Il fascismo è un opinione non un crimine

Alla camera hanno approvato la, a mio avviso pessima, legge fiano sulla propaganda ed uno degli slogan di supporto è stato: “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.

Slogan infelice e fuorviante; come ho già scritto altre volte la legge deve sanzionare i comportamenti non le idee; l’essere fascista, il ritenere Mussolini il più santo degli uomini non è e non deve essere un reato, a meno di non voler reiniziare  con i “fascisti” reati d’opinione. Quello che la legge deve sanzionare, anche giustamente, sono invece i comportamenti fascisti: l’uso della violenza e della prevaricazione, il voler usare la violenza per sovvertire le istituzioni democratiche. Cosa che già le leggi vigenti fanno; la ricostruzione del partito fascista e comportamenti finalizzati a ciò son già sanzionate dalle leggi mancino e scelba.

Il voler rendere reato un opinione, la trovo una scelta alquanto infelice: sia perché una volta che rendi reato un opinione basta poco a rendere reato tante altre opinioni; bastano piccole correzioni alla legge Fiano: “… o di un qualsiasi altro regime totalitario avente come scopo l’oppressione del popolo”, per rendere illegali anche pugno chiuso, falce e martello e il compagno Lenin, l’amico Fidel o l’eroico Maduro, sia perché il tentativo di combattere un idea a colpi di codice penale che sanziona l’idea in sé e non i comportamenti indotti da essa è una idiozia bella e buona.

Basta vedere come sono andati a finire tutti i tentativi di usare la resistenza e l’antifascismo come strumenti di lotta politica contro Berlusconi, il tentativo di rendere “illegale” l’opposizione con motivi pretestuosi, guardacaso un tipico comportamento dei regimi totalitari,  per rendersi conto che la legge Fiano finirà solo ad essere uno spot per tutte le formazioni non di “unica  vera autentica sinistra DOCG, diffidate dalle imitazioni” trasformando dei pagliacci in martiri e portando loro voti.

Le opinioni le contrasti con l’educazione, con la riflessione e lo studio e colpendo chi sgarra, agendo male o tentando di farlo, non vietando per legge di credere questo o quello. Ma per far ciò sarebbe meglio far funzionare il vigente codice penale che inventarsi altre 123.456 nuovi reati, imho anche di dubbia costituzionalità.

Come dire: instaurare un nuovo fascismo per impedire il ritorno del vecchio; non mi sembra un comportamento alquanto azzeccato.

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Intercettazioni e deroghe alla costituzione…

Diciamolo chiaramente: la pubblicazione delle intercettazioni, anche se penalmente irrilevanti, anche se solo a scopo di sputtanamento o di soddisfazione di curiosità morbosa è un affarone per certi giornali. Giornali che senza tali “informazioni” pubblicherebbero a malapena l’oroscopo, le previsioni del tempo e, nel caso, il santo del giorno.

Gli articoli in difesa del “diritto del bobolo di sapere” li trovo molto istruttivi dal punto di vista delle arrampicate sui vetri per aggirare la costituzione. Infatti, la costituzione sulla riservatezza delle comunicazioni è decisamente chiara:

Articolo 15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Non esiste alcuna deroga in nome del diritto del bobolo a sapere.

Sorgente: Intercettazioni: caro politico, se non vuoi essere controllato cambia mestiere – Il Fatto Quotidiano

La lettura dei testi delle intercettazioni di conversazioni disposte da un magistrato in cui si riportano le parole di personaggi pubblici, non è indice di curiosità morbosa o di gusto per il pettegolezzo ed è grave, come di recente si è cercato di fare, confondere la difesa della privacy con il divieto per i governati di conoscere l’attività dei governanti e di verificare che l’immagine confezionata nel periodo pre e post elettorale corrisponda alla sostanza.

