Insulti e sostegno

Stavo leggendo la vicenda di Fresu, insultato per il suo sciopero della fame a staffetta1, che ha pubblicato una collezione di insulti ricevuti e lanciato un “contest” per scegliere il migliore. Tanto di cappello all’ottima mossa pubblicitaria. Mossa che dimostra che per avere supporto per la tua tesi è sempre meglio confrontarsi contro trogloditi sgrammaticati capaci solo di insultare che avere a che fare con gente che, cortesemente e correttamente, avanza qualche dubbio come: “quali sono i diritti che un minore straniero, i cui genitori hanno il permesso di soggiorno, non avrebbe in italia?”. “ha senso che un minore abbia una cittadinanza diversa da quella di entrambi i suoi genitori/tutori?”. “se il minore è italiano e i genitori sono stranieri, che diritto di famiglia deve essere applicato?”.

Dubbi legittimi che non mi sembra siano offensivi o denigratori. Però per averli espressi mi son beccato la mia solita dose di insulti.  principalmente variazioni sul tema del fascioleghista o accuse di ignoranza e di provocazione. Ad esempio “dici questo solo perché sei razzista”, “”fascista/leghista/grillino/” e l’evergreen “ki ti paka?”. Il migliore che avevo ricevuto era: “sono messaggi come il tuo che mi fanno vergognare di essere italiano2“.

A quanto pare chiedere, a chi afferma che i minori senza ius soli non hanno diritti, quali siano i diritti che non hanno è provocazione. Però a quanto pare ci sono insulti inaccettabili (generalmente quelli da A verso B) che causano veementi campagne di sdegno sui media e insulti sacrosanti e giustificatissimi (quelli da B verso A) che si cerca di nascondere con un imbarazzato silenzio. Nulla da eccepire, ognuno tifi per la squadra del cuore ma almeno la smetta con l’ipocrisia di voler essere contemporaneamente “in partes” e “super partes”.

Ad esempio prendiamo il caso della Argento; tutti a stigmatizzare gli insulti che la “povera vittima” ha ricevuto ma nessuna, neppure lei, che si sia scusata per gli insulti che la Argento fece alla Meloni. O il caso Carfagna – Guzzanti. Mara Carfagna venne diffamata dalla Guzzanti con insinuazioni di aver fatto carriera grazie al fatto di “essere stata carina” con Berlusconi.  Trovo divertente che molte che adesso difendono la Argento erano fra le prime a spellarsi le mani per applaudire la Guz e a difenderla contro la Carfagna3.


  1. sarei curioso di sapere se i tanti entusiasti per lo sciopero della fame di Fresu sanno come funziona uno sciopero della fame a staffetta e quanti, allo scoprirlo, si sentiranno un poco presi per il culo. 
  2. Una cosa che mi chiedo è come mai quelli (e quelle) che si vergognano della barbarie italiana e si vergognano di essere italiani siano ancora qui invece di migrare in qualche paese più vero e più illuminato. 
  3. Se è bella e ha fatto carriera non è perché era brava ma perché è stata troia. La solita accusa, che diventa verità di fede o becera diffamazione, a seconda della vittima scelta. 
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Mastella assolto dopo 9 anni dopo l’inchiesta che portò a caduta di Prodi – Il Fatto Quotidiano

Forse qualcuno che strilla “inquisito = colpevole” e, “un politico indagato ha il dovere di dimettersi” dovrebbe farsi qualche domanda su quanto possano essere pericolose tali idee1.

Come risarcire Mastella, Prodi etc? spediamo Renzi a casa e richiamiamo il professore con tutta la sua allegra coalizione per fargli completare la legislatura interrotta dall’avviso di garanzia a Mastella?

Forse sarebbe opportuno fare qualche riflessione sui PM d’assalto e su certe inchieste sgangherate, le cui prove più forti sono le urla della clacque che applaude nei giornali sostenitori?

Sono assoluzioni nel merito per l’ex ministro, la moglie Sandra Lonardo, l’ex consuocero Carlo Camilleri e gli ex assessori regionali Andrea Abbamonte e Luigi Nocera. “Non costituiscono reato” per il presidente della IV sezione del Tribunale di Napoli Loredana Acierno i fatti e le accuse che nel lontano gennaio 2008 provocarono un terremoto politico

Sorgente: Mastella assolto dopo 9 anni dopo l’inchiesta che portò a caduta di Prodi – Il Fatto Quotidiano


  1. idee guardacaso valide per gli altri, mentre invece per sé vale il garantismo “duro” alla ghedini per intenderci. 

