il demenziale esperimento “anano”

Stavo leggendo sui social di un esperimento fatto dall’unicef: una bambina di circa sei anni viene mandata da sola in strada o in ristoranti, una volta vestita bene e una volta sporca e vestita male e si osservano le reazioni della gente. Quando è vestita bene si pensa che magari si sia persa e la gente si interessa a lei, quando è vestita da “zingara” la gente pensa sia una zingara e agisce di conseguenza.

Io sinceramente mi chiedo cosa si vuole dimostrare con esperimenti simili? che la gente ha dei pregiudizi? scontato. Ma limitarsi a denunciare il pregiudizio condendolo con un poco di buonismo peloso e sensi di colpa assortiti senza però capire da dove origina tale pregiudizio è solo uno sterile esercizio di autoincensamento che poi si rivela essere un boomberang; curare i problemi negandoli e accusando chi li solleva di razzismo, fascismo o altro serve solo ad aggravare il problema mica a risolverlo. Perché la gente scappa da una bambina sporca che sembra una accattona? forse perché viene infastidita giornalmente da bambini che chiedono l’elemosina? Perché quando vedi sempre i soliti bambini a chiedere e vedi che le autorità non fanno niente ti adegui all’andazzo generale e fai finta di ignorarle controllando la chiusura della borsetta?

Cinico e disumano? Forse, però serve ad evitare scippi e danni, oramai endemici come in certe zone come la metro di roma. E se le autorità non possono far nulla alla fine si arriva al si salvi chi può. Se si abusa molto della solidarietà alla fine la solidarietà finisce. Se novantanove bambine sporche e lacere vengono pescate a scippare allora si pensa che anche la centesima sia una scippatrice, questa è la triste realtà e lo stracciarsi le vesti denunciando razzismo e discriminazione non serve ad affrontare e risolvere il problema, serve solo a portare simpatie a chiunque ammetta il problema e proponga soluzioni. E questo capita ogniqualvolta si cerchi di risolvere un problema con l’ipocrisia e l’induzione di sensi di colpa. Esempi se ne possono fare a bizzeffe: dal caso del figlio del compagno Vendola alle polemiche contro la Kyenge, dal problema “rom” alle questioni legate all’immigrazione.

Prendiamo ad esempio il caso dei migranti vittime dei caporali; quando si parlava di far entrare solo chi aveva un contratto è stato un fiorire di “no ai razzisti, sì all’accoglienza”; quando si cercava di discriminare fra chi aveva fatto le cose in regola e chi le regole le aveva ignorate è stato un fiorire di nuovo di “no ai razzisti, sì all’accoglienza”. E adesso ci si è resi conto che chi entra da clandestino e non ha casa o lavoro, o diventa preda di farabutti o diventa farabutto lui stesso. Adesso mi sembra ipocrita denunciare i caporali dopo che si è brigato in tutti i modi per fornir loro tanta bella carne fresca. E se domani facciamo una megaretata e arrestiamo tutti i caporali, i soldati semplici, senza casa e lavoro, che fanno? finiranno ad obbedire a qualche nuovo caporale. Visto che non ci sono le risorse per accogliere e mantenere tutti.

Quindi prima di fare esperimenti demenziali per denunciare quella che altro non è la realtà dei fatti, forse sarebbe meglio pensare a come migliorarla la realtà invece di fare buonismo un tanto al kilo.

 

 

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