Palermo, studenti mostrano video che equipara leggi razziali al dl sicurezza di Salvini: prof sospesa – Il Fatto Quotidiano

Il fatto ha pubblicato questa notizia “Palermo, studenti mostrano video che equipara leggi razziali al dl sicurezza di Salvini: prof sospesa – Il Fatto Quotidiano“, notizia riportata anche da altre testate.

Devo dire che sono perplesso, la vicenda, per come è raccontata, ha abbastanza punti oscuri. Gli studenti hanno fatto “motu proprio” o con autorizzazione o meno del docente?  Se il “docente” è stato lo sponsor del filmato, perché allora parlare di omessa vigilanza e non della manchevolezza precisa?

Come dire: Tizio viene accusato di aver minacciato Caio con un coltello e per questo motivo Tizio si è beccato una multa per divieto di sosta; no, non quadra.

A margine: io penso che la politica e l’attualità debbano stare fuori dalle aule, nel caso gli studenti pongano domande è anche giusto che il docente risponda ma è sempre meglio che il docente non esprima le sue idee politiche in classe o, cosa molto più grave, usi le lezioni come pretesto per l’indottrinamento. Da considerare che talvolta più si cerca di spingere gli studenti in una direzione più loro vanno nell’altra. Parlo per esperienza diretta.

Da notare anche che la libertà di insegnamento non è mai stata e non è la libertà di fare il cazzo che si vuole1 in classe, che che ne dicano alcuni docenti sindacalizzati per i quali l’assunzione in ruolo è una vittoria di serie B a “turista per sempre”. La libertà di insegnamento riguarda due cose: la prima è la libertà di decidere le strategie migliori per insegnare la materia e compiere il lavoro per il quale si viene pagati. O in alternativa di poter insegnare, nel proprio tempo libero, quello che si vuole a chi ha l’interesse ad ascoltarlo senza dover chiedere alcunché a nessuno, non è il diritto a poter tenere comizi politici in classe.

La notizia ovviamente è presentata come una rappresaglia del fascistissimo Salveeny contro la povera “docente di libertà” che ha osato contestare il cosplayer, storiella funzionale per promuovere il film, innovativo, “il ritorno del fascismo LXXVIII”.

Un ultima cosa: spingere sull’equivalenza Salvini = Hitler significa, visto che i paragoni funzionano sempre nei due versi, far credere che Hitler era un pagliaccio, che gli oppositori politici venivano puniti, da Hitler, con tweet di fuoco, che gli ebrei nei lager stessero male tanto quanto i poveri migranti nei CIE. E con queste premesse portare avanti idee negazioniste sulle camere a gas e sulla shoa diventa molto, molto facile. Avete visto camere a gas nei CIE? Ecco.


  1. scusate la licenza poetica. 
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Libertà, rispettare la tua non significa che puoi essere omofobo o razzista. Tantomeno fascista

Un articolo del fatto che ho trovato molto interessante perché mostra abbastanza bene il “fascismo antifascista”, ovvero il condannare il fascismo perché imponeva di pensare tutti allo stesso modo, gradito a lui, e contemporaneamente tenere lo stesso comportamento che si condanna, ovvero chiunque non la pensi come me è un fascista, razzista omofobo.

Sorgente: Libertà, rispettare la tua non significa che puoi essere omofobo o razzista. Tantomeno fascista – Il Fatto Quotidiano

Una delle cose che mi sono sempre sentita ripetere dagli adulti ogni volta che litigavo con mio fratello (più o meno ogni 20 secondi) era: “la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Un sano principio frutto della saggezza popolare e, mi sono resa conto ieri, di un tempo in cui il rispetto della libertà non era così scontato. La Giornata della Liberazione dunque, che nulla ha a che vedere con i diritti di tutti gli unicorni glitterati come me. O forse sì.

La Liberazione è stato l’apice della lotta per far sì che la propria libertà fosse rispettata come limite alla libertà degli altri, mentre in una società fascista ognuno è libero solo nella misura in cui si conforma a un modello imposto, sia questo religioso, politico, etnico, sessuale o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Una realtà senza differenze e senza eccezioni, in cui tutti sono uguali non perché hanno uguali diritti, ma perché sono tutti schiavi allo stesso modo. (…)

In realtà non è un problema di stupidità, ma di debolezza al sofismo. Uno dei diritti conquistati dalla Liberazione è il classico: “io ho la libertà di dire quello che penso”. Sacrosanto. Il problema è che quando quello che uno pensa è fascista/razzista/omofobo/transfobico/ecc. sembra ci si imbatta in un circolo vizioso, in un loop etico e filosofico senza uscita, se non fosse per quella benedetta saggezza contadina a cui non importa niente del sofismo e che quindi lo ara col buon senso. La tua libertà finisce dove comincia la mia. Puoi dire quello che pensi, ma nel momento in cui quello che pensi lede la mia libertà di fede, di amare chi mi pare, di vivere in quanto donna, disabile o persona di colore, allora devi tacere. E non vale dire “io ho la libertà di non voler vedere due uomini che si baciano” perché quella libertà tu ce l’hai già: sei libero di guardare dall’altra parte. Due uomini che si baciano non ti toglie la libertà di baciare una persona del sesso opposto, ma il tuo rendere la loro vita un inferno toglie loro la libertà di baciarsi.