Belgio, la Lidl cancella le croci dalle confezioni di cibo greco – IlGiornale.it

Sorgente: Belgio, la Lidl cancella le croci dalle confezioni di cibo greco – IlGiornale.it

Sceglie di comprare del cibo surgelato che gli ricordi le ferie. Va alla Lidl, dove adocchia i prodotti della marca Eridanous. Afferra una busta di pollo gyros surgelato quando la foto stampata sulla confezione lo fa sobbalzare. Le case bianche, il sole, il mare azzurro… ma sulle cupole blu delle chiese, inconfondibili in tutte le isole della Grecia, sono sparite. Tolte con Photoshop, evidentemente da qualche esperto di marketing che pensava potessero essere offensive.

Basito, sceglie di scrivere alla tv Rtl. Che a propria volta rende pubblico il caso e chiede spiegazioni alla catena di supermercati. La quale, senza scomporsi, si giustifica spiegando che la politica aziendale evita di utilizzare simboli religiosi per non escludere alcuna credenza religiosa: “Siamo un’impresa che rispetta la diversità e questo desiderio è alla base della scelta adottata per questo imballaggio”.

Una giustificazione assurda, presa sulla base del timore che qualcuno potesse sentirsi discriminato da una confezione di moussaka surgelato con la foto di una chiesa greca. Un po’ come se una catena di supermercati italiani cancellasse la mezzaluna dalle immagini di moschee che adornano le confezioni dei datteri secchi, nell’assurda paura di perdere i clienti cristiani. Follie del politically correct.

Che dire? mi sembra una stupidaggine colossale dovuta allo sforzo di rendere eccessivamente neutrale tutto. Se non vuoi mettere la foto di una chiesa piazzaci qualche altro edificio caratteristico ed eviti figuracce; perché mettere una chiesa se poi devi cancellare la croce?

E’ un comportamento stupido anche perché magari convinci le persone che la realtà è solo come la intendono loro e non come è realmente, con il rischio di causare forti traumi quando il sogno finisce.
La LIDL è una ditta privata ed ha diritto di voler essere religion neutral per accalappiare anche chi non comprerebbe mai un prodotto che abbia la foto di una chiesa sulla confezione od un simbolo religioso, però imho se qualcuno ha problemi nel comprare prodotti che hanno nella confezione foto di chiese (o moschee o questo o quello), imho è lui ad avere qualche grosso problema.

Editoriale | Il patto che ha rovina la scuola – Corriere.it

Un interessante editoriale di Angelo Panebianco che, dopo tanto tempo che la si menava su come la scuola italiana fosse “la più migliorissima” del mondo, finalmente urla: “il re è nudo!”.
Che la scuola fosse uno stipendificio ne ho avuto molti esempi, da studente e da docente. Si è visto con il concorsone: invece di far partire una seria riflessione sul perché più della metà degli aspiranti docenti non è riuscito a passare un test a livello di terza media1, il tutto è stato coperto da una coltre di imbarazzato silenzio.

(grassetti miei)
(…) Il patto di cui parlo venne tacitamente siglato fra la Democrazia Cristiana, allora al potere, e i sindacati della scuola, e coinvolse anche il Partito comunista. Il patto venne sottoscritto con il consenso tacito dell’opinione pubblica (disinteressata e spesso complice quasi tutta la classe colta, gli intellettuali). I termini del patto erano i seguenti: la scuola ha un unico vero scopo , assorbire occupazione . Non importa se gli insegnanti reclutati siano capaci o no, preparati o no. Importa solo che siano tanti (il che significa , inevitabilmente , mal pagati) . E neppure importa che siano condannati a una lunga e umiliante esperienza di precariato. Gli effetti di tutto ciò sulla qualità dell’ insegnamento erano, per i contraenti del patto, irrilevanti. Anche perché l’assenso degli utenti, famiglie e studenti, poteva essere ottenuto grazie al valore legale del titolo di studio. Ciò che conta è il diploma, il pezzo di carta. Non ha importanza che dietro quel pezzo di carta ci sia o no una solida formazione. Per giunta, contribuiva al mantenimento del patto un clima culturale nel quale il diritto costituzionale allo studio era da molti interpretato come diritto al diploma.

