zingari in gabbia e tanta idiozia…

Fatto: In un supermercato tre dipendenti hanno sorpreso due nomadi a rubare all’esterno del supermercato in un “gabbiotto” che conteneva i prodotti da mandare indietro al magazzino. Hanno chiuso il gabbiotto, le hanno filmate e hanno divulgato il filmato su youtube. E puntualmente son partite le polemiche sia da parte dei paladini dei diritti dei rom che chiedevano l’esecuzione in piazza dei tre imbecilli, sia di dementi alla “quando c’era LVI” pronti ad esaltare i catturatori.

Prima considerazione: il far west è la logica conseguenza di quando la legge viene percepita “non funzionante” e inefficace; spesso i furti e la micro delinquenza vengono perseguite poco sia per la lievità del reato sia perché spesso la priorità viene data alle vicende “mediatiche” che al piccolo balordo. Questo genera sia un senso di impunità da parte degli autori sia un senso di sfiducia nelle vittime. E ciò ha come logica conseguenza il “farsi giustizia da soli”.

Seconda considerazione: la solenne stronzata che hanno fatto i tre è stato il filmarle per sputtanarle. Il bloccare chi, in flagranza, compie un reato o un furto è lecito; se così non fosse io teoricamente potrei andare al supermercato, prendere un cellulare, uscire senza pagare senza che la security o i commessi mi possano bloccare o per farmi rendere il cellulare o per farmelo pagare. Il reato non è il sequestro di persona, come tanti giuristi di youtube sostengono, quanto lo sputtanamento e la pubblicazione del video.Le avessero bloccate e chiamato immediatamente le forze dell’ordine non ci sarebbe stato alcun reato da parte loro.

Terza considerazione: Salvini ovviamente s’è buttato a pesce, magari anche per far dimenticare il falso stupro, ma il fatto che Salvini faccia lo sciacallo non significa che tutti i rom siano inequivocabilmente onesti e che i tre siano solo dei wannabe SS. Il “se Salvini dice X allora X è sbagliato”, è un ragionamento fallace e fallato; e chi adesso prende il pretesto per frignare alla discriminazione e far partire il piagnisteo per cui le colpe son di tutto il mondo tranne che dei rom sta comportandosi da sciacallo allo stesso modo di Salvini.

Ultima, e forse più importante, considerazione: le colpe altrui non assolvono dalle proprie; gli idioti hanno sbagliato a filmare e diffondere ma le zingare non erano capitate dentro il gabbiotto per caso oppure son state rapite per essere rinchiuse; erano lì per rubare. E quanti frignano “italiani razzisti” dovrebbero fare attenzione visto che le loro fregnacce rischiano di fare più danno che altro, infatti spingono a rispondere: “e zingari ladri”, oltre a far pensare che si attacchi sempre per partito preso. E si finisce al solito derby Guelfi contro Ghibellini, dove ogni parte si sente santa e l’altra invece è fonte di ogni nequizia.

 

 

 

Fake nius e pessime leggi.

Si può contrastare la circolazione online di notizie false e contenuti inneggianti all’odio? La risposta, praticamente unanime in tutto il mondo, è: si deve. La grande incognita rimane il come, mentre ci si muove sul sottile e delicato confine fra protezione degli utenti e tutela della libertà di espressione in Rete. L’Italia adesso ha una proposta di legge per (provare a) sanzionare con multe fino a 10 mila euro e reclusione fino a due anni chiunque pubblichi o diffonda in Internet (ma non su testate giornalistiche) «notizie false, esagerate o tendenziose» o si renda responsabile di «campagne d’odio». Il testo con prima firmataria Adele Gambaro del gruppo Ala-Scelta Civica, ed ex Movimento 5 Stelle, è stato presentato ieri in Senato con sottoscrizioni bipartisan.

fonte: corriere.

Sinceramente, fuffari e cazzari vari mi stanno cordialmente sulle balle, ma penso che quella proposta sia per una legge inutile, censoria e controproducente. Inutile per tre motivi: il primo è che già esistono leggi che puniscono la diffusione di notizie false e tendenziose (art 656 c.p.), la diffamazione, la calunnia, l’esercizio abusivo della professione medica. Volendo intervenire gli strumenti legali per perseguire antivax e fuffari vari ci sono.

Il secondo motivo è che rimane facilmente aggirabile: il cherry picking di notizie vere ricade in quella fattispecie di reato? Io nel mio sito parlo solo di femminicidi, solo casi scelti, facendo intendere in maniera implicita che siano solo la punta dell’iceberg, commetto reato? Parlo di incidenti nucleari non parlando magari di mille altri incidenti legati ad attività industriali o di produzione di energia. Parlo del caso, reale, di Pippo che ha ricevuto danni da vaccino. Danni riconosciuti e risarciti da una commissione medica del ministero della sanità. Son tutti casi in cui uso il sito come “lente distorcente”, però come dimostrare la malafede? Per far giungere la gente a conclusioni false spesso son più utili le mezze verità opportunamente scelte che le balle clamorose.

Faccio un esempio con i vaccini; io qui pubblico una lista di casi in cui il vaccino ha realmente causato danni, danni riconosciuti da una commissione medica del ministero della sanità e pertanto da esso risarciti. E’ una notizia falsa? No, carte alla mano posso dimostrarne la verità. Può maliziosamente indurre le persone a ritenere che il vaccino possa essere più pericoloso del reale? Certo, senza ombra di dubbio. Si può dimostrare tale uso malizioso? Difficile, potrebbe sembrare un processo alle intenzioni; poi se passa l’idea che Tizio sia perseguibile perché Caio trae conclusioni “sballate” si arriva all’assurdo di non poter dire nulla per terrore che qualche fesso fraintenda.

E il terzo è legato alla struttura di internet; siccome la rete è trans nazionale, se io pubblico le mie notizie su un sito Russo o Turco o di qualche altro paese? come scoprire chi scrive nel sito veritavaccini.inv? rogatorie internazionali? E se le notizie vengono pubblicate da prestanome? I testi, delle fake news, vengono scritti da Mario Rossi e mandati a Ivan Drago che li pubblica lui a suo nome sul suo, di Ivan, sul suo sito russo? Chi commette il reato? Mario che manda una comunicazione privata a Ivan o Ivan che pubblica al mondo?

