shitstorm sul web…

fonte: http://veronasettegiorni.it/cronaca/bambini-affogati-lucarelli-contro-maggia/

Bambini affogati Lucarelli contro Maggia. La psicologa: “Annegati o meno v*********o… Se fossero rimasti a casa non sarebbero morti” e il web si indigna. (…)

Maggia contro l’articolo del Messaggero
Dopo le terribili immagini di bambini deceduti in mare la psicologa e scrittrice veronese Alessandra Maggia ha affermato sul web che si tratterebbe unicamente di una farsa, asserendo che quei corpi sono asciutti, che sono unicamente “bambolotti del c***o”. (…)

Lucarelli all’attacco
L’opinionista e scrittrice Selvaggia Lucarelli non apprezza i commenti della psicologa e con qualche screenshot e un collage porta alla luce del sole di Facebook l’umanità della donna, le sue opinioni. Il web indignato si è scatenato contro Maggia che in 20 minuto ha chiuso ogni profilo social. Forse per evitare il linciaggio?

fonte: http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/07/03/news/hanno-aizzato-un-cane-contro-un-ambulante-nero-sulla-spiaggia-e-tutti-applaudivano-1.324543

(…)Un breve racconto che Simona ha consegnato al suo profilo Facebook ed è finito su centinaia di bacheche. Una diffusione che però le ha attirato contro decine di messaggi terribili, con minacce esplicite alla sua persona. E che l’hanno costretta a rimuovere quel post dai social network, per paura della propria incolumità e di quella della sua famiglia. (…)

Annunci

Di grammatica, del dito, della luna e della legge di Butta.

Uno dei topos di cui la sinistra stra abusa è che solo loro sono i colti eruditi accultuVati mentre chi non vota la sinistra è solo un rozzo buzzurro.

Su twitter stavo commentando il messaggi scritto da Muccino

Ci stiamo facendo nemici tutti. Presto l’Italia sarà isolata, evitata e derisa come gli italiani che emigravano a NY e venivano fermati ad Ellis Island senza documenti, analfabeti, malati. La storia torna e la cinica “vittoria” di @matteosalvinimi ci farà naufragare tutti. #sos

Semplicemente osservando che qualsiasi paese per farti entrare richiede i documenti e che se sei senza documenti è perfettamente normale che ti trattengano da qualche parte in attesa di poterti identificare con certezza. Idem per il trattamento di quarantena, standard per evitare la diffusione di epidemie all’epoca.

Questo il mio commento su twitter al post sopra riportato:

Pur di dare contro a Salvini si inventano cazzate colossali. Esiste uno stato che ti permette l’ingresso senza alcun controllo dei documenti?

Messaggio contestato ma non sul contenuto quanto sulla grammatica.

L’elettore medio leghista scrive “contro a”.

Una cosa che ho notato è che molti, quando non sono in grado di argomentare contro i contenuti si attaccano alla grammatica; il solito artificio retorico del far credere che se la grammatica è scorretta allora anche il contenuto del messaggio è sbagliato.  Peccato che stavolta l’acculturato capiti male; infatti la treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/contro-a-o-contro-di-contro_%28La-grammatica-italiana%29/) ammette come corretto l’uso di “contro a”, anche se desueto1

Oppure, secondo un uso oggi molto più raro (ma non scorretto), può essere seguita dalla preposizione a Si scagliò contro al nemico

E questo il commento di risposta al messaggio cui facevo notare la correttezza del “contro a”

Hai avuto fortuna, professorone.

Che dire: pensano di essere acculturati invece son solo placcato cultura.

PS

Mi ha dato del professorone. La mia prima volta in cui incappo nella legge di Butta.


  1. l’uso degli arcaismi e dei latinismi deve essere una eredità della lingua sarda; in effetti i miei docenti di lettere l’hanno sempre notato che tendo ad usarli molto. 

battaglie per i diritti o battaglie per le bimbiminkiate?

