Il sistema

per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.

Diciamolo chiaramente, vince chi riesce a far parlare di sé, bene o male purché se ne parli, e prendere il centro del palco. E in questo Federico, una greta de noaltri, ha vinto e ha vinto a pieno riuscendo a presentarsi come il campione antisistema contro la politica cattiva e omofoba in nome dell’ammmore.
Molti lo esaltano per essere una persona antisistema ma io in realtà vedo solo precise strategie di marketing per prendere il centro della scena.
Come in tutte le favole abbiamo il cavaliere senza macchia e paura, di sfidare la Rai con cui ha, nota bene, collaborazioni marginali, la principess* in pericolo, il DDL Zan, il drago, molto di cartapesta, della lega e i malvagi, di nuovo la rai, che lo aiutano. Il resto l’hanno fatto una narrativa epica e il peso nei social di gente pronta a ripostare acriticamente qualsiasi cosa.
Leggendo quanto riportato dai giornali sulla telefonata l’impressione si è rinforzata. Sono piccoli dettagli, perché quando ha registrato si è anche fatto riprendere con un giusta mimica dell’arrabbiatura? penso che l’obiettivo era stuzzicare per poi pubblicare, parlerei di trappolone.
Altra considerazione, economica, il soldo principale lo tira su da altri, grossi, sponsor, la rai è marginale e può essere sacrificata per spingere il prodotto principale. E’ come se, per ecologia e accontentare greta, la C0c@cola rinunciasse a vendere portachiavi in plastica. Non sono di certo i portachiavi il prodotto principale della C0c@cola. Sacrifica un prodotto marginale per accreditarsi e spingere il prodotto principale. La stessa strategia pubblicitaria che faceva Salvini quando la lega era “il partito del nord” e il sud portava solo voti marginali. Sacrificare 10 voti al sud per vincerne 500 al nord era vantaggioso. E quindi vai di battuttaccie sui napoletani. Adesso che è un partito nazionale, i voti del sud sono importanti son finite le battute cattive.
E parliamo anche del sistema; questo è un articolo che scrissi nel 2017 che guarda caso

Sorgente: Fedez, gli autografi mancati e la banalità del rap – Il Fatto Quotidiano

È stata una mite signora di settantadue anni a denunciare il fatto, dopo aver visto bambini in lacrime di fronte al rifiuto di Fedex e J-Ax di firmare il diario o un foglio qualunque “perché solo i cd acquistati vengono firmati”. (…)
Ma giustamente la titolare della rubrica in cui la signora ha scritto, la giornalista Concita De Gregorio, ha chiesto a Fedez il motivo di quella scelta veramente deprecabile: e la risposta è, in sintesi, “è il sistema bellezza“. Migliaia sono le persone che vogliono un autografo o un selfie, dunque le regole del sistema prevedono che si firmino solo i dischi acquistati. Regole che, hanno puntualizzato i due, “non siamo noi a imporre”, invitando i bambini (affermazione ancora più scioccante), “a incazzarsi con i genitori”, presumibilmente perché non comprano il disco. (…)
La verità, mi viene da pensare, è un altra e cioè che a loro, questo sistema, fa estremamente comodo. La loro esistenza è diventata borghese(…), del rapper di un tempo è rimasto ben poco (…).
Ovvio, meglio l’ironia che niente. Ma non cambia nulla dello scempio morale di quella fila di bambini e quella frase, “dovreste incazzarvi con i genitori” per il mancato acquisto. Non si avverte nei due nessun guizzo morale, nessun moto di repulsa verso un sistema eticamente marcio. (…)

Io, a parte la caduta di stile sul “prendetevela con i genitori”, non vedo nulla di strano o di scandaloso. Fedez è J Ax son persone di spettacolo che “interpretano” il ruolo dell’alternativo antisistema, interpretano mica sono. Ai bambini e ai tanti wannabè ribelli alla Fedez questa sceneggiata fa bene, fa bene perché fa capire tante cose, soprattutto la differenza fra l’essere e lo spararsi pose.
La prima è che ci son differenze fra la persona impersonata sul palco e l’attore che la impersona; il personaggio è Fedez l’alternativo antisistema, la persona è Federico che come tutte le persone è attento al portafoglio oltre ad essere un ingranaggio perfettamente lubrificato del sistema. E questo dovrebbe essere noto a chiunque si sia reso conto che babbo natale non esiste. Mi spiace per la delusione dei bambini ma spero che tale esperienza sia salutare e faccia loro capire un poco come gira il mondo e che ci son differenze fra la realtà e quello che si vede nella televisione e nei media.
Penso che la definizione migliore se la siano data loro stessi con il titolo del loro disco: “comunisti col rolex” che spiega bene il “pessimo gusto” del prendetevela con i vostri genitori: noi siamo comunisti perché esaltiamo il comunismo ma mica lo vorremmo applicato, applicato soprattutto a noi. Ogni tre per due blaterano di crisi, di colpe della politica, del consumismo, della vacutà di un epoca che non ti fa pensare all’essenziale e poi “ricattano” i bambini perché chiedano ai genitori di fare una spesa voluttuaria, il CD di fedez non lo vedo come bene primario.
Mi spiace solo per i tanti che ci cascano e confondono la parte recitata sullo schermo con la realtà. Sarebbe bello se si svegliassero.

