Coppie scoppiate omosessuali e casini con i figli

fonte:http://www.ilgiornale.it/news/madre-lesbica-lascia-moglie-e-scappa-donatore-sperma-1314227.html 

Donna lascia la moglie e scappa col padre biologico di sua figlia
Il caso tra Canada e Gran Bretagna spacca l’opinione pubblica: “Troppo politicamente corretto, non è caso sui diritti gay ma su cosa sia meglio per la piccola”

Madre lesbica lascia la moglie e scappa con il padre biologico della bimba. Sembra l’incipit di un romanzo rosa e invece è il caso che sta spaccando l’opinione pubblica inglese, sullo sfondo delle cocentissime polemiche sulla tematica delicatissima dei matrimoni e della genitorialità gay.

Anche perché ora Lauren Etchells, la protagonista dei fatti, denuncia: “La bimba sta meglio con me e con suo padre, troppo politicamente corretto attorno a questa situazione”.

Ha rotto il silenzio, la Etchells insegnante che dal Canada che è scappata in Gran Bretagna per rifarsi una vita con l’uomo che ha donato lo sperma per far nascere la piccola, di soli due anni, che aveva avuto nell’ambito della relazione con Tasha Brown a cui s’era unita in matrimonio. La donna ha rivendicato, come riporta il Daily Mail citando la lettera che la Etchells ha inviato al Times, l’opportunità della sua decisione di portare via con sè la piccola: “Si sta montando il caso attorno ai diritti dei gay e non a ciò che possa essere meglio per la piccola. Mi dispiace ma occorre che si badi alla realtà dei fatti: la bimba sta meglio qui con me piuttosto che rimanere ciechi e intrappolati nel politicamente corretto e nelle maglie della burocrazia. Sgretolarle la famiglia davanti agli occhi, separarla dalla madre, dal fratello e dall’uomo che lei conosce come il padre significherebbe causarle danni psicologici pesantissimi che verrebbero fuori durante la crescita”.

È una storia, questa, che si sviluppa quasi completamente online. Sulle strade virtuali del web, la Etchells e la Brown si incontrano, si conoscono, si amano e decidono di sposarsi. Quindi, dopo il matrimonio, decidono di avere un figlio. Sarà la Etchells, più giovane, a farsi carico della gravidanza. Le due donne riprendono i sentieri di internet e si imbattono in un giovane, Marco van der Merwe che si dichiara disponibile a donare il suo seme. Tra i due nasce qualcosa di profondo. La Brown, temendo il peggio, chiede e ottiene un ordine che impedisca alla moglie e al ragazzo di lasciare il Canada con la bambina. I due, però, fuggono poco prima della notifica e nel frattempo mettono in cantiere un altro figlio, che sarà un maschietto.

Che dire? prima cosa: casini simili nel caso etero ne capitano a bizzeffe, di casi in cui un genitore prende prole e bagagli e scappa all’estero impedendo all’altro di vedere la prone ne son capitati e ne capiteranno a bizzeffe. La notizia non è interessante per quello, anche se le protagoniste sono lesbo, ma perché fa porre un paio di domande scomode, domande spesso coperte dalla coltre di miele del politically correct e dalla religione dell’ammmore.

  • La bambina, che ovviamente non ha alcuna colpa, di chi è figlia? sicuramente del genitore biologico-legale, la madre che l’ha partorita, e poi di chi? della partner della madre che legalmente l’ha adottata oppure del padre biologico? Una questione da azzeccagarbugli non da poco.
  • La ex partner della madre che rapporti deve avere con la bambina? ha diritto di vederla e di essere genitrice di quest’ultima?
  • Legalmente il padre biologico della pupa che diritti “giuridici” ha sulla bambina?
  • E soprattutto: in questa situazione di adulti che bisticciano, cosa sarebbe meglio per la bambina?

Non voglio entrare nel ginepraio della questione se sia giusta o sbagliata l’adozione gay o i giochi con la fecondazione medicalmente assistita, vorrei solo portare la riflessione su due aspetti che emergono con forza dalla vicenda.

Il primo è che le “cosacce” che capitano nel caso etero possono capitare anche nel caso “omosessuale”; se un caso di “cosaccia” che capita con una coppia etero è sufficiente a condannare tutte le coppie etero allora il caso sopra riportato condanna, allo stesso modo, le coppie omosessuali(1) . Che le coppie “omo” fossero solo miele, dolcezza e ammmore è una balla colossale. Hanno più o meno le stesse dinamiche di coppia delle coppie etero. .