Stavo leggendo la vicenda del ministro fontana che ha bloccato su twitter la senatrice Cirinnà ed altre persone. Per quanto si possa ritenere un comportamento “poco cortese” è comunque un comportamento legittimo; la bacheca di twitter non è l’aula di montecitorio, una persona, fosse anche un ministro, ha tutto il diritto di bloccare chi vuole e come vuole.

Anche perché “non sta chiudendo la bocca a nessuno”; la cirinnà, scalfatotto e compagnia possono pubblicare, nelle loro bacheche, quello che vogliono. Possono anche parlare nelle sedi istituzionali e chiedere, in maniera istituzionale al ministro di rispondere. Ad esempio usando usando lo strumento dell’interrogazione parlamentare. Quindi a cosa serve poter scrivere nella bacheca del ministro?

Assolutamente a niente. Sinceramente io penso che simili comportamenti da bimbominkia alla fine siano controproducenti e sviliscano le battaglie “per i diritti”, perché ti fanno fare la figura del frignone capriccioso. E se fai questa figura poi chi ti contesta ha gioco facile nel mostrare che molte delle tue richieste non son diritti ma capricci.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/07/lorenzo-fontana-il-ministro-della-famiglia-su-twitter-blocca-la-cirinna/4411806/

Ma ora il neo ministro ha deciso di rispondere – a suo modo – a quel gesto, bloccando Cirinnà su Twitter. (…)

Una vicenda su cui è intervenuto il deputato Pd Ivan Scalfarotto, che all’Adnkronos ha dichiarato che Fontana ha bloccato anche altre persone che si occupano di diritti civili. “È un segno gravissimo dell’assenza di cultura democratica il fatto che il ministro della Famiglia blocchi sui social media una delle principali interlocutrici dell’opposizione – ha aggiunto Scalfarotto – Se questo è il cambiamento che i ministri di questo governo intendono perseguire, ascoltando soltanto quelli che la pensano come loro, vuol dire che questo cambiamento non è soltanto sospetto, ma addirittura pericoloso“.

Scalfarotto non si rende conto dei danni che sta facendo: il ministro (ruolo istituzionale) deve rispondere in maniera istituzionale alle richieste istituzionali; questo è vero e sacrosanto. Se un ministro si rifiuta di rispondere ad una interrogazione parlamentare o pone il veto  al discorso di un parlamentare è giusto fare casino e farne tanto. Invece negli ambiti non istituzionali ha il diritto di comportarsi in maniera non istituzionale. Faccio notare come la prima frignata sia l’assenza di cultura democratica. Quindi se uno ha “cultura democratica” non blocca su twitter? Ho visto un sacco di politici, di tutti gli schieramenti, bloccare chi contestava, in maniera cortese, garbata e soprattutto fondata, certe loro affermazioni. Tutti non democratici?
Fontana, nella sua pagina twitter ha tutto il diritto di voler ospitare solo tweet che gli vanno a genio così come Scalfarotto ha tutto il diritto di non voler ospitare tweet di sentinelle in piedi e bigotti vari.

Un politico dovrebbe pesare bene le parole e, soprattutto se lotta per i diritti, fare molta cura nell’evitare che si confondano diritti con capricci; perché attenti, a furia di chiamare “diritti” i “capricci” qualcuno inizierà a chiamare “capricci” i “diritti”.

Sinceramente se per “fare opposizione” si intende fare queste pagliacciate da bimbominkia “uhè uhè mi ha bloccato su twitter” temo che salvini e dimaio non si schioderanno neppure con la dinamite.

