La giustizia ad orologeria delle toghe verdazzure… 2

Ieri ci son state due vicende rilevanti: la decisione degli elettori del movimento di votare no per far processare salvini e l’arresto, ai domiciliari, dei genitori di renzi.

Devo dire che molti sono andati in cortocircuito confusi fra il dover difendere i magistrati che vorrebbero processare salvini e il lamentarsi della giustizia ad orologeria delle toghe gialle/verdi/azzurre che “adesso” annunciano l’arresto dei genitori di Renzi.

Che dire? quello capitato a Renzi è il metodo “mani pulite”, metodo sdoganato ed esaltato dalla sinistra quando serviva per far fuori il caimano e gli avversari politici, vedi anche la capua, metodo che ha sdoganato i giornali come “ufficio stampa” delle procure, che faceva passare i garantisti per conniventi con i delinquenti, che l’essere inquisito significava l’essere colpevole certo. Adesso per la vicenda Renzi stanno gustando la loro minestra “girotondista”.

Riguardo alla decisione del movimento invece l’unica cosa che posso dire è che ogni partito dovrebbe essere libero di decidere come gli pare la sua linea politica; il metodo M5S altro non è che la versione digitale del metodo “primarie” adottato per investire Prodi dell’aura di candidato della coalizione. Metodo che funziona bene se il “bobolo” sceglie quello che piace ai capoccia altrimenti deve intervenire una “giuria di qualità” a correggere il voto. Vedi lo stesso Renzi prima eletto e poi distrutto da lotte intestine di chi non accettava il risultato.

Per il resto i parlamentari, secondo costituzione, non hanno vincoli di mandato e son liberi di votare secondo coscienza.

PS

io sarei per non processare Salvini; il processo mi sembra tanto un processo “politico”. I migranti non erano immigrati regolari e, anche se sbarcati, fino a quando non identificati non sarebbero potuti andare liberi di girare dove volevano. Infatti non appena le maglie del controllo si sono allentate sono spariti. Non erano a rischio della vita e, per quanto in condizioni disagevoli, non erano a rischio maltrattamenti, torture o riduzione in schiavitù. Si può chiedere al potere giudiziario di surrogare l’opposizione ma poi non ci si lamenti se qualche volta, vedi Lucano o Renzi, ti tocca mandar giù una cucchiaiata della tua stessa minestra.

 

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Spesa pubblica regionalizzata, ecco quali sono i veri privilegiati

Buseca ن!

Già il compianto Gilberto Oneto ne scrisse su L’Indipendenza e prima ancora ne “I quaderni padani” con la sua “Rubrica silenziosa” dove si mostra con dati oggettivi come nello stato italiano convivano due o più realtà completamente differenti.

Fa piacere notare che anche siti come truenumbers.it arrivino alle medesime conclusioni, come potete leggere qui:

Spesa pubblica regionalizzata, ecco quali sono i veri privilegiati

Gilberto è stato inascoltato perché bollato. Bolleranno come razzisti zotici secessionisti anche quelli di truenumbers.it? Ai posteri l’ardua sentenza

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La colpa di busetti: dire che il re è nudo.

Stavo sentendo le polemiche sul ministro busetti e le sue dichiarazioni sull’impegno del sud.  Ho trovato la vicenda molto interessante per alcuni aspetti:

Primo: alla sparata del ministro son partite tante risposte piccate ed indignate però ho notato che non viene mai risposto con un numero od una statistica; se io volessi mostrare come le scuole al nord siano meglio di quelle al sud basterebbe prendere i test invalsi, o i risultati delle prove per l’accesso ai corsi a numero chiuso, il fatto che molti più studenti vadano a completare gli studi superiori da sud a nord che viceversa, i dati sull’assenteismo. E infatti al sud hanno risposto con il solito piagnisteo di quanto si impegnano, di quanto sono stati sfortunati…

Secondo: durante la buona scuola e il fatto che a molti, immessi in ruolo, sarebbero state assegnate cattedre al nord c’è stato un fiorire di proteste e su FB era un fiorire di gruppi ove si parlava di congedi e si metodi per evitare di dover andare a lavorare al nord come congedi, legge 104 etc. etc. Oddio tutti mezzi legittimi; l’impressione che ho avuto è che si stesse cercando di fare un analogo dell’elusione fiscale. Lecito però lascia un poco di amaro in bocca

Terzo: questo caso; supplente nominato prende congedo fino al 22 dicembre poi torna per un giorno a scuola e poi riparte in congedo dal 7 gennaio. Ciò per non far risultare “congedo” i giorni delle ferie natalizie. Anche qui parliamo di comportamenti leciti, ma la professionalità?

