Insulti e sostegno

Stavo leggendo la vicenda di Fresu, insultato per il suo sciopero della fame a staffetta1, che ha pubblicato una collezione di insulti ricevuti e lanciato un “contest” per scegliere il migliore. Tanto di cappello all’ottima mossa pubblicitaria. Mossa che dimostra che per avere supporto per la tua tesi è sempre meglio confrontarsi contro trogloditi sgrammaticati capaci solo di insultare che avere a che fare con gente che, cortesemente e correttamente, avanza qualche dubbio come: “quali sono i diritti che un minore straniero, i cui genitori hanno il permesso di soggiorno, non avrebbe in italia?”. “ha senso che un minore abbia una cittadinanza diversa da quella di entrambi i suoi genitori/tutori?”. “se il minore è italiano e i genitori sono stranieri, che diritto di famiglia deve essere applicato?”.

Dubbi legittimi che non mi sembra siano offensivi o denigratori. Però per averli espressi mi son beccato la mia solita dose di insulti.  principalmente variazioni sul tema del fascioleghista o accuse di ignoranza e di provocazione. Ad esempio “dici questo solo perché sei razzista”, “”fascista/leghista/grillino/” e l’evergreen “ki ti paka?”. Il migliore che avevo ricevuto era: “sono messaggi come il tuo che mi fanno vergognare di essere italiano2“.

A quanto pare chiedere, a chi afferma che i minori senza ius soli non hanno diritti, quali siano i diritti che non hanno è provocazione. Però a quanto pare ci sono insulti inaccettabili (generalmente quelli da A verso B) che causano veementi campagne di sdegno sui media e insulti sacrosanti e giustificatissimi (quelli da B verso A) che si cerca di nascondere con un imbarazzato silenzio. Nulla da eccepire, ognuno tifi per la squadra del cuore ma almeno la smetta con l’ipocrisia di voler essere contemporaneamente “in partes” e “super partes”.

Ad esempio prendiamo il caso della Argento; tutti a stigmatizzare gli insulti che la “povera vittima” ha ricevuto ma nessuna, neppure lei, che si sia scusata per gli insulti che la Argento fece alla Meloni. O il caso Carfagna – Guzzanti. Mara Carfagna venne diffamata dalla Guzzanti con insinuazioni di aver fatto carriera grazie al fatto di “essere stata carina” con Berlusconi.  Trovo divertente che molte che adesso difendono la Argento erano fra le prime a spellarsi le mani per applaudire la Guz e a difenderla contro la Carfagna3.


  1. sarei curioso di sapere se i tanti entusiasti per lo sciopero della fame di Fresu sanno come funziona uno sciopero della fame a staffetta e quanti, allo scoprirlo, si sentiranno un poco presi per il culo. 
  2. Una cosa che mi chiedo è come mai quelli (e quelle) che si vergognano della barbarie italiana e si vergognano di essere italiani siano ancora qui invece di migrare in qualche paese più vero e più illuminato. 
  3. Se è bella e ha fatto carriera non è perché era brava ma perché è stata troia. La solita accusa, che diventa verità di fede o becera diffamazione, a seconda della vittima scelta. 
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Ho beccato il primo blocco su twitter.

A quanto pare il confutare1, citando numeri forniti da istat e ministero dell’interno, viene considerata una azione volgare, offensiva e patriarcale…
Cosa che conferma la mia teoria: vengono tenute le confutazioni volgari che sembrano scritte da trogloditi con evidenti problemi di analfabetismo perché funzionali al supporto della tesi. “Vedete quanto sono liberale? permetto anche a questi trogloditi di esprimersi nonostante scrivano solo insulti e stupidaggini”.

Logico che una confutazione fatta solo da insulti e stupidaggini in realtà sia un rafforzativo della tesi che cerca di confutare, mentre quelle non ingiuriose, a meno di considerare il “non son d’accordo” ingiuria, e ben argomentate, come quelle in cui si chiedono i numeri e le fonti delle affermazioni, possono diventare molto, ma molto, imbarazzanti.

Ennesima prova chetanti non son più avvezzi al confronto, civile, ma son abituati a tenere il comizio dal palco senza contraddittorio o con un contraddittorio di facciata.

 


  1. dopo quella discussione ho riosato chiedere i numeri. Risultato: blocco. 

