BoBi, il bisnonno delle sardine

Ovvero boicotta il biscione, un movimento, nato nel 1994, spontaneo e dal basso costruito per opporsi a Berlusconi. Venne costituito da Gianfranco Mascia a seguito della dichiarazione di Berlusconi, nel 1994, che se fosse romano avrebbe votato per Gianfranco Fini sindaco.

Il movimento si proponeva di boicottare berlusconi ed il suo impero mediatico, invitava a non comprare niente alla standa1, boicottare le riviste mondadori e i canali mediaset. I giornali dell’epoca parlavano del movimento e di come stesse mettendo in forte imbarazzo Berlusconi ed il suo neonato partito fornendo un valido supporto alla gioiosa macchina da guerra del csx per la prima, storica, vittoria contro il cavaliere nero…

Sappiamo come è andata a finire… la sinistra prese, nel 1994, una solenne craniata e riuscì a far fuori il cavaliere nero grazie a giochi di palazzo, la lega una costola di sinistra, etc. etc.

Quello che ha lasciato il bobi comunque è stata l’idea di un movimento dal basso, spontaneo e della gggente, che si oppone al nuovo mussolini pro tempore  e che diventa fondamentale per la sua sconfitta vittoria. Movimento che, stellini esclusi, ottiene poco o nulla tranne qualche poltroncina per i vari capi e capetti.

Le caratteristiche comuni dei movimenti:

-> movimento dal basso voluto dalla gggente onesta genuina e antifascista

-> il nemico è il nuovo duce reincarnato (NDR), se vincerà si tornerà esattamente al 1940 quando l’italia entrò in guerra, leggi razziali, sangue, morte, distruzione etc. etc.

-> solidarietà verso tutti i boboli obbressi del mondo dal capitale e dagli illuminati rettiliani massoni sionisti.

-> esaltazione acritica della resistenza e dichiararsi i novelli partigiani duepuntozero

-> esaltazione acritica di qualsiasi differenza con l’NDR; l’NDR dichiara che martellarsi i testicoli fa male? Loro reagiscono prontamente imitando Tafazzi.

-> nessun programma politico, l’unico obiettivo è eliminare l’NDR il resto del programma non è per niente diverso dalle interviste alle candidate di miss italia.

Risultati ottenuti:

Tranne i 5 stelle, che ebbero da subito una forte organizzazione politica che mirava a farne un partito e non solo un maglio contro l’NDR, gli altri movimenti non hanno ottenuto alcun risultato, esclusa qualche poltrona o qualche posto di sottogoverno per qualche capoccia.

Insomma le sardine mi sembrano innovative quanto la trama delle nuove serie dei cavalieri dello zodiaco: cioè risorge una divinità, questa vuole dominare il mondo (esticazz…), rapisce la dea Athena (ma quanto sta sulle balle alle altre divinità) e i cinque pirloni devono andare a liberarla prima del suono del gong…

E penso finirà allo stesso modo

SPOILER

Seiya (Pegasus) dopo essere stato pestato come una zampogna indossa la nuova armatura dell’ultima collezione autunno inverno e salva, allo scadere del tempo, Saori (lady Isabel). Con ikki (phienix) che arriva mena e scappa, Sirio che ripete la solita battuta “me possino accecà” mentre fa lo strip tease, e Hyoga (cristal) frigna che è un povero orfanello (sei il cigno mica remì) e Shu (andromeda) ripete i testi che ha preparato per la sfilata di miss italia.


  1. Ricordo quanto capitato con una conoscente, fervente antiberlusconiana, di mia madre. Lei non metteva piede alla standa per non arricchire Berlusconi però, quando c’erano offerte particolarmente convenienti, chiedeva alla sorella, che invece non aveva remore ad andare alla standa, di fare lì la spesa anche per lei. 

Se questa è cultura…

in questo tweet Letta smentisce parzialmente la castroneria che aveva scritto, cioè che l’imperatore Claudio, quarto della dinastia giulio-claudia, era uno straniero.
Quando si dice la pezza peggiore del buco.

cioè non solo ha detto una castroneria “storica” abbastanza grave, faccio notare il “storica”, fosse stata matematica o scientifica, in italia, sarebbe passata in cavalleria senza colpo ferire, e come al solito invoca la “nobiltà della causa”, l’antirazzismo, per evitare le pernacchie e gli sfottò. Perché se lo contestate non è perché lui si è rivelato essere ignorante, borioso e convinto di sapere, ma perché siete burini razzisti e fascisti.

Direi che in questo caso la definizione del “placcato cultura” scritta da Uriel ci sta tutta.

Disperati veri e disperati finti…

Segnalo un magistrale articolo di Nebo Zuliani che ricorda una, vera, opera di salvataggio di, veri, disperati fatta dalla marina militare italiana.

