Terremoto dell’Aquila, Bertolaso assolto

Anche il processo a Bertolaso per quanto capitato a l’Aquila è finito con una assoluzione, assoluzione per non aver commesso il fatto. Io rimango ancora più convinto che la protezione civile venne usata come capro espiatorio per permettere ad altri di nascondere ed assolversi dalle proprie colpe.

Mi chiedo cosa diranno adesso quanti avevano speculato su tali accuse spacciando, come triste prassi italiana, gli inquisiti per condannati con sentenza passata in giudicato.

L’articolo del fatto citato, ad esempio, è una gara stilistica di supercazzole per avere la condanna inappellabile, da parte del tribunale del bobolo. Mi ha fatto ridere perché riportano dichiarazioni che, quando dette riguardo ad altri processi, hanno scatenato tanta indignazione e tante accuse di attacco e delegittimazione della magistratura. Ma si sa, la magistratura è legittimata ed incontestabile solo se sentenzia come piace a certi giornalisti altrimenti giù di macchina del fango.

 

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La cassazione conferma la sentenza di II grado del processo dell’Aquila. Assolti perché il fatto non sussiste.

La corte di cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado del processo dell’Aquila per la Commissione Grandi Rischi(1). E’ stato quindi confermato quanto venne detto nel processo di appello. Processo che ribaltò completamente la sentenza di condanna di primo grado.

E di ciò ne son contento. Sono invece un poco meno felice che le questioni a margine che la vicenda ha posto non siano state affrontate con la serietà richiesta.

Quindi mi ripeto quanto scrissi sulla sentenza di secondo grado:

Che dire? la sentenza di primo grado erano 900 e passa pagine di supercazzole per giustificare la condanna di quelli che erano stati scelti dal bobolo come i capri espiatori per tutto, giusto che tale sentenza venga riformata in secondo grado.

Peccato che si sia perso tempo e impiegate risorse per cercare di condannare il capro espiatorio invece di iniziare da subito a procedere contro i responsabili reali della tragedia; chi ha costruito case con il culo, chi ha fatto restauri mentula canis, chi non si è curato di mettere in sicurezza casa sua o le strutture ad esso affidate.

Speriamo che la cassazione, inevitabilmente ci sarà il ricorso, confermi la decisione di secondo grado.

Un ultima nota sulle grida “vergogna”. (alla lettura della sentenza di II grado è stato gridato vergogna in aula, NdR) La vergogna imho è il vedere il processo non come il momento cui si decidono ragioni e torti ma il momento cui il capro espiatorio viene condannato affinché con la sua morte mondi il bobolo dai suoi peccati. Volere il televoto invece delle sentenze è barbarie medioevale da processi di piazza e santa inquisizione e non da moderna democrazia costituzionale.

Per il resto piena solidarietà agli ex inquisiti per tutto ciò che hanno dovuto passare.

(1) In realtà il processo non era alla commissione grandi rischi ma ai partecipanti, alcuni membri della commissione altri no, alla riunione convocata a fine marzo da bertolaso. Però oramai quel processo ha assunto tale denominazione e per chiarezza, anche se impropria, ho continuato ad usarla.

una analisi delle motivazioni della sentenza di appello sulla commissione grandi rischi

Stavo partecipando ad un dibattito sulla sentenza di appello del processo dell’Aquila alla Commissione Grandi Rischi ed ho trovato questo articolo:

http://www.penalecontemporaneo.it/area/1-1/-/-/3672-la_sentenza_d_appello_sul_caso_del_terremoto_dell_aquila/

Articolo dove si riassumono e si commentano le motivazioni della sentenza.

La cosa che mi è balzata subito agli occhi è stata:

5. Quanto al primo profilo, la Corte formula la domanda cruciale – in buona sostanza – nei termini seguenti: può la valutazione espressa dagli imputati essere definita scientificamente errata e, dunque,indebitamente rassicurante?

È questa infatti, per i giudici di secondo grado, la condizione in presenza della quale si può rimproverare agli imputati il comportamento da loro tenuto durante la riunione del 31 marzo. «Dal punto di vista degli scienziati, infatti, il fine della riunione non poteva essere che quello di effettuare e riferire alla Protezione Civile, da scienziati quali erano, una corretta valutazione scientifica delle problematiche relative allo sciame sismico in atto, ai fini della previsione e prevenzione delle ipotesi di rischio, nei limiti in cui questa era formulabile a quel momento sulla base dei dati rilevati e seguiti da mesi»(p. 182).

