prenderesti un migrante a casa tua?

Era una domanda che nei giorni caldi dell’acquarius ha fatto girare alquanto molti “di sinistra”; perché svelava una ipocrisia di fondo ovvero che a parole fossero per l’accoglienza ma in realtà quello cui miravano era fare le anime belle lasciando che gli altri si beccassero le rogne.

Questo articolo citato da Barbara mostra platealmente come la domanda “perché non li porti a casa tua?” ha toccato un nervo scoperto. (grassetti corsivi miei)

Ipocrisie

‍‍24/07/2018

Nella destra sempre a caccia di legittimazione culturale, e persino morale, si va definendo un nuovo genere letterario: sull’ipocrisia della sinistra. Si tratta ancora di un’operazione di nicchia, ma poggia su solide basi di diffidenza diffusa e popolare. Gli ingredienti sono: un finto profugo/profuga, una località di villeggiatura preferibilmente trendy, un personaggio noto dal conto in banca abbastanza pingue. Il provocatore – di questi tempi si direbbe: l’agente provocatore, che fa più sbirro – chiama o contatta il personaggio suddetto, e mentre quello si sta facendo lo shampoo, o parcheggia la macchina, oppure accompagna la moglie alla stazione e risponde al direttore oppure alla zia malata d’Alzheimer, a bruciapelo gli domanda: te lo prendi un migrante a casa tua? Se il malcapitato è sufficientemente reattivo e paraculo, a tono replica: ma certo, ho già preparato il letto in attesa della tua telefonata, se mi dai un attimo segno l’indirizzo e lo vengo a prendere. Fammi sapere se serve anche una seconda stanza che caccio mia moglie. Ma se invece esita – che ne so, magari non ha una stanza libera oppure ha un cane che in vecchiaia è diventato scontroso – allora è fregato.

Quello che, in maniera bastarda non ho remore ad ammetterlo, hanno fatto è stato semplicemente chiedere ai tanti sostenitori dell’accogliamoli tutti se in quel “tutti” si comprendevano anche loro o se quel “tutti” riguardava solo i vozzi pvoletavi che non amano il cinema esistenzialista cecoslovacco del 1950.

D’altronde che a sx fossero omofili finché il culo era quello degli altri si era visto anche nel caso di Capalbio o nel caso di Parigi. Ovviamente lo facevano per l’ecologia e questo mette in un piano moralmente superiore rispetto a chi protesta per altri motivi, come il non trovarsi ladri in casa o piazze trasformate in terra di nessuno.

Per la cronaca è lo stesso giochetto fatto con i grillini e i rimborsi. Hanno fatto grandi proclami in piazza sulla restituzione dei soldi e poi, quando si è andato a vedere quanto avevano mantenuto, hanno fatto un bel po’ di figure di palta.

Il giorno dopo si scoprirà protagonista di un articolo su un giornaletto di destra, in calo di copie e che paga stipendi da fame ad aspiranti giornalisti d’assalto della nouvelle droite, con tanto di foto; se è sfigato, potrebbe addirittura finire sulla pagina Facebook di Salvini o di qualche altro capopopolo dei nostri tempi. Foto e video assicurati. Se poi lo beccano con l’orologio della laurea, quel Rolex comprato dalla nonna e poi indossato senza pensarci (una revisione in vent’anni, il Rolex, che io non possiedo, funziona molto bene), la frittata è completa. Il nostro uomo è assurto automaticamente a simbolo dell’ipocrisia della sinistra.

