ho visto cose…

#cinerimborsi
Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
bonifici in fiamme al largo dei bastioni di Russeau,
Raggi V balenare nel buio vicino alle porte di Roma.
Ma i miei soldi non andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di stornare. »

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L’hashtag #cinerimborsi è stato lanciato per perculare la vicenda dei rimborsi dei grillini, prendendoli in giro con nomi di film modificati. Ha dimostrato, ancora l’estrema efficacia del colpo dei mille perculamenti di Hokuto. Infatti i pochi tentativi di rispondere, le solite variazioni sul tema: “e allora il PD?” son stati travolti da un onda di pernacchie e perculate. Qui un articolo di ADN Kronos.

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Parliamo un poco delle cause del razzismo…

Su FB un mio contatto ha condiviso questo articolo che tratta di una “caccia al sardo avvenuta nel 1911 nel comune di Itri all’epoca provincia di Caserta e ora provincia di Latina. L’ho trovato molto interessante perché, come prima cosa mostra che la “caccia al diverso” è un vizio vecchio quanto il mondo, e secondariamente perché fa capire alcune dinamiche che portano al “dagli allo straniero” ed al “razzismo”. Grassetti miei.

fonte:http://www.nuorooggi.it/n_archivio/articolo_detail.asp?CODICE=r614

Fuori i Sardegnoli – Il Massacro di Itri

Grazie al prezioso lavoro dello storico Professor Tonino Budruni che ha ricostruito minuziosamente nella «Rivista della Sardegna» Ichnusa n.10, maggio/giugno, anno 5 del 1986, oggi siamo a conoscenza dei «Giorni del massacro ».

Era il 1911, anno in cui molti sardi riponevano nell’emigrazione la speranza di una vita migliore, la quale palpitava, fiduciosa e intrepida, sul posto di lavoro. Tuttavia, nel luglio di quell’anno per quattrocento figli della Sardegna, il sogno si frantumò nel suolo italico in una realtà di persecuzione e d’orrore. Essere sardo e per questo pagarne il prezzo, subirne il razzismo di persona, sperimentarlo sulla propria pelle fu un’esperienza, purtroppo, di molti di questi nostri conterranei. Nella storia che segue vedremo la xenofobia antisarda manifestarsi in tutta la sua animale violenza contro quei lavoratori «diversi».

Erano anni di progresso tecnologico in cui la ferrovia ne rispecchiava il mito, attraversandone l’Italia. A costruire le migliaia di chilometri di linee ferroviarie, altrettante migliaia di braccia. E fu così che circa mille sardi, quasi tutti minatori del sud Sardegna, furono impiegati per la costruzione della linea Roma – Napoli. Assumere sardi era allora conveniente, poiché lavoravano sodo, in cambio, a parità di mansione, di un salario inferiore a quello degli operai continentali, loro colleghi. Quattrocento operai isolani, furono, quindi, stanziati temporaneamente nel comune di Itri, all’epoca in provincia di Caserta e oggi di Latina, ossia nella cosiddetta: «Terra di lavoro».

(…)

Il sardo era conveniente perché accettavano, a parità di mansione un salario inferiore a quello degli operai continentali. Questo, lavoratori “stranieri” che accettavano condizioni peggiori di quelli autoctoni è stato, guarda caso anche un motivo per l’analogo “razzismo” dei belgi nei confronti degli italiani impiegati nelle miniere a seguito dell’accordo “carbone – lavoro”. Infatti un minatore italiano all’azienda costava, a parità di rendimento, molto di meno. Le norme di sicurezza obbligatorie per i minatori belgi non erano obbligatorie per i minatori italiani e che la paga di un italiano era minore di quella di un belga.

In pratica i sardi nel 1911 a Caserta e gli italiani in Belgio erano, “letteralmente”, schiavi anche se non avevano le catene e non cantavano i gospel. E gli schiavi chi danneggiavano di più? Non di certo i padroni che sfruttavano quanto le persone cui “rubavano” il lavoro, ovvero gli autoctoni mandati “fuori mercato” dagli schiavi. E il malumore verso chi rubava il lavoro era comprensibile1. Io non lavoro perché un’altro mi fa concorrenza al ribasso accettando condizioni molto peggiori e vanificando le mie “lotte” per strappare un contratto migliore.

