la dura legge dei pistoleri del ueb

Per rendersi conto di quale era il modus operandi del fascismo basta leggere, con attenzione, la Costituzione Italiana; infatti essendo nata dopo il fascismo ed anche con l’obiettivo di evitare il ripetersi di tale esperienza è piena di obblighi e divieti per evitare che vengano utilizzati di nuovo alcuni metodi fascisti.

Ad esempio l’articolo 25:

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del
fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

ovvero: niente tribunali speciali, niente leggi speciali retroattive e nessun arbitrio nel decidere misure restrittive della libertà.

Oppure l’articolo 27:

La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte.

Che limita fortemente la responsabilità penale: nessuna responsabilità penale di gruppo, per le azioni di un singolo. Che la colpevolezza deve essere decisa da un magistrato a seguito di un regolare processo, e soprattutto, che la pena non deve essere solo una volgare vendetta contro il reo. In particolare: nel caso il reo venga riconosciuto colpevole la pena viene decisa dal giudice e, una volta decisa la pena, tale pena non viene più modificata “in peggio”. Son anche proibite pene degradanti ed umilianti come la gogna, l’obbligo di pubblica autocondanna; un condannato ha tutto il diritto di ritenersi innocente e vittima di un errore giudiziario, l’obbligo per i familiari di ripudiare il reo.

Queste sono le differenze fra uno stato di diritto ed uno stato medievale dove l’inquisito viene condannato sulla base delle urla della folla, dove oltre alla pena prevista dalla legge ci son pene accessorie decise dalla pancia del bobolo, pene la cui severità e durata viene lasciata agli umori della folla, come, ad esempio, nel caso di Scattone o di Doina Matei.

Questa è la costituzione italiana, costituzione che tanti dicono di amare ma poi poco conoscono ed ancor meno gradirebbero venisse realmente applicata.

Tutto questo per dire che la giustizia dei pistoleri del ueb è tutto tranne che una “giustizia” nel senso inteso da uno stato di diritto:

  1. Esiste il tribunale speciale dei like su faccialibro che giudica non in base alla legge ma solo a colpi di like.
  2. Se oggi si decide che un comportamento è “reato” per il tribunale del ueb allora puoi essere condannato per un post scritto otto anni fa.
  3. Il tribunale dei ueb non è preciso per niente, un sospetto, una insinuazione infondata diventano certezza e la certezza fa partire immediatamente la shitstorm come capitato ad un docente universitario che ha avuto la sfortuna di somigliare ad un suprematista bianco (qui). Come nel romanzo “il nome della rosa”, non serve il colpevole, basta avere “una strega da arrostire al rogo” per soddisfare la canea urlante.
  4. Le pene non son fissate da un giudice dopo una sentenza ma dipendono dalla suscettibilità della folla ed includono il licenziamento, la pubblica gogna, le aggressioni virtuali che talvolta diventano anche fisiche.
  5. Le aggressioni virtuali fanno sembrare la legge del taglione una legge bonaria e illuminata, il guano che si riversa sull’uno è molto ma molto superiore al guano che lui ha lasciato verso altri.

Insomma la negazione di un qualsiasi stato di diritto ed un ritorno allo stato di natura tanto aborrito dai filosofi teorici del “contratto sociale” come Hobbes e Locke. Guardacaso i filosofi che hanno gettato le basi del moderno pensiero liberale.

Per questo considero un gravissimo errore, una negazione dello stato di diritto, lo stuzzicare tale giustizia ed il considerarla “lecita” invece di condannarla subito senza se e senza ma. Posso capirlo, anche se non lo accetto, da qualche divetta che si atteggia a moralizzatrice, soprattutto per rifarsi una verginità e continuare a far parlare di lei. Non lo capisco e non lo ammetto da chi ha ruoli istituzionali visto che, per il suo ruolo, dovrebbe condividere e sostenere la Costituzione Italiana nello spirito, nella forma e nella sostanza. Sputtanare la costituzione significa sputtanare il suo ruolo facendo crollare a zero sia la propria autorevolezza, sia la propria credibilità.

 

Gogna mediatica.

Questa è una storia molto interessante di un docente universitario che viene scambiato dai detective di internet per uno dei partecipanti alla marcia di charlotesville e viene ricoperto da tonnellate di guano nonostante lui si sprechi a dire di non essere mai stato a charlottesville e di non essere la persona fotografata alla manifestazione.  Buffo che all’università siano arrivate lettere chiedendo di licenziarlo e di ostracizzarlo.

E se malauguratamente qualcuno poi dei pistoleri passasse a fare il pistolero nella vita reale?

Questo spiega quanto sia precisa la giustizia dei pistoleri del web e quanto possa essere pericoloso stuzzicarli. Se la Boldrini avesse denunciato chi insulta avrebbe fatto una cosa giusta. Pubblicare le foto evidenziando che son gli insultatori invece l’ha fatta passare dalla ragione al torto.

Siamo sicuri che alla foto di Tizio corrisponda proprio Tizio e che non sia uno scherzo di pessimo gusto sfuggito di mano a Caio?

Siamo sicuri che non capiterà mai che qualcuno se la prenda con Sempronio, colpevole solo di somigliare a Tizio ma completamente estraneo ad insulti et altro?

Un politico per la sua posizione e la sua visibilità dovrebbe pesare bene parole e azioni; piaccia o no i suoi comportamenti non hanno lo stesso impatto mediatico di quelli di un generico ed anonimo Tizio che sputa veleno al bar.

accoglienza alla belga ovvero schiavitù legalizzata…

Proposta per l’accoglienza degli immigrati:

  1. Visita medica alla partenza ed all’arrivo per verificare l’idoneità al lavoro; a chi non è idoneo è vietato partire o viene immediatamente rispedito indietro.
  2. Età massimo 35 anni
  3. Obbligo di svolgere per cinque anni il lavoro per il quale son stati assunti, nessun altro lavoro.
  4. Nel caso di perdita di lavoro o di incapacità a svolgere il lavoro, reimpatrio immediato.
  5. I migranti potranno risiedere solo nelle zone loro riservate guardati a vista per evitare fughe.
  6. A parità di lavoro, le paghe degli immigrati sono più basse di quelle degli autoctoni.
  7. Le misure di sicurezza per gli immigrati sono “più flessibili” rispetto a quelle obbligatorie sugli autoctoni.