Reietto del nostro tempo, non può più parlare, a meno di non appoggiare apertamente l’affondamento in mare dei barconi della speranza.
Intendiamoci: la sinistra e soprattutto i suoi dirigenti sono parsi, spesso giustamente, ipocriti e moralisti. Hanno ignorato le paure delle persone e hanno puntato il dito senza mettersi nei panni di chi sta peggio. E si sono fatti gli affari propri mentre la sconfitta franava inesorabile e meritata su un’intera tradizione politica. Ma se questo è il livello del dibattito le cose non possono che andare peggio, molto peggio. Con o senza Rolex, con o senza Capalbio.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas, su Pagine ebraiche, ‍‍24/07/2018

La parte in grassetto è emblematica: la sinistra e i suoi dirigenti son parsi, spesso giustamente, ipocriti e moralisti. Però l’evidenziarlo ed il farlo notare è un comportamento da fascisti. Linea difensiva che si traduce in colossali zappe sui piedi:

  • Primo, fa apparire i fascisti come quelli che dicono la verità senza “abbellirla” con dosi da elefante di politically correct. E poi hai voglia di lagnarti delle fake news di destra quando sei il primo ad ammettere che “abbellisci” la realtà per non farla apparire brutale.
  • Secondo: i dirigenti della sinistra non son all’altezza ma ci si lamenta di chi dice che il re è nudo invece di andare a cercare nuovi vestiti. Si autodistruggono la credibilità e poi si lagnano di esser considerati meno credibili di altri pagliacci della fazione opposta.
  • Terzo: cercando di mettere in cattiva luce lo scherzetto in realtà stai evidenziando il problema di coerenza. Immaginiamo per un attimo Berlusconi che si scagli contro il sesso fuori dal matrimonio in modo da far sembrare il papa uno sfrenato libertino. Ecco chi parla della ricchezza come colpa, chi urla che i ricchi padroni son solo ladri e farabutti che vogliono maltrattare i proletari e poi si fa beccare con il rolex sortisce più o meno lo stesso effetto.
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Pessima cronaca giudiziaria

Penso che per la situazione demenziale della giustizia in italia abbiano una buona parte di colpa anche i giornali che spesso “fraintendono” sentenze e norme allo scopo di “trollare” e vendere qualche copia i più creando indignazione ingiustificata.

Un esempio è questo articolo

Il titolo porta a pensare che i giudici non abbiano tutte le rotelle a posto:

Cassazione: stupro senza aggravante se la vittima si è ubriacata
La Suprema Corte rinvia con richiesta di modifica «al ribasso» la sentenza della corte d’Appello di Torino, che aveva condannato due 50enni a tre anni per stupro di gruppo Alessia Rotta (vicepresidente vicario dei deputati Pd): «Torniamo indietro di decenni»

In realtà la sentenza dice cose completamente diverse ed il resto son solo ricami fatti basandosi solo sul titolo dell’articolo.
Cosa ha detto la corte di cassazione? Terra terra che se la vittima si è ubriacata lei da sola allora non c’è l’aggravante di averla fatta ubriacare.

Una cosa che dovrebbe essere logica e scontata:

Costringo la vittima ad ubriacarsi -> c’è l’aggravante di averla ridotta in stato di inferiorità.
Non costringo la vittima ad ubriacarsi -> l’aggravante di averla ridotta in stato di inferiorità non c’è.

infatti nel corpo dell’articolo è scritto chiaramente:

La Cassazione (sentenza 32462 della terza sezione penale) ha invece sottolineato che la violenza c’è stata, «violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica» anche se la vittima ha assunto alcol volontariamente, visto che «in uno stato in infermità psichica», a prescindere da chi l’abbia determinato, mancano le condizioni per prestare un «valido consenso». Tuttavia, hanno poi aggiunto gli «ermellini», «l’assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell’aggravante», e il relativo aumento di pena, poiché «deve essere il soggetto attivo del reato» ad usare l’alcol per la violenza «somministrandola alla vittima». Di conseguenza, «l’uso volontario, incide sì sulla valutazione del valido consenso ma non anche sulla sussistenza aggravante».

Riassumendo la sentenza della corte di cassazione:

C’è stata violenza sessuale di gruppo -> Sì

C’è stata l’aggravante per violenza su vittima in condizioni di inferiorità psichica -> Sì, la vittima era ubriaca.

