Far west italia…

Sorgente: La denuncia choc di una giornalista: “Rom picchiata in metrò, e io insultata per averla difesa” – Cronaca, Italia – L’Unione Sarda.it

Un racconto agghiacciante che arriva da Roma, e che parla di violenza feroce, di disumanità, di quell’Italia di cui non vorremmo mai leggere né tantomeno scrivere.

A riportarlo il Corriere della Sera, che ripercorre la vicenda raccontata anche su Facebook, ma poi cancellata per paura e dopo ripetuti insulti e minacce, dalla giornalista 39enne Giorgia Rombolà.

Alla fermata San Giovanni della metropolitana linea A della Capitale, Giorgia mercoledì sera assiste ad una scena terribile: una donna rom viene fermata dai vigilantes perché accusata di furto.

La denuncia poi non sarà mai presentata, ma l’uomo che la ritiene responsabile di questo gesto, definito da Giorgia “alto e corpulento”, non è soddisfatto del “lavoro” dei vigilantes e picchia violentemente la donna, anche in testa, davanti alle urla e agli sguardi terrorizzati della sua bimba di tre o quattro anni, che nella concitazione del momento “cade a terra, sbattendo sul vagone”.

“Ci sono già vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero) – scrive la giornalista nel post poi rimosso – ma a quest’uomo alto mezzo metro più di lei non basta. Vuole punirla. La picchia violentemente, cerca di strapparla ai vigilantes strappandola per i capelli. La strattona fino a sbatterla contro il muro, due, tre, quattro volte”.

A questo punto Giorgia si fa coraggio e scende dal vagone provando a fermare l’uomo, ma rientrata sul treno viene affrontata e presa a male parole dagli altri passeggeri.

“Un tizio – prosegue la 39enne su Facebook – mi insulta dandomi anche della p…, diche che l’uomo ha fatto bene, che così quella s… impara. Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla”. “Nessuno mi ha difesa – prosegue – tanti hanno fatto finta di niente. Questa indifferenza mi ha scioccata”.

“Due ragazzi – aggiunge – ridono e fanno battute terribili, altri dicono frasi come ‘bisogna bruciarli tutti’, mi urlano anche dai vagoni vicini ‘comunista di m…’, ‘radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del c…'”.

Giorgia scende alla sua fermata, con la paura che il passeggero più inferocita possa addirittura seguirla come aveva minacciato. Trovandosi invece sola si affretta verso casa e in preda all’ansia e alla paura fra le lacrime.

“Non difendevo la ladra né la rom in quanto tale – conclude Giorgia – ma c’erano i vigilantes perché picchiarla? Abito in quartiere considerato ‘per bene’, e allora mi chiedo: i ragazzi indifferenti o quelli che ridevano, i miei vicini di casa, come sono diventati?”.

Che dire? è un triste imbarbarimento ma, sarebbe opportuno riflettere sul perché “il bruto” sia stato applaudito invece che contestato e perché la giornalista che ha denunciato sia stata insultata. Ci si potrebbe dare una spiegazione autoconsolatoria “ha stato Salveeny a far impazzire la gggente” oppure prendere coraggio ed ammettere alcune cose “scomode”.

Prima considerazione: la gente ha fiducia nella giustizia e nella magistratura nella misura in cui la vede funzionare e la vede funzionare bene. Se vedi che contro la microdelinquenza, scippatori, spacciatori, balordi, non si fa niente, che le forze dell’ordine sono impotenti e, cosa peggiore, ti dicono di rassegnarti perché è inutile chiedere interventi, quello che pensi è che la giustizia “ufficiale” non funzioni per niente. E in questi casi, se non sei “protetto” dallo stato devi proteggerti da te oppure appoggi un “protettore” che poi potrebbe anche essere un “padrino1“. Se non c’è lo stato c’è il far west, sic et simpliciter. Quando lo stato si ritira spuntano fuori i giustizieri della notte.

Quello che ha raccontato la giornalista è la classica trama di un western. Tucson city è vessata da Tom il cattivo. Lo sceriffo vuoi per pavidità, vuoi per ignavia non fa nulla. La gente è esasperata ed ha paura. Un bel giorno a Tucson city arriva il pistolero John che riempie di piombo Tom il cattivo. Finisce con la gente che applaude John e magari fischia anche lo sceriffo quanto prova ad arrestare per John perché magari non ha letto a Tom i diritti prima di riempirlo di piombo.

Se lo sceriffo avesse messo Tom fra le sbarre e protetto, lui, i cittadini, pochi si sarebbero sperticati ad applaudire John il pistolero. Spiace dirlo ma è questa la verità.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste un problema di microcriminalità, e che questo problema si scarica soprattutto verso le parti “basse” della popolazione, raramente riguarda le persone dei quartieri alti. Se io ho un autista che mi scarrozza di qua e di là difficilmente avrò problemi con parcheggiatori abusivi.