Magari leggendola avete pensato ad un sogno bagnato di un leghista o alle regole dei negrieri della capanna dello zio Tom.

Niente di tutto ciò: erano le condizioni “standard” dell’accordo “lavoro – carbone” fra italia e belgio. Quello che portò poi alla tragedia di marcinelle. Leggere le storie di migrazione e comparandole con le condizioni di oggi trovo che molti richiami all’accoglienza svolti sfruttando l’occasione della commemorazione di Marcinelle stridano come gesso sulla lavagna. E soprattutto fanno capire come, che che ne dicano Saviano, ONG ed altri abitanti del villaggio dei puffi.

l’Italia non si sta comportando male con l’accoglienza; sta cercando di fare il possibile compatibilmente con le risorse a disposizione, fanno capire anche come molti che fino a ieri avevano pontificato su diritti umani e accoglienza hanno scheletri negli armadi1 che in confronto nell’armadio italiano c’è solo un ossicino di pollo.

E qui veniamo al punto dolente, il punto che tutti i fanatici dell’accoglienza senza se e senza ma, quelli che sbraitavano: siamo stati migranti quindi dobbiamo accogliere, schivano: come trattare chi viene accolto?

Affidarli al welfare italiano? I conti son quelli, fragili e rischiano di saltare a causa di politiche dissennate dei decenni scorsi. E’ economicamente impossibile, si affonda tutti.

Stesse condizioni degli italiani? e di grazia se hanno un contratto di lavoro (reddito) perché non fare le cose in chiaro? perché non aprire una “camera di commercio” per favorire l’incontro fra domanda ed offerta e far partire le persone, in sicurezza, con l’aereo invece che tentare un viaggio molto più pericoloso?

Legalizzare la schiavitù o ufficialmente od ufficiosamente? siccome la tangenziale è meno pericolosa della libia conviene far finta di non vedere il racket che prende i migranti anche minorenni, li rapisce dai CIE e li spedisce a prostituirsi. Magari accordandosi “per motivi umanitari” con loro. Ipocrisia a livello iper Saiyan di settimo grado…

 


  1. Si legga la storia del congo belga per rendersene conto: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2009/4/25/COLONIALISMO-Il-Belgio-un-pulpito-poco-adatto-per-far-prediche-al-Papa-sull-Africa/18148/ 

le pari opportunità ed il culto del 50%

Stavo leggendo le polemiche riguardo all’ingegnere di Google licenziato per aver criticato l’idea della società di mirare al 50% di presenza di sessi in tutti i settori dell’azienda.

Vicenda emblematica di un modo fascista di intendere il politically correct e le pari opportunità. Cosa aveva detto di tanto scandaloso? Che, in proporzione, poche donne lavorano come sviluppatrici ed ingegnere del software e quindi cercare di avere il 50% di entrambi i sessi nei gruppi di sviluppo si traduce in un handicapp; che è fisiologico che in certi ambiti lavorativi ci sia la prevalenza di un sesso rispetto all’altro1.

Apriti cielo viene messo in discussione il sacro dogma2 per il quale tutti indistintamente da sesso, origini geografiche, fenotipo, siamo egualmente intelligenti, abbiamo in media le stesse capacità intellettuali. E puntualmente si scatena la shitstorm.

Shitstorm che mi conferma con forza un’impressione che già avevo: che le quote e i piagnistei sulla discriminazione in realtà sono modi subdoli per avere corsie preferenziali. Le neuroscienze hanno appurato che il cervello maschile è diverso da quello femminile (come le anche, il cuore, la struttura muscolare), che le donne hanno maggiore attitudine all’intelligenza di tipo emotivo relazionale rispetto a quella di tipo logico-spaziale, mentre per gli uomini vale l’opposto3.

Differenza4 che ovviamente si rifletterà anche nelle preferenze; se prendiamo per buono che in assenza di vincoli esterni come l’aspirare a professioni economicamente più convenienti, le persone scelgano quello per il quale si sentono particolarmente portate è ovvio che le donne, in media, preferiranno lavori nei quali l’aspetto relazionale è importante o prevalente rispetto a lavori ove sia importante la capacità di concentrarsi sul singolo problema e sulla singola attività tecnica. Questo spiega benissimo il così detto “paradosso norvegese”, ovvero che nei paesi dove è maggiore la parità fra i sessi uomini e donne abbiano preferenze diverse rispetto ai lavori desiderati e che molte donne preferiscano il lavoro part time per dedicarsi maggiormente all’allevamento dei figli. Gratta la civiltà e, guarda caso, sotto ci ritrovi la scimmia non il robot.

Logico che il voler perseguire a tutti i costi un eguaglianza del 50% si traduca, come giustamente riconosce l’ingegnere, in uno svantaggio competitivo per l’azienda in quanto porta a preferire una persona meno capace ma del sesso “giusto” rispetto ad una più capace ma di quello “sbagliato”. Il classico svantaggio delle quote: “Tizia è stata scelta perché persona più capace o perché donna più capace”?

PS

Comunque una curiosità mi rimane: perché praticamente non c’è mai un assessore od un ministro alle pari opportunità di sesso maschile? perché le commissioni per le pari opportunità son zeppe di donne? Eppure la religione del 50% dovrebbe valere anche lì.