C’è stata l’aggravante per aver indotto la vittima ad ubriacarsi per ridurla in condizioni di inferiorità psichica -> No, la vittima si era ubriacata di suo.

Un altra cosa che non viene detta, per spiegare l’esiguità della pena, è che con la riforma del codice penale è sparito il reato di atti di libidine; una palpatina al seno, un bacio rubato vengono considerato non più atto di libidine ma violenza sessuale, anche se di minore gravità1.

Il resto dell’articolo son commenti di fuoco contro il titolo fatti tanto per confondere le idee e far partire un poco di piagnisteo, delle utili idiote, ottimo come cassa di risonanza.


  1.  https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-iii/sezione-ii/art609bis.html 

Manipolazione delle notizie: panini televisivi e virgolettati ad arte

Un articolo molto interessante che spiega alcune tecniche per “manipolare le notizie”

Sorgente: Manipolazione delle notizie: panini televisivi e virgolettati ad arte

(…)
Il “panino televisivo” viene quasi sempre servito nei telegiornali o nei servizi a corredo dei talk show, (…)
Il concetto è semplice: le due fette di pane spettano al Governo, la farcitura all’opposizione.
In occasione di una notizia “calda” per la politica, la prima fetta di pane (un’intervista ampia, solitamente) spetta a un rappresentante del Governo, la farcitura spetta all’opposizione (un’altra intervista del capo dell’opposizione oppure una carrellata di mini-interviste da 5 secondi a vari esponenti della stessa). Chiude il servizio l’altra fetta di pane, ossia un’ampio intervento di un altro esponente del Governo (o meglio ancora, del Presidente del Consiglio). L’effetto sul pubblico è assicurato: ci si ricorda solo delle prime e delle ultime parole pronunciate. La tesi dell’opposizione sparisce nel pastone della notizia. (…)

Ovviamente per equidistanza e obiettività il giornalista riporterà due virgolettati che esprimano opinioni diverse. Ed è qui che avviene la “magia”. La prima opinione sarà generica e, anche se articolata, priva di veri contenuti significativi. La seconda sarà invece molto circostanziata e densa di contenuti in modo che il lettore si identifichi proprio con questa, ma illudendosi di aver fatto una scelta consapevole e libera tra le due.

la pessima copertina dell’espresso

Penso che con questa copertina l’espresso l’abbia fatta fuori e di molto.

Il motivo per il quale ho trovato la sua copertina sbagliata è lo stesso motivo per il quale trovo sbagliata anche questa immagine(1), esattamente per lo stesso motivo(2).

 

(1) il volto l’ho cancellato perché imho non è importante chi “non venga considerato uomo”, se l’altro protagonista della copertina od un altra persona. Basta che si immagini sia una persona che si stima.
(2) basta variare di poco il punto di vista e la situazione si capovolge; vedi anche, ad esempio, i forcaioli giacobini quando l’indagato è dell’altra parte che diventano repentinamente ultragarantisti beccariani quando invece si indaga in casa loro e, da garantista mi spiace molto dirlo, viceversa.

Giornale scritto da donne per donne

Stavo leggendo della polemica di Michela Murgia1 contro la stampa. La Murgia sta pubblicando su twitter i messaggi dove conta quanti editoriali ed articoli in prima pagina son pubblicati da persone dotate del cromosoma Y e quanti invece da persone che non ne son dotate.

Il tutto ovviamente condito con accuse di discriminazione nei confronti delle double-X2.

La domanda che mi son posto è stata: ma se è convinta che le donne siano discriminate nello scrivere di politica o editoriali dove commentano l’attualità perché non fondare un quotidiano con redattriced editorialiste e lanciarsi nel mercato? D’altronde anche molti artisti famosi, per essere liberi di esprimersi come meglio pareva e piaceva a loro, si son fondati la loro casa di produzione o la loro casa editrice; cosa ci vuole a raccogliere un gruppo di giornaliste “di punta”, trovare dei finanziatori ed andare sul mercato? Mica si sta parlando di gente senza ne arte e ne parte e facilmente ricattabile; se sei una giornalista di grido hai molto più potere contrattuale rispetto ad una cassiera od una donna delle pulizie.

