sulla giornata contro la violenza verso le donne

Maria, nome di fantasia, era una ragazza del mio liceo, molto carina e poco interessata allo studio.
Si era messa con giuseppe, un teppistello sempre pronto a fare lo spaccone, temuto perché picchiava tutti e faceva il figo con la moto e perché era già stato in riformatorio. La solita microdelinquenza di periferia. E lei, di riflesso grazie al “chiamo a giuseppe e vi faccio picchiare” faceva da piccola “bulla”. Terra terra maria stava con giuseppe perché era figo e picchiava tutti, e lei poteva fare, via giuseppe, da baby teppista oltre che brillare di luce riflessa.

Peccato che, dieci anni dopo, maria si trovò ad essere una venticinquenne senza ne arte e ne parte; maria mollò la scuola a sedici anni, con un compagno, giuseppe, manesco e con due figli piccoli da mantenere. Maria capì che a sedici anni potevi bullarti che il tuo pivello picchiava tutti e faceva paura ai tuoi compagni a scuola, a venticinque anni scopri che non può picchiare il responsabile dei servizi sociali, non può spaventare un magistrato e che cercare una rissa con i carabinieri è un comportamento alquanto controproducente. La separazione fra i due fu un poco “conflittuale” anche perché giuseppe era uno abituato a menare prima di pensare.

Oggi molti parlerebbero, giustamente, di femminicidio, di stalking e di violenza maschile da parte di giuseppe, di victim blaming, verso la povera maria. Io invece parlerei, oltre che della “cattiveria” di giuseppe anche, e molto, della di stupidità di maria. Se scegli tu il tizio perché è uno che “si fa rispettare” e picchia tutti, se ti vanti di ciò, se usi il “chiamo a giuseppe1” come minaccia verso i compagni e chi non accetta i tuoi capricci, poi non stupirti se in casa ti trovi uno violento pronto a menare. Sei stata tu a sceglierlo e l’hai scelto proprio perché un teppista “che si faceva rispettare” e di rifletto “ti faceva rispettare”; una con la sindrome della crocerossina non va in giro a vantarsi che il ragazzo è stato due o tre volte in riformatorio, raccontare delle risse cui ha partecipato e usarlo come minaccia: “o mi dai retta o chiamo a giuseppe”.

Quello che ho notato che manca nella giornata contro la violenza verso le donne è una seria educazione al “vaffanculo” da parte delle signorine: ovvero prevenire: sfanculare da subito il teppistello e mandarlo al diavolo prima è sempre meglio di curare ferite fisiche e psicologiche dopo. Perché si possono fare tutti i pipponi moralistici che si vuole ma, imho, se non si mette in chiaro che deve essere, in primis, la donna ad evitare il testa di cavolo e non starci assieme sperando che il testa di cavolo sia lui a redimersi, l’anno prossimo rimaniamo punto e a capo. Se si parla di Maria come di una santa, non si capisce come, perseguitata da satana giuseppe, e non di una che ha fatto scelte decisamente sbagliate e che si trova a dover vivere le conseguenze di tali scelte domani ci saranno tante altre maria.

E “vittime” su cui fare il piagnisteo per le future giornate non mancheranno.

Per questo io penso che nelle giornate contro la violenza verso le donne servirebbe, più che piagnisteo e pipponi moralistici, anche serie campagne di prevenzione rivolte alle signorine, svelando alcuni segreti rivelati nei corsi di logica patriarcale:

-> la prudenza serve per evitare di finire in situazioni spiacevoli. L’imprudenza non giustifica il carnefice ma spesso spiega bene perché la vittima sia diventata tale. [istituzioni di logica patriarcale]

-> se scegli lo stronzo violento (e proprio perché stronzo violento) poi ti trovi a stare con uno stronzo violento [logica patriarcale]

-> uno stronzo violento si comporta da stronzo violento [logica patriarcale superiore]

Senza, spiace dirlo, ma le manifestazioni mi sembrano tanto le frignate senza senso di gente che ancora confonde la realtà con i loro desideri. Vivere nel villaggio dei puffi sarebbe puffissimo ma purtroppo non viviamo nel villaggio dei puffi.


  1. la proposizione “a” è un costrutto del sardo, brutalmente italianizzato; in sardo i verbi come vedere, chiamare quando si parla di una persona precisa richiedono la “a” davanti al nome. 
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Cominciano i cortocircuiti…

Cominciano i cortocircuiti fra le categorie “oppresse” dal patriarcato; trans vs femministe. Sarà un bello spettacolo.

Sorgente: La transgender Sandra contro Birgitte, guerra degli spogliatoi in Norvegia

Birgitte vive a Stavanger in Norvegia ed è un’assidua frequentatrice del Sis Sportssenter. Un giorno, nel luglio del 2016, nota la presenza nello spogliatoio femminile di una persona con i genitali maschili e gli chiede se non avesse sbagliato stanza. «No sono una donna a tutti gli effetti e ho il diritto di stare qua» risponde Sandra, che ha cambiato genere senza operarsi grazie alla legge sull’identità sessuale approvata nel 2016. Una risposta che non cancella la sensazione di disagio di Birgitte che si rivolge ai dirigenti della palestra i quali le assicurano che gli uomini non possono entrare nello spogliatoio femminile. La ragazza si tranquillizza ma dopo qualche mese, a febbraio del 2017, incontra Sandra e, forte del parere già ricevuto, le chiede di andare via. L’altra scoppia: «Ma quale problema hai? Questi non sono affari tuoi. Io ho tutto il diritto di stare qui».

qui c’è un bellissimo cortocircuito; ha più ragione una donna che si sente a disagio a farsi vedere nuda davanti ad un “uomo biologico” oppure un “uomo biologico” che si sente donna mentale e che pertanto non vuole andare nello spogliatoio degli uomini biologici cis?

La campagna mediatica
Nel marzo 2017 Sandra fa causa a Birgitte per molestie. Il caso finisce sui giornali. Vengono pubblicati molti articoli di appoggio alla donna transgender: «Dove deve andare a farsi la doccia Sandra? Dovunque voglia farsi la doccia. Costringerla a frequentare lo spogliatoio maschile solo perché ha un organo genitale maschile sarebbe un abuso nei suoi confronti» scrive Karoline Skarstein sul quotidiano Stavanger Aftenblad. Sullo stesso giornale esce un articolo a firma del gruppo femminista Ottar in cui si chiede di considerare il bisogno di privacy delle donne. Ma la campagna mediatica non si ferma: Birgitte viene descritta come transfobica, intollerante, cattiva. Lei va in crisi ed è costretta a prendersi un congedo per malattia dal lavoro.