E non lo puoi verificare dagli atti pubblici del politico? se il politico promette “subito” una strada e dopo cinque anni c’è una mulattiera dissestata hai bisogno delle intercettazioni per accorgerti che c’è stato qualcosa sotto?

Chi riveste una carica che comporta decisioni che hanno ricadute sulla vita degli altri non può sottrarsi al controllo del pubblico, non può invocare la difesa della privacy come un cittadino qualsiasi. Se non se la sente è meglio che cambi mestiere: nessuno lo obbliga a rimanere nella sua posizione.

Politici e personaggi ai vertici di aziende pubbliche o private che abbiano rapporti con il pubblico si trovano in condizioni che li espongono a tentazioni ignote al cittadino comune. In questo senso sono soggetti a rischio e un controllo rafforzato nei loro confronti non è un’offesa, ma una necessità. Respingere l’esercizio di questo controllo con la scusa della privacy solleva sospetti pesanti.

Ecco la prima arrampicata sui vetri: i controlli rafforzati son quelli disposti dalla legge non quelli che si inventa il primo pirla di passaggio.  Per me è lecito buttare giù la porta del mio vicino per assicurarmi che non stia molestando la figlia o menando la moglie? Manco per il BIP! Se ho forti sospetti denuncio, chiamo le forze dell’ordine o faccio un esposto alla magistratura altrimenti rischio di passare immediatamente dalla parte del torto.

Solo tre mesi fa è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 di “Attuazione della direttiva (Ue) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo…”

(…)

Se dunque le banche e gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di esercitare un controllo rafforzato nei loro confronti (perché “I flussi di denaro illecito possono minare l’integrità, la stabilità e la reputazione del settore finanziario e costituire una minaccia per il mercato interno dell’Unione nonché per lo sviluppo internazionale”), sarebbe anche ragionevole chiedere che non vengano nascoste ai cittadini di uno Stato democratico tutte le notizie, comprese le trascrizioni di intercettazioni telefoniche e ambientali, che riguardano chi ha un potere sulla vita di tutti.

Ed ecco il salto logico: i controlli “rafforzati” sono una cosa che ha una sua ratio, ovvero la tutela della società. Però tale tutela non è lasciata all’arbitrio di Tizio o Caio ma è normata in maniera precisa. Non è che se una persona è una persona politicamente esposta io possa pretendere di entrare a casa sua per verificare che non nasconda soldi dentro al puff. Per i politici è la stessa cosa: è giusto un controllo maggiore ma il controllo maggiore non può andare contro la legge e contro la costituzione.

Si vuole che per i politici si deroghi dall’articolo 15 della costituzione? benissimo si abbia il coraggio di chiederlo esplicitamente senza la solita cortina fumogena di buone intenzioni e fantadiritti come il diritto del bobolo a sapere. Ma si sia consapevoli che fatta una eccezione per Tizio poi diventa facile farla per Caio, Mevio ed anche Sempronio…

di giustizia, social, carabinieri e migranti.

Quello che mi diverte dei social son tutti i vari commenti stereotipati e le “parti” che vedo recitare.
Prendiamo ad esempio gli ultimi due, squallidi, fatti di cronaca: lo stupro di rimini e lo stupro di firenze. Per il primo ho letto un sacco di generalizzazioni a pera: un elemento dell’insieme X stupra allora tutti gli elementi dell’insieme X son stupratori. Dove sono i commentatori indignati? Si sta solo strumentalizzando per attaccare una parte che sta sulle balle. Fate questo solo perché appartengono all’insieme X. Colpa della politica.