Fare qualcosa di reale e di concreto è facile ed è possibile; perché invece di farlo si preferisce frignare: “uhè uhè non pubblicano i miei deliri articoli perché nessuno se li incula mi discriminano in quanto donna”.

Imho perché è molto più comodo frignare e strappare qualche beneficio inducendo sensi di colpa, che fare realmente sporcandosi le mani e rischiando in prima persona. Però questo comportamento alla lunga rimane controproducente. Rimane controproducente perché da una parte rafforza l’idea che “il frignare che mi discriminano” sia solo un piagnisteo per avere vantaggi extra. E questo danneggia soprattutto chi realmente piange la discriminazione, perché non verrà creduto.

Seconda cosa porta le persone a chiedersi: hanno pubblicato l’editoriale di Tizio perché è capace o solo perché oggi è il turno del “transgender tendente al cisgender da sinistra con una spruzzata di queer, due fettine di bisex e un’oliva (cit.)”.

Terza cosa: se l’unico bollino di qualità è l’essere un doppioX allora se la prescelta è doppioX allora è di qualità. Questo il ragionamento che ha portato la Casellati al senato.

Occhio che indurre troppo senso di colpa è pericolosissimo, alla fine uno a furia di dover convivere con quelli ingiusti arriva al punto di sbattersene ed ignorare anche quelli giusti. Si è visto nei casi in cui, a problemi esistenti si rispondeva “dici questo solo perché sei razzista”; un boom del KKK et affini.

PS

Quanti non-doubleX ci sono come assessor* e ministr* alle pari opportunità? Ho visto poche battaglie per questa discriminazione; se 50% deve essere sempre allora 50% sempre, nel bene e nel male…

Anche perché quote + gender significherebbe dover garantire pari visibilità a qualunque dei 70 e passa tipi gender; i quotidiani andrebbero stampati in corpo 4 su fogli A0 e gli editoriali limitati a 140 caratteri.


  1. Diciamo che talvolta ha mostrato di essere poco diplomatica nelle sue esternazioni… 
  2. dunque se ci son da fare discriminazioni a favore, il gender viene immediatamente catalogato come “enorme mucchio di cazzate” e i benefici diventano riservati solo alle doppio-X certificate, gli Y fuori anche se hanno le tette e si sentono più donna di una doppio-X. 

Iacoboni e i grillini, stavolta hanno ragione loro

Riprendo un commento fatto nel blog di Fallischaung riguardo all’esclusione di Iacoboni dalla convention dei grillini;

Per me i grillini hanno ragione ; ad una mia convention io invito solo chi mi va a genio. Siccome non esiste alcuna legge che mi impone di far entrare qualsiasi giornalista voglia farlo, io posso, legittimamente, fare qualsiasi selezione all’ingresso. E questa selezione non è affatto un attentato alla libertà di stampa.

Iacoboni è ancora libero di scrivere quello che vuole? qualcuno ha impedito fisicamente o minacciato Iacoboni per impedirgli di esprimere le sue opinioni? Che io sappia no. Inoltre credo che il lavoro del giornalista vada un poco oltre la mera copia di veline ma comprenda anche il reperimento dell’informazione, soprattutto se tale informazione vuole essere, goffamente, tenuta nascosta.

Per questo trovo, che in questo caso, gli attacchi ai grillini colpiscano il bersaglio sbagliato; più che attaccarli per non aver accreditato Iacoboni blaterando di un inesistente attentato alla libertà di stampa, sarebbe da chiedere loro come mai “il partito della trasparenza” alle sue convention accredita solo “pennivendoli” allineati e coperti alle sue posizioni che si limitano a trascrivere le veline di partito. E le dirette? e lo streaming?

