Lavoro e discriminazione.

“attenzione post abbastanza polemico”

Stavo leggendo le vicende del ragazzo non assunto come cameriere perché nero e del regolamento della scuola svizzera di Milano.

Molti commenti chiedono, non capisco su che basi, l’intervento della magistratura per punire gli autori di cotali comportamenti razzisti e discriminatori; peccato che i reati, come li intendono i commentatori, esistano tanto quanto il reato di “sesso con minorenne”.

Non si può vietare di essere razzisti visto che non si può vietare a chicchessia di pensare questo o quello; quello che si può fare è punire le discriminazioni quando si riesce a dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la scelta è sicuramente avvenuta per motivi discriminatori. Peccato che far ciò sia un impresa abbastanza ardua.

Prendiamo il caso del ragazzo; quando ho letto l’articolo ho pensato ad un fake, un datore di lavoro non può essere così ingenuo e così imbecille da ammettere candidamente che sta discriminando per il colore della pelle.  Anche perché un datore di lavoro quando assume il personale non è tenuto in alcun modo a giustificare a chicchesia perché abbia preferito Tizio rispetto a Caio. Avesse usato una scusa “standard”: abbiamo già trovato, scusa siamo al completo, son venuti meno clienti e quindi serve meno personale, nessuno avrebbe potuto dire nulla a parte una eventuale responsabilità precontrattuale del datore di lavoro.

Sarebbe stato un caso nel quale non si può dimostrare che la scelta del datore è sicuramente a causa della “volontà di discriminare”; idem ad esempio per la discriminazione “femminile”, la discriminazione esiste e le statistiche la dimostrano impietosamente però nel caso concreto come puoi dimostrare che Tizio abbia scelto Caio invece che Mevia, soprattutto se i CV dei due sono molto vicini,  solo per discriminazione per il sesso e non magari perché Caio gli ha ispirato più fiducia o Mevia gli è sembrata meno adatta alla posizione?

Non si può a meno di non voler inserire una barbarie come l’inversione dell’onere della prova ovvero deve essere il datore di lavoro a dimostrare di non aver discriminato invece che Mevia a dimostrare di essere stata discriminata (soluzione di stampo totalitario),  oppure inserire “quote” in ogni dove (soluzione delirante ed inconcludente).

Per loro natura le quote, come quella per i lavoratori disabili, le puoi inserire solo in ambiti lavorativi con tanto personale; non ha alcun senso inserire quote per PMI o imprese artigianali. A meno di non voler imporre quote anche per livello e settore io potrei cavarmela, nel rispetto quote, con una donna per le pulizie e un uomo come project manager. Le quote hanno anche la controindicazione di sostituirsi alla competenza; portano naturalmente alla domanda: “Ma Tizio è stato assunto perché capace o solo per rispettare una quota?” Un ultima cosa: quante e quali quote inserisci? per colore della pelle? per sesso? per orientamento sessuale? per religione? per squadra di calcio? E se per assurdo mi trovassi a dover scegliere fra una donna bianca e un uomo nero quale sarebbe la scelta meno discriminante?

Si finirà come in questa barzelletta (politically scorrect)

BOSS [rivolto a quattro dipendenti]: Quest’anno abbiamo subito grosse perdite, devo licenziare uno di voi per far quadrare i conti.
DIPENDENTE #1 [immigrato]: Non può licenziare me, sarebbe razzismo, la denuncio per discriminazione razzista.
DIPENDENTE #2 [donna]: Non può licenziare me, sarebbe maschilismo, la denuncio per discriminazione sessuale.

DIPENDENTE #3 [sindacalista]: Non può licenziare me, sarebbe un comportamento antisindacale, la denuncio per violazione dei diritti dei lavoratori.

 DIPENDENTE #4 [bianco, uomo, giovane]: (togliendo fuori un mascara) non starai pensando di licenziare me, bel maschione…

Apologia di fascismo, facciamo un poco di chiarezza

L’italia è il paese dove molti confondono il codice penale con il fantadiritto basato sulle castronerie scritte dai giornali. Ad esempio il celebre reato commesso da Berlusconi con Ruby: “sesso con minorenne”. Peccato che tale reato non esista in italia, esiste il reato di violenza sessuale, violenza che viene sempre presunta se un partner ha meno dell’età del consenso, ed esiste il reato di prostituzione minorile. Con una sedicenne consenziente un novantenne invece può, in maniera del tutto lecita e legittima, farci tutto il kamasutra acrobatico1.

Idem per l’apologia di fascismo, nazicomunismo eccetera.

La costituzione (XII disposizione provvisoria e finale) è chiara

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

Vieta la riorganizzazione del partito fascista sotto qualsiasi forma.

Quella disposizione venne recepita dalla così detta legge Scelba che è molto chiara su cosa sia da intendersi come “riorganizzazione del partito fascista” (qui il testo vigente della legge); gli articoli interessanti sono l’articolo 1, 4 e 5 (grassetti miei).

Art. 1
((Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalita’ antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle liberta’ garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attivita’ alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista)).

***

Art. 4.
(Apologia del fascismo) Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalita’ indicate nell’articolo 1 e’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.
((Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalita’ antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena e’ della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni)).
La pena e’ della reclusione da due a cinque anni e della multa da cinquecentomila a due milioni di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti e’ commesso con il mezzo della stampa. La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per un periodo di cinque anni.

***

Art. 5.
(Manifestazioni fasciste) ((Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste e’ punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da duecentomila a cinquecentomila lire. Il giudice, nel pronunciare la condanna, puo’ disporre la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni)).

Da notare alcune cose: la legge, all’articolo 1, da attuazione alla costituzione vietando la creazione di un partito che persegue finalità antidemocratiche analoghe a quelle perseguite dal partito fascista usando i metodi descritti nell’articolo.

L’articolo 4 e 5 invece vietano l’esaltazione del fascismo e la sua apologia e le sue manifestazioni; per capire cosa si intenda per apologia è interessante leggere due sentenze della corte costituzionale (sentenza 1/1957 e  sentenza 74/1958)

(…) L’art. 4 va esaminato in rapporto al primo comma della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione, che statuisce: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Come risulta dal contesto stesso della legge 1952 (le cui norme, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 10, cesseranno di avere vigore appena saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale), l’apologia del fascismo, per assumere carattere di reato, deve consistere non in una difesa elogiativa, ma in una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista. Ciò significa che deve essere considerata non già in sé e per sé, ma in rapporto a quella riorganizzazione, che è vietata dalla XII disposizione.

