il termine “negro” e la lotta contro il linguaggio

Su twitter ho partecipato a questa discussione

 

utente1
Sull’uomo razzista che in treno insulta persone nere, ho capito che nella frase da lui detta “ne*ri del cazzo”, “cazzo” è più offensivo di “ne*ri” dato che questa parola non è stata censurata nei titoli di giornale, “cazzo” invece sì.
La normalizzazione della N word.

Shevathas
In italiano il termine “negro” non ha mai avuto senso spregiativo, basta pensare al testo della canzone “i watussi” di Vianello. L’altro è un termine volgare.

Utente2
Penso che i neri possano decidere cosa offende i neri e cosa no, che i bianchi decidano quando possono o non possono offendersi è ridicolo.

Devo dire che fornisce spunti interessanti sul linguaggio e su come termini “neutri” e senza alcun senso spregiativo1, adesso vengano percepiti come offensivi e si chieda di eliminarli dal linguaggio. La replica al mio messaggio è illuminante; mi sembra assurdo permettere a “piccoli” gruppi di decidere cosa sia offensivo per loro e cosa no e di imporlo alla maggioranza delle persone, e trovo ridicola questa lotta contro il linguaggio. Perché non ci sono solo i bianchi asterisco ma anche i carnivori asterisco, gli uomini asterisco, gli eterosessuali asterisco…

Anche perché il “disprezzo” non è tanto nel suono della parola quanto nel significato che viene attribuito alla parola. Sostituire la parola “negro” con la parola “di colore” o la parola “supercalifragilistichespiralidoso” ma lasciando inalterato il significato, di certo non trasforma un razzista del KKK in un pacifista amante dei supercalifragilistichespiralidosi…

L’altra spiegazione che mi do è che invece sono ingenui pazzeschi che pensano che cambiando il linguaggio cambino le situazioni oppure si pensa che per sentirsi buoni buoni basti cambiare il linguaggio, e lottare contro chi usa certe parole, che risolvere realmente le situazioni. Prendiamo ad esempio il caso zingaraccia; Salvini è stato criticato, imho non completamente a torto, perché un ministro non dovrebbe usare un linguaggio da osteria, ed in effetti un minimo di decoro istituzionale dovrebbe averlo. Però sarei curioso di sapere quanti, fra i paladini del linguaggio politicamente corretto che si son stracciati le vesti per il termine “zingaraccia” usato dal truce sarebbe disponibile che nel proprio condominio o nella villetta affianco venisse ospitata una famiglia proveniente dai campi “illegali”? Penso pochi, come del resto è già capitato.

PS

questo articolo è illuminante; anche il popolo zingaro si considera il popolo migliore di tutti… penoso che il maestro e che molti SJW abbiano letto in quel testo una leggenda suprematista bianca…. Se questi sono i colti che con la loro cultura fanno da argine alla destra è incredibile come la lega sia arrivata solo al 30%…


  1. Nello slang americano “nigga” o “nigger” è un termine offensivo ed ha un senso spregiativo, ma l’italiano non è lo slang americano. 
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Creare razzismo how to /17

Un articolo del corriere che denuncia l’ennesimo caso di razzismo in italia; devo dire che non mi ha convinto troppo e mi lascia qualche perplessità. La storia è verosimile ma non è detto che la crudeltà dimostrata sia causata dal razzismo di chi si crede superiore, potrebbe essere stata causata anche dall’esasperazione di dover sopportare qualche alcool party di troppo.

Interessante comunque notare gli elementi della “narrazione”, dettagli irrilevanti ai fini della notizia che però vengono inseriti per “guidare” il lettore ad una interpretazione dell’articolo

fonte: Corriere della Sera
RAZZISMO
Milano, «Io quasi linciata per aver soccorso uno straniero, mi gridavano: lascialo morire»
Un’avvocata milanese si è preoccupata per il ragazzo a terra in un parco, a faccia in giù: era un giovane ecuadoriano ubriaco. «Ho cercato di aiutarlo, mi hanno insultato, non volevano che chiamassi l’ambulanza»