La sentenza censura invece duramente l’argomento della pubblica accusa – accolto dal Tribunale – secondo cui la colpa degli imputati risiederebbe nell’avere svolto una valutazione dei rischi «approssimativa generica e inefficace» al metro dei compiti di previsione e prevenzione normativamente previsti dalla disciplina in materia di Commissione Grandi Rischi.

(…)

Se dunque compito degli esperti riuniti il 31 marzo era unicamente quello di valutare se, alla luce dell’intensa attività sismica dei giorni precedenti, fosse prevedibile una scossa di proporzioni devastanti – ciò che avrebbe fatto scattare il dovere per la Protezione Civile di invitare quanto meno la popolazione a non restare nelle case a rischio di cedimenti strutturali -, l’unica verifica che il Tribunale avrebbe dovuto compiere, e che di fatto non ha compiuto, era quella relativa alla erroneità dell’affermazione – questa sì effettuata dai membri della Commissione che parteciparono alla riunione – relativa all’impossibilità di prevedere una scossa di magnitudo molto superiore a quelle sino a quel momento registrate, alla luce delle migliori conoscenze scientifiche disponibili all’epoca dei fatti.

Obbligata allora la conclusione: nessun rimprovero di colpa può essere mosso agli imputati, «non emergendo alcun dato certo che alla data del 31 marzo 2009 fosse possibile – e quindi doveroso – effettuare valutazioni dei fenomeni sismici in atto diverse da quelle formulate dagli imputati […] e in particolare che fosse possibile – e quindi doveroso – formulare, per effetto dello sciame sismico in corso, un giudizio di aggravamento del rischio di forti eventi, sempre presente nel territorio aquilano, da anni classificato come una delle zone a più alto rischio sismico in Italia».

Ovvero che i partecipanti alla riunione hanno riferito sullo stato dell’arte relativamente alla sismologia e, alla luce delle conoscenze del momento, hanno risposto secondo lo stato dell’arte. La commissione non ha fornito, dal punto di vista scientifico, pareri erronei o approssimativi. E questo fa decadere immediatamente l’accusa di valutazione dei rischi approssimativa, generica ed inefficace. Cadendo tale accusa cadono a cascata tutte le accuse che su di essa si basavano.

Che nelle motivazioni della sentenza di I grado mancasse una contestazione puntuale delle affermazioni, dal punto di vista sismologico, degli scienziati era stato notato da subito ed era stato uno degli argomenti più critici verso la sentenza di I grado.

Che dire adesso?

-> In ogni caso bisogna aspettare la cassazione per porre fine, almeno dal punto di vista processuale, alla vicenda.

->Che è normale, in situazioni come quella dell’Aquila, che, da parte della gggente, si cerchi un capro espiatorio cui scaricare tutte le colpe, non è normale che un giudice, invece di essere il più possibile terzo, distaccato e obiettivo si pieghi ai desideri della gggente di avere un colpevole a tutti i costi.

-> Urge fare una riflessione: quando le sentenze, in assenza di ulteriori prove, da un grado all’altro vengono ribaltate(1) ci sarebbe da chiedersi:

a) se ci sia stata malafede o scarsa professionalità da parte di uno dei due tribunali chiamati ad esprimersi sulla vicenda.

b) se in assenza di malafede o di scarsa professionalità non debba scattare automaticamente l “in dubio pro reo” visto che una assoluzione dovrebbe dimostrare l’esistenza di ragionevoli dubbi sulla colpevolezza.

c) Nel caso una decisione sia dovuta a malafede o a scarsa professionalità se non sia opportuno tirare le orecchie a chi tale decisione ha preso.

Non è possibile che due tribunali entrambi lavorando in maniera corretta, diligente e in buona fede giungano, in assenza di ulteriori prove,  a due decisioni diametralmente opposte sulla stessa vicenda.

(1) Nota bene ribaltate, non riformate. Il primo grado che condanna Tizio a 10 anni e il secondo che riduce a 8 la pena è una riforma della sentenza. Il primo grado che condanna a 20 anni e il secondo grado che assolve è un completo ribaltamento della sentenza.

 

Terremoto dell’aquila, assolti perché il fatto non sussiste

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2014/11/10/l_aquila_terremoto_e_mancato_allarme_assolta_la_commissione_grand-5-395008.html

L’Aquila, sentenza ribaltata
Scienziati assolti per il sisma

Tutti e sette i componenti della Commissione Grandi rischi che si erano riuniti 5 giorni prima del terremoto del 6 aprile 2009 sono stati assolti dalla corte d’appello de L’Aquila perché “il fatto non sussiste”.
(…)
La sentenza è stata accolta dal pubblico al grido di “Vergogna, vergogna!”

