La voglia di leggi a geometria variabile

Questo articolo di next quotidiano fornisce spunti interessanti di riflessione, soprattutto riguardo alle “leggi a geometria variabile” ovvero di come molti ritengono giusto aggirare una legge in nome di non ben specificati “buoni motivi”.

Sorgente: Così i giudici del TAR promuovono all’esame di terza media | nextQuotidiano

Così i giudici del TAR promuovono all’esame di terza media
@neXt quotidiano | 17 settembre 2018

esame terza media
Una storia molto curiosa che riguarda un ragazzo e il suo esame di terza media raccontata oggi da Repubblica in un articolo a firma di Enrico Ferro:

Dunque c’è questo ragazzo che viene ammesso agli esami di terza media con un 6 complessivo e tiratissimo. Durante le prove di italiano, matematica (ironia della sorte), lingue straniere e soprattutto durante il colloquio, convince poco. Gli insegnanti non lo stroncano. Ma nessuno se la sente di dire sì, ce l’hai fatta, in bocca al lupo per le scuole superiori. Dunque il voto finale è 5,5: bocciato.

(…)

Prima mossa: chiedere l’annullamento della bocciatura. La risposta del Tar non si fa attendere, visto anche il carattere d’urgenza. A inizio agosto i giudici sospendono il verdetto della commissione d’esame. È l’articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 62 del 2017, a normare la materia nel primo ciclo di studi e negli esami di Stato. Stabilisce che la media va «arrotondata all’unità superiore per frazioni pari o superiori a 0,5».

A quel punto però è la stessa scuola che, compreso l’errore, riunisce nuovamente la commissione e senza aspettare il giudizio di merito del Tar (fissato per il 5 settembre, proprio a ridosso del nuovo anno scolastico) e corregge il verbale e assegna allo studente il sospirato 6.

Visto come è raccontata, pare evidente che la storia non rappresenti un modello tanto edificante: la volontà della commissione era evidentemente quella di bocciare il ragazzo, ma l’errore compiuto nella valutazione li ha costretti, con l’intervento dei giudici, a “correggere” facendogli ottenere il diploma di terza media anche se gli insegnanti, chiaramente, non lo ritenevano pronto. Con questo risultato hanno perso tutti.

Partiamo dalla fine: l’errore, marchiano, l’ha fatto la commissione d’esame che, se intendeva bocciare il ragazzo avrebbe dovuto dargli un 5. La cosa grave è che i commissari e, cosa più grave, il presidente, non fossero a conoscenza o non abbiano tenuto conto della normativa sullo svolgimento degli esami di III media.

Che una persona non conosca la normativa riguardante il proprio lavoro o ne abbia una “semplice” infarinatura posso ammetterlo per figure di basso profilo, bidelli, addetti alle pulizie etc. Già ammetterlo per un docente diventa abbastanza arduo. Non parliamo poi del presidente della commissione che ha precise responsabilità sullo svolgimento della regolarità degli esami.

Capisco che la normativa scolastica italiana è di una chiarezza talmente lampante che al confronto la decifrazione dei geroglifici è stata una passeggiata però almeno le cose più importanti come il calcolo delle medie ed il loro arrotondamento1, dovrebbero essere padroneggiate almeno dal presidente della commissione (e/o dal docente che dovrebbe correggere il compito di matematica).

Come puoi pretendere di sostenere che il tuo lavoro sia un lavoro comparabile con il lavoro di un funzionario pubblico o di un quadro e poi cadi come una pera cotta sulle basi? Piaccia o no se vuoi svolgere lavori di un certo livello la normativa che riguarda il tuo lavoro, almeno a grandi linee, la devi conoscere.

Giusto stigmatizzare i genitori che cercano le gabole per far promuovere Pierino anche se “palesemente non in grado di affrontare le superiori”. ma parimenti son da criticare i membri della commissione, e nel caso anche i docenti che hanno votato per l’ammissione di Pierino all’esame; imho il classico “promoveatur ut amoveatur”2.

Sbagliato, e niente affatto edificante, invece prendersela con il tar che ha riscontrato l’errore; può non piacere ma la stupidaggine l’ha fatta la commissione che, nonostante volesse bocciare ha di fatto promosso, non il tar. Anche perché in un atto pubblico, ed un verbale d’esame lo è, ciò che conta è ciò che viene scritto non ciò che intendeva scrivere chi ha redatto l’atto. In caso contrario mandi a ramengo completamente il diritto. Meglio il “dura lex sed lex” che le leggi a “geometria variabile”.

 


  1. argomenti esoterici che vengono svelati solo agli adepti del 33° livello durante una cerimonia di iniziazione alla matematica superiore in una notte di novilunio innanzi ad un altare ove vengono svolti sacrifici a Nyarlathotep. 
  2. promuoviamocelo per levarcelo dai cXXXni; tanto lo fermano alle superiori|esame di maturità|università|dottorato di ricerca|esame di stato. 
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La crudeltà nasce anche dall’abuso di pietas

Stavo leggendo questo articolo di Mattia Feltri: Un lungo inverno – La Stampa (grassetti miei)

Prima notizia, Francia. Una guida alpina si imbatte in una famiglia nigeriana che cammina nella neve vicino al passo del Monginevro, 1900 metri. Ci sono il padre, la madre incinta di otto mesi e due bambini di quattro e due anni. Li carica in macchina per portarli all’ospedale di Briançon ma è fermato dalla polizia che lo incrimina per violazione delle leggi sull’immigrazione: rischia fino a cinque anni di carcere. La donna viene condotta in ospedale e lì partorisce. Seconda notizia, Italia. Il presidente del tribunale e quello dell’Ordine degli avvocati di Venezia hanno sottoscritto un protocollo secondo cui, se l’avvocato non si presenta all’udienza per la concessione a un immigrato dell’asilo politico, l’udienza si terrà lo stesso, senza avvocato.