Invece il problema microcriminalità si è preferito nasconderlo sotto una cappa di ipocrisia politicamente corretta, ipocrisia per la quale anche il fermare un ladro diventa una azione riprovevole “Ci sono già vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero) – scrive la giornalista nel post poi rimosso” sarei curioso di sapere, da parte della giornalista, quale sia il modo migliore per fermare “in modo tenero” una scippatrice che tenta di scappare. Anche questo “e non in modo tenero” alla fine porta rancore. Più che portare solidarietà alla scippatrice porta a pensare: “beh scippano, son sempre qui, nessuno fa niente e si critica chi interviene?”. Ok abbiamo una altro che, domani, fischierà lo sceriffo ed applaudirà i pistoleri.

Purtroppo certe zone sono terre di frontiera; che aggressioni anche da parte di rom sono all’ordine del giorno fra l’impotenza delle forze dell’ordine, eppure quando si provava a sollevare il problema si veniva tacitati di essere razzisti, dici questo solo perché sei razzista.  E questa ipocrisia ha impedito di ammettere e cercare di risolvere il problema, poi dopo i tanti che lottano contro chi solleva il problema, arriva l’idiota che lo risolve a modo suo, e la colpa, imho, è anche di chi ha impedito che venisse risolto prima e meglio.


  1. All’inizio del romanzo “il padrino” di mario puzo, don vito corleone viene presentato, non a caso, come un “raddrizza torti”. 
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Acquarius – i miei due centesimi

Torniamo a parlare della vicenda acquarius delle accuse di traffico di rifiuti pericolosi.

Attacco

Il solito modus operandi della magistratura mediatica italiana; si annuncia l’inchiesta e contemporaneamente si fanno uscire intercettazioni e documenti per avere una condanna “morale” in processi a mezzo media che si spera anticipi quella “giudiziaria”. Con la differenza che mentre nel processo “giudiziario” hai la possibilità di difenderti nel processo “mediatico” invece questa possibilità è enormemente ridotta.

Pacifico che si tratti di un uso “barbaro” e “snaturato” del potere giudiziario. Sarebbe opportuno che chi, fino a ieri, rompeva le scatole con il “diritto di sapere” e protestava contro le leggi bavaglio si renda conto che certe norme, le “leggi bavaglio” ad esempio, non sono “ad personam” ma servono a proteggere tutti dallo sputtanamento.

Si è lottato per il diritto di sputtanare, con buona pace dell’articolo 15 della costituzione, non ci si scandalizzi se tale diritto viene usato anche da altri. Si tratta del principio dell’escalation; se tu ti doti della bomba atomica e annunci che non avrai remore ad usarla poi non stupirti se anche i tuoi “vicini” cercheranno di dotarsi di un bel arsenale nucleare.

Difesa

Penosa; se cancellassero i riferimenti all’acquarius avrei serie difficoltà a capire se sta parlando un supporter di Berlusconi; è stato usato tutto l’armamentario difensivo che veniva rinfacciato al cdx dalla magistratura ad orologeria delle toghe “verdi” ai complotti per arrivare al potere, il benaltrimo: “e allora la terra dei fuochi”, il pensare eventuali colpe altrui più gravi assolvano dalle proprie, gli attacchi delegittimanti verso la magistratura, la difesa dal processo invece che nel processo.  Ho letto le dichiarazioni di Saviano; in questa vicenda non ha nulla da invidiare ad un Ghedini dei tempi migliori.Buffo vedere gente che su twitter invoca la pena di morte per chi abbandona una buccia di banana in un bosco sbracciarsi per dire che i rifiuti contaminati da fluidi biologici come il sangue sono tutto sommato  innocui.

Conclusioni

Tanti, troppi criceti che ragionano in binario: i buoni buonissimi non fanno mai niente di cattivo ed anche il solo pensare che, almeno in linea teorica, possano fare qualcosa di cattivo è un vile attacco verso di loro, attacco che ti fa inserire immediatamente fra i cattivi cattivissimi. Mentre i cattivi son cattivissimi, tutto quello che fanno è cattivissimo e qualunque cosa vada contro di loro, è sacrosanta e, per definizione, buonissima.

 

Se è nel bicchiere di una betoniera non è stupro

Se è nel bicchiere di una betoniera non è stupro.
La cassazione assolve Pierguidalberto dall’accusa di aver stuprato Pamelindanna perché fare sesso nel bicchiere di una betoniera non è stupro.

Stavo leggendo la storia di quanto capitato in irlanda riguardo ad un accusato di stupro assolto perché la presunta vittima indossava un perizoma sexi.

