Spottoni per lega-m5s

Su FB un mio contatto ha segnalato questo articolo di next quotidiano: Asili gratis per gli italiani, la proposta razzista di Lega e M5S | nextQuotidiano; devo dire che è un ottimo spottone per l’asse lega-m5s anche se credo volesse portare avanti la tesi opposta1.

Asili gratis per gli italiani, la proposta razzista di Lega e M5S

già il titolo è una zappa sui piedi: cosa c’è di male ad avere asili gratis per gli italiani? al titolo forse manca un “solo”. Poi si può parlare se lo stato debba fornire servizi gratuiti, non essenziali, non solo agli italiani ma anche agli stranieri residenti in regola o persino a quelli non in regola.

Tirar fuori la storia del “razzista” per contestare è abbastanza stupido.

I figli dei cittadini stranieri nati probabilmente saranno esclusi dalla cittadinanza digitale “per nascita” così come lo sono dalla cittadinanza normale. Poco male, perché la vera discriminazione razziale la troviamo al punto 18 del programma, politiche per la famiglia e natalità. Gli italiani, si sa, fanno pochi figli. Le ragioni sono diverse e tra queste c’è anche la cronica carenza di servizi essenziali, come ad esempio gli asili nido. Ed ecco la soluzione geniale, finanziare gli Enti Locali (i comuni) per poter avere il servizio di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane.

Prima cosa: ” figli dei cittadini stranieri nati probabilmente saranno esclusi dalla cittadinanza digitale “per nascita” così come lo sono dalla cittadinanza normale.” è una castronata colossale. Hanno, giustamente, la cittadinanza dei genitori e non possono, finché son minorenni, in nessun caso avere la cittadinanza italiana senza la preventiva autorizzazione di questi ultimi. L’inventarsi discriminazioni che non esistono solo per pietire uno ius soli semifarlocco è stata una delle zappe sui piedi della scorsa campagna elettorale. E qui si sta continuando a darsi la zappa anche sulle caviglie e sulle ginocchia…

Prima i bambini italiani!
Invece che stanziare finanziamenti per far aprire nuove strutture comunali Lega e MoVimento 5 Stelle propongono la discriminazione per nascita: se sei italiano hai diritto all’asilo gratis, se sei straniero devi pagare. Oggi funziona così: negli asili nido comunali si entra in base ad una graduatoria aperta a tutti i bambini. In base alla dichiarazione dei redditi (si utilizza l’ISEE) viene calcolato l’ammontare della retta.

E spesso i falso “nullatenenti” che vanno ad accompagnare i pargoli con il puttan-suv scavalcano tutti. Le risorse son poche; ottimizziamo le scarse risorse che abbiamo oppure continuiamo a sperare in babbo natale?

Dal momento che i cittadini stranieri pagano le tasse comunali (e tutte le altre tasse sul reddito) sarebbe oltremodo discriminatorio escluderli dal beneficio dell’asilo gratis. Il principio è sostanzialmente lo stesso che vieta di escludere i cittadini di origine straniera (ma residenti in Italia) dalle graduatorie per le case popolari. Senza contare che sotto una certa fascia di reddito l’asilo è già gratis. C’è poi da considerare che essendo gli asili comunali gestiti dai comuni il governo di Roma – che nel programma rivendica la lotta per l’autonomia delle Regioni – dovrebbe imporsi in maniera molto autoritaria. E non è da escludere che qualcuno possa anche pensare di fare ricorso al Tar o alla Corte Costituzionale per far bocciare un provvedimento del genere.

Gli asili son finanziati solo dai comuni? non ci son trasferimenti dallo stato? Seconda cosa: e se una risorsa è indigente e/o è esonerata dal pagamento delle tasse comunali mantiene il diritto? Il problema è che tutti vogliono lo stato “babbo natale”, la differenza è che gli uni vogliono uno stato che faccia del bene solo ai bambini buoni (cittadini e forse stranieri in regola) l’altro che faccia del bene a tutto il mondo. Una sciocca gara a chi è più patetico.

Dire a chi ha poco: devi dividerlo con gli altri perché se no sei un nazifasciorazzista è il modo migliore per convincere chi ha poco a diventarlo. Articoli come questo tirano la volata alla grande alla lega, mi spiace dirlo ma è la verità. La sinistra USA ha lottato strenuamente contro Trump e il suo “america first”, i loro sbagli non hanno insegnato nulla. Qui si stanno ripetendo “paro paro” tali sbagli.

