Ho beccato il primo blocco su twitter.

A quanto pare il confutare1, citando numeri forniti da istat e ministero dell’interno, viene considerata una azione volgare, offensiva e patriarcale…
Cosa che conferma la mia teoria: vengono tenute le confutazioni volgari che sembrano scritte da trogloditi con evidenti problemi di analfabetismo perché funzionali al supporto della tesi. “Vedete quanto sono liberale? permetto anche a questi trogloditi di esprimersi nonostante scrivano solo insulti e stupidaggini”.

Logico che una confutazione fatta solo da insulti e stupidaggini in realtà sia un rafforzativo della tesi che cerca di confutare, mentre quelle non ingiuriose, a meno di considerare il “non son d’accordo” ingiuria, e ben argomentate, come quelle in cui si chiedono i numeri e le fonti delle affermazioni, possono diventare molto, ma molto, imbarazzanti.

Ennesima prova chetanti non son più avvezzi al confronto, civile, ma son abituati a tenere il comizio dal palco senza contraddittorio o con un contraddittorio di facciata.

 


  1. dopo quella discussione ho riosato chiedere i numeri. Risultato: blocco. 
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colpa della prescrizione?

Ho seguito un poco il dibattito sull’intervento a cartabianca della argento. La vicenda che coinvolge l’argento è squallida ed in italia sto vedendo bellissimi esempi di come non si faccia giornalismo investigativo scavando nella fogna1 ma si preferisca portare avanti la storiella strappalacrime della povera orfanella contro tutte le brutture del mondo.

Invocando la legge di Godwin, la vicenda di tutti quelli che adesso si dissociano, mostrano solidarietà pelosa e denunciano di tutto e di più, mi ha fatto immaginare che, al processo di norimberga, tutti gli alti gerarchi nazisti si fossero giustificati sostenendo che agirono in quel modo solo perché terrorizzati da Hitler2. E in conseguenza delle loro dichiarazioni fossero stati riconosciuti come dei santi, santi che hanno trovato il coraggio di denunciare le brutture di Hitler. E che tanti si fossero anche scandalizzati che l’accademia di Svezia non avesse premiato i gerarchi con il nobel per la pace.

Comunque c’è un passaggio dell’intervista che mi ha stupito e fatto pensare un poco male

Sorgente: Asia Argento: “Lascio l’Italia, ci verrò in vacanza” – La Stampa

Asia Argento ha anche confermato di aver subito altre molestie sessuali nel corso della sua carriera: «non ho bisogno di fare i nomi, perché in Italia c’è la prescrizione. Anche se li denunciassi non avrei nessun potere giuridico contro questi uomini, ma l’ho comunque detto per sostenere altre donne nel denunciare».

Una bestemmia dal punto di vista giuridico. La prescrizione, che che ne dica la vulgata corrente, non è uno strumento per permettere ai farabutti di farla franca quanto uno strumento di giustizia e di buon senso; dopo un certo lasso di tempo dimostrare la falsità o la verità di certe accuse diventa molto difficile se non praticamente impossibile.

E secondo il diritto moderno se non ci sono prove bisogna assolvere. Che senso avrebbe sprecare risorse per imbastire un processo che quasi sicuramente finirà in un nulla di fatto per l’impossibilità di trovare prove? Son spese di tempo e risorse inutili. E magari per inquisire Tizio che trent’anni fa “quando avevo 13 […] anni me l ‘ ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata(cit.)” ritardi il processo a quell’altro che invece ha lasciato evidentissime ed inconfutabili tracce mediche e biologiche su di un’altra sfortunata.

Come puoi dimostrare, con prove a prova di tribunale, oggi che Tizio ti aveva fatto vedere il pisello?

Il problema non è se sia vero o falso che Tizio l’abbia fatto, la questione è che senza prove non si può condannare, o non si dovrebbe condannare, in tribunale. Purtroppo, in certi casi, il desiderio dell’opinione pubblica di avere un colpevole è ipso facto giusta causa per la condanna; basti pensare alla condanna in I grado degli esperti per il terremoto dell’Aquila, condanna per fortuna ribaltata in appello e cassazione.

La seconda è che sostituire la condanna mediatica a quella “giudiziaria” è una bastardata, e chiedere condanne mediatiche mentre ci si lamenta di averne ricevuto è pura ipocrisia.

Ultima questione, accusare senza prove significa rischiare una contro denuncia per calunnia, contro denuncia stavolta però ben supportata da prove.

