Iene e matematica 2

A quanto pare l’unione matematica italiana ha accolto la sfida di Rubens e vuole vederci chiaro.

I Matematici accettano la sfida di Rubens (che svela il suo gioco) | VIDEO – Le Iene

Son curioso di sapere quali saranno i risultati dell’incontro.

Una piccola nota sul dialogo:

l’intervistatrice: “Adesso organizzeremo l’incontro; ma se poi la formula fosse sbagliata”

Rubens: “io son convintissimo che sia corretta, mi devono dimostrare a loro volta che è sbagliata”.

Nelle scienze, ed anche in matematica, non funziona in questo modo: è chi chi afferma che deve dimostrare, non chi non crede a dover “smontare”.

Spero non vogliano fare disinformazione sulla matematica come è stata fatta per l’esperimento del gran sasso dipingendo gli scienziati come degli ottusi incapaci di riconoscere il vero talento.

Cosa per il resto abbastanza falsa: la storia della matematica è piena di “ragazzi prodigio” riconosciuti dalla comunità dei matematici.

PS

Ho visto la soluzione al suo problema; è corretta ma mi sembra alquanto complicata.  Da matematico direi poco elegante. Non c’è bisogno di scomodare la formula generale delle terne pitagoriche.

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Adesso “le iene” passa alle bufale matematiche…

Son contento; finalmente anche la matematica, come la fisica o l’immunologia ha le sue brave bufale1.

Stavo leggendo questo articolo di “le iene” ed il buffalometro è partito a fondo scala.

Sorgente: Tredicenne scopre formula matematica per decriptare le password: “Vi sfido” | VIDEO – Le Iene

Il giovane Rubens potrebbe aver risolto un problema che impegna i matematici da tremila anni. E oggi sfida il pubblico de le iene con un gioco difficilissimo

La matematica per molti studenti è un incubo. Poi c’è Rubens Alessio Martino, che a soli tredici anni sostiene di aver scoperto una formula che potrebbe risolvere il grattacapo che impegna i matematici da più o meno tremila anni.

Rubens è di Reggio Calabria, fra pochi giorni frequenterà la seconda superiore del liceo scientifico Leonardo Da Vinci, ha gli occhi blu e i modi timidi di chi esterna poco ma si vede che dentro sé ha un fiume in piena di pensieri. Gli chiediamo di spiegarci la sua scoperta e lui risponde così: “è una formula in grado di calcolare tutti i numeri primi in successione”.

Formula o algoritmo? se è una formula è plausibile, invece se è un algoritmo devo dare una pessima notizia alle iene, gli algoritmi per trovare tutti i numeri primi esistono dai tempi di Eratostene.

Non possiamo divulgare la formula per due motivi. Rubens – e noi con lui – teme che qualcuno possa appropriarsene e prendersi i meriti di quella che potrebbe essere una scoperta grandiosa. Ed è infatti questo il motivo che ha spinto la mamma di Rubens a contattare la redazione de le Iene.

Le iene, nota rivista scientifica… Sarebbe bastato scrivere la formula in una busta chiusa sigillata, farsela timbrare alle poste o spedirsela come raccomandata et voilà si ha in mano un documento che prova inequivocabilmente la paternità della formula.

Poi se la formula fosse vera e funzionante le università farebbero la lotta nel fango per accaparrarsi l’autore.

Inoltre, e questo è il secondo motivo, se la formula funzionasse potrebbe essere usata per rinforzare le password dei nostri account virtuali, quelle bancarie per esempio.

“se la formula funzionasse”; ma la formula funziona o non funziona? Già questo fa capire la qualità e l’accuratezza delle verifiche fatte prima di dare la notizia. Credo che la probabilità di ottenere, anche in questo caso, figure di palta sia un valore presente in qualsiasi intorno del punto 1, dove 1 viene visto come elemento del piano complesso dotato della topologia indotta dalla norma.

Ma ogni medaglia ha due facce. Gli chiediamo se la formula può essere usata anche al contrario, cioè per decriptare le password bancarie, e lui risponde di sì. Alla domanda se la considera una scoperta pericolosa lui non risponde, ma fa una faccia che vale più di mille parole. Guardare il video per credere.

Oggi Rubens è in attesa di discutere la sua scoperta con qualche matematico per verificarne la bontà. Non è una richiesta banale, ma noi proveremo a dargli una mano, per esempio chiedendo un intervento da parte dell’unione matematici italiani o facendogli incontrare Alessio Figalli, l’italiano che quest’anno ha vinto la medaglia Fields, considerata da molti il Nobel per la matematica.