Per il secondo ho letto “mutatis mutanda” le stesse ed identiche cose. Prova che all’italiano medio non interessi tanto la “giustizia” od il rispetto delle regole e delle procedure1 quanto che vinca la squadra del cuore, e pazienza se il rigore che decide la partita è “generoso”; tanto ci son 12.345.678 precedenti che dimostrano come la squadra del cuore sia stata penalizzata da decisioni arbitrali e che il rigore, in ogni caso, sia un sacrosanto risarcimento. E pazienza se l’attaccante è caduto da solo, se era nella tre quarti e non nell’area,  se era già in fuorigioco e lontano dal pallone…

Con questa idea di giustizia, che dovrebbe piegarsi ai desideri della pancia del bobolo, non è che si fa molta strada. Attiri tanti “pistoleri” pronti a sparare a tutto e a tutti solo per carpire le simpatie del bobolo e pazienza se sparano a cazzo2 o se sparano su qualcuno solo per dare un colpevole al bobolo3.

Con questa giustizia da “partita di calcio” non si andrà avanti per molto, anche se devo riconoscere un vantaggio ai social: hanno portato a galla rendendola palese la stessa merda rimestata dai giornali quando la “giustizia” veniva usata come un randello per vicende di politica interna. Internet non crea: si limita a mostrare.


  1. gli stessi che si stracciano le vesti perché Libero ha pubblicato i “verbali dello stupro” son gli stessi che si lamentano per i tentativi di impedire ai giornali di pubblicare intercettazioni e materiale coperto da segreto istruttorio. Coerenti, non c’è che dire. 
  2. basta pensare a come son finite molte delle “inchieste spettacolo” degli ultimi anni; Si son tradotte in processi pasticciati, sentenze contraddittorie (ad esempio il terremoto dell’aquila od il caso Sollecito Knox, assoluzioni e PM d’assalto che cercavano altre vie incolpando il grande gombloddo globale dei poteri forti per le loro figure barbine. 
  3. la vicenda processuale degli esperti della protezione civile per il terremoto dell’aquila è emblematica: inquisiti, per soddisfare la sete di sangue del bobolo che voleva un capro espiatorio per assolversi dalle proprie cazzate, condannati in primo grado con una sentenza letteralmente demolita in secondo con demolizione confermata dalla costituzione. E c’è da dire che son stati anche fortunati. 

Gogna mediatica.

Questa è una storia molto interessante di un docente universitario che viene scambiato dai detective di internet per uno dei partecipanti alla marcia di charlotesville e viene ricoperto da tonnellate di guano nonostante lui si sprechi a dire di non essere mai stato a charlottesville e di non essere la persona fotografata alla manifestazione.  Buffo che all’università siano arrivate lettere chiedendo di licenziarlo e di ostracizzarlo.

E se malauguratamente qualcuno poi dei pistoleri passasse a fare il pistolero nella vita reale?

Questo spiega quanto sia precisa la giustizia dei pistoleri del web e quanto possa essere pericoloso stuzzicarli. Se la Boldrini avesse denunciato chi insulta avrebbe fatto una cosa giusta. Pubblicare le foto evidenziando che son gli insultatori invece l’ha fatta passare dalla ragione al torto.

Siamo sicuri che alla foto di Tizio corrisponda proprio Tizio e che non sia uno scherzo di pessimo gusto sfuggito di mano a Caio?

Siamo sicuri che non capiterà mai che qualcuno se la prenda con Sempronio, colpevole solo di somigliare a Tizio ma completamente estraneo ad insulti et altro?

Un politico per la sua posizione e la sua visibilità dovrebbe pesare bene parole e azioni; piaccia o no i suoi comportamenti non hanno lo stesso impatto mediatico di quelli di un generico ed anonimo Tizio che sputa veleno al bar.

ville okkupate e sgomberi immediati

fonte:http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2017/07/05/news/porto-cervo-occupata-da-una-famiglia-rom-la-villa-delle-vacanze-di-formigoni-1.15577364

PORTO CERVO. Una famiglia di Rom – papà, mamma e due bambini – si era insediata nella villa di Alberto Perego al Pevero (…)

Scoperti dalla domestica del proprietario, sono stati fatti sgomberare dai carabinieri. (…)

«Sono le nostre ferie», si sono giustificati gli inaspettati occupanti che sono entrati senza forzare l’ingresso.