Selargius, insegnante finisce in ospedale per le botte di un alunno – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Questo articolo dell’Unione Sarda parla di un problema che, quando insegnavo, capitò anche ad una collega della classe affianco. Un ragazzo con problemi psichici di botto di alzò ed iniziò a correre per l’aula prendendo a calci i banchi e buttando all’aria tutto quello che vedeva. Non fu un bello spettacolo anche perché nessuno sapeva come calmarlo. Tentare un placcaggio? e se si faceva male chi pagava? Per fortuna due collaboratori riuscirono a “tranquillizzarlo” dopo che si sfogo a prendere a calci i banchi.  Ciò dimostra che purtroppo esistono disabilità che richiedono cautele nell’essere gestite. Spiace dirlo ma in casi come quello vissuto dalla collega o descritto nell’articolo di sotto è essenziale avere persone preparate e pronte ad intervenire subito per evitare che il ragazzo od il bambino diventi un pericolo per sé e per gli altri.

Nei social molti giustizieri del web fanno prestissimo ad incolpare di razzismo e di discriminazione genitori, spaventati, che hanno a cuore la tutela dei propri figli.  Se un bambino ha, per frequentare la scuola, bisogno di un adulto che lo controlli continuamente quell’adulto ci deve essere. Scaricare il bambino a scuola e poi criticare e denigrare chi, comprensibilmente, ha a cuore la salute del figlio che i discorsi sull’integrazione signfica insegna, con l’esempio, che i disabili non son persone da aiutare ma solo pesi da scaricare agli altri a colpi di tonnellate di riprovazione e ipocrisia.

Sorgente: Selargius, insegnante finisce in ospedale per le botte di un alunno – Cronaca – L’Unione Sarda.it

A volte basta la luce del sole che filtra dalla finestra e gli finisce negli occhi, in altre occasioni uno sguardo – pur innocente – di un compagnetto. Altre volte, proprio nulla. Però improvvisamente lui, che ha soltanto sei anni, diventa una furia incontrollabile.

A farne le spese sono le maestre: ieri mattina dopo l’aggressione nell’aula di una scuola di Selargius ne ha mandata una all’ospedale. L’altra si è invece medicata da sola, a casa.

Quando il cervello non connette più, e la sofferenza diventa troppo grande per un bambino tanto piccolo, l’alunno di sei anni tira fortissimo i capelli, affonda le unghie e i denti nella carne delle maestre, tira pugni, schiaffi e calci a casaccio, con sorprendente forza.

Bloccarlo significa fare violenza a lui, aggiungendo così danno a danno.

Tentare di contenerlo equivale invece a soccombere, con danni fisici sicuri. (…)

E quindi che fare? questa è una domanda che vorrei porre ai tanti esperti di tastiera che, dopo questo articolo  In un gruppo whatsapp le mamme celebrano l’espulsione di un bambino autistico: “Finalmente una buona notizia!”, si son precipitati a stigmatizzare le mamme ed a parlare di accoglienza. Che fare? In certi casi, se non si conosce la situazione o la si pensa identica a qualche filmone strappalacrime, forse è meglio non giudicare e non versare merda nei social.

LE FERITE – Il bimbo – ovviamente incolpevole – ieri mattina ne è uscito senza un graffio, per fortuna, ma nel frattempo un’ambulanza del 118 trasportava al pronto soccorso una delle due maestre, che nel tardo pomeriggio era ancora in ospedale per lunghi accertamenti.

La sua collega ha un labbro spaccato, il naso gonfio, il viso graffiato e un paio di occhiali da ricomprare, ed è quella ridotta meno peggio.

L’ALLARME – L’anno scolastico è iniziato da un mese, ma quella di ieri non è stata la prima aggressione in una scuola-modello, dove i bimbi hanno voti superiori alla media nazionale.

Ciò non ha però impedito, ieri mattina alle 10.30, che senza motivo logico e assolutamente all’improvviso il bimbo si scagliasse contro la sua maestra prevalente, afferrandola per i capelli e tirandola per terra: a quel punto l’ha colpita con pugni, calci, schiaffi e graffi profondi.

Per l’insegnante, che ha 54 anni e grande esperienza, fronteggiare quella furia è stato un compito impossibile anche quando a lei si è unita la collega, 45 anni.

Risultato: maestra prevalente all’ospedale, l’altra contusa, tutti a bloccare il bambino facendo di tutto per non provocargli dolore.