Per non parlare dei link; commette reato anche chi pubblica link alle pagine incriminate? fino a che livello di link si può arrivare? Tizio pubblica: “reato”, Caio pubblica un riferimento al sito di Tizio, anche questo è reato? Sempronio pubblica un collegamento al sito di Caio, sito che indicizza anche i contenuti di Tizio; commette reato anche Sempronio? Finirà che la legge verrà applicata “mentula canis” causa numero eccessivo, e praticamente impossibile da gestire, di persone e siti da controllare. Sinceramente una legge “praticamente inapplicabile” che quindi si presti ad applicazioni “ad arbitrio” la ritengo molto più pericolosa dell’assenza di una qualsivoglia legge.

Da notare anche che la legge “esclude” la stampa; domanda: e se io rilancio un articolo “fuffa” pubblicato da un quotidiano?

Censoria perché pretende il solito codazzo di regole e regolette di identificazione con pec ed altro, burocrazia inutile. Servirà ad ingessare la rete italiana e basta, nulli benefici e molte più inutili rogne. Poi non ci si stupisca se i contenuti migrano all’estero ed in italia come contenuti si avranno solo gattini e bimbominkiate.

La cura è molto, ma molto, peggio della malattia. La cura ideale dovrebbe essere la cultura che ti permette di capire i contenuti e riconoscere a colpo sicuro la fuffa, l’ideale sarebbe rendere più colta, realmente più colta no titoli regalati e no divise da “placcato cultura”, la popolazione. Ma ciò è, ovviamente, molto più difficile e molto più rompiscatole che tirar fuori una ennesima sequenza di divieti.

 

Confronti…

Starbucks sfida Trump: assumerà 10mila rifugiati nelle sue caffetterie in tutto il mondo

Sorgente: Starbucks sfida Trump: assumerà 10mila rifugiati nelle sue caffetterie in tutto il mondo – La Stampa 30/01/2017


Arabia Saudita, il cartello di Starbucks a Riad: ‘Qui le donne non possono entrare’

Sorgente: Arabia Saudita, il cartello di Starbucks a Riad: ‘Qui le donne non possono entrare’ – Repubblica.it 03 febbraio 2016

 

viva la libertà (con i soldi altrui).

Fatto: google ha rescisso il contratto “AdSense” per la raccolta pubblicitaria con il blog byoblu di Claudio Messora.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/29/google-messora-disattivata-raccolta-pubblicitaria-su-mio-blog-caccia-alle-fake-news-per-spegnere-la-rete/3348762/

“Ieri, dopo essere tornato da Roma per dibattere insieme a centinaia di giornalisti (ironia della sorte) proprio di “fake news”, trovo una email di Google che mi informa di avere disattivato la monetizzazione del mio blog decennale (i banner pubblicitari), con la motivazione che inganno i miei lettori fingendomi una testata giornalistica (una “news organization”)”. Lo racconta Claudio Messora, ex responsabile della comunicazione del M5s al Parlamento Europeo, sul suo blog Byoblu e in un post sul blog di Beppe Grillo. (…)

“Questo provvedimento, che mina seriamente la capacità di produrre informazione libera fuori dal tempio del giornalismo “autorizzato” aggredendone il modello di sostentamento economico – è la denuncia del blogger -, mostra quali siano gli obiettivi reali della campagna scatenata contro le fake-news: spegnere qualunque voce indipendente che possa restituire al termine “democrazia” un significato autenticamente spendibile, nel tentativo disperato di invertire il corso della storia e mantenere saldamente il controllo nelle mani di chi, politicamente, ha una fottuta paura di perderlo”.

Questa ingenuità mi ha fatto ridere; come disse il presidente Mao: la rivoluzione non è un pranzo di gala, e sinceramente chi vuole giocare, con i soldi del sistema all’eroico partigiano in lotta contro il sistema, lo trovo decisamente patetico. Perché non prova altri canali di finanziamento? crowdufunding, contenuti a pagamento? Se i suoi lettori hanno il braccino corto corto o giudicano il suo sito e i suoi contenuti non abbastanza interessanti da metter mano al portafoglio per pagarli che colpa ne ha Google? La libertà è bella ma non è gratis se vuoi essere libero allora metti mano al tuo portafoglio.

Questo è un caso da manuale dove gli alti ideali vengono utilizzati per verniciare basse questioni di bottega: gli è stato impedito di comunicare? il suo sito è stato chiuso d’imperio? No, semplicemente viene costretto a trovare altre fonti di finanziamento diverse da AdSense.  Se non ci si riesce, allora si chiude e si fa altro. Se invece si vuol fare il partigiano rivoluzionario allora si ricordi sempre la richiamata regola di Mao: la rivoluzione non è un pranzo di gala, e si eviti di frignare che, nella rivoluzione di ieri notte, non ci son state le tartine al caviale fra gli antipasti, altrimenti la figura che si fa è quella, patetica, del rivoluzionario da salotto.

Devo anche ammettere, sinceramente, che son contento che si lotti contro il clikbaiting e lo sparare cazzate al solo fine di attrarre click da monetizzare. Preferivo la vecchia rete non commerciale. C’erano pochi contenuti amatoriali ma questi venivano scritti solo da chi aveva il piacere di farlo. Infatti la netiquette nei newsgroup considerava molto scorretto il sollecitare risposte o il pretendere che il proprio messaggio fosse considerato “interessante”. A molti che pretendevano risposte si rispondeva: chiedere è lecito, rispondere è cortesia, leggere prima le faq ed i messaggi precedenti molto gradito. Se non vuoi che commentino i tuoi messaggi, allora non scriverli. Se i messaggi non ti interessano allora non leggerli ma non rompere le OO che le discussioni qui non ti piacciono. Pazzi furiosi, mitomani, antivax etc. etc. c’erano già allora, ma almeno non ci piazzavano businnes con le bufale. Non era più pulita, ma forse un poco più genuina.

