Parliamo un poco delle cause del razzismo…

Su FB un mio contatto ha condiviso questo articolo che tratta di una “caccia al sardo avvenuta nel 1911 nel comune di Itri all’epoca provincia di Caserta e ora provincia di Latina. L’ho trovato molto interessante perché, come prima cosa mostra che la “caccia al diverso” è un vizio vecchio quanto il mondo, e secondariamente perché fa capire alcune dinamiche che portano al “dagli allo straniero” ed al “razzismo”. Grassetti miei.

fonte:http://www.nuorooggi.it/n_archivio/articolo_detail.asp?CODICE=r614

Fuori i Sardegnoli – Il Massacro di Itri

Grazie al prezioso lavoro dello storico Professor Tonino Budruni che ha ricostruito minuziosamente nella «Rivista della Sardegna» Ichnusa n.10, maggio/giugno, anno 5 del 1986, oggi siamo a conoscenza dei «Giorni del massacro ».

Era il 1911, anno in cui molti sardi riponevano nell’emigrazione la speranza di una vita migliore, la quale palpitava, fiduciosa e intrepida, sul posto di lavoro. Tuttavia, nel luglio di quell’anno per quattrocento figli della Sardegna, il sogno si frantumò nel suolo italico in una realtà di persecuzione e d’orrore. Essere sardo e per questo pagarne il prezzo, subirne il razzismo di persona, sperimentarlo sulla propria pelle fu un’esperienza, purtroppo, di molti di questi nostri conterranei. Nella storia che segue vedremo la xenofobia antisarda manifestarsi in tutta la sua animale violenza contro quei lavoratori «diversi».

Erano anni di progresso tecnologico in cui la ferrovia ne rispecchiava il mito, attraversandone l’Italia. A costruire le migliaia di chilometri di linee ferroviarie, altrettante migliaia di braccia. E fu così che circa mille sardi, quasi tutti minatori del sud Sardegna, furono impiegati per la costruzione della linea Roma – Napoli. Assumere sardi era allora conveniente, poiché lavoravano sodo, in cambio, a parità di mansione, di un salario inferiore a quello degli operai continentali, loro colleghi. Quattrocento operai isolani, furono, quindi, stanziati temporaneamente nel comune di Itri, all’epoca in provincia di Caserta e oggi di Latina, ossia nella cosiddetta: «Terra di lavoro».

(…)

Il sardo era conveniente perché accettavano, a parità di mansione un salario inferiore a quello degli operai continentali. Questo, lavoratori “stranieri” che accettavano condizioni peggiori di quelli autoctoni è stato, guarda caso anche un motivo per l’analogo “razzismo” dei belgi nei confronti degli italiani impiegati nelle miniere a seguito dell’accordo “carbone – lavoro”. Infatti un minatore italiano all’azienda costava, a parità di rendimento, molto di meno. Le norme di sicurezza obbligatorie per i minatori belgi non erano obbligatorie per i minatori italiani e che la paga di un italiano era minore di quella di un belga.

In pratica i sardi nel 1911 a Caserta e gli italiani in Belgio erano, “letteralmente”, schiavi anche se non avevano le catene e non cantavano i gospel. E gli schiavi chi danneggiavano di più? Non di certo i padroni che sfruttavano quanto le persone cui “rubavano” il lavoro, ovvero gli autoctoni mandati “fuori mercato” dagli schiavi. E il malumore verso chi rubava il lavoro era comprensibile1. Io non lavoro perché un’altro mi fa concorrenza al ribasso accettando condizioni molto peggiori e vanificando le mie “lotte” per strappare un contratto migliore.

Gli abitanti di Itri, però, fomentati e spalleggiati indirettamente dai mass – media italiani che descrivevano i sardi come una «razza inferiore e delinquente per natura», sollevavano pregiudizi razzisti contro i sardi. A servirsi di questa opinione diffusa e consolidata in una costante tensione sociale fu la camorra, nel momento in cui la sua autorità fu sconfitta dagli involontari rappresentanti del Popolo Sardo, la quale riuscì a trasformare tale convinzione in sentimento di odio sanguinario antisardo.

I sardi stavano facendo concorrenza sleale, bisogna avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Non che fossero più capaci o più competenti della media ma, come scritto sopra, “accettavano retribuzioni minori”. Immaginiamo due ristoratori: Onestio e Furbonio. Onestio rispetta tutte le norme sanitarie e paga tutte le tasse e le imposte. Furbonio evade allegramente e se ne frega delle norme igenico-sanitarie. Furbonio riesce a fare prezzi bassissimi rispetto a quelli che fa Onestio, o se si preferisce, a lavorare con margini molto più alti rispetto ad Onestio. Onestio ha motivi per risentirsi del comportamento di Furbonio?  Se Onestio si risente è solo perché è razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia? E come pensate che reagirà Onestio se, alle sue giuste rimostranze o alla richiesta che i controlli, obbligatori, siano fatti anche nel ristorante di Furbonio, venisse risposto: “dici così solo perché sei razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia”? Il fatto che poi Onestio finirà a supportare e votare per chi urla “a mare i Furboni” non mi stupirebbe affatto.