Cortocircuiti…

Una cosa che avevo scritto nel 2018 era che stavano iniziando i cortocircuiti fra le categorie “oppresse” dal patriarcato; trans vs femministe. E che ci sarebbe stato da preparare i pop corn visto che ogni categoria rischiava di rubare o mettere in secondo piano i “privilegi” per le quali l’altra aveva frignato tanto.

Questo è un esempio eclatante, Emilia Decaudin, scoperto grazie a Barbara, nel suo blog ci son le foto del tipo/tipa/tipum(1), scegliete il termine che preferite:

https://platform.twitter.com/widgets.js

Emilia Decaudin.
Ha vinto le elezioni per “Female Leadership” Dem us a NYC.
Alle femministe che dicono le trans non sono donne, ha scritto: “You can suck my girldick”,”succhiami la cazza”
non ridete bastardi che vi vedo

Nei vari commenti nel post di FB sul tipo/tipa/tipum citato da Barbara lo scontro fra femministe e trans friendly è spassosissimo, noto che alcune simpatizzanti femministe usano termini che non hanno nulla da invidiare alla mascolinità tossica transfobica.

C’è chi afferma che i trans siano il braccio armato del patriarcato per distruggere il femminile.

esatto, vogliono essere donne giusto per il sesso ma il femminile come valore non sanno neanche cosa sia.
Ripeto la mia litania: ulteriore prova che è il patriarcato in azione verso la distruzione totale del femminile come valore antitetico

Uno scambio di battute simile a quello per il quale è stato chiesto il rogo per la Rowling, ma stranamente senza che nessuno degli intervenuti denunciasse la trasnfobia.

Perché in realtà non è una donna.È un uomo e lo sarà sempre.
La sua forma mentis ce lo dice.

Mentis et corporis

Una che nota che una classe obbressa diventa automaticamente oppressora(2) quando si trova davanti una classe ancora più obbressa. E che la classe più obbressa vuole rubare i vantaggi di classe obbressa alla prima

non è complicato, è la nuda e cruda mentalità semplicistica dei transtrender come “emilia”: essere trans ormai non necessita più nemmeno della condizione medica di base, ossia la disforia di genere. in questo modo, appropriarsi dei sacrosanti diritti della classe oppressa, le donne, è diventata proprio una passeggiata, alla mercé di tutti.

Concludiamo con il miglior commento, zeppo di buon senso e quindi ovviamente non può che essere di un esponente del patriarcato imbevuto di mascolinità tossica

È il liberal progressismo, bellezza!

(1)Maschile, Femminile e Neutro. Il latino era un linguaggio inclusivo, dovremo tornare al Latino.

(2)Interessante che non esista il femminile diretto di oppressore; il femminile di oppressore è  opprimitrice dal verbo opprimere (qui),

Darla per contrastare il cambiamento climatico.

C’è una cosa che mi ha colpito negativamente nelle manifestazioni sul clima; guardate le immagini allegate a questo tweet; 4 foto di ragazze giovani, in  manifestazioni per il clima in diverse nazioni, con un cartello contenente, nella lingua locale la frase: “Distruggimi la figa ma non il mondo”.

Devo dire che questo tipo di “umorismo” non mi trova d’accordo, la trovo di pessimo gusto e abbastanza volgare,

Mi ha stupito il silenzio delle femministe #metoo maschio_maiale, no all’oggettivizzazione della donna, non alle pubblicità ammiccanti, no alla cultura dello stupro. Qui c’è un pesante ammiccamento sessuale ma credo, visto che è a fin di bene, sia giustificato allo stesso modo delle tette delle femen. Cioè se delle tizie le escono, a pagamento, per i maschietti non va bene, se le escono per qualche causa nobile invece tutto ok. Che santa greta di svezia sia riuscita a silenziare le femministe?

Seconda cosa: come mai lo stesso slogan compare in diverse manifestazioni nei vari paesi? Chi sostiene che le manifestazioni “spontanee” per il clima ispirate da greta siano orchestrate da una qualche organizzazione di “relazioni pubbliche” è solo un malfidente al soldo dei cattivissimi politici che vogliono distruggere il mondo vietando, per legge, la free energy e il motore a gatto imburrato (chi oserebbe mettersi contro la terriBBBile lobby delle gattare illuminate plutogiudaicomassoniche?)

Un ultima cosa a chi ha manifestato; guardate questo video, non siete quelli che “sfasciano tutto alla fine”, siete quelli che stanno andando a buttarsi nel tritacarne convinti di essere quelli che alla fine sfasciano tutto, “conformisti travestiti da ribelli”.

 

Victim blaming o imprudenza gratuita? /3

Sui social gira una storiella, inizialmente pubblicata in spagnolo, che racconta uno stupro da parte di una persona conosciuta, devo dire che trovo i racconti come questo decisamente idioti. Una cosa che si dovrebbe imparare diventando adulti è che libertà fa rima con responsabilità e che la prima persona che deve occuparsi di proteggere il suo culo sei tu. Invece in queste storie si attribuisce al “patriarcato” anche la colpa delle stupidaggini fatte dalla “vittima”, cosa molto autoassolutoria ma che di certo non invita a tenere comportamenti prudenti.