Nell’età post- democristiana le cose non sono cambiate. Non ci sono più quegli attori politici ma l’eredità che hanno lasciato è sempre viva. Tutto ciò che ha a che fare con i processi educativi continua ad essere trattato nello stesso modo. Si pensi all’ultima imbarcata di precari: l’importante era assumere docenti. Il fatto che fossero competenti o no era irrilevante. E tanto peggio per il congiuntivo. (…)

Il patto “scellerato” è chiaro:

  • Per i docenti: paga bassa uguale per tutti ma nessun controllo e nessuna competizione interna; posizione sicurissima a meno di non compiere cazzate epiche.
  • Per gli studenti: diritto al titolo di studio; l’importante non è quello che si è capaci di fare ma possedere il pezzo di carta, quasi che il mero possesso garantisca l’immediata acquisizione di tutte le competenze e capacità che tale titolo implica.
  • Per i sindacati: una massa di convinti che ritengono di essere sottopagati e sfruttati peggio di un minatore sardo del 1800. Tanti clienti e ottime truppe cammellate da usare per le loro processioni[^2].

Perché il giocattolo si è rotto e finalmente se ne parla nella “stampa alta” senza la retorica dei “poveri ma belli”? La risposta l’aveva fornita il Professor Alessandro D’Avenia nell’intervista citata qui; oggi non “giochi” più nel quartiere o in italia ma giochi in europa e nel mondo. Non competi solo con il vicino di casa o quello del paese vicino ma con spagnoli, francesi, tedeschi, inglesi e statunitensi. E queste gare hanno evidenziato i gap; per lottare in un mondo globale dove per emergere servono le competenze, devi avere le competenze. E la scuola deve aiutarti ad acquisirle.2

(…)Sappiamo, ad esempio, da molti anni, che uno dei gravi problemi della scuola riguarda l’insegnamento della matematica. Le carenze in questo campo sbarrano di fatto, a tanti futuri studenti universitari, l’ingresso nei corsi di laurea scientifici. La ragione per cui tanti giovani si orientano verso le umanistiche (nonostante le minori probabilità di occupazione post- laurea) anziché verso le scientifiche, ha a che fare con questo problema. Ma qualcuno forse, in tutti questi anni, se ne è mai preoccupato? La ministra Fedeli ha ribadito, anche in questa occasione, ripetendo un antico ritornello, che occorrono più «laureati». Mi dispiace ma detto così non è vero. Occorrono più laureati ( anzi, tanti di più) in materie scientifiche. Ne occorrono di meno in materie umanistiche e quei «meno» dovrebbero essere tutti di qualità elevata.

Io penso che il discorso “occorrono più laureati” sia fuorviante, oltre ad aprire la strada a soluzioni “alla Berlinguer” ovvero stamperia titoli come nel caso delle lauree triennali. Occorrono persone con competenze che un laureato obbligatoriamente dovrebbe avere per conseguire il titolo. Il resto son solo chiacchiere e abbellimenti di statistiche. Con i titoli vacui al di fuori della PA o meglio di certi ambienti della PA non si va più avanti. I concorsi pubblici son diventati, per il semplice motivo di un numero di partecipanti enorme rispetto ai posti disponibili, duretti  da affrontare. L’Europa vieta certi giochi delle tre carte troppo sfacciati,3 imho un validissimo motivo per essere filoeuropeisti. Oramai l’ultimo stipendificio è la scuola. Vediamo quanto durerà.


  1. Il maestro che l’aveva menata con la sua stroncatura al test di logica è stato immesso in ruolo dalle graduatorie. 
  2. Per valutare l’efficacia dei sindacati della scuola basta vedere che risultati, a parte il patto scellerato, hanno ottenuto. Nulla, niente, nada, niet. 
  3. Ad esempio: creo una cooperativa di servizi per l’ente pubblico, la cooperativa assume chi vuole e come vuole. Poi la cooperativa viene “assorbita” dall’ente e i dipendenti passati in ruolo senza concorso. O i vecchi giochetti con le società “in house”; in pratica società private a capitale pubblico. 

creare razzismo how to /5

Su twitter hanno segnalato questo articolo dell’ansa.

Il titolo è: Urla Allah Akbar in prefettura, espulso.

Ditemi cosa avete pensato. Io sinceramente quando ho letto il titolo ho pensato: ma cavolo, urlare “Allah Akbar” è motivo di espulsione? che cosa fuma il prefetto? Perché il titolo mi ha fatto pensare che l’espulsione sia stata conseguenza dell’urlo.

Poi leggendo il sottotitolo ed il resto dell’articolo ho capito che il titolo è solo un titolo acchiappaclick; il corpo dell’articolo chiarisce molto, e soprattutto fa capire che l’urlo c’entra poco o niente con l’espulsione.