Chi condanna il razzismo spesso vede solo il risentimento ma non pensa per niente a quello che tale risentimento ha causato, anzi con una perversa inversione di causa ed effetto spaccia il risentimento per colpa del razzismo e non viceversa. Questo modo di comportarsi porta spesso a tentare di disinnescare il razzismo con l’ipocrisia: “dici questo solo perché sei razzista”, idea intelligente quanto il voler spegnere un fuoco con la benzina. Per disinnescare il razzismo le deplorazioni servono poco; quello che serve è neutralizzare la causa scatenante del razzismo. In quel caso il fatto che i sardi si accontentassero di meno soldi e meno diritti. Cosa sarebbe successo se i “padroni” fossero stati costretti a pagare gli operai, a parità di mansione, con lo stesso stipendio? Probabilmente non ci sarebbe stata la caccia al sardo “rubalavoro”. Idem per il belgio; uno che accetta una paga minore e che accetta anche condizioni di sicurezza peggiori è uno che mette a rischio anche te.


  1. faccio notare che il capire le cause di un fenomeno non significa affatto giustificarlo. Putroppo “comprensione” è un’altra di quelle parole snaturate da un pessimo giornalismo. 
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Effetti dell’abuso di accuse di razzismo

Sorgente: Un santo a cui votarsi – La Stampa (grassetto mio)

Nella competizione delle nuove proposte, l’altra sera, un ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) è finito ultimo e mia figlia indignata ha urlato: «Ma allora sono razzisti!». E io ho pensato che questa cosa ci sta sfuggendo di mano, ci sta facendo perdere la testa, ho detto: «Se è arrivato ultimo è perché non è piaciuta la canzone» e ho sperato che l’altro ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) finisse primo perché non ne potevo più. Soltanto non ne potevo più. E poi l’altro ragazzo nero è arrivato primo e mia figlia ha sorriso e ho capito che forse potevano arrivare due o tre ore di pace sul divano.

Questo è un grave sintomo dell’abuso di accuse di razzismo, o fascismo, o qualsia altra cosa. Se il negro1 non vince è solo per colpa del razzismo, non perché magari c’è qualche bianco che ha una canzone migliore. No sicuramente è solo per razzismo.

Questo modo, cretino, di ragionare alla fine porta proprio a spalancare le porte al razzismo che pensa di combattere. Un errore, in buona od in malafede, compiuto da molti che pensano di essere antirazzisti, è il pensare che se il razzismo più diffuso è da A contro B, allora fare antirazzismo significa fare attivamente razzismo da B contro A.

Ma il razzismo, come i torti, non si somma algebricamente: due torti uguali ed opposti rimangono due torti, non diventano mai una ragione. Far pensare che i torti si sommino algebricamente significa dare a chiunque una lunga lista di torti da “riequilibrare” che giustifichino le sue stronzate. Macerata è stato un drammatico esempio, due tragedie due, che ovviamente non si son sommate in una normalità.

Far vincere un negro per pietismo peloso2 solo perché negro è razzismo tanto quanto lo spedirlo ultimo solo perché negro. Cosa si risponderà a chi urlerà: “la canzone fa schifo, ha vinto solo perché negro”? Imho succederà un nuovo caso Miss Helsinki. Ecco perché penso che il far vincere, per simpatia verso il colore della pelle, o peggio solo per evitare accuse di discriminazione, sia una solenne stronzata. Come nel caso della, a mio avviso inutile e nociva, legge sull’omofobia, creata per difendere gli omosessuali dalle aggressioni, fai passare il messaggio che i negri siano teneri panda con gli occhioni dolci e da proteggere come teneri panda, non che siano persone come noi, che siano “speciali”.
E sulla loro “specialità” il vero razzista ha buon gioco a far virare la specialità al male invece che al bene. Ma ha buon gioco perché altri hanno già enunciato e spiegato come i negri non siano uguali ma siano speciali. Se tale “specialità” non ci fosse per il razzista sarebbe molto difficile prima sostenere che i negri siano speciali e poi sostenere che tale specialità sia un male. Molta più fatica che il sostenere solamente che la specialità sia nel male invece che nel bene.