La storia è questa:

Ieri sera mi sono scopato Lucia.
-Ma dici sul serio?
-Siii.! Era fuori, cioè fuorissima!
Cadeva da tutte le parti e continuava a dire che voleva andare a casa. Allora io gli ho detto ” guarda, qua c’è casa mia”, e così è salita su.
-Cazzo che storia! Che culo! E…. scopa bene o…. Allora?
– Beh, era proprio fusa. Stamattina non si ricordava niente. Però oh.. me la sono scopata tre volte, gli sono anche venuto dentro. Cioè.. Ho fatto quello che mi andava eh eh…
-E stamattina? Te la sei scopata ancora?
– Ma va! Quella se è lucida mica ci scopa con me.
Ma che gran figa… Oh, appena s’è svegliata, quando ha visto dov’era, è scappata via, moriva dalla vergogna!
-E le tette? Come sono?
– sta buono, che ho fatto le foto, era talmente andata che neanche se n’è accorta! Adesso te le mando…
– Manda! Manda! Che figata!

La maggior parte delle violenze non sono commesse da un tipo col passamontagna che aspetta dietro l’angolo.
Sono attuate da una persona conosciuta,
e in questo dialogo che ho appena descritto ci troviamo con tre protagonisti.
Un violentatore, una donna violentata e un complice.

E la cosa più strana di tutte è che di sicuro nessuno dei tre pensa che quello che è successo si chiama VIOLENZA, ma che sia un qualcosa accaduto ad una festa. Cose da ” messi male”, cose di una notte da sballo.
E la cosa più normale è che le persone che leggeranno questo penseranno che la colpa sia di Lucia, che non è stata in grado di prendersi cura di sé, di aver bevuto troppo.

Come avevo scritto tante altre volte l’imprudenza della vittima non giustifica mai il carnefice, ma spesso spiega perché la vittima sia divenuta tale. Si può dire che Lucia, bevendo fino a non capire niente, abbia fatto una azione imprudente? Chi ha violentato Lucia non ha giustificazioni per le sue enormi colpe, ma come l’ubriachezza di Lucia non assolve il tizio, le colpe del tizio non rendono il comportamento di Lucia un comportamento accorto e prudente.

Quando ho scritto queste cose i commenti non son tardati ad arrivare. Commenti in cui si scriveva che una ragazza non dovrebbe ubriacarsi, perché poi succede quel che succede.

Ubriacarsi fino a non capire niente è pericoloso, sia che tu abbia il pisello sia che tu abbia la patatina. Pensate che bere fino a non capire niente sia un comportamento prudente? Consigliereste ad un amico, ad una amica, ad un figlio, una figlia di bere fino a non capire niente?

Allora: immaginate che Lucia stanotte non beva. Si stanca della festa e decida di prendere un taxi che la lasci sotto casa e quando è al portone arriva un tipo, la butta dentro e la violenta. Ma se non beve e prende un taxi qualcuno dirà che Lucia non dovrebbe andare in giro a certe ore della notte.
Immaginate che neanche questo fa. Un pomeriggio esce a correre da sola in un parco. E uno la violenta. E ci sarà gente che dirà che doveva fare più attenzione. Non si esce a correre da sole.

Idioti e idiote pronte a criticare tutto nei social se ne trovano a iosa. Se si dovesse dar retta a tutto quello che ci scrivono, la gente dovrebbe suicidarsi perché viene criticata sia qualsiasi azione ma anche il non fare niente. Quindi o si da retta ai social e si rischia un esaurimento nervoso oppure si vive “fregandosene” e rendendosi conto che non si può piacere a tutti.

Mettere comunque, nello stesso calderone, comportamenti decisamente imbecilli come il bere fino a non capire niente e comportamenti “neutri” come il fare jogging, non aiuta di certo a capire quali siano i comportamenti che sarebbe meglio evitare. Se stai passeggiando sul marciapiede e una macchina ti prende, quella è una disgrazia, se a causa di una esplosione di gas o qualche altro evento impredicibile muori nel crollo di casa tua è una disgrazia. Se ti dedichi al balconing, se provi l’ebbrezza di guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire, e finisci ridotto ad una frittella è una disgrazia causata anche dal fatto che hai avuto comportamenti imbecilli e imprudenti. E il dirlo non è fare victim blaming, è banalmente il dire la verità.

Immaginatevi che non beve, non va in giro di notte, nemmeno esce a correre.
Ma ha un fidanzato, che una notte vuole scopare e lei no. Avete capito come va a finire.
Ehhhh… Allora qualcuno dirà che dovrebbe scegliere meglio i suoi fidanzati.

Un insegnamento che viene dati ai patriarchi iniziati di 13° livello: “se ti metti con una stronza poi ti trovi una stronza in casa”; mi chiedo se esista l’analogo nel matriarcato “se ti metti con uno stronzo poi ti trovi uno stronzo in casa”.

Il problema non è Lucia, quello che lei fa o smette di fare.
Il problema è il patriarcato.
Il problema è il maschilismo.

il problema son le donne che dicono di voler far da sole, che il principe azzurro è un costrutto patriarcale e quando si mettono/trovano nei casini vogliono che arrivi il principe azzurro che le salvi. Se non vuoi il principe azzurro che ti salva il culo allora alla sicurezza del tuo culo ci devi pensare tu. La stessa ambiguità che vuole le donne, a seconda della convenienza, toste, tostissime, più toste di un uomo oppure fragilissime bamboline di cristallo del “te la prendi contro una donna“.

