Usi creativi dell’identità di genere

Un rapper, Zuby, ha deciso di identificarsi come donna per superare il record femminile britannico di sollevamento pesi mediante stacco. Devo dire che condivido la sua “provocazione” che dimostra come certe posizioni ideologiche sull’identità di genere siano delle emerite stronzate.

Sorgente: Rapper Zuby identifies as female to smash weightlifting record | News | The Sunday Times

Rapper Zuby identifies as female to smash weightlifting record

He has become an unlikely feminist icon: the weightlifting hip-hop artist and Oxford graduate who set out to demonstrate that athletes who are genetically male should not be competing alongside women.

The rapper, whose stage name is Zuby, was filmed last week smashing the British women’s deadlift record, in which the weights are raised from the ground to thigh level, while he said he was “identifying as a woman”.

The video has had almost 1m views on Twitter.

The 32-year-old later beat the UK women’s bench press record too, joking that his work was “strong, stunning and brave”.

Attendo con ansia quando i pisellomuniti1, che si sentono donne, chiederanno di accedere alle quote rosa. Un CDA in cui tutti hanno il pisello ma metà dei membri si sente donna rispetta perfettamente le quote rosa.

Bella anche questa notiza Actress Debra Messing Posts Empowering ‘Vagina’ Cupcakes, Gets Trashed As Transphobic And Issues Apology (l’attrice Debra Messing pubblica un post che mostra cupcake a forma di vagina e si becca l’accusa di essere transfobia e una shitstorm; per questo deve scusarsi.

Che dire? direi che Nenni con la sua celebre frase sui “puri più puri che epurano” aveva visto lungo.

PS

io mi sento donna aborigena transessuale disabile di colore oppressa e cultista di cthulhu, pertanto il mio livello di obbressione è di 120.495.698 unità SJW. Tutte le critiche provenienti da chiunque abbia un livello di obbressione minore verranno immancabilmente censurate come vili attacchi fascisti e offensivi.


  1. Alla fine si finirà a parlare di pisellomuniti e di patatinamunite per distinguere i sessi biologici e usare uomo e donna per indicare l’identità sessuale scelta. 
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Alcune riflessioni a margine della vicenda Montanelli

Stavo leggendo le varie polemiche sorte riguardo all’imbrattamento della statua di Montanelli da parte delle femministe del movimento “non una di meno”, qui sul post un riassunto della vicenda. Alcune riflessioni a margine.

Lo strabismo nel vedere le colpe

Montanelli ha sposato una ragazza di 12/14 anni, come riportato nel post, acquistandola dal padre, per avere rapporti la madre ha dovuto deinfibularla, e il suo comportamento era prassi sia dei soldati italiani, sia dei soldati autoctoni. Tutto ciò fa pensare che all’epoca, i matrimoni con ragazze di 12/14 anni fossero la prassi per l’etiopia. Ok lo sdegno verso montanelli ma due parole su genitori che vendono le figlie o sulla barbarie dell’infibulazione le vogliamo dire? Nelle polemiche successive si è parlato del comportamento dei soldati, dei gas e delle porcate del fascismo ma non degli argomenti sopra riportati. Perché? La risposta che mi do è che nella vicenda vedo lo stesso strabismo che vedo riguardo alla prostituzione delle immigrate; tantissime si stracciano le vesti perché bravi padri di famiglia cattolici e che votano salvini vanno con prostitute minorenni costrette a prostituirsi in strada ma non vedono che esiste una catena logistica che prende quelle ragazzine dalla nigeria per sbatterle in strada in italia, catena logistica che riesce a scavalcare le “reti di accoglienza” messe su in italia per aiutare i minori “migranti” (qui).
Ok deplorare il comportamento di acquistare come moglie una 12-enne, ma perché non si fiata su una civiltà, una cultura, che considera normale vendere come moglie una dodicenne.

lo sversare letame in testa come simbolo del progressismo

La solita, stupida, moda amerrigana importata in italia; anche in america ci son stati movimenti agguerriti che hanno chiesto di levare questa o quella statua perché “offensiva”. Certo prendersela con statue o con la storia celebrando veementi processi e pronunciando sentenze di condanna è una figata: ti permette di sentirti progressista, ti fa credere di essere un eroe in lotta contro il male ma poi ti lascia abbastanza tempo libero per andare agli apericena equosolidali di lotta. Non ti costringe a dover dormire all’addiaccio con il rischio di prendersi qualche schioppettata.
Peccato che se sversi troppo letame poi ottieni come risultato che parte del letame viene “reso al mittente” e che abitui la gente a sentire la puzza di merda. Molto dello sdoganamento del fascismo è conseguenza del vedere fascisti ovunque.

