Pessima cronaca giudiziaria

Penso che per la situazione demenziale della giustizia in italia abbiano una buona parte di colpa anche i giornali che spesso “fraintendono” sentenze e norme allo scopo di “trollare” e vendere qualche copia i più creando indignazione ingiustificata.

Un esempio è questo articolo

Il titolo porta a pensare che i giudici non abbiano tutte le rotelle a posto:

Cassazione: stupro senza aggravante se la vittima si è ubriacata
La Suprema Corte rinvia con richiesta di modifica «al ribasso» la sentenza della corte d’Appello di Torino, che aveva condannato due 50enni a tre anni per stupro di gruppo Alessia Rotta (vicepresidente vicario dei deputati Pd): «Torniamo indietro di decenni»

In realtà la sentenza dice cose completamente diverse ed il resto son solo ricami fatti basandosi solo sul titolo dell’articolo.
Cosa ha detto la corte di cassazione? Terra terra che se la vittima si è ubriacata lei da sola allora non c’è l’aggravante di averla fatta ubriacare.

Una cosa che dovrebbe essere logica e scontata:

Costringo la vittima ad ubriacarsi -> c’è l’aggravante di averla ridotta in stato di inferiorità.
Non costringo la vittima ad ubriacarsi -> l’aggravante di averla ridotta in stato di inferiorità non c’è.

infatti nel corpo dell’articolo è scritto chiaramente:

La Cassazione (sentenza 32462 della terza sezione penale) ha invece sottolineato che la violenza c’è stata, «violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica» anche se la vittima ha assunto alcol volontariamente, visto che «in uno stato in infermità psichica», a prescindere da chi l’abbia determinato, mancano le condizioni per prestare un «valido consenso». Tuttavia, hanno poi aggiunto gli «ermellini», «l’assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell’aggravante», e il relativo aumento di pena, poiché «deve essere il soggetto attivo del reato» ad usare l’alcol per la violenza «somministrandola alla vittima». Di conseguenza, «l’uso volontario, incide sì sulla valutazione del valido consenso ma non anche sulla sussistenza aggravante».

Riassumendo la sentenza della corte di cassazione:

C’è stata violenza sessuale di gruppo -> Sì

C’è stata l’aggravante per violenza su vittima in condizioni di inferiorità psichica -> Sì, la vittima era ubriaca.

C’è stata l’aggravante per aver indotto la vittima ad ubriacarsi per ridurla in condizioni di inferiorità psichica -> No, la vittima si era ubriacata di suo.

Un altra cosa che non viene detta, per spiegare l’esiguità della pena, è che con la riforma del codice penale è sparito il reato di atti di libidine; una palpatina al seno, un bacio rubato vengono considerato non più atto di libidine ma violenza sessuale, anche se di minore gravità1.

Il resto dell’articolo son commenti di fuoco contro il titolo fatti tanto per confondere le idee e far partire un poco di piagnisteo, delle utili idiote, ottimo come cassa di risonanza.


  1.  https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-iii/sezione-ii/art609bis.html 
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La meloni, la tortura e l’interpretazione delle leggi.

La giorgia, che deve far vedere che esiste, ne è uscita con una frase di sicuro effetto per attrarre l’attenzione:

Fratelli d’Italia, proposta per abolire il reato di tortura. Meloni: “Impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro”

Sinceramente avrei voluto scrivere che ha detto una stronzata però anche alla luce di questo articolo, di cui avevo parlato alcuni giorni fa

Trieste, gup vs pm: “Assurdo accusare di sequestro di persona chi trattiene per il rimpatrio. Chiacchiere da bar Sport”
Il pubblico ministero Massimo De Bortoli aveva chiesto condanne per complessivi 20 anni per sequestro di persona a carico di agenti e dirigenti della Polizia che avevano trattenuto dei migranti. Ma il gup Giorgio Nicoli li ha assolti. Le motivazioni

Mi chiederei seriamente quanto probabile possa essere che un poliziotto venga perseguito per tortura se osa ammanettare un arrestato oppure se in caserma gli lancia una occhiataccia.

