La situazione al parlamento

Grazie alla prodigiosa macchina della giustizia italiana abbiamo a disposizione una intercettazione supersegreta sulle trattative per l’elezione del nuovo presidente della repubblica.

https://youmedia.fanpage.it/video/ab/U5MzsuSwfLxAR-n4

Dica lei crede agli ufo, alle proiezioni astrali, alla telepatia, crede la ESP, alla chiaroveggenza, alla fotografia spiritica, alla telecinesi, ai medium scriventi e non scriventi, al mostro di Loch Ness, e alla teoria sull’Atlantide?
Beh se c’è lo stipendio fisso, io, credo in tutto quello che dice.


Una donna al quirinale

Devo dire che se c’è una categoria che poi ne uscirà con le ossa rotte dalle gare di masturbazione mentale “una donna al quirinale” è proprio la categoria delle donne. Perché non si discute che al quirinale vada una persona con competenza, esperienza politica, capacità politica. No, l’unica cosa fondamentale è che abbia le tette poi tutto il resto è superfluo.

Vedo poche cose più sessiste dello scegliere una persona solo per i suoi genitali mandando tutto il resto in secondo piano, Alla fine la persona sparisce come individuo e rimane solo come rappresentante, stereotipato, del gruppo cui appartiene.

Buffo che questi disastri li facciano soprattutto quelli che, a parole, si dicono contro il pensare per stereotipi…

Sui linguaggi di programmazione

Devo dire un articolo abbastanza ben fatto di wired che nonostante qualche cavolata fa ben capire due cose:

  1. Cos’è e a cosa serve un linguaggio di programmazione
  2. Che non esiste il linguaggio assoluto e che parlare del linguaggio più figo del momento come di esso è un errore

E soprattutto che l’informatico, il programmatore deve saper “programmare” e “programmare” non significa solo conoscere a menadito la sintassi del linguaggio superfigo del momento. In conclusione è descritto anche il modo più efficace per insegnare la programmazione.

Sorgente: Cobol e gli altri dinosauri dell’informatica che ancora si aggirano nei nostri computer | Wired Italia

I linguaggi di programmazione sono lo strumento con il quale i programmatori traducono gli algoritmi in una serie di istruzioni che il computer può eseguire. Ne esistono tantissimi: l’History of Programming Languages (Hopl) ne ha documentati quasi novemila, di cui una cinquantina i più importanti. Ma, come per le lingue umane, sono teoricamente infiniti. Il modello mentale “sbagliato” che però spesso ci portiamo dietro è che i linguaggi di programmazione migliorino con il passare del tempo e delle generazioni. In realtà, le cose non stanno assolutamente così.

“Ci sono due aspetti da capire – dice Matteo Pradella, che insegna linguaggi di programmazione al Politecnico di Milano -. Il primo è capire a che cosa serve un determinato linguaggio. Perché linguaggi diversi fanno cose diverse, anche se ci sono stati vari tentativi nel corso del tempo per creare un linguaggio “definitivo” buono per tutti gli usi: dallo storico PL/I di Ibm [pdf, ndr] all’ambizioso Ada creato dalla Darpa. E tutti però hanno fallito”. (…)

“A cosa serve” un linguaggio vuol dire chiedersi che potenza espressiva ha, cioè la sua comodità e predisposizione a fare meglio una determinata cosa rispetto a un’altra. Tuttavia, i linguaggi di programmazione sono “Turing-completi” (vedi più avanti) e quindi capaci di implementare qualsiasi algoritmo. Solo ad alcuni determinati algoritmi vengono più facili che altri.

Il secondo aspetto è relativo al livello di astrazione a cui il linguaggio si pone, osserva Pradella: “C’è uno spettro di linguaggi, quelli più vicini al modo con il quale lavora la macchina e quelli più vicini a come ci esprimiamo noi: si dice cioè di basso o alto livello. Quelli di basso livello sono più efficienti, perché puoi fare più cose ma vanno conosciuti bene, sono molto verbosi e difficili da programmare perché il livello di astrazione non è molto alto. Invece, man mano che ci avviciniamo a linguaggi più comprensibili, diventa più facile scrivere il codice ma più difficile controllarlo: la distanza dalla macchina è molta e il controllo di conseguenza diventa molto poco”. (…)

“Ci si dimentica spesso – mi dice Pradella – che i linguaggi di programmazione hanno una parte sociale importante. Creano anche degli appassionati che si innamorano di una determinata scelta e poi cercano di trovare a posteriori motivi tecnici per cui quel particolare linguaggio “è meglio” di un altro”.