Ragazzi, il rischio che si faccia ridere in faccia è molto, molto alto. Imho basta un docente delle superiori per smontarla.

Una cosa che “le iene” sembrano non considerare è che fatti eccezionali richiedono prove eccezionali, vedi dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat o la scoperta del bosone di Higgs.

Ultima cosa. Vista l’occasione di avere a che fare con un ragazzo che la matematica la conosce molto bene, abbiamo pensato di farci aiutare da Rubens per proporvi un piccolo gioco difficilissimo. Alla fine del video contenuto in questo articolo Rubens vi sfida con un problema di matematica. Noi de le iene vi invitiamo a risolverlo.

Mi sa che le iene conoscono la matematica (e la fisica e la virologia e…) come io conosco la grammatica sumero babilonese….

La domanda è: “il seno di una terna pitagorica è 0,5376, calcolare la terna sapendo che è data da una terna primitiva moltiplicata per 37”; la mia domanda è: cos’è il seno di una terna pitagorica? la funzione seno accetta un solo argomento, non è definito. La domanda è completamente senza senso. E lì sarebbe bastato solo un docente di matematica per far “cassare” l’articolo2.

Poi che il ragazzo dica con tanta sicurezza una simile stupidaggine mi fa dubitare alquanto della validità della formula “nascosta”.

Imho il ragazzo avrà un futuro come consulente scientifico di “le iene”.

Chi dovesse trovare la soluzione può scriverci a redazioneiene@mediaset.it. Chi riuscirà a vincere contro il genietto di 13 anni?

La soluzione esiste nel boschetto della mia fantasia; la conosce il vitello dai piedi di balsa…


  1. Sì, ci sarebbe la numerologia ma quella è aritmetica elementare; cioè calcola che calcola al più si trova pi greco o il rapporto aureo; nessuno invece ha tirato fuori il numero di nepero o qualche altra bella costante matematica interessante… 
  2. se per seno intende il rapporto fra un ipotenusa ed un cateto, in qualsiasi triangolo rettangolo il rapporto fra l’ipotenusa ed un cateto è uguale al valore del seno dell’angolo opposto al cateto,  abbiamo che se l’ipotenusa valesse 10.000 il cateto misurerebbe 5376, semplificando la frazione otteniamo i valori 336 e 625; uso pitagora e calcolo il terzo lato, poi moltiplico tutto per 37. 

sistema automatico per individuare fake news? impossibile.

Un sistema automatico per l’individuazione di fake news non può esistere; e lo si può dimostrare matematicamente1

Supponiamo comunque per assurdo che esista un mitico sistema informatico capace di riconoscere immediatamente la verità o la falsità di qualsiasi affermazione. E tanto per rassicurare che sia capace di riconoscere affermazioni contraddittorie od autoreferenziali e rigettarle automaticamente2.

Il sistema in ogni caso non funzionerebbe lo stesso per due motivi:

  1. il sistema di identificazione di fake news non può riuscire a rivelare informazioni omesse.
  2. il valore di una informazione dipende dal contesto, è il contesto, la cornice che spinge l’interpretazione in un verso od in un altro.
Nazisti dell’Illinois

Vediamo un esempio del primo caso:

“Emergenza democratica: i nazisti dell’illinois hanno centuplicato i loro voti passando da 10 voti a 1.000 in tutta italia“. Nessun algoritmo di fake news può rivelare la parte cancellata, parte che ridimensiona alquanto la centuplicazione dei voti.

Ed un esempio del secondo caso; supponiamo che il partito dei nazista dell’illinois abbia avuto un boom elettorale passando dallo 0,001% dei voti allo 0,1% voti; entrambe le notizie seguenti sono vere:

  • la destra estrema avanza: i nazisti dell’illinois hanno centuplicato i loro voti, bisogna votare la legge Fiano per fermarli.
  • I nazisti dell’illinois arrivano a malapena allo 0,1% dei voti. Ha senso votare una legge liberticida per fermare un partito da prefisso telefonico?

le notizie sono entrambe vere ma l’interpretazione della prima “i nazisti dell’illinois stanno diventando un pericolo” è diametralmente opposta alla seconda “i nazisti dell’illinois non stanno diventando un pericolo” Da notare che le premesse di entrambe le frasi sono affermazioni vere, non sono false e di come, giocando un poco, si possano far dedurre due conclusioni opposte dalla stessa premessa semplicemente presentandola in due modi diversi.

Ma esempi di come si possa mutare profondamente una notizia semplicemente omettendo informazioni importanti o aggiungendo informazioni vere ma ininfluenti se ne possono fare a iosa.