Il problema vero è che le leggi spesso possono venire interpretate “a cazzo” senza che nessuno paghi dazio per tali fantasiose interpretazioni.

 

 

Media e narrazione giudiziaria; dichiarazioni interessanti della figlia di Schettino.

Ho trovato l’articolo pubblicato dall’unione sarda sulla figlia di Schettino e sulla sua difesa del padre molto interessante. Imho Schettino è stato trasformato nel capro espiatorio ideale che ha pagato le colpe di tutti, anche quelle non sue.

Perché penso questo? A quanto pare “l’inchino”, da quanto avevano riportato i giornali, nonostante fosse proibito era una prassi (1). Ed era una prassi perché sia la compagnia di navigazione, sia la capitaneria di porto non erano mai intervenute a “tirare le orecchie” a chi di dovere.  Aggiungiamo alla lista anche i sindaci che invece di far fuoco e fiamme per dei bestioni che navigano dove non dovrebbero, con gli ovvi rischi del caso, mandano lettere di ringraziamento. (2)

Il classico modus operandi italiota ove si ignorano bellamente le regole fin quando non succede il patatrac; a patatrac avvenuto scatta la caccia al capro espiatorio. In questo giro il capro espiatorio è stato il commandante Schettino. Tutta la narrazione si è concentrata su quanto fosse stato vigliacco Schettino e quanto fosse stato deciso il De Falco (3).

Sorgente: “Vada a bordo c…”, la telefonata “che ha crocifisso mio padre”: parla Rossella Schettino – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Ha deciso di aprire un profilo Facebook per spiegare quello che pensa e, anche, accusare Gregorio De Falco. Lei è Rossella Schettino, 21 anni, figlia dell’ex comandante della Costa Concordia, naufragata davanti all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012, provocando 32 morti, e che è detenuto a Rebibbia dopo la condanna a 16 anni di carcere.

Punto di partenza, scrive, è l’informazione “manipolata”: da uno screenshot si legge la probabile risposta di un giornalista che le dice “l’intervista è interessante, ma il direttore ha deciso di non pubblicarla”. “Vi pare normale?”, commenta Rossella.

Ti pare normale che dei giornalisti ammettano di aver narrato una storia invece di aver fatto informazione (ovvero enunciando i fatti nella maniera più oggettiva e poi inserito le loro idee in maniera che fosse chiaro quale fosse il fatto e quale l’interpretazione da parte del giornalista)?

“Sono 6 anni – aggiunge – che l’informazione intorno alla vicenda di mio padre è manipolata, a partire da quella telefonata di De Falco hanno iniziato a costruire la verità di comodo”.

La vicenda, nota, è quella relativa alla conversazione telefonica avvenuta la notte del naufragio tra Schettino e Gregorio De Falco, all’epoca alla capitaneria di Livorno, in cui quest’ultimo ordinava: “Vada a bordo c…” al comandante che, invece, era sceso dalla nave e si trovava su una scialuppa.

“In questi anni – prosegue il post della figlia del comandante – ho letto titoli di giornale che non avevano nessuna attinenza con la verità. Virgolettati attribuiti a mio padre su cose mai dette. Ancora in questi mesi ho dovuto leggere cose al limite del ridicolo. Hanno scritto che porto bottiglie di acqua di mare a mio padre e che se le versa in testa. È una cosa assurda ed anche totalmente inverosimile, non si può portare nessun liquido all’interno di un carcere. Questo solo per farvi un esempio delle totali falsità che si sono inventati per portare a termine quel progetto di demolizione personale e mediatica finalizzata allo scopo di creare il colpevole perfetto.”

“Credere essere informati – conclude – perché si leggono i giornali o si vede la televisione è un’illusione”.