Questa storia si conclude con una donna seduta su una panchina del parco Forlanini. Con un filo di forza tiene i suoi due cani al guinzaglio. Piange. E non è soltanto l’agitazione per quanto appena accaduto o l’umiliazione per gli insulti ricevuti. C’è il disagio, l’amarezza, l’indignazione. La colpa è solo quella di aver soccorso un uomo. «Un negro, l’hanno chiamato. Uno straniero. Uno che doveva affogare sul barcone», strillavano, invocando la presunta panacea a tutti i mali dell’oggi. Le lacrime scorrono, senza filtro. «Dov’è finita l’umanità delle persone? Come siamo arrivati a tanto?».

notate l’introduzione romanzata del white hat1, la soccorritrice piange sulla panchina per tutte le brutture del mondo. Questo attacco non mi ha convinto molto; un problema del giornalismo italiano è che spesso cerca di contrabbandare le opinioni per fatti e viceversa. Qui si fornisce una chiave di lettura forzata per i fatti esposti di seguito nell’articolo

È domenica mattina, sono da poco passate le 11, quando l’avvocato B. B. esce dalla sua abitazione in viale Corsica per portare i cani, due «incantevoli trovatelli», a fare una passeggiata nel verde. Il sole inizia a battere forte sul pratone della via Taverna, vicino al fiume Lambro, alle spalle della concessionaria Ford. (…)

altri dettagli inutili che però rinforzano la presentazione dl white hat come buono; c’entra qualcosa la razza del cane, fossero stati di razza o se la notizia sulla razza del cane fosse stata omessa sarebbe cambiato qualcosa nei fatti di seguito esposti? Per me nulla, quindi perché dare dettagli apparentemente inutili?  A me ha fatto pensare più all’attacco di un romanzo, ove si descrive il buono, che ad un pezzo di giornale che esprime sinteticamente i fatti. BB è uscita verso le 11 per portare a spasso i cani nel parco XYZ e lì ha visto un ragazzo a terra…

A dieci metri di distanza, c’è un gruppetto di persone. Le voci si levano al cielo, tra i ragazzi che giocano a calcio e gli anziani del quartiere a passeggio. Qualcuno inizia ad «avvertirla» con tono violento e minaccioso. «Brutta tr.., lascialo lì». L’avvocato non se ne cura, uno dei due cani inizia a leccare in volto l’uomo a terra, un giovane ecuadoriano di nemmeno 30 anni che inizia a muoversi lentamente e in modo disarticolato. «Era solo molto ubriaco, ma aveva evidente bisogno di soccorsi».

La donna cerca di spostare il ragazzo e di prendere il telefono per chiamare un’ambulanza. Nessuno interviene per aiutarla. Un’altra voce, dal gruppetto, le s’infila nell’orecchio come una lama. «Se osi chiamare l’ambulanza ti meniamo maledetta tr…, bisogna lasciarli morire questi immigrati di m… ricordati che i soccorsi li paghiamo noi contribuenti mica questi negri». Beatrice finge ancora di non sentire. Urlano: «Lavati le mani che ti prendi le malattie». Tra le persone, anche una signora di 70 anni. Invoca la giustizia divina. «Spero che Dio ascolti le mie preghiere e che affondi tutti i barconi!».

Domanda stupida, cosa ne sapevano che stava chiamando l’ambulanza? vedi un uomo a terra prendi i cellulare e il gruppo, ultra sagace capisce al volo che chiami il 118. Mah, non lo so, non mi convince.

Una volta trascinato il ragazzo all’ombra, B fa dietrofront e si dirige verso il gruppetto. Uomini e donne, dai 40 anni su, più due giovani addetti dell’Amsa. «Siete impazziti? — dice l’avvocato —. Guardate che esiste l’omissione di soccorso!». Apriti cielo. «Ho avuto paura che mi picchiassero». I due addetti dell’Amsa sono rabbiosi: «Nessuno vuole venire a lavorare qua, sporcano tutto e poi tocca a noi pulire», riferendosi alle feste sudamericane. «Me ne sono andata tremando. Poi ho fermato due vigili a cui ho spiegato i fatti. Risposta: “Ce ne sono tanti…”. Torno per portare dell’acqua al ragazzo, ma un amico lo stava accompagnando via. Al che mi sono seduta. E ho iniziato a piangere. Nessuno mi farà diventare una non-persona. Voglio denunciare questi comportamenti, non resto in silenzio».