Un marocchino 36enne che ieri si è inginocchiato in atteggiamento di preghiera davanti alla prefettura di Reggio Emilia, inveendo in italiano e gridando ‘Allah Akbar’ alla polizia, è stato portato al Cie di Torino in attesa di rimpatrio. Già colpito da quattro ordini di espulsione, verso le 13.30 era prostrato davanti al portone della prefettura e sferrato un violento calcio al portone mentre un agente lo stava aprendo. Ha poi urlato offese: “Io amo Allah, voi siete dei diavoli, ammazzo tutti i diavoli”.

Ok: ubriaco, diceva frasi sconnesse e già destinatario di quattro (quattro!) decreti di espulsione. Direi che l’espulsione immediata sarebbe stata sacrosanta anche senza la chiassata. La chiassata è solo una ciliegina sulla torta. Ci sarebbe da chiedere come mai il tizio sia ancora qui nonostante quattro (quattro!) decreti di espulsione.

Pare sotto gli effetti di alcolici, è stato portato al pronto soccorso. Agli agenti l’uomo ha rivolto frasi sconnesse e anche quella “Allah Akbar”. Secondo la Digos il marocchino era stato arrestato in passato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere. Dopo le visite mediche è stato dimesso e al Cie di Torino attenderà l’espulsione. La perquisizione nell’abitazione di conoscenti che lo avevano ospitato, risultati estranei ai fatti, ha dato esito negativo.

Fra le altre cose ha urlato “Allah Akbar”; informazione fondamentale che mostra sotto tutta un altra luce le altre informazioni: “Già colpito da quattro ordini di espulsione (…) arrestato in passato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere. “. Avesse urlato “amo il cazzo1” avrebbe avuto diritto a permesso di soggiorno a vita, posto di lavoro nella megaditta con diritto ad un ufficio attrezzato con scrivania in mogano, poltroncina in Skai o finta pelle, telefono, pianta di ficus (simbolo del potere)?

Io sinceramente mi chiedo: quante polemiche, infondate, per discriminazione religiosa o per razzismo, genera un titolo cretino? capisco l’esigenza di attrarre il lettore e che: “marocchino fa chiassata in prefettura, espulso” sarebbe finito presto nel dimenticatoio però.

Purtroppo molti leggono solo il titolo e un titolo simile è benzina per gli scontri fra il gruppo “italiani duri&puri” e il “risorse fans club”.


  1. secondo l’Innominabile, la sorella di Hastur, urlare “W la figa” è solo da maschio patriarcale misogino femminicida che vuole opprimere le donne riducendole al loro organo genitale. Tale frase secondo i sacri dettami del politically correct è permessa solo alle lesbiche. L’essere una risorsa omosessuale invece è una combo di vittima di oppressione. 

la colpa è della politica…

Il terremoto di ischia mi sta confermando una impressione che già avevo avuto quando leggevo i vari interventi nei forum; che il ruolo della politica in italia non sia quello di amministrare ma di prendersi le colpe di tutto. E il compito dello stato sia solo risarcire i poveri cittadini delle colpe, vere o presunte, dei politici.

Pierumberto non è in grado di fare una addizione e si perde se una frase contiene più di dieci parole od una o due subordinate? Pierumberto non è un miracolato cui è stato donato il diploma ma è una vittima della politica che, per favorire gli accozzati, impedisce a lui di iscriversi a medicina e diventare medico.

Adalgisio ha deciso di investire tutti i suoi soldi; è andato in banca ed ha accettato senza fiatare e senza leggere alcun prospetto, tutti gli investimenti proposti firmando, sulla fiducia, metri quadri di carta. Ma se Adalgisio finisce con il culo a terra per “crack” finanziario la colpa è di tutte le banche che truffano e dei politici che rubano. Non è colpa sua.

Sabrino si è costruito una casa “risparmiando” un poco sul materiale, sai le leggi in favore della lobby di materiali edili, in un terreno di sua proprietà dove il comune sconsigliava di costruire, sai la lobby degli ingegneri e dei palazzinari. E quando a seguito di un qualche evento che dicono imprevedibile, come un terremoto, succede il patatrac, la colpa è ovviamente della politica.

Ecco spiegato il “giustizialismo italiano”; ogni volta che un politico viene inquisito o condannato per malaffare si rafforza nel bobolo l’impressione che sia colpa sempre e solo del politico, mentre i membri del bobolo sono innocenti di tutto, anche delle cazzate fatte direttamente da loro.