Questo è il punto focale dell’articolo: prima considerazione in che modo il dire qualcosa di fascista etc. etc. lede la libertà altrui? Se io dico la frase: “per me Mussolini è stato il miglior politico italiano”, in che modo, dicendo tale frase, comprimo le liberà altrui? Se io dico: “io odio X”, in che modo comprimo la libertà di Tizio di essere X?

Bisogna tener distinto quello che si dice, che a meno che non sia qualcosa previsto come reato è sempre lecito, dalle azioni. Io ho tutto il diritto di non apprezzare X, non ho il diritto di impedire X. Io son libero di considerare il gay pride una penosa carnevalata fuori stagione o di considerare il family day la festa del bigottismo, e ho il diritto di esprimere la mia idea, il diritto che non ho è di impedire agli altri di esprimere le loro.

Cercare di vietare le opinioni che non si condividono a colpi di “opinione fascista”, non hai il diritto di esprimerla è una zappa sui piedi tremenda, sia perché si usa un fascismo vero per contrastarne uno presunto, sia perché sdogana alla grande il fascismo “storico”.

Riprendo il passaggio clou

puoi dire quello che pensi, ma nel momento in cui quello che pensi lede la mia libertà di fede, di amare chi mi pare, di vivere in quanto donna, disabile o persona di colore, allora devi tacere.

La domanda è semplice; come la mera espressione del pensiero lede la tua libertà di fede, di amare etc. etc.? Non sentire opinioni contrarie alle proprie è un diritto, ma tale diritto lo si attua mettendosi i tappi per le orecchie non imponendo agli altri di non dire cose che non trovano d’accordo.

La Liberazione ha portato libertà e la vera libertà crea ancora più libertà, perché questa non discrimina, abbraccia tutti. Il Fascismo si maschera da libertà di essere razzista, omofobo, transfobico, antisemita, islamofobico, sessista, per toglierla, pezzetto per pezzetto, a tutti. Il Fascismo vuole solo per se stesso la libertà di urlare ciò che annienta la libertà di tutti gli altri. No cari amici, non avete la libertà di urlarmi contro frasi omofobe o razziste o discriminatorie o di apologia fascista. L’unica libertà che avete è il silenzio. Una libertà che vi è stata concessa, per altro, da persone come nonna Femia e nonno Gastone che hanno vissuto sui monti quella giovinezza che voi passate riempiendovi la bocca di veleno e piatti regionali.

Riscriviamola leggermente diversa:

vuole solo per se stesso la libertà di urlare ciò che annienta la libertà di tutti gli altri. No cari amici, non avete la libertà di urlarmi contro frasi anticattoliche o razziste verso gli italiani o discriminatorie o di apologia di reato quale l’acquisto di infanti o la schiavitù dell’utero in affitto. L’unica libertà che avete è il silenzio.

Così suona molto fascista vero? E quindi il fascismo da cosa dipende: dal modo di comportarsi oppure solo dalla stronzata detta? “X di merda” è giustissimo mentre “Y di merda” no? Fascismo è un modo di comportarsi e di agire, non si può ridurre solo ad una preferenza verso il colore della camicia.

 

attenzione ai paragoni…

Nel giorno della memoria, uno dei temi più gettonati era il paragone “ebrei durante la shoa, migranti oggi”. C’è da notare una cosa quando si fanno i paragoni; questi funzionano nei due versi; cioè se A è come B allora anche B è come A. Come avevo già osservato in questo articolo che abusare di accuse di fascismo alla fine annacqua il fenomeno storico e porta a pensare che anche Mussolini sia stato un dittatore come lo è stato Berlusconi. E quanti “oppositori politici” ha mandato al confino, o fatto assassinare, Berlusconi?

Stessa cosa nella vicenda dei migranti; equiparare la sea watch 3 e il divieto di sbarco alla detenzione nei lager alla fine porta, chi non conosce bene la storia, a pensare che nei lager il problema fosse la mancanza di connessione wifi, che la gente assaltasse i treni per andare volontariamente in germania… Tutte cose drammaticamente false; durante la seconda guerra mondiale venivi costretto, armi in pugno, a salire sui treni. Nei campi di concentramento venivi schiavizzato e potevi essere ucciso per un non nulla. Ivi veniva svolto un programma scientifico di sterminio.

Quanti migranti sono stati costretti, armi in pugno da truppe italiane, ad imbarcarsi? Quanti son stati portati, dai loro paesi d’origine, nei lager libici da truppe italiane? Quanti son stati fucilati sulle navi dalla nostra marina? Bastano queste domande per capire che la vicenda, pur essendo in certi casi drammatica, non è lo stesso dramma della II guerra mondiale.

Una cosa che molti sembrano non tenere conto è che i paragoni funzionano sempre nei due versi. A furia di scrivere che Burioni è Mengele, qualcuno finirà a sostenere che Mengele fosse solo un bravo medico solo un poco scorbutico con le persone meno competenti di lui, e che anche con Mengele si era esagerato come oggi si sta esagerando con Burioni.

Allo stesso modo sostenere che i migranti di oggi son trattati allo stesso modo degli ebrei durante la shoa aiuta tanto chi vuole sostenere che gli ebrei durante la shoa erano trattati male come i migranti di oggi e che la shoa è una immensa mistificazione.

Alla fine il vizio di volersi nobilitare chiamando fascismo o nazismo tutto quello che non va a genio, finisce solo per favorire chi vuole riportare in auge il nazismo stesso.

