Magistratopoli

Stavo leggendo dell’intreccio fra magistratura e politica, l’ultimo scandalo in ordine di tempo.
Cosa posso dire: quello altro non è che il frutto di 20 e passa anni passati a giustificare le peggiori porcherie della magistratura in nome del “bene supremo”, ovvero l’abbattere l’avversario politico in ogni modo e con tutti i mezzi.

Si è fatto carne di porco di tutte le garanzie a difesa dell’imputato in nome del diritto di sapere, anche cose che per loro natura non interessavano e che, secondo costituzione, dovevano rimanere riservate, si è voluta la giustistia gossip e si son voluti i processi “in piazza”, processi basati su stralci di intercettazioni accuratamente selezionate. Questo perché il bobolo era buono ed aveva diritto a sapere, Come è capitato alla argento, con il caso Bennett, anche loro stanno gustando la zuppa da loro cucinata con tanto ammmore…

Una caratteristica del fesso che si crede furbo è il pensare che nessun altro usi i suoi stessi trucchi, azione che poi lo porta a cascare come un pollo quando gli avversari lo imitano. Se notiamo il giochino “impresentabile/inquisito” alla fine sta devastando chi ha iniziato ad usarlo per primo facendo girotondi e urlando honestà, honestà.

Non so come andrà a finire ma alcuni indizi: il fatto che oramai le inchieste spettacolo spostino meno voti di una comparsata al grande fratello, che la gente è più interessata a politici capaci di dar risposta alle loro domande e non a chi è così bianco che più bianco non si può, che forse sarò la volta buona che si riequilibra il rapporto fra politica e magistratura togliendo la prima dalla tutela della seconda.

Vediamo.

Annunci

Domande

La sospensione dell’incredulità, o sospensione del dubbio (suspension of disbelief in inglese), è un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un’opera di fantasia [da wikipedia].
Ad esempio si accetta tranquillamente che harry potter sia un mago e che possa usare la magia, che esista il teletrasporto nell’enterprise o la spada laser jedi.

Ecco; per accettare l’articolo di sotto occorre una buona dose di sospensione dell’incredulità.

 

Sorgente: “Uno dei naufraghi ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri” | L’HuffPost

“Le persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia e di aver subito vessazioni inenarrabili. Uno dei naufraghi ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri per preparare il centro di detenzione alla visita di operatori esterni cercando di renderlo più presentabile. Questa è la Libia, il Paese in cui ci viene indicato di portare le persone soccorse: non lo faremo mai”. Così la portavoce della Ong Sea Watch Giorgia Linardi. La nave, con a bordo 52 migranti, è a 15 miglia dall’isola di Lampedusa.

Preso per buono il racconto ci sarebbe da porsi alcune domande:

La prima è chi o cosa abbia costretto quei poverini a lasciare il loro paese per andare in quell’inferno, nel 1943 le SS andavano casa per casa a rastrellare gli ebrei per destinarli ai lager, chi fa le stesse cose oggi in Nigeria, in Senegal?

La seconda è: preso per buona la storia che “scappano dalla guerra”, perché nessuno ha organizzato campi profughi nei paesi vicini per accogliere temporaneamente i profughi in attesa che la situazione si normalizzi? L’alto commissariato era troppo impegnato fra una bacchettata all’italia e una mozione di condanna a Israele per occuparsene?

La terza è: perché “curare” trasportando in italia invece di “prevenire” controllando la frontiera sud in libia? Piena solidarietà per le traversate in mare (su navi attrezzate e con personale medico di supporto) e per quelle del deserto “fottesega”?

La quarta è: “idiozia o connivenza”? Gli operatori esterni son gonzi pronti a bere come acqua fresca qualunque stupidaggine detta dai responsabili del centro incapaci di accorgersi di cosa avviene realmente o son conniventi con chi gestisce il centro? E poi, chi sono, a chi fanno riferimento gli osservatori esterni? Al governo libico, a qualche agenzia internazionale, alla bocciofila di vattelapesca ? Anche qui le risposte potrebbero portare a conclusioni “tragiche”; i italia gli operatori si accorgono di uno spillo fuori posto, perché allora non mandare in libia tali osservatori?

cherry picking della convenzione di ginevra

Mi sa che il “cherry picking” delle norme viene fatto, dalle anime candide, non solo con la costituzione ma anche con le convenzioni internazionali. Stranamente il comma2 dell’articolo 33 della convenzione di Ginevra viene “rimosso” alquanto spesso.