«Stante la natura urgente dei procedimenti», l’immigrato difenderà la sua causa da solo. In un periodo in cui ci si chiede, con comprensibile allarme, quanto l’immigrazione cambierà il nostro modo di vivere, le due notizie forniscono una risposta. È già successo. Non è stato imposto alla donna europea il velo, né il divieto di bere alcolici agli uomini: siamo cambiati da soli. La legge prevarica il diritto naturale, cioè umanamente, intrinsecamente giusto di soccorrere chi rischia la morte; l’urgenza e l’emergenza eliminano uno dei due piatti della bilancia, cancellando il diritto scolpito nel marmo, da secoli, di essere assistiti da un avvocato. Nei nostri codici sono entrati uomini un po’ meno uomini. Domani comincia la primavera, ma sarà un lungo inverno.

Devo dire che sono articoli strappalacrime come questo che poi spingono le persone alla crudeltà; l’abuso di buoni sentimenti oltre che il mischiare “mele con pere”. Sulla vicenda della guida io vedo alcuni punti oscuri: come prima cosa in una situazione di emergenza mi aspetterei che venissero contattate immediatamente le autorità e ci si coordinasse con loro invece che vengano prese decisioni motu proprio. Seconda cosa: come puoi stabilire che la guida si sia trovata realmente in emergenza e non che sia stata una traversata clandestina “che stava finendo male” se non indaghi? Questo sdegno per la guida mi ricorda lo sdegno perché si aprono le indagini nei casi di autodifesa dove il presunto aggressore finisce male, magari al cimitero con una pallottola in corpo. L’indagine è atto dovuto; uno che scrivesse: “nel caso di incidente capitato in una casa privata l’esterno ha sempre torto”, sbaglio o farebbe urlare al fascismo ed al far west? Eppure la situazione è la stessa; punti oscuri da chiarire per sapere se le cose sono andate così come narrate. Quindi l’indagine è atto dovuto. Il protestare che “viene indagato quando stava salvando vite umane” non è un difendersi nel processo ma dal processo. Nei codici europei esiste lo “stato di necessità” ma tale articolo stabilisce la “non punibilità” in caso di emergenza non “il divieto di indagare e celebrare un processo”.

Ciò che si dovrebbe chiedere è che si arrivi in fretta ad una sentenza, ma chiedere che non si indaghi “per motivi umanitari” è sbagliato, è mero paraculismo. Stesso paraculismo che vidi quando si parlò delle inchieste di Zuccaro, tante gente scandalizzata che si indagasse perché “salvano vite umane che stavano per morire”.  Beh poi non ci si stupisca se qualche demente sosterrà che Traini ha sparato perché “stavano per fare altre Pamela” e che l’arresto è illegittimo. il pattern è esattamente lo stesso.

Faccio notare che Mattia Feltri cade anche in un altra fallacia, quella realmente barbara e aliena alla mentalità occidentale illuministica, che l’indagato per il semplice fatto di esserlo sia sicuramente colpevole e che il processo altro non sia che una inutile incombenza burocratica per avvalorare tale stato di cose. Nulla di più sbagliato; indagato significa indagato e se proprio si vuole andare in punta di coltello della semantica significa “forse o probabile” colpevole. Il “non esistono innocenti ma solo colpevoli non ancora scoperti” è barbarie, punto.

Anche il secondo caso mi lascia un poco perplesso. Non so se la richiesta di asilo sia “tecnicamente” un processo penale ove ci sia obbligo di presenza di avvocato o se sia solo un procedimento amministrativo ove la presenza dell’avvocato sia facoltativa. Perché nel primo caso il protocollo sarebbe contro la legge mentre nel secondo, se non c’è obbligo di nomina di un avvocato d’ufficio, non vedo nulla di scandaloso in quel protocollo.

Mi sembra che nell’articolo si mischino due vicende con alcuni lati oscuri e si richiami una “legge superiore” il diritto naturale che dovrebbe autorizzare a prevaricare il diritto civile e penale. Peccato che il richiamare una “legge superiore” che giustifica sia stato il grimandello che ha scardinato la porta, aprendola alle peggiori porcate.

Faccio notare anche che il chiamare la bontà come giustificazione delle porcherie, vedi anche i migranti soccorsi vicino alle coste libiche, alla fine spinga le persone verso la crudeltà; perché se sei stato buono e ti hanno gabbato nove volte alla decima diventi naturalmente cattivo. E questo è il motivo per il quale considero estremamente idiota cercare di “curare” il razzismo con forti dosi di ipocrisia; si finisce solo a buttare benzina sul fuoco.

 

 

Ius sola/2

Nell’articolo che avevo scritto sullo ius soli ho ricevuto questo commento; commento che contiene le stesse argomentazioni che avevo letto in tanti altri commenti pro ius soli. Commenti che talvolta fanno pensare che l’italia sia il lume delle gggenti e che sia un onore avere la cittadinanza di un cotale stato illuminato. Neanche fosse la cittadinanza romana ai tempi di Caio Giulio Cesare.