Ha ragione: Schettino doveva essere il colpevole perfetto per salvare tutti gli altri attori nella vicenda; compagnia di navigazione, capitaneria di porto, autorità locali dell’isola del giglio. Questo giochetto è lo stesso che capitò con il processo dell’Aquila ai sismologi ed alla protezione civile. Anche in quel caso i colpevoli dovevano essere loro e prendersi le colpe delle omissioni fatte da comune e provincia(4). Se la son cavata, condanna demenziale in primo grado a parte, bene perché completamente innocenti. Purtroppo nel caso di Schettino, lui paga il fatto di avere un pezzo di colpa, di non essere completamente innocente.

E poi, ancora, punta il dito contro De Falco dopo la diffusione delle notizie su una presunta aggressione nei confronti della propria moglie e della figlia.

“Al di là di quale sia la realtà dei fatti e la misura dell’episodio mi indigna sentire che lui e la moglie si lamentino di essere vittime di strumentalizzazione mediatica. Lamentano inoltre che fatti famigliari e personali vengano riportati dai giornali, la signora De Falco dice ora che vuole siano tutelate le figlie. Ciò che mi indigna – prosegue Rossella Schettino – è che sia proprio De Falco a ritenersi vittima di una strumentalizzazione mediatica. Proprio lui che con la celebre telefonata del ‘Vada a bordo ca..o’, crocifisse mediaticamente mio padre”.

Oramai i processi vengono svolti mediaticamente e i media fanno a gara a costruire narrazioni, calpestando tutto e tutti, per vendere copie e convincere della validità delle loro idee. Non informano ma manipolano l’informazione per pilotare l’opinione pubblica ed in certi casi, emblematico il processo dell’Aquila, avere una condanna morale che giustifichi e richieda la condanna “giudiziaria”. Comportamento che io ritengo essere una pura barbarie.

Faccio però notare che, come dice giustamente Rossella Schettino, se uno abusa della tecnica “lancio della merda contro il ventilatore” ed ha successo, poi anche altri imiteranno. Umoristico che certi giornali che in tale prassi son diventati “campioni olimpionici” siano i primi a lagnarsi di tali comportamenti.

(…) “Ma la cosa più grave – aggiunge – fu la divulgazione di quella telefonata nell’esclusivo interesse di De Falco. Fu utile solo a lui che ottenne la visibilità e la notorietà cui ambiva. Quella telefonata doveva rimanere agli atti processuali come tutte le telefonate intercorse quella notte. Invece, stranamente, il file venne fatto pervenire alla stampa come se una lunga mano sapesse esattamente dove attingere. Ricordo che a seguito di quella divulgazione venne aperto un fascicolo per fuga di notizie dimenticato poi chissà dove e chissà perché. Non dimentico neppure che accusò mio padre di aver portato via la scatola nera della nave, salvo poi dover ritrattare quell’accusa il giorno successivo”.

Anche qui son d’accordo: oramai le intercettazioni escono al solo fine del supporto al lancio della merda contro il ventilatore.

(1): fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/17/news/inchini-28311018/

Da anni è in funzione l’Ais, un sistema internazionale per controllare il traffico marittimo. Che rivela: ben 52 volte la Costa Concordia aveva fatto passaggi ravvicinati all’isola. Comportamento mai sanzionato. Per evitare la tragedia, bastava garantire il rispetto delle norme sulla navigazione
di FRANCESCO VIVIANO

Lo sono stati fino a qualche ora prima della tragedia sulla Costa Concordia che ha provocato morti e feriti incagliandosi sulla scogliera davanti al porto dell’Isola del Giglio. Repubblica.it lo ha documentato nei giorni scorsi: nei registri delle capitanerie di porto che dovrebbero controllare il traffico marittimo, emerge che la “Costa Concordia” – così come tutte le altre navi in zona e in navigazione nel Mediterraneo e nei mari di tutto il mondo – era “seguita” da Ais, un sistema internazionale di controllo della navigazione marittina che è stato attivato da alcuni anni e reso obbligatorio da accordi internazionali dopo gli attentati dell’11 settembre (in funzione anti-terrorismo) e dopo tante tragedie del mare avvenute in tutto il mondo.

