Stage, tirocini non pagati, sfruttamento… Ormai nemmeno uno su mille ce la fa – Il Fatto Quotidiano

Ho trovato questo articolo interessante; perché mostra impietosamente tanto piagnisteo legato al mondo del lavoro e di come stage ed esperienze formative vengano fraintese dall’una e dall’altra parte della barricata.

Divertente il refuso iniziale: “uno su mille non ce la fa” significa dire che i restanti novecentonovantanove riescono.

Sorgente: Stage, tirocini non pagati, sfruttamento… Ormai nemmeno uno su mille ce la fa – Il Fatto Quotidiano

Bamboccioni, sdraiati, iperconnessi, pappemolli… e stagisti. Uno su mille non ce la fa

Queste sono le tante etichette appiccicate addosso alla generazione dei Millennials. L’ultima, “pappemolli”, è proprio una mazzata visto che viene da Breat Easton Ellis, scrittore americano di romanzi cult come Less than zero (1985) e portabandiera della young generazione di allora.

Comincio dall’ultima categoria, quella degli stagisti, praticanti, apprendisti, applicanti di summer job (Salvini, al quale non piacciono gli inglesismi, direbbe “lavoretti estivi”).

Piccola nota: cosa ci sarebbe di male nell’utilizzo dei termini in italiano, molto più appropriati del disgustoso “italiese” di applicanti di summer job? alla fine pur di prendersela con salvini fanno figure barbine che paradossalmente lo favoriscono. Sinceramente alla lettura della frase ho pensato a questa barzelletta.

E’ un esercito di senza lavoro che sperano di trovarne uno partendo dal basso, umilmente, accettando “proposte indecenti” in nome di un’esperienza lavorativa non retribuita ma almeno formativa, da far “brillare” un curriculum ancora acerbo. Invece in nome di quella “straordinaria” macchina di sfruttamento operante in tanti paesi e in tante coscienze, ne sono vittime.

L’estate, poi, è l’alta stagione degli stage. La lista è infinita, di chi di si para il fondoschiena e offre un tirocinio in cambio di manovalanza a costo zero. Io la chiamo macelleria sociale, e voi? Ho figli in età di stage, dunque conosco un po’ la materia. Mio figlio, 19 anni, prima di cominciare Marketing and Advertising all’Universita Pepperdine, vuole avere un assaggio del mercato professionale a Los Angeles. Una casa di moda, un brand giovanile da influencer, gli offre uno stage di tre settimane, con possibilità di estenderlo. Al ragazzo viene affidata la mansione, carica di responsabilità, di appendere i vestiti sulle grucce. Ovviamente gratis.

Tramite la segnalazione di un amico di un amico gli si aprono le porte di una casa di produzione a Hollywood. Questa volta, pensa il ragazzo, farò qualcosa di serio. Socialmente utile di certo, viene messo a fare l’usciere: apre e chiude le porte a gente che va, gente che viene. La promozione non si fa attendere e dopo un mese va ad occupare il posto da centralinista e risponde al telefono. Altro che major: non è previsto neanche un minimo di salario. Resiste un altro mese.

Se gli stage non erano formativi perché li ha fatti? Mah. In realtà quando ho letto la storiella ho pensato a tanti ragazzini, e genitori, convinti che nell’alternanza scuola-lavoro sarebbero stati messi immediatamente ad operare in ruoli “critici” per l’azienda. Peccato che per ruoli “critici” le aziende tendano a preferire persone che “referenze alla mano” possano dimostrare di essere adatte a svolgere un tale lavoro.  Terra terra se sei un pischello alle superiori ti coinvolgo per aspetti marginali del lavoro, non ti metto da solo a svolgere lavori delicati, approcciarsi al mondo del lavoro significa anche capire “cosa si sa fare” e come lo si può dimostrare. Il ragazzo cosa sapeva fare? e cosa si aspettava di fare se non aveva alcuna esperienza? Sarò cinico ma se ti aspetti di uscire da scuola ed essere assunto come CEO da qualche parte con il pil del Rwanda come stipendio mensile (+ benefit) è molto probabile che finirai deluso.

C’è da dire che anche appendendo vestiti vedi come funziona il negozio, come dialogano i reparti, come si organizza il personale, come si svolgono le vendite, come si muove la gente che vuole acquistare e come la si supporta e convince.  Riporto un mio brano che scrissi riguardo all’alternanza scuola lavoro:

Se io devo investire in una nuova assunzione su chi mi conviene puntare? su chi, referenze alla mano, mi dimostra che certe cose le ha viste e magari le ha capite o su chi dice di averle fatte ma non può dimostrare alcunché? Chi parla di stage passati solo a servire il caffè e/o a fare fotocopie dimostra, impietosamente, di non essere capace di vedere cosa sta capitando sotto i suoi occhi; di essere incapace di vedere cosa sia un ciclo produttivo o quali siano gli scopi del reparto, o dell’ente, cui sta lavorando. Di dire cosa stanno facendo i colleghi per i quali stava facendo fotocopie. Più che un “poverino costretto a fare fotocopie (nonostante un curriculum mirabolante)” vedo un: “persona incapace di cogliere le opportunità di imparare”.
Immaginiamo la scena;
caso A: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho visto come funziona il ciclo di produzione ho visto come si svolgono gli incontri con i fornitori/clienti, ho visto come si prepara una determina, un regolamento, una gara d’appalto.”
caso B: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho fatto fotocopie.”
Si nota qualche differenza? faccio notare anche che nel caso A quello che viene risposto è: “ho visto questo e quell’altro”, non “ho fatto quello e quell’altro”. Il caso A è qualcuno pronto a cogliere le occasioni per imparare; il caso B invece è il classico studente che se non viene ordinato esplicitamente di imparare si limita a fare il minimo per arrivare al sei. Se foste il direttore del personale di una azienda, su chi investireste?

In Italia non siamo meno cialtroneschi: a mia figlia, 18 anni, e a tre sue amiche, iscritte a un famoso Istituto di moda e design di Milano, viene offerto un ministage di sei giorni durante la Design Week, quando Milano si trasforma in vetrina globale di creatività. Le ragazze si fregano le mani dalla contentezza. Pazienza se non ci pagano, vale anche come un credito, sì un solo punto, per gli esami. A loro sembra strategicamente interessante. E strategica sarà la posizione, dalle nove del mattino alle sei del pomeriggio all’ingresso del Salone del Mobile di Rho per indicare alla fiumana di gente dove sono le toilette. Motivazioni afflosciate come aquiloni senza vento. Nessuno ha nulla in contrario al lavoro di hostess, ma almeno che le ragazze siano pagate e non sfruttate.

Io invece mi porrei due domande: la prima è come mai il famoso istituto di moda accetta come formativa una esperienza di tale tipo. Se le aziende usano stagiste al posto delle hostess è anche perché ci son stagiste pronte a vendersi per 1 punto di credito universitario.

Seconda domanda: le ragazze cercavano uno stage o cercavano un lavoro? Non è che se entro in pizzeria, chiedo una margherita e mi danno una pizza mi possa arrabbiare perché volevo un fiore.  Per il resto ripeterei le riflessioni che ho fatto riguardo all’esperienza precedente.

Vado all’installazione di Hermès e chiedo a uno dei ragazzi chaperon, istruito a mostrare le meraviglie dell’ artigianato della maison, quanto guadagna al giorno: tramite agenzia di servizio, un’ottantina di euro, tutto regolare. Ovvio che Massimiliano Locatelli, architetto geniale, abbia la lista d’attesa per fare uno stage presso la Locatelli Partners, studio di progettazione tra i più conosciuti al mondo, sorride: “Li facciamo lavorare sul serio e li paghiamo sul serio”. Massimiliano e’ una mosca rara, se andiamo al Sud siamo messi anche peggio. Mia nipote Sveva quasi giornalista professionista (non posso scrivere il cognome, altrimenti non la fanno più scrivere) quando propone articoli, inchieste su Napoli, visto che il brand tira, a giornali locali e nazionali, si sente rispondere: “Siccome l’editoria è in crisi, non possiamo pagare”.

e lei continua a farli? Cinicamente: scema lei che continua a picchiare la testa al muro sperando che il muro si rompa; non te lo pagano o pretendono di pagarlo in visibilità? Non venderlo, nessuno ti obbliga.

Ci salva il grido di speranza di Aldo Masullo, un ragazzo di 96 anni, uno dei più grandi filosofi contemporanei: “Il mondo è ancora giovane. Non lasciatevelo scippare”. Si vabbè, ma neanche Gianni Morandi canterebbe più “Uno su mille ce la fa”. Al decreto Dignità che promette meno disoccupazione cambierei semplicemente nome: decreto senza dignità!

Non è che se io apro un negozio specializzato in articoli da Curling a Villasimius, con i commessi che parlano solo ed esclusivamente greco classico, poi la gente debba venire obbligata a comprare i miei prodotti. Se il mio prodotto non interessa, o costa troppo per la persona che dovrebbe acquistarlo, non viene comprato. Invece di fare questa semplice e banale riflessione si preferisce frignare contro il governo che mi toglie la dignità perché sono “Vozzi pVoletaVi che non amano il cuVling” e non capiscono la bellezza di parlare il “gVeco antico”. Ma quello non è un discorso di dignità, è un discorso di dimostrare di avere quel minimo di capacità razionali da non dover chiedere alla magistratura l’interdizione e la nomina di un tutore legale.

 

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Bispensiero clericale

Per comprendere a fondo il concetto di bispensiero nel contesto e nell’accezione specifica dell’opus magnum orwelliana, un ottimo esempio è rappresentato dalle dinamiche che stanno alla base della guerra perenne tra gli stati. L’Oceania, all’inizio del racconto, è in guerra contro l’Eurasia ed alleata con l’Estasia: così è scritto su tutti i libri di storia, i giornali, i manifesti propagandistici affissi ai muri e dichiarato da tutti i dispacci diramati attraverso i teleschermi, mediante i quali vengono confermate continue conquiste sul fronte eurasiano. Ogni mese, alcuni prigionieri eurasiani vengono giustiziati in piazza. Tutti sanno e ricordano perfettamente che la situazione è questa e che lo è sempre stata.