A me i grillini ricordano tanto il comunista di questa barzelletta

Due comunisti si ritrovano, come tutte le sere, alla
sezione del partito.
Il primo chiede all’altro:
«Se tu possedessi due palazzi nel centro storico,
che cosa ci faresti?».
Il secondo, prontamente:
«Ne donerei subito uno al partito!».
L’altro insiste:
«E se avessi due appartamenti?».
«Uno a me e uno al partito!».
«E se avessi due barche a vela?».
«Una a me e una al partito!».
«E se avessi due Ferrari?».
«Una a me e una al partito!».
«E se avessi due biciclette?».
«Ah, no, quelle ce le ho veramente…»

Fare solenne rinuncia di quello che non si possiede è facilissimo, il problema è rinunciare a quello che invece si possiede. I grillini hanno rinunciato a tutto quello che non possedevano, quando hanno iniziato ad avere hanno iniziato a rinunciare di meno…

Perché quindi non li si attacca sulla “trasparenza” più che su Iacoboni? Perché se si batte il tasto “trasparenza” scatterebbe automatica la risposta: “è allora gli altri?” che sarebbe, cosa grave, fondata. L’impressione sarebbe la stessa di sentire Valentina Nappi  dare della “svergognata” a Sasha Grey.

colpa della prescrizione?

Ho seguito un poco il dibattito sull’intervento a cartabianca della argento. La vicenda che coinvolge l’argento è squallida ed in italia sto vedendo bellissimi esempi di come non si faccia giornalismo investigativo scavando nella fogna1 ma si preferisca portare avanti la storiella strappalacrime della povera orfanella contro tutte le brutture del mondo.

Invocando la legge di Godwin, la vicenda di tutti quelli che adesso si dissociano, mostrano solidarietà pelosa e denunciano di tutto e di più, mi ha fatto immaginare che, al processo di norimberga, tutti gli alti gerarchi nazisti si fossero giustificati sostenendo che agirono in quel modo solo perché terrorizzati da Hitler2. E in conseguenza delle loro dichiarazioni fossero stati riconosciuti come dei santi, santi che hanno trovato il coraggio di denunciare le brutture di Hitler. E che tanti si fossero anche scandalizzati che l’accademia di Svezia non avesse premiato i gerarchi con il nobel per la pace.

Comunque c’è un passaggio dell’intervista che mi ha stupito e fatto pensare un poco male

Sorgente: Asia Argento: “Lascio l’Italia, ci verrò in vacanza” – La Stampa

Asia Argento ha anche confermato di aver subito altre molestie sessuali nel corso della sua carriera: «non ho bisogno di fare i nomi, perché in Italia c’è la prescrizione. Anche se li denunciassi non avrei nessun potere giuridico contro questi uomini, ma l’ho comunque detto per sostenere altre donne nel denunciare».

Una bestemmia dal punto di vista giuridico. La prescrizione, che che ne dica la vulgata corrente, non è uno strumento per permettere ai farabutti di farla franca quanto uno strumento di giustizia e di buon senso; dopo un certo lasso di tempo dimostrare la falsità o la verità di certe accuse diventa molto difficile se non praticamente impossibile.

E secondo il diritto moderno se non ci sono prove bisogna assolvere. Che senso avrebbe sprecare risorse per imbastire un processo che quasi sicuramente finirà in un nulla di fatto per l’impossibilità di trovare prove? Son spese di tempo e risorse inutili. E magari per inquisire Tizio che trent’anni fa “quando avevo 13 […] anni me l ‘ ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata(cit.)” ritardi il processo a quell’altro che invece ha lasciato evidentissime ed inconfutabili tracce mediche e biologiche su di un’altra sfortunata.

Come puoi dimostrare, con prove a prova di tribunale, oggi che Tizio ti aveva fatto vedere il pisello?