  1. il termine negro in italiano non ha alcun senso spregiativo; è che molti trovano meno impegnativo cambiare le parole che cambiare la realtà. 
  2. cosa d’altronde non rara a sanremo. 

fascisti anti/2

Alla fine molti, anche ammettendo che abbiano tutta la buona fede del mondo, finiscono per comportarsi peggio dei fascisti che, a parole, dicono di voler combattere.

Stavo leggendo la vicenda di Pontedera e della piazza negata a Fratelli d’italia.

Il Comune di Pontedera ha negato l’autorizzazione del suolo pubblico a Fratelli d’Italia perché il partito ha sì presentato la richiesta sull’apposito modello, ma “‘sbianchettando’ la parte di una dichiarazione in cui si richiama il rispetto di norme nazionali in vigore che vietano sia la ricostituzione del partito fascista che la propaganda di istigazione all’odio razziale”, rendendo la richiesta “irricevibile”. Lo ha scritto in un post su Facebook il sindaco Simone Millozzi, in risposta alle proteste della leader di FdI Giorgia Meloni.

Due riflessioni: la prima è che mi chiedo a cosa serva inserire quella dichiarazione nel modulo; dovrebbe essere implicito che durante le manifestazioni si debbano rispettare, in ogni caso, le leggi dello stato. A che pro ricordare proprio quelle norme e non quelle riguardo al danneggiamento di proprietà altrui ed all’imbrattamento e distruzione del decoro cittadino?

“Non è il Comune, ma la Questura che autorizza o nega una manifestazione politica – afferma Millozzi – nel caso di specie la manifestazione politica si è svolta regolarmente. Se oltre la manifestazione viene richiesta l’installazione di palchi, gazebo o pedane sul suolo pubblico è il Comune tenuto a rilasciarne l’autorizzazione”. Ed è a quel punto che gli uffici del Comune, ha spiegato il sindaco, “informano Fratelli d’Italia che la richiesta così artefatta è irricevibile”.

Non sono un esperto di diritto amministrativo ma ho l’impressione che quello del comune sia un abuso. Che io sappia per la concessione di uso del suolo non è richiesta una dichiarazione di “rispetto delle leggi” ma solo di aver svolto gli adempimenti richiesti dalle norme. Tanto per intenderci se volete aprire un locale da ballo il comune ha tutto il diritto di chiedervi di mostrare il nulla osta dei vigili del fuoco relativo al rispetto delle norme di sicurezza, non ha alcun diritto invece di chiedervi una dichiarazione che nel locale non si spaccerà droga o che non avverranno molestie. Ergo se consegnate tutta la documentazione richiesta dalla legge tranne la dichiarazione di “non spaccio” il comune deve accettare la pratica e non può rigettarla.

Chiudendo la parentesi da azzeccagarbugli, faccio notare che una delle caratteristiche del fascismo è che il caporione di turno, od il potestà, avevano il potere di sostituirsi alla magistratura ed a dare punizioni a loro completo arbitrio. Per tale motivo la costituzione italiana, quella che, chi si spara pose da antifascista eroico partigiano, dice di amare svisceratamente recita:

Art. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Chi deve giudicare se ci sia stata una violazione della legge può essere solo “il giudice naturale precostituito per legge”. Il sindaco (o gli uffici) se volevano fare le cose pulite avrebbero dovuto denunciare “fratelli d’italia” per violazione delle leggi mancino e scelba ed aspettare la decisione della magistratura, non sostituirsi ad essa nel pronunciare sentenze.

Alla fine quello che sdogana di più il fascismo son proprio i comportamenti da fascista di chi fa gran vanto di essere antifascista e di voler combattere il fascismo. Ma non son antifascisti, come credono di essere, son solo fascisti anti.

Pattern…

 

Fatto di cronaca nera che colpisce.

 Situazione:

Politicamente conveniente

Politicamente imbarazzante

Autore: Terrorista. Squilibrato
Responsabilità “morale”: È del gruppo cui l’autore simpatizzava. È del singolo, non del gruppo.
Politico di riferimento: Enfatizza. Minimizza.
Strumentalizzazione: Giusta. Scorretta.
Giustificazioni: Ingiustificabile. Concorso di colpa di altri.
Situazione simile ricordata dall’altra parte: Mille distinguo. Mille distinguo.
Commenti su twitter: Sdegno a piene mani, leggi speciali. Minimizza, trova anche i torti dell’altra parte.

gratta via il nome dei protagonisti e i nomi delle fazioni in gioco e trovi sempre il solito, noioso, pattern.