Il pensiero binario

Giudicare una persona è complesso, bianco puro e nero puro non son mai presenti, hai sempre una certa gradazione di grigio. E questo vale per tutte le persone siano esse persone comuni oppure grandi della storia. Se si comincia a ragionare che basta un solo puntino nero per trasformare un foglio bianco in un foglio completamente nero, allora non ci si stupisca poi che tutti siano neri. Macchie esistono ovunque, ed ancora di più se si misurano le azioni di personaggi storici con il metro di oggi. Per dire, con la sensibilità di oggi un Cesare, od un Napoleone o anche un Churchill sarebbero da considerare dei pazzi imperialisti. E’ sbagliato giudicare la storia passata con il metro di oggi.

Le azioni veicolano il messaggio

L’azione contro la statua di Montanelli è stata l’azione che è rimasta delle proteste dell’8 marzo. A malignare si potrebbe dire che il problema delle donne in italia siano le statue di montanelli… minchiatine in pratica. Un bel modo per “autosputtanare” le loro stesse proteste.

 

 

 

 

Cortocircuiti…

“A furia di fare a gara a fare gli obbressi salterà sempre fuori qualcuno più obbresso di te che stai opprimendo”.
Pseudo Nenni

Questo articolo de “il giornale” racconta un bel po’ di cortocircuiti legati al mondo LGBTQIXYZαβγℵℶ che stanno capitando. Cortocircuiti dovuti al fatto di voler accontentare le persone che pretendono che le loro pippe mentali vengano riconosciute.

Da notare come ad una considerazione, quella della Navratilova, si risponda non nel merito ma bollandola come transofoba e omofoba.

Io sinceramente non vedo cosa abbia detto di transfobico la Navratilova; che che se ne dica un transgender m2f ha, nel suo corredo cromosomico, il cromosoma Y. Biologicamente è un maschio, si è sviluppato come un maschio e del maschio ha molte caratteristiche fisiche come la muscolatura o la forma delle anche.  Può illudersi di essere donna ma la verità della presenza del cromosoma Y nel corredo genetico permane, e il farlo gareggiare in competizioni femminili gli permette di utilizzare una sorta di “doping naturale”.

Sorgente: Il tribunale delle trans alla lesbica Navratilova: “Non sei più dei nostri”

Il tribunale delle trans alla lesbica Navratilova: “Non sei più dei nostri”

Sono diventati un grattacapo legale, un caso giuridico, politico e sportivo. E la «vittima» più recente, sacrificata sull’altare delle pari opportunità, è in parte una di loro, nel senso è stata finora un simbolo della comunità Lgbtq.

Loro chi? Parliamo dei transgender, cioè coloro che sono passati da un genere all’altro senza essersi sottoposti a un intervento chirurgico (a differenza dei transessuali). Ma ecco i fatti: Martina Navratilova, 62 anni, tennista con 59 Grande Slam vinti alle spalle, lesbica (come si definisce lei stessa dal 1981) non sarà più ambasciatrice e consigliera della Athlete Ally, organizzazione che si batte contro l’esclusione di lesbiche, gay, bisex, trans e queer (Lgbtq) dallo sport. E la ragione per cui ha dovuto abbandonare il suo ruolo sono le considerazioni polemiche sulla partecipazione delle trans alle gare sportive che la campionessa ha affidato prima a Twitter e poi a un intervento scritto di suo pugno, sul Sunday Times, appena qualche giorno fa. «Non basta definirsi donna per competere con le donne. Devono esserci dei criteri. E avere un pene e competere come donna non può essere uno di questi», ha scritto e ribadito Navatrilova, che ha parlato di «imbroglio». Considerazioni sgradite. E ieri è arrivato il verdetto dell’associazione pro-gay, che ha bollato l’analisi della sportiva come «omofobica», anzi peggio «transfobica» e annunciato la sua destituzione. A rincarare la dose è tornata anche Rachel McKinnon, che a ottobre è diventata la prima trans campionessa del mondo nel ciclismo ai Mondiali Master di Los Angeles fra le polemiche, visto che la sua medaglia è stata contestata dalla numero tre Jen Wagner-Assali, che ha bollato come «ingiusta» la sua vittoria. «Sono frasi inquietanti, sconvolgenti e profondamente omofobiche», ha commentato la canadese a proposito delle considerazioni di Navratilova.

da notare come non si risponda nel merito, perché non si può rispondere nel merito, e si frigni di *-fobia facendo i capricci.