Vicenda decisa mediante ordialie a colpi di shitstorm; a furia di progresso si sta tornando al medioevo? Facciamo un bagno per ogni orientamento sessuale? Da notare anche il modus operandi: se provi disagio e lo manifesti non sei una persona che prova disagio, no, sei il cugino in primo grado di Hitler e diventi il bersaglio dei tanti giustizieri da strapazzo che impestano i social network.  Btw mi chiedo: se Birgitte fosse stata una islamica praticante sarebbe ancora dalla parte del torto oppure siccome più obbressa di un trans sarebbe passata dalla parte della ragione? Ai postumi (della sbornia) l’ardua sentenza.

Il processo
In tribunale Sandra è rappresentata da Legal Aid for Women che sostiene: «Se alle donne con il pene viene negato accesso agli spogliatoi femminili, quale spogliatoio dovrebbero mai usare? Se esistono degli spazi separati è perché le donne non si sentono al sicuro in una stanza con degli uomini, allora sarebbe strano costringere un gruppo di donne a usare gli spogliatoi maschili. Ricordiamo che le donne trans sono più a rischio di molestia delle donne cis (quelle che si identificano con il genere di appartenenza alla nascita ndr)». D’altro canto l’avvocato di Birgitte chiede che «sia considerato il disagio delle ragazze e delle donne che sono costrette a farsi la doccia accanto a una persona con genitali maschili».

“alle donne con il pene” ROTFL. Una domanda che sarebbe divertente da fare alle femminare nostrane è se nelle quote rosa son comprese anche le “donne con il pene”; penso si vedranno un bel po’ di capriole ed avvitamenti…

Assolta

La sentenza arriva il 12 ottobre. La giuria si spacca ma Birgitte viene assolta con due voti a favore contro uno contrario. Per lei, però, il calvario non è finito: «Quando le chiedo della palestra — ha scritto la femminista svedese Kajsa Ekman su Facebook — lei mi risponde che non usa più gli spogliatoi e si fa la doccia a casa. Aggiunge che molte altre donne hanno manifestato lo stesso disagio e si cambiano in bagno quando c’è la donna trans». Per Ekman, autrice di molti libri sui diritti delle donne, «i nostri spazi si sono ristretti, questa è la conseguenza della legge sull’identità sessuale. I sentimenti delle donne e la loro sicurezza non sono considerati importanti. Se una persona protesta viene trascinata in tribunale. È chiaro che queste leggi non hanno nulla a che fare con il femminismo». Lo scorso febbraio l’intervento di Ekman alla conferenza sulla pornografia e la prostituzione a Göteborg, in Svezia, è stato cancellato dopo che lei aveva espresso dubbi sul concetto di «genere come costrutto sociale e non biologico».

Se il genere è un costrutto sociale, la biologia viene messa in secondo piano; si arriva all’assurdo che una donna “donna” bianca venga superata, nella scala delle persone “obbresse” da un maschio bianco eterosessuale che si sente di essere una donna lesbica di colore. Purtroppo il “gender” è stato reso un dogma religioso e questo ha implicato l’allontanamento da l'”ecclesia” di chiunque metta in dubbio tale sacro dogma. Parafrasando nenni: a furia di voler fare i puri (politically correct) salta fuori qualcuno più puro che ti epura.
Facendo una battutaccia sessista patriarcale: si son comportate come il tizio che se lo era tagliato per far dispetto alla moglie…

Nazifemminismo

Ottimo articolo di the vision che spiega benissimo il nazifeminismo ed il suo modo di pensare: le donne sono sempre vittime e quindi hanno “ipso facto” sempre ragione…

Sorgente: Le false accuse di stupro sono il 2%. Per questo bisogna credere alle donne.

LE FALSE ACCUSE DI STUPRO SONO IL 2%. PER QUESTO BISOGNA CREDERE ALLE DONNE.
DI JENNIFER GUERRA 18 OTTOBRE 2018

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Quando esco la sera, tengo le chiavi strette in mano a mo’ di tirapugni. Se sul marciapiede vedo un uomo con un’aria poco rassicurante, attraverso la strada. Mi guardo in continuazione alle spalle. (…) che altro il fatto che siamo nel 2018 e una donna non può ancora sentirsi libera di tornare a casa di notte da sola per paura di essere aggredita. Ma forse mi sbaglio io.

Da uomo anche io avrei paura di attraversare certi quartieri di notte; siamo nel 2018 e non viviamo nel villaggio dei puffi, ma guarda un po’. Colpa del patriarcato ovviamente.

Invece, a quanto pare, sono i maschi quelli che non si sentono al sicuro, specialmente dopo che l’ennesima accusa di violenza sessuale – quella di Christine Blasey Ford al candidato repubblicano per la Corte Suprema Brett Kavanaugh – non ha avuto alcuna conseguenza. Eppure, la testimonianza tardiva, seppur credibile, di Blasey Ford, che è una docente di psicologia all’Università di Palo Alto, ha generato negli Stati Uniti la psicosi delle false accuse di stupro: a quanto pare gli uomini ora sono terrorizzati all’idea che, fra venti o trent’anni, qualche donna li possa accusare di stupro, con l’obiettivo di volerli rovinare economicamente o di distruggere la loro reputazione per vendicarsi di qualche torto subito in passato. (…)

Paragrafo che si capisce benissimo con il titolo dell’articolo: la donna se accusa di stupro ha sempre ragione e quindi chi teme di essere accusato di stupro lo è perché ha una colossale coda di paglia. Per fortuna la civiltà è andata avanti e, per condannare una persona, occorrono prove, un racconto verosimile ma non supportato da prove non basta. Blasey Ford che prove “prove” ha tirato fuori? Nessuna e senza prove non si dovrebbe condannare1.