Villa le Grazie – tredici stanze, otto bagni, cucina verande, salone e ampio solarium
attorno alla piscina – è da tempo al centro di un’inchiesta giudiziaria

Notizia interessate per due motivi:

lo sgombero immediato.
Quando invece ad essere occupata è una casa popolare data in affitto a qualche povero cristo si trovano mille motivi per procrastinare lo sgombero: bambini, invalidi, karma negativo… Stavolta invece ci si è mossi repentinamente e con solerzia.

L’assenza di contestatori
quando si sgombera spesso ci son tanti che si fiondano a far casino ed a protestare contro le FFOO. Stranamente in questo caso non si son visti. A malignare direi che certe proteste sono interessate ed organizzate, ma non voglio fare il cattivo…

Fraintendere per strillare la notizia

Stavo leggendo la notizia della Cassazione e di Totò Riina; mi spiace dirlo ma penso che molta della barbarie italiana sia anche dovuta all’idiozia dei media pronti a fraintendere e rimestare nel torbido per un pugno di click in più. Cosa già vista tante e tante altre volte in precedenza.

Cosa ha detto, terra terra, di tanto scandaloso la corte di Cassazione? Non ha detto che Riina deve essere liberato o che le pene debbano essere cancellate; ha detto che il diniego dei benefici di legge per i malati terminali deve essere validamente motivato dal tribunale di sorveglianza. Solo questo, punto.

E invece sui giornali è un fiorire di “Riina merita una morte dignitosa”, “Cassazione: “Totò Riina troppo malato per il carcere”; titoli che ovviamente stuzzicano i tanti paladini da tastiera che non aspettano altro per vomitare tonnellate di odio sui social. Che l’italia fosse un paese di presidenti di corte costituzionale esperti nel leggere nella Costituzione quello che vogliono, lo sapevo già da tempo. Adesso scopro che ci son anche tanti esperti di antimafia (oramai religione civile) e presidenti onorari di Cassazione.

Io personalmente son d’accordo con la Cassazione; essenzialmente per due motivi: una delle conquiste della cività è stato il superamento della “giustizia vendetta” ed un caposaldo delle democrazie liberali è che “tutti sono uguali davanti alla legge”, non puoi pretendere il rispetto della legge per Tizio e chiedere una eccezione per Caio, solo perché lo chiede la gggente. E’ ipocrisia pura pretendere le “condanne ad personam” e contemporaneamente stracciarsi le vesti per le “assoluzioni ad personam”.

Il far decidere le condanne alla pancia della gggente è solo barbarie. Prendiamo ad esempio il processo dell’Aquila, i sei, condannati in primo grado ed assolti poi in secondo ed in Cassazione, con sentenza di primo grado letteralmente demolita in secondo, sarebbero stati da appendere solo per soddisfare la gggente? Per fortuna il contentino alla gggente si è limitato alla sentenza di primo grado. O il caso di Ilaria Capua, o tantissimi altri casi simili.

Come avevo già detto, a me sinceramente l’idea, medievale, di giustizia con i bei linciaggi in piazza non piace, non piace per niente perché la giustizia del bobolo è sì rapida e veloce ma raramente precisa ed equa. No grazie, il medioevo non erano solo le superstizioni che dominavano i pensieri della gente ma anche i linciaggi e le cacce all’eretico o alla strega, e io al medioevo non tengo a tornarci a vivere, preferisco, pur con tutti i suoi difetti, il post illuminismo.

Riguardo all’intercettazione di Renzi

Stavo leggendo le vicende sull’intercettazione di Renzi; devo dire che l’aver divulgato intercettazioni, contenenti fatti non penalmente rilevanti, e pertanto coperte da segreto istruttorio e non utilizzabili nel processo, insieme all’affare consip sia stato un tremendo autogol da parte di chi alimenta la macchina del fango e apprezza molto i processi mediatici che anticipano di anni, e, talvolta, contraddicono il risultato del processo giudiziario.

