Assente dal primo giorno di scuola, prof in congedo rientra per un giorno: così salta la supplente

fonte: http://www.corriere.it/cronache/17_gennaio_11/i-l-prof-congedo-0828f7bc-d77e-11e6-94ea-40cbfa45096b.shtml

Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?». La preside dell’Istituto tecnico industriale «F. Severi» di Padova, Nadia Vidale, ha scritto una lettera al titolare della cattedra di Diritto che si chiude con quella frase. Perché il docente «dal 12 settembre 2016 (primo giorno di scuola) era assente». «La scuola e noi – racconta Vidale nella lettera che pubblichiamo – ci siamo impegnati per trovarle un sostituto». Scovata una supplente «giovane ed entusiasta», il 2 dicembre, «l’ho licenziata il 22». Ma il prof, rientrato il 23, dal 9 gennaio ha chiesto un nuovo congedo… 

(…) I ragazzi avevano trovato un’insegnante volenterosa e capace, contenta di far loro da guida nel cammino. Lei, professore, è stato qui un solo giorno, per sparire subito. Gli studenti e i loro genitori vorrebbero ora dare almeno un senso al danno ingiusto che hanno subito: nessun insegnante per settimane, poi finalmente un docente bravo, poi finalmente il titolare, poi di nuovo chissà… Ma purtroppo, professore, io non trovo parole per spiegare: vuole dirlo lei, per favore? Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?»

Condivido la domanda della preside ma conosco già, come d’altra parte penso la conosca la preside stessa, la risposta. Per prassi quando non ci son gli studenti i docenti, pur se formalmente in servizio, non son tenuti a recarsi a scuola. Questo giochetto, lo dico da ex docente, serve per risparmiare giorni di congedo in quanto dal 23 dicembre al 9 gennaio il professore è formalmente in servizio e non in congedo.  La domanda reale è quella che invece non è stata posta: perché ti comporti in questo modo incurante dei disagi che causi ai tuoi studenti? Sinceramente vorrei sentire l’opinione, sulla vicenda, dei tanti sindacalisti della scuola che sostengono che tutti i docenti siano dei martiri che lavorano 36 ore al giorno per 10 giorni la settimana1.


  1. ironico per chi non l’avesse capito. 
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Scegliere fra l’essere idioti o ipocriti.

Il problema del ragionare o tutto o niente è che spesso finisci in una posizione dove sei costretto o a rimangiarti tutto oppure a fare una clamorosa figura dell’idiota. Ciò è quanto è capitato alla CGIL (fonte: corriere)

L’imbarazzante caso dei pensionati Cgil che usano i «maledetti» voucher

Con i suoi 640 mila pensionati iscritti, 6 mila attivisti e 300 leghe sparse sul territorio lo Spi-Cgil dell’Emilia-Romagna rappresenta il cuore del sindacalismo rosso e sicuramente una delle maggiori organizzazioni sociali dell’intera Europa. Da ieri i suoi dirigenti sono nell’occhio del ciclone perché, come ha scritto il Corriere di Bologna, utilizzano per il lavoro occasionale i famigerati voucher. Quelli che la Cgil vuole abolire chiamando al voto tutti gli italiani e sempre quelli che Susanna Camusso ha paragonato ai pizzini mafiosi. Il caso riguarda 50 persone che prestano servizio presso le sedi del sindacato meno di tre giorni a settimana e vengono retribuiti con i ticket del lavoro. Il segretario regionale dello Spi-Cgil, Bruno Pizzica, ieri ha spiegato che non si tratta di «occasionali» ma di pensionati attivisti dell’organizzazione che non si sarebbero potuti pagare in nessun altro modo. «Siamo per l’abolizione dei voucher, non dissentiamo dalla Cgil ma non potevano certo ricorrere a prestazioni in nero. E abbiamo usato l’unico strumento per non farlo». Ma proprio sostenendo che sono un rimedio contro il sommerso Pizzica finisce per avvalorare la posizione del governo Gentiloni che vuole riscrivere le norme per contrastare gli abusi ma intende confermare i voucher in funzione anti-evasione. Nel merito poi dei possibili emendamenti alla legge uno dei consulenti di Palazzo Chigi, Marco Leonardi, ha elencato in questi giorni sulla sua pagina Facebook almeno sette possibili soluzioni. (…)

Che dire? se ci sono abusi nell’uso dei voucher è giusto che si intervenga per ridurli od eliminarli, ma  demonizzare tutto il sistema è invece un grave errore. La CGIL alla fine altro non è che un sindacato fermo agli anni 70 con i padroni del vapore da una parte, le maestranze dall’altra e il campo del contendere era la fabbrica avulsa da tutto il resto. Oggi quel modo di ragionare equivale a dire: siccome la falange macedone ha funzionato benissimo contro i persiani allora funzionerà benissimo anche contro le panzerdivision.

Son completamente fuori dal mondo, e poi si stupiscono della pesante perdita di credibilità.

Ma il politico si elegge da solo?

Una delle cose che più mi fanno girare nei social son le polemiche gratuite verso i politici, quasi che denunciare le turpi colpe dei politici serva a lavarsi la coscienza delle proprie piccole miserie.