Sorgente: Quando negli anni ’80 la marina militare italiana riuscì a fare l’impossibile

Quando negli anni ’80 la marina militare italiana riuscì a fare l’impossibile
PREMESSA IMPORTANTE: questa è Storia, non opinioni. Ho raccontato e raccolto testimonianze di fatti accaduti quarant’anni fa di cui oggi ricorre l’anniversario. Chiunque desideri fare parallelismi o “interpretarlo” lo fa di sua iniziativa, non mia.

Nebo si è limitato a raccontare la storia facendo cronaca e senza mischiare i fatti con le sue opinioni. Tanto di cappello, questo è un esempio di buon giornalismo.

30 aprile 1975
Saigon cade, e assieme a lei tutto il Vietnam del sud. I comunisti si scatenano in un vortice di vendette verso militari e civili, instaurando un regime totalitario. Al loro arrivo un milione di persone viene prelevato per essere “rieducato”; sono sacerdoti, bonzi, religiosi, politici regionali, intellettuali, artisti, scrittori, studenti. A ogni angolo di strada spuntano “tribunali del popolo” in cui gli accusati non hanno diritto alla difesa, e a cui seguono esecuzioni sommarie.

A migliaia vengono tolte case, beni, proprietà e vengono gettati nelle paludi, dette “Nuove Zone Economiche”, dove avrebbero dovuto creare fattorie e coltivazioni dal nulla. In realtà, li mandano a morire di fame. L’intero Vietnam del sud diventa un grande gulag, dove accadono orrori simili a quelli della Kolyma di Stalin.

Nel 1979, la popolazione cerca di scappare.

Non possono farlo via terra, perché i paesi confinanti li respingono; l’unica opzione per intere famiglie consiste nel prendere barconi improvvisati e gettarsi in mare, lontano dai fucili e dai tribunali del popolo. Le immagini di questi disperati fanno il giro del mondo e dividono l’opinione pubblica mondiale, ancora divisa per ideologie pre-muro di Berlino. Il comunismo non può essere contestato né fare errori, sono “menzogne raccontate dai media che ingigantiscono la faccenda per strumentalizzarla”. (…)

Niente di nuovo sotto il sole; il non permettere alla realtà di inficiare una bellissima teoria è un vecchio vizio dei comunisti. Facendo un parallelo con oggi, quando qualche evento “negativo” coinvolge una risorsa la prima cosa che si urla è proprio di non strumentalizzarlo. Mentre si strumentalizza tranquillamente qualsiasi evento “non negativo” o “negativo” verso le risorse; tanto per fare un esempio, questo è il messaggio di Matteo Renzi che commenta “a caldo” la vicenda Osakue.

#DaisyOsakue è una campionessa italiana. Ieri è stata selvaggiamente picchiata da schifosi razzisti. Gli attacchi contro persone di diverso colore della pelle sono una EMERGENZA. Ormai è un’evidenza, che NESSUNO può negare, specie se siede al Governo. Italia, #torniamoumani.

No… nessuna strumentalizzazione…

Mentre l’occidente blatera, i rifugiati sui barconi scoprono di non poter sbarcare da nessuna parte. Vengono ribattezzati “boat people”, disperati con a disposizione due cucchiai d’acqua e due di riso secco al giorno che raccolgono l’acqua piovana coi teli di plastica e sono in balia di tempeste e crudeltà.  (…) Quando le immagini dei boat people vengono rese pubbliche da Tiziano Terzani il 15 giugno 1979, invece di aggiungersi al dibattito globale di opinionisti e intellettuali impegnati a decidere se salvare dei profughi di un regime comunista sia un messaggio capitalista o no, Pertini capisce che ogni minuto conta, chiama Andreotti e dà ordine di recuperarli e portarli in Italia.

Pertini, Andreotti, Ruffini, Zaberletti, Cossiga. Tolto santo Sandro della pipa il resto, ai compagni, suona come una congrega di demoni. Demoni che però organizzano e mandano la marina militare in missione di recupero.

(…)L’Andrea Doria dà l’avanti tutta e arriva a prenderli alle 9.20, carica su un gommone interprete, medici, scorta e glielo manda incontro in mezzo alla burrasca che monta, raccomandandosi di rispettare norme di prevenzione e contagio. Il gommone si affianca e gli interpreti recitano un testo che hanno imparato a memoria.

«Le navi vicine a voi sono della Marina Militare Italiana e sono venute per aiutarvi. Se volete potete imbarcarvi sulle navi italiane come rifugiati politici ed essere trasportati in Italia. Attenzione, le navi ci porteranno in Italia, ma non possono portarvi in altre nazioni e non possono rimorchiare le vostre barche. Se non volete imbarcarvi sulle navi italiane potete ricevere subito cibo, acqua e assistenza medica. Dite cosa volete e di cosa avete bisogno»

Un’onda allontana il gommone, e una donna vietnamita, convinta che gli italiani li stiano abbandonando come tutti, gli lancia il proprio figlio a bordo. I marinai erano italiani del 1979, un mondo in cui non esistevano i social e queste scene non erano già state raccontate. A quella vista, impazziscono. Tutte le procedure per evitare contagi vengono infrante, e dallo scafo tirano fuori 66 uomini, 39 donne e 23 bambini.