Primo fatto: oramai lo sputtanare intercettazioni di politici a tutto spiano ha fatto capire anche ai sassi che le comunicazioni telefoniche non son sicure, che l’intercettazione è sempre dietro la porta quindi le parole dette al telefono son più pesate di quelle utilizzate nei comizi politici.

Seconda cosa: l’annuncio in pompa magna di una inchiesta, le indiscrezioni passate ai giornalisti amici non spostano più un voto che uno. Già con Berlusconi questi giochetti avevano dimostrato la propria inefficacia, con renzi alla fine chi sta finendo sul banco degli imputati è la magistratura inquirente stessa; se fosse vero quanto emerso cioè che un PM ha richiesto di “aggiustare” intercettazioni, in pratica fabbricando prove false, sarebbe un atto gravissimo che giustificherebbe un “deciso” intervento legislativo. Intervento cui ci saranno molte convergenze bipartisan. Non servono scintille basterebbe: le intercettazioni “scappate” dai cassetti del PM diventano ipso facto inutilizzabili e il PM passa le carte ad un collega. Le procure, in tal caso, diventeranno molto più silenziose. Aggiungiamo che, a differenza dell’era berlusconi, non ci sono i pasdaran delle procure a piantare casino e fare girotondi sdegnati, oramai le procure hanno perso tutto il potere politico che avevano guadagnato con Mani Pulite. La vicenda Minzolini è stata emblematica.

Forse è la volta buona che si riuscirà ad avere una giustizia “europea” e non un comitato di salute pubblica stile rivoluzione francese.

 

Ong, magistratura e migranti 2

Alcune riflessioni sparse sulla vicenda ONG, magistratura e migranti.

I colpevoli malintesi sulle indagini.

Il rapporto del frontex di cui parlava Zuccaro esiste ed ivi, a quanto riporta la stampa, vengono riportati alcuni comportamenti “ambigui” relativamente alle operazioni di salvataggio. Per il momento nulla che possa giustificare l’inappellabile condanna già emessa da alcuni verso le ONG ma abbastanza per giustificare l’apertura di una inchiesta per appurare se son stati commessi dei reati. Se l’apertura di una indagine, ovvero una procedura ove si cerca di capire se, come e quando son stati commessi dei reati, si potesse fare solo quando ci son granitiche certezze di colpevolezza a che pro allora far celebrare poi il processo? In realtà è naturale che possano esistere prove ed indizi sufficienti a giustificare l’apertura di una indagine che però non son sufficienti, da soli, per giustificare una condanna.
Questa vicenda ha comunque evidenziato due cose: la prima è che molti, dopo anni ed anni in cui le inchieste son state usate come un maglio e si è urlato che indagato significava sicuramente colpevole hanno spiacevolmente scoperto che l’essere indagati significa essere considerati ipso facto certamente colpevoli. E’, e rimane, una barbarie però non si può negare che sia la logica conseguenza dell’uso delle inchieste come arma impropria. Da notare come certe difese riportate dalla stampa, nel caso si parlasse della trattativa Stato – Mafia, farebbero urlare: “ci si difende nel processo e non dal processo”.  Piaccia o no il pattern è sempre il solito, l’unica cosa che è cambiata è chi stavolta si trova al centro del mirino.

Dura lex sed lex.

La Sardegna è stata una terra colpita dalla piaga dei sequestri di persona a scopo di estorsione. Per contrastare la piaga dei sequestri è stata approvata una legge per impedire il pagamento del riscatto. I beni della famiglia del rapito vengono bloccati. Perché è stata fatta una legge così dura? Anche per disincentivare i rapitori; un rapimento andato a buon fine con un riscatto è uno spot che attira altri a tentarsi lo stesso “lavoro” e quindi aumenta i rischi per tutti di diventare vittime di rapimento. La ratio della legge è quella. Poi si può discutere di quanto valore dare alla vita del rapito rispetto alla difesa della società; è una questione aperta cui si dibatte e si dibatterà in eterno. Questo per dire che talvolta ci possono essere dei motivi, che ognuno è libero di giudicare più o meno validi, per la durezza delle norme.