Perché allora parlare della prescrizione e presentarla come un sistema per permettere alla gente di farla franca? A pensar male, penserei a simpatia politica verso certe posizioni.


  1. Pare che lo scandalo si stia allargando; mi sa che alla prossima cerimonia degli oscar il filmato delle vacanze di Kim Jong-un vincerà tutte statuette, in spregio a Trump e causa mancanza di concorrenza. 
  2. Qualcuno tentò di usare la giustificazione “eseguivo solo gli ordini” ma, tale giustificazione, non venne ritenuta valida per scampare alla forca. 

Lavorare non Rende – Corriere.it

Bellissima sbroccata di gramellini che dimostra come i giornalisti talvolta vivano nell’iperuranio e parlino “del boschetto della (loro) fantasia e del fottio di animaletti un po’ matti” più che di interpretare la realtà.

Sorgente: Lavorare non Rende – Corriere.it

Immagina di avere trentacinque anni e di guadagnarti ancora da vivere in un call center. Avevi cominciato da ragazzo per metterti in tasca qualche euro in attesa di meglio. Ma il meglio non è mai arrivato e adesso ti ritrovi adulto con le cuffie a molestare telefonicamente degli sconosciuti o a fare da capro espiatorio alla loro ira per la memorabile somma di 750 euro al mese.

Mario, (nome di fantasia) hai iniziato a lavora in un call center e sei rimasto fermo lì per un sacco di tempo. Spiace dirlo ma nei lavori a bassissima qualità intellettuale, quelli dove le persone le sostituisci alla perfezione in cinque minuti non hai molto potere “sindacale”; l’unica forza è il numero. Ergo non son lavori sui quali ci puoi fare affidamento. L’ho appreso io lavorando nel mondo dell’informatica e non riesce a capirlo un signor giornalista?
Io mi chiederei perché si è rimasti fermi; problemi familiari? incapacità, dovute magari ad una scuola che ti ha illuso di essere preparatissimo ma che ti ha fatto uscire più ignorante di quando ci sei entrato? Pigrizia?

Soldi comunque irrinunciabili, perché nel frattempo persino tu ti sei azzardato a mettere su famiglia. Sul mercato del lavoro sei un numero fungibile. Su quello della politica un numero e basta, perché nessun partito si occupa di te: non vai di moda. Ti resta la dignità con cui rifiuti un accordo sindacale che ti avrebbe ridotto all’osso i già dimagriti diritti e dimezzato i magrissimi straordinari.

Per “alzare la posta” occorre avere merce di scambio. Quanto vale per l’azienda il lavoro di Mario? se Mario porta un saldo positivo di 1.000 euro fra quanto “costa” all’azienda e quanto “fa guadagnare” all’azienda è una cosa, se il saldo è di 1 solo euro, il discorso, lato azienda cambia.

Per tutta risposta l’azienda — che in questa storia si chiama Almaviva, ma ha altri mille nomi ogni giorno, in ogni parte del mondo — ti recapita a casa una lettera in cui annuncia il tuo trasferimento immediato da Milano a Rende, provincia di Cosenza. Tu pensavi che nell’era della banda larga non fosse necessario andare dall’altra parte della penisola per continuare a rispondere a una telefonata.

Magari a Cosenza gli affitti della sede di lavoro non costa come milano, magari i servizi accessori: pulizie, ristorazione, non costano come a milano. Magari spostandosi l’azienda aumenta gli utili. Mario è indispensabile ed è indispendabile che stia a Milano o per un Mario che molla si trovano immediatamente cento Luigi pronti a fare il suo lavoro?

Magari tuo padre era salito a Milano dal Meridione per trovare un lavoro, e ora a te si chiede di compiere il cammino inverso, separandoti dalla tua famiglia senza neanche una prospettiva di crescita economica o professionale.

Per avere prospettive devi avere le capacità di crescere, altrimenti resti fermo al palo. E cinicamente quanto può essere capace di “crescere” uno che è già rimasto al palo per un sacco di tempo?  Perché le squadre di serie A cercano, come titolari, campioni giovani e non giocatori trentacinquenni di media carriera?

Ti senti sconfitto dalla vita e ti domandi: ma un sistema che si basa sul malessere della maggioranza quanto ancora potrà durare?

Quanto può durare un sistema che illude gli ignoranti di essere dei dottoroni, che illude gli incapaci di essere dei guru indispensabili, che fa credere agli studenti che qualsiasi lavoro al di sotto del ruolo di amministratore delegato sia becero sfruttamento? Mario ha forza non per quello che sa fare o per quello che può portare all’azienda, ha forza perché è un numero e basta. E un numero “piccolo” soccombe sempre davanti ad un numero grande.