Se il nemico era quello, e il nemico rappresentava il male assoluto, non si poteva mai essere stati alleati con esso. Eppure Winston Smith, il protagonista, ricordava che appena quattro anni prima la situazione era l’esatto opposto: il suo Paese era stato in guerra con l’Estasia e alleato con l’Eurasia; e ciò che lo spaventava enormemente era che lui sembrava essere l’unico a ricordare quella nozione. Quella, così come tante altre.

Sorgente: Bispensiero – Wikipedia

Sui social, dopo le ultime uscite di salvini e del cardinale elettricista (cit.), sto vedendo che molti stanno esercitandosi nel bipensiero. Prima la chiesa era il male, le ingerenze politiche della chiesa profondamente sbagliate, la chiesa copriva i preti pedofili, era omofoba, lottava contro il “diritto alla procreazione” era bigotta ed ipocrita. Le sentinelle in piedi erano la summa del bigottismo, per carità non parliamo del congresso di Verona.

Adesso invece di tutto quello non se ne parla più ed anche i miei contatti “cloro al clero” nei social invece condividono le frasi dette, o messe in bocca, a papa ciccio primo e lo esaltano come buono in opposizione al cattivo salveeny.

Che è successo? penso che fra chiesa partito e partito chiesa ci sia una alleanza temporanea contro il grande satana che osa toccare il businnes dell’accoglienza. Per rendersene conto basta vedere le tante proteste di questi giorni, la notizia che anche la caritas ha rinunciato a partecipare a bandi perché le spese per migrante son state ridotte da 35 a 21 €/giorno o gli annunci di esuberi nell’industria dell’assistenza.

Adesso, io capisco che le esigenze politiche possano spingere diavolo ed acqua santa ad unirsi, è capitato anche con “Renzusconi”, quello che mi fa ridere comunque è che non si ammetta di aver cambiato idea per convinzione ma, in pieno stile 1984, si sostenga di essere stati da sempre convintamente alleati.

Con i risultati delle europee ci sarà da divertirsi, soprattutto se si tenterà di fare un cambio in corsa lega-PD al governo… Ci sarà da ridere, per non piangere…

Se “bella ciao” diventa un inno di partito…

Trovo sia alquanto ipocrita scandalizzarsi se non viene considerata una canzone che unisce ma un inno di partito al livello di “meno male che silvio c’è” o “l’internazionale”

Piaccia o no questo strumentalizzare la memoria per questioni di bassa bottega è proprio la causa del fatto che la resistenza non venga ricordata come un momento di unione che dovrebbe unire tutti ma solo come un’ennesima battaglia di una guerra, fra (pseudo)fascisti e fascisti travestiti da antifascisti, che si trascina ancora oggi.

 

Sorgente: Salone del Libro, i visitatori cantano “Bella ciao” di fronte all’autrice del libro di Salvini – Repubblica Tv – la Repubblica.it

casal bruciato/2

stavo seguendo le notizie sulla vicenda; alcune riflessioni sparse.

il doppio standard; Da molto tempo in italia le case popolari sono “terra di nessuno” e per assurdità della legge1 vengono, di fatto, gestite da organizzazioni pseudomafiose. Roma non è un unicum, ci son casi anche a milano qui e qui, napoli, reggio calabria, addirittura a parti invertite. Che si intervenga è giusto, ma una volta iniziato si deve intervenire da tutte le parti; fare figli e figliastri ovvero usare il bastone se la mafia che gestisce ha simpatie verso una parte ed il piumino se le simpatie son verso la parte opposta serve solo a fabbricare martiri da presentare e fornire un comodo alibi, il doppio standard, per le proteste.

Giustissimo perseguire il demente che ha urlato minacce, però se inizi poi devi continuare. Altrimenti, se intervieni rapidamente nel caso mediatico ma nel caso di Concetta o di qualunque altro lontano dai riflettori lasci passare tutto in cavalleria, stai solo fabbricando un martire e portandogli tante simpatie. E qualche altro wannabe giustiziere della notte ti salterà fuori.

Riporto quanto avevo scritto riguardo alla notizia, poi rivelatasi essere abbastanza dubbia, della ragazza  respinta al colloquio di lavoro perché nera,

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio: perché? (la notizia era stata modificata scrivendo i dubbi sulla storia e aggiungendo che lei era stata chiamata per un colloquio con un famoso chef N.d.R) Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Adesso bisognerebbe chiederci con pensa la gente, soprattutto i residenti nella zona, “che bello lo stato c’è?” o “si muovono solo se ne parla il telegiornale altrimenti siamo da soli”? Se il pensiero più diffuso è il secondo poi stupirsi2 che quella zona diventi un feudo pseudomafioso è stupirsi che La Palice  prima di morire fosse vivo.

le passerelle tanti vips hanno manifestato solidarietà ma nessuno ha messo mano al portafoglio per dare una casa a quella donna, che adesso oggettivamente si trova in una situazione alquanto delicata, non è bello vivere quando hai un quartiere “contro”. Eppure molti che sono intervenuti a ricordare quanto siano buoni hanno la possibilità economica di affittare un appartamentino “decente” da qualche altra parte per lei.