 


  1. oppure è di un genio del male della comunicazione. 
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il giustiziere dei social

Molti scambiano FB per un giustiziere ed uno sfogatoio facendo spesso colossali errori e castronate. Come nell’articolo di repubblica che ho riportato. Pur prendendo per buono il racconto della presunta vittima, ci sarebbero due riflessioni da fare:

  • La prima è che la giustizia “fai da te”, se non giustificata dalla legittima autodifesa o dallo stato di necessità, non è mai ammissibile. Vieni aggredita, reagisci e fai male ad un aggressore, ci può stare. Pubblicare a mente fredda, dopo che il pericolo è passato, foto “ad usum sputtanandum no”.
  • La seconda è che il tribunale di FB non va tanto per il sottile e, nei social, gente pronta a cogliere ogni minimo pretesto per esercitare lo sport del lancio della merda contro il ventilatore non manca di certo. Se il tribunale di FB dice che è colpevole allora è colpevole, anche se si tratta di un povero cristo che non c’entra nulla.

fonte: http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/08/news/torino_pubblica_su_facebook_la_foto_del_molestatore_il_social_le_blocca_il_profilo-193297015/?ref=fbpr

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo
La ragazza: “Volevo proteggermi”. L’immagine divulgata sulla pagina di un gruppo femminista. I parenti dell’uomo: “Ci scusiamo, ha problemi di alcol”

di CARLOTTA ROCCI

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo

C’è una voce che Giulia, 26 anni, esperta di comunicazione e marketing, non riesce a dimenticare. E’ quella dell’uomo che, venerdì sera, sul tram 4, le ha detto: “Tu dovresti succhiarmi….”. Un messaggio inequivocabile corredato da gesti altrettanto espliciti. “Parlava con un tono roco, sussurrava.Sono rimasta pietrificata”, racconta la giovane. Una cosa, però, l’ha fatta: ha scattato una foto al suo molestatore con il cellulare e l’ha pubblicata su Facebook corredata dal resoconto di quello che le era accaduto. L’immagine è diventata virale in meno di 24 ore con oltre duemila commenti e settemila condivisioni sui social.

Prima cosa: ai sensi della costituzione una persona è colpevole se, e solo se, c’è una sentenza passata in giudicato. Anche in passato ci son stati casi di “colpevoli certi”, condannati dal tribunale dei media e poi assolti dal tribunale “vero”. Un minimo di cautela o di dubbio forse sarebbe il caso di porselo. Anche perché se i giornali son i primi a saltare da inquisito a colpevole certo, dopo scandalizzarsi perché tanti pensano che un inquisito sia un colpevole certo è solamente pura ipocrisia.

“Non immaginavo di innescare tutto questo – racconta la ragazza che alla fine, ieri pomeriggio, ha cancellato il post – Non era mia intenzione mettere alla gogna quell’uomo, nonostante tutto. Anzi quando gli ho scattato quella foto, l’ho fatto a mia tutela perché temevo che le cose potessero degenerare e che avrei avuto bisogno di una prova da portare alla polizia. Ero convinta che alla fine avrebbe provato a toccarmi. Non avevo pensato di pubblicarla”. Lo ha deciso più tardi, dopo averne parlato con gli amici: “Mi sono detta che se a qualche mia amica fosse capitato di incontrare quella persona sul bus era meglio che conoscesse la sua faccia”. Una specie di cartello “wanted” ai tempi dei social network che alla fine ha rischiato di farla passare dalla parte del torto almeno a giudicare dalle critiche ricevute sui social, tanto che alla fine la ragazza ha cancellato post e foto. “Il problema è che molti hanno scritto e commentato senza leggere quello che era accaduto. Le persone si schierano a casaccio, e lo fanno anche le donne. Non era questo il meccanismo che volevo innescare”. E il social ha deciso di bloccarle il profilo. (…)

Non “ha rischiato di farla passare dalla parte del torto” c’è andata e di brutto. Cosa abbiamo? solo il racconto della presunta vittima e basta. Capisco quanto possa essere spiacevole ma, “lo sputtanare” non è un comportamento da tollerare. La gogna è una barbarie medievale. Se il tizio è pericoloso deve essere la magistratura a muoversi, non la giustizia fai da te dei social. Ci vuol poco a far diventare uno sputtanamento “virale” e se il tizio poi avesse incontrato uno dei tanti paladini da strapazzo che infestano i social?
E se, come capitato in questo caso, chi ci passa è una persona che non c’entra niente colpevole solo di somigliare ad un inquisito?
Per il resto il blocco di FB mi sembra il minimo; usare i social per “diffamare”, pur con tutte le più pie intenzioni del mondo, è un abuso oltre che un comportamento scorretto.