Beata la scuola che non ha bisogno di eroi…

Stavo leggendo la vicenda della professoressa sfregita da un suo studente. Professoressa che, a quanto pare ha dichiarato:

«Lo perdono»
Oggi, la professoressa Di Blasio dovrebbe essere dimessa. Ieri l’insegnante è stata sottoposta a una visita maxillofacciale a Caserta, poi è tornata all’ospedale di Maddaloni. Scossa, ma incredibilmente decisa ad assumere il ruolo di primo difensore del ragazzo. «Torno a scuola appena possibile – ha detto – ma Rosario non deve essere punito, chi lo punisce fa male a me». La donna ha riferito che «per quanto si rifiutasse di studiare, non avrei mai immaginato che avrebbe fatto una cosa simile». (fonte)

Prima considerazione: non si sta parlando di un bambino di 3 anni che non si rende conto di nulla ma di una persona di 17 anni. A 17 anni dovresti iniziare ad essere responsabile delle tue azioni; e responsabilità significa anche trovarsi a dover pagare per le stupidaggini fatte. Giustificarlo come se avesse avuto 3 anni significa educare lui e gli altri all’irresponsabilità dei bambini di 3 anni. Si vuole questo? Poi però non ci si lamenti dell’irresponsabilità dei ragazzi visto che è un diretto effetto di come son stati cresciuti.

Seconda considerazione: non condivido l’agiografia che vuole che la professoressa sia una santa. La scuola con il ragazzo avrà anche sbagliato ma non è stata l’unica che doveva intervenire, e gli eventuali sbagli fatti dalla scuola non possono e non devono, in nessun caso, giustificare per niente tali comportamenti. E il fare la santa e perdonare significa insegnare, con l’esempio: “fate quello che vi pare che poi tanto un pretesto per perdonare si trova”.  Il ragazzo va trattato con giustizia in modo che sia un esempio per lui e per gli altri, che si renda conto di ciò che ha fatto e che se ne rendano conto anche i compagni. Un ragazzo non si porta il coltello a serramanico a scuola così per caso. Non vorrei calunniare ma, leggendo, ho avuto l’impressione che come al solito si tendesse a minimizzare certi comportamenti per poi “accorgersene” di botto quando la questione diventa troppo grossa da poter essere nascosta.

Terza cosa: la scuola non ha bisogno di martiri; ha bisogno di personale professionale che venga posto nelle condizioni di lavorare bene ed in maniera efficace. Sarebbe opportuna una riflessione sui danni che l'”attimo fuggente” ha fatto. Era un bel film ma un film non è la realtà. E soprattutto non si può pretendere che i docenti facciano miracoli e trasformino “per miracolo” teppisti in perfetti lord inglesi.

Ogni pretesto è buono per fare una sceneggiata…

Stavo leggendo la lettera delle donne del cinema italiano contro le molestie. Imho una gran paraculata per avere visibilità, frignare un pochettino e magari strappare qualche contentino o, per quelle oramai fuori dal giro, qualche comparsata nei salotti televisivi.
Per il resto i soliti vacui luoghi comuni e le solite bufale che vedono le donne sempre e solo come sante vittime.

Fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli/people/2018/02/01/news/dissenso_comune_le_donne_del_cinema_italiano_contro_le_molestie_contestiamo_l_intero_sistema_-187823453/

Oltre 120 attrici, registe, produttrici, donne che lavorano nella comunicazione dello spettacolo, hanno sottoscritto una lettera che muove dal caso Weinstein. Un testo che non vuole puntare il dito contro un singolo ‘molestatore’ ma l’intero sistema di potere

Parliamo della prima paraculata: non vuole puntare il dito contro il singolo ma contro il sistema. Mentre il sistema si può accusare anche a vanvera di tutto e di più senza dover avere per forza l’onere della prova. Mentre accusare il signor Tizio Caio di essere un molestatore e non essere in grado di dimostrarlo in tribunale porta il rischio che poi il signor Tizio Caio denunci a sua volta per calunnia.
No, no, meglio prendersela con il sistema (o qualche altro nemico immaginario).

Piacere. Io sono il sistema.

Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo nel mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse.

Bene, le prove prego. Prove a prova di tribunale, non la fallacia ad populum. Anche se tutta la gggente credesse che la terra sia ferma al centro dell’universo lei “eppur si muove”.

Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.

Il buon senso, e guardacaso anche la costituzione più bellissima del mondo, dice che la responsabilità penale è personale. Poi il buon senso dice anche che per condannare una persona servono delle prove, prove che devono reggere ad un dibattimento in tribunale. Dice anche che l’onere della prova è lasciato a chi accusa e non a chi deve diffendersi. Qual’è l’alternativa? Accuse basate sul “si dice che…”, “è noto che…” che da congetture diventano prove evidentissime, che siccome una donna ha commesso infanticidio tutte le donne son potenziali infanticide, che è sempre colpa della strega perché è la strega… In pratica il ritorno al medioevo ed ai processi in piazza con la folla che ti spediva sul rogo perché eri una strega senza tanti cavilli legali. Tutto bellissimo tranne quando finivi tu sulle fascine. Questo è il caso di una femminista che si è ricreduta del fatto che l’essere pisello-forniti sia valida prova di colpevolezza, si è ricreduta quando nel tritacarne c’è finito il figlio…

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

Vogliamo l’inversione dell’onere della prova? quindi se venisse accusato un marito, un figlio, un fratello o anche una “sorella di lotta” questa dovrebbe andare al gabbio senza passare dal via perché la presunta vittima ha sempre ragione e deve essere l’accusato a discolparsi?