Facciamo un parallelo con i naufraghi del mediterraneo; principalmente uomini, poche donne e pochi bambini usati come “scudi umani”; cosa vista nel caso Aquarius quando alle donne, in difficoltà, è stata data la possibilità di sbarcare, molte hanno rifiutato “per non separare le famiglie”. Proprio lo stesso comportamento di quella madre disperata che lancia il pupo sulla nave per cercare di salvare almeno lui.

Interessante anche confrontare le foto dei “boat people” soccorsi sulle navi nell’articolo di Nebo e le foto di “solidarietà” di gere.

Il 1 agosto a bordo delle navi non c’è più spazio fisico; hanno navigato per 2640 miglia, esplorato 250,000 kmq di oceano e salvato 907 anime. L’ammiraglio dà ordine di tornare a casa, e il 21 agosto 1979 i tre incrociatori entrano in bacino San Marco. (…)

Quali sono le differenze fra ieri ed oggi?  Molte, la più evidente è che quelli erano realmente disperati e aventi diritto al riconoscimento dello status di profugo, con annessa protezione internazionale garantita dalle norme. Oggi: i migranti che sbarcano in italia, cui viene riconosciuto lo status di profugo son circa l’8%.

Altra differenza fondamentale è che ieri si erano trovati lo stato invaso e son dovuti scappare per salvare la pelle, oggi molti vanno, motu proprio, nello “stato canaglia” libico sperando poi di essere salvati, dall’europa mica dal loro stato di origine. Facendo un parallelo è come se il governo italiano, nel caso delle ochette o di altri connazionali in difficoltà se ne lavasse completamente le mani e lasciasse il loro salvataggio al buon cuore del governo Nigeriano, salvo poi frignare forte all’ONU se la Nigeria non gestisce in maniera ottimale la vicenda.

Ultima differenza:  Se volete potete imbarcarvi sulle navi italiane come rifugiati politici ed essere trasportati in Italia. Attenzione, le navi ci porteranno in Italia, ma non possono portarvi in altre nazioni(…)” soccorsi da italiani e portati in italia. Non trasportati e scaricati nel paese più gradito ai profughi.

Palermo, studenti mostrano video che equipara leggi razziali al dl sicurezza di Salvini: prof sospesa – Il Fatto Quotidiano

Il fatto ha pubblicato questa notizia “Palermo, studenti mostrano video che equipara leggi razziali al dl sicurezza di Salvini: prof sospesa – Il Fatto Quotidiano“, notizia riportata anche da altre testate.

Devo dire che sono perplesso, la vicenda, per come è raccontata, ha abbastanza punti oscuri. Gli studenti hanno fatto “motu proprio” o con autorizzazione o meno del docente?  Se il “docente” è stato lo sponsor del filmato, perché allora parlare di omessa vigilanza e non della manchevolezza precisa?

Come dire: Tizio viene accusato di aver minacciato Caio con un coltello e per questo motivo Tizio si è beccato una multa per divieto di sosta; no, non quadra.

A margine: io penso che la politica e l’attualità debbano stare fuori dalle aule, nel caso gli studenti pongano domande è anche giusto che il docente risponda ma è sempre meglio che il docente non esprima le sue idee politiche in classe o, cosa molto più grave, usi le lezioni come pretesto per l’indottrinamento. Da considerare che talvolta più si cerca di spingere gli studenti in una direzione più loro vanno nell’altra. Parlo per esperienza diretta.

Da notare anche che la libertà di insegnamento non è mai stata e non è la libertà di fare il cazzo che si vuole1 in classe, che che ne dicano alcuni docenti sindacalizzati per i quali l’assunzione in ruolo è una vittoria di serie B a “turista per sempre”. La libertà di insegnamento riguarda due cose: la prima è la libertà di decidere le strategie migliori per insegnare la materia e compiere il lavoro per il quale si viene pagati. O in alternativa di poter insegnare, nel proprio tempo libero, quello che si vuole a chi ha l’interesse ad ascoltarlo senza dover chiedere alcunché a nessuno, non è il diritto a poter tenere comizi politici in classe.

La notizia ovviamente è presentata come una rappresaglia del fascistissimo Salveeny contro la povera “docente di libertà” che ha osato contestare il cosplayer, storiella funzionale per promuovere il film, innovativo, “il ritorno del fascismo LXXVIII”.

Un ultima cosa: spingere sull’equivalenza Salvini = Hitler significa, visto che i paragoni funzionano sempre nei due versi, far credere che Hitler era un pagliaccio, che gli oppositori politici venivano puniti, da Hitler, con tweet di fuoco, che gli ebrei nei lager stessero male tanto quanto i poveri migranti nei CIE. E con queste premesse portare avanti idee negazioniste sulle camere a gas e sulla shoa diventa molto, molto facile. Avete visto camere a gas nei CIE? Ecco.