PS

Devo ammettere che Renzi ha fatto un mezzo miracolo a portare a casa una legge, abbastanza buona, sulle unioni civili nonostante i tanti bimbiminkia della sua fazione che facevano un danno dietro l’altro. Ennesima prova della validità del detto: meglio un nemico intelligente che un alleato imbecille; con il nemico intelligente si può trattare.

il giustiziere dei social

Molti scambiano FB per un giustiziere ed uno sfogatoio facendo spesso colossali errori e castronate. Come nell’articolo di repubblica che ho riportato. Pur prendendo per buono il racconto della presunta vittima, ci sarebbero due riflessioni da fare:

  • La prima è che la giustizia “fai da te”, se non giustificata dalla legittima autodifesa o dallo stato di necessità, non è mai ammissibile. Vieni aggredita, reagisci e fai male ad un aggressore, ci può stare. Pubblicare a mente fredda, dopo che il pericolo è passato, foto “ad usum sputtanandum no”.
  • La seconda è che il tribunale di FB non va tanto per il sottile e, nei social, gente pronta a cogliere ogni minimo pretesto per esercitare lo sport del lancio della merda contro il ventilatore non manca di certo. Se il tribunale di FB dice che è colpevole allora è colpevole, anche se si tratta di un povero cristo che non c’entra nulla.

fonte: http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/08/news/torino_pubblica_su_facebook_la_foto_del_molestatore_il_social_le_blocca_il_profilo-193297015/?ref=fbpr

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo
La ragazza: “Volevo proteggermi”. L’immagine divulgata sulla pagina di un gruppo femminista. I parenti dell’uomo: “Ci scusiamo, ha problemi di alcol”

di CARLOTTA ROCCI

Torino, pubblica su Facebook la foto del molestatore. Il social le blocca il profilo

C’è una voce che Giulia, 26 anni, esperta di comunicazione e marketing, non riesce a dimenticare. E’ quella dell’uomo che, venerdì sera, sul tram 4, le ha detto: “Tu dovresti succhiarmi….”. Un messaggio inequivocabile corredato da gesti altrettanto espliciti. “Parlava con un tono roco, sussurrava.Sono rimasta pietrificata”, racconta la giovane. Una cosa, però, l’ha fatta: ha scattato una foto al suo molestatore con il cellulare e l’ha pubblicata su Facebook corredata dal resoconto di quello che le era accaduto. L’immagine è diventata virale in meno di 24 ore con oltre duemila commenti e settemila condivisioni sui social.

Prima cosa: ai sensi della costituzione una persona è colpevole se, e solo se, c’è una sentenza passata in giudicato. Anche in passato ci son stati casi di “colpevoli certi”, condannati dal tribunale dei media e poi assolti dal tribunale “vero”. Un minimo di cautela o di dubbio forse sarebbe il caso di porselo. Anche perché se i giornali son i primi a saltare da inquisito a colpevole certo, dopo scandalizzarsi perché tanti pensano che un inquisito sia un colpevole certo è solamente pura ipocrisia.

“Non immaginavo di innescare tutto questo – racconta la ragazza che alla fine, ieri pomeriggio, ha cancellato il post – Non era mia intenzione mettere alla gogna quell’uomo, nonostante tutto. Anzi quando gli ho scattato quella foto, l’ho fatto a mia tutela perché temevo che le cose potessero degenerare e che avrei avuto bisogno di una prova da portare alla polizia. Ero convinta che alla fine avrebbe provato a toccarmi. Non avevo pensato di pubblicarla”. Lo ha deciso più tardi, dopo averne parlato con gli amici: “Mi sono detta che se a qualche mia amica fosse capitato di incontrare quella persona sul bus era meglio che conoscesse la sua faccia”. Una specie di cartello “wanted” ai tempi dei social network che alla fine ha rischiato di farla passare dalla parte del torto almeno a giudicare dalle critiche ricevute sui social, tanto che alla fine la ragazza ha cancellato post e foto. “Il problema è che molti hanno scritto e commentato senza leggere quello che era accaduto. Le persone si schierano a casaccio, e lo fanno anche le donne. Non era questo il meccanismo che volevo innescare”. E il social ha deciso di bloccarle il profilo. (…)