Ischia è un esempio da manuale del chiagni e fotti infatti:

-> Lottavano perché le case abusive non venissero abbattute e adesso che son crollate incolpano lo stato di non essere intervenuto prima

-> Voglio scappare dall’isola nonostante non sia stato dichiarato alcuno stato di emergenza e si incazzano se devono pagare il biglietto e aspettare la nave.

Beh se vuoi in politica solo capri espiatori e sei solo capace di frignare come un bambino poi non stupirti se i caproni che eleggi con il tuo voto ti trattano da bambino frignone.

accoglienza alla belga ovvero schiavitù legalizzata…

Proposta per l’accoglienza degli immigrati:

  1. Visita medica alla partenza ed all’arrivo per verificare l’idoneità al lavoro; a chi non è idoneo è vietato partire o viene immediatamente rispedito indietro.
  2. Età massimo 35 anni
  3. Obbligo di svolgere per cinque anni il lavoro per il quale son stati assunti, nessun altro lavoro.
  4. Nel caso di perdita di lavoro o di incapacità a svolgere il lavoro, reimpatrio immediato.
  5. I migranti potranno risiedere solo nelle zone loro riservate guardati a vista per evitare fughe.
  6. A parità di lavoro, le paghe degli immigrati sono più basse di quelle degli autoctoni.
  7. Le misure di sicurezza per gli immigrati sono “più flessibili” rispetto a quelle obbligatorie sugli autoctoni.

Magari leggendola avete pensato ad un sogno bagnato di un leghista o alle regole dei negrieri della capanna dello zio Tom.

Niente di tutto ciò: erano le condizioni “standard” dell’accordo “lavoro – carbone” fra italia e belgio. Quello che portò poi alla tragedia di marcinelle. Leggere le storie di migrazione e comparandole con le condizioni di oggi trovo che molti richiami all’accoglienza svolti sfruttando l’occasione della commemorazione di Marcinelle stridano come gesso sulla lavagna. E soprattutto fanno capire come, che che ne dicano Saviano, ONG ed altri abitanti del villaggio dei puffi.

l’Italia non si sta comportando male con l’accoglienza; sta cercando di fare il possibile compatibilmente con le risorse a disposizione, fanno capire anche come molti che fino a ieri avevano pontificato su diritti umani e accoglienza hanno scheletri negli armadi1 che in confronto nell’armadio italiano c’è solo un ossicino di pollo.

E qui veniamo al punto dolente, il punto che tutti i fanatici dell’accoglienza senza se e senza ma, quelli che sbraitavano: siamo stati migranti quindi dobbiamo accogliere, schivano: come trattare chi viene accolto?

Affidarli al welfare italiano? I conti son quelli, fragili e rischiano di saltare a causa di politiche dissennate dei decenni scorsi. E’ economicamente impossibile, si affonda tutti.

Stesse condizioni degli italiani? e di grazia se hanno un contratto di lavoro (reddito) perché non fare le cose in chiaro? perché non aprire una “camera di commercio” per favorire l’incontro fra domanda ed offerta e far partire le persone, in sicurezza, con l’aereo invece che tentare un viaggio molto più pericoloso?

Legalizzare la schiavitù o ufficialmente od ufficiosamente? siccome la tangenziale è meno pericolosa della libia conviene far finta di non vedere il racket che prende i migranti anche minorenni, li rapisce dai CIE e li spedisce a prostituirsi. Magari accordandosi “per motivi umanitari” con loro. Ipocrisia a livello iper Saiyan di settimo grado…

 


  1. Si legga la storia del congo belga per rendersene conto: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2009/4/25/COLONIALISMO-Il-Belgio-un-pulpito-poco-adatto-per-far-prediche-al-Papa-sull-Africa/18148/ 

le pari opportunità ed il culto del 50%

Stavo leggendo le polemiche riguardo all’ingegnere di Google licenziato per aver criticato l’idea della società di mirare al 50% di presenza di sessi in tutti i settori dell’azienda.

Vicenda emblematica di un modo fascista di intendere il politically correct e le pari opportunità. Cosa aveva detto di tanto scandaloso? Che, in proporzione, poche donne lavorano come sviluppatrici ed ingegnere del software e quindi cercare di avere il 50% di entrambi i sessi nei gruppi di sviluppo si traduce in un handicapp; che è fisiologico che in certi ambiti lavorativi ci sia la prevalenza di un sesso rispetto all’altro1.