EMERGENZA – Il problema c’è: lo sanno i genitori, lo sa la scuola, lo sanno i medici, lo sanno le autorità scolastiche.

e nessuno fa niente? se i genitori ritirano i figli io non me la sentirei di giudicarli. Non è un loro dovere e ancor di meno dei bambini, che hanno tutto il diritto di essere bambini, intervenire. La scuola, e il provveditorato, la ASL e le altre parti in causa hanno il dovere di intervenire. E se non riescono si critichino loro, non i genitori che, spaventati, ritirano i figli da scuola.

Gli specialisti non sono ancora riusciti a trovare la terapia giusta per impedire che la rabbia incontenibile pervada questo bimbo sfortunato, che entri in allarme senza motivo e, altrettanto senza ragione, avverta l’impulso di difendersi da attacchi veri solo per lui.

LA SCUOLA – Col clamore dell’aggressione di ieri, la dirigenza scolastica è consapevole che sarà chiamata ad affrontare le reazioni impaurite dei genitori degli altri bambini: un tam-tam che, in altre occasioni, si è rivelato micidiale.

Genitori da soli, insegnanti da soli, scuola lasciata sola: impossibile, con quest’impostazione, che il bimbo iperattivo con deficit dell’attenzione possa farcela. Occorre molto, molto di più. E serve subito, prima che quel giovanissimo essere umano rimanga isolato.

E serve che lo faccia chi di dovere, non chi ha avuto la sfortuna di trovarselo in classe.

i razzisti e le prostitute nigeriane.

A quanto pare sui social c’è una nuova moda per trattare il problema migranti; la moda dei messaggi come questo:

Ma quelli che odiano gli immigrati, sono gli stessi che vanno a prostitute nigeriane all’insaputa della propria moglie?

E queste sono alcune delle “migliori” risposte.

Non solo. Fanno anche quella cosa schifosa che è detta “turismo sessuale”.

Con tanti messaggi sdegnati contro i razzisti puttanieri. Perché, nella narrazione dell’ammore universale equosolidale, il razzista non può essere semplicemente uno che disprezza i negri o che ha paura di loro o che dice “prima gli italiani”, no, in tal caso non bucherebbe lo schermo, sarebbe solo la solita banale idiozia umana. Il cattivo deve essere un essere abietto, un puttaniere che si organizza i puttan tour con minorenni all’estero. E così ci si può lamentare che noi (loro)1 che commettiamo tali peccati perché osiamo essere razzisti? Penitenziagite!.

Beh posso dire che messaggi come quello in realtà son solenni zappe sui piedi. Prima zappa: ok deploriamo chi, italiano, va a prostitute, azione legale2, illegale solo se le prostitute son minorenni. Però a me è capitato qualche volta di passare in auto in “zona divertimento” ed alle “signorine” si avvicinavano anche “risorse”, saranno anche loro razzisti? E la domanda sorgerebbe spontanea: ma è più grave essere un “razzista”, o andare a prostitute?

Seconda zappa, molto più grave, c’è tutta una filiera che convince a partire, o rapisce, le ragazze dai paesi d’origine per farle finire in strada in europa. Filiera, a leggere gli articoli dei giornali sull’argomento come Noi vendute per sesso dalla Nigeria all’Italia – l’Espresso, gestita dalla malavita, malavita dei paesi d’origine di quelle poveracce, malavita dei paesi di passaggio e malavita in italia. Eppure raramente si leva qualche voce sdegnata contro chi, talvolta controvoglia, le porta in europa. Nessuno degli sdegnati per i razzisti che vanno a prostitute si chiede come mai tali ragazze, talvolta anche minorenni, vengano prese dalla rete di accoglienza per farle finire in strada? Perché si deplorano solo i razzisti e non si deplora l’orribile filiera che parte con il “prelievo” delle ragazze dai paesi di origine e finisce con loro nelle tangenziali, filiera che comprende anche la traversata “libia – italia”? Perché si deplora l’effetto e non si interviene su tutte le cause? La domanda, ma anche la catena logistica che porta a soddisfare tale domanda. Certo è difficile intervenire in Nigeria od in Libia, ma in Italia…

Sono questi i dubbi che poi trasformano in boomberang tali messaggi; mostrano impietosamente come siano narrazioni non per evidenziare e portare attenzione su un problema ma per solo per gettare fango ulteriore oltre ad accuse, spesso strumentali di razzismo. Un ottimo modo per mostrare che di quelle poveracce non importa nulla se non che forniscano pretesti per attaccare i “razzisti”. E allora chi sarebbe il “cattivo”?