Leggendo le firme a corredo mi è venuta in mente questa vecchia battuta: “tutte le donne sono troie tranne la mamma, la moglie, la sorella e la figlia.”; fra i nomi delle firmatarie ci son sorelle, figlie, mogli di registi e attori famosi. Anche babbo, il fratellino, il marito sono o eranio parte del sistema? o il fatto di essere “il padre, il fratello, il marito” è per loro cagione di salvezza qualora venissero accusati di far parte del sistema?

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Bene quali sono i limiti? come distinguere il gioco della seduzione dalla molestia e il gioco della seduzione dall’esposizione e dalla vendita della mercanzia? Decidere dopo cinque e passa anni che non era seduzione ma era molestia come si pone?

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

Femminismo uber alles…

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

Magari qualche aiuto concreto per la poveraccia veramente sotto ricatto sarebbe gradito più che grandi pipponi pseudomoralistici a scopo pubblicitario.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Alè piagnisteo e bufale per pietire. Le donne guadagnano meno, lo dice la statistica. Ma la statistica dice anche che le donne fanno più assenze, fanno meno straordinario, fanno lavori meno rischiosi (il 90% delle morti bianche ha il pisello) e son più lente nel ragionare. Mi sembra che tali argomenti giustifichino ampiamente il gender gap. Comunque sarei curioso di vedere un contratto collettivo di lavoro italiano dove viene prevista, per i maschietti e solo per loro, l’indennità di pisello…

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura. (Seguono firme)

 

Sinceramente: mi sembra solo una campagna pubblicitaria che sfrutta il moda del momento per farsi tanta pubblicità a basso costo.  Perché se ne parla solo adesso “che è diventato una moda”?  Perché tanta gente che ieri era bene ammanigliata adesso denuncia il sistema? A pensar male direi che passare per povera vittima è meglio di passare per complice.

Ma ha fatto anche cose buone…

Uno dei leit motiv della campagna elettorale è il tradizionale scontro sul fascismo1. In particolare si dibatte se il fascismo abbia fatto o meno cose buone.

Io penso che ridurre la storia ad un fumettone buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi sia il modo migliore per dimenticare gli insegnamenti, spesso impartiti in maniera drammatica, della storia. I cattivi dei fumetti, per contratto, devono fare i cattivi e devono fare solo cose cattive, e nei fumetti meno stereotipati se fanno qualcosa di buono è solo perché hanno il secondo fine di fare qualcosa poi di molto più cattivo. Quindi lex luthor o joker sono cattivi e fanno cose cattive. Ma chi ha paura di lex luthor e joker? Uno che urlasse in piazza che servono leggi speciali contro lex luthor verrebbe preso per pazzo.

Ecco perché penso che trasformare hitler e mussolini in una sorta di lex luthor e di joker non sia una mossa molto accorta; perdi tutta la drammaticità della storia. Nella fumettizzazione della storia si innesta anche il dibattito, surreale a mio avviso, se Hitler o Mussolini abbiano o no fatto qualcosa di buono. Per me la risposta è sì; si sta parlando di fenomeni complessi durati molto tempo quindi è statisticamente certo che qualcosa di buono: una strada, una bonifica l’abbiano fatta. Fermo restando che il bilancio complessivo bene – male pende decisamente verso il “male”, l’aver scatenato la II guerra mondiale, la follia degli stermini, la shoa con annessi e connessi son colpe enormi, immense ed innegabili, colpe che non possono esser mondate dall’aver fatto bonificare una palude o risistemare una strada.

Però l’usare tali colpe per negare che qualcosa di “buono” possano aver fatto è infantile e stupido. Se i buoni fanno solo cose buonissime, visto che i cattivi fanno solo cose cattivissime, come si può giustificare, in questo schema, il bombardamento di Dresda, i gulag o le rappresaglie verso la popolazione civile tedesca alla fine della seconda guerra mondiale? Se fai un bilancio luci ed ombre ammettendo onestamente che c’è stata qualche flebile luce anche dalla parte che aveva moltissime ombre e qualche ombra nella parte luminosa te la cavi facilmente. Se ragioni in binario alla fine si arriva alla notte in cui tutte le vacche sono nere, che Dresda o Hiroshima sono la stessa cosa delle devastazioni naziste, e che l’unica colpa di Mussolini è di esser stato lo sconfitto e quindi quello che si è preso tutte le colpe. In pratica lo si trasforma da farabutto a martire.