Fonte https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2016/01/Convenzione_Ginevra_1951.pdf

Art. 33 Divieto d’espulsione e di rinvio al confine
1. Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato
verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a
motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua
appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.

2. La presente disposizione non può tuttavia essere fatta valere da un rifugiato se per
motivi seri egli debba essere considerato un pericolo per la sicurezza del paese in
cui risiede oppure costituisca, a causa di una condanna definitiva per un crimine o un
delitto particolarmente grave, una minaccia per la collettività di detto paese.

 

 

Su Radio Radicale

Quello che a me ha fatto ridere è che molti “liberali” e “mercatisti”, quelli che magari si stracciavano le vesti un giorno sì e l’altro pure per Alitalia, adesso son contenti che la radio è stata salvata a colpi di contributi pubblici.

Oddio l’essere statalisti non è una colpa però l’essere per l’aiuto pubblico indiscriminato quando il portafoglio è tuo e per la jungla quando è quello degli altri è un comportamento leggermente incoerente.

La maggioranza si spacca su Radio Radicale. Passa nelle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera un emendamento del Pd al decreto Crescita per salvare la storica emittente con un finanziamento di altri 3 milioni per il 2019, che punta a favorire la conversione in digitale e la conservazione degli archivi. Hanno votato a favore il Carroccio […]

Sorgente: Radio Radicale, ok a 3 milioni per salvarla La Lega vota a favore, il M5s è contrario. Di Maio: “Gravissimo, ne risponderanno” – Il Fatto Quotidiano

Stage, tirocini non pagati, sfruttamento… Ormai nemmeno uno su mille ce la fa – Il Fatto Quotidiano

Ho trovato questo articolo interessante; perché mostra impietosamente tanto piagnisteo legato al mondo del lavoro e di come stage ed esperienze formative vengano fraintese dall’una e dall’altra parte della barricata.

Divertente il refuso iniziale: “uno su mille non ce la fa” significa dire che i restanti novecentonovantanove riescono.

Sorgente: Stage, tirocini non pagati, sfruttamento… Ormai nemmeno uno su mille ce la fa – Il Fatto Quotidiano

Bamboccioni, sdraiati, iperconnessi, pappemolli… e stagisti. Uno su mille non ce la fa

Queste sono le tante etichette appiccicate addosso alla generazione dei Millennials. L’ultima, “pappemolli”, è proprio una mazzata visto che viene da Breat Easton Ellis, scrittore americano di romanzi cult come Less than zero (1985) e portabandiera della young generazione di allora.

Comincio dall’ultima categoria, quella degli stagisti, praticanti, apprendisti, applicanti di summer job (Salvini, al quale non piacciono gli inglesismi, direbbe “lavoretti estivi”).

Piccola nota: cosa ci sarebbe di male nell’utilizzo dei termini in italiano, molto più appropriati del disgustoso “italiese” di applicanti di summer job? alla fine pur di prendersela con salvini fanno figure barbine che paradossalmente lo favoriscono. Sinceramente alla lettura della frase ho pensato a questa barzelletta.

E’ un esercito di senza lavoro che sperano di trovarne uno partendo dal basso, umilmente, accettando “proposte indecenti” in nome di un’esperienza lavorativa non retribuita ma almeno formativa, da far “brillare” un curriculum ancora acerbo. Invece in nome di quella “straordinaria” macchina di sfruttamento operante in tanti paesi e in tante coscienze, ne sono vittime.

L’estate, poi, è l’alta stagione degli stage. La lista è infinita, di chi di si para il fondoschiena e offre un tirocinio in cambio di manovalanza a costo zero. Io la chiamo macelleria sociale, e voi? Ho figli in età di stage, dunque conosco un po’ la materia. Mio figlio, 19 anni, prima di cominciare Marketing and Advertising all’Universita Pepperdine, vuole avere un assaggio del mercato professionale a Los Angeles. Una casa di moda, un brand giovanile da influencer, gli offre uno stage di tre settimane, con possibilità di estenderlo. Al ragazzo viene affidata la mansione, carica di responsabilità, di appendere i vestiti sulle grucce. Ovviamente gratis.

Tramite la segnalazione di un amico di un amico gli si aprono le porte di una casa di produzione a Hollywood. Questa volta, pensa il ragazzo, farò qualcosa di serio. Socialmente utile di certo, viene messo a fare l’usciere: apre e chiude le porte a gente che va, gente che viene. La promozione non si fa attendere e dopo un mese va ad occupare il posto da centralinista e risponde al telefono. Altro che major: non è previsto neanche un minimo di salario. Resiste un altro mese.

