Chiara Stone fashionblogger, il nostro account fake | Rolling Stone Italia

Un articolo molto interessante di Rolling Stone; a quanto pare il “sogno” di guadagnare godzillardi di soldi semplicemente postando foto su instagram e facendo video su youtube si sta rivelando essere un sogno; per una ferragni che c’è riuscita tra un poco un sacco di altre finiranno nel dimenticatoio.

Chiara Stone fashionblogger, il nostro account fake Una volta conclusa l’analisi dei dati dei profili più seguiti d’Italia, abbiamo deciso di provare anche noi: ecco Chiara Stone, la nostra fake-influencer

Sorgente: Chiara Stone fashionblogger, il nostro account fake | Rolling Stone Italia

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piccole differenze

Stavo leggendo questo articolo riguardo alla trasmissione sul rastrellamento del ghetto di Roma tenuta da Alberto Angela, articolo segnalatomi su FB da un mio contatto quando ho notato una cosa; il titolo che compare nell’articolo:

Alberto Angela convince con la sua puntata più politica. Sui social: “Stasera Ulisse è da guardare in silenzio”

è diverso dal titolo presentato su FB:

Anche l’Alberto Angela più ‘politico’ conquista i social: “Vi spiega cosa succede se continuate a odiare gli immigrati

screenshoot articolo su trasmissione di Alberto Angela

Devo dire che il titolo presentato su FB, e che compare se si preme il tasto condividi nel sito di Repubblica, mi aveva stupito: ad una prima distratta lettura la dichiarazione fra virgolette mi sembrava una dichiarazione di Alberto Angela e non avrei mai pensato che anche lui fosse un soldatino delle truppe che cercano di divulgare in ogni dove l’equazione lega=fascismo.

Il titolo della pagina web, forse cambiato successivamente, invece è molto più equilibrato ed onesto. Si capisce chiaramente che il virgolettato riguarda le reazioni dei social e non è una dichiarazione di Alberto Angela.

La dichiarazione di Alberto Angela, contenuta nell’articolo è molto equilibrata e neutrale, come d’altronde è giusto che sia, rispetto alla politica italiana:

“Dobbiamo parlare di queste cose – ha detto Angela – perché non vengano dimenticate. Dalla ex Yugoslavia al Ruanda i genocidi hanno continuato a esistere. Chi si occupa di Storia sa che con il passare delle generazioni i fatti si stemperano ma non deve succedere. Quel che è accaduto ai tempi dei nostri nonni, non lontanissimi, può accadere di nuovo. Ricordare è un vaccino, significa creare anticorpi affinché non accada mai più. Ed è importante che sia il servizio pubblico a fare questo passo”.

Non sta attualizzando e non ha parlato della situazione attuale come invece poteva apparire, ad una lettura distratta, il titolo dello snippet su facebook.

Ennesima prova che alcuni titoli possono essere fuorvianti e far fraintendere il contenuto dell’articolo. E il brutto è che molti invece criticano solo basandosi sul titolo; su twitter molti di una parte politica davano contro ad Angela pensando fosse un ennesimo giornalista “venduto” ed altri gioivano perché era stato arruolato, a sua insaputa, sotto le bandiere dei giusti. Quanto successo è un esempio plateale delle reazioni che può causare un’informazione poco curata.

 

Perle antisalviniane

Su twitter gira questo messaggio di chef rubio

Disonorevole @matteosalvini il #taser è un giocattolo che diventa automaticamente mortale sem esso nelle mani di chi non eccelle sotto il profilo fisico e psicoattitudinale. La criminalità si combatte con la cultura e non con le armi. E “pronunica” bene

Che dire? questo messaggio spiega benissimo la situazione politica italiana; una opposizione muta che lascia la piazza a tanti wannabe intellettuale di riferimento della sinistra, Rubio si aggiunge al gruppo di Saviano, Balotelli etc. etc.