Devo dire che già di prima battuta la notizia mi è sembrata una notizia demenziale sulla falsariga delle sentenze “pro stupro” della cassazione generate da colossali, in buona o mala fede, fraintendimenti. Qui un esempio. Dubbi venuti anche a Butac. Come giustamente scrive, per fugare i dubbi l’unico è leggere la sentenza; fare analisi su titoli dei giornali e su reazioni indignate, è fuorviante al massimo.

Oramai il pattern della notizia per scatenare scandalo a comando è semplice:

  1. X è inquisito per stupro
  2. viene scritto che X viene assolto per il motivo Y, con Y comportamento “innocente” della presunta vittima. [Quando in realtà magari il motivo è Z che poco c’entra con Y]
  3. Un sacco di indignat* protestano contro la decisione dei giudici, magari tirando fuori tutto il piagnisteo pseudofemminista, dalle quote rosa alla cultura patriarcale passando per il femminicidio.

Sconfortante vedere quanti cervelli da criceto puntualmente ci cascano, buffo notare che spesso chi ci casca con entrambi i piedi è il primo a protestare contro le “fache nius”.


A margine:

Spiace dirlo ma, terra terra, un processo per stupro è un processo ove una corte deve decidere a posteriori se è più plausibile la tesi uno

il rapporto era consenziente

oppure la tesi due

il rapporto non era consenziente

E per farlo bisogna indagare sui comportamenti dei due per capire quale delle due tesi sia più plausibile; l’avvocato dell’uno deve trovare le prove a favore della tesi 1 quello dell’altro a favore della tesi 2. E non è raro che vengano “esposte le mutande in piazza”. Ma questo molti cervelli da criceto non lo capiscono; pensano che il non credere ciecamente alla presunta vittima, anche quando la testimonianza fa acqua da tutte le parti, sia victim blaming.

Non possiamo aspettare i tempi della giustizia…

Sinceramente mi fa ridere che adesso molti pur di dar contro al governo gialloverde si mostrino scandalizzati della frase “non possiamo aspettare i tempi della giustizia…”

Fossero stati garantisti avrebbero avuto il mio plauso ed il mio sostegno ma molti che adesso si stracciano le vesti dov’erano quando Fausto Brizzi veniva processato e condannato a mezzo social? Quando per qualunque politico “inquisito” veniva spacciato per “condannato certo” anticipando tutti gli effetti della condanna; condanna che poi magari neppure arrivava perché “il fatto non sussiste”?

Se c’è una cosa che considero peggio dei forcaioli sono i forcaioli falso-garantisti, gente che, siccome si comporta come una porta logica NOT collegata a cascata con il dima o salveeny, se Bibi e Bobo fanno i forcaioli immediatamente passano alla modalità garantista. Se i due avessero invece dichiarato che bisognava aspettare le indagini prima di condannare invece sarebbero scesi in piazza a chiedere un paio di teste senza inutili lacci e lacciuoli burocratici come i processi.

E dovrei considerarli alternative credibili ai gialloverdi?

 

Pessima cronaca giudiziaria

Penso che per la situazione demenziale della giustizia in italia abbiano una buona parte di colpa anche i giornali che spesso “fraintendono” sentenze e norme allo scopo di “trollare” e vendere qualche copia i più creando indignazione ingiustificata.

Un esempio è questo articolo

Il titolo porta a pensare che i giudici non abbiano tutte le rotelle a posto:

Cassazione: stupro senza aggravante se la vittima si è ubriacata
La Suprema Corte rinvia con richiesta di modifica «al ribasso» la sentenza della corte d’Appello di Torino, che aveva condannato due 50enni a tre anni per stupro di gruppo Alessia Rotta (vicepresidente vicario dei deputati Pd): «Torniamo indietro di decenni»

In realtà la sentenza dice cose completamente diverse ed il resto son solo ricami fatti basandosi solo sul titolo dell’articolo.
Cosa ha detto la corte di cassazione? Terra terra che se la vittima si è ubriacata lei da sola allora non c’è l’aggravante di averla fatta ubriacare.

Una cosa che dovrebbe essere logica e scontata:

Costringo la vittima ad ubriacarsi -> c’è l’aggravante di averla ridotta in stato di inferiorità.
Non costringo la vittima ad ubriacarsi -> l’aggravante di averla ridotta in stato di inferiorità non c’è.

infatti nel corpo dell’articolo è scritto chiaramente:

La Cassazione (sentenza 32462 della terza sezione penale) ha invece sottolineato che la violenza c’è stata, «violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica» anche se la vittima ha assunto alcol volontariamente, visto che «in uno stato in infermità psichica», a prescindere da chi l’abbia determinato, mancano le condizioni per prestare un «valido consenso». Tuttavia, hanno poi aggiunto gli «ermellini», «l’assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell’aggravante», e il relativo aumento di pena, poiché «deve essere il soggetto attivo del reato» ad usare l’alcol per la violenza «somministrandola alla vittima». Di conseguenza, «l’uso volontario, incide sì sulla valutazione del valido consenso ma non anche sulla sussistenza aggravante».