L’Ais viene utilizzato (e lo è stato anche nel caso della Costa Concordia) proprio per evitare collisioni tra navi in navigazione o altri tipi di incidenti. E questi sistemi, allestiti dalla società Elman Srl di Pomezia, sono attivi in tutte le capitanerie di porto italiane. Con un comando centrale a Roma – al comando generale della Guardia Costiera – e giù giù fino ai grandi porti ed i piccoli centri della Guardia Costiera sparsi in tutte le isole del Mediterraneo. Come provano i tracciati, registrati dal sistema Ais, quindi visibili a tutti, anche la “Costa Concordia” era sotto monitoraggio. Ma nessuno, alle 21.24 di quella tragica sera, quando quel bestione di acciaio ha virato improvvisamente di 45 gradi dirigendosi verso l’isola del Giglio, ha ritenuto di intervenire chiamando via radio il comandante Francesco Schettino, anche per sapere se era accaduto qualcosa di anomalo. (…)

Si è scoperto così che quel passaggio così vicino all’isola del Giglio era un omaggio all’ex comandante della Costa Concordia Mario Palombo ed al maitre della nave che è dell’isola del Giglio. Si è scoperto anche che per ben 52 volte all’anno quella nave aveva fatto gli “inchini”. Inchini che fino all’altro giorno, fino a prova contraria, erano stati tollerati: nessuno fino ad allora aveva mai chiesto conto e ragione ai comandanti di quelle navi. Nessuno aveva cercato di capire perché passassero così vicini alla costa dove per legge è anche vietato (se una piccola imbarcazione sosta a meno di 500 metri dalle coste, se beccata dalle forze dell’ordine, viene multata perché vietato). Figuriamoci se a un bestione come la Costa Concordia è consentito “passeggiare” in mezzo al mare a 150-200 metri dalla costa. Il comandante Schettino, come confermano le indagini e le conversazioni radio con la capitaneria di porto di Livorno, ha fatto errori su errori, ma nessuno prima gli ha vietato di avvicinarsi troppo all’isola del Giglio. Quando si è incagliata era troppo tardi.

(2) fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/01/16/news/tra_poco_la_nave_passa_vicino_vicino_in_rete_l_annuncio_del_passaggio_al_giglio-28209882/

“Tra poco la nave passa vicino vicino” In rete l’annuncio dell’ ‘inchino’ al Giglio
La sorella del maitre della Concordia invita gli amici a guardare la nave avvicinarsi all’isola. E ad agosto il sindaco ringraziava il comandante di un’altra imbarcazione Costa per l’omaggio all’isola

(3) Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/costa-concordia-capitano-de-falco-trasferito-in-un-ufficio-e-mobbing/1132689/

Che nonostante “l’eroismo” è poi stato trasferito.  a voler malignare penserei per evitare che si scavasse a fondo sulle responsabilità della capitaneria di porto di livorno.

colpa della prescrizione?

Ho seguito un poco il dibattito sull’intervento a cartabianca della argento. La vicenda che coinvolge l’argento è squallida ed in italia sto vedendo bellissimi esempi di come non si faccia giornalismo investigativo scavando nella fogna1 ma si preferisca portare avanti la storiella strappalacrime della povera orfanella contro tutte le brutture del mondo.

Invocando la legge di Godwin, la vicenda di tutti quelli che adesso si dissociano, mostrano solidarietà pelosa e denunciano di tutto e di più, mi ha fatto immaginare che, al processo di norimberga, tutti gli alti gerarchi nazisti si fossero giustificati sostenendo che agirono in quel modo solo perché terrorizzati da Hitler2. E in conseguenza delle loro dichiarazioni fossero stati riconosciuti come dei santi, santi che hanno trovato il coraggio di denunciare le brutture di Hitler. E che tanti si fossero anche scandalizzati che l’accademia di Svezia non avesse premiato i gerarchi con il nobel per la pace.