Insomma, anche gli informatici e gli studiosi delle università si lasciano prendere dai differenti approccio, dalla moda, dal marketing. “È stato il caso di quando Sun Microsystems, oggi assorbita dalla Oracle di Larry Ellison, ha creato Java – dice Pradella – investendo moltissimo nel marketing per “vendere” il suo linguaggio”. Risultato? Tifosi e partigiani di un linguaggio rispetto all’altro. Come per esempio il linguaggio C, creato nel 1972-1973 da Dennis Ritchie, uno dei padri di Unix, per programmare le utility necessarie al funzionamento del sistema operativo che è l’antenato di Linux, è alla base di macOS e fa girare buona parte di internet. Chiedere se è meglio il C o C++ è come parlare di guelfi e ghibellini nella Firenze di Dante Alighieri.

“Invece, secondo me – dice Pradella – un informatico dovrebbe essere uno che non è legato a dei linguaggi in particolare, ma dovrebbe essere abbastanza flessibile da cambiarli senza problemi. Anziché focalizzare sullo studio di uno molto popolare, come Java, al mio corso copro linguaggi accademici o relativamente poco usati, però ottimi rappresentanti del proprio paradigma di programmazione. Il mio obiettivo, più che far imparare questo o quel linguaggio, è far capire i concetti che ciascuno porta avanti”.

Il consenso informato

Cos’è a e a cosa serve il consenso informato.

Lo spiega abbastanza bene S. Di Grazia in un thread su twitter.

[Thread] [1] La profonda ignoranza (e pure malafede) di avvoltoi della salute sparge spesso una bufala: il consenso informato come “liberatoria” per chi somministra il vaccino. “Così si scaricano le responsabilità!”, “così se succede qualcosa nessuno li tocca”. È una falsità.

[2] Il “consenso informato” è garanzia per il paziente. Esiste per legge (L. 219/2017) e nessuno può essere sottoposto a trattamento medico senza. Serve proprio a ottenere due risultati: informazione chiara al paziente assicurandosi che egli sia d’accordo con quell’intervento.

[3] Non per niente è una procedura che va fatta per ogni atto medico: un intervento chirurgico, una terapia o un esame invasivo, qualsiasi cosa preveda atti sanitari. Per questo è una protezione per il paziente. Si è sicuri che questo sia d’accordo e lo sia perché consapevole.

[4] Anzi, procedere con la cura o l’atto medico senza ottenere consenso è reato, nei casi minori solo contro la deontologia medica. Chiederlo è sancire l’alleanza tra medico e paziente. Non chiederlo è rendere passivo il paziente, che subisce la procedura senza voce in capitolo.

[5] Tutti gli atti medici prevedono firma del consenso informato. Persino ciò che invade la privacy. Sapete che chi prescrive omeopatia dovrebbe chiedere il consenso dove spiega che si tratta di una cura senza basi scientifiche? Non lo fa nessuno ed è contro la deontologia.

[6] Firmare il consenso informato protegge il paziente, non il medico o il sanitario. Un errore nella procedura resta un errore, così come una dimenticanza o un passaggio non previsto nel consenso resta un errore e nessun medico è protetto da un errore, specie se consapevole.

[7] Questo succede anche per il vaccino per Covid. Il cittadino firma un foglio nel quale si dice “sono d’accordo con la vaccinazione, sono stato informato chiaramente e la faccio volontariamente”.
https://prenotazionevaccinicovid.regione.lombardia.it/pdf/Modulo_Consenso_Informato%20Anti-Covid%20Minorenni%20Lombardia.pdf

[8] E se il sanitario non ti informa chiaramente, è sbrigativo o non dice nulla? Non si dovrebbe firmare. Bisogna essere comprensivi e capire che non si può fare una lezione di immunologia in pochi minuti ma il paziente ha PIENO diritto di ricevere ogni informazione. Per legge.

