Fake nius

Ennesima fake news; esce una bufala e giornalisti e politici ci cascano con entrambi i piedi, scatenando le solite shitstom e le solite vagonate di indignazione sui social1

Il comune Codroipo non vieta i bambolotti di pelle scura in asilo

Sorgente: Il comune Codroipo non vieta i bambolotti di pelle scura in asilo – Il Blog di David Puente

Che dire? un minimo di autocritica da parte dei giornalisti per aver sparato notizie senza verifica ma solo perché “facevano il botto” sarebbe gradita. Sinceramente se devo leggere “la storia che indigna il uebbe’” vado gratis sui social mica pago un giornale.

Da notare anche il solito vizietto di non ammettere di aver detto/fatto una stronzata ma tentare di cambiare le carte in tavola; sempre dal blog di puente:

Da segnalare Repubblica che dal titolo “Udine, il regolamento mette al bando i bambolotti con la pelle scura dall’asilo nido” è passato ad un più morbido “Udine, il Comune cancella dagli asili i riferimenti “a culture diverse”: al bando anche i bambolotti con la pelle scura“

L’indignazione vende bene ma se da giornalista si passa a venditore di indignazione a 3€/kg, poi non ci si scandalizzi se, quando si preferisce indignazione di un’altra marca, gli affari calano.

Più che cani da guardia del potere mi sembrano fessi pronti ad abboccare ad ogni “bocconcino” che sembra appetibile. Chi è causa del suo mal.

PS
Questa è la lista completa degli allocchi, sempre secondo il blog di puente

Ecco altri titoli di altre testate e siti di informazione che hanno riportato erroneamente la storia:

“Udine, il comune di Codroipo mette al bando le bambole con la pelle scura dall’asilo nido” (Fanpage)
“Assurdo, bambole dalla pelle nera bandite al nido di Codroipo” (Wired)
“A Codroipo (Udine) il comune mette al bando i bambolotti con la pelle nera negli asili” (Il Fatto)
“Codroipo, Comune vieta bambolotti di colore all’asilo” (Vvox)
“Codroipo, bambolotti con la pelle scura vietati all’asilo” (Gazzettino)
“Negli asili di Codroipo vietati bambolotti di colore: cancellati riferimenti a culture diverse” (Dire)
“Codroipo, bambolotti con la pelle scura vietati all’asilo” (Leggo)
“Udine, il comune di Codroipo dice no ai bambolotti di pelle scura negli asili” (Affaritaliani)
“Udine, Comune del centrodestra mette al bando dallʼasilo i bambolotti con la pelle nera” (TGCom24)

 


  1. Mi sa che il buon zio Albert dovrà aggiornare la sua lista delle cose infinite con un altra sicuramente infinita. 
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Se è nel bicchiere di una betoniera non è stupro

Se è nel bicchiere di una betoniera non è stupro.
La cassazione assolve Pierguidalberto dall’accusa di aver stuprato Pamelindanna perché fare sesso nel bicchiere di una betoniera non è stupro.

Stavo leggendo la storia di quanto capitato in irlanda riguardo ad un accusato di stupro assolto perché la presunta vittima indossava un perizoma sexi.

Devo dire che già di prima battuta la notizia mi è sembrata una notizia demenziale sulla falsariga delle sentenze “pro stupro” della cassazione generate da colossali, in buona o mala fede, fraintendimenti. Qui un esempio. Dubbi venuti anche a Butac. Come giustamente scrive, per fugare i dubbi l’unico è leggere la sentenza; fare analisi su titoli dei giornali e su reazioni indignate, è fuorviante al massimo.

Oramai il pattern della notizia per scatenare scandalo a comando è semplice:

  1. X è inquisito per stupro
  2. viene scritto che X viene assolto per il motivo Y, con Y comportamento “innocente” della presunta vittima. [Quando in realtà magari il motivo è Z che poco c’entra con Y]
  3. Un sacco di indignat* protestano contro la decisione dei giudici, magari tirando fuori tutto il piagnisteo pseudofemminista, dalle quote rosa alla cultura patriarcale passando per il femminicidio.

Sconfortante vedere quanti cervelli da criceto puntualmente ci cascano, buffo notare che spesso chi ci casca con entrambi i piedi è il primo a protestare contro le “fache nius”.