PS

Se si ama tanto il bel tempo andato perché allora non propone al corriere di mandare al diavolo l’informatica e di tornare ai vecchi linotype? Si ha idea di quanti vecchi tipografi ed impaginatori si potranno impiegare?

Cortocircuiti…

Quando avevo letto questa notizia: Censimento inglese niente sesso maschio o femmina per non urtare trans – Corriere.it, avevo pensato ad una bufala; invece è vera.  Quello che mi diverte è che abbiamo sotto gli occhi un esempio di cortocircuito logico. Da una parte la galassia contro il cattivo maschio bianco oppressore, cioè femministe, casinisti con la scusa dei diritti capricci civili, associazioni LGBTQIXYZαβγ, anticontroboicottari assortiti, che lotta perché chi si crede un gatto transex dotato di corna e rumine non venga considerato un caso “bizzarro” ma venga assecondato nelle sue idee. Chi siamo noi per imporgli una cultura patriarcale che vieta agli uomini alle persone di considerarsi gatti con corna e rumine?

Di contro invece l’omettere l’informazione sul sesso biologico fa perdere informazioni e, come hanno detto giustamente le femministe:

Ma la proposta ha suscitato la protesta delle femministe, che vi hanno visto un tentativo di eliminare la presenza femminile. La scrittrice Germaine Greer ha argomentato: «Sono stanca e nauseata da tutto questo. Continuiamo a sostenere che le donne hanno conquistato tutto quello che c’era da conquistare. Ma non hanno conquistato neppure il diritto a esistere». E l’attivista Stephanie Davies-Arai ha aggiunto: «Il sesso biologico delle donne viene cancellato e questo mi spaventa. Una volta che smetti di raccogliere informazioni, tutto si distorce per le donne».

Se non hai le informazioni sul sesso come puoi sostenere che le donne guadagnano il 99.99999% in meno degli uomini? Non lo puoi più fare. E quindi, siccome non conviene, il distinguere il sesso fra maschile e femminile non è più una azione oppressiva e patriarcale. Strana anche l’assenza di chi aveva invece aveva piantato casini perché Trump aveva abolito la legge Obama che permetteva ai transgender di usare il bagno del sesso percepito invece di quello biologico (qui). E di chi sosteniene che il genere è solo un costrutto sociale scollegato dal sesso biologico.

Mi sa che da ora in poi, cortocircuiti simili ne capiteranno a bizzeffe. Io mi attrezzo con i patriarcali birro1 e pop-corn per godermi lo spettacolo.


  1. al maschile ovviamente per sostenere il mio culturo patriarcale e misogino. 

“Pull a pig”, a caccia della “più brutta”: ecco il gioco che umilia le donne

Stavo leggendo le notizie sull’ennesimo “caso” montato dai media.

“Pull a pig”, di queste scommesse, imbecilli, ne ho sentito parlare e son servite come trama per un sacco di filmetti. E si tratta di “scherzi” fatti da persone di entrambi i sessi. Ho visto anche un sacco di ragazze provare a flirtare per vedere se erano seducenti e poi, verificato il loro appeal, sfanculare di brutto la vittima.

Sarei stato curioso di vedere, se il respinto dalla principessa si inventava un gioco cretino “kiss a frog” e la sputtanava su internet cosa sarebbe successo. Imho la stessa shitstorm ma a parti inverse.

Giocare con i sentimenti delle persone è pericoloso, molto. In certi casi possono scatenare reazioni abbastanza violente. Son cose che colpiscono nel profondo, sapere che si è giocati. Ciò vale per entrambi i sessi, i maschietti magari in forma più esplicita, le femminucce in forma subdola.  Quando insegnavo vedevo, dall’esterno, simili “scazzi” fra studenti. Di entrambi i sessi.

Sophie attacca, Jessie si difende con gli stessi toni. Lei è una ragazza inglese di 24 anni, lui un olandese di 21. Si sono conosciuti a Barcellona, e questa è l’unico punto in comune nella versione dei fatti dei due ragazzi. Il resto è controverso.