Lo sto vedendo adesso, ad esempio, nella vicenda Alcoa: è tutto un piagnisteo contro la politica che ha affondato il territorio, la politica che non ha permesso lo sviluppo, la politica che non interviene, con pesanti incentivi ovviamente, per evitare la chiusura dell’alcoa. Sinceramente un par de balle; il prendersela contro la politica è solo un facile modo per lavarsi la coscienza per chi ha approfittato della situazione preferendo continuare a campare di cassa integrazione e incentivi che chiedendo che si investisse nel territorio. Da quelle parti lì son quaranta e passa anni che vengono eletti sempre gli stessi politici. Sarà anche gente capace di tenere corsi di malvagità a satanasso ma non si sono eletti da soli; da quelle parti c’è una maggioranza di elettori che li ha “democraticamente” eletti.  E adesso che se li goda. Posso accettare le proteste di Caio che lui quelli non li ha votati ma quando vengono eletti con percentuali pari al 60% significa che la maggioranza in quel comune, in quella provincia li ha scelti. E adesso paghi il fio della sua scelta e si prenda le colpe di averli eletti, magari iniziando anche a votare qualcuno di diverso. Altrimenti si è conniventi e si fa solo la figura dei giuda pronti a rinnegare quanto fatto fino alla sera prima per rifarsi la verginità. I soliti 40 milioni di fascisti che il 9 di settembre si son scoperti essere partigiani antifascisti da sempre.

In democrazia l’elettore è re, ma questo significa anche le la responsabilità della scelta dell’eletto è della maggioranza degli elettori, se la maggioranza elegge un incompetente arraffone poi ci si trova un incompetente arraffone ad amministrare. Può capitare di eleggere un incompetente, un arraffone, un imbecille. Non c’è nulla di vergognoso a farlo, capita di sbagliarsi nel giudicare come si comporterà una persona. Quello che è invece è sbagliato è continuare a votare la persona e contemporaneamente lagnarsi del suo comportamento. Se Tizio è stato eletto la prima volta ed ha fatto disastri può essere plausibile che la maggioranza degli elettori di Tizio abbia fatto un errore. Se Tizio viene rieletto a larga maggioranza, come alcuni satrapi locali, allora la colpa del comportamento di Tizio è di chi l’ha votato in maniera da farlo rieleggere, ovvero di una larga fetta di elettori nel comune, provincia, regione. Ed è ipocrita pensare di mondarsi dalla colpa scaricando tutte le colpe presenti passate e future su Tizio. Siete stati i suoi clientes quindi evitare di fare gli infantili o le neotenie politiche e iniziate ad ammettere che Tizio altro non è che la conseguenza dei vostri comportamenti e dei vostri desideri segreti. Se non si inizia a capire che il problema non è il politico arraffone ma i suoi affezionati elettori che lo voteranno e rivoteranno sempre, non si andrà avanti.

Barzellette, carabinieri e docenti…

A leggere le polemiche sulla buona scuola son convinto che i sindacalisti della scuola, e con loro buona parte degli insegnanti, stiano lottando strenuamente per scalzare i carabinieri come protagonisti delle barzellette.
A leggere i forum, se si conosce un poco come funziona una azienda o si ha una infarinatura di educazione civica, si nota una sequenza incredibile di zappe sui piedi, colpevoli fraintendimenti, gesti autolesionisti, mostruosi autogol… Cioè roba al livello di fondare un club interista e battezzarlo “inter club 5 maggio 2002(1)”.

Ho letto di tutto: fantadiritto costituzionale, dal Renzi non l’ha eletto nessuno, al siccome la costituzione prevede la libertà di insegnamento nessuno può dirmi cosa insegnare (e non la libertà di poter praticare e insegnare, a mie spese, le arti e le scienze).

Delazioni e piagnistei: i presidi chiameranno solo accozzati incompetenti; dire che i presidi, visto che possono chiamare solo docenti abilitati iscritti alle graduatorie, significa dire che le graduatorie son piene di docenti abilitati incompetenti, cosa che non depone di certo a favore del corpo docente.

Colossali fraintendimenti, non so se per malafede o banale incapacità di comprensione del testo.  “I test invalsi sono puramente nozionistici“, “ah il preside potrà assumere(2) suo cuggino e l’amico dell’amico…”. L’ultima poi è una solenne zappa sui piedi. Sbraitare che il preside chiamerà solo incapaci acccozzati significa dire che gli incapaci accozzati, nelle graduatorie, ci sono e stanno insegnando da qualche parte. E se arriva un idiota scelto dal preside posso prendermela con il preside, se arriva un idiota in virtù delle graduatorie, con chi me la prendo?

Autoreferenzialità, solo i docenti possono parlare della scuola (un articolo demenziale contro Renzi che scrive alla lavagna) e sindrome acuta da Caterina Caselli. E questa è un altra zappa sui piedi. I docenti parlano a se stessi e non al paese e Renzi parla al resto del paese. Il saldo voti è a favore di Renzi. E giù schiaffoni…

Ignoranza completa delle basi di diritto amministrativo, del CCNL Scuola, diritti e doveri del dipendente…

Incapacità di imparare dai propri errori; son 30 anni che protestano paventando la catastrofe prossima ventura e lottando strenuamente e son 30 anni che prendono schiaffoni su schiaffoni. E non cambiano il sistema di lotta… Anche un bambino di 3 anni capisce che, alla terza volta che butta la pappa a terra e batte i pedi, arriva, per la terza volta un no deciso, conviene cambiare il modo di agire(3).