La vicenda non è finita nero su bianco in una denuncia: “Ho scelto di aspettare perché non credo che sia la soluzione. Chi si comporta in questo modo, forse, non ha gli strumenti etici per capire quello che ha fatto e non penso che una denuncia sia utile”. Anche la sua foto pubblicata su Facebook e rilanciata (e poi rimossa) dalla piattaforma “Non una di Meno”, però, suona come una punizione. Ora la donna vorrebbe incontrare il suo molestatore: “Tra i tanti commenti su Facebook ho trovato anche un familiare di quell’uomo – racconta – Mi ha spiegato molte cose di lui e mi ha proposto un incontro. Credo che accetterò e se sarà possibile incontrerò anche quel signore perché chi è vittima di questi episodi ti chiedi che cosa sia passato per la testa dell’altra persona e un incontro, in una situazione sicura, con lui, potrebbe farmi bene”.

La storia che non ci sia stata una denuncia mi lascia perplesso; perché? Senza denuncia, e conseguente condanna, non si può parlare di colpevolezza dimostrata “in tribunale” e quindi si dovrebbe parlare di calunnia e sputtanamento.

Faccio un poco il malfidente: e se quello di Giulia fosse invece stato uno scherzo “sfuggito di mano”? Quello che molte “paladine del social” non capiscono è che basta pochissimo per sputtanare un innocente, una foto, una storiella verosimile e la frittata è fatta. Anche perché, come capita spesso, la bufala ha un altissimo impatto e la smentita un impatto molto, ma molto minore.

Quello che non mi è piaciuto dell’articolo di repubblica è il presentare “Giulia” come vittima della censura di FB e non come una persona che, anche se inavvertitamente e con tutte le migliori intenzioni del caso, ha fatto una stupidaggine abbastanza grave.

avere opinioni diverse, e manifestarlo, non è proibito dalla legge…

… e siccome non è esplicitamente ed espressamente proibito allora è permesso.

riprendo un mio vecchio articolo che scrissi durante le polemiche riguardo all’approvazione della legge Cirinnà sui patti di civile convivenza,  perché ho notato che il manifesto “pro vita” sta scatenando le stesse reazioni che avevano scatenato le sentinelle in piedi.

Un sacco di reazioni scomposte di gente che desidera che le opinioni, qualsiasi esse siano, che non condivide sia resa illegale e pertanto censurabile. Molti si twitter si lamentavano dell’illegalità del manifesto ma, quando veniva posta la domanda precisa su quale legge avesse violato quel manifesto, svicolavano o non rispondevano.

Questo tread nato a seguito di un tweet di marco cappato è illuminante

Marco Cappato
Tengo a precisare che considero la rimozione del manifesto anti-abortista un atto di censura, come tale ingiustificabile.

DoctorB
‘Hate speech’ è un reato in molti paesi. Manifesti apertamente razzisti o promotori di violenza, terrorismo o discriminazione non posso ne debbono essere tollerati da uno Stato civile. Lo stesso vale dunque per il manifesto al quale si riferisce. Tweet sbagliato, caro Cappato.

Marco Cappato
Che contenesse una istigazione del tipo di quelle da Lei citate mi pare quantomeno opinabile.

DoctorB
Terrorismo psicologico, discriminazione sulla base di scelte lecite e personali, potenzialmente anche istigazione alla violenza contro coloro le quali quelle scelte le hanno legittimamente compiute. La mia ‘opinione’ è questa e plaudo quindi la scelta di rimuovere il manifesto.

Istigazione alla violenza? terrorismo psicologico? discriminazione?  Interessante notare come si cerchino pretesti per nobilitare una bieca censura. Non è stato comunque un caso isolato; molti battevano con forza sull’illegalità del manifesto perché esercitava “violenza psicologica”.

Il problema è che banalizzare così la violenza psicologica facendola apparire come un jolly per consentire a frignoni capricciosi di non sentire cose che non condividono significa, come prima cosa, far considerare bugiardo e frignone anche chi tale violenza la subisce realmente.

Prendiamo il caso del fascismo; a furia di frignare che Salvini era fascista, Di maio idem, Renzi pure, chiunque non sia d’accordo completamente con me è fascistissimo, che qualunque “vera sinistra DOCG IGP, diffidate dalle imitazioni” diversa dalla mia sia fascista, si è persa la drammaticità del periodo fascista e oramai la parola fascista ha perso qualsiasi significato legato al periodo diventando al più un sinonimo di bulletto e di stronzo.

Per il resto uno dei capisaldi della democrazia è che “ciò che non è proibito espressamente dalla legge è permesso” e l’avere opinioni diverse, se si rimane nei binari della legge, ovvero senza cadere in insulti, diffamazioni,  ingiurie, calunnie et simili, è una cosa perfettamente lecita. Per quanto le opinioni possano essere non condivisibili e riprovevoli.

L’alternativa è uno “stato etico” dove ciò che è lecito e ciò che non lo è non lo decide la legge ma lo decidono gli umori della piazza, ovvero un ritorno al periodo della caccia alle streghe di Salem. Ed io non ci tengo a tornare a quel periodo.