  1. se sfondi, prendi la casa, se hai la fortuna di avere un minorenne, un malato, un anziano in casa non puoi essere buttato fuori di peso e la casa diventa “di fatto” tua. Questo ha fatto proliferare tante associazioni pseudomafiose che gestiscono le case decidendo loro chi può occupare le case lasciate vuote o “convincendo” gli altri a lasciarle. 
  2. Sinceramente quando sento certa gente dire “non capisco perché è capitato questo”, mi viene da chiedere se abbiano o no problemi di comprensione e capacità logiche normali, o confondano la realtà con il boschetto della loro fantasia (cit.) 

salone del libro e altafonte

Stavo leggendo le polemiche sul salone del libro e la casa editrice, di simpatie neofasciste altafonte.

Imho fornisce materiale utilissimo per una saga sull’autolesionismo e sul fatto che gli “antifascisti” spesso facciano più danno che altro trasformandosi nel miglior puntello per coloro che, a parole, dicono di voler contrastare.

Primo errore: il pretendere che venga sciolto un contratto già stipulato perché non si condividono le idee del boss della casa editrice è un classico comportamento fascista. Perché o le azioni della società sono illegali o violano il contratto, ed allora è giusto che venga cacciata, o non lo sono ed allora il cacciarla, adesso, diventa un abuso. Ottimo materiale per permettergli di spararsi pose da martire.

Secondo errore: il precedente. La morale della storia è che è giusto cacciare chi esprime pensieri che non si gradiscono, ed è un precedente, precedente che poi può essere invocato quando quello da allontanare è una qualche società LGBTQIαβγℵ friendly.

Terzo errore: si avvicinano le elezioni e, invece di parlare di cosa fare in europa, di programmi, di idee, si tira fuori il solito antifascismo di facciata. Votateci perché siamo antifascisti (anche se ci si comporta al loro stesso modo). Ottima strategia che permise al PD di stravincere le ultime elezioni politiche ed a LeU e PaP di superare di gran carriera il 10%…

Quarto errore: l’effetto Streisand; la casa editrice aveva partecipato, in silenzio e senza che nessuno la considerasse, ai saloni precedenti. Adesso ha avuto una enorme pubblicità gratuita, tutti ne parlano e si è fatta conoscere a tutti. Proprio l’effetto opposto a quello che si sarebbe voluto ottenere cacciandola dal salone. Cioè non paga per stare al salone, incassa il risarcimento per la rescissione unilaterale del contratto, e ha tantissima pubblicità.
Chi è sceso in lotta contro Altafonte deve aver utilizzato queste “tecniche segrete di lotta antifascista“.

E quest’ultimo errore dovrebbe far capire quanto sia deleterio appoggiarsi ad antifascisti da operetta, gente pronta ad accusare di fascismo qualsiasi cosa non condivida o non gli vada a genio, gente che adotta comportamenti fascisti per contrastare un fascismo che oramai esiste solo nella loro testa. Per un voto di fanatico che ti porta te ne fa perdere cinque di chi vorrebbe ascoltare programmi, idee e proposte e non vedere gente convinta di essere ancora al 26 aprile 1945.
Sinceramente, con nemici simili quello che dovrebbe essere strano è che il governo GialloVerde non abbia il sostegno della maggior parte delle persone, o meglio è puntellato da TINA perché viene giudicato il male minore.

casal bruciato

Non mi stupisce; come avevo già scritto quando lo stato latita arrivano i signori della guerra a sostituirlo; quello che è capitato è banalmente che casa pound, come ad esempio la mafia, la camorra etc. etc. hanno approfittato della latitanza dello stato per sostituirsi ad esso.

Adesso la situazione è abbastanza critica e qualunque azione si decida di mettere in campo, finirà a scatenare polemiche a non finire.

Si ignorano gli insulti e le chiassate? sarebbe nei fatti una resa incondizionata.

Si “legna” solennemente? molto probabilmente finirà rigirata come una persecuzione di stato che abbandona gli italiani per aiutare i rom.

L’unica uscita che vedo è “bastone e carota”, legnare, come è giusto, certe intemperanze ma contemporaneamente intervenire per ridurre le situazioni di disagio evitando l’ipocrisia del “protestate solo perché loro sono X”; sarebbe buttare benzina sul fuoco.

Educare senza sanzioni genera giovani mostri

Un ottimo articolo di Luca Ricolfi sulla deriva dell’educazione in italia; piaccia o no l’educazione si basa anche sui sistemi “premi/punizioni”; di fatto si sta rinunciando ad educare scaricando “la patata bollente” ai genitori però fornendoli anche una signora scusa nel caso falliscano miseramente: la scuola ci ha lasciato soli.