L’accusa di lei. Sophie ha percorso oltre 600 chilometri per rincontrare un ragazzo, Jessie, conosciuto in vacanza a Barcellona. Era stato lui ad avvicinarsi a lei, a conquistarla. Hanno trascorso una notte insieme e qualche tempo dopo la 24enne inglese si è diretta ad Amsterdam per rivederlo. Giunta in albergo ha scritto al ragazzo, ma il messaggio di risposta non è stato quello aspettato: lui l’ha derisa, dicendo che si trattava di uno scherzo, che era vittima del Pull a Pig.

“Era stato lui ad avvicinarsi a lei, a conquistarla”. E lei? passiva passiva oppure ha scelto di farsi conquistare. Perché certe cose si fanno in due, non da solo. Lei poteva sfancularlo da subito.

“You were pigged”, ha scritto Jessie, aggiungendo due emoticon con la testa di maiale, “Era tutto uno scherzo”. “Come hai potuto essere così crudele'”, ha risposto lei, prima di venire bloccata da lui su WhatsApp.

I hope his mother reads this, what a wanker! Sophie Stevenson, you’re gorgeous and he’s an utter arsehole. https://t.co/oOoiS3ZG3z

— Lauren (@laurenella_) 9 ottobre 2017
“Pull A Pig è un gioco in cui un ragazzo cerca di abbordare una ragazza grassa e brutta. Mi sono sentita male”, ha raccontato Sophie al Sun, “Ero così turbata che ho cambiato il mio volo e sono tornata subito a casa la mattina successiva”.

Mi sembra un poco romanzato; cioè conosci un ragazzo per una notte, e parti subito per andare a trovarlo prima di conoscersi bene? Mah. Lui potrebbe essere anche stato coglione ma lei è sicuramente così ingenua da farsi interdire.  Cose che succedono e succederanno sine die. Però prima che qualcuno inventasse un nome fantasioso e si mettesse a piangere su internet si risolvevano con alzate di spalle.  Da notare comunque il bipensiero femminista: ovvero le ragazze a seconda della convenienza son fortissime capaci di superare qualsiasi ostacolo oppure, se invece è più vantaggioso, son di cristallo ed un nonnulla manda il loro cuore in pezzi. Certo che poi sfogare la delusione d’amore con uno sputtanamento “mondiale” sul Sun…

La versione di lui. “Sono io la vera vittima”, ha detto Jessie in un’intervista al Mail Online. “Ci siamo conosciuti a Barcellona, sì, ma non c’è stato nulla – ha raccontato il giovane olandese, aggiungendo di aver contattato un avvocato per difendersi – Siamo stati in albergo ma non abbiamo dormito insieme e, soprattutto, non le ho mai scritto quel messaggio. Quello che sta girando o se lo è inventato lei o se lo sono inventati i giornali. È tutto inventato e mi sta rovinando la vita”.

In un’altra intervista alla versione olandese di Metro, Jessie ha aggiunto che dopo questa storia la sua famiglia è stata minacciata e ha ribadito: “È tutto falso”.

I soliti giustizieri del ueb che appena vedono una buona causa per vomitare livore e sentirsi buoni perché lottano dalla parte secondo loro giusta. Anche qui noto il bipensiero: quando la merda viene versata sul tipo è santissima, quando, ad esempio, viene versata su qualcun’altra, come la tizia perseguitata per aver pubblicato dei suoi filmati osè, invece è un comportamento abietto. Io considero le shitstorm sempre sbagliate. Non conosco la situazione e non posso dire se sia stato chi sia stato stronzo sia stato lui o lei o cinquanta cinquanta. L’unica cosa che posso dire è che lo sputtanamento “mondiale” lo considero un colpo decisamente basso ed una vendetta sproporzionata.

Il pull a pig. Secondo il sito Urban Dictionary, il termine Pull a pig si riferisce a una pratica che coinvolge un gruppo di amici, che escono per cercare di conquistare e portare a letto la donna meno attraente. Vince chi riesce a uscire con la “più brutta”. Essere “pigged” significa essere stata la vittima dello scherzo.

In passato ne aveva parlato l’Independent, citando anche un altro “gioco” simile, “Fat girls rodeo”, il rodeo delle ragazze grasse. In entrambi i casi le donne vengono paragonate ad animali da catturare, una forma di umiliante bullismo, di cui esiste persino un merchandising su internet. La giornalista aveva provato a indagare sulla pratica e questo è stato uno dei commenti ottenuti: “Ma è solo per farsi una risata. Sarai sicuramente una femminista. Loro lo amano, sono felici di ricevere attenzioni”.