Come hai fatto notare non c’è alcun automatismo, quindi chi parla di invasione di donne incinte è in malafede. Anche perché almeno uno dei genitori deve avere il permesso di soggiorno di lungo periodo e altri requisiti.

Che stranamente vengono omessi quando si parla di ius soli.

Questa legge era stata proposta per superare il fatto che, adesso, un minorenne extracomunitario deve aspettare la maggiore età per chiedere la cittadinanza.

Anche se cambia la legge deve aspettare la maggiore età per chiederla lui. Anche con la nuova legge, un minore non può chiedere la cittadinanza. in ogni caso la cittadinanza deve essere chiesta da un tutore. Quindi se il tutore, chiamiamolo Tizione, non vuole o non ha interesse che Tizietto diventi italiano, Tizietto, anche con la nuova legge, non diventa italiano. Sorvoliamo poi sulla poca accortezza di avere un minore con la cittadinanza italiana ed i tutori (genitori o chi ne fa le veci) con un’altra. Già il capire a quale diritto di famiglia far riferimento è un bel bordello.

Poi ci sarebbe anche un altro rischio: Tizione potrebbe chiedere la cittadinanza per il figlio Tizietto ma non per Tizietta, la sorella gemella di Tizietto. Quindi Tizietto cittadino italiano, Tizietta, la sorella gemella, invece rimane cittadina sverveggese. E la colpa di questa “discriminazione” di chi sarebbe?

E ha tempo un anno, quindi dai 18 ai 19 anni per farlo.

Con il binario agevolato. Oppure può chiederlo dopo con la procedura standard. Che problemi ci sono?

Ora, un marocchino o filippino che nasce in Italia, e non torna mai al suo paese o al massimo solo per trovare i parenti durante le vacanze, è italiano o no?

La domanda non ha senso, non confondiamo “l’essere” con “l’avere la cittadinanza di”, se Tizio ha la cittadinanza della svervegia è cittadino sverveggese.

Perché farlo aspettare tutto questo tempo per avere la cittadinanza?Quando americani di origine italiana che non sanno nemmeno la lingua ottengono la cittadinanza perché nonno Giuseppe veniva dall’Abruzzo.

Siccome esiste lo ius sanguinis allora è giusto lo ius soli? mi sembra una motivazione alquanto debole.

Inoltre questi minorenni, che passano tutta la vita in Italia, devono chiedere il passaporto di un paese con cui hanno pochi contatti per girare all’interno della UE.

Se vanno a fare visita ai nonni in marocco o nelle filippine il passaporto lo devono avere. E poi nel caso invece non l’abbiano, che problema ci sarebbe a chiedere all’ambasciata del paese cui hanno la cittadinanza un passaporto? devono sottoporsi a tremende ordalie? i loro paesi son talmente incivili da non permettere di fare documenti mediante consolato o ambasciata? Cioè la legge serve per evitare qualche piccolo fastidio?
Un genitore che non vuol prendersi la “rottura” di chiedere un passaporto per Tizietto, si prenderà la rottura di fare tutta la trafila per chiedere la cittadinanza per lui? Mi sembra una ipotesi poco realistica.

Ius sola

a quanto pare la proposta di legge sullo “ius soli” è definitivamente tramontata per questa legislatura.

Ed ovviamente nei social è partita la narrazione che vuole i buoni buonissimi tutti da una parte contro i cattivissimi nazifascioleghisti che vanno a rapire i poveri migranti per mandarli nei lager libici e che costringe i bambini che nascono in italia da non italiani ad essere apolidi.

E già questa narrazione dovrebbe far capire il livello di stronzate inventate per sostenere la legge.

Vorrei riproporre un paio di considerazioni.

La prima è la legge non prevede alcun automatismo (nasci in italia -> sei italiano); ergo per far scattare “lo ius soli” occorre che venga presentata una domanda. E visto che un minore non ha il potere legale di presentarla chi dovrà presentarla per lui? I genitori od i tutori.  Quindi se babbo e mamma non vgliono che tizietto prenda la cittadinanza italiana, tizietto deve aspettare i 18 anni. Se Tizietto preferiva continuare a tenere la cittadinanza finlandese, tizietto dovrà aspettare a 18 anni per richiederla (sempreché la finlandia lo permetta), altrimenti sarà costretto a rimenere, controvoglia, italiano.

Poi nel caso un minore possa conseguire una cittadinanza diversa da quella dei genitori; a quale diritto di famiglia si dovrà far riferimento? Quello dei genitori o quello italiano? Possono diventare questioni abbastanza spinose. Ad esempio se Tizia, minorenne italiana, figlia di Caio che ha tenuto la cittadinanza sverveggese, viene spedita in svervegia per sposare, con rito sverveggese, Ulf il cuggino del nonno, e chiede assistenza all’ambasciata italiana? Che succede?

Per me sarebbe meglio che la scelta, per lui, la faccia tizietto quando ha i pieni poteri legali per farla e non che la debba subire da altri.