Messora inquadra l’episodio nell’ambito del recente annuncio di Scott Spencer, il dirigente Google a capo della piattaforma Adsense, quella che gestisce appunto il servizio di pubblicazione di banner pubblicitari sui siti web, di avere “già rivisto oltre 550 siti web e di avere preso provvedimenti contro 340 di loro, colpevoli di ‘dare una falsa rappresentazione di se stessi e di ingannare i propri lettori fingendosi testate giornalistiche’”. In pratica, sintetizza, “è la morte della rete per come Gianroberto Casaleggio ce l’aveva fatta amare”. Secondo il blogger, infatti “questa è la linea del Piave dell’informazione libera: va tenuta ad ogni costo. Google deve rispondere. Non bisogna arretrare di un centimentro. In gioco non c’è la mia modesta persona (come avrebbe detto Biagi), ma la rete come l’abbiamo conosciuta e amata e che, se lasciamo passare cose come queste, da oggi potrebbe diventare un cimelio da museo”.

La rete di gianroby era la rete ove qualunque caprone ignorante era convinto di poter discutere, da pari a pari, con l’insigne luminare di argomenti pertinenti la materia del luminare1. Geometri che disquisiscono di fisica dell’atmosfera e di normative sul trasporto aereo, laureati in lettere che spacciano mirabolanti cure con le staminali, inventori di motore a gatto imburrato, signoraggisti etc. etc. La rete di gianroby era la rete che legittimava simile feccia e faceva creder loro, per numero e democrazia, di poter mettere la bocca su qualunque argomento e che delle loro argomentazioni si dovesse tener conto allo stesso modo delle argomentazioni dell’insigne medico o del fisico delle particelle. Mi spiace, l’avere il, giusto, diritto di dire una stronzata non significa che la stronzata diventi una verità. Rimane una stronzata. Il sacro blog era una raccolta di bufale e stronzate, monetizzato poi nel partito politico della gggente contro i professoroni.  La rete delle biowashball e dei motori a gatto imburrato, la rete dove aveva più visibilità chi la sparava più grossa, la rete dove gli antisistema più bravi a spararsi pose da alternativi guadagnavano un sacco dalla pubblicità.

Vuoi lottare per la rete alla gianroby? fatti mantenere dai suoi eredi morali, con i quali condividi gli obiettivi. Ma, cinicamente, penso che molti siano pronti a condividere gli obiettivi, pochi a condividere invece gli euro…


  1. precisiamo meglio: se discuto con il luminare di Fisica della partita di calcio o se sia meglio la pizza ai funghi rispetto alla caprese la mia opinione vale la sua. Se mi metto a discutere della sua materia, la mia opinione, soprattutto se non supportata da fatti scientifici, vale un cazzo. 

My two cents about fake news

Lo sforzo dell’anti-intellettualismo è stato una traccia costante che si è spinta nella nostra vita politica e culturale, alimentata dalla falsa nozione che la democrazia significhi che “la mia ignoranza è tanto giusta quanto la tua conoscenza”.
(Isaac Asimov)

Da liberale penso che il diritto alla libertà di espressione sia un diritto importante e che debba essere limitato solo dai, “giusti”, diritti delle altre persone; per questo ammetto che venga sanzionata la calunnia, la diffamazione  o il diffondere notizie false o tendenziose al solo scopo di allarmare la popolazione. Quelli non sono esercizio del diritto alla libera espressione quanto abusi. Per questo quando eco polemizzò con internet sostenendo che “Con i social parola a legioni di imbecilli” io non fui d’accordo con lui; per me anche l’esperto da bar ha lo stesso diritto di dire la sua come il prof. Eco. Ovviamente il valore dell’opinione dell’esperto da bar varrà molto, ma molto, meno di quella di Eco, soprattutto se l’opinione riguarda l’ambito cui Eco è specialista.

Per questo il voler punire le “fake news” temo possa diventare un modo subdolo per far passare l’idea di censura. Come avevo già scritto, il poter sentire stupidaggini, è una controindicazione ineliminabile della libertà di parola. E preferisco correre tale rischio rispetto al dover rispondere “preliminarmente” delle mie opinioni davanti ad un comitato degli ulema dello scientifically correct. Perché magari oggi sono, giustamente, le stronzate sui vaccini che causano autismo domani magari saranno le critiche, nota bene le critiche non gli insulti gratuiti, ben argomentate rivolte al politico Tizio. Basta vedere come la Boldrini cerchi di trasformare qualsiasi critica in un attacco contro di lei o meglio contro tutte le donne.  Per questo più che un controllo “ex ante” preferirei eventualmente un intervento “ex post”; le leggi ci sono già, esiste la norma che punisce chi fornisce “notizie false o tendenziose 1. E bisogna andarci anche con i piedi di piombo; il processo agli scienziati dell’Aquila è infatti nato su un colossale fraintendimento. Escluso il De Bernardinis, nessuno di loro aveva comunicato direttamente con il pubblico; perché allora chiamarli a rispondere di quello che aveva capito, fraintendendo, sora Cesira?  E se qualcuno volesse vedere, maliziosamente, in questo articolo di lercio: “Porta il figlio a fare il vaccino: diventa un rettiliano” un attacco contro i vaccini e chiedesse sanzioni per la testata? Come disse qualcuno: “io son responsabile di ciò che scrivo, non di quello che tu capisci”.

In un mondo ideale “la cultura”, quella vera, sarebbe un valido argine alle bufale, perché ti permette di riconoscerle facilmente e di riderci sopra. E contro la tecnica dei mille perculamenti pochi riescono a resistere. Purtroppo siamo nel mondo reale dove invece c’è tanta grassa ignoranza e tanti, drogati da un malinteso senso di uguaglianza, pensano che la loro opinione abbia lo stesso valore e la stessa qualità di quella dell’illustre scienziato.Le polemiche verso le fake news che sto leggendo mi sembra che non riguardino tanto la libertà di parola e la tutela di tale diritto ma il pretendere che la stronzata galattica detta dell’insigne laureato PhD MBA, PHP, KKK, di youtube debba avere, ope legis, lo stesso peso e lo stesso valore dell’opinione basata sui fatti, detta dall’esperto o dallo scienziato.  E quella pretesa è, invece, una pretesa completamente infondata basata su una forzata e maliziosa interpretazione dell’articolo 3 e dell’articolo 21 della costituzione, la libertà di esprimere il proprio pensiero non è il diritto che qualsiasi cazzata venga detta debba assurgersi a verità scientifica o sacro dogma di fede per tutti. Si deve essere liberi2 di dire stronzate e parimenti si deve essere liberi di dire che quelle son stronzate colossali.