Poi sull’essere terrorizzati dalle accuse “non provate” basta vedere la vicenda Brizzi in italia; trascinato nel fango e poi, ma molto dopo la condanna a morte tramite social, il tribunale l’ha assolto perché “il fatto non sussiste”. Oppure per tornare in america si può parlare della vicenda di Judith Grossman convinta che la donna che accusa avesse sempre ragione. Quando l’accusato è stato il figlio si è ricreduta. Parliamo anche della paladina italiana del #metoo? Quando ha assaggiato una cucchiaiata della sua stessa minestra, cioè accuse non dimostrate, si è resa conto che non era poi così tanto saporita…

A un anno dal #MeToo, ci siamo già dovute abituare a rispondere garbatamente che no, non c’è nessuna caccia alle streghe e nessuna deriva forcaiola. Se vi affacciate dalla finestra, noterete che non ci sono ancora teste di uomini impalati per strada solo per aver palpeggiato una donna in metropolitana. Ma soprattutto, consultando la lista di Vox delle oltre 250 persone, uomini e donne, accusati di comportamenti sessuali inappropriati, che vanno dai commenti volgari alla violenza vera e propria, ho rilevato che solo 37 hanno subito o stanno subendo un processo.

Faccio notare l’ampiezza delle accuse “dai commenti volgari alla violenza vera e propria”. Capisco che un commento volgare possa essere fastidioso ma da qui a renderlo equiparabile ad uno stupro c’è ne passa. Qui si sta facendo lo stesso giochetto del “femminicidio”; per aumentare i casi di femminicidio compendi non solo gli omicidi “passionali” ma anche quelli “non passionali”, come la tizia uccisa dal genero e dalla figlia per motivi di eredità, e le violenze “generiche”.

Tutto fa brodo per gridare all’emergenza. Da notare anche un’altra cosa: accusato non significa colpevole e, nel caso USA, accuse “deboli”, difficili da provare, difficilmente portano all’avvio di un processo. Vedi il caso di DSK, quando la credibilità dell’accusatrice è finita nel cesso, il processo è morto all’istante, ciò nonostante venne bruciato per il fondo monetario internazionale.

Per ora, le persone giudicate colpevoli sono solo due: un membro del congresso texano, Blake Farenthold, che ha usato anche soldi pubblici per pagare un patteggiamento, e Larry Nassar, un medico sportivo che ha abusato di più di 160 atlete, di cui molte minorenni, e che è stato condannato, secondo il sistema penale americano, a un minimo di 40 e un massimo di 175 anni di prigione. Nessuno è stato dichiarato innocente. (…)

Nessuno dei due è stato dichiarato innocente. Con il numero la frase sembra cambiare un poco di senso. Comunque che senso ha una statistica fatta su due casi? Sarei curioso quel 2% del titolo allora da dove salta fuori. Credo che la fonte sia questa.

La vicenda più simile a una falsa accusa è quella capitata ad alcuni sindacalisti i cui nomi erano stati inseriti in articoli apparsi su Buzzfeed e altre testate: Mark Raleigh e Caleb Jennings sono stati licenziati pur essendo risultati entrambi innocenti dopo un’indagine interna al sindacato. In ogni caso, parlare di deriva forcaiola o di caccia alle streghe come causa diretta del #MeToo è estremamente sbagliato: nessuna accusa di quelle che hanno seguito il caso Weinstein, finora, è risultata falsa per la giustizia americana.

Ma neanche vera visto che il processo è ancora in corso. E stanno iniziando a saltar fuori comportamenti “ambigui” dalle accusatrici. Il tizio ci tenta in ufficio e poi ti invita in albergo e tu, invece di sfancularlo, ci vai; o sei una ingenua da far interdire oppure sapevi bene cosa intendeva. Parliamo dell’italiana, lui ti stupra, tu ci stai per 5 anni e quando scoppia il casino ti accorgi di essere stata violentata. Serve un colosseo seminuovo?

Certamente, si potrebbe obiettare che se solo 37 persone su 252 stanno subendo un processo, significa che le restanti 215 accuse siano false. Ma i motivi per cui non si procede possono essere svariati: le testimonianze possono essere ritenute inconsistenti, il reato può essere caduto in prescrizione, le presunte vittime possono decidere di non essere pronte a sostenere un processo, oppure le persone coinvolte possono optare per il patteggiamento o per un accordo privato. Il fatto che la giustizia decida di non procedere non significa assolutamente che le accuse siano false, né che siano vere. E infatti in questi casi, come è giusto che sia in uno Stato di diritto, agli accusati non è successo niente.

Faccio notare il gioco dialettico: non significa che le accuse siano false, però il titolo dice che solo il 2% è falso quindi è probabile che siano colpevoli. Non funziona così nel sistema moderno si è colpevoli se viene dimostrata, in tribunale, la colpevolezza, altrimenti non si è colpevoli. Per 215 persone ci sono accuse “non provate” ergo ci son 215 persone accusate che sicuramente non saranno riconosciute colpevoli più quelli, dei 37 a processo, che non verranno riconosciute colpevoli.  Se quei 37 venissero condannati i colpevoli sarebbero al più il 15% non il 98%. Il resto son solo volteggi artistici di frittata.

Non c’è niente di cui avere paura, se non degli abusi sessuali. E soprattutto, non c’è nessun complotto femminista a danno dei maschi. Anzi, quello che sfugge a chi parla di deriva forcaiola è il fatto che per molte donne un’accusa di stupro non garantisce solo ricchi premi e cotillon in termini di fama e di denaro.

Beh certo è stata chiamata giudice a X-factor dopo esser finita nel dimenticatoio solo per le competenze musicali, chiamata dalla presidenta della camera come alfiera solo per le capacità politiche. Parliamo anche delle tante tornate a frequentare la d’urso? solo rimpatriate fra vecchie amiche…

Ad esempio, Rose McGowan è stata pedinata da ex-agenti del Mossad che sarebbero stati assoldati da Harvey Weinstein dopo che lei l’aveva accusato di stupro; le donne delle accuse di molestia a Trump sono state derise in diretta nazionale dal Presidente degli Stati Uniti durante la campagna elettorale; Christine Blasey Ford, la donna che ha testimoniato contro Brett Kavanaugh, ha ricevuto “incessanti minacce di morte” e non può tornare a casa in California dopo aver deciso di parlare pubblicamente dell’accaduto; Laurie Penny, autrice e giornalista femminista, ha ricevuto minacce di stupro e un tweet in cui ignoti annunciavano che le avrebbero fatto esplodere la casa dopo aver denunciato le molestie online di cui era vittima.