A margine:

Spiace dirlo ma, terra terra, un processo per stupro è un processo ove una corte deve decidere a posteriori se è più plausibile la tesi uno

il rapporto era consenziente

oppure la tesi due

il rapporto non era consenziente

E per farlo bisogna indagare sui comportamenti dei due per capire quale delle due tesi sia più plausibile; l’avvocato dell’uno deve trovare le prove a favore della tesi 1 quello dell’altro a favore della tesi 2. E non è raro che vengano “esposte le mutande in piazza”. Ma questo molti cervelli da criceto non lo capiscono; pensano che il non credere ciecamente alla presunta vittima, anche quando la testimonianza fa acqua da tutte le parti, sia victim blaming.

il razzismo spiega la crisi dei media

A quanto pare le notizie su quanto siano razzisti gli italiani vanno per mode; in estate, a seguito del grave comportamento di Traini, andavano di moda le aggressioni poi, dopo che quella al bancomat a Sassari e l’uovo in faccia, si son rivelate la prima una bufala e la seconda una “goliardata”, le polemiche si son sgonfiate e molti indignati hanno taciuto imbarazzati.

Stessa cosa per le cameriere rifiutate, prima a venezia poi a tempio pausania. Vicende accantonate per le incongruenze del racconto nel primo caso e l’alluvione in Sardegna nel secondo.

Adesso la nuova moda è il cambio di posto nel bus, prima un caso a trento, anche esso poi rivelatosi una bufala e ora questo racconto,. Per amor di cronaca ci sarebbe anche quanto capitato nel volo ryanair ma  non si tratta di cittadini italiani.

Da notare che negli ultimi casi le fonti dei racconti sono stati post su facebook; post che, almeno in due casi, venezia e trento, si son rivelati essere bufale, e anche sull’ultimo racconto ho qualche dubbio.

Da notare come i fatti gravi di razzismo si stiano via via annacquando; una aggressione è un fatto grave, che qualcuno non voglia sedersi vicino a te in treno invece lo vedo, rispetto ad una aggressione, come un fatto molto meno grave.

Quindi mi chiedo quale sia l’utilità di far da gran cassa a tante storielle su FB solo perché aiutano a sostenere la propria tesi: “italia 2018 = germania 1935”, far sì che a furia di gridare “al lupo”, nessuno creda più ai lupi?

Beh signori se state tirando in maniera forsennata la volata a Salvini poi non scandalizzatevi se arriva primo al traguardo…

PS

A margine, io mi pongo una domanda: perché devo pagare il giornale per leggere cose che posso, legittimamente, trovare gratis su FB? Qual’è il valore aggiunto che fornisce il giornale alla storiella che gira su FB? Non è che più di “italiani zoticoni” il motivo della crisi è “giornali inutili”?

 

 

 

Creare razzismo how to /13

Se benzina a piene mani spargi, lamentarsi dell’incendio stupido è. (maestro Yoda)

A quanto pare la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro si è rivelato essere una bufala; qui Butac e qui Puente, che non son di certo diffamatori prezzolati al soldo di Salvini e Di Maio.

Ho notato che l’articolo che avevo citato nel post creare razzismo how to 12 è stato modificato; onor del vero va detto che è stato scritto in coda all’articolo che lo stesso è stato aggiornato due giorni dopo la pubblicazione.

Interessante un confronto fra la vecchia recuperata grazie a web archive e la nuova versione

la vecchia :

Venezia, respinta al colloquio di lavoro: «Non vogliono persone di colore». Brugnaro: «Un cretino»

La denuncia su Facebook di una ragazza di origini haitiane: «Quando il titolare del ristorante ha visto che ero nera se n’è andato lasciandomi basita. Io sono italiana». Brugnaro: «Le chiedo scusa a nome della città»

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.
Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

e la nuova:

Judith a colloquio con La Mantia, ma il web non crede al suo racconto. Lei: «Non ho inventato nulla»

La denuncia su Facebook della ragazza di origini haitiane criticata dal web: «Denuncia generica, è in cerca di visibilità». E lei, intanto, incontra il famoso chef

VENEZIA Un racconto che per tanti inizia a «scricchiolare» e una seconda chance al lavoro. Sono giornate intense quelle che sta vivendo Judith Romanello che sul web, giusto tre giorni fa, aveva denunciato un grave episodio di razzismo. « Qualche giorno fa Judith racconta di essersi recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante «ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum». Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Confrontando le due versioni cosa si nota?

  • Son spariti i suoi riferimenti all’essere di origini haitiane, di esser stata adottata e che le piaccia la pallacanestro.
  • Il nuovo titolo è in forma dubitativa ed apra con il colloquio della ragazza con il famoso chef, quasi che l’apertura del titolo sminuisca il seguito “il web non crede al suo racconto”.
  • Da notare nel titolo anche il gioco del “sandwitch”: Notizia positiva per lei: a colloquio con La Mantia, notizia negativa: “il web non crede”, notizia positiva: “io non ho inventato nulla”
  • Sono spariti, nel titolo, anche i riferimenti alle dichiarazioni del sindaco di Venezia, son riportate solo nel corpo dell’articolo, perché?