Gli abitanti di Itri, però, fomentati e spalleggiati indirettamente dai mass – media italiani che descrivevano i sardi come una «razza inferiore e delinquente per natura», sollevavano pregiudizi razzisti contro i sardi. A servirsi di questa opinione diffusa e consolidata in una costante tensione sociale fu la camorra, nel momento in cui la sua autorità fu sconfitta dagli involontari rappresentanti del Popolo Sardo, la quale riuscì a trasformare tale convinzione in sentimento di odio sanguinario antisardo.

I sardi stavano facendo concorrenza sleale, bisogna avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Non che fossero più capaci o più competenti della media ma, come scritto sopra, “accettavano retribuzioni minori”. Immaginiamo due ristoratori: Onestio e Furbonio. Onestio rispetta tutte le norme sanitarie e paga tutte le tasse e le imposte. Furbonio evade allegramente e se ne frega delle norme igenico-sanitarie. Furbonio riesce a fare prezzi bassissimi rispetto a quelli che fa Onestio, o se si preferisce, a lavorare con margini molto più alti rispetto ad Onestio. Onestio ha motivi per risentirsi del comportamento di Furbonio?  Se Onestio si risente è solo perché è razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia? E come pensate che reagirà Onestio se, alle sue giuste rimostranze o alla richiesta che i controlli, obbligatori, siano fatti anche nel ristorante di Furbonio, venisse risposto: “dici così solo perché sei razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia”? Il fatto che poi Onestio finirà a supportare e votare per chi urla “a mare i Furboni” non mi stupirebbe affatto.

Chi condanna il razzismo spesso vede solo il risentimento ma non pensa per niente a quello che tale risentimento ha causato, anzi con una perversa inversione di causa ed effetto spaccia il risentimento per colpa del razzismo e non viceversa. Questo modo di comportarsi porta spesso a tentare di disinnescare il razzismo con l’ipocrisia: “dici questo solo perché sei razzista”, idea intelligente quanto il voler spegnere un fuoco con la benzina. Per disinnescare il razzismo le deplorazioni servono poco; quello che serve è neutralizzare la causa scatenante del razzismo. In quel caso il fatto che i sardi si accontentassero di meno soldi e meno diritti. Cosa sarebbe successo se i “padroni” fossero stati costretti a pagare gli operai, a parità di mansione, con lo stesso stipendio? Probabilmente non ci sarebbe stata la caccia al sardo “rubalavoro”. Idem per il belgio; uno che accetta una paga minore e che accetta anche condizioni di sicurezza peggiori è uno che mette a rischio anche te.


  1. faccio notare che il capire le cause di un fenomeno non significa affatto giustificarlo. Putroppo “comprensione” è un’altra di quelle parole snaturate da un pessimo giornalismo. 

QUEGLI STRAMALEDETTI VESCOVI CHE COPRONO GLI ABUSI SESSUALI

Anche io ho alcuni contatti su FB che, ad ogni notizia di abusi che riguardano le chiese cristiane, non solo quella cattolica, non fanno altro che fare ironia sui preti inchiappetta bimbi e sostenere che tutto è marcio. Adesso aspetto ma credo che su questa vicenda terranno un imbarazzato silenzio, come d’altronde già capitato quando l’orco non era un prete ma un banale insegnante.

ilblogdibarbara

Come? Non sono vescovi? Ah… beh… cioè…

Scandalo Oxfam, nuove accuse al numero uno: “Sapeva di molestie ma non intervenne”

(reuters)

Dopo il caso festini a luci rosse ad Haiti, ora la soffiata di una ex-dipendente rivela che Mark Goldring, amministratore delegato della grande organizzazione umanitaria, sarebbe stato a conoscenza del caso di una donna costretta a fare sesso per ricevere aiuti ma non avrebbe preso provvedimenti. In Guatemala arrestato anche il presidente di Oxfam International per sospetta corruzione

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
13 febbraio 2018

LONDRA – Lo scandalo degli abusi sessuali alla Oxfam continua a crescere e ad aggravarsi. La soffiata di una ex-dipendente rivela al Times che Mark Goldring, amministratore delegato della grande organizzazione umanitaria, era a conoscenza della segnalazione del caso di una donna costretta a fare sesso per ricevere aiuti ma non fece niente per intervenire. L’accusa, se confermata, potrebbe portare ad altre dimissioni…

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Come hanno fottuto i trenta/quarantenni

Anche io concordo con tutto. Adesso molti stanno aprendo gli occhi: sui sindacati che son rimasti fermi agli anni ’70 ove le casse dello stato sembravano essere un pozzo senza fondo, sui politici che promettono il paese delle meraviglie e sul resto del mondo che non è il villaggio dei puffi. E, finalmente si comincia ad agire di conseguenza…

Buseca ن!