E finché tutti non avremo ben chiaro questo, non termineremo mai con questa cosa.
Lucia porta sulle spalle uno zaino pieno di colpe e vergogna :” Non dovevo bere tanto…
Mi fidavo di lui…
La colpa è mia per non essere andata a casa prima… etc.. etc”

Trovarsi tradita da un “amico” generalmente non è una colpa, a meno che l'”amico” non sia stato conosciuto l’ora prima, bere fino a non capire niente è un comportamento imprudente che fa correre enormi rischi.

Lucia ha bisogno che le dicano che la colpa di una violenza non è dell’alcool, ne di andare in giro sola, né di vestirsi in un modo o nell’altro, né di uscire la notte.
Lucia ha bisogno di avere chiaro che la colpa di una violenza è di colui che la commette e che lei è una donna LIBERA.

Questa frase mi piace molto Lucia ha bisogno di avere chiaro che la colpa di una violenza è di colui che la commette e che lei è una donna LIBERA. Bisogna dire anche che libertà fa rima con responsabilità. Se sei libero sei tu responsabile della salute del tuo culo, sta a te tenere comportamenti che riducano i rischi di ricevere danni. Non puoi essere libera e contemporaneamente dare la colpa delle tue cavolate, il bere fino a non capire niente, al patriarcato. Se sei libera sei tu responsabile delle tue cavolate.  La violenza è colpa del violento fine. La violenza è stata agevolata dalla situazione in cui la vittima si è ridotta.

La società deve toglierle questo zaino e metterlo addosso a chi lo dovrebbe portare invece di caricarla come sempre, ancora di merda,
Che già abbastanza se ne porta addosso.

PAULA MARÍN.

Merda che ha, soprattutto, spiace dirlo, in testa. Ma il levargliela facendoli qualche discorso chiaro su prudenza e comportamenti assennati è patriarcale…

Creare razzismo how to 19

Sulla vicenda dei buuu a lukaku è comparso questo commento di Massimo Crivelli, commento che ho trovato molto interessante perché mostra la tanta “benzina” con la quale molti antirazzisti sperano, stoltamente, di spegnere i fuochi del razzismo.

Sorgente: Sardi razzisti? Etichette gratuite a tutto un popolo: il commento di Massimo Crivelli – L’Unione Sarda.it

Sardi razzisti? Etichette gratuite a tutto un popolo: il commento di Massimo Crivelli
Svegliarsi e scoprire di essere razzisti: opera di censori in servizio permanente

Lunedì ho fatto una scoperta: sono un razzista. Stessa amara considerazione han dovuto fare, riguardo a se stessi, tutti i sardi, non solo i sedicimila che erano allo stadio domenica scorsa per assistere a Cagliari-Inter. L’hanno certificato, un po’ alla spiccia, senza nemmeno un processo sommario, telegiornali nazionali e “giornaloni” continentali che sul caso Lukaku hanno gonfiato la realtà per far bella figura.

Diciamo che lo strumentalizzare, il far credere che l’italia sia preda di bande che non hanno nulla da invidiare al KKK, bande che si dedicano alla caccia al “nusbari” è utile ad una narrazione polarizzante bene assoluto contro male assoluto, oltre che utile per puntellare il governo illuminato che salverà l’italia dalla barbarie. E pazienza se per farlo si getta merda su una intera popolazione, merda che poi spesso ritorna al mittente con gli interessi.

Da notare come funziona “il principio di generalizzazione a cazzo”; ovvero se un elemento “a” dell’insieme X, che mi sta sulle balle, fa qualcosa di sbagliato, tutto l’insieme X condivide la colpa di “a”. Viceversa se a fare qualcosa di sbagliato è un elemento b dell’insieme Y b è un caso sporadico, e poi pensate prima alle immense, incommensurabili colpe dell’insieme X che a qualche peccatuccio di b.

Occhio che se si sdogana il principio poi anche l’altra parte ne abuserà un sacco. Un blu dice stronzo a un verde => tutti i blu son verdofobi. Un verde dice stronzo ad un blu => tutti i verdi odiano i blu.  Sono entrambe generalizzazioni a cazzo.

Quanti erano i tifosi che hanno fischiato o ululato? Venti, trenta? Non si sa. L’hanno fatto per disturbare l’esecuzione di un rigore contestato o per dileggiare il centravanti avversario di pelle nera? Prendiamo per buona la seconda ipotesi. Ma basta ciò per affibbiare un’etichetta infamante a tutto un popolo, a scambiare l’ignoranza per indole razzista? Sull’argomento si sono già espressi in modo eccellente il direttore e l’editore. Ci torno su solo perché ho la sgradevole sensazione che stiamo andando verso una deriva incontrollata e paradossale del politicamente corretto.

Il sogno bagnato di molti “puri” è l’essere i puri più puri che hanno il diritto divino e morale di epurare tutti gli impuri, e più impuri trovo, più puro sono io.

Personalmente ne ho avuto le avvisaglie tempo fa quando una mia amica (per inciso: colta e preparatissima) mi ha inviato un sms chiedendomi «chi è Tacitus?». Contestava l’articolo del nostro corsivista col quale, pienamente a ragione, ironizzava sul quel sindaco che aveva impartito disposizioni affinché gli impiegati, nel redigere le scartoffie, usassero il più possibile il genere neutro per non urtare la sensibilità altrui. Discussi a lungo con lei, senza minimamente convincerla.