Muta perché? perché l’idea di dotare le FFOO di taser è partita nel 2014 e quindi accusare salvini di voler far usare i taser significa accusarlo di portare avanti proposte fatte dal vecchio ministro degli interni. Quindi l’accusare Salvini per i taser significa accusare Minniti e Alfano della stessa colpa. Non sarebbe di certo il top della comunicazione politica efficace.

Purtroppo parlano gli “intellettuali” che sparano stupidaggini colossali;  basta osservare che le pistole “pistole” non son giocattoli e che una pallottola è molto, ma molto, più probabile che uccida rispetto ad una scossa elettrica. Quindi o le FFOO sono mediamente in grado di utilizzare le pistole, ergo dovrebbero avere la preparazione psicofisica per usare i taser, oppure bisogna iniziare a preoccuparsi perché il ministero degli interni sta già mandando in giro, e da tanto tempo, “pazzi” armati con armi da fuoco.

Sulla “cultura” per combattere la criminalità ne parlerei in un altro post, comunque faccio umilmente notare che Totò riina è stato arrestato dai ROS dei carabinieri e detenuto in carcere, non da un gruppo di docenti e portato in un cineforum per una retrospettiva sul cinema cecoslovacco…

Per scalzare Salvini occorre una seria controproposta “politica”, se si lascia mano libera agli “intellettuali di sinistra”, salvini può dormire fra otto guanciali.

solo quando assaggi la tua zuppa ti rendi veramente conto del suo sapore

La vicenda riportata sotto, che precede e di molto l’attuale vicenda che sta riguardando una nota, diciamo attrice, italiana mostra impietosamente una cosa: che il modo migliore per capire l’utilità del garantismo è finire per un poco nel banco degli imputati, ancor di più se ci finisci da innocente.

Sorgente: Grossman, ex «femminista convinta»: «Ideologia orrenda» | Tempi.it

«Ero una femminista, poi mio figlio è stato accusato ingiustamente. Così ho capito che è un’ideologia orrenda»

La testimonianza di Judith Grossman, avvocato di New York, che ha salvato a fatica suo figlio da false accuse di molestie sessuali.

«Sono una femminista, ho fatto le barricate, abbonata al magazine Ms., ho bussato a molte porte per appoggiare candidati progressisti che si battevano per i diritti delle donne. Fino a un mese fa, avrei appoggiato senza se e senza ma l’articolo 9 e la legge contro la violenza sulle donne». Fino a un mese fa, cioè fino a quando non ha ricevuto dal figlio questo messaggio sul telefonino: «CHIAMAMI. URGENTE. ORA». A raccontare la sua storia è Judith Grossman, procuratore di New York, che ha scritto il 16 aprile un articolo sul Wall Street Journal per denunciare l’ideologia del femminismo, in cui lei ha sempre creduto, e gli «orrori» che ha generato. Tutto è cambiato quando il figlio, studente di un college nel New England, è stato accusato senza prove da una ex fidanzata di “molestie sessuali”, avvenute qualche anno prima.

Da notare come la signora si sia accorta di certe bestialità, la più grave è la presunzione di colpevolezza, ovvero non deve essere la vittima a dimostrare ma l’accusato a doversi discolpare, solo quando le ha “assaggiate” il figlio. Altrimenti sarebbe ancora sulle barricate ad urlare che se un accusato non veniva condannato era perché i giudici non avevano creduto alla verità della vittima, che stavano facendo becero “victim blaming” e non perché il fatto non si era svolto come raccontato dalla presunta vittima.

Adesso sta succedendo la stessa cosa: dallo scoppio dello scandalo Weinstein ad oggi si è urlato che la “presunta” vittima per il mero fatto di esserlo aveva sempre ragione, si son svolti un sacco di processi mediatici tramite social seguiti da repentina et inappellabile condanna, adesso che qualcuna passa da “vittima” a “carnefice” stranamente si sta riscoprendo il garantismo.