Cosa si può dedurre dai cambiamenti? che non è stata scelta la via dell’articolo “smentita”; un ci siamo sbagliati a pubblicare una storia non verificata ma si è cercato di mettere una pezza cambiando, in maniera sostanziale, l’articolo. Mi sembra un comportamento poco professionale. Alla fine le fake news tutti le fanno e tutti se le rinfacciano vicendevolmente,

Interessante anche il paragrafo aggiunto alla fine della nuova versione dell’articolo

Gli attacchi del web e la difesa
Ma ora la vicenda, per tanti, inizia a «puzzare»: dal popolo del web piovono le critiche e si diffonde il sospetto che la bella ragazza sia in cerca di popolarità. Fra i primi a prendere posizione la giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli che punta il dito sul racconto nebuloso di Judith. «Dice di aver perso tutti i contatti telefonici, di non ricordare il nome di chi le ha fatto il colloquio – sbotta su Facebook – ma nessuno le ha chiesto nulla prima di farla diventare un caso nazionale?». Ma la stessa Judith rimanda al mittente ogni accusa: «Non mi sono inventata nulla, è tutto vero». Nel frattempo, per lei, proprio ieri, si è aperta una nuova occasione lavorativa: lo chef Filippo La Mantia, che ha aperto un nuovo ristorante, l’ha incontrata nel pomeriggio per un colloquio.

Vabbe’ che la Lucarelli è una garanzia di webtrollata mentre citare Butac (Michelangelo Coltelli) o qualche altro sbufalatore con un minimo di autorevolezza in più di Selvaggia non avrebbe deposto a favore della tesi “storia vera”.

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio: perché? Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Temo che la risposta sarà la due, e, cosa peggiore che la rabbia che prova è anche, a mio avviso, giustificata. Un’altra persona che, magari era pro accoglienza e contro il razzismo ma che, diventando vittima del razzismo B->A non nasconderà simpatie verso il razzismo A->B.

Ecco spiegato con un esempio concreto il perché i partiti “xenofobi” e “razzisti” hanno successo, non son altro che la reazione a partiti che, a parole, si dicono antirazzisti e antixenofobi ma che in realtà sono altrettanto razzisti e xenofobi, ma B->A invece che A->B.

Una cosa che molti non capiscono, soprattutto nei media, è che i razzismi si sommano in valore assoluto, non algebricamente, tirar fuori razzismo B->A per curare quello A->B, non solo non funziona ma anzi innesca una spirale perversa che porta all’aumento di entrambi i razzismi.

Creare razzismo how to /12

Stavo leggendo la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro perché nera. Devo dire che la vicenda mi è puzzata alquanto, ha tutte le caratteristiche della fake news e i giornali, visto che è funzionare alla storiella “italiani razzisti, migranti buoni” ci son cascati con entrambi i piedi. Non so se sia per malafede o semplice e banale dabbenaggine.

Quello che a me ha dato da pensare, sentendo il  titolo, è stata la plateale idiozia di chi ha fatto il colloquio di lavoro; ad un colloquio non è un obbligo far seguire una assunzione e non è un obbligo dover motivare perché la persona è stata scartata. Quella frase sarebbe solo idiozia gratuita, e dubito che il gestore di un ristorante sia così platealmente imbecille.

Leggiamo comunque criticamente la notizia (grassetti miei).

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.

E cosa c’entra? l’attacco sembra scritto per carpire la simpatia e portarla verso la ragazza.

Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Discriminazioni
Nonostante non sia la prima volta che Judith, come molti altri, viene discriminata per il colore della sua pelle, l’amarezza è stata tanta. «Io sono italiana e so che non tutti gli italiani sono così. Mi chiedo: 2018 c’è ancora questa lotta tra neri e bianchi? È una cosa che fa schifo – dice -. Io non voglio fare la vittima con questo video ma solo far riflettere, stiamo tornando indietro». Judith non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie. «C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. A questa ragazza mi sento di dire di stare tranquilla che un buon lavoro presso i ristoranti di Venezia lo troverà sicuramente perché l’importante è sorridere, essere professionali e cortesi. Per il resto, si cresce insieme al locale. Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Ci sono un sacco di cose che non tornano:

Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento (…) non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie

la ragazza legge un annuncio in cui si cerca personale e non chiede il nome del locale, o se lo chiede non le viene detto. Molto strano. Non sarebbe la prima volta che si usa un “annuncio civetta” per attrarre ragazze. Qui una banale ricerchina su google. Un locale serio non si comporta in questo modo. Ho una amica che sta cercando personale nella ristorazione. La prassi che segue è: contatto telefonico, invio via email del CV, con foto del potenziale candidato e, nel caso, colloquio presso il ristorante o l’ufficio del commercialista. Non colloqui alla “cieca” in strada.
Il tizio non le chiede il CV via email, fissa subito un appuntamento, non nel locale ma in un luogo pubblico. Sarò malfidente ma la questione avrebbe dovuto far scattare qualche “allarme” sulla serietà della persona contattata nella testolina della tizia. Per fortuna il tizio si è limitato ad insultarla; poteva finire peggio.

«Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Arriva, si presenta e il tizio la insulta e scappa. Il rasoio di Occam direbbe uno scherzo di pessimo gusto, spiacevole ma è una cosa che capita abbastanza spesso anche a ragazze bianche. Perché in questo caso, e solo in questo caso parte l’indignazione a mille e negli altri casi neppure se ne parla nella cronaca locale?

«C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. (…) Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

Puro, purissimo buon senso. Ha dovuto fare il diplomatico però ha fornito un parere sensato e corretto.

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Pezza molto, ma molto, peggio del buco. Dubito che il sindaco si sdegni così tanto per qualche altra inc*ata tirata dai suoi concittadini. Perché in questo caso paga politicamente lo spararsi pose antirazziste. Perché per judith dichiarazioni roboanti e per filomena no?

Per questi motivi penso che la notizia, se vera, sia stata data male o sia una fake news; non c’è modo di risalire al colpevole, se vero c’è solo un annuncio ed un numero di telefono privato su subito, se falso la ragazza rischia grosso se lancia accuse indimostrabili. i SJW su twitter chiedevano il nome del ristorante per invocare la vendetta divina sul proprietario; se malauguratamente parte una accusa “non dimostrabile” si rischia di trovarsi a pagare colossali risarcimenti per “calunnia”.

Strano che questi dubbi non siano venuti al giornalista. Quello che mi fa ridere è che da una parte i giornalisti si pongono come i paladini della verità contro le fake news che impestano il web e dall’altra parte rilanciano acriticamente qualsiasi storiella possa colpire i potenziali lettori senza fermarsi cinque minuti a rifletterci sopra o magari cercare qualche altro riscontro.

Fare i paladini della verità spacciando fake news non è che sia l’ideale per dimostrare credibilità e professionalità.

 

 

 

fake news

Ricordate le infinite polemiche sulle fake news; la santa crociata lanciata dalla politica contro di loro, gli “sbufalatori” di professione, la boldrini e l’hashtag #bastabufale?

Ieri, dopo i primi lanci di agenzia e i primi articoli su questa sentenza della cassazione, è partita la gara a chi spargesse più indignazione e mostrasse solidarietà, imho molto, ma molto pelosa, verso le donne.

Era tutto un fiorire di messaggi indignati, messaggi o basati solo sul titolo dell’articolo e non sul suo contenuto, e di messaggi che prendevano quel titolo come pretesto per le solite lagne sulla “rape culture”.

Adesso che il classico webete analfabeta funzionale faccia polemiche su di un titolo che a malapena capisce me lo aspetto e lo trovo anche abbastanza scontato. Che lo faccia uno che si reputa progressista colto ed intelligente invece lo trovo abbastanza penoso, soprattutto quando, dopo la smentita e le precisazioni su cosa avesse realmente stabilito la cassazione, cerca di svicolare tirando fuori cose che non c’entrano poco o niente come la condizione femminile in italia e la cultura dello stupro.

Poi che lo faccia un politico invece lo trovo estremamente grave; anche perché trovo sia abbastanza ipocrita lamentarsi dell’ignoranza e del fatto che i politici della parte avversa preferiscano urlare  per stuzzicare la pancia della gggente arrivando anche ad ignorare la realtà, per poi comportarsi esattamente allo stesso modo ovvero urlando per soddisfare l’indignazione montante e farsi vedere bravi bravi a capo delle proteste.