  1. è buona prassi non spostare la persona in caso di problemi ma aspettare l’arrivo dei soccorsi e lasciar fare a loro.
  2. già le persone stavano ad insultare, avvicinarsi per “discutere” non è la cosa più intelligente del mondo, non si sa mai come possano reagire; nel caso chiamare il 112 e lasciare che ci pensino loro.
  3. le parole degli addetti mostrano un poco di esasperazione, a nessuno piace dover lavorare extra per pulire una discarica creata dall’inciviltà delle persone.
  4. ma poi il 118 è arrivato o no, e se è arrivato come si è rivolta la questione, l’ubriaco è stato soccorso  o si è rivelata essere una chiamata a vuoto?
  5. gli “amici” non potevano intervenire prima per soccorrere il tizio

Conclusione, a me l’articolo ha fatto pensare alla persona che arriva di botto, non sa cosa è successo prima, magari il tizio infastidiva tutti prima di crollare a terra ubriaco, Anche perché fra le righe è scritto che alle 11 del mattino c’è un tizio ubriaco fradicio crollato a terra, non un tizio che ha avuto un malore, un tizio che si è ubriacato. Però sa che la colpa è del razzismo degli italiani e della crudeltà della gente. Mah, non so quanto “narrazioni” simili possano essere utili alla causa dell’antirazzismo.  Perché curare il razzismo con l’ipocrisia e con “narrazioni” romanzate di denuncia significa cercare di spegnere un fuoco di paglia con la benzina…


  1. nei film western il “buono” indossa il cappello bianco (white hat) e si oppone al cattivo con il cappello nero (black hat). 

I 49 milioni di bibbiano sono della nipote di mubarak

Stavo vedendo sui social la questione di bibbiano; devo dire che il pattern di comportamento sulla gestione, nei social, della vicenda è lo stesso di quello dei 49 milioni della lega o della storia di “ruby nipote di mubarak”, ovvero:

  1. si prende un fatto di cronaca “imbarazzante” per il partito/politico X.
  2. si costruisce, a partire dal fatto di cronaca, una “narrazione” che colpisce il partito/politico X.
  3. Si da istruzione alle truppe cammellate di sostenere la narrazione sempre e comunque.
  4. Quelli che cercano di puntualizzare e smentire la narrazione vengono zittiti dalle truppe cammellate che ripetono, come giradischi rotti, la narrazione di cui al punto 2.
  5. La “narrazione” ripetuta un sacco di volte è diventata una verità.

Tanto per dirne una nel caso dei 49 milioni della lega non son soldi che ha rubato Salvini, si tratta di contributi che devono essere restituiti a causa di irregolarità nel loro utilizzo. Non esiste una sentenza che dice che Salvini abbia rubato tali fondi e neppure, il Salvini, è stato indagato per quello. Eppure su twitter si parla dei 49 milioni rubati.

Idem per la nipote di mubarak; il parlamento era chiamato a decidere se l’azione di Berlusconi fosse stata o meno un abuso di potere, non doveva votare se era vero o meno se Ruby Rubacuori era la nipote di mubarak, eppure nella vulgata il parlamento aveva invece votato per decidere se Ruby fosse o meno la nipote di Mubarak.

Adesso con Bibbiano il pattern viene applicato anche al PD, e stranamente a molti sta iniziando a rodere il culo a sentirsi dire PD partito dei pedofili.

La questione è semplice: se inventi un “attacco” che sembra funzionare poi non stupirti se anche il tuo avversario cerca di imitarlo. Alla normale dialettica politica si è sostituita la narrazione ove l’avversario politico non era un tizio con idee diverse ma era un tremendo nazipedoterrosatanista fonte di ogni nequizia, mi spiace che questa dialettica sia stata adottata da tutti. D’altronde se si dichiara una guerra totale senza quartiere contro X allora X, ovviamente, reagirà in maniera totale senza quartiere, stupirsi di ciò significa essere dei fessi oltre ogni possibilità di redenzione.

Come direbbe qualcuno: “Karma”.

io sono un onesto evasore

Una cosa che ho notato riguardo a chi si lamenta, soprattutto su twitter, di pagare in nero la parrucchiera, storiella tirata fuori spesso riguardo all’onestà dei migranti confrontata con la disonestà degli italiani che si fanno pagare in nero ed evadono il fisco, è che molti sembrano ignorare che nel caso di pagamenti in nero ci sono due evasori non uno.