Quando studi un bilancio devi guardare, onestamente, tutto attività e passività. Ed anche se il bilancio è in “profondo rosso” qualche cifra nera, piccola, la trovi. Il fatto che ci siano non nega il “profondo rosso” del bilancio, ma il negare che ci siano significa che del bilancio si sta guardando solo la parte che interessa oltre che falsificare il bilancio.

Ecco perché quando qualcuno tira fuori il “ma ha fatto anche cose buone” sarebbe meglio rispondere: “ma di certo non son sufficienti a cancellare le sue immense colpe” più che negare, mentendo, l’esistenza di cose buone.


  1. puntualmente quando a sx non sanno più cosa dire tirano fuori l’antifascismo. Vedi campagne elettorale del 1994, del 2001 e del 2008. 

Il rogo del re del carnevale e le fake news.

Una antica tradizione del carnevale, arrivata immutata da tempi pre cristiani, è il rogo del “re del carnevale” che chiude i festeggiamenti.

Durante il carnevale viene portato in città un fantoccio che viene eletto “re del carnevale”, con tanto di corte, feste e balli in piazza. Ed alla fine del carnevale viene ritualmente processato e bruciato in piazza.

Questo capita, ad esempio, in sardegna nel carnevale tempiese dove l’ultimo giorno del carnevale il “re del carnevale”, chiamato re Giorgio, viene processato, condannato e bruciato.

Il rito del bruciare il re del carnevale si innesta su antichi riti legati all’anno contadino; a gennaio e febbraio infatti si celebrano i fuochi di S. Antonio e di S. Sebastiano, ove in onore dei santi vengono accesi grandi falò sulla pubblica piazza con benedizioni balli e canti. Quella dei fuochi era una antica tradizione pagana poi cristianizzata.

In Sardegna la leggenda vuole che sia stato S. Antonio, detto Sant’Antoni de su fogu, a portare il fuoco agli uomini. La “cristianizzazione” del mito pagano è evidente.

Tutto questo per dire che è il bruciare fantocci in segno di buon auspicio è una antica, risalente all’antichità pre cristiana, tradizione del periodo carnevalesco, il periodo che va dall’epifania alla quaresima.

Nel periodo odierno non è raro che il fantoccio che impersona il re del carnevale e che verrà bruciato abbia le fattezze di qualche uomo politico o vip. Nei vari carnevali sardi con carri allegorici mi è capitato di vedere varie volte Berlusconi, o altri personaggi politici come Renzi, Renato Soru. Tanto per fare un esempio, qui il “Re Giorgio” del 2017 a tempio pausania; Re Giorgio con le fattezze di Trump.

Tutta questa premessa per parlare di un esempio concreto di come sia possibile, partendo da un fatto vero e dicendo solo cose vere, semplicemente enfatizzando  o minimizzando alcuni particolari, portare la gente a pensare alcune cose invece che altre.

Consideriamo la seguente notizia:

No, il fantoccio della Boldrini bruciato in piazza non è solo “goliardia giovanile”
A Busto Arsizio con la scusa di una festa locale le fiamme hanno avvolto un manichino della presidente della Camera
pira

Immaginate per un attimo se fosse accaduto nella piazza sotto casa vostra. A pochi passi dal vostro portone, dove giocano i bambini e passeggiano gli anziani. Un fantoccio raffigurante la presidente della Camera Laura Boldrini, che termina il mandato con eroica resistenza contro ogni genere di orrore che le è stato rovesciato addosso, viene bruciato in pubblico. Una pira come se ne vedono solo ai telegiornali, nei posti martoriati ai quattro angoli del pianeta, nelle manifestazioni di rabbia e violenza contro questo o quel leader mondiale, questo o quel Paese, questa o quella bandiera.

si nota subito la drammatica narrazione. Peccato che si parli non di un fantoccio portato, senza alcun motivo apparente in piazza ma di un fantoccio bruciato nelle feste carnevalesche dove spessissimo è presente il rito del rogo del re del carnevale, o della strega dell’inverno o di altre figure allegoriche. Figure che puntualmente hanno fattezze di politici o di vips. Quest’anno son stati bruciati, in quella festa tradizionale, fantocci con le effigi di Boldrini, Gentiloni e Trump. Ma stranamente lo scandalo grande è per la Boldrini, molto, ma molto, di meno per Gentiloni, nullo per Trump.