Un ultima riflessione; si è, realmente, per la libertà di parola se si è disposti, in suo nome, a sentire anche idee che non ci trovano d’accordo e che mai condivideremo. Altrimenti non si è per la libertà di parola ma solo per il capriccio di voler dire quello che piace e che nessuno possa dire quello che invece non ci piace.

Qui riporto parte di quello che scrissi a suo tempo:

Siccome non esiste una legge che mi vieta di chiedere l’abrogazione dell’articolo 3 della costituzione io sono libero di manifestare, pacificamente e nel rispetto della vigente normativa, per chiedere che venga abrogato.  (…) non esiste alcuna legge che vieta di manifestare contro un DDL proposto in parlamento quindi io posso manifestare contro quel DDL…

È lo stato liberale darling. Sei libero di preferire una dittatura e di manifestare per quello. Però poi, se vieni accontentato ma la dittatura non ti garba, non piangere…

Io continuo a preferire lo stato liberale.

Il manifesto pro vita e la libertà di parola

Stavo leggendo le polemiche sul manifesto “pro vita” comparso a roma. Devo dire che la questione è stata gestita nel peggiore dei modi possibili.

Prima cosa; per me essere per il diritti alla libera espressione significa accettare l’obbligo di dover tollerare che anche gli altri possano esprimersi liberamente e dire, sempre che rimangano nei binari della legge, anche cosa che non ci trovano affatto d’accordo. Essere per la libertà di parola purché si possa dire solo quello che piace significa essere per la libertà di parola tanto quanto i capibastone fascisti.
Ed usare il “l’argomento X non deve essere usato perché offende” è un modo vigliacco per dirsi contro la libertà di parola.

Seconda cosa: in uno stato di diritto, tutto quello che non è espressamente proibito dalla legge è permesso. Scavalcare la legge cercando mille “alte” motivazioni etiche è un comportamento da stato totalitario. E la motivazione che qualcosa “disturbi” a qualcuno non è una valida motivazione legale, stop. Faccio notare come negli articoli “contro” si parli di attentato contro i diritti delle donne, contro la libertà di scelta ma non si dica: ai sensi della legge XYZ tale manifesto è illegale e pertanto non deve essere autorizzato. Permettere lo scavalco della legge per “motivi etici” è stato il grimaldello che ha aperto la porta alle peggiori porcate degli stati totalitari.

Terza cosa: sono abortista e penso che la donna abbia il diritto all’aborto, ma tale diritto non lo proteggi evitando di mostrare le conseguenze dell’uso di tale diritto o evitando che tale diritti venga esercitato in maniera consapevole. Che che se ne dica un aborto non è una seduta dal parrucchiere per cambiare taglio e non è una scelta da prendere a cuor leggero. In questa occasione sarebbe stato molto opportuno aprire il discorso sulla contraccezione; ricordo cosa disse il mio insegnante di religione del liceo: “Il sesso prematrimoniale è peccato ed è vietato dalla morale cattolica, però se peccate vedete di peccare cercando di fare meno danni possibili e prendete precauzioni.”1
Ho l’impressione che chi protesti contro il manifesto sia lui ad usare il corpo delle donne come “nobilitatore” per la sua lotta, per spostare la lotta dal campo delle discussioni e dei diritti nell’assoluto “bene contro male”. Buffo che spesso siano i primi a stracciarsi le vesti quando tale “giochetto” viene tentato dall’altra parte.

Quarta cosa: come ha scritto Mattia, quelle informazioni sono scientificamente corrette; temo che molti desiderino una nuova scienza politically correct e rispettosa delle minoranze e che nobiliti al rango di teoria accreditata qualsiasi punto di vista personale. Cosa che a me più che il rispetto delle persone ricorda tanto la scienza germanica opposta alla scienza giudaica[^2].

Ultima cosa, cito un altra mia docente, quello di filosofia:

Ogni diritto implica sempre due doveri: il dovere di non abusarne ed il dovere di permettere agli altri di godere dello stesso diritto.  Se tali doveri mancano allora non si sta parlando di “diritti” ma di arbitri e capricci.

[^2:] Stonzata colossale che però ebbe il vantaggio di far perdere la germania nazista nella corsa verso la bomba atomica.


  1. Buffo che molti sostengano che non si usino i sistemi contraccettivi per colpa della morale cattolica; morale che vieta anche il sesso al di fuori del matrimonio. Sono vietate entrambe eppure la prima si fa nonostante ciò mentre il secondo divieto, meno grave poi, viene rispettato pedissequamente… mah. 

Controesempi

Donna spara nella sede di YouTube
“Nel mirino c’era il fidanzato”

Le forze dell’ordine nella sede di YouTube La pista del terrorismo è stata esclusa: questa la novità più importante, emersa nel corso della notte, sulla sparatororia avvenuta nel pomeriggio di ieri a San Bruno (California) nella sede di YouTube.La donna che ha fatto irruzione negli uffici – identificata come Nasim Aghdam, 39 anni – voleva colpire il fidanzato, e ha fatto fuoco contro diverse persone, colpendone quattro, per togliersi infine la vita.