  1. Se si nota si urla alla discriminazione solo quando le donne hanno interesse ad avere “corsie preferenziali” per accedere a posti di prestigio o di potere; nell’edilizia la presenza femminile è ridottissima e praticamente limitata alle attività amministrative di supporto. Eppure vedo poche battaglie perché ci siano più donne a tirar su muri o a comandare betoniere. 
  2. dogma che ovviamente non vale per lo sport; cosa succederebbe se il “dream team” di basket, la squadra di atletica, di judo o di hockey su ghiaccio USA dovesse essere costituito in parti uguali da bianchi, neri, rossi e gialli? 
  3. cosa abbastanza logica visto che per l’animale “homo sapiens” ai maschi spettava come compito principale la caccia per procacciare il cibo mentre alle donne spettava prevalentemente la cura della prole. Cosa che capita anche in altri animali organizzati in branchi. 
  4. Una cosa che molti SJW non capiscono è che dire: “le donne sono naturalmente più portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza emotivo-relazionale rispetto a quella logico-spaziale” è perfettamente equivalente a dire: “le donne sono naturalmente meno portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza logico-spaziale rispetto a quella emotivo-relazionale”. Eppure mentre la prima frase causa spesso tanti applausi, la seconda invece causa stizzite accuse di discriminazione e shitstorm. 

la piramide dell’odio

Ho letto questo documento: http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/shadow_primapagina/file_pdfs/000/007/099/Jo_Cox_Piramide_odio.pdf

sui lavori riassuntivi della commissione Jo Cox (fonte):

La Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita il 10 maggio 2016, ha il compito di condurre attività di studio e ricerca su tali temi, anche attraverso lo svolgimento di audizioni.

La Commissione è presieduta dalla Presidente della Camera e, sul modello già sperimentato per la Commissione di studio sui diritti e i doveri dei cittadini in
Internet, include un deputato per ogni gruppo politico, rappresentanti di organizzazioni sopranazionali, di istituti di ricerca e di associazioni nonché esperti. (
…)

Nella seduta del 4 luglio 2016, la Commissione ha deciso di inserire nella propria denominazione il riferimento a “Jo Cox”, deputata presso la Camera dei Comuni del Regno Unito, uccisa il 16 giugno 2016 mentre si apprestava a partecipare ad un incontro con gli elettori. (…)

Vediamo il primo trucco dialettico: il riferimento ad una politica inglese uccisa da un neonazista inglese. A parte il giusto rispetto per la persona e la politica mi chiederei come mai la commissione italiana debba “onorare” una politica inglese battezzando in suo onore la commissione parlamentare, perché? Per portare un politico ucciso come esempio di vittima di crimine d’odio. Probabile. La Cox ha due vantaggi: non c’entrava nulla con la politica italiana; provate ad immaginare se la commissione si fosse chiamata “aldo moro” o “roberto ruffilli”? Ci si sarebbe scannati subito in commissione ed in parlamento. Inoltre era stata uccisa da un demente neonazista che si richiamava ad idee xenofobe ed isolazioniste.  Cinicamente potrei dire: la vittima perfetta.

Il resto del documento è la solita serie di artifizi retorici per sostenere una tesi con dati parziali. Non voglio negare che esistano gli imbecilli che scrivono stupidaggini su internet e che i social siano delle cloache a cielo aperto. Però vorrei umilmente far notare che leggi che puniscono i comportamenti violenti già esistono; dire che non vengono applicate perché non esiste “il reato di odio” che sanziona l’idea alla base significa dire due cose non molto belle, cioè che la giustizia in italia viene applicata “a caso” e che più che sanzionare l’azione si mira a sanzionare le motivazioni dell’azione. Come scrissi nei dibattiti sull’omofobia: picchiare Tizio perché omosessuale è più o meno grave di picchiare Caio perché obeso o picchiare Sempronio perché secchione?

La parte sugli stereotipi mi ha fatto ridere:

il 49,7% ritiene che l’uomo debba provvedere alle necessità economiche della famiglia e che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche. (pag. 4)

risponderei con una sola parola: “babbomat”; confrontiamo quello stereotipo con la percentuale di donne che in caso di separazione hanno l’affidamento di figli e della casa.

56,4% Ritiene che “un quartiere si degrada quando ci sono molti immigrati” e il 52,6 che “l’aumento degli immigrati favorisce il diffondersi del terrorismo e della criminalità”. (pag. 4)

Sarebbe interessante confrontare questa percentuale con la suddivisione dei reati per quartiere e situazione socioeconomica prevalente. Logico che in quartieri degradati sia maggiore il numero di reati legati alla microcriminalità rispetto ad un quartiere “bene”. Parimenti è logico che i clandestini o persone che hanno un basso reddito vadano a vivere nei quartieri “popolari” invece che nei quartieri di lusso. In conclusione mi chiedo: quella percezione quanto è falsa o quanto è semplicemente una constatazione “empirica”?

Interessante anche la parte sull’odio a pagina 6

Questi fenomeni sono alimentati dalla rappresentazione delle donne nei media, dalla pubblicità agli spettacoli di intrattenimento, dove le donne sono spesso presenti solo come corpi più o meno denudati da esibire e guardare, o come figure di contorno (“vallette”) e raramente come veicolatrici di informazioni o opinioniste. Vi è una sola direttrice donna di un quotidiano nazionale (il Manifesto) e molte giornaliste finiscono nelle pagine di costume.

La domanda che mi porrei è: chi legge prevalentemente le pagine di moda e costume? guardacaso il pubblico femminile. Donne che scrivono per donne; dov’è lo scandalo? Il discorso comunque vallette/opinioniste ha poco senso; dipende dallo spettacolo e dal contesto. Da vespa le opinioniste son di entrambi i sessi, nei reality pure. In qualche quiz ci son le vallette ed il conduttore ma i veri protagonisti son i concorrenti ed anche lì vedo un 50% per sesso. Mah.

Integrerei quel dato con un altro dato: quanti “assessoresse lui alle pari opportunità ci sono in italia?” perché le pari opportunità invece di essere 50% lui/50% lei son dominio femminile?