Impossibile fraintendere o soprassedere quanto è successo in piazza Einaudi di Busto Arsizio, in provincia di Varese: il manichino improvvisato ha il volto dell’ex portavoce dell’Unhcr per cinque anni a Montecitorio, ora candidata con Liberi e uguali. Non solo: intorno le è stata costruita una piccola e raccapricciante scenografia di cui ovviamente non daremo il minimo cenno. Basta limitarsi a spiegare che, al solito, prende di mira i migranti mescolando il tema alla tragedia della Costa Concordia.

Davvero il parto malato di un gruppo di nullafacenti che passano troppo tempo al bar.

A mettere a in scena il teatrino il Movimento Giovani Padani della Lega, che ha colto l’occasione – per così dire – della festa tradizionale della Giobia nella quale si brucerebbe un fantoccio in segno di buon auspicio. Un fantoccio che nel tempo ha assunto le sembianze di una strega e che quest’anno i nipotini di Matteo Salvini hanno pensato bene di sostituire col volto della presidente della Camera.

E che gli anni scorsi aveva fattezze di altri uomini politici come spiega bene questo tweet: (Ho letto l’articolo e non spiega esattamente che da anni i fantocci hanno le sembianze dei personaggi pubblici/potenti di turno che sono stati bruciati berlusconi salvini monti renzi pure il sindaco.. che è insomma una carnevalata che non meritava proprio di farci un articolo.. ) e quest’altro.

Sarà stato anche di pessimo gusto ma il pessimo gusto non è reato.

Nel corso della festa, tanto per non farsi mancare nulla (neanche un pizzico di contraddizione e nonsense), sono stati lanciati nel fuoco anche simulacri del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e di Donald Trump.

E già qui la vicenda comincia a puzzare; Boldrini e Trump, ok. Come mai lo scandalo è la boldrini mentre per Trump se ne parla di sfuggita? Non è che stiamo parlando di una carnevalata?

La Polizia ha avviato le indagini e identificherà, se non l’ha già fatto, i “creativi” del cretinismo leghista di provincia. Intanto, rimangono sul tavolo due questioni. La prima è la solita: la chiamerei sindrome da giustificazionismo. Sembra una leggerezza, è una strategia precisa per alzare l’asticella della tolleranza dell’opinione pubblica. Serve a fare in modo che sempre meno fatti di questo genere ci appaiano raccapriccianti come in effetti sono. Non è un caso che i vertici provinciali e cittadini del partito abbiano bollato il fatto come la solita “goliardia giovanile”. Alla pari, tanto per rispolverare lo stesso vocabolario, dell’invasione dei neofascisti di Como di qualche mese fa. “La goliardia giovanile non voleva mancare di rispetto all’ormai ex presidente della Camera” spiegano i dirigenti locali. Per fortuna il coordinamento federale del Movimento Giovani Padani di Milano si è dissociato “nella maniera più assoluta rispetto a quanto accaduto questa sera nella piazza di Busto Arsizio“.

Gombloddo…

L’altro elemento si riaggancia alla situazione concreta. Non risulta che nessuno abbia interrotto la violenta pagliacciata o abbia chiamato le forze dell’ordine in modo tempestivo. Ed è probabilmente questo l’aspetto più preoccupante, al netto degli sfortunati giovani padani. La mancanza di reazione, l’elettrocardiogramma piatto di cui parlavamo rispetto all’astensionismo che sembra scaricare i suoi effetti sulla cittadinanza attiva.

Al netto dello schieramento politico, infatti, e a maggior ragione nel contesto di una mezza tradizione locale, ci sono soglie che dovrebbero innescare una qualche reazione, un segno di vita e di disgusto, un po’ di dignità. E invece tutto tace e in piazza si bruciano, metaforicamente ma non troppo, le istituzioni della repubblica.

E qui stiamo allo sdegno a palate.

Faccio notare la struttura dell’articolo: apertura drammatica che da l’impressione che il rogo sia stato organizzato senza un motivo preciso che non l’odio verso la Boldrini, ovviamente santificata, viene minimizzato che si trattava di una tradizionale festa carnevalesca e viene omesso, o quasi, che i fantocci bruciati hanno avuto da sempre fattezze di politici, come i due tweet dimostrano e come ricordo personalmente dai carnevali tempiesi che ho visto. Ricordo di aver visto, a Tempio, in svariati carnevali, bruciato “Re Soru”, “Re Cappellacci”, “Re Berlusconi”, il sindaco, il vicesindaco, e nessuno che si sia mai scandalizzato.

Faccio notare che se il titolo dell’articolo fosse stato: “nella festa di busto arstizio bruciati fantocci rappresentanti Boldrini, Gentiloni e Trump”, molti avrebbero pensato alla solita carnevalata e si sarebbe persa un sacco di drammaticità.