Che dire? la sentenza di primo grado erano 900 e passa pagine di supercazzole per giustificare la condanna di quelli che erano stati scelti dal bobolo come i capri espiatori per tutto, giusto che tale sentenza venga riformata in secondo grado.

Peccato che si sia perso tempo e impiegate risorse per cercare di condannare il capro espiatorio invece di iniziare da subito a procedere contro i responsabili reali della tragedia; chi ha costruito case con il culo, chi ha fatto restauri mentula canis, chi non si è curato di mettere in sicurezza casa sua o le strutture ad esso affidate.

Speriamo che la cassazione, inevitabilmente ci sarà il ricorso, confermi la decisione di secondo grado.

Un ultima nota sulle grida “vergogna”. La vergogna imho è il vedere il processo non come il momento cui si decidono ragioni e torti ma il momento cui il capro espiatorio viene condannato affinché con la sua morte mondi il bobolo dai suoi peccati. Volere il televoto invece delle sentenze è barbarie medioevale da processi di piazza e santa inquisizione e non da moderna democrazia costituzionale.

Per il resto piena solidarietà agli ex inquisiti per tutto ciò che hanno dovuto passare.

Parlare di scienza

Stavo commentando questo articolo sul fatto quotidiano: https://disqus.com/home/discussion/fattoquotidiano/sentenza_grandi_rischi_sacralita_della_scienza_o_impunita_istituzionale ed ho trovato molti spunti di riflessione sul rapporto fra la scienza ed il suo linguaggio e il popolo.

Molti equivoci infatti nascono perché la scienza usa un linguaggio simile a quello di tutti i giorni ma con alcune differenze legate al significato di specifici termini, nel linguaggio scientifico hanno un significato molto più preciso, e in certi casi anche abbastanza diverso, da quello che hanno nel linguaggio naturale.

Il primo esempio che si può fare è quello dell’implicazione logica “=>”; in molti casi le persone si confondono fra l’implicazione “se … allora …” e la doppia implicazione, il famigerato “se e solo se”.

Ad esempio, consideriamo la frase: “se piove allora prendo l’ombrello” alcuni deducono in maniera errata che “se prendo l’ombrello allora piove” ma non c’è nulla che mi vieti di prendere un ombrello anche se c’è un sole che spacca le pietre. La deduzione precedente sarebbe invece corretta se la frase fosse stata “prendo l’ombrello se e solo se piove”.

Un esempio più chiaro: “se un numero intero è multiplo di quarantadue allora è pari”, è un teorema matematico facilmente dimostrabile(1), l’inverso non è: “se un numero intero è pari allora è multiplo di 42” ma “se un numero intero non è pari allora non può essere multiplo di 42″. In simboli (A=>B) <=> NOT(B)=>NOT(A).

E in effetti leggendo tutti i commenti esempi di fallacie dovute alla mancanza di competenze di calcolo delle probabilità si notano, dal confondere la probabilità a priori, ovvero la provabilità che l’evento A causi l’evento B con quella a posteriori, la probabilità che B sia stato causato da A.

Ad esempio la probabilità che il Cagliari vinca la partita sapendo che ha segnato almeno un gol è diversa dalla probabilità che il Cagliari abbia segnato sapendo che ha vinto la partita. Visto che per vincere una partita occorre segnare una rete in più degli avversari è certo che se il Cagliari ha vinto allora ha segnato. Mentre non è detto che, anche se segna, poi vinca la partita, nulla vieta che la partita sia stata persa, dal Cagliari, per 2-1.

Idem per i terremoti, il fatto che tutti i grossi terremoti siano stati preceduti da uno sciame sismico purtroppo non fornisce informazioni su quante volte uno sciame sismico  venga seguito da un terremoto grosso; è impossibile matematicamente calcolare la probabilità che A causi B, conoscendo solo la probabilità che B sia stato causato da A.

Oppure le questioni degli ordini di grandezza e dei fattori di moltiplicazione.

non è vero, ad esempio l’OEF ha stabilito che una sequenza sismica aumenta di circa mille volte la probabilità di base di un mainshock, anche il testo più volte citato di Grandori Gsaugenti arriva a simili conclusioni (parla di un ordine 100)

Da notare la confusione fra un fattore di 100 e un ordine di grandezza di 100. Senza valori assoluti come riferimento ma solo valori relativi è difficile giudicare quanto abbia sbagliato la CGR, il fatto che una probabilità passi da una su un miliardo ad una su un milione è sì un aumento di mille volte della probabilità ma quest’ultima rimane ancora molto bassa, ha senso organizzare evacuazioni quando il rischio è dello 0.0001%?