Apriti cielo viene messo in discussione il sacro dogma2 per il quale tutti indistintamente da sesso, origini geografiche, fenotipo, siamo egualmente intelligenti, abbiamo in media le stesse capacità intellettuali. E puntualmente si scatena la shitstorm.

Shitstorm che mi conferma con forza un’impressione che già avevo: che le quote e i piagnistei sulla discriminazione in realtà sono modi subdoli per avere corsie preferenziali. Le neuroscienze hanno appurato che il cervello maschile è diverso da quello femminile (come le anche, il cuore, la struttura muscolare), che le donne hanno maggiore attitudine all’intelligenza di tipo emotivo relazionale rispetto a quella di tipo logico-spaziale, mentre per gli uomini vale l’opposto3.

Differenza4 che ovviamente si rifletterà anche nelle preferenze; se prendiamo per buono che in assenza di vincoli esterni come l’aspirare a professioni economicamente più convenienti, le persone scelgano quello per il quale si sentono particolarmente portate è ovvio che le donne, in media, preferiranno lavori nei quali l’aspetto relazionale è importante o prevalente rispetto a lavori ove sia importante la capacità di concentrarsi sul singolo problema e sulla singola attività tecnica. Questo spiega benissimo il così detto “paradosso norvegese”, ovvero che nei paesi dove è maggiore la parità fra i sessi uomini e donne abbiano preferenze diverse rispetto ai lavori desiderati e che molte donne preferiscano il lavoro part time per dedicarsi maggiormente all’allevamento dei figli. Gratta la civiltà e, guarda caso, sotto ci ritrovi la scimmia non il robot.

Logico che il voler perseguire a tutti i costi un eguaglianza del 50% si traduca, come giustamente riconosce l’ingegnere, in uno svantaggio competitivo per l’azienda in quanto porta a preferire una persona meno capace ma del sesso “giusto” rispetto ad una più capace ma di quello “sbagliato”. Il classico svantaggio delle quote: “Tizia è stata scelta perché persona più capace o perché donna più capace”?

PS

Comunque una curiosità mi rimane: perché praticamente non c’è mai un assessore od un ministro alle pari opportunità di sesso maschile? perché le commissioni per le pari opportunità son zeppe di donne? Eppure la religione del 50% dovrebbe valere anche lì.


  1. Se si nota si urla alla discriminazione solo quando le donne hanno interesse ad avere “corsie preferenziali” per accedere a posti di prestigio o di potere; nell’edilizia la presenza femminile è ridottissima e praticamente limitata alle attività amministrative di supporto. Eppure vedo poche battaglie perché ci siano più donne a tirar su muri o a comandare betoniere. 
  2. dogma che ovviamente non vale per lo sport; cosa succederebbe se il “dream team” di basket, la squadra di atletica, di judo o di hockey su ghiaccio USA dovesse essere costituito in parti uguali da bianchi, neri, rossi e gialli? 
  3. cosa abbastanza logica visto che per l’animale “homo sapiens” ai maschi spettava come compito principale la caccia per procacciare il cibo mentre alle donne spettava prevalentemente la cura della prole. Cosa che capita anche in altri animali organizzati in branchi. 
  4. Una cosa che molti SJW non capiscono è che dire: “le donne sono naturalmente più portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza emotivo-relazionale rispetto a quella logico-spaziale” è perfettamente equivalente a dire: “le donne sono naturalmente meno portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza logico-spaziale rispetto a quella emotivo-relazionale”. Eppure mentre la prima frase causa spesso tanti applausi, la seconda invece causa stizzite accuse di discriminazione e shitstorm. 

la piramide dell’odio

Ho letto questo documento: http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/shadow_primapagina/file_pdfs/000/007/099/Jo_Cox_Piramide_odio.pdf

sui lavori riassuntivi della commissione Jo Cox (fonte):

La Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita il 10 maggio 2016, ha il compito di condurre attività di studio e ricerca su tali temi, anche attraverso lo svolgimento di audizioni.

La Commissione è presieduta dalla Presidente della Camera e, sul modello già sperimentato per la Commissione di studio sui diritti e i doveri dei cittadini in
Internet, include un deputato per ogni gruppo politico, rappresentanti di organizzazioni sopranazionali, di istituti di ricerca e di associazioni nonché esperti. (
…)

Nella seduta del 4 luglio 2016, la Commissione ha deciso di inserire nella propria denominazione il riferimento a “Jo Cox”, deputata presso la Camera dei Comuni del Regno Unito, uccisa il 16 giugno 2016 mentre si apprestava a partecipare ad un incontro con gli elettori. (…)

Vediamo il primo trucco dialettico: il riferimento ad una politica inglese uccisa da un neonazista inglese. A parte il giusto rispetto per la persona e la politica mi chiederei come mai la commissione italiana debba “onorare” una politica inglese battezzando in suo onore la commissione parlamentare, perché? Per portare un politico ucciso come esempio di vittima di crimine d’odio. Probabile. La Cox ha due vantaggi: non c’entrava nulla con la politica italiana; provate ad immaginare se la commissione si fosse chiamata “aldo moro” o “roberto ruffilli”? Ci si sarebbe scannati subito in commissione ed in parlamento. Inoltre era stata uccisa da un demente neonazista che si richiamava ad idee xenofobe ed isolazioniste.  Cinicamente potrei dire: la vittima perfetta.

Il resto del documento è la solita serie di artifizi retorici per sostenere una tesi con dati parziali. Non voglio negare che esistano gli imbecilli che scrivono stupidaggini su internet e che i social siano delle cloache a cielo aperto. Però vorrei umilmente far notare che leggi che puniscono i comportamenti violenti già esistono; dire che non vengono applicate perché non esiste “il reato di odio” che sanziona l’idea alla base significa dire due cose non molto belle, cioè che la giustizia in italia viene applicata “a caso” e che più che sanzionare l’azione si mira a sanzionare le motivazioni dell’azione. Come scrissi nei dibattiti sull’omofobia: picchiare Tizio perché omosessuale è più o meno grave di picchiare Caio perché obeso o picchiare Sempronio perché secchione?

La parte sugli stereotipi mi ha fatto ridere:

il 49,7% ritiene che l’uomo debba provvedere alle necessità economiche della famiglia e che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche. (pag. 4)

risponderei con una sola parola: “babbomat”; confrontiamo quello stereotipo con la percentuale di donne che in caso di separazione hanno l’affidamento di figli e della casa.

56,4% Ritiene che “un quartiere si degrada quando ci sono molti immigrati” e il 52,6 che “l’aumento degli immigrati favorisce il diffondersi del terrorismo e della criminalità”. (pag. 4)

Sarebbe interessante confrontare questa percentuale con la suddivisione dei reati per quartiere e situazione socioeconomica prevalente. Logico che in quartieri degradati sia maggiore il numero di reati legati alla microcriminalità rispetto ad un quartiere “bene”. Parimenti è logico che i clandestini o persone che hanno un basso reddito vadano a vivere nei quartieri “popolari” invece che nei quartieri di lusso. In conclusione mi chiedo: quella percezione quanto è falsa o quanto è semplicemente una constatazione “empirica”?

Interessante anche la parte sull’odio a pagina 6

Questi fenomeni sono alimentati dalla rappresentazione delle donne nei media, dalla pubblicità agli spettacoli di intrattenimento, dove le donne sono spesso presenti solo come corpi più o meno denudati da esibire e guardare, o come figure di contorno (“vallette”) e raramente come veicolatrici di informazioni o opinioniste. Vi è una sola direttrice donna di un quotidiano nazionale (il Manifesto) e molte giornaliste finiscono nelle pagine di costume.

La domanda che mi porrei è: chi legge prevalentemente le pagine di moda e costume? guardacaso il pubblico femminile. Donne che scrivono per donne; dov’è lo scandalo? Il discorso comunque vallette/opinioniste ha poco senso; dipende dallo spettacolo e dal contesto. Da vespa le opinioniste son di entrambi i sessi, nei reality pure. In qualche quiz ci son le vallette ed il conduttore ma i veri protagonisti son i concorrenti ed anche lì vedo un 50% per sesso. Mah.

Integrerei quel dato con un altro dato: quanti “assessoresse lui alle pari opportunità ci sono in italia?” perché le pari opportunità invece di essere 50% lui/50% lei son dominio femminile?

Il resto son le solite lagne sull’odio nei social. Beh che siano una cloaca è banalmente vero ma più che con leggi liberticide bisogna intervenire in due fronti: il primo è una maggiore educazione delle persone ai loro diritto ed al modo corretto per chiedere rispetto, il secondo è banalmente far funzionare la giustizia anche nel caso ordinario lontano dai media. Ricordo che spesso il “dici così perché mi odi” è frequentemente usato come trucco dialettico per rispondere a qualsiasi critica anche se espressa in termini corretti e garbati senza insulti.