Sorgente: Donna spara nella sede di YouTube “Nel mirino c’era il fidanzato” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

  • È una lei che vuole uccidere un lui e non viceversa.
  • Non è bianca, è persiana.
  • Non è una fanatica trumpista.
  • Attivista per i diritti degli animali

Praticamente tutto il contrario della corrente narrazione strappalacrime dei media su femminicidio, violenza dei bianchi, militarismo trumpista etc. etc.

La crudeltà nasce anche dall’abuso di pietas

Stavo leggendo questo articolo di Mattia Feltri: Un lungo inverno – La Stampa (grassetti miei)

Prima notizia, Francia. Una guida alpina si imbatte in una famiglia nigeriana che cammina nella neve vicino al passo del Monginevro, 1900 metri. Ci sono il padre, la madre incinta di otto mesi e due bambini di quattro e due anni. Li carica in macchina per portarli all’ospedale di Briançon ma è fermato dalla polizia che lo incrimina per violazione delle leggi sull’immigrazione: rischia fino a cinque anni di carcere. La donna viene condotta in ospedale e lì partorisce. Seconda notizia, Italia. Il presidente del tribunale e quello dell’Ordine degli avvocati di Venezia hanno sottoscritto un protocollo secondo cui, se l’avvocato non si presenta all’udienza per la concessione a un immigrato dell’asilo politico, l’udienza si terrà lo stesso, senza avvocato.

«Stante la natura urgente dei procedimenti», l’immigrato difenderà la sua causa da solo. In un periodo in cui ci si chiede, con comprensibile allarme, quanto l’immigrazione cambierà il nostro modo di vivere, le due notizie forniscono una risposta. È già successo. Non è stato imposto alla donna europea il velo, né il divieto di bere alcolici agli uomini: siamo cambiati da soli. La legge prevarica il diritto naturale, cioè umanamente, intrinsecamente giusto di soccorrere chi rischia la morte; l’urgenza e l’emergenza eliminano uno dei due piatti della bilancia, cancellando il diritto scolpito nel marmo, da secoli, di essere assistiti da un avvocato. Nei nostri codici sono entrati uomini un po’ meno uomini. Domani comincia la primavera, ma sarà un lungo inverno.

Devo dire che sono articoli strappalacrime come questo che poi spingono le persone alla crudeltà; l’abuso di buoni sentimenti oltre che il mischiare “mele con pere”. Sulla vicenda della guida io vedo alcuni punti oscuri: come prima cosa in una situazione di emergenza mi aspetterei che venissero contattate immediatamente le autorità e ci si coordinasse con loro invece che vengano prese decisioni motu proprio. Seconda cosa: come puoi stabilire che la guida si sia trovata realmente in emergenza e non che sia stata una traversata clandestina “che stava finendo male” se non indaghi? Questo sdegno per la guida mi ricorda lo sdegno perché si aprono le indagini nei casi di autodifesa dove il presunto aggressore finisce male, magari al cimitero con una pallottola in corpo. L’indagine è atto dovuto; uno che scrivesse: “nel caso di incidente capitato in una casa privata l’esterno ha sempre torto”, sbaglio o farebbe urlare al fascismo ed al far west? Eppure la situazione è la stessa; punti oscuri da chiarire per sapere se le cose sono andate così come narrate. Quindi l’indagine è atto dovuto. Il protestare che “viene indagato quando stava salvando vite umane” non è un difendersi nel processo ma dal processo. Nei codici europei esiste lo “stato di necessità” ma tale articolo stabilisce la “non punibilità” in caso di emergenza non “il divieto di indagare e celebrare un processo”.

Ciò che si dovrebbe chiedere è che si arrivi in fretta ad una sentenza, ma chiedere che non si indaghi “per motivi umanitari” è sbagliato, è mero paraculismo. Stesso paraculismo che vidi quando si parlò delle inchieste di Zuccaro, tante gente scandalizzata che si indagasse perché “salvano vite umane che stavano per morire”.  Beh poi non ci si stupisca se qualche demente sosterrà che Traini ha sparato perché “stavano per fare altre Pamela” e che l’arresto è illegittimo. il pattern è esattamente lo stesso.

Faccio notare che Mattia Feltri cade anche in un altra fallacia, quella realmente barbara e aliena alla mentalità occidentale illuministica, che l’indagato per il semplice fatto di esserlo sia sicuramente colpevole e che il processo altro non sia che una inutile incombenza burocratica per avvalorare tale stato di cose. Nulla di più sbagliato; indagato significa indagato e se proprio si vuole andare in punta di coltello della semantica significa “forse o probabile” colpevole. Il “non esistono innocenti ma solo colpevoli non ancora scoperti” è barbarie, punto.