I fini umanitari.

Una delle linee di difesa delle ONG è “ma se gli scafisti stanno per buttare a mare un poveraccio; io cosa devo fare, rimanere a guardare o intervenire?” La domanda è interessante perché porta, come nel caso di sopra, l’attenzione su quanto possa essere moralmente accettabile il violare una legge ingiusta. La domanda che io mi pongo invece è un’altra: se è moralmente accettabile violare le acque territoriali libiche per salvare i migranti dai barconi quanto potrebbe essere moralmente accettabile invece mandare persone con un mitra (leggi soldati) a rendere sicura la libia per evitare che i migranti vengano aggrediti, rapinati e stuprati? Se la loro “sicurezza” giustifica il rendere sicuro l’ultimo trasbordo perché non dovrebbe giustificare il rendere sicuro anche i trasbordi precedenti? Mandare qualcuno a controllare le frontiere di terra della libia? O siccome non si è vista la foto di qualcheduno morto di sete nel deserto, la frontiera, di terra, libica è tutto OK?

Se si nota le motivazioni addotte a giustificazione della violazione di un paio di norme son le stesse con le quali, dietro scontata benedizione ONU, si interviene in missioni “di pace”.  Interessante come il rispetto dell’ONU, delle sue decisioni per molti dipendano da chi finisce nel bersaglio; se il bersagli è Tizio allora devi rispettare pedissequamente le decisioni ONU, faro delle genti, se è caio invece le decisioni sono arbitrii e l’ONU altro non è lo scagnozzo del GGG (il Grande Gombloddo Globale).

Ong e stazione centrale

Sembra che le polemiche sulle ONG si stiano sgonfiando; il rapporto in cui si parlava di contatti fra scafisti e ONG, stando a quanto dichiarato in commissione difesa e dal COPASIR non esiste, quindi, allo stato attuale, quelle su le ONG son state solo insinuazioni senza prove.

Devo però dire che la difesa delle ONG non mi è comunque piaciuta; invece di dire chiaramente che “i processi si fanno con le prove e non con i teoremi”, invitando a tirar fuori le prove, si è scaduti troppo nell’agiografico, nel “lei non sa chi sono io”. Capisco che parlare di prove invece di teoremi possa disturbare chi fino ad ieri sosteneva sperticatamente i teoremi giudiziari. La trattativa stato – mafia oppure le calunnie contro la Carfagna sono esempi di insinuazioni che hanno infangato senza che esistessero prove “reali” a prova di tribunale. Eppure molti scandalizzati per le insinuazioni verso le ONG erano anche quelli pronti a sostenere chi sparava tali insinuazioni. Sarebbe stata una prova di maturità e, perché no, anche educativa per chi pensava solo in termini di bianco o nero. Invece si è preferito battere sull’agiografia, troppo sul “solo noi siamo i buoni1 (e chi non è completamente con di noi è solo un nazileghista grillino in malafede)” e sul “lei non sa chi sono io”. Arrivando anche ad articoli che io ho trovato ridicoli; se il SMM di Unicef è eroico perché risponde a quattro leoni da tastiera su twitter e facebook che si divertono a vomitare odio, allora domani si dovrebbe dare una medaglia d’oro al valor militare a Caterina SimonsenSalvo di Grazia, oggetto di ripetuti lanci di cosa marrone da parte di antisperimentazione e antivax. E ovviamente chi va realmente per mare santo subito. Quindi cerchiamo di tenere bene il senso delle proporzioni.