Come hanno fottuto i trenta/quarantenni – Ciccio Rigoli – Medium

Quando ero piccolo io negli anni Ottanta, bastava studiare e la questione era risolta. Una vita gloriosa si stendeva davanti a noi, che avremmo potuto studiare, non avremmo dovuto emigrare, avremmo avuto una vita piena e ricca di soddisfazioni. L’Italia pompava fatturato, i Mondiali di Italia 90 erano la rappresentazione chiarissima di come stava evolvendo e crescendo e godendo questo Paese.

Arrabbiato ma realistico. Alcuni piccoli passaggi non li condivido, ma sono poca roba.

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Campagna promozionale museo egizio di torino, dov’è lo scandalo?

Stavo leggendo le polemiche riguardo al museo egizio di torino e la campagna promozionale: sconti per i cittadini di lingua araba. Siccome in italia, come al solito, ci si divide in tifoserie: chi crede che qualunque cosa dica la Meloni sia sbagliata a prescindere e chi invece crede che chiunque attacchi la Meloni sia in malafede.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/10/torino-meloni-contesta-sconti-agli-arabi-del-museo-egizio-ma-il-direttore-la-rimprovera-strumentazione-politica/4150462/

Botta e risposta tra la leader di FdI, Giorgia Meloni, e il direttore del Museo Egizio Christian Greco sulla promozione lanciata nelle scorse settimane dal museo che prevede sconti sul biglietto d’ingresso per i cittadini di lingua araba. La leader di FdI nel capoluogo piemontese per una serie di iniziative elettorali, davanti al museo, durante una conferenza stampa, ha sottolineato che l’iniziativa “racconta di un razzismo che c’è ed è a danno degli italiani poiché un certo buonismo ipocrita sta trasformando gli italiani in ospiti a casa loro”. Al termine dell’incontro stampa si è presentato a Meloni il direttore del museo che dopo averle consegnato un volume sulla storia del museo e un biglietto d’ingresso ha spiegato: “Siamo il primo museo archeologico d’Italia, dialoghiamo con tutti e facciamo attività pubblica di inclusione per avvicinare il più possibile il pubblico al museo. Accogliamo senza tetto, andiamo negli ospedali e nelle carceri e con questa promozione cerchiamo di avvicinare quelle persone che in Egitto non si sono avvicinate al loro patrimonio. Per quanto ci riguarda, il nostro museo è di tutti e non siamo d’accordo che si prenda una delle tante promozioni che facciamo e la si demonizzi a uso politico”.

l’articolo è scritto male; sarebbe stato più chiaro scrivere “cittadini dei paesi di lingua araba”. La prima domanda che mi pongo è: e se invece dei paesi di lingua araba gli sconti fossero stati rivolti solo ai paesi del commonwealth oppure solo ai paesi il cui nome, in italiano, inizia per G oppure i paesi che adottano, come lingua ufficiale, il francese?

La domanda può sembrare stupida e captziosa ma cos’hanno i paesi arabi in più o in meno dei paesi del commonweath o di quelli che parlano francese? Come sarebbe stata accolta dall’opinione pubblica una promozione riservata ai cittadini dei paesi che parlano francese1?

Penso che molte anime belle che adesso si precipitano ad urlare contro la Meloni sarebbero scese in piazza a chiedere la testa del direttore del museo.

E quindi mi chiedo: dov’è lo scandalo? lo scandalo è qualcuno abbia protestato perché vengono fatte promozioni per cittadini di alcuni paesi rispetto ad altri oppure lo scandalo è che chi si è lamentata è stata la Meloni?

Comunque trovo buffo che i noglobal “siamo tutti uguali” no racism no discrimination no colesterolo e no alpitour esaltino un plateale caso di discriminazione sulla base della cittadinanza posseduta. Perché un cittadino del marocco sì mentre un congolese, un pakistano od un liberiano no?