Chi accetta pagamenti in nero ovviamente sta nascondendo dei redditi che percepisce al fisco, ma anche chi paga in nero, oltre a favorire un reato sta anche evadendo anche lui le imposte ovvero l’iva. L’iva è un imposta che deve pagare l’acquirente finale, non l’artigiano. In questo caso l’artigiano è solo un sostituto d’imposta.  Se la contessa Serbelloni Mazzanti vien dal Mare paga in nero Sharon, la shampista, Sharon sì, sta occultando redditi che dovrebbero venire tassati, mentre la Serbelloni Mazzanti, lei e non Sharon, sta evadendo l’iva.

Questo non percepire la propria disonestà, anzi sentirsi onesti “perché si sta rubando poco” l’ho notata in molti casi, da chi si lamenta di pagare in nero gli artigiani, idraulici etc. etc. ai docenti che fanno ripetizioni “in nero”. Molti son sempre con il ditino puntato senza fermarsi a riflettere che nel banco degli accusati dovrebbero trovarsi anche loro…

Che dire? “io sono onesto, la soglia di disonestà parte da 1€ in più rispetto a quello che riesco a rubare io”.

Perché la lega aumenta i consensi?

Circa un anno fa avevo pubblicato questo commento, all’epoca l’anti coca cola era Salvini, adesso sto vedendo le stesse reazioni per Di Maio.

C’era una volta una multinazionale ammerrigana i cui “affari principali” erano la vendita di bevande gassate piene di zuccheri…

Non aveva sempre comportamenti cristallini e quindi il boicottarla era considerata, dalle persone acculturate, buone, belle ed intelligenti una azione giusta e meritoria.
https://www.google.it/search?q=boicottare+coca+cola&spell=1&sa=X&ved=0ahUKEwif7b2ZqYDcAhUkuaQKHXQQCsIQBQglKAA&biw=1920&bih=1018

Ma un bel giorno il Sauron di pontida, polemizzò con tale multinazionale per una sua sponsorizzazione.

Da quel giorno tale multinazionale divenne bella buona e santa e i suoi prodotti divennero repentinamente bevande dolci e dissetanti e tutti quelli che fino al giorno prima manifestavano per boicottarla iniziarono a dire quanto buoni fossero i suoi prodotti. E chi boicotta è solo perché è un gretto bifolco e razzista.

Se la lega è al 37% è anche perché l’opposizione oltre la politica della “porta not” non riesce a fare; Per politica della porta not intendo prendere qualsiasi dichiarazione della maggioranza, negarla, e piantare polemica. Polemica sterile senza proposte.

Prendiamo ad esempio il problema migranti e ONG; a parte un andar contro Salvini per partito preso, non ho visto proposte su cosa fare dei migranti una volta sbarcati. Come accoglierli, dove metterli, quanto mantenerli? Alla fine salvini sarà un cazzaro, ma la soluzione non è un cazzaro e mezzo, ecco perché nonostante tutto viene visto come il male minore.

Si era visto nel 2006; una sinistra che non poteva dire niente visto che doveva far andare d’accordo Mastella e Di Pietro, Dini e Bertinotti, non ha convinto e ha portato alla distruzione del centro sinistra. Stessa cosa adesso; le ultime elezioni abbiamo avuto un PD che badava più a tenere unite le 50 unica autentica vera sinistra DOCGP IGP NoOGM diffidate dalle imitazioni, che a fare una proposta che una…

 

 

Danno erariale e doppio standard

A quanto pare, per la sinistra ogni occasione è buona per esercitare l’antica arte cinese 錘擊睾丸 (martellarsi i testicoli per punire la moglie); stavo leggendo le polemiche legate al danno erariale causato da casa pound con la sua occupazione dello stabile e le reazioni del mondo politico.