  1. scusate la licenza poetica. 

Libertà, rispettare la tua non significa che puoi essere omofobo o razzista. Tantomeno fascista

Un articolo del fatto che ho trovato molto interessante perché mostra abbastanza bene il “fascismo antifascista”, ovvero il condannare il fascismo perché imponeva di pensare tutti allo stesso modo, gradito a lui, e contemporaneamente tenere lo stesso comportamento che si condanna, ovvero chiunque non la pensi come me è un fascista, razzista omofobo.

Sorgente: Libertà, rispettare la tua non significa che puoi essere omofobo o razzista. Tantomeno fascista – Il Fatto Quotidiano

Una delle cose che mi sono sempre sentita ripetere dagli adulti ogni volta che litigavo con mio fratello (più o meno ogni 20 secondi) era: “la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Un sano principio frutto della saggezza popolare e, mi sono resa conto ieri, di un tempo in cui il rispetto della libertà non era così scontato. La Giornata della Liberazione dunque, che nulla ha a che vedere con i diritti di tutti gli unicorni glitterati come me. O forse sì.

La Liberazione è stato l’apice della lotta per far sì che la propria libertà fosse rispettata come limite alla libertà degli altri, mentre in una società fascista ognuno è libero solo nella misura in cui si conforma a un modello imposto, sia questo religioso, politico, etnico, sessuale o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Una realtà senza differenze e senza eccezioni, in cui tutti sono uguali non perché hanno uguali diritti, ma perché sono tutti schiavi allo stesso modo. (…)

In realtà non è un problema di stupidità, ma di debolezza al sofismo. Uno dei diritti conquistati dalla Liberazione è il classico: “io ho la libertà di dire quello che penso”. Sacrosanto. Il problema è che quando quello che uno pensa è fascista/razzista/omofobo/transfobico/ecc. sembra ci si imbatta in un circolo vizioso, in un loop etico e filosofico senza uscita, se non fosse per quella benedetta saggezza contadina a cui non importa niente del sofismo e che quindi lo ara col buon senso. La tua libertà finisce dove comincia la mia. Puoi dire quello che pensi, ma nel momento in cui quello che pensi lede la mia libertà di fede, di amare chi mi pare, di vivere in quanto donna, disabile o persona di colore, allora devi tacere. E non vale dire “io ho la libertà di non voler vedere due uomini che si baciano” perché quella libertà tu ce l’hai già: sei libero di guardare dall’altra parte. Due uomini che si baciano non ti toglie la libertà di baciare una persona del sesso opposto, ma il tuo rendere la loro vita un inferno toglie loro la libertà di baciarsi.

Questo è il punto focale dell’articolo: prima considerazione in che modo il dire qualcosa di fascista etc. etc. lede la libertà altrui? Se io dico la frase: “per me Mussolini è stato il miglior politico italiano”, in che modo, dicendo tale frase, comprimo le liberà altrui? Se io dico: “io odio X”, in che modo comprimo la libertà di Tizio di essere X?

Bisogna tener distinto quello che si dice, che a meno che non sia qualcosa previsto come reato è sempre lecito, dalle azioni. Io ho tutto il diritto di non apprezzare X, non ho il diritto di impedire X. Io son libero di considerare il gay pride una penosa carnevalata fuori stagione o di considerare il family day la festa del bigottismo, e ho il diritto di esprimere la mia idea, il diritto che non ho è di impedire agli altri di esprimere le loro.

Cercare di vietare le opinioni che non si condividono a colpi di “opinione fascista”, non hai il diritto di esprimerla è una zappa sui piedi tremenda, sia perché si usa un fascismo vero per contrastarne uno presunto, sia perché sdogana alla grande il fascismo “storico”.

Riprendo il passaggio clou

puoi dire quello che pensi, ma nel momento in cui quello che pensi lede la mia libertà di fede, di amare chi mi pare, di vivere in quanto donna, disabile o persona di colore, allora devi tacere.

La domanda è semplice; come la mera espressione del pensiero lede la tua libertà di fede, di amare etc. etc.? Non sentire opinioni contrarie alle proprie è un diritto, ma tale diritto lo si attua mettendosi i tappi per le orecchie non imponendo agli altri di non dire cose che non trovano d’accordo.

La Liberazione ha portato libertà e la vera libertà crea ancora più libertà, perché questa non discrimina, abbraccia tutti. Il Fascismo si maschera da libertà di essere razzista, omofobo, transfobico, antisemita, islamofobico, sessista, per toglierla, pezzetto per pezzetto, a tutti. Il Fascismo vuole solo per se stesso la libertà di urlare ciò che annienta la libertà di tutti gli altri. No cari amici, non avete la libertà di urlarmi contro frasi omofobe o razziste o discriminatorie o di apologia fascista. L’unica libertà che avete è il silenzio. Una libertà che vi è stata concessa, per altro, da persone come nonna Femia e nonno Gastone che hanno vissuto sui monti quella giovinezza che voi passate riempiendovi la bocca di veleno e piatti regionali.