 

Gandhi razzista o antirazzisti idioti?

A quanto pare nell’università di Accra son riusciti a levare la statua di Gandhi; (fonte NYPost) la motivazione, ne parla questo articolo del 2016, sotto riportato, è che Gandhi era razzista.

Il Mahatma Gandhi come Cecil Rhodes: le loro statue non sono degne di rimanere in un campus universitario africano perché entrambi erano razzisti che consideravano gli africani come persone di livello inferiore. Se la campagna contro le statue di Cecil Rhodes, che ha acceso gli atenei sudafricani nel 2015, è nota, quella contro Gandhi in Ghana è appena partita, ma sembra lentamente infiammarsi. Una petizione firmata da più di mille studenti e insegnanti chiedono che la statua, dono del presidente indiano Pranab Mukherjee in visita ad Accra a giugno, venga rimossa dal campus. Su Twitter spopola l’hashtag #GandhiMustComeDown.

Perché tanto astio contro Gandhi, politico, avvocato e filosofo indiano che guidò l’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna e ispirò con la sua non violenza Nelson Mandela? Secondo i suoi detrattori, avrebbe avuto «un’identità razzista». Come esempio vengono citati alcuni suoi scritti nei quali il Mahatma, che visse a lungo in Sudafrica, descriveva gli africani come «selvaggi» o «kaffir», un’espressione denigratoria utilizzata dai bianchi sudafricani nei confronti dei neri. In una lettera, scritta al Parlamento del Natal nel 1893, Gandhi afferma che, secondo il comune sentire prevalente nella colonia «gli indiani sono un po’ meglio degli africani, se non del tutto dei selvaggi nativi dell’Africa».

Gandhi ai tempi del suo soggiorno in SudafricaGandhi ai tempi del suo soggiorno in Sudafrica
Secondo Daniel Osei Tuffuor, un ex studente della University of Ghana, intervistato dalla Bbc: «i ghanesi dovrebbero essere fiduciosi in se stessi e cercare di esaltare i nostri eroi ed eroine. Non c’è nulla di pacifico sulle attività di Gandhi. Chi afferma di sostenere la pace e la tranquillità, ma promuove il razzismo è un ipocrita».

Alle accuse ha risposto Rajmohan Gandhi, nipote del Mahatma e suo biografo, dicendo che suo nonno ha viaggiato in Africa da giovane e, senza dubbio, allora aveva pregiudizi nei confronti dei neri sudafricani. «Gandhi era un essere umano e, come tale, imperfetto – spiega il nipote -, nonostante ciò era più radicale e progressista della maggior parte dei sui compatrioti».

Che dire? la vicenda mi sembra decisamente sconfortante; è sbagliato pretendere che tutti siano senza alcuna macchia, giudicare Gandhi non complessivamente per tutto quello che ha fatto ma per qualche “errore” giovanile è un comportamento decisamente stupido e controproducente. Stupido perché, scava scava, chiunque ha commesso errori o peggio, se si misura con il metro di oggi le vicende di ieri, certe “conquiste di civiltà” di ieri dovremo rigettarle come “pura barbarie”. Controproducente perché poi, a furia di cercare il puro più puro si finisce ad epurare tutto e tutti. Inoltre se distruggi il passato, e le sue “drammatiche” lezioni, apri la porta al riviverlo.

Da notare anche un’altra cosa: se oggi un europeo parlasse di esaltare uno dei suoi “eroi” invece di far riferimento a persone “non autoctone”, o peggio come la Fallaci dichiarasse di essere orgogliosa delle conquiste di civiltà dell’europa, partirebbero immediatamente urla e pianti di razzismo.

Interessante anche il fatto che di questo furore contro le statue i media non ne abbiano parlato, in italiano la notizia è stata ripresa solo da alcuni giornali di destra, a quanto pare il fatto che uno dei miti della sx sia stato giudicato razzista fa correre il rischio di mandare in corto tanti cervelli di criceto.

l’ignoranza e le favolette sulla natività.

Una delle prove dell’ignoranza è che al posto della storia vengono raccontate favolette e che molti bevono tali castronerie senza colpo ferire e senza accorgersene. Buffo che spesso chi ci crede sia convinto di essere più colto degli altri.

Puntualmente a natale saltano fuori le storielle che vogliono Giuseppe e Maria essere dei clandestini scacciati. Peccato sia un errore come questo articolo di raphael dimostra.

A questo giro, leggiamoci il Vangelo secondo Luca, 2,1-7:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

Te capì pistola?

Giuseppe, Maria e Gesù NON erano stranieri a Betlemme
Giuseppe, Maria e Gesù NON erano senza casa,
Giuseppe e Maria erano regolarmente sposati,
Giuseppe, Maria e Gesù NON erano abusivi, NON erano immigrati, tanto meno clandestini.
Maria e Giuseppe erano cittadini onesti – ebrei, per inciso! – ed andavano ad adempiere un obbligo burocratico imposto dal dominatore romano.

Erano Israeliti che andavano da un villaggio ad un altro villaggio dello stesso “stato”: andavano da Nazareth a Betlemme, che è come dire che lui era nativo di Monza ma viveva a Brescia e per il censimento doveva tornare a Monza a farsi registrare.

Erano un normalissimo sudditi Israelita/Israeliano regolare che andavano a farsi registrare per pagare le tasse a Roma. TANTE tasse.