Io mi chiedo quindi dove sia lo scandalo:

  1. Che venga bruciato un fantoccio in una festa carnevalesca?
  2. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico in una festa carnevalesca?
  3. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico italiano in una festa carnevalesca?
  4. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico italiano di rilevanza nazionale in una festa carnevalesca?
  5. Che venga bruciato un fantoccio che somigli alla boldrini in una festa carnevalesca? (come dire)

Temo che la risposta sia la 5; la solita coerenza (con annesso kilometro di coda di paglia) di chi è charlie quando charlie ha nel mirino qualcuno che stia sulle balle altrimenti diventa uno degli sfegatati del Torquemada fans club.

PS

Tanto per par condicio queste “goliardate” stranamente non hanno sollevato la stessa indignazione Torino, i fantocci di Renzi, Salvini e Fassino appesi a testa in giù: “A piazzale Loreto c’è ancora posto”.

PPS

I giovani padani hanno fatto una stronzata dando un pretesto a tanti di piangere al ritorno del neofascismo, al vittimismo ed ad andare in piazza a stracciarsi le vesti (e chissà se tali vesti verranno stracciate anche per tanti altri carri allegorici carnevaleschi).

 

Ius sola/2

Nell’articolo che avevo scritto sullo ius soli ho ricevuto questo commento; commento che contiene le stesse argomentazioni che avevo letto in tanti altri commenti pro ius soli. Commenti che talvolta fanno pensare che l’italia sia il lume delle gggenti e che sia un onore avere la cittadinanza di un cotale stato illuminato. Neanche fosse la cittadinanza romana ai tempi di Caio Giulio Cesare.

Come hai fatto notare non c’è alcun automatismo, quindi chi parla di invasione di donne incinte è in malafede. Anche perché almeno uno dei genitori deve avere il permesso di soggiorno di lungo periodo e altri requisiti.

Che stranamente vengono omessi quando si parla di ius soli.

Questa legge era stata proposta per superare il fatto che, adesso, un minorenne extracomunitario deve aspettare la maggiore età per chiedere la cittadinanza.

Anche se cambia la legge deve aspettare la maggiore età per chiederla lui. Anche con la nuova legge, un minore non può chiedere la cittadinanza. in ogni caso la cittadinanza deve essere chiesta da un tutore. Quindi se il tutore, chiamiamolo Tizione, non vuole o non ha interesse che Tizietto diventi italiano, Tizietto, anche con la nuova legge, non diventa italiano. Sorvoliamo poi sulla poca accortezza di avere un minore con la cittadinanza italiana ed i tutori (genitori o chi ne fa le veci) con un’altra. Già il capire a quale diritto di famiglia far riferimento è un bel bordello.

Poi ci sarebbe anche un altro rischio: Tizione potrebbe chiedere la cittadinanza per il figlio Tizietto ma non per Tizietta, la sorella gemella di Tizietto. Quindi Tizietto cittadino italiano, Tizietta, la sorella gemella, invece rimane cittadina sverveggese. E la colpa di questa “discriminazione” di chi sarebbe?

E ha tempo un anno, quindi dai 18 ai 19 anni per farlo.

Con il binario agevolato. Oppure può chiederlo dopo con la procedura standard. Che problemi ci sono?

Ora, un marocchino o filippino che nasce in Italia, e non torna mai al suo paese o al massimo solo per trovare i parenti durante le vacanze, è italiano o no?

La domanda non ha senso, non confondiamo “l’essere” con “l’avere la cittadinanza di”, se Tizio ha la cittadinanza della svervegia è cittadino sverveggese.

Perché farlo aspettare tutto questo tempo per avere la cittadinanza?Quando americani di origine italiana che non sanno nemmeno la lingua ottengono la cittadinanza perché nonno Giuseppe veniva dall’Abruzzo.

Siccome esiste lo ius sanguinis allora è giusto lo ius soli? mi sembra una motivazione alquanto debole.

Inoltre questi minorenni, che passano tutta la vita in Italia, devono chiedere il passaporto di un paese con cui hanno pochi contatti per girare all’interno della UE.

Se vanno a fare visita ai nonni in marocco o nelle filippine il passaporto lo devono avere. E poi nel caso invece non l’abbiano, che problema ci sarebbe a chiedere all’ambasciata del paese cui hanno la cittadinanza un passaporto? devono sottoporsi a tremende ordalie? i loro paesi son talmente incivili da non permettere di fare documenti mediante consolato o ambasciata? Cioè la legge serve per evitare qualche piccolo fastidio?
Un genitore che non vuol prendersi la “rottura” di chiedere un passaporto per Tizietto, si prenderà la rottura di fare tutta la trafila per chiedere la cittadinanza per lui? Mi sembra una ipotesi poco realistica.