Trattasi non di una istigazione diretta, perché questa è configurata nell’art. 2 della legge 1952, bensì di una istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla detta riorganizzazione e a tal fine idoneo ed efficiente.

La riprova che l’apologia, in realtà, consista in una istigazione indiretta si desume dall’art. 414 del Codice penale (che non trovasi modificato nel progetto preliminare per la riforma del detto codice, redatto dall’ultima Commissione ministeriale), articolo il quale – sotto l’intestazione “Istigazione a delinquere” – nell’ultimo comma prevede precisamente l’apologia di uno o più delitti. Appunto per ciò la dottrina ha ritenuto che il reato di apologia costituisca una forma di istigazione indiretta.

Consegue che non può istituirsi il raffronto, che è stato dedotto, tra l’art. 4 della legge n. 645 del 1952 e l’art. 21 primo comma della Costituzione.

***

(…) Chi esamini il testo dell’art. 5 della legge isolatamente dalle altre disposizioni, e si limiti a darne una interpretazione letterale, può essere indotto, come è accaduto alle autorità giudiziarie che hanno proposto la questione di legittimità costituzionale, a supporre che la norma denunziata preveda come fatto punibile qualunque parola o gesto, anche il più innocuo, che ricordi comunque il regime fascista e gli uomini che lo impersonarono ed esprima semplicemente il pensiero o il sentimento, eventualmente occasionale o transeunte, di un individuo, il quale indossi una camicia nera o intoni un canto o lanci un grido. Ma una simile interpretazione della norma non si può ritenere conforme alla intenzione del legislatore, il quale, dichiarando espressamente di voler impedire la riorganizzazione del disciolto partito fascista, ha inteso vietare e punire non già una qualunque manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, bensì quelle manifestazioni usuali del disciolto partito che, come si è detto prima, possono determinare il pericolo che si è voluto evitare.

La denominazione di “manifestazioni fasciste” adottata dalla legge del 1952 e l’uso dell’avverbio “pubblicamente” fanno chiaramente intendere che, seppure il fatto può essere commesso da una sola persona, esso deve trovare nel momento e nell’ambiente in cui è compiuto circostanze tali, da renderlo idoneo a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste.

La ratio della norma non è concepibile altrimenti, nel sistema di una legge dichiaratamente diretta ad attuare la disposizione XII della Costituzione. Il legislatore ha compreso che la riorganizzazione del partito fascista può anche essere stimolata da manifestazioni pubbliche capaci di impressionare le folle; ed ha voluto colpire le manifestazioni stesse, precisamente in quanto idonee a costituire il pericolo di tale ricostituzione.

Quindi:

1- l’apologia del fascismo finalizzata alla ricostituzione del partito fascista è già presente nella legge Scelba, attualmente in vigore.

2 -Come precisato dalla corte costituzionale, a meno che non sia finalizzato alla ricostituzione del partito fascista o la creazione di un partito che persegue la presa del potere mediante lotta armata ed altri sistemi fascisti, l’esaltazione di mussolini, l’indossare una camicia nera o fare il saluto romano rientra nelle manifestazioni di libertà di pensiero.

3 – Alla luce delle sentenze della corte costituzionale la norma Fiano, che mira a vietare l’esposizione di simboli fascisti o qualunque parola o gesto che ricordi il regime fascista, rischia di essere considerata “incostituzionale” in quanto in contrasto con l’articolo 21. Terra terra: finché io non prendo le armi contro lo stato o miro a riorganizzare il partito fascista posso raccontare che mussolini sia stato lo statista più grandissimo del mondo, vestirmi da balilla e cantare a squarciagola faccetta nera2.

4 – Ripeto il legislatore ha inteso “punire” chi mira a ricostituire il partito fascista, non chi ha causato più di X morti. Le polemiche su chi abbia fatto più merda fra comunismo, nazismo, fascismo o turbocapitalismo liberista c’entrano con le disposizioni della costituzione come i cavoli a merenda.

5 – Paradossalmente se io fondassi il Partito Rivoluzionario del Popolo del grande Pdor (figlio di Kmer) che mira a prendere il possesso dello stato con le armi e trasformarlo nella teocrazia di Pdor ove governeranno solo gli eletti di Pdor e gli altri, gli uomini della terra dei fichi d’india, verranno condannati a lavorare con il sudore della fronte e partorire con dolore, sarei condannabile per la legge Scelba.


  1. un bel modo per morire. 
  2.  guardacaso canzone non gradita al regime fascista proprio perché parlava di integrazione “faccetta nera sarai Romana…” e di rapporti paritetici con gli abitanti delle colonie.
    Ma queste persone sanno che Benito Mussolini odiava Faccetta nera? Aveva addirittura tentato di farla bandire. Per lui era troppo meticcia: inneggiava all’unione tra “razze” e questo non era concepibile nella sua Italia imperiale, che presto avrebbe varato le leggi razziali che toglievano diritti e vita a ebrei e africani. Oggi però, ed è qui il paradosso, il regime fascista è ricordato proprio attraverso questa canzone che detestava.
    fonte: https://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2015/08/06/faccetta-nera-razzismo 

Nello scontro fra neofascisti e clandestini chi perde è lo stato

Il “giustiziere della notte” era un bel film con charles bronson. Racconta la storia di un ingegnere Paul Kersey al quale un gruppo di balordi uccide la moglie e violenta la figlia. Vedendo che la polizia è impotente contro la microcriminalità decide di farsi giustizia da solo. La fine del film è emblematica; finalmente la polizia lo scopre ma l’indagine viene insabbiata sia perché Kersey, soprannominato il giustiziere della notte, è un eroe per la popolazione, già iniziavano a spuntare degli emuli, sia perché il suo arresto avrebbe causato maggiore sfiducia nella polizia. Quindi Kersey invece di venire incriminato venne semplicemente convinto a smettere e trasferirsi a Chicago.

Ad Ostia sta capitando qualcosa di simile; molti sono infastiditi da venditori abusivi insistenti, parcheggiatori abusivi e microcriminalità; spesso la soluzione proposta al problema è il negare il problema: dici che sei infastidito solo perché sei un fasciorazzista e tonnellate di retorica su accoglienza, fratellanza e ammore. Che poi pensando ad esempio ai fatti di Capalbio, ci si rende conto che tali trombonate son solo tentativi di fare tanto i froci con il culo degli altri.