Tra Nazareth e Betlemme ci sono – a piedi – 163 km, stando a Google mappa e facendo una bella deviazione. Occhiocroce la distanza tra Monza e Verona. A piedi son 5-6 giorni di cammino, tenendo conto che Maria che era al nono mese cavalcava un asinello.

Non attraversavano alcun confine, rimanevano dentro ai confini di Israele. Da Monza a Verona.

Giuseppe era benestante. Anzi, Giuseppe era di nobili origini. Era della stirpe di Davide. Era di stirpe reale. E faceva il costruttore edile. E a quel tempo fare il carpentiere, ovvero il costruttore era uno dei mestieri migliori, quello che ti faceva guadagnare di più.

Soldi alla mano sono andati in albergo.

E poi, ma quale abusivo d’Egitto!

Da notare comunque come spesso gli appelli più strappalacrime ed i richiami al cristianesimo vengano da gente che, quando il santo padre o qualcun’altro parla di cose sgradite, non si fa scrupolo di urlare cloro al clero e atteggiarsi a strozzapreti. Coerenti, non c’è che dire.

Nazifobia

Su G+ hanno segnalato questo articolo: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ununiversit-ha-usato-frase-rommel-motivare-studenti-1543233.html?mobile_detect=false

Un’università ha usato una frase di Rommel per motivare gli studenti
L’Università inglese di Exeter è stata costretta a scusarsi pubblicamente dopo l’accaduto, dichiarando che nessun membro dello staff aveva idea di chi fosse Erwin Rommel

Jacopo Bongini – Mer, 20/06/2018 – 21:04

È polemica in Gran Bretagna dopo che Il generale nazista Erwin Rommel, uno dei protagonisti della seconda guerra mondiale, è accidentalmente diventato per qualche ora una figura ispirazionale al pari del Mahatma Gandhi o di Albert Einstein.

La prestigiosa Università di Exeter, nell’Inghilterra meridionale, ha infatti utilizzato una citazione del generale tedesco come frase motivazionale, inserendola all’interno di una mail del Career advisory service – il servizio di assistenza post laurea – destinata al personale e agli studenti dell’ateneo. La frase di Rommel usata nella mail era: “Non ci si può permettere di perdere opportunità uniche per amore delle sciocchezze” , che difatti ben si adatta al personaggio soprannominato “La volpe del deserto” e conosciuto per la sua grande abilità strategica dimostrata al comando delle truppe tedesche in nordafrica.

Che dire? mi sembra una polemica un poco pretestuosa; Rommel sarà anche stato un militare tedesco che ha combattuto, e talvolta sconfitto, gli inglesi nella II guerra mondiale ma la frase citata non mi sembra contenga slogan di tipo razzista o che sia offensiva verso qualcuno. Posso capire il non voler neppure dare l’impressione di essere “pro nazismo1” ma qui si sta condannando una frase, imho anche giusta, anche efficace, solo perché pronunciata da una persona “non gradita”.

Una osservazione che avevo sentito diceva: “onestà intellettuale è ammettere, quando un nazista dice che piove ed effettivamente sta piovendo, che il nazista ha ragione”. Faccio notare che l’ammettere che il nazista abbia ragione in una situazione specifica e precisa,  ovvero dice che piove e sta piovendo, non significa ammettere che il nazista debba per forza avere ragione sempre, comunque e dovunque.

Anzi questo modo di pensare “se tizio è nazista allora tizio dice solo cose sbagliate” è il classico modo di pensare che ti fa apparire come pazzo fanatico peggio di tizio, visto che poi rischi di trovarti costretto a sostenere posizioni assurde pur di non ammettere che in quella specifica situazione tizio aveva ragione.

Se finisci a pensare solo per stereotipi, quando uno stereotipo risulta essere falso, tutta la costruzione casca come un castello di carte. Per rendersene conto basta pensare alla vicenda di Giorgio Perlasca. Perlasca è stato un fascista convinto, ha partecipato alla guerra di spagna dal lato dei neri e durante la II guerra mondiale, spacciandosi per il console di spagna, ha salvato qualche ebreo. Luci ed ombre. Logico che causi imbarazzo per chi è abituato a pensare solo bianco o solo nero e chi considera nero profondo sia il nero al 99.99% che il nero al 0.01%.

Infatti all’epoca della prima messa in onda dello sceneggiato interpretato da Zingaretti ed ispirato alla figura di Perlasca ci furono proteste perché secondo alcuni “si esaltava un fascista”.

Seconda cosa: è sbagliato invocare la “damnatio memoriae” sul nazismo, dimenticarlo e volerlo trasformare in un fumettone buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi; è il modo migliore per obliare anche le cause e le dinamiche che portarono alla sua ascesa e, cosa più grave, non riconoscere certe situazioni quando si ripresentano.

A seguito del polverone causato dalla notizia, un portavoce dell’università ha cercato di chiarire la questione scusandosi pubblicamente: “Si è trattato di un errore in buona fede e in nessun modo intenzionale. Tuttavia ci scusiamo senza riserve se qualcuno dovesse essersi sentito offeso, ci siamo già attivati per evitare che episodi come questo possano accadere di nuovo in futuro”, aggiungendo come i membri dello staff che hanno selezionato la frase l’abbiano semplicemente trovata su internet e che non avessero la minima idea di chi fosse Erwin Rommel. Una brutta gaffe per l’Università di Exeter, che nel 2013 ottenne dal Sunday Times il titolo di università dell’anno e che ogni anno è costantemente classificata come uno dei dieci migliori atenei del Regno Unito.