Il secondo è che chi paga questa situazione è in ogni caso la bambina, allontanata dalla “zia” o “mamma2” che dir si voglia e adesso contesa fra mamma e mamma2. Purtroppo, come nel caso etero, chi paga le stupidaggini degli adulti son proprio i bambini.

Piaccia o no il risultato di certi giochi con la fecondazione medicalmente assistita dovrebbe essere un bambino, che non è un tenero cucciolotto puccioso ma un essere umano con diritti inderogabili fra cui anche quello di non essere considerato merce o di proprietà di Tizi* invece che di Cai*. Ed è inutile e patetico negare questo fatto accusando di “omofobia” o di oscurantismo.

(1)Volgarmente; se generalizzi a cazzo allora poi non offenderti se i tuoi sottili distinguo non son colti.

Annunci

[segnalazione] Maternità surrogata, uno scambio ineguale

Un interessante punto di vista sulla maternità surrogata pubblicato dal manifesto:
fonte: http://ilmanifesto.info/maternita-surrogata-uno-scambio-ineguale/

Nel dibattito sulla maternità surrogata c’è un grande assente. Si tratta dell’art. 3, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che stabilisce «il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro». In base a questa disposizione, contenuta in un documento che – ricordiamolo – ha oggi lo stesso valore giuridico dei Trattati, sono vietate nell’ambito dell’Unione non solo la vendita del rene o l’affitto dell’utero, ma anche la vendita di “prodotti” corporei come il sangue, gli ovuli, i gameti, che possono essere donati, ma non divenire merce di scambio sul mercato. Simili pratiche (con l’eccezione della vendita del rene, oggi consentita – a mia conoscenza – solo in Iran), sono invece perfettamente lecite al di fuori dell’Unione europea; non solo in India o in Ucraina, ma negli Stati uniti, dove da anni esiste e prospera un fiorente mercato del corpo.
Sottrarre alle persone, uomini o donne che siano, la possibilità di disporre a piacimento di ciò che “appartiene” loro nel modo più intimo significa esercitare una forma di paternalismo? Qualcuno lo sostiene. Se di paternalismo si tratta, certo è lo stesso che giustifica la previsione dell’inalienabilità e indisponibilità dei diritti fondamentali. In stati costituzionali di diritto, come il nostro, non si può vendere il voto, e un contratto con cui qualcuno si impegnasse a farlo sarebbe nullo. Lo stesso dicasi del contratto attraverso il quale qualcuno disponesse, “volontariamente”, di rinunciare alla propria libertà, dichiarandosi schiavo di qualcun altro.
La ratio di simili divieti è chiara: si tratta di impedire che soggetti in condizioni di debolezza economica e culturale compiano scelte a loro svantaggio solo apparentemente libere, in realtà tristemente necessitate. Là dove simili divieti non esistono, o sono rimossi, i diritti diventano, da fondamentali, patrimoniali: la salute e l’istruzione si vendono e si comprano, così come le spiagge, l’acqua potabile, l’aria pulita. L’ultima frontiera è quella della cannibalizzazione del corpo e dei suoi organi che, da «beni personalissimi», «la cui integrità è tutt’uno con la salvaguardia della persona e della sua dignità» (L. Ferrajoli), vengono degradati a beni patrimoniali, merce di scambio sul mercato capitalistico.(…)
Si tratta di un principio che vale per il sangue, che, nel nostro paese, si dona ma non si vende. Può essere esteso all’utero? È possibile difendere il “prestito” dell’utero, distinguendolo dal vero e proprio “affitto”? Anche sul dono, in realtà, è bene fare un po’ di chiarezza. Sulle pagine dei giornali (come anche sul manifesto) si sono pubblicati racconti di donne che, per “amore”, portano avanti gravidanze per altri. È una generosità che si può ben comprendere quando riguarda persone che intrattengono fra loro legami di affetto, intimità, amicizia: la sorella o l’amica che si offrono di aiutare una persona cara a realizzare il sogno della genitorialità. Davvero eroico – e anche un po’ sospetto – appare invece il gesto della donna che mette il proprio corpo gratuitamente a disposizione di sconosciuti, contattati attraverso un’agenzia (anch’essa mossa da pure intenzioni oblative?).
(…)
Teniamo presente che nella stragrande maggioranza dei casi, oggi, nel mondo, la maternità surrogata avviene dietro compenso (talvolta mascherato da rimborso spese o regalo). Un nuovo, potenzialmente enorme, mercato si sta aprendo, con giri di affari per nulla trascurabili se si tiene conto del contorno di agenzie di intermediazione, cliniche private, consulenze legali e assicurative che comporta. È di questo che dobbiamo discutere. Sia che coinvolga donne del terzo mondo, indotte a mettere la propria capacità riproduttiva al servizio di coppie benestanti dell’Occidente, sia che riguardi donne statunitensi che investono i trenta o cinquantamila dollari ricavati dalla gestazione per pagare l’università al figlio, stiamo parlando di scelte necessitate, o fortemente condizionate, da fattori economici. Non chiamiamola, per favore, libertà. Assomiglia troppo alla libertà del proletario di vendere la propria forza-lavoro al capitalista.

