Ha stato solo Toninelli?

Adesso nei social ci son le “profonde discussioni” fra gli espertissimi di ingegneria civile, materia tornata ai fasti del periodo immediatamente dopo l’attentato delle twin towers. E ovviamente son partite le ovvie perculate di chi credendosi un guru spara stronzate a nastro.

C’è però un altro gruppo di esperti che, come i guru delle strutture, spara stronzate a nastro. Gli esperti di procedura amministrativa, che capiscono di come funziona la macchina dello stato tanto quanto di grandi strutture.

Prima considerazione: chi deve controllare non è il ministro in persona ma la struttura amministrativa, il ministero. Il ministro, secondo la legge Bassanini, ha il compito di dare le direttive politiche al ministero, ma chi deve, praticamente, fare è la struttura amministrativa del ministero non la parte politica. Ergo chi aveva il compito di vigilare è il dipartimento per le infrastrutture almeno secondo l’organigramma del ministero, non il ministro. Il che vuol dire, terra terra, che i primi a risponderne saranno i dirigenti preposti al controllo ed alla vigilanza sulle infrastrutture, non il ministro. Anzi il coinvolgerlo nella responsabilità sarebbe un abuso bello e buono. E’ giusto chiamare a rispondere il ministro degli atti, politici, di sua competenza non è giusto chiamarlo a rispondere degli atti amministrativi non di sua pertinenza. La verifica del ponte è un atto amministrativo e degli atti amministrativi ne risponde chi firma ovvero i dirigenti del ministero.

Seconda considerazione: l’incidente non è colpa diretta di una singola disattenzione del ministro, come potrebbe essere ad esempio il dimenticarsi un fornello accesso e scatenare un incendio, ma credo abbia avuto tante cause protratte nel tempo, tante scelte sbagliate e non solo una singola scelta puntuale. E visto che Toninelli è in carica da quattro mesi, ciò significa che una buona parte di responsabilità l’ha anche il ministro precedente, Del Rio. Terra terra molte delle secchiate di guano che adesso tanti lanciano con entusiasmo contro il ventilatore, torneranno, con gli interessi, indietro. Poi hai voglia di sgolarti per far capire come mai Toninelli debba essere responsabile di qualsiasi cosa sia fatta al ministero, compreso un usciere che parcheggia in divieto di sosta, e Del Rio invece non debba rispondere di quello che fanno gli alti dirigenti del ministero dei trasporti.

Fare politica attaccando l’avversario su tutto è la cosa più facile del mondo, perché maschera benissimo tutte le magagne della tua parte politica, però alla lunga si rivela essere una scelta suicida soprattutto se attacchi su colpe che sono anche tue e che ti può facilmente rinfacciare. Rinforzare l’amica TINA del governo non è una azione accorta se prevedi di voler subentrare.

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Brizzi: archiviato perché il fatto non sussiste.

Alcune riflessioni a margine:

  1. il silenzio di chi lo dava come colpevole certo con sentenza passata in giudicato.
  2. il silenzio, sui social, delle suffraggette del neofemminismo italiano e del #metoo: la presidenta, silver woman e claque associata.
  3. il solito invocare il gombloddo del patriarcato per “insabbiare” anche questo caso e i morti di figa che lo sposano pateticamente e  acriticamente.
  4. le supercazzole per dare la colpa alla prescrizione, alla legge che chiede di denunciare entro sei mesi, allo stato psichico delle vittime ed ai giudici cattivi che non credono sulla parola alle vittime.
  5. Il fatto quotidiano che scrive, come nel caso della sentenza della corte di cassazione sull’aggravante per ubriachezza, un articolo equilibrato O_O.
  6. L’aver condiviso il commento di Adinolfi sulla vicenda O_O.

In Terris Inferos – MenteCritica

La terza è che non capisco perché l’intellighenzia italiana insista sulla valenza e sulla continuità del soccorso in mare. Se, come viene affermato, la migrazione è un fenomeno indotto da guerra, carestia, condizioni di estrema indigenza, la posizione da sostenere dovrebbe essere che queste persone andrebbero prelevate direttamente in loco e trasferite con un ponte aereo navale in Europa in tutta sicurezza. Non capisco perché un migrante, per essere degno della considerazione dei nostri intellettuali, debba sottoporsi al percorso penitenziale che comporta la traversata del deserto, la prigionia, la tortura, l’imbarco e la successiva salvazione.
Quella del ponte umanitario sicuro sarebbe una posizione politica magari non popolare, ma perfettamente lecita. Si abbia il coraggio di assumerla e la si sostenga negli ambienti giusti piuttosto che discettare di corpi, indossare il mantello da samaritano e scrivere articolesse sui quotidiani.

Sorgente: In Terris Inferos – MenteCritica

Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Sorgente: Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Nella prossima edizione di Miss America non ci sarà la tradizionale sfilata delle concorrenti in costume da bagno. Una scelta dettata dall’onda lunga del movimento #MeToo che si promette di cambiare strutturalmente il concorso per eleggere la reginetta degli Stati Uniti.

Non chiamatelo concorso di bellezza. Miss America dice addio alla sfilata delle sue concorrenti in costume da bagno e abbraccia la rivoluzione dell’empowerment femminile iniziata con il movimento #MeToo a seguito dello scandalo Weinstein nell’ottobre 2017.

Non è un concorso di bellezza e quindi su cosa si baserà la scelta della rappresentante delle donne americane? Chi dovrà sceglierla? Imho diventerà un noioso festival del politically correct dove si ripeterà a iosa la storia che bisogna apprezzare le donne per il loro cervello e non per il corpo e bla bla bla bla…
Cioè io le interviste alle future miss italia le trovo penose, è un concorso di bellezza, chiedere ad una aspirante reginetta cosa sia un integrale è assurdo come il pretendere che per passare analisi 1 si debba avere almeno una quarta naturale.

“Non giudicheremo l’aspetto esteriore, vogliamo che più donne possibile sappiano di essere le benvenute in questa organizzazione”, ha detto ai microfoni di “Good Morning America”, celebre trasmissione di casa ABC, Gretchen Carlson, presidente di The Miss America Organization. (…)

Ipocrisia? Tutt’altro. Quello che Carlson sta cercando di fare è trasformare il concorso di bellezza nato nel 1921 ad Atlantic City con una sfilata in costume da bagno, in un concorso per eleggere la rappresentante delle donne americane a prescindere dall’aspetto esteriore. E dunque “più spazio ai loro talenti, alle loro intelligenze e alle loro idee”. (…)

Allora non chiamatelo concorso di bellezza.

Un cambiamento che però potrebbe trovare il primo grande ostacolo nell’organizzazione stessa del concorso. Miss America infatti è l’atto finale dei vari concorsi che eleggono le Miss nei singoli stati e non è detto che a livello locale la rivoluzione venga appoggiata. Si può dunque rischiare il paradosso di dover eleggere su criteri non estetici delle reginette di bellezza chiamate a sfoggiare talenti e idee che magari non hanno.
Senza dubbio la strada è lunga ma quel che è certo è che qualcosa si sta muovendo nella macchina della Miss America Organization: da quando Gretchen Carlson è stata nominata presidente nel gennaio 2018, anche come reazione ai commenti misogini dell’ex direttore esecutivo Sam Haskell, le quote rosa sono decisamente aumentate visto che ben sette dei nove membri del board sono donne. (…)

A numeri invertiti probabilmente starebbero ad urlare al maschilismo ed al patriarcato oppressore dall’alaska al golfo del messico.

Ma chi comanda, in uno spettacolo televisivo, è l’audience e dunque negli anni ’90 l’Organization ha indetto un sondaggio tra i telespettatori per far decidere loro se mantenere o meno quella parte dello spettacolo. Il risultato? Nel 1995 i due terzi hanno votato per conservarlo all’interno del concorso.
Oggi, che la loro opinione in merito sia cambiata o meno, dovranno mettersi il cuore in pace: Miss America non è un concorso di bellezza.

Se riescono a trovare finanziamenti e sponsor buon per loro. Poi se i telespettatori scappano, perché invece di un concorso di bellezza si trovano una via di mezzo fra un dibattito stile cineforum anni ’70 e una lezione di diego fusaro, e dietro di loro gli sponsor almeno non abbiano il cattivo gusto di dar la colpa al patriarcato delle conseguenze delle loro stronzate.

Piaccia o no i concorsi di bellezza son per vedere gente “bella”, son sfilate di manzi e di manze. Certi comportamenti mi sembrano ingenui. Cioè non è che se levi le playmate da playboy e ci piazzi un paio di vecchie carampane a discettare di filosofia teoretica, trasformi i lettori di playboy in coltissimi filosofi, molto più probabilmente farai chiudere quella testata.

La gente compra quello che vuole comprare, non quello che tu vorresti comprasse. E se non riesci a capirlo sei una pippa di commerciale indipendentemente dal tuo sesso.

Debito for dummies

Un parente vi chiede in prestito una cifra “importante”, dicendo che gli serve per un importante investimento. Vedete che invece la usa per andare in vacanza e spenderla in beni voluttuari.

Tornato dalla vacanza vi chiama e vi dice: “Senti… io ho speso tutto… adesso non ho un soldo e quindi il denaro non te lo posso rendere, ma amici come prima, ok?”.

Un mese dopo vi chiama e vi dice: “Ascolta, mi servirebbe del denaro in prestito o che faccia da garante per un prestito presso la finanziaria perché rischio di perdere l’acconto con l’agenzia di viaggio per la vacanza a Sharm se non pago il saldo. Non è che potresti…”.

Voi cosa gli rispondereste?

A) Certo, capisco che tu sia stressato ed abbia tutto il diritto di andare in vacanza. Ecco, il prestito lo chiedo io tu prendi i soldi e divertiti…

B) Scarica di insulti da far arrossire il sergente maggiore Hartmann

Avete risposto A; siete persone meravigliose, estremamente generose e sicuramente intelligenti, comprensive e studiate. Persone che meritano di possedere un nuraghe seminuovo. Oggi abbiamo il 50% di sconto, fate schiattare d’invidia i vostri parenti mostrandogli il vostro nuraghe in Sardegna. Alle prime 50 telefonate anche una foto autografata di Giorgio Mastrotta.

Se invece avete risposto B siete come la merkel, dei tirchi europlutocrati con un registratore di cassa al posto del cuore… Vergognatevi…

Pacta sunt servanda… semper… /2

I patti si devono rispettare… sempre.

Riprendo un articolo che scrissi quando Tsipras vinse in grecia e tirò fuori dal cilindro la storiella della rinegoziazione del debito e il ritorno alla dracma. Come al solito gli italiani non capiscono niente perché non hanno voluto capire niente1 delle vicende greche. Se il rinegoziare il debito e la stampa di una nuova moneta fosse stata la panacea perché la Grecia non l’ha fatto nel 2015? perché il Venezuela è nei casini, nonostante possa stampare tanta moneta quanta ne vuole2?

Sarebbero domande che le persone capaci di leggere qualcosa oltre le bacheche di FB e dotate di favella dovrebbero porsi3.

Su faccialibro e su internet è iniziato il festival degli sciroccati della fine dell’austerity e della rinegoziazione del debito (ovvero dire ai creditori: i soldi che ti dovevo rendere non te li do e me li sbagasso in qualche altro modo). E tutti ad esaltare Tsipras che non paga. Per chiunque abbia un quoziente intellettivo che abbisogni, per essere rappresentato, di almeno quattro bit (di cui uno di parità) salta subito agli occhi che simili azioni nella scala delle azioni intelligenti vengono immediatamente dopo i darwin awards e immediatante prima del pulirsi il sederino con una sabbiatrice industriale dopo aver fatto i bisognini.

Tizio ha un debito con Caio e decide di non pagare, cosa succede nell’immediato? che a Tizio nessuno presterà nulla per un tempo abbastanza lungo o se presta, presta sulla base di garanzie non revocabili unilateralmente da Tizio, come il trasferimento della proprietà di beni di Tizio verso Caio o cambiali. Provate a chiedere, da protestati, un prestito personale non finalizzato e vedete le condizioni proposte. Perché se uno froda una volta probabilmente froderà in seguito e, una volta che hai fatto una figura da truffatore l’etichetta ti resta attaccata addosso.

Quindi la scelta di Tizio di non pagare Caio può risultare vantaggiosa, per Tizio, solo in due casi:

1 – Tizio è alla canna del gas e deve chiedere l’elemosina anche solo per mangiare. In tal caso Caio si mette il cuore quasi in pace e, se lo ritiene opportuno lui (e non Tizio) può concedere dilazioni (pospongo le rate) o condoni (rendimi il 20% dei debiti e la chiudiamo lì).

2 – Tizio è molto ricco e non ha bisogno di accedere al credito per un tempo abbastanza lungo da far dimenticare quale cattivo pagatore sia stato.

Altrimenti per accedere al credito dovrà cedere in usufrutto alcune parti anatomiche (se miracolosamente sopravvissute alla sabbiatrice) se vuole accedere di nuovo al credito e avere un tasso di interesse “altino…”.

Parliamo anche di Caio; molti Caio, ora afficionados di Tsipras, hanno dimenticato i Tango Bond,  e chi è che s’è trovato un dildo size XXXL  superior nel secondo canale [dildo autografato dal Sig. Aggio in persona].

Cosa succede se l’italia non paga i debiti? banalissimo: nessuno presta soldi e nessuno accetterà semplicemente i soldi del monopoli che verranno stampati per sostituire l’euro. Le materie prime all’estero dovranno essere pagate in valuta pregiata. Le imprese dovranno sobbarcarsi loro il rischio del cambio. Succederà quello che è successo alla russia o alla ex jugoslavia: la valuta nazionale era carta straccia, quella reale era il marco tedesco, e i pagamenti avvenivano in natura, non nella valuta nazionale. Mercato nero a gogo. E la russia aveva materie prime e risorse, cosa che invece l’italia non ha.

Fate un piccolo esperimento: prendete un foglio di carta e scriveteci sopra: “vale cento euro”. Poi ditemi in quanto tempo riuscite a spenderlo ed avere merce per quel controvalore (case e alberghi del monopoli esclusi).


  1. E l’ignoranza “volontaria” io la considero una colpa grave. 
  2. Ovviamente è colpa del GGG (grande gombloddo globale); ex gombloddo quodlibet. 
  3. Sperando la risposta non sia: l’idea è ottima ma è sempre stata implementata male (cfr. comunismo marxista). Purtroppo molti drogati di idealismo pensano che se la teoria cozza contro la realtà allora sia la realtà ad essere fallace. 

Il Comune Napoli vieta alle macellerie di esporre animali morti in vetrine e per strada – La Stampa

Sinceramente quando ho letto la notizia ho pensato alla solita trollata bufala dei media. Poi ho visto la fonte e temo sia vero.

Posso dire che, imho, è una ordinanza demenziale. Non sono un giurista ma sarei curioso di sapere, da qualcuno più ferrato di me, se il comune ha il potere di emanare simili ordinanze. Da notare il solito pretesto della tutela dei minori. Buffo che un comune in dissesto finanziario e con seri problemi di violenza e baby gang pensi a levare gli animali morti dalle macellerie invece di affrontare qualche altro problema più importante.

Sorgente: Il Comune Napoli vieta alle macellerie di esporre animali morti in vetrine e per strada – La Stampa

A Napoli sarà vietato esporre animali macellati parzialmente o interi nelle vetrine e per strada, pena la rimozione e una multa di 500,00 euro. Una decisione che punta a fare scuola perché, secondo il Servizio Promozione e Tutela della Salute e degli Animali del Comune partenopeo, non esistono precedenti in Italia di questo tipo. L’ordinanza, spiega l’assessore alle Politiche Sociali con delega alla Tutela della Salute degli Animali Roberta Gaeta, non vuole essere un semplice divieto, ma un atto di civiltà che punta soprattutto alla tutela dei bambini. «Vedere oggi capretti e agnelli scuoiati, con occhi vitrei, appesi a testa in giù nelle vetrine delle macellerie è uno spettacolo che a molti fa male, soprattutto ai più piccoli» commenta l’assessore, che aggiunge: «La Pasqua porta con sé questa tradizione alimentare che comporta la macabra usanza dell’esibizione dei corpi degli animali. Una modalità crudele. È nei piccoli gesti che si misura la sensibilità di una collettività».

 Prima cosa: il solito “i pampini, nessuno pensa ai pampini”. Seconda cosa quell’ordinanza non è per tutelare i pampini quanto per arruffianarsi i nazivegani, visto che il comune è in pessime acque e quindi occorre trovare, in fretta, un modo per recuperare consenso (e non far parlare del dissesto finanziario)ò.

L’ordinanza vieta anche solo l’esposizione di parti di animali, obbligando i commercianti a conservarli nelle celle frigorifere, secondo le prescrizioni normative di igiene alimentare vigenti. Una scelta che potrebbe risultare ipocrita o integralista ad alcuni ma, come commenta il garante degli animali del Comune di Napoli Stella Cervasio, potrebbe invece rappresentare un’opportunità anche per le altre città italiane.

“garante per gli animali del Comune di Napoli”; sarà un incarico rettribuito? e come viene scelto il garante? sarei curioso di saperlo-

«Ho accolto con grandissimo favore questa iniziativa e spero che presto qualcuno faccia altrettanto in Italia. Non si vuole nascondere questi animali, è solo un primo passo per una modifica della civiltà», racconta Cervasio, che questa mattina ha postato sui social la foto di una carcassa esposta nella vetrina di una macelleria suscitando lo sdegno di molti per l’immagine cruda. «Questi animali, continua, sono esposti per vendere e finiscono per ferire soprattutto i bambini».

Ma l’obiettivo non è la sola tutela dei passanti, piccoli o grandi che siano. Ma anche e soprattutto il rispetto nei confronti degli animali. “Nell’immaginario collettivo infantile, si legge nell’ordinanza, alcuni animali hanno i caratteri della familiarità, con importanti ricadute nell’ambito della sfera affettiva e quindi di un equilibrato sviluppo psichico”. Napoli anche in passato ha mostrato particolare attenzione alla tutela del mondo animale. Lo scorso Capodanno, fu proprio l’assessore Gaeta a lanciare la campagna social “No ai botti”, per proteggere soprattutto i migliori amici dell’uomo: i cani. La scelta napoletana di vietare da oggi l’esposizione di carcasse nelle macellerie potrebbe, però, suscitare delle proteste da parte dei commercianti, che hanno tuttavia 60 giorni di tempo per presentare regolare ricorso al TAR della Campania.

Da persona cresciuta in campagna, e che ha visto gli animali, posso dire che è sbagliatissimo “personificare” gli animali. Gli animali sono animali, gli esseri umani sono esseri umani. Per non sconvolgere i bambini vietiamo anche a “mamma gatta” di insegnare a cacciare ai gattini1? gli facciamo credere che i gattini nascano dalla pianta dei gattini come le mele dalla pianta delle mele e le arance dalla pianta della arance? E già che ci siamo vietiamo anche la derattizzazione visto che vedere un topo agonizzante per il veleno può sconvolgere i bambini.

Probabilmente il tar manderà in soffitta questa genialata, e poi chi paga?


  1. Mamma gatta cattura una preda e la porta viva ai cuccioli che si divertono a prenderla, lasciarla e ricatturarla continuamente. Poi l’ammazzano e nel caso se la mangiano ma dopo averci giocato molto a lungo. 

Campagna promozionale museo egizio di torino, dov’è lo scandalo?

Stavo leggendo le polemiche riguardo al museo egizio di torino e la campagna promozionale: sconti per i cittadini di lingua araba. Siccome in italia, come al solito, ci si divide in tifoserie: chi crede che qualunque cosa dica la Meloni sia sbagliata a prescindere e chi invece crede che chiunque attacchi la Meloni sia in malafede.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/10/torino-meloni-contesta-sconti-agli-arabi-del-museo-egizio-ma-il-direttore-la-rimprovera-strumentazione-politica/4150462/

Botta e risposta tra la leader di FdI, Giorgia Meloni, e il direttore del Museo Egizio Christian Greco sulla promozione lanciata nelle scorse settimane dal museo che prevede sconti sul biglietto d’ingresso per i cittadini di lingua araba. La leader di FdI nel capoluogo piemontese per una serie di iniziative elettorali, davanti al museo, durante una conferenza stampa, ha sottolineato che l’iniziativa “racconta di un razzismo che c’è ed è a danno degli italiani poiché un certo buonismo ipocrita sta trasformando gli italiani in ospiti a casa loro”. Al termine dell’incontro stampa si è presentato a Meloni il direttore del museo che dopo averle consegnato un volume sulla storia del museo e un biglietto d’ingresso ha spiegato: “Siamo il primo museo archeologico d’Italia, dialoghiamo con tutti e facciamo attività pubblica di inclusione per avvicinare il più possibile il pubblico al museo. Accogliamo senza tetto, andiamo negli ospedali e nelle carceri e con questa promozione cerchiamo di avvicinare quelle persone che in Egitto non si sono avvicinate al loro patrimonio. Per quanto ci riguarda, il nostro museo è di tutti e non siamo d’accordo che si prenda una delle tante promozioni che facciamo e la si demonizzi a uso politico”.

l’articolo è scritto male; sarebbe stato più chiaro scrivere “cittadini dei paesi di lingua araba”. La prima domanda che mi pongo è: e se invece dei paesi di lingua araba gli sconti fossero stati rivolti solo ai paesi del commonwealth oppure solo ai paesi il cui nome, in italiano, inizia per G oppure i paesi che adottano, come lingua ufficiale, il francese?

La domanda può sembrare stupida e captziosa ma cos’hanno i paesi arabi in più o in meno dei paesi del commonweath o di quelli che parlano francese? Come sarebbe stata accolta dall’opinione pubblica una promozione riservata ai cittadini dei paesi che parlano francese1?

Penso che molte anime belle che adesso si precipitano ad urlare contro la Meloni sarebbero scese in piazza a chiedere la testa del direttore del museo.

E quindi mi chiedo: dov’è lo scandalo? lo scandalo è qualcuno abbia protestato perché vengono fatte promozioni per cittadini di alcuni paesi rispetto ad altri oppure lo scandalo è che chi si è lamentata è stata la Meloni?

Comunque trovo buffo che i noglobal “siamo tutti uguali” no racism no discrimination no colesterolo e no alpitour esaltino un plateale caso di discriminazione sulla base della cittadinanza posseduta. Perché un cittadino del marocco sì mentre un congolese, un pakistano od un liberiano no?

 


  1.  Francia, Canada ma anche Marocco, Senegal, e tanti altri paesi africani  https://it.wikipedia.org/wiki/Africa_francofona

Il rogo del re del carnevale e le fake news.

Una antica tradizione del carnevale, arrivata immutata da tempi pre cristiani, è il rogo del “re del carnevale” che chiude i festeggiamenti.

Durante il carnevale viene portato in città un fantoccio che viene eletto “re del carnevale”, con tanto di corte, feste e balli in piazza. Ed alla fine del carnevale viene ritualmente processato e bruciato in piazza.

Questo capita, ad esempio, in sardegna nel carnevale tempiese dove l’ultimo giorno del carnevale il “re del carnevale”, chiamato re Giorgio, viene processato, condannato e bruciato.

Il rito del bruciare il re del carnevale si innesta su antichi riti legati all’anno contadino; a gennaio e febbraio infatti si celebrano i fuochi di S. Antonio e di S. Sebastiano, ove in onore dei santi vengono accesi grandi falò sulla pubblica piazza con benedizioni balli e canti. Quella dei fuochi era una antica tradizione pagana poi cristianizzata.

In Sardegna la leggenda vuole che sia stato S. Antonio, detto Sant’Antoni de su fogu, a portare il fuoco agli uomini. La “cristianizzazione” del mito pagano è evidente.

Tutto questo per dire che è il bruciare fantocci in segno di buon auspicio è una antica, risalente all’antichità pre cristiana, tradizione del periodo carnevalesco, il periodo che va dall’epifania alla quaresima.

Nel periodo odierno non è raro che il fantoccio che impersona il re del carnevale e che verrà bruciato abbia le fattezze di qualche uomo politico o vip. Nei vari carnevali sardi con carri allegorici mi è capitato di vedere varie volte Berlusconi, o altri personaggi politici come Renzi, Renato Soru. Tanto per fare un esempio, qui il “Re Giorgio” del 2017 a tempio pausania; Re Giorgio con le fattezze di Trump.

Tutta questa premessa per parlare di un esempio concreto di come sia possibile, partendo da un fatto vero e dicendo solo cose vere, semplicemente enfatizzando  o minimizzando alcuni particolari, portare la gente a pensare alcune cose invece che altre.

Consideriamo la seguente notizia:

No, il fantoccio della Boldrini bruciato in piazza non è solo “goliardia giovanile”
A Busto Arsizio con la scusa di una festa locale le fiamme hanno avvolto un manichino della presidente della Camera
pira

Immaginate per un attimo se fosse accaduto nella piazza sotto casa vostra. A pochi passi dal vostro portone, dove giocano i bambini e passeggiano gli anziani. Un fantoccio raffigurante la presidente della Camera Laura Boldrini, che termina il mandato con eroica resistenza contro ogni genere di orrore che le è stato rovesciato addosso, viene bruciato in pubblico. Una pira come se ne vedono solo ai telegiornali, nei posti martoriati ai quattro angoli del pianeta, nelle manifestazioni di rabbia e violenza contro questo o quel leader mondiale, questo o quel Paese, questa o quella bandiera.

si nota subito la drammatica narrazione. Peccato che si parli non di un fantoccio portato, senza alcun motivo apparente in piazza ma di un fantoccio bruciato nelle feste carnevalesche dove spessissimo è presente il rito del rogo del re del carnevale, o della strega dell’inverno o di altre figure allegoriche. Figure che puntualmente hanno fattezze di politici o di vips. Quest’anno son stati bruciati, in quella festa tradizionale, fantocci con le effigi di Boldrini, Gentiloni e Trump. Ma stranamente lo scandalo grande è per la Boldrini, molto, ma molto, di meno per Gentiloni, nullo per Trump.

Impossibile fraintendere o soprassedere quanto è successo in piazza Einaudi di Busto Arsizio, in provincia di Varese: il manichino improvvisato ha il volto dell’ex portavoce dell’Unhcr per cinque anni a Montecitorio, ora candidata con Liberi e uguali. Non solo: intorno le è stata costruita una piccola e raccapricciante scenografia di cui ovviamente non daremo il minimo cenno. Basta limitarsi a spiegare che, al solito, prende di mira i migranti mescolando il tema alla tragedia della Costa Concordia.

Davvero il parto malato di un gruppo di nullafacenti che passano troppo tempo al bar.

A mettere a in scena il teatrino il Movimento Giovani Padani della Lega, che ha colto l’occasione – per così dire – della festa tradizionale della Giobia nella quale si brucerebbe un fantoccio in segno di buon auspicio. Un fantoccio che nel tempo ha assunto le sembianze di una strega e che quest’anno i nipotini di Matteo Salvini hanno pensato bene di sostituire col volto della presidente della Camera.

E che gli anni scorsi aveva fattezze di altri uomini politici come spiega bene questo tweet: (Ho letto l’articolo e non spiega esattamente che da anni i fantocci hanno le sembianze dei personaggi pubblici/potenti di turno che sono stati bruciati berlusconi salvini monti renzi pure il sindaco.. che è insomma una carnevalata che non meritava proprio di farci un articolo.. ) e quest’altro.

Sarà stato anche di pessimo gusto ma il pessimo gusto non è reato.

Nel corso della festa, tanto per non farsi mancare nulla (neanche un pizzico di contraddizione e nonsense), sono stati lanciati nel fuoco anche simulacri del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e di Donald Trump.

E già qui la vicenda comincia a puzzare; Boldrini e Trump, ok. Come mai lo scandalo è la boldrini mentre per Trump se ne parla di sfuggita? Non è che stiamo parlando di una carnevalata?

La Polizia ha avviato le indagini e identificherà, se non l’ha già fatto, i “creativi” del cretinismo leghista di provincia. Intanto, rimangono sul tavolo due questioni. La prima è la solita: la chiamerei sindrome da giustificazionismo. Sembra una leggerezza, è una strategia precisa per alzare l’asticella della tolleranza dell’opinione pubblica. Serve a fare in modo che sempre meno fatti di questo genere ci appaiano raccapriccianti come in effetti sono. Non è un caso che i vertici provinciali e cittadini del partito abbiano bollato il fatto come la solita “goliardia giovanile”. Alla pari, tanto per rispolverare lo stesso vocabolario, dell’invasione dei neofascisti di Como di qualche mese fa. “La goliardia giovanile non voleva mancare di rispetto all’ormai ex presidente della Camera” spiegano i dirigenti locali. Per fortuna il coordinamento federale del Movimento Giovani Padani di Milano si è dissociato “nella maniera più assoluta rispetto a quanto accaduto questa sera nella piazza di Busto Arsizio“.

Gombloddo…

L’altro elemento si riaggancia alla situazione concreta. Non risulta che nessuno abbia interrotto la violenta pagliacciata o abbia chiamato le forze dell’ordine in modo tempestivo. Ed è probabilmente questo l’aspetto più preoccupante, al netto degli sfortunati giovani padani. La mancanza di reazione, l’elettrocardiogramma piatto di cui parlavamo rispetto all’astensionismo che sembra scaricare i suoi effetti sulla cittadinanza attiva.

Al netto dello schieramento politico, infatti, e a maggior ragione nel contesto di una mezza tradizione locale, ci sono soglie che dovrebbero innescare una qualche reazione, un segno di vita e di disgusto, un po’ di dignità. E invece tutto tace e in piazza si bruciano, metaforicamente ma non troppo, le istituzioni della repubblica.

E qui stiamo allo sdegno a palate.

Faccio notare la struttura dell’articolo: apertura drammatica che da l’impressione che il rogo sia stato organizzato senza un motivo preciso che non l’odio verso la Boldrini, ovviamente santificata, viene minimizzato che si trattava di una tradizionale festa carnevalesca e viene omesso, o quasi, che i fantocci bruciati hanno avuto da sempre fattezze di politici, come i due tweet dimostrano e come ricordo personalmente dai carnevali tempiesi che ho visto. Ricordo di aver visto, a Tempio, in svariati carnevali, bruciato “Re Soru”, “Re Cappellacci”, “Re Berlusconi”, il sindaco, il vicesindaco, e nessuno che si sia mai scandalizzato.

Faccio notare che se il titolo dell’articolo fosse stato: “nella festa di busto arstizio bruciati fantocci rappresentanti Boldrini, Gentiloni e Trump”, molti avrebbero pensato alla solita carnevalata e si sarebbe persa un sacco di drammaticità.

Io mi chiedo quindi dove sia lo scandalo:

  1. Che venga bruciato un fantoccio in una festa carnevalesca?
  2. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico in una festa carnevalesca?
  3. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico italiano in una festa carnevalesca?
  4. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico italiano di rilevanza nazionale in una festa carnevalesca?
  5. Che venga bruciato un fantoccio che somigli alla boldrini in una festa carnevalesca? (come dire)

Temo che la risposta sia la 5; la solita coerenza (con annesso kilometro di coda di paglia) di chi è charlie quando charlie ha nel mirino qualcuno che stia sulle balle altrimenti diventa uno degli sfegatati del Torquemada fans club.

PS

Tanto per par condicio queste “goliardate” stranamente non hanno sollevato la stessa indignazione Torino, i fantocci di Renzi, Salvini e Fassino appesi a testa in giù: “A piazzale Loreto c’è ancora posto”.

PPS

I giovani padani hanno fatto una stronzata dando un pretesto a tanti di piangere al ritorno del neofascismo, al vittimismo ed ad andare in piazza a stracciarsi le vesti (e chissà se tali vesti verranno stracciate anche per tanti altri carri allegorici carnevaleschi).

 

carmen 2.0

Stavo leggendo le polemiche sulla messa in scena dell’opera Carmen e sul finale cambiato.

Ok, come spesso capita l’idiozia amerrigana ha contaggiato l’italia; quello di cambiare il finale verniciandolo di politically correct ed annunciando a tutto il mondo il motivo, per farsi belli&buoni altro non è, imo, che becera pubblicità, pubblicità che serve a portare la gente a teatro.

Comico comunque che ciò avvenga in un mondo, quello della lirica, considerato “alto” e “colto” e dove tanti andavano a far vanto della propria cultura e, velatamente, disprezzavano i teledipendenti e chi si dava da dare per accontentarli.

Che dire? Alla fine l’unica cosa ottenuta è stata un effetto umoristico; i social si son riempiti di tante e tante perculate.

Per il resto non penso che simili pagliacciate servano contro il femminicidio, anzi temo contribuiscano a trasformarlo in macchietta e pretesto per fare i capricci; una bella zappa sui piedi…