La notizia sulla sentenza della cassazione era una buona bufala; un 90% di verità e un 10% di omissioni che hanno spinto molti a fraintendere ed a leggere non quello che era scritto, realmente, nell’articolo ma quello che si voleva  che si leggesse e capisse.

che conclusioni si possono trarre dalla vicenda:

  • che per manipolare non servono balle clamorose: “nei vaccini trovato uranio, plutonio, dilitio, feti di klingon e midi-chlorian del lato oscuro”, basta una verità leggermente alterata: “i vaccini contengono DHMO“.
  • Che se la balla è funzionale molti ci cascano perché ci vogliono cascare e “sospendono l’incredulità” accodandosi alla massa invece di esercitare il pensiero critico.
  • Che certi media da una parte fanno fuoco e fiamme contro le fake news a sfavore ma d’altra parte non hanno alcuna remora a fabbricarne loro se funzionali ai loro scopi, che potrebbe anche essere un pugno di click in più.

la macchina del fango…

Hanno nominato i nuovi presidenti ed è partita di nuovo la macchina del fango.

Stavo leggendo questa notizia di Repubblica

Premessa: ogni ufficio politico, sindaco, assessore regionale, parlamentare, ministro ha a disposizione uno staff di supporto i cui membri vengono scelti a discrezione del politico. La durata di tali membri è legata alla durata dell’ufficio di gabinetto del politico di riferimento. Quando il politico molla il suo ufficio di gabinetto cessa di funzionare e tutto il personale torna a casa. Questo perché per la delicatezza di tali ruoli è essenziale ci debbano essere persone di stretta fiducia del politico. Faccio notare come, nonostante sia vero quanto scrive repubblica, nessun magistrato ha aperto un fascicolo sulla vicenda, fascicolo che nel caso si fosse cercato di taroccare gli esiti di una selezione, sarebbe stato sacrosanto aprire. Ciò significa che quanto fatto per quanto poco opportuno non è illegale.

Vediamo la notizia

Era il 2005. Maria Elisabetta Alberti Casellati, fedelissima del Cavaliere, si trovò a ricoprire la carica di sottosegretario al Ministero della Salute, guidato all’epoca dal “tecnico” Girolamo Sirchia.

Appena insediata, non perse tempo e piazzò a capo della segreteria del dicastero la figlia Ludovica. Inevitabili, piovvero sulla sua testa le accuse di familismo e clientelismo. Proprio a lei, esponente di un governo a guida Berlusconi, il premier dell'”Italia Azienda” che aveva giurato di fare piazza pulita della vecchia politica e dei suoi metodi.

Casellati non restò in silenzio. O meglio, fu la figlia Ludovica a rispondere a chi la accusava di aver sorpassato a destra (sic) tutti gli altri possibili e meritevoli candidati grazie al cuore della mamma che aveva fatto in modo che il suo curriculum finisse in pole position. Raccontando a mezzo stampa di averci messo 10 anni a liberarsi dell’etichetta “figlia di” e di essersi guadagnata l’assunzione sul campo, grazie a una professionalità nota solo a chi la conosceva davvero. Davvero pochi, quanto meno nella sanità, dove il suo nome non perveniva nelle ricerche incrociate seguite alla polemica. Lo “skill” nella Salute di Ludovica, proprio un segreto custodito gelosamente, difficilmente intuibile dalla precedente carriera manageriale trascorsa in Publitalia, la concessionaria Mediaset per la pubblicità.

Faccio notare come la scelta delle parole porti a pensare alla solita accozzata, senza alcune competenza, fatta assumere nel posto pubblico, usato, come al solito come bene privato dai politici; e questo fa notare come i giudizi su una vicenda spesso dipendano da come tale vicenda viene presentata.

Tanto per mettere i puntini sulle i

  • Il capo della segreteria di un ministro si occupa di organizzare le attività del ministro, visite, discorsi, altre attività istituzionali. Non ha alcun compito amministrativo, per quello esiste la struttura amministrativa del ministero, e neppure di consulenza visto che il ministro può chiamare consulenti specifici su questo o quello. Ergo la competenza nelle attività del ministero per quanto gradita non è richiesta.
  • Il capo della segreteria viene scelto ad arbitrio dal ministro e risponde solo a lui del suo operato.
  • Per esperienza tali posti rientrano nei “manuali cencelli”, ovvero vengono usati come merce di scambio o per saldare alleanze: il fedelissimo del ministro Tizio dirige la segreteria del ministro Caio e viceversa. Solita banale politica.

Quel vizio è comune a tutti i partiti politici; tanto per fare qualche esempio qui un articolo che parla di Michele Emilano e della nomina, legittima, della sua compagna come portavoce, qui invece si parla dei grillini.

Mi verrebbe da dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Notare comunque come dei fatti, veri e senza alcuna rilevanza penale ma, paradossalmente, anche comprensibili e giustificabili, vengano presentati in una maniera facilmente fraintendibile.