Posso invece Jimmy Bennett , che ha accusato LEI (il bersaglio n° 1 del mossad), è stato portato sugli scudi e festeggiato in ogni dove, vero? Weinstein stesso è stato aggredito da un giustiziere da strapazzo…

Appellandosi al “garantismo” e alla “presunzione di innocenza”, spesso si parla a sproposito di “condanne senza processo”. Mi sembra evidente che, nonostante le femministe cattive, lo Stato di diritto sia ancora in vigore e che nessuno sia stato condannato senza passare dal tribunale dopo un’accusa di molestia. Se prendiamo, ad esempio, il caso di Fausto Brizzi, dopo l’accusa “mediatica” su Le Iene da parte di diverse aspiranti attrici e le denunce penali presentate da tre di esse, la procura ha chiesto l’archiviazione del caso perché il fatto non sussiste. Questo non prova che Brizzi sia innocente, né colpevole, ma è stato scagionato e intanto le riprese del suo nuovo film sono cominciate senza alcun problema.

E qui parte di default la bestemmia. “il fatto non sussiste” significa che quanto detto non è avvenuto, quindi di cosa potrebbe essere colpevole? Poi, adesso che è uscito il verdetto del tribunale è stato riabilitato ma prima non si son avute remore a lanciarlo nel fango. Senza prove non si può condannare.

Si potrebbe discutere di quanto sia opportuno denunciare un abuso in Tv o sui giornali prima ancora che alla polizia, ma non è giusto nemmeno dire che questi casi debbano essere taciuti dai media per tutelare la privacy o la reputazione degli accusati. Il diritto di cronaca esiste e va tutelato, e l’unico processo che viene fatto senza tribunale, per ora, è quello alla vittima: troppo promiscua, troppo poco vestita, troppo ubriaca, interessata alla carriera.

E di grazia chi pronuncia la sentenza? Brizzi è stato trattato allo stesso modo, Bennet lo stesso. Ho letto tantissimi messaggi di gente che difendeva Asia sostenendo che lui ci stesse, che se fosse capitato loro sarebbero stati felicissimi, che Bennet lo faceva per visibilità etc. etc. Ho visto la stessa merda che gira per le accusate di stupro, e l’ho vista rilanciare sia da pisellomuniti che da vaginamunite.

E pensare che non essere accusati di molestia, basterebbe trattare le donne con rispetto. Ma forse mi sbaglio io. Intanto, stasera, torno a casa con le chiavi in pugno.

Quindi Brizzi non è stato rispettoso? il bersaglio n° 1 del mossad è sempre stata rispettosa con Bennet2?

Articoli come questo mostrano impietosamente sia come tante siano convinte di avere sempre la verità in tasca e di come vogliano usare tale verità per “mangiarci sopra”. Imho articoli simili, excusatio non petita, sono il canto del cigno del #metoo.


  1. I teoremi, il “non poteva non sapere”, il siccome lo fanno tutti allora l’ha fatto anche lui son bestialità da epoca oscura. 
  2. Vabbè essendo un pisellomunito è stronzo di default e quindi può accusare falsamente. 

il ddl pillon e il babbomat

Devo dire che se qualcosa fa girare enormemente le scatole alle femministe molto probabilmente è una buona cosa. Mi riferisco in particolare alle indiscrezioni sul DDL Pillon riportate dalla stampa; dalle reazioni isteriche che sto leggendo penso che lui abbia toccato un nervo dolente e che rischi di far cascare tante rendite di posizione.
Sto vedendo due coppie di amici che stanno affrontando separazioni, purtroppo con figli abbastanza piccoli, e ho visto quanta “litigiosità” e quanto “sbilanciamento” ci sia verso la donna soprattutto se madre.

fonte: https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/11/ecco-perche-la-riforma-del-diritto-di-famiglia-e-una-follia-senza-sens/39384/

Il poveruomo italiano sopravvissuto alle streghe del MeToo è ora pronto ad un’altra e ben più impegnativa battaglia, cioè quella di rimettere a posto le sue ex – quelle che ha sposato si intende, le altre non fanno testo – e le loro pretese predatrici su figli, soldi, case. Sui social si festeggia il disegno di legge del senatore Simone Pillon, co-firmato da Cinque Stelle e Lega e presentato ieri al Senato dove ha iniziato il suo iter in Commissione Giustizia. Il nocciolo è l’abolizione dei vecchi alimenti, la cifra fissa che veniva concessa all’affidatario dei figli, cioè generalmente la madre, per sostituirli col pagamento diretto delle spese a piè di lista detto anche mantenimento diretto. I firmatari della legge ammettono che la scelta è avvenieristica, che il mantenimento diretto non esiste in alcuna parte del mondo tranne California, Belgio e Stato di Washington, ma perché non osare l’avanguardia? E non dite che è difficile paragonare l’Italia con Paesi a piena occupazione femminile. Se le italiane separate non hanno lavoro che vadano a lavar le scale, se ne gioverebbe anche il contingentamento delle colf di origine moldava, rumena, polacca.

Guarda guarda è tutta una questione di soldi; prima cosa: gli alimenti sono parte per la ex moglie e parte per i figli, non sono una cifra forfettaria data alla ex moglie. A pensar male si potrebbe dire che mente con gli alimenti, fissi e senza obbligo di rendiconto, prima mammà poteva tenere la piccola cinderella a pane e cicoria mentre lei andava al parrucchiere ed al centro benessere con le amiche, con i rimborsi a piè di lista questo non si può fare o meglio diventa più facile dimostrare che mammà spende male i soldi.
E volendo fare il cattivo fino in fondo: una che non è capace di predisporre una lista di scontrini per i rimborsi, che possibilità lavorative potrebbe avere?

Buffo anche il sopravvissuto alle streghe del MeTù; mi sa che le streghe grazie alle loro strategie sopraffine si son fatte fuori da sole. Come mai non si parla più dell’eroica battaglia di Oceania Platino contro i cattivissimi orchi che pagano gli assassini del mossad?

L’abolizione degli alimenti, infatti, comporta una bizantina costruzione giuridica davanti alla quale anche i più determinati si arrenderanno. Per suddividere le spese a metà anche i figli devono essere divisi a metà: tempi equidistanti tra le case dei genitori separati. Il coniuge che resta nella ex-casa famigliare dovrà pagare l’affitto all’altro. Le decisioni di vita quotidiana le prende il coniuge che in quel momento ospita: vuoi saltare nuoto? Se sei da mamma è no, se sei da papà va bene (così mi risparmio l’accompagnamento, o viceversa). Le scelte importanti come scuola, studi, vacanze, invece devono essere condivise in un piano genitoriale – una specie di piano quinquennale dell’educazione del pupo – e nel caso di conflitto arriverà un coordinatore genitoriale a sbrogliare le cose oppure a decidere d’autorità.

e l’alternativa quale sarebbe? uno decide tutto e l’altro fa da babbomat? Il figlio è di tutti e due o solo di mammà? Beh se è solo di mammà tutti i soldi li può mettere solo mammà. Alla fine le argomentazioni contro il decreto Pillon, stringi stringi si riducono a: “non toccateci li soldi…” Questo paragrafo è emblematico di si intenda il rapporto: rogne a metà, onori solo a me.