“Loro lo amano, sono felici di ricevere attenzioni” è una scusa cretina che non giustifica alcunché. Però essere “mature” significa anche imparare a riconoscere gli stronzi (e le stronze).  Buffo poi scandalizzarsi di simili giochi e poi guardare spazzatura tipo uomini e donne, o temptation island o tanti altri reality cretini.

 

filmato omofobo e zeppo di discorsi d’odio…

Guardate come l’omofobo Reg opprime la povera Loretta, rifiutandosi di riconoscere i sui innegabili diritti umani…

 

Alla fine quello che non riuscirono a fare i bigotti con “life of brian” (brian di nazareth), ovvero censurarlo, temo riusciranno a fare i social justice warrior.

PS Graham Chapman, membro dei monty phyton e quindi autore, con gli altri membri del gruppo, del film era omosessuale e fu uno dei primi personaggi “pubblici” ad ammettere pubblicamente la propria omosessualità.

 

 

Hate speech, facebook, la censura e gli autobus

In germania è stata approvata una legge che punisce con pesanti sanzioni i social network che non cancellano i “messaggi di odio”.

Sorgente: Germania, ecco la “legge Facebook”: multe fino a 50 milioni ai giganti del web – Cronaca – L’Unione Sarda.it

L’hanno già ribattezzata “legge Facebook” ed è un unicum al mondo, il nuovo codice approvato in Germania contro lo hate speech, ovvero il linguaggio dell’odio che sempre più spesso spopola su Internet e in particolare sui social network. (…)

I social network con oltre due milioni di iscritti che non cancellano offese e contenuti diffamatori dovranno pagare una multa molto salata, che può arrivare fino a 50 milioni di euro.

Il contenuto “manifestamente criminale” va cancellato o bloccato entro 24 ore dalla denuncia, nei casi un po’ più controversi c’è una settimana di tempo.

Inutile dire che a temere la legge sono soprattutto Facebook e Twitter, che hanno tre mesi di tempo per abituarsi al nuovo codice: dal 1 gennaio 2018 pagine offensive, contenuti con insulti, minacce, bullismo, fake news, vanno rimossi obbligatoriamente.

A controllare il rispetto delle norme sono 50 dipendenti del ministero della Giustizia.

Devo dire che non condivido questa legge; principalmente perché ho paura che il pretesto dell’ “hate speech” verrà utilizzato come una mannaia per censurare contenuti che non si condividono.  In primo luogo vorrei avere una definizione precisa di “hate speech”; i reati di “parola” come diffamazione, calunnia, apologia di reato, sono normati in maniera precisa ed è un giudice, in tribunale con il contraddittorio fra le parti, che decide se il reato è stato commesso. I social invece dovrebbero diventare contemporaneamente giudici e giustizieri. Non mi sembra corretto.

Seconda cosa: molti purtroppo considerano “hate speech” il semplice non condividere le loro idee e appena qualcuno commenta con un “no ma…” alle loro affermazioni fanno partire le accuse di *-fobia, anche se i commenti sono espressi in maniera corretta e non ingiuriosa. Questa frase dell’onorevole Scalfarotto è emblematica: “Ivan Scalfarotto definisce “inaccettabile una manifestazione come quella contro le unioni civili che si tiene oggi a Roma“, che è “contro i diritti dei propri concittadini dà l’idea di quanto la battaglia per i diritti lgbt nel nostro Paese sia molto complessa”.  Come avevo già scritto, io sarei anche stato d’accordo se avesse definito inaccettabili le richieste della manifestazione, ma non la manifestazione in sé. Nelle polemiche per il figlio avuto dal compagno di vendola grazie all'”utero in affitto”, l’argomentazione principale a chiunque obiettasse era: “critichi perché sei omofobo”.

Il rischio di avere una censura tremenda, in nome del politically correct, è altissimo. Perché il politically correct con il suo vittimismo e il suo frignare “non sei d’accordo con me perché sei un *-fobo” tende a voler usare lo strumento dialettico della censura per costringere l’altro al silenzio e vincere per abbandono.

Sto vedendo le polemiche sul “bus antigender“, imho una pubblicità cretina che però ha causato tante accuse di LGBTXYZαβγ – fobia. Mi ricordano le polemiche che a suo tempo ci furono quando l’UAAR si pubblicizzò con dei manifesti sui bus. Buffo che le polemiche siano esattamente le stesse, solo che chi allora protestava ora è un paladino della libertà e viceversa i credentofobi hanno sposato Voltaire.