[9] Diffidate quindi da chi dice che il consenso sarebbe una liberatoria o uno “scarico di responsabilità”, semplicemente non è vero. È una bugia che spesso rientra nell’operazione ormai diffusa di rendere il cittadino confuso, dubbioso e pauroso. Chi lo dice sta mentendo. [FINE]

Relativo e assoluto

Il tuo è un rosso relativo senza macchia d’amore

Stavo vedendo le ultime infografiche pubblicate dai giornali sulla vicenda covid e rilanciate su faccialibro. Devo dire che in non pochi casi ho notato poca accuratezza nei grafici ovvero non veniva scritto chiaro ed esplicito se si parlava di valori assoluti o di valori relativi. Questo può far aumentare un bel po’ la confusione visto che può capitare che ad un basso valore assoluto può corrispondere un alto valore relativo e viceversa. E noto tristemente che molti confondono ancora questi due valori.

Tanto per fare un esempio chiaro: il pil del 2019, la ricchezza globale prodotta da una nazione, del principato di monaco era di 7,424 miliardi USD mentre quello dell’algeria stesso anno di 171,2 miliardi USD (2019) (fonte google). E allora perché sulle coste italiane sbarcano tanti migranti algerini mentre non siamo presi d’assalto da monegaschi in liguria? Eppure il principato di monaco è più povero, produce meno ricchezza dell’algeria (o libia, tunisia, egitto, senegal, nigeria…)

La risposta è semplice: se consideriamo la ricchezza globale è scontato, o quasi, che una nazione popolosa come l’algeria produca più ricchezza complessiva rispetto ad una città stato come Monaco. Se invece andiamo a vedere il pil pro capite, la ricchezza prodotta per persona, l’arcano viene svelato: il pil pro capite, la ricchezza media prodotta da una persona residente, di monaco è di 190.512,74 USD (2019), quello algerino è di 3.975,51 USD (2019) (sempre fonte google). Chi è più probabile che “fugga dalla povertà”?

L’errore che viene fatto da molti è confondere i valori assoluti con il “pro capite”, i valori relativi. Per dire è lo stesso errore che compie la Murgiə quando dice che delinquono più gli italiani rispetto ai migranti, giusto, vero, come è vero che il pil algerino è più alto di quello monegasco. E come nel caso del pil se invece si considera il dato relativo la situazione si ribalta alquanto.

Stessa cosa per la questione se i vaccinati siano più a rischio di finire in terapia intensiva e se queste ultime siano saturate più da vaccinati che da non vaccinati. La risposta non è molto semplice servirebbero dati dettagliati sul rischio ma si può studiare un modello semplificato(1). I dati dicono che un vaccinato ha minore probabilità (nota bene minore probabilità non che è sicuramente immune) di finire all’ospedale rispetto ad un non vaccinato, di contro è vaccinata con almeno una dose più dell’85% della popolazione.

E la domanda da porsi è, quel 15% ad alto rischio può saturare tutto? Io non son capace di rispondere perché non ho abbastanza dati e quindi non posso fare i calcoli precisi, devo dire che mi piacerebbe vedere i dati e i conteggi; ad esempio abbiamo N posti in terapia, V vaccinati di cui mediamente ci finiranno V1 persone e Z non vaccinati di cui finiranno in TI Z1 persone. Come è N rispetto a (Z1+V1)? Invece, come al solito e in maniera sconfortante, si va avanti a colpi di slogan e dagli all’untore del momento. Perché stringi stringi è il confronto di X con (Z1+V1) che serve a giustificare la stretta, con l’obbligo quella somma di quanto si riduce(2)? Il gioco vale la candela?. Questo giochetto può funzionare anche al passato. Il GP quanto ha funzionato per ridurre Z? l’incremento di vaccinazioni dovuto al ricatto è servito oppure no?

Son ragionamenti imho non troppo complessi(3), peccato che i media più che informare stiano continuamente a fare cherry picking dei dati che dimostrano le loro tesi preconfezionate e spesso li facciano anche colpevolmente fraintendere.

(1) Bisognerebbe dettagliare meglio il rischio per categorie di persone, pesare per la loro numerosità e poi fare le valutazioni. Vax/No Vax è insufficiente per previsioni precise. Il modello serve solo per avere un’idea.
(2) Serve valutare la somma perché se riduci il numero di non vaccinati Z ovviamente aumenta il numero di vaccinati V.
(3) Preciso il ragionamento è semplice, il complesso è ricavare i dati da cui partire. L’iss e il CTS li hanno, ma son dati che per loro natura non vengono divulgati.

Boycott nuke…

Voglio l’erba voglio, voglio avere un quadrifoglio
Da trovare sul mio prato di moquette
Voglio trascinare Ornella Muti sotto un plaid
Voglio entrare al primo posto in Hit Parade

Caso capitato personalmente; in paese vogliono installare una nuova antenna per la rete radiocellulare dell’operatore X. Grandi proteste, i social inondati dalla solita fuffa contro le onde elettromagnetiche, il 5g, moriremo tutti, nessuno pensa ai pampini etc. etc.