Riassumendo la sentenza della corte di cassazione:

C’è stata violenza sessuale di gruppo -> Sì

C’è stata l’aggravante per violenza su vittima in condizioni di inferiorità psichica -> Sì, la vittima era ubriaca.

C’è stata l’aggravante per aver indotto la vittima ad ubriacarsi per ridurla in condizioni di inferiorità psichica -> No, la vittima si era ubriacata di suo.

Un altra cosa che non viene detta, per spiegare l’esiguità della pena, è che con la riforma del codice penale è sparito il reato di atti di libidine; una palpatina al seno, un bacio rubato vengono considerato non più atto di libidine ma violenza sessuale, anche se di minore gravità1.

Il resto dell’articolo son commenti di fuoco contro il titolo fatti tanto per confondere le idee e far partire un poco di piagnisteo, delle utili idiote, ottimo come cassa di risonanza.


  1.  https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-iii/sezione-ii/art609bis.html 

La meloni, la tortura e l’interpretazione delle leggi.

La giorgia, che deve far vedere che esiste, ne è uscita con una frase di sicuro effetto per attrarre l’attenzione:

Fratelli d’Italia, proposta per abolire il reato di tortura. Meloni: “Impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro”

Sinceramente avrei voluto scrivere che ha detto una stronzata però anche alla luce di questo articolo, di cui avevo parlato alcuni giorni fa

Trieste, gup vs pm: “Assurdo accusare di sequestro di persona chi trattiene per il rimpatrio. Chiacchiere da bar Sport”
Il pubblico ministero Massimo De Bortoli aveva chiesto condanne per complessivi 20 anni per sequestro di persona a carico di agenti e dirigenti della Polizia che avevano trattenuto dei migranti. Ma il gup Giorgio Nicoli li ha assolti. Le motivazioni

Mi chiederei seriamente quanto probabile possa essere che un poliziotto venga perseguito per tortura se osa ammanettare un arrestato oppure se in caserma gli lancia una occhiataccia.

Il problema vero è che le leggi spesso possono venire interpretate “a cazzo” senza che nessuno paghi dazio per tali fantasiose interpretazioni.

 

 

Media e narrazione giudiziaria; dichiarazioni interessanti della figlia di Schettino.

Ho trovato l’articolo pubblicato dall’unione sarda sulla figlia di Schettino e sulla sua difesa del padre molto interessante. Imho Schettino è stato trasformato nel capro espiatorio ideale che ha pagato le colpe di tutti, anche quelle non sue.

Perché penso questo? A quanto pare “l’inchino”, da quanto avevano riportato i giornali, nonostante fosse proibito era una prassi (1). Ed era una prassi perché sia la compagnia di navigazione, sia la capitaneria di porto non erano mai intervenute a “tirare le orecchie” a chi di dovere.  Aggiungiamo alla lista anche i sindaci che invece di far fuoco e fiamme per dei bestioni che navigano dove non dovrebbero, con gli ovvi rischi del caso, mandano lettere di ringraziamento. (2)

Il classico modus operandi italiota ove si ignorano bellamente le regole fin quando non succede il patatrac; a patatrac avvenuto scatta la caccia al capro espiatorio. In questo giro il capro espiatorio è stato il commandante Schettino. Tutta la narrazione si è concentrata su quanto fosse stato vigliacco Schettino e quanto fosse stato deciso il De Falco (3).

Sorgente: “Vada a bordo c…”, la telefonata “che ha crocifisso mio padre”: parla Rossella Schettino – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Ha deciso di aprire un profilo Facebook per spiegare quello che pensa e, anche, accusare Gregorio De Falco. Lei è Rossella Schettino, 21 anni, figlia dell’ex comandante della Costa Concordia, naufragata davanti all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012, provocando 32 morti, e che è detenuto a Rebibbia dopo la condanna a 16 anni di carcere.

Punto di partenza, scrive, è l’informazione “manipolata”: da uno screenshot si legge la probabile risposta di un giornalista che le dice “l’intervista è interessante, ma il direttore ha deciso di non pubblicarla”. “Vi pare normale?”, commenta Rossella.

Ti pare normale che dei giornalisti ammettano di aver narrato una storia invece di aver fatto informazione (ovvero enunciando i fatti nella maniera più oggettiva e poi inserito le loro idee in maniera che fosse chiaro quale fosse il fatto e quale l’interpretazione da parte del giornalista)?

“Sono 6 anni – aggiunge – che l’informazione intorno alla vicenda di mio padre è manipolata, a partire da quella telefonata di De Falco hanno iniziato a costruire la verità di comodo”.