I nutili i tentativi di spiegarle che gli obbrobri grammaticali (assessora, rettora, sindaca e giù stravolgendo il nostro lessico) non sono indice di maggior e dovuto rispetto per le donne, che le vere conquiste riguardano ben altri aspetti. Niente da fare. Allora ho capito che, come diceva Erich Fromm, «la maggior parte della gente non si rende nemmeno conto del proprio bisogno di conformismo, vive nell’illusione di seguire le proprie idee ed inclinazioni, basta che le sue idee siano le stesse della maggioranza». È una sorta di riflesso pavloviano, di risposta istintiva a uno stimolo. Se si parla in termini non propriamente ortodossi del pianeta donna o della comunità omosessuale si è automaticamente «sessisti». Ciò che importa non sono i fatti, spesso nemmeno compiutamente analizzati, ma stare dalla parte giusta della barricata, che guarda caso coincide sempre con la narrazione mainstream, spesso pilotata dalle élites.

Quotone. Basta leggere qui o qui per vedere a quali vette di idiozia porta il voler “neutralizzare” il linguaggio con il pretesto dell’inclusività e del rispetto. Da notare anche un’altra cosa: se rispondi alle critiche, espresse in maniera non ingiuriosa e correttamente argomentate, frignando: “mi discriminano perché X-isti Y-fobi” l’unica cosa che si ottiene è il far passare gli “Y” per frignoni piantagrane e convincere che gli X-isti non son quei mostri che si racconta siano.

Il risultato è altamente schizofrenico. Da una parte abbiamo i social che sdoganano le nefandezze più orrende dei leoni da tastiera; dall’altra i media tradizionali dove ogni virgola deve essere al suo posto, guai a scarrocciare, deviare dalla rotta, i censori in servizio permanente sono subito pronti a consegnare patenti da sessisti, razzisti, fascisti.

E qui non son d’accordo; spesso anche i media “tradizionali” fomentano per fare notizia; per portare avanti qualche aspirante san giorgio spesso o fabbricano draghi di cartapesta (ad esempio il caso di judith, poi rivelatosi essere una bufala) o cercano di spacciare lucertole per pericolosissimi draghi sputafuoco (il caso osakue, “goliardi” trasformati in perfide SS che rastrellavano l’italia a caccia di necri). L’abuso dell’enfasi, e i paragoni a cazzo, alla fine causano assuefazione. Basta vedere oggi l’uso di parole come olocausto, deportazione, lager.

Da notare anche che, nel caso di judith ma anche in altri casi di “grave razzismo” poi rivelatosi essere bufale, i media hanno spudoratamente copiato dai social salvo poi cercare, goffamente, di rifarsi la verginità.

Confesso che sono rimasto sconcertato, tempo fa, da un episodio avvenuto a Cagliari. Un alterco ai giardinetti fra due donne e gli insulti a dei ragazzini di colore è diventato un caso per il quale Cagliari è diventata una «città razzista» e le massime autorità cittadine si sono dovute spendere per contestare l’etichetta che era stata ingenerosamente appiccicata a tutta la città. Ma scherziamo? Stiamo parlando del capoluogo di una regione che, pur non nuotando nell’oro, ha sempre accolto generosamente tutti. Di un’Isola che continua a chiudere gli occhi di fronte ai ripetuti sbarchi di clandestini algerini proprio per non alimentare tensioni che in altre parti d’Italia hanno assunto connotazioni sgradevoli.

chiudere gli occhi è pericoloso, soprattutto chiuderli per non alimentare tensioni, o il problema lo si risolve; l’algeria non è uno stato canaglia, non è uno stato in guerra e i suoi se li può ripigliare, oppure quando qualcuno, per esasperazione o per altro, urlerà che il re è nudo tutti lo seguiranno.

Evitare il razzismo cercando di nasconderlo sotto la polvere significa far aggravare la situazione. Poi ti trovi, che la gente, per esasperazione segue chi da risposte deliranti a domande giuste, ma perché? perché chi avrebbe dovuto dare risposte giuste invece ha preferito lottare contro le domande.

Eppure, se qualcuno osa mettere in dubbio le politiche di accoglienza indiscriminata, la patente di «razzista» non gliela leva nessuno. Come – di converso – se ci si spende legittimamente contro la politica dei porti chiusi voluta da Salvini si diventa automaticamente “buonisti”, un’altra etichetta di comodo, una semplificazione adatta per troncare ogni possibile discussione.

Questo è un esempio lampante del principio della “generalizzazione a cazzo”; se si pensa sia normale che chiunque non si riconosca nell’accogliamoli tutti indistintamente sia praticamente il cugggino di Hitler, perché ci si stupisce se si pensa che chi si oppone “al cugggino di Hitler” sia un* appassionat* di gang-bang interracial bisex e che aspiri a viverle ogni giorno da protagonist*? ogni generalizzazione “a cazzo” crea immediatamente una generalizzazione uguale e contraria.

Mi scuso se ho tediato i lettori, ma vorrei che fosse chiaro un punto. Non è mia intenzione difendere i buu di qualche imbecille da stadio. Gli ululati sono indifendibili ma non sono rappresentativi di una tifoseria e men che meno di un popolo. Da ragazzo ho avuto la fortuna di seguire il Cagliari negli anni d’oro dello scudetto. In trasferta i rossoblù, anziché dai buu erano accompagnati dai beee dei tifosi avversari. Gigi Riva raccontava che quei cori di scherno anziché deprimere caricavano la squadra. Si beccavano l’etichetta di «pecorai» e ci ridevano sopra. A quei tempi un’altra sportiva d’eccezione, Martina Navratilova, lesbica dichiarata che non si nascondeva e non aveva bisogno di acronimi per definire i suoi orientamenti sessuali, auspicava che la chiamassero come volevano: «Le etichette sono per gli archivi, per i vestiti, non per le persone».