Quarto: per un caso che ho visto di persona, un parente ha dovuto interrompere gli studi in sardegna e completare le superiori al nord. Ivi si è accorto che a cagliari avevano fatto si e no circa un terzo del programma che avrebbero dovuto fare e che il 10 a cagliari equivaleva più o meno ad un 4 nel nord.

Quinto: non conosco la prassi del nord ma posso dire che mentre insegnavo qui al sud non era raro che colleghi, impiegati nei famigerati progetti, mi lasciassero la classe, all’epoca ero insegnante di laboratorio che avrebbe dovuto lavorare in compresenza, per lavorare per i progetti o per fare altro. Peccato che per i progetti, siccome erano pagati extrastipendio, si sarebbe dovuto lavorare fuori dal tempo di lezione. E il preside muto.

Sesto: la prova che la gente non capisce una cippa di matematica è il numero di quanti, su twitter, pensano che basti un caso singolo per confutare una media.

Settimo: sempre riguardo alle polemiche e ai numeri molti pensano che si debba valutare l’aspetto globale della persona nell’antanizzazione del karma universale e non i risultati ottenuti.

Ottavo: la differenza fondamentale è che al nord non hanno il terrore di perdere classi, chi non vuole stare a scuola ha la possibilità di andare a lavorare e levarsi dalle palle, al sud invece ho visto tanti, troppi, casi di gente mandata a scuola per il solo motivo di non volerla vedere in strada a bighellonare. Con gli ovvi risultati in quelle classi. Il classico caso da manuale ove per tentare di salvare una persona si finisce ad ammazzare una classe.

festival della canzone politically correct

Questa sera il mio pensiero va a #Salvini e i suoi elettori che si sono visti vincere un ragazzo per metà sardo (la secessioneeeeee!), metà egiziano (invadono pure i palchiiiiii!) e omosessuale (vogliono i nostri stessi dirittiiiiii!) .
Bacioni
[letto su twitter]

Che dire? noto che non si parla della canzone bella, brutta profonda o canzonetta ma solo delle reazioni che potrebbe causare agli elettori di Salvini. Zappe sui piedi niente male; post simili rafforzano e di molto, l’idea che sia stato scelto non per motivi “musicali” ma diciamo “politici”. Ho notato che si parla poco della canzone e molto del significato della sua vittoria. Che sia bello, bravo, capace non importa, per molti importa solo che si possa utilizzare come “maglio” per motivi politici allo stesso modo del corazziere “nero”. E io mi chiedo; chi sono i veri razzisti?

Bari, a scuola in limousine: la festa di compleanno di una bambina di 8 anni scatena le proteste – Repubblica.it

Notizia particolare che mostra bene quale sia la mentalità da fiocco di neve; invece di accettare che le differenze, anche di possibilità economiche, esistano e che si debbano accettare: c’è chi ha di più e si può permettere di fare questo e quello e chi no, si chiede di vietare le ostentazioni.

Uno può essere “cafonal-tamarro” quanto si vuole ma fino a quando si limita a violare le leggi del buon gusto e solo quelle, ha tutti i diritti di comportarsi come gli pare.

Sorgente: Bari, a scuola in limousine: la festa di compleanno di una bambina di 8 anni scatena le proteste – Repubblica.it

Bari, a scuola in limousine: la festa di compleanno di una bambina di 8 anni scatena le proteste
Una mamma si rivolge alla preside: “Non mi piace una scuola dove si esibisca sfarzo inopportuno per età e vacuo, si semini discriminazione sociale”. Ma la dirigente scolastica non commenta

“Cara preside, oggi un limousine lunga cinque metri attendeva una bimba di otto anni e solo alcuni dei suoi compagni di classe all’uscita dalla sua scuola pubblica, accanto al pulmino pubblico pagato dal Comune”. Comincia così lo sfogo di una madre su Facebook: davanti alla scuola primaria di Parchitello, quartiere di villette fra Bari e Noicattaro, i bambini si sarebbero trovati davanti a un limousine che attendeva una di loro per festeggiare il compleanno.