 


  1.  Francia, Canada ma anche Marocco, Senegal, e tanti altri paesi africani  https://it.wikipedia.org/wiki/Africa_francofona

Effetti dell’abuso di accuse di razzismo

Sorgente: Un santo a cui votarsi – La Stampa (grassetto mio)

Nella competizione delle nuove proposte, l’altra sera, un ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) è finito ultimo e mia figlia indignata ha urlato: «Ma allora sono razzisti!». E io ho pensato che questa cosa ci sta sfuggendo di mano, ci sta facendo perdere la testa, ho detto: «Se è arrivato ultimo è perché non è piaciuta la canzone» e ho sperato che l’altro ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) finisse primo perché non ne potevo più. Soltanto non ne potevo più. E poi l’altro ragazzo nero è arrivato primo e mia figlia ha sorriso e ho capito che forse potevano arrivare due o tre ore di pace sul divano.

Questo è un grave sintomo dell’abuso di accuse di razzismo, o fascismo, o qualsia altra cosa. Se il negro1 non vince è solo per colpa del razzismo, non perché magari c’è qualche bianco che ha una canzone migliore. No sicuramente è solo per razzismo.

Questo modo, cretino, di ragionare alla fine porta proprio a spalancare le porte al razzismo che pensa di combattere. Un errore, in buona od in malafede, compiuto da molti che pensano di essere antirazzisti, è il pensare che se il razzismo più diffuso è da A contro B, allora fare antirazzismo significa fare attivamente razzismo da B contro A.

Ma il razzismo, come i torti, non si somma algebricamente: due torti uguali ed opposti rimangono due torti, non diventano mai una ragione. Far pensare che i torti si sommino algebricamente significa dare a chiunque una lunga lista di torti da “riequilibrare” che giustifichino le sue stronzate. Macerata è stato un drammatico esempio, due tragedie due, che ovviamente non si son sommate in una normalità.

Far vincere un negro per pietismo peloso2 solo perché negro è razzismo tanto quanto lo spedirlo ultimo solo perché negro. Cosa si risponderà a chi urlerà: “la canzone fa schifo, ha vinto solo perché negro”? Imho succederà un nuovo caso Miss Helsinki. Ecco perché penso che il far vincere, per simpatia verso il colore della pelle, o peggio solo per evitare accuse di discriminazione, sia una solenne stronzata. Come nel caso della, a mio avviso inutile e nociva, legge sull’omofobia, creata per difendere gli omosessuali dalle aggressioni, fai passare il messaggio che i negri siano teneri panda con gli occhioni dolci e da proteggere come teneri panda, non che siano persone come noi, che siano “speciali”.
E sulla loro “specialità” il vero razzista ha buon gioco a far virare la specialità al male invece che al bene. Ma ha buon gioco perché altri hanno già enunciato e spiegato come i negri non siano uguali ma siano speciali. Se tale “specialità” non ci fosse per il razzista sarebbe molto difficile prima sostenere che i negri siano speciali e poi sostenere che tale specialità sia un male. Molta più fatica che il sostenere solamente che la specialità sia nel male invece che nel bene.


  1. il termine negro in italiano non ha alcun senso spregiativo; è che molti trovano meno impegnativo cambiare le parole che cambiare la realtà. 
  2. cosa d’altronde non rara a sanremo. 

fascisti anti/2

Alla fine molti, anche ammettendo che abbiano tutta la buona fede del mondo, finiscono per comportarsi peggio dei fascisti che, a parole, dicono di voler combattere.

Stavo leggendo la vicenda di Pontedera e della piazza negata a Fratelli d’italia.

Il Comune di Pontedera ha negato l’autorizzazione del suolo pubblico a Fratelli d’Italia perché il partito ha sì presentato la richiesta sull’apposito modello, ma “‘sbianchettando’ la parte di una dichiarazione in cui si richiama il rispetto di norme nazionali in vigore che vietano sia la ricostituzione del partito fascista che la propaganda di istigazione all’odio razziale”, rendendo la richiesta “irricevibile”. Lo ha scritto in un post su Facebook il sindaco Simone Millozzi, in risposta alle proteste della leader di FdI Giorgia Meloni.

Due riflessioni: la prima è che mi chiedo a cosa serva inserire quella dichiarazione nel modulo; dovrebbe essere implicito che durante le manifestazioni si debbano rispettare, in ogni caso, le leggi dello stato. A che pro ricordare proprio quelle norme e non quelle riguardo al danneggiamento di proprietà altrui ed all’imbrattamento e distruzione del decoro cittadino?