Anche il secondo caso mi lascia un poco perplesso. Non so se la richiesta di asilo sia “tecnicamente” un processo penale ove ci sia obbligo di presenza di avvocato o se sia solo un procedimento amministrativo ove la presenza dell’avvocato sia facoltativa. Perché nel primo caso il protocollo sarebbe contro la legge mentre nel secondo, se non c’è obbligo di nomina di un avvocato d’ufficio, non vedo nulla di scandaloso in quel protocollo.

Mi sembra che nell’articolo si mischino due vicende con alcuni lati oscuri e si richiami una “legge superiore” il diritto naturale che dovrebbe autorizzare a prevaricare il diritto civile e penale. Peccato che il richiamare una “legge superiore” che giustifica sia stato il grimandello che ha scardinato la porta, aprendola alle peggiori porcate.

Faccio notare anche che il chiamare la bontà come giustificazione delle porcherie, vedi anche i migranti soccorsi vicino alle coste libiche, alla fine spinga le persone verso la crudeltà; perché se sei stato buono e ti hanno gabbato nove volte alla decima diventi naturalmente cattivo. E questo è il motivo per il quale considero estremamente idiota cercare di “curare” il razzismo con forti dosi di ipocrisia; si finisce solo a buttare benzina sul fuoco.

 

 

Troppo di destra per poter essere considerato negro.

Stavo leggendo delle polemiche su Toni Iwobi e su Balotelli. Leggendole mi è venuto in mente questo vecchio articolo di Uriel, articolo che condivido.

Come scriveva Uriel, hai i diritti solo se ciò è utile al partito. Ecco perché un “troia devi morire” scritto su internet era accolto da piccate proteste e presentato come un attacco a tutte le donne se lA bersagliA era una specifica dONNA mentre passava sotto silenzio se il bersaglio era il ministro della sanità pro tempore, ovvero Beatrice Lorenzin, favorevole ai vaccini obbligatori.

Mi spiace ma per molti Toni (che poi, a differenza di cecil, non ha neppure le tette…) è troppo di destra per poter essere considerato negro.

Sorgente: Il suono sinistro dei diritti. | Niente stronzate ©

Siamo ancora al punto di prima: la sinistra definisce i diritti, ma li definisce in sede politica. Essi quindi sono validi solo  e se la ratio politica non e’ avversa. Nel caso sia avversa, il diritto dell’individuo perde e viene cancellato. (…)

Questo non avviene perche’ l’uomo di sinistra non creda nei diritti: ci crede eccome. Il problema e’ la definizione stessa del diritto, che non e’ individuale e non e’ attribuito alla persona.

Cosi’, il diritto a sinistra viene definito come:

    • Sempre discutibile in sede politica.
    • Piu’ debole della ratio politica, in contrasto con la quale puo’ decadere.
    • Attributo del partito in quanto ente politico, ovvero semplice posizione politica condivisa.

Non esiste, in sostanza , una cultura dei diritti individuali a sinistra. Esiste una cultura politica dei diritti, che e’ una cosa diversa. Io ho diritto alla vita se non esiste una ratio politica che dica il contrario, e se cosi’ fosse il mio diritto alla vita dovrebbe venire meno. Come vengono meno i diritti alla vita privata  di ogni cittadino che faccia politica: la politica prevale sulla persona.

Questo che sto facendo non e’ un giudizio od una condanna: prendo atto che per l’uomo di sinistra la posizione politica possa far venire meno dei diritti individuali, e quindi per la sinistra i diritti individuali sono piu’ deboli della politica. Sapendo che la pensano cosi’, sara’ poi una mia cura chiedermi se li voglio al governo.

Si tratta di una posizione legittima: i cattolici, per esempio, sottomettono i diritti alla teologia, e quindi qualora un tuo diritto si scontri con la teologia esso perde la partita. Non si tratta di una posizione strana, dunque, ne’ inaudita. E’ semplicemente la loro idea di diritti: qualcosa che e’ piu’ debole della politica, e che quindi la politica ti puo’ togliere.

Non e’ vietato in se’ pensare questo: e’ legittimo quanto chiedersi se vogliamo una simile idea di diritti  al governo. Tutto qui.

 

I torti non si sommano algebricamente ma in valore assoluto.

Razzismo e torti (come anche i diritti, quelli veri) si sommano in valore assoluto infatti, non algebricamente.
[Mauro]

1
Stavo leggendo le polemiche capitate a firenze e, spiace dirlo, come molti stiano tentando di montare la comunità senegalese per cominciare la resistenza partigiana contro il legofasciorazzisti. A me sembra una riedizione di genova 2001 ove il G8 venne preso come occasione per rovesciare il governo “fascista ed oppressore” in carica. Sappiamo poi come è finita. Il berlusconi rimase in carica, la sinistra ebbe il suo santo martire da venerare, san carlo dell’estintore, i genovesi un po’ di cocci e gli utili idioti una fracca di botte. Cambiamenti? zero.