Questo è quanto capitato ad Ostia

fonte:http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/10/ronde-casapound-spiaggia-ostia-cacciati-venditori-ambulanti/082ad9d4-6553-11e7-a5ea-ffe2be8246f0.shtml?refresh_ce-cp

Un blitz anti ambulanti i sulla spiaggia di Ostia con tanto di pettorine con la scritta CasaPound. È accaduto ieri sul litorale romano, dove la scena è stata ripresa da un video. «I venditori abusivi – sostiene nel filmato Luca Marsella, responsabile locale di Cpi – oltre a cianfrusaglie di dubbia provenienza, vendono anche bibite facendo concorrenza sleale ai legittimi concessionari delle strutture che invece sono sovente tartassati da controlli di vigili». I militanti di CasaPound erano circa una quindicina.

(…)

A promettere che il blitz sarebbe stato segnalato alla polizia era stato Domenico Vulpiani, commissario di Ostia: «Sono atti di forza che non possono essere tollerati», aveva sottolineato il prefetto definendo l’iniziativa di CasaPound «strumentale». Anche perché sull’abusivismo commerciale c’è un «piano di controlli della polizia locale d’intesa con la capitaneria di porto» che riguarda i 18 chilometri circa del litorale. E infatti il Comando generale della municipale ricorda che i controlli vengono effettuati «dall’inizio di giugno ogni fine settimana» e che «finora sono centinaia i sequestri di migliaia di articoli illegali e merce alimentare non tracciabile».

Io vedo molti paralleli con il “giustiziere della notte”: la polizia non è percepita come funzionante ed efficace si aprono praterie per i “giustizieri” pronti a carpire simpatie ed a presentarsi come i buoni contro i cattivi ed uno stato connivente con i cattivi1. In pratica lo stato non viene percepito come utile od efficace ma solo un nemico da abbattere. Questo è quello che è realmente capitato in italia negli anni ’20. Un governo debole ed inconcludente incapace di accontentare la richiesta di sicurezza della piazza, azioni confuse e sconclusionate. Logico che all’anarchia ed al caos molti preferirono i pagliacci in camicia nera pensando, erroneamente, che era solo una cura passeggera per eliminare il pericolo “rosso” e calmare i “bianchi”. Tragico errore che si pagò con conto salatissimo.

La colpa di Ostia è dello stato assente; se non ti attivi per risolvere il problema o peggio, fai finta di non vederlo per motivi politici, evitare accuse di razzismo e fascismo gratuite2, poi qualcuno lo risolve, male, ma si prende il merito della risoluzione. La situazione è grave e merita un intervento un poco più coordinato di una semplice incriminazione di casa pound. Occorre sia far capire che il “monopolio della forza” lo ha solo lo stato ed occorre però anche far vedere che lo stato lo usa contro tutti quelli che evadono le leggi, siano essi wannabe punisher o venditori abusivi, è l’unico modo per disinnescare la situazione. L’alternativa è il trovarsi tanti emuli del Giustiziere in giro con uno stato che alza le braccia e si arrende. Ironico: per evitare accuse “pretestruose” di fascismo3 si lascia la piazza ai fascisti veri.


  1. piaccia o no New York è stata riportata in carreggiata grazie alla “cura Giuliani” non di certo grazie a tonnellate di ipocrisia fintobuonista sulla comprensione e l’accoglienza. 
  2. alla fine “fascista” nel linguaggio dei “compagni” ha perso qualsiasi riferimento al fatto storico ed è diventato sono un sinonimo di: “idea che non mi trova d’accordo”.
    “per me il cioccolato fondente è migliore di quello al latte”; “Fascistaaa!!!!”. 
  3. non ci si può dire “per la legalità” e poi pretendere che le leggi vengano applicate “con intelligenza”, ovvero chiudendo tutti e due gli occhi, a seconda della simpatia verso l’inquisito. Se il commercio abusivo è vietato dalla legge va represso, se il divieto di commercio abusivo è troppo gravoso allora si abbiano le palle di chiedere l’abolizione di tale legge. Avere una legge ed applicarla ad arbitrio a seconda di come girano è la cosa peggiore possibile. 

zingari in gabbia e tanta idiozia…

Fatto: In un supermercato tre dipendenti hanno sorpreso due nomadi a rubare all’esterno del supermercato in un “gabbiotto” che conteneva i prodotti da mandare indietro al magazzino. Hanno chiuso il gabbiotto, le hanno filmate e hanno divulgato il filmato su youtube. E puntualmente son partite le polemiche sia da parte dei paladini dei diritti dei rom che chiedevano l’esecuzione in piazza dei tre imbecilli, sia di dementi alla “quando c’era LVI” pronti ad esaltare i catturatori.

Prima considerazione: il far west è la logica conseguenza di quando la legge viene percepita “non funzionante” e inefficace; spesso i furti e la micro delinquenza vengono perseguite poco sia per la lievità del reato sia perché spesso la priorità viene data alle vicende “mediatiche” che al piccolo balordo. Questo genera sia un senso di impunità da parte degli autori sia un senso di sfiducia nelle vittime. E ciò ha come logica conseguenza il “farsi giustizia da soli”.

Seconda considerazione: la solenne stronzata che hanno fatto i tre è stato il filmarle per sputtanarle. Il bloccare chi, in flagranza, compie un reato o un furto è lecito; se così non fosse io teoricamente potrei andare al supermercato, prendere un cellulare, uscire senza pagare senza che la security o i commessi mi possano bloccare o per farmi rendere il cellulare o per farmelo pagare. Il reato non è il sequestro di persona, come tanti giuristi di youtube sostengono, quanto lo sputtanamento e la pubblicazione del video.Le avessero bloccate e chiamato immediatamente le forze dell’ordine non ci sarebbe stato alcun reato da parte loro.

Terza considerazione: Salvini ovviamente s’è buttato a pesce, magari anche per far dimenticare il falso stupro, ma il fatto che Salvini faccia lo sciacallo non significa che tutti i rom siano inequivocabilmente onesti e che i tre siano solo dei wannabe SS. Il “se Salvini dice X allora X è sbagliato”, è un ragionamento fallace e fallato; e chi adesso prende il pretesto per frignare alla discriminazione e far partire il piagnisteo per cui le colpe son di tutto il mondo tranne che dei rom sta comportandosi da sciacallo allo stesso modo di Salvini.