Se gli stage non erano formativi perché li ha fatti? Mah. In realtà quando ho letto la storiella ho pensato a tanti ragazzini, e genitori, convinti che nell’alternanza scuola-lavoro sarebbero stati messi immediatamente ad operare in ruoli “critici” per l’azienda. Peccato che per ruoli “critici” le aziende tendano a preferire persone che “referenze alla mano” possano dimostrare di essere adatte a svolgere un tale lavoro.  Terra terra se sei un pischello alle superiori ti coinvolgo per aspetti marginali del lavoro, non ti metto da solo a svolgere lavori delicati, approcciarsi al mondo del lavoro significa anche capire “cosa si sa fare” e come lo si può dimostrare. Il ragazzo cosa sapeva fare? e cosa si aspettava di fare se non aveva alcuna esperienza? Sarò cinico ma se ti aspetti di uscire da scuola ed essere assunto come CEO da qualche parte con il pil del Rwanda come stipendio mensile (+ benefit) è molto probabile che finirai deluso.

C’è da dire che anche appendendo vestiti vedi come funziona il negozio, come dialogano i reparti, come si organizza il personale, come si svolgono le vendite, come si muove la gente che vuole acquistare e come la si supporta e convince.  Riporto un mio brano che scrissi riguardo all’alternanza scuola lavoro:

Se io devo investire in una nuova assunzione su chi mi conviene puntare? su chi, referenze alla mano, mi dimostra che certe cose le ha viste e magari le ha capite o su chi dice di averle fatte ma non può dimostrare alcunché? Chi parla di stage passati solo a servire il caffè e/o a fare fotocopie dimostra, impietosamente, di non essere capace di vedere cosa sta capitando sotto i suoi occhi; di essere incapace di vedere cosa sia un ciclo produttivo o quali siano gli scopi del reparto, o dell’ente, cui sta lavorando. Di dire cosa stanno facendo i colleghi per i quali stava facendo fotocopie. Più che un “poverino costretto a fare fotocopie (nonostante un curriculum mirabolante)” vedo un: “persona incapace di cogliere le opportunità di imparare”.
Immaginiamo la scena;
caso A: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho visto come funziona il ciclo di produzione ho visto come si svolgono gli incontri con i fornitori/clienti, ho visto come si prepara una determina, un regolamento, una gara d’appalto.”
caso B: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho fatto fotocopie.”
Si nota qualche differenza? faccio notare anche che nel caso A quello che viene risposto è: “ho visto questo e quell’altro”, non “ho fatto quello e quell’altro”. Il caso A è qualcuno pronto a cogliere le occasioni per imparare; il caso B invece è il classico studente che se non viene ordinato esplicitamente di imparare si limita a fare il minimo per arrivare al sei. Se foste il direttore del personale di una azienda, su chi investireste?

In Italia non siamo meno cialtroneschi: a mia figlia, 18 anni, e a tre sue amiche, iscritte a un famoso Istituto di moda e design di Milano, viene offerto un ministage di sei giorni durante la Design Week, quando Milano si trasforma in vetrina globale di creatività. Le ragazze si fregano le mani dalla contentezza. Pazienza se non ci pagano, vale anche come un credito, sì un solo punto, per gli esami. A loro sembra strategicamente interessante. E strategica sarà la posizione, dalle nove del mattino alle sei del pomeriggio all’ingresso del Salone del Mobile di Rho per indicare alla fiumana di gente dove sono le toilette. Motivazioni afflosciate come aquiloni senza vento. Nessuno ha nulla in contrario al lavoro di hostess, ma almeno che le ragazze siano pagate e non sfruttate.

Io invece mi porrei due domande: la prima è come mai il famoso istituto di moda accetta come formativa una esperienza di tale tipo. Se le aziende usano stagiste al posto delle hostess è anche perché ci son stagiste pronte a vendersi per 1 punto di credito universitario.

Seconda domanda: le ragazze cercavano uno stage o cercavano un lavoro? Non è che se entro in pizzeria, chiedo una margherita e mi danno una pizza mi possa arrabbiare perché volevo un fiore.  Per il resto ripeterei le riflessioni che ho fatto riguardo all’esperienza precedente.