Qual è il nodo della questione? Dal 2016 il Cio (Comitato olimpico internazione) ha fissato nuove regole. Per poter competere nella categoria del genere a cui si è approdati, agli atleti trans non è più richiesta l’obbligatorità dell’intervento chirurgico (né i due anni di terapia ormonale di conversione). Ma ecco le differenze. I transgender che sono passati dal genere femminile a quello maschile possono gareggiare fra gli uomini senza prescrizioni, mentre le transgender, chi ha fatto cioè il passaggio da uomo a donna, devono dimostrare di avere un livello di testosterone inferiore a una soglia di 10 nanogrammi per litro. Basterà? La Navratilova non ne è convinta. Come non ne sono convinte molte attiviste laburiste nel Regno Unito. Perché la stessa questione, nei mesi scorsi, l’hanno posta proprio loro nei confronti del partito che ha aperto la strada alle transgender che non ha cambiato sesso per via chirurgica, ammettendole nelle liste solo donne. Una circostanza che ha mandato su tutte le furie le progressiste che si battono perché alle donne venga data maggiore rappresentanza. E proprio in questi giorni i tribunali britannici devono affrontare il caso della donna inglese che sui documenti si fa identificare come uomo ma ha messo al mondo una figlia con la fecondazione assistita e chiede però di essere riconosciuta come padre. (…)

Che bei cortocircuiti. Se io mi sento donna, posso entrare nei bagni delle donne, pretendere di partecipare alle quote rosa? Queste vicende mi ricordano tanto questo filmato dove il risultato dell’operazione “due più due”, fa quattro o ventidue a seconda della convenienza del momento; se si tratta di accontentare i capricci di un bambino e dei suoi, pessimi, genitori due più due fa ventidue però quando si tratta di soldi due più due torna a fare quattro.

Non si può arrivare a negare la realtà; come disse il tale: “sarà come dite voi, eppur si muove

PS

Gli antivax sono degli imbecilli fatti e finiti. Avessero polemizzato chiamando malatofobici quelli che gli contestavano, a quest’ora i contestatori starebbero a scusarsi tre volte al giorno della loro malatofobia e dire sempre di avere un amico “diversamente sano”.

Duck typing legale

Sul blog di Mattia si parlava della proposta di legge sull’agricoltura biologica e di come quella norma equiparasse l’agricoltura biodinamica a quella biologica. Per curiosità sono andato a vedere la norma:

Art. 1.

(Oggetto e finalità)

1.  (…)

2.  (…)

3. Ai fini della presente legge, il metodo di agricoltura biodinamica, che prevede l’uso di preparati biodinamici e specifici disciplinari, applicato nel rispetto delle disposizioni dei regolamenti dell’Unione europea in materia di agricoltura biologica, è equiparato al metodo di agricoltura biologica.

A quanto pare la polemica riguarda l’equiparazione dell’agricoltura biodinamica, agricoltura basata sulla pseudoscienza, all’agricoltura biologica; sentendo la polemica mi sembrava che il parlamento volesse legiferare un qualcosa di analogo al voler stabilire per legge la validità dell’omeopatia, una gran puttanata. In realtà si tratta solo di un “duck typing” legale.

Il termine “duck typing” prende il nome da una tecnica della programmazione ad oggetti, che terra terra è l’applicazione del duck test inventato dal poeta J. W. Riley : “Se sembra un’anatra, nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, allora probabilmente è un’anatra.

La norma infatti dice: se la produzione di “agricoltura biodinamica” rispetta le norme e i regolamenti in materia di agricoltura biologica allora è agricoltura biologica. Cosa banale e scontata ma che consente di vendere ai gonzi che credono ai mirabolanti poteri dell’agricoltura biodinamica un riconoscimento “scontato” che in realtà non esiste.

Si può discutere se usare le leggi per far credere che l'”agricoltura biodinamica” funzioni e sia riconosciuta sia opportuno o no però quella legge non equipara in toto l’agricoltura biodinamica con quella “tradizionale biologica”, è solo uno specchietto per allodole per chi è convinto che invocare il grande Cthulhu mentre si semina porti ad un raccolto “da sogno”.