Comunque, se fossimo un altro Paese, se fossimo un altro tipo di madri, verrebbe voglia di adottare la strategia del pop-corn, fare ponti d’oro alla riforma e stare a vedere questi ex-mariti italiani alle prese per quindici giorni consecutivi con uno o due bambini fra i tre e i sei anni ma anche fra gli undici e i quindici, godendoci con i piedi sul divano il pensiero delle loro giornate

Quindi i padri non son capaci di gestire i figli. Per quello servono le madri. Ok, quindi le madri è meglio che non abbiano lavori “importanti” ovvero (tanti $$$) che richiedono impegno visto che devono gestirsi i pargoli considerato che i padri son degli impediti totali. Ehm…

Un capitolo a parte della legge riguarda le sacrosante preferenze del bimbo tra Genitore Uno e Genitore Due. Non potrà averne, soprattutto in fase di separazione. Se punterà i piedi col Genitore Uno per rifiutare il quindicinale trasloco dal Genitore Due che magari sta in un altro quartiere, lontano dai suoi amici, o forse non gli piace tanto perché strilla troppo e ogni tanto alza le mani, si rischia di incappare nella fattispecie dell’articolo 18. Servizi sociali, ordine di protezione, Genitore Uno interdetto, affidamento a casa-famiglia nelle situazioni più gravi. Su questo, davvero, servirebbe un lungo e serissimo discorso perché la legge dà per scontato che se un figlio ha problemi con un genitore la colpa è dell’altro «pur in assenza di specifiche condotte» di ostilità o denigrazione. Chi conosce un po’ i bambini sa che si solito i motivi di rifiuto sono concreti, solidi, legati a conflitti di cui gli adulti responsabili dovrebbero farsi carico invece di negarne l’esistenza per riversare ogni colpa sulla malignità dell’ex.

I figli non sono un’arma impropria da usare nelle beghe degli adulti stop. Nei divorzi, combattuti, ci son abbastanza casi di orrore. Meglio intervengano figure specializzate a far chiarezza.

Comunque, se fossimo un altro Paese, se fossimo un altro tipo di madri, verrebbe voglia di adottare la strategia del pop-corn, fare ponti d’oro alla riforma e stare a vedere questi ex-mariti italiani alle prese per quindici giorni consecutivi con uno o due bambini fra i tre e i sei anni ma anche fra gli undici e i quindici – la sveglia, gli orari, gli accompagnamenti, i rientri pomeridiani, la febbre, le lavatrici, le manate di Nutella sulla giacca appena stirata, le visite a nonna – godendoci con i piedi sul divano il pensiero delle loro giornate. Purtroppo veniamo da una cultura latina e non ce la facciamo proprio. Abbiamo altresì il timore che questa salomonica divisione di tempo, lavoro di cura, soldi, alla fine funzioni solo per i soldi perché già immaginiamo la telefonata quando il padre devoto scoprirà che i bambini allagano bagni e sfasciano telecomandi la sera della partita, che gli adolescenti fanno sega a scuola e rubano alcolici: «Vieni a prendertelo, prima che lo ammazzi», un classico.

come se i padri non siano mai stati giovani e vivano su marte, diano due botte e ripartano per marte. Ho visto e conosciuto ottimi padri e pessime madri. Trovo comunque buffo che molte femministe, che protestano contro gli stereotipi della donna moglie&madre, quando convenga ritirino fuori gli stessi stereotipi.  Se qualcuno ripetesse quanto dicono, ovvero che le donne devono essere soprattutto madri e che senza il supporto economico del coniuge sono “morte”1, in qualche ambito che non riguarda il divorzio sarebbero le prime a sbranarlo vivo.

Per il resto vedo tanto buon senso: giusta la divisione delle spese e l’obbligo della rendicontazione. Oggi se mamma si spende in creme&amiche i soldi che il padre versa per il piccolo pierfiliberto il padre non può mettere il becco.

Risolve anche la stortura della casa: se la casa, magari di proprietà di lui, viene affidata a lei perché non considerare un “affitto equivalente” o un contributo da parte di lei, ancorato ai prezzi di mercato? Anche il mediatore familiare: può essere utile; lo scopo della legge è tutelare il minore non garantire “armi improprie” ai coniugi.

PS

Una prova di quanto quel decreto stia toccando nervi scoperti è legata ai tentativi di character assassination di Pillon, che può anche essere un cattobigotto della peggior specie ma ciò non toglie che quel DDL abbia un senso. Considerato anche i tentativi di spiegare perché non sarebbe opportuno; il “si dovranno fare rendiconti” lo vedo come una solenne zappa sui piedi più che come una argomentazione valida.


  1. aspetto con ansia quando verranno tirate fuori queste dichiarazioni in ambiti diversi dal divorzio. Si ripeterà quanto successo con il caso di Oceania Platino; tante giacobine che urlavano “sangue! sangue! dagli al molestatore” in piazza che si scoprirono di botto più garantiste di Cesare Beccaria lanciandosi in arditi tripli salti mortali carpiati per giustificare il voltafaccia… 

Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Sorgente: Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Nella prossima edizione di Miss America non ci sarà la tradizionale sfilata delle concorrenti in costume da bagno. Una scelta dettata dall’onda lunga del movimento #MeToo che si promette di cambiare strutturalmente il concorso per eleggere la reginetta degli Stati Uniti.

Non chiamatelo concorso di bellezza. Miss America dice addio alla sfilata delle sue concorrenti in costume da bagno e abbraccia la rivoluzione dell’empowerment femminile iniziata con il movimento #MeToo a seguito dello scandalo Weinstein nell’ottobre 2017.

Non è un concorso di bellezza e quindi su cosa si baserà la scelta della rappresentante delle donne americane? Chi dovrà sceglierla? Imho diventerà un noioso festival del politically correct dove si ripeterà a iosa la storia che bisogna apprezzare le donne per il loro cervello e non per il corpo e bla bla bla bla…
Cioè io le interviste alle future miss italia le trovo penose, è un concorso di bellezza, chiedere ad una aspirante reginetta cosa sia un integrale è assurdo come il pretendere che per passare analisi 1 si debba avere almeno una quarta naturale.