La pezza è peggio del buco. Cioè se uno si sente offeso da quella frase solo perché l’aveva pronunciata Rommel, imho è lui che ha qualche problema e che dovrebbe farsi qualche domanda (e darsi una risposta). Capisco la delicatezza ed il rispetto ma se non ci si mette un limite si finisce a dover dar retta alle pippe mentali di chiunque che per qualsiasi, pretestuoso, motivo si sente offeso2.  Con risultati che vanno dal tragico all’umoristico. Cioè se si scoprisse domani che Sir Isaac Newton era stato un misogino che menava la moglie, imho, pretenderebbero che si torni immediatamente alla fisica aristotelica (visto che aristotele era buono, multiculturalista e very politically correct ed inoltre compatibile con tutte le credenze religiose).

 


  1. Che poi Rommel era un militare che aveva anche partecipato al complotto per far fuori Hitler quando ci si accorse che oramai la guerra era persa. Non era di certo il classico nazista fanatico fedele fino alla morte al nazismo. Errata: come ha detto mauro Rommel venne sospettato di aver coperto i complottisti e per quello convinto a “suicidarsi”, ma non partecipò direttamente al complotto. 
  2. Attendo con ansia il primo che parli di nazishaming (nazistofobia) e inizi a piagnucolare: mi critichi solo perché sei nazifobico; fra i SJW e i criceti cicisbei questo causerà, come capitato ad esempio per il “vomitevole” di Macron, più di un cortocircuito. 

la controproducente religione laica dell’antifascismo.

Su twitter sembra tornata in voga la religione dell’antifascismo; una religione laica che ha qualche contatto con quanto avvenne in italia negli anni ’40 del secolo scorso. Molti pubblicano inviti a dichiararsi antifascisti e a ripudiare il fascismo. Peccato non si rendano conto che così facendo stanno propiziando proprio la rinascita del vero “fascismo” e non le buffe chiassate fatte da quattro pagliacci1.

Perché un comportamento simile è sciocco e controproducente?

Il primo motivo è che ho notato che chi fa grandi prediche sull’antifascismo spesso è il primo a tenere comportamenti fascisti; il fascismo è qualcosa che va oltre il mero indossare la camicia nera e passeggiare con il passo dell’oca. Ad esempio uno dei metodi del fascismo era lo sputtanare ad oltranza diffondendo calunnie sulle persone, calunnie magari costruite montando ad arte pezzi di lettere scritte dalla vittima. Uno che si ritiene antifascista dovrebbe aborrire un comportamento simile eppure moltissimi sono andati in piazza ad urlare a favore di tale comportamento in nome di un diritto, il diritto del popolo a sapere, che non esiste nella costituzione, anzi nella costituzione reale c’è scritto esattamente il contrario. Come anche la presunzione di innocenza; per quei farlocchi “antifascisti” non deve valere sempre ma se, e solo se, chi viene colpito è un galantuomo (ovvero qualcuno simpatico e dalla mia parte) altrimenti si scarica repentinamente Beccaria per passare a Torquemada.
Alla fine l’impressione che si coglie è che “antifascista” sia solo una spilletta da mettere al bavero per nobilitare quelli che in realtà son solo bassi interessi di bottega2.  Giustificare “i metodi fascisti3” purché usati “a fin di bene” significa affermare, con i fatti, che lo sbaglio del fascismo non erano i comportamenti quanto il colore della camicia.

Seconda cosa: se “arruoli” la resistenza nelle tue fila non stupirti se il tuo avversario poi cercherà di attaccarti anche sulla resistenza, soprattutto se la “resistenza” non è quella reale con luci ed ombre che ha combattuto la guerra ma un fumettone4 vagamente ispirato alle vicende storiche. Trasformare la storia in buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi è il modo migliore per far dimenticare la sua lezione; la gente che la sente raccontata in questo modo pensa più ad un fumetto che a storie reali, ad errori ed orrori veri. Chi ha paura del ritorno di lex luthor?

Terza cosa: usare il fascismo ed il pericolo del suo ritorno come unico collante di una coalizione che, levato quello, non ha alcun altro punto di contatto politico, significa svilire l’antifascismo. “Ok siete antifascisti, e poi? cosa farete in economia, giustizia, scuola etc. etc.?” Il modo migliore per far diventare “antifascista” un sinonimo di cazzaro.

Ultima, ma non meno grave, l’arrogarsi di essere “i buoni” e di essere gli unici “a dare patenti di antifascista DOC” porta, come si è visto al referendum, ad una guerra fratricida dove tutti si accusavano allegramente di fascismo. Salvo poi serrare le truppe e proporre leggi demenziali in nome di una lotta che esiste solo nella loro testa. Il fallimento del referendum è nato lì.


  1. alla conta dei voti le formazioni che si rifanno apertamente al fascismo “storico” hanno ottenuto risultati da prefisso telefonico. 
  2. coalizzare le truppe, trovare un punto di contatto che giustifichi una traballantissima alleanza elettorale, menarla con la storia dei buoni contro i malvagi… 
  3.  certo la guerriglia urbana per fermare i fascistissimi bancomat ed opporsi alle vetrine SS è il massimo dell’antifascismo. 
  4. altrimenti come si potrebbe giustificare lo sfilare alla festa della liberazione con i simpatizzanti di questo qui rifiutando le bandiere della brigata ebraica e mal tollerando le bandiere inglesi e americane, cioè i tizi che cacciarono realmente i nazifascisti dallo stivale.  Non celebrano la liberazione reale ma fanno la festa del fumettone che hanno in testa. 