Lasciamo le etichette ai soloni di turno, andare controcorrente spesso è necessario.

Aggiungo solo una cosa: spesso la difesa ad oltranza in minchiatine come i buuu da stadio alla fine fa passare l’idea di non avere davanti persone ma teneri panda da proteggere e tutelare. Peccato che poi il “tenero panda” spesso nasconda tanto paternalismo peloso ed interessato. Nessuna potenza coloniale europea dell’ottocento andava in Africa per depredare, andavano tutte a portare al civiltà e a proteggere i “teneri panda” da loro stessi.

Sappiamo come è andata a finire.

Creare razzismo how to /18 il caso lukaku donnarumma

Proseguono le polemiche sul caso lukaku insultato a cagliari. Adesso è spuntato un filmato nel quale si sentono gli stessi fischi rivolti verso il calciatore del Brescia Donnarumma mentre, come lukaku, stava calciando un rigore contro il Cagliari.

Se il filmato fosse genuino1 ci sarebbero da fare alcune serie riflessioni perché c’è il rischio di fare il solito errore di tentare di spegnere l’incendio razzismo con la benzina del doppiopesismo.

Perché non ci son state polemiche per Donnarumma? la situazione era la stessa e le vicende dovrebbero essere trattate allo stesso modo indifferentemente dal colore della pelle ovvero se squalifichi per Lukaku devi squalificare anche per Donnarumma, e squalificare ogni qualvolta ci sia un buuuu rivolto al rigorista qualunque sia squadra i cui tifosi fanno partire il buuuu e qualunque sia il rigorista. Altrimenti, se usi il doppio standard, stai dando ragione a chi si lamenta che non si sta lottando contro il razzismo ma si sta usando il razzismo come pretesto per trattamenti di favore. Calcisticamente parlando un ottimo assist per chi sostiene che il razzismo sia preso sempre come pretesto per scroccare trattamenti di favore.

 


  1. oggi è facile fare montaggi audio e video. 

il termine “negro” e la lotta contro il linguaggio

Su twitter ho partecipato a questa discussione

 

utente1
Sull’uomo razzista che in treno insulta persone nere, ho capito che nella frase da lui detta “ne*ri del cazzo”, “cazzo” è più offensivo di “ne*ri” dato che questa parola non è stata censurata nei titoli di giornale, “cazzo” invece sì.
La normalizzazione della N word.

Shevathas
In italiano il termine “negro” non ha mai avuto senso spregiativo, basta pensare al testo della canzone “i watussi” di Vianello. L’altro è un termine volgare.

Utente2
Penso che i neri possano decidere cosa offende i neri e cosa no, che i bianchi decidano quando possono o non possono offendersi è ridicolo.

Devo dire che fornisce spunti interessanti sul linguaggio e su come termini “neutri” e senza alcun senso spregiativo1, adesso vengano percepiti come offensivi e si chieda di eliminarli dal linguaggio. La replica al mio messaggio è illuminante; mi sembra assurdo permettere a “piccoli” gruppi di decidere cosa sia offensivo per loro e cosa no e di imporlo alla maggioranza delle persone, e trovo ridicola questa lotta contro il linguaggio. Perché non ci sono solo i bianchi asterisco ma anche i carnivori asterisco, gli uomini asterisco, gli eterosessuali asterisco…

Anche perché il “disprezzo” non è tanto nel suono della parola quanto nel significato che viene attribuito alla parola. Sostituire la parola “negro” con la parola “di colore” o la parola “supercalifragilistichespiralidoso” ma lasciando inalterato il significato, di certo non trasforma un razzista del KKK in un pacifista amante dei supercalifragilistichespiralidosi…

L’altra spiegazione che mi do è che invece sono ingenui pazzeschi che pensano che cambiando il linguaggio cambino le situazioni oppure si pensa che per sentirsi buoni buoni basti cambiare il linguaggio, e lottare contro chi usa certe parole, che risolvere realmente le situazioni. Prendiamo ad esempio il caso zingaraccia; Salvini è stato criticato, imho non completamente a torto, perché un ministro non dovrebbe usare un linguaggio da osteria, ed in effetti un minimo di decoro istituzionale dovrebbe averlo. Però sarei curioso di sapere quanti, fra i paladini del linguaggio politicamente corretto che si son stracciati le vesti per il termine “zingaraccia” usato dal truce sarebbe disponibile che nel proprio condominio o nella villetta affianco venisse ospitata una famiglia proveniente dai campi “illegali”? Penso pochi, come del resto è già capitato.

PS

questo articolo è illuminante; anche il popolo zingaro si considera il popolo migliore di tutti… penoso che il maestro e che molti SJW abbiano letto in quel testo una leggenda suprematista bianca…. Se questi sono i colti che con la loro cultura fanno da argine alla destra è incredibile come la lega sia arrivata solo al 30%…


  1. Nello slang americano “nigga” o “nigger” è un termine offensivo ed ha un senso spregiativo, ma l’italiano non è lo slang americano. 