Buffo che spesso chi compie simili giochetti è lo stesso che si lamenta delle fake news e della macchina del fango…

Una variazione significa poco

Su FB un mio contatto ha condiviso il seguente messaggio:

Furti, omicidi e rapine diminuiti in media del 21 per cento nel 2017, dati Viminale. Delitti in famiglia aumentati del 200%, vittime in maggioranza donne uccise da compagni o ex. Per aumentare la #sicurezza chi bisogna espellere, i migranti o i mariti?
Fonte: https://twitter.com/LiaCeli/status/973184268603154433

l’ho trovato molto interessante perché mostra un paio di tecniche dialettiche per contraffare l’informazione. La prima è il dare solo informazioni sulla variazione di una grandezza ma non sul valore assoluto che essa assume. E’ un comportamento malizioso perché il dare la sola variazione di una quantità generalmente non fornisce alcuna informazione sul valore assoluto di tale quantità, come fa intendere benissimo questa battuta: “questo mese son riuscito a triplicare il mio giro d’affari; il mese scorso ero riuscito a vendere due aspirapolveri, questo mese sono arrivato a sei.”. Un aumento delle vendite da 2 a 6 è, realmente, un aumento del 200% delle vendite, però non penso che a qualcuno venga in mente di investire cifre folli per acquistare quel portafoglio clienti.

Parlando in termini più matematici, il sapere come varia una quantità nel tempo purtroppo non fornisce alcuna informazione sul valore reale di tale quantità. Passare da 2 a 6 femminicidi o da 100 a 300 femminicidi è sempre un aumento del 200% ma nel primo caso i numeri “reali” non causerebbero alcun allarme mentre nel secondo sì. Perché quindi parlare solo della variazione dei femminicidi che del valore assoluto? perché a leggere una variazione del 200% si è portati a pensare ad un fenomeno che diventa “serio ed importante” anche se, ricordando l’esempio del passaggio da 2 a 6, i numeri son talmente piccoli da poter essere considerati semplice rumore statistico.

Faccio notare che, una riduzione di rapine da 10.000 a 7.900 casi ed un aumento da 2 a 6 femminicidi significa una riduzione del 21% delle rapine ed un aumento del 200% dei femminicidi; ma fra 7.900 e 6 qual’è il fenomeno più rilevante?

La seconda tecnica è il confrontare mele con pere mettere insieme furti, omicidi e rapine significa mettere insieme reati che vanno dal semplice scippo all’omicidio, una base molto vasta; da notare due cose: mentre ad una diminuzione delle denunce di violenza di genere si risponde che “non è vero che è diminuito il fenomeno, semplicemente molte non denunciano più”, perché tale ragionamento sarebbe inapplicabile nel caso di rapine e scippi?

Tornando comunque all’esempio del “venditore di aspirapolveri”, il confrontare femminicidi con furti, rapine e omicidi, sarebbe come il confrontare la variazione di fatturato di tutti i negozi di un grosso centro commerciale con la variazione di vendite di aspirapolveri. I due fenomeni son correlati ma le basi di valutazione son troppo diverse per poter fare paragoni sensati.

La terza è l’invenzione dei numeri a pera: qui, partendo, dalle statistiche istat con i numeri reali sul femminicidio e sulle variazioni, parlo di come si tenda a gonfiare enormemente certi fenomeni. Sarei curioso di sapere dove salta fuori l’aumento del 200% nel 2017 visto che nel 2016, fonte istat, il numero di femminicidi, in senso lato1 è di 149, se invece consideriamo solo quelli il cui autore è un partner o ex partner arriviamo a 76.  Un aumento del 200% significa passare da 149 a 437 omicidi, più di uno al giorno. Mah; più probabile una scarsa affinità con la matematica ed un uso malizioso, oltre che inappropriato, dei numeri.

Ultima cosa: che senso ha confrontare mariti con migranti, loro buoni buoni mentre italiani assassini. E poi stupiscono quando, alla scoperta del bluff, certi partiti hanno grossi boom elettorali.

fonti istat:


  1. cioè omicidi cui la vittima è di sesso femminile, senza considerare il sesso dell’omicida. 

Il rogo del re del carnevale e le fake news.

Una antica tradizione del carnevale, arrivata immutata da tempi pre cristiani, è il rogo del “re del carnevale” che chiude i festeggiamenti.

Durante il carnevale viene portato in città un fantoccio che viene eletto “re del carnevale”, con tanto di corte, feste e balli in piazza. Ed alla fine del carnevale viene ritualmente processato e bruciato in piazza.