Ho manifestato le mie perplessità su twitter e puntualmente mi son beccato del fascio-grillo-leghista. Purtroppo molti, troppi, pensano ancora in bianco e nero e considerano “contro di loro” chiunque non sia al 100% con loro. Il problema è che se cominci a considerare qualsiasi critica come un attacco, reagendo di conseguenza, l’unico effetto che si ottiene è di radicalizzare lo scontro e spingere chi non è d’accordo al 100% con te ma solo al 90% verso l’altra parte.

Errore che sto vedendo nella discussione riguardo alla retata alla stazione centrale di milano; su twitter è pieno di messaggi che evocano i rastrellamenti nazisti ed il ritorno del fascismo. Messaggi che portano tanti voti a Salvini, molti di più di quanti ne riesca a perdere lui con le sue inutili chiassate. Perché se ti dicono che non volere lo spacciatore per strada è fascista, il non voler tornare a casa con la paura di aggressione e senza dover attraversare zone di guerra, il non volere il degrado è fascista alla fine ti convinci che non è sbagliato essere fascista e del fascismo vedi solo le stazioni pulite e i treni in orario e non le immense porcate che ha fatto. Perché il problema del degrado di certi quartieri non colpisce di certo i soci del cineforum “la corazzata kotionkin” di Capalbio ma i poveracci che devono prendere il treno per tornare a lavoro. E magari soci del cineforum stanno ad urlare “bVutti Vazzisti, non capite il valoVe delle VisoVse? Fascisti.”, e il poveraccio cosa capisce? Vuoi poter tornare a casa tranquillo? vuoi un controllo del territorio che blocchi o riduca la microdelinquenza? Vota Fascista. (oppure come capitato in certe zone dove lo stato ha abdicato, si è ritirato, ha perso, sostieni don Vito2).

In pratica l’effetto opposto a quello che si voleva ottenere. Forse prima di lamentarsi dei poteri sovrumani di Salvini e di come riesca ad avere seguito nonostante le sue “chiassate” forse sarebbe meglio fermarsi a riflettere sui propri, mostruosamente immensi, errori di comunicazione.


  1. La difesa “noi siamo i buoni, tutti i buoni” è rischiosa anche per un altro motivo; se domani, non si voglia, ma si scoprisse una mela marcia c’è il rischio che si “sputtani” tutto il frutteto. Basta vedere cosa è capitato alle prime indagini che hanno avuto come bersaglio il “partito degli onesti”. 
  2. Non è un caso che “il padrino”, romanzo di mario puzo si apra con la scena di don Vito visto, dai suoi sostenitori, come uno che raddrizza torti meglio dello Stato.

    Il boss mafioso italiano Vito Corleone, in occasione del matrimonio della figlia Connie, riceve nel proprio studio molti italiani emigrati negli Stati Uniti che invocano il suo aiuto.[2] Essi richiedono il suo intervento in situazioni drammatiche, domandando per esempio una vendetta contro gli stupratori delle figlie (che la giustizia ordinaria ha lasciato sostanzialmente impuniti), di richiedere ai politici della sua rete di concedere la cittadinanza americana a giovani italiani prigionieri di guerra altrimenti condannati al rimpatrio lasciando le figlie senza marito, o chiedendo prestiti per aprire negozi. Don Corleone, formalmente conosciuto come il più potente importatore di olio d’oliva italiano in America, accetta tutte queste richieste di aiuto, ricordando a tutti che essi sono da questo momento suoi debitori, e che lui potrà rivolgersi a loro in qualunque momento.
    [da wikipedia]

    Spiace dirlo ma se lo stato abdica chi prenderà il suo posto sarà visto come il Don Vito della situazione. 

Ong, magistratura e migranti

C’è qualcosa di kafkiano nella questione fra le ONG che si occupano dell’assistenza in mare ai migranti e la procura di catania.  La vicenda mi sembra tanto una di quelle commedie degli equivoci dove buoni e cattivi si scambiano i ruoli ed alla fine nessuno riesce più a capirci nulla.