La donna si rivolge direttamente alla dirigente: “Questo modo di fare scuola non mi rappresenta e non avrà il mio consenso. Una scuola dove un dirigente accetta che a un metro di distanza e a un minuto dal tempo e luogo dell’educazione si predichi apparenza, si esibisca sfarzo inopportuno per età e vacuo, si semini discriminazione sociale. Abbiamo appena finito la celebrazione della Giornata della memoria, poi quella nazionale contro il bullismo, ma alimentiamo le differenze, l’esibizione, il valore delle cose materiali”.

Tante alte parole per nascondere il pensiero: “quell’ostentazione io non me la posso permettere, mi fa rosicare e chiedo, facendomi scudo dei bambini e di tante belle parole, che venga vietata.

Comportamento che io vedo, dal punto di vista educativo, pessimo. Purtroppo le differenze di possibilità economiche esistono, bisogna accettarlo ed insegnare ai bambini ad accettare il fatto. Ad accettare che non si è tutti perfettamente e completamente uguali e che come c’è chi è più alto e chi è più basso, chi è più bravo a calcio e chi meno bravo, chi è più bravo in matematica e chi è meno bravo, chi ha più soldi e chi meno. L’alternativa è convincere i bambini di vivere in un mondo dove vige un egualitarismo di facciata e fare i capricci quando vengono considerati “meno uguali” degli altri, magari perché l’amico va in campo e lui resta in panchina o perché il compagno prende 8 e lui 4.

Molti problemi adesso ci sono perché ne i genitori e, di conseguenza i figli, accettano queste differenze anzi le vedono come un attacco personale. Come in questo caso.

Questa è la radice che poi porta a Gino, il CT della nazionale del bar sport, che pretende di insegnare la virologia a Burioni etc. etc. Siamo tutti uguali quindi le mie idee, su qualsiasi argomento, virologia compresa, valgono tanto quanto quelle di Burioni.

Da notare come chiami in intervento la scuola quando la scuola non c’entra proprio niente; della vita al di fuori di essa non deve interessarsi, a meno che non ci siano gravi motivi. Cioè capisco l’allertare i servizi sociali e segnalare a chi di dovere se, ad esempio, uno studente ha segni di violenza o si sospettano maltrattamenti in famiglia. Ma la tamarreide familiare non è un valido motivo per ingerire.

La richiesta della madre mi sembra una frignata per far rimproverare, per un torto immaginario ricevuto, la scuola. Scuola che non ha alcuna responsabilità ed alcun potere di intervenire, cosa c’entra e cosa può, legalmente fare la dirigente?

Comunque scommetto che se al piccolo, chiamiamolo Pierino, venisse tolta qualcosa perché c’è un compagno che ha di meno e che non può averla, la madre che non accetta che “si semini discriminazione sociale” sarebbe la prima a far fuoco e fiamme perché “viene punito il figlio per un suo giusto diritto”.

Purtroppo per certe teste bacate una cosa che non mi posso permettere è una “discriminazione sociale”, una cosa che invece mi posso permettere, ma che altri non possono, è invece un “giusto diritto”.

E la mia opinione sul chiamare “diritti” i capricci è sempre la stessa: occhio che a furia di chiamare “diritti” i “capricci” qualcuno inizierà a chiamare “capricci” i “diritti”.

Una situazione, quella denunciata dalla madre, che ricorda la storia della bambina di Altamura accompagnata in carrozza in chiesa per la prima comunione. E se la preside, interpellata, preferisce non commentare l’accaduto e l’accanimento del genitore, ci pensano altri utenti Facebook a rispondere alla donna: “Condivido lo sconcerto nel vedere una limousine fuori dalla scuola del proprio figlio – dice un’altra donna – Tuttavia a noleggiarla non sono stati gli insegnanti, tanto meno la preside e la scuola in generale. E neppure si può intervenire, giudicare o vietare la sosta di un veicolo fuori dalla scuola a meno che non si tratti di un mezzo oggettivamente pericoloso come un carro armato pronto a sparare. E anche in quel caso a vigilare dovrebbero essere le forze dell’ordine e non un preside”.

L’episodio, evidentemente, diventa più una questione morale: “La dirigente non è di certo la proprietaria della strada per vietare a una qualsiasi macchina di parcheggiare nelle immediate vicinanze della scuola – scrive qualcun altro – la colpa è solo e soltanto dei genitori, non nascondiamoci dietro a un dito”.

Puro buon senso, una vera boccata di aria fresca.