Faccio notare come molti chiedano, in nome del danno erariale, lo sgombero di quell’edificio. Cioè l’edificio è da sgomberare non perché “l’okkupazione” è illegale ma perché causa un danno erariale allo stato. Ed inoltre il problema delle occupazioni è solo quell’edificio, non, ad esempio, quello dove è intervenuto il cardinale elettricista; come mai non è stato chiesto con forza lo sgombero anche di quello (e dei tanti edifici occupati in italia)?  Quell’occupazione non causa danni al proprietario dell’edificio? O forse conta solo se i danni son rilevati dalla corte dei conti, altrimenti fa niente?

Perché la stessa azione, ribadisco la stessa azione, se commessa dal fascio littorio è abietta e ributtante mentre se commessa da falce&martello è giusta e sacrosanta?

Con queste premesse il piagnisteo di casa pound: “se la prendono con noi solo perché non siamo di sinistra” è scontato e, cosa peggiore, anche fondato, cosa che fa fare a chi sta adesso con il ditino puntato la figura dell’ipocrita. Figura che spesso, nelle urne, finisce legnata.

Stage, tirocini non pagati, sfruttamento… Ormai nemmeno uno su mille ce la fa – Il Fatto Quotidiano

Ho trovato questo articolo interessante; perché mostra impietosamente tanto piagnisteo legato al mondo del lavoro e di come stage ed esperienze formative vengano fraintese dall’una e dall’altra parte della barricata.

Divertente il refuso iniziale: “uno su mille non ce la fa” significa dire che i restanti novecentonovantanove riescono.

Sorgente: Stage, tirocini non pagati, sfruttamento… Ormai nemmeno uno su mille ce la fa – Il Fatto Quotidiano

Bamboccioni, sdraiati, iperconnessi, pappemolli… e stagisti. Uno su mille non ce la fa

Queste sono le tante etichette appiccicate addosso alla generazione dei Millennials. L’ultima, “pappemolli”, è proprio una mazzata visto che viene da Breat Easton Ellis, scrittore americano di romanzi cult come Less than zero (1985) e portabandiera della young generazione di allora.

Comincio dall’ultima categoria, quella degli stagisti, praticanti, apprendisti, applicanti di summer job (Salvini, al quale non piacciono gli inglesismi, direbbe “lavoretti estivi”).

Piccola nota: cosa ci sarebbe di male nell’utilizzo dei termini in italiano, molto più appropriati del disgustoso “italiese” di applicanti di summer job? alla fine pur di prendersela con salvini fanno figure barbine che paradossalmente lo favoriscono. Sinceramente alla lettura della frase ho pensato a questa barzelletta.

E’ un esercito di senza lavoro che sperano di trovarne uno partendo dal basso, umilmente, accettando “proposte indecenti” in nome di un’esperienza lavorativa non retribuita ma almeno formativa, da far “brillare” un curriculum ancora acerbo. Invece in nome di quella “straordinaria” macchina di sfruttamento operante in tanti paesi e in tante coscienze, ne sono vittime.

L’estate, poi, è l’alta stagione degli stage. La lista è infinita, di chi di si para il fondoschiena e offre un tirocinio in cambio di manovalanza a costo zero. Io la chiamo macelleria sociale, e voi? Ho figli in età di stage, dunque conosco un po’ la materia. Mio figlio, 19 anni, prima di cominciare Marketing and Advertising all’Universita Pepperdine, vuole avere un assaggio del mercato professionale a Los Angeles. Una casa di moda, un brand giovanile da influencer, gli offre uno stage di tre settimane, con possibilità di estenderlo. Al ragazzo viene affidata la mansione, carica di responsabilità, di appendere i vestiti sulle grucce. Ovviamente gratis.

Tramite la segnalazione di un amico di un amico gli si aprono le porte di una casa di produzione a Hollywood. Questa volta, pensa il ragazzo, farò qualcosa di serio. Socialmente utile di certo, viene messo a fare l’usciere: apre e chiude le porte a gente che va, gente che viene. La promozione non si fa attendere e dopo un mese va ad occupare il posto da centralinista e risponde al telefono. Altro che major: non è previsto neanche un minimo di salario. Resiste un altro mese.