Il resto son le solite lagne sull’odio nei social. Beh che siano una cloaca è banalmente vero ma più che con leggi liberticide bisogna intervenire in due fronti: il primo è una maggiore educazione delle persone ai loro diritto ed al modo corretto per chiedere rispetto, il secondo è banalmente far funzionare la giustizia anche nel caso ordinario lontano dai media. Ricordo che spesso il “dici così perché mi odi” è frequentemente usato come trucco dialettico per rispondere a qualsiasi critica anche se espressa in termini corretti e garbati senza insulti.

Riporto quanto scrissi riguardo alla legge Fiano:

Ricordo che vendola, a seguito delle polemiche riguardo al figlio che il suo compagno ha avuto grazie all’utero in affitto, rispondeva dando dell’omofobo a chiunque lo criticasse. Qualsiasi critica alla Kyenge, anche se corretta e validamente motivata, era a causa del razzismo, qualsiasi critica alla Boldrini, anche se corretta e validamente motivata, un attacco a tutte le donne.
Ci vuol poco a bollare come “fascista” e razzista chiunque non sia d’accordo all’accoglienza totale ed incondizionata di chiunque raggiunga in un modo o nell’altro il suolo italico o chiunque avanzi qualche dubbio sulla legge per lo ius soli.  Il solito sogno di vincere per squalifica dell’avversario. Si son visti i danni che tale tecnica ha creato quando è stata usata per eliminare politicamente mr. B.

Insomma, il riassunto della relazione non mi è piaciuta: troppa denuncia e poca comprensione dei fenomeni. Mi sembra un tentativo di creare un babau allo stesso modo del femminicidio per giustificare, con ottime intenzioni, pessime leggi. Vediamo cosa succederà.

PS

sulla difesa del discorso d’odio segnalo questo, ottimo, articolo di Mattia.

 

 

Femmine ballerine e maschi calciatori, l’Inghilterra vieta stereotipi di genere – Wired

Articolo di Wired che ho trovato un poco demenziale ed un poco inquietante. Imho son queste le “zappe” sui piedi che contribuiscono a rendere diffidente la gente verso molti capricci rozzamente mascherati da richieste di non discriminazione. Grassetti miei.

Sorgente: Femmine ballerine e maschi calciatori, l’Inghilterra vieta stereotipi di genere – Wired

Femmine ballerine e maschi calciatori, l’Inghilterra vieta stereotipi di genere
L’ente che monitora le informazioni pubblicitarie, ha pubblicato un testo guida per evitare di cadere nei soliti cliché dannosi per la (libera) crescita dei nostri figli (…)

(…) E tra tutti questi “maestri” – buoni o cattivi che siano – uno dei più forti e persistenti è la pubblicità, che disegna quotidianamente un immaginario del mondo attraverso tutti i canali possibili, e lo fa con uno scopo ben preciso: quello di vendere dei prodotti.

Quindi la pubblicità non ha scopi educativi o di vendere. E visto che oggi il politically correct fa figo e moderno ci si precipita per vendere.
Basta vedere i manifesti pubblicati dopo la vicenda della pubblicità barilla; tutti identici e tutti che giocavano su: “MM, MF e FF sono una famiglia.”.
Brutta cosa che la pubblicità venga considerato come sistema di educazione, brutta cosa.
Far capire ai bambini che la pubblicità è una cosa finta e che la realtà è un’altra cosa è una cosa sanissima da fare quanto prima.

Per questa ragione la Advertising Standards Authority – l’associazione britannica che si occupa di monitorare le informazioni pubblicitarie in stretto raccordo con il Governo – ha pubblicato una serie di linee guida indicando l’urgenza di costruire una serie di restrizioni per evitare che le pubblicità promulghino gli stereotipi di genere.

Per stereotipo di genere si intende tutta quella costruzione di immaginari all’interno dei quali maschi e femmine interpretano ruoli rigidi e predefiniti: nelle pubblicità basate su questa rappresentazione (falsa o parziale) del mondo, le femmine puliscono casa mentre i maschi passano correndo con le scarpe infangate. Gli uomini non si lamentano e non piangono mai. Le bambine giocano con le bambole e i maschi con le macchinine. Le femmine vogliono fare le ballerine e i maschi i calciatori. I ragazzini studiano la matematica e le ragazzine leggono i libri. E, soprattutto, le femmine sono docili, romantiche e un po’ svampite, mentre i maschi sono duri, coraggiosi e sicuri di sé.

la pubblicità mira a specifiche nicchie di mercato e tara la sua comunicazione per convincerle a comperare. Per accorgersene basta prendere una rivista destinata principalmente ad un pubblico femminile ed una destinata ad un pubblico maschile. Nella prima si troveranno tante pubblicità di prodotti di bellezza come rossetti e mascara e nella seconda di prodotti per il fai da te?

Le riviste vogliono imporre stereotipi (come poi?) oppure il 95% di potenziali acquirenti di un rossetto è di sesso femminile e il 95% di potenziali acquirenti di un trapano di sesso maschile?

Secondariamente perché colpire solo gli stereotipi di genere e non gli altri stereotipi usati dalla pubblicità? perché alla guida di auto sportive ci son sempre strafigh* danaros* e non disoccupat* cinquantenn* ?  Perché i costumi da bagno sono indossati da modelli e modelle con corpi statuari e non da persone con pancetta o tanta cellulite? Perché durante le cene, a meno che non sia la pubblicità del detersivo, le tovaglie rimangono immacolate? Perché le camicie escono dalla lavatrice lavate e stirate? Perché i solari son reclamizzati sempre in spiagge bellissime ed esotiche e non nella piscinetta condominiale? E se un* casaling* cade in depressione perché la lavatrice tira fuori le camicie bagnate e spiegazzate e si sente un* perfett* incapace?