Perché scuola e genitori devono funzionare in sinergia per educare e, nel caso l’uno o l’altro manchi ai doveri, occorre intervenire. Trasformare la scuola in un parcheggio ed in un comodo capro espiatorio per i genitori non conviene affatto.  Piaccia o no il “caso manduria” nasce anche da quello.

fonte: https://www.ilmessaggero.it/AMP/editoriali/editoriali_luca_ricolfi-4471799.html?__twitter_impression=true

Educare senza sanzioni genera giovani mostri (Luca Ricolfi)

Chiunque abbia bambini che vanno alle scuole elementari sa perfettamente che, ormai da diversi decenni, non solo è praticamente impossibile bocciare un bambino, ma è anche rarissimo osservare sanzioni classiche, come l’ammonizione, la nota sul registro, la sospensione.
Al loro posto è invece dato osservare una serie di comportamenti sostanzialmente omissivi o elusivi: far finta di niente, limitarsi a redarguire più o meno blandamente, cercare di spiegare perché un comportamento è sbagliato e non dovrebbe essere ripetuto. I risultati sono scarsissimi, per non dire negativi, visto che il bullismo, sia quello tradizionale sia quello via internet, sono in aumento e coinvolgono spesso bambini, più sovente bande di bambini, che frequentano le ultime classi delle scuole elementari. (…)

Al loro posto si propone di estendere alla scuola elementare il farraginosissimo istituto del “Patto di corresponsabilità educativa”, che rafforza e incentiva uno dei più dannosi fenomeni culturali del nostro tempo, ovvero l’ingerenza dei genitori nel funzionamento della scuola, oltre a promuovere una sorta di Far West dei regolamenti, per cui ogni scuola si costruisce il suo patto, con tanti saluti a una delle idee più semplici della vita sociale, ossia che sia più efficace avere poche norme chiare e valide per tutti, piuttosto che lasciare a ogni comunità di darsi regole proprie (chi non avesse bambini a scuola, o non avesse idea di quanto avanti siano andate le cose rispetto a 20 o 30 anni fa, può leggere la pacata quanto agghiacciante testimonianza dello scrittore Matteo Bussola: “Sono puri i loro sogni”, Einaudi Stile Libero 2017).

E il non far niente, parlo per esperienza, spinge i bulli a fare di più. Io ho capito sulla mia pelle: “non prendertela, poi si stuferanno e stuzzicheranno qualcun’altro” funziona poco o male, invece una reazione sì. Essenzialmente il bullo cerca il più debole per dimostrare il suo potere. Trovarsi qualcuno che reagisce lo spinge a cercare altre potenziali vittime.  Prediche infinite senza conseguenze che non una perdita di tempo sono invece un incentivo ed un motivo di bando del bullo.

Mi è capitato di insegnare in corsi di formazione professionale, corsi organizzati per recuperare studenti dispersi e far loro imparare un mestiere. organizzati in realtà per levare dalla strada quelli che oggi chiamerebbero “neet” e tentare di far imparare loro un lavoro con il quale si sarebbero potuti mantenere. Le classi, come quelle degli altri corsi attivati, aveva molti problemi di disciplina. La cattiva disciplina è stato un crescendo rossiniano di rotture di scatole. L’essere gruppo, da parte degli studenti ed il senso di impunità dovuto al fatto che il responsabile dei corsi non faceva altro che dire: “bisogna comprenderli, se li molliamo son persi, sorvolate, comprendete, chiudete un occhio” in realtà li spingevano ad alzare continuamente la posta. Prima il chiasso in classe, poi il giocare con le suonerie durante la lezione, poi l’iniziare a rispondere male al docente che li riprendeva. Alla fine c’è stata l’ultima spiritosata: un ragazzo ha staccato dal muro un estintore e l’ha usato per spruzzare i compagni come se fosse stata schiuma di carnevale. A quel punto c’è stata una rivolta dei docenti ed anche il coordinatore si è dovuto svegliare e son, finalmente, partite le legnate. Il ragazzo dell’estintore è stato espulso, senza se e senza ma, gli altri “spiritosi” si son beccati un bel po’ di giorni di sospensione e son stati avvisati: ogni tre note un giorno di sospensione e se  i giorni di sospensione arrivavano a sette finivano espulsi. Si perse un ragazzo, si salvarono molte classi visto che l’ambiente migliorò notevolmente molti smisero di fare gli spiritosi. Quando poi andarono a fare il tirocinio ed alcuni tornarono con un contratto di pre assunzione in tasca, cioè se prendevano la qualifica sarebbero stati assunti dalla ditta meccanica cui avevano fatto lo stage, capirono che stavano lavorando “per loro stessi” e le classi divennero quasi modello.

E’ stato utile il “terrore giacobino” in classe? è stato utile perdere il ragazzo per lo scherzo dell’estintore? La risposta è sì ad entrambe le domande; servono regole, per insegnare a seguire le regole servono regole, poche chiare e fatte rispettare, non bizantinismi o pipponi pseudomoralisticheggianti. Serve “punire” e perdere un ragazzo? Purtroppo se la scelta è fra il perdere un ragazzo e il perdere tutta la classe, la cosa giusta è “perdere” il ragazzo, non ha senso condannare tutti per cercare di salvarne solo uno.

Una chiara testimonianza di quanto certe idee, che eravamo abituati ad attribuire alla mentalità progressista, siano ormai penetrate nello spirito pubblico, coinvolgendo anche quanti un tempo le combattevano.
Ma quali idee? Fondamentalmente tre convinzioni. La prima è che, nel processo educativo, le sanzioni non debbano e non possano svolgere alcun ruolo. Chi sbaglia deve essere convinto a cambiare comportamento con la sola forza della persuasione. L’uso di punizioni, anche di lieve entità, non solo sarebbe controproducente, ma sarebbe la testimonianza del fallimento del processo educativo.

Grande stronzata: senza il sistema “premi/punizioni” nessun sistema educativo funziona.

La seconda è che, a dispetto della loro conclamata incapacità (o non volontà) di educare i figli, l’ultima parola spetti ai genitori, unici giudici dei loro pargoli, unici arbitri e custodi del destino delle loro creature. Di qui la tendenza a porsi verso ogni autorità, ma prima di tutto verso l’autorità scolastica, come sindacalisti dei propri figli.

E questo poi si traduce in un danno per i figli. Cresci persone intimamente fragili che alla prima difficoltà vera crollano; non puoi portarti mammà al colloquio di lavoro o durante i test di un concorso. Che piangere e battere i piedi per terra non commuove affatto un sistema automatico che deve decidere se concedervi o no una linea di credito.  Se non fai acquistare a tuo figlio una corazza contro “le brutture del mondo” poi non stupirti se quelle riescono a ferirlo molto facilmente.

Ma la più pericolosa è la terza convinzione, che forse più che una convinzione vera e propria è una sorta di strabismo, di partito preso, o di riflesso pavloviano. Quando qualcuno viola le regole, il che quasi sempre comporta la sofferenza di qualcun altro (si pensi alla diffusione del bullismo, già alle elementari), stranamente la pietas, la compassione, quasi automaticamente si indirizzano verso i prepotenti, che andrebbero capiti, perdonati e rieducati, e ignorano le ragioni delle vittime. Curiosamente, chi fa proprio l’imperativo del perdono, non sente altrettanto forte il dovere di impedire che altre violenze e sopraffazioni si scatenino contro nuove vittime.

Eppure è proprio questo il nodo della questione. C’è un’incredibile ingenuità pedagogica e sociologica nella credenza che, per la prevenzione di fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo nelle scuole, possano bastare corsi, lezioni, momenti di sensibilizzazione, ammonimenti, prediche, e che ogni punizione sia inutile o addirittura controproducente. Come se la consapevolezza di non rischiare alcuna vera sanzione non fosse un potente incentivo a perseverare nei comportamenti più aggressivi, violenti e anti-sociali. Come se, soprattutto, la rinuncia delle istituzioni a sanzionare i comportamenti più scorretti, più che una forma di umana comprensione per chi sbaglia, non fosse invece quello che è: una forma di disumana indifferenza verso le vittime.

http://www.fondazionehume.it

Il far sentire la vittima sola, il far pensare che lo stato sia un complice dei bulli e che ci si debba difendere da soli o appoggiarsi al don Vito Corleone di turno; nell’opera di Mario Puzo, il padrino, don Vito viene presentato come un “raddrizza” torti. Una delle sue azioni, descritte nell’inizio del romanzo, è il far menare e spedire all’ospedale due ragazzi che avevano aggredito la una ragazza e che, denunciati, se la erano cavata solo con una predica.

In quelle condizioni tifare per Vito Corleone o per Paul Kersey è scontato. E il “luca traini” della situazione è una logica quanto inevitabile conseguenza.

Telebuonismo…

Questo: Non toccateci Immigrant Song (di Rosalba Frangipane) (e soprattutto studiate l’inglese!!) | Scenarieconomici.it l’ho trovato decisamente interessate; ho l’ho trovato un articolo interessante. Ho visto anche io parte di quella puntata di the voice of italy e devo dire che ha pagato abbastanza tributi al politically correct e al culto dell’aMMMore…

Ricordo anche un’altra scenetta: una partecipante, prima di cantare, ha dedicato la sua canzone, inedita, a tutte le donne ed elettra lamborghini si è girata, il girarsi significa che il concorrente è stato scelto dal coach per proseguire, prima ancora di averla sentita cantare.

Mi è sembrato strano, quasi che invece della voce e della capacità canora si volessero premiare le buone intenzioni.

Ma alla fine è questo buonismo ipocrita imposto che, come naturale reazione, genera abbastanza cattiveria.

Sorgente: Non toccateci Immigrant Song (di Rosalba Frangipane) (e soprattutto studiate l’inglese!!) | Scenarieconomici.it

(…) Nella seconda puntata del programma The Voice of Italy, in onda su Rai 2 due sere fa, la conduttrice Simona Ventura, durante l’ esibizione di uno dei concorrenti che si presentava in gara con il brano “Immigrant Song” dei mitici Led Zeppelin, ha pronunciato una frase diretta al ministro Matteo Salvini ed evidentemente anche alle politiche messe in atto dal governo italiano per fronteggiare l’immigrazione.