E’ “discorso d’odio” l’uno? lo è stato l’altro? lo sono entrambi? chi lo sa; so solo che le polemiche, se si astrae un poco, sono esattamente le stesse. E sinceramente preferisco la libertà di parola anche a costo di vedere qualche pubblicità cretina che dover parlare, o scrivere, solo se autorizzato da un comitato di paladini della rete.

 

Mentire con le statistiche

mentire con le statistiche” era un testo interessante  che mostrava come si potessero utilizzare statistiche, vere e oneste, per sostenere le proprie menzogne usando dei trucchetti per fuorviare nell’interpretazione delle statistiche.

Questo articolo del sole24 ore mi ha portato alla mente quel testo; sia perché vi ho riconosciuto alcune fallacie statistiche, sia perché ho notato alcune tecniche dialettiche per enfatizzare o minimizzare le conclusioni.

Sorgente: Violenza sessuale, il passaporto dei violentatori non c’entra. Ecco i dati – Info Data

Lo suggeriva il buon senso, lo conferma la statistica: non c’è alcuna relazione tra il passaporto e lo stupro. Detto altrimenti, non c’è una nazionalità, un’etnia, la si chiami come si vuole, per cui la violenza sessuale è più frequente che in altre. In altre parole: chi afferma che l’ondata di violenze sessuali che nelle ultime settimane sembra aver colpito il nostro Paese sia una diretta conseguenza dell’immigrazione, ha torto. Così come chi sostiene che invece la colpa ricada soprattutto sugli italiani.

In realtà la stastica conferma il contrario. Vediamo come. Innanzi tutto sarebbe opportuno precisare qual’è la tesi da dimostrare o da confutare; la proporzione fra numero di condannati per stupro di una specifica nazionalità è significativamente diversa a seconda della nazionalità o no?
Se non si fa una domanda precisa ma si fanno insinuazioni fumose è molto difficile arrivare a qualche risposta chiara.

Per questo il raffronto è stato realizzato tenendo conto dell’intera popolazione maschile residente, sia per gli italiani che per gli immigrati. Il risultato è questo:

https://public.tableau.com/views/Violenzasessuale2/Dashboard1?&%3AshowVizHome=no

A un primo sguardo, occorre ammetterlo, il grafico non dice molto. Soprattutto perché il numero di italiani residenti (rappresentato dal rombo in alto a destra) è ovviamente sproporzionato rispetto a quello degli stranieri. E lo stesso vale per la quantità di detenuti. Più che alla distribuzione dei punti sul grafico, però, occorre prestare attenzione alla linea che lo attraversa. Ed avere la pazienza di affrontare un paio di nozioni di statistica, estremamente semplificate con buona pace degli esperti del settore.

il dato italiano siccome è enormemente distante dagli altri è capace di alterare tutti i valori

Il punto, però, è che il valore di R2 è molto vicino a 1. E quindi il modello ha significato. E questo modello dice che c’è una correlazione positiva tra il numero di maschi che compongono una popolazione e il numero di questi individui che ha commesso uno stupro. In altre parole, più persone ci sono e più sono i violentatori tra di loro. Dove siano nati non c’entra nulla. Il Paese d’origine non influenza la “propensione allo stupro”, ammesso che esista qualcosa del genere. O almeno questa è la situazione in Italia secondo i dati a disposizione.

prima conclusione scontata: maggiore è la popolazione maggiore è il numero di stupri; è un fatto scontato. A cosa serve questa conclusione scontata? a far apparire scontato quanto segue. C’è da considerare che il dato italiano visto il numero enorme di italiani rapportati alle persone di altre nazioni è in grado di mettere in ombra la non significatività degli altri dati. Come si può anche vedere eliminando, nell’articolo del sole24ore, il dato italiano.

Per provare a rendere il tutto più intuitivo, Infodata ha provato a rappresentare questi numeri in una mappa. Sulla quale viene rappresentata la percentuale di residenti in Italia in carcere per stupro secondo la nazionalità di origine. I colori più freddi indicano una percentuale più bassa, quelli più caldi un’incidenza più alta. Il filtro “Status” ha la stessa funzione del grafico precedente:

La situazione peggiore riguarda la Mongolia. Il 2,128% dei residenti in Italia è in carcere per stupro. Ma stiamo parlando di una persona su un totale di 47 immigrati dal Paese di Gengis Khan. La mappa suggerisce anche che dovremmo guardarci dagli americani, che stuprano ad un tasso sei volte superiore agli italiani: lo 0,063% dei cittadini Usa che vivono in Italia è detenuto per violenza sessuale, contro lo 0,007% degli italiani. Ha senso dirlo? Il grafico ci spiega che no, non ne ha.