Se gli stage non erano formativi perché li ha fatti? Mah. In realtà quando ho letto la storiella ho pensato a tanti ragazzini, e genitori, convinti che nell’alternanza scuola-lavoro sarebbero stati messi immediatamente ad operare in ruoli “critici” per l’azienda. Peccato che per ruoli “critici” le aziende tendano a preferire persone che “referenze alla mano” possano dimostrare di essere adatte a svolgere un tale lavoro.  Terra terra se sei un pischello alle superiori ti coinvolgo per aspetti marginali del lavoro, non ti metto da solo a svolgere lavori delicati, approcciarsi al mondo del lavoro significa anche capire “cosa si sa fare” e come lo si può dimostrare. Il ragazzo cosa sapeva fare? e cosa si aspettava di fare se non aveva alcuna esperienza? Sarò cinico ma se ti aspetti di uscire da scuola ed essere assunto come CEO da qualche parte con il pil del Rwanda come stipendio mensile (+ benefit) è molto probabile che finirai deluso.

C’è da dire che anche appendendo vestiti vedi come funziona il negozio, come dialogano i reparti, come si organizza il personale, come si svolgono le vendite, come si muove la gente che vuole acquistare e come la si supporta e convince.  Riporto un mio brano che scrissi riguardo all’alternanza scuola lavoro:

Se io devo investire in una nuova assunzione su chi mi conviene puntare? su chi, referenze alla mano, mi dimostra che certe cose le ha viste e magari le ha capite o su chi dice di averle fatte ma non può dimostrare alcunché? Chi parla di stage passati solo a servire il caffè e/o a fare fotocopie dimostra, impietosamente, di non essere capace di vedere cosa sta capitando sotto i suoi occhi; di essere incapace di vedere cosa sia un ciclo produttivo o quali siano gli scopi del reparto, o dell’ente, cui sta lavorando. Di dire cosa stanno facendo i colleghi per i quali stava facendo fotocopie. Più che un “poverino costretto a fare fotocopie (nonostante un curriculum mirabolante)” vedo un: “persona incapace di cogliere le opportunità di imparare”.
Immaginiamo la scena;
caso A: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho visto come funziona il ciclo di produzione ho visto come si svolgono gli incontri con i fornitori/clienti, ho visto come si prepara una determina, un regolamento, una gara d’appalto.”
caso B: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho fatto fotocopie.”
Si nota qualche differenza? faccio notare anche che nel caso A quello che viene risposto è: “ho visto questo e quell’altro”, non “ho fatto quello e quell’altro”. Il caso A è qualcuno pronto a cogliere le occasioni per imparare; il caso B invece è il classico studente che se non viene ordinato esplicitamente di imparare si limita a fare il minimo per arrivare al sei. Se foste il direttore del personale di una azienda, su chi investireste?

In Italia non siamo meno cialtroneschi: a mia figlia, 18 anni, e a tre sue amiche, iscritte a un famoso Istituto di moda e design di Milano, viene offerto un ministage di sei giorni durante la Design Week, quando Milano si trasforma in vetrina globale di creatività. Le ragazze si fregano le mani dalla contentezza. Pazienza se non ci pagano, vale anche come un credito, sì un solo punto, per gli esami. A loro sembra strategicamente interessante. E strategica sarà la posizione, dalle nove del mattino alle sei del pomeriggio all’ingresso del Salone del Mobile di Rho per indicare alla fiumana di gente dove sono le toilette. Motivazioni afflosciate come aquiloni senza vento. Nessuno ha nulla in contrario al lavoro di hostess, ma almeno che le ragazze siano pagate e non sfruttate.

Io invece mi porrei due domande: la prima è come mai il famoso istituto di moda accetta come formativa una esperienza di tale tipo. Se le aziende usano stagiste al posto delle hostess è anche perché ci son stagiste pronte a vendersi per 1 punto di credito universitario.

Seconda domanda: le ragazze cercavano uno stage o cercavano un lavoro? Non è che se entro in pizzeria, chiedo una margherita e mi danno una pizza mi possa arrabbiare perché volevo un fiore.  Per il resto ripeterei le riflessioni che ho fatto riguardo all’esperienza precedente.