I dati, infatti, dimostrano che le donne non sono più a larga maggioranza casalinghe, che scienziati e ricercatori sono spesso di sesso femminile, che i maschi desiderano potersi godere la paternità alla nascita di un figlio e che le donne amministratrici delegate di grandi aziende sono in vertiginoso aumento. Parallelamente, le cronache sportive italiane raccontano di maschi impegnati (e vincenti) in discipline una volta tipicamente femminili, come il nuoto sincronizzato, e il libro di un papà felice e romantico come Matteo Bussola vende oltre 50.000 copie in pochi mesi.

e infatti la pubblicità cambia come cambia la società. Ma che cambi perché cambia la società, guardare qualche vecchio carosello o qualche pubblicità anni ’80 per rendersene conto, è fisiologico. Trovo invece sia sbagliato usare la pubblicità per far cambiare “nella direzione voluta” la società.
Per il resto queste battaglie stranamente son per i posti migliori, difficilmente lottano per i “babbomat” o perché la percentuale di morti bianche sia circa uguale fra uomini e donne.
Questi sono i dati istat, dai quali risulta (tabella b6.4) che:

infortuni mortali 2011-2015 è ancora più interessante; sul totale degli infortuni risulta che la percentuale di maschi è del 91%

Inoltre per quanto riguarda le cause:
– femmine: 56% in itinere (211), 25% sul lavoro con mezzo di trasporto (93), 19% sul lavoro senza mezzo di trasporto (70)
– maschi: 24% in itinere (853), 26% sul lavoro con mezzo di trasporto (946), 50% sul lavoro senza mezzo di trasporto (1.773).
– rapporti assoluti maschi a femmine: in itinere 4 a 1,
sul lavoro con mezzo di trasporto 10 a 1,
sul lavoro senza mezzo di trasporto 25 a 1.

Ciononostante molte pubblicità si ostinano a promuovere un immaginario del mondo falsato e stigmatizzante.
Per queste e molte altre ragioni, l’Inghilterra si doterà presto di una legislazione, basata sulle indicazioni fornite dall’ASA, a cui i pubblicitari dovranno attenersi.
In Italia, invece, per ora dovremo continuare a vedere pubblicità come queste.

La pubblicità riportata nel sito non ha niente di scandaloso, un bambino ed una bambina vestiti normalmente, la bambina rappresentata più tranquilla, il bambino più “agitato”, ovviamente lui è indicato dal pronome maschile, lei da quello femminile, ma se quello è sessismo e discriminazione allora vuol dire che abbiamo raggiunto la parità.

E chi pensa che le indicazioni inglesi siano un po’ bigotte e retrograde, che l’allarmismo sia ingiustificato, e che un conto sono le pubblicità e un altro è la vita, può provare a sperimentare le conseguenze degli stereotipi di genere in prima persona: aprite il gruppo WhatsApp della classe dei vostri figli e scrivete che una vostra amica sta pensando di iscrivere il bambino ad un corso di danza classica, o la bambina ad una scuola di rugby.
E poi godetevi le reazioni.

La mia reazione, con sincerità sarebbe: è la volontà del bambino oppure è la volontà della mamma che vuole fare la conformista “anticontroboicottara”?
Talvolta quando leggo articoli come questo ho come l’impressione che non si voglia mirare ad una parità ma poter usare la specialità come jolly quando mi conviene. Gli stereotipi, che non sono imposizioni altrimenti non si capirebbe come mai esistano ballerini maschi e rugbiste femmine, son semplicemente una rappresentazione della maggioranza. E la soluzione invece di imporre regole inutili e cretine sarebbe insegnare il rispetto per gli altri e le loro scelte, semplicemente.

Il lavoro rubato dai clandestini

Una delle storie che girano spesso è la storiella che gli immigrati clandestini tolgano lavoro agli italiani. Quella, che che ne dicano le anime belle dell’accoglienza sempre&comunque, non è una frase del tutto sbagliata.

Che lavori “rubano” i clandestini? ovviamente non i lavori ad alto valore intellettuale aggiunto quanto i lavori di basso livello, quello per i quali non occorrono grandi capacità e per i quali un elevato turn over non è di ostacolo: raccolta frutta, pulizie, facchinaggio, vendite ambulanti…
Come hanno dimostrato i fatti di Rosarno spesso si preferisce “assumere” clandestini in nero perché molto più facilmente ricattabili e meno schizzinosi riguardo al rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza; con il costo aziendale di un italiano “in regola” una azienda paga due o tre “schiavi” in nero1.
Degli amici che erano andati, una quindicina di anni or sono, a fare la vendemmia mi avevano raccontato che l’azienda metteva a disposizione degli alloggi, in quelli degli italiani dormivano sei persone, in quelli, identici, degli albanesi quindici. L’azienda, per salvare la faccia ovviamente aveva un paio di italiani “in regola” il resto erano extracomunitari “in amicizia”.
Quindi i clandestini in effetti “rubano” il lavoro a quella parte di popolazione che, vuoi per un motivo vuoi per un altro, devono mirare a lavori “umili” e di basso profilo2.
E questo spiega benissimo l’origine di certo razzismo come quello capitato a Rosarno. Come risolvere la questione? le soluzioni “attuabili”, che non siano ricorrere a Babbo Natale, sono entrambe dolorose, molto dolorose.

Se lotti senza tregua contro il nero obbligando le aziende ad assumere in chiaro ovviamente dei tre pagati in nero ne terranno uno e “licenzieranno” gli altri due. Che molto probabilmente andranno ad incrementare la microcriminalità o finiranno nelle maglie di un altro racket.  Con anche il rischio di mandare “fuori mercato” causa aumento dei costi di raccolta, molte aziende agricole.
Se invece attui una lotta senza quartiere all’immigrazione economica “illegale”, ovvero al di fuori della concessione di regolare visto dalle ambasciate e rilascio del visto subordinato al possesso di un lavoro “in chiaro”. Azioni che farebbero saltare immediatamente tutti gli illusi dell’accoglienza sempre e comunque e chi lavora nella filiera dell’accoglienza. Filiera che ha come sottoprodotto la fornitura di schiavi alle aziende agricole3.