In particolare stavo leggendo le polemiche sul tweet di Nardella

L’omicidio di Idy Dienec per mano di uno squilibrato, ora agli arresti, ha colpito tutta Firenze. Comprendiamo il dolore della comunità senegalese ma la protesta violenta di questa sera in centro è inaccettabile. I violenti, di qualsiasi provenienza, vanno affidati alla giustizia

Polemiche che non capisco; cosa ha detto di sbagliato? Si pensa che l’aver subito un torto giustifichi qualsiasi torto fatto per ritorsione? Signori, se il vostro pensiero è questo allora, se siete coerenti in tale pensiero, mi duole comunicarvi che avete appena assolto e giustificato Luca Traini.

Se non siete coerenti con tale pensiero ovvero pensate un torto di A giustifica qualsiasi risposta da parte di B, un torto di B non giustifica mai nessuna risposta di A, state ragionando come il KKK o come il Bobolo Obbresso (il bobolo obbresso con la B maiuscola2).

Come aveva scritto giustamente Mauro i torti si sommano in valore assoluto: due porcate uguali ed opposte son due porcate, non una cosa giusta. Capisco il risentimento per come sono andate le elezioni ma è la democrazia darling, non la democrazia popolare3; e se tu scendi in guerra contro lo stato o il resto dell’italia non stupirti se poi lo stato scenderà in guerra contro di te.


  1. Per i non tecnici; se si sommassero algebricamente 1 Torto A->B + 1 Torto B->A = 0 Torti; se si sommano in valore assoluto 1 Torto A->B + 1 Torto B->A = 2 Torti. 
  2. E’ noto che la solidarietà anti imperialista fermi le pallottole, blocchi i missili hellfire, elimini le conseguenze del fosforo bianco e rinfreschi l’alito. 
  3.  «Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo».  [Bertold Brecht] 

Kekistan, meme, trollaggi e sinistra

Stavo leggendo la risposta piccata di radio popolare agli articoli che l’accusano di essere cascata mani e piedi nella trollata della bandiera del kekistan alle manifestazioni di Salvini. Un articolo ove in pratica si dice che: siccome la bandiera del kekistan compare assieme alle bandiere neonaziste allora, “per simpatia”, la bandiera è neonazista.

Nell’articolo spieghiamo di cosa si tratti: uno stato immaginario, un’immagine diffusa su internet e utilizzata dalla destra radicale e suprematista statunitense. (…)

La bandiera simil nazista del Kekistan, assieme ad altri segni di riconoscimento esibiti dai ragazzi in piazza Duomo come ‘Pepe The Frog’ non sarebbero altro che simbologia creata per prendere in giro la sinistra che vede fascisti ovunque.

In realtà, non è così.

L’intento canzonatorio è un elemento della comunicazione di questi gruppi ma il contesto è quello della destra radicale. (…)

“Dal mio punto di vista, l’attuale identità della Alt-Right origina dalla cultura dei meme e del trolling che vide la luce su 4chan negli anni 2000 – scrive Anglin sul Daily Stormer – dove le moderne tecniche di trollaggio hanno avuto origine”.

Bandiere del Kekistan sono comparse tra i suprematisti bianchi a Charlottesville, e in altri raduni della destra estrema e radicale in tutti gli Stati Uniti a partire dal 2016.

Seguono immagini di bandiere dei raduni dell’alt-right ove si vede anche la bandiera del kekistan (N.d.R.)

Che dire? a sinistra non son capaci di riconoscere l’ironia e il sarcasmo neppure se gli viene evidenziato con un cartello.  Quando ho letto l’articolo sulla presenza delle bandiere ho pensato alla “trollata” di Bellotti che andò, vestito da nazista dell’illinois, ad un raduno di sentinelle in piedi.

Qualcuno avrà pensato che Bellotti è una convinta sentinella in piedi (oltre che neonazista) e che chaplin, il primo ad indossare la divisa di Bellotti, era una sentinella in piedi.

 

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Che ci siano cascati con entrambi i piedi nella trollata è dimostrato anche da questa altra parte dell’articolo:

A portare la bandiera del Kekistan in piazza non è stato un simpatico troll nerd che voleva smascherare chissà quale complotto dei media, ma un attivista della Lega di Lucca.

Il responsabile web, come da lui dichiarato su Facebook.