La vicenda, nota, è quella relativa alla conversazione telefonica avvenuta la notte del naufragio tra Schettino e Gregorio De Falco, all’epoca alla capitaneria di Livorno, in cui quest’ultimo ordinava: “Vada a bordo c…” al comandante che, invece, era sceso dalla nave e si trovava su una scialuppa.

“In questi anni – prosegue il post della figlia del comandante – ho letto titoli di giornale che non avevano nessuna attinenza con la verità. Virgolettati attribuiti a mio padre su cose mai dette. Ancora in questi mesi ho dovuto leggere cose al limite del ridicolo. Hanno scritto che porto bottiglie di acqua di mare a mio padre e che se le versa in testa. È una cosa assurda ed anche totalmente inverosimile, non si può portare nessun liquido all’interno di un carcere. Questo solo per farvi un esempio delle totali falsità che si sono inventati per portare a termine quel progetto di demolizione personale e mediatica finalizzata allo scopo di creare il colpevole perfetto.”

“Credere essere informati – conclude – perché si leggono i giornali o si vede la televisione è un’illusione”.

Ha ragione: Schettino doveva essere il colpevole perfetto per salvare tutti gli altri attori nella vicenda; compagnia di navigazione, capitaneria di porto, autorità locali dell’isola del giglio. Questo giochetto è lo stesso che capitò con il processo dell’Aquila ai sismologi ed alla protezione civile. Anche in quel caso i colpevoli dovevano essere loro e prendersi le colpe delle omissioni fatte da comune e provincia(4). Se la son cavata, condanna demenziale in primo grado a parte, bene perché completamente innocenti. Purtroppo nel caso di Schettino, lui paga il fatto di avere un pezzo di colpa, di non essere completamente innocente.

E poi, ancora, punta il dito contro De Falco dopo la diffusione delle notizie su una presunta aggressione nei confronti della propria moglie e della figlia.

“Al di là di quale sia la realtà dei fatti e la misura dell’episodio mi indigna sentire che lui e la moglie si lamentino di essere vittime di strumentalizzazione mediatica. Lamentano inoltre che fatti famigliari e personali vengano riportati dai giornali, la signora De Falco dice ora che vuole siano tutelate le figlie. Ciò che mi indigna – prosegue Rossella Schettino – è che sia proprio De Falco a ritenersi vittima di una strumentalizzazione mediatica. Proprio lui che con la celebre telefonata del ‘Vada a bordo ca..o’, crocifisse mediaticamente mio padre”.

Oramai i processi vengono svolti mediaticamente e i media fanno a gara a costruire narrazioni, calpestando tutto e tutti, per vendere copie e convincere della validità delle loro idee. Non informano ma manipolano l’informazione per pilotare l’opinione pubblica ed in certi casi, emblematico il processo dell’Aquila, avere una condanna morale che giustifichi e richieda la condanna “giudiziaria”. Comportamento che io ritengo essere una pura barbarie.

Faccio però notare che, come dice giustamente Rossella Schettino, se uno abusa della tecnica “lancio della merda contro il ventilatore” ed ha successo, poi anche altri imiteranno. Umoristico che certi giornali che in tale prassi son diventati “campioni olimpionici” siano i primi a lagnarsi di tali comportamenti.

(…) “Ma la cosa più grave – aggiunge – fu la divulgazione di quella telefonata nell’esclusivo interesse di De Falco. Fu utile solo a lui che ottenne la visibilità e la notorietà cui ambiva. Quella telefonata doveva rimanere agli atti processuali come tutte le telefonate intercorse quella notte. Invece, stranamente, il file venne fatto pervenire alla stampa come se una lunga mano sapesse esattamente dove attingere. Ricordo che a seguito di quella divulgazione venne aperto un fascicolo per fuga di notizie dimenticato poi chissà dove e chissà perché. Non dimentico neppure che accusò mio padre di aver portato via la scatola nera della nave, salvo poi dover ritrattare quell’accusa il giorno successivo”.

Anche qui son d’accordo: oramai le intercettazioni escono al solo fine del supporto al lancio della merda contro il ventilatore.

(1): fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/17/news/inchini-28311018/

Da anni è in funzione l’Ais, un sistema internazionale per controllare il traffico marittimo. Che rivela: ben 52 volte la Costa Concordia aveva fatto passaggi ravvicinati all’isola. Comportamento mai sanzionato. Per evitare la tragedia, bastava garantire il rispetto delle norme sulla navigazione
di FRANCESCO VIVIANO

Lo sono stati fino a qualche ora prima della tragedia sulla Costa Concordia che ha provocato morti e feriti incagliandosi sulla scogliera davanti al porto dell’Isola del Giglio. Repubblica.it lo ha documentato nei giorni scorsi: nei registri delle capitanerie di porto che dovrebbero controllare il traffico marittimo, emerge che la “Costa Concordia” – così come tutte le altre navi in zona e in navigazione nel Mediterraneo e nei mari di tutto il mondo – era “seguita” da Ais, un sistema internazionale di controllo della navigazione marittina che è stato attivato da alcuni anni e reso obbligatorio da accordi internazionali dopo gli attentati dell’11 settembre (in funzione anti-terrorismo) e dopo tante tragedie del mare avvenute in tutto il mondo.