Tanto per renderci conto delle cifre in italia (60 MLN di abitanti) son morti nel 2013 a causa di incidenti stradali 3.385 persone. Calcolando brutalmente la probabilità di morire a causa di incidenti stradali abbiamo una probabilità dello 0,0056%.

Le questioni riguardo al tempo medio di ritorno, con gli scienziati che per praticità spesso omettono il termine “medio”

– Boschi parte parlando di tempi di ritorno molto lunghi, di 2-3000 anni, da qui ritiene improbabile una scossa come quella del 1700.
Qui, immaginando uno scenario ipotetico di comunicazione corretta, nessuno obietta “non diciamo pericolose sciocchezze: questo è un errore madornale e ridicolo se proferito dal presidente dell’INGV! ma quali 3000 anni??? siamo impazziti??? I tempi di ritorno sono di 300 anni!!! sono ora!!!! quindi dobbiamo pensare che una scossa è probabile eccome!”

Però tempo di ritorno di 300 anni non significa che il terremoto si presenterà puntualmente passati 300 anni ma che il tempo di ritorno medio è di 300 anni, qui l’errore di ragionamento è lo stesso che si presenta con i numeri ritardatari del lotto. Mediamente un numero del lotto viene estratto ogni 18 estrazioni, ma ciò non significa che se il 7 non è uscito nelle 17 estrazioni precedenti uscirà con certezza alla 18-esima, la probabilità di uscita del 7 sapendo che non è uscito nelle 17 settimane precedenti rimane sempre di 1/18.

E infine nel dibattito è stato riportato un link ad una pagina della protezione civile che mi ha fatto riflettere alquanto; la pagina è questa http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/commissione_sismologi.wp e parla dei risultati della commissione internazionale di sismologi sulla predicibilità dei terremoti. La pagina presenta il rapporto conclusivo della commissione, in inglese, e giustifica tale scelta così (grassetti miei):

A causa della complessità dell’argomento trattato e della difficoltà di traduzione di alcuni termini scientifici, non si riporta la traduzione in italiano del rapporto finale. Si è ritenuto, infatti, opportuno non fornire un testo italiano impreciso o interpretabile diversamente dalle intenzioni degli autori.

Che interpreto come: siccome chi vuol fraintendere riesce a fraintendere l’impossibile il testo rimane in inglese, questo non è un ostacolo per gli scienziati “scienziati” ma una buona barriera per gli improvvisati sismologi della domenica.

Brutta cosa comunque che la scienza debba occultarsi quasi come se fosse un argomento esoterico riservato agli iniziati per tutelarsi rispetto all’ignoranza ed all’arroganza di voler sapere della ggggente.

(1) A cura del lettore

Processo di appello alla CGR per il terremoto dell’aquila

Attualmente è in svolgimento il processo di appello contro la commissione grandi rischi per il terremoto dell’aquila. Sulla vicenda, che trovo abbastanza assurda; ci si è sbracciati per dire che non è un processo alla scienza ma contemporaneamente si son chiamati scienziati a rispondere di presunti errori scientifici.

Qui è presentata una interessante analisi sulla sentenza

Giacomo Cavallo è un ricercatore astrofisico, oggi in pensione, che si è interessato alla vicenda del processo “Grandi Rischi” e ha dedicato molto tempo all’analisi del testo della sentenza. Ha poi deciso di scrivere un saggio sulla sentenza stessa, diviso in 8 capitoli, nel quale percorre le parti in cui è divisa la sentenza. L’autore evita di fare ricorso ai “Grandi Principi”, alla “Sacralità della Scienza” o al processo a Galileo, ma si limita ad analizzare le numerose incongruenze ivi contenute, a partire dalla composizione della riunione del 31 marzo 2009 fino al problema della comunicazione.

(…)

L’analisi viene presentata sul blog dell’INGV che si occupa del processo.

Ho letto l’analisi e l’ho trovata molto interessante. Il processo dell’aquila anche alla luce poi delle varie sentenze legate alla vicenda stamina ha una luce ancora più fosca e quella sentenza, che spero venga riformata, nasce dall’idea che a furia di supercazzolare si possa stravolgere e stiracchiare a piacimento sia la legge che il mero fatto scientifico.

La sentenza, di 1000 pagine, si comprende appieno alla luce di questo articolo del post:

È un aspetto della vicenda Stamina di cui si è fino a ora parlato meno, ma che ha portato i malati ad avere ulteriori false speranze, dice Colonnello, e ha fatto emergere molte contraddizioni, come nel caso di una sentenza emessa a Venezia dove fu ordinato il trattamento «pur in assenza di evidenza scientifica».