Questo è un esempio di come fra dati giusti si possono dedurre conclusioni sbagliate. La domanda, implicita, è: c’è una significativa differenza nel rapporto fra numero di residenti di nazionalità X e condannati per stupro di nazionalità X? il grafico risponde di sì.
Vabbe’ che per parlare di significatività dovremo anche fissare dei paletti. Prendiamo il caso della mongolia, il numero di residenti mongoli in italia è troppo basso per essere significativo. Ovvero il 2% è un “artefatto” statistico dovuto alla scarsa numerosità del campione di partenza.
La statistica per funzionare bene ha bisogno di “grandi” numeri1; più è ridotto il numero di persone cui si fa statistica maggiore è la possibilità di ottenere risultati falsati dal rumore statistico. Proprio come nel caso della mongolia.

Nemmeno la presenza di alcuni outliers, ovvero di punti sul primo grafico che si allontanano dalla tendenza (e che riguardano Romania, Marocco, Albania e Tunisia), riesce a togliere significato al modello. Il quale afferma che non c’è alcuna relazione tra la nazionalità di una persona e la possibilità che commetta uno stupro. Affermarlo, semplicemente, non ha alcun significato. Almeno se si rimane nel campo del buon senso. E della statistica. Poi ci sono le opinioni, ma su quelle non ci sono dati.

Qui si vede bene come la pubblicazione dello stesso dato in forme differenti forza una interpretazione diversa del dato; scrivere: la percentuale degli italiani è dello 0,007% mentre fra gli americani residenti in italia è dello 0,063%, fa sembrare i due numeri molto piccoli. Mentre dire che ogni centomila italiani abbiamo 7 condannati per stupro contro i 63 americani fa saltare all’occhio il rapporto fra condannati italiani e condannati americani.
Scrivendo la percentuale come rapporto fra condannati per centomila persone, cosa fatta proprio per evitare numeri troppo piccoli, fa balzare agli occhi come il rapporto fra condannati e residenti di nazionalità americana sia nove volte il rapporto fra condannati e residenti italiani. Detto con altre parole: fra gli italiani ci son 7 stupratori ogni centomila maschi, mentre fra gli americani, residenti in italia, ce ne sono 63 ogni centomila maschi. Per fare qualcosa di usabile ho scaricato i dati dell’articolo ed ho eliminato i valori troppo bassi per essere significativi. I filtri che ho adottato sono: numero di detenuti >=10 e numero di residenti >= 2.000.
Il risultato è che fra gli italiani abbiamo 6 stupratori ogni 100.000 residenti in italia, fra i marocchini e gli algerini più di 100 ogni 100.000 abitanti (109 e 102) per essere precisi.
Direi che le differenze sono abbastanza evidenti e significative.

Evidenze mascherate rappresentando i dati mediante numeri “piccoli”.


  1. se prendo 100.000 elettori a caso è molto probabile che abbia un rapporto fra elettori maschi ed elettrici di circa il 49% contro il 51%, la proporzione reale della popolazione italiana. Se prendo due elettori è abbastanza probabile che peschi due persone dello stesso sesso.  Deducendo erroneamente che in italia un sesso non vota. 

Toscano Irriverente • – In Germania le forze populiste erano marginali….

– In Germania le forze populiste erano marginali. Poi che cosa è successo?

«Erano marginali perché mancavano entrambe le condizioni scatenanti: crisi e paura. Ora, dopo gli attentati e l’arrivo massiccio di immigrati, pure i tedeschi sperimentano la paura. È quindi del tutto logico che consegnino una parte dei consensi ad Alternative für Deutschland, unico partito che fa della protezione dagli immigrati la sua missione principale» (…)
– Il mondo dell’Afd ha più anime. È semplicistico parlare di estrema destra con sfumature neo-naziste?
«Più che semplicistico, è sbagliato.
Il populismo attuale non può essere confuso con l’estrema destra: se ne differenzia su troppi punti fondamentali. Nazismo e fascismo erano espansionisti, il populismo di destra è isolazionista. Nazismo e fascismo teorizzavano la superiorità razziale, i populisti si limitano a difendere il diritto di ogni popolo a preservare l’identità.
Nazismo e fascismo disprezzavano la democrazia, i partiti populisti sono semmai iperdemocratici: non pensano vi sia troppa democrazia, ma che ve ne sia troppo poca.
Nazisti e comunisti perseguitavano gli omossessuali, diversi partiti populisti di destra difendono coppie di fatto e diritti dei gay, in alcuni casi sono addirittura guidati da leader omosessuali. L’Afd da Alice Weidel, dichiaratamente lesbica. In passato abbiamo avuto la lista di Pim Fortuyn, politico olandese omosessuale assassinato nel 2002, la cui eredità è oggi raccolta dal populista Geert Wilders».