Vado all’installazione di Hermès e chiedo a uno dei ragazzi chaperon, istruito a mostrare le meraviglie dell’ artigianato della maison, quanto guadagna al giorno: tramite agenzia di servizio, un’ottantina di euro, tutto regolare. Ovvio che Massimiliano Locatelli, architetto geniale, abbia la lista d’attesa per fare uno stage presso la Locatelli Partners, studio di progettazione tra i più conosciuti al mondo, sorride: “Li facciamo lavorare sul serio e li paghiamo sul serio”. Massimiliano e’ una mosca rara, se andiamo al Sud siamo messi anche peggio. Mia nipote Sveva quasi giornalista professionista (non posso scrivere il cognome, altrimenti non la fanno più scrivere) quando propone articoli, inchieste su Napoli, visto che il brand tira, a giornali locali e nazionali, si sente rispondere: “Siccome l’editoria è in crisi, non possiamo pagare”.

e lei continua a farli? Cinicamente: scema lei che continua a picchiare la testa al muro sperando che il muro si rompa; non te lo pagano o pretendono di pagarlo in visibilità? Non venderlo, nessuno ti obbliga.

Ci salva il grido di speranza di Aldo Masullo, un ragazzo di 96 anni, uno dei più grandi filosofi contemporanei: “Il mondo è ancora giovane. Non lasciatevelo scippare”. Si vabbè, ma neanche Gianni Morandi canterebbe più “Uno su mille ce la fa”. Al decreto Dignità che promette meno disoccupazione cambierei semplicemente nome: decreto senza dignità!

Non è che se io apro un negozio specializzato in articoli da Curling a Villasimius, con i commessi che parlano solo ed esclusivamente greco classico, poi la gente debba venire obbligata a comprare i miei prodotti. Se il mio prodotto non interessa, o costa troppo per la persona che dovrebbe acquistarlo, non viene comprato. Invece di fare questa semplice e banale riflessione si preferisce frignare contro il governo che mi toglie la dignità perché sono “Vozzi pVoletaVi che non amano il cuVling” e non capiscono la bellezza di parlare il “gVeco antico”. Ma quello non è un discorso di dignità, è un discorso di dimostrare di avere quel minimo di capacità razionali da non dover chiedere alla magistratura l’interdizione e la nomina di un tutore legale.

 

Bispensiero clericale

Per comprendere a fondo il concetto di bispensiero nel contesto e nell’accezione specifica dell’opus magnum orwelliana, un ottimo esempio è rappresentato dalle dinamiche che stanno alla base della guerra perenne tra gli stati. L’Oceania, all’inizio del racconto, è in guerra contro l’Eurasia ed alleata con l’Estasia: così è scritto su tutti i libri di storia, i giornali, i manifesti propagandistici affissi ai muri e dichiarato da tutti i dispacci diramati attraverso i teleschermi, mediante i quali vengono confermate continue conquiste sul fronte eurasiano. Ogni mese, alcuni prigionieri eurasiani vengono giustiziati in piazza. Tutti sanno e ricordano perfettamente che la situazione è questa e che lo è sempre stata.

Se il nemico era quello, e il nemico rappresentava il male assoluto, non si poteva mai essere stati alleati con esso. Eppure Winston Smith, il protagonista, ricordava che appena quattro anni prima la situazione era l’esatto opposto: il suo Paese era stato in guerra con l’Estasia e alleato con l’Eurasia; e ciò che lo spaventava enormemente era che lui sembrava essere l’unico a ricordare quella nozione. Quella, così come tante altre.

Sorgente: Bispensiero – Wikipedia

Sui social, dopo le ultime uscite di salvini e del cardinale elettricista (cit.), sto vedendo che molti stanno esercitandosi nel bipensiero. Prima la chiesa era il male, le ingerenze politiche della chiesa profondamente sbagliate, la chiesa copriva i preti pedofili, era omofoba, lottava contro il “diritto alla procreazione” era bigotta ed ipocrita. Le sentinelle in piedi erano la summa del bigottismo, per carità non parliamo del congresso di Verona.

Adesso invece di tutto quello non se ne parla più ed anche i miei contatti “cloro al clero” nei social invece condividono le frasi dette, o messe in bocca, a papa ciccio primo e lo esaltano come buono in opposizione al cattivo salveeny.

Che è successo? penso che fra chiesa partito e partito chiesa ci sia una alleanza temporanea contro il grande satana che osa toccare il businnes dell’accoglienza. Per rendersene conto basta vedere le tante proteste di questi giorni, la notizia che anche la caritas ha rinunciato a partecipare a bandi perché le spese per migrante son state ridotte da 35 a 21 €/giorno o gli annunci di esuberi nell’industria dell’assistenza.