A furia di essere più realisti del re

“Passerotto non andare via è un invito ai migranti a restare, è stato lui a fargli venire l’idea. E l’ha detto trent’anni fa. E’ lui che li ha sobbillati, loro non ci pensavano nemmeno stavano belli lì paciarotti, con il pentolone, a cantare hakuna matata”. Molti non hanno colto l’ironia del testo e forse quel passaggio non è così felice.

Sorgente: “Con il pentolone a cantare hakuna matata”: il monologo di Claudio Bisio  – Repubblica.it

Che dire? io personalmente non vedo nulla di strano nella battuta di Bisio in sè; l’umorismo è anche far ridere di certi stereotipi.

Peccato che dopo che si fa la lotta contro gli stereotipi perché razzisti, contro le foto di minatori sporchi di carbone perché razzisti (qui), contro chi non usa il linguaggio politicamente corretto sempre e comunque perché *-ista, poi non puoi aspettarti che non ti venga chiesto conto se si violano i santi dogmi del politicamente corretto.

PS: per fortuna che il festival è già stato classificato come “migrant friendly” altrimenti penso che non pochi avrebbero chiesto la pubblica esecuzione di bisio…

pillon pillon /1

Penso che la proposta di legge del senatore Pillon abbia toccato più di un nervo scoperto, viste anche le reazioni isteriche alla proposta.

Stavo leggendo le varie mistificazioni; sui social è tutto un lagnarsi dell’aggressione alle donne che manifestavano contro. Peccato che quella sia una vera fake news;  Confrontiamo la stessa notizia in due siti:

fonte: https://www.ultimavoce.it/blitz-di-non-una-di-meno/
Insulti e spintoni per le donne che hanno partecipato al blitz di Non una di meno, organizzato giovedì 31 gennaio 2019 per contestare il senatore Pillon e la proposta di legge che porta il suo nome. Oltre a Non una di meno hanno preso parte alla protesta anche la rete DI.RE, Differenza Donna e Casa Internazionale.

La contestazione, cominciata fuori dalla mura della sala consiliare, si è trasformata in una vera e propria incursione quando le donne presenti al presidio sono riuscite ad entrare all’interno del I Municipio di Roma. Una di loro, armata della sua voce e di un cartello con su scritto “giù le mani dalle donne”, è stata insultata e strattonata da uno degli invitati alla tavola rotonda della Lega. “Ma nun me rompe er c***o” poi lo spintone. Immediato l’intervento di una giovane attivista che si è subito frapposta tra i due, ricevendo a sua volta uno spintone.  L’uomo anziché essere allontanato è tornato a sedersi indifferente al coro “vergogna ! vergogna!”  che ha animato la sala. Le immagini della violenza sono state riprese dalle telecamere dell’agenzia di stampa nazionale DI.RE


fonte https://www.lapresse.it/cronaca/ddl_pillon_alta_tensione_durante_la_manifestazione_di_non_una_di_meno-1099487/video/2019-01-31/
Quarantacinque minuti di protesta delle donne di Nonunadimeno contro il senatore leghista Simone Pillon, all’interno dell’aula del I consiglio municipale di Roma. “Giù le mani dalle donne. Nessuna mediazione”, hanno gridato le manifestanti, che si oppongono al disegno di legge sull’affidamento condiviso che porta la firma del leghista bresciano. Alta tensione tra le donne che stavano protestando con striscioni e cori e un partecipante al convegno: una di loro viene violentemente spinta e strattonata dall’uomo scatenando ulteriori proteste da parte delle manifestanti.

Cosa si nota dal confronto? la seconda notizia omette di dire che era in svolgimento un convegno e che le manifestanti hanno fatto irruzione per interromperlo ed inscenare le loro proteste. A leggere la seconda notizia sembra che ci sia stata una pacifica manifestazione e le manifestanti abbiano aggredito. Invece lo strappare il cartello è stata una reazione all’irruzione ed al tentativo di interrompere, con la violenza, il convegno.

Che dire? sto vedendo le stesse reazioni alle sentinelle in piedi; è giusto non condividere e confutare le idee delle sentinelle, è giusto considerarle retrograde, non è giusto vietare loro di manifestare pacificamente le loro idee, il farlo, imho, porta immediatamente dalla parte del torto. Per una sana democrazia è giusto che chiunque, sempre che rispetti le norme, possa manifestare liberamente per le sue idee, perché se inizi a discernere fra manifestazioni da permettere perché “moralmente accettabili” e manifestazioni da vietare perché “moralmente inaccettabili” apri la porta al totalitarismo; poi farlo virare dal “vietiamo le manifestazioni omofobe” al “vietiamo le manifestazioni antinazionali italiane” è un attimo.