La scena è la seguente: il concorrente sta cantando (un po’ a fatica) tutti ballano e ondeggiano sorridenti e inebriati al ritmo frenetico della musica ma ad un certo punto la Ventura, circondata dagli amici del concorrente, e presa dal ritmo incalzante se ne esce fuori con la frase: “E’ la canzone di Salvini questa..”. L’esibizione finisce e il concorrente viene ahimè bocciato senza appello dai giudici. A questo punto lei, che nel frattempo ci è rimasta malissimo, (i conduttori vorrebbero che tutti i concorrenti vincessero?) prosegue sul tema immigrazione molto convinta e insistente (per lei il riferimento esplicito: è nel titolo inglese “Immigrant Song…”) aggiungendo al male il peggio dice:

“….Io l’avrei fatta passare solo per il testo”

– o “per il pezzo” – ma il significato cambia poco a questo punto. Così poco dopo sui social giustamente scoppia la bufera, perché quel brano con il ministro Matteo Salvini e con la questione immigrazione dei giorni nostri “non c’entra una mazza”.

Alla fine gli antisalviniani sono ossessionati e piazzano matteo salvini in ogni dove, spesso per giocare ai paladini e spararsi pose da buoni buonissimi buonissimissimissimi. Peccato che ciò abbia due conseguenze alquanto nefaste: la prima è tanta pubblicità gratuita per Salvini, cosa d’altra parte già vista con berlusconi quando in qualunque trasmissione televisiva si parlava, bene o male, di lui. E la regola aurea della pubblicità è: che se ne parli, bene o male se ne deve parlare.

La seconda è che se presenti Salvini come la nemesi degli immigrati, quando ti trovi ad avere qualche problema con la risorsa parcheggiatrice abusiva o fastidio con chi ti chiede nei parcheggi del supermercato di aiutarlo ad aiutare l’inps ti viene naturale pensare a Salvini come alla soluzione. Come dire: gli tirano una volata colossale e poi si stupiscono che vinca di gran carriera.

Da notare anche che far “promuovere” solo per le buone intenzioni è abbastanza diseducativo; perché in una gara canora devi premiare chi canta bene e chi sa colpire il pubblico, non chi è stato più buono.

La prima domanda che ci siamo posti è se la scelta del celebre brano Immigrant Song sia stata una scelta personale del concorrente o dello staff di produzione. Ebbene non lo sapremo mai. (…)

Qualche riflessione l’abbiamo fatta se non fosse perché, a dirla tutta, presentarsi con una canzone simile che praticamente solo Robert Plant poteva cantare, perché naturalmente dotato di quella sua particolarissima tonalità di voce, in pratica vuol dire andare a sfracellarsi senza airbag.

Ma se la concorrente è stata eliminata è per colpa dei fasciorazzisti e degli hater su internette, non del fatto che ha tentato una canzone fuori dalla sua portata…

La seconda domanda che ci siamo posti è questa: se almeno due nozioni, due, di inglese (anche perché il testo del brano è semplice) (…)

Non ci è voluto molto e sul web si è scatenato di tutto. Infatti occorre maneggiare con cura certi argomenti come la musica rock e hard rock degli anni 70 perché chi la conosce da tempo e la ascolta appassionatamente è di solito molto preparato, molto preciso e non lo puoi mica fregare. E Immigrant song non c’entra assolutamente nulla con il significato che gli si è voluto attribuire forzandone un contenuto che non c’è.

Quel brano non ha nulla a che vedere con l’immigrazione che stiamo vivendo oggi, con le centinaia di migliaia di poveri, di disperati che dall’Africa, e non solo da lì, vogliono venire in occidente e in Europa. (….)

Insomma giudicata la canzone dal titolo e basta. Come direbbe, giustamente Sgarbi: capre, capre, CAPRE!!!

Avvisi di linguaggio non politicamente corretto…

Su twitter sta girando questa immagine, si tratta della prima pagina della raccolta delle “critiche” di Immanuel Kant, opere che per la filosofia hanno la stessa importanza del “liber abaci” per la matematica.

fonte dell’immagine: http://www.openculture.com/2014/03/publisher-places-a-politically-correct-warning-label-on-kants-critiques.html

Il disclaimer recita:

This book is a product of its time and does not reflect the same values as it would if it were written today. Parents might wish to discuss with their children how views on race, gender, sexuality, ethnicity, and interpersonal relations have changed since this book was written before allowing them to read this classic work.

Una sua traduzione potrebbe essere: “questo libro è un prodotto del suo tempo e non riflette gli stessi valori che avrebbe se fosse stato scritto oggi. I genitori potrebbero voler discutere con i loro figli di come le idee su razze, generi, sessualità, etica e rapporti interpersonali sono cambiati da quanto questo libro è stato scritto prima di permettere loro di leggere questo classico.

Adesso io non so se è un fake fatto solo per trollare, cosa che spero fortemente, o se è un libro realmente pubblicato.