L’Ais viene utilizzato (e lo è stato anche nel caso della Costa Concordia) proprio per evitare collisioni tra navi in navigazione o altri tipi di incidenti. E questi sistemi, allestiti dalla società Elman Srl di Pomezia, sono attivi in tutte le capitanerie di porto italiane. Con un comando centrale a Roma – al comando generale della Guardia Costiera – e giù giù fino ai grandi porti ed i piccoli centri della Guardia Costiera sparsi in tutte le isole del Mediterraneo. Come provano i tracciati, registrati dal sistema Ais, quindi visibili a tutti, anche la “Costa Concordia” era sotto monitoraggio. Ma nessuno, alle 21.24 di quella tragica sera, quando quel bestione di acciaio ha virato improvvisamente di 45 gradi dirigendosi verso l’isola del Giglio, ha ritenuto di intervenire chiamando via radio il comandante Francesco Schettino, anche per sapere se era accaduto qualcosa di anomalo. (…)

Si è scoperto così che quel passaggio così vicino all’isola del Giglio era un omaggio all’ex comandante della Costa Concordia Mario Palombo ed al maitre della nave che è dell’isola del Giglio. Si è scoperto anche che per ben 52 volte all’anno quella nave aveva fatto gli “inchini”. Inchini che fino all’altro giorno, fino a prova contraria, erano stati tollerati: nessuno fino ad allora aveva mai chiesto conto e ragione ai comandanti di quelle navi. Nessuno aveva cercato di capire perché passassero così vicini alla costa dove per legge è anche vietato (se una piccola imbarcazione sosta a meno di 500 metri dalle coste, se beccata dalle forze dell’ordine, viene multata perché vietato). Figuriamoci se a un bestione come la Costa Concordia è consentito “passeggiare” in mezzo al mare a 150-200 metri dalla costa. Il comandante Schettino, come confermano le indagini e le conversazioni radio con la capitaneria di porto di Livorno, ha fatto errori su errori, ma nessuno prima gli ha vietato di avvicinarsi troppo all’isola del Giglio. Quando si è incagliata era troppo tardi.

(2) fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/01/16/news/tra_poco_la_nave_passa_vicino_vicino_in_rete_l_annuncio_del_passaggio_al_giglio-28209882/

“Tra poco la nave passa vicino vicino” In rete l’annuncio dell’ ‘inchino’ al Giglio
La sorella del maitre della Concordia invita gli amici a guardare la nave avvicinarsi all’isola. E ad agosto il sindaco ringraziava il comandante di un’altra imbarcazione Costa per l’omaggio all’isola

(3) Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/costa-concordia-capitano-de-falco-trasferito-in-un-ufficio-e-mobbing/1132689/

Che nonostante “l’eroismo” è poi stato trasferito.  a voler malignare penserei per evitare che si scavasse a fondo sulle responsabilità della capitaneria di porto di livorno.

colpa della prescrizione?

Ho seguito un poco il dibattito sull’intervento a cartabianca della argento. La vicenda che coinvolge l’argento è squallida ed in italia sto vedendo bellissimi esempi di come non si faccia giornalismo investigativo scavando nella fogna1 ma si preferisca portare avanti la storiella strappalacrime della povera orfanella contro tutte le brutture del mondo.

Invocando la legge di Godwin, la vicenda di tutti quelli che adesso si dissociano, mostrano solidarietà pelosa e denunciano di tutto e di più, mi ha fatto immaginare che, al processo di norimberga, tutti gli alti gerarchi nazisti si fossero giustificati sostenendo che agirono in quel modo solo perché terrorizzati da Hitler2. E in conseguenza delle loro dichiarazioni fossero stati riconosciuti come dei santi, santi che hanno trovato il coraggio di denunciare le brutture di Hitler. E che tanti si fossero anche scandalizzati che l’accademia di Svezia non avesse premiato i gerarchi con il nobel per la pace.

Comunque c’è un passaggio dell’intervista che mi ha stupito e fatto pensare un poco male

Sorgente: Asia Argento: “Lascio l’Italia, ci verrò in vacanza” – La Stampa

Asia Argento ha anche confermato di aver subito altre molestie sessuali nel corso della sua carriera: «non ho bisogno di fare i nomi, perché in Italia c’è la prescrizione. Anche se li denunciassi non avrei nessun potere giuridico contro questi uomini, ma l’ho comunque detto per sostenere altre donne nel denunciare».