 

La giustizia ad orologeria delle toghe verdazzure…

Ho letto su twitter la vicenda della De Gregorio con annessa sbroccata.

Sorgente: La furia di Concita De Gregorio: 37.000 euro di danni al “fascista” Andrini diffamato dall’Unità – Secolo d’Italia

Il suo debito con la giustizia Stefano Andrini lo ha pagato fino in fondo ma questo non sembra bastare alla bionda Concita De Gregorio, l’ex-direttoressa dell’Unità che, dal suo profilo Twitter, inferocita per essere stata costretta (dai giudici) qualche settimana fa a pagare i danni all’ex-amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali dopo le condanne per diffamazione rimediate dal quotidiano comunista, continua a sputtanarlo, urbi et orbi, sui Social gridando al fascista. Un “insulto” (?) che oggi non si nega a nessuno. (…)

Purtroppo per l’Unità e per la sua allora direttrice Concita De Gregorio – che omette di controllare il pezzo – le cose non stanno proprio così.
Nella foga della lapidazione dialettica il giornalista estensore dell’articolo, la direttrice e l’editore dell’Unità non si peritano di controllare se, veramente, Andrini sia mai stato un naziskin e, soprattutto, se, effettivamente, sia mai stato condannato per tentato omicidio.

Così Andrini, seppellito dagli insulti gratuiti di una certa sinistra che non sa perdere ma solo insultare e gridare al fascista, si mette da parte gli articoli dell’Unità che lo massacrano mediaticamente. E poi porta tutto alla magistratura lamentando le falsità diffamatorie scritte contro di lui dal quotidiano.

In primo grado il magistrato non reputa diffamatoria la selva di insulti. E condanna Andrini a pagare 10.000 euro di spese legali e di giustizia. Ma, in appello, la vicenda si ribalta.
E, a febbraio 2018, il giudice condanna – con sentenza immediatamente esecutiva – l’Unità a risarcire Andrini dei danni subiti dalla diffamazione.
Il giudice imputa all’Unità il fatto di non essersi correttamente informata su un dato di agevole verifica. Cioè che Andrini non è mai stato condannato per tentato omicidio come ha scritto l’Unità.

Nel frattempo l’allora editore dell’Unità è cessato attraverso un «concordato – spiega l’ex-direttrice – fra vecchi e nuovi editori, che poi sarebbero gli stessi». E il cerino acceso resta in mano alla Madonna pagana del popolo radical chic di Capalbio, Concitata De Gregorio.

Si arriva così ai giorni nostri: tre-quattro mesi fa, ottenuta la sentenza, Andrini passa all’incasso dei 37.000 euro di danni che gli hanno riconosciuto i giudici sventolando il precetto. (…)

E così la direttora sbrocca su Twitter come una furia: «Voi, fascisti, mi potete anche sequestrare i conti correnti, impedirmi di pagare l’acqua e la luce, ma non è così che avrete la mia testa e mia voce, poveri illusi. Che ne sapete voi della libertà».

La sfuriata della giornalista non passa inosservata al popolo dei Social.

Qualcuno le fa notare che è un giudice ad averla condannata, non Andrini. E che le sentenze dei magistrati si rispettano.

Che dire? la stessa impressione che avevo avuto per la vicenda dei 49 milioni della lega o lucano;  la giustizia è un valore, le azioni e le sentenze della magistratura sono insindacabili se e solo se possono essere brandito come arma politica. Altrimenti, se sono scomode o riguardano persone “simpatiche” allora diventano giustizia ad orologeria e toghe rosse/verdi/gialle/azzurre.

Che credibilità può avere chi si dichiara paladino della legge, della costituzione quando questo conviene ed invece si dimostra pro illegalità e anticostituzionale quando gli articoli della costituzione vanno a suo discapito? Prendiamo la questione delle intercettazioni; la costituzione è chiarissima, solo dietro disposizione della magistratura e per gravi motivi e con le garanzie stabilite per legge. Eppure molti lottavano perché sui giornali ci finisse di tutto e di più. Quando poi son finite anche intercettazioni “scomode”, di renzi ad esempio, di pacca si son ricordati di quell’articolo della costituzione1.