Concludo con una immagine che riassume il mio pensiero:

You get to say the world is flat because we live in a country that guarantees free speech, but it’s not a country that guarantees that anything you say is correct

Potete dire che il mondo è piatto perché viviamo in un paese che garantisce la libertà di parola, ma non è un paese che garantisce che qualsiasi cosa diciate sia corretta.
[Neil deGrasse Tyson]

Bisogna salvaguardare la libertà di parola, sia da arbitrarie censure in nome di un malinteso bene superiore3 sia dalla pretesa di tanti imbecilli di voler rendere, ope legis, la loro opinione basata sul nulla equivalente all’opinione, basata sui fatti, di un esperto della materia. E no; in quel senso non avete alcun diritto alla vostra opinione, e non avete alcun diritto di non sentire che state dicendo solo stronzate.

PS
Da notare comunque come molti che adesso urlano come “vergini dai candidi manti, rotte dietro e sane davanti4” spesso siano stati i primi ad invocare censure e linciaggi contro tutto quello che non li trovava d’accordo. La solita coerenza di chi strumentalizza la costituzione per dare una giustificazione “morale” ai suoi porci comodi.

 

 


  1. Art. 656 codice penale; chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro. 
  2. Sempre nei limiti del non abuso della libertà di parola. 
  3. ovviamente nessuno ha mai ammesso apertamente di voler censurare perché quanto detto gli stava sul culo. Si censurava invece per il bene superiore, per i bambini, nessuno pensa ai bambini
  4. Ifigonia in Culide, atto primo, coro delle vergini: “Noi siam le vergini dai candidi manti, siam rotte di dietro, ma sane davanti;” 

il diritto al posto pubblico.

L’articolo che avevo scritto sui concorsi pubblici e su quanto fosse facile o difficile barare e fare il gioco delle tre carte è stato l’articolo più visto del blog. Credo perché  il posto pubblico è ancora molto desiderato.  Il fatto quotidiano pubblica un articolo che dimostra come molti intendano il posto pubblico: non un posto di “civil servant”, come direbbero gli anglo sassoni, un posto per essere al servizio del pubblico ma un posto dove si ha il diritto divino e insindacabile al posto fisso.  L’articolo mi è sembrato un piagnisteo ininterrotto.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/03/concorsi-pubblici-la-storia-del-43enne-idoneo-a-19-bandi-e-ancora-disoccupato-da-anni-la-mia-vita-e-congelata/3128126/

Concorsi pubblici, la storia del 43enne idoneo a 19 bandi e ancora disoccupato: “Da anni la mia vita è congelata”

E’ laureato in giurisprudenza, sbarca il lunario collaborando con alcuni enti pubblici per due o tre mesi all’anno. Eppure ha partecipato a una sessantina di selezioni, superandone un terzo e spendendo migliaia di euro in trasferte e preparazione agli esami. Ha provato a vivere da solo, è dovuto tornare a casa dei genitori in assenza di stipendio fisso: “Con questa situazione è impossibile pensare di sposarsi, mettere su casa, formare una propria famiglia”. E a gennaio scadono 16 delle 19 graduatorie che lo vedono tra i papabili assunti

Ha partecipato a una sessantina di concorsi, a 19 è risultato idoneo, ha speso migliaia di euro in trasferte e preparazione. Ai primi bandi ha preso parte già ai tempi dell’università, nei primissimi anni del nuovo millennio. Il prossimo 31 dicembre, però, il suo nome comparirà solo in tre graduatorie, perché le altre saranno tutte scadute. La storia è quella di Fabio Apicella, nome di fantasia, un 43enne originario della provincia di Salerno. È uno degli idonei ai concorsi che a fine anno vedranno sfumare il loro lavoro e i loro sacrifici. In realtà il suo è un caso limite: lo Stato ha speso soldi per selezionarlo 19 volte. “Eppure la mia vita è ancora congelata” racconta a ilfattoquotidiano.it. Oggi è disoccupato, sbarca il lunario lavorando due o tre mesi all’anno, o se va bene per periodi più lunghi.

da notare da una parte o la palese malafede o la plateale incompetenza del giornalista; “idoneo” non significa “vincitore di concorso” ma significa solamente che  è stata presa la sufficienza a scritto ed orale nelle prove concorsuali. In qualsiasi concorso viene fatta una graduatoria. Se il concorso era per 10 posti vengono assunti i primi 10, le persone inserite in graduatoria dalla undicesima posizione in poi possono, nota bene possono, essere assunte se, nota bene se, nei trentasei mesi di validità della graduatoria si liberano posti, altrimenti non hanno diritto all’assunzione. Lo Stato non l’ha esaminato. Se Fabio fosse stato uno che ha “vinto” 19 concorsi ed è sempre rimasto al palo allora avrebbe tutti i diritti di incavolarsi e denunciare sprechi, ma è un idoneo non un vincitore. Le graduatorie perenni si son viste nella scuola; nel caso dei concorsi per la docenza la graduatoria di merito non decadeva mai e questo, in attesa che venisse assunto qualche somaro arrivato millesimo o giù di lì ma idoneo ha bloccato l’assunzione di persone più preparate. Ha partecipato a 60 concorsi, è arrivato idoneo a 19, non ne ha vinto nessuno e, come idoneo, non si è mai piazzato talmente in alto da poter ricevere i “posti bonus”, e allora? Partecipare non significa ipso facto vincere; e questo dovrebbe essere noto dalle prime partitelle di calcio all’oratorio o dal torneo di biliardino fatto in prima media.