Si tratta di una analisi che parzialmente condivido; quello che per me manca nell’analisi è che, a differenza del sangue, del voto o di un rene, che portano a rapporti che coinvolgono direttamente solo due persone, nel caso dell’utero in affitto o della donazione di gameti c’è di mezzo anche una terza persona che può vantare diritti irrinunciabili: il pupo che esce da tutti questi maneggi. Ed anche lui ha dei diritti, non è un bambolotto di proprietà della madre o di qualcun altro, si tratta di un essere umano con i suoi irrinunciabili diritti, fra cui quello di non essere venduto come fosse un oggetto.

Come ho già scritto, quello che a me non piace nelle discussioni su utero in affitto, procreazione medicalmente assistita, fecondazione eterologa e simili è che si parli solo dei genitori e non si pensi al bambino. O meglio si crede che al bambino basti l’ammmore per essere contento e felice, anche se è stato fatto nascere pianificando a tavolino il suo essere orfano di uno o due genitori e l’essere acquistato da altri adulti. La questione fondamentale è questa, non l’uomo di paglia che un bambino ha diritto a crescere nella famiglia del mulino bianco, ma che il bambino ha diritto di essere considerato “bambino” e non merce.

Manifestazioni moralmente inaccettabili

Una delle critiche al family day(1) che va per la maggiore è: “la manifestazione è moralmente inaccettabile perché manifestano per togliere diritti ad altri”.

Frase che condensando due stupidaggini mostra, in primo luogo la competenza lessicale dei contestatori, che spesso si limitano a ripetere acriticamente gli slogan sentiti senza pensare al loro significato; ma se manifestano per togliere diritti a certe persone, significa che tali persone i diritti già li possiedono, e allora che senso ha manifestare, come lo scorso sabato, per ottenerli?

E il secondo è il solito sogno di molti di usare la morale e le patenti di moralmente degno o moralmente indegno come strumenti di lotta politica. La morale, a differenza della legge, è molto ma mooolto più versatile e flessibile, si può adattare facilmente a situazioni distinte ed opposte: renzi che copre le statue per non offendere la sensibilità di un capo di stato islamico in visita di stato sbaglia, il preside che vieta il presepe per non offendere la sensibilità delle famiglie islamiche è un eroe.

Mentre la legge è rigida e generale, se una manifestazione non è illegale allora deve essere permessa punto. Anche se i motivi della manifestazione non ci trovano assolutamente d’accordo. E deve essere permessa perché è giusto che chiunque possa manifestare, in forma pacifica e non violenta, il suo pensiero fosse anche il chiedere la depenalizzazione dell’omicidio. Il bollare una manifestazione come “moralmente inaccettabile”, e non le sue richieste è un classico comportamento da fascisti.

Per gli opliti è immorale che le sentinelle in piedi lottino contro il “diritto alla felicità(2)” delle coppie omosessuali ma è morale, anzi spesso meritorio, che gli antitav lottino contro il diritto ad andare velocemente da Torino a Lione; è morale che gli anticaccia lottino contro il diritto di sparare a cinghiali e lepri, ed è morale che la gggente manifesti contro i diritti acquisiti della ka$ta. Come si vede, per loro, l’immoralità della manifestazione “contro” dipende dalla convenienza politica. Per la legge invece, fino a quando non vengono commesse violenze, tutte le manifestazioni sono lecite e quindi permesse e legittime. E questo a molti fascisti del politically correct non va a genio.