Non “ha rischiato di farla passare dalla parte del torto” c’è andata e di brutto. Cosa abbiamo? solo il racconto della presunta vittima e basta. Capisco quanto possa essere spiacevole ma, “lo sputtanare” non è un comportamento da tollerare. La gogna è una barbarie medievale. Se il tizio è pericoloso deve essere la magistratura a muoversi, non la giustizia fai da te dei social. Ci vuol poco a far diventare uno sputtanamento “virale” e se il tizio poi avesse incontrato uno dei tanti paladini da strapazzo che infestano i social?
E se, come capitato in questo caso, chi ci passa è una persona che non c’entra niente colpevole solo di somigliare ad un inquisito?
Per il resto il blocco di FB mi sembra il minimo; usare i social per “diffamare”, pur con tutte le più pie intenzioni del mondo, è un abuso oltre che un comportamento scorretto.

La vicenda non è finita nero su bianco in una denuncia: “Ho scelto di aspettare perché non credo che sia la soluzione. Chi si comporta in questo modo, forse, non ha gli strumenti etici per capire quello che ha fatto e non penso che una denuncia sia utile”. Anche la sua foto pubblicata su Facebook e rilanciata (e poi rimossa) dalla piattaforma “Non una di Meno”, però, suona come una punizione. Ora la donna vorrebbe incontrare il suo molestatore: “Tra i tanti commenti su Facebook ho trovato anche un familiare di quell’uomo – racconta – Mi ha spiegato molte cose di lui e mi ha proposto un incontro. Credo che accetterò e se sarà possibile incontrerò anche quel signore perché chi è vittima di questi episodi ti chiedi che cosa sia passato per la testa dell’altra persona e un incontro, in una situazione sicura, con lui, potrebbe farmi bene”.

La storia che non ci sia stata una denuncia mi lascia perplesso; perché? Senza denuncia, e conseguente condanna, non si può parlare di colpevolezza dimostrata “in tribunale” e quindi si dovrebbe parlare di calunnia e sputtanamento.

Faccio un poco il malfidente: e se quello di Giulia fosse invece stato uno scherzo “sfuggito di mano”? Quello che molte “paladine del social” non capiscono è che basta pochissimo per sputtanare un innocente, una foto, una storiella verosimile e la frittata è fatta. Anche perché, come capita spesso, la bufala ha un altissimo impatto e la smentita un impatto molto, ma molto minore.

Quello che non mi è piaciuto dell’articolo di repubblica è il presentare “Giulia” come vittima della censura di FB e non come una persona che, anche se inavvertitamente e con tutte le migliori intenzioni del caso, ha fatto una stupidaggine abbastanza grave.

ho visto cose…

#cinerimborsi
Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
bonifici in fiamme al largo dei bastioni di Russeau,
Raggi V balenare nel buio vicino alle porte di Roma.
Ma i miei soldi non andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di stornare. »

Twitter


L’hashtag #cinerimborsi è stato lanciato per perculare la vicenda dei rimborsi dei grillini, prendendoli in giro con nomi di film modificati. Ha dimostrato, ancora l’estrema efficacia del colpo dei mille perculamenti di Hokuto. Infatti i pochi tentativi di rispondere, le solite variazioni sul tema: “e allora il PD?” son stati travolti da un onda di pernacchie e perculate. Qui un articolo di ADN Kronos.

Insulti e sostegno

Stavo leggendo la vicenda di Fresu, insultato per il suo sciopero della fame a staffetta1, che ha pubblicato una collezione di insulti ricevuti e lanciato un “contest” per scegliere il migliore. Tanto di cappello all’ottima mossa pubblicitaria. Mossa che dimostra che per avere supporto per la tua tesi è sempre meglio confrontarsi contro trogloditi sgrammaticati capaci solo di insultare che avere a che fare con gente che, cortesemente e correttamente, avanza qualche dubbio come: “quali sono i diritti che un minore straniero, i cui genitori hanno il permesso di soggiorno, non avrebbe in italia?”. “ha senso che un minore abbia una cittadinanza diversa da quella di entrambi i suoi genitori/tutori?”. “se il minore è italiano e i genitori sono stranieri, che diritto di famiglia deve essere applicato?”.

Dubbi legittimi che non mi sembra siano offensivi o denigratori. Però per averli espressi mi son beccato la mia solita dose di insulti.  principalmente variazioni sul tema del fascioleghista o accuse di ignoranza e di provocazione. Ad esempio “dici questo solo perché sei razzista”, “”fascista/leghista/grillino/” e l’evergreen “ki ti paka?”. Il migliore che avevo ricevuto era: “sono messaggi come il tuo che mi fanno vergognare di essere italiano2“.

A quanto pare chiedere, a chi afferma che i minori senza ius soli non hanno diritti, quali siano i diritti che non hanno è provocazione. Però a quanto pare ci sono insulti inaccettabili (generalmente quelli da A verso B) che causano veementi campagne di sdegno sui media e insulti sacrosanti e giustificatissimi (quelli da B verso A) che si cerca di nascondere con un imbarazzato silenzio. Nulla da eccepire, ognuno tifi per la squadra del cuore ma almeno la smetta con l’ipocrisia di voler essere contemporaneamente “in partes” e “super partes”.

Ad esempio prendiamo il caso della Argento; tutti a stigmatizzare gli insulti che la “povera vittima” ha ricevuto ma nessuna, neppure lei, che si sia scusata per gli insulti che la Argento fece alla Meloni. O il caso Carfagna – Guzzanti. Mara Carfagna venne diffamata dalla Guzzanti con insinuazioni di aver fatto carriera grazie al fatto di “essere stata carina” con Berlusconi.  Trovo divertente che molte che adesso difendono la Argento erano fra le prime a spellarsi le mani per applaudire la Guz e a difenderla contro la Carfagna3.


  1. sarei curioso di sapere se i tanti entusiasti per lo sciopero della fame di Fresu sanno come funziona uno sciopero della fame a staffetta e quanti, allo scoprirlo, si sentiranno un poco presi per il culo. 
  2. Una cosa che mi chiedo è come mai quelli (e quelle) che si vergognano della barbarie italiana e si vergognano di essere italiani siano ancora qui invece di migrare in qualche paese più vero e più illuminato. 
  3. Se è bella e ha fatto carriera non è perché era brava ma perché è stata troia. La solita accusa, che diventa verità di fede o becera diffamazione, a seconda della vittima scelta. 

Ho beccato il primo blocco su twitter.

A quanto pare il confutare1, citando numeri forniti da istat e ministero dell’interno, viene considerata una azione volgare, offensiva e patriarcale…
Cosa che conferma la mia teoria: vengono tenute le confutazioni volgari che sembrano scritte da trogloditi con evidenti problemi di analfabetismo perché funzionali al supporto della tesi. “Vedete quanto sono liberale? permetto anche a questi trogloditi di esprimersi nonostante scrivano solo insulti e stupidaggini”.

Logico che una confutazione fatta solo da insulti e stupidaggini in realtà sia un rafforzativo della tesi che cerca di confutare, mentre quelle non ingiuriose, a meno di considerare il “non son d’accordo” ingiuria, e ben argomentate, come quelle in cui si chiedono i numeri e le fonti delle affermazioni, possono diventare molto, ma molto, imbarazzanti.

Ennesima prova chetanti non son più avvezzi al confronto, civile, ma son abituati a tenere il comizio dal palco senza contraddittorio o con un contraddittorio di facciata.

 


  1. dopo quella discussione ho riosato chiedere i numeri. Risultato: blocco. 