Riporto quanto scrissi riguardo alla legge Fiano:

Ricordo che vendola, a seguito delle polemiche riguardo al figlio che il suo compagno ha avuto grazie all’utero in affitto, rispondeva dando dell’omofobo a chiunque lo criticasse. Qualsiasi critica alla Kyenge, anche se corretta e validamente motivata, era a causa del razzismo, qualsiasi critica alla Boldrini, anche se corretta e validamente motivata, un attacco a tutte le donne.
Ci vuol poco a bollare come “fascista” e razzista chiunque non sia d’accordo all’accoglienza totale ed incondizionata di chiunque raggiunga in un modo o nell’altro il suolo italico o chiunque avanzi qualche dubbio sulla legge per lo ius soli.  Il solito sogno di vincere per squalifica dell’avversario. Si son visti i danni che tale tecnica ha creato quando è stata usata per eliminare politicamente mr. B.

Insomma, il riassunto della relazione non mi è piaciuta: troppa denuncia e poca comprensione dei fenomeni. Mi sembra un tentativo di creare un babau allo stesso modo del femminicidio per giustificare, con ottime intenzioni, pessime leggi. Vediamo cosa succederà.

PS

sulla difesa del discorso d’odio segnalo questo, ottimo, articolo di Mattia.

 

 

Il lavoro rubato dai clandestini

Una delle storie che girano spesso è la storiella che gli immigrati clandestini tolgano lavoro agli italiani. Quella, che che ne dicano le anime belle dell’accoglienza sempre&comunque, non è una frase del tutto sbagliata.

Che lavori “rubano” i clandestini? ovviamente non i lavori ad alto valore intellettuale aggiunto quanto i lavori di basso livello, quello per i quali non occorrono grandi capacità e per i quali un elevato turn over non è di ostacolo: raccolta frutta, pulizie, facchinaggio, vendite ambulanti…
Come hanno dimostrato i fatti di Rosarno spesso si preferisce “assumere” clandestini in nero perché molto più facilmente ricattabili e meno schizzinosi riguardo al rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza; con il costo aziendale di un italiano “in regola” una azienda paga due o tre “schiavi” in nero1.
Degli amici che erano andati, una quindicina di anni or sono, a fare la vendemmia mi avevano raccontato che l’azienda metteva a disposizione degli alloggi, in quelli degli italiani dormivano sei persone, in quelli, identici, degli albanesi quindici. L’azienda, per salvare la faccia ovviamente aveva un paio di italiani “in regola” il resto erano extracomunitari “in amicizia”.
Quindi i clandestini in effetti “rubano” il lavoro a quella parte di popolazione che, vuoi per un motivo vuoi per un altro, devono mirare a lavori “umili” e di basso profilo2.
E questo spiega benissimo l’origine di certo razzismo come quello capitato a Rosarno. Come risolvere la questione? le soluzioni “attuabili”, che non siano ricorrere a Babbo Natale, sono entrambe dolorose, molto dolorose.

Se lotti senza tregua contro il nero obbligando le aziende ad assumere in chiaro ovviamente dei tre pagati in nero ne terranno uno e “licenzieranno” gli altri due. Che molto probabilmente andranno ad incrementare la microcriminalità o finiranno nelle maglie di un altro racket.  Con anche il rischio di mandare “fuori mercato” causa aumento dei costi di raccolta, molte aziende agricole.
Se invece attui una lotta senza quartiere all’immigrazione economica “illegale”, ovvero al di fuori della concessione di regolare visto dalle ambasciate e rilascio del visto subordinato al possesso di un lavoro “in chiaro”. Azioni che farebbero saltare immediatamente tutti gli illusi dell’accoglienza sempre e comunque e chi lavora nella filiera dell’accoglienza. Filiera che ha come sottoprodotto la fornitura di schiavi alle aziende agricole3.


  1. Se un lavoratore costa globalmente 100 ad una azienda, al lavoratore arriva un netto di circa 50; gli altri 50 son contributi previdenziali che deve versare l’azienda, contributi che deve versare il lavoratore e l’IRPEF. Ovviamente con il lavoro nero quei 50 fra contributi ed irpef non vengono dati allo stato ma usati per pagare un netto di 50 ad un’altra persona. 
  2. Buffo comunque che quando son stati chiamati esperti europei per dirigere i musei italiani molti accultuVati dell’accoglienza e del cosmopolitismo abbiano protestato come Salvini contro gli stranieri. 
  3. In pratica si sta ripetendo in piccolo quanto capitato negli Stati Uniti prima della guerra di secessione: il nord industriale lotta contro la schiavitù ed il sud, latifondista ed agricolo, lotta invece per mantenerla.