“Non è il Comune, ma la Questura che autorizza o nega una manifestazione politica – afferma Millozzi – nel caso di specie la manifestazione politica si è svolta regolarmente. Se oltre la manifestazione viene richiesta l’installazione di palchi, gazebo o pedane sul suolo pubblico è il Comune tenuto a rilasciarne l’autorizzazione”. Ed è a quel punto che gli uffici del Comune, ha spiegato il sindaco, “informano Fratelli d’Italia che la richiesta così artefatta è irricevibile”.

Non sono un esperto di diritto amministrativo ma ho l’impressione che quello del comune sia un abuso. Che io sappia per la concessione di uso del suolo non è richiesta una dichiarazione di “rispetto delle leggi” ma solo di aver svolto gli adempimenti richiesti dalle norme. Tanto per intenderci se volete aprire un locale da ballo il comune ha tutto il diritto di chiedervi di mostrare il nulla osta dei vigili del fuoco relativo al rispetto delle norme di sicurezza, non ha alcun diritto invece di chiedervi una dichiarazione che nel locale non si spaccerà droga o che non avverranno molestie. Ergo se consegnate tutta la documentazione richiesta dalla legge tranne la dichiarazione di “non spaccio” il comune deve accettare la pratica e non può rigettarla.

Chiudendo la parentesi da azzeccagarbugli, faccio notare che una delle caratteristiche del fascismo è che il caporione di turno, od il potestà, avevano il potere di sostituirsi alla magistratura ed a dare punizioni a loro completo arbitrio. Per tale motivo la costituzione italiana, quella che, chi si spara pose da antifascista eroico partigiano, dice di amare svisceratamente recita:

Art. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Chi deve giudicare se ci sia stata una violazione della legge può essere solo “il giudice naturale precostituito per legge”. Il sindaco (o gli uffici) se volevano fare le cose pulite avrebbero dovuto denunciare “fratelli d’italia” per violazione delle leggi mancino e scelba ed aspettare la decisione della magistratura, non sostituirsi ad essa nel pronunciare sentenze.

Alla fine quello che sdogana di più il fascismo son proprio i comportamenti da fascista di chi fa gran vanto di essere antifascista e di voler combattere il fascismo. Ma non son antifascisti, come credono di essere, son solo fascisti anti.

Assolto Bertolaso

Guido Bertolaso è stato assolto dalle accuse di corruzione, perché il fatto non sussiste.

Che conclusioni si possono trarre? La prima è che otto anni di tempo fra la messa in stato di accusa e l’esito del procedimento sono già di per se una pena. La seconda è che oramai l’assoluzione arriva fuori tempo massimo visto che il processo mediatico è già stato celebrato anni fa e la sua sentenza di condanna è oramai passata in giudicato.

Vediamo adesso se ci saranno scuse e chi avrà il coraggio di farle.

Di maio vuole il ministero della meritocrazia…

Sorgente: Di Maio, serve ministero “Meritocrazia”. Scuola è massacrata – Elezioni 2018 – ANSA.it

“Servono gli Stati Generali della scuola non nuove riforme”

Luigi Di Maio intervenendo in streaming a Skuola.net ha rivelato di non aver votato nelk 2008. “Avevo 22 anni e non ho votato perché non mi sentivo rappresentato: ma da quel giorno mi sono ripromesso di iniziare un percorso di partecipazione. La vera sfida non è solo il voto ma la partecipazione. Mettersi in gioco e provare a cambiare le cose.

“Stiamo pensando a un ministero della meritocrazia che finalmente dia la possibilità al governo di fare politiche che permettano ai giovani e ai meno giovani meritevoli di raggiungere gli obbiettivi della loro vita. Il tema della meritocrazia non esiste in Italia. Gli onesti spesso sono ritenuti fessi”.

La scuola – ha detto ancora il candidato premier M5S – è stata massacrata dalle riforme. Servono gli Stati Generali della scuola non nuove riforme. Sono state fatte per la scuola quattro riforme in pochi anni ma ora, prima di tutto, la scuola vorrei rifinanziarla. Per assicurarci che non caschino tetti sulla testa degli studenti, che non cambino insegnanti ogni sei mesi e venga assicurata la continuità didattica e che non ci siano 30 alunni per classe. Io – ripete Di Maio – non sono dell’idea di mettere mano ad un’altra riforma”.