I docenti e i loro sindacalisti non si rendono conto che se spari troppe cazzate o le inventi troppo clamorose invece di favorire la tua parte stai favorendo gli avversari che avranno ottimo gioco a mostrare al mondo quanto sei cazzaro. E se vieni bollato come cazzaro spesso quello che dirai, giusto o meno che sia, verrà bollato come “le solite cazzate”. Spero che qualcuno apra gli occhi e si renda conto che un certo modo di fare sindacalismo oggi significa semplicemente evirarsi per fare dispetti alla moglie.

(1) Il seppuku collettivo che fece schiattare d’invidia tutto il giappone; il giorno in cui la maglietta dell’inter divenne un must per ogni masochista degno di tale nome…

(2) In realtà il preside non assume nessuno, può solo scegliere dalla lista dei vincitori di concorso.

(3) Diciamo che i docenti, dei loro sindacati, non valutano i risultati ma il trascorso familiare, le potenzialità che potrebbero esprimere, i diversi tipi di intelligenza, le capacità trasversali… (dove l’avevo già sentita?)

(4) In realtà molti docenti escono dall’università ed entrano a scuola; non hanno la minima idea di come sia il mondo del lavoro fuori dall’accademia.

(5) Gli studenti, tutti cafoni, ignoranti e maleducati  e i loro genitori, no comment, tranne se boicottano i test invalsi, allora diventano, di botto, una via di mezzo fra Einstein, San Francesco e Gandhi. Potenza dell’invalsi.

lo sciopero della scuola spiegato alle famiglie…

Stavo leggendo “Lo sciopero della scuola spiegato alle famiglie” a cura della LIP scuola, un movimento che porta avanti una proposta alternativa alla “buona scuola” di renzi. L’ho trovato molto interessante perché mostra tanti difetti della scuola e del suo sindacalismo: malafede, autoreferenzialità (la scuola è solo per i professori, gli altri non contano un…), un mix di idealismo pseudo don milani e le solite, inalterate da 30 anni, lagne.

Cari studenti e cari genitori,
vorremmo provare a spiegarvi i motivi che ci hanno fatto scegliere di scioperare il 5 maggio 2015.
(…) Infatti quando si protesta non andando al lavoro si perde lo stipendio di quella giornata; quindi chi decide di scioperare è come se pagasse direttamente per manifestare il proprio disaccordo.

Infatti, se verranno approvate le proposte presentate, il senso della scuola pubblica (così come previsto dalla nostra legge più importante che è la Costituzione della Repubblica Italiana) verrebbe completamente alterato.

La Costituzione, i soliti richiami ai valori della Costituzione, beh ne dico uno: articolo 97 comma 3

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Come la mettiamo con i tanti precari che verranno, per l’ennesima volta, regolarizzati ope legis senza che abbiano superato un concorso? con i tanti che, nonostante non siano riusciti a passare le preselezioni del concorso del 2012, verranno regolarizzati? Come si può avere una scuola di buona qualità con docenti di pessima qualità? Eppure nei tanti volantini che girano “pro sciopero” di questo problema proprio non se ne parla.

In questa lettera non vi parleremo di come potrebbe cambiare il nostro lavoro, ma di come potrebbe cambiare la scuola per le famiglie e per gli alunni.
Vi sarete accorti che, da qualche anno, chi parla di scuola lo fa come se parlasse di un negozio, di un’azienda, di una fabbrica. Ci sono le “offerte” formative, si cerca di “risparmiare” razionalizzando, i responsabili sono i “dirigenti” e non più i presidi, le scuole si fanno “pubblicità” sui giornali, i “profitti” degli alunni sono valutati con i test; perfino il termine “competenza” è spesso avvicinato al significato della “competizione”, cioè di una gara, e non interpretato nel suo senso originario che è “andare insieme” o ancor meglio “arrivare ad uno stesso punto”.

Traduzione: cari genitori aiutateci a far credere ai vostri figli che si vive nel villaggio dei puffi, dove tutti, dal puffo secchione al puffo ignorantone, hanno diritto al successo formativo (un bel diplomino da appendere in salotto) e dove la competizione per un posto di lavoro, un lavoro migliore, non esiste. Aiutateci ad illuderli fino a quando saranno a scuola. Poi, che si fottano. Cazzi loro se le aziende preferiscono gli operatori di call center rumeni, con la stessa competenza ma più economici, quando l’unico corso di laurea cui riusciranno ad immatricolarsi senza debiti sarà scienze della fuffa teoretica e del lavaggio insalata al fast food, aiutateci ad evitare che qualcuno possa far prendere coscienza ai gggiovani della loro ignoranza… I test invalsi non sono la panacea ma, se qualcuno ha testa e vede che al test non riesce a cavare un ragno dal buco, qualche domanda sulla sua preparazione se la dovrebbe porre.

È molto importante fare attenzione alle parole che si usano(…) La scuola non è un supermercato o un’azienda dove ognuno può essere illuso dalla pubblicità e poi comprare ciò che desidera; “la scuola è un organo costituzionale “(2) che ha il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, di far crescere e formare cittadini valorizzando la loro persona nel rispetto delle differenze e delle identità di ciascuno e di ciascuna.

Per completezza riporto la nota (2):

(2) Lo ha detto Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione.

Quella è stata la parte che mi ha fatto sobbalzare. Ad una lettura affrettata o da parte di qualche ignorante si potrebbe pensare che la scuola sia un organo costituzionale visto che lo ha detto Calamandrei. Peccato che sia un affermazione falsa e presentata maliziosamente come se fosse vera. La scuola non è un organo costituzionale. Gli organi costituzionali sono:

II. Gli organi costituzionali

Si devono considerare organi costituzionali dello Stato quegli organi che partecipano alla funzione politica: cioè prendono parte all’individuazione dei fini che lo Stato è chiamato a perseguire. Tali organi sono direttamente disciplinati dalla Costituzione ed una modifica degli stessi porta all’emanazione di norme costituzionali.