Io comunque resto della stessa opinione che espressi per il family day del 2015 :

Essere per la libertà di espressione e di parola significa anche rendersi conto che gli altri possono andare in piazza a dire cose che non ci piacciono e, tollerare, in nome della libertà di parola, che lo facciano. Essere per la libertà di parola purché le manifestazioni non siano per questioni che non condivido significa essere per la libertà di parola tanto quanto lo erano i capibastone fascisti. Anche sotto il fascismo eri liberissimo di manifestare per lodare Mussolini. E sinceramente di un ritorno del fascismo, stavolta in camicia hawaiana invece che nera, ne farei volentieri a meno.

(1) Anche se avrei preferito “giorno della famiglia”, ma l’italiano fa così schifo?

(2) In italia non esiste nessun diritto alla felicità scritto nella costituzione, finirla di chiamare “diritto alla felicità” i capricci sarebbe un comportamento da persone mature.

stepchild adoption, facciamo chiarezza 2.

nei discorsi su “stepchild adoption” e connessi discorsi su utero in affitto, eterologa eccetera eccetera ho come l’impressione che si sbagli bersaglio ovvero ci si concentri troppo sul “come” e poco sul “perché”. chiarisco con un esempio:

A) Tizio e Caia, sposati, vogliono avere un figlio. Tizio va in ucraina, paga Irina per fare sesso con lui e rimanere incinta. Lei concepisce e, nato il piccolo Tizietto, Tizio, pagata Irina, porta il bambino in Italia riconoscendolo come suo figlio e dichiarando che non è stato riconosciuto dalla madre naturale. Poi fa adottare Tizietto dalla moglie Caia.

Cosa pensate di Tizio?

E se cambiassimo poco poco la vicenda?

B) Tizio e Caia, sposati, vogliono avere un figlio. Tizio va in ucraina, paga Irina per fare da madre surrogata. Un ovulo di Irina viene fecondato con lo sperma di Tizio e, nato il piccolo Tizietto, Tizio, pagata Irina, porta il bambino in Italia riconoscendolo come suo figlio e dichiarando che non è stato riconosciuto dalla madre naturale. Poi fa adottare Tizietto dalla moglie Caia.

Cosa pensate di Tizio stavolta? il caso “A” vi sembra più o meno grave del caso “B” ? perché?

Per me entrambe le vicende sono abbastanza squallide sia che Tizio usi il proprio pisellino per inserire i suoi spermatozoi nella vagina di Irina sia che invece si passi da una più asettica siringa. E lo squallore non è il come Tizietto è stato concepito quanto il fatto che Irina venga usata come “vacca da monta” e Tizietto venga considerato non un figlio ma una merce. Un bambino non è un cucciolo puccioso o un giocattolo per adulti, piaccia o no è un essere umano e come tutti gli esseri umani dovrebbe avere dei diritti irrinunciabili, diritti fra cui quello di non essere venduto come merce. Quello che a me ripugna di certe pratiche, come avevo già scritto, è il far nascere deliberatamente un bambino per renderlo orfano di un genitore e farlo adottare da estranei. Sì, capita che un bambino diventi orfano a causa della sorte così come capita che perda una mano. Ma che possa capitare che un bambino perda una mano non mi sembra un valido motivo per mutilare un bambino sano.

Ho l’impressione, quando si parla di adozione gay, fecondazione eterologa e altro, che ci si concentri più sul come il pupo venga concepito trascurando il vero problema: il “perché”.  Che differenza morale c’è fra il pagare una donna per rimanere incinta e dare il pupo o fare da madre surrogata e dare il pupo? la moralità della tecnica di fecondazione?

Ecco perché penso che, da una parte chi critica certi comportamenti sbaglia perché critica principalmente il modo cui vengono attuati e non le motivazioni che spingono ad attuarli, e dall’altra sbaglia chi spinge i propri capricci al punto di inventarsi un diritto alla compravendita di esseri umani, anche se neonati, per soddisfare i propri capricci. E non so chi dei due sia il più squallido.

stepchild adoption, facciamo chiarezza.