Un altro esempio

  • Tizio è morto sotto i ferri del dottor Caio. Il dottor Caio anche precedentemente era stato inquisito per malasanità.
  • Tizio è morto sotto i ferri del dottor Caio. Tizio era arrivato in condizioni disperate in ospedale a causa di un incidente stradale.

Supponiamo vere tutte e tre le affermazioni; nel primo caso si viene portati a pensare che il dott. Caio sia un pasticcione. Da notare anche che inquisito non significa condannato, ma per molti invece vale l’equivalenza “inquisito = colpevole”

Nel secondo caso invece si pensa più ad una tragica fatalità; l’arrivare in condizioni disperate all’ospedale fa pensare ad una fatalità più che all’incompetenza del medico.

Il programma come si comporterebbe con quelle due notizie? Nessuna delle due è più vera dell’altra.

Purtroppo l’unico sistema contro le fake news rimane la cultura ed il senso critico. Tutte cose che chi ha lanciato la grande crociata contro le fake news (intendendo in realtà le notizie “scomode” pro domo sua) vede come fumo negli occhi.

 


  1. Supponiamo esista tale meraviglioso algoritmo. In tal caso sarebbe capace di riconoscere la verità di tale affermazione: “La macchina di Turing T con il programma P si arresta”.  Peccato che Alan Turing abbia dimostrato l’impossibilità dell’esistenza di un algoritmo capace di riconoscere se una generica macchina di Turing si arresti o no su un dato input. Vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Problema_della_terminazione
  2. in pratica rigetta affermazioni come “questa affermazione è falsa” o, in maniera più sofisticata: “l’affermazione seguente è vera”, “l’affermazione precedente è falsa”. 

Matematica razzista?

accusare di razzismo la realtà dei fatti è idiota e, alla lunga, controproducente.
Eugenio M.

Un articolo di pallequadre che, sinceramente, mi ha sconvolto.

Passi che gombloddisti e cazzari assortiti preferiscano urlare che vedere i freddi numeri (che spesso smentiscono le loro sparate come nel caso dei vaccini o nel caso del femminicidio)

Passi che spesso i gombloddisti e i social justice warrior non riescono ad andare oltre le tabelline.

Passi che spesso vedano discriminazioni dove non esistano

Ma che si voglia modificare la matematica per renderla uno strumento di giustizia sociale trasformandola in una patafilosofia, proprio no.

 

fonte: http://www.pallequadre.com/2017/05/matematica-razzista-meglio-social-justice.html

La matematica è razzista, meglio insegnare la social justice

I Social Justice Warrior sono dei coglioni conclamati, e fin qui pensavo fosse abbastanza palese per tutti. Evidentemente non lo è, visto che Teach for America stan preparando “corsi di aggiornamento per insegnare la matematica Social Justice”. Insomma, la matematica è razzista e va rivista!

Premessa: qualche tempo fa alcuni filmmaker indipendenti pubblicarono su youtube questo video intitolato “Modern Educayshun”:

Nel video, che consiglio caldamente di vedere, si vede un ragazzo normale finire in una classe di social justice warrior, che invece di fare matematica fanno puttanate. E’ da guardare assolutamente. Il video è di due anni fa, e a guardarlo ho pensato “si, sono veramente fuori di testa, speriamo non accada veramente/non arriveranno a tanto”.
E’ follia pura, è pazzia, è incredibile…

E INVECE NO! LO HANNO FATTO VERAMENTE!

Leggiamo che tipo di “lezioni” impartiscono:

Accesso e opportunità.
Accesso e opportunità si concentra nelle differenza nella qualità del programma matematico e nelle opportunità che esistono basandosi su genere, razza, classe, lingue ecc
“.

Con scappellamento a destra o a sinistra? No è importante per capire le due cose come vicesindaco…
No sul serio, non ha senso, specialmente se si parla di matematica.