 

Malleus razzistificarum

Quanto alla questione razzismo, una volta mi è capitato di essere abbordata per strada da un negro. Preciso che non sono sempre stata vecchia brutta e grassa, e sono stata instancabilmente abbordata per strada e in ogni altro luogo più o meno dai tredici ai cinquant’anni; naturalmente non mi sono mai sognata di rispondere a un abbordaggio. Però quella volta lì il motivo per cui non gliel’ho data seduta stante è che sono razzista.
[da un commento al blog]

Qualcuno ha preso talmente tanto a cuore la questione Salvini = Razzismo da specializzarsi, come già i cacciatori di streghe nel medioevo, nel trovare ogni minimo segno di razzismo e denunciarlo, con altissime grida di sdegno, al mondo.

Mi riferisco in particolare alle polemiche per l’immagine pubblicitaria dell’acqua uliveto; la uliveto ha pubblicato una immagine, per celebrare le pallavoliste della nazionale ove non compaiono le atlete di colore; due mancano perché hanno usato una foto di repertorio e una è stata coperta dalla bottiglia, bottiglia che copre anche una giocatrice bianca.

Una pubblicità “poco accurata” che è stata interpretata dai SJW come un tentativo di pubblicizzare l'”acqua” ariana e non disturbare i razzisti italiani con l’immagine di atlete di colore che indossano la maglia azzurra. Messa in giro la voce, naturalmente nei social i SJW si son scatenati con messaggi di indignazione ove urlavano lo sdegno, parlavano di boicottaggi1 e di pubblicità razzista fatta per carpire le simpatie dei leghisti. I messaggi su twitter erano una sequenza, oserei dire patologica, di processi alle intenzioni, dietrologia e non sequitur.

Addirittura qualcheduno, di sinistra talvolta anche area LeU – PaP, che, con molto buon senso, scriveva che tali polemiche erano un bellissimo assist per Salvini, per poter dare dei “paranoici” e degli “invasati” a chi lo criticava, veniva zittito e attaccato neanche fosse il presidente del “mario borghezio fans club”.

Il bello è che dei molti casi di razzismo denunciati ultimamente nei giornali poi, alla verifica dei fatti, si son rivelati non esser fondati:

  • Nel caso della aspirante cameriera rifiutata veneziana “perché negra”, ci son fortissimi dubbi sull’attendibilità del racconto.
  • Nel caso del flexibus di trento, il caso razzismo si è sgonfiato allo stesso modo dell’aggressione al bancomat di sassari; le telecamere hanno mostrato la verità
  • Nel caso di Riace stanno iniziando a venir fuori un paio di “ombre” e la narrazione: supergombloddo di Salvini sta iniziando a scricchiolare.

E qual’è l’effetto di tante accuse infondate? Le conseguenze principali sono due: la prima è che molti possono sostenere “in italia c’è una tale emergenza razzismo che i casi di razzismo bisogna inventarseli di sana pianta”, e la seconda è che magari un caso “vero” di razzismo potrà facilmente essere bollato come “le solite esagerazioni/cosa ci si è inventati stavolta”.

Purtroppo molti son talmente convinti della narrazione “ritorno del nazismo” da cercare qualsiasi cosa possa far sembrare che abbiano ragione; aspettiamoci settimane di polemiche basate sul niente con argomenti pretestuosi al massimo2, polemiche che paradossalmente favoriranno i veri razzisti visto che potranno facilmente sostenere: “le solite esagerazioni” anche nei casi reali e fondati. Più o meno lo stesso delirio capitato con il metoo che da movimento che carpiva simpatie è passato a gruppo di fanatiche invasate che vedono il patriarcato in ogni dove.

E Salvini ringrazia per il tanto marketing gratuito.

 


  1. A me hanno fatto pensare ad un astemio che annuncia, in pompa magna, il boicottaggio del cannonau e del vermentino. 
  2. Negli scacchi i bianchi muovono sempre per primi, se non è razzismo questo… 

Ha stato solo Toninelli?

Adesso nei social ci son le “profonde discussioni” fra gli espertissimi di ingegneria civile, materia tornata ai fasti del periodo immediatamente dopo l’attentato delle twin towers. E ovviamente son partite le ovvie perculate di chi credendosi un guru spara stronzate a nastro.