  1. Se un lavoratore costa globalmente 100 ad una azienda, al lavoratore arriva un netto di circa 50; gli altri 50 son contributi previdenziali che deve versare l’azienda, contributi che deve versare il lavoratore e l’IRPEF. Ovviamente con il lavoro nero quei 50 fra contributi ed irpef non vengono dati allo stato ma usati per pagare un netto di 50 ad un’altra persona. 
  2. Buffo comunque che quando son stati chiamati esperti europei per dirigere i musei italiani molti accultuVati dell’accoglienza e del cosmopolitismo abbiano protestato come Salvini contro gli stranieri. 
  3. In pratica si sta ripetendo in piccolo quanto capitato negli Stati Uniti prima della guerra di secessione: il nord industriale lotta contro la schiavitù ed il sud, latifondista ed agricolo, lotta invece per mantenerla. 

A cosa servono i vaccini se non ci sono epidemie?

Legionarius • 11 ore fa
Semplifichiamo il ragionamento:
Quanti casi mortali si sono verificati negli ultimi decenni?
E’ il caso di un’ allarme epidemiologico?
Davvero dobbiamo sottostare ai capricci di una liceale messa lì a fare il ministro della sanità?

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Powers of Ten -> Legionarius • 10 ore fa
Semplifichiamo il ragionamento:
Quanti casi di gastroenterite si sono verificati nell’ultimo decennio a causa di acqua corrente contaminata?
Esiste ancora 1 allarme epidemiologico?
Davvero dobbiamo sottostare ai capricci delle società di potabilizzazione delle acque che pretendono che il loro lavoro sia ancora necessario?
Petizione: STOP ai processi di potabilizzazione delle acque!!! E’ uno spreco di soldi inutile per lo stato e per i cittadini!!!

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/19/vaccini-burioni-morbillo-in-italia-ce-una-vera-epidemia-per-me-e-una-umiliazione-come-cittadino/3740912/#comment-3426407508

non non è in accordo è un nazipedosatanista…

Un articolo del corsera che non mi trova d’accordo; capisco che in certi casi il dialogo sia inutile e si debba “metter mano al bastone”, come ad esempio nel caso degli antivax fanatici che rifiutano qualsiasi confronto e qualsiasi dialogo che non sia il riconoscere acriticamente le loro ragioni, però considero parimenti sbagliato nazistificare sempre e comunque chiunque non sia d’accordo.

Quello che ho visto nei social sia con la legge Fiano che con la legge sul falso ius soli è stato il considerare chiunque dissentisse un nostalgico fascista mosso da vili e turpi motivi. Mi spiace ma questo modus operandi alla fine fa più danni che altro e paradossalmente sdogana il fascismo molto più che quattro folkloristiche cavolate. Siccome i paragoni funzionano nei due versi dire che chi pone qualche, sensato, dubbio alla leggi e lo pone in maniera corretta e motivata è fascista significa anche dire che i fascisti erano quelli che ponevano obiezioni corrette e motivate. Una bella zappa sui piedi.

Sorgente: Corriere della Sera

L’apologia di fascismo è un problema attuale

Colpiscono le polemiche suscitate dalla proposta di legge, presentata da Emanuele Fiano, che intende punire chi propaganda immagini o contenuti del fascismo e del nazismo. In queste polemiche aspre e brutali, che in taluni casi hanno finito per trascendere nell’offesa personale e nello scherno antisemita, si deve leggere l’indizio di una tensione profonda, di un disagio evidente. Affrontare il tema del fascismo nello spazio pubblico sembra, in questo paese, un’impresa impossibile. Tutto (o quasi) funziona, finché si indaga il fenomeno storico proiettandolo nel passato, finché si celebrano riti e cerimonie nelle ricorrenze previste. E forse, chissà, i tanti discorsi ufficiali, a lungo andare, hanno perfino nuociuto.

Per me quello che ha nuociuto è stato il non consegnare il fascismo alla storia ma tirarlo fuori come jolly dialettico per vincere qualsiasi dibattito. E a furia di dare del fascista a tutto e tutti la parola “fascista” ha perso il significato drammatico che aveva per diventare un banale insulto come dare dello “stronzo”.

Altrimenti vanno le cose quando si discute del fascismo nelle sue manifestazioni attuali, che non hanno nulla né di nostalgico né di folkloristico. Basta fare un giro nel web. Parliamo, dunque, del presente e del futuro. L’Italia ha conservato i suoi fantasmi, che tornano ad aggirarsi con vecchi simboli e rinnovati contenuti. Si dirà che sono solo spettri. Ma lo spettro è uno spirito — e lo spirito del fascismo non è né morto né, tanto meno, sepolto. Neppure quello del nazismo. Un esempio? Anziché essere aperta e cosmopolita, come quella di altri paesi occidentali, la nostra cittadinanza si basa sul sangue, in parte sul suolo. Come se sangue e suolo fossero criteri ovvi — anziché la cultura, la lingua, l’appartenenza civica. Non si tratta di argomenti remoti, bensì di questioni urgenti, che ci riguardano da vicino.

Non so quanto possa essere proficuo accostare al fascismo chi si oppone alla legge sul falso ius soli1. Che ci siano anche imbecilli fanatici di LVI è pacifico ed innegabile, ma parimenti il bollare chiunque si opponga alla legge o abbia dubbi su di essa come nazifascista è una zappa sui piedi niente male. Tranne, per ovvi motivi storici, alcuni paesi, nati dal colonialismo, come USA o Canada lo ius soli nell’accezione di chiunque nasca nel suolo della nazione X è cittadino della nazione X non vige da nessuna parte nel mondo.

Senza considerare un’altra cosa: suolo e sangue puoi provarli “oggettivamente”; come puoi provare oggettivamente la cultura oppure l’appartenenza civica? Imho la cittadinanza deve essere una scelta consapevole; per questo preferirei che la scelta la faccia la persona quando ha la piena capacità giuridica di farlo e non altri per lui. Questa mia obiezione alla legge mi qualifica come “fascista”? Pazienza, però poi non ci si lamenti se gli “antifascisti” vengono considerati solo dei poveri pazzi esaltati.