Comunque c’è un passaggio dell’intervista che mi ha stupito e fatto pensare un poco male

Sorgente: Asia Argento: “Lascio l’Italia, ci verrò in vacanza” – La Stampa

Asia Argento ha anche confermato di aver subito altre molestie sessuali nel corso della sua carriera: «non ho bisogno di fare i nomi, perché in Italia c’è la prescrizione. Anche se li denunciassi non avrei nessun potere giuridico contro questi uomini, ma l’ho comunque detto per sostenere altre donne nel denunciare».

Una bestemmia dal punto di vista giuridico. La prescrizione, che che ne dica la vulgata corrente, non è uno strumento per permettere ai farabutti di farla franca quanto uno strumento di giustizia e di buon senso; dopo un certo lasso di tempo dimostrare la falsità o la verità di certe accuse diventa molto difficile se non praticamente impossibile.

E secondo il diritto moderno se non ci sono prove bisogna assolvere. Che senso avrebbe sprecare risorse per imbastire un processo che quasi sicuramente finirà in un nulla di fatto per l’impossibilità di trovare prove? Son spese di tempo e risorse inutili. E magari per inquisire Tizio che trent’anni fa “quando avevo 13 […] anni me l ‘ ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata(cit.)” ritardi il processo a quell’altro che invece ha lasciato evidentissime ed inconfutabili tracce mediche e biologiche su di un’altra sfortunata.

Come puoi dimostrare, con prove a prova di tribunale, oggi che Tizio ti aveva fatto vedere il pisello?

Il problema non è se sia vero o falso che Tizio l’abbia fatto, la questione è che senza prove non si può condannare, o non si dovrebbe condannare, in tribunale. Purtroppo, in certi casi, il desiderio dell’opinione pubblica di avere un colpevole è ipso facto giusta causa per la condanna; basti pensare alla condanna in I grado degli esperti per il terremoto dell’Aquila, condanna per fortuna ribaltata in appello e cassazione.

La seconda è che sostituire la condanna mediatica a quella “giudiziaria” è una bastardata, e chiedere condanne mediatiche mentre ci si lamenta di averne ricevuto è pura ipocrisia.

Ultima questione, accusare senza prove significa rischiare una contro denuncia per calunnia, contro denuncia stavolta però ben supportata da prove.

Perché allora parlare della prescrizione e presentarla come un sistema per permettere alla gente di farla franca? A pensar male, penserei a simpatia politica verso certe posizioni.


  1. Pare che lo scandalo si stia allargando; mi sa che alla prossima cerimonia degli oscar il filmato delle vacanze di Kim Jong-un vincerà tutte statuette, in spregio a Trump e causa mancanza di concorrenza. 
  2. Qualcuno tentò di usare la giustificazione “eseguivo solo gli ordini” ma, tale giustificazione, non venne ritenuta valida per scampare alla forca. 

Malagiustizia o malainformazione?

Ottimo articolo di Davide Giacalone che analizza l’ennesima sentenza “scandalo” della corte di cassazione; scandalo dovuto ad una lettura approssimata della sentenza e dall’esigenza, da parte della stampa di sparare il titolo scandalistico ad effetto.
Da notare anche che puntualmente per sentenze, come quelle su Riina o sui jeans e lo stupro, platealmente sbagliate e ovviamente “cassate” dalla corte di cassazione, si polemizzi contro quest’ultima e non contro le corti che invece hanno materialmente scritto gli strafalcioni individuati e corretti.
Da notare anche l’assenza dell’ANM e del CSM a difendere la Corte di Cassazione; a malignare direi che la Corte di Cassazione ha le spalle più robuste del giudice di primo o secondo grado e lo star zitti nel difenderla evita anche di dover evidenziare che l’errore da essa corretto è stato fatto da un magistrato dei gradi inferiori.