Sinceramente Di Maio che propone il ministero della meritocrazia è comico tanto quanto Berlusconi che proponga il ministero per la castità o la Boldrini quello per l’umiltà. Detto questo, noto che, come al solito, si parla di meritocrazia ma non si entra nel merito della vicenda. Per parlare di meritocrazia, con proprietà, occorrono due cose:

  1. definire bene cosa sia “il merito”
  2. specificare come tale merito possa essere misurato; misurato nella maniera più oggettiva possibile

Mancando le due cose,  il termine meritocrazia è solo un termine vacuo che serve a mascherare con belle parole il concetto: “non son io una capra ignorante ma è colpa dell’assenza di meritocrazia”.  E spesso gli stessi che stra parlano di meritocrazia sono i primi a lagnarsi quando si parla realmente di meritocrazia. Ricordo il caso di un maestro, all’epoca precario, che si lamentava dell’assenza di meritocrazia nella selezione dei maestri. Lo stesso che si lagnò alquanto quando non riuscì a passare il test di preselezione (test di preselezione pre) si lamentò alquanto che il MIUR pretendeva capacità di ragionamento logico matematico e capacità di comprensione del testo e non didattica innovativa come l’ascolto di De Andrè invece di insegnare il flauto…

Anche gli studenti; quanti pro “meritocrazia” sarebbero anche pro “test invalsi” e “esami di ammissione”? credo pochi, molto molto pochi.  Meglio la meritocrazia nella quale il merito è la capacità di antanizzazione supercazzolante prematurata postdatata.

Femminicidio, numeri gonfiati?

un mio contatto su FB ha condiviso una lettera di una associazione contro la violenza sulle donne, lettera che polemizzava, come tradizione, contro il festival di sanremo.

Ammesso che oramai il far polemiche sul festival è una tradizione italiana più radicata del presepe e della gita di ferragosto, devo comunque dire che la lettera mi ha colpito, soprattutto per alcune sue affermazioni. Quella che mi ha colpito è questa:

Italia (…) dove si conta una media di 200 donne uccise ogni anno per mano dell’uomo che dice, o meglio diceva, di amarle.

200 “femminicidi” all’anno? mi son sembrati troppi. Per curiosità ho fatto una ricerca su google e sono arrivato ad una pagina dell’istat con i dati sugli omicidi del 2016; da notare che l’italia è fra i paesi con meno omicidi cui la vittima è di sesso femminile.
Se vogliamo approfondire, la tavola 1 porta i valori assoluti degli omicidi del 2016:

 

RELAZIONE DELLA VITTIMA CON L’OMICIDA Maschi Femmine Totale
Partner (marito/moglie, convivente, fidanzato/a) 6 59 65
Ex-partner (ex-marito/moglie, ex-convivente, ex-fidanzato/a) 1 17 18
Altro parente 33 33 66
Altro conoscente 20 9 29
Autore sconosciuto alla vittima 97 21 118
Autore non identificato 94 10 104
Totale 251 149 400

Se consideriamo partner ed ex partner arriviamo a 78 “femminicidi”, ed anche se li consideriamo tutti arriviamo a 149, valore ben lontano da una media di 200 “femminicidi” l’anno. Forse la stima di 200 è un tantinello esagerata.

Non si può neanche dire che riguardo al numero di femminicidi il 2016 sia stato un anno fortunato perché, se si guarda il grafico 3 sempre nella pagina dell’istat, si nota che il numero di omicidi di donne è più o meno costante nel tempo, le variazioni sono molto piccole.

Adesso non dico che chi parla di un fenomeno debba dare i numeri precisi al quinto decimale dopo la virgola ma da circa 100, a voler essere generosi, a circa 200 l’errore comincia a diventare alquanto significativo. E se viene gonfiato il numero di “femminicidi” il sospetto che anche gli altri numeri di donne molestate che puntualmente vengono tirati fuori per descrivere l’emergenza femminicidio siano numeri leggermente gonfiati appare alquanto fondato.

Un altra affermazione che mi ha divertito era quella che a sanremo c’erano troppi cantanti “lui” e poche cantanti[1] “lei” Adesso l’uguaglianza di genere deve essere infilata in ogni dove? Però stranamente si parla di eguaglianza sul palco di sanremo oppure nei consigli di amministrazione. Difficilmente si parla di scarsa presenza femminile alla guida delle betoniere oppure di contrasto alla scarsa presenza maschile negli asili e nelle scuole elementari.