Parliamo un poco delle cause del razzismo…

Su FB un mio contatto ha condiviso questo articolo che tratta di una “caccia al sardo avvenuta nel 1911 nel comune di Itri all’epoca provincia di Caserta e ora provincia di Latina. L’ho trovato molto interessante perché, come prima cosa mostra che la “caccia al diverso” è un vizio vecchio quanto il mondo, e secondariamente perché fa capire alcune dinamiche che portano al “dagli allo straniero” ed al “razzismo”. Grassetti miei.

fonte:http://www.nuorooggi.it/n_archivio/articolo_detail.asp?CODICE=r614

Fuori i Sardegnoli – Il Massacro di Itri

Grazie al prezioso lavoro dello storico Professor Tonino Budruni che ha ricostruito minuziosamente nella «Rivista della Sardegna» Ichnusa n.10, maggio/giugno, anno 5 del 1986, oggi siamo a conoscenza dei «Giorni del massacro ».

Era il 1911, anno in cui molti sardi riponevano nell’emigrazione la speranza di una vita migliore, la quale palpitava, fiduciosa e intrepida, sul posto di lavoro. Tuttavia, nel luglio di quell’anno per quattrocento figli della Sardegna, il sogno si frantumò nel suolo italico in una realtà di persecuzione e d’orrore. Essere sardo e per questo pagarne il prezzo, subirne il razzismo di persona, sperimentarlo sulla propria pelle fu un’esperienza, purtroppo, di molti di questi nostri conterranei. Nella storia che segue vedremo la xenofobia antisarda manifestarsi in tutta la sua animale violenza contro quei lavoratori «diversi».

Erano anni di progresso tecnologico in cui la ferrovia ne rispecchiava il mito, attraversandone l’Italia. A costruire le migliaia di chilometri di linee ferroviarie, altrettante migliaia di braccia. E fu così che circa mille sardi, quasi tutti minatori del sud Sardegna, furono impiegati per la costruzione della linea Roma – Napoli. Assumere sardi era allora conveniente, poiché lavoravano sodo, in cambio, a parità di mansione, di un salario inferiore a quello degli operai continentali, loro colleghi. Quattrocento operai isolani, furono, quindi, stanziati temporaneamente nel comune di Itri, all’epoca in provincia di Caserta e oggi di Latina, ossia nella cosiddetta: «Terra di lavoro».

(…)

Il sardo era conveniente perché accettavano, a parità di mansione un salario inferiore a quello degli operai continentali. Questo, lavoratori “stranieri” che accettavano condizioni peggiori di quelli autoctoni è stato, guarda caso anche un motivo per l’analogo “razzismo” dei belgi nei confronti degli italiani impiegati nelle miniere a seguito dell’accordo “carbone – lavoro”. Infatti un minatore italiano all’azienda costava, a parità di rendimento, molto di meno. Le norme di sicurezza obbligatorie per i minatori belgi non erano obbligatorie per i minatori italiani e che la paga di un italiano era minore di quella di un belga.

In pratica i sardi nel 1911 a Caserta e gli italiani in Belgio erano, “letteralmente”, schiavi anche se non avevano le catene e non cantavano i gospel. E gli schiavi chi danneggiavano di più? Non di certo i padroni che sfruttavano quanto le persone cui “rubavano” il lavoro, ovvero gli autoctoni mandati “fuori mercato” dagli schiavi. E il malumore verso chi rubava il lavoro era comprensibile1. Io non lavoro perché un’altro mi fa concorrenza al ribasso accettando condizioni molto peggiori e vanificando le mie “lotte” per strappare un contratto migliore.

Gli abitanti di Itri, però, fomentati e spalleggiati indirettamente dai mass – media italiani che descrivevano i sardi come una «razza inferiore e delinquente per natura», sollevavano pregiudizi razzisti contro i sardi. A servirsi di questa opinione diffusa e consolidata in una costante tensione sociale fu la camorra, nel momento in cui la sua autorità fu sconfitta dagli involontari rappresentanti del Popolo Sardo, la quale riuscì a trasformare tale convinzione in sentimento di odio sanguinario antisardo.

I sardi stavano facendo concorrenza sleale, bisogna avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Non che fossero più capaci o più competenti della media ma, come scritto sopra, “accettavano retribuzioni minori”. Immaginiamo due ristoratori: Onestio e Furbonio. Onestio rispetta tutte le norme sanitarie e paga tutte le tasse e le imposte. Furbonio evade allegramente e se ne frega delle norme igenico-sanitarie. Furbonio riesce a fare prezzi bassissimi rispetto a quelli che fa Onestio, o se si preferisce, a lavorare con margini molto più alti rispetto ad Onestio. Onestio ha motivi per risentirsi del comportamento di Furbonio?  Se Onestio si risente è solo perché è razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia? E come pensate che reagirà Onestio se, alle sue giuste rimostranze o alla richiesta che i controlli, obbligatori, siano fatti anche nel ristorante di Furbonio, venisse risposto: “dici così solo perché sei razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia”? Il fatto che poi Onestio finirà a supportare e votare per chi urla “a mare i Furboni” non mi stupirebbe affatto.