Sorgente: Davide Giacalone.it (grassetti miei)

Orrore adottivo

La Corte di cassazione ha dunque stabilito che se si ammazza il figlio si merita l’ergastolo, ma se il figlio è adottivo no, perché vale meno. Tale bestialità è stata detta e ripetuta, nell’informare l’opinione pubblica circa il caso di un moldavo, che aveva accoppato il figlio, “solo” adottivo, a coltellate. Condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, salvo vedere cancellare tutto da una cassazione in preda al delirio. Inutile meravigliarsi se l’Italia è un Paese sempre più orfano di giustizia, dato che questo è il livello di chi riporta e commenta le notizie.

La questione è del tutto diversa e, per quanto possibile, ben più grave di quel che si vuol fare apparire. Per capire si deve partire dall’articolo 577 del codice penale, che riporto integralmente (depurato dal giuridichese), essendo chiaro a chiunque lo legga. Il presupposto è l’assassinio: “Si applica la pena dell’ergastolo se (…): 1. contro l’ascendete o il discendente; 2. col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con altro mezzo insidioso; 3. con premeditazione; 4. con concorso di talune circostanze aggravanti (…)”. Ascendenti e discendenti sarebbero genitori e figli. Le aggravanti da ultimo richiamate si riferiscono all’avere agito per motivi “abietti o futili”, oppure all’avere inferto sevizie. Secondo comma, quello decisivo: “La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro affine in linea retta”. L’affine è il coniuge o un suo parente.

Dunque: l’ergastolo può ben essere dato anche se il morto ammazzato è un perfetto sconosciuto all’assassino, ma se quella pena è motivata con il fatto che il morto è un ascendente o discendente, mentre quello non lo è, la cassazione ha il dovere di annullare la condanna.Sono le Corti di merito ad avere sbagliato nel motivare l’ergastolo, non la cassazione nell’averlo fatto rilevare. L’ergastolo è la pena che si assegna quando c’è un omicidio e ci sono le aggravanti, se si sbaglia a contestare le aggravanti resta l’omicidio, ma cade la condanna all’ergastolo. Non è finita.

L’assassino ha accoltellato il figlio perché quello stava difendendo la madre adottiva, tanto che il moldavo è anche accusato di tentato omicidio. In più la signora lo aveva più volte denunciato, per i suoi atti di violenza, rivolgendosi sia alle forze dell’ordine che al comune. Dopo il tragico epilogo la signora ha denunciato l’Italia alla Corte europea per i diritti dell’uomo, ottenendone la condanna, proprio perché tutte quelle sue denunce erano cadute nel vuoto. Quindi: abbiamo un uomo violento, più volte denunciato, che torna a casa e prova ad ammazzare la moglie, si mette in mezzo il figlio adottivo e lui lo ammazza. A fronte di tutto questo i tribunali di merito lo condannano all’ergastolo contestando l’aggravante sbagliata. Questa sì che è roba da far gridare al cielo. Questa e le denunce inutili.

Ma la grande e monocorde macchina dell’informazione non trova di meglio che dire: la cassazione cancella l’ergastolo perché ritiene l’adottivo meno importante del naturale. Per forza che in Italia la giustizia divorzia dal diritto. (…)

Ricordo le tante proteste per la sentenza dei jeans e stupro, le polemiche su riina. Uno dei problemi dell’italia è il dogma dell’infallibilità del giudice; dogma duramente messo alla prova quando due corti sullo stesso fatto sentenziano in maniera perfettamente opposta. Serve una seria riforma della giustizia e serve anche poter tirare le orecchie a chi, vuoi per malafede vuoi per banale dabbenaggine, sbaglia.

Sicuramente c’è stata malagiustizia, non nella corte di Cassazione ma in quella precedente, e sicuramente c’è malainformazione. Malainformazione che mira a creare scandali ad effetto per vendere. E pazienza se per vendere si crea tanta altra sfiducia sulla magistratura.

Il fascismo è un opinione non un crimine

Alla camera hanno approvato la, a mio avviso pessima, legge fiano sulla propaganda ed uno degli slogan di supporto è stato: “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.