Identità matematica.
L’identità matematica solleva il problema che mentre pensiamo a rinomati matematici, molti di noi si riferiscono a uomini studiosi bianchi occidentali. Questo risconosce la verità che, quando si chiede di pensare ad un grande matematico, immediatamente consideriamo solo quelli capaci di fare velocemente calcoli algoritmici completi. Individui che sono arrivati a comprendere la matematica in un modo molto diverso hanno meno possibilità di essere riconosciuti come eccezionali nel campo:

COSA CAZZO HO LETTO!?
Sapete perché se si pensa a grandi matematici si pensa a maschi bianchi occidentali etero patriarcali neoliberisti interiorizzati? PERCHE’ SONO LA MAGGIOR PARTE, PUNTO. Che vogliono fare adesso, riscrivere la storia? Dire che Fibonacci non era italiano ma era congolese?
Ah no, vogliono riconoscere “matematici diversi che ci arrivano diversamente”, che non significa un cazzo di niente. La matematica è una SCIENZA ESATTA, che non si è inventato nessuno ma segue le sue regole naturali, a partire da uno stelo d’erba e concludendo con l’universo intero. Non esiste una “matematica diversa”. Cioè sul serio, questi vogliono mandare i sunshine alle convention di matematici, proprio come nel video! Ma ci rendiamo conto? Idiocracy social justice warrior edition.
E questo è niente, puttana eva interiorizzata, questo è ancora nulla…

(…)
Uno strumento di oppressione… ormai questi coglioni invasati non sanno più che cazzo inventarsi per piangere “oppressione” e se lo inventano, trovando razzismo e oppressione perfino nella scienza.
E c’è gente che li ascolta! Invece di prenderli a sberle a due a due finché non diventano dispari gli danno ascolto, tanto che l’università dell’Iowa STA APRENDO UN CORSO DI LAUREA IN SOCIAL JUSTICE!Non bastavano i gender studies che sfornano “professionisti” che dicono che la medicina è maschilista misogina perché le “scariche vaginali” fanno pensare male e brutto. No, adesso abbiamo corsi di laurea che insegnano a trovare razzismo perfino nel latte, perché è bianco. E no, non sto esagerando.

Fonte.

 

il formulario di matematica all’esame; perché no?

Ho sentito la proposta dei cinque stelle di permettere l’uso del formulario di matematica alla maturità e stavo leggendo le reazioni scomposte di chi ha preso questa proposta come pretesto per un carica a testa bassa.

Penso che stavolta i cinque stelle non abbiano tutti i torti e che molte delle critiche siano infondate per non dire completamente fatte fuori dal vaso. Prima cosa: cosa significa conoscere la matematica. Di certo non ricordarsi a memoria mille formule e poi essere completamente incapaci di applicarle. Potrei dire che conoscere la matematica, a livello liceale, significa conoscere le formule, nel senso di sapere quale è il loro ruolo, ed essere capaci di utilizzarle per risolvere il problema o gli esercizi proposti.

Come diceva il mio docente delle superiori, che permetteva di utilizzare tranquillamente il libro ai compiti in classe: se conosci la formula e la sai usare il libro è utile se hai un dubbio su un segno od un esponente, se non sei capaci di usarla averla davanti al naso è inutile. Idea che condivido. Parlo per esperienza personale: io le formule di trigonometria per esprimere una funzione trigonometrica mediante le altre funzioni o  le formule di prostaferesi non me le ricordo, non son mai riuscito a ricordarmele anche perché le ho utilizzate poco. E se mi capita un problema per risolvere il quale ho bisogno di tali formule o guardo sul manuale oppure mi tocca ricavarmele partendo dalle formule di addizione e sottrazione. Oppure la formula per il calcolo della superficie della sfera io, per la mia preparazione o trovo un prontuario con la formula oppure devo calcolarlo usando un integrale doppio1.

Magari lo studente riesce ad impostare il problema, descrivere bene e correttamente tutti i passi per arrivare alla risoluzione e magari si blocca perché non ricorda una formula, usata raramente.

Lo scopo della matematica non è ricordare a memoria il formulario quanto il saper utilizzare la matematica, il conoscere gli strumenti e i loro ambiti di applicazione. Ecco perché penso che il concentrarsi sulla memorizzazione sia stupido e fuorviante.

Prendiamo ad esempio Gramellini

. Si può vivere senza sapere a memoria in che anno è nato Napoleone? Sì, se non fosse che così si rischia di non sapere se sia nato prima lui o Carlo Magno. E se non si sa questo, si finisce per non sapere niente di storia e poco di tutto il resto.

Serve sapere l’anno preciso di nascita di Napoleone per sapere se è anteriore o posteriore a Carlo Magno? non mi sembra. E poi perché l’anno, quando può bastare il secolo? Il conoscere a memoria l’anno di nascita di Napoleone, senza però sapere perché è importante Napoleone o riuscire a capire come Napoleone ha influenzato la Francia e gli altri paesi europei è proprio un esempio di sterile ed inutile nozionismo. L’evitare di far avere tante nozioni ma non essere capaci di inferirle, incrociarle od utilizzarle per estrarre ulteriori informazioni ma tenerle come monadi fini a sé stesse, dovrebbe essere uno degli scopi principali della scuola. O, tornando a parlare di matematica,  conoscere perfettamente la formula (c^2=a^2+b^2) il quadrato costruito sull’ipotenusa è uguale alla somma di quelli costruiti sui cateti, ed essere incapaci di calcolare il perimetro e l’area di un triangolo rettangolo nota l’ipotenusa e un cateto, è peggio del non ricordarsi un dettaglio della formula.