“Non giudicheremo l’aspetto esteriore, vogliamo che più donne possibile sappiano di essere le benvenute in questa organizzazione”, ha detto ai microfoni di “Good Morning America”, celebre trasmissione di casa ABC, Gretchen Carlson, presidente di The Miss America Organization. (…)

Ipocrisia? Tutt’altro. Quello che Carlson sta cercando di fare è trasformare il concorso di bellezza nato nel 1921 ad Atlantic City con una sfilata in costume da bagno, in un concorso per eleggere la rappresentante delle donne americane a prescindere dall’aspetto esteriore. E dunque “più spazio ai loro talenti, alle loro intelligenze e alle loro idee”. (…)

Allora non chiamatelo concorso di bellezza.

Un cambiamento che però potrebbe trovare il primo grande ostacolo nell’organizzazione stessa del concorso. Miss America infatti è l’atto finale dei vari concorsi che eleggono le Miss nei singoli stati e non è detto che a livello locale la rivoluzione venga appoggiata. Si può dunque rischiare il paradosso di dover eleggere su criteri non estetici delle reginette di bellezza chiamate a sfoggiare talenti e idee che magari non hanno.
Senza dubbio la strada è lunga ma quel che è certo è che qualcosa si sta muovendo nella macchina della Miss America Organization: da quando Gretchen Carlson è stata nominata presidente nel gennaio 2018, anche come reazione ai commenti misogini dell’ex direttore esecutivo Sam Haskell, le quote rosa sono decisamente aumentate visto che ben sette dei nove membri del board sono donne. (…)

A numeri invertiti probabilmente starebbero ad urlare al maschilismo ed al patriarcato oppressore dall’alaska al golfo del messico.

Ma chi comanda, in uno spettacolo televisivo, è l’audience e dunque negli anni ’90 l’Organization ha indetto un sondaggio tra i telespettatori per far decidere loro se mantenere o meno quella parte dello spettacolo. Il risultato? Nel 1995 i due terzi hanno votato per conservarlo all’interno del concorso.
Oggi, che la loro opinione in merito sia cambiata o meno, dovranno mettersi il cuore in pace: Miss America non è un concorso di bellezza.

Se riescono a trovare finanziamenti e sponsor buon per loro. Poi se i telespettatori scappano, perché invece di un concorso di bellezza si trovano una via di mezzo fra un dibattito stile cineforum anni ’70 e una lezione di diego fusaro, e dietro di loro gli sponsor almeno non abbiano il cattivo gusto di dar la colpa al patriarcato delle conseguenze delle loro stronzate.

Piaccia o no i concorsi di bellezza son per vedere gente “bella”, son sfilate di manzi e di manze. Certi comportamenti mi sembrano ingenui. Cioè non è che se levi le playmate da playboy e ci piazzi un paio di vecchie carampane a discettare di filosofia teoretica, trasformi i lettori di playboy in coltissimi filosofi, molto più probabilmente farai chiudere quella testata.

La gente compra quello che vuole comprare, non quello che tu vorresti comprasse. E se non riesci a capirlo sei una pippa di commerciale indipendentemente dal tuo sesso.

Giornale scritto da donne per donne

Stavo leggendo della polemica di Michela Murgia1 contro la stampa. La Murgia sta pubblicando su twitter i messaggi dove conta quanti editoriali ed articoli in prima pagina son pubblicati da persone dotate del cromosoma Y e quanti invece da persone che non ne son dotate.

Il tutto ovviamente condito con accuse di discriminazione nei confronti delle double-X2.

La domanda che mi son posto è stata: ma se è convinta che le donne siano discriminate nello scrivere di politica o editoriali dove commentano l’attualità perché non fondare un quotidiano con redattriced editorialiste e lanciarsi nel mercato? D’altronde anche molti artisti famosi, per essere liberi di esprimersi come meglio pareva e piaceva a loro, si son fondati la loro casa di produzione o la loro casa editrice; cosa ci vuole a raccogliere un gruppo di giornaliste “di punta”, trovare dei finanziatori ed andare sul mercato? Mica si sta parlando di gente senza ne arte e ne parte e facilmente ricattabile; se sei una giornalista di grido hai molto più potere contrattuale rispetto ad una cassiera od una donna delle pulizie.

Fare qualcosa di reale e di concreto è facile ed è possibile; perché invece di farlo si preferisce frignare: “uhè uhè non pubblicano i miei deliri articoli perché nessuno se li incula mi discriminano in quanto donna”.

Imho perché è molto più comodo frignare e strappare qualche beneficio inducendo sensi di colpa, che fare realmente sporcandosi le mani e rischiando in prima persona. Però questo comportamento alla lunga rimane controproducente. Rimane controproducente perché da una parte rafforza l’idea che “il frignare che mi discriminano” sia solo un piagnisteo per avere vantaggi extra. E questo danneggia soprattutto chi realmente piange la discriminazione, perché non verrà creduto.

Seconda cosa porta le persone a chiedersi: hanno pubblicato l’editoriale di Tizio perché è capace o solo perché oggi è il turno del “transgender tendente al cisgender da sinistra con una spruzzata di queer, due fettine di bisex e un’oliva (cit.)”.

Terza cosa: se l’unico bollino di qualità è l’essere un doppioX allora se la prescelta è doppioX allora è di qualità. Questo il ragionamento che ha portato la Casellati al senato.

Occhio che indurre troppo senso di colpa è pericolosissimo, alla fine uno a furia di dover convivere con quelli ingiusti arriva al punto di sbattersene ed ignorare anche quelli giusti. Si è visto nei casi in cui, a problemi esistenti si rispondeva “dici questo solo perché sei razzista”; un boom del KKK et affini.

PS

Quanti non-doubleX ci sono come assessor* e ministr* alle pari opportunità? Ho visto poche battaglie per questa discriminazione; se 50% deve essere sempre allora 50% sempre, nel bene e nel male…

Anche perché quote + gender significherebbe dover garantire pari visibilità a qualunque dei 70 e passa tipi gender; i quotidiani andrebbero stampati in corpo 4 su fogli A0 e gli editoriali limitati a 140 caratteri.


  1. Diciamo che talvolta ha mostrato di essere poco diplomatica nelle sue esternazioni… 
  2. dunque se ci son da fare discriminazioni a favore, il gender viene immediatamente catalogato come “enorme mucchio di cazzate” e i benefici diventano riservati solo alle doppio-X certificate, gli Y fuori anche se hanno le tette e si sentono più donna di una doppio-X. 

perché una donna premier?