Una bestemmia dal punto di vista giuridico. La prescrizione, che che ne dica la vulgata corrente, non è uno strumento per permettere ai farabutti di farla franca quanto uno strumento di giustizia e di buon senso; dopo un certo lasso di tempo dimostrare la falsità o la verità di certe accuse diventa molto difficile se non praticamente impossibile.

E secondo il diritto moderno se non ci sono prove bisogna assolvere. Che senso avrebbe sprecare risorse per imbastire un processo che quasi sicuramente finirà in un nulla di fatto per l’impossibilità di trovare prove? Son spese di tempo e risorse inutili. E magari per inquisire Tizio che trent’anni fa “quando avevo 13 […] anni me l ‘ ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata(cit.)” ritardi il processo a quell’altro che invece ha lasciato evidentissime ed inconfutabili tracce mediche e biologiche su di un’altra sfortunata.

Come puoi dimostrare, con prove a prova di tribunale, oggi che Tizio ti aveva fatto vedere il pisello?

Il problema non è se sia vero o falso che Tizio l’abbia fatto, la questione è che senza prove non si può condannare, o non si dovrebbe condannare, in tribunale. Purtroppo, in certi casi, il desiderio dell’opinione pubblica di avere un colpevole è ipso facto giusta causa per la condanna; basti pensare alla condanna in I grado degli esperti per il terremoto dell’Aquila, condanna per fortuna ribaltata in appello e cassazione.

La seconda è che sostituire la condanna mediatica a quella “giudiziaria” è una bastardata, e chiedere condanne mediatiche mentre ci si lamenta di averne ricevuto è pura ipocrisia.

Ultima questione, accusare senza prove significa rischiare una contro denuncia per calunnia, contro denuncia stavolta però ben supportata da prove.

Perché allora parlare della prescrizione e presentarla come un sistema per permettere alla gente di farla franca? A pensar male, penserei a simpatia politica verso certe posizioni.


  1. Pare che lo scandalo si stia allargando; mi sa che alla prossima cerimonia degli oscar il filmato delle vacanze di Kim Jong-un vincerà tutte statuette, in spregio a Trump e causa mancanza di concorrenza. 
  2. Qualcuno tentò di usare la giustificazione “eseguivo solo gli ordini” ma, tale giustificazione, non venne ritenuta valida per scampare alla forca. 

Malagiustizia o malainformazione?

Ottimo articolo di Davide Giacalone che analizza l’ennesima sentenza “scandalo” della corte di cassazione; scandalo dovuto ad una lettura approssimata della sentenza e dall’esigenza, da parte della stampa di sparare il titolo scandalistico ad effetto.
Da notare anche che puntualmente per sentenze, come quelle su Riina o sui jeans e lo stupro, platealmente sbagliate e ovviamente “cassate” dalla corte di cassazione, si polemizzi contro quest’ultima e non contro le corti che invece hanno materialmente scritto gli strafalcioni individuati e corretti.
Da notare anche l’assenza dell’ANM e del CSM a difendere la Corte di Cassazione; a malignare direi che la Corte di Cassazione ha le spalle più robuste del giudice di primo o secondo grado e lo star zitti nel difenderla evita anche di dover evidenziare che l’errore da essa corretto è stato fatto da un magistrato dei gradi inferiori.

Sorgente: Davide Giacalone.it (grassetti miei)

Orrore adottivo

La Corte di cassazione ha dunque stabilito che se si ammazza il figlio si merita l’ergastolo, ma se il figlio è adottivo no, perché vale meno. Tale bestialità è stata detta e ripetuta, nell’informare l’opinione pubblica circa il caso di un moldavo, che aveva accoppato il figlio, “solo” adottivo, a coltellate. Condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, salvo vedere cancellare tutto da una cassazione in preda al delirio. Inutile meravigliarsi se l’Italia è un Paese sempre più orfano di giustizia, dato che questo è il livello di chi riporta e commenta le notizie.

La questione è del tutto diversa e, per quanto possibile, ben più grave di quel che si vuol fare apparire. Per capire si deve partire dall’articolo 577 del codice penale, che riporto integralmente (depurato dal giuridichese), essendo chiaro a chiunque lo legga. Il presupposto è l’assassinio: “Si applica la pena dell’ergastolo se (…): 1. contro l’ascendete o il discendente; 2. col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con altro mezzo insidioso; 3. con premeditazione; 4. con concorso di talune circostanze aggravanti (…)”. Ascendenti e discendenti sarebbero genitori e figli. Le aggravanti da ultimo richiamate si riferiscono all’avere agito per motivi “abietti o futili”, oppure all’avere inferto sevizie. Secondo comma, quello decisivo: “La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro affine in linea retta”. L’affine è il coniuge o un suo parente.