Creare razzismo how to /17

Un articolo del corriere che denuncia l’ennesimo caso di razzismo in italia; devo dire che non mi ha convinto troppo e mi lascia qualche perplessità. La storia è verosimile ma non è detto che la crudeltà dimostrata sia causata dal razzismo di chi si crede superiore, potrebbe essere stata causata anche dall’esasperazione di dover sopportare qualche alcool party di troppo.

Interessante comunque notare gli elementi della “narrazione”, dettagli irrilevanti ai fini della notizia che però vengono inseriti per “guidare” il lettore ad una interpretazione dell’articolo

fonte: Corriere della Sera
RAZZISMO
Milano, «Io quasi linciata per aver soccorso uno straniero, mi gridavano: lascialo morire»
Un’avvocata milanese si è preoccupata per il ragazzo a terra in un parco, a faccia in giù: era un giovane ecuadoriano ubriaco. «Ho cercato di aiutarlo, mi hanno insultato, non volevano che chiamassi l’ambulanza»

Questa storia si conclude con una donna seduta su una panchina del parco Forlanini. Con un filo di forza tiene i suoi due cani al guinzaglio. Piange. E non è soltanto l’agitazione per quanto appena accaduto o l’umiliazione per gli insulti ricevuti. C’è il disagio, l’amarezza, l’indignazione. La colpa è solo quella di aver soccorso un uomo. «Un negro, l’hanno chiamato. Uno straniero. Uno che doveva affogare sul barcone», strillavano, invocando la presunta panacea a tutti i mali dell’oggi. Le lacrime scorrono, senza filtro. «Dov’è finita l’umanità delle persone? Come siamo arrivati a tanto?».

notate l’introduzione romanzata del white hat1, la soccorritrice piange sulla panchina per tutte le brutture del mondo. Questo attacco non mi ha convinto molto; un problema del giornalismo italiano è che spesso cerca di contrabbandare le opinioni per fatti e viceversa. Qui si fornisce una chiave di lettura forzata per i fatti esposti di seguito nell’articolo

È domenica mattina, sono da poco passate le 11, quando l’avvocato B. B. esce dalla sua abitazione in viale Corsica per portare i cani, due «incantevoli trovatelli», a fare una passeggiata nel verde. Il sole inizia a battere forte sul pratone della via Taverna, vicino al fiume Lambro, alle spalle della concessionaria Ford. (…)

altri dettagli inutili che però rinforzano la presentazione dl white hat come buono; c’entra qualcosa la razza del cane, fossero stati di razza o se la notizia sulla razza del cane fosse stata omessa sarebbe cambiato qualcosa nei fatti di seguito esposti? Per me nulla, quindi perché dare dettagli apparentemente inutili?  A me ha fatto pensare più all’attacco di un romanzo, ove si descrive il buono, che ad un pezzo di giornale che esprime sinteticamente i fatti. BB è uscita verso le 11 per portare a spasso i cani nel parco XYZ e lì ha visto un ragazzo a terra…

A dieci metri di distanza, c’è un gruppetto di persone. Le voci si levano al cielo, tra i ragazzi che giocano a calcio e gli anziani del quartiere a passeggio. Qualcuno inizia ad «avvertirla» con tono violento e minaccioso. «Brutta tr.., lascialo lì». L’avvocato non se ne cura, uno dei due cani inizia a leccare in volto l’uomo a terra, un giovane ecuadoriano di nemmeno 30 anni che inizia a muoversi lentamente e in modo disarticolato. «Era solo molto ubriaco, ma aveva evidente bisogno di soccorsi».

La donna cerca di spostare il ragazzo e di prendere il telefono per chiamare un’ambulanza. Nessuno interviene per aiutarla. Un’altra voce, dal gruppetto, le s’infila nell’orecchio come una lama. «Se osi chiamare l’ambulanza ti meniamo maledetta tr…, bisogna lasciarli morire questi immigrati di m… ricordati che i soccorsi li paghiamo noi contribuenti mica questi negri». Beatrice finge ancora di non sentire. Urlano: «Lavati le mani che ti prendi le malattie». Tra le persone, anche una signora di 70 anni. Invoca la giustizia divina. «Spero che Dio ascolti le mie preghiere e che affondi tutti i barconi!».

Domanda stupida, cosa ne sapevano che stava chiamando l’ambulanza? vedi un uomo a terra prendi i cellulare e il gruppo, ultra sagace capisce al volo che chiami il 118. Mah, non lo so, non mi convince.

Una volta trascinato il ragazzo all’ombra, B fa dietrofront e si dirige verso il gruppetto. Uomini e donne, dai 40 anni su, più due giovani addetti dell’Amsa. «Siete impazziti? — dice l’avvocato —. Guardate che esiste l’omissione di soccorso!». Apriti cielo. «Ho avuto paura che mi picchiassero». I due addetti dell’Amsa sono rabbiosi: «Nessuno vuole venire a lavorare qua, sporcano tutto e poi tocca a noi pulire», riferendosi alle feste sudamericane. «Me ne sono andata tremando. Poi ho fermato due vigili a cui ho spiegato i fatti. Risposta: “Ce ne sono tanti…”. Torno per portare dell’acqua al ragazzo, ma un amico lo stava accompagnando via. Al che mi sono seduta. E ho iniziato a piangere. Nessuno mi farà diventare una non-persona. Voglio denunciare questi comportamenti, non resto in silenzio».