Ci sarebbe da sperare che la vicenda stamina abbia fatto aprire un paio di occhi e che la corte d’appello non cerchi di fornire al bobolo un capro espiatorio tanto per sentirsi mondo dei propri peccati.

Vorrei citare anche un vecchio post di Uriel, recuperato da raphael, che spiega, con molta diplomazia come nello stile dell’autore, il suo punto di vista sulla vicenda

Sto per scrivere un post antipatico. Ma di quell’antipatia che se lanci un boomerang non ti torna indietro da quanto sei antipatico. Riguarda la storia delle condanne agli scienziati per la storia del terremoto dell’ Aquila. Ecco, sto per scrivere cose antipatiche, ma onestamente , non e’ che dobbiamo proprio fare lingua in bocca sotto la doccia, vero? Andiamo per gradi. Anzi no.

Che in Italia la scienza non vada a genio a nessuno , o quasi, e’ noto. Lo scienziato ha il brutto vizio di essere quello che ha i titoli per parlare, e questo all’italiano suona come “io sono qualcuno e parlo e tu non sei nessuno e stai zitto”. Cosi’, in nome di una democrazia che di fatto e’ una droga per ogni narcisista che decide di essere uguale ad uno scienziato perche’ c’e’ la democrazia, il parere della nonna sclerotica e quello di Hawkins sono e devono essere uguali.

Il problema non e’ l’aver diritto o meno alla propria opinione. Il problema e’ quanto vale la tua opinione. E se non sei uno scienziato, vale meno di quella di uno scienziato. E questo e’ intollerabile per l’italiano, e in generale il cittadino delle moderne democrazie, che non ama sentirsi dire che la sua opinione non vale un cazzo.

(…)

E’ ora di dirlo chiaramente: le case antiterremoto si possono fare. Si sa come farle. Ed esistono in molti luoghi del mondo.

Se la tua casa ti crolla in testa, non e’ un problema politico. Se la tua casa ti crolla in testa non e’ un problema di autorita’. Se la tua casa ti crolla in testa non c’entra il sistema di allerta. Se la tua casa ti crolla in testa, E’ COSTRUITA MALE.

Non ci vuole molto a capirlo. Il crollo di una casa e’ SEMPRE un problema di tecnica della costruzione. FINE.

CASA FATTA MALE ==> CROLLA

CASA FATTA BENE ==> NON CROLLA

E’ semplice. Il crollo di un edificio e’ SEMPRE e SOLO un problema costruttivo.

Ma qui entra in gioco il perverso rapporto che gli italiani hanno con l’autorita’. Se dovessimo descriverlo come un contratto, lo descriverei cosi’

Io, cittadino italiano, consento all’autorita’ di usare lo stato -e le mie tasse- per farsi i porci comodi suoi. In cambio, io potro’ fare i porci comodi miei. In caso di problema, io potro’ lavarmi la coscienza dicendo che la colpa e’ dell’autorita’, e non saro’ punito. L’autorita’ si becchera’ la colpa senza fiatare, e in cambio di questo favore non sara’ punita.

Cosi’, si costruiscono case di MERDA. La colpa e’ di chi COSTRUISCE e di chi COMPRA. Se vivi in una casa che non sta in piedi perche’ e’ fatta male, e’ colpa tua se poi ti casca in testa. Non e’ questione di sapere o non sapere che ci sia pericolo. E’ questione di sapere che le case si fanno BENE. Punto. Le case si fanno per non crollare. Ci riescono in Giappone e in diversi luoghi sismici. Quindi e’ possibile. Se non lo fai, e’ COLPA TUA.

IL CROLLO DI UN EDIFICIO E’ SEMPRE E SOLO UN PROBLEMA COSTRUTTIVO.

(…)

Una volta trasformata l’irresponsabilita’ in innocenza, allora l’italiano va a cercare i funzionari con cui ha stabilito il patto per farne il capro espiatorio. Solo che ormai e’ cosi’ convinto che la sua irresponsabilita’ sia innocenza che pretende che i capri espiatori, diversamente dal contratto stipulato, vengano PUNITI DAVVERO.

Si dice che le autorita’ dovevano vigilare sugli edifici. PORCI. IPOCRITI. FALSI E BUGIARDI. Quando le autorita’ fanno questo lavoro e demoliscono le case costruite male, questo e’ quello che succede: (immagine di una protesta contro l’abbattimento di edifici abusivi)

Quella e’ una manifestazione contro l’ ABBATTIMENTO delle case abusive costruite fuori norma. Roba che casca al primo scossone. Gente in piazza, proteste e disordini. E demolizioni BLOCCATE.