Questo capita, ad esempio, in sardegna nel carnevale tempiese dove l’ultimo giorno del carnevale il “re del carnevale”, chiamato re Giorgio, viene processato, condannato e bruciato.

Il rito del bruciare il re del carnevale si innesta su antichi riti legati all’anno contadino; a gennaio e febbraio infatti si celebrano i fuochi di S. Antonio e di S. Sebastiano, ove in onore dei santi vengono accesi grandi falò sulla pubblica piazza con benedizioni balli e canti. Quella dei fuochi era una antica tradizione pagana poi cristianizzata.

In Sardegna la leggenda vuole che sia stato S. Antonio, detto Sant’Antoni de su fogu, a portare il fuoco agli uomini. La “cristianizzazione” del mito pagano è evidente.

Tutto questo per dire che è il bruciare fantocci in segno di buon auspicio è una antica, risalente all’antichità pre cristiana, tradizione del periodo carnevalesco, il periodo che va dall’epifania alla quaresima.

Nel periodo odierno non è raro che il fantoccio che impersona il re del carnevale e che verrà bruciato abbia le fattezze di qualche uomo politico o vip. Nei vari carnevali sardi con carri allegorici mi è capitato di vedere varie volte Berlusconi, o altri personaggi politici come Renzi, Renato Soru. Tanto per fare un esempio, qui il “Re Giorgio” del 2017 a tempio pausania; Re Giorgio con le fattezze di Trump.

Tutta questa premessa per parlare di un esempio concreto di come sia possibile, partendo da un fatto vero e dicendo solo cose vere, semplicemente enfatizzando  o minimizzando alcuni particolari, portare la gente a pensare alcune cose invece che altre.

Consideriamo la seguente notizia:

No, il fantoccio della Boldrini bruciato in piazza non è solo “goliardia giovanile”
A Busto Arsizio con la scusa di una festa locale le fiamme hanno avvolto un manichino della presidente della Camera
pira

Immaginate per un attimo se fosse accaduto nella piazza sotto casa vostra. A pochi passi dal vostro portone, dove giocano i bambini e passeggiano gli anziani. Un fantoccio raffigurante la presidente della Camera Laura Boldrini, che termina il mandato con eroica resistenza contro ogni genere di orrore che le è stato rovesciato addosso, viene bruciato in pubblico. Una pira come se ne vedono solo ai telegiornali, nei posti martoriati ai quattro angoli del pianeta, nelle manifestazioni di rabbia e violenza contro questo o quel leader mondiale, questo o quel Paese, questa o quella bandiera.

si nota subito la drammatica narrazione. Peccato che si parli non di un fantoccio portato, senza alcun motivo apparente in piazza ma di un fantoccio bruciato nelle feste carnevalesche dove spessissimo è presente il rito del rogo del re del carnevale, o della strega dell’inverno o di altre figure allegoriche. Figure che puntualmente hanno fattezze di politici o di vips. Quest’anno son stati bruciati, in quella festa tradizionale, fantocci con le effigi di Boldrini, Gentiloni e Trump. Ma stranamente lo scandalo grande è per la Boldrini, molto, ma molto, di meno per Gentiloni, nullo per Trump.

Impossibile fraintendere o soprassedere quanto è successo in piazza Einaudi di Busto Arsizio, in provincia di Varese: il manichino improvvisato ha il volto dell’ex portavoce dell’Unhcr per cinque anni a Montecitorio, ora candidata con Liberi e uguali. Non solo: intorno le è stata costruita una piccola e raccapricciante scenografia di cui ovviamente non daremo il minimo cenno. Basta limitarsi a spiegare che, al solito, prende di mira i migranti mescolando il tema alla tragedia della Costa Concordia.

Davvero il parto malato di un gruppo di nullafacenti che passano troppo tempo al bar.

A mettere a in scena il teatrino il Movimento Giovani Padani della Lega, che ha colto l’occasione – per così dire – della festa tradizionale della Giobia nella quale si brucerebbe un fantoccio in segno di buon auspicio. Un fantoccio che nel tempo ha assunto le sembianze di una strega e che quest’anno i nipotini di Matteo Salvini hanno pensato bene di sostituire col volto della presidente della Camera.

E che gli anni scorsi aveva fattezze di altri uomini politici come spiega bene questo tweet: (Ho letto l’articolo e non spiega esattamente che da anni i fantocci hanno le sembianze dei personaggi pubblici/potenti di turno che sono stati bruciati berlusconi salvini monti renzi pure il sindaco.. che è insomma una carnevalata che non meritava proprio di farci un articolo.. ) e quest’altro.

