Università, non entri a Medicina? Vai in Albania. L’esodo degli italiani: “Qui il test è più facile, poi torno a lavorare in Italia” – Il Fatto Quotidiano

Questo articolo paradossalmente è la prova che i test per l’accesso alla facoltà di medicina funzionano bene scremando abbastanza fra compententi ed incompetenti.

E la prova è che gli incompetenti “danarosi” scappino all’estero ove è più facile, se hai i soldini, prendere il titolo.

Sorgente: Università, non entri a Medicina? Vai in Albania. L’esodo degli italiani: “Qui il test è più facile, poi torno a lavorare in Italia” – Il Fatto Quotidiano

Almeno 500 quelli che si sono presentati per sostenere la prova di ingresso all’ateneo cattolico “Nostra signora del buon consiglio” di Tirana: nel 2015 erano stati 100. Un’altra meta, meno gettonata ma sempre più attrattiva, è la Bulgaria: “Da noi pochi posti e c’è la lobby dei baroni”

“Perché scegliere di studiare Medicina in Albania deve essere un tabù? Per me è un’opportunità, se a Roma non passo il test d’ingresso mi gioco un’altra carta là, così non perdo l’anno”. Giacomo ha 19 anni e un grande sogno, quello di fare il medico. A tutti i costi. La valigia per volare a Tirana è già pronta. La data della prova di ammissione è fissata per il 28 settembre. Non sarà l’unico a partire da Salerno. “Ci andrò con un amico. La voce ormai si sta diffondendo, sono stati altri amici in comune a dirci di questa possibilità, anche loro hanno fatto così”. Basta avere i soldi. All’università cattolica “Nostra signora del buon consiglio” di Tirana, l’eldorado dei silurati italiani, la retta annua costa circa ottomila euro. Alla facoltà di Medicina insegnano professori esclusivamente italiani, gli stessi dell’Università Tor Vergata di Roma grazie a una convenzione tra l’ateneo italiano e quello albanese, che è privato.

In pratica se “sbagli” il test in italia basta pagare e vai a studiare, in italiano, ad una università privata e poi tentare il trasferimento in italia. Per “bloccare” questo giochetto basterebbe mettere il concorso anche per i trasferimenti dall’estero. E molti spendono e rimangono fregati.

“In pratica è come fare l’università in Italia con la differenza che qui il test è più facile”, ci racconta Giuseppe, 23 anni, napoletano, che sta per iniziare il terzo anno. “Non ci sono domande di cultura generale, né di logica. Io in Italia avevo tentato l’esame tre volte senza superarlo”.

le domande di cultura generale son solo 4 su 60, le altre son domande sulle materie, la logica e la comprensione del testo. Chi si farebbe curare da un medico che ha avuto difficoltà con logica e comprensione del testo?

 

(…) “A Bari sono stato scartato per due volte di fila, ero stanco. Oggi Tirana è la mia seconda casa”: Giammarco si è laureato in Odontoiatria a giugno. “Mi sono trovato benissimo, eravamo una trentina, pochi e ben seguiti”. Ora sta facendo un master a Bologna. “Potrei lavorare nello studio dentistico di mio padre, ma l’idea è di tornare a Tirana e trovare un posto in una clinica, là va forte la chirurgia plastica e avrei più successo”.

Buffo; una delle accuse ai test era che “passavano solo i figli dei medici”…

Anche Clelia viene da Bari e dopo sei tentativi falliti di entrare nell’università della sua città, in Albania finalmente ce l’ha fatta. “L’ho vissuta malissimo, avevo perso la speranza, ero disperata giuro. Si sa che se non sei raccomandato a Bari non sempre ti va bene.

Sei fiaschi al test, sei. La domanda sorge spontanea: colpa degli accozzati o colpa di una scarsa preparazione dovuta alle superiori?

Mentre Giuseppe è ormai al quinto anno. “Pago settemila euro di tasse l’anno e no, non mi pesa. Voglio diventare un chirurgo ma in Italia per pochi punti non mi hanno preso, ho provato l’esame due volte a Napoli e una volta a Siena”. In Bulgaria la storia cambia: “Il quiz non ha domande trabocchetto, una preparazione liceale è sufficiente per ottenere un buon punteggio”. Di rientrare nel suo Paese lui non ne ha nessuna voglia. “Pochi posti e poi c’è la lobby dei baroni, in pratica inizi a operare quando hai già i capelli bianchi. Punto a una carriera in America, in Germania o in Francia”.

Certo la lobby dei baroni…

Il ministero dell’Istruzione preferisce non commentare la fuga nell’Europa dell’Est dei nostri giovani per bypassare le selezioni in Medicina negli atenei della Repubblica. Nemmeno davanti all’emorragia di neodiplomati in Romania per saltare a piè pari i quiz e magari essere riammessi dopo qualche mese o anno in una delle università italiane. Lorenzo, scartato a Milano, ha studiato due anni a Targu Mures, nel cuore della Transilvania, punto di riferimento per la Medicina da ottomila euro l’anno: “Per essere ammesso devi sostenere una conversazione in inglese di venti minuti, ti fanno delle domandine stupide, del tipo ‘dove sei andato in vacanza’ e ‘quali sono i tuoi hobby’. Ma se non stai al passo con gli esami ti fanno saltare l’anno, come è capitato a me. Ne ho approfittato per girarmi la Romania e intanto ho chiesto il trasferimento in Italia, all’università Vanvitelli”.

Commento io: son delle scappatoie come le scuole private cinque anni in uno, specializzate nel dare una parvenza di preparazione e far prendere il diploma a casi “disperati”. Da notare che nell’articolo son citati figli di medici con studi ben avviati cui il titolo serve per “ereditare” il posto di lavoro di babbo. Gente che non è stata in grado di superare la selezione in italia.
Imho rischiano; perché pagare 1.000 per essere curato da un dentista italiano laureato in albania quando posso essere curato per 100 (viaggio compreso) da un dentista albanese laureato nella stessa università?

Annunci

Università, se il numero chiuso genera mostri (e un maxi business) – Il Fatto Quotidiano

Puntualmente, in concomitanza con le prove per il numero chiuso, partono gli articoli piagnisteo che cercano di carpire le simpatie dei poverini che ci son rimasti secchi dietro al numero chiuso.

Io personalmente al numero chiuso sono favorevole; ho frequentato un CdL ove per accedere bisognava passare una selezione, ho avuto il vantaggio di essere in un ambiente “ben dimensionato” per il numero di studenti iscritti ed i docenti non hanno dovuto perdere troppo tempo per richiamare competenze di base che ti deve fornire la scuola media e la scuola superiore.

Mettere un docente universitario a spiegare la scomposizione dei polinomi, o peggio le operazioni con i numeri relativi e le frazioni, è solo uno spreco bello e buono.

Sorgente: Università, se il numero chiuso genera mostri (e un maxi business) – Il Fatto Quotidiano

Non ne posso più. Davvero. Non ne posso più di vedere 18enni costrette/i a fare un percorso tortuoso, costoso, sfiancante solo per studiare, applicarsi, tentare di guadagnarsi un mestiere. Magari attraverso facoltà che producono professionalità che sono e saranno sempre più richieste. Medici, fisioterapisti, matematici tanto per fare un esempio. Per loro, invece, ci sono pochissimi posti – una vera e propria lotteria – quando invece sappiamo che in una società sempre più anziana i fisioterapisti saranno sempre più richiesti. Come i matematici o i fisici. O i logopedisti o i dentisti. O i matematici, non solo nelle scuole.

Comincia il piagnisteo. Lo studio è anche fatica, studiare significa anche sfiancarsi sui libri, fare un sacco di esercizi, lavorare e tanto.   Proviamo a cambiare poco poco l’attacco:

Non ne posso più di vedere 18enni costrette/i a fare un percorso tortuoso, costoso, sfiancante solo per giocare a calcio, applicarsi, tentare di entrare in una squadra di serie A.

Serie A libera per tutti; perché Donnarumma sì (e con contratti milionari) e Bebo manidisaponetta no? Roba incostituzionale, è uno scandalo, serie A per tutti… Basta poco per vedere l’assurdità dell’attacco.

Il numero chiuso è diventato un incubo per qualsiasi maturando, e a ragione. Basta vederli. Cominciano a preoccuparsi dall’ultimo anno, cercando di capire dove gli converrà andare a fare l’esame. Molti tra loro scelgono posti lontani, così il giorno della prova sono costretti a fare lunghi viaggi, per finire in uno stanzone con migliaia di candidati tutti in corsa per poche decine di posti. Ma non ci sono solo le spese per spostarsi. I libri, ad esempio. Così come i corsi. Racconta Sofia, 18 anni, che vorrebbe fare Odontoiatria: “Ho speso 140 euro di libri, 1200 euro di ripetizioni, 2000 euro per un corso Alphatest di due settimane a luglio. E non ho nessuna sicurezza di entrare, ho parlato con ragazzi che il corso l’hanno fatto due o tre volte”. Poi ci sono quelli che si iscrivono ad altre facoltà e poi cercano di passare a quella desiderata. Quelli che vanno all’estero e poi provano a rientrare. Il tutto, appunto, con un dispiego di forze psicologiche, fisiche ed economiche non facili da sostenere, sia per i ragazzi che per le famiglie, altrettanto stremate e insieme preoccupate.

Questa è la parte più succosa piena di pietismo e di appelli al buon cuore.

Cominciano a preoccuparsi dall’ultimo anno, cercando di capire dove gli converrà andare a fare l’esame; ovvero si sceglie la sede “facile” dove i test son meno “difficili” o magari non si è tanto rigorosi sulla preparazione che si dovrebbe aver ricevuto dalle scuole superiori. Sarei curioso di sapere perché sia giusto sdegnarsi per Sofia, costretta a dare l’esame in qualche diplomificio e ci si sia invece scandalizzati perché Maria Stella (aka marystar – tunnel neutrinico) abbia dato l’esame di stato a Reggio Calabria.

“Ho speso 140 euro di libri, 1200 euro di ripetizioni, 2000 euro per un corso Alphatest di due settimane a luglio. E non ho nessuna sicurezza di entrare, ho parlato con ragazzi che il corso l’hanno fatto due o tre volte”.  Siccome il test è “tarato” sui programmi ministeriali che si sarebbero dovuti svolgere alle superiori io inizierei chiedendomi cosa abbia fatto Sofia nei cinque anni delle superiori e perché abbia bisogno di ripetizioni sul programma che avrebbe dovuto svolgere. Per il resto il pagare ripetizioni ovviamente non garantisce il risultato, ed io in quello non ci vedo alcuno scandalo. Non è che se pago allenamenti personali con un preparatore atletico di serie A e compro attrezzatura extralusso ultraprofessionale poi acquisisco il diritto divino di andare a giocare in serie A.

Il businnes se c’è è per sostituire o rifare quanto fatto alle scuole superiori; e la domanda sorge spontanea: perché le superiori non hanno funzionato? Ma il porla farebbe incazzare altri…

Il tutto, appunto, con un dispiego di forze psicologiche, fisiche ed economiche non facili da sostenere, sia per i ragazzi che per le famiglie, altrettanto stremate e insieme preoccupate. Oddio; e come fai a gestire poi lo stress di un esame o del successivo lavoro? Io più che simpatia verso Sofia leggo tanto piagnisteo per far entrare chi non è in grado.

Tantissimi sono i respinti, quelli che, nonostante gli sforzi, non riescono. Magari perché hanno sbagliato un quiz di religione – sì, ci sono anche quelli – anche se volevano fare i fisioterapisti.

Se entrano dieci e tu arrivi undicesimo magari perché hai toppato solo quella domanda hai ragione ad incazzarti; ma se sei arrivato millesimo, figliolo hai grosse lacune nella tua preparazione e anche se fosse sparita tale domanda capra sei e capra rimani. E non saresti entrato comunque.

Così si produce una generazione di scoraggiati, persone che magari si mettono a lavorare e lasciano perdere la voglia di studiare, nel paese dove, secondo i dati Eurostat, il tasso di laureati è il più basso d’Europa (peggio di noi solo la Romania) e i numeri ci inchiodano al quintultimo posto, davanti solo a Portogallo, Romania, Spagna e Malta, per quanto riguarda il tasso di abbandono scolastico dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni. E allora, ancora, bisogna chiedersi: a chi giova il numero chiuso?

Giova a chi vuole studiare ed è in grado di farlo sia perché ha le motivazioni sia perché ha le competenze pregresse. Uno che si incasina calcolando percentuali o che non è in grado di fare le divisioni nelle lauree STEM non ci sta a fare niente. Pretendere che un docente universitario insegni le tabelline è uno spreco bello e buono.

Di recente, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di alcuni studenti contro il numero chiuso nelle facoltà umanistiche dell’Università Statale di Milano. Se i giudici hanno ritenuto insensato chiudere l’accesso in facoltà ad alto tasso di disoccupazione, tanto più assurdo appare lo sbarramento coriaceo, e generatore di enormi sofferenze, per entrare in facoltà che invece il lavoro, potenzialmente, lo offrono. Il Tar ha parlato in modo corretto di decisione che lede il diritto allo studio. Ed è verissimo: oggi in Italia lo strozzamento in entrata sta realmente danneggiando il diritto allo studio che la stessa Costituzione tutela. Studiare è diventato impossibile e molti giovani sono letteralmente discriminati.

Perché fanno trovare facilmente lavoro? non è che una selezione all’ingresso, selezione che aumenta la qualità degli studenti, il fatto di poter frequentare in strutture ben dimensionate per il numero di frequentanti e quindi l’ovvia conseguenza che escano pochi ma preparati che tanti incompetenti, aumenti la qualità del titolo?  Dire che in italia servono laureati è fuorviante; servono persone con competenze comparabili con quelle che dovrebbero possedere i laureati. Se sei bravo e capace diventi cintura nera, ma non è che il mero indossare una cintura nera ti renda, per il semplice fatto di indossarla, esperto di Karatè. Molti non son capaci di tirare un pugno o di eseguire correttamente una parata eppure, per non essere discriminati, pretendono di indossare anche loro la cintura nera.

Sorvoliamo poi sulla lettura maliziosa della costituzione: il diritto allo studio è il diritto a poter studiare quello che piace, non è il diritto ad iscriversi all’università e meno che meno il diritto al pezzo di carta universitario. Se nell’articolo 34 c’è scritto “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”  forse una ragione c’è ed anche abbastanza evidente.

Restano, allora, inevase le domande: perché il numero chiuso? Davvero si tratta di una misura che tutela gli studenti? Risponde realmente alle esigenze di un mondo del lavoro, peraltro in continuo cambiamento? A me pare che le risposte diano esiti negativi. E che la vera ragione sia altrove: nella scarsità di aule, nella mancanza di docenti. Insomma, ancora una volta nella penuria di fondi che si scarica come al solito sui cittadini indifesi. Da un lato, sui ragazzi le cui speranze vengono tradite, dall’altro sulle loro famiglie stremate dai rifiuti e incapaci di capire perché ai loro figli viene negata la possibilità di tentare, attraverso il merito, di avere un’occupazione dignitosa.

perché ai loro figli viene negata la possibilità di tentare, attraverso il merito Nessuno nega niente; merito è anche l’essere stati capaci di passare una prova preselettiva per accedere all’università. Se non sei capace non hai il merito sic et simpliciter. Quella che viene, giustamente, negata è la balla: tutti hanno il merito, tutti son capaci. Dichiararsi “pro meritocrazia” e poi ritenere un merito semplicemente l’essere capaci di respirare è paraculismo, non è meritocrazia.

LeoniBlog L’esercito dei guerrieri dei pezzi di carta – LeoniBlog

Un valido articolo che spiega bene la bufala del “numero chiuso incostituzionale” con alcune chicche e di come la costituzione non venga letta ma venga solo utilizzata per “nobilitare” i propri capricci anche se quest’ultima dice tutto il contrario.

Sorgente: LeoniBlog L’esercito dei guerrieri dei pezzi di carta – LeoniBlog

(..:) Ma si tratta veramente di questo? Di una limitazione alla libertà di decidere del proprio futuro e del diritto allo studio sancito nella carta costituzionale? Gli studenti preannunciano altre battaglie dello stesso tenore e sarà un autunno ( tanto per cambiare) caldo di manifestazioni, cortei, atenei occupati insomma il solito copione di chi vorrebbe studiare ma è molto impegnato a gridare che vuole farlo.

(…)

L’idea che facoltà universitarie pubbliche incondizionatamente accessibili a tutti siano un bene è, poi, nei fatti, smentita dalle stesse classifiche : le migliori università mondiali, europee ed anche italiane adottano tutte il numero chiuso.

A ben vedere il problema e la polemica sollevata dai test di ammissione, lambisce una questione ben più profonda e cioè perché gli studenti confondano, in realtà, il diritto allo studio con il diritto alla laurea universitaria. Nessuno di loro protesta mai, né scende in piazza, per la libertà di programmi nella scuola dell’obbligo, di insegnamenti, per un’offerta formativa più libera, più ricca e variegata, e non compressa nelle morse assai strette dell’istruzione di stato, ma reclamano tutti la possibilità di ottenere il famigerato pezzo di carta, fosse anche la pergamena di una laurea in filosofia tibetana all’università di Nonsodove, e solo ed esclusivamente per il conseguimento di un diploma di scuola superiore. (…)

 

 

 

sul numero chiuso, lettera al fatto quotidiano

Arriva il periodo degli esami di ammissione all’università e, puntualmente, parte la polemica su chi sostiene che sia un diritto per un diplomato potersi iscrivere a qualsiasi corso di laurea desideri e chi invece sostiene che “solo i capaci e meritevoli” hanno diritto di andare avanti non chiunque.

Il FQ ha aperto le danze pubblicando la lettera di una liceale al presidente Mattarella riguardo al numero chiuso.

Caro presidente Mattarella, mi chiamo C. R.* e ho 18 anni. Ho frequentato per cinque anni il Liceo Classico Europeo Convitto Cutelli di Catania, che prevede lo studio di due lingue e il diploma di maturità francese. Mi sono impegnata costantemente negli studi, frequentando anche il conservatorio e riuscendo ad avere ottimi risultati. Mi sono appena diplomata con il massimo dei voti e la lode. Avendo deciso di proseguire gli studi, ho presentato domanda d’ammissione per la facoltà di medicina. O, perlomeno, questo pensavo di fare.

Nonostante sapessi che per accedere alla maggior parte delle facoltà italiane è d’obbligo sostenere un test d’ammissione, mi consolava il fatto di avere studiato durante il mio percorso di studi le materie inerenti alla facoltà che avevo scelto. Con i professori avevo, infatti, in questi cinque anni, seguito un percorso che mi aveva portato ad avere conoscenze generali della biologia, della chimica, della fisica e della matematica. Ero quindi serena nell’affrontare il ripasso in estate, dopo aver conseguito il diploma.

Purtroppo, mi sono resa conto che la difficoltà di questi test di medicina sia superiore alle capacità di un qualsiasi ragazzo liceale. Le conoscenze e le abilità richieste sembrano essere più adatte a un laureando piuttosto che a un diplomato. Come riuscire ad avere la preparazione adatta per potere superare questi test tanto temuti?

Strano, se la preparazione è superiore alle capacità di qualsiasi liceale come mai, negli anni scorsi, molti liceali sono stati ammessi? Tutti laureandi in biologia? in tal caso mi aspetterei una età degli ammessi particolarmente elevata.

La risposta è semplice. Esistono corsi a pagamento che aiutano, sin dal quarto anno di liceo, a studiare nel modo corretto per entrare all’università. I costi sono molto alti e non tutte le famiglie possono permettersi quest’impegno. Tuttavia, questo business sembra essere completamente in disaccordo con l’articolo 3 della Costituzione, il quale afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’articolo 34 ribadisce che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Il solito lacrimevole richiamo alla costituzione. Esistono dei corsi che insegnano, dal I anno delle superiori a studiare correttamente per entrare all’università: si chiamano licei e son servizi forniti dallo stato italiano. Ovvio che se il liceo non funziona o funziona male non fornisce la preparazione che avrebbe dovuto fornire e quindi occorre integrarla con corsi a pagamento. Lo scandalo non son quindi i corsi a pagamento quanto il fatto che il liceo non abbia funzionato. E le prove che il liceo, nel caso dell’autrice della lettera, non abbia funzionato son scritte nella lettera:

  1. Il voto di diploma non significa nulla, basta vedere le polemiche perché i voti della maturità son mediamente più alti dove invece i risultati invalsi son mediamente più bassi. E la domanda da porsi è: “quanto significa come misura il voto di diploma”. Cara C.R. quel 100 e lode significa poco, molto poco.
  2. Chi è capace e meritevole non deve deciderlo lo studente ma altri, non ti sei data da sola il voto di diploma. I requisiti per essere capaci e meritevoli son scritti nel bando.
  3. Il problema non è il test “insormontabile”, il problema sono i licei che non preparano gli studenti ma si limitano ad illuderli di essere preparatissimi, e temo che l’autrice sia incappata in uno di questi casi.

Avevo molta voglia di aiutare il mio Paese, viverci e sostenerlo per farlo diventare migliore, ma il sistema italiano mi sta costringendo ad andare all’estero. In Belgio (dove ho deciso di andare a studiare), così come in altre nazioni, l’ammissione all’università non è preclusa a nessuno studente. Il test da sostenere ha soltanto un valore orientativo, e la vera selezione avviene sul campo, mediante gli esami finali del primo anno di studi. In questo modo si può verificare chi è in grado di sostenere i ritmi di studio universitari e andare avanti.

Ti trovi bene in belgio, benissimo vai a studiare in belgio. Sarei curioso di sapere poi come va a finire, perché se non hai le basi, e il test serve a verificare se lo studente possiede le basi minime per capire cosa dice il docente universitario, difficilmente vai avanti.
Un errore che fanno molti è pensare che l’istruzione funzioni per cicli chiusi, che alle medie non si debba partire da quello che si sarebbe dovuto fare alle elementari ma si debba ripartire da zero, così come al liceo e all’università. Sbagliato. L’università parte da dove ha finito il liceo, e se il liceo non ha finito è compito dello studente colmare le sue lacune. E invece di prendersela con chi verifica le sue conoscenze sarebbe meglio che se la prendesse contro chi tali conoscenze non gli ha permesso di farsele.

Lo Stato italiano finisce per precludere il diritto allo studio, abusando del proprio potere. È lecito, infatti, dire che chi segue tali corsi, ricevendo un’adeguata preparazione per i test, trascura il liceo. Io ho preferito dare il massimo del mio impegno per ottenere quella preparazione e quella cultura voluta dal sistema scolastico italiano. Ma ho capito che il mio livello base non è sufficiente per essere ammessa alla facoltà di Medicina. Sosterrò comunque gli esami il 6 settembre, e non so quale sarà l’esito. Ma il sistema riesce a demoralizzare i ragazzi prima ancora che questi si mettano alla prova con gli studi.

Perché, perché invece di fare matematica “hard”, logica e comprensione del testo (in tutte le materie), scienze e fisica al liceo hai fatto altro? erché ti hanno dato una leggera infarinata e ti hanno fatto credere di essere bravissima? è stata una tua scelta ed è giusto che tu ne paghi le conseguenze. Hai scoperto tardi di non essere preparata come credevi ma la colpa non è del test, che si limita rivelarlo. Queste polemiche contro i test mi ricordano tanto le scenette dove le persone in sovrappeso invece di dar la colpa alla dieta ed allo stile di vita davano al colpa alla bilancia.

L’esistenza di questi corsi di preparazione a pagamento è contraddittoria con il sistema scolastico italiano e anticostituzionale.

Perché? è vietato fare ripetizioni per colmare lacune che lascia il liceo?

Sarebbe compito della Repubblica, quindi, assicurarsi che i test vengano aboliti o semplificati, per permettere a tutti gli studenti di accedere agli studi universitari, in tutte le facoltà. La nostra Costituzione prevede uno specifico impegno dello Stato, articolo 3, comma 2: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il silenzio dello Stato al riguardo ha favorito la fuga delle menti migliori, che cercano e trovano l’apprezzamento per i loro meriti e le loro fatiche in Paesi stranieri.

Se io non riesco a fare il salto abbastanza in alto per vincere la medaglia allora è giusto abbassare l’asticella? prima o poi una asticella ad altezza giusta si trova. E parliamo anche del mitico estero. I giornali spesso danno una immagine distorta, perché parlano solo di chi ha avuto successo non di chi partito credendo di diventare, non appena atterrato CEO di qualche multinazionale è finito a lavare i piatti nel ristorante “da tony”.

Un ultima cosa, la costituzione va letta tutta non solo le parti che convengono. Il terzo comma dell’articolo 34 è chiarissimo. “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”. I capaci e meritevoli non tutti. Se proprio devi incavolarti, non incavolarti perché l’asticella è troppo in alto, incavolati perché lo stato invece di mandarti un allenatore capace ti ha mandato un incompetente che ti ha fatto credere che 60 cm di salto in alto era una misura da record olimpico.

Signor presidente, la cultura non si preclude a nessuno, perché è quella che permetterà a questo Paese di stravolgere i sistemi malfunzionanti e risorgere in un periodo di prosperità. Conto nella sua grande sensibilità e nella sua figura di garante della Costituzione, affinché ogni giovane italiano come me abbia il supporto dello Stato nella scelta del suo futuro.

Uomo di paglia, nessuno vieta di studiare quello che si vuole, non devi essere iscritta all’ordine dei medici o in medicina per leggere i testi. Se vuoi acculturarti puoi farlo. Qui in realtà si parla di cultura ma si intende il pezzo di carta. E il diritto al pezzo di carta non è scritto da nessuna parte nella costituzione.

Con rispetto,

C R

PS

Alcune chicche dai commenti all’articolo.

Io ho appena deciso di voler fare il calciatore, ma esistono solo scuole di calcio a pagamento e per arrivare in serie A avrei dovuto frequentarle con costanza da bambino. Ho preferito impegnarmi negli studi scientifici ma ora non posso fare il calciatore, e questo va contro il diritto di uguaglianza sancito dalla costituzione. Inviterei Mattarella a dare a tutti la possibilita’ di fare almeno una presenza in seria A, o ai prossimi mondiali, abolendo l’incostituzionale selezione del commissario tecnico, affinché ogni giovane italiano come me abbia il supporto dello Stato nella scelta del suo futuro

***

….sono andata su Eduscopio e ho scoperto che: 1) il Liceo Classico Europeo Convitto Cutelli si colloca al 9° posto in una graduatoria di 14 licei classici presenti sul territorio di Catania e provincia. La cosa più interessante però è l’indice FGA della scuola: 57,9. Se prendiamo i Licei classici di Torino e provincia, troviamo anche qui 14 Istituti e al 9° posto troviamo l’Istituto Sociale che però ha un indice FGA di 72.85. Ricordo che l’indice è ricavato dalla media dei voti del primo anno di università e dai crediti ottenuti. 2) Se andiamo a vedere la percentuale di abbandoni e di non iscritti all’università dopo l’ esame di maturità vediamo che al Cutelli sono il 39% , al Sociale l’8%. Se qualcuno obietta che il Sociale è una scuola privata, scendo di una posizione e trovo il Convitto Nazionale Umberto I con un indice FGA di 72,3 e un tasso di non inscrizione e abbandono del 13%…..esattamente 1/3 rispetto al Cutelli……Non cito i voti di maturità perché non sono affidabili…..continua…..

* nome omesso per evitare eventuali rogne con la privacy.

ancora sul numero chiuso a medicina e il colore del cavallo di garibaldi

Allora le università, buon segno, hanno bollato come “stronzata” la genialata della giannini.

Sul web è un fiorire di polemiche fra chi auspica l’uso dei test a lettura ottica per limitare l’accesso alla facoltà di medicina e chi invece propone altri sistemi, sistemi cui è molto più facile barare senza che nessuno lo venga a sapere.

Uno degli “uomini di paglia” più gettonati è che:  “(…) o al meglio quello che va a medicina pechè ha risposto esattamente alla domanda sulla capitale del burundi, magari tirando a indovinare, è proprio una bella selezione”

peccato che il decreto ministeriale di indizione della selezione del 2014  (Decreto Ministeriale (MIUR) 5 febbraio 2014 n. 85 GU 7 marzo 2014 n. 55) all’articolo 2 comma 3 stabilisca che

La prova di ammissione consiste nella soluzione di sessanta quesiti che presentano cinque opzioni di risposta, tra cui il candidato ne deve individuare una soltanto, scartando le conclusioni errate, arbitrarie o meno probabili, su argomenti di: cultura generale e ragionamento logico; biologia; chimica; fisica e matematica. Sulla base dei programmi di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto, vengono predisposti: quattro (4) quesiti per l’argomento di cultura generale, ventitré (23) di ragionamento logico, quindici (15) di biologia, dieci (10) di chimica e otto (8) di Fisica e Matematica.

Per passare al test, facendo i calcoli, sarebbe stato sufficiente rispondere correttamente a 31 domande su 60 e anche se si sbagliavano 29 domande si sarebbe arrivati in posizione utile per l’accesso; per entrare servivano 34,20 punti, con 31 corrette e 29 errate si sarebbero totalizzati 34,9 punti. Si sarebbe entrati benissimo anche se si sbagliavano tutte e quattro le domande di cultura generale. Chi non è passato non è un ragazzo capace che non conosceva il colore del cavallo di garibaldi ma uno che oltre ad ignorare il colore di quel cavallo ignorava anche qualcosa di chimica, matematica, fisica ed aveva difficoltà in logica…

Parliamo anche dell’altra fallacia del “provare ad indovinare”, fallacia che dimostra la scarsa conoscenza del calcolo delle probabilità: se pierino tira ad indovinare, se il calcolo delle probabilità non è una cavolata ha la possibilità del 20%  (1 su 5) di azzeccare la risposta giusta prendendo 1,5 punti (la risposta esatta valeva 1,5) e dell’80% di beccare quella errata perdendo 0,4 punti.

Il punteggio medio atteso che otterrà rispondendo a caso ad una domanda è 1,5*(1/5)+(-0,4)*(4/5)= 0,3- 0,32=-0,02. Per sessanta domande il valor medio atteso di un risponditore a caso è di -1,2… un punteggio che certamente ti catapulta in cima alle graduatorie…

L’ultima fallacia è che è assurdo selezionare i medici con dei test a crocette. Vero, peccato che i test selezionino gli aspirati medici, poi ci saranno gli esami universitari a selezionarli. I test selezionano fra i candidati gli studenti che hanno le migliori conoscenze che quindi molto probabilmente saranno i  più capaci di seguire con profitto le lezioni. Chi sarebbe meglio mandare a studiare medicina, uno che capisce quando il docente parla di acidi e basi o di percentuali o qualcuno che chiede al docente come mai 50% = 1/2 o come si calcola il 15% di 23,6 ?

demeritocrazia

Entro fine luglio cambiano i test di Medicina. Un sistema di selezione che il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, intende rivisitare “prendendo a modello il sistema francese” o un “suo adattamento al contesto italiano”, che include “accesso al primo anno libero e selezione alla fine di esso su base meritocratica”. Giannini lo ha annunciato sulla pagina Facebook di Scelta Civica in occasione di un botta e risposta con gli internauti
fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/20/universita-ministro-giannini-i-test-di-medicina-cambiano-entro-fine-luglio/993081/

Traduzione: servono soldi per l’università quindi leviamo i test e le preselezioni che bloccano molti potenziali candidati alle facoltà “richieste” e facciamo iscrivere tutti e becchiamo soldi dalle tasse universitarie. Poi ci sarà una selezione, non specificata, alla fine del primo anno ma almeno un paio di anni di tasse sono assicurati.

Mia opinione: una porcata. In primo luogo si saturerà il primo anno e ci saranno le ovvie difficoltà logistiche per far seguire bene le lezioni a tanti studenti, le lezioni di teoria le puoi far svolgere nei teatri, se proprio sei in emergenza, ma per i laboratori e i tirocini come si farà?

Seconda questione ma non meno importante: come garantire una selezione equa e meritocratica alla fine del primo anno? spostare di un anno le crocette con un test uguale per tutti? esami svolti dai docenti universitari? Bene come garantire equità e che il chiarissimo professor Accozio Accozzatis non abbia un occhio di riguardo, e insieme a lui i suoi colleghi, per suo amato nipote Asinio de Incompetentis? Etica professionale? HAHAHAHAHAH!!!!!11111!!!!UNOUNOUNO.

Logicamente i sindacati studenteschi esultano, e già questo basta per spiegare che il loro obiettivo non è istruzione di qualità per tutti ma che riapra la premiata stamperia Titoli&Diplomi, e peccato che il valore dei prodotti della stamperia sia inferiore a quello di uno strappo di carta igienica a due veli del discount.

 

sull’equità della selezione a medicina

In un commento ad un dibattito sul numero chiuso nella facoltà di medicina ho letto il link a questo vecchio articolo

http://www.corriere.it/salute/11_gennaio_11/zangrillo-figlio-test-medicina-oksalute_1fca9242-1d6a-11e0-8ba9-00144f02aabc.shtml

Alberto Zangrillo: «Mio figlio
bocciato a quei test iniqui di medicina»
Il medico personale di Berlusconi si confessa nel mensile in edicola: «Questi quiz d’ingresso non servono a stabilire se i ragazzi hanno attitudine a diventare bravi dottori»

(…)L’ho provato sulla mia pelle tre anni fa, quando il mio primogenito non è riuscito a sostenere con esito positivo gli ormai famigerati test d’ingresso per la facoltà di Medicina. Più o meno 100 domande in 100 minuti: un quiz che comprende quesiti di diverse discipline, dai classici all’attualità, cui rispondere peraltro in condizioni di grande stress. Mio figlio voleva seguire le mie orme. Negli ultimi tre anni di liceo era nata in lui una passione fortissima per la professione medica.(…)

Lo guardavo, un po’ allibito, studiare tomi, allenarsi sui fac-simile dei test, esercitarsi con le prove degli anni passati. Per quanto mi riguarda, gli avevo consigliato di prepararsi anche in inglese. La frustrazione di non passare quelle prove fu grande per mio figlio. Ma al di là di questa vicenda, che mi ha coinvolto personalmente come genitore, trovo, dal mio punto di vista di medico e professore universitario, che le modalità che regolano l’accesso alle facoltà di medicina siano deludenti e inique. A oggi, si decide in un quiz di poche ore del futuro, del progetto di vita di un giovane; si stabilisce in base a questa performance se quel ragazzo o quella ragazza potranno diventare dei buoni medici, se hanno attitudine per questa disciplina.(1) (…)

Sarei dell’avviso di creare dei questionari di valutazione da svolgere in itinere. Poi, penserei a un percorso prefissato e rigido: un tot di esami in un tot di semestri. Se non stai al passo, se non cresce in te la responsabilità allo studio e all’applicazione puntuale e costante, allora sì, sei fuori. (2) (…)

(1) classico uomo di paglia antitest: i test non valutano attitudini, non tentano di indovinare se sarai un bravo medico ma cercano, semplicemente, di stabilire se conosci abbastanza matematica, fisica, scienze e logica da essere in grado di capire gli insegnamenti impartiti in medicina

(2) Esami e questionari tenuti da chi? come renderli il più possibile oggettivi ed evitare accozzi?

“mi parli della circolazione”

“dunque la milza è l’organo che pompa il sangue nel piede destro i giorni pari”

“ma che… ma  chi le ha detto queste XXX…”

“mi madre la chiarissima docente Fiorenza Iolanda Gelsomina Adelaide Alfonsina Anastasia Alessandra dei Conti  Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare…”

“guardi è stato un poco impreciso, non posso darle la lode, comunque l’esame è da 30”

Aristotele, brillante ricercatore di Cambrige (UK)

da: https://disqus.com/home/#discussion/fattoquotidiano/test_ingresso_medicina_plico_manomesso_a_bari_rischio_annullamento/comment-1334390442

Una risposta ricevuta ad un mio commento riguardo alle domande di logica, e di comprensione verbale, nei test del 2014 per medicina. Difficile concentrare così tante perle in un solo commento.

Per praticità ho raggrupato i miei pensieri al testo

La logica deduttiva nei brani è opinabile, soprattutto nella lingua italiana, ogni persona può dare una motivazione diversa per la risposta data e avrà sicuramente un certo ragionamento dietro![1] Poi la logica deduttiva che serve in questo lavoro te la dovrebbero insegnare all’università[2], se lo fanno al corso di laurea in infermieristica[3], perché non a medicina? Per non parlare del fatto che se fosse così importante in primis il punteggio minimo per entrare non sarebbe venti e, inoltre, mi spieghi invece perché a veterinaria viene come seconda materia dopo chimica? Anzi, una volta veniva messa addirittura dopo chimica e biologia! Un veterinario non dovrebbe essere molto più deduttivo di un medico poiché lavora con animali, che, a quanto ne so, non sanno parlare, quindi il ragionamento deduttivo dovrebbe essere molto più importante, no?[4] Per non parlare del fatto che questa “nuova logica” è stata ben che copiata dall’università di Cambridge[5], cosa che nessuno ti insegna nel corso delle scuole elementari-medie-superiori, essendo stata ideata da un’università ed essendo anche “nuova”[6], direi che nessuno ti dà la preparazione[7].

***

[1] Il fatto che ci sia un ragionamento dietro non significa che il ragionamento sia sensato o che non sia viziato da fallacie. E questo è indipendente dalla lingua. Interessante comunque questo elogio della supercazzola, se qualcosa sembra essere un ragionamento allora è valido. Comincio a capire le orde di sciroccati che ascoltando ragionamenti che dimostrano inequivocabilmente che i vaccini causano l’autismo grazie al mercurio comprato con il signoraggio e irrorato nelle scie chimiche, li bevono come acqua fresca, senza accorgersi che sono ragionamenti che partono da premesse campate per aria e infarciti di fallacie logiche come il cum hoc ergo propter hoc, o la reductio ad complottum.

[2] In logica matematica formalizzi e rendi rigoroso il procedimento di ragionamento, ma non ti insegnano di certo a ragionare partendo da zero. Anche perché vorrei sapere come è possibile arrivare ad un corso del III anno di matematica (o della magistrale in matematica) senza essere capaci di svolgere un ragionamento logico deduttivo. Anzi, forse è meglio che non lo sappia.

[3] Sarei curioso di conoscere quale facoltà di infermieristica ha i corsi di logica deduttiva.

[4] Siccome l’ammalato dice che gli fa male il piede deduco che gli fa male il piede. Elementare watson, elementare…

[5] Ok, chi è il disinformatore del NWO che ha messo in giro la storiella che Aristotele fosse greco ?

[6] Spero non abbia frequentato il liceo…

[7] Se fosse vera sarebbe tragica. Tredici anni, tredici, di scuola per imparare a non pensare…

***

Per curiosità ho letto qui i test di comprensione verbale del concorso del 2014, e sinceramente preferirei essere curato da un medico che l’ha superato.

Discriminazione anticostituzionale o banale capriccio ?

da un messaggio ricevuto durante uno scambio di commenti sul forum del fatto

La selezione va fatta durante l’iter universitario e non impedendo di fatto l’iscrizione a coloro
i quali non possono permettersi di pagare uno specifico corso privato 
di preparazione ai test d’ingresso (creando una condizione 
anticostituzionale di discriminazione in base al ceto economico).
test possono solo avere valore di orientamento attitudinale se 
realizzati in modo adeguato e non con i criteri attuali di cui si 
capisce poco la ratio (creare una fonte di guadagno per gli 
organizzatori dei corsi di preparazione?).
Trovo comunque sbagliato fare il test a due mesi dalla maturità.

Da notare  come la costituzione venga usata per giustificare capricci: “ueh ueh, voio andare all’università anche se non conoscio benne l’itagliano e la mattemmattica”.

La preparazione ai test la dovrebbe fornire la scuola superiore. Se la scuola superiore non funziona lo scandalo non è il ricco che può, pagando, rimediare a quanto non è stato ivi fatto ma il povero che magari si trova le gambe spezzate a causa di docenti magari più interessati al fantacalcio che a spiegare la parabola e le equazioni di II grado e compagni più interessati a far cacciara che a capire la matematica. Meglio demonizzare il test, e magari tirar fuori il jolly del gombloddo!!!!111!!!!!!, che provare a dire che alle superiori alcuni docenti lavorano poco(1) e che il loro scarso lavoro danneggia gli studenti capaci e meritevoli che rimangono ignoranti a causa di simili docenti.

La frase “test possono solo avere valore di orientamento attitudinale se realizzati in modo adeguato e non con i criteri attuali di cui si  capisce poco la ratio” l’ho trovata umoristica; la ratio è molto semplice, bisogna selezionare nella massa quelli che hanno le maggiori  probabilità di riuscire a seguire proficuamente un corso di livello universitario. Visto che è condizione necessaria per far ciò avere conoscenze di base di matematica, biologia, chimica e logica scegliamo quelli che, in media, hanno maggiori conoscenze(2). Il resto è aria fritta per non dire che non si vuole alcuna selezione. La frase ricorda tanto molte altre frasi sentite per l’invalsi: si alla selezione, si alla meritocrazia ma il sistema è sbagliato. E ovviamente non si dice mai quale debba invece essere un sistema giusto.

Quello che di questo modo di pensare comunque mi dispiace è che a furia di chiamare “diritto costituzionalmente garantito” qualsiasi capriccio passi per la testa si finirà a considerare capricci anche i veri diritti costituzionali.  Ed è questa la vera tragedia.

(1) E spesso sono i più amati dai fancazzisti, categoria cui appartengono si wannabe sindacalisti che la maggior parte del seguito dei wannabe.

(2) Si può capitare il caso del fortunello che conosce solo le 80 domande ma è 1 su 8000 ammessi.

sindacalismo italiano studentesco

Sul FQ è apparso un articolo http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/05/numero-chiuso-va-eliminato-vi-spiego-perche/702112/#disqus_thread

di un membro della Rete della Conoscenza

(…)Rete della Conoscenza, un’associazione che riunisce studenti delle scuole superiori e dell’università e ha la pretesa, nelle sue 100 sedi presenti in tutta Italia, di difendere i nostri diritti e di conquistarne di nuovi.

L’articolo, contro il numero chiuso, è emblematico di un certo modo di intendere il sindacalismo in italia: una lotta per accaparrarsi presunti diritti senza un pensiero ai doveri.

I quattro punti dell’articolo per cui il numero chiuso sarebbe illegale sono, a detta dell’autore:

1) In Italia ci sono troppi laureati, non possiamo più permetterci di far iscrivere chiunque all’università. Falso: l’Italia è uno dei Paesi in Europa con il più basso numero di laureati fra i 25 e i 34 anni. Solo il 19% (al pari di Slovacchia, Romani e Repubblica Ceca), contro una media del 30% nell’Ue, corrispondente alla metà delle cifre del Regno Unito, della Francia e persino della Spagna. L’obiettivo da raggiungere fissato a livello europeo è quello del 40% (più del doppio di quelli attuali) entro il 2020. Vale a dire che, secondo la logica, nei prossimi 7 anni dovremmo sforzarci per promuovere le iscrizioni all’università, che invece sono in forte calo (-58.000 iscritti negli ultimi 10 anni).

Un caso da manuale di uomo di paglia, il problema dell’iscrizione all’università non sono i troppi laureati ma il dimensionamento delle strutture per gli studenti. In un laboratorio da 100 postazioni puoi far lavorare male 130 studenti, con 300 non cavi un ragno dal buco.  I troppi laureati in realtà sono causa del calo degli iscritti, oggi un laureato in filosofia che sbocchi lavorativi realistici può avere?

2) All’università è giusto che vada chi se la “merita”. Falso: la formazione universitaria rientra a pieno titolo fra i diritti fondamentali di ogni cittadino, garantito fra l’altro dalla nostra Costituzione. I diritti, per loro natura, non sono un premio che ognuno deve provare ad ottenere, ma una garanzia che ogni società dovrebbe premurarsi di tutelare. Selezionare, in base a una presunta idea di “merito”, chi può godere di un diritto e chi no, è una prepotenza di cui ci si è arrogati in maniera totalmente illegittima.

L’articolo 34 comma 3 della costituzione è categorico:

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

i capaci e meritevoli, non chiunque. L’iscrizione agli studi superiori non è un diritto ma una possibilità e lo stato non deve aiutare chiunque ma i capaci e i meritevoli.

3) I test sono uno strumento imparziale, chi studia li supera senza problemi. Falso anche questo: pensare che qualche decina di domande e due ore di tempo siano lo strumento per stabilire chi è in grado di studiare una disciplina e chi no è pura follia. Il test premia un tipo di preparazione, nozionistica e meccanica, che è lontana anni luce dal metodo e dai contenuti con cui si viene formati all’interno delle nostre scuole. Non per altro, negli anni sono sorte tantissime aziende e istituti privati che preparano i futuri universitari in vista del test, insegnando più che materie, ragionamenti e connessioni, trucchi e metodi per poter rispondere velocemente a una tipologia pre-impostata di quesiti. I costi di questi corsi sono altissimi e accessibili solo a coloro che hanno la possibilità di investire economicamente nella preparazione ai test d’accesso, alla faccia di qualsiasi discorso sull’equità e sulla mobilità sociale. Non è un caso, fra l’altro, che oggi il numero dei laureati che provengono da famiglie in cui almeno uno dei due genitori è laureato è 7 volte superiore di quello di chi viene da una famiglia a basso livello d’istruzione.

Qui parte la solita sbroccata contro i test. Da notare due cose: la prima è che l’abitudine ad affrontare i test e i trucchi(1) possono aiutare ma solo se conosci bene le materie su cui i test si basano altrimenti i trucchi sono perfettamente inutili. Seconda cosa: dovrebbe essere la scuola superiore ad insegnarti le materie su cui si basa il test; e se la scuola superiore non l’ha fatto o è perché si è sbagliato l’indirizzo di scuola superiore rispetto al proseguo degli studi che si volevano svolgere oppure, cosa non infrequente, i docenti della scuola vuoi per un motivo vuoi per un altro non hanno svolto il programma che avrebbero dovuto svolgere. E si torna sempre al solito punto: la scuola precedente all’università non ha funzionato, qualcosa è andato storto. Solo che a dire che la scuola non ha funzionato bene fai incazzare altri sindacati.

4) Il numero chiuso esiste solo in facoltà particolarmente difficili, perché non tutti sono in grado di studiare materie particolarmente complesse. Falso: il numero chiuso sta progressivamente diventando uno strumento universale di sbarramento all’università. Oggi il 57,3% dei corsi di laurea attivati in Italia prevedono una selezione all’accesso, ben più della metà. Al di là delle facoltà che sono regolate da un sistema di selezione nazionale (L. 264/99, che riguarda le discipline medico-sanitarie, Architettura e Scienze delle Formazione), i singoli atenei possono decidere se attuare o meno dei sistemi di selezione. Complice il durissimo taglio dei fondi pubblici, il blocco del turn-over e l’impossibilità di assumere nuovi docenti, la carenza storica di spazi e infrastrutture, oltre che il famigerato decreto AVA e l’imposizione di ristrettissimi

cinicamente, da studente di corsi ad accesso programmato posso dire che è meglio un pochi ma buoni che tanti e male. Meglio seguire corsi di analisi dove il docente non doveva perdere tempo a spiegare la formula sullo sviluppo del binomio (a+b)^2 = a^2+2ab+b^2 o semplificazioni esoteriche come (a^n)*(b^n)=(a*b)^n. Chi non conosce il programma delle superiori di matematica è meglio che stia a casa.

Da notare comunque che adesso i sindacati studenteschi si stanno muovendo per raccattare nuovi iscritti, e uno dei modi principali è lottare contro il numero chiuso: una battaglia che stuzzica principalmente gli studenti che mirano ad accedere ad una facoltà, ricevere una laurea per anzianità di servizio e successivamente un posto di lavoro in quanto laureati,  colleghi che uno studente coscienzioso e che vorrebbe avere un titolo valido desidererebbe che venisse fatti fuori quanto prima. Non si battono per università competitive, perché agli studenti venga data una preparazione realmente spendibile e si investa in strutture d’eccellenza per la formazione d’eccellenza. E poi ci si chiede come mai si sprofonda.

(1) trucchi che possono essere spiegati in 5”, leggi tutte le domande, se una non ti viene subito saltala e tornaci dopo senza perdere tempo, evita di rispondere in sequenza e lascia le domande più difficili alla fine per evitare di perdere tempo.