QUINDICI ANNI DI CONCORSI – Fabio si è laureato nel 2004 in Giurisprudenza. “Nel frattempo, per qualche anno ho anche lavorato, rallentando un po’ gli studi – spiega – e, ancora prima di iniziare l’università, ho iniziato a partecipare ai concorsi”. In quel periodo, infatti, ha partecipato alle prime dieci selezioni portando a casa due idoneità. “Subito dopo la laurea ho cercato di intraprendere la professione di avvocato, ma il mio desiderio più grande era quello di potermi stabilizzare proprio vincendo un concorso. Quindi mi sono messo d’impegno”. Fabio ha collezionato 19 graduatorie che, in realtà, sarebbero potute essere anche di più: “Per problemi personali non mi sono potuto presentare in un paio di prove orali”. Nel complesso, dal 2004 in poi, Fabio ha partecipato a circa una sessantina di selezioni. “Solo tra spese di trasporto e pernottamento laddove necessario – spiega – ho speso circa 5mila euro, ma voglio sottolineare che ci sono colleghi che hanno sborsato anche di più perché per prepararsi si sono iscritti a diversi corsi, per ognuno dei quali si può arrivare a pagare tra i 2mila e i 3mila euro”. (…)

Il fatto che uno decida di investire su se stesso, magari frequentando corsi di preparazione ad un concorso, corsi dove magari viene svolto quello che si sarebbe dovuto fare e non è stato svolto a scuola o all’università,  Per il resto il fatto di spendere due, tre, centomila euro non implica che lo stato sia obbligato ad assumerti. Potrei fare un parallelo con il calcio; quanti ragazzi sognano di diventare calciatori di serie A, quanti ci riescono? Dobbiamo far giocare Jimmy Gambone come centravanti del Barcellona solo perché ha speso diecimila euro in scarpette? Ecco. Il partecipare ad una, due, mille gare non da il diritto ad avere una medaglia d’oro.

“LA MIA VITA E’ CONGELATA” – Il costo maggiore, però, è quello pagato sul piano personale. Attualmente Fabio non lavora e non ha un’occupazione da tre mesi. L’ultima è stata presso un Comune. “Sbarco il lunario, mi chiamano in vari Enti per collaborare e ci sono stati anni in cui ho lavorato solo un paio di mesi” racconta a ilfattoquotidiano.it. Il rammarico più grande? “Non è quello di non essere tra i vincitori, ma quello di non vedere rispettato un mio diritto, magari perché certe amministrazioni preferiscono esternalizzare alcuni servizi con costi anche maggiori. (…)

“ma quello di non vedere rispettato un mio diritto” Un idoneo non è un vincitore, l’idoneo non ha il diritto “incondizionato” all’assunzione nell’ente, ha diritto se ci son posti liberi. E un laureato in giurisprudenza dovrebbe conoscere un minimo di diritto amministrativo e di procedure concorsuali.  La domanda che mi porrei quindi è: incompetenza o malafede per avere una assunzione? Piaccia o no son finiti i tempi nei quali la PA era usata come ammortizzatore sociale e i concorsi, quando venivano svolti, erano farloccate fate per assumere più gente possibile. Oggi non siamo in tempi di vacche grasse purtroppo e la PA non è solo una tetta da succhiare.

“Restano in piedi un paio delle graduatorie in cui sono idoneo, ma conosco molti colleghi per cui sarà l’inferno. Come se non avessero mai fatto nulla”.

Hanno l’idoneità ad un concorso, titolo valutabile nei concorsi pubblici successivi. Qui si vede “la cultura del sei”; un idoneo è uno che ha preso la sufficienza, uno che si è qualificato non uno che ha vinto. E il mondo gira nel senso che “vincere” significa arrivare fra i primi non raggiungere, arrancando, la sufficienza. Purtroppo la scuola invece insegna la religione del sei a fare il minimo indispensabile per arrivare al sei e poi frignare di avere il diritto alla promozione perché jabba jabba. Non insegna la competizione. E come  spesso capita, quello che la scuola non vuole insegnarti per non “indisporti” poi, come in questo caso, te lo insegna la vita in maniera molto, ma molto, più dolorosa. Fabio, tanti auguri, ma pensa a quello che non ti ha insegnato la scuola e che adesso ti sta insegnando invece, molto più dolorosamente la vita. Nel concorso, soprattutto oggi che il pubblico non può permettersi di fare da mamma e da ammortizzatore sociale, significa dover lottare per vincere, per arrivare fra i primi, non per prendere una idoneità e sperare che arrivi il miracolo.

 

Coppie scoppiate omosessuali e casini con i figli

fonte:http://www.ilgiornale.it/news/madre-lesbica-lascia-moglie-e-scappa-donatore-sperma-1314227.html 

Donna lascia la moglie e scappa col padre biologico di sua figlia
Il caso tra Canada e Gran Bretagna spacca l’opinione pubblica: “Troppo politicamente corretto, non è caso sui diritti gay ma su cosa sia meglio per la piccola”

Madre lesbica lascia la moglie e scappa con il padre biologico della bimba. Sembra l’incipit di un romanzo rosa e invece è il caso che sta spaccando l’opinione pubblica inglese, sullo sfondo delle cocentissime polemiche sulla tematica delicatissima dei matrimoni e della genitorialità gay.

Anche perché ora Lauren Etchells, la protagonista dei fatti, denuncia: “La bimba sta meglio con me e con suo padre, troppo politicamente corretto attorno a questa situazione”.

Ha rotto il silenzio, la Etchells insegnante che dal Canada che è scappata in Gran Bretagna per rifarsi una vita con l’uomo che ha donato lo sperma per far nascere la piccola, di soli due anni, che aveva avuto nell’ambito della relazione con Tasha Brown a cui s’era unita in matrimonio. La donna ha rivendicato, come riporta il Daily Mail citando la lettera che la Etchells ha inviato al Times, l’opportunità della sua decisione di portare via con sè la piccola: “Si sta montando il caso attorno ai diritti dei gay e non a ciò che possa essere meglio per la piccola. Mi dispiace ma occorre che si badi alla realtà dei fatti: la bimba sta meglio qui con me piuttosto che rimanere ciechi e intrappolati nel politicamente corretto e nelle maglie della burocrazia. Sgretolarle la famiglia davanti agli occhi, separarla dalla madre, dal fratello e dall’uomo che lei conosce come il padre significherebbe causarle danni psicologici pesantissimi che verrebbero fuori durante la crescita”.