Riscriviamola leggermente diversa:

vuole solo per se stesso la libertà di urlare ciò che annienta la libertà di tutti gli altri. No cari amici, non avete la libertà di urlarmi contro frasi anticattoliche o razziste verso gli italiani o discriminatorie o di apologia di reato quale l’acquisto di infanti o la schiavitù dell’utero in affitto. L’unica libertà che avete è il silenzio.

Così suona molto fascista vero? E quindi il fascismo da cosa dipende: dal modo di comportarsi oppure solo dalla stronzata detta? “X di merda” è giustissimo mentre “Y di merda” no? Fascismo è un modo di comportarsi e di agire, non si può ridurre solo ad una preferenza verso il colore della camicia.

 

attenzione ai paragoni…

Nel giorno della memoria, uno dei temi più gettonati era il paragone “ebrei durante la shoa, migranti oggi”. C’è da notare una cosa quando si fanno i paragoni; questi funzionano nei due versi; cioè se A è come B allora anche B è come A. Come avevo già osservato in questo articolo che abusare di accuse di fascismo alla fine annacqua il fenomeno storico e porta a pensare che anche Mussolini sia stato un dittatore come lo è stato Berlusconi. E quanti “oppositori politici” ha mandato al confino, o fatto assassinare, Berlusconi?

Stessa cosa nella vicenda dei migranti; equiparare la sea watch 3 e il divieto di sbarco alla detenzione nei lager alla fine porta, chi non conosce bene la storia, a pensare che nei lager il problema fosse la mancanza di connessione wifi, che la gente assaltasse i treni per andare volontariamente in germania… Tutte cose drammaticamente false; durante la seconda guerra mondiale venivi costretto, armi in pugno, a salire sui treni. Nei campi di concentramento venivi schiavizzato e potevi essere ucciso per un non nulla. Ivi veniva svolto un programma scientifico di sterminio.

Quanti migranti sono stati costretti, armi in pugno da truppe italiane, ad imbarcarsi? Quanti son stati portati, dai loro paesi d’origine, nei lager libici da truppe italiane? Quanti son stati fucilati sulle navi dalla nostra marina? Bastano queste domande per capire che la vicenda, pur essendo in certi casi drammatica, non è lo stesso dramma della II guerra mondiale.

Una cosa che molti sembrano non tenere conto è che i paragoni funzionano sempre nei due versi. A furia di scrivere che Burioni è Mengele, qualcuno finirà a sostenere che Mengele fosse solo un bravo medico solo un poco scorbutico con le persone meno competenti di lui, e che anche con Mengele si era esagerato come oggi si sta esagerando con Burioni.

Allo stesso modo sostenere che i migranti di oggi son trattati allo stesso modo degli ebrei durante la shoa aiuta tanto chi vuole sostenere che gli ebrei durante la shoa erano trattati male come i migranti di oggi e che la shoa è una immensa mistificazione.

Alla fine il vizio di volersi nobilitare chiamando fascismo o nazismo tutto quello che non va a genio, finisce solo per favorire chi vuole riportare in auge il nazismo stesso.

 

Gandhi razzista o antirazzisti idioti?

A quanto pare nell’università di Accra son riusciti a levare la statua di Gandhi; (fonte NYPost) la motivazione, ne parla questo articolo del 2016, sotto riportato, è che Gandhi era razzista.

Il Mahatma Gandhi come Cecil Rhodes: le loro statue non sono degne di rimanere in un campus universitario africano perché entrambi erano razzisti che consideravano gli africani come persone di livello inferiore. Se la campagna contro le statue di Cecil Rhodes, che ha acceso gli atenei sudafricani nel 2015, è nota, quella contro Gandhi in Ghana è appena partita, ma sembra lentamente infiammarsi. Una petizione firmata da più di mille studenti e insegnanti chiedono che la statua, dono del presidente indiano Pranab Mukherjee in visita ad Accra a giugno, venga rimossa dal campus. Su Twitter spopola l’hashtag #GandhiMustComeDown.

Perché tanto astio contro Gandhi, politico, avvocato e filosofo indiano che guidò l’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna e ispirò con la sua non violenza Nelson Mandela? Secondo i suoi detrattori, avrebbe avuto «un’identità razzista». Come esempio vengono citati alcuni suoi scritti nei quali il Mahatma, che visse a lungo in Sudafrica, descriveva gli africani come «selvaggi» o «kaffir», un’espressione denigratoria utilizzata dai bianchi sudafricani nei confronti dei neri. In una lettera, scritta al Parlamento del Natal nel 1893, Gandhi afferma che, secondo il comune sentire prevalente nella colonia «gli indiani sono un po’ meglio degli africani, se non del tutto dei selvaggi nativi dell’Africa».