Vado all’installazione di Hermès e chiedo a uno dei ragazzi chaperon, istruito a mostrare le meraviglie dell’ artigianato della maison, quanto guadagna al giorno: tramite agenzia di servizio, un’ottantina di euro, tutto regolare. Ovvio che Massimiliano Locatelli, architetto geniale, abbia la lista d’attesa per fare uno stage presso la Locatelli Partners, studio di progettazione tra i più conosciuti al mondo, sorride: “Li facciamo lavorare sul serio e li paghiamo sul serio”. Massimiliano e’ una mosca rara, se andiamo al Sud siamo messi anche peggio. Mia nipote Sveva quasi giornalista professionista (non posso scrivere il cognome, altrimenti non la fanno più scrivere) quando propone articoli, inchieste su Napoli, visto che il brand tira, a giornali locali e nazionali, si sente rispondere: “Siccome l’editoria è in crisi, non possiamo pagare”.

e lei continua a farli? Cinicamente: scema lei che continua a picchiare la testa al muro sperando che il muro si rompa; non te lo pagano o pretendono di pagarlo in visibilità? Non venderlo, nessuno ti obbliga.

Ci salva il grido di speranza di Aldo Masullo, un ragazzo di 96 anni, uno dei più grandi filosofi contemporanei: “Il mondo è ancora giovane. Non lasciatevelo scippare”. Si vabbè, ma neanche Gianni Morandi canterebbe più “Uno su mille ce la fa”. Al decreto Dignità che promette meno disoccupazione cambierei semplicemente nome: decreto senza dignità!

Non è che se io apro un negozio specializzato in articoli da Curling a Villasimius, con i commessi che parlano solo ed esclusivamente greco classico, poi la gente debba venire obbligata a comprare i miei prodotti. Se il mio prodotto non interessa, o costa troppo per la persona che dovrebbe acquistarlo, non viene comprato. Invece di fare questa semplice e banale riflessione si preferisce frignare contro il governo che mi toglie la dignità perché sono “Vozzi pVoletaVi che non amano il cuVling” e non capiscono la bellezza di parlare il “gVeco antico”. Ma quello non è un discorso di dignità, è un discorso di dimostrare di avere quel minimo di capacità razionali da non dover chiedere alla magistratura l’interdizione e la nomina di un tutore legale.

 

Perché la serie “Chernobyl” di HBO sul nucleare sbaglia

Un ottimo articolo che mostra, impietosamente, come certe “spettacolarizzazioni” facciano travisare la realtà e diffondano paure irrazionali ed infondate; una centrale nucleare è una bomba atomica innescata tanto quanto una raffineria è una bomba incendiaria pronta ad esplodere.

Nucleare e Ragione

[Tradotto dall’originale inglese [1] di Michael Shellenberger [2] a cura di Enrico Brandmayr per il Comitato Nucleare e Ragione]

Fin dall’inizio la mini-serie prodotta da HBO sul disastro nucleare del 1986, “Chernobyl”, ha riscosso il plauso dei media per l’accuratezza dei fatti narrati, seppur con qualche licenza artistica.

“La prima cosa da capire riguardo alla serie “Chernobyl”, ha scritto un giornalista su The New York Times, “è che si tratta in gran parte di finzione. Il secondo dato, e più importante, è che questo non importa granché”.

Il giornalista continua evidenziando lo stesso particolare inaccurato di cui già scrissi il mese scorso: “per qualche ragione le vittime da radiazioni sono spesso intrise di sangue”.

Ma HBO coglie correttamente “una verità di base,” scrive ancora, ovvero che Chernobyl fu “più conseguenza di bugie, insabbiamenti e un sistema politico marcescente… piuttosto che un’indicazione sull’inerente bontà o malvagità dell’energia nucleare”.

Su…

View original post 2.191 altre parole

L’IMPLACABILE GHIGLIOTTINA DEL METOO | ilblogdibarbara

Segnalo un ottimo articolo di Meotti ripreso da Barbara.

Faccio umilmente notare che quando la rivoluzione non riesce ad abbattere il nemicissimo esterno puntualmente finisce per implodere in una guerra intestina. E’ capitato in america con Trump, alla fine le accuse di misoginia etc. etc. si son tradotte in una faida fra i “liberal” su chi fosse il puro più puro. O come capitato in italia dove un avviso di garanzia a destra non faceva più ne caldo e ne freddo, a sinistra sfracelli.

Come aveva notato Pietro Nenni, se si inizia a fare a gara di purezza si finisce in una guerra civile dove ognuno cerca di essere il puro più puro per epurare gli altri compagni.

Il bello è che adesso anche le donne stanno gustando tale minestra, parafrasando Nenni: “a fare a gara a chi è più obbresso, spunterà sempre fuori qualcuno più obbresso che ti accusa di essere il suo obbressore…”.

Quello che segue è un passaggio che mi ha colpito particolarmente:

Capita che il #MeToo distrugga il senatore Al Franken, accanito promotore di buone legislazioni femministe, e una femminista “cattiva” come Camille Paglia, da settimane al centro di un caso allo University of the Arts di Philadelphia, dove insegna da trent’anni e dove ora una fazione di professori e studenti censori vorrebbe licenziarla, sempre in nome del #MeToo, che Paglia avversa. “Camille Paglia dovrebbe essere rimossa dalla facoltà e sostituita da una persona gay di colore”, dichiara una petizione online.

“Camille Paglia dovrebbe essere rimossa dalla facoltà e sostituita da una persona gay di colore”

Non da una persona competente, non da una persona che crede nel metoo, no da un gay di colore. Cioè si scelgono le persone per l’orientamento sessuale e il colore della pelle. E questo, piaccia o no, è razzismo e sessismo tanto quanto:

“Camille Paglia dovrebbe essere rimossa dalla facoltà e sostituita da una persona eterosessuale bianca”.

Non lottano contro il razzismo ed il sessismo ma per sostituire al razzismo A->B il razzismo B->A, stessa cosa per il sessismo. Se la scelta fosse fra il razzismo e l’antirazzismo sceglierei l’antirazzismo; se la scelta invece è fra due tipi diversi di razzismo, sceglierei quello che mi favorisce.

Mi chiedo solo una cosa

Se le solerti autorità che bacchettano l’italia per la gestione dei migranti ogni tre per due, hanno detto qualcosa oppure hanno tenuto un profilo basso.

In questo secondo caso, siamo al solito doppio standard, e tanti saluti all'”autorevolezza” di tali autorità.

Sorgente: Nave commerciale italiana salva 50 migranti: è diretta a Lampedusa – L’Unione Sarda.it

“Secondo diverse fonti, la nave commerciale Asso25 ha eseguito un’operazione di salvataggio per l’imbarcazione che ci aveva contattati prima. Riteniamo che si stia spostando verso l’isola di Lampedusa, in Italia. Siamo sollevati e ammiriamo la tenacia delle persone in movimento”.

L’annuncio arriva dall’account Twitter di Alarm Phone, il servizio di linea telefonica diretta d’allarme per persone in difficoltà in mare.

(…)

Secondo Alarm Phone, i migranti avrebbero trascorso la notte precedente alla deriva in acque di ricerca maltesi senza essere soccorsi.

La Valletta, informata di quanto stava avvenendo, avrebbe deciso di non intervenire.

“Una serata in piazza del Carmine, fra paura e amarezza” – L’Unione Sarda.it

In quella piazza ci passo spesso e posso dire che la lettera non mi stupisce, minimo tre volte a settimana vedo sostare un cellulare della polizia o dei carabinieri. La piazza, la stessa nella quale il sindaco zedda (ex SEL) aveva levato il wifi è area di sosta per “risorse” e sbandati autoctoni. Ed alcune parti son state rese bagni all’aperto e terra di nessuno fra balordi e spacciatori, autoctoni e no.

Che dire? L’integrazione è bella quando viene vista da lontano al cineforum, un poco meno quando causa fastidi, fastidi non tanto legati al colore della pelle quanto all’avere sotto casa un bel cesso pubblico all’aperto, quando rischi di incontrare balordi ubriachi, come quello cui si racconta nella lettera. E quando alle, giuste, rimostranze si risponde: “dici così solo perché sei razzista, se fossero ricchi milionari bianchi1 non protesteresti”, beh, si sta solo facendo una campagna elettorale, efficacissima, per la lega.

Sorgente: “Una serata in piazza del Carmine, fra paura e amarezza” – L’Unione Sarda.it

“Cara Unione,

vi trasmetto la mia recente esperienza vissuta durante una passeggiata serale col mio cane in piazza del Carmine, durante un ordinario martedì sera in città.

Una passeggiata fatta nonostante l’impotenza nel bloccare il processo di “riqualificazione” dell’area limitrofa alla piazza (via Sassari) trasformata in vero e proprio orinatoio a cielo aperto.

Nonostante l’abitudine, mal digerita, nel vedere una delle piazze più nobili e belle della città colma di rifiuti, di bottiglie rotte, aiuole rovinate e masse di ragazzi annoiati e ubriachi che impiegano il loro tempo a fumare droghe e spacciare stupefacenti.