Essi sono: il Presidente della Repubblica, il Parlamento, composto da Camera dei Deputati e Senato, il Presidente del Consiglio dei Ministri e l’intero Governo, l’organismo della Magistratura, gli Enti territoriali autonomi.

Gli organi di rilievo costituzionale sono, invece, quelli che, pur non partecipando alla funzione politica, ne’ essendo essenziali alla struttura costituzionale dello Stato, sono elencati, ma non direttamente disciplinati dalla Costituzione, che rinvia alla legge ordinaria la disciplina della loro organizzazione, struttura ed attività.

Gli organi di rilievo costituzionale sono: il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, il Consiglio Superiore della Magistratura, il Consiglio Supremo di Difesa. (Qui)

E la domanda che mi pongo è: ignoranza o malafede? come mai i docenti, che dovrebbero essere quelli che insegnano, prendono un simile svarione o tentano simili mezzucci per nobilitare la loro causa? E’ proprio vero che la frequenza di richiami e citazioni della costituzione è inversamente proporzionale alla sua conoscenza. Si parla tanto contro la deriva pubblicitaria della scuola e si ricorre ai soliti mezzucci dei pubblicitari di quarta categoria di dire alla fine e scrivere con parole piccole “l’offerta per avere il cellulofonino gratis prevede il pagamento di questo e quello e quell’altro per 30 anni…” La scuola non è un supermercato vero, ma non è neppure una greppia. Il compito della scuola è insegnare e diffondere cultura, cultura reale e non l’inutile erudizione alla don ferrante. Dalla scuola mi aspetto che riesca a portare i ragazzi a risolvere con facilità un test cretino sulla comprensione del testo e le capacità logiche…

In definitiva le famiglie, che già contribuiscono in maniera importante, pagheranno molto di più anche perché sul piano della cosiddetta “Buona Scuola” sono previsti: l’entrata di “sponsor” che condizioneranno i programmi ed i piani dell’offerta formativa, il finanziamento delle scuole private ed il versamento di parte del proprio contributo fiscale per finanziare i progetti scolastici.

Che male c’è ad avere gli sponsor? prima ci si lamenta che i privati non vogliano investire nella scuola e poi ci si lamenta che i privati possano investire. Coerenza questa sconosciuta. Parliamo anche del 2 per mille alle scuole: quelle son tasse dovute e già pagate. Non è che se non dichiari a chi destini il tuo 8 per mille quello ti viene reso.

In televisione è stato detto che sarebbero stati assunti molti insegnanti precari che avrebbero risolto il problema dei supplenti; poi però, quando è stato il momento giusto per assumerli, il Governo non lo ha fatto e, per farlo in misura inferiore a quella necessaria, ha preteso in cambio una delega su 13 fondamentali aspetti della scuola. In pratica è come se qualcuno dicesse: “Assumerò una parte degli insegnanti solo se poi posso decidere da solo come trasformare la scuola”.

Nessuna difesa del III comma dell’articolo 97 della Costituzione…

In televisione non si dice che l’integrazione degli alunni con disabilità sta per assumere un carattere sempre più sanitario e meno scolastico; in tal modo il personale di sostegno sarà sempre di meno, i centri specializzati sempre di più e si realizzerà quel processo di separazione fra alunni cosiddetti normali ed altri cosiddetti con Bisogni Educativi Speciali che non aiuterà a migliorare la scuola dell’inclusione.

I BES sono bisogni che i normodotati possono avere per un breve lasso di tempo e che devono essere giustificati. I disabili sono a parte e, da ex docente, posso dire che la scuola dell’inclusione spesso, troppo spesso, è scaricare un disabile in classe e lasciare che se lo smazzino docenti e compagni. Quella non è integrazione è mero paraculismo. Integrazione quale, di chi? specificare e parlare di casi concreti grazie. Parliamo ad esempio di quando ti trovi in classe un disabile grave che si alza e gira per i banchi rovesciando tutto, parliamone. Come integrarli, chi deve fornire i supporti, quali e perché. Parliamone. Fatti non pugnette slogan.

È facile prevedere cosa accadrà nel giro di pochi anni: si moltiplicheranno le scuole private per chi potrà permettersele, si creeranno le scuole pubbliche di lusso nei quartieri bene delle città e si moltiplicheranno le scuole pubbliche senza risorse e senza speranza nei quartieri popolari e nelle periferie povere. Scuole di serie A e scuole di serie B, scuole per ricchi e scuole per poveri. Un salto indietro di decenni. Cresceranno le disuguaglianze in modo drammatico, di nuovo accadrà che i figli dei dottori faranno i dottori mentre i figli degli operai faranno gli operai.