La seconda è che presentare lo ius soli come automatismo (nasci in italia -> diventi cittadino italiano1) serve solo a fare uno spottone per convincere tante donne a tentarsela di partorire in italia, ovvero rischiarsi una traversata con gli scafisti ed i trafficanti libici. Un comportamento accorto come promuovere il gioco d’azzardo in ogni dove ed ogni quando, salvo poi lamentarsi dell’aumento delle ludopatie.

La terza l’avevo già descritta bene qui: trovo che il dare del nazipedoterrosatanista a chiunque manifesti qualche perplessità verso la legge più buona che c’è manifesti in realtà una incapacità di argomentare che riesca ad andare oltre: è così perché noi siamo i buoni e loro i cattivi.

PS

Per un approfondimento rimando al testo che scrisse Mattia Butta. Testo che ovviamente condivido.

 

 

Serve una legge per… una riflessione a margine della proposta di legge Fiano

Ho avuto su twitter un interessante scambio di battute; secondo alcuni la legge Fiano servirebbe per far applicare le leggi Scelba e Mancino. Questo il messaggio che ho ricevuto:

Negazionismo e apologia del fascismo sono reati.
Punto Legge appena votata lo ricorda a chi ha memoria corta
Resto sono sciocchezze da bar

Se ci si pensa poco poco si nota subito la demenzialità della posizione; che senso ha una legge per far applicare una legge già in vigore?

Si tratta di una cosa senza alcun senso logico; o la legge esistente, ad esempio la legge Scelba,viene già applicata e quindi la nuova legge è solo un inutile doppione, oppure non viene applicata.
Se non viene applicata allora il problema è: “come mai non viene fatta rispettare? Perché chi dovrebbe farla rispettare o perseguire chi la viola non lo fa?”.
In tal caso mi aspetterei prima una riflessione sul perché la vecchia legge non viene applicata ed una nuova “legge correttiva” che corregga i problemi della vecchia. Altrimenti stiamo di nuovo facendo una legge inutile; se la legge non esistente viene rispettata perché invece si dovrebbe rispettare una nuova legge che impone di rispettare la legge vecchia?

Se io volessi ricostruire il partito fascista sarei perseguibilissimo e punibilissimo grazie alla legge Scelba, a cosa serve quindi la proposta legge Fiano?
Se io andassi in giro a menare omosessuali sarei perseguibilissimo e punibilissimo dalle leggi che già sanzionano le aggressioni, il causare lesioni, l’ingiuria, la molestia. Perché invece si dice che senza legge sull’omofobia resterei impunito?
Sarò malizioso ma penso che il far approvare una nuova legge per far applicare la vecchia sia solo una dichiarazione di “impotenza” nel far rispettare la vecchia ed un “faccite ammuina” per mascherarlo.

Intercettazioni e deroghe alla costituzione…

Diciamolo chiaramente: la pubblicazione delle intercettazioni, anche se penalmente irrilevanti, anche se solo a scopo di sputtanamento o di soddisfazione di curiosità morbosa è un affarone per certi giornali. Giornali che senza tali “informazioni” pubblicherebbero a malapena l’oroscopo, le previsioni del tempo e, nel caso, il santo del giorno.

Gli articoli in difesa del “diritto del bobolo di sapere” li trovo molto istruttivi dal punto di vista delle arrampicate sui vetri per aggirare la costituzione. Infatti, la costituzione sulla riservatezza delle comunicazioni è decisamente chiara:

Articolo 15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Non esiste alcuna deroga in nome del diritto del bobolo a sapere.

Sorgente: Intercettazioni: caro politico, se non vuoi essere controllato cambia mestiere – Il Fatto Quotidiano

La lettura dei testi delle intercettazioni di conversazioni disposte da un magistrato in cui si riportano le parole di personaggi pubblici, non è indice di curiosità morbosa o di gusto per il pettegolezzo ed è grave, come di recente si è cercato di fare, confondere la difesa della privacy con il divieto per i governati di conoscere l’attività dei governanti e di verificare che l’immagine confezionata nel periodo pre e post elettorale corrisponda alla sostanza.

E non lo puoi verificare dagli atti pubblici del politico? se il politico promette “subito” una strada e dopo cinque anni c’è una mulattiera dissestata hai bisogno delle intercettazioni per accorgerti che c’è stato qualcosa sotto?

Chi riveste una carica che comporta decisioni che hanno ricadute sulla vita degli altri non può sottrarsi al controllo del pubblico, non può invocare la difesa della privacy come un cittadino qualsiasi. Se non se la sente è meglio che cambi mestiere: nessuno lo obbliga a rimanere nella sua posizione.

Politici e personaggi ai vertici di aziende pubbliche o private che abbiano rapporti con il pubblico si trovano in condizioni che li espongono a tentazioni ignote al cittadino comune. In questo senso sono soggetti a rischio e un controllo rafforzato nei loro confronti non è un’offesa, ma una necessità. Respingere l’esercizio di questo controllo con la scusa della privacy solleva sospetti pesanti.

Ecco la prima arrampicata sui vetri: i controlli rafforzati son quelli disposti dalla legge non quelli che si inventa il primo pirla di passaggio.  Per me è lecito buttare giù la porta del mio vicino per assicurarmi che non stia molestando la figlia o menando la moglie? Manco per il BIP! Se ho forti sospetti denuncio, chiamo le forze dell’ordine o faccio un esposto alla magistratura altrimenti rischio di passare immediatamente dalla parte del torto.