Ultima, e forse più importante, considerazione: le colpe altrui non assolvono dalle proprie; gli idioti hanno sbagliato a filmare e diffondere ma le zingare non erano capitate dentro il gabbiotto per caso oppure son state rapite per essere rinchiuse; erano lì per rubare. E quanti frignano “italiani razzisti” dovrebbero fare attenzione visto che le loro fregnacce rischiano di fare più danno che altro, infatti spingono a rispondere: “e zingari ladri”, oltre a far pensare che si attacchi sempre per partito preso. E si finisce al solito derby Guelfi contro Ghibellini, dove ogni parte si sente santa e l’altra invece è fonte di ogni nequizia.

 

 

 

Fake nius e pessime leggi.

Si può contrastare la circolazione online di notizie false e contenuti inneggianti all’odio? La risposta, praticamente unanime in tutto il mondo, è: si deve. La grande incognita rimane il come, mentre ci si muove sul sottile e delicato confine fra protezione degli utenti e tutela della libertà di espressione in Rete. L’Italia adesso ha una proposta di legge per (provare a) sanzionare con multe fino a 10 mila euro e reclusione fino a due anni chiunque pubblichi o diffonda in Internet (ma non su testate giornalistiche) «notizie false, esagerate o tendenziose» o si renda responsabile di «campagne d’odio». Il testo con prima firmataria Adele Gambaro del gruppo Ala-Scelta Civica, ed ex Movimento 5 Stelle, è stato presentato ieri in Senato con sottoscrizioni bipartisan.

fonte: corriere.

Sinceramente, fuffari e cazzari vari mi stanno cordialmente sulle balle, ma penso che quella proposta sia per una legge inutile, censoria e controproducente. Inutile per tre motivi: il primo è che già esistono leggi che puniscono la diffusione di notizie false e tendenziose (art 656 c.p.), la diffamazione, la calunnia, l’esercizio abusivo della professione medica. Volendo intervenire gli strumenti legali per perseguire antivax e fuffari vari ci sono.

Il secondo motivo è che rimane facilmente aggirabile: il cherry picking di notizie vere ricade in quella fattispecie di reato? Io nel mio sito parlo solo di femminicidi, solo casi scelti, facendo intendere in maniera implicita che siano solo la punta dell’iceberg, commetto reato? Parlo di incidenti nucleari non parlando magari di mille altri incidenti legati ad attività industriali o di produzione di energia. Parlo del caso, reale, di Pippo che ha ricevuto danni da vaccino. Danni riconosciuti e risarciti da una commissione medica del ministero della sanità. Son tutti casi in cui uso il sito come “lente distorcente”, però come dimostrare la malafede? Per far giungere la gente a conclusioni false spesso son più utili le mezze verità opportunamente scelte che le balle clamorose.

Faccio un esempio con i vaccini; io qui pubblico una lista di casi in cui il vaccino ha realmente causato danni, danni riconosciuti da una commissione medica del ministero della sanità e pertanto da esso risarciti. E’ una notizia falsa? No, carte alla mano posso dimostrarne la verità. Può maliziosamente indurre le persone a ritenere che il vaccino possa essere più pericoloso del reale? Certo, senza ombra di dubbio. Si può dimostrare tale uso malizioso? Difficile, potrebbe sembrare un processo alle intenzioni; poi se passa l’idea che Tizio sia perseguibile perché Caio trae conclusioni “sballate” si arriva all’assurdo di non poter dire nulla per terrore che qualche fesso fraintenda.

E il terzo è legato alla struttura di internet; siccome la rete è trans nazionale, se io pubblico le mie notizie su un sito Russo o Turco o di qualche altro paese? come scoprire chi scrive nel sito veritavaccini.inv? rogatorie internazionali? E se le notizie vengono pubblicate da prestanome? I testi, delle fake news, vengono scritti da Mario Rossi e mandati a Ivan Drago che li pubblica lui a suo nome sul suo, di Ivan, sul suo sito russo? Chi commette il reato? Mario che manda una comunicazione privata a Ivan o Ivan che pubblica al mondo?

Per non parlare dei link; commette reato anche chi pubblica link alle pagine incriminate? fino a che livello di link si può arrivare? Tizio pubblica: “reato”, Caio pubblica un riferimento al sito di Tizio, anche questo è reato? Sempronio pubblica un collegamento al sito di Caio, sito che indicizza anche i contenuti di Tizio; commette reato anche Sempronio? Finirà che la legge verrà applicata “mentula canis” causa numero eccessivo, e praticamente impossibile da gestire, di persone e siti da controllare. Sinceramente una legge “praticamente inapplicabile” che quindi si presti ad applicazioni “ad arbitrio” la ritengo molto più pericolosa dell’assenza di una qualsivoglia legge.

Da notare anche che la legge “esclude” la stampa; domanda: e se io rilancio un articolo “fuffa” pubblicato da un quotidiano?

Censoria perché pretende il solito codazzo di regole e regolette di identificazione con pec ed altro, burocrazia inutile. Servirà ad ingessare la rete italiana e basta, nulli benefici e molte più inutili rogne. Poi non ci si stupisca se i contenuti migrano all’estero ed in italia come contenuti si avranno solo gattini e bimbominkiate.

La cura è molto, ma molto, peggio della malattia. La cura ideale dovrebbe essere la cultura che ti permette di capire i contenuti e riconoscere a colpo sicuro la fuffa, l’ideale sarebbe rendere più colta, realmente più colta no titoli regalati e no divise da “placcato cultura”, la popolazione. Ma ciò è, ovviamente, molto più difficile e molto più rompiscatole che tirar fuori una ennesima sequenza di divieti.

 

Confronti…

Starbucks sfida Trump: assumerà 10mila rifugiati nelle sue caffetterie in tutto il mondo

Sorgente: Starbucks sfida Trump: assumerà 10mila rifugiati nelle sue caffetterie in tutto il mondo – La Stampa 30/01/2017


Arabia Saudita, il cartello di Starbucks a Riad: ‘Qui le donne non possono entrare’

Sorgente: Arabia Saudita, il cartello di Starbucks a Riad: ‘Qui le donne non possono entrare’ – Repubblica.it 03 febbraio 2016

 

viva la libertà (con i soldi altrui).