Gandhi ai tempi del suo soggiorno in SudafricaGandhi ai tempi del suo soggiorno in Sudafrica
Secondo Daniel Osei Tuffuor, un ex studente della University of Ghana, intervistato dalla Bbc: «i ghanesi dovrebbero essere fiduciosi in se stessi e cercare di esaltare i nostri eroi ed eroine. Non c’è nulla di pacifico sulle attività di Gandhi. Chi afferma di sostenere la pace e la tranquillità, ma promuove il razzismo è un ipocrita».

Alle accuse ha risposto Rajmohan Gandhi, nipote del Mahatma e suo biografo, dicendo che suo nonno ha viaggiato in Africa da giovane e, senza dubbio, allora aveva pregiudizi nei confronti dei neri sudafricani. «Gandhi era un essere umano e, come tale, imperfetto – spiega il nipote -, nonostante ciò era più radicale e progressista della maggior parte dei sui compatrioti».

Che dire? la vicenda mi sembra decisamente sconfortante; è sbagliato pretendere che tutti siano senza alcuna macchia, giudicare Gandhi non complessivamente per tutto quello che ha fatto ma per qualche “errore” giovanile è un comportamento decisamente stupido e controproducente. Stupido perché, scava scava, chiunque ha commesso errori o peggio, se si misura con il metro di oggi le vicende di ieri, certe “conquiste di civiltà” di ieri dovremo rigettarle come “pura barbarie”. Controproducente perché poi, a furia di cercare il puro più puro si finisce ad epurare tutto e tutti. Inoltre se distruggi il passato, e le sue “drammatiche” lezioni, apri la porta al riviverlo.

Da notare anche un’altra cosa: se oggi un europeo parlasse di esaltare uno dei suoi “eroi” invece di far riferimento a persone “non autoctone”, o peggio come la Fallaci dichiarasse di essere orgogliosa delle conquiste di civiltà dell’europa, partirebbero immediatamente urla e pianti di razzismo.

Interessante anche il fatto che di questo furore contro le statue i media non ne abbiano parlato, in italiano la notizia è stata ripresa solo da alcuni giornali di destra, a quanto pare il fatto che uno dei miti della sx sia stato giudicato razzista fa correre il rischio di mandare in corto tanti cervelli di criceto.

l’ignoranza e le favolette sulla natività.

Una delle prove dell’ignoranza è che al posto della storia vengono raccontate favolette e che molti bevono tali castronerie senza colpo ferire e senza accorgersene. Buffo che spesso chi ci crede sia convinto di essere più colto degli altri.

Puntualmente a natale saltano fuori le storielle che vogliono Giuseppe e Maria essere dei clandestini scacciati. Peccato sia un errore come questo articolo di raphael dimostra.

A questo giro, leggiamoci il Vangelo secondo Luca, 2,1-7:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

Te capì pistola?

Giuseppe, Maria e Gesù NON erano stranieri a Betlemme
Giuseppe, Maria e Gesù NON erano senza casa,
Giuseppe e Maria erano regolarmente sposati,
Giuseppe, Maria e Gesù NON erano abusivi, NON erano immigrati, tanto meno clandestini.
Maria e Giuseppe erano cittadini onesti – ebrei, per inciso! – ed andavano ad adempiere un obbligo burocratico imposto dal dominatore romano.

Erano Israeliti che andavano da un villaggio ad un altro villaggio dello stesso “stato”: andavano da Nazareth a Betlemme, che è come dire che lui era nativo di Monza ma viveva a Brescia e per il censimento doveva tornare a Monza a farsi registrare.

Erano un normalissimo sudditi Israelita/Israeliano regolare che andavano a farsi registrare per pagare le tasse a Roma. TANTE tasse.

Tra Nazareth e Betlemme ci sono – a piedi – 163 km, stando a Google mappa e facendo una bella deviazione. Occhiocroce la distanza tra Monza e Verona. A piedi son 5-6 giorni di cammino, tenendo conto che Maria che era al nono mese cavalcava un asinello.

Non attraversavano alcun confine, rimanevano dentro ai confini di Israele. Da Monza a Verona.

Giuseppe era benestante. Anzi, Giuseppe era di nobili origini. Era della stirpe di Davide. Era di stirpe reale. E faceva il costruttore edile. E a quel tempo fare il carpentiere, ovvero il costruttore era uno dei mestieri migliori, quello che ti faceva guadagnare di più.

Soldi alla mano sono andati in albergo.

E poi, ma quale abusivo d’Egitto!

Da notare comunque come spesso gli appelli più strappalacrime ed i richiami al cristianesimo vengano da gente che, quando il santo padre o qualcun’altro parla di cose sgradite, non si fa scrupolo di urlare cloro al clero e atteggiarsi a strozzapreti. Coerenti, non c’è che dire.