È una storia, questa, che si sviluppa quasi completamente online. Sulle strade virtuali del web, la Etchells e la Brown si incontrano, si conoscono, si amano e decidono di sposarsi. Quindi, dopo il matrimonio, decidono di avere un figlio. Sarà la Etchells, più giovane, a farsi carico della gravidanza. Le due donne riprendono i sentieri di internet e si imbattono in un giovane, Marco van der Merwe che si dichiara disponibile a donare il suo seme. Tra i due nasce qualcosa di profondo. La Brown, temendo il peggio, chiede e ottiene un ordine che impedisca alla moglie e al ragazzo di lasciare il Canada con la bambina. I due, però, fuggono poco prima della notifica e nel frattempo mettono in cantiere un altro figlio, che sarà un maschietto.

Che dire? prima cosa: casini simili nel caso etero ne capitano a bizzeffe, di casi in cui un genitore prende prole e bagagli e scappa all’estero impedendo all’altro di vedere la prone ne son capitati e ne capiteranno a bizzeffe. La notizia non è interessante per quello, anche se le protagoniste sono lesbo, ma perché fa porre un paio di domande scomode, domande spesso coperte dalla coltre di miele del politically correct e dalla religione dell’ammmore.

  • La bambina, che ovviamente non ha alcuna colpa, di chi è figlia? sicuramente del genitore biologico-legale, la madre che l’ha partorita, e poi di chi? della partner della madre che legalmente l’ha adottata oppure del padre biologico? Una questione da azzeccagarbugli non da poco.
  • La ex partner della madre che rapporti deve avere con la bambina? ha diritto di vederla e di essere genitrice di quest’ultima?
  • Legalmente il padre biologico della pupa che diritti “giuridici” ha sulla bambina?
  • E soprattutto: in questa situazione di adulti che bisticciano, cosa sarebbe meglio per la bambina?

Non voglio entrare nel ginepraio della questione se sia giusta o sbagliata l’adozione gay o i giochi con la fecondazione medicalmente assistita, vorrei solo portare la riflessione su due aspetti che emergono con forza dalla vicenda.

Il primo è che le “cosacce” che capitano nel caso etero possono capitare anche nel caso “omosessuale”; se un caso di “cosaccia” che capita con una coppia etero è sufficiente a condannare tutte le coppie etero allora il caso sopra riportato condanna, allo stesso modo, le coppie omosessuali(1) . Che le coppie “omo” fossero solo miele, dolcezza e ammmore è una balla colossale. Hanno più o meno le stesse dinamiche di coppia delle coppie etero. .

Il secondo è che chi paga questa situazione è in ogni caso la bambina, allontanata dalla “zia” o “mamma2” che dir si voglia e adesso contesa fra mamma e mamma2. Purtroppo, come nel caso etero, chi paga le stupidaggini degli adulti son proprio i bambini.

Piaccia o no il risultato di certi giochi con la fecondazione medicalmente assistita dovrebbe essere un bambino, che non è un tenero cucciolotto puccioso ma un essere umano con diritti inderogabili fra cui anche quello di non essere considerato merce o di proprietà di Tizi* invece che di Cai*. Ed è inutile e patetico negare questo fatto accusando di “omofobia” o di oscurantismo.

(1)Volgarmente; se generalizzi a cazzo allora poi non offenderti se i tuoi sottili distinguo non son colti.

la libertà non è gratis…

Stavo leggendo le polemiche riguardo a Zerocalcare ed al suo account facebook cancellato, e sulla rete è tutto un fiorire di lamentele e piangnistei riguardo alla libertà di espressione ed alla censura fascista di FB.

In quello, mi spiace dirlo, ma vedo tante prove di infantilismo acuto oltre che di analfabetismo funzionale. La costituzione, art. 21, dice questo:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

che è una dichiarazione di principio, e, da notare, non impone alcun obbligo a chi che sia di mettere a disposizione le sue risorse per permettere a Tizio o a Caio di esercitare il proprio diritto.

Brevemente: Tizio ha diritto di dire che sostiene $politico_che_mi_sta_sulle_palle e ne condivide le idee? Sì, liberissimo.

Io ho l’obbligo di ascoltare le idee di Tizio, di condividerle o di ospitare Tizio a casa mia o di mettere a disposizione il mio blog affinché possa divulgarle meglio? Per niente; se non voglio sentire cosa ha da dire tizio o se giudico che i commenti di tizio a questo articolo non siano di mio interesse o semplicemente non voglio che abbia visibilità da questo blog io ho tutti i diritti di censurarli e cancellarli.

Non ho il diritto invece di impedire a tizio di aprirsi un suo blog, di fare i comizi nelle sale che lui ha pagato, di pubblicare i suoi articoli nei giornali disposti a farlo.

In casa mia ho il diritto di decidere io, in casa d’altri chi decide è il padrone di casa e io o rispetto le sue decisioni o devo rassegnarmi a cercare un’altra casa più ospitale.

E faccialibro non è un servizio pubblico, è una società privata che mira al profitto, non sono le orsoline della libertà di pensiero; e l’uso di FB, soprattutto se attraverso account gratuiti, permette a FB di segarti l’account ad minchiam se li gira. Può non piacere ma il contratto che, iscrivendosi a FB si stipula, è chiaro, loro possono segarti l’account a loro piacimento.

Prima di frignare sulle clausole vessatorie che permetto la cancellazione repentina dell’account, ci son da fare alcune considerazioni:

Primo, in internet non esiste solo faccialibro, ci son mille possibilità di pubblicare su internet, blog, siti etc. etc. con altre condizioni. Se quelle di FB non piacciono nulla vieta di andare da qualche altra parte. Essere segato da FB non significa affatto finire chiusi in cella di isolamento senza poter comunicare con il mondo.