Fatto: google ha rescisso il contratto “AdSense” per la raccolta pubblicitaria con il blog byoblu di Claudio Messora.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/29/google-messora-disattivata-raccolta-pubblicitaria-su-mio-blog-caccia-alle-fake-news-per-spegnere-la-rete/3348762/

“Ieri, dopo essere tornato da Roma per dibattere insieme a centinaia di giornalisti (ironia della sorte) proprio di “fake news”, trovo una email di Google che mi informa di avere disattivato la monetizzazione del mio blog decennale (i banner pubblicitari), con la motivazione che inganno i miei lettori fingendomi una testata giornalistica (una “news organization”)”. Lo racconta Claudio Messora, ex responsabile della comunicazione del M5s al Parlamento Europeo, sul suo blog Byoblu e in un post sul blog di Beppe Grillo. (…)

“Questo provvedimento, che mina seriamente la capacità di produrre informazione libera fuori dal tempio del giornalismo “autorizzato” aggredendone il modello di sostentamento economico – è la denuncia del blogger -, mostra quali siano gli obiettivi reali della campagna scatenata contro le fake-news: spegnere qualunque voce indipendente che possa restituire al termine “democrazia” un significato autenticamente spendibile, nel tentativo disperato di invertire il corso della storia e mantenere saldamente il controllo nelle mani di chi, politicamente, ha una fottuta paura di perderlo”.

Questa ingenuità mi ha fatto ridere; come disse il presidente Mao: la rivoluzione non è un pranzo di gala, e sinceramente chi vuole giocare, con i soldi del sistema all’eroico partigiano in lotta contro il sistema, lo trovo decisamente patetico. Perché non prova altri canali di finanziamento? crowdufunding, contenuti a pagamento? Se i suoi lettori hanno il braccino corto corto o giudicano il suo sito e i suoi contenuti non abbastanza interessanti da metter mano al portafoglio per pagarli che colpa ne ha Google? La libertà è bella ma non è gratis se vuoi essere libero allora metti mano al tuo portafoglio.

Questo è un caso da manuale dove gli alti ideali vengono utilizzati per verniciare basse questioni di bottega: gli è stato impedito di comunicare? il suo sito è stato chiuso d’imperio? No, semplicemente viene costretto a trovare altre fonti di finanziamento diverse da AdSense.  Se non ci si riesce, allora si chiude e si fa altro. Se invece si vuol fare il partigiano rivoluzionario allora si ricordi sempre la richiamata regola di Mao: la rivoluzione non è un pranzo di gala, e si eviti di frignare che, nella rivoluzione di ieri notte, non ci son state le tartine al caviale fra gli antipasti, altrimenti la figura che si fa è quella, patetica, del rivoluzionario da salotto.

Devo anche ammettere, sinceramente, che son contento che si lotti contro il clikbaiting e lo sparare cazzate al solo fine di attrarre click da monetizzare. Preferivo la vecchia rete non commerciale. C’erano pochi contenuti amatoriali ma questi venivano scritti solo da chi aveva il piacere di farlo. Infatti la netiquette nei newsgroup considerava molto scorretto il sollecitare risposte o il pretendere che il proprio messaggio fosse considerato “interessante”. A molti che pretendevano risposte si rispondeva: chiedere è lecito, rispondere è cortesia, leggere prima le faq ed i messaggi precedenti molto gradito. Se non vuoi che commentino i tuoi messaggi, allora non scriverli. Se i messaggi non ti interessano allora non leggerli ma non rompere le OO che le discussioni qui non ti piacciono. Pazzi furiosi, mitomani, antivax etc. etc. c’erano già allora, ma almeno non ci piazzavano businnes con le bufale. Non era più pulita, ma forse un poco più genuina.

Messora inquadra l’episodio nell’ambito del recente annuncio di Scott Spencer, il dirigente Google a capo della piattaforma Adsense, quella che gestisce appunto il servizio di pubblicazione di banner pubblicitari sui siti web, di avere “già rivisto oltre 550 siti web e di avere preso provvedimenti contro 340 di loro, colpevoli di ‘dare una falsa rappresentazione di se stessi e di ingannare i propri lettori fingendosi testate giornalistiche’”. In pratica, sintetizza, “è la morte della rete per come Gianroberto Casaleggio ce l’aveva fatta amare”. Secondo il blogger, infatti “questa è la linea del Piave dell’informazione libera: va tenuta ad ogni costo. Google deve rispondere. Non bisogna arretrare di un centimentro. In gioco non c’è la mia modesta persona (come avrebbe detto Biagi), ma la rete come l’abbiamo conosciuta e amata e che, se lasciamo passare cose come queste, da oggi potrebbe diventare un cimelio da museo”.

La rete di gianroby era la rete ove qualunque caprone ignorante era convinto di poter discutere, da pari a pari, con l’insigne luminare di argomenti pertinenti la materia del luminare1. Geometri che disquisiscono di fisica dell’atmosfera e di normative sul trasporto aereo, laureati in lettere che spacciano mirabolanti cure con le staminali, inventori di motore a gatto imburrato, signoraggisti etc. etc. La rete di gianroby era la rete che legittimava simile feccia e faceva creder loro, per numero e democrazia, di poter mettere la bocca su qualunque argomento e che delle loro argomentazioni si dovesse tener conto allo stesso modo delle argomentazioni dell’insigne medico o del fisico delle particelle. Mi spiace, l’avere il, giusto, diritto di dire una stronzata non significa che la stronzata diventi una verità. Rimane una stronzata. Il sacro blog era una raccolta di bufale e stronzate, monetizzato poi nel partito politico della gggente contro i professoroni.  La rete delle biowashball e dei motori a gatto imburrato, la rete dove aveva più visibilità chi la sparava più grossa, la rete dove gli antisistema più bravi a spararsi pose da alternativi guadagnavano un sacco dalla pubblicità.

Vuoi lottare per la rete alla gianroby? fatti mantenere dai suoi eredi morali, con i quali condividi gli obiettivi. Ma, cinicamente, penso che molti siano pronti a condividere gli obiettivi, pochi a condividere invece gli euro…


  1. precisiamo meglio: se discuto con il luminare di Fisica della partita di calcio o se sia meglio la pizza ai funghi rispetto alla caprese la mia opinione vale la sua. Se mi metto a discutere della sua materia, la mia opinione, soprattutto se non supportata da fatti scientifici, vale un cazzo. 