Luca Ricolfi intervistato dal Messaggero, via http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/adesso-so-rsquo-cazzi-nostri-ndash-sociologo-luca-ricolfi-parla-157025.htm

Ricolfi, uno dei pochissimi neuron-dotati, capaci di analisi non uterine isteriche tra i sedicenti “esperti”  in circolazione.

(via abr)

(via mavitpzv)

Source: abr

La tua ipersensibilità non ti rende speciale o interessante – The Vision

Un articolo molto interessante sulla snowflake generation e di come lo spingere all’eccesso la tutela della specialità alla fine porti a conseguenze completamente antitetiche rispetto a quanto si voleva inizialmente ottenere.

Concordo con le conclusioni dell’autrice; pensano di essere paladini ma spesso son solo immaturi che rifiutano il dialogo, giustificandosi con la loro spiccata sensibilità, sensibilità che usano per dipingere di idealismo i loro capricci.

Da considerare anche una cosa: quando domani qualcuno parlerà di nazist-shaming, molti dei fiocchi di neve andranno in cortocircuito di brutto ma di brutto, brutto, brutto.

Sorgente: La tua ipersensibilità non ti rende speciale o interessante – The Vision

LA TUA IPERSENSIBILITÀ NON TI RENDE SPECIALE O INTERESSANTE
Di ALICE OLIVERI 18 SETTEMBRE 2017

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Al di là della becera tendenza dell’alt-right a screditare qualsiasi oppositore del movimento sessista, razzista e machista, la questione Generazione Fiocco di Neve porta alla luce un aspetto interessante e complesso della contemporaneità, e a tratti anche inquietante e pericoloso, perché volto a istituire e a imporre in alcuni casi una norma che non è detto garantisca necessariamente una maggiore libertà. Se da un lato il maschio alfa trumpiano impone il suo dominio con violenza spregiudicata e oppressiva, dall’altro il giovane snowflake promulga un’inclinazione alla censura e alla limitazione della libertà di espressione in favore della sua politica in difesa della sensibilità. L’esempio più lampante di questa battaglia per l’ipersensibilizzazione della società è senza dubbio quello della lingua gender-sensitive: ci sono università nel mondo anglosassone che minacciano di abbassare voti a chi non usa termini ed espressioni gender neutral, creando un cortocircuito distopico in cui si propone un modello libero e rispettoso che si applica attraverso norme e divieti.

Sempre a proposito di censura e divieti: la sensibilità degli studenti di lettere della University of Pennysilvania era così urtata da un’immagine di Shakespeare, poeta ritenuto razzista e misogino, affissa nella hall del dipartimento da imporre la sua rimozione e sostituzione con la foto di Audre Lorde, poetessa lesbica e femminista africana. Siamo davvero tanto sicuri del valore che ha il sostituire al più grande poeta e drammaturgo inglese che sia mai esistito questa poetessa? Non è forse attraverso le sue poesie e le sue parole che questa scrittrice dovrebbe essere acclamata, invece che come icona?

 

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La Snowflake Generation rischia con la sua determinata intenzione a stabilire regole e divieti di diventare una sorta di paladina di una metaforica Santa Inquisizione dove qualsiasi mancanza di rispetto al dio delle diversità generi un patibolo di esecuzione per il colpevole di un generico shaming.  (…)

E dunque, questa ipersensibilità, questo desiderio di generare a tutti i costi etichette che danno vita a cose che fino a un attimo prima non esistevano (come nella migliore tradizione biblica), questa incapacità di accettare critiche e di pestare i piedi di fronte a chi si permette di controbattere, annullando ogni scontro dialettico, è forse il segno di una inquietante immaturità che alimenta la marginalità delle minoranze, piuttosto che favorire l’integrazione. Insomma, come può questa generazione di candidi fiocchi di neve portare avanti le sue battaglie, spesso legittime, se per farlo sente il bisogno di scagliarsi contro un’immagine di Shakespeare? Forse i più grandi nemici dei fiocchi di neve sono i fiocchi di neve stessi, che fanno della loro sensibilità un’arma contro il dialogo, di fatto unico vero antidoto all’intolleranza.