  1. I buonisti usano il “noi” come atto d’accusa certi che il loro appartenere “al lato chiaro” li mondi all’istante di tutte le nostre colpe. 
  2. La prostituzione, a meno che chi si prostituisce sia minorenne, in italia non è reato. E’ reato il suo sfruttamento e il suo favoreggiamento. 

di giustizia, social, carabinieri e migranti.

Quello che mi diverte dei social son tutti i vari commenti stereotipati e le “parti” che vedo recitare.
Prendiamo ad esempio gli ultimi due, squallidi, fatti di cronaca: lo stupro di rimini e lo stupro di firenze. Per il primo ho letto un sacco di generalizzazioni a pera: un elemento dell’insieme X stupra allora tutti gli elementi dell’insieme X son stupratori. Dove sono i commentatori indignati? Si sta solo strumentalizzando per attaccare una parte che sta sulle balle. Fate questo solo perché appartengono all’insieme X. Colpa della politica.

Per il secondo ho letto “mutatis mutanda” le stesse ed identiche cose. Prova che all’italiano medio non interessi tanto la “giustizia” od il rispetto delle regole e delle procedure1 quanto che vinca la squadra del cuore, e pazienza se il rigore che decide la partita è “generoso”; tanto ci son 12.345.678 precedenti che dimostrano come la squadra del cuore sia stata penalizzata da decisioni arbitrali e che il rigore, in ogni caso, sia un sacrosanto risarcimento. E pazienza se l’attaccante è caduto da solo, se era nella tre quarti e non nell’area,  se era già in fuorigioco e lontano dal pallone…

Con questa idea di giustizia, che dovrebbe piegarsi ai desideri della pancia del bobolo, non è che si fa molta strada. Attiri tanti “pistoleri” pronti a sparare a tutto e a tutti solo per carpire le simpatie del bobolo e pazienza se sparano a cazzo2 o se sparano su qualcuno solo per dare un colpevole al bobolo3.

Con questa giustizia da “partita di calcio” non si andrà avanti per molto, anche se devo riconoscere un vantaggio ai social: hanno portato a galla rendendola palese la stessa merda rimestata dai giornali quando la “giustizia” veniva usata come un randello per vicende di politica interna. Internet non crea: si limita a mostrare.


  1. gli stessi che si stracciano le vesti perché Libero ha pubblicato i “verbali dello stupro” son gli stessi che si lamentano per i tentativi di impedire ai giornali di pubblicare intercettazioni e materiale coperto da segreto istruttorio. Coerenti, non c’è che dire. 
  2. basta pensare a come son finite molte delle “inchieste spettacolo” degli ultimi anni; Si son tradotte in processi pasticciati, sentenze contraddittorie (ad esempio il terremoto dell’aquila od il caso Sollecito Knox, assoluzioni e PM d’assalto che cercavano altre vie incolpando il grande gombloddo globale dei poteri forti per le loro figure barbine. 
  3. la vicenda processuale degli esperti della protezione civile per il terremoto dell’aquila è emblematica: inquisiti, per soddisfare la sete di sangue del bobolo che voleva un capro espiatorio per assolversi dalle proprie cazzate, condannati in primo grado con una sentenza letteralmente demolita in secondo con demolizione confermata dalla costituzione. E c’è da dire che son stati anche fortunati. 

sciacallaggi…

Da faccialibro; il commento di una teleopinionista alla vicenda dell’immigrato suicida a venezia

Un ventiduenne del Gambia si è lanciato in acqua, a Venezia, perché gli era stato negato il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.
Non voleva più vivere. O forse non voleva morire dove lo avrebbero rispedito.
E’ annegato tra chi lo guardava immobile, chi gridava Africa e chi diceva “Fallo morire ‘sto coglione!”. Si sente perfino mezza risatina.
Gli era stato lanciato un salvagente, certo. Ma nessuno si è buttato.
E’ inutile girarci intorno. Per una donna, un bambino, un uomo bianco, qualcuno si sarebbe buttato. Ci sarebbe stata la folla in acqua.
Ma era solo un profugo. L’avete guadato andare a fondo. E l’avete fatto morire, ‘sto coglione.
Che pena. Per voi, ancora più che per lui.

E, l’ottima, risposta di un utente su FB; risposta alla quale la teleopinionista non ha ribadito.

Domenica ero a Venezia e ho assistito all’accaduto: posso assicurarvi che all’inizio nessuno aveva capito le reali intenzioni del ragazzo. Accade che persone facciano il bagno in canale, turisti sconsiderati o gente che ha alzato troppo il gomito: nessuno si sarebbe mai immaginato che il ragazzo volesse morire, anche perché sapeva nuotare benissimo. Con l’arrivo imminente del vaporetto, gli sono stati gettati 4 salvagenti e degli uomini a bordo hanno cercato di tirarlo in salvo afferrandolo per le braccia, ma lui ha opposto resistenza ed è sparito sotto l’imbarcazione. Poco dopo sono arrivati i soccorsi, ma neppure loro si sono tuffati, in quanto non è fattibile riuscire a vedere sotto quell’acqua. Purtroppo è sempre facile parlare a fatto compiuto e con tutta questa finta indignazione. Quindi, prima di giudicare e di chiederci perché nessuno si è lanciato in quelle acque putride, rischiando di prendersi la leptospirosi o di essere trascinato sott’acqua insieme a quel povero ragazzo, domandiamoci perchè nel nostro Paese ci sono ancora persone che vogliono morire a 22 anni.
Tutt’altra storia invece per gli insulti sollevati contro di lui: sono parole degne di persone che non si possono neppure definire tali.

Mio commento sulla vicenda: quel suicidio ha scatenato una indegna gazzarra che ha generato uno sciacallaggio del piagnisteo che non ha nulla da invidiare a quello cui è son stati accusati Salvini e la Meloni. Purtroppo son questi deliri a convincere gli italioti di essere espertissimi di tutto. Adesso anche esperti di salvataggio in acqua; d’altronde bastava vedere due o tre puntate di baywatch per diventarlo. Tanto di cappello alla utente che ha risposto per le rime alla farneticazione Selvaggia del primo messaggio.

Senza considerare che il “lancio della merda” contro il ventilatore, l’attribuire a tutti le colpe di qualche imbecille che ha avuto un comportamento inqualificabile, serva solo ad esacerbare gli animi così come le accuse di vigliaccheria e razzismo.

Scandalo nei social… Yawn, che barba che barba che noia

Ogni tanto esce qualche articolo come questo:

Allatta il bimbo in un ristorante, polemiche per la foto pubblicata sui social: “Eʼ ostentazione”
La mamma blogger condivide su Instagram la poppata del suo bimbo di pochi giorni e viene ricoperta di insulti

Allatta il bimbo in un ristorante, polemiche per la foto pubblicata sui social: “E’ ostentazione”
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/allatta-il-bimbo-in-un-ristorante-polemiche-per-la-foto-pubblicata-sui-social-e-ostentazione-_3011375-201602a.shtml

Una noia infinita, sembra che i media non si rendano conto che troll, imbecilli pronti a polemizzare su tutto, frustati che non aspettano altro che pretesti per vomitare indignazione a pioggia, pazzi ed esauriti esistono su internet dagli albori, dai primi tempi di usenet. Non capisco l’utilità di farci un articolo, a parte la pressante esigenza di riempire pagine con qualcosa che possa sembrare una notizia.

Usenet era piena di gente che non aspettava altro che i due minuti d’odio per vomitare rabbia a mezzo tastiera, gente che aveva il colpevole per tutto: dalle twin towers alla crisi energetica, dall’evasione fiscale al due di picche della sera precedente. Gli stronzi esistono, e non so se sia peggio ignorarli o dar loro corda con articoli sdegnati come questo. Ma forse, i due minuti d’odio, la divisione in guelfi e ghibellini e la successiva lotta portano click.

perché in italia s’è sempre in campagna elettorale

Perché la gente non accetta la sconfitta alle urne ma cerca di rovesciare il risultato nel dopo partita con mille mila pretesti fondati o meno.
Su change.org un amico mi ha segnalato una petizione, questa: https://www.change.org/p/ricorso-contro-l-esito-del-referendum-del-17-aprile-del-2016-matteorenzi-glgalletti-minsviluppo per chiedere:

-> che la magistratura indaghi renzi per il reato, inesistente nel codice penale italiano, di induzione all’astensione. Il comico è che a supporto della loro richiesta portano un articolo del fatto quotidiano.

Come osservato da ‘Il Fatto Quotidiano” il 15 Aprile scorso, infatti, nel 1985, la Corte di Cassazione dichiarò che “l’invito all’astensione è reato punito con pene fino a tre anni”.
Tramite questa petizione chiediamo, dunque, che i responsabili del mancato raggiungimento del quorum si assumano le loro responsabilità e si sottopongano al giudizio della Magistratura. 