 


  1. le formule di prostaferesi non me le son mai ricordate, idem la formula ridotta per la soluzione dell’equazione di II grado quando il termine lineare è pari, le formule per la superficie della sfera, gli sviluppi dei determinanti di ordine tre, son tutte formule che non son mai riuscito a ricordare. Conosco cosa sono e in quali casi si devono applicare però se non ho il manuale sotto mano devo passare un po’ di tempo a ricavarmele. 

Perché insegnare matematica?

insegnamento_matematica

Uomo: Insegnare matematica a scuola è sbagliato.

Donna: se insegniamo le equazioni gli studenti non faranno investimenti idioti. Con la teoria delle probabilità non si faranno fregare dalle previsioni.Con la logica matematica non si faranno fregare dai truffatori.

U: E’ proprio quello che dicevo io. Insegnali le equazioni e non faranno mai acquisti a credito. Insegnali le probabilità e non giocheranno d’azzardo. Insegnali la logica e non compreranno mai cose inutili. In pratica insegna la matematica e buona parte dell’economia moderna andrà a rotoli.

D: MINCHIA. Non avrei mai pensato che l’economia si basasse sull’ignoranza.

U: Prova a spiegare la società moderna in qualunque altro modo.

Via Rettiliano Verace.

Neanche i professori sanno risolvere il compito? allora c’è grossa grisi ma grossa…

Stavo leggendo i commenti alla prova di matematica dell’esame di stato; uno dei messaggi più gettonati è stato: “neppure il mio docente è stato in grado di risolvere il compito”.  Spero sia una sparata da studenti per giustificarsi di un fallimento. La matematica è tutta concatenata e, se non conosci l’algebra e le equazioni di primo grado scordati di riuscire a combinare qualcosa in analisi. E spesso alle superiori le classi partono con grosse lacune dovute a quanto non fatto alle elementari e alle medie. Che il compito di matematica sia “rognoso” non è una sorpresa; quello che invece mi fa pensare: è se fosse vero che molti docenti non siano stati in grado di svolgerlo?

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Cioè se fosse vero che i docenti non son capaci di risolverlo mi porrei qualche serio dubbio sulla preparazione nella, loro, materia dei docenti. Cioè se non sei capace di risolvere un compito, non impossibile, di maturità come puoi essere in grado di preparare i tuoi studenti per risolverlo? E soprattutto, se insegni male o non insegni direttamente significa che stai rovinando gli studenti, che chi vorrà andare poi in qualche corso di laurea ad accesso programmato partirà con un grosso handicapp e dovrà sudare per colmarlo.  Per avere una buona scuola occorre avere docenti che

  1. Conoscono la materia che devono insegnare.
  2. Hanno la capacità di insegnarla.

e che che se ne dica se manca il punto [1] non ha senso indagare sul punto [2]. Magari un controllino sulla preparazione dei docenti, sulla loro materia non sulla supercazzolizzazione antanica del  tapiro tapioca prematurato, lo farei se fossi il ministro della pubblica istruzione.

Per quanto invece riguarda nello specifico il compito; quello che può spiazzare del compito è che sembri un compito di ingegneria più che di matematica ma nel primo esercizio si tratta di applicare quanto studiato in analisi, cavolo, alla fine l’analisi che serve è solo sapere cosa sia, geometricamente, la derivata in un punto e come si calcola, nulla di esoterico rispetto al programma di matematica del V anno dello scientifico. Comunque interessante che, il primo quesito, invece di essere un quesito di analisi pura richiede di applicare al caso concreto quanto studiato in analisi. E’ utile anche se può incasinare chi è abituato a dare un tagli puramente teorico alla materia: “la derivata è blablabla…”

Il secondo esercizio invece è più “matematico”; il dedurre le caratteristiche degli enti matematici ragionando solo sulle loro proprietà senza dover fare dei conti espliciti, sarebbe piaciuto un sacco a molti miei docenti universitari(1).

La barzelletta era:

Domanda: quanto fa 2+2?

Ingegnere: approssimativamente 4.
Fisico: 4 più o meno l’errore sperimentale.
Informatico 4 in aritmetica intera.
Matematico: la serie converge.