Forse più delle polemiche sconcertano le confusioni, casuali o volute. Non è mancato chi ha tirato fuori l’«islamofascismo», etichetta per la notte in cui tutte le vacche sono nere. Ma c’è soprattutto chi, in questi giorni, ha parlato di «fascismo dell’antifascismo», chi con giravolte e capriole vorrebbe far passare per alternativi pensieri stantii e reazionari. Molto ci sarebbe da dire sui due totalitarismi, una tesi che non regge più. La corruzione di un progetto non è il progetto: il comunismo era un umanismo di giustizia sociale. Il totalitarismo nazifascista è stato la perversione innalzata a progetto — in gran parte compiuto. I gulag non sono equiparabili ai campi di sterminio — per via delle camere a gas.

i nazisti son cattivi perché cattivi, i comunisti buoni che sbagliano. No, è questo fare da sommelier di merda che alla fine sputtana. Le camere a gas son state la soluzione finale quando dovevi, in tempi rapidi, far fuori tante persone. Ma se escludiamo le camere a gas non è che nei gulag gli internati venissero trattati meglio, il tasso di mortalità era altissimo. Son pecche; mi spiace ma il LVI ha fatto peggio non serve ad assolvere le colpe di altri. I sei milioni di morti causati, direttamente od indirettamente, da Hitler assolverebbero Totò Riina da quelli causati, direttamente od indirettamente da lui? Io direi di no.

È una differenza qualitativa e decisiva. Certo, Mussolini non era Hitler. Ma dalle stazioni ferroviarie italiane sono partiti i treni per i lager. Basta sollevarsi da ogni responsabilità! Il fascismo, quello che faceva eliminare gli oppositori, quello delle leggi razziste, della guerra in Etiopia, dello stato assoluto, ha colpe enormi. È triste e allarmante che in una spiaggia italiana possa essere esposto, a mo’ di sberleffo, un cartello che ridicolizza le camere a gas. Non si può accogliere nel dialogo democratico chi quel dialogo vuole cancellarlo.

Il dialogo democratico lo si cancella anche quando si accusa in maniera apodittica, chi non condivide, di essere fascista. Ciò che rende fascisti è il comportamento, il modus operandi, non il colore della camicia.

Il limite è sottile — e il problema è condiviso da altri paesi europei. Ma le leggi vanno aggiornate anche qui. Occorre fra l’altro tenere conto del web. Parlare è agire. Parole, simboli, contenuti del fascismo e dell’hitlerismo non devono circolare liberamente davanti a spettatori noncuranti.

Perché? qual’è il pericolo? che torni il fascismo solo perché si vede una spiaggia che scimmiotta il regime? mah. Parlare, dire cazzate non è agire. I “leoni da tastiera” possono dar fastidio ma la merda che gira nei forum e nei blog non è pericolosa come le bastonate o l’olio di ricino. Le leggi già esistono: se un fesso vuole rifondare il partito fascista ovvero un partito che usa la violenza per prendere e mantenere il potere, il coportamento del predetto fesso ricade pienamente nella fattispecie di reato previsto dalla legge Scelba. Se il fesso si limita a scimmiottare comportamenti del ventennio fascista o a sparare cazzate che danni reali produce?
E poi che dire dei bambini “con la stella gialla”2 per protestare contro il decreto vaccini? anche quello è uno scimmiottamento del periodo e, cosa molto più grave, fa apparire “buoni” i nazisti e cattivi gli ebrei. Ci rendiamo conto della gravità di simili comportamenti? Eppure, tranne qualche sparuta protesta ho visto poche vesti stracciate per quella pagliacciata.

In in questo revival dell’antifascismo vedo un ansia ed un desiderio di avere un nemico “assoluto” contro il quale lottare senza quartiere. Come capitò ad esempio contro il cavaliere nero. Il nemicissimo è utile perché unisce le truppe, truppe che attualemente si stanno dividendo in una cinquantina di  “unica vera autentica sinistra DOCG – diffidate dalle imitazioni” la cui passione è sputare veleno contro le altre quarantanove “unica vera autentica sinistra DOCG – diffidate dalle imitazioni”, accusarle di, guardacaso, fascismo3 e tentare di epurarle.

Per evitare un vero ritorno del fascismo forse sarebbe più proficuo smettere con l’accusare di fascismo chiunque non sia d’accordo al 111% (centoundici percento) con le nostre idee e di usare l’accusa di fascismo come jolly dialettico, sia il dibattito che la memoria storica ne trarranno giovamento.


  1. non è uno ius soli vero e proprio ma una legge che modifica le procedure per l’acquisizione della cittadinanza. Non basta il semplice fatto di essere nati in italia per diventare cittadini italiani. 
  2. Burioni in alcuni commenti deliranti sui social è stato paragonato a Mengele per le sue attività pro vaccini. Qualcuno che conosce le scienze più della storia potrebbe anche pensare che Mengele invece di essere un mostro fosse solo un bravo medico un poco scontroso e che le atrocità da lui, Mengele, commesse nei lager fossero gravi tanto quanto una puntura di esavalente. 
  3. basta ricordare il referendum: fascista Renzi che voleva modificare la costituzione, fascista l’ANPI che espelleva chiunque non fosse appiattito sulle sue linee… tutti fascisti ergo nessun fascista. 

creare razzismo how to /4

Stavo leggendo e commentando questo articolo del fatto quotidiano (grassetti miei).

Ibrahim, 24 anni, morto di appendicite e di razzismo

Marco si è sentito male domenica, mentre era con suo fratello e gli amici. Un ragazzo gentile di 24 anni che parlava cinque lingue, impegnato come volontario per tradurre le informazioni ai richiedenti asilo. Si lamentava per i forti dolori all’addome. I crampi che provoca l’appendicite quando si infiamma. È corso in ospedale, dove lo hanno subito dimesso. «Ma io sto malissimo, mi fa male la pancia!», ripeteva. Non gli hanno creduto.