MA GLI STESSI PORCI CHE MANIFESTANO CONTRO LA DEMOLIZIONE DI CASE ABUSIVE SARANNO IN PIAZZA , AL PROSSIMO TERREMOTO, A PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO CHE “NON HA FATTO PREVENZIONE”.
Sapete che vi dico?

MAVAFFANCULO.

(…)

Se non siete piu’ disposti a lasciare impuniti i capri espiatori, allora volete che si risalga alla responsabilita’.

Bene: se un edificio crolla e fa male a qualcuno, paga il padrone di casa. Fine. Se crolla casa vostra, pagate VOI. VOI dovevate sapere se era a norma. VOI dovevate decidere se starci dentro.

Ah, si. Il terremoto. Succedono da sempre. Sappiamo che arrivano e sappiamo che possono fare male. Sappiamo fare case che non cascano in caso di terremoto. Fare una casa che sta in piedi IN CONDIZIONI NORMALI significa fare una casa che nella sua esistenza regge 1-2 terremoti. Perche’ questa e’ la condizione normale.

IL TERREMOTO E’ UNA CONDIZIONE NORMALISSIMA NELLA VITA -MOLTO LUNGA- DI UN EDIFICIO. UN EDIFICIO CHE REGGE CONDIZIONI NORMALI E’ UN EDIFICIO CHE REGGE TERREMOTI. PERCHE’ IL TERREMOTO E’ UNA CONDIZIONE NORMALISSIMA.

I terremoti esistono da sempre, e sono sempre avvenuti, e sono sempre stati un problema per gli edifici. Costruire case che non crollano e’ costruire case che reggano i terremoti. La specie umana lo sa fare.

Se non lo fate, la colpa e’ VOSTRA. Non c’entrano le autorita’. Non c’entra lo stato. VOI dovete assicurarvi che la casa non caschi in testa ai vostri figli. Se tenete i vostri figli sotto un tetto che casca, e muoiono, LA COLPA E’ DEL PADRONE DEL TETTO.

Cioe’, VOI.

Nulla da dire in più oltre che condivido a pieno l’opinione di Uriel.

Le mie opinioni sulla sentenza per il terremoto dell’aquila.

le scrissi a suo tempo qui e qui

E leggendo quanto riportato dai giornali sulle motivazioni, resto convinto che si sia voluto cercare un capro espiatorio da dare al bobolo affinché possa sentirsi mondato dai suoi peccati.

In particolare:

  • quello di aver costruito case  “mentula canis”.
  • di aver autorizzato e certificato case costruite “mentula canis”.
  • di aver scientemente acquistato case costruite  “mentula canis” in cambio di qualche sconticino.
  • di aver realizzato opere pubbliche  “mentula canis” e di non averne curato la messa in sicurezza.
  • di aver modificato  “mentula canis”, spesso abusivamente, gli edifici di proprietà.
  • di non aver organizzato, a suo tempo, formato e preparato la popolazione all’emergenza.

la scienza, il bobolo ed il gomblotto…

Stavo leggendo alcuni commenti sulla sentenza che condanna, a mio avviso illogicamente, la commissione grandi rischi (CGR) per “l’errata comunicazione e valutazione del rischio nel caso del sisma dell’aquila”. Commenti che gettano una luce alquanto sinistra sul bobolo e sul suo rapporto, non con la scienza, ma con la mera comprensione del testo ed il ragionamento logico deduttivo. Il bobolo oramai altro non è che una massa di ignoranti convinti, grazie ad anni di slogan da parte di chi cinicamente ha voluto usare il bobolo come truppa d’assalto per i suoi porci comodi,(1) di essere dei grandi dottori perché il senso comune e il numero di chi ripete una cosa la rende automaticamente vera.  E il bobolo si incazza contro chi invece dimostra che sono degli ignoranti fatti e finiti. Nella scienza contano i fatti e l’autorevolezza, contano le prove sperimentali ed i risultati(2),  le opinioni e le teorie non supportate da fatti sperimentali e da osservazioni sperimentali valgono poco o nulla.

E questo non piace al bobolo, il bobolo non vuole la selezione, vuole la democrazia vera dove tutti partecipano alla gara dei 100 metri e tutti vincono, arrivando davanti agli altri e prendendo pertanto la medaglia d’oro(3), dove tutti hanno il merito, dove chiunque deve poter diventare medico, (la selezione è male) e dove quando vai a curarti trovi i migliori medici: competenti e disponibili, non cialtroni ed incompetenti.