Come al solito si sta discutendo del niente aiutati in questo dall’uso di termini inglesi, stepchild adoption tradotto in italiano significa “adozione del figliastro” o se si vuole evitare il termine peggiorativo “adozione del figlio del compagno(1)”.

La norma “critica” nel decreto cirinnà prevede di permettere l’adozione del figlio del compagno cui è unito in “unione civile” allo stesso modo cui è permesso al coniuge l’adozione del figlio dell’altro coniuge. Il che significa che il decreto non legittima utero in affitto, eterologa fai da te etc. etc. così come la norma sulle adozioni non lo legittima per le coppie regolarmente sposate. Per la cronaca l’articolo incriminato è questo:

Articolo 5
1. All’articolo 44, comma 1, lettera b), della legge 4 maggio 1983, n. 184, dopo la parola: «coniuge» sono inserite le seguenti: «o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso» e dopo le parole: «e dell’altro coniuge» sono aggiunte le seguenti: «o dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso»

Quindi di cosa si sta discutendo? Non l’ho ancora capito. Il DDL non permette l'”acquisto” di bambini per il semplice motivo che per permettere a Tizio di adottare i figli di Caio, come avviene nel caso etero, ci deve essere la sentenza di un giudice e si deve tenere conto anche dell’altro genitore biologico.  Poi la legge non è che cambi molto la situazione normativa attuale, visto che l’adozione dei figli di Caio, qualora lui venisse a mancare e non ci sia l’altro genitore è già permessa dalla lettera a) della medesima legge.

Perché allora ci sono i due opposti isterismi, da una parte le sentinelle e dall’altra parte gli omosessuali che la menano tanto tanto con le adozioni? a chi o a cosa serve tutta questa cacciara? Boh, non lo capisco. O meglio da una parte serve a wannabe paladini per accreditarsi politicamente contro chi sembra volere la compravendita libera di bambini, dall’altra a chi, urlando alla discriminazione, spera che alcuni capricci vengano trasformati in diritti (l’adozione non è un diritto, punto(2)). E le due opposte idiozie si sostengono a vicenda e rubano la piazza a tutti gli altri.

Sulla questione adozione omosessuale avevo scritto qui, mentre qui sulla questione “bambini oggetto”, inserisco i link per evitare di ripetermi.

(1) Allora in italiano il genere “maschile” ha assorbito il genere neutro, figlio quindi è un termine che può significare sia i figli maschi che le figlie. Trovo stupido lo scrivere in maniera politicamente corretta “adozione de* figli* de* compagn*, più che altro credo sia un patetico tentativo di neolingua.

(2) l’adozione è un sistema per porre il minore in una situazione migliore rispetto a quella cui ha avuto la sfortuna di trovarsi e non un diritto di chi che sia, coppia, single, etero o omo.

rialzarsi dal fango…

Stavo leggendo, e commentando, questo articolo su hookii: http://www.hookii.it/letica-di-vincere-161-2/:

(…)Un allenatore di una squadra femminile di basket di una scuola californiana è stato sospeso per due turni per mancanza di fair play, dopo che la sua squadra ha sconfitto le avversarie per 161-2. L’allenatore della squadra perdente ha commentato che le persone non dovrebbero sentirsi dispiaciute perché la sua squadra è stata messa in imbarazzo, ma per il team vincitore, perché non sta giocando nel modo giusto.

Articolo che ha risvegliato un paio di ricordi dell’adolescenza, dove eri tu quello che prendeva i cappotti solenni e venivi guardato una via di mezzo fra il compatito e lo schifato quando venivano fatte le squadre per giocare a pallone. Cappotti che però hanno insegnato che non basta solo l’impegno per garantire il risultato, che ti hanno insegnato, in maniera brutale, che se non hai la stoffa devi metterci molto del tuo per recuperare e, prima di raccontarti tante belle storielle autoassolutorie: gli accozzati, l’arbitro, saturno in quadratura con mercurio nella V casa devi pensare alle tue colpe e ai tuoi ammanchi.

Fa male? si è fottutamente doloroso rendersi conto che si sta strisciando nel fango. Però, però se riesci a stringere i denti e rialzarti dopo simili botte difficilmente botte più deboli ti manderanno al tappeto anzi, talvolta neppure ti rendi conto di averle parate o incassate… Crescere è anche questo.

