciare perché ha una trama contraddittoria che richiede troppa “sospensione dell’incredulità” per funzionare.

I sindacati? Non so. Non mi è mai venuto in mente di andare presso un sindacato a denunciare un caso di molestia perché le questioni sono separate. Roba penale, diritto del lavoro, cose che non sembrano incontrarsi quando la violenza si compie nel contesto lavorativo. Se dici no al capo e lui ti licenzia non c’è molto da fare e la precarietà lavorativa che le donne, oggi più che mai con i provvedimenti del governo Pd, subiscono non le aiuta affatto. Lui ti licenzia e non puoi appellarti a nulla.

I licenziamenti discriminatori sono ancora vietati. Da notare come si lotti solo contro certe discriminazioni: a quanto pare “straordinari extra non pagati”, “dimostrare buona volontà” etc. etc. non son discriminazioni, anzi se hai il pisello un poco tu te lo sei anche meritato. Però adesso è colpa del PD.

Non si tiene conto del gender gap. Non si tiene conto affatto del contesto e della asimmetria di potere economico che esiste ed è innegabile. Dunque chiedo: quand’è che si smette di non vedere o sentire o di fare victim blaming, come è successo qui nei confronti di Asia Argento da parte di donne dello spettacolo, quando una donna alza la testa e racconta quello che le è successo? Quando si creeranno spazi affinché le donne possano, qualunque sia il loro lavoro, trovare ascolto?

Alè per non farci mancare niente usiamo, come al solito, il victim blaming per accusare evitando domande scomode come: “come mai tutte adesso e non prima?” Perché molte non vogliono trovare ascolto, vogliono solo avere ragione sempre e comunque. Imho scegliere come testimonial una che parla dopo che scoppia la bomba, fa tante belle marchette come: “son stata molestata ma non denuncio per colpa della prescrizione”, “la colpa è di Berlusconi”, che calunnia impunemente e spara stronzate “ho paura del mossad” non mi sembra una mossa molto furba.

 


  1. quando in una azienda cui collaboravo ci fu l’esigenza di “razionalizzare” il personale il parametro base fu la ricattabilità. Chi aveva anche altri  lavori, chi non si piegava a fare il cococo finto dipendente o il finto consulente partita iva venne scartato, E venne scartato non rinnovando il contratto scaduto. Chi rimase erano persone, ambisessi, che per un motivo o per un altro erano costrette a dover dire signorsì. 
  2. la segretaria, che faceva tanto la dittatrice con i consulenti e con i tecnici, pur essendo precaria anche lei ma simpatica al boss, poi riuscì a far 6 al superenalotto: rimase incinta del Boss. Boss abbastanza più anziano di lei e per di più sposato con un altra. 

speculare sull’indignazione per far soldi

Stavo leggendo quest’ottimo articolo de linkiesta che spiega bene il perché della nuova caccia alle streghe scatenata nei media statunitensi. L l’indignazione fa vendere e vendere bene e più un gruppo è pronto all’indignazione più diventa appetibile. Adesso il gruppo che va per la maggiore è quello delle femministe oltraziste, quelle per le quali qualsiasi cosa non vada loro a genio è una molestia. Alle notizie sulle molestie cliccano, rilanciano e danno tanta visibilità. Logico che adesso vengano “coccolate” da chi, cinicamente, ha intenzione di speculare su di loro.

L’articolo de Linkiesta alla conclusione lo spiega benissimo:

(…)I puritani di Twitter, che hanno nell’HuffPost la loro personale Scientology, non hanno dubbi: forti di una concezione della donna come essere indifeso – questa si, discriminatoria –incapace di mandare affanculo il porco di turno o di rifiutare una avance senza uscirne traumatizzata a vita, esultano per quella che definiscono una “salutare purga” (“healthy purge”) senza nemmeno sapere di citare Stalin.
E ora, con le torce già accese, puntano dritti verso il cinghialone, quel Woody Allen che gli è sempre sfuggito e che, finalmente, si preparano a dare alle fiamme.

L’attuale caccia agli stregoni, quindi, non è che una grande operazione commerciale per cui Weinstein non è stato che un pretesto, operata dai media per far fruttare una delle bolle più numerose, e quindi più ricche di tutte: la bolla femminista(…)

Sono anni che i media – nell’accezione più estesa che oggi può avere il termine – spendono le loro maggiori risorse nel favoreggiamento sistematico di ogni possibile forma di indignazione, cercando di trasformare lo sdegno in views, likes, copie vendute
Di diritti e dignità femminile, di proposte concrete a favore dell’emancipazione delle donne reali, non importa nulla a nessuno, così come a nessuno importa della differenza tra molestia e avance sottolineata dalla Bellucci: quello che importa è che sempre più donne si indignino senza il beneficio del dubbio, e leggano in massa articoli zeppi di pubblicità di make-up o reggiseni dove le donne vengono usate come attaccapanni, su siti internet o giornali gestiti in larga parte da uomini, a loro volta controllati da gruppi finanziari diretti esclusivamente da uomini.