Anche adesso lo sono. Lo sono perché il figlio del dottore sa di non aver fatto una cippa a scuola e va a ripetizione. Il figlio dell’operaio è convinto di sapere di tutto e di più perché ha 15 in matematica e, al test universitario, capirà che oltre le moltiplicazioni c’è di più…
Spiace dirlo ma le scuole di serie A e di serie B esistono già da oggi. Alzi la mano chi pensa che il miglior liceo classico della città sia la stessa cosa delle professionali di qualche zona svantaggiata O che la scuola media della Milano bene sia la stessa cosa di quella di Scampia…

Non è una “buona scuola” quella nella quale si creeranno sempre più momenti di separazione, di competizione, di conflittualità; non lo è quella dove un dirigente da solo, sulla base di criteri arbitrari, deciderà di distribuire gli insegnanti come e dove gli pare; non lo è quella dove le decisioni verranno condizionate dalle aziende; non lo è nemmeno quella dove le “buone scuole” saranno finanziate solo se le stesse otterranno un buon risultato nei test; non lo è infine quella dove il contributo dei genitori è più alto dei contributi statali.

La scuola dove i docenti potranno fare i loro porci comodi senza dover pagar dazio e senza che nessuno possa sindacare il loro lavoro o la preparazione dei loro studenti è una buona scuola? Ho partecipato a progetti scolastici da studente (corsi post diploma) e ho visto (da docente) come venivano organizzati dalle scuole. Molte delle accuse: scelte con criteri arbitrari, mio cuggino è bravo con il computer quindi insegnerà java al corso, scontri all’ultimo sangue fra colleghi per decidere chi doveva incassare questo o quello, classi abbandonate all’ITP (il sottoscritto) perché il docente in compresenza doveva fare lavori urgentissimi per i progetti (progetti pagati extrastipendio quindi a rigor di logica da portare a completamento in orario diverso da quello di lezione).

È contro questo simile progetto di scuola che manifesteremo il nostro dissenso.
Noi pensiamo che una buona scuola sia quella dove ci sono edifici sicuri, dove le classi siano composte da un massimo di 22 alunni, dove si impara insieme sentendosi attivamente parte di una comunità, dove si lavora in modo cooperativo, dove si sperimentano concretamente forme di democrazia.

Arriviamo alla parte propositiva, cosa c’è? nulla solo vacue supercazzole. “sperimentare concretamente forme di democrazia”, di grazia quali? assemblee d’istituto e di classe servono solo a segare lezioni e avere vacanze extra, quale democrazia? gli studenti decidono a maggioranza quali argomenti trattare del programma di matematica? viene votata, democraticamente miss liceo? Quale democrazia? La democrazia che da potere al collegio dei docenti? che poteri e chi ne risponde dell’uso sbagliato di eventuali poteri? Non ci può essere potere senza responsabilità. Se, per assurdo, il collegio dei docenti decidesse di comprare dalla miocuggino&co carta igienica 2 veli a 1€ al rotolo (quando al discount con 0.80€ prendi la confezione da 12) chi ne risponderà se la scuola poi non può più comprare sapone o altra carta? Ogni singolo docente del collegio? chi ha votato sì? La democrazia è bella ma talvolta non è per niente utile o funzionale.

Nel bellissimo film “Gli anni in tasca” di Francois Truffaut il maestro Richet parla ai suoi alunni, prima delle vacanze, dicendo loro: “Il mondo non è giusto e forse non lo sarà mai, ma è necessario lottare perché ci sia giustizia, bisogna, bisogna farlo: le cose cambiano, ma lentamente; le cose migliorano, ma lentamente…. E i cambiamenti si ottengono solo reclamandoli energicamente…”
Crediamo in queste parole come crediamo in un’altra scuola e quindi in un’altra società: solidale, inclusiva, pacifica.

Potete credere anche al grande Cthulhu, prima di spacciare film per la realtà potete fare la grazia di dirci come vorreste arrivare a quei risultati? come fare per realizzarla realmente? no, dipingersi di blu e mettersi a puffare tutto il giorno non funziona, almeno con gli homo sapiens.

Non investire sulla scuola è grave per il futuro dei vostri e dei nostri figli.
I veri problemi della scuola andrebbero affrontati seriamente garantendo partecipazione, dialogo, confronto, ascolto, rispetto delle persone, delle loro capacità, abilità e competenze.

Siamo a disposizione per confrontarci con chiunque lo desideri e per eventuali richieste di materiale utile ad una corretta informazione. Ringraziandovi per l’attenzione, Vi chiediamo di aiutarci a difendere la vostra scuola, la nostra scuola.

Potevate scrivere come volevate affrontare tali problemi. A me il messaggio è sembrato invece un voler fuggire dal discorso rifugiandosi nella fantasia. Purtroppo la realtà è anche competizione e prima te ne rendi conto meglio è.  E per il futuro dei figli è importante che si rendano conto di come giri il mondo; che abbiano la cultura per interpretare il mondo e agire nel modo più appropriato.  La scuola serve a quello, non a far credere che si viva ancora nel villaggio dei puffi.

Questo messaggio mostra i tanti difetti della scuola e del sindacalismo scolastico e spiega perché la scuola abbia preso schiaffoni da trenta e passa anni. Autoreferenzialità, alti ideali ma poche o nulle proposte concrete, la fantasia al posto della realtà e clamorosi svarioni come “la scuola organo costituzionale”. L’esempio palese del fallimento della scuola e del perché nazioni più concrete che ai sogni accompagnano anche derivate ed integrali e gli strumenti per realizzarli, ci stanno facendo mangiare la polvere. [Sì, i migliori laureati son molto graditi all’estero, i migliori, non di certo il laureato quadratico medio italiano.]