Stavo leggendo questo articolo sul totopremier: Governo, ipotesi donna premier. Il Colle pensa a Elisabetta Belloni – Politica – L’Unione Sarda.it

Mi chiedo: che senso ha annunciare il sesso di chi verrà nominato dal colle? Invece di parlare di esperienza di governo, di capacità e di competenze si parla solamente del sesso del futuro, ipotetico, incaricato. Quasi che il possesso di una vagina renda, ipso facto, un essere superiore.

In questo vedo una sottile discriminazione verso le donne, considerate non per le loro competenze e capacità ma solo per il mero possesso della vagina. E la domanda anche se non esplicitamente si porrà: ma è stata scelta solo per motivi legati al politically correct?

Ogni pretesto è buono per fare una sceneggiata…

Stavo leggendo la lettera delle donne del cinema italiano contro le molestie. Imho una gran paraculata per avere visibilità, frignare un pochettino e magari strappare qualche contentino o, per quelle oramai fuori dal giro, qualche comparsata nei salotti televisivi.
Per il resto i soliti vacui luoghi comuni e le solite bufale che vedono le donne sempre e solo come sante vittime.

Fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli/people/2018/02/01/news/dissenso_comune_le_donne_del_cinema_italiano_contro_le_molestie_contestiamo_l_intero_sistema_-187823453/

Oltre 120 attrici, registe, produttrici, donne che lavorano nella comunicazione dello spettacolo, hanno sottoscritto una lettera che muove dal caso Weinstein. Un testo che non vuole puntare il dito contro un singolo ‘molestatore’ ma l’intero sistema di potere

Parliamo della prima paraculata: non vuole puntare il dito contro il singolo ma contro il sistema. Mentre il sistema si può accusare anche a vanvera di tutto e di più senza dover avere per forza l’onere della prova. Mentre accusare il signor Tizio Caio di essere un molestatore e non essere in grado di dimostrarlo in tribunale porta il rischio che poi il signor Tizio Caio denunci a sua volta per calunnia.
No, no, meglio prendersela con il sistema (o qualche altro nemico immaginario).

Piacere. Io sono il sistema.

Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo nel mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse.

Bene, le prove prego. Prove a prova di tribunale, non la fallacia ad populum. Anche se tutta la gggente credesse che la terra sia ferma al centro dell’universo lei “eppur si muove”.

Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.

Il buon senso, e guardacaso anche la costituzione più bellissima del mondo, dice che la responsabilità penale è personale. Poi il buon senso dice anche che per condannare una persona servono delle prove, prove che devono reggere ad un dibattimento in tribunale. Dice anche che l’onere della prova è lasciato a chi accusa e non a chi deve diffendersi. Qual’è l’alternativa? Accuse basate sul “si dice che…”, “è noto che…” che da congetture diventano prove evidentissime, che siccome una donna ha commesso infanticidio tutte le donne son potenziali infanticide, che è sempre colpa della strega perché è la strega… In pratica il ritorno al medioevo ed ai processi in piazza con la folla che ti spediva sul rogo perché eri una strega senza tanti cavilli legali. Tutto bellissimo tranne quando finivi tu sulle fascine. Questo è il caso di una femminista che si è ricreduta del fatto che l’essere pisello-forniti sia valida prova di colpevolezza, si è ricreduta quando nel tritacarne c’è finito il figlio…

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

Vogliamo l’inversione dell’onere della prova? quindi se venisse accusato un marito, un figlio, un fratello o anche una “sorella di lotta” questa dovrebbe andare al gabbio senza passare dal via perché la presunta vittima ha sempre ragione e deve essere l’accusato a discolparsi?

Leggendo le firme a corredo mi è venuta in mente questa vecchia battuta: “tutte le donne sono troie tranne la mamma, la moglie, la sorella e la figlia.”; fra i nomi delle firmatarie ci son sorelle, figlie, mogli di registi e attori famosi. Anche babbo, il fratellino, il marito sono o eranio parte del sistema? o il fatto di essere “il padre, il fratello, il marito” è per loro cagione di salvezza qualora venissero accusati di far parte del sistema?

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Bene quali sono i limiti? come distinguere il gioco della seduzione dalla molestia e il gioco della seduzione dall’esposizione e dalla vendita della mercanzia? Decidere dopo cinque e passa anni che non era seduzione ma era molestia come si pone?

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

Femminismo uber alles…

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

Magari qualche aiuto concreto per la poveraccia veramente sotto ricatto sarebbe gradito più che grandi pipponi pseudomoralistici a scopo pubblicitario.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Alè piagnisteo e bufale per pietire. Le donne guadagnano meno, lo dice la statistica. Ma la statistica dice anche che le donne fanno più assenze, fanno meno straordinario, fanno lavori meno rischiosi (il 90% delle morti bianche ha il pisello) e son più lente nel ragionare. Mi sembra che tali argomenti giustifichino ampiamente il gender gap. Comunque sarei curioso di vedere un contratto collettivo di lavoro italiano dove viene prevista, per i maschietti e solo per loro, l’indennità di pisello…

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura. (Seguono firme)

 

Sinceramente: mi sembra solo una campagna pubblicitaria che sfrutta il moda del momento per farsi tanta pubblicità a basso costo.  Perché se ne parla solo adesso “che è diventato una moda”?  Perché tanta gente che ieri era bene ammanigliata adesso denuncia il sistema? A pensar male direi che passare per povera vittima è meglio di passare per complice.

le donne son più lente a ragionare…

Fonte: Corriere della Sera

Oxford allunga i tempi dell’esame di matematica: così aiutiamo le ragazze
La decisione della facoltà di computer science per ridurre il gap nei risultati. Il rettore: dipende dalla pressione che sentono le ragazze. «L’esame è un test di comprensione non di velocità»

Più tempo per completare i quesiti dell’esame di matematica. Lo scopo? Aiutare le ragazze. È l’iniziativa presa dall’università di Oxford per ridurre la disparità di genere nei risultati delle materie scientifiche. Agli studenti sono ora concessi 105 minuti per finire il lavoro invece dei canonici 90 minuti, anche se non è stata introdotta alcuna diversificazione nella difficoltà dell’esame. L’anno scorso soltanto sette ragazze si erano laureate in matematica col massimo dei voti, rispetto a 45 maschi: questo si traduceva in una percentuale del 21 per cento per le femmine contro il 45 dei maschi. Si tratta di uno degli squilibri maggiori fra tutte le materie insegnate a Oxford. E non si può certo imputare a scarsa capacità o poca fiducia in se stesse: per essere ammessi a Oxford, specialmente per studiare matematica, bisogna già essere praticamente dei geni.