My two cents about fake news

Lo sforzo dell’anti-intellettualismo è stato una traccia costante che si è spinta nella nostra vita politica e culturale, alimentata dalla falsa nozione che la democrazia significhi che “la mia ignoranza è tanto giusta quanto la tua conoscenza”.
(Isaac Asimov)

Da liberale penso che il diritto alla libertà di espressione sia un diritto importante e che debba essere limitato solo dai, “giusti”, diritti delle altre persone; per questo ammetto che venga sanzionata la calunnia, la diffamazione  o il diffondere notizie false o tendenziose al solo scopo di allarmare la popolazione. Quelli non sono esercizio del diritto alla libera espressione quanto abusi. Per questo quando eco polemizzò con internet sostenendo che “Con i social parola a legioni di imbecilli” io non fui d’accordo con lui; per me anche l’esperto da bar ha lo stesso diritto di dire la sua come il prof. Eco. Ovviamente il valore dell’opinione dell’esperto da bar varrà molto, ma molto, meno di quella di Eco, soprattutto se l’opinione riguarda l’ambito cui Eco è specialista.

Per questo il voler punire le “fake news” temo possa diventare un modo subdolo per far passare l’idea di censura. Come avevo già scritto, il poter sentire stupidaggini, è una controindicazione ineliminabile della libertà di parola. E preferisco correre tale rischio rispetto al dover rispondere “preliminarmente” delle mie opinioni davanti ad un comitato degli ulema dello scientifically correct. Perché magari oggi sono, giustamente, le stronzate sui vaccini che causano autismo domani magari saranno le critiche, nota bene le critiche non gli insulti gratuiti, ben argomentate rivolte al politico Tizio. Basta vedere come la Boldrini cerchi di trasformare qualsiasi critica in un attacco contro di lei o meglio contro tutte le donne.  Per questo più che un controllo “ex ante” preferirei eventualmente un intervento “ex post”; le leggi ci sono già, esiste la norma che punisce chi fornisce “notizie false o tendenziose 1. E bisogna andarci anche con i piedi di piombo; il processo agli scienziati dell’Aquila è infatti nato su un colossale fraintendimento. Escluso il De Bernardinis, nessuno di loro aveva comunicato direttamente con il pubblico; perché allora chiamarli a rispondere di quello che aveva capito, fraintendendo, sora Cesira?  E se qualcuno volesse vedere, maliziosamente, in questo articolo di lercio: “Porta il figlio a fare il vaccino: diventa un rettiliano” un attacco contro i vaccini e chiedesse sanzioni per la testata? Come disse qualcuno: “io son responsabile di ciò che scrivo, non di quello che tu capisci”.

In un mondo ideale “la cultura”, quella vera, sarebbe un valido argine alle bufale, perché ti permette di riconoscerle facilmente e di riderci sopra. E contro la tecnica dei mille perculamenti pochi riescono a resistere. Purtroppo siamo nel mondo reale dove invece c’è tanta grassa ignoranza e tanti, drogati da un malinteso senso di uguaglianza, pensano che la loro opinione abbia lo stesso valore e la stessa qualità di quella dell’illustre scienziato.Le polemiche verso le fake news che sto leggendo mi sembra che non riguardino tanto la libertà di parola e la tutela di tale diritto ma il pretendere che la stronzata galattica detta dell’insigne laureato PhD MBA, PHP, KKK, di youtube debba avere, ope legis, lo stesso peso e lo stesso valore dell’opinione basata sui fatti, detta dall’esperto o dallo scienziato.  E quella pretesa è, invece, una pretesa completamente infondata basata su una forzata e maliziosa interpretazione dell’articolo 3 e dell’articolo 21 della costituzione, la libertà di esprimere il proprio pensiero non è il diritto che qualsiasi cazzata venga detta debba assurgersi a verità scientifica o sacro dogma di fede per tutti. Si deve essere liberi2 di dire stronzate e parimenti si deve essere liberi di dire che quelle son stronzate colossali.

Concludo con una immagine che riassume il mio pensiero:

You get to say the world is flat because we live in a country that guarantees free speech, but it’s not a country that guarantees that anything you say is correct

Potete dire che il mondo è piatto perché viviamo in un paese che garantisce la libertà di parola, ma non è un paese che garantisce che qualsiasi cosa diciate sia corretta.
[Neil deGrasse Tyson]

Bisogna salvaguardare la libertà di parola, sia da arbitrarie censure in nome di un malinteso bene superiore3 sia dalla pretesa di tanti imbecilli di voler rendere, ope legis, la loro opinione basata sul nulla equivalente all’opinione, basata sui fatti, di un esperto della materia. E no; in quel senso non avete alcun diritto alla vostra opinione, e non avete alcun diritto di non sentire che state dicendo solo stronzate.

PS
Da notare comunque come molti che adesso urlano come “vergini dai candidi manti, rotte dietro e sane davanti4” spesso siano stati i primi ad invocare censure e linciaggi contro tutto quello che non li trovava d’accordo. La solita coerenza di chi strumentalizza la costituzione per dare una giustificazione “morale” ai suoi porci comodi.

 

 


  1. Art. 656 codice penale; chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro. 
  2. Sempre nei limiti del non abuso della libertà di parola. 
  3. ovviamente nessuno ha mai ammesso apertamente di voler censurare perché quanto detto gli stava sul culo. Si censurava invece per il bene superiore, per i bambini, nessuno pensa ai bambini
  4. Ifigonia in Culide, atto primo, coro delle vergini: “Noi siam le vergini dai candidi manti, siam rotte di dietro, ma sane davanti;” 

il diritto al posto pubblico.