Slogan infelice e fuorviante; come ho già scritto altre volte la legge deve sanzionare i comportamenti non le idee; l’essere fascista, il ritenere Mussolini il più santo degli uomini non è e non deve essere un reato, a meno di non voler reiniziare  con i “fascisti” reati d’opinione. Quello che la legge deve sanzionare, anche giustamente, sono invece i comportamenti fascisti: l’uso della violenza e della prevaricazione, il voler usare la violenza per sovvertire le istituzioni democratiche. Cosa che già le leggi vigenti fanno; la ricostruzione del partito fascista e comportamenti finalizzati a ciò son già sanzionate dalle leggi mancino e scelba.

Il voler rendere reato un opinione, la trovo una scelta alquanto infelice: sia perché una volta che rendi reato un opinione basta poco a rendere reato tante altre opinioni; bastano piccole correzioni alla legge Fiano: “… o di un qualsiasi altro regime totalitario avente come scopo l’oppressione del popolo”, per rendere illegali anche pugno chiuso, falce e martello e il compagno Lenin, l’amico Fidel o l’eroico Maduro, sia perché il tentativo di combattere un idea a colpi di codice penale che sanziona l’idea in sé e non i comportamenti indotti da essa è una idiozia bella e buona.

Basta vedere come sono andati a finire tutti i tentativi di usare la resistenza e l’antifascismo come strumenti di lotta politica contro Berlusconi, il tentativo di rendere “illegale” l’opposizione con motivi pretestuosi, guardacaso un tipico comportamento dei regimi totalitari,  per rendersi conto che la legge Fiano finirà solo ad essere uno spot per tutte le formazioni non di “unica  vera autentica sinistra DOCG, diffidate dalle imitazioni” trasformando dei pagliacci in martiri e portando loro voti.

Le opinioni le contrasti con l’educazione, con la riflessione e lo studio e colpendo chi sgarra, agendo male o tentando di farlo, non vietando per legge di credere questo o quello. Ma per far ciò sarebbe meglio far funzionare il vigente codice penale che inventarsi altre 123.456 nuovi reati, imho anche di dubbia costituzionalità.

Come dire: instaurare un nuovo fascismo per impedire il ritorno del vecchio; non mi sembra un comportamento alquanto azzeccato.

Intercettazioni e deroghe alla costituzione…

Diciamolo chiaramente: la pubblicazione delle intercettazioni, anche se penalmente irrilevanti, anche se solo a scopo di sputtanamento o di soddisfazione di curiosità morbosa è un affarone per certi giornali. Giornali che senza tali “informazioni” pubblicherebbero a malapena l’oroscopo, le previsioni del tempo e, nel caso, il santo del giorno.

Gli articoli in difesa del “diritto del bobolo di sapere” li trovo molto istruttivi dal punto di vista delle arrampicate sui vetri per aggirare la costituzione. Infatti, la costituzione sulla riservatezza delle comunicazioni è decisamente chiara:

Articolo 15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Non esiste alcuna deroga in nome del diritto del bobolo a sapere.

Sorgente: Intercettazioni: caro politico, se non vuoi essere controllato cambia mestiere – Il Fatto Quotidiano

La lettura dei testi delle intercettazioni di conversazioni disposte da un magistrato in cui si riportano le parole di personaggi pubblici, non è indice di curiosità morbosa o di gusto per il pettegolezzo ed è grave, come di recente si è cercato di fare, confondere la difesa della privacy con il divieto per i governati di conoscere l’attività dei governanti e di verificare che l’immagine confezionata nel periodo pre e post elettorale corrisponda alla sostanza.

E non lo puoi verificare dagli atti pubblici del politico? se il politico promette “subito” una strada e dopo cinque anni c’è una mulattiera dissestata hai bisogno delle intercettazioni per accorgerti che c’è stato qualcosa sotto?

Chi riveste una carica che comporta decisioni che hanno ricadute sulla vita degli altri non può sottrarsi al controllo del pubblico, non può invocare la difesa della privacy come un cittadino qualