Filosofia e comprensione della realtà

“Piano, piano,” disse Guglielmo. “Non so perché, ma non ho mai visto una macchina che, perfetta nella descrizione dei filosofi, poi sia perfetta nel suo funzionamento meccanico. Mentre la roncola di un contadino, che nessun filosofo ha mai descritto, funziona come si deve…
[Umberto Eco, Il Nome della Rosa]

La filosofia della scienza è utile agli scienziati quanto l’ornitologia agli uccelli
[R. Feynman].

Stavo leggendo la spassosa vicenda che riguarda la diatriba fra R. Burioni e S. Regazzoni (qui).  Avevo l’impressione che molti filosofi fossero persone fuori dal mondo incapaci di capirlo e buoni solo a nascondere la loro ignoranza dietro un sacco di supercazzole. Devo dire che la vicenda mi sembra una ennesima conferma sperimentale di questo fatto.

Riporto la parte corposa dello scambio con alcune considerazioni sparse a margine.

I fatti, in breve. La scintilla del botta e risposta è una frase di Regazzoni: “La scienza è una cosa buona, ma ci sono medici che ne hanno un’idea così ingenua e imbarazzante da fare danno alla scienza. Certo, non si può chiedere a tutti di conoscere un po’ di filosofia della scienza. Però ignoranza e arroganza non aiutano se decidi di metterti a discutere nello spazio pubblico”. Lo stesso Regazzoni invita poi l’immunologo a studiare, poiché “non conosce l’abc della scienza”: non la scienza medica, evidentemente, ma la filosofia della scienza. La critica non è quindi rivolta al Burioni medico, ma al Burioni personaggio pubblico che interviene sul difficile rapporto tra scienza, società e politica.

È qui che inizia uno sconcertante attacco di Burioni, in cui l’affermato ordinario delegittima e ridicolizza il suo interlocutore per la sua condizione di precario, e quindi di fallito. “Un professore a contratto che dice a un professore ordinario ‘vada a studiare ne ha bisogno’ è qualcosa che accade solo su Twitter, e solo in casi particolarissimi”. Nella visione di Burioni non è quindi solo la scienza a non essere democratica. Mi puoi criticare se hai uno status pari al mio, altrimenti no. Non conta l’idea che si esprime né la competenza specifica. Prosegue Burioni: “O porta dei numeri a supporto della sua affermazione, oppure ai miei occhi rimangono delle frasi vacue che non esprimono altro che la sua frustrazione e che starebbero bene in un bar di periferia e non nelle aule universitarie che ancora lei è costretto – forse per questa sua ingiustificata protervia – a frequentare in maniera precaria”. E ancora: “Però lei non è neanche professore e sta facendo qui su Facebook una lezione a me su come dovrei fare quello che lei mi pare non riesce a fare e che vorrebbe fare”, aggiungendo poi che Regazzoni, “da contrattista, mi sta facendo una lezione gratuita su come riuscire dove lei continua a fallire”.

-> Burioni tende ad essere brusco, poco diplomatico ma dice pane al pane e vino al vino. Un vecchio trucco argomentativo è attaccare la forma invece del contenuto quasi che se dica 2+2=4 urlando stia dicendo una falsità mentre se l’avessi detto dolcemente diventerebbe una affermazione vera. Purtroppo la verità di una affermazione è indipendente dal tono cui viene enunciata. Se il regazzoni avesse criticato solo i toni la sua sarebbe stata una critica legittima. Peccato che aggiungendo il termine “ignorante” l’abbia fatta fuori dal vaso e di molto. Per dare dell’ignorante a qualcuno occorre dimostrare di saperne di più di lui, altrimenti ci si sta comportando solo da idioti boriosi. Facendo un paragone calcistico è come se un allenatore di serie C, di una squadra di mezza classifica, pretenda di insegnare ad un Carlo Ancelotti od a un Luciano Spalletti come si gestisce la squadra quando hai sia coppe che campionato.

-> Il tizio è precario a 40 anni; se vedi che in una certa carriera non riesci a batter chiodo o cambi ad altro o continui a sperare. Strano che i filosofi che dovrebbero essere quelli che dovrebbero capire maggiormente il mondo ed il funzionamento in molti casi si rivelino essere persone incapaci di capire la realtà e di interagire. Quando Tremonti fece la sua sparata “con la cultura non si mangia” io mi sarei aspettato, come risposta, qualcuno a pancia piena che mostrava come la cultura gli permettesse di mangiare. Invece chi si lamentò di più, era gente a digiuno che magnificava i lauti pasti che facevano con la cultura.

->L’essere precario può essere una sfortuna ma spesso è conseguenza di una sequenza di scelte sbagliate; la filosofia è un campo saturo ove l’offerta surclassa di molto la domanda. Questo secondo il sig. Adam Smit, padre della filosofia economica, spinge il valore in basso. Eppure molti non capiscono questo semplice fatto, così come non capiscono che io se concorro con 10 rivali devo essere meglio di quei 10, se concorro con 1.000 devo essere migliore di quei 1.000. La cultura dovrebbe renderti capace di capire subito questi fatti di base; cosa pensare di uno che non riesce a capirli e contemporaneamente magnifica la “cultura” e la sua capacità di fargli capire e interpretare il mondo?

-> La tanto meravigliata “filosofia della scienza” usata dal Regazzoni contro Burioni ma sa che ha la stessa utilità della trama in un film porno; se c’è bene altrimenti pazienza, si fa sesso lo stesso.  Magari non sappiamo i profondi motivi filosofici perché la roncola funziona ma, per quello che serve per la maggior parte dell’umanità, funziona abbastanza bene. Piaccia o no la scienza è andata avanti ignorando la filosofia della scienza, e i filosofi della scienza si son trovati decisamente marginalizzati.

-> Hegel era un palese idiota, è bene ricordarlo.

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sulla giornata contro la violenza verso le donne

Maria, nome di fantasia, era una ragazza del mio liceo, molto carina e poco interessata allo studio.
Si era messa con giuseppe, un teppistello sempre pronto a fare lo spaccone, temuto perché picchiava tutti e faceva il figo con la moto e perché era già stato in riformatorio. La solita microdelinquenza di periferia. E lei, di riflesso grazie al “chiamo a giuseppe e vi faccio picchiare” faceva da piccola “bulla”. Terra terra maria stava con giuseppe perché era figo e picchiava tutti, e lei poteva fare, via giuseppe, da baby teppista oltre che brillare di luce riflessa.

Peccato che, dieci anni dopo, maria si trovò ad essere una venticinquenne senza ne arte e ne parte; maria mollò la scuola a sedici anni, con un compagno, giuseppe, manesco e con due figli piccoli da mantenere. Maria capì che a sedici anni potevi bullarti che il tuo pivello picchiava tutti e faceva paura ai tuoi compagni a scuola, a venticinque anni scopri che non può picchiare il responsabile dei servizi sociali, non può spaventare un magistrato e che cercare una rissa con i carabinieri è un comportamento alquanto controproducente. La separazione fra i due fu un poco “conflittuale” anche perché giuseppe era uno abituato a menare prima di pensare.

Oggi molti parlerebbero, giustamente, di femminicidio, di stalking e di violenza maschile da parte di giuseppe, di victim blaming, verso la povera maria. Io invece parlerei, oltre che della “cattiveria” di giuseppe anche, e molto, della di stupidità di maria. Se scegli tu il tizio perché è uno che “si fa rispettare” e picchia tutti, se ti vanti di ciò, se usi il “chiamo a giuseppe1” come minaccia verso i compagni e chi non accetta i tuoi capricci, poi non stupirti se in casa ti trovi uno violento pronto a menare. Sei stata tu a sceglierlo e l’hai scelto proprio perché un teppista “che si faceva rispettare” e di rifletto “ti faceva rispettare”; una con la sindrome della crocerossina non va in giro a vantarsi che il ragazzo è stato due o tre volte in riformatorio, raccontare delle risse cui ha partecipato e usarlo come minaccia: “o mi dai retta o chiamo a giuseppe”.

Quello che ho notato che manca nella giornata contro la violenza verso le donne è una seria educazione al “vaffanculo” da parte delle signorine: ovvero prevenire: sfanculare da subito il teppistello e mandarlo al diavolo prima è sempre meglio di curare ferite fisiche e psicologiche dopo. Perché si possono fare tutti i pipponi moralistici che si vuole ma, imho, se non si mette in chiaro che deve essere, in primis, la donna ad evitare il testa di cavolo e non starci assieme sperando che il testa di cavolo sia lui a redimersi, l’anno prossimo rimaniamo punto e a capo. Se si parla di Maria come di una santa, non si capisce come, perseguitata da satana giuseppe, e non di una che ha fatto scelte decisamente sbagliate e che si trova a dover vivere le conseguenze di tali scelte domani ci saranno tante altre maria.

E “vittime” su cui fare il piagnisteo per le future giornate non mancheranno.

Per questo io penso che nelle giornate contro la violenza verso le donne servirebbe, più che piagnisteo e pipponi moralistici, anche serie campagne di prevenzione rivolte alle signorine, svelando alcuni segreti rivelati nei corsi di logica patriarcale:

-> la prudenza serve per evitare di finire in situazioni spiacevoli. L’imprudenza non giustifica il carnefice ma spesso spiega bene perché la vittima sia diventata tale. [istituzioni di logica patriarcale]

-> se scegli lo stronzo violento (e proprio perché stronzo violento) poi ti trovi a stare con uno stronzo violento [logica patriarcale]

-> uno stronzo violento si comporta da stronzo violento [logica patriarcale superiore]

Senza, spiace dirlo, ma le manifestazioni mi sembrano tanto le frignate senza senso di gente che ancora confonde la realtà con i loro desideri. Vivere nel villaggio dei puffi sarebbe puffissimo ma purtroppo non viviamo nel villaggio dei puffi.


  1. la proposizione “a” è un costrutto del sardo, brutalmente italianizzato; in sardo i verbi come vedere, chiamare quando si parla di una persona precisa richiedono la “a” davanti al nome. 

una chiosa sul libro della murgia

Alla fine, approfittando della sala lettura della biblioteca, me lo son letto. Il succo del libro è che la murgia prende le idee che non le vanno a genio e cerca, imho in maniera sgangherata, di dimostrare che sono fasciste. Cadendo in tante e tali contraddizioni da far esclamare: “meglio allora il fascismo.

Prendiamo ad esempio il primo capitolo, quello dove parla del leader; la conclusione è:

La differenza tra lo smidollato democratico e il capo è tutta lí: il capo non è in discussione, perché se dovesse perdere tempo a discutere con chi la pensa diversamente in un paese dove tutti si credono allenatori della nazionale, quando mai prenderebbe le decisioni che servono?

E paradossalmente evidenzia un problema, grosso, della democrazia italiana: si può e si deve discutere, fino ad un certo punto, poi dopo che si è discussa e si è presa, democraticamente, una decisione la si dovrebbe rispettare. L’alternativa è una anarchia dove ognuno fa sempre il cazzo che gli pare chiamando tale azione dissenso democratico. A margine: sarei curioso di sapere se, secondo la murgia, gli antivax hanno il diritto di contestare e non rispettare la norma dell’obbligo vaccinale o se è fascista imporre i vaccini. In realtà in democrazia ci dovrebbe essere un momento in cui si discute, un momento in cui viene presa una decisione ed un momento nel quale la decisione deve essere rispettata. Poi si può continuare a discutere della decisione, e nel caso farla cambiare, ma va in ogni caso rispettata. La filosofia “rispetto solo quello che mi piace” è deleteria e fa più danni del fascismo stesso.

Fa riflettere anche la storia del “farsi un nemico esterno”; si applica benissimo alla legge fiano ed alla guerra contro il fascismo; molte caratteristiche che ha presentato del fascismo: con il nemico non si tratta, lo si spersonalizza, i nomignoli fanno anche parte del comportamento della sinistra: la demonizzazione ad oltranza1, “il popolo dei parcheggiatori in doppia fila”, “lo psiconano”…

Insomma si è tutti fascisti. E allora fra un partito fascista DOCG e la sua pallida copia venata di rosa perché scegliere la copia?

La verità è che la realtà è complessa e la semplificazione eccessiva di attaccare un paio di adesivi “fascista” a caso è, proprio come scrive anche la M., un comportamento tipicamente fascista.

Alla fine son testi simili che favoriscono il fascismo più delle stupidaggini di casa pound; ti convincono di essere un fascista fatto e finito, e non una persona con dubbi o con idee diverse. Come nel caso di Miss Helsinki, l’attribuire qualsiasi critica al “razzismo” alla fine porta a far pensare che il KKK sia solo un gruppo di mattacchioni che preferisce la bellezza nordica a quella mediterranea.

Ottima zappa sui piedi. Imho il giorno che i vari intellettuali di riferimento della unica vera sinistra antifascista DOCGP (diffidate dalle imitazioni)2 terranno il becco chiuso, quel giorno Salvini avrà un crollo di consenso.


  1. Che poi ricordano le demonizzazioni di Cossiga, Scelba, Craxi, Andreotti, Berlusconi ed anche Renzi durante il periodo caldo della campagna elettorale per il referendum si dovrebbe notare, prese per buone le tesi della Murgia, che anche a sinistra son tutti fascisti. E allora gli antifascisti dove sono? son solo una categoria metafisica dell’essere? 
  2. La Murgia si aggiunge al gruppo che comprende M. Lucano, Balotelli, Saviano, la Argento… basta che respiri che sia contro Salvini. 

Antiscienza, onde elettrostatiche e vaccini

Stavo seguendo le polemiche sui vaccini e gli antivax. Mi spiace dirlo ma le colpe della situazione non le darei solo agli idioti convinti che i vaccini e gli scii kimici siano un sistema per sterminare la popolazione.

Immaginiamo un articolo in cui viene presentata una sedia “innovativa” creata da un giovane designer e nel commento di lancio si scriva: come quella sedia galeotta descritta da Dante nell’inferno che cagionò l’amore fra Paolo e Lucia Mondella1.

Minimo verrebbe preso a pernacchie per la colossale ignoranza dimostrata ed il minestrone di letteratura. Quel lancio non sarebbe passato senza batter ciglio e senza che nei social si scatenassero quintalate di ironia cattiva.

E se avesse scritto che: “protegge dalle malattie meglio del vaccino, rendendo superflua la vaccinazione”?
Minimo sarebbe stato crocefisso all’istante e il giornalista, insieme al direttore editoriale, sarebbero stati scorticati vivi e messi sotto sale per far piacere al Signore (cit.)

Se invece avesse scritto che “emana aura positiva” e “blocca le onde elettrostatiche”, come in questo caso, nessuno avrebbe notato lo svarione e avrebbe avuto da ridire.

Grossa ignoranza c’è anche nello “scoop” delle iene riguardo alla matematica, una sequenza di sciocchezze per scoprire le quali sarebbe bastato un docente di matematica delle superiori.

Ma se vogliamo continuare ci sarebbero anche gli articoli nelle riviste dove si magnifica, con risultati portentosi, la nuova moda “fuffa” di curarsi. Oppure possiamo parlare degli articoli indignati sulle torture degli animali. Non parliamo poi del nucleare, ottima fonte di ispirazione per la scrittura di romanzi horror spacciati per realtà.

Quello che accomuna tutti i casi è che si tratta sempre di “antiscienza” e di propagazione di bufale. Bufale non in primo piano, certo tenute sullo sfondo, ma in ogni caso pubblicate e divulgate.

Adesso io trovo prima di tutto ipocrita che molti, soprattutto i media,  si straccino le vesti per i vaccini quando son stati, e sono, allegri spacciatori di fuffa assortita. Che i 5S stiano cavalcando per motivi “elettorali” il partito degli antivax è scontato, ma mi chiedo con che faccia uno che parlava di agricoltura biodinamica, possa accusare gli altri di spargere fuffa per meri fini elettorali.

Perché, quando si parla di:

  • Onde a radiofrequenza, microonde e cellulari
  • Sperimentazione animale
  • Tecnologia nucleare
  • Botanica e OGM
  • Terremoti e vulcanologia

E’ lecito sostenere che il parere di Zia Maria valga tanto quanto quello di un ingegnere nucleare, di un fisico esperto in campi elettromagnetici, in quello di un biologo, di un botanico o di un geologo e spesso viene insinuato che il parere degli scienziati sia “pilotato” da poteri occulti, diventa di botto una colpa sostenerlo quando parlano di vaccini?

Se abitui la gente a pensare che gli scienziati dicano cavolate e che il parere di zia Maria sia equivalente a quello del luminare negli argomenti sopra riportati, perché se parla Burioni deve stare zitta mentre se parlano Silvio Garattini, Enzo Boschi o Ilaria Capua, invece può parlare e straparlare? Cosa hanno di speciale Burioni e i vaccini?

Il comportamento dei media, in molti casi mi ricorda tanto la battuta: “tutti a magnificare le opere di mozart per darsi arie da colti anche se non hanno mai visto una sua scultura”, stanno a stigmatizzare l’ignoranza altrui senza fermarsi un poco a riflettere sulla “crassa” ignoranza che essi stessi dimostrano.

 


  1. L’oggetto era un libro e gli amanti erano Paolo e Francesca. 

Zitto tu, ignorante

Premessa: quella di Salvini sui vaccini “10 vaccini sono troppi” la considero una stronzata colossale.

Adesso su twitter a seguito della lite Saviano Meloni e Saviano Salvini ha ripreso forza una corrente di pensiero che dice: “ma cosa dici ignorante; lui è laureato in filosofia, tu hai un diploma, cosa parli a fare?

Devo dire che questo modo di dibattere mi lascia sempre perplesso; da una parte capisco, ed anche giustifico, che l’opinione di un esperto valga di più di quella di un dilettante. Se si discute di vaccini e di immunologia io, che non ne capisco niente, è meglio stia zitto soprattutto se la discussione riguarda aspetti tecnici per la comprensione dei quali occorre uno studio avanzato. Terra terra: se parla Burioni di vaccini io sto zitto e non intervengo perché non possiedo le competenze per farlo.

Di contro però mi trova contrario quando l’avere particolari competenze oppure l’essere esperto in un qualche campo viene usato per far ritenere che sia esperto in tutti i campi dello scibile umano e tali competenze vengono utilizzate, come un maglio, per chiudere la bocca agli altri.

Probabilmente quindi molta della diffidenza riguardo al “principio di autorità” deriva proprio da questo uso improprio di tale prinipio, nel ritenere, erroneamente, che se uno è esperto in un campo allora è esperto in tutti i campi. Un esempio di ciò si era visto con Dario Fo, ad esempio, quando lui parlava di ogm e di come fossero brutti e cattivi e qualche biologo o agronomo ribatteva che stava dicendo stronzate immediatamente partiva il coro: “ma lui è un nobel1 (per la letteratura) voi no quindi zitti ignoranti BWAWAWA!!!!”. Idem per Saviano, lui è laureato in filosofia2, Meloni e Salvini no quindi devono stare zitti.

Ma questo si trasforma poi in un tremendo boomerang perché poi il messaggio che passa è che gli esperti, soprattutto quando si spacciano per esperti tuttologi e sparano stronzate colossali in ambiti al di fuori del loro campo, son solo dei palloni gonfiati convinti di essere dei novelli pico de paperis. Seconda cosa si diffida anche degli esperti che parlano di argomenti pertinentissimi al loro campo di esperienza come Burioni con i vaccini, Rubbia con la fisica delle particelle…

Altra cosa: se usi il titolo come maglio poi non stupirti se ricevi lo stesso trattamento. Ovverosia ad un Saviano che commenta forte della sua laurea in filosofia qualcuno forte della sua laurea in “relazioni internazionali” od in “economia” potrebbe rispondere di tenere il becco chiuso su tali materie.


  1. Tanto per dirne una esistono nobel che credono alla stronzata della memoria dell’acqua. L’essere un nobel non ti rende infallibile. 
  2. visto come all’atto pratico i laureati in quell’indirizzo si siano “mediamente” coperti di “gloria” nei concorsi per l’insegnamento, forse sarebbe meglio nascondere tale titolo. 

Nazifobia

Su G+ hanno segnalato questo articolo: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ununiversit-ha-usato-frase-rommel-motivare-studenti-1543233.html?mobile_detect=false

Un’università ha usato una frase di Rommel per motivare gli studenti
L’Università inglese di Exeter è stata costretta a scusarsi pubblicamente dopo l’accaduto, dichiarando che nessun membro dello staff aveva idea di chi fosse Erwin Rommel

Jacopo Bongini – Mer, 20/06/2018 – 21:04

È polemica in Gran Bretagna dopo che Il generale nazista Erwin Rommel, uno dei protagonisti della seconda guerra mondiale, è accidentalmente diventato per qualche ora una figura ispirazionale al pari del Mahatma Gandhi o di Albert Einstein.

La prestigiosa Università di Exeter, nell’Inghilterra meridionale, ha infatti utilizzato una citazione del generale tedesco come frase motivazionale, inserendola all’interno di una mail del Career advisory service – il servizio di assistenza post laurea – destinata al personale e agli studenti dell’ateneo. La frase di Rommel usata nella mail era: “Non ci si può permettere di perdere opportunità uniche per amore delle sciocchezze” , che difatti ben si adatta al personaggio soprannominato “La volpe del deserto” e conosciuto per la sua grande abilità strategica dimostrata al comando delle truppe tedesche in nordafrica.

Che dire? mi sembra una polemica un poco pretestuosa; Rommel sarà anche stato un militare tedesco che ha combattuto, e talvolta sconfitto, gli inglesi nella II guerra mondiale ma la frase citata non mi sembra contenga slogan di tipo razzista o che sia offensiva verso qualcuno. Posso capire il non voler neppure dare l’impressione di essere “pro nazismo1” ma qui si sta condannando una frase, imho anche giusta, anche efficace, solo perché pronunciata da una persona “non gradita”.

Una osservazione che avevo sentito diceva: “onestà intellettuale è ammettere, quando un nazista dice che piove ed effettivamente sta piovendo, che il nazista ha ragione”. Faccio notare che l’ammettere che il nazista abbia ragione in una situazione specifica e precisa,  ovvero dice che piove e sta piovendo, non significa ammettere che il nazista debba per forza avere ragione sempre, comunque e dovunque.

Anzi questo modo di pensare “se tizio è nazista allora tizio dice solo cose sbagliate” è il classico modo di pensare che ti fa apparire come pazzo fanatico peggio di tizio, visto che poi rischi di trovarti costretto a sostenere posizioni assurde pur di non ammettere che in quella specifica situazione tizio aveva ragione.

Se finisci a pensare solo per stereotipi, quando uno stereotipo risulta essere falso, tutta la costruzione casca come un castello di carte. Per rendersene conto basta pensare alla vicenda di Giorgio Perlasca. Perlasca è stato un fascista convinto, ha partecipato alla guerra di spagna dal lato dei neri e durante la II guerra mondiale, spacciandosi per il console di spagna, ha salvato qualche ebreo. Luci ed ombre. Logico che causi imbarazzo per chi è abituato a pensare solo bianco o solo nero e chi considera nero profondo sia il nero al 99.99% che il nero al 0.01%.

Infatti all’epoca della prima messa in onda dello sceneggiato interpretato da Zingaretti ed ispirato alla figura di Perlasca ci furono proteste perché secondo alcuni “si esaltava un fascista”.

Seconda cosa: è sbagliato invocare la “damnatio memoriae” sul nazismo, dimenticarlo e volerlo trasformare in un fumettone buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi; è il modo migliore per obliare anche le cause e le dinamiche che portarono alla sua ascesa e, cosa più grave, non riconoscere certe situazioni quando si ripresentano.

A seguito del polverone causato dalla notizia, un portavoce dell’università ha cercato di chiarire la questione scusandosi pubblicamente: “Si è trattato di un errore in buona fede e in nessun modo intenzionale. Tuttavia ci scusiamo senza riserve se qualcuno dovesse essersi sentito offeso, ci siamo già attivati per evitare che episodi come questo possano accadere di nuovo in futuro”, aggiungendo come i membri dello staff che hanno selezionato la frase l’abbiano semplicemente trovata su internet e che non avessero la minima idea di chi fosse Erwin Rommel. Una brutta gaffe per l’Università di Exeter, che nel 2013 ottenne dal Sunday Times il titolo di università dell’anno e che ogni anno è costantemente classificata come uno dei dieci migliori atenei del Regno Unito.

La pezza è peggio del buco. Cioè se uno si sente offeso da quella frase solo perché l’aveva pronunciata Rommel, imho è lui che ha qualche problema e che dovrebbe farsi qualche domanda (e darsi una risposta). Capisco la delicatezza ed il rispetto ma se non ci si mette un limite si finisce a dover dar retta alle pippe mentali di chiunque che per qualsiasi, pretestuoso, motivo si sente offeso2.  Con risultati che vanno dal tragico all’umoristico. Cioè se si scoprisse domani che Sir Isaac Newton era stato un misogino che menava la moglie, imho, pretenderebbero che si torni immediatamente alla fisica aristotelica (visto che aristotele era buono, multiculturalista e very politically correct ed inoltre compatibile con tutte le credenze religiose).

 


  1. Che poi Rommel era un militare che aveva anche partecipato al complotto per far fuori Hitler quando ci si accorse che oramai la guerra era persa. Non era di certo il classico nazista fanatico fedele fino alla morte al nazismo. Errata: come ha detto mauro Rommel venne sospettato di aver coperto i complottisti e per quello convinto a “suicidarsi”, ma non partecipò direttamente al complotto. 
  2. Attendo con ansia il primo che parli di nazishaming (nazistofobia) e inizi a piagnucolare: mi critichi solo perché sei nazifobico; fra i SJW e i criceti cicisbei questo causerà, come capitato ad esempio per il “vomitevole” di Macron, più di un cortocircuito. 

il giustiziere dei social

Molti scambiano FB per un giustiziere ed uno sfogatoio facendo spesso colossali errori e castronate. Come nell’articolo di repubblica che ho riportato. Pur prendendo per buono il racconto della presunta vittima, ci sarebbero due riflessioni da fare:

  • La prima è che la giustizia “fai da te”, se non giustificata dalla legittima autodifesa o dallo stato di necessità, non è mai ammissibile. Vieni aggredita, reagisci e fai male ad un aggressore, ci può stare. Pubblicare a mente fredda, dopo che il pericolo è passato, foto “ad usum sputtanandum no”.
  • La seconda è che il tribunale di FB non va tanto per il sottile e, nei social, gente pronta a cogliere ogni minimo pretesto per esercitare lo sport del lancio della merda contro il ventilatore non manca di certo. Se il tribunale di FB dice che è colpevole allora è colpevole, anche se si tratta di un povero cristo che non c’entra nulla.

fonte: http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/08/news/torino_pubblica_su_facebook_la_foto_del_molestatore_il_social_le_blocca_il_profilo-193297015/?ref=fbpr

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo
La ragazza: “Volevo proteggermi”. L’immagine divulgata sulla pagina di un gruppo femminista. I parenti dell’uomo: “Ci scusiamo, ha problemi di alcol”

di CARLOTTA ROCCI

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo

C’è una voce che Giulia, 26 anni, esperta di comunicazione e marketing, non riesce a dimenticare. E’ quella dell’uomo che, venerdì sera, sul tram 4, le ha detto: “Tu dovresti succhiarmi….”. Un messaggio inequivocabile corredato da gesti altrettanto espliciti. “Parlava con un tono roco, sussurrava.Sono rimasta pietrificata”, racconta la giovane. Una cosa, però, l’ha fatta: ha scattato una foto al suo molestatore con il cellulare e l’ha pubblicata su Facebook corredata dal resoconto di quello che le era accaduto. L’immagine è diventata virale in meno di 24 ore con oltre duemila commenti e settemila condivisioni sui social.

Prima cosa: ai sensi della costituzione una persona è colpevole se, e solo se, c’è una sentenza passata in giudicato. Anche in passato ci son stati casi di “colpevoli certi”, condannati dal tribunale dei media e poi assolti dal tribunale “vero”. Un minimo di cautela o di dubbio forse sarebbe il caso di porselo. Anche perché se i giornali son i primi a saltare da inquisito a colpevole certo, dopo scandalizzarsi perché tanti pensano che un inquisito sia un colpevole certo è solamente pura ipocrisia.

“Non immaginavo di innescare tutto questo – racconta la ragazza che alla fine, ieri pomeriggio, ha cancellato il post – Non era mia intenzione mettere alla gogna quell’uomo, nonostante tutto. Anzi quando gli ho scattato quella foto, l’ho fatto a mia tutela perché temevo che le cose potessero degenerare e che avrei avuto bisogno di una prova da portare alla polizia. Ero convinta che alla fine avrebbe provato a toccarmi. Non avevo pensato di pubblicarla”. Lo ha deciso più tardi, dopo averne parlato con gli amici: “Mi sono detta che se a qualche mia amica fosse capitato di incontrare quella persona sul bus era meglio che conoscesse la sua faccia”. Una specie di cartello “wanted” ai tempi dei social network che alla fine ha rischiato di farla passare dalla parte del torto almeno a giudicare dalle critiche ricevute sui social, tanto che alla fine la ragazza ha cancellato post e foto. “Il problema è che molti hanno scritto e commentato senza leggere quello che era accaduto. Le persone si schierano a casaccio, e lo fanno anche le donne. Non era questo il meccanismo che volevo innescare”. E il social ha deciso di bloccarle il profilo. (…)

Non “ha rischiato di farla passare dalla parte del torto” c’è andata e di brutto. Cosa abbiamo? solo il racconto della presunta vittima e basta. Capisco quanto possa essere spiacevole ma, “lo sputtanare” non è un comportamento da tollerare. La gogna è una barbarie medievale. Se il tizio è pericoloso deve essere la magistratura a muoversi, non la giustizia fai da te dei social. Ci vuol poco a far diventare uno sputtanamento “virale” e se il tizio poi avesse incontrato uno dei tanti paladini da strapazzo che infestano i social?
E se, come capitato in questo caso, chi ci passa è una persona che non c’entra niente colpevole solo di somigliare ad un inquisito?
Per il resto il blocco di FB mi sembra il minimo; usare i social per “diffamare”, pur con tutte le più pie intenzioni del mondo, è un abuso oltre che un comportamento scorretto.

La vicenda non è finita nero su bianco in una denuncia: “Ho scelto di aspettare perché non credo che sia la soluzione. Chi si comporta in questo modo, forse, non ha gli strumenti etici per capire quello che ha fatto e non penso che una denuncia sia utile”. Anche la sua foto pubblicata su Facebook e rilanciata (e poi rimossa) dalla piattaforma “Non una di Meno”, però, suona come una punizione. Ora la donna vorrebbe incontrare il suo molestatore: “Tra i tanti commenti su Facebook ho trovato anche un familiare di quell’uomo – racconta – Mi ha spiegato molte cose di lui e mi ha proposto un incontro. Credo che accetterò e se sarà possibile incontrerò anche quel signore perché chi è vittima di questi episodi ti chiedi che cosa sia passato per la testa dell’altra persona e un incontro, in una situazione sicura, con lui, potrebbe farmi bene”.

La storia che non ci sia stata una denuncia mi lascia perplesso; perché? Senza denuncia, e conseguente condanna, non si può parlare di colpevolezza dimostrata “in tribunale” e quindi si dovrebbe parlare di calunnia e sputtanamento.

Faccio un poco il malfidente: e se quello di Giulia fosse invece stato uno scherzo “sfuggito di mano”? Quello che molte “paladine del social” non capiscono è che basta pochissimo per sputtanare un innocente, una foto, una storiella verosimile e la frittata è fatta. Anche perché, come capita spesso, la bufala ha un altissimo impatto e la smentita un impatto molto, ma molto minore.

Quello che non mi è piaciuto dell’articolo di repubblica è il presentare “Giulia” come vittima della censura di FB e non come una persona che, anche se inavvertitamente e con tutte le migliori intenzioni del caso, ha fatto una stupidaggine abbastanza grave.

Di bandiere, fascismo, carabinieri e stato di diritto

Stavo leggendo la vicenda della bandiera “nazista” esposta dal carabiniere in camerata. Devo dire che c’è molto nazifascismo moltissimo e non a causa del carabiniere ma di tanti “fascisti” in camicia hawaiana che non si fanno scrupolo di utilizzare metodi e comportamenti di quel periodo storico.

Prima considerazione: secondo la costituzione “antifascista” italiana:

  • art. 25, comma 2°  “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”.
  • art. 14 comma 1° Il domicilio è inviolabile.
  • art. 14 comma 2° Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Prima considerazione: la bandiera non era esposta in un ufficio o luogo aperto al pubblico ma in camerata. La camerata può essere considerato tranquillamente uno spazio privato. Era una finestra, a vedere l’articolo, al secondo o terzo piano della caserma. Infatti per fare il pezzo è stato utilizzato uno zoom abbastanza potente. Non era esposta al pubblico. Si accetterebbe che qualcheduno, senza alcun mandato della magistratura, entri a casa vostra, senza mandato, per verificare che non abbiate a casa simboli fascisti? Chi ha denunciato il tutto ha commesso una violazione di domicilio allo stesso modo di chi si mette a sbirciare dalle finestre del vicino dentro casa.

L’ispezionare ad arbitrio e lo “sputtanare” in pubblico, giustificando il tutto dal dover salvaguardare la morale pubblica, era un comportamento tipicamente fascista.

Seconda considerazione: siccome non c’è nessuna legge che vieti il possesso di quella bandiera, anche se tale bandiera è usata da gruppi neonazi, possedere tale bandiera è perfettamente lecito e legale. Ed in uno stato di diritto ciò che è lecito e legale è permesso. Chi chiede “punizioni” per il carabiniere guardacaso evita di spiegare chiaramente sulla base di quale legge dovrebbe essere punito. Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali è il principio ripreso dall’articolo 25 della Costituzione.

Faccio umilmente notare che il dare punizioni “ad arbitrio” a seconda di come girava al capetto di turno era un tipico comportamento tipicamente fascista.

Terza considerazione, l’articolo parla anche di un poster umoristico di Salvini. E qui la situazione è anche più grave della bandiera. E’ vietato da qualche legge o regolamento avere, in uno spazio privato, i poster, umoristici, di salvini? No. E allora perché se ne parla? Non vedo quale “interesse pubblico” possa giustificare quell’informazione.

Sinceramente articoli simili fanno sembrare dei premi pulitzer le paparazzate sulla divetta di turno che mostra un seno e si sbacciucchia il cantante del giorno.

Da notare da una parte la canea urlante dei social che urla “sangue”, “sangue”, e segue come un gregge di pecore chi promette, in spregio a leggi e costituzione, di accontentarla. Dall’altra chi ha compiti istituzionali e preferisce accodarsi invece di ribadire che prima viene il rispetto della legge e poi il resto.  Mi riferisco alle infelici dichiarazioni della Pinotti; quella non è una bandiera fascista, magari forse sarebbe stato meglio approfondire la vicenda prima di promettere punizioni. Il tizio ha violato il regolamento mettendo in camerata cose che non poteva tenere? si punisca a norma di regolamento. Non ha violato alcuna legge od alcun regolamento? Mi spiace ma allora il punirlo è un abuso bello e buono.

Terza considerazione: le leggi mancino e scelba non vietano l’esibizione in privato di bandiere e simboli fascisti. Io a casa mia posso, legittimamente, tenere la bandiera di guerra delle waffen SS e girare vestito da SS. Squallido? certo. Ributtante? non lo nego. Da testa di cavolo? scontato. Ma non è illegale.

E siccome una differenza sostanziale fra uno stato fascista ed un moderno stato di diritto è che nel primo i nemici del popolo venivano linciati sulla pubblica piazza “per la salute dello stato” nel secondo invece si dovrebbe essere condannati solo se il comportamento per il quale si viene condannati è previsto come reato da una legge dello stato, io personalmente preferisco avere una bandiera “cretina” in più che assistere ad un remake del fascismo dove i fascisti indossano la camicia hawaiana invece che quella nera, ma hanno lo stesso modus operandi.

Fake news

È impossibile ottenere una condanna per sodomia da una giuria inglese.
Metà dei giudici non crede che possa essere fisicamente compiuta, e l’altra metà la sta facendo.
W. Churchill

 

Prima Regola del Mago: Le persone credono a tutto ciò a cui vogliono credere o a quello che temono di credere.

«Le persone sono stupide: date loro una motivazione appropriata e quasi tutti crederanno a quasi tutto ciò che direte loro. Proprio perché le persone sono stupide, esse crederanno ad una menzogna perché lo vogliono, o perché hanno paura che possa essere vera. La testa delle persone è piena di fatti, notizie e credenze che nella maggior parte dei casi sono false, tuttavia continuano a crederci. Le persone sono stupide: raramente riescono a distinguere tra il vero ed il falso, tuttavia hanno tanta fiducia in loro stessi che credono di poterlo fare sempre, ecco perché è così facile ingannarle.»
[Terry Goodkind]

Le due citazioni in apertura mostrano quello che penso delle fake news; in italia non si agirà mai contro le fake news perché metà dei giornalisti son talmente stupidi da non distinguere una verità da una falsità e l’altra metà è pronto ad inventarsi le peggiori cazzate “pro domo sua”.

Alle fake news poi abbocca solo chi ha già voglia di abboccare; sarebbe interessante vedere quanti, non politici, hanno preso per oro colato il servizio delle iene su SOX, quale sia la loro formazione e quali siano le loro idee sull’ambiente. Direi tendenzialmente: “verdi con scarse competenze in fisica e scienze”. Le fake news, atroce anglismo per dire balle colossali, attecchiscono dove c’è già un terreno fertile. Per eliminarle occorre rendere le persone capaci di pensare e valutare. Ma ciò ha una controindicazione: quando una persona valuta, valuta tutto, non rifiuta sdegnato le sirene di una parte e accetta incondizionatamente quelle dell’altra. Cosa più detestabile per tutti che l’avere qualcuno che segue adorante le sirene dell’altra fazione.

E quindi a cosa serve discutere di fake news? semplicemente ad avere qualche argomento “forte” che giustifichi il poter censurare quello che potrebbe essere scomodo, attaccando, con il solito ad personam, chi lo dice e non cercando di confutare quello che viene detto. Anche perché se si incarcerassero domani tutti i giornalisti che hanno scritto una qualche fake news, dopodomani i giornali pubblicherebbero solamente cruciverba e bollettini meteo.

Roma, ragazzini vandalizzano la mostra “Scientopolis” a Guido Reni District: danni a 7 postazioni

Una notizia sconvolgente. Sconvolgente per svariati motivi, l’ultimo dei quali è la maleducazione dei ragazzi. Devo dire che la reazione dei genitori non mi ha stupito ma riempito di sconforto. Rappresenta la classica mentalità italiota secondo la quale io non sono mai responsabile delle mie azioni; al più è colpa degli altri che non mi hanno impedito di fare le cazzate.

Purtroppo per i ragazzi prima o poi il conto, salato, arriva.

Sorgente: Roma, ragazzini vandalizzano la mostra “Scientopolis” a Guido Reni District: danni a 7 postazioni

In meno di due ore di visita un gruppo di minori proveniente dalla zona dell’Infernetto ha vandalizzato il 14% delle postazioni interattive della mostra “Scientopolis”, http://www.scientopolis.it. L’entusiasmo incontrollato e la volontà di spingere oltre i limiti le attrezzature della mostra allestita al Guido Reni District, manifestati da una dozzina di ragazzini fra i 10 e i 13 anni, nel pomeriggio di ieri, ha mandato fuori uso 7 postazioni su 50 dedicate agli esperimenti di fisica, matematica, scienze, biologia, musica, anatomia, fenomeni naturali, energia solare, elettricità ed ottica. Corsa contro il tempo scattata da ieri per riparare i danni che saranno quantificati in settimana. La mostra domani mattina garantisce l’apertura al pubblico con le postazioni fuori uso transennate.

“Non potevamo immaginare che avrebbero scambiato la mostra scientifica per un Luna Park” commentano i responsabili della mostra che fanno capo alle società promoter Venice Exhibition srl e Time4Fun srl “diciamo solo che per gestire questa comitiva non sono stati sufficienti i tre addetti fissi normalmente presenti nelle sale della mostra a controllare l’utilizzo delle postazioni.

Per questo, su indicazione della security che aveva già ricevuto segnalazione dei primi due danneggiamenti, sono stati chiamati altri due steward in rinforzo, per tentare di tenere a bada i ragazzini scatenati, ma a poco è servito. Il gruppetto, che poi si è scoperto appartenere alla stessa comitiva, era completamente fuori controllo”.

Comportamento che danneggia tutti; chi va dopo alla mostra e si trova un paio di “attrazioni” fuori uso grazie alle azioni dei ragazzi.

I primi danni avevano allertato il personale della mostra poco dopo le 16.30: il primo alla bicicletta che pedalando replica la biomeccanica ossea, sulla quale avevano spinto talmente forte sui pedali che si era staccata una gamba dello scheletro dentro la vetrina; ed al simulatore del tornado, dentro il cui meccanismo qualcuno aveva gettato della sabbia ostruendo il sistema di ventilazione. “Ulteriori danni” continuano gli organizzatori “li abbiamo riscontrati sul tamburo che simula l’oscillazione sul quale si sono divertiti a battere con tale violenza che ne hanno lacerato la pelle.

Danni anche alla macchina magnetica dalla quale sono sparite 18 sfere d’acciaio, alla marcia di un simulatore d’auto che evidenzia le difficoltà alla guida in varie situazioni atmosferiche. Infine è stato frantumato il ripiano di marmo della macchina ad aria che simula la forza del vento”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato però il ribaltamento della postazione del simulatore del terremoto che ha provocato un temporaneo black out facendo scattare il salvavita. Progettato per essere utilizzato singolarmente, il macchinario, che riproduce le scosse sismiche ondulatorie e sussultorie, è stato invece preso d’assalto da 4-5 ragazzi alla volta, fino a rovesciarlo mettendone fuori uso il sistema elettronico e danneggiarne la struttura portante.

“A quel punto la security ha individuato gli adolescenti fuori controllo” concludono gli organizzatori “e li ha trattenuti all’uscita per rintracciare i rispettivi genitori. Il personale di vigilanza non voleva criminalizzare nessuno, ci mancherebbe, tanto meno la vivacità dei ragazzi, normale alla loro età, solo riconoscere le eventuali responsabilità”. “Ci ha invece lasciato esterrefatti la reazione dei genitori” continuano dal Guido Reni District, “che, mentre i figli erano dentro a scambiare la mostra per un’arena da gladiatori, se ne stavano tranquillamente nell’area ristorazione e bar accanto all’ingresso della mostra. Chiamati più volte dagli steward per venire a controllare i figli, rispondevano che ‘i ragazzi sono vivaci’ e ‘che se le macchine si rompono e perché sono fragili’. Praticamente con fare a tratti minaccioso hanno scaricato tutta la responsabilità dei danneggiamenti sull’organizzazione, lamentando tra l’altro ‘che deve essere la mostra a dotarsi di personale sufficiente per tenere a bada gli animi dei visitatori”.

Sconvolgente. In pratica la colpa è di tutto il resto dell’universo tranne che dei pargoli e dei genitori. Quando insegnavo avevo conosciuto genitori simili: convinti che i figli fossero i più meglio dell’universo e pronti ad attaccare chiunque osasse solo porre in discussione cotale evidentissima verità.
Peccato che questo sia il modo migliore per creare futuri adulti incapaci di fare qualsiasi cosa che non sia frignare del grande gombloddo globale contro di loro per impedirgli di essere il primo centravanti della nazionale con 16 lauree e 42 nobel.

Tanto che alla security, per evitare il degenerare della situazione, non è rimasto che accompagnare il gruppo di visitatori dell’Infernetto fuori dal complesso di mostre. “Adesso rimane la conta dei danni” concludono gli organizzatori “con le postazioni temporaneamente transennate, per consentire le riparazioni sperando che lo staff tecnico riesca a risolvere tutti i problemi in tempi rapidi. Avevamo messo in preventivo che qualche postazione potesse subire guasti per l’usura, ma non ci aspettavamo che qualcuno arrivasse a romperle di proposito, stiamo valutando con i promotori locali come intervenire nelle sedi opportune”.

Spero che l’intervento non sia il chiudere tutto. Spiace dirlo ma in certi casi una punizione è utile: sia per far capire ai “ragazzi” che certe cose non si fanno, sia come esempio per gli altri. Altrimenti la situazione va in vacca. E ci perdono tutti.

“È già il secondo danneggiamento dopo il fatto capitato alla riproduzione del Titanic della mostra Brikmania” dichiarano amareggiati “questa volta ci siamo scontrati con un senso di impunità dei genitori manifestato dai loro figli con lo spregio della proprietà altrui”.
Lunedì 27 Novembre 2017 –

Il frutto non cade mai troppo lontano dall’albero…