Il problema non è se sia vero o falso che Tizio l’abbia fatto, la questione è che senza prove non si può condannare, o non si dovrebbe condannare, in tribunale. Purtroppo, in certi casi, il desiderio dell’opinione pubblica di avere un colpevole è ipso facto giusta causa per la condanna; basti pensare alla condanna in I grado degli esperti per il terremoto dell’Aquila, condanna per fortuna ribaltata in appello e cassazione.

La seconda è che sostituire la condanna mediatica a quella “giudiziaria” è una bastardata, e chiedere condanne mediatiche mentre ci si lamenta di averne ricevuto è pura ipocrisia.

Ultima questione, accusare senza prove significa rischiare una contro denuncia per calunnia, contro denuncia stavolta però ben supportata da prove.

Perché allora parlare della prescrizione e presentarla come un sistema per permettere alla gente di farla franca? A pensar male, penserei a simpatia politica verso certe posizioni.


  1. Pare che lo scandalo si stia allargando; mi sa che alla prossima cerimonia degli oscar il filmato delle vacanze di Kim Jong-un vincerà tutte statuette, in spregio a Trump e causa mancanza di concorrenza. 
  2. Qualcuno tentò di usare la giustificazione “eseguivo solo gli ordini” ma, tale giustificazione, non venne ritenuta valida per scampare alla forca. 

la colpa è sempre della cultura patriarcale.

Stavo leggendo questo articolo: https://www.nextquotidiano.it/nicolina-pacini-madre-foggia/ devo dire che l’ho trovato di pessimo gusto.
Mostrare le idiozie che delle stupide “maschiliste” scrivono nella pagina FB di una poveraccia cui hanno ucciso la figlia non mi sembra il massimo del buon gusto. Purtroppo esistono gli imbecilli e le imbecilli e i social spesso hanno lo stesso potere di attrazione, per loro, che la merda ha con le mosche. Esistono; non vedo l’interesse o l’utilità a far da cassa di risonanza a simili stronzate. Il solito articolo spazzatura, che però, devo ammettere, la cui conclusione mi ha alquanto divertito.

Manca giusto qualcuno che venga a scrivere che “se l’era cercata” e che la donna si vestiva in maniera troppo provocante e il cerchio si è chiuso. A volte il maschilismo non è una questione di genere ma uno stato mentale che è comune anche a molte donne e a molte mamme che saranno sempre a giudicare le vite altrui, tanto è gratis.

Il maschilismo (e la cultura patriarcale) a quanto pare ha il ruolo che ha Satana per la chiesa cattolica nella religione della grande madre mediterranea duepuntozero. O forse son solo parole a caso per attrarre click e non voler ammettere che l’idiozia è perfettamente indipendente dal sesso, possono esistere anche stronze persino stronze e femministe.
Quindi se una stronza si comporta da stronza non è colpa sua poverina ma colpa della cultura patriarcale… E pensano di essere credibili?

 

Casi di successo all’estero?

Un esempio da manuale di articolo sul “mitico estero” ove tutte le fighe hanno lo spinterogeno e chiunque vi approdi viene nominato CEO seduta stante.

Sorgente: Francesca, 32 anni,di Donori: vola in Francia, ecco il lavoro stabile – Casteddu Online (grassetti miei)

Il personaggio del giorno di Cagliari Online è , Francesca O., 32 anni di Donori: ora si sente finalmente felice e realizzata, dopo anni di precariato in un paese che ancora una volta si dimostra fucina, e allo stesso tempo carnefice, di migliaia di cervelli in fuga

Francesca, 32 anni,di Donori: vola in Francia, ecco il lavoro stabile
Una laurea in tasca e la voglia di realizzarsi nella sua isola, sogni spezzati da una meritocrazia che in Italia latita, rivitalizzati però, da una proposta arrivata d’oltralpe alla quale sarebbe stato molto difficile rinunciare. Lo studio, i tanti progetti ma soprattutto la determinazione di dare una svolta alla propria vita professionale, l’hanno portata in Francia, precisamente a Strasburgo.