Penso che l’allenatore delle sconfitte sta mettendo i semi delle prossime batoste: è duro dire alla propria squadra: “siete state delle pippe” però se uno non si rende conto di sbagliare o di far male mai migliorerà. La squadra vincitrice ha fatto bene a dare il massimo e dare una lezione di gioco e la squadra più scarsa deve fare tesoro della batosta, anche capire come e perché è arrivata a quel risultato, cosa è saltato: testa, cuore, nervi… Ma senza questa autocritica non si uscirà mai.

Oggi si cerca di evitare in ogni modo la sconfitta ai ragazzi e, nello sfortunato caso questa arrivi, si cercano un sacco di scuse per non dover ammettere: ho perso perché lui è meglio di me. Peccato che così facendo impedisci che i ragazzi imparino a gestire lo stress di una sconfitta, a non dare di matto ed a rialzarsi dal fango. Solo se finisci in mezzo al fango impari ad uscire dal fango. Ne ho visto ragazzi che non erano mai finiti in mezzo al fango, o meglio c’erano ma si cercava in tutti i modi di non farglielo notare: la colpa era del professore che “parlava strano” della professoressa che non capiva le potenzialità, e poi dopo una maturità regalata alla prima vera prova, l’ammissione ai corsi a numero chiuso, si rendevano conto di essere in mezzo al fango e, invece di attrezzarsi per uscirci, iniziava il piagnisteo(1)… poveri bambini incapaci di gestire lo stress di una sconfitta, e, non rendendosi conto delle proprie debolezze difficilmente saranno capaci, un domani, di vincere.

Siccome ho fatto un bel po’ di concorsi pubblici, scene isteriche di chi, invece di prendersela con la propria scarsa preparazione e chi non gli ha permesso di migliorarla, le vedevo puntualmente ogni volta che venivano pubblicati i risultati delle preselezioni.(2)

Se alla fine son riuscito a superare molte preselezioni forse è anche perché, ad ogni botta, ad ogni sconfitta, cercavo di capire dove e cosa avevo sbagliato, quali erano i buchi che dovevo colmare.  Ricordo che quando preparavo un concorso, abbastanza tosto, per entrare in un grosso ente pubblico, per cercare di migliorare l’inglese ascoltavo le canzoni in lingua originale e cercavo di capire il testo. I gruppi che ascoltavo di più erano i beatles e i queen. E c’è una canzone dei queen che spiega bene a cosa serva saper uscire dal fango.

I’ve paid my dues
Time after time
I’ve done my sentence
But committed no crime
And bad mistakes
I’ve made a few
I’ve had my share of sand
Kicked in my face
But I’ve come through

And we mean to go on and on and on and on
We are the champions – my friends

And we’ll keep on fighting
Till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
‘Cause we are the champions of the World

I’ve taken my bows
And my curtain calls
You brought me fame and fortune
And everything that goes with it
I thank you all
But it’s been no bed of roses
No pleasure cruise
I consider it a challenge before
The whole human race
And I ain’t gonna lose

And we mean to go on and on and on and on

We are the champions – my friends
And we’ll keep on fighting
Till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
‘Cause we are the champions of the World

We are the champions – my friends
And we’ll keep on fighting
Till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
‘Cause we are the champions

(1) L’evergreen: all’esame passano solo gli accozzati, i test non valutano le attitudini…

(2) La preselezione a correzione ottica è il killer dei concorsi. Spazza via il 99% di farlocchi.

(3)Sì, qualche concorso pubblico son pure riuscito a vincerlo.

Adozioni e omosessuali, facciamo chiarezza

Personalmente credo che difendere una causa, che può essere anche giusta e condivisibile, dicendo troppe balle o lanciandosi in troppe libere interpretazioni sia, alla lunga, alquanto controproducente.

Controproducente perché quando i nodi vengono al pettine le troppe “libertà” possono inficiare tutti gli argomenti, anche i più sensati e fondati, a favore della causa. Come dire: se Tizio viene riconosciuto come bugiardo d’istinto si tenderà a diffidare di qualsiasi affermazione fatta da Tizio per quanto corretta e sensata possa apparire.

Uno degli argomenti a favore del matrimonio (e dell’adozione) omosessuale riguarda la gestione degli eventuali orfani.