Qualcuno ha il buon senso di osservare che se l’operatore X vuole piazzare una antenna è perché ha molti clienti e quindi occorre usare una nuova antenna per gestirli, quindi se non si vuole l’antenna basta cambiare operatore o smettere di lagnarsi che il segnale è basso. Seguì un teatro dell’assurdo dove alcuni cercavano di dimostrare contemporaneamente che le radiazioni dei cellulari erano nocive, che le antenne emanavano onde peggio del reattore di Chernobyl e che X doveva risolvere il problema della sua rete lenta e i cellulari con lui prendevano con difficoltà. In pratica: “voglio il cellulare con 5 tacche ma non voglio antenne vicino.”

Per il nucleare sto vedendo la stessa pantomima; molti si stanno scagliando contro la cattiva comunità europea che propone il nucleare per la transizione verde invece di investire in fabbriche cinesi di tartine, importare tonnellate di burro africano e gatti vegan equosolidali cruelity free no ogm allevati dagli indios dell’amazzonia. Però pochi, o nessuno, in italia sta proponendo quello che il mio compaesano propose: “se non vuoi l’antenna del gestore X allora o smetti di protestare che il segnale è basso o disdici il contratto con X e cambi gestore.” Perchè nessuno ha proposto di smettere di comprare la corrente elettrica prodotta dai francesi con il nucleare?

Risposta banale: sarebbe un suicidio economico, le bollette schizzerebbero in alto a tal punto che chi avesse proposto questa genialata sarebbe finito inseguito con pale e forconi alla seconda bolletta “monstre”. Si limitano a proteste “di facciata”, per il momento ho sentito tanto bla bla bla contro il nucleare ma nessuno che abbia ancora proposto un serio boicottaggio verso tale fonte. Anche perché il caso di studio della germania, per quanto si cerchi di nascondelo, è semplice: per arruffianarsi i verdi Angela aveva deciso di smettere con il nucleare e puntare sul green. Risultato? tanto carbone in più bruciato. Facendo un paragone con l’informatica mi viene in mente il caso di Monaco e della tentata migrazione all’open source. Migrazione fatta più per motivi ideologici che dietro robuste motivazioni tecniche. Un fiasco che non ha fatto altro che bruciare risorse e viene mostrato tutte le volte che qualche “genio” tira fuori l’idea di una migrazione verso linux. In comune i due fatti hanno che le decisioni son state prese non sulla base di serie analisi tecniche ingegneristiche ma sull’onda della demagogia e degli slogan.

Penso quindi che i politici in italia si limiteranno a “deplorare” a far finta di lottare strenuamente contro il nucleare ma, sotto sotto, sosterranno la francia e, di certo, non cominceranno il boicottaggio del suo nucleare. Non son così imbecilli da farla così clamorosa(1) faranno solo facciata.

A margine, fa ridere che l’ala fino a ieri europeista qualunque cosa decidesse l’europa era bella buona giusta e sacrosanta, chiunque osasse solo dubitare poco poco era un sovranista nazipedosatanista adesso stia tirando fuori gli stessi slogan usati dai sovranisti fino all’anno scorso.


(1) Conte nella gestione della pandemia fece qualche stronzata di troppo, invece di cercare di gestirla ha pensato solo a mangiare e piazzare clientele in ogni dove. E, tranne gli importatori di banchi a rotelle, le altre sue truppe, fedelissime fino a ieri, arrivato Draghi sgomitarono per andare in prima fila a sputargli addosso.

Un thread interessante di fisicoperaria riguardo agli articoli nelle riviste scientifiche e la loro attendibilità.

Riporto qui un thread molto interessante pubblicato su twitter da “fisicoperaria” riguardo agli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche e sull’uso che ne viene fatto. Il fatto che un articolo sia stato pubblicato significa poco, molto dipende prima di tutto dall’affidabilità della rivista, the lancet è un pelino più affidabile di “omeopatia oggi”, e da quanto l’articolo viene considerato attendibile dalla comunità scientifica.

Non son rari i casi di articoli poi ritirati dalla rivista vuoi per gravi errori metodologici vuoi perché truffe belle e buone, un esempio su tutti l’articolo su autismo e vaccini.