Notare: una meritocrazia che in italia latita. Peccato che spesso per meritocrazia si intenda la meritocrazia all’italiana ove tutti, ma proprio tutti, hanno il merito per il mero fatto di respirare.

LONTANA DA TUTTI. Lontana dai suoi cari, lontana dagli amici e dalla sua amata isola, Francesca O. 32 anni di Donori, ora si sente finalmente felice e realizzata, dopo anni di precariato in un paese che ancora una volta si dimostra fucina, e allo stesso tempo carnefice, di migliaia di cervelli in fuga. “Sono arrivata a Strasburgo ad Aprile dopo aver terminato gli esami del corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche e dei servizi educativi – racconta – sono partita con la borsa Erasmus traineeship, sarei dovuta rientrare a luglio 2016, ma eccomi qui con un contratto sino al 2018”. (…)

Facciamo un paio di conti: supponiamo sia arrivata ad aprile del 2015 per un anno di Erasmus, e facciamo i buoni supponendo che nel 2015 avesse 31 anni. Il corso di laurea magistrale è di cinque anni, normalmente ci si dovrebbe laureare in corso a 24/25 anni. Ad essere buoni ci son almeno 5/6 anni di fuoricorso. Ditemi quello che volete ma per le lauree umanistiche già con uno o due anni di fuoricorso si viene considerati asini, la percentuale di chi si laurea in corso è molto elevata. Magari lavorava mentre studiava, ma non la classificherei come cervello in fuga.

Un’altra cosa: come lei stessa dichiara ha un contratto biennale fino al 2018. Che a rigor di logica è un contratto precario, non è una assunzione a tempo indeterminato. Ci si lamenta del precariato e si parla di un contratto di due anni in Francia come lavoro stabile. Mah.

Ultima considerazione: ha iniziato con un tirocinio, penso non retribuito. Anche in questo caso in italia si sta facendo una guerra senza quartiere ai tirocini ed all’alternanza scuola lavoro o università lavoro. Alternanza università-lavoro che è quello che, mi è parso di capire, ha fatto Francesca. E allora perché la stessa cosa in italia sarebbe maledetto sfruttamento mentre in francia è un ottimo sistema per individuare persone valide?

Nonostante il presente le sorrida, in passato non si è certo mai tirata indietro Francesca, talvolta dividendo il suo prezioso tempo tra lo studio e una collezione di impieghi da far invidia, il tutto per racimolare ciò che in un paese civile dovrebbe essere un semplice, quanto sacrosanto, stipendio: “In Italia ho sempre lavorato tantissimo e spesso ho avuto 3 impieghi contemporaneamente, talvolta con mansioni totalmente differenti per riuscire a metter su uno stipendio dignitoso, qua lavoro 35 ore alla settimana e mi resta del tempo per vivere”.(…)

 

“un semplice, quanto sacrosanto, stipendio” cioè lo stipendio non è il corrispettivo di una prestazione professionale ma un diritto inalienabile. E dove sta scritto che lo stipendio per il mero fatto di essere cittadino italiano è un diritto? Da quello che c’è scritto mi sembra di capire che la ragazza fosse una studentessa lavoratrice. Ma è ovvio che se sei una studentessa lavoratrice vai a rilento nella formazione ed è parimenti logico che i lavori per persone “formate” vengano trovati più facilmente da persone completamente formate. Tanto più se esiste una inflazione di persone formate. Banale logica.

Conclusione: l’articolo non mi è piaciuto, si bada troppo a mitizzare l’estero e a denigrare l’italia da non accorgersi delle contraddizioni inserite nell’articolo. La stessa cosa: neolaureata assunta con contratto a tempo determinato per due anni dopo uno stage non retribuito in italia avrebbe fatto gridare allo scandalo, in francia invece è un “caso di successo”. Sinceramente comincio ad avere qualche dubbio che il ministro Poletti abbia solo detto una stronzata; in fondo forse c’era anche un minimo di verità.