Una delle storie tirate fuori più frequentemente è che se Tizio e Caio vivono assieme e Tizio muore, Sempronio il figlio di Tizio, ma non del compagno Caio, verrà messo in istituto o dichiarato adottabile perché Caio è legalmente un estraneo per Sempronio.

La storia è verosimile e vera solamente in parte. In primo luogo l’adozione non è un diritto della coppia o della persona ma è un sistema per mettere un minore in situazione di disagio, od orfano, in una situazione migliore. E spesso la soluzione migliore per un minore, non neonato, è l’essere affidato a qualche adulto che fa parte della familiarità del minore, una parente, un amico dei genitori, i nonni. E la ratio di ciò è il non costringere il minore a non cambiare ambiente cui è già inserito.

Ciò è previsto dalla legge in quanto in tali casi è possibile l’impiego della così detta adozione non legittimante, ovvero il minore non tronca con la famiglia d’origine, semplicemente viene affidato ad un adulto che viene nominato suo tutore. (art. 44 della Legge sull’adozione (n. 184/1983))

La legge prevede esplicitamente all’articolo 44

44. 1. I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell’articolo 7:
a) da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre; (…)
3. Nei casi di cui alle lettere a), c), e d) del comma 1 l‘adozione è consentita, oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato. Se l’adottante è persona coniugata e non separata, l’adozione può essere tuttavia disposta solo a seguito di richiesta da parte di entrambi i coniugi.

Direi quindi che l’essere omosessuali e l’avere un rapporto stabile e duraturo con il minore e con il suo genitore biologico permette, ai sensi della legge sulle adozioni sopra citata, al coniuge del genitore biologico, nel caso di assenza o indegnità dell’altro genitore biologico, l’adozione, non legittimante, del minore.

che per inciso è anche l’adozione che viene usata nel caso in cui il coniuge voglia adottare i figli dell’altro coniuge.

Quindi perché impietosire la gente raccontando storie strappalacrime di minori, che alla morte del genitore vengono piazzati in istituto e poi messi a spalare carbone per 16 ore al giorno? Perché non chiedere il rispetto della norma sulle adozioni e che, in caso di convivenza come è giusto che sia, venga valutato se sia opportuno far rimanere il minore con un adulto con cui ha avuto un preesistente rapporto stabile e duraturo? Ciò che si chiede è banalmente il rispetto della legge e del suo spirito.

Raccontare storie romanzate strappalacrime non serve, al più servirebbe chiedere che i servizi sociali e la magistratura minorile svolga bene il suo lavoro.

Già che ci siamo parliamo anche dell’altro tipo di adozione: quella legittimante, il minore diventa in tutto e per tutto figlio dei nuovi genitori troncando con la famiglia d’origine.

Fermo restando che l’adozione è un sistema per porre il minore in una situazione migliore rispetto a quella cui ha avuto la sfortuna di trovarsi e non un diritto delle coppie sposate, vediamo i due casi:

Minori italiani adottabili: il loro numero è talmente ridotto rispetto al numero di coppie potenzialmente adottabili che il problema: o coppia omosessuale o istituto praticamente non si pone.

Adozioni internazionali: la situazione è complicata in quanto occorre sia l’approvazione del tribunale dei minori italiano che il nulla osta dello stato estero, e lo stato estero potrebbe vietare l’adozione a single od omosessuali. Non è solo una questione di legislazione italiana e di ciò che essa permette.

Ecco perché riguardo alla questione matrimonio civile per gli omosessuali la questione adozione è secondaria e per di più viene, imho, anche affrontata male rendendola un punto fermo quando invece è un dettaglio.

Un pezzo magistrale di mattia butta

fonte: http://www.butta.org/?p=16522

Spendo ancora due parole sul diritto d’espressione per essere quel cicinin più chiaro.

Un paese democratico funziona così: chiunque ha la libertà di esprimere liberamente il proprio pensiero, la gente ascolta (?), riflette (??) e poi decide da che parte stare.

Se tu ritieni che una persona dica una stupidaggine non gli tappi la bocca, ma dici perché secondo te è una stupidaggine.
Perché tappare la bocca è il modo con cui si mette freno alle stupidaggini in un regime, mentre il metodo che usa la democrazia è dare libertà a tutti di esprimersi, così che chiunque possa smontare la stupidaggine.