L’articolo che avevo scritto sui concorsi pubblici e su quanto fosse facile o difficile barare e fare il gioco delle tre carte è stato l’articolo più visto del blog. Credo perché  il posto pubblico è ancora molto desiderato.  Il fatto quotidiano pubblica un articolo che dimostra come molti intendano il posto pubblico: non un posto di “civil servant”, come direbbero gli anglo sassoni, un posto per essere al servizio del pubblico ma un posto dove si ha il diritto divino e insindacabile al posto fisso.  L’articolo mi è sembrato un piagnisteo ininterrotto.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/03/concorsi-pubblici-la-storia-del-43enne-idoneo-a-19-bandi-e-ancora-disoccupato-da-anni-la-mia-vita-e-congelata/3128126/

Concorsi pubblici, la storia del 43enne idoneo a 19 bandi e ancora disoccupato: “Da anni la mia vita è congelata”

E’ laureato in giurisprudenza, sbarca il lunario collaborando con alcuni enti pubblici per due o tre mesi all’anno. Eppure ha partecipato a una sessantina di selezioni, superandone un terzo e spendendo migliaia di euro in trasferte e preparazione agli esami. Ha provato a vivere da solo, è dovuto tornare a casa dei genitori in assenza di stipendio fisso: “Con questa situazione è impossibile pensare di sposarsi, mettere su casa, formare una propria famiglia”. E a gennaio scadono 16 delle 19 graduatorie che lo vedono tra i papabili assunti

Ha partecipato a una sessantina di concorsi, a 19 è risultato idoneo, ha speso migliaia di euro in trasferte e preparazione. Ai primi bandi ha preso parte già ai tempi dell’università, nei primissimi anni del nuovo millennio. Il prossimo 31 dicembre, però, il suo nome comparirà solo in tre graduatorie, perché le altre saranno tutte scadute. La storia è quella di Fabio Apicella, nome di fantasia, un 43enne originario della provincia di Salerno. È uno degli idonei ai concorsi che a fine anno vedranno sfumare il loro lavoro e i loro sacrifici. In realtà il suo è un caso limite: lo Stato ha speso soldi per selezionarlo 19 volte. “Eppure la mia vita è ancora congelata” racconta a ilfattoquotidiano.it. Oggi è disoccupato, sbarca il lunario lavorando due o tre mesi all’anno, o se va bene per periodi più lunghi.

da notare da una parte o la palese malafede o la plateale incompetenza del giornalista; “idoneo” non significa “vincitore di concorso” ma significa solamente che  è stata presa la sufficienza a scritto ed orale nelle prove concorsuali. In qualsiasi concorso viene fatta una graduatoria. Se il concorso era per 10 posti vengono assunti i primi 10, le persone inserite in graduatoria dalla undicesima posizione in poi possono, nota bene possono, essere assunte se, nota bene se, nei trentasei mesi di validità della graduatoria si liberano posti, altrimenti non hanno diritto all’assunzione. Lo Stato non l’ha esaminato. Se Fabio fosse stato uno che ha “vinto” 19 concorsi ed è sempre rimasto al palo allora avrebbe tutti i diritti di incavolarsi e denunciare sprechi, ma è un idoneo non un vincitore. Le graduatorie perenni si son viste nella scuola; nel caso dei concorsi per la docenza la graduatoria di merito non decadeva mai e questo, in attesa che venisse assunto qualche somaro arrivato millesimo o giù di lì ma idoneo ha bloccato l’assunzione di persone più preparate. Ha partecipato a 60 concorsi, è arrivato idoneo a 19, non ne ha vinto nessuno e, come idoneo, non si è mai piazzato talmente in alto da poter ricevere i “posti bonus”, e allora? Partecipare non significa ipso facto vincere; e questo dovrebbe essere noto dalle prime partitelle di calcio all’oratorio o dal torneo di biliardino fatto in prima media.

QUINDICI ANNI DI CONCORSI – Fabio si è laureato nel 2004 in Giurisprudenza. “Nel frattempo, per qualche anno ho anche lavorato, rallentando un po’ gli studi – spiega – e, ancora prima di iniziare l’università, ho iniziato a partecipare ai concorsi”. In quel periodo, infatti, ha partecipato alle prime dieci selezioni portando a casa due idoneità. “Subito dopo la laurea ho cercato di intraprendere la professione di avvocato, ma il mio desiderio più grande era quello di potermi stabilizzare proprio vincendo un concorso. Quindi mi sono messo d’impegno”. Fabio ha collezionato 19 graduatorie che, in realtà, sarebbero potute essere anche di più: “Per problemi personali non mi sono potuto presentare in un paio di prove orali”. Nel complesso, dal 2004 in poi, Fabio ha partecipato a circa una sessantina di selezioni. “Solo tra spese di trasporto e pernottamento laddove necessario – spiega – ho speso circa 5mila euro, ma voglio sottolineare che ci sono colleghi che hanno sborsato anche di più perché per prepararsi si sono iscritti a diversi corsi, per ognuno dei quali si può arrivare a pagare tra i 2mila e i 3mila euro”. (…)

Il fatto che uno decida di investire su se stesso, magari frequentando corsi di preparazione ad un concorso, corsi dove magari viene svolto quello che si sarebbe dovuto fare e non è stato svolto a scuola o all’università,  Per il resto il fatto di spendere due, tre, centomila euro non implica che lo stato sia obbligato ad assumerti. Potrei fare un parallelo con il calcio; quanti ragazzi sognano di diventare calciatori di serie A, quanti ci riescono? Dobbiamo far giocare Jimmy Gambone come centravanti del Barcellona solo perché ha speso diecimila euro in scarpette? Ecco. Il partecipare ad una, due, mille gare non da il diritto ad avere una medaglia d’oro.

“LA MIA VITA E’ CONGELATA” – Il costo maggiore, però, è quello pagato sul piano personale. Attualmente Fabio non lavora e non ha un’occupazione da tre mesi. L’ultima è stata presso un Comune. “Sbarco il lunario, mi chiamano in vari Enti per collaborare e ci sono stati anni in cui ho lavorato solo un paio di mesi” racconta a ilfattoquotidiano.it. Il rammarico più grande? “Non è quello di non essere tra i vincitori, ma quello di non vedere rispettato un mio diritto, magari perché certe amministrazioni preferiscono esternalizzare alcuni servizi con costi anche maggiori. (…)

“ma quello di non vedere rispettato un mio diritto” Un idoneo non è un vincitore, l’idoneo non ha il diritto “incondizionato” all’assunzione nell’ente, ha diritto se ci son posti liberi. E un laureato in giurisprudenza dovrebbe conoscere un minimo di diritto amministrativo e di procedure concorsuali.  La domanda che mi porrei quindi è: incompetenza o malafede per avere una assunzione? Piaccia o no son finiti i tempi nei quali la PA era usata come ammortizzatore sociale e i concorsi, quando venivano svolti, erano farloccate fate per assumere più gente possibile. Oggi non siamo in tempi di vacche grasse purtroppo e la PA non è solo una tetta da succhiare.

“Restano in piedi un paio delle graduatorie in cui sono idoneo, ma conosco molti colleghi per cui sarà l’inferno. Come se non avessero mai fatto nulla”.