Se un ignorante è consapevole della propria ignoranza cerca di risolverla studiando ed apprendendo, realmente non limitandosi ad una ricerchina ed a un copia e incolla da wikipedia senza capire un picchio, se uno è convinto di essere un gran dottore, ah il buon senso del nonno, invece tenderà ad incazzarsi contro chi gli farà notare la propria ignoranza, scenderà in piazza, in gruppo, ad urlare che ha ragione il bobolo e non gli scienziati schiavi del gomblotto mondiale.

Perché gli  scienziati che si atteggiano a coloro che sanno e che impongono agli altri di stare zitti, scienziati che, partecipando al grande gombotto, vogliono opprimere il bobolo collaborando con chi lo vuole impestare con le scie chimiche, impoverire con il signoraggio, avvelenare con i vaccini, controllarlo mentalmente con HAARP.  Perché il bobolo non vuole ragionamenti complessi ed arzigogolati, vuole slogan semplici: scienza brutta no prevede terremoti, calli di zia pina si. Vuole capri espiatori a buon mercato che si facciano carico delle colpe del bobolo: non sono io che mi son fatto costruire una casa di merda, sono gli scienziati cattivi che non hanno dato retta ai calli della zia(4).

Adesso come risolvere il problema del bobolo ? Semplice, bisogna accontentare il bobolo ogni qualvolta sia possibile, se l’accontentarlo non mette a rischio le altre persone.  L’ideale sarebbe trovare un territorio sufficientemente spopolato (come la groenlandia o qualche pezzo del sahara) dove trasferire il bobolo con i suoi caporioni e permettergli di vivere come desidera, curandosi con l’omeopatia e i cristalli senza vaccini e medicinali allopatici. Mangiando solo cibi bio a Km zero coltivati come facevano gli antichi romani. Senza combustibili fossili e la cattiva tecnologia, ma solo con sole, vento e generatori orgonici. Fatto questo non serve continuare con vaccini e scie chimiche, al bobolo ci penserà a lo zio Charles…

Charles Darwin nel 1855  (fonte wikimedia)
Charles Darwin

(1)No, non è solo abberlusconi…

(2) Guardacaso tutti gli scienziati portati come esempio della stoltezza della comunità scientifica, Einstein e Tesla in primis, poi, grazie ai loro risultati sono stati riconosciuti dalla comunità scientifica. Cosa invece non capitata per fuffisti vari.

(3)Non si parlava di difficoltà da parte del bobolo di fare ragionamenti corretti e coerenti?

(4) Ma se i calli della zia funzionavano così bene, come mai tu non gli hai dato retta e hai dato retta agli scienziati cattivi ?

e dopo il terremoto il complottismo…

Pessimo articolo di “la repubblica” sul terremoto, infarcito della solita dietrologia e complottologia da quattro soldi.

Anche leggendo l’articolo  non vedo gravissime colpe da rimproverare a bertolaso. Voleva  che si tranquillizzasse la popolazione, visto che un rischio, molto più incombente di un terremoto o di ulteriori scosse, era l’avere la popolazione in preda al panico che si dedicava ad evacuazioni “fai da te” e campeggio selvaggio nei boschi.

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/25/news/terremoto_aquila_intercettazioni-45259736/?ref=HREC1-5

Proprio quel giorno la Commissione si sarebbe riunita nella sede dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a Roma. Prima dell’incontro Bertolaso spiega al suo interlocutore: “La riunione di oggi è finalizzata a questo, quindi è vero che la verità non la si dice”. E ancora: “Alla fine fate il vostro comunicato stampa con le solite cose che si possono dire su questo argomento delle possibili repliche e non si parla della vera ragione della riunione. Va bene?

Quali siano le vere ragioni della riunione e l’innominabile verità non è chiaro.

Ma può essere facilmente dedotta, fare il punto sulla situazione e valutare se c’era stato o meno un aumento o una diminuzione del rischio. E secondariamente è meglio che la comunicazione venga curata per evitare pericolose fobie di massa e scene di panico.  Se qualora si fosse deciso di evacuare è meglio un evacuazione ordinata e coordinata o una scoordinata fuga di massa con la certezza di saturare strade e vie di comunicazione impedendo alla macchina dei soccorsi di intervenire nel caso l’emergenza capiti realmente ?

Una fuga scoordinata è pericolosa, tanto per rinfrescare la memoria i morti schiacciati del Heysel sono morti a causa della folla che si accalcava per scappare dagli hooligans, o i morti a causa della calca durante la love parade a Duisburg

Giova ricordare anche quanto capitato a Sulmona quando era stata annunciata una scossa “catastrofica” mai avvenuta.

Boschi il 9 aprile, per nulla scandalizzato dal tono del suo interlocutore, risponde ossequioso: “Non ti preoccupare, sai che il nostro è un atteggiamento estremamente collaborativo. Facciamo un comunicato stampa che prima sottoponiamo alla tua attenzione”.