Un fan sfegatato di Salvini, uno che ha applaudito alla scelta di levare la parola Nord dal simbolo leghista: “cambiare è un segno di coraggio, e nessuno sulla scena politica Italiana attuale ha il coraggio di Matteo Salvini, a cui va la mia massima stima politica e personale. Questo è il nostro nuovo simbolo, da Nord a Sud; ora dritti alle elezioni politiche che c’è un paese da salvare” ha scritto il ragazzo sulla sua pagina Facebook a dicembre 2017 salutando con felicità il mutamento antropologico della Lega. Non abbiamo usato a caso questa espressione.

Si chiama Augusto Casali e gestisce una pagina Facebook con quasi 6.000 seguaci che si chiama “Dio Imperatore Salvini”, riprendendo quella dedicata a Donald Trump, “God Emperor Trump(1)”.

La pagina God Emperor Trump è una pagina satirica su trump ove viene perculato stile “chuck norris facts”. Faccio notare la narrazione bene contro male; chi ha perculato non è un semplice burlone ma uno che condivide le idee politiche di Salvini quindi ipso facto un nazileghista.

Cosa si impara da queste vicende?

  1. Che la sinistra oramai ha perso il senso dell’umorismo è si è rinchiusa nella gabbia dei rancorosi e livorosi moralmente superiori che, affranti dalla serietà, non riescono più a farsi una razzo di risata. Peccato perché fra le mie letture più divertenti ricordo “Cuore” o qualche fumetto “politically scorrect” di totem. La perculata, del democristiano, era una delle armi migliori del PD. Adesso invece i comici e i satirici son stati sostituiti da compagini lanciatori di merda contro il ventilatore.
  2. Che non son capaci di ammettere di avere sbagliato, se sbagliano non è colpa loro ma del grande gombloddo globale. Troppa permalosità, troppo essere convinti di partecipare ad un Ragnarok con le forze del bene contro quelle del male.
  3. Che questa armatura di seriosità, di livore ti rende vulnerabilissimo agli attacchi “perculata”, e sia Grillo (un comico) che Berlusconi che ha buoni comici al suo servizio, son capaci di usare tale attacco con efficacia.

 

Umorismo di Sinistra Umorismo di Destra
 

(1): Titolo di Leto II Atreides, il “Dio Verme di Dune” https://it.wikipedia.org/wiki/Leto_Atreides_II. Quando si parla di ironia sottile.

Ideologia del vittimismo

Esistono le vittime di abusi, sopraffazioni, sfruttamento, violenza e ingiustizia sociale. Esse subiscono soprusi dei quali non hanno responsabilità e che violano la loro dignità. Ma esiste anche la tendenza a “fare la vittima”. Si tratta di una tendenza che non riguarda solo la psicologia individuale ma ha assunto, nel nostro tempo, il carattere di una vera e propria epidemia di massa. Il nostro tempo sponsorizza l’inclinazione a farsi vittime. Per certi versi la spinta alla lamentazione distingue l’essere umano. Solo l’uomo tra gli esseri viventi ha la caratteristica di interpretare il ruolo della vittima.(…)

La vittima ipermoderna reclama i suo i diritti offesi senza voler mai confrontarsi con le sue responsabilità. Piuttosto che affliggersi col senso di colpa – come accadeva alla vittima sacrificale della morale reattiva del risentimento – agisce screditando coloro che avrebbero dovuto garantire la sua mancata soddisfazione. Sconsolato e rabbioso il vittimista ipermoderno ruggisce come un leone contro coloro che sarebbero responsabili delle sue disgrazie o di quelle del suo paese. La denuncia urlata ha preso il posto del risentimento trattenuto della coscienza moralistica. Ma dov’ero “io” quando accadeva tutto quello di cui oggi mi lamento? Al posto di questa domanda cruciale che lo inchioderebbe alle sue responsabilità, il vittimista preferisce chiedersi sempre quale è la colpa dell’Altro. (…)

fonte: http://www.psychiatryonline.it/node/6773 via https://piccolometafisico.wordpress.com/2018/02/11/ideologia-del-vittimismo

Ed esempi di vittimismo ne sto vedendo a bizzeffe. Femministe che urlano come ossesse: “devono essere i maschi a fermarsi”, quando qualcuno chiede se infilarsi consapevolmente in situazioni di rischio, come ad esempio bere fino a non capire niente, sia una decisione saggia. Antiqualcosa che sciorinano l’elenco dei torti subiti da Abramo in poi come giustificazione delle loro azioni. Gente che prima frigna che andava male a scuola per colpa dei docenti che non facevano interessare alla materia, che andava male all’università per colpa dei docenti che usavano i paroloni, che cannavano i concorsi perché “vincono solo gli accozzati”, che non battono chiodo al lavoro perché “il capitale vuole tutti precari ed io non voglio esser schiavo” per poi finire a frignare che sta lavorando a .33 centesimi per ora nei call center “rompiballe”.

E se ti comporti da bambino frignante non stupirti se poi vieni considerato solo un bambino frignante.