Hanno l’idoneità ad un concorso, titolo valutabile nei concorsi pubblici successivi. Qui si vede “la cultura del sei”; un idoneo è uno che ha preso la sufficienza, uno che si è qualificato non uno che ha vinto. E il mondo gira nel senso che “vincere” significa arrivare fra i primi non raggiungere, arrancando, la sufficienza. Purtroppo la scuola invece insegna la religione del sei a fare il minimo indispensabile per arrivare al sei e poi frignare di avere il diritto alla promozione perché jabba jabba. Non insegna la competizione. E come  spesso capita, quello che la scuola non vuole insegnarti per non “indisporti” poi, come in questo caso, te lo insegna la vita in maniera molto, ma molto, più dolorosa. Fabio, tanti auguri, ma pensa a quello che non ti ha insegnato la scuola e che adesso ti sta insegnando invece, molto più dolorosamente la vita. Nel concorso, soprattutto oggi che il pubblico non può permettersi di fare da mamma e da ammortizzatore sociale, significa dover lottare per vincere, per arrivare fra i primi, non per prendere una idoneità e sperare che arrivi il miracolo.

 

Coppie scoppiate omosessuali e casini con i figli

fonte:http://www.ilgiornale.it/news/madre-lesbica-lascia-moglie-e-scappa-donatore-sperma-1314227.html 

Donna lascia la moglie e scappa col padre biologico di sua figlia
Il caso tra Canada e Gran Bretagna spacca l’opinione pubblica: “Troppo politicamente corretto, non è caso sui diritti gay ma su cosa sia meglio per la piccola”

Madre lesbica lascia la moglie e scappa con il padre biologico della bimba. Sembra l’incipit di un romanzo rosa e invece è il caso che sta spaccando l’opinione pubblica inglese, sullo sfondo delle cocentissime polemiche sulla tematica delicatissima dei matrimoni e della genitorialità gay.

Anche perché ora Lauren Etchells, la protagonista dei fatti, denuncia: “La bimba sta meglio con me e con suo padre, troppo politicamente corretto attorno a questa situazione”.

Ha rotto il silenzio, la Etchells insegnante che dal Canada che è scappata in Gran Bretagna per rifarsi una vita con l’uomo che ha donato lo sperma per far nascere la piccola, di soli due anni, che aveva avuto nell’ambito della relazione con Tasha Brown a cui s’era unita in matrimonio. La donna ha rivendicato, come riporta il Daily Mail citando la lettera che la Etchells ha inviato al Times, l’opportunità della sua decisione di portare via con sè la piccola: “Si sta montando il caso attorno ai diritti dei gay e non a ciò che possa essere meglio per la piccola. Mi dispiace ma occorre che si badi alla realtà dei fatti: la bimba sta meglio qui con me piuttosto che rimanere ciechi e intrappolati nel politicamente corretto e nelle maglie della burocrazia. Sgretolarle la famiglia davanti agli occhi, separarla dalla madre, dal fratello e dall’uomo che lei conosce come il padre significherebbe causarle danni psicologici pesantissimi che verrebbero fuori durante la crescita”.

È una storia, questa, che si sviluppa quasi completamente online. Sulle strade virtuali del web, la Etchells e la Brown si incontrano, si conoscono, si amano e decidono di sposarsi. Quindi, dopo il matrimonio, decidono di avere un figlio. Sarà la Etchells, più giovane, a farsi carico della gravidanza. Le due donne riprendono i sentieri di internet e si imbattono in un giovane, Marco van der Merwe che si dichiara disponibile a donare il suo seme. Tra i due nasce qualcosa di profondo. La Brown, temendo il peggio, chiede e ottiene un ordine che impedisca alla moglie e al ragazzo di lasciare il Canada con la bambina. I due, però, fuggono poco prima della notifica e nel frattempo mettono in cantiere un altro figlio, che sarà un maschietto.

Che dire? prima cosa: casini simili nel caso etero ne capitano a bizzeffe, di casi in cui un genitore prende prole e bagagli e scappa all’estero impedendo all’altro di vedere la prone ne son capitati e ne capiteranno a bizzeffe. La notizia non è interessante per quello, anche se le protagoniste sono lesbo, ma perché fa porre un paio di domande scomode, domande spesso coperte dalla coltre di miele del politically correct e dalla religione dell’ammmore.

  • La bambina, che ovviamente non ha alcuna colpa, di chi è figlia? sicuramente del genitore biologico-legale, la madre che l’ha partorita, e poi di chi? della partner della madre che legalmente l’ha adottata oppure del padre biologico? Una questione da azzeccagarbugli non da poco.
  • La ex partner della madre che rapporti deve avere con la bambina? ha diritto di vederla e di essere genitrice di quest’ultima?
  • Legalmente il padre biologico della pupa che diritti “giuridici” ha sulla bambina?
  • E soprattutto: in questa situazione di adulti che bisticciano, cosa sarebbe meglio per la bambina?

Non voglio entrare nel ginepraio della questione se sia giusta o sbagliata l’adozione gay o i giochi con la fecondazione medicalmente assistita, vorrei solo portare la riflessione su due aspetti che emergono con forza dalla vicenda.

Il primo è che le “cosacce” che capitano nel caso etero possono capitare anche nel caso “omosessuale”; se un caso di “cosaccia” che capita con una coppia etero è sufficiente a condannare tutte le coppie etero allora il caso sopra riportato condanna, allo stesso modo, le coppie omosessuali(1) . Che le coppie “omo” fossero solo miele, dolcezza e ammmore è una balla colossale. Hanno più o meno le stesse dinamiche di coppia delle coppie etero. .

Il secondo è che chi paga questa situazione è in ogni caso la bambina, allontanata dalla “zia” o “mamma2” che dir si voglia e adesso contesa fra mamma e mamma2. Purtroppo, come nel caso etero, chi paga le stupidaggini degli adulti son proprio i bambini.

Piaccia o no il risultato di certi giochi con la fecondazione medicalmente assistita dovrebbe essere un bambino, che non è un tenero cucciolotto puccioso ma un essere umano con diritti inderogabili fra cui anche quello di non essere considerato merce o di proprietà di Tizi* invece che di Cai*. Ed è inutile e patetico negare questo fatto accusando di “omofobia” o di oscurantismo.

(1)Volgarmente; se generalizzi a cazzo allora poi non offenderti se i tuoi sottili distinguo non son colti.