E questo causa due problemi: il primo è che parte una escalation dove per vendere di più devi indignare di più e questo porta ad abbassare l’asticella fino a spedirla sotto zero. Se prima era uno scandalo il “o me la dai o scendi” di Weintein adesso una chiamata “ciao, come stai?” viene ingigantita fino a diventare una questione di stato. Con la logica conseguenza che il rumore generato coprirà il segnale di chi è stata veramente molestata e può dimostrarlo in tribunale. Se tutte son state gravissimamente molestate allora nessuna è mai stata molestata.

La conclusione dell’articolo è chiara e sconfortante:

Abbattere carriere che hanno contribuito in maniera fondamentale al progresso culturale di una comunità sulla base di un’intervista anonima, di un ricordo inverificabile di 15 anni fa, pur di ottenere il retweet. Affogare in un oceano di indignazione i colpevoli acclarati con quelli che perlomeno avrebbero diritto a un processo per avere in cambio un cuoricino. Tutti colpevoli, che tra poco vorra’ dire nessun colpevole.
A chi si permette di avanzare un dubbio, rispondono che certo, forse nella lista di proscrizione ci sono anche innocenti, ma si tratta di un danno necessario per permettere ad altre donne di venire allo scoperto. Siamo alla fucilazione indiscriminata. Stalin, per l’appunto.
C’è da sperare che qualche filologo non scopra scandalose avance di Newton o Galileo all’indirizzo di una donna o uno studente: altrimenti, con l’aria che tira, sarebbero capace di bandire la legge di gravità o di vietare il sistema Copernicano. Benvenuti nel sedicesimo secolo.

Giova ricordare a tanti novelli robespierre che anche l’incorruttibile lasciò la sua testa nella ghigliottina1.

C’è anche un’altro problema, problema non trattato dall’articolo ma che ho notato capitare di frequente; i molti che campano di indignazione ed a parole lottano contro ciò che causa indignazione, nei fatti, si guardano bene dal risolvere effettivamente il problema. Per giocare ai piccoli san giorgio serve un drago (possibilmente di cartapesta e non pericoloso). Con il risultato di far sprecare tempo e risorse per andar dietro alle loro paturnie. E con il rischio che quando la gente si stufi dei loro capricci insieme all’acqua sporca finirà a volare fuori dalla finestra anche il bambino, ovvero le giuste richieste di partenza.

Un esempio è la politica italiana ed il fascismo. Oramai il neofascismo è un movimento marginale2, con percentuali risibili, perché l’urgenza della legge fiano? O l’ANPI che si spreca a chiamare fascista qualsiasi cosa non le vada a genio?

 


  1. e se qualcuna accusasse babbo di averci provato o qualcuno accusasse la figlia di aver procacciato per il porco? Da santa a puttana il passo è breve, molto molto breve. 
  2. chiariamoci: quelli che si dichiarano apertamente neofascisti e mirano a sovvertire lo stato con la violenza. Non tutti quelli che, da una qualche unica vera sinistra autentica DOC (diffidate dalle imitazioni), vengono chiamati fascisti. Altrimenti in italia il fascismo sarebbe già al 103,18% degli elettori. 

50 sfumature di marrone…

Stavo seguendo su twitter la vicenda di Asia Argento e di Weinstein (qui).

Sinceramente: vicenda abbastanza squallida sotto molti punti di vista. Però ci sono alcuni punti che mi impediscono di solidarizzare con la presunta1 vittima contro il presunto carnefice;

Prima cosa, donne pronte ad usare la F per fare o per velocizzare la carriera non son rare nella storia del cinema. Che poi una, figlia di un regista e che quindi ha avuto contatti con quel mondo da bambina, si ritrovi a 21 anni ad essere “ingenua e terrorizzata” mi sembra una ipotesi abbastanza inverosimile. Non stiamo parlando di una contadinotta quattordicenne del primo dopoguerra sempre vissuta in campagna da quando è nata e che il mondo l’ha conosciuto solo grazie alle riviste patinate. Il mondo è piccolo e le voci, anche se non diventano accuse formali, girano. Sarò cinico ma all’ingenuità non ci credo molto.

Seconda considerazione: adesso la denuncia della Argento, di essere stata violentata vent’anni fa, è una denuncia difficilissima da provare; a meno che non salti qualche filmato clamoroso o qualche prova inconfutabile che inchioda è semplicemente la parola di lui contro quella di lei. E il sogno bagnato di molte di dar credito alla presunta vittima, invertire l’onere della prova e condannare il presunto carnefice a meno che non riesca a provare inconfutabilmente la sua innocenza è il modo migliore per partorire mostruosità giuridiche da medioevo2.
Che poi da “porco! dimostra che non sei stato tu a stuprare” a “strega! dimostra che non sei stata tu ad ammaliare” il passo è breve, molto, molto breve.
Un altra cosa, legata, al ritardo. Potrebbe anche essere che le accuse tardive siano anche un mettere le mani avanti per evitare accuse di omertà e/o complicità; accuse capaci di trascinarti nello stesso pozzo cui sta finendo il tipo.

Terza considerazione: la solita lagna della merda nei social. Piaccia o no i social sono uno specchio che riflette e mostra la società; là fuori è pieno di gente che pensa che una stuprata sia una che l’ha cercata in ogni caso, frustrati che attendono simili occasioni per vomitare merda su tutto e tutti. Così come è pieno di zerbini che si vergognano di tutto e di più per elemosinare due like e un retweet in più. Che una fogna sia zeppa di stronzi mi sembra solo una “non notizia” buona solo per il click baiting.

Quarta considerazione: come al solito si oppone il “victim blaming” a chiunque non sposi incondizionatamente la tesi della presunta vittima. Gli insulti sono inaccettabili ma trovo sia vigliacco parlare di “victim blaming” anche nei confronti di chi, senza insultare, avanza qualche dubbio come: “ma perché poi ci sei stata per cinque anni”, “perché denunciate tutte adesso, solo ora che è scoppiato lo scandalo?”.  Capisco che in america si ha l’impressione che basti formulare una accusa di stupro, abbastanza verosimile, per essere inappellabilmente condannati, ma in italia per fortuna ancora non dovrebbe essere così; dovrebbe essere l’accusatore a dimostrare la validità delle sue accuse e non l’accusato a dover dimostrare di essere innocente2.

Quinta considerazione: ricordo il caso di Dominique Strauss Kahn; anche quando saltò fuori lo scandalo dell’accusa di stupro della cameriera, ci furono alcune che “ricordarono” molestie. Ricordi che poi non ebbero seguito e vennero rapidamente “dimenticati” quando la vicenda si sgonfiò a causa dell’inattendibilità della presunta vittima principale.


  1. uso il termine “presunta” in quanto, a parte le accuse di lei, sulla specifica vicenda non son ancora saltate fuori prove e/o riscontri. Il tizio può anche essere un grandissimo puttaniere, il più grande puttaniere della storia ma ciò non prova che abbia violentato anche in questo caso. 
  2. il caso di Judith Grossman è emblematico; avvocato femminista radicale si è ricreduta quando nel tritacarne è finito il figlio. E fu così che si accorse della barbarie di dar credito sempre e solo alla presunta vittima in spregio alla presunzione di innocenza. 

Cortocircuiti…

Quando avevo letto questa notizia: Censimento inglese niente sesso maschio o femmina per non urtare trans – Corriere.it, avevo pensato ad una bufala; invece è vera.  Quello che mi diverte è che abbiamo sotto gli occhi un esempio di cortocircuito logico. Da una parte la galassia contro il cattivo maschio bianco oppressore, cioè femministe, casinisti con la scusa dei diritti capricci civili, associazioni LGBTQIXYZαβγ, anticontroboicottari assortiti, che lotta perché chi si crede un gatto transex dotato di corna e rumine non venga considerato un caso “bizzarro” ma venga assecondato nelle sue idee. Chi siamo noi per imporgli una cultura patriarcale che vieta agli uomini alle persone di considerarsi gatti con corna e rumine?

Di contro invece l’omettere l’informazione sul sesso biologico fa perdere informazioni e, come hanno detto giustamente le femministe:

Ma la proposta ha suscitato la protesta delle femministe, che vi hanno visto un tentativo di eliminare la presenza femminile. La scrittrice Germaine Greer ha argomentato: «Sono stanca e nauseata da tutto questo. Continuiamo a sostenere che le donne hanno conquistato tutto quello che c’era da conquistare. Ma non hanno conquistato neppure il diritto a esistere». E l’attivista Stephanie Davies-Arai ha aggiunto: «Il sesso biologico delle donne viene cancellato e questo mi spaventa. Una volta che smetti di raccogliere informazioni, tutto si distorce per le donne».

Se non hai le informazioni sul sesso come puoi sostenere che le donne guadagnano il 99.99999% in meno degli uomini? Non lo puoi più fare. E quindi, siccome non conviene, il distinguere il sesso fra maschile e femminile non è più una azione oppressiva e patriarcale. Strana anche l’assenza di chi aveva invece aveva piantato casini perché Trump aveva abolito la legge Obama che permetteva ai transgender di usare il bagno del sesso percepito invece di quello biologico (qui). E di chi sosteniene che il genere è solo un costrutto sociale scollegato dal sesso biologico.

Mi sa che da ora in poi, cortocircuiti simili ne capiteranno a bizzeffe. Io mi attrezzo con i patriarcali birro1 e pop-corn per godermi lo spettacolo.


  1. al maschile ovviamente per sostenere il mio culturo patriarcale e misogino.