Selargius, insegnante finisce in ospedale per le botte di un alunno – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Questo articolo dell’Unione Sarda parla di un problema che, quando insegnavo, capitò anche ad una collega della classe affianco. Un ragazzo con problemi psichici di botto di alzò ed iniziò a correre per l’aula prendendo a calci i banchi e buttando all’aria tutto quello che vedeva. Non fu un bello spettacolo anche perché nessuno sapeva come calmarlo. Tentare un placcaggio? e se si faceva male chi pagava? Per fortuna due collaboratori riuscirono a “tranquillizzarlo” dopo che si sfogò  a prendere a calci i banchi.  Ciò dimostra che purtroppo esistono disabilità che richiedono cautele nell’essere gestite. Spiace dirlo ma in casi come quello vissuto dalla collega o descritto nell’articolo di sotto è essenziale avere persone preparate e pronte ad intervenire subito per evitare che il ragazzo od il bambino diventi un pericolo per sé e per gli altri.

Nei social molti giustizieri del web fanno prestissimo ad incolpare di razzismo e di discriminazione genitori, spaventati, che hanno a cuore la tutela dei propri figli.  Se un bambino ha, per frequentare la scuola, bisogno di un adulto che lo controlli continuamente quell’adulto ci deve essere. Scaricare il bambino a scuola e poi criticare e denigrare chi, comprensibilmente, ha a cuore la salute del figlio che i discorsi sull’integrazione signfica insegna, con l’esempio, che i disabili non son persone da aiutare ma solo pesi da scaricare agli altri a colpi di tonnellate di riprovazione e ipocrisia.

Sorgente: Selargius, insegnante finisce in ospedale per le botte di un alunno – Cronaca – L’Unione Sarda.it

A volte basta la luce del sole che filtra dalla finestra e gli finisce negli occhi, in altre occasioni uno sguardo – pur innocente – di un compagnetto. Altre volte, proprio nulla. Però improvvisamente lui, che ha soltanto sei anni, diventa una furia incontrollabile.

A farne le spese sono le maestre: ieri mattina dopo l’aggressione nell’aula di una scuola di Selargius ne ha mandata una all’ospedale. L’altra si è invece medicata da sola, a casa.

Quando il cervello non connette più, e la sofferenza diventa troppo grande per un bambino tanto piccolo, l’alunno di sei anni tira fortissimo i capelli, affonda le unghie e i denti nella carne delle maestre, tira pugni, schiaffi e calci a casaccio, con sorprendente forza.

Bloccarlo significa fare violenza a lui, aggiungendo così danno a danno.

Tentare di contenerlo equivale invece a soccombere, con danni fisici sicuri. (…)

E quindi che fare? questa è una domanda che vorrei porre ai tanti esperti di tastiera che, dopo questo articolo  In un gruppo whatsapp le mamme celebrano l’espulsione di un bambino autistico: “Finalmente una buona notizia!”, si son precipitati a stigmatizzare le mamme ed a parlare di accoglienza. Che fare? In certi casi, se non si conosce la situazione o la si pensa identica a qualche filmone strappalacrime, forse è meglio non giudicare e non versare merda nei social.

LE FERITE – Il bimbo – ovviamente incolpevole – ieri mattina ne è uscito senza un graffio, per fortuna, ma nel frattempo un’ambulanza del 118 trasportava al pronto soccorso una delle due maestre, che nel tardo pomeriggio era ancora in ospedale per lunghi accertamenti.

La sua collega ha un labbro spaccato, il naso gonfio, il viso graffiato e un paio di occhiali da ricomprare, ed è quella ridotta meno peggio.

L’ALLARME – L’anno scolastico è iniziato da un mese, ma quella di ieri non è stata la prima aggressione in una scuola-modello, dove i bimbi hanno voti superiori alla media nazionale.

Ciò non ha però impedito, ieri mattina alle 10.30, che senza motivo logico e assolutamente all’improvviso il bimbo si scagliasse contro la sua maestra prevalente, afferrandola per i capelli e tirandola per terra: a quel punto l’ha colpita con pugni, calci, schiaffi e graffi profondi.

Per l’insegnante, che ha 54 anni e grande esperienza, fronteggiare quella furia è stato un compito impossibile anche quando a lei si è unita la collega, 45 anni.

Risultato: maestra prevalente all’ospedale, l’altra contusa, tutti a bloccare il bambino facendo di tutto per non provocargli dolore.