Solo tre mesi fa è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 di “Attuazione della direttiva (Ue) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo…”

(…)

Se dunque le banche e gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di esercitare un controllo rafforzato nei loro confronti (perché “I flussi di denaro illecito possono minare l’integrità, la stabilità e la reputazione del settore finanziario e costituire una minaccia per il mercato interno dell’Unione nonché per lo sviluppo internazionale”), sarebbe anche ragionevole chiedere che non vengano nascoste ai cittadini di uno Stato democratico tutte le notizie, comprese le trascrizioni di intercettazioni telefoniche e ambientali, che riguardano chi ha un potere sulla vita di tutti.

Ed ecco il salto logico: i controlli “rafforzati” sono una cosa che ha una sua ratio, ovvero la tutela della società. Però tale tutela non è lasciata all’arbitrio di Tizio o Caio ma è normata in maniera precisa. Non è che se una persona è una persona politicamente esposta io possa pretendere di entrare a casa sua per verificare che non nasconda soldi dentro al puff. Per i politici è la stessa cosa: è giusto un controllo maggiore ma il controllo maggiore non può andare contro la legge e contro la costituzione.

Si vuole che per i politici si deroghi dall’articolo 15 della costituzione? benissimo si abbia il coraggio di chiederlo esplicitamente senza la solita cortina fumogena di buone intenzioni e fantadiritti come il diritto del bobolo a sapere. Ma si sia consapevoli che fatta una eccezione per Tizio poi diventa facile farla per Caio, Mevio ed anche Sempronio…

Lavoro e discriminazione.

“attenzione post abbastanza polemico”

Stavo leggendo le vicende del ragazzo non assunto come cameriere perché nero e del regolamento della scuola svizzera di Milano.

Molti commenti chiedono, non capisco su che basi, l’intervento della magistratura per punire gli autori di cotali comportamenti razzisti e discriminatori; peccato che i reati, come li intendono i commentatori, esistano tanto quanto il reato di “sesso con minorenne”.

Non si può vietare di essere razzisti visto che non si può vietare a chicchessia di pensare questo o quello; quello che si può fare è punire le discriminazioni quando si riesce a dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la scelta è sicuramente avvenuta per motivi discriminatori. Peccato che far ciò sia un impresa abbastanza ardua.

Prendiamo il caso del ragazzo; quando ho letto l’articolo ho pensato ad un fake, un datore di lavoro non può essere così ingenuo e così imbecille da ammettere candidamente che sta discriminando per il colore della pelle.  Anche perché un datore di lavoro quando assume il personale non è tenuto in alcun modo a giustificare a chicchesia perché abbia preferito Tizio rispetto a Caio. Avesse usato una scusa “standard”: abbiamo già trovato, scusa siamo al completo, son venuti meno clienti e quindi serve meno personale, nessuno avrebbe potuto dire nulla a parte una eventuale responsabilità precontrattuale del datore di lavoro.

Sarebbe stato un caso nel quale non si può dimostrare che la scelta del datore è sicuramente a causa della “volontà di discriminare”; idem ad esempio per la discriminazione “femminile”, la discriminazione esiste e le statistiche la dimostrano impietosamente però nel caso concreto come puoi dimostrare che Tizio abbia scelto Caio invece che Mevia, soprattutto se i CV dei due sono molto vicini,  solo per discriminazione per il sesso e non magari perché Caio gli ha ispirato più fiducia o Mevia gli è sembrata meno adatta alla posizione?

Non si può a meno di non voler inserire una barbarie come l’inversione dell’onere della prova ovvero deve essere il datore di lavoro a dimostrare di non aver discriminato invece che Mevia a dimostrare di essere stata discriminata (soluzione di stampo totalitario),  oppure inserire “quote” in ogni dove (soluzione delirante ed inconcludente).

Per loro natura le quote, come quella per i lavoratori disabili, le puoi inserire solo in ambiti lavorativi con tanto personale; non ha alcun senso inserire quote per PMI o imprese artigianali. A meno di non voler imporre quote anche per livello e settore io potrei cavarmela, nel rispetto quote, con una donna per le pulizie e un uomo come project manager. Le quote hanno anche la controindicazione di sostituirsi alla competenza; portano naturalmente alla domanda: “Ma Tizio è stato assunto perché capace o solo per rispettare una quota?” Un ultima cosa: quante e quali quote inserisci? per colore della pelle? per sesso? per orientamento sessuale? per religione? per squadra di calcio? E se per assurdo mi trovassi a dover scegliere fra una donna bianca e un uomo nero quale sarebbe la scelta meno discriminante?

Si finirà come in questa barzelletta (politically scorrect)

BOSS [rivolto a quattro dipendenti]: Quest’anno abbiamo subito grosse perdite, devo licenziare uno di voi per far quadrare i conti.
DIPENDENTE #1 [immigrato]: Non può licenziare me, sarebbe razzismo, la denuncio per discriminazione razzista.
DIPENDENTE #2 [donna]: Non può licenziare me, sarebbe maschilismo, la denuncio per discriminazione sessuale.

DIPENDENTE #3 [sindacalista]: Non può licenziare me, sarebbe un comportamento antisindacale, la denuncio per violazione dei diritti dei lavoratori.