Se fosse vero ci sarebbero da fare alcune serie riflessioni. Per una persona “non ignorante come una capra” dovrebbe essere scontato che un’opera scritta al tempo X generalmente rifletta il comune sentire dell’epoca X e non dell’epoca Y con Y >> X (“>>” si legge molto maggiore); anche “l’occhio per occhio, dente per dente” della legge mosaica oggi può sembrare barbaro ma contestualizzato all’epoca ove Lamech si vantava “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.” è una conquista di civiltà visto che pone proporzionalità fra l’offesa e la punizione. E le “critiche” di Kant non son quel libro che, normalmente, viene acquistato da persone ignoranti come una capra.

Da notare anche che le “critiche” di Kant non son di certo le favole della buona notte da leggere ai bambini o testi che prendi per svagarti, quindi perché quel disclaimer? Pensano che le persone a 17/18 anni siano fragilissime da poter venire offese dal pensiero di Kant e che abbiano bisogno del sostegno dei genitori per leggerlo?

La risposta, sconfortante, che mi darei è che qualcuno prendesse qualche frase, magari anche avulsa dal contesto del paragrafo, e la usasse per dimostrare che Kant era un nazipedoterrosatanista patriarcale omofobo etc. etc. e che quindi è meritevole di damnatio memoriae e della distruzione di tutte le sue opere…

A dirlo sembra di dire assurdità degne del peggior gombloddista paranoico, poi cerchi su google qualche notizia sulla vicenda e trovi questo (il guardian, SX), questo (telegraph DX) e questo (il giornale);

Penso che questa storia del politicamente corretto e dell’evitare il linguaggio di odio stia letteralmente sfuggendo di mano; oramai nei social anche un semplice: “io non son d’accordo per questo motivo”, anche se espresso in maniera corretta e correttamente argomentato, viene dipinto come un brutale attacco verso la persona, con la logica conseguenza di chiedere la censura per chi dice o scrive cose che possono suonare sgradite. Talvolta nei social si scatenano guerre tra bande fra chi di dx si diverte a segnalare, anche a sproposito, messaggi di sx e viceversa. E il bello è che i fan della censura, quando tocca a loro, frignano forte, molto forte.

PS

Una regola aurea di internet ai primordi era: “se non ti interessa è un tuo diritto non leggerlo e filtrare l’autore in maniera tale da non vedere i suoi messaggi, non è un tuo diritto “chiudere il becco” agli altri.” Il ban veniva usato solo nel caso di comportamenti realmente scorretti e fastidiosi come lo spam o l’abuso di messaggi platealmente fuori tema.

Sinceramente preferivo la vecchia rete, libera, dove eri tu a dover filtrare i rompi@@, i fanatici della politica, gli esaltati, ad una nuova rete “asilo zucky” dove si può fare solo quello che zucky vuole…

pedalare per produrre energia?

Stavo leggendo gli articoli sulla manifestazione del venerdì, mi spiace dire che in molti articoli ho trovato uno strafalcione abbastanza grave. Per intenderci è uno di quegli errori che causa l’immediata cessazione dell’esame di fisica 1 e conseguente moto parabolico del libretto, moto dovuto dal combinato dell’impulso del docente e del campo gravitazionale terrestre. (lancio del libretto)

Ovvero la confusione fra la potenza, che si misura in watt, e l’energia che si dovrebbe misurare in joule ma che spesso si misura in watt per ora o watt-ora. Il rapporto fra potenza ed energia è simile a quello fra lunghezza e velocità; la velocità è la lunghezza percorsa nel tempo, un rapporto fra spazio e tempo, allo stesso modo la potenza è l’energia prodotta nel tempo, un rapporto fra energia e tempo. Parlare di una energia di 12 KW è quindi come parlare di una lunghezza di 50 Km/h, una cosa fisicamente senza senso. E il fatto che ci sia uno strafalcione simile fa porre serissimi dubbi sull’attendibilità scientifica e tecnica dell’articolo.

A margine fare notare come certe idee vengono spacciate per “innovazioni ecologiche” quando in realtà sono specchietti per allodole; un impianto microfonico consuma, relativamente, poco. il grosso dell’inquinamento generato da una manifestazione è dato dalla movimentazione del materiale, dal montaggio e dallo smontaggio e dalla pulizia finale. Le impalcature non penso siano state trasportate a dorso di mulo e sollevate “a spalla”. A voler esser buoni abbiamo ridotto pochissimo l’inquinamento altro che impatto zero. Sarebbe stato più ecologico non fare la manifestazione :-).

Questo però fa notare una cosa abbastanza importante: molti son convinti di fare grandi azioni per l’ambiente solo perché illusi da specchietti per allodole; la politica energetica è qualcosa di molto più complesso di quanto si pensi, servono numeri e analisi serie non slogan.

Poi sul quanto sia efficiente produrre energia con le dinamo lascio la parola a Mattia, https://www.butta.org/2015/10/18/lidiozia-del-giorno/

PS

Se 128 persone a pedalare per un’ora producono 12 KWh e possono tenere in piedi, a voler essere particolarmente ottimisti, una ventina di case, ciò significa che per tenere in piedi, per un’ora, una cittadina di 1.500 abitanti e 500 case servirebbero 3.200 persone, più del doppio dei residenti.