EMERGENZA – Il problema c’è: lo sanno i genitori, lo sa la scuola, lo sanno i medici, lo sanno le autorità scolastiche.

e nessuno fa niente? se i genitori ritirano i figli io non me la sentirei di giudicarli. Non è un loro dovere e ancor di meno dei bambini, che hanno tutto il diritto di essere bambini, intervenire. La scuola, e il provveditorato, la ASL e le altre parti in causa hanno il dovere di intervenire. E se non riescono si critichino loro, non i genitori che, spaventati, ritirano i figli da scuola.

Gli specialisti non sono ancora riusciti a trovare la terapia giusta per impedire che la rabbia incontenibile pervada questo bimbo sfortunato, che entri in allarme senza motivo e, altrettanto senza ragione, avverta l’impulso di difendersi da attacchi veri solo per lui.

LA SCUOLA – Col clamore dell’aggressione di ieri, la dirigenza scolastica è consapevole che sarà chiamata ad affrontare le reazioni impaurite dei genitori degli altri bambini: un tam-tam che, in altre occasioni, si è rivelato micidiale.

Genitori da soli, insegnanti da soli, scuola lasciata sola: impossibile, con quest’impostazione, che il bimbo iperattivo con deficit dell’attenzione possa farcela. Occorre molto, molto di più. E serve subito, prima che quel giovanissimo essere umano rimanga isolato.

E serve che lo faccia chi di dovere, non chi ha avuto la sfortuna di trovarselo in classe.

i razzisti e le prostitute nigeriane.

A quanto pare sui social c’è una nuova moda per trattare il problema migranti; la moda dei messaggi come questo:

Ma quelli che odiano gli immigrati, sono gli stessi che vanno a prostitute nigeriane all’insaputa della propria moglie?

E queste sono alcune delle “migliori” risposte.

Non solo. Fanno anche quella cosa schifosa che è detta “turismo sessuale”.

Con tanti messaggi sdegnati contro i razzisti puttanieri. Perché, nella narrazione dell’ammore universale equosolidale, il razzista non può essere semplicemente uno che disprezza i negri o che ha paura di loro o che dice “prima gli italiani”, no, in tal caso non bucherebbe lo schermo, sarebbe solo la solita banale idiozia umana. Il cattivo deve essere un essere abietto, un puttaniere che si organizza i puttan tour con minorenni all’estero. E così ci si può lamentare che noi (loro)1 che commettiamo tali peccati perché osiamo essere razzisti? Penitenziagite!.

Beh posso dire che messaggi come quello in realtà son solenni zappe sui piedi. Prima zappa: ok deploriamo chi, italiano, va a prostitute, azione legale2, illegale solo se le prostitute son minorenni. Però a me è capitato qualche volta di passare in auto in “zona divertimento” ed alle “signorine” si avvicinavano anche “risorse”, saranno anche loro razzisti? E la domanda sorgerebbe spontanea: ma è più grave essere un “razzista”, o andare a prostitute?

Seconda zappa, molto più grave, c’è tutta una filiera che convince a partire, o rapisce, le ragazze dai paesi d’origine per farle finire in strada in europa. Filiera, a leggere gli articoli dei giornali sull’argomento come Noi vendute per sesso dalla Nigeria all’Italia – l’Espresso, gestita dalla malavita, malavita dei paesi d’origine di quelle poveracce, malavita dei paesi di passaggio e malavita in italia. Eppure raramente si leva qualche voce sdegnata contro chi, talvolta controvoglia, le porta in europa. Nessuno degli sdegnati per i razzisti che vanno a prostitute si chiede come mai tali ragazze, talvolta anche minorenni, vengano prese dalla rete di accoglienza per farle finire in strada? Perché si deplorano solo i razzisti e non si deplora l’orribile filiera che parte con il “prelievo” delle ragazze dai paesi di origine e finisce con loro nelle tangenziali, filiera che comprende anche la traversata “libia – italia”? Perché si deplora l’effetto e non si interviene su tutte le cause? La domanda, ma anche la catena logistica che porta a soddisfare tale domanda. Certo è difficile intervenire in Nigeria od in Libia, ma in Italia…