Secondo: si tratta di un servizio “gratuito”. Si può pretendere solo ciò che si paga, ciò che invece non si paga non si può pretendere. Se voglio che FB tenga in piedi la mia pagina e non me la chiuda “ad minchiam” devo mettere la mano in tasca e stipulare un contratto oneroso con lui, contratto che prevede obblighi precisi e reciproci. Se si vuole il pasto gratis allora bisogna rassegnarsi a ciò che passa il convento. Come aveva scritto Heinlein nell’opera “la luna è una severa maestra”:

TANSTAAFL “There ain’t no such thing as a free lunch” “Non esistono cose come i pasti gratis”

Nessuno offre pasti gratis, se vuoi il pasto gratis di Zuckemberg devi sottostare alle regole di Mark, se paghi invece tu il pasto allora sei tu che detti le regole. Lottare per la libertà significa anche impegnarsi e “pagare di tasca propria” il palco per il comizio, il sito o l’annuncio sul giornale, non significa frignare contro i cattivoni che non ti prestano un microfono, che pretendono di essere pagati per il sito o per pubblicare. Quello non è lottare per la libertà, è solo far capricci infantili, oltre ad apparire “tirchi”.

 

 

ruolo politico e ruolo amministrativo.

Ho notato, in una discussione sul fatto, che c’è molta confusione fra il ruolo politico, quello che dovrebbe avere un ministro od un parlamentare, e il ruolo amministrativo, quello che dovrebbero avere invece i dirigenti del ministero o degli assessorati.

Il tutto nasce da una discussione, nei forum del fatto quotidiano, sulla buona scuola

Mario -> Shevathas • 21 ore fa
(…) Che fine ha fatto la famosa frase che nel pubblico si entra solo tramite concorso? Come fa un preside a giudicare la preparazione di un docente di materie che non conosce? Visto che critica in modo pesante la categoria degli insegnanti, cosa pensa dei ministri privi di laurea di questo governo? Che competenze hanno per decidere in materie che non hanno mai studiato?

Shevathas -> Mario • 20 ore fa
Partiamo dalla fine: dovrebbe essere noto dall’educazione civica che il ministro ha attività di indirizzo visto che le decisioni amministrative e gli atti amministrativi per il funzionamento del ministero non vengono prese dal ministro ma dalla struttura amministrativa e dai dirigenti di quest’ultima.

La frase di mario mostra chiaramente la confusione fra il ruolo politico e quello amministrativo; il politico ha compiti di indirizzo politico della struttura; terra terra dovrebbe decidere su quali ambiti puntare, quali progetti è meglio portare avanti e quali rinviare, decidere quali siano le situazioni critiche in cui è inderogabile intervenire e quali invece possono aspettare. Non si occupa di aspetti prettamente tecnici; scrivere il regolamento attuativo della legge XY, gestire il bilancio del ministero, emanare il bando di concorso. Terra terra, la legge che da mandato al ministero della pubblica istruzione di bandire un concorso per reclutare i docenti è stata emanata dal parlamento, il bando del concorso è stato predisposto dalla struttura amministrativa del ministero ed è stato firmato dal direttore generale del dipartimento dell’istruzione, non dal Ministro.

Infatti per amministrare un ministero servono molte e varie competenze: legislative, economiche, tecniche etc. etc. che è praticamente impossibile siano possedute da una sola persona. Ecco a cosa serve tutta la struttura amministrativa del ministero, ad attuare quanto decide il governo, il ministro o il parlamento. Non fa lui tutto il lavoro. Ecco perché io non vedo scandaloso che il ministro della sanità non sia un medico, che quello della difesa non sia un militare, che quello dei trasporti e infrastrutture non sia un capitano di lungo corso con il brevetto di pilota di aereo, patente DE e abilitazione alla conduzione di mezzi ferroviari, ovviamente laureato in ingegneria civile indirizzo infrastrutture. L’importante è che, se si deve emanare un regolamento sul traffico aereo tale regolamento venga predisposto da un esperti di volo e di diritto della navigazione aerea, non da archeologi e matematici.

Quanto sopra è, banalmente, la base di funzionamento della struttura amministrativa e politica dello stato, non è complesso e dovrebbe essere insegnata in diritto o in quella che a suo tempo si chiamava educazione civica. Eppure molti, anche docenti, dimostrano di ignorarlo, come dimostra il proseguo dei messaggi.

Mario -> Shevathas • 17 ore fa
(…)
Sul primo punto, vuole farmi credere che un ministro è un prestanome? che non conta nulla? Che sono i dirigenti a decidere? ecc… Ma allora perché i cittadini devono votare se tanto a decidere non sono i politici ma i dirigenti?…. perché discutere tanto sulla legge elettorale? Perché pagare oltre 10 mila euro al mese una persona diplomata che di fatto (in base al suo ragionamento) non conta nulla?
Non condivido i suoi ragionamenti, immagino che Lei fa politica o è pagato per difendere le scelte sbagliate, incomprensibili di questo governo. Per fortuna siamo in democrazia, chi non condivide le scelte di questo governo può sempre togliere la fiducia al momento del voto……

Sorvoliamo sulla solita accusa di “troll del PD”(1), da notare il colossale fraintendimento di quanto ho scritto. E, visto che mario dice in altri messaggi di essere un docente di ruolo e con molta esperienza, il dubbio che mi viene è: sta usando la tecnica dell'”uomo di paglia” mettendomi in bocca affermazioni mai fatte “il ministro non conta niente”, oppure è un analfabeta funzionale incapace di capire frasi come “il ministro decide cosa deve essere fatto e l’amministrazione decide in che modo deve essere attuato”. Nel primo caso direi semplicemente che certi “mezzucci” dialettici alla fine servono solo a squalificare chi ci ricorre. Se invece è analfabeta funzionale, è la miglior prova che la “buona scuola” pur con tutti i suoi difetti è un tentativo giusto di riportare in carreggiata la scuola. Se tu non sei in grado di capire, come puoi insegnare agli altri a farlo?