-> che il Parlamento legiferi come se avesse vinto il Sì.

Inoltre, pretendiamo che la schiacciante percentuale dei SI (85,8%) venga comunque presa in considerazione in Parlamento per la revisione della legge sulle concessioni petrolifere entro le 12 miglia.

e la foglia di fico delle buone intenzioni è data da:

Nel lanciare questa petizione mi preme ricordare come gli ultimi studi sull’argomento rilevino che disinvestire (gradualmente) dai combustibili fossili e spostare le risorse sulle rinnovabili sia non solamente un obiettivo ecologista ma soprattutto una necessità economica
(…)
Pertanto, la perdita di posti di lavoro – addotta dagli astensionisti come ragione alla base del non voto – non sussiste, giacché le risorse finanziarie risparmiate potrebbero essere impiegate in maniera più efficiente e sostenibile per la creazione di posti di lavoro ‘GREEN’.

Che dire? la prima cosa è che il reato di “induzione all’astensione” è un reato inesistente ed inventato dai giornali, allo stesso modo del reato di “sesso con minorenne”(1).

La seconda invece la trovo comica. L’86% di voti a favore non significa nulla, o meglio il parlamento deve tener conto del numero totale dei voti espressi e non del solo valore percentuale; quell’86% rapportato non ai votanti ma all’intero corpo elettorale (~ 50 milioni) dice che i voti a favore son stati solo il 27% del totale degli elettori italiani. Pochini per pretendere che il parlamento ribalti una legge da esso stesso votata.

Se proprio c’è una cosa che non riesce è l’accettare la sconfitta.

(1) Non esiste il reato di sesso con un minorenne; con un minorenne che ha passato l’età del consenso e che è consenziente, legalmente, ci si può fare tutto il kamasutra acrobatico. Anche il partner ha 90 anni. Il reato in oggetto è stato inventato dai giornali parlando della vicenda Berlusconi, Ruby Rubacuori. In realtà il reato contestato al berlusco era quello di “prostituzione minorile”, non di “sesso con minorenne”.

 

Perdere le elezioni how to

Il piu’ grande e convincente manifesto elettorale possibile, per un partito,
e’ il vissuto  quotidiano delle persone che ne costituiscono la base.
Uriel

Il referendum è fallito a causa dell’astensione, sia essa stata ignavia o a precisa volontà di segare il referendum non facendoli raggiungere il quorum. Ma la disfatta per il comitato del sì è stata certificata dal livore che molti si son precipitati a vomitare nei social network. Messaggi e video zeppi di insulti e tanto, tanto livore vomitato sugli astenuti. Non sono un ingenuo e sono consapevole che sfottò e insulti da parte di decerebrati facciano parte delle discussioni politiche che impestano i social network.

Il problema è la base, che in molti casi applaude e istiga a continuare chi vomita tonnellate di bile su chiunque non condivida le proprie idee. Ma questo è un modus operandi semplicemente suicida, come vent’anni di berlusconismo hanno dimostrato. Insultare gli elettori degli altri partiti o portare avanti una visione millenaristica dove tu sei il bene supremo e chiunque non condivida completamente le tue idee è solo una merda fasciocattocomupedoterrosatanista incapace di capire, un burattino nelle mani dei suoi caporioni politici, è il modo migliore per convincerlo a non votarti neppure per le prossime tornate elettorali. Per far sì che, se si rompe le bolas dei suoi caporioni, o disperda il voto o si astenga, ma che non voti certamente per te anzi cerchi in ogni caso di votarti contro.

Luca Ricolfi aveva chiamato questo modus operandi “il complesso dei migliori“, e adesso, con Renzi, sembra che il PD, o almeno la parte Renziana, quella che invece fa riferimento ad Emiliano (aka ennesimo burattino del baffetto di Gallipoli) sembra invece ci sia ricascata.

Un comportamento simile significa, in parole povere, o non vincere semplicemente oppure vincere ma non convincere. In democrazia conta il numero e cento boccaloni son cento voti, dieci puri purissimi son dieci voti, e se prendi dieci voti e il tuo avversario cento, lui governa e tu finisci all’opposizione. I voti si contano, non si pesano che che se ne dica.  Nel ventennio berlusconiano, Berlusconi quando aveva vinto aveva vinto con larghe maggioranze mentre quando aveva perso, 2001 escluso, aveva perso con uno stretto margine e contro colossali ammucchiate. Emblematico il caso del 2006 dove aveva contro una armata brancaleone, come il blocco per il sì all’ultimo referendum, coesa solo perché aveva un nemico in comune e vincente solo grazie all’astensione degli elettori del PDL.