Sarà stato anche di pessimo gusto ma il pessimo gusto non è reato.

Nel corso della festa, tanto per non farsi mancare nulla (neanche un pizzico di contraddizione e nonsense), sono stati lanciati nel fuoco anche simulacri del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e di Donald Trump.

E già qui la vicenda comincia a puzzare; Boldrini e Trump, ok. Come mai lo scandalo è la boldrini mentre per Trump se ne parla di sfuggita? Non è che stiamo parlando di una carnevalata?

La Polizia ha avviato le indagini e identificherà, se non l’ha già fatto, i “creativi” del cretinismo leghista di provincia. Intanto, rimangono sul tavolo due questioni. La prima è la solita: la chiamerei sindrome da giustificazionismo. Sembra una leggerezza, è una strategia precisa per alzare l’asticella della tolleranza dell’opinione pubblica. Serve a fare in modo che sempre meno fatti di questo genere ci appaiano raccapriccianti come in effetti sono. Non è un caso che i vertici provinciali e cittadini del partito abbiano bollato il fatto come la solita “goliardia giovanile”. Alla pari, tanto per rispolverare lo stesso vocabolario, dell’invasione dei neofascisti di Como di qualche mese fa. “La goliardia giovanile non voleva mancare di rispetto all’ormai ex presidente della Camera” spiegano i dirigenti locali. Per fortuna il coordinamento federale del Movimento Giovani Padani di Milano si è dissociato “nella maniera più assoluta rispetto a quanto accaduto questa sera nella piazza di Busto Arsizio“.

Gombloddo…

L’altro elemento si riaggancia alla situazione concreta. Non risulta che nessuno abbia interrotto la violenta pagliacciata o abbia chiamato le forze dell’ordine in modo tempestivo. Ed è probabilmente questo l’aspetto più preoccupante, al netto degli sfortunati giovani padani. La mancanza di reazione, l’elettrocardiogramma piatto di cui parlavamo rispetto all’astensionismo che sembra scaricare i suoi effetti sulla cittadinanza attiva.

Al netto dello schieramento politico, infatti, e a maggior ragione nel contesto di una mezza tradizione locale, ci sono soglie che dovrebbero innescare una qualche reazione, un segno di vita e di disgusto, un po’ di dignità. E invece tutto tace e in piazza si bruciano, metaforicamente ma non troppo, le istituzioni della repubblica.

E qui stiamo allo sdegno a palate.

Faccio notare la struttura dell’articolo: apertura drammatica che da l’impressione che il rogo sia stato organizzato senza un motivo preciso che non l’odio verso la Boldrini, ovviamente santificata, viene minimizzato che si trattava di una tradizionale festa carnevalesca e viene omesso, o quasi, che i fantocci bruciati hanno avuto da sempre fattezze di politici, come i due tweet dimostrano e come ricordo personalmente dai carnevali tempiesi che ho visto. Ricordo di aver visto, a Tempio, in svariati carnevali, bruciato “Re Soru”, “Re Cappellacci”, “Re Berlusconi”, il sindaco, il vicesindaco, e nessuno che si sia mai scandalizzato.

Faccio notare che se il titolo dell’articolo fosse stato: “nella festa di busto arstizio bruciati fantocci rappresentanti Boldrini, Gentiloni e Trump”, molti avrebbero pensato alla solita carnevalata e si sarebbe persa un sacco di drammaticità.

Io mi chiedo quindi dove sia lo scandalo:

  1. Che venga bruciato un fantoccio in una festa carnevalesca?
  2. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico in una festa carnevalesca?
  3. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico italiano in una festa carnevalesca?
  4. Che venga bruciato un fantoccio che somigli ad un politico italiano di rilevanza nazionale in una festa carnevalesca?
  5. Che venga bruciato un fantoccio che somigli alla boldrini in una festa carnevalesca? (come dire)

Temo che la risposta sia la 5; la solita coerenza (con annesso kilometro di coda di paglia) di chi è charlie quando charlie ha nel mirino qualcuno che stia sulle balle altrimenti diventa uno degli sfegatati del Torquemada fans club.

PS

Tanto per par condicio queste “goliardate” stranamente non hanno sollevato la stessa indignazione Torino, i fantocci di Renzi, Salvini e Fassino appesi a testa in giù: “A piazzale Loreto c’è ancora posto”.

PPS

I giovani padani hanno fatto una stronzata dando un pretesto a tanti di piangere al ritorno del neofascismo, al vittimismo ed ad andare in piazza a stracciarsi le vesti (e chissà se tali vesti verranno stracciate anche per tanti altri carri allegorici carnevaleschi).