Uno dei problemi dell’italia è la grossa ignoranza riguardo all’educazione civica, come funziona a grandi linee la macchina dello stato, quali sono i compiti e quali sono i ruoli delle persone. Criticare la Lorenzin perché non laureata è solo ipocrita; in certe situazioni, stamina, si è comportata meglio di ministri laureati come Balduzzi, docente universitario di diritto costituzionale della salute e di diritto sanitario. Allo stesso modo il criticare Renzi per una buca sulla strada principale del paese; chi deve occuparsi delle buche sulla strada è il sindaco mica il presidente del consiglio; invece in italia abbiamo gli assessori comunali “alla pace nel mondo” e il ministro delle infrastrutture chiamato a rispondere della buca in via Garibaldi. Logico che se chiami le persone a rispondere di argomenti non di loro pertinenza ottieni le classiche assurdità all’italiana.

PS

da notare che battere sulle lauree e sul CV dei ministri alla fine diventa un boomberang; la Giannini è docente universitario e rettore, mentre il candidato in pectore presidente del consiglio del moVimento quanti dottorati e quanti master post lauream ha conseguito?

(1) Ecco perché la cultura di destra è sparita, tutti i colti son solo troll del piddììì 😀

 

Giustizia “de panza”

Ho sempre detto che la giustizia di pancia, quella dove le sentenze non son pronunciate sulla base delle norme ma sulla base dei volubili voleri del bobolo, è una giustizia che a me fa paura. Fa paura perché non la vedo come giustizia ma come linciaggio vendetta contro chi si è deciso essere colpevole. Purtroppo in italia ci son molti che vedono i giudici non come le persone che devono giudicare torti e ragioni ma come i giustizieri vendicatori che devono punire i malvagerrimi. Come capitato ad esempio nei casi di Scattone o di Sollecito.

Emblematico è questo caso, riportato dal Fatto Quotidiano, insieme ai suoi commenti.

Doina Matei, sospesa la semilibertà alla “killer dell’ombrello” dopo le foto in bikini postate su Facebook

Nel 2007 aveva ucciso con la punta di un ombrello la ventitreenne Vanessa Russo. Ottenuto un permesso premio, la donna ha trascorso le giornate al mare, postando le foto ricordo sui social network: scelta che ha portato all’intervento del giudice di sorveglianza. “Non sapevo di non poter usare internet”, si è difesa lei

Io considero un errore la revoca della semilibertà solo per aver postato foto sorridenti al mare su FB, se il regime di semilibertà non impone il divieto di utilizzo dei social network, lo considero un prostituirsi alla pancia del bobolo. Un giudice dovrebbe giudicare secondo le norme e non secondo i risultati del televoto alla barbara d’urso.  Se non è vietato, in semilibertà, andare al mare e usare FB la tizia non ha commesso alcun reato facendolo, quindi il revocare la semilibertà per tali fatti è un’arbitrio indecente, indegno di un moderno stato di diritto.
Si può discutere se la condanna sia stata dura o benevola, si può discutere se il regime di semilibertà è meglio farlo iniziare prima o dopo, si può chiedere di variare le leggi, son tutte cose giuste, lecite e legittime. Quello che invece non è giusto, oltre che alquanto stupido, è il pretendere che le leggi vengano piegate o applicate “mentula canis” sulla base delle urla della piazza. Come avevo scritto in un altro post: “la giustizia dovrebbe essere amministrata dai giudici e non dalla pancia dell’opinione pubblica con il televoto. Il televoto lo ammetto per decidere chi buttar fuori dalla casa del grande fratello non per la giustizia penale. E il giudice deve essere terzo fra le parti. L’alternativa, che ogni parte decida la sua giustizia, la Sardegna l’ha conosciuta benissimo, una lunga storia di faide sanguinose e non ho il piacere di ritornare a quel periodo.”.

di seguito una selezioni di commenti particolarmente forcaioli:

Noto con disgusto che c’è moltissima gente che ha più pietà per i carnefici che per le vittime. Sembra che la vita rovinata sia quella dell’omicida e che la colpa sia della vittima e dei suoi familiari che non rispondono alle sue chiamate. Poi sicuramente influirà il fatto che sia una prostituta rumena, quindi scusabile per antonomasia secondo certa logica cattobuonista, sicuramente se la nazionalità di vittima e carnefice fosse stata invertita, tutti quelli che ora si sbracciano per i diritti dei detenuti diventerebbero i peggiori forcaioli. Fatto sta che mentre una ragazza è stata privata giovanissima del bene più prezioso e la sua famiglia distrutta, la carnefice ha un lavoro, cosa che manca a moltissima gente onesta, se la gode al mare e non ha paura di mostrarlo a tutti. Io credo che ci sia un limite alla tolleranza verso le ingiustizie, per qualcuno invece la vita di una povera ragazza passa in secondo piano davanti ai diritti del misero criminale, compreso chi specula scrivendo un libro dal titolo squallido. Comici poi quelli che dicono: “se fosse capitato a un mio familiare cercherei vendetta, ma da esterno devo dire che la pena è giusta”, ma la sapete provare un briciolo di compassione anche per chi si è visto privare di una figlia??

***

C’è gente qui che si indigna che si possa pensare che la ragazza non possa farsi foto o sorridere
Andassero a dirlo in faccia ai genitori di Vanessa

I due commenti sono simili, sfruttano la compassione verso i genitori per giustificare una pena infinita e la vendetta di stato, sostituendo alla legge la loro morale. In uno stato civile le pene, e le condanne vengono decise dalla legge e non dai desideri dei parenti delle vittime. Provo compassione per il loro dolore ma ciò non autorizza i parenti delle vittime, ad ergersi a giudici o giustizieri, e men che meno autorizza a farlo i loro autonominatisi avvocati difensori.

Ma che il popolino sbraiti e urli “sangue, sangue” non mi stupisce ne scandalizza, come non mi scandalizzano i leoni da tastiera e i rivoluzionari di youtube. Quello che mi spaventa sono i giudici che, vuoi per pavidità vuoi per calcolo politico, reggono il bordone a quella gente.