 DIPENDENTE #4 [bianco, uomo, giovane]: (togliendo fuori un mascara) non starai pensando di licenziare me, bel maschione…

Apologia di fascismo, facciamo un poco di chiarezza

L’italia è il paese dove molti confondono il codice penale con il fantadiritto basato sulle castronerie scritte dai giornali. Ad esempio il celebre reato commesso da Berlusconi con Ruby: “sesso con minorenne”. Peccato che tale reato non esista in italia, esiste il reato di violenza sessuale, violenza che viene sempre presunta se un partner ha meno dell’età del consenso, ed esiste il reato di prostituzione minorile. Con una sedicenne consenziente un novantenne invece può, in maniera del tutto lecita e legittima, farci tutto il kamasutra acrobatico1.

Idem per l’apologia di fascismo, nazicomunismo eccetera.

La costituzione (XII disposizione provvisoria e finale) è chiara

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

Vieta la riorganizzazione del partito fascista sotto qualsiasi forma.

Quella disposizione venne recepita dalla così detta legge Scelba che è molto chiara su cosa sia da intendersi come “riorganizzazione del partito fascista” (qui il testo vigente della legge); gli articoli interessanti sono l’articolo 1, 4 e 5 (grassetti miei).

Art. 1
((Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalita’ antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle liberta’ garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attivita’ alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista)).

***

Art. 4.
(Apologia del fascismo) Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalita’ indicate nell’articolo 1 e’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.
((Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalita’ antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena e’ della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni)).
La pena e’ della reclusione da due a cinque anni e della multa da cinquecentomila a due milioni di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti e’ commesso con il mezzo della stampa. La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per un periodo di cinque anni.

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Art. 5.
(Manifestazioni fasciste) ((Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste e’ punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da duecentomila a cinquecentomila lire. Il giudice, nel pronunciare la condanna, puo’ disporre la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni)).

Da notare alcune cose: la legge, all’articolo 1, da attuazione alla costituzione vietando la creazione di un partito che persegue finalità antidemocratiche analoghe a quelle perseguite dal partito fascista usando i metodi descritti nell’articolo.

L’articolo 4 e 5 invece vietano l’esaltazione del fascismo e la sua apologia e le sue manifestazioni; per capire cosa si intenda per apologia è interessante leggere due sentenze della corte costituzionale (sentenza 1/1957 e  sentenza 74/1958)

(…) L’art. 4 va esaminato in rapporto al primo comma della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione, che statuisce: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Come risulta dal contesto stesso della legge 1952 (le cui norme, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 10, cesseranno di avere vigore appena saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale), l’apologia del fascismo, per assumere carattere di reato, deve consistere non in una difesa elogiativa, ma in una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista. Ciò significa che deve essere considerata non già in sé e per sé, ma in rapporto a quella riorganizzazione, che è vietata dalla XII disposizione.

Trattasi non di una istigazione diretta, perché questa è configurata nell’art. 2 della legge 1952, bensì di una istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla detta riorganizzazione e a tal fine idoneo ed efficiente.

La riprova che l’apologia, in realtà, consista in una istigazione indiretta si desume dall’art. 414 del Codice penale (che non trovasi modificato nel progetto preliminare per la riforma del detto codice, redatto dall’ultima Commissione ministeriale), articolo il quale – sotto l’intestazione “Istigazione a delinquere” – nell’ultimo comma prevede precisamente l’apologia di uno o più delitti. Appunto per ciò la dottrina ha ritenuto che il reato di apologia costituisca una forma di istigazione indiretta.

Consegue che non può istituirsi il raffronto, che è stato dedotto, tra l’art. 4 della legge n. 645 del 1952 e l’art. 21 primo comma della Costituzione.

***

(…) Chi esamini il testo dell’art. 5 della legge isolatamente dalle altre disposizioni, e si limiti a darne una interpretazione letterale, può essere indotto, come è accaduto alle autorità giudiziarie che hanno proposto la questione di legittimità costituzionale, a supporre che la norma denunziata preveda come fatto punibile qualunque parola o gesto, anche il più innocuo, che ricordi comunque il regime fascista e gli uomini che lo impersonarono ed esprima semplicemente il pensiero o il sentimento, eventualmente occasionale o transeunte, di un individuo, il quale indossi una camicia nera o intoni un canto o lanci un grido. Ma una simile interpretazione della norma non si può ritenere conforme alla intenzione del legislatore, il quale, dichiarando espressamente di voler impedire la riorganizzazione del disciolto partito fascista, ha inteso vietare e punire non già una qualunque manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, bensì quelle manifestazioni usuali del disciolto partito che, come si è detto prima, possono determinare il pericolo che si è voluto evitare.

La denominazione di “manifestazioni fasciste” adottata dalla legge del 1952 e l’uso dell’avverbio “pubblicamente” fanno chiaramente intendere che, seppure il fatto può essere commesso da una sola persona, esso deve trovare nel momento e nell’ambiente in cui è compiuto circostanze tali, da renderlo idoneo a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste.

La ratio della norma non è concepibile altrimenti, nel sistema di una legge dichiaratamente diretta ad attuare la disposizione XII della Costituzione. Il legislatore ha compreso che la riorganizzazione del partito fascista può anche essere stimolata da manifestazioni pubbliche capaci di impressionare le folle; ed ha voluto colpire le manifestazioni stesse, precisamente in quanto idonee a costituire il pericolo di tale ricostituzione.

Quindi:

1- l’apologia del fascismo finalizzata alla ricostituzione del partito fascista è già presente nella legge Scelba, attualmente in vigore.

2 -Come precisato dalla corte costituzionale, a meno che non sia finalizzato alla ricostituzione del partito fascista o la creazione di un partito che persegue la presa del potere mediante lotta armata ed altri sistemi fascisti, l’esaltazione di mussolini, l’indossare una camicia nera o fare il saluto romano rientra nelle manifestazioni di libertà di pensiero.

3 – Alla luce delle sentenze della corte costituzionale la norma Fiano, che mira a vietare l’esposizione di simboli fascisti o qualunque parola o gesto che ricordi il regime fascista, rischia di essere considerata “incostituzionale” in quanto in contrasto con l’articolo 21. Terra terra: finché io non prendo le armi contro lo stato o miro a riorganizzare il partito fascista posso raccontare che mussolini sia stato lo statista più grandissimo del mondo, vestirmi da balilla e cantare a squarciagola faccetta nera2.

4 – Ripeto il legislatore ha inteso “punire” chi mira a ricostituire il partito fascista, non chi ha causato più di X morti. Le polemiche su chi abbia fatto più merda fra comunismo, nazismo, fascismo o turbocapitalismo liberista c’entrano con le disposizioni della costituzione come i cavoli a merenda.

5 – Paradossalmente se io fondassi il Partito Rivoluzionario del Popolo del grande Pdor (figlio di Kmer) che mira a prendere il possesso dello stato con le armi e trasformarlo nella teocrazia di Pdor ove governeranno solo gli eletti di Pdor e gli altri, gli uomini della terra dei fichi d’india, verranno condannati a lavorare con il sudore della fronte e partorire con dolore, sarei condannabile per la legge Scelba.


  1. un bel modo per morire. 
  2.  guardacaso canzone non gradita al regime fascista proprio perché parlava di integrazione “faccetta nera sarai Romana…” e di rapporti paritetici con gli abitanti delle colonie.
    Ma queste persone sanno che Benito Mussolini odiava Faccetta nera? Aveva addirittura tentato di farla bandire. Per lui era troppo meticcia: inneggiava all’unione tra “razze” e questo non era concepibile nella sua Italia imperiale, che presto avrebbe varato le leggi razziali che toglievano diritti e vita a ebrei e africani. Oggi però, ed è qui il paradosso, il regime fascista è ricordato proprio attraverso questa canzone che detestava.
    fonte: https://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2015/08/06/faccetta-nera-razzismo 

Nello scontro fra neofascisti e clandestini chi perde è lo stato

Il “giustiziere della notte” era un bel film con charles bronson. Racconta la storia di un ingegnere Paul Kersey al quale un gruppo di balordi uccide la moglie e violenta la figlia. Vedendo che la polizia è impotente contro la microcriminalità decide di farsi giustizia da solo. La fine del film è emblematica; finalmente la polizia lo scopre ma l’indagine viene insabbiata sia perché Kersey, soprannominato il giustiziere della notte, è un eroe per la popolazione, già iniziavano a spuntare degli emuli, sia perché il suo arresto avrebbe causato maggiore sfiducia nella polizia. Quindi Kersey invece di venire incriminato venne semplicemente convinto a smettere e trasferirsi a Chicago.

Ad Ostia sta capitando qualcosa di simile; molti sono infastiditi da venditori abusivi insistenti, parcheggiatori abusivi e microcriminalità; spesso la soluzione proposta al problema è il negare il problema: dici che sei infastidito solo perché sei un fasciorazzista e tonnellate di retorica su accoglienza, fratellanza e ammore. Che poi pensando ad esempio ai fatti di Capalbio, ci si rende conto che tali trombonate son solo tentativi di fare tanto i froci con il culo degli altri.

Questo è quanto capitato ad Ostia

fonte:http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/10/ronde-casapound-spiaggia-ostia-cacciati-venditori-ambulanti/082ad9d4-6553-11e7-a5ea-ffe2be8246f0.shtml?refresh_ce-cp

Un blitz anti ambulanti i sulla spiaggia di Ostia con tanto di pettorine con la scritta CasaPound. È accaduto ieri sul litorale romano, dove la scena è stata ripresa da un video. «I venditori abusivi – sostiene nel filmato Luca Marsella, responsabile locale di Cpi – oltre a cianfrusaglie di dubbia provenienza, vendono anche bibite facendo concorrenza sleale ai legittimi concessionari delle strutture che invece sono sovente tartassati da controlli di vigili». I militanti di CasaPound erano circa una quindicina.

(…)

A promettere che il blitz sarebbe stato segnalato alla polizia era stato Domenico Vulpiani, commissario di Ostia: «Sono atti di forza che non possono essere tollerati», aveva sottolineato il prefetto definendo l’iniziativa di CasaPound «strumentale». Anche perché sull’abusivismo commerciale c’è un «piano di controlli della polizia locale d’intesa con la capitaneria di porto» che riguarda i 18 chilometri circa del litorale. E infatti il Comando generale della municipale ricorda che i controlli vengono effettuati «dall’inizio di giugno ogni fine settimana» e che «finora sono centinaia i sequestri di migliaia di articoli illegali e merce alimentare non tracciabile».

Io vedo molti paralleli con il “giustiziere della notte”: la polizia non è percepita come funzionante ed efficace si aprono praterie per i “giustizieri” pronti a carpire simpatie ed a presentarsi come i buoni contro i cattivi ed uno stato connivente con i cattivi1. In pratica lo stato non viene percepito come utile od efficace ma solo un nemico da abbattere. Questo è quello che è realmente capitato in italia negli anni ’20. Un governo debole ed inconcludente incapace di accontentare la richiesta di sicurezza della piazza, azioni confuse e sconclusionate. Logico che all’anarchia ed al caos molti preferirono i pagliacci in camicia nera pensando, erroneamente, che era solo una cura passeggera per eliminare il pericolo “rosso” e calmare i “bianchi”. Tragico errore che si pagò con conto salatissimo.

La colpa di Ostia è dello stato assente; se non ti attivi per risolvere il problema o peggio, fai finta di non vederlo per motivi politici, evitare accuse di razzismo e fascismo gratuite2, poi qualcuno lo risolve, male, ma si prende il merito della risoluzione. La situazione è grave e merita un intervento un poco più coordinato di una semplice incriminazione di casa pound. Occorre sia far capire che il “monopolio della forza” lo ha solo lo stato ed occorre però anche far vedere che lo stato lo usa contro tutti quelli che evadono le leggi, siano essi wannabe punisher o venditori abusivi, è l’unico modo per disinnescare la situazione. L’alternativa è il trovarsi tanti emuli del Giustiziere in giro con uno stato che alza le braccia e si arrende. Ironico: per evitare accuse “pretestruose” di fascismo3 si lascia la piazza ai fascisti veri.


  1. piaccia o no New York è stata riportata in carreggiata grazie alla “cura Giuliani” non di certo grazie a tonnellate di ipocrisia fintobuonista sulla comprensione e l’accoglienza. 
  2. alla fine “fascista” nel linguaggio dei “compagni” ha perso qualsiasi riferimento al fatto storico ed è diventato sono un sinonimo di: “idea che non mi trova d’accordo”.
    “per me il cioccolato fondente è migliore di quello al latte”; “Fascistaaa!!!!”. 
  3. non ci si può dire “per la legalità” e poi pretendere che le leggi vengano applicate “con intelligenza”, ovvero chiudendo tutti e due gli occhi, a seconda della simpatia verso l’inquisito. Se il commercio abusivo è vietato dalla legge va represso, se il divieto di commercio abusivo è troppo gravoso allora si abbiano le palle di chiedere l’abolizione di tale legge. Avere una legge ed applicarla ad arbitrio a seconda di come girano è la cosa peggiore possibile. 

zingari in gabbia e tanta idiozia…

Fatto: In un supermercato tre dipendenti hanno sorpreso due nomadi a rubare all’esterno del supermercato in un “gabbiotto” che conteneva i prodotti da mandare indietro al magazzino. Hanno chiuso il gabbiotto, le hanno filmate e hanno divulgato il filmato su youtube. E puntualmente son partite le polemiche sia da parte dei paladini dei diritti dei rom che chiedevano l’esecuzione in piazza dei tre imbecilli, sia di dementi alla “quando c’era LVI” pronti ad esaltare i catturatori.

Prima considerazione: il far west è la logica conseguenza di quando la legge viene percepita “non funzionante” e inefficace; spesso i furti e la micro delinquenza vengono perseguite poco sia per la lievità del reato sia perché spesso la priorità viene data alle vicende “mediatiche” che al piccolo balordo. Questo genera sia un senso di impunità da parte degli autori sia un senso di sfiducia nelle vittime. E ciò ha come logica conseguenza il “farsi giustizia da soli”.

Seconda considerazione: la solenne stronzata che hanno fatto i tre è stato il filmarle per sputtanarle. Il bloccare chi, in flagranza, compie un reato o un furto è lecito; se così non fosse io teoricamente potrei andare al supermercato, prendere un cellulare, uscire senza pagare senza che la security o i commessi mi possano bloccare o per farmi rendere il cellulare o per farmelo pagare. Il reato non è il sequestro di persona, come tanti giuristi di youtube sostengono, quanto lo sputtanamento e la pubblicazione del video.Le avessero bloccate e chiamato immediatamente le forze dell’ordine non ci sarebbe stato alcun reato da parte loro.

Terza considerazione: Salvini ovviamente s’è buttato a pesce, magari anche per far dimenticare il falso stupro, ma il fatto che Salvini faccia lo sciacallo non significa che tutti i rom siano inequivocabilmente onesti e che i tre siano solo dei wannabe SS. Il “se Salvini dice X allora X è sbagliato”, è un ragionamento fallace e fallato; e chi adesso prende il pretesto per frignare alla discriminazione e far partire il piagnisteo per cui le colpe son di tutto il mondo tranne che dei rom sta comportandosi da sciacallo allo stesso modo di Salvini.

Ultima, e forse più importante, considerazione: le colpe altrui non assolvono dalle proprie; gli idioti hanno sbagliato a filmare e diffondere ma le zingare non erano capitate dentro il gabbiotto per caso oppure son state rapite per essere rinchiuse; erano lì per rubare. E quanti frignano “italiani razzisti” dovrebbero fare attenzione visto che le loro fregnacce rischiano di fare più danno che altro, infatti spingono a rispondere: “e zingari ladri”, oltre a far pensare che si attacchi sempre per partito preso. E si finisce al solito derby Guelfi contro Ghibellini, dove ogni parte si sente santa e l’altra invece è fonte di ogni nequizia.