Nonostante la tolleranza dimostrata verso le aggressioni verbali di alcuni di loro.

Ebbene, mentre col cane ci trovavamo in piazza fronte Poste Italiane, un ‘giovane ragazzo con le treccine’ appartenente al gruppo oramai stanziale da quelle parti, senza alcun motivo è venuto verso di noi con aria minacciosa ed una bottiglia in mano al grido: ‘Sardi di mxxxx, via da qui’.

Per evitare possibili collusioni non me lo sono fatto ripetere due volte e, mentre scappavo verso via Sassari, ho chiamato le forze dell’ordine. Poco dopo, la stessa rabbia che il ragazzo manifestava verso di me e verso altri passanti l’ho vista sfogare su un’automobile parcheggiata davanti alle poste che riportava danni al parabrezza, frantumato da una bottigliata di birra, e la rottura dello specchietto retrovisore preso a calci.

Sono tornato a casa preoccupato e con tanta amarezza.

Preoccupato perché in piazza ed in quelle strade del centro ci passo tutti i giorni ed ormai le facce si riconoscono, come me ci passa mia moglie, ci passano i vicini anziani, ci passano bambini.

Con tanta amarezza perché successivamente ho scoperto che l’identikit del ‘giovane ragazzo con le treccine’ purtroppo è già noto alle forze dell’ordine per reiterati atti di questo tipo.

Grazie dell’attenzione”.

A.B. – Cagliari


  1. Che poi che bisogno avrebbe un ricco bianco milionario di cagare in piazza e dormire ubriaco in una panchina? o di vendere roba e voler allontanare quelli che non sono “acquirenti”? 

Voto e cultura

Stavo leggendo le polemiche legate alle dichiazioni di Cuperlo sui risultati elettorali

Sorgente: Storia di una cosa che Gianni Cuperlo non ha mai detto – Il Post

Storia di una cosa che Gianni Cuperlo non ha mai detto
Il parlamentare del PD è stato criticato e insultato sui social perché alcuni giornali hanno riportato male una sua frase sul risultato della Lega in Sardegna

(…) La frase in questione arriva dalla puntata di lunedì L’Aria che tira, il programma mattutino condotto da Myrta Melino. Commentando i risultati delle europee, Cuperlo ha detto:

A me colpisce che oggi la Lega sia il primo partito in Sardegna. In Sardegna, il 33% dei ragazzi tra 14 e 18 anni che frequenta la secondaria, non completerà il corso di studi. E questo governo, cui la Lega è azionista di riferimento, non ha fatto alcunché sulle politiche del diritto allo studio. O noi riusciamo a ricollegare la nostra offerta, la nostra iniziativa politica, la nostra proposta alle condizioni materiali di vita di quelle persone oppure continueremo a fare dei ragionamenti molto vaghi.

La riflessione di Cuperlo, quindi, era sull’ottimo risultato della Lega in una regione in cui, secondo lui, il partito di Matteo Salvini non ha fatto nulla per risolvere un problema molto grave e centrale, come quello dell’abbandono scolastico. Ascoltando il suo intervento, è piuttosto evidente che non volesse fare un collegamento tra il basso grado di istruzione e gli elettori che hanno votato la Lega.

Alcune riflessioni.

La prima è che per attrarre servono i titoli clickbait, le pacate riflessioni attirano meno click di trollate più o meno volontarie. E se qualcuno ha interesse a fraintendere riesce a fraintendere l’impossibile. Vizio perfettamente trasversale agli orientamenti politici delle testate.

La seconda è che molti sul web stavano facendo la solita riflessione autoconsolatoria che la parte migliore (e minoritaria) ha votato il partito migliore, la maggioranza burina ha votato il partito burino.  E come al solito i voti “dei burini” fanno schifo solamente se non arrivano ai buoni, altrimenti valgono tanto quanto quelli degli “accultuVati”.

La terza è che solo cinque anni fa il PD fece il pieno prendendo il 40% alle elezioni; la sardegna aveva problemi grossi allora (e una giunta di CSX) e ha ancora problemi, con una giunta di CDX entrata da circa tre mesi. Più che pensare alle manchevolezze della lega e di questa giunta ci sarebbe da riflettere su cosa non ha fatto, o non è riuscita a fare, la giunta precedente.

La quarta è che spesso ci si lamenta di cosa stia o non stia facendo chi si trova al governo ma non si dice invece in che modo si dovrebbe comportare. Dire: “così non va” è facile, dire, “invece va fatto così e cosà” è invece molto più arduo.