  1. è buona prassi non spostare la persona in caso di problemi ma aspettare l’arrivo dei soccorsi e lasciar fare a loro.
  2. già le persone stavano ad insultare, avvicinarsi per “discutere” non è la cosa più intelligente del mondo, non si sa mai come possano reagire; nel caso chiamare il 112 e lasciare che ci pensino loro.
  3. le parole degli addetti mostrano un poco di esasperazione, a nessuno piace dover lavorare extra per pulire una discarica creata dall’inciviltà delle persone.
  4. ma poi il 118 è arrivato o no, e se è arrivato come si è rivolta la questione, l’ubriaco è stato soccorso  o si è rivelata essere una chiamata a vuoto?
  5. gli “amici” non potevano intervenire prima per soccorrere il tizio

Conclusione, a me l’articolo ha fatto pensare alla persona che arriva di botto, non sa cosa è successo prima, magari il tizio infastidiva tutti prima di crollare a terra ubriaco, Anche perché fra le righe è scritto che alle 11 del mattino c’è un tizio ubriaco fradicio crollato a terra, non un tizio che ha avuto un malore, un tizio che si è ubriacato. Però sa che la colpa è del razzismo degli italiani e della crudeltà della gente. Mah, non so quanto “narrazioni” simili possano essere utili alla causa dell’antirazzismo.  Perché curare il razzismo con l’ipocrisia e con “narrazioni” romanzate di denuncia significa cercare di spegnere un fuoco di paglia con la benzina…


  1. nei film western il “buono” indossa il cappello bianco (white hat) e si oppone al cattivo con il cappello nero (black hat). 

I 49 milioni di bibbiano sono della nipote di mubarak

Stavo vedendo sui social la questione di bibbiano; devo dire che il pattern di comportamento sulla gestione, nei social, della vicenda è lo stesso di quello dei 49 milioni della lega o della storia di “ruby nipote di mubarak”, ovvero:

  1. si prende un fatto di cronaca “imbarazzante” per il partito/politico X.
  2. si costruisce, a partire dal fatto di cronaca, una “narrazione” che colpisce il partito/politico X.
  3. Si da istruzione alle truppe cammellate di sostenere la narrazione sempre e comunque.
  4. Quelli che cercano di puntualizzare e smentire la narrazione vengono zittiti dalle truppe cammellate che ripetono, come giradischi rotti, la narrazione di cui al punto 2.
  5. La “narrazione” ripetuta un sacco di volte è diventata una verità.

Tanto per dirne una nel caso dei 49 milioni della lega non son soldi che ha rubato Salvini, si tratta di contributi che devono essere restituiti a causa di irregolarità nel loro utilizzo. Non esiste una sentenza che dice che Salvini abbia rubato tali fondi e neppure, il Salvini, è stato indagato per quello. Eppure su twitter si parla dei 49 milioni rubati.

Idem per la nipote di mubarak; il parlamento era chiamato a decidere se l’azione di Berlusconi fosse stata o meno un abuso di potere, non doveva votare se era vero o meno se Ruby Rubacuori era la nipote di mubarak, eppure nella vulgata il parlamento aveva invece votato per decidere se Ruby fosse o meno la nipote di Mubarak.

Adesso con Bibbiano il pattern viene applicato anche al PD, e stranamente a molti sta iniziando a rodere il culo a sentirsi dire PD partito dei pedofili.

La questione è semplice: se inventi un “attacco” che sembra funzionare poi non stupirti se anche il tuo avversario cerca di imitarlo. Alla normale dialettica politica si è sostituita la narrazione ove l’avversario politico non era un tizio con idee diverse ma era un tremendo nazipedoterrosatanista fonte di ogni nequizia, mi spiace che questa dialettica sia stata adottata da tutti. D’altronde se si dichiara una guerra totale senza quartiere contro X allora X, ovviamente, reagirà in maniera totale senza quartiere, stupirsi di ciò significa essere dei fessi oltre ogni possibilità di redenzione.

Come direbbe qualcuno: “Karma”.

io sono un onesto evasore

Una cosa che ho notato riguardo a chi si lamenta, soprattutto su twitter, di pagare in nero la parrucchiera, storiella tirata fuori spesso riguardo all’onestà dei migranti confrontata con la disonestà degli italiani che si fanno pagare in nero ed evadono il fisco, è che molti sembrano ignorare che nel caso di pagamenti in nero ci sono due evasori non uno.

Chi accetta pagamenti in nero ovviamente sta nascondendo dei redditi che percepisce al fisco, ma anche chi paga in nero, oltre a favorire un reato sta anche evadendo anche lui le imposte ovvero l’iva. L’iva è un imposta che deve pagare l’acquirente finale, non l’artigiano. In questo caso l’artigiano è solo un sostituto d’imposta.  Se la contessa Serbelloni Mazzanti vien dal Mare paga in nero Sharon, la shampista, Sharon sì, sta occultando redditi che dovrebbero venire tassati, mentre la Serbelloni Mazzanti, lei e non Sharon, sta evadendo l’iva.

Questo non percepire la propria disonestà, anzi sentirsi onesti “perché si sta rubando poco” l’ho notata in molti casi, da chi si lamenta di pagare in nero gli artigiani, idraulici etc. etc. ai docenti che fanno ripetizioni “in nero”. Molti son sempre con il ditino puntato senza fermarsi a riflettere che nel banco degli accusati dovrebbero trovarsi anche loro…

Che dire? “io sono onesto, la soglia di disonestà parte da 1€ in più rispetto a quello che riesco a rubare io”.