Se si usa la costituzione come arma contundente anche gli avversari faranno la stessa cosa; poi hai voglia di lamentarti del mancato rispetto di quest’ultima e delle letture selettive.

Uno dei problemi dell’italia è proprio questo: nessuna delle due fazioni si dimostra disponibile ad accettare regole terze uguali per tutti; l’accettazione od il rifiuto dipendono sempre dalla convenienza del momento. Tanto per dirne una le vicende di Concita e del lodo mondadori, in un caso giudici santi e sentenza più sacra del vangelo, nell’altro toghe politicizzate e volgare attacco *-ista ad personam.

Dubito che con queste premesse si riesca a migliorare un poco la giustizia in italia; entrambi dovrebbero rinunciare all’idea di usarla come maglio e, spiace dirlo,  son decisamente scettico.

PS

Una linea difensiva: è stata ingenua e sprovveduta, la trovo decisamente patetica. In pratica si stà dicendo che non era capace di dirigere un giornale. Se il dirigente viene pagato “tanto” è perché ha qualche responsabilità in più rispetto che so al garzone di tipografia.

 


  1. il metodo travaglio è sempre quello, quando picchiava dall’unità contro il caimano era considerato il miglior giornalista d’italia, quando invece ha iniziato a picchiare da altre parti ha iniziato ad essere considerato, da chi lo esaltava, un becero calunniatore lacché del potere. Eppure è sempre lui e il suo metodo. 

La prova lampante del fallimento della scuola

Penso che la scuola debba formare e non indottrinare; se sei formato, se sei colto dovresti avere tutti gli strumenti per leggere la realtà e capirla. Dire che la scuola debba levare ore allo svolgimento dei programmi scolastici per “insegnarti a capire la realtà” significa dire che i programmi scolastici, per come sono fatti, non ti consentono di farlo, con tanti saluti alle storielle che “la scuola ti da la cultura sbroc sbroc”. Qui stanno ammettendo che la scuola non fornisce tali strumenti, visto che servono “lezioni extra” per comprendere la realtà.

Un poco come quando si sosteneva che la legge Fiano sarebbe servita per far rispettare la legge Scelba, chi ne parlava non si rendeva conto della evidente idiozia del dire che serve una legge per far rispettare un’altra legge già in vigore.

Sorgente: Bologna, 60 prof del liceo Copernico: “Faremo lezione per spiegare cosa accade sui migranti” – Repubblica.it

Bologna, 60 prof del liceo Copernico: “Faremo lezione per spiegare cosa accade sui migranti”Bologna, 
L’appello degli insegnanti e del preside: “Fatelo anche in altre scuole”

BOLOGNA – “In queste settimane assistiamo a episodi che ci sconcertano, chiamando direttamente in causa il senso e il modo in cui stiamo svolgendo il nostro compito di insegnanti ed educatori. Tenere per giorni e giorni al largo delle nostre coste donne, uomini e bambini migranti non solo viola le regole internazionali ma sfida anche il senso di umanità e la coscienza civile della comunità nazionale”. Comincia così l’appello con cui più 60 insegnanti del liceo scientifico Copernico di Bologna annunciano che dedicheranno alcune ore della prossima settimana per spiegare agli studenti cosa sta succedendo nel Paese sul tema dell’accoglienza dei migranti – vedi il caso Sea Watch – e sulle morti nel Mediterraneo. Un appello rivolto ai colleghi anche di altre scuole: “Fate altrettanto”.

Sarei curioso di leggere la scaletta degli interventi. Parleranno di politica internazionale? di convenzioni e norme che regolano i flussi? Delle diverse problematiche che pone l’immigrazione come il gestire quelle persone evitando che diventino o farabutti o preda di farabutti, vedi quelle poveracce spedite a prostituirsi o i vari parcheggiatori abusivi? O sarà la solita sceneggiata dove il bovero negro viene obbresso dal gattivo buana bianco Salveeny?

“Ogni giorno la comunicazione mediatica ci bombarda di proclami che forzano i principi della nostra Costituzione, come quello inderogabile alla solidarietà sancito dall’articolo 2 – continua la lettera aperta – La sfida continua alla magistratura da parte del potere politico confligge con quello che spieghiamo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi riguardo alla divisione dei poteri come base dello Stato di diritto. La contrapposizione frontale fra gli italiani di sangue e le altre persone presenti sul territorio nazionale, la gran parte a pieno titolo, contrasta con l’impegno quotidiano di costruire una scuola plurale e inclusiva e spesso confligge con la stessa realtà delle nostre classi”.