Chi condanna il razzismo spesso vede solo il risentimento ma non pensa per niente a quello che tale risentimento ha causato, anzi con una perversa inversione di causa ed effetto spaccia il risentimento per colpa del razzismo e non viceversa. Questo modo di comportarsi porta spesso a tentare di disinnescare il razzismo con l’ipocrisia: “dici questo solo perché sei razzista”, idea intelligente quanto il voler spegnere un fuoco con la benzina. Per disinnescare il razzismo le deplorazioni servono poco; quello che serve è neutralizzare la causa scatenante del razzismo. In quel caso il fatto che i sardi si accontentassero di meno soldi e meno diritti. Cosa sarebbe successo se i “padroni” fossero stati costretti a pagare gli operai, a parità di mansione, con lo stesso stipendio? Probabilmente non ci sarebbe stata la caccia al sardo “rubalavoro”. Idem per il belgio; uno che accetta una paga minore e che accetta anche condizioni di sicurezza peggiori è uno che mette a rischio anche te.


  1. faccio notare che il capire le cause di un fenomeno non significa affatto giustificarlo. Putroppo “comprensione” è un’altra di quelle parole snaturate da un pessimo giornalismo. 

Ma ha fatto anche cose buone…

Uno dei leit motiv della campagna elettorale è il tradizionale scontro sul fascismo1. In particolare si dibatte se il fascismo abbia fatto o meno cose buone.

Io penso che ridurre la storia ad un fumettone buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi sia il modo migliore per dimenticare gli insegnamenti, spesso impartiti in maniera drammatica, della storia. I cattivi dei fumetti, per contratto, devono fare i cattivi e devono fare solo cose cattive, e nei fumetti meno stereotipati se fanno qualcosa di buono è solo perché hanno il secondo fine di fare qualcosa poi di molto più cattivo. Quindi lex luthor o joker sono cattivi e fanno cose cattive. Ma chi ha paura di lex luthor e joker? Uno che urlasse in piazza che servono leggi speciali contro lex luthor verrebbe preso per pazzo.

Ecco perché penso che trasformare hitler e mussolini in una sorta di lex luthor e di joker non sia una mossa molto accorta; perdi tutta la drammaticità della storia. Nella fumettizzazione della storia si innesta anche il dibattito, surreale a mio avviso, se Hitler o Mussolini abbiano o no fatto qualcosa di buono. Per me la risposta è sì; si sta parlando di fenomeni complessi durati molto tempo quindi è statisticamente certo che qualcosa di buono: una strada, una bonifica l’abbiano fatta. Fermo restando che il bilancio complessivo bene – male pende decisamente verso il “male”, l’aver scatenato la II guerra mondiale, la follia degli stermini, la shoa con annessi e connessi son colpe enormi, immense ed innegabili, colpe che non possono esser mondate dall’aver fatto bonificare una palude o risistemare una strada.

Però l’usare tali colpe per negare che qualcosa di “buono” possano aver fatto è infantile e stupido. Se i buoni fanno solo cose buonissime, visto che i cattivi fanno solo cose cattivissime, come si può giustificare, in questo schema, il bombardamento di Dresda, i gulag o le rappresaglie verso la popolazione civile tedesca alla fine della seconda guerra mondiale? Se fai un bilancio luci ed ombre ammettendo onestamente che c’è stata qualche flebile luce anche dalla parte che aveva moltissime ombre e qualche ombra nella parte luminosa te la cavi facilmente. Se ragioni in binario alla fine si arriva alla notte in cui tutte le vacche sono nere, che Dresda o Hiroshima sono la stessa cosa delle devastazioni naziste, e che l’unica colpa di Mussolini è di esser stato lo sconfitto e quindi quello che si è preso tutte le colpe. In pratica lo si trasforma da farabutto a martire.

Quando studi un bilancio devi guardare, onestamente, tutto attività e passività. Ed anche se il bilancio è in “profondo rosso” qualche cifra nera, piccola, la trovi. Il fatto che ci siano non nega il “profondo rosso” del bilancio, ma il negare che ci siano significa che del bilancio si sta guardando solo la parte che interessa oltre che falsificare il bilancio.

Ecco perché quando qualcuno tira fuori il “ma ha fatto anche cose buone” sarebbe meglio rispondere: “ma di certo non son sufficienti a cancellare le sue immense colpe” più che negare, mentendo, l’esistenza di cose buone.


  1. puntualmente quando a sx non sanno più cosa dire tirano fuori l’antifascismo. Vedi campagne elettorale del 1994, del 2001 e del 2008. 

Martin Luther King, Caravaggio, Shakespeare ed il lavaggio della memoria

A quanto pare la nuova moda, demenziale, che si sta diffondendo negli USA è quello che chiamerei “lavaggio della memoria”; ovvero il condannare inappellabilmente quelli che oggi son considerati errori e comportamenti riprovevoli commessi nel passato o da qualche “grande” della storia.

Io personalmente considero un errore grave misurare il passato con il metro del presente; se oggi abbiamo questo metro è stato anche grazie alle cazzate ed agli errori del passato. Una cosa che non mi era mai piaciuta dei corsi di matematica è la poca attenzione alla storia della matematica; in molti casi si parlava del risultato senza parlare delle strade e degli errori compiuti per arrivarci. Eppure più che dalle vittorie l’umanità ha imparato tanto dagli errori. Piaccia o no la pace post seconda guerra mondiale e la guerra fredda, rimasta fredda, è stato sia per evitare un nuovo bagno di sangue come la seconda guerra sia dall’equilibrio del terrore.  Sembra paradossale ma la bomba e la sicura mutua autodistruzione ha contribuito ad evitare una nuova escalation che avrebbe portato alla terza guerra.