Io vorrei una scuola che fornisse gli strumenti per interpretare e capire il mondo, dove venisse insegnata la logica e come svolgere ragionamenti corretti, la matematica e la grammatica, che insegnasse come si riconosce e si valida una fonte, come si reperiscono le informazioni corrette, come i grandi del passato hanno discusso e tentato di risolvere le grandi domande (quelle la cui risposta è 42) voglio una scuola che si confronti con le altre scuole europee (non solo lato stipendio docenti)…

demenza sindacale

Stavo leggendo questo articolo e le polemiche sollevate dai soliti sindacati italioti.

Il caso dei braccialetti vibranti per chiamare i commessi ai grandi magazzini

Parte dalla Toscana la protesta del sindacato UilTucs – categoria Uil che si occupa di turismo, commercio e servizi – contro il progetto che vorrebbe mettere al braccio dei lavoratori di Obi, catena di negozi di bricolage, un braccialetto vibrante che si attiva su richiesta di clienti bisognosi di aiuto. L’idea è nata nello store di Piacenza ed è descritta in un accordo firmato nel dicembre 2014, dalla Bbc srl (proprietaria di Obi) insieme alla Rsa del sindacato Filcams. Si tratta della dislocazione dentro il negozio di un sistema a chiamata: un pulsante a disposizione dei clienti.

Una volta premuto, il segnale attiva una vibrazione sul polso dei dipendenti, vibrazione che si interrompe solo all’arrivo, sul posto, di un commesso. Marco Conficconi, segretario regionale UilTusc, risponde indignato: “La Bbc ha dichiarato di avere l’esigenza di ‘ottimizzare le risorse in sala vendita’ in realtà altro non fa che monitorare i lavoratori umiliandoli. È una prevaricazione che ha il gusto della repressione. Nemmeno ai carcerati si fanno cose del genere”. Secondo Conficconi, dietro questa mossa ci sarebbe la volontà di aggirare la contrattazione nazionale: “Ciò che molte aziende non riescono a far passare a livello nazionale cercano poi di sottoporlo, in maniera scorretta, direttamente alle delegazioni presenti nei negozi: che ovviamente non hanno la stessa forza di ribattere rispetto alle organizzazioni territoriali”. (…)

Il solito vetero sindacalismo italiano capace solo di piantare polemiche sul nulla Cosa vuol dire “Nemmeno ai carcerati si fanno cose del genere”? cosa c’è di male in un cercapersone che avvisa che alla colonna X c’è un cliente che chiede assistenza? il problema è nel braccialetto? e se fosse un cercapersone da cintura o da tenere in tasca non ci sarebbero problemi? E che umiliazione c’è nell’avere un beeper in tasca. Quando per lavoro mi devo spostare da una parte all’altra devo tenere in tasca il cellulare di servizio e nel caso ci siano urgenze chiamano, dovrei chiamare il sindacato e lamentarmi che vengo umiliato e prevaricato? Mah, siamo seri.

Leggendo mi sembra che il sindacato più che tutelare i lavoratori e cercare vantaggi anche per loro (maggiore produttività => maggior premio di produttività) cerchi invece tutte le gabole per coprire chi non ha voglia di lavorare. Se sei in un grande magazzino di elettronica e magari hai bisogno di avere informazioni su un prodotto è seccante dover correre qua e là a cercare dei commessi o andare dal reparto in cassa centrale a chiedere assistenza. Meglio avere dei punti di chiamata in cui premi il bottone e chiami il commesso. Una semplice questione di logistica e praticità del lavoro.

Perché, c’è da dire, che se al megastore ho lo stesso trattamento che avrei comprando on line, se non peggio, allora il materiale tanto vale ordinarlo direttamente on line. Però poi non si ripetano le frignate che già ci son state per le librerie uccise dai supermercati a dalle librerie on line.

 

CGIL e Logica, diavolo e acquasanta

Stavo leggendo l‘articolo della Boscaino sul fatto riguardo alla buona scuola. Ci sarebbe da dire, per onestà intellettuale, che la scuola italiana pecca soprattutto nell’insegnamento della logica, logica intesa come il sistema per trarre le corrette conclusioni dalle premesse. Questa è la perla del comunicato della FLC-CGIL

Il primo passo è definire i livelli essenziali delle prestazioni che devono avere standard qualitativi elevati in tutto il Paese. Occorre ridurre il numero degli alunni per classe per migliorare i processi di apprendimento, aiutare gli alunni in disagio socio-ambientale o in difficoltà di apprendimento. La scuola deve avere come obiettivo quello di portare tutti al successo formativo e non avere come fine quello di selezionare nel nome di una finta meritocrazia.

La struttura è la stessa del paradosso dello scudo impenetrabile e della lancia invincibile(1).  Affinché le prestazioni abbiano standard qualitativi elevati devi verificare che il personale e le scuole rispettino tali standard, e devi intervenire quando tali standard non vengono rispettati. Però poi devi promuovere tutti, anche gli analfabeti e ciao ciao agli standard di qualità.

Banalmente se si vuole la qualità allora bisogna verificare che le scuole raggiungano quel livello di qualità e costringere, con le buone o con le cattive, le scuole che tali livelli non rispettano a raggiungerli. Se invece si vuole una scuola che promuova tutti indistintamente allora scordiamoci gli standard elevati visto che anche il classico “pierino” ha diritto al raggiungimento del successo formativo, anche se al predetto di studiare non interessa una cippa.