Adesso, io capisco che le esigenze politiche possano spingere diavolo ed acqua santa ad unirsi, è capitato anche con “Renzusconi”, quello che mi fa ridere comunque è che non si ammetta di aver cambiato idea per convinzione ma, in pieno stile 1984, si sostenga di essere stati da sempre convintamente alleati.

Con i risultati delle europee ci sarà da divertirsi, soprattutto se si tenterà di fare un cambio in corsa lega-PD al governo… Ci sarà da ridere, per non piangere…

Se “bella ciao” diventa un inno di partito…

Trovo sia alquanto ipocrita scandalizzarsi se non viene considerata una canzone che unisce ma un inno di partito al livello di “meno male che silvio c’è” o “l’internazionale”

Piaccia o no questo strumentalizzare la memoria per questioni di bassa bottega è proprio la causa del fatto che la resistenza non venga ricordata come un momento di unione che dovrebbe unire tutti ma solo come un’ennesima battaglia di una guerra, fra (pseudo)fascisti e fascisti travestiti da antifascisti, che si trascina ancora oggi.

 

Sorgente: Salone del Libro, i visitatori cantano “Bella ciao” di fronte all’autrice del libro di Salvini – Repubblica Tv – la Repubblica.it

casal bruciato/2

stavo seguendo le notizie sulla vicenda; alcune riflessioni sparse.

il doppio standard; Da molto tempo in italia le case popolari sono “terra di nessuno” e per assurdità della legge1 vengono, di fatto, gestite da organizzazioni pseudomafiose. Roma non è un unicum, ci son casi anche a milano qui e qui, napoli, reggio calabria, addirittura a parti invertite. Che si intervenga è giusto, ma una volta iniziato si deve intervenire da tutte le parti; fare figli e figliastri ovvero usare il bastone se la mafia che gestisce ha simpatie verso una parte ed il piumino se le simpatie son verso la parte opposta serve solo a fabbricare martiri da presentare e fornire un comodo alibi, il doppio standard, per le proteste.

Giustissimo perseguire il demente che ha urlato minacce, però se inizi poi devi continuare. Altrimenti, se intervieni rapidamente nel caso mediatico ma nel caso di Concetta o di qualunque altro lontano dai riflettori lasci passare tutto in cavalleria, stai solo fabbricando un martire e portandogli tante simpatie. E qualche altro wannabe giustiziere della notte ti salterà fuori.

Riporto quanto avevo scritto riguardo alla notizia, poi rivelatasi essere abbastanza dubbia, della ragazza  respinta al colloquio di lavoro perché nera,

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio: perché? (la notizia era stata modificata scrivendo i dubbi sulla storia e aggiungendo che lei era stata chiamata per un colloquio con un famoso chef N.d.R) Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Adesso bisognerebbe chiederci con pensa la gente, soprattutto i residenti nella zona, “che bello lo stato c’è?” o “si muovono solo se ne parla il telegiornale altrimenti siamo da soli”? Se il pensiero più diffuso è il secondo poi stupirsi2 che quella zona diventi un feudo pseudomafioso è stupirsi che La Palice  prima di morire fosse vivo.

le passerelle tanti vips hanno manifestato solidarietà ma nessuno ha messo mano al portafoglio per dare una casa a quella donna, che adesso oggettivamente si trova in una situazione alquanto delicata, non è bello vivere quando hai un quartiere “contro”. Eppure molti che sono intervenuti a ricordare quanto siano buoni hanno la possibilità economica di affittare un appartamentino “decente” da qualche altra parte per lei.


  1. se sfondi, prendi la casa, se hai la fortuna di avere un minorenne, un malato, un anziano in casa non puoi essere buttato fuori di peso e la casa diventa “di fatto” tua. Questo ha fatto proliferare tante associazioni pseudomafiose che gestiscono le case decidendo loro chi può occupare le case lasciate vuote o “convincendo” gli altri a lasciarle. 
  2. Sinceramente quando sento certa gente dire “non capisco perché è capitato questo”, mi viene da chiedere se abbiano o no problemi di comprensione e capacità logiche normali, o confondano la realtà con il boschetto della loro fantasia (cit.)