Per apprendere bisogna conoscere gli errori ed ammetterli. Negarli e cancellarli significa cancellare la storia1. Un poco come capitava quando fanatici religiosi2 decidevano di fare piazza pulita di tutte le civiltà precedenti e di qualsiasi cosa fosse in contraddizione con quella che credevano la rivelazione sacra. Il risultato è sempre stato il solito, un epoca oscura ed un arretramento delle conoscenze scientifiche e tecniche.

Cosa che temo avverrà con la nuova religione laica del politically correct a tutti i costi, della par condicio sempre comunque e ovunque (e soprattutto a sproposito).  Che in storia della letteratura inglese si studino soprattutto poeti del passato bianchi e nati in inghilterra mi sembra una cosa scontatissima, le proteste perché i corsi di storia della letteratura diano spazio anche ad autori moderni non di origini britanniche DOC mi sembra una sciocca pagliacciata come le richieste di studio delle “matematiche alternative“. Trovo inquietante che molti, per far vedere di essere moderni e sensibili, si pieghino a tali stronzate.

Altra cosa che trovo inquietante è la “damnatio memorie” nei confronti di chi si è macchiato di qualche colpa, o di qualcosa che oggi viene considerato un comportamento sbagliato e scorretto.  Questa storia è emblematica:

Sempre a proposito di censura e divieti: la sensibilità degli studenti di lettere della University of Pennysilvania era così urtata da un’immagine di Shakespeare, poeta ritenuto razzista e misogino, affissa nella hall del dipartimento da imporre la sua rimozione e sostituzione con la foto di Audre Lorde, poetessa lesbica e femminista africana. Siamo davvero tanto sicuri del valore che ha il sostituire al più grande poeta e drammaturgo inglese che sia mai esistito questa poetessa? Non è forse attraverso le sue poesie e le sue parole che questa scrittrice dovrebbe essere acclamata, invece che come icona?
[da: http://thevision.com/cultura/ipersensibilita-snowflake/]

Studiare letteratura inglese senza considerare Shakesperare è come pretendere di studiare matematica saltando a piè pari tabelline, equazioni, polinomi, funzioni per iniziare direttamente dagli integrali tripli. Il fatto che Shakesperare fosse un misogino non modifica di una virgola il valore letterario delle sue opere. Così come il fatto che il Caravaggio fosse un assassino o che Martin Luther King avesse, secondo certe carte della cia, una amante non sminuisce il valore delle sue azioni ed i risultati da egli ottenuti. A furia di volere solo il bianco più bianco del bianco si finisce solo a rendere tutto nero.3

Cancellare il passato e le sue brutture cercando di obliare la storia significa creare un presente amorfo dove si finirà certamente a ripetere tanti errori già fatti in passato. Brutto che università ed enti di cultura non conoscano questa lezione basilare della storia, molto molto brutto.

Hitler che volle piegare la scienza alla politica, la scienza ariana contrapposta alla scienza ebraica, si giocò la possibilità di arrivare per primo alla bomba atomica. Idem per l’urss di Stalin e Lysenko. Invece gli americani con il loro pragmatismo non si fecero scrupolo a collaborare con Von Braun (l’uomo delle V2) per vincere la corsa allo spazio. Invece Agostino di Ippona (dottore della chiesa) considerava giusto che i cristiani usassero i tesori filosofici e le conoscenze di filosofia naturale dei filosofi pagani.

A questo modo di vedere tipico dei pensatori Cristiani è possibile rintracciare un antecedente nell’influenza dei filosofi pagani. È questo il primo esempio del fenomeno, frequentemente osservabile, che nonostante la sua netta opposizione al Paganesimo nelle sfere della religione e dell’etica, il Cristianesimo era sempre prontissimo a goderne i tesori filosofici. Per coloro che potessero pensare che ciò fosse strano o indegno di un cristiano, Sant’Agostino aveva giustificato questi prestiti una volta per tutte: i pagani posseggono sì questi tesori, ma non ne sono i possessori di pieno diritto; per diritto quei tesori appartengono ai Cristiani, che saranno i primi a farne il giusto uso; quando si impadroniscono di questi tesori, non fanno altro che comportarsi come gli Ebrei, che, uscendo dall’Egitto portarono con sé, col consenso del Signore, vasi d’oro e d’argento, gioielli e vestiti preziosi che erano appartenuti agli Egizi, poiché potevano farne un miglior uso. E ogni sorpresa per il fatto che tanta saggezza era stata data a popoli che erano rimasti privi della luce della Rivelazione veniva eliminata citando il passo del Vangelo secondo Giovanni, 1, 9, dove si dice che la Luce illumina ogni uomo che viene al mondo.
[fonte: http://www.fisicamente.net/FISICA_1/index-1849.htm]

 


  1. la maledizione della storia è che chi non la conosce è destinato a ripeterla. 
  2. di diverse religioni, anche di matrice cristiana. 
  3. chiedere ad esempio alla sinistra italiana, puntualmente impegnata in gare autolesioniste ad: il mio comunismo è più lungo del tuo.