Cosa sta succedendo alla poverina? null’altro di diverso da quanto capitato nei mesi precedenti ad altri: processi e condanne per insinuazioni non dimostrate, gente che urla nei social: sangue, sangue, sangue senza andare tanto per il sottile o fermarsi un attimo a riflettere se e quanto gravi siano le accuse e tanti, vuoi per pavidità vuoi per interesse, sostengono la canea urlante.

Una lezione della storia, che molti wannabe giacobini ignorano, è che anche l’incorruttibile Maximilien de Robespierre, dopo averne fatto ghigliottinare tanti lasciò a sua volta la testa sulla ghigliottina.

ADDIO PRESUNZIONE DI INNOCENZA. Una volta accusato, il figlio è stato subito portato davanti a un tribunale. «Nessuna indagine preliminare è stata fatta nella scuola, (…) nessuno ha neanche preso in considerazione che le accuse potevano essere frutto della gelosia o del desiderio di vendetta della ex. Nessuno ha riconosciuto a mio figlio la presunzione di innocenza». Continua: «L’articolo 9, che dovrebbe garantire l’uguaglianza tra i sessi nei college, ha cancellato la presunzione di innocenza, che è la base della nostra giustizia. Nei nostri campus (…) nessuna “chiara e convincente” prova è richiesta per stabilire una persona colpevole di abuso sessuale». Ora, è sufficiente che l’accusa abbia «un margine di verosimiglianza tra il 50,1 e il 49,9 per cento».

Condannato solo perché la storia è abbastanza verosimile, come per Brizzi, come per George Takei, Spacey e come per molti altri, compresa la Argento. L’unica sola differenza è che ne Takei e neppure Brizzi son scesi in piazza a chiedere che si desse sempre e solo ragione alla presunta vittima, ad urlare davanti ad ogni, ragionevole, dubbio al victim blaming.

DIFESA RITENUTA IRRILEVANTE. Così, al figlio è arrivata una lettera scritta «in modo molto vago» dai responsabili del campus con le accuse a lui rivolte, senza che fosse indicata alcuna prova della veridicità delle parole dell’ex fidanzata. Durante un’udienza di due ore al ragazzo è stata negata la possibilità di chiamare un avvocato e la sua difesa scritta è stata ritenuta «non rilevante». A quel punto, è arrivato l’sms sul cellulare di Grossman. «Fortunatamente – continua il procuratore di New York – io sono un avvocato e avevo i soldi per assistere mio figlio. Le accuse contro di lui sono alla fine cadute, (…) ma io mi rendo conto molto bene di quanto facilmente le cose sarebbero potute finire in modo diverso e quante volte finiscono effettivamente in modo diverso».

DIRITTI DELLE DONNE. E chi ha causato questo sistema malato? Il «politicamente corretto», che non garantisce a tutti un «giusto processo». «Io temo – conclude Grossman – che in questo clima l’obiettivo dei “diritti delle donne”, con il benestare delle misure del governo approvate a scopo politico e del tacito assenso degli amministratori dei college, rischi di trasformare le nostre più gloriose istituzioni in un groviglio di vipere pieno di ingiustizia. La sfrenata ortodossia femminista non è più una risposta quando si portano avanti politiche che vittimizzano le stesse vittime».

E se invece del figlio di un procuratore femminista di punta fosse stato un semplice ricercatore che magari ha ottenuto i titoli grazie a borse di studio ma senza “avvocati di grido” pronti a difenderlo? Penso che la signora sarebbe ancora convinta che il non prendere per oro colato quanto dichiara una presunta vittima sia becero victim blaming.

La morale della storia è la stessa di quanto adesso sta capitando ad altri: solo quando assaggi la tua zuppa ti rendi veramente conto del suo sapore.

 

Attentato alla libertà del capo dello stato?

Stavo leggendo questo articolo del  Corriere della Sera

L’attacco via Twitter contro il presidente Sergio Mattarella serviva a esercitare pressioni affinché facesse marcia indietro sul nome di Paolo Savona e accettasse la sua nomina a ministro dell’Economia. È questa l’ipotesi seguita dai magistrati della Procura di Roma che infatti ipotizzano l’«attentato alla libertà del capo dello Stato, e l’offesa al suo onore». La scelta di procedere per reati tanto gravi serve anche ad effettuare una serie di accertamenti tecnici — anche attraverso rogatorie all’estero — per individuare l’origine di quelle migliaia di messaggi che la notte tra il 27 e il 28 maggio ne chiedevano le dimissioni. E nell’elenco viene inserita anche la «sostituzione di persona», visto che i primi accertamenti effettuati dalla polizia postale hanno dimostrato che tutti i profili utilizzati erano falsi e servivano a schermare l’autore dell’assalto. E hanno escluso la responsabilità di troll russi.

Non capisco l’attentato alla libertà del capo dello stato; in che modo dei profili fake avrebbero impedito al capo dello stato di agire liberamente? è così schiavo delle opinioni del web che se 4 gatti scrivono “mattarella dimettiti” lui convoca d’urgenza il parlamento per dare le dimissioni?

Penso che la notizia sia stata data, come al solito, male e che forse ci sia qualcosa d’altro dietro.

shitstorm sul web…

fonte: http://veronasettegiorni.it/cronaca/bambini-affogati-lucarelli-contro-maggia/

Bambini affogati Lucarelli contro Maggia. La psicologa: “Annegati o meno v*********o… Se fossero rimasti a casa non sarebbero morti” e il web si indigna. (…)

Maggia contro l’articolo del Messaggero
Dopo le terribili immagini di bambini deceduti in mare la psicologa e scrittrice veronese Alessandra Maggia ha affermato sul web che si tratterebbe unicamente di una farsa, asserendo che quei corpi sono asciutti, che sono unicamente “bambolotti del c***o”. (…)

Lucarelli all’attacco
L’opinionista e scrittrice Selvaggia Lucarelli non apprezza i commenti della psicologa e con qualche screenshot e un collage porta alla luce del sole di Facebook l’umanità della donna, le sue opinioni. Il web indignato si è scatenato contro Maggia che in 20 minuto ha chiuso ogni profilo social. Forse per evitare il linciaggio?

fonte: http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/07/03/news/hanno-aizzato-un-cane-contro-un-ambulante-nero-sulla-spiaggia-e-tutti-applaudivano-1.324543

(…)Un breve racconto che Simona ha consegnato al suo profilo Facebook ed è finito su centinaia di bacheche. Una diffusione che però le ha attirato contro decine di messaggi terribili, con minacce esplicite alla sua persona. E che l’hanno costretta a rimuovere quel post dai social network, per paura della propria incolumità e di quella della sua famiglia. (…)

Di grammatica, del dito, della luna e della legge di Butta.

Uno dei topos di cui la sinistra stra abusa è che solo loro sono i colti eruditi accultuVati mentre chi non vota la sinistra è solo un rozzo buzzurro.

Su twitter stavo commentando il messaggi scritto da Muccino

Ci stiamo facendo nemici tutti. Presto l’Italia sarà isolata, evitata e derisa come gli italiani che emigravano a NY e venivano fermati ad Ellis Island senza documenti, analfabeti, malati. La storia torna e la cinica “vittoria” di @matteosalvinimi ci farà naufragare tutti. #sos

Semplicemente osservando che qualsiasi paese per farti entrare richiede i documenti e che se sei senza documenti è perfettamente normale che ti trattengano da qualche parte in attesa di poterti identificare con certezza. Idem per il trattamento di quarantena, standard per evitare la diffusione di epidemie all’epoca.

Questo il mio commento su twitter al post sopra riportato:

Pur di dare contro a Salvini si inventano cazzate colossali. Esiste uno stato che ti permette l’ingresso senza alcun controllo dei documenti?

Messaggio contestato ma non sul contenuto quanto sulla grammatica.

L’elettore medio leghista scrive “contro a”.

Una cosa che ho notato è che molti, quando non sono in grado di argomentare contro i contenuti si attaccano alla grammatica; il solito artificio retorico del far credere che se la grammatica è scorretta allora anche il contenuto del messaggio è sbagliato.  Peccato che stavolta l’acculturato capiti male; infatti la treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/contro-a-o-contro-di-contro_%28La-grammatica-italiana%29/) ammette come corretto l’uso di “contro a”, anche se desueto1

Oppure, secondo un uso oggi molto più raro (ma non scorretto), può essere seguita dalla preposizione a Si scagliò contro al nemico

E questo il commento di risposta al messaggio cui facevo notare la correttezza del “contro a”

Hai avuto fortuna, professorone.

Che dire: pensano di essere acculturati invece son solo placcato cultura.

PS

Mi ha dato del professorone. La mia prima volta in cui incappo nella legge di Butta.


  1. l’uso degli arcaismi e dei latinismi deve essere una eredità della lingua sarda; in effetti i miei docenti di lettere l’hanno sempre notato che tendo ad usarli molto. 

battaglie per i diritti o battaglie per le bimbiminkiate?

Stavo leggendo la vicenda del ministro fontana che ha bloccato su twitter la senatrice Cirinnà ed altre persone. Per quanto si possa ritenere un comportamento “poco cortese” è comunque un comportamento legittimo; la bacheca di twitter non è l’aula di montecitorio, una persona, fosse anche un ministro, ha tutto il diritto di bloccare chi vuole e come vuole.

Anche perché “non sta chiudendo la bocca a nessuno”; la cirinnà, scalfatotto e compagnia possono pubblicare, nelle loro bacheche, quello che vogliono. Possono anche parlare nelle sedi istituzionali e chiedere, in maniera istituzionale al ministro di rispondere. Ad esempio usando usando lo strumento dell’interrogazione parlamentare. Quindi a cosa serve poter scrivere nella bacheca del ministro?

Assolutamente a niente. Sinceramente io penso che simili comportamenti da bimbominkia alla fine siano controproducenti e sviliscano le battaglie “per i diritti”, perché ti fanno fare la figura del frignone capriccioso. E se fai questa figura poi chi ti contesta ha gioco facile nel mostrare che molte delle tue richieste non son diritti ma capricci.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/07/lorenzo-fontana-il-ministro-della-famiglia-su-twitter-blocca-la-cirinna/4411806/

Ma ora il neo ministro ha deciso di rispondere – a suo modo – a quel gesto, bloccando Cirinnà su Twitter. (…)

Una vicenda su cui è intervenuto il deputato Pd Ivan Scalfarotto, che all’Adnkronos ha dichiarato che Fontana ha bloccato anche altre persone che si occupano di diritti civili. “È un segno gravissimo dell’assenza di cultura democratica il fatto che il ministro della Famiglia blocchi sui social media una delle principali interlocutrici dell’opposizione – ha aggiunto Scalfarotto – Se questo è il cambiamento che i ministri di questo governo intendono perseguire, ascoltando soltanto quelli che la pensano come loro, vuol dire che questo cambiamento non è soltanto sospetto, ma addirittura pericoloso“.

Scalfarotto non si rende conto dei danni che sta facendo: il ministro (ruolo istituzionale) deve rispondere in maniera istituzionale alle richieste istituzionali; questo è vero e sacrosanto. Se un ministro si rifiuta di rispondere ad una interrogazione parlamentare o pone il veto  al discorso di un parlamentare è giusto fare casino e farne tanto. Invece negli ambiti non istituzionali ha il diritto di comportarsi in maniera non istituzionale. Faccio notare come la prima frignata sia l’assenza di cultura democratica. Quindi se uno ha “cultura democratica” non blocca su twitter? Ho visto un sacco di politici, di tutti gli schieramenti, bloccare chi contestava, in maniera cortese, garbata e soprattutto fondata, certe loro affermazioni. Tutti non democratici?
Fontana, nella sua pagina twitter ha tutto il diritto di voler ospitare solo tweet che gli vanno a genio così come Scalfarotto ha tutto il diritto di non voler ospitare tweet di sentinelle in piedi e bigotti vari.

Un politico dovrebbe pesare bene le parole e, soprattutto se lotta per i diritti, fare molta cura nell’evitare che si confondano diritti con capricci; perché attenti, a furia di chiamare “diritti” i “capricci” qualcuno inizierà a chiamare “capricci” i “diritti”.

Sinceramente se per “fare opposizione” si intende fare queste pagliacciate da bimbominkia “uhè uhè mi ha bloccato su twitter” temo che salvini e dimaio non si schioderanno neppure con la dinamite.

PS

Devo ammettere che Renzi ha fatto un mezzo miracolo a portare a casa una legge, abbastanza buona, sulle unioni civili nonostante i tanti bimbiminkia della sua fazione che facevano un danno dietro l’altro. Ennesima prova della validità del detto: meglio un nemico intelligente che un alleato imbecille; con il nemico intelligente si può trattare.

il giustiziere dei social

Molti scambiano FB per un giustiziere ed uno sfogatoio facendo spesso colossali errori e castronate. Come nell’articolo di repubblica che ho riportato. Pur prendendo per buono il racconto della presunta vittima, ci sarebbero due riflessioni da fare:

  • La prima è che la giustizia “fai da te”, se non giustificata dalla legittima autodifesa o dallo stato di necessità, non è mai ammissibile. Vieni aggredita, reagisci e fai male ad un aggressore, ci può stare. Pubblicare a mente fredda, dopo che il pericolo è passato, foto “ad usum sputtanandum no”.
  • La seconda è che il tribunale di FB non va tanto per il sottile e, nei social, gente pronta a cogliere ogni minimo pretesto per esercitare lo sport del lancio della merda contro il ventilatore non manca di certo. Se il tribunale di FB dice che è colpevole allora è colpevole, anche se si tratta di un povero cristo che non c’entra nulla.

fonte: http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/08/news/torino_pubblica_su_facebook_la_foto_del_molestatore_il_social_le_blocca_il_profilo-193297015/?ref=fbpr

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo
La ragazza: “Volevo proteggermi”. L’immagine divulgata sulla pagina di un gruppo femminista. I parenti dell’uomo: “Ci scusiamo, ha problemi di alcol”

di CARLOTTA ROCCI

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo

C’è una voce che Giulia, 26 anni, esperta di comunicazione e marketing, non riesce a dimenticare. E’ quella dell’uomo che, venerdì sera, sul tram 4, le ha detto: “Tu dovresti succhiarmi….”. Un messaggio inequivocabile corredato da gesti altrettanto espliciti. “Parlava con un tono roco, sussurrava.Sono rimasta pietrificata”, racconta la giovane. Una cosa, però, l’ha fatta: ha scattato una foto al suo molestatore con il cellulare e l’ha pubblicata su Facebook corredata dal resoconto di quello che le era accaduto. L’immagine è diventata virale in meno di 24 ore con oltre duemila commenti e settemila condivisioni sui social.

Prima cosa: ai sensi della costituzione una persona è colpevole se, e solo se, c’è una sentenza passata in giudicato. Anche in passato ci son stati casi di “colpevoli certi”, condannati dal tribunale dei media e poi assolti dal tribunale “vero”. Un minimo di cautela o di dubbio forse sarebbe il caso di porselo. Anche perché se i giornali son i primi a saltare da inquisito a colpevole certo, dopo scandalizzarsi perché tanti pensano che un inquisito sia un colpevole certo è solamente pura ipocrisia.

“Non immaginavo di innescare tutto questo – racconta la ragazza che alla fine, ieri pomeriggio, ha cancellato il post – Non era mia intenzione mettere alla gogna quell’uomo, nonostante tutto. Anzi quando gli ho scattato quella foto, l’ho fatto a mia tutela perché temevo che le cose potessero degenerare e che avrei avuto bisogno di una prova da portare alla polizia. Ero convinta che alla fine avrebbe provato a toccarmi. Non avevo pensato di pubblicarla”. Lo ha deciso più tardi, dopo averne parlato con gli amici: “Mi sono detta che se a qualche mia amica fosse capitato di incontrare quella persona sul bus era meglio che conoscesse la sua faccia”. Una specie di cartello “wanted” ai tempi dei social network che alla fine ha rischiato di farla passare dalla parte del torto almeno a giudicare dalle critiche ricevute sui social, tanto che alla fine la ragazza ha cancellato post e foto. “Il problema è che molti hanno scritto e commentato senza leggere quello che era accaduto. Le persone si schierano a casaccio, e lo fanno anche le donne. Non era questo il meccanismo che volevo innescare”. E il social ha deciso di bloccarle il profilo. (…)

Non “ha rischiato di farla passare dalla parte del torto” c’è andata e di brutto. Cosa abbiamo? solo il racconto della presunta vittima e basta. Capisco quanto possa essere spiacevole ma, “lo sputtanare” non è un comportamento da tollerare. La gogna è una barbarie medievale. Se il tizio è pericoloso deve essere la magistratura a muoversi, non la giustizia fai da te dei social. Ci vuol poco a far diventare uno sputtanamento “virale” e se il tizio poi avesse incontrato uno dei tanti paladini da strapazzo che infestano i social?
E se, come capitato in questo caso, chi ci passa è una persona che non c’entra niente colpevole solo di somigliare ad un inquisito?
Per il resto il blocco di FB mi sembra il minimo; usare i social per “diffamare”, pur con tutte le più pie intenzioni del mondo, è un abuso oltre che un comportamento scorretto.

La vicenda non è finita nero su bianco in una denuncia: “Ho scelto di aspettare perché non credo che sia la soluzione. Chi si comporta in questo modo, forse, non ha gli strumenti etici per capire quello che ha fatto e non penso che una denuncia sia utile”. Anche la sua foto pubblicata su Facebook e rilanciata (e poi rimossa) dalla piattaforma “Non una di Meno”, però, suona come una punizione. Ora la donna vorrebbe incontrare il suo molestatore: “Tra i tanti commenti su Facebook ho trovato anche un familiare di quell’uomo – racconta – Mi ha spiegato molte cose di lui e mi ha proposto un incontro. Credo che accetterò e se sarà possibile incontrerò anche quel signore perché chi è vittima di questi episodi ti chiedi che cosa sia passato per la testa dell’altra persona e un incontro, in una situazione sicura, con lui, potrebbe farmi bene”.

La storia che non ci sia stata una denuncia mi lascia perplesso; perché? Senza denuncia, e conseguente condanna, non si può parlare di colpevolezza dimostrata “in tribunale” e quindi si dovrebbe parlare di calunnia e sputtanamento.

Faccio un poco il malfidente: e se quello di Giulia fosse invece stato uno scherzo “sfuggito di mano”? Quello che molte “paladine del social” non capiscono è che basta pochissimo per sputtanare un innocente, una foto, una storiella verosimile e la frittata è fatta. Anche perché, come capita spesso, la bufala ha un altissimo impatto e la smentita un impatto molto, ma molto minore.

Quello che non mi è piaciuto dell’articolo di repubblica è il presentare “Giulia” come vittima della censura di FB e non come una persona che, anche se inavvertitamente e con tutte le migliori intenzioni del caso, ha fatto una stupidaggine abbastanza grave.

ho visto cose…

#cinerimborsi
Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
bonifici in fiamme al largo dei bastioni di Russeau,
Raggi V balenare nel buio vicino alle porte di Roma.
Ma i miei soldi non andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di stornare. »

Twitter


L’hashtag #cinerimborsi è stato lanciato per perculare la vicenda dei rimborsi dei grillini, prendendoli in giro con nomi di film modificati. Ha dimostrato, ancora l’estrema efficacia del colpo dei mille perculamenti di Hokuto. Infatti i pochi tentativi di rispondere, le solite variazioni sul tema: “e allora il PD?” son stati travolti da un onda di pernacchie e perculate. Qui un articolo di ADN Kronos.