La prima constatazione da fare è che il procuratore di catania ha parlato di indagini in corso, indagini per le quali non c’è ancora, che io sappia, alcun indagato cui è stato inviato un avviso di garanzia. Questo è un comportamento alquanto scorretto. Renzi quando dice che i magistrati dovrebbero parlare con gli atti e non con le interviste, nelle quali si stuzzica l’opinione pubblica per avere una condanna “morale” che supporti poi la richiesta di condanna “giuridica”, ha ragione da vendere. Ma questa regola deve comunque valere sempre, sia che il presunto indagato siano le ONG sia che il presunto indagato sia Silvio Berlusconi. Difendere a spada tratta i magistrati che parlano, e straparlano, della gente antipatica e contemporaneamente chiedere che vengano messi a tacere quelli che invece parlano di chi ci è simpatico, non è garantismo ma pura e semplice paraculagine. La legge è uguale e deve essere uguale per tutti, chiedere che per qualcuno sia più uguale significa renderla diseguale, che che ne pensino i tanti sacerdoti della legalità.

La seconda è che è sbagliato usare la legge come strumento di lotta politica e trasformare i magistrati nei paladini della propria fazione; è un comportamento pericoloso e scorretto. Inoltre se arruoli qualcuno nelle tue bandiere prima o poi ti tocca pagargli il dazio. Preferisco vivere in uno stato dove i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, si limitano a vicenda che vivere in uno stato dove uno dei tre cerca di dominare in ogni modo gli altri due.

Terza, ma non meno importante, se stuzzichi le persone a pensare che indagato equivalga a colpa accertata con certezza e che la condanna, in giudicato, sia solo una inutile pastoia burocratica, poi non stupirti che se diventi tu l’oggetto dell’indagine poi molti pensino che sei sicuramente colpevole. Adesso è troppo tardi per tentare di spiegare che mentre per Tizio valeva il: “se Tizio è indagato allora è sicuramente colpevole”, per Caio, adesso indagato o di cui si sussurra verrà indagato, invece debba valere l’articolo 27 della Costituzione Italiana.

Quarta constatazione: dalle reazioni scomposte che vedo, penso che comunque sia stato toccato un nervo scoperto e molto doloroso. Il facilitare l’arrivo in italia in ogni caso è un buono spot per convincere i disperati a tentarsela, il pattern sta in ogni caso diventando: “uscire dalle acque territoriali libiche e lanciare immediatamente l’SOS”. I salvataggi riusciti in ogni caso mostrano come il rapporto rischi/benefici del tentarsi la traversata secondo la rotta libica sia vantaggioso.

Ultima considerazione: moltissimi migranti non fuggono da zone di guerra come la siria o l’afghanistan ma son migranti per motivi economici. Il tentare di spacciarli per profughi provenienti da zone di guerra, persone giustamente tutelate dal diritto internazionale, serve solo ad aumentare la confusione e magari a far credere che anche i profughi di guerra siano migranti economici. E questo alla lunga causa proprio il razzismo che a parole si dice di voler combattere.

Credo che l’errore sia nel modo cui si sta indagando e non per chi viene indagato; per questo io non sto con il magistrato; imho un magistrato deve parlare con gli atti e non rilasciare interviste ed insinuazioni ma neppure credo che esista una patente di “bontà” che ti ponga al di sopra delle leggi dello stato. Il sottoporre la legge dello stato a “superiori esigenze morali” è il primo passo verso la dittatura1. Se si riconosce una legge come non adatta è sempre meglio cambiarla che ignorarla.


  1. La legge stessa stabilisce eccezioni in caso di pericolo di vita o per altri validi motivi. Una ambulanza in emergenza può ignorare le regole del codice della strada, proprio perché è il codice della strada stesso a stabilirlo, una nave, secondo la legge italiana, può aiutare migranti in pericolo di vita senza passare per scafista proprio perché è un caso di eccezione previsto dalla legge