Per raggiungere il successo formativo lo studente deve anche metterci del suo, deve essere lui a voler studiare e a volersi impegnare altrimenti il successo formativo col cavolo che lo raggiunge, anzi spesso fa anche da remora per i compagni. Per avere una classe di qualità devi avere studenti di qualità e questo significa selezionare fra gli studenti passando i motivati e fermando gli scazzati. L’attimo fuggente è un bel film ma è un film, finzione.

Il reale problema degli standard elevati e della meritocrazia è che la meritocrazia lato studenti si riflette immediatamente lato docenti. Se io miro ad andare in una facoltà a numero chiuso o “tosta” a me interessa far bene la scuola superiore e svolgere il programma scolastico, possibilmente tutto. Logico quindi che, nel caso il docente parli di fantacalcio invece che di derivate ed integrali, ci saranno garbate proteste, e ancora più logico che la scuola dove i docenti insegnano fantacalcio e “uomini e donne” verrà snobbata da chi ha invece interesse ad imparare “analisi logica” ed “esponenziali e logaritmi”, diventando una “scuola discarica”.

(1) Uno scudo impenetrabile è uno scudo capace di bloccare qualsiasi lancia, una lancia invincibile è una lancia capace di bucare qualsiasi scudo. Cosa succede quando una lancia invincibile colpisce uno scudo impenetrabile?
Le due definizioni singolarmente hanno senso, ma i due oggetti non possono coesistere contemporaneamente.

Ricatti e lavoro…

ovvero le imprese devono esistere solo per dare buste paga?

Tutte le volte che si parla di chiusura di una azienda, sia essa privata o pubblica si trova puntualmente il sindacalista che strapparla di “non disperdere un simile patrimonio di conoscenze(1)” facendo intendere che il salvataggio di una azienda decotta sia tutto sommato vantaggioso per la collettività e per le sue tasche.

Apparentemente il discorso fila, abbiamo personale di qualità, perché lasciare che si disperda? però se si scava più a fondo una domanda sorge spontanea: ma se è personale di qualità, personale capace di creare valore aggiunto (ovvero far guadagnare) l’azienda per cui lavora perché non viene assunto da qualche concorrente che ha intenzione di investire per coprire anche la nicchia lasciata libera dall’azienda che sta chiudendo? Sarebbe una scelta alquanto razionale. Perché questa opzione “per non disperdere un simile patrimonio di conoscenze” non viene mai presa in considerazione?

E questa è la domanda che svela molti altarini: le persone sono veramente di qualità o son state assunte per altri motivi, come ad esempio poter intercettare degli incentivi alle aziende? Se abbiamo una azienda “valida” uccisa da un management incapace, capita, i pezzi pregiati verranno di sicuro presi di mira dai concorrenti, se invece abbiamo aziende nate per altri scopi come l’intercettare finanziamenti o distribuire buste paga, l’azienda esiste fino a quando esistono i finanziamenti. Si veda ad esempio il caso sulcis. Con il costo dell’energia che c’è in sardegna produrre alluminio è antieconomico quindi o si trova qualche sistema iper efficiente per produrlo (sistema che per qualche motivo può funzionare solo a portovesme) o si legalizza la schiavitù oppure qualcuno deve mettere i soldi affinché l’azienda ne ridistribuisca una parte sotto forma di buste paga.

C’è da dire anche un altra cosa: se si creano aziende per distribuire buste paga, a parte che si impoverisce il territorio perché si distraggono fondi che potrebbero venire investiti per creare attività economiche con maggiore redditività e che forse riescono anche a camminare da sole, si crea anche una massa di persone che protestano per il mantenimento delle buste paga e il proseguo delle attività dell’azienda anche se antieconomica, anche se la professionalità è farlocca. Si usa il numero degli usufruitori di buste paga come arma  per piegare la politica e come truppe d’assalto per manifestazioni, in una parola clientes nel senso latino del termine.

(1)Sì, anche per i call center che vengono delocalizzati in romania e in albania.

Facciamo okkupazzzione…

Se serve una prova che in italia la scuola non insegna e gli studenti non riescono ad imparare sono le, oramai, tradizionali okkupazioni di inizio anno. Oramai, grazie ad internet, è facile ripescare gli articoli degli anni passati sulle okkupazioni, sulle autogestioni, sulle innumerevoli manifestazioni contro il ministro di turno e vedere oggi a quali risultati abbiano portato quelle lotte. A parte qualcheduno che è partito organizzando manifestazioni in scuole ed università ed è riuscito ad entrare in qualche partito/sindacato, che risultati sono stati ottenuti?

Nulla, niente, zero, niet. 

E già questo dovrebbe far riflettere sull’efficacia del metodo di lotta e interrogarsi se e dove si sia sbagliato, come mai non si è riuscito ad ottenere i risultati voluti(1), come mai nessuna protesta studentesca (e dei docenti) ha spinto qualche ministro a revocare qualche riforma? Persone che conoscono la storia si fermerebbero a riflettere e cercare di analizzare le cause della sconfitta per capire come mai non si sono ottenuti risultati, a parte lo svilire ulteriormente la scuola, e penserebbero a nuove forme di protesta o ad una rimodulazione degli obiettivi.

Infatti la criticità delle proteste sono gli obiettivi finali; si vorrebbe una scuola/università

  • Seria e formativa che prepari realmente gli studenti rendendoli “preziosi” per il mondo del lavoro.
  • Crei eccellenza e valore aggiunto.
  • Garantisca il successo formativo a tutti.
  • Non lasci nessuno indietro.