Le lezioni, spiega Gabriella Fenocchio, docente di Lettere, saranno sulla Costituzione: “La leggeremo, insieme ai giornali, e poi discuteremo coi ragazzi. la sensazione è che non sappiamo nulla, o poco, di quello che sta succedendo e la scuola ha il dovere di informarli, non possiamo essere un’isola separata da quanto accade fuori, non possiamo girarci dall’altra parte. L’integrazione e l’inclusione sono parte fondante del nostro insegnamento”. La lettera è firmata anche dal preside Roberto Fiorini.

Non son d’accordo: la scuola dovrebbe già insegnarti la lettura critica dei giornali e il darti gli strumenti per farti autonomamente le tue idee ed interpretare la realtà. Se la scuola, con i programmi standard, non riesce a farlo allora, per me è una evidente prova che la scuola sta fallendo e che occorre porre dei correttivi.

Da notare anche che il compito del docente dovrebbe essere quello di insegnare, a tutti i suoi studenti, la sua materia, non il costruire una scuola “plurale ed inclusiva”. Per il resto la lettera è zeppa di stantia ideologia. Riprendo il pezzo “forte”

Le lezioni, spiega Gabriella Fenocchio, docente di Lettere, saranno sulla Costituzione: “La leggeremo, insieme ai giornali, e poi discuteremo coi ragazzi. la sensazione è che non sappiamo nulla, o poco, di quello che sta succedendo e la scuola ha il dovere di informarli, non possiamo essere un’isola separata da quanto accade fuori, non possiamo girarci dall’altra parte. L’integrazione e l’inclusione sono parte fondante del nostro insegnamento”. 

La costituzione si dovrebbe studiare in “educazione civica” ed in “diritto”; materie già previste in molti ordinamenti. E poi cosa c’entra la costituzione con l’attualità; credo che sia indottrinamento dove una lettura “maliziosa” della costituzione venga utilizzata come giustificativo di tesi preimpostate. Roba che ho già vissuto a scuola, e il risultato non è stato quello che i docenti si aspettavano.

Seconda cosa: la scuola ha il dovere di formare e di fornire gli strumenti affinché gli studenti siano in grado di informarsi e farsi, autonomamente, una loro idea. Non deve formare, non è un organo di informazione, non è un giornale. Soprattutto la conclusione della frase è emblematica “non possiamo essere un’isola separata da quanto accade fuori, non possiamo girarci dall’altra parte. L’integrazione e l’inclusione sono parte fondante del nostro insegnamento“, che mi fa propendere per indottrinamento mascherato da formazione. Scomettiamo che se qualche studente in quelle ore tirerà fuori la storia di Pamela verrà additato come neonazista?

E ancora, si legge nell’appello: “La considerazione che il Mediterraneo sia tornato a essere una barriera fra civiltà e sia diventato il grande cimitero di chi è senza speranza costringe a ripensare i temi e i motivi della nostra stessa storia. Siamo convinti che in questo contesto non sia possibile per noi docenti far finta di niente e continuare a ignorare nella nostra attività didattica i fatti che si muovono intorno a noi, perché una scuola che non riesce a facilitare la comprensione e la rielaborazione di quello che accade al di fuori non svolge la propria funzione”.

Ecco appunto, una scuola che non fa quello non funziona. E parlare di attualità senza fornire gli strumenti “culturali” per capirla è solo un’inutile perdita di tempo.

“L’appello nasce da un senso di disagio profondo per lo smarrimento dei valori comuni di fronte all’arrivo di poche decine di migranti, che il nostro paese lascia in mare a soffrire – dice Sergio lo Giudice, docente del Copernico ed ex senatore Pd – Tu entri in classe come sempre a commentare gli articoli della Costituzione, a leggere Primo Levi o a spiegare Hannah Arendt e intanto fuori da qui succedono fatti che vanno nella direzione opposta da quella che la scuola sta indicando . Così ai ragazzi arrivano segnali ambigui: per questo è necessario fermarsi un attimo per provare ad elaborare insieme cosa sta succedendo”.