Io mi chiedo semplicemente: domani, alle amministrative, uno, che ha scelto di non votare al referendum, quanta retta darà ad uno che oggi vomita insulti e domani gli chiede il voto? Quanti voti, esterni al gruppo, cattureranno quelli che pensano e rompono le palle con la storia di essere la minoranza migliore contrapposta alla maggioranza di ignoranti e cafoni?

Quanti voti porta alla propria fazione una Guzzanti che dichiara:

“Coraggio, che il 30% degli italiani siano civili non è una cattiva notizia. Pensavo peggio”,commenta a freddo l’attrice che si lancia in un paragone alquanto azzardato: “Ricordiamoci che durante la resistenza i partigiani saranno stati un 200mila. Gli altri erano tutti schierati dalla parte delle torture e dei genocidi, della retorica più ridicola e dell’ipocrisia più bieca. E si sentivano pure moderni e scaltrissimi. Erano dei mostri e guardavano agli oppositori come a degli sfigati”.

Chi, scientemente come il sottoscritto, non è andato a votare per sabotare il referendum con l’arma del quorum, arma permessa dall’articolo 75 della costituzione, quanta voglia avrà, domani, di votare chi gli ha dato, gratuitamente, del mostro fascista? quanta simpatia, fra gli astenuti consapevoli, carpiranno i candidati sostenuti da tale persona?

Son state anche queste tecniche sopraffine di lotta politica a far sì che il berlusco rimanesse vent’anni sulla cresta dell’onda, non solo trash puro come “uomini e donne” o “il grande fratello”; usare adesso questa tecnica contro “lenticchia”, insieme alla tecnica “dell’ammucchiata (prodi 2006)” significa garantire a Renzi una luuunghissima carriera politica.(1)

Almeno, da quello che leggo, Salvini e la Meloni hanno tenuto un cauto silenzio mentre la parte ecosinistra si sta lanciando nei soliti insulti e piangnistei come gli stellini. Buon segno per il vero referendum, quello di ottobre sulla riforma istituzionale.

(1) Per alcuni può essere un ottimo affare, quanto è campato Di Pietro menandola con l’antiberlusconismo e l’onestà? Anche se oramai i partiti che si propongono come “partiti degli onesti” da votare solo perché formati da onesti incensurati, contro i corrotti etc. etc. sanno tanto di brodino riscaldato e non convincono gli elettori, vedi Rivoluzione Civile di Ingroia.

Fedez, inventarsi la censura per farsi pubblicità

Non so quanto sia capace fedez come cantante ma di sicuro ha buoni consulenti sul marketing. Tanto per spararsi pose da artista scomodo e perseguitato dal regime (oh raga che poi si alzano gli ascolti della trasmissione su rai2 con l’altro perseguitato dal sistema J-Ax) s’è inventato una censura inesistente della copertina del suo nuovo album.

Il lancio dell’ansa descrive bene la vicenda, per chi è capace di leggerlo e capirlo.

“Il ministero dello Sviluppo economico ha dichiarato fuorilegge la copertina del mio album!”. Fedez lancia “la bomba” dai suoi profili social e in poche ore l’hashtag #hocompratounalbumillegale scala la classifica dei trends di Twitter. E’ su Facebook, invece, che il rapper esplicita le accuse e in un video, insieme al suo avvocato, spiega che il marchio Pop-Hoolista, titolo dell’ultimo lavoro del rapper uscito nel 2014, è stato ritenuto in una comunicazione arrivata dagli uffici di via Veneto “contrario all’ordine pubblico perché è ritratto un poliziotto e al buon costume perché vomito un arcobaleno”.

A quanto pare il ministero dello sviluppo economico censura? già questo, per chi conosce un poco come funzioni lo stato suona strano. Generalmente le censure sono decise o dal ministero dell’interno oppure dalla magistratura. Da notare quanto l’accusa di censura sia stata funzionale a far parlare dell’album. La solita “tecnica sanremo” o dello scandaletto pilotato.

