Zitto tu, ignorante

Premessa: quella di Salvini sui vaccini “10 vaccini sono troppi” la considero una stronzata colossale.

Adesso su twitter a seguito della lite Saviano Meloni e Saviano Salvini ha ripreso forza una corrente di pensiero che dice: “ma cosa dici ignorante; lui è laureato in filosofia, tu hai un diploma, cosa parli a fare?

Devo dire che questo modo di dibattere mi lascia sempre perplesso; da una parte capisco, ed anche giustifico, che l’opinione di un esperto valga di più di quella di un dilettante. Se si discute di vaccini e di immunologia io, che non ne capisco niente, è meglio stia zitto soprattutto se la discussione riguarda aspetti tecnici per la comprensione dei quali occorre uno studio avanzato. Terra terra: se parla Burioni di vaccini io sto zitto e non intervengo perché non possiedo le competenze per farlo.

Di contro però mi trova contrario quando l’avere particolari competenze oppure l’essere esperto in un qualche campo viene usato per far ritenere che sia esperto in tutti i campi dello scibile umano e tali competenze vengono utilizzate, come un maglio, per chiudere la bocca agli altri.

Probabilmente quindi molta della diffidenza riguardo al “principio di autorità” deriva proprio da questo uso improprio di tale prinipio, nel ritenere, erroneamente, che se uno è esperto in un campo allora è esperto in tutti i campi. Un esempio di ciò si era visto con Dario Fo, ad esempio, quando lui parlava di ogm e di come fossero brutti e cattivi e qualche biologo o agronomo ribatteva che stava dicendo stronzate immediatamente partiva il coro: “ma lui è un nobel1 (per la letteratura) voi no quindi zitti ignoranti BWAWAWA!!!!”. Idem per Saviano, lui è laureato in filosofia2, Meloni e Salvini no quindi devono stare zitti.

Ma questo si trasforma poi in un tremendo boomerang perché poi il messaggio che passa è che gli esperti, soprattutto quando si spacciano per esperti tuttologi e sparano stronzate colossali in ambiti al di fuori del loro campo, son solo dei palloni gonfiati convinti di essere dei novelli pico de paperis. Seconda cosa si diffida anche degli esperti che parlano di argomenti pertinentissimi al loro campo di esperienza come Burioni con i vaccini, Rubbia con la fisica delle particelle…

Altra cosa: se usi il titolo come maglio poi non stupirti se ricevi lo stesso trattamento. Ovverosia ad un Saviano che commenta forte della sua laurea in filosofia qualcuno forte della sua laurea in “relazioni internazionali” od in “economia” potrebbe rispondere di tenere il becco chiuso su tali materie.


  1. Tanto per dirne una esistono nobel che credono alla stronzata della memoria dell’acqua. L’essere un nobel non ti rende infallibile. 
  2. visto come all’atto pratico i laureati in quell’indirizzo si siano “mediamente” coperti di “gloria” nei concorsi per l’insegnamento, forse sarebbe meglio nascondere tale titolo. 
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Nazifobia

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Un’università ha usato una frase di Rommel per motivare gli studenti
L’Università inglese di Exeter è stata costretta a scusarsi pubblicamente dopo l’accaduto, dichiarando che nessun membro dello staff aveva idea di chi fosse Erwin Rommel

Jacopo Bongini – Mer, 20/06/2018 – 21:04

È polemica in Gran Bretagna dopo che Il generale nazista Erwin Rommel, uno dei protagonisti della seconda guerra mondiale, è accidentalmente diventato per qualche ora una figura ispirazionale al pari del Mahatma Gandhi o di Albert Einstein.

La prestigiosa Università di Exeter, nell’Inghilterra meridionale, ha infatti utilizzato una citazione del generale tedesco come frase motivazionale, inserendola all’interno di una mail del Career advisory service – il servizio di assistenza post laurea – destinata al personale e agli studenti dell’ateneo. La frase di Rommel usata nella mail era: “Non ci si può permettere di perdere opportunità uniche per amore delle sciocchezze” , che difatti ben si adatta al personaggio soprannominato “La volpe del deserto” e conosciuto per la sua grande abilità strategica dimostrata al comando delle truppe tedesche in nordafrica.

Che dire? mi sembra una polemica un poco pretestuosa; Rommel sarà anche stato un militare tedesco che ha combattuto, e talvolta sconfitto, gli inglesi nella II guerra mondiale ma la frase citata non mi sembra contenga slogan di tipo razzista o che sia offensiva verso qualcuno. Posso capire il non voler neppure dare l’impressione di essere “pro nazismo1” ma qui si sta condannando una frase, imho anche giusta, anche efficace, solo perché pronunciata da una persona “non gradita”.

Una osservazione che avevo sentito diceva: “onestà intellettuale è ammettere, quando un nazista dice che piove ed effettivamente sta piovendo, che il nazista ha ragione”. Faccio notare che l’ammettere che il nazista abbia ragione in una situazione specifica e precisa,  ovvero dice che piove e sta piovendo, non significa ammettere che il nazista debba per forza avere ragione sempre, comunque e dovunque.

Anzi questo modo di pensare “se tizio è nazista allora tizio dice solo cose sbagliate” è il classico modo di pensare che ti fa apparire come pazzo fanatico peggio di tizio, visto che poi rischi di trovarti costretto a sostenere posizioni assurde pur di non ammettere che in quella specifica situazione tizio aveva ragione.

Se finisci a pensare solo per stereotipi, quando uno stereotipo risulta essere falso, tutta la costruzione casca come un castello di carte. Per rendersene conto basta pensare alla vicenda di Giorgio Perlasca. Perlasca è stato un fascista convinto, ha partecipato alla guerra di spagna dal lato dei neri e durante la II guerra mondiale, spacciandosi per il console di spagna, ha salvato qualche ebreo. Luci ed ombre. Logico che causi imbarazzo per chi è abituato a pensare solo bianco o solo nero e chi considera nero profondo sia il nero al 99.99% che il nero al 0.01%.

Infatti all’epoca della prima messa in onda dello sceneggiato interpretato da Zingaretti ed ispirato alla figura di Perlasca ci furono proteste perché secondo alcuni “si esaltava un fascista”.

Seconda cosa: è sbagliato invocare la “damnatio memoriae” sul nazismo, dimenticarlo e volerlo trasformare in un fumettone buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi; è il modo migliore per obliare anche le cause e le dinamiche che portarono alla sua ascesa e, cosa più grave, non riconoscere certe situazioni quando si ripresentano.

A seguito del polverone causato dalla notizia, un portavoce dell’università ha cercato di chiarire la questione scusandosi pubblicamente: “Si è trattato di un errore in buona fede e in nessun modo intenzionale. Tuttavia ci scusiamo senza riserve se qualcuno dovesse essersi sentito offeso, ci siamo già attivati per evitare che episodi come questo possano accadere di nuovo in futuro”, aggiungendo come i membri dello staff che hanno selezionato la frase l’abbiano semplicemente trovata su internet e che non avessero la minima idea di chi fosse Erwin Rommel. Una brutta gaffe per l’Università di Exeter, che nel 2013 ottenne dal Sunday Times il titolo di università dell’anno e che ogni anno è costantemente classificata come uno dei dieci migliori atenei del Regno Unito.

La pezza è peggio del buco. Cioè se uno si sente offeso da quella frase solo perché l’aveva pronunciata Rommel, imho è lui che ha qualche problema e che dovrebbe farsi qualche domanda (e darsi una risposta). Capisco la delicatezza ed il rispetto ma se non ci si mette un limite si finisce a dover dar retta alle pippe mentali di chiunque che per qualsiasi, pretestuoso, motivo si sente offeso2.  Con risultati che vanno dal tragico all’umoristico. Cioè se si scoprisse domani che Sir Isaac Newton era stato un misogino che menava la moglie, imho, pretenderebbero che si torni immediatamente alla fisica aristotelica (visto che aristotele era buono, multiculturalista e very politically correct ed inoltre compatibile con tutte le credenze religiose).

 


  1. Che poi Rommel era un militare che aveva anche partecipato al complotto per far fuori Hitler quando ci si accorse che oramai la guerra era persa. Non era di certo il classico nazista fanatico fedele fino alla morte al nazismo. Errata: come ha detto mauro Rommel venne sospettato di aver coperto i complottisti e per quello convinto a “suicidarsi”, ma non partecipò direttamente al complotto. 
  2. Attendo con ansia il primo che parli di nazishaming (nazistofobia) e inizi a piagnucolare: mi critichi solo perché sei nazifobico; fra i SJW e i criceti cicisbei questo causerà, come capitato ad esempio per il “vomitevole” di Macron, più di un cortocircuito. 

il giustiziere dei social

Molti scambiano FB per un giustiziere ed uno sfogatoio facendo spesso colossali errori e castronate. Come nell’articolo di repubblica che ho riportato. Pur prendendo per buono il racconto della presunta vittima, ci sarebbero due riflessioni da fare:

  • La prima è che la giustizia “fai da te”, se non giustificata dalla legittima autodifesa o dallo stato di necessità, non è mai ammissibile. Vieni aggredita, reagisci e fai male ad un aggressore, ci può stare. Pubblicare a mente fredda, dopo che il pericolo è passato, foto “ad usum sputtanandum no”.
  • La seconda è che il tribunale di FB non va tanto per il sottile e, nei social, gente pronta a cogliere ogni minimo pretesto per esercitare lo sport del lancio della merda contro il ventilatore non manca di certo. Se il tribunale di FB dice che è colpevole allora è colpevole, anche se si tratta di un povero cristo che non c’entra nulla.

fonte: http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/08/news/torino_pubblica_su_facebook_la_foto_del_molestatore_il_social_le_blocca_il_profilo-193297015/?ref=fbpr

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo
La ragazza: “Volevo proteggermi”. L’immagine divulgata sulla pagina di un gruppo femminista. I parenti dell’uomo: “Ci scusiamo, ha problemi di alcol”

di CARLOTTA ROCCI

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo

C’è una voce che Giulia, 26 anni, esperta di comunicazione e marketing, non riesce a dimenticare. E’ quella dell’uomo che, venerdì sera, sul tram 4, le ha detto: “Tu dovresti succhiarmi….”. Un messaggio inequivocabile corredato da gesti altrettanto espliciti. “Parlava con un tono roco, sussurrava.Sono rimasta pietrificata”, racconta la giovane. Una cosa, però, l’ha fatta: ha scattato una foto al suo molestatore con il cellulare e l’ha pubblicata su Facebook corredata dal resoconto di quello che le era accaduto. L’immagine è diventata virale in meno di 24 ore con oltre duemila commenti e settemila condivisioni sui social.

Prima cosa: ai sensi della costituzione una persona è colpevole se, e solo se, c’è una sentenza passata in giudicato. Anche in passato ci son stati casi di “colpevoli certi”, condannati dal tribunale dei media e poi assolti dal tribunale “vero”. Un minimo di cautela o di dubbio forse sarebbe il caso di porselo. Anche perché se i giornali son i primi a saltare da inquisito a colpevole certo, dopo scandalizzarsi perché tanti pensano che un inquisito sia un colpevole certo è solamente pura ipocrisia.

“Non immaginavo di innescare tutto questo – racconta la ragazza che alla fine, ieri pomeriggio, ha cancellato il post – Non era mia intenzione mettere alla gogna quell’uomo, nonostante tutto. Anzi quando gli ho scattato quella foto, l’ho fatto a mia tutela perché temevo che le cose potessero degenerare e che avrei avuto bisogno di una prova da portare alla polizia. Ero convinta che alla fine avrebbe provato a toccarmi. Non avevo pensato di pubblicarla”. Lo ha deciso più tardi, dopo averne parlato con gli amici: “Mi sono detta che se a qualche mia amica fosse capitato di incontrare quella persona sul bus era meglio che conoscesse la sua faccia”. Una specie di cartello “wanted” ai tempi dei social network che alla fine ha rischiato di farla passare dalla parte del torto almeno a giudicare dalle critiche ricevute sui social, tanto che alla fine la ragazza ha cancellato post e foto. “Il problema è che molti hanno scritto e commentato senza leggere quello che era accaduto. Le persone si schierano a casaccio, e lo fanno anche le donne. Non era questo il meccanismo che volevo innescare”. E il social ha deciso di bloccarle il profilo. (…)

Non “ha rischiato di farla passare dalla parte del torto” c’è andata e di brutto. Cosa abbiamo? solo il racconto della presunta vittima e basta. Capisco quanto possa essere spiacevole ma, “lo sputtanare” non è un comportamento da tollerare. La gogna è una barbarie medievale. Se il tizio è pericoloso deve essere la magistratura a muoversi, non la giustizia fai da te dei social. Ci vuol poco a far diventare uno sputtanamento “virale” e se il tizio poi avesse incontrato uno dei tanti paladini da strapazzo che infestano i social?
E se, come capitato in questo caso, chi ci passa è una persona che non c’entra niente colpevole solo di somigliare ad un inquisito?
Per il resto il blocco di FB mi sembra il minimo; usare i social per “diffamare”, pur con tutte le più pie intenzioni del mondo, è un abuso oltre che un comportamento scorretto.

La vicenda non è finita nero su bianco in una denuncia: “Ho scelto di aspettare perché non credo che sia la soluzione. Chi si comporta in questo modo, forse, non ha gli strumenti etici per capire quello che ha fatto e non penso che una denuncia sia utile”. Anche la sua foto pubblicata su Facebook e rilanciata (e poi rimossa) dalla piattaforma “Non una di Meno”, però, suona come una punizione. Ora la donna vorrebbe incontrare il suo molestatore: “Tra i tanti commenti su Facebook ho trovato anche un familiare di quell’uomo – racconta – Mi ha spiegato molte cose di lui e mi ha proposto un incontro. Credo che accetterò e se sarà possibile incontrerò anche quel signore perché chi è vittima di questi episodi ti chiedi che cosa sia passato per la testa dell’altra persona e un incontro, in una situazione sicura, con lui, potrebbe farmi bene”.

La storia che non ci sia stata una denuncia mi lascia perplesso; perché? Senza denuncia, e conseguente condanna, non si può parlare di colpevolezza dimostrata “in tribunale” e quindi si dovrebbe parlare di calunnia e sputtanamento.

Faccio un poco il malfidente: e se quello di Giulia fosse invece stato uno scherzo “sfuggito di mano”? Quello che molte “paladine del social” non capiscono è che basta pochissimo per sputtanare un innocente, una foto, una storiella verosimile e la frittata è fatta. Anche perché, come capita spesso, la bufala ha un altissimo impatto e la smentita un impatto molto, ma molto minore.

Quello che non mi è piaciuto dell’articolo di repubblica è il presentare “Giulia” come vittima della censura di FB e non come una persona che, anche se inavvertitamente e con tutte le migliori intenzioni del caso, ha fatto una stupidaggine abbastanza grave.

Di bandiere, fascismo, carabinieri e stato di diritto

Stavo leggendo la vicenda della bandiera “nazista” esposta dal carabiniere in camerata. Devo dire che c’è molto nazifascismo moltissimo e non a causa del carabiniere ma di tanti “fascisti” in camicia hawaiana che non si fanno scrupolo di utilizzare metodi e comportamenti di quel periodo storico.

Prima considerazione: secondo la costituzione “antifascista” italiana:

  • art. 25, comma 2°  “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”.
  • art. 14 comma 1° Il domicilio è inviolabile.
  • art. 14 comma 2° Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Prima considerazione: la bandiera non era esposta in un ufficio o luogo aperto al pubblico ma in camerata. La camerata può essere considerato tranquillamente uno spazio privato. Era una finestra, a vedere l’articolo, al secondo o terzo piano della caserma. Infatti per fare il pezzo è stato utilizzato uno zoom abbastanza potente. Non era esposta al pubblico. Si accetterebbe che qualcheduno, senza alcun mandato della magistratura, entri a casa vostra, senza mandato, per verificare che non abbiate a casa simboli fascisti? Chi ha denunciato il tutto ha commesso una violazione di domicilio allo stesso modo di chi si mette a sbirciare dalle finestre del vicino dentro casa.

L’ispezionare ad arbitrio e lo “sputtanare” in pubblico, giustificando il tutto dal dover salvaguardare la morale pubblica, era un comportamento tipicamente fascista.

Seconda considerazione: siccome non c’è nessuna legge che vieti il possesso di quella bandiera, anche se tale bandiera è usata da gruppi neonazi, possedere tale bandiera è perfettamente lecito e legale. Ed in uno stato di diritto ciò che è lecito e legale è permesso. Chi chiede “punizioni” per il carabiniere guardacaso evita di spiegare chiaramente sulla base di quale legge dovrebbe essere punito. Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali è il principio ripreso dall’articolo 25 della Costituzione.

Faccio umilmente notare che il dare punizioni “ad arbitrio” a seconda di come girava al capetto di turno era un tipico comportamento tipicamente fascista.

Terza considerazione, l’articolo parla anche di un poster umoristico di Salvini. E qui la situazione è anche più grave della bandiera. E’ vietato da qualche legge o regolamento avere, in uno spazio privato, i poster, umoristici, di salvini? No. E allora perché se ne parla? Non vedo quale “interesse pubblico” possa giustificare quell’informazione.

Sinceramente articoli simili fanno sembrare dei premi pulitzer le paparazzate sulla divetta di turno che mostra un seno e si sbacciucchia il cantante del giorno.

Da notare da una parte la canea urlante dei social che urla “sangue”, “sangue”, e segue come un gregge di pecore chi promette, in spregio a leggi e costituzione, di accontentarla. Dall’altra chi ha compiti istituzionali e preferisce accodarsi invece di ribadire che prima viene il rispetto della legge e poi il resto.  Mi riferisco alle infelici dichiarazioni della Pinotti; quella non è una bandiera fascista, magari forse sarebbe stato meglio approfondire la vicenda prima di promettere punizioni. Il tizio ha violato il regolamento mettendo in camerata cose che non poteva tenere? si punisca a norma di regolamento. Non ha violato alcuna legge od alcun regolamento? Mi spiace ma allora il punirlo è un abuso bello e buono.

Terza considerazione: le leggi mancino e scelba non vietano l’esibizione in privato di bandiere e simboli fascisti. Io a casa mia posso, legittimamente, tenere la bandiera di guerra delle waffen SS e girare vestito da SS. Squallido? certo. Ributtante? non lo nego. Da testa di cavolo? scontato. Ma non è illegale.

E siccome una differenza sostanziale fra uno stato fascista ed un moderno stato di diritto è che nel primo i nemici del popolo venivano linciati sulla pubblica piazza “per la salute dello stato” nel secondo invece si dovrebbe essere condannati solo se il comportamento per il quale si viene condannati è previsto come reato da una legge dello stato, io personalmente preferisco avere una bandiera “cretina” in più che assistere ad un remake del fascismo dove i fascisti indossano la camicia hawaiana invece che quella nera, ma hanno lo stesso modus operandi.

Fake news

È impossibile ottenere una condanna per sodomia da una giuria inglese.
Metà dei giudici non crede che possa essere fisicamente compiuta, e l’altra metà la sta facendo.
W. Churchill

 

Prima Regola del Mago: Le persone credono a tutto ciò a cui vogliono credere o a quello che temono di credere.

«Le persone sono stupide: date loro una motivazione appropriata e quasi tutti crederanno a quasi tutto ciò che direte loro. Proprio perché le persone sono stupide, esse crederanno ad una menzogna perché lo vogliono, o perché hanno paura che possa essere vera. La testa delle persone è piena di fatti, notizie e credenze che nella maggior parte dei casi sono false, tuttavia continuano a crederci. Le persone sono stupide: raramente riescono a distinguere tra il vero ed il falso, tuttavia hanno tanta fiducia in loro stessi che credono di poterlo fare sempre, ecco perché è così facile ingannarle.»
[Terry Goodkind]

Le due citazioni in apertura mostrano quello che penso delle fake news; in italia non si agirà mai contro le fake news perché metà dei giornalisti son talmente stupidi da non distinguere una verità da una falsità e l’altra metà è pronto ad inventarsi le peggiori cazzate “pro domo sua”.

Alle fake news poi abbocca solo chi ha già voglia di abboccare; sarebbe interessante vedere quanti, non politici, hanno preso per oro colato il servizio delle iene su SOX, quale sia la loro formazione e quali siano le loro idee sull’ambiente. Direi tendenzialmente: “verdi con scarse competenze in fisica e scienze”. Le fake news, atroce anglismo per dire balle colossali, attecchiscono dove c’è già un terreno fertile. Per eliminarle occorre rendere le persone capaci di pensare e valutare. Ma ciò ha una controindicazione: quando una persona valuta, valuta tutto, non rifiuta sdegnato le sirene di una parte e accetta incondizionatamente quelle dell’altra. Cosa più detestabile per tutti che l’avere qualcuno che segue adorante le sirene dell’altra fazione.

E quindi a cosa serve discutere di fake news? semplicemente ad avere qualche argomento “forte” che giustifichi il poter censurare quello che potrebbe essere scomodo, attaccando, con il solito ad personam, chi lo dice e non cercando di confutare quello che viene detto. Anche perché se si incarcerassero domani tutti i giornalisti che hanno scritto una qualche fake news, dopodomani i giornali pubblicherebbero solamente cruciverba e bollettini meteo.

Roma, ragazzini vandalizzano la mostra “Scientopolis” a Guido Reni District: danni a 7 postazioni

Una notizia sconvolgente. Sconvolgente per svariati motivi, l’ultimo dei quali è la maleducazione dei ragazzi. Devo dire che la reazione dei genitori non mi ha stupito ma riempito di sconforto. Rappresenta la classica mentalità italiota secondo la quale io non sono mai responsabile delle mie azioni; al più è colpa degli altri che non mi hanno impedito di fare le cazzate.

Purtroppo per i ragazzi prima o poi il conto, salato, arriva.

Sorgente: Roma, ragazzini vandalizzano la mostra “Scientopolis” a Guido Reni District: danni a 7 postazioni

In meno di due ore di visita un gruppo di minori proveniente dalla zona dell’Infernetto ha vandalizzato il 14% delle postazioni interattive della mostra “Scientopolis”, http://www.scientopolis.it. L’entusiasmo incontrollato e la volontà di spingere oltre i limiti le attrezzature della mostra allestita al Guido Reni District, manifestati da una dozzina di ragazzini fra i 10 e i 13 anni, nel pomeriggio di ieri, ha mandato fuori uso 7 postazioni su 50 dedicate agli esperimenti di fisica, matematica, scienze, biologia, musica, anatomia, fenomeni naturali, energia solare, elettricità ed ottica. Corsa contro il tempo scattata da ieri per riparare i danni che saranno quantificati in settimana. La mostra domani mattina garantisce l’apertura al pubblico con le postazioni fuori uso transennate.

“Non potevamo immaginare che avrebbero scambiato la mostra scientifica per un Luna Park” commentano i responsabili della mostra che fanno capo alle società promoter Venice Exhibition srl e Time4Fun srl “diciamo solo che per gestire questa comitiva non sono stati sufficienti i tre addetti fissi normalmente presenti nelle sale della mostra a controllare l’utilizzo delle postazioni.

Per questo, su indicazione della security che aveva già ricevuto segnalazione dei primi due danneggiamenti, sono stati chiamati altri due steward in rinforzo, per tentare di tenere a bada i ragazzini scatenati, ma a poco è servito. Il gruppetto, che poi si è scoperto appartenere alla stessa comitiva, era completamente fuori controllo”.

Comportamento che danneggia tutti; chi va dopo alla mostra e si trova un paio di “attrazioni” fuori uso grazie alle azioni dei ragazzi.

I primi danni avevano allertato il personale della mostra poco dopo le 16.30: il primo alla bicicletta che pedalando replica la biomeccanica ossea, sulla quale avevano spinto talmente forte sui pedali che si era staccata una gamba dello scheletro dentro la vetrina; ed al simulatore del tornado, dentro il cui meccanismo qualcuno aveva gettato della sabbia ostruendo il sistema di ventilazione. “Ulteriori danni” continuano gli organizzatori “li abbiamo riscontrati sul tamburo che simula l’oscillazione sul quale si sono divertiti a battere con tale violenza che ne hanno lacerato la pelle.

Danni anche alla macchina magnetica dalla quale sono sparite 18 sfere d’acciaio, alla marcia di un simulatore d’auto che evidenzia le difficoltà alla guida in varie situazioni atmosferiche. Infine è stato frantumato il ripiano di marmo della macchina ad aria che simula la forza del vento”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato però il ribaltamento della postazione del simulatore del terremoto che ha provocato un temporaneo black out facendo scattare il salvavita. Progettato per essere utilizzato singolarmente, il macchinario, che riproduce le scosse sismiche ondulatorie e sussultorie, è stato invece preso d’assalto da 4-5 ragazzi alla volta, fino a rovesciarlo mettendone fuori uso il sistema elettronico e danneggiarne la struttura portante.

“A quel punto la security ha individuato gli adolescenti fuori controllo” concludono gli organizzatori “e li ha trattenuti all’uscita per rintracciare i rispettivi genitori. Il personale di vigilanza non voleva criminalizzare nessuno, ci mancherebbe, tanto meno la vivacità dei ragazzi, normale alla loro età, solo riconoscere le eventuali responsabilità”. “Ci ha invece lasciato esterrefatti la reazione dei genitori” continuano dal Guido Reni District, “che, mentre i figli erano dentro a scambiare la mostra per un’arena da gladiatori, se ne stavano tranquillamente nell’area ristorazione e bar accanto all’ingresso della mostra. Chiamati più volte dagli steward per venire a controllare i figli, rispondevano che ‘i ragazzi sono vivaci’ e ‘che se le macchine si rompono e perché sono fragili’. Praticamente con fare a tratti minaccioso hanno scaricato tutta la responsabilità dei danneggiamenti sull’organizzazione, lamentando tra l’altro ‘che deve essere la mostra a dotarsi di personale sufficiente per tenere a bada gli animi dei visitatori”.

Sconvolgente. In pratica la colpa è di tutto il resto dell’universo tranne che dei pargoli e dei genitori. Quando insegnavo avevo conosciuto genitori simili: convinti che i figli fossero i più meglio dell’universo e pronti ad attaccare chiunque osasse solo porre in discussione cotale evidentissima verità.
Peccato che questo sia il modo migliore per creare futuri adulti incapaci di fare qualsiasi cosa che non sia frignare del grande gombloddo globale contro di loro per impedirgli di essere il primo centravanti della nazionale con 16 lauree e 42 nobel.

Tanto che alla security, per evitare il degenerare della situazione, non è rimasto che accompagnare il gruppo di visitatori dell’Infernetto fuori dal complesso di mostre. “Adesso rimane la conta dei danni” concludono gli organizzatori “con le postazioni temporaneamente transennate, per consentire le riparazioni sperando che lo staff tecnico riesca a risolvere tutti i problemi in tempi rapidi. Avevamo messo in preventivo che qualche postazione potesse subire guasti per l’usura, ma non ci aspettavamo che qualcuno arrivasse a romperle di proposito, stiamo valutando con i promotori locali come intervenire nelle sedi opportune”.

Spero che l’intervento non sia il chiudere tutto. Spiace dirlo ma in certi casi una punizione è utile: sia per far capire ai “ragazzi” che certe cose non si fanno, sia come esempio per gli altri. Altrimenti la situazione va in vacca. E ci perdono tutti.

“È già il secondo danneggiamento dopo il fatto capitato alla riproduzione del Titanic della mostra Brikmania” dichiarano amareggiati “questa volta ci siamo scontrati con un senso di impunità dei genitori manifestato dai loro figli con lo spregio della proprietà altrui”.
Lunedì 27 Novembre 2017 –

Il frutto non cade mai troppo lontano dall’albero…

Martin Luther King, Caravaggio, Shakespeare ed il lavaggio della memoria

A quanto pare la nuova moda, demenziale, che si sta diffondendo negli USA è quello che chiamerei “lavaggio della memoria”; ovvero il condannare inappellabilmente quelli che oggi son considerati errori e comportamenti riprovevoli commessi nel passato o da qualche “grande” della storia.

Io personalmente considero un errore grave misurare il passato con il metro del presente; se oggi abbiamo questo metro è stato anche grazie alle cazzate ed agli errori del passato. Una cosa che non mi era mai piaciuta dei corsi di matematica è la poca attenzione alla storia della matematica; in molti casi si parlava del risultato senza parlare delle strade e degli errori compiuti per arrivarci. Eppure più che dalle vittorie l’umanità ha imparato tanto dagli errori. Piaccia o no la pace post seconda guerra mondiale e la guerra fredda, rimasta fredda, è stato sia per evitare un nuovo bagno di sangue come la seconda guerra sia dall’equilibrio del terrore.  Sembra paradossale ma la bomba e la sicura mutua autodistruzione ha contribuito ad evitare una nuova escalation che avrebbe portato alla terza guerra.

Per apprendere bisogna conoscere gli errori ed ammetterli. Negarli e cancellarli significa cancellare la storia1. Un poco come capitava quando fanatici religiosi2 decidevano di fare piazza pulita di tutte le civiltà precedenti e di qualsiasi cosa fosse in contraddizione con quella che credevano la rivelazione sacra. Il risultato è sempre stato il solito, un epoca oscura ed un arretramento delle conoscenze scientifiche e tecniche.

Cosa che temo avverrà con la nuova religione laica del politically correct a tutti i costi, della par condicio sempre comunque e ovunque (e soprattutto a sproposito).  Che in storia della letteratura inglese si studino soprattutto poeti del passato bianchi e nati in inghilterra mi sembra una cosa scontatissima, le proteste perché i corsi di storia della letteratura diano spazio anche ad autori moderni non di origini britanniche DOC mi sembra una sciocca pagliacciata come le richieste di studio delle “matematiche alternative“. Trovo inquietante che molti, per far vedere di essere moderni e sensibili, si pieghino a tali stronzate.

Altra cosa che trovo inquietante è la “damnatio memorie” nei confronti di chi si è macchiato di qualche colpa, o di qualcosa che oggi viene considerato un comportamento sbagliato e scorretto.  Questa storia è emblematica:

Sempre a proposito di censura e divieti: la sensibilità degli studenti di lettere della University of Pennysilvania era così urtata da un’immagine di Shakespeare, poeta ritenuto razzista e misogino, affissa nella hall del dipartimento da imporre la sua rimozione e sostituzione con la foto di Audre Lorde, poetessa lesbica e femminista africana. Siamo davvero tanto sicuri del valore che ha il sostituire al più grande poeta e drammaturgo inglese che sia mai esistito questa poetessa? Non è forse attraverso le sue poesie e le sue parole che questa scrittrice dovrebbe essere acclamata, invece che come icona?
[da: http://thevision.com/cultura/ipersensibilita-snowflake/]

Studiare letteratura inglese senza considerare Shakesperare è come pretendere di studiare matematica saltando a piè pari tabelline, equazioni, polinomi, funzioni per iniziare direttamente dagli integrali tripli. Il fatto che Shakesperare fosse un misogino non modifica di una virgola il valore letterario delle sue opere. Così come il fatto che il Caravaggio fosse un assassino o che Martin Luther King avesse, secondo certe carte della cia, una amante non sminuisce il valore delle sue azioni ed i risultati da egli ottenuti. A furia di volere solo il bianco più bianco del bianco si finisce solo a rendere tutto nero.3

Cancellare il passato e le sue brutture cercando di obliare la storia significa creare un presente amorfo dove si finirà certamente a ripetere tanti errori già fatti in passato. Brutto che università ed enti di cultura non conoscano questa lezione basilare della storia, molto molto brutto.

Hitler che volle piegare la scienza alla politica, la scienza ariana contrapposta alla scienza ebraica, si giocò la possibilità di arrivare per primo alla bomba atomica. Idem per l’urss di Stalin e Lysenko. Invece gli americani con il loro pragmatismo non si fecero scrupolo a collaborare con Von Braun (l’uomo delle V2) per vincere la corsa allo spazio. Invece Agostino di Ippona (dottore della chiesa) considerava giusto che i cristiani usassero i tesori filosofici e le conoscenze di filosofia naturale dei filosofi pagani.

A questo modo di vedere tipico dei pensatori Cristiani è possibile rintracciare un antecedente nell’influenza dei filosofi pagani. È questo il primo esempio del fenomeno, frequentemente osservabile, che nonostante la sua netta opposizione al Paganesimo nelle sfere della religione e dell’etica, il Cristianesimo era sempre prontissimo a goderne i tesori filosofici. Per coloro che potessero pensare che ciò fosse strano o indegno di un cristiano, Sant’Agostino aveva giustificato questi prestiti una volta per tutte: i pagani posseggono sì questi tesori, ma non ne sono i possessori di pieno diritto; per diritto quei tesori appartengono ai Cristiani, che saranno i primi a farne il giusto uso; quando si impadroniscono di questi tesori, non fanno altro che comportarsi come gli Ebrei, che, uscendo dall’Egitto portarono con sé, col consenso del Signore, vasi d’oro e d’argento, gioielli e vestiti preziosi che erano appartenuti agli Egizi, poiché potevano farne un miglior uso. E ogni sorpresa per il fatto che tanta saggezza era stata data a popoli che erano rimasti privi della luce della Rivelazione veniva eliminata citando il passo del Vangelo secondo Giovanni, 1, 9, dove si dice che la Luce illumina ogni uomo che viene al mondo.
[fonte: http://www.fisicamente.net/FISICA_1/index-1849.htm]

 


  1. la maledizione della storia è che chi non la conosce è destinato a ripeterla. 
  2. di diverse religioni, anche di matrice cristiana. 
  3. chiedere ad esempio alla sinistra italiana, puntualmente impegnata in gare autolesioniste ad: il mio comunismo è più lungo del tuo. 

Cortocircuiti…

Quando avevo letto questa notizia: Censimento inglese niente sesso maschio o femmina per non urtare trans – Corriere.it, avevo pensato ad una bufala; invece è vera.  Quello che mi diverte è che abbiamo sotto gli occhi un esempio di cortocircuito logico. Da una parte la galassia contro il cattivo maschio bianco oppressore, cioè femministe, casinisti con la scusa dei diritti capricci civili, associazioni LGBTQIXYZαβγ, anticontroboicottari assortiti, che lotta perché chi si crede un gatto transex dotato di corna e rumine non venga considerato un caso “bizzarro” ma venga assecondato nelle sue idee. Chi siamo noi per imporgli una cultura patriarcale che vieta agli uomini alle persone di considerarsi gatti con corna e rumine?

Di contro invece l’omettere l’informazione sul sesso biologico fa perdere informazioni e, come hanno detto giustamente le femministe:

Ma la proposta ha suscitato la protesta delle femministe, che vi hanno visto un tentativo di eliminare la presenza femminile. La scrittrice Germaine Greer ha argomentato: «Sono stanca e nauseata da tutto questo. Continuiamo a sostenere che le donne hanno conquistato tutto quello che c’era da conquistare. Ma non hanno conquistato neppure il diritto a esistere». E l’attivista Stephanie Davies-Arai ha aggiunto: «Il sesso biologico delle donne viene cancellato e questo mi spaventa. Una volta che smetti di raccogliere informazioni, tutto si distorce per le donne».

Se non hai le informazioni sul sesso come puoi sostenere che le donne guadagnano il 99.99999% in meno degli uomini? Non lo puoi più fare. E quindi, siccome non conviene, il distinguere il sesso fra maschile e femminile non è più una azione oppressiva e patriarcale. Strana anche l’assenza di chi aveva invece aveva piantato casini perché Trump aveva abolito la legge Obama che permetteva ai transgender di usare il bagno del sesso percepito invece di quello biologico (qui). E di chi sosteniene che il genere è solo un costrutto sociale scollegato dal sesso biologico.

Mi sa che da ora in poi, cortocircuiti simili ne capiteranno a bizzeffe. Io mi attrezzo con i patriarcali birro1 e pop-corn per godermi lo spettacolo.


  1. al maschile ovviamente per sostenere il mio culturo patriarcale e misogino. 

“Pull a pig”, a caccia della “più brutta”: ecco il gioco che umilia le donne

Stavo leggendo le notizie sull’ennesimo “caso” montato dai media.

“Pull a pig”, di queste scommesse, imbecilli, ne ho sentito parlare e son servite come trama per un sacco di filmetti. E si tratta di “scherzi” fatti da persone di entrambi i sessi. Ho visto anche un sacco di ragazze provare a flirtare per vedere se erano seducenti e poi, verificato il loro appeal, sfanculare di brutto la vittima.

Sarei stato curioso di vedere, se il respinto dalla principessa si inventava un gioco cretino “kiss a frog” e la sputtanava su internet cosa sarebbe successo. Imho la stessa shitstorm ma a parti inverse.

Giocare con i sentimenti delle persone è pericoloso, molto. In certi casi possono scatenare reazioni abbastanza violente. Son cose che colpiscono nel profondo, sapere che si è giocati. Ciò vale per entrambi i sessi, i maschietti magari in forma più esplicita, le femminucce in forma subdola.  Quando insegnavo vedevo, dall’esterno, simili “scazzi” fra studenti. Di entrambi i sessi.

Sophie attacca, Jessie si difende con gli stessi toni. Lei è una ragazza inglese di 24 anni, lui un olandese di 21. Si sono conosciuti a Barcellona, e questa è l’unico punto in comune nella versione dei fatti dei due ragazzi. Il resto è controverso.

L’accusa di lei. Sophie ha percorso oltre 600 chilometri per rincontrare un ragazzo, Jessie, conosciuto in vacanza a Barcellona. Era stato lui ad avvicinarsi a lei, a conquistarla. Hanno trascorso una notte insieme e qualche tempo dopo la 24enne inglese si è diretta ad Amsterdam per rivederlo. Giunta in albergo ha scritto al ragazzo, ma il messaggio di risposta non è stato quello aspettato: lui l’ha derisa, dicendo che si trattava di uno scherzo, che era vittima del Pull a Pig.

“Era stato lui ad avvicinarsi a lei, a conquistarla”. E lei? passiva passiva oppure ha scelto di farsi conquistare. Perché certe cose si fanno in due, non da solo. Lei poteva sfancularlo da subito.

“You were pigged”, ha scritto Jessie, aggiungendo due emoticon con la testa di maiale, “Era tutto uno scherzo”. “Come hai potuto essere così crudele'”, ha risposto lei, prima di venire bloccata da lui su WhatsApp.

I hope his mother reads this, what a wanker! Sophie Stevenson, you’re gorgeous and he’s an utter arsehole. https://t.co/oOoiS3ZG3z

— Lauren (@laurenella_) 9 ottobre 2017
“Pull A Pig è un gioco in cui un ragazzo cerca di abbordare una ragazza grassa e brutta. Mi sono sentita male”, ha raccontato Sophie al Sun, “Ero così turbata che ho cambiato il mio volo e sono tornata subito a casa la mattina successiva”.

Mi sembra un poco romanzato; cioè conosci un ragazzo per una notte, e parti subito per andare a trovarlo prima di conoscersi bene? Mah. Lui potrebbe essere anche stato coglione ma lei è sicuramente così ingenua da farsi interdire.  Cose che succedono e succederanno sine die. Però prima che qualcuno inventasse un nome fantasioso e si mettesse a piangere su internet si risolvevano con alzate di spalle.  Da notare comunque il bipensiero femminista: ovvero le ragazze a seconda della convenienza son fortissime capaci di superare qualsiasi ostacolo oppure, se invece è più vantaggioso, son di cristallo ed un nonnulla manda il loro cuore in pezzi. Certo che poi sfogare la delusione d’amore con uno sputtanamento “mondiale” sul Sun…

La versione di lui. “Sono io la vera vittima”, ha detto Jessie in un’intervista al Mail Online. “Ci siamo conosciuti a Barcellona, sì, ma non c’è stato nulla – ha raccontato il giovane olandese, aggiungendo di aver contattato un avvocato per difendersi – Siamo stati in albergo ma non abbiamo dormito insieme e, soprattutto, non le ho mai scritto quel messaggio. Quello che sta girando o se lo è inventato lei o se lo sono inventati i giornali. È tutto inventato e mi sta rovinando la vita”.

In un’altra intervista alla versione olandese di Metro, Jessie ha aggiunto che dopo questa storia la sua famiglia è stata minacciata e ha ribadito: “È tutto falso”.

I soliti giustizieri del ueb che appena vedono una buona causa per vomitare livore e sentirsi buoni perché lottano dalla parte secondo loro giusta. Anche qui noto il bipensiero: quando la merda viene versata sul tipo è santissima, quando, ad esempio, viene versata su qualcun’altra, come la tizia perseguitata per aver pubblicato dei suoi filmati osè, invece è un comportamento abietto. Io considero le shitstorm sempre sbagliate. Non conosco la situazione e non posso dire se sia stato chi sia stato stronzo sia stato lui o lei o cinquanta cinquanta. L’unica cosa che posso dire è che lo sputtanamento “mondiale” lo considero un colpo decisamente basso ed una vendetta sproporzionata.

Il pull a pig. Secondo il sito Urban Dictionary, il termine Pull a pig si riferisce a una pratica che coinvolge un gruppo di amici, che escono per cercare di conquistare e portare a letto la donna meno attraente. Vince chi riesce a uscire con la “più brutta”. Essere “pigged” significa essere stata la vittima dello scherzo.

In passato ne aveva parlato l’Independent, citando anche un altro “gioco” simile, “Fat girls rodeo”, il rodeo delle ragazze grasse. In entrambi i casi le donne vengono paragonate ad animali da catturare, una forma di umiliante bullismo, di cui esiste persino un merchandising su internet. La giornalista aveva provato a indagare sulla pratica e questo è stato uno dei commenti ottenuti: “Ma è solo per farsi una risata. Sarai sicuramente una femminista. Loro lo amano, sono felici di ricevere attenzioni”.

“Loro lo amano, sono felici di ricevere attenzioni” è una scusa cretina che non giustifica alcunché. Però essere “mature” significa anche imparare a riconoscere gli stronzi (e le stronze).  Buffo poi scandalizzarsi di simili giochi e poi guardare spazzatura tipo uomini e donne, o temptation island o tanti altri reality cretini.

 

La tua ipersensibilità non ti rende speciale o interessante – The Vision

Un articolo molto interessante sulla snowflake generation e di come lo spingere all’eccesso la tutela della specialità alla fine porti a conseguenze completamente antitetiche rispetto a quanto si voleva inizialmente ottenere.

Concordo con le conclusioni dell’autrice; pensano di essere paladini ma spesso son solo immaturi che rifiutano il dialogo, giustificandosi con la loro spiccata sensibilità, sensibilità che usano per dipingere di idealismo i loro capricci.

Da considerare anche una cosa: quando domani qualcuno parlerà di nazist-shaming, molti dei fiocchi di neve andranno in cortocircuito di brutto ma di brutto, brutto, brutto.

Sorgente: La tua ipersensibilità non ti rende speciale o interessante – The Vision

LA TUA IPERSENSIBILITÀ NON TI RENDE SPECIALE O INTERESSANTE
Di ALICE OLIVERI 18 SETTEMBRE 2017

(…)

Al di là della becera tendenza dell’alt-right a screditare qualsiasi oppositore del movimento sessista, razzista e machista, la questione Generazione Fiocco di Neve porta alla luce un aspetto interessante e complesso della contemporaneità, e a tratti anche inquietante e pericoloso, perché volto a istituire e a imporre in alcuni casi una norma che non è detto garantisca necessariamente una maggiore libertà. Se da un lato il maschio alfa trumpiano impone il suo dominio con violenza spregiudicata e oppressiva, dall’altro il giovane snowflake promulga un’inclinazione alla censura e alla limitazione della libertà di espressione in favore della sua politica in difesa della sensibilità. L’esempio più lampante di questa battaglia per l’ipersensibilizzazione della società è senza dubbio quello della lingua gender-sensitive: ci sono università nel mondo anglosassone che minacciano di abbassare voti a chi non usa termini ed espressioni gender neutral, creando un cortocircuito distopico in cui si propone un modello libero e rispettoso che si applica attraverso norme e divieti.

Sempre a proposito di censura e divieti: la sensibilità degli studenti di lettere della University of Pennysilvania era così urtata da un’immagine di Shakespeare, poeta ritenuto razzista e misogino, affissa nella hall del dipartimento da imporre la sua rimozione e sostituzione con la foto di Audre Lorde, poetessa lesbica e femminista africana. Siamo davvero tanto sicuri del valore che ha il sostituire al più grande poeta e drammaturgo inglese che sia mai esistito questa poetessa? Non è forse attraverso le sue poesie e le sue parole che questa scrittrice dovrebbe essere acclamata, invece che come icona?

 

(…)

La Snowflake Generation rischia con la sua determinata intenzione a stabilire regole e divieti di diventare una sorta di paladina di una metaforica Santa Inquisizione dove qualsiasi mancanza di rispetto al dio delle diversità generi un patibolo di esecuzione per il colpevole di un generico shaming.  (…)

E dunque, questa ipersensibilità, questo desiderio di generare a tutti i costi etichette che danno vita a cose che fino a un attimo prima non esistevano (come nella migliore tradizione biblica), questa incapacità di accettare critiche e di pestare i piedi di fronte a chi si permette di controbattere, annullando ogni scontro dialettico, è forse il segno di una inquietante immaturità che alimenta la marginalità delle minoranze, piuttosto che favorire l’integrazione. Insomma, come può questa generazione di candidi fiocchi di neve portare avanti le sue battaglie, spesso legittime, se per farlo sente il bisogno di scagliarsi contro un’immagine di Shakespeare? Forse i più grandi nemici dei fiocchi di neve sono i fiocchi di neve stessi, che fanno della loro sensibilità un’arma contro il dialogo, di fatto unico vero antidoto all’intolleranza.