(…)

Per questo la legge mancino e la pdl scalfarotto sono abomini degni di un regime e non di uno Stato democratico. Oggi ti vietano di esprimere idee razziste o contro una religione (a proposito, se io fondo la religione dei carnivori poi posso chiedere che tutti i vegani vengano messi al gabbio? no, giusto per far capire come sono idiote certe leggi). Domani ti vietano di esprimerti contro il matrimonio ghei. Dopodomani?

State dunque attenti a chi propone di tappare la bocca al vostro nemico per non farvi più sentire quello che non vi piace sentire. Dovete aver paura di gente così, dovete scappare da chi vi offre questa opzione.
Vi sta mettendo in gabbia, perché se accettate che oggi sia vietato esprimere un’opinione a voi avversa domani potrebbe arrivare qualcuno per cui l’opinione da vietare è la vostra.

(…)

Non avrei saputo esprimere meglio perché fra bigotti liberali e non violenti e  fascisti truccati da progressisti che in nome di un non meglio precisato bene comune pretendono di sostituirsi alla legge, preferisco i primi.

pensiero sull’omofobia

Riccardo R***• 19 minuti fa
Detesto la parola “omofobia”. Qui non c’è nessuno che ha “paura” degli omosessuali.
Il matrimonio non è un “diritto umano” proprio dell’individuo, come il diritto alla vita, alla salute ecc. Nessuno vuole vietare a nessuno di vivere insieme a una persona.
Il matrimonio è un “diritto civile”, ovvero qualcosa che una società ritiene che meriti una tutela o un ordinamento e che quindi la istituzionalizza e la norma. Il fatto che un’unione non sia istituzionalizzata non significa che sia vietata. Per lo stato non esistono le amicizie, ciò non vuol dire che non si debbano avere amici.
Chi decide cosa debba e cosa non debba essere istituzionalizzato? La società, il sentire comune. Per questo credo che, come ha scritto ligabo, ci vorrebbe un referendum per tagliare la testa al toro.
Ma anche questo dovrebbe essere vissuto con serenità, perchè qualunque sia l’esito, questo non determinerebbe la presenza o meno di un divieto a fare qualcosa, ma la semplice istituzionalizzazione di quella cosa.
Il matrimonio dovrebbe essere visto come il diritto di voto; in nessuno stato esiste i suffragio universale: i minorenni non possono votare! E’ questo un motivo per essere tacciati di “pedofobia”, di lesione dei diritti dei minori? Certo che no. Chi stabilisce la maggiore età? La società, il sentire comune, che istituzionalizza l’età in cui un individuo può generalmente ritenersi in grado di fare una scelta politica, di guidare un auto, di rispondere penalmente delle sue azioni. A quanti anni corrisponde? 21? 18? 16? Chi può dirlo. Si vota e si vede. Senza che qualcuno debba essere accusato di discriminare i 16enni se si pensa che la maggiore età vada benissimo a 18 o debba essere alzata a 21.
Penso che la questione “matrimoni gay” andrebbe affrontata in questo modo.
da: https://disqus.com/home/discussion/fattoquotidiano/matrimoni_gay_piu_che_le_sentinelle_in_piedi_contesterei_il_governo#comment-1623662919

Molto condivisibile e chiarisce la differenza fra diritto umano (o diritto intrinseco della persona, vita, salute, libertà di espressione…) e diritto sociale (o diritto che la società riconosce a certi suoi individui, matrimonio, voto…)

la migliore risposta alle sentinelle in piedi…

Una sana perculata come quella svolta da Giampietro Bellotti

grande-dittatore-si-traveste-contro-protesta-protesta-bergamo-giampietro-belotti
che fa da sentinella in piedi vestita con lo stesso costume de “il grande dittatore” di charlie chaplin. Mettendoli in maniera pacifica e non violenta alla berlina. Anni luce avanti rispetto alle solite, ritrite, azioni da opliti del bene contro tutte le discriminazioni dei centri sociali e i mille distinguo della comunità omosessuale per cercare di essere contemporaneamente per la libertà di pensiero e contro le sentinelle in piedi.

Spiace che sia stato arrestato per apologia di fascismo, c’è da augurarsi che la sua azione finisca con un nulla di fatto dal punto di vista penale anche se vista la magistratura italiana non si può mai sapere.