Nelle ore successive i dolori aumentano. La sera, Marco non riesce più a stare in piedi. Suo fratello e i suoi amici lo portano alla farmacia di turno, quella di Piazza Garibaldi, a un passo dalla stazione centrale di Napoli. Il farmacista si rifiuta di aprire la porta. Vede il ragazzo contorcersi per il dolore. Lo pregano di chiamare un’ambulanza. Attendono per più di un’ora, mentre Marco è riverso a terra, ma l’ambulanza non arriva. I ragazzi corrono alla fermata dei taxi più vicina, quella di Piazza Mancini. Per accompagnare Marco in ospedale servono dieci euro per la corsa. «Eccoli!», dicono, ma il tassista si rifiuta di caricarli. «Per piacere, sta malissimo!». Niente da fare. I ragazzi sollevano Marco e lo scortano a un’altra farmacia. Il farmacista osserva il ragazzo e gli suggerisce di acquistare farmaci per quindici euro. Marco inghiotte i farmaci, torna a casa, vomita.

Suo fratello e i suoi amici tentano di nuovo di chiamare un’ambulanza, invano. Si rivolgono a Mauro, che è medico. Telefona anche lui: «Non possiamo mandare un’ambulanza per un ragazzo che vomita». «Ma sta male – li supplica Mauro – è urgente!». Ricostruisce i fatti parlando al telefono con i colleghi, spiega i sintomi. Marco rantola, ha quasi perso conoscenza. «Niente ambulanza, dovete portarlo a farsi visitare alla guardia medica. Nel caso, poi, l’ambulanza la chiamano loro». Suo fratello e gli amici lo prendono in spalla, corrono disperati verso Piazza Nazionale. Fermano una volante dei Carabinieri ma nemmeno quelli vogliono caricare Marco in macchina. Si rimettono a correre.

Quando arrivano a destinazione Marco non risponde più. I medici capiscono che bisogna chiamare un’ambulanza e operarlo al più presto, ma il più presto era prima.
Poco dopo l’arrivo in ospedale, Marco è morto.È morto perché non si chiamava Marco ma Ibrahim Manneh e veniva dalla Costa D’Avorio, come l’abbiamo ribattezzata noi europei nel 1500, quando abbiamo razziato tutti gli elefanti della zona portandoli all’estinzione. (… segue pistolotto antirazzista)

e due chicche dai commenti:

Marco (quello senza avatar) • 3 ore fa
Ridicolo. Non Perche queste cose non succedano, purtroppo capitano ed il colore NON c’entra nulla. Ridicolo perché hai voluto esagerare… ed ecco il “medico” Mauro che “implora” per avere l’ambulanza, perché il paziente “sta davvero male”… in realtà funziona così: “buongiorno, sono il dottor pinco palla, ho un paziente in **** (breve e precisa descrizione dello stato del paziente) occorre un’ambulanza, con estrema urgenza, in via xy. Presto io assistenza fino all’arrivo”. Questa è la prassi, l’ho usata più volte e l’ambulanza è SEMPRE intervenuta. E poi… i carabinieri… a parte che i cc non DEVONO e non POSSONO caricare in auto nessuno, possono però obbligare un taxista a farlo (già, pensa un po’… possono farlo… se SERVE) o possono e DEVONO attivarsi per avere un’ambulanza…
Insomma hai esagerato con il romanzo. Ma i problemi (veri) NON si risolvono esagerando ed inventando situazioni irreali, o buttandola in “politica” ed urlando “razzisti” ad ogni pie’ sospinto… purtroppo farmacisti e taxisti sono assuefatti, ogni notte sono assediati da ubriachi o tossici che “stanno malissimo”, vomitano ed hanno mal di pancia o peggio… e si ritrovano con DANNI che nessuno ripaga loro. E la tua descrizione si adatta perfettamente a questa tipologia (ed il colore non c’entra…). Non li giustifico, ma li comprendo, se si voltano dall’altra parte…
Affermi di essere una giornalista… beh, per ora resto in attesa di dimostrazione…


CaterinaLaGrande • 2 ore fa
Senta, lei è riuscita a trasformare una tragedia occorsa ad un ragazzo, in un manifesto politico, scritto anche male.
Il racconto così come da lei narrato appare tuttosommato inverosimile e, personalmente, non credo ad una parola di ciò che lei ha scritto.
Degli elefanti della Costa D’avorio morti cinque secoli or sono non ce ne frega nulla, e nulla assai, poichè non sono una paleontologa, ma le do una notizia (per lei in anteprima assoluta)
Gli elefanti in Costa D’Avorio non sono per niente estinti!
https://it.wikipedia.org/wi…
Questo articolo con contenuti, visibilmente, propagandistici è di uno squallore senza pari.
Complimenti. ;/

Che dire? una storia troppo romanzata e troppo calcata sul razzismo. Quanto capitato al ragazzo è triste ma più che razzismo vedo malasanità, vedo un ospedale che fa visite approssimative e non riconosce l’appendicite. Un medico, vedi anche il primo commento, che non riesce a far capire ad un operatore del 118 la gravità di un paziente non è razzismo, è incompetenza e malasanità. I soliti appelli a come siamo stati cattivi noi europei e di come dobbiamo espiare tutte le nostre colpe poi servono solo a rendere più assurdo il pezzo.

Sono stupidaggini come questi le cose che in italia fomentano il razzismo non le stronzate di Salvini; strumentalizzare una morte di malasanità per tirar fuori solenni pistolotti antirazzisti significa far girare le palle a molti, ancora di più se quando la vittima della malasanità è bianca nessuno, tranne una vacua condanna di facciata, fa nulla. Tutta roba che porta tanta acqua al mulino dei veri razzisti.

Un ultimo commento che mi ha colpito molto:

Adriano2 • 3 ore fa
Tanti commenti che con orgoglio rivendicano che la morte di questo ragazzo è dovuta alla mala sanità. Io quasi quasi preferirei fosse morto di razzismo.

e la mia risposta:

Shevathas -> Adriano2 • 40 minuti fa
morto di razzismo per avere un martire da venerare e sentirsi “moralmente superiori”? cosa alquanto squallida.