” fatti che vanno nella direzione opposta da quella che la scuola sta indicando .” Cosa deve indicare la scuola, scusate?  La scuola non deve indicare niente, deve formare ed educare non deve indicare o meglio NON DEVE INDOTTRINARE. Il voler usare la scuola come centro di indottrinamento, il coccolare i docenti convinti che la loro missione non sia insegnare ma portare il verbo del loro partito al mondo è una delle cose che ha sputtanato alla grande la scuola. Triste che non se ne rendano conto.

PS

Il sottoscritto ritiene che sia giusto che un docente abbia le proprie idee e che possa fare attivamente politica ma non a scuola con i suoi studenti: quello è un comportamento poco professionale e decisamente improprio. Poi se uno vuole fare l’attivista 24/24 molla la scuola e fa solo quello, non sfrutta la scuola come “palcoscenico” privilegiato per fare propaganda.

5 politico o del dimagrire nascondendo la bilancia.

Un articolo molto interessante che pone alcune riflessioni sulla scuola, sui voti e su come viene percepita la valutazione. Posso capire le buone intenzioni della preside ma il sistema scelto più che curare aggrava di più la questione.

Il voto, come giustamente ricorda il ministro è un giudizio sulle competenze non sulla persona; si può essere una schiappa in matematica ed essere una persona meravigliosa così come si possono mangiare integrali tripli a colazione ed essere dei solenni pezzi di merda.

La cura della docente mi sembra un voler “dimagrire” nascondendo la bilancia, puoi illuderti di esser quasi sul punto di giungere alla sufficienza, puoi illuderti ma nascondere la realtà non è la soluzione.

Anche perché si rischia poi di non essere equi. Immaginiamo Gino e Pino arrivati a fine anno con un paio di 5 in materie determinanti; Gino ha 5 che sono effettivamente 5 e Pino ha in realtà 3 gonfiati. Bocci entrambi? Promuovi Gino perché potrebbe recuperare e bocci Pino? Promuovi entrambi? nel secondo caso Pino potrebbe recriminare che pur avendo, ufficialmente, gli stessi voti è stato discrimianto. Nel secondo caso Gino potrebbe ragionare: ma perché sbattermi tanto se poi anche Pino è stato promosso?

Danni in ogni caso.

Sorgente: Roma, alla scuola media “Visconti” sarà vietato mettere meno di 5: “Così incoraggio gli studenti” – Tgcom24

Roma, alla scuola media “Visconti” sarà vietato mettere meno di 5: “Così incoraggio gli studenti”
La decisione della preside dellʼistituto che spiega: “Un alunno valutato con un 2 o un 3 non ce la farà a recuperare, è provato”

Roma, alla scuola media “Visconti” sarà vietato mettere meno di 5: “Così incoraggio gli studenti”
Basta voti più bassi del 5. E’ la decisione presa dalla preside del “Viscontino” di Roma, ovvero l’istituto che comprende elementari e medie della scuola al centro della Capitale e che confluisce poi nel prestigioso liceo “Ennio Quirino Visconti”. Nella circolare mandata ai docenti, Rossana Piera Guglielmi ha spiegato che “non si può attribuire il voto corrispondente al 4/10 (o inferiore a questo) alla alunni di prima media”.

Come riportato da Repubblica, sono diverse le motivazioni che hanno spinto la dirigente scolastica a prendere una decisione che porterà sicuramente a far discutere. Molti insegnanti hanno contestato una perdita di meritocrazia in questa nuova gestione dei voti, in quanto discriminante per chi l’insufficienza minima se l’è meritata.

Ma Guglielmi ha spiegato di aver visto “troppi studenti abbandonare la scuola per un 4 in pagella e che un alunno valutato con un 2 o un 3 non ce la farà a recuperare, è provato”. Dunque, quel 5 stabilito a tavolino, il famoso voto politico, rappresenterebbe una sorta di incoraggiamento per i ragazzi.

La strada per l’inferno è lastricata di ottime intenzioni.

Perplesso il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che ha commentato la scelta definendola “un po’ strana”. “Per legge – ha ricordato Bussetti – i voti vanno dall’1 al 10, ma comprendo che non è mai una cosa semplice ricevere una brutta valutazione”. Il ministro ha quindi ricordato agli studenti che “il voto non è un giudizio sulla persona”

La scala va da 1 a 10. Dare 10 a tutti in nome di una malintesa non discriminazione significa discriminare i bravi impedendo loro di emergere.

 

PS

il modo migliore di tenere una persona nell’ignoranza non è nascondere i libri ma convincerlo che studiare sia inutile perché lui è già una persona preparatissima