Non è bastata la precisazione del ministero a placare le accuse di censura, che hanno riportato alla mente gli storici stop, da parte della Rai, a brani come Dio è morto di Francesco Guccini o 4 marzo 1943 di Lucio Dalla. Nulla di tutto ciò, secondo il Mise, che parla solo di una richiesta di chiarimenti sul marchio che il cantante chiedeva di registrare. “I contenuti – precisa una nota -, ed in particolare l’immagine di un poliziotto che sembra picchiare un personaggio che sta vomitando, sono sembrati all’Ufficio italiano dei marchi e dei brevetti come non rispondenti alla normativa che regola la tutela dei brand”. Il riferimento è al Codice della proprietà industriale, contenuto nel decreto legislativo n.30 del 2005. Nell’articolo 14 si precisa che “non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume”. In base all’articolo 173 è stato quindi chiesto a Fedez di illustrare meglio la sua domanda di tutela del marchio: la legge prevede che abbia due mesi di tempo, prorogabili fino a sei.

La grave “censura” è il rifiuto di registrare la copertina dell’album come marchio registrato. Cioè non il contenuto dell’album, le canzoni, la copertina. La questione per me è questa: se la copertina dell’album fosse una anonima copertina bianca, il messaggio delle canzoni perderebbe forza? le canzoni perderebbero significato? se la risposta è sì, ci sarebbe da chiedersi quanto valga realmente come cantante il fedez. Cosa è più importante, cosa porta il vero messaggio, la copertina dell’album o le canzoni?

Nel frattempo ovviamente – fa sapere il Mise – il suo album potrà tranquillamente circolare ed essere venduto“. Per il rapper, però, l’azione del ministero “a esser buoni, ha il sapore dell’ottusità retrograda e, a voler essere maliziosi, puzza di censura”. Un’opinione condivisa da molti sostenitori sul web: la maggior parte cita l’art.21 della Costituzione sulla libertà di espressione, ma c’è anche chi si dice felice di andare in prigione per Fedez, chi fa vestire al rapper i panni di Robin Hood, nuovo fuorilegge assoluto, chi paragona il vomitare arcobaleni al rapinare banche e chi ritrae Maurizio Gasparri (che più di una volta ha battibeccato con il cantante) con in mano l’album incriminato e la didascalia: “il Gaspy felicissimo del suo acquisto illegale”.

L’ultimo paragrafo chiarisce come l’alternativo in realtà si stia prostituendo al dio marketing e si spari pose da vittima del regime per promuovere il suo prodotto. “il suo album può circolare ed essere venduto“, e nel caso rifiuti definitivamente la registrazione del marchio potrà continuare a circolare con un’altra copertina. Non mi sembra una censura di stampo fascista, fosse stata realmente una censura di stampo fascista Fedez a quest’ora starebbe zitto e muto in qualche angolino invece di impestare i social con le sue pose da martire.
E non è stata neppure una censura di tipo rai/democristiano. Si interveniva anche sui versi cambiando leggermente il significato delle canzoni

Prendiamo come esempio la canzone di lucio dalla 4-marzo-1943, inizialmente si sarebbe dovuta intitolare “gesù bambino” e il verso modificato è:

Per ladri e puttane io sono sempre gesù bambino (lucio dalla 4-marzo-1943) 

trasformato in

Per la gente del porto sono sempre gesù bambino (lucio dalla 4-marzo-1943)

Cosa che non è stata fatta con Fedez. Quello che hanno fatto è che non gli hanno permesso di registrare come marchio la copertina mica hanno toccato i suoi deliri versi. Quindi all’atto pratico cosa ha fatto il mef rifiutando la registrazione come marchio? semplicemente, un marchio non registrato può essere riprodotto da chiunque senza dover pagare dazio al proprietario. Ad esempio in magliette o altri oggetti. Gratta gratta è solo una questione di euro.

Della vicenda comunque trovo preoccupanti alcune cose:

la prima è il quantitativo di gente che condivide e fa partire lo sdegno limitandosi alla lettura del titolo senza leggere (spero) o senza aver capito il corpo dell’articolo, cosa più grave che però conferma il livello di analfabetismo funzionale in italia. In fin dei conti il tipo è diventato il menestrello dei pentastellati.

la seconda è che la continua fascifisticazione di tutto alla fine depotenzia il fascismo e fa pensare che la censura fascista con Gramsci si sia comportata allo stesso modo del MEF con Fedez, e questo è il modo migliore per spalancare le porte ad un nuovo fascismo.

L’ultima è vedere come gli alternativi antisistema siano in realtà pienamente inseriti nel sistema e rispondano perfettamente ai meccanismi del marketing e della pubblicità, vivono a pieno nel sistema che, a parole, dicono di voler cambiare.  Come magistralmente descritto da De Andrè.