Cosa standard: i comunicati stampa vengono sempre discussi con i responsabili dell’ente che gli emana.

Conclusione un articolo pressapochista che fa dietrologia allo scopo di infangare e sostenere la tesi del gomblotto degli scienziati contro i poveri cittadini dell’aquila.

Ed è emblematica la conclusione dell’articolo:

Già prima del sisma del 6 aprile, d’altronde, Bertolaso si era dato da fare per tranquillizzare una popolazione con i nervi a fior di pelle per via dei mesi di piccole scosse e degli annunci di Giampaolo Giuliani, secondo cui un forte terremoto avrebbe colpito Sulmona. Bertolaso il 30 marzo aveva chiesto ai “luminari del terremoto” di riunirsi il giorno dopo all’Aquila per “zittire subito qualsiasi imbecille”, per “tranquillizzare la gente” e per dire che “cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male. Capito?”. I “luminari” capiscono. E si adeguano, sia prima che dopo il terremoto.

Cosa doveva fare bertolaso ? formentare scene di panico fra gli aquilani ordinando l’immediato abbandono della città ? o dell’intera provincia ? Il sud italia ? Dar retta a qualsiasi profeta di sventure ?

Un ultima cosa: “i luminari capiscono”, si, e questo è un segno di professionalità nell’ambito della protezione civile, che una folla spaventata è pericolosa e che si rischia grossi danni e fomentando il panico si rischia di far correre grossi rischi alla popolazione.

il capro espiatorio…

Stavo riflettendo sulla sentenza dell’aquila che condanna i membri della commissione grandi rischi per omicidio colposo. Quello che ho notato è che mentre in altri paesi quando succede il patatrac oltre a verificare il perché sia avvenuto e si cerca di imparare dalla catastrofe, in italia invece si cerca un capro espiatorio e lo si “uccide” per purificare il popolo dai suoi peccati. Forse un motivo del comportamento infantile degli italiani è proprio questo, non vogliono assumersi la responsabilità, e le ovvie conseguenze, delle proprie azioni.  Favoriti in ciò da un ipocrita clima di “perdonismo” e pseudo compassione.

Il terremoto dell’aquila è stato emblematico in questo: un continuo scaricabarile fra le istituzioni locali e la ricerca di un colpevole esterno.  Da subito molti si son lamentati della protezione civile, del governo e del grande cthulhu senza prendersela con chi aveva la responsabilità maggiore.

Se la casa degli studenti è crollata la colpa non è del governo o della protezione civile che non ha previsto il terremoto, la colpa è di chi aveva la responsabilità di gestire la casa e di garantirne il rispetto delle norme di sicurezza e delle norme antisismiche.

Se una casa crolla, uccidendo o ferendo la gente che ci abita, la colpa non è della protezione civile. La colpa va ripartita fra chi l’ha progettata, costruita e venduta, chi doveva verificare il rispetto delle norme edilizie, ed eventualmente chi ha chiuso un occhio in cambio di uno sconticino o ha fatto qualche “piccola modifica” dimenticandosi di presentare il progetto al comune(1).

Purtroppo se non si inizierà a chiamare con termini come “coglione”(2) e/o “delinquente”(3) chi coscientemente viola le norme di sicurezza e mette a rischio se stesso e gli altri, e nel caso capiti la tragedia si dica che l’idiota ha pagato la propria colpa, la mentalità non cambierà, e il concetto di “responsabilità personale” non entrerà nella testaccia dura della popolazione.

E alla prossima tragedia invece di fare autocritica ed imparare dai propri errori si cercherà un nuovo capro, salvo poi ripetere di nuovo gli stessi errori(4)  😦

Ottimo articolo di M. Tozzi sulla vicenda.

(1)Quando dovevo acquistare casa in molti casi ho visto modifiche interne ed esterne, completamente abusive, contrarie alle norme edili.

(2)Ho partecipato ad un paio di esercitazioni di evacuazione, previste dalla 626. Molta gente che le prendeva a gioco non rendendosi conto che in caso di emergenza non hai il tempo per pensare ma devi cercare di agire nel modo più automatico possibile. È una cosa che comunque apre gli occhi il vedere come molti sottovalutino il rischio.

(3)Nel mio vecchio liceo i bidelli tenevano tutte le uscite d’emergenza sprangate, per evitare che gli studenti escano da scuola durante l’orario di lezione.  E c’erano state lamentele contro il preside quando li aveva giustamente “cazziati”

(4)Comportamento da coglioni.