Siccome meno donne prendono il massimo dei voti rispetto agli uomini allora aumentiamo artificialmente i voti. Apparententemente sembra una cosa positiva ma poi diventa un boomberang:

-> dimostri in pratica che esiste una difficoltà delle donne ad affrontare la materia

-> tutti con il massimo allora nessuno con il massimo; e chi deve assumere si affiderà ad altri sistemi che non l’accoppiata università-voto di laurea. Vedi cosa è capitato in italia con l’inflazione dei 100 e lode.  E nel caso si debba assumere per forza “per sesso”; se tutte le candidate hanno 100 e lode allora si valuteranno altre qualità ( o Y o ) -_-

I docenti dell’università si sono allora chiesti se non fosse il tempo limitato delle prove d’esame a svantaggiare le ragazze. E in effetti dopo l’introduzione della riforma i voti femminili sono migliorati. «Riteniamo che questo cambiamento possa mitigare la differenza di genere che si è manifestata negli anni recenti – hanno detto i docenti – e in ogni caso gli esami dovrebbero essere una dimostrazione di comprensione della matematica e non una corsa contro il tempo».

La riforma degli esami di matematica fa seguito alla decisione del dipartimento di storia di rimpiazzare gli esami tradizionali con un compito a casa: anche in questo caso si era cercato di migliorare i risultati femminili, anche se la misura era stata criticata come sessista perché implicava che le donne fossero più deboli. Ma l’allungamento dei tempi degli esami di matematica è stato salutato con favore da diverse ragazze: «Sono un po’ a disagio di fronte a schemi volti a favorire un genere su un altro – ha detto una rappresentante degli studenti – ma sono contenta che si riconosca che c’è un gap laddove non dovrebbe esserci e che si comincia a ragionarcisi sopra».

Partiamo dalla fine: si sta riducendo il gap fra i sessi semplicemente abbassando l’asticella. Ma questo significa che le donne non son pari agli uomini ma più lente a ragionare. Mi chiedo se alla prossima frignata sul gender gap qualcuno, citando il caso di oxford, rispondesse: “è giusto le donne son più lente a ragionare”. Probabilmente verrebbe giù il mondo a furia di piagnistei.
Da notare che quando la “discriminazione” viene a vantaggio viva la specialità e la discriminazione.

Buongiorno femminismo…

La candidatura di Giulia Buongiorno con la lega ha fatto prepotentemente emergere un fatto che si tendeva a tacere ed a negare: “il femminismo è di sinistra” e gli appelli alla “sorellanza” al fronte comune sono appelli che implicano l’adesione incondizionata ai valori, tutti, della sinistra, soprattutto quella estrema. Soprattutto quella estrema perché spiazzata dal crollo del comunismo sta cercando disperatamente qualche *ismo da sposare incondizionatamente e qualche altro *ismo contro il quale lottare strenuamente1.

Che l’appartenenza politica fosse un discrimine per distinguere fra “donne” e “portatrici di vagina” l’avevo già sospettato ai tempi delle crociate della Boldrini e degli attacchi a lei tutte le donne. Tante parole contro gli hater e contro le stronzate sui social e neppure una parola sulle minacce, gravi, ricevute da Beatrice Lorenzin per la vicenda dei vaccini.

Perché? Imho la Lorenzin aveva alcuni gravi difetti: era un ministro competente e apparteneva al centro destra. E questo negava la narrazione che voleva le donne di centro destra solo oche olgettine2.  Quindi la Lorenzin aveva sì una vagina ma non era una donna.

Emblematico il messaggio su twitter di Asia Argento3:

“L’avvocato Bongiorno aveva difeso il mafioso #Andreotti (“Assolto! Assolto! Assolto!”) ma si è rifiutata di tutelare alcune vittime di violenza sessuale nell’industria cinematografica… #DoppiaDifesa? Dissociazione totale”.

Da attivista per i diritti delle donne la Buongiorno è stata ridotta a mero avvocato difensore di Andreotti4 e, grave colpa, si è rifiutata di tutelare alcune “presunte” vittime di violenza. Quali? non viene detto.

Come spiegare tutto questo? la bandiera femminista non è una bandiera autonoma ma esiste solo legata alla bandiera rossa. Se qualcuno sostiene tale causa ma non sposa la bandiera rossa è uno che sicuramente ha doppi fini e vuole traviare le masse. Che poi è il solito mantra del PCI quando qualche altro partito faceva qualcosa di buono oppure condivideva qualche obiettivo con loro. Chi ne fece le spese furono soprattutto i socialisti quando decisero di uscire dalla sinistra settaria per virare verso la sinistra socialdemocratica. Craxi divenne il nemicissimo, peggio dei fascisti.

Quindi per essere per essere “per tutte le donne” ed un attacco a te in quanto donna è un attacco a tutte devi essere una Boldrini altrimenti al più sei solo una attacabilissima portatrice di vagina. Ma ciò fa perdere al femminismo l’aura di “super partes”  e diventa un argomento politico “in partes”.

E cosa succederà se l’interesse politico della sinistra sarà divergente rispetto all’interesse politico del femminismo? La butto lì: misure a sostegno della famiglia e delle donne lavoratrici presentate dal CDX. Guerra totale oppure “stavolta condividiamo la vostra idea che è anche la nostra”?  Puntualmente è capitata la prima rispetto alla seconda. Sarebbe opportuno pensarci…

 

 


  1. Ecco spiegata la rinascita del “pericolo fascista”. Per fare il piccolo san giorgio serve un drago, poi se è di cartapesta è anche meglio, 
  2. Si veda il caso Mara Carfagna contro Sabina Guzzanti. La Guzzanti è stata condannata per diffamazione a seguito della sua affermazione sul fatto che la Carfagna sia stata scelta per meriti di “bunga bunga”. 
  3. Che viste le marchette con la Berlinguer a cartabianca e i siparietti con Luxuria penso stia per intraprendere la carriera di “ragazza immagine” per il partito di tutte le foglioline donne. 
  4. Che poi pensare che basti un buon avvocato per essere assolti, anche se colpevoli significa dire che i magistrati son degli incompetenti che si fanno facilmente abbindolare.