Il problema è che per fare eccellenza e preparare realmente le persone occorre tagliare senza pietà chi non raggiunge i livelli minimi, livelli che in nome del “nessuno deve rimanere indietro”, sono stati spinti sotto zero(2).  Risultato non sorprendente visto che la maggior parte delle proteste, guarda caso, sono state capitanate generalmente dai più casinisti e dai laureandi di lunghissimo corso.

Quello che vorrei dire, da ex studente e da ex docente è: cari studenti protestate pure ma pensate un attimo a cosa volete ottenere e a come volete ottenerlo, altrimenti vi state tirando la zappa sui piedi e contribuendo a far valere un titolo di studio tanto quanto la tessera dei bollini del supermercato.

E cari docenti, voi che partecipate alle proteste nelle seconde linee, perché non vi chiedete dove voi ed i vostri sindacati abbiate sbagliato, come mai da vent’anni a questa parte protestate e scioperate e prendete puntualmente schiaffoni? La storia non ha insegnato niente? Non ha insegnato che se si vuole cambiare non basta chiedere un cambiamento ma proporre un sistema alternativo e lottare per attuarlo? Non ha insegnato che se si fa la rivoluzione tanto per farla, puntualmente, finisce in un bagno di sangue?

Se non siete capaci voi di imparare le lezioni che voi stessi impartite come potete pensare di riuscire a trasmettere la cultura ai vostri allievi?

(1) Tranne fare casino e bigiare lezioni.

(2) Può essere crudele e noioso ripeterlo ma quando il 70% degli aspiranti docenti non passa un test di comprensione verbale e capacità logico matematica a livello di scuola media inferiore bisogna seriamente riflettere sul come mai siano riusciti a conseguire un titolo di studio di livello superiore.

Cliens, ovvero perché certi problemi non li si vuole risolvere.

Perché in italia spesso non si affronta e si risolve direttamente un problema ma ci si barcamena in una successione di soluzioni tampone che si limitano a far galleggiare ancora per un breve intervallo di tempo? Prendiamo ad esempio il caso Alcoa nel sulcis, perché non si ammette chiaramente che la lavorazione dell’alluminio in Sardegna non è economicamente sostenibile alle attuali condizioni, che per rilanciarla o si trova il modo di ridurre il costo dell’energia oppure nessuno senza incentivi verrà a produrre nel sulcis? Perché invece si continua con cassa integrazione e ricerca di acquirenti invece di cercare di far nascere qualcosa di nuovo più sostenibile e che possa fare meglio da volano per l’economia?

Per rispondere bisogna capire un poco come funziona, da parte dei politici, la gestione dei clientes(1). Per il politico la persona che galleggia è il cliens ideale, quello che, se vuole continuare a galleggiare, deve dare retta al politico e sostenerlo in ogni caso. Quello “che va a fondo” non interessa, è perso e portarlo a galleggiare può non essere conveniente, al più può interessare per essere usato come carne da cannone in qualche manifestazione. Quello che è capace di uscire dall’acqua da solo invece tende ad usare il politico come un taxi, lo prende solo se va nella direzione a lui congeniale ma non è costretto a votare sempre ed in ogni caso per quel politico, anzi tende a cambiare più spesso bandiera; ergo generalmete non si può contare sul suo voto e sulla sua fedeltà.

Rimane quello che galleggia fra il desiderio di venire tirato fuori dall’acqua e la paura di finire a fondo, magari è un dipendente di una azienda in crisi perenne che ha bisogno dei buoni uffici del politico affinché all’azienda, e di riflesso a lui, venga dato un poco di ossigeno. Ecco perché il politico, che ha interesse a mantenere il suo piccolo feudo, si curerà di non farlo affogare ma contemporaneamente si curerà di far sì che non possa imparare a nuotare e quindi non essere costretto ad elemosinare i buoni uffici del politico per continuare a campare. È questo il male delle clientele politiche, il fatto che il politico per mantenerle debba far si che la gente non vada a fondo e rimanga a galla ma che non possa imparare a nuotare oppure che venga raccolta da una scialuppa. Ecco spiegato perché si preferisce andare avanti con soluzioni tampone per continuare a far galleggiare la gente aggrappata alle boe invece di intervenire e risolvere il problema una buona volta, ad esempio staccando la spina a qualche azienda oramai decotta e finanziando qualcosa che possa camminare con le proprie gambe senza bisogno di una flebo continua di finanziamenti pubblici.

Come si può spezzare questo circolo vizioso? Lo spezzarlo è alquanto difficile, generalmente si spezza quando o i salvagenti non bastano più per tutti e il peso delle persone “a fondo” trascina in basso anche chi galleggia, cosa che sta capitando con la crisi, meno risorse ci sono e più diventa difficile sprecare (vedi privatizzazioni varie di carrozzoni parastatali) oppure quando il territorio viene invaso da molte persone in grado di camminare capaci di formare un “blocco elettorale”, blocco  comprarabile o maggiore di quello dei galleggianti,  che pressa affinché il problema sia risolto (kulonan inkiavabilen che impone a fieren alleaten di non farla troppo fuori dal vasino) . Il far fuori il politico di riferimento (stile mani pulite) invece è una “non soluzione”. Non si risolve il problema ma semplicemente cambia il politico di riferimento. Dove prima si avevano Craxi, De Mita e Forlani dopo ci si trova Berlusconi, Mastella  e Casini…

(1) nel senso latino del termine http://it.wikipedia.org/wiki/Cliens