Dunque: l’ergastolo può ben essere dato anche se il morto ammazzato è un perfetto sconosciuto all’assassino, ma se quella pena è motivata con il fatto che il morto è un ascendente o discendente, mentre quello non lo è, la cassazione ha il dovere di annullare la condanna.Sono le Corti di merito ad avere sbagliato nel motivare l’ergastolo, non la cassazione nell’averlo fatto rilevare. L’ergastolo è la pena che si assegna quando c’è un omicidio e ci sono le aggravanti, se si sbaglia a contestare le aggravanti resta l’omicidio, ma cade la condanna all’ergastolo. Non è finita.

L’assassino ha accoltellato il figlio perché quello stava difendendo la madre adottiva, tanto che il moldavo è anche accusato di tentato omicidio. In più la signora lo aveva più volte denunciato, per i suoi atti di violenza, rivolgendosi sia alle forze dell’ordine che al comune. Dopo il tragico epilogo la signora ha denunciato l’Italia alla Corte europea per i diritti dell’uomo, ottenendone la condanna, proprio perché tutte quelle sue denunce erano cadute nel vuoto. Quindi: abbiamo un uomo violento, più volte denunciato, che torna a casa e prova ad ammazzare la moglie, si mette in mezzo il figlio adottivo e lui lo ammazza. A fronte di tutto questo i tribunali di merito lo condannano all’ergastolo contestando l’aggravante sbagliata. Questa sì che è roba da far gridare al cielo. Questa e le denunce inutili.

Ma la grande e monocorde macchina dell’informazione non trova di meglio che dire: la cassazione cancella l’ergastolo perché ritiene l’adottivo meno importante del naturale. Per forza che in Italia la giustizia divorzia dal diritto. (…)

Ricordo le tante proteste per la sentenza dei jeans e stupro, le polemiche su riina. Uno dei problemi dell’italia è il dogma dell’infallibilità del giudice; dogma duramente messo alla prova quando due corti sullo stesso fatto sentenziano in maniera perfettamente opposta. Serve una seria riforma della giustizia e serve anche poter tirare le orecchie a chi, vuoi per malafede vuoi per banale dabbenaggine, sbaglia.

Sicuramente c’è stata malagiustizia, non nella corte di Cassazione ma in quella precedente, e sicuramente c’è malainformazione. Malainformazione che mira a creare scandali ad effetto per vendere. E pazienza se per vendere si crea tanta altra sfiducia sulla magistratura.

Il fascismo è un opinione non un crimine

Alla camera hanno approvato la, a mio avviso pessima, legge fiano sulla propaganda ed uno degli slogan di supporto è stato: “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.

Slogan infelice e fuorviante; come ho già scritto altre volte la legge deve sanzionare i comportamenti non le idee; l’essere fascista, il ritenere Mussolini il più santo degli uomini non è e non deve essere un reato, a meno di non voler reiniziare  con i “fascisti” reati d’opinione. Quello che la legge deve sanzionare, anche giustamente, sono invece i comportamenti fascisti: l’uso della violenza e della prevaricazione, il voler usare la violenza per sovvertire le istituzioni democratiche. Cosa che già le leggi vigenti fanno; la ricostruzione del partito fascista e comportamenti finalizzati a ciò son già sanzionate dalle leggi mancino e scelba.

Il voler rendere reato un opinione, la trovo una scelta alquanto infelice: sia perché una volta che rendi reato un opinione basta poco a rendere reato tante altre opinioni; bastano piccole correzioni alla legge Fiano: “… o di un qualsiasi altro regime totalitario avente come scopo l’oppressione del popolo”, per rendere illegali anche pugno chiuso, falce e martello e il compagno Lenin, l’amico Fidel o l’eroico Maduro, sia perché il tentativo di combattere un idea a colpi di codice penale che sanziona l’idea in sé e non i comportamenti indotti da essa è una idiozia bella e buona.

Basta vedere come sono andati a finire tutti i tentativi di usare la resistenza e l’antifascismo come strumenti di lotta politica contro Berlusconi, il tentativo di rendere “illegale” l’opposizione con motivi pretestuosi, guardacaso un tipico comportamento dei regimi totalitari,  per rendersi conto che la legge Fiano finirà solo ad essere uno spot per tutte le formazioni non di “unica  vera autentica sinistra DOCG, diffidate dalle imitazioni” trasformando dei pagliacci in martiri e portando loro voti.

Le opinioni le contrasti con l’educazione, con la riflessione e lo studio e colpendo chi sgarra, agendo male o tentando di farlo, non vietando per legge di credere questo o quello. Ma per far ciò sarebbe meglio far funzionare il vigente codice penale che inventarsi altre 123.456 nuovi reati, imho anche di dubbia costituzionalità.

Come dire: instaurare un nuovo fascismo per impedire il ritorno del vecchio; non mi sembra un comportamento alquanto azzeccato.