Sono questi i dubbi che poi trasformano in boomberang tali messaggi; mostrano impietosamente come siano narrazioni non per evidenziare e portare attenzione su un problema ma per solo per gettare fango ulteriore oltre ad accuse, spesso strumentali di razzismo. Un ottimo modo per mostrare che di quelle poveracce non importa nulla se non che forniscano pretesti per attaccare i “razzisti”. E allora chi sarebbe il “cattivo”?


  1. I buonisti usano il “noi” come atto d’accusa certi che il loro appartenere “al lato chiaro” li mondi all’istante di tutte le nostre colpe. 
  2. La prostituzione, a meno che chi si prostituisce sia minorenne, in italia non è reato. E’ reato il suo sfruttamento e il suo favoreggiamento. 

di giustizia, social, carabinieri e migranti.

Quello che mi diverte dei social son tutti i vari commenti stereotipati e le “parti” che vedo recitare.
Prendiamo ad esempio gli ultimi due, squallidi, fatti di cronaca: lo stupro di rimini e lo stupro di firenze. Per il primo ho letto un sacco di generalizzazioni a pera: un elemento dell’insieme X stupra allora tutti gli elementi dell’insieme X son stupratori. Dove sono i commentatori indignati? Si sta solo strumentalizzando per attaccare una parte che sta sulle balle. Fate questo solo perché appartengono all’insieme X. Colpa della politica.

Per il secondo ho letto “mutatis mutanda” le stesse ed identiche cose. Prova che all’italiano medio non interessi tanto la “giustizia” od il rispetto delle regole e delle procedure1 quanto che vinca la squadra del cuore, e pazienza se il rigore che decide la partita è “generoso”; tanto ci son 12.345.678 precedenti che dimostrano come la squadra del cuore sia stata penalizzata da decisioni arbitrali e che il rigore, in ogni caso, sia un sacrosanto risarcimento. E pazienza se l’attaccante è caduto da solo, se era nella tre quarti e non nell’area,  se era già in fuorigioco e lontano dal pallone…

Con questa idea di giustizia, che dovrebbe piegarsi ai desideri della pancia del bobolo, non è che si fa molta strada. Attiri tanti “pistoleri” pronti a sparare a tutto e a tutti solo per carpire le simpatie del bobolo e pazienza se sparano a cazzo2 o se sparano su qualcuno solo per dare un colpevole al bobolo3.

Con questa giustizia da “partita di calcio” non si andrà avanti per molto, anche se devo riconoscere un vantaggio ai social: hanno portato a galla rendendola palese la stessa merda rimestata dai giornali quando la “giustizia” veniva usata come un randello per vicende di politica interna. Internet non crea: si limita a mostrare.


  1. gli stessi che si stracciano le vesti perché Libero ha pubblicato i “verbali dello stupro” son gli stessi che si lamentano per i tentativi di impedire ai giornali di pubblicare intercettazioni e materiale coperto da segreto istruttorio. Coerenti, non c’è che dire. 
  2. basta pensare a come son finite molte delle “inchieste spettacolo” degli ultimi anni; Si son tradotte in processi pasticciati, sentenze contraddittorie (ad esempio il terremoto dell’aquila od il caso Sollecito Knox, assoluzioni e PM d’assalto che cercavano altre vie incolpando il grande gombloddo globale dei poteri forti per le loro figure barbine. 
  3. la vicenda processuale degli esperti della protezione civile per il terremoto dell’aquila è emblematica: inquisiti, per soddisfare la sete di sangue del bobolo che voleva un capro espiatorio per assolversi dalle proprie cazzate, condannati in primo grado con una sentenza letteralmente demolita in secondo con demolizione confermata dalla costituzione. E c’è da dire che son stati anche fortunati.