Quindi occorre tenere gli occhi aperti anche quando viene detto che “la tesi è sostenuta dall’articolo X pubblicato sulla rivista Y”.

Sorgente: Thread by @fisicoperaria on Thread Reader App – Thread Reader App

Voglio fare un commento sulle discussioni del tipo “questo articolo è pubblicato sulla rivista scientifica X, mica su Topolino!”. La pubblicazione di un articolo su una rivista scientifica *non* garantisce l’accuratezza dello studio. Un esempio lampante. #StorieDiRicerca 1/8 
I fisici conoscono bene il caso di Jan Hendrik Schön, un fisico che studiava i transistor molecolari e i superconduttori. Nei primi anni 2000 rilevò scoperte incredibili a riguardo, come la superconduttività in un film di polimeri, un concetto rivoluzionario all’epoca. 2/8 
Peccato che con il tempo i vari ricercatori trovarono dati conflittuali: in particolare difficoltà a replicare gli esperimenti e che alcuni dati sembravano duplicati. Vennero istituite delle commissioni d’inchiesta che trovarono dati negli articoli falsificati o manipolati. 3/8 
Risultato? Molti articoli vennero ritirati. 9 su Science, 7 su Nature e 6 su Physical Review, una delle più importanti riviste di fisica. E sono tutte riviste ben note, le prime due anche al pubblico generalista. Qui un esempio di articolo ritirato nature.com/articles/35106… 4/8 

E questo fatto riguardava scienze dure, dove è abbastanza semplice trovare dati falsificati (banalmente, non riesci a replicare gli esperimenti). Un altro caso famoso è quello di Wakefield, colui che aveva portato dati sulla possibile correlazione tra vaccini e autismo. 5/8 
Considerazione finale: per chi non è del settore, consiglio sempre di stare attenti a condividere un articolo e ritenerlo valido solo perché è pubblicato su una certa rivista. Meglio sempre leggerlo nel dettaglio e valutare attentamente di cosa parla senza preconcetti. 8/8 

Sulla nuova regola di faccialibro

Su FB girano messaggi deliranti come quello di sotto. Utili per individuare i profili dei copiaincollatori compulsivi e bloccarli inappellabilmente (o in alternativa contattarli per proporgli l’acquisto di un nuraghe seminuovo).

Domani inizia la nuova regola Facebook/Meta dove le tue foto possono essere usate.

E se non le usano fino a ieri come facevano a pubblicarle? Le usavano, in outsorcing, gli elfi domestici di Hogwarts?

Non dimenticate che la scadenza è oggi!!! Può essere usato nei contenziosi contro di te. Tutto ciò che pubblicherai sarà reso pubblico da oggi – compresi i messaggi. Non ti costa niente di più di un semplice copia e incolla. Meglio prevenire in anticipo che intrecci legali e scuse dopo.

Tutto ciò che pubblici su facebook (con accesso libero a tutti magari) è pubblico. Questi vanno ad imparare la logica ad Aristotele accidenti.

“Non autorizzo Facebook / Meta o nessuna delle organizzazioni legate a Facebook/Meta a usare le mie immagini, informazioni, messaggi o post, né in passato né in futuro.

Basta cancellarsi, non dargliere e non scriverle, semplice no?

Con questo comunicato comunico su Facebook/Meta che è severamente vietato copiare, notificare o intraprendere qualsiasi altra mia azione in base a questo profilo e/o ai suoi contenuti. I contenuti di questo profilo sono informazioni private e riservate.

Pubblichi “tu” informazioni private e riservate e personali e poi vieti che le informazioni che tu pubblichi vengano elaborate da FB e da altri?  Seriamente mi viene da pensare al solito caso in cui chi è responsabile della cazzata fatta da Tizio non è Tizio ma Caio e Sempronio che non gli hanno impedito di farla. Sarebbe buffo far girare una bufala ove, per non diffondere il post (pubblico) occorre mettere il tag #riservatopersonale. Ci sarà da divertirsi.

La violazione della privacy può essere punita dalla legge: Facebook/Meta è ora un’istituzione pubblica”

Istruzione è…

Buseca ن!

L’istruzione non è memorizzare che Hitler ha ucciso 6 milioni di ebrei.
L’istruzione è capire come è stato possibile che milioni di tedeschi comuni fossero convinti che fosse necessario farlo.
L’istruzione è anche imparare a riconoscere i segni della storia quando si ripete.

attribuita a Noam Chomsky

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