Nazifobia

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Un’università ha usato una frase di Rommel per motivare gli studenti
L’Università inglese di Exeter è stata costretta a scusarsi pubblicamente dopo l’accaduto, dichiarando che nessun membro dello staff aveva idea di chi fosse Erwin Rommel

Jacopo Bongini – Mer, 20/06/2018 – 21:04

È polemica in Gran Bretagna dopo che Il generale nazista Erwin Rommel, uno dei protagonisti della seconda guerra mondiale, è accidentalmente diventato per qualche ora una figura ispirazionale al pari del Mahatma Gandhi o di Albert Einstein.

La prestigiosa Università di Exeter, nell’Inghilterra meridionale, ha infatti utilizzato una citazione del generale tedesco come frase motivazionale, inserendola all’interno di una mail del Career advisory service – il servizio di assistenza post laurea – destinata al personale e agli studenti dell’ateneo. La frase di Rommel usata nella mail era: “Non ci si può permettere di perdere opportunità uniche per amore delle sciocchezze” , che difatti ben si adatta al personaggio soprannominato “La volpe del deserto” e conosciuto per la sua grande abilità strategica dimostrata al comando delle truppe tedesche in nordafrica.

Che dire? mi sembra una polemica un poco pretestuosa; Rommel sarà anche stato un militare tedesco che ha combattuto, e talvolta sconfitto, gli inglesi nella II guerra mondiale ma la frase citata non mi sembra contenga slogan di tipo razzista o che sia offensiva verso qualcuno. Posso capire il non voler neppure dare l’impressione di essere “pro nazismo1” ma qui si sta condannando una frase, imho anche giusta, anche efficace, solo perché pronunciata da una persona “non gradita”.

Una osservazione che avevo sentito diceva: “onestà intellettuale è ammettere, quando un nazista dice che piove ed effettivamente sta piovendo, che il nazista ha ragione”. Faccio notare che l’ammettere che il nazista abbia ragione in una situazione specifica e precisa,  ovvero dice che piove e sta piovendo, non significa ammettere che il nazista debba per forza avere ragione sempre, comunque e dovunque.

Anzi questo modo di pensare “se tizio è nazista allora tizio dice solo cose sbagliate” è il classico modo di pensare che ti fa apparire come pazzo fanatico peggio di tizio, visto che poi rischi di trovarti costretto a sostenere posizioni assurde pur di non ammettere che in quella specifica situazione tizio aveva ragione.

Se finisci a pensare solo per stereotipi, quando uno stereotipo risulta essere falso, tutta la costruzione casca come un castello di carte. Per rendersene conto basta pensare alla vicenda di Giorgio Perlasca. Perlasca è stato un fascista convinto, ha partecipato alla guerra di spagna dal lato dei neri e durante la II guerra mondiale, spacciandosi per il console di spagna, ha salvato qualche ebreo. Luci ed ombre. Logico che causi imbarazzo per chi è abituato a pensare solo bianco o solo nero e chi considera nero profondo sia il nero al 99.99% che il nero al 0.01%.

Infatti all’epoca della prima messa in onda dello sceneggiato interpretato da Zingaretti ed ispirato alla figura di Perlasca ci furono proteste perché secondo alcuni “si esaltava un fascista”.

Seconda cosa: è sbagliato invocare la “damnatio memoriae” sul nazismo, dimenticarlo e volerlo trasformare in un fumettone buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi; è il modo migliore per obliare anche le cause e le dinamiche che portarono alla sua ascesa e, cosa più grave, non riconoscere certe situazioni quando si ripresentano.

A seguito del polverone causato dalla notizia, un portavoce dell’università ha cercato di chiarire la questione scusandosi pubblicamente: “Si è trattato di un errore in buona fede e in nessun modo intenzionale. Tuttavia ci scusiamo senza riserve se qualcuno dovesse essersi sentito offeso, ci siamo già attivati per evitare che episodi come questo possano accadere di nuovo in futuro”, aggiungendo come i membri dello staff che hanno selezionato la frase l’abbiano semplicemente trovata su internet e che non avessero la minima idea di chi fosse Erwin Rommel. Una brutta gaffe per l’Università di Exeter, che nel 2013 ottenne dal Sunday Times il titolo di università dell’anno e che ogni anno è costantemente classificata come uno dei dieci migliori atenei del Regno Unito.

La pezza è peggio del buco. Cioè se uno si sente offeso da quella frase solo perché l’aveva pronunciata Rommel, imho è lui che ha qualche problema e che dovrebbe farsi qualche domanda (e darsi una risposta). Capisco la delicatezza ed il rispetto ma se non ci si mette un limite si finisce a dover dar retta alle pippe mentali di chiunque che per qualsiasi, pretestuoso, motivo si sente offeso2.  Con risultati che vanno dal tragico all’umoristico. Cioè se si scoprisse domani che Sir Isaac Newton era stato un misogino che menava la moglie, imho, pretenderebbero che si torni immediatamente alla fisica aristotelica (visto che aristotele era buono, multiculturalista e very politically correct ed inoltre compatibile con tutte le credenze religiose).

 


  1. Che poi Rommel era un militare che aveva anche partecipato al complotto per far fuori Hitler quando ci si accorse che oramai la guerra era persa. Non era di certo il classico nazista fanatico fedele fino alla morte al nazismo. Errata: come ha detto mauro Rommel venne sospettato di aver coperto i complottisti e per quello convinto a “suicidarsi”, ma non partecipò direttamente al complotto. 
  2. Attendo con ansia il primo che parli di nazishaming (nazistofobia) e inizi a piagnucolare: mi critichi solo perché sei nazifobico; fra i SJW e i criceti cicisbei questo causerà, come capitato ad esempio per il “vomitevole” di Macron, più di un cortocircuito. 

la controproducente religione laica dell’antifascismo.

Su twitter sembra tornata in voga la religione dell’antifascismo; una religione laica che ha qualche contatto con quanto avvenne in italia negli anni ’40 del secolo scorso. Molti pubblicano inviti a dichiararsi antifascisti e a ripudiare il fascismo. Peccato non si rendano conto che così facendo stanno propiziando proprio la rinascita del vero “fascismo” e non le buffe chiassate fatte da quattro pagliacci1.

Perché un comportamento simile è sciocco e controproducente?

Il primo motivo è che ho notato che chi fa grandi prediche sull’antifascismo spesso è il primo a tenere comportamenti fascisti; il fascismo è qualcosa che va oltre il mero indossare la camicia nera e passeggiare con il passo dell’oca. Ad esempio uno dei metodi del fascismo era lo sputtanare ad oltranza diffondendo calunnie sulle persone, calunnie magari costruite montando ad arte pezzi di lettere scritte dalla vittima. Uno che si ritiene antifascista dovrebbe aborrire un comportamento simile eppure moltissimi sono andati in piazza ad urlare a favore di tale comportamento in nome di un diritto, il diritto del popolo a sapere, che non esiste nella costituzione, anzi nella costituzione reale c’è scritto esattamente il contrario. Come anche la presunzione di innocenza; per quei farlocchi “antifascisti” non deve valere sempre ma se, e solo se, chi viene colpito è un galantuomo (ovvero qualcuno simpatico e dalla mia parte) altrimenti si scarica repentinamente Beccaria per passare a Torquemada.
Alla fine l’impressione che si coglie è che “antifascista” sia solo una spilletta da mettere al bavero per nobilitare quelli che in realtà son solo bassi interessi di bottega2.  Giustificare “i metodi fascisti3” purché usati “a fin di bene” significa affermare, con i fatti, che lo sbaglio del fascismo non erano i comportamenti quanto il colore della camicia.

Seconda cosa: se “arruoli” la resistenza nelle tue fila non stupirti se il tuo avversario poi cercherà di attaccarti anche sulla resistenza, soprattutto se la “resistenza” non è quella reale con luci ed ombre che ha combattuto la guerra ma un fumettone4 vagamente ispirato alle vicende storiche. Trasformare la storia in buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi è il modo migliore per far dimenticare la sua lezione; la gente che la sente raccontata in questo modo pensa più ad un fumetto che a storie reali, ad errori ed orrori veri. Chi ha paura del ritorno di lex luthor?

Terza cosa: usare il fascismo ed il pericolo del suo ritorno come unico collante di una coalizione che, levato quello, non ha alcun altro punto di contatto politico, significa svilire l’antifascismo. “Ok siete antifascisti, e poi? cosa farete in economia, giustizia, scuola etc. etc.?” Il modo migliore per far diventare “antifascista” un sinonimo di cazzaro.

Ultima, ma non meno grave, l’arrogarsi di essere “i buoni” e di essere gli unici “a dare patenti di antifascista DOC” porta, come si è visto al referendum, ad una guerra fratricida dove tutti si accusavano allegramente di fascismo. Salvo poi serrare le truppe e proporre leggi demenziali in nome di una lotta che esiste solo nella loro testa. Il fallimento del referendum è nato lì.


  1. alla conta dei voti le formazioni che si rifanno apertamente al fascismo “storico” hanno ottenuto risultati da prefisso telefonico. 
  2. coalizzare le truppe, trovare un punto di contatto che giustifichi una traballantissima alleanza elettorale, menarla con la storia dei buoni contro i malvagi… 
  3.  certo la guerriglia urbana per fermare i fascistissimi bancomat ed opporsi alle vetrine SS è il massimo dell’antifascismo. 
  4. altrimenti come si potrebbe giustificare lo sfilare alla festa della liberazione con i simpatizzanti di questo qui rifiutando le bandiere della brigata ebraica e mal tollerando le bandiere inglesi e americane, cioè i tizi che cacciarono realmente i nazifascisti dallo stivale.  Non celebrano la liberazione reale ma fanno la festa del fumettone che hanno in testa.