C’è però un altro gruppo di esperti che, come i guru delle strutture, spara stronzate a nastro. Gli esperti di procedura amministrativa, che capiscono di come funziona la macchina dello stato tanto quanto di grandi strutture.

Prima considerazione: chi deve controllare non è il ministro in persona ma la struttura amministrativa, il ministero. Il ministro, secondo la legge Bassanini, ha il compito di dare le direttive politiche al ministero, ma chi deve, praticamente, fare è la struttura amministrativa del ministero non la parte politica. Ergo chi aveva il compito di vigilare è il dipartimento per le infrastrutture almeno secondo l’organigramma del ministero, non il ministro. Il che vuol dire, terra terra, che i primi a risponderne saranno i dirigenti preposti al controllo ed alla vigilanza sulle infrastrutture, non il ministro. Anzi il coinvolgerlo nella responsabilità sarebbe un abuso bello e buono. E’ giusto chiamare a rispondere il ministro degli atti, politici, di sua competenza non è giusto chiamarlo a rispondere degli atti amministrativi non di sua pertinenza. La verifica del ponte è un atto amministrativo e degli atti amministrativi ne risponde chi firma ovvero i dirigenti del ministero.

Seconda considerazione: l’incidente non è colpa diretta di una singola disattenzione del ministro, come potrebbe essere ad esempio il dimenticarsi un fornello accesso e scatenare un incendio, ma credo abbia avuto tante cause protratte nel tempo, tante scelte sbagliate e non solo una singola scelta puntuale. E visto che Toninelli è in carica da quattro mesi, ciò significa che una buona parte di responsabilità l’ha anche il ministro precedente, Del Rio. Terra terra molte delle secchiate di guano che adesso tanti lanciano con entusiasmo contro il ventilatore, torneranno, con gli interessi, indietro. Poi hai voglia di sgolarti per far capire come mai Toninelli debba essere responsabile di qualsiasi cosa sia fatta al ministero, compreso un usciere che parcheggia in divieto di sosta, e Del Rio invece non debba rispondere di quello che fanno gli alti dirigenti del ministero dei trasporti.

Fare politica attaccando l’avversario su tutto è la cosa più facile del mondo, perché maschera benissimo tutte le magagne della tua parte politica, però alla lunga si rivela essere una scelta suicida soprattutto se attacchi su colpe che sono anche tue e che ti può facilmente rinfacciare. Rinforzare l’amica TINA del governo non è una azione accorta se prevedi di voler subentrare.

Brizzi: archiviato perché il fatto non sussiste.

Alcune riflessioni a margine:

  1. il silenzio di chi lo dava come colpevole certo con sentenza passata in giudicato.
  2. il silenzio, sui social, delle suffraggette del neofemminismo italiano e del #metoo: la presidenta, silver woman e claque associata.
  3. il solito invocare il gombloddo del patriarcato per “insabbiare” anche questo caso e i morti di figa che lo sposano pateticamente e  acriticamente.
  4. le supercazzole per dare la colpa alla prescrizione, alla legge che chiede di denunciare entro sei mesi, allo stato psichico delle vittime ed ai giudici cattivi che non credono sulla parola alle vittime.
  5. Il fatto quotidiano che scrive, come nel caso della sentenza della corte di cassazione sull’aggravante per ubriachezza, un articolo equilibrato O_O.
  6. L’aver condiviso il commento di Adinolfi sulla vicenda O_O.

In Terris Inferos – MenteCritica

La terza è che non capisco perché l’intellighenzia italiana insista sulla valenza e sulla continuità del soccorso in mare. Se, come viene affermato, la migrazione è un fenomeno indotto da guerra, carestia, condizioni di estrema indigenza, la posizione da sostenere dovrebbe essere che queste persone andrebbero prelevate direttamente in loco e trasferite con un ponte aereo navale in Europa in tutta sicurezza. Non capisco perché un migrante, per essere degno della considerazione dei nostri intellettuali, debba sottoporsi al percorso penitenziale che comporta la traversata del deserto, la prigionia, la tortura, l’imbarco e la successiva salvazione.
Quella del ponte umanitario sicuro sarebbe una posizione politica magari non popolare, ma perfettamente lecita. Si abbia il coraggio di assumerla e la si sostenga negli ambienti giusti piuttosto che discettare di corpi, indossare il mantello da samaritano e scrivere articolesse sui quotidiani.

Sorgente: In Terris Inferos – MenteCritica

Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Sorgente: Miss America dice addio alla sfilata in costume nell’epoca del #MeToo – Moda – D.it Repubblica

Nella prossima edizione di Miss America non ci sarà la tradizionale sfilata delle concorrenti in costume da bagno. Una scelta dettata dall’onda lunga del movimento #MeToo che si promette di cambiare strutturalmente il concorso per eleggere la reginetta degli Stati Uniti.

Non chiamatelo concorso di bellezza. Miss America dice addio alla sfilata delle sue concorrenti in costume da bagno e abbraccia la rivoluzione dell’empowerment femminile iniziata con il movimento #MeToo a seguito dello scandalo Weinstein nell’ottobre 2017.

Non è un concorso di bellezza e quindi su cosa si baserà la scelta della rappresentante delle donne americane? Chi dovrà sceglierla? Imho diventerà un noioso festival del politically correct dove si ripeterà a iosa la storia che bisogna apprezzare le donne per il loro cervello e non per il corpo e bla bla bla bla…
Cioè io le interviste alle future miss italia le trovo penose, è un concorso di bellezza, chiedere ad una aspirante reginetta cosa sia un integrale è assurdo come il pretendere che per passare analisi 1 si debba avere almeno una quarta naturale.

“Non giudicheremo l’aspetto esteriore, vogliamo che più donne possibile sappiano di essere le benvenute in questa organizzazione”, ha detto ai microfoni di “Good Morning America”, celebre trasmissione di casa ABC, Gretchen Carlson, presidente di The Miss America Organization. (…)

Ipocrisia? Tutt’altro. Quello che Carlson sta cercando di fare è trasformare il concorso di bellezza nato nel 1921 ad Atlantic City con una sfilata in costume da bagno, in un concorso per eleggere la rappresentante delle donne americane a prescindere dall’aspetto esteriore. E dunque “più spazio ai loro talenti, alle loro intelligenze e alle loro idee”. (…)

Allora non chiamatelo concorso di bellezza.

Un cambiamento che però potrebbe trovare il primo grande ostacolo nell’organizzazione stessa del concorso. Miss America infatti è l’atto finale dei vari concorsi che eleggono le Miss nei singoli stati e non è detto che a livello locale la rivoluzione venga appoggiata. Si può dunque rischiare il paradosso di dover eleggere su criteri non estetici delle reginette di bellezza chiamate a sfoggiare talenti e idee che magari non hanno.
Senza dubbio la strada è lunga ma quel che è certo è che qualcosa si sta muovendo nella macchina della Miss America Organization: da quando Gretchen Carlson è stata nominata presidente nel gennaio 2018, anche come reazione ai commenti misogini dell’ex direttore esecutivo Sam Haskell, le quote rosa sono decisamente aumentate visto che ben sette dei nove membri del board sono donne. (…)

A numeri invertiti probabilmente starebbero ad urlare al maschilismo ed al patriarcato oppressore dall’alaska al golfo del messico.

Ma chi comanda, in uno spettacolo televisivo, è l’audience e dunque negli anni ’90 l’Organization ha indetto un sondaggio tra i telespettatori per far decidere loro se mantenere o meno quella parte dello spettacolo. Il risultato? Nel 1995 i due terzi hanno votato per conservarlo all’interno del concorso.
Oggi, che la loro opinione in merito sia cambiata o meno, dovranno mettersi il cuore in pace: Miss America non è un concorso di bellezza.

Se riescono a trovare finanziamenti e sponsor buon per loro. Poi se i telespettatori scappano, perché invece di un concorso di bellezza si trovano una via di mezzo fra un dibattito stile cineforum anni ’70 e una lezione di diego fusaro, e dietro di loro gli sponsor almeno non abbiano il cattivo gusto di dar la colpa al patriarcato delle conseguenze delle loro stronzate.

Piaccia o no i concorsi di bellezza son per vedere gente “bella”, son sfilate di manzi e di manze. Certi comportamenti mi sembrano ingenui. Cioè non è che se levi le playmate da playboy e ci piazzi un paio di vecchie carampane a discettare di filosofia teoretica, trasformi i lettori di playboy in coltissimi filosofi, molto più probabilmente farai chiudere quella testata.

La gente compra quello che vuole comprare, non quello che tu vorresti comprasse. E se non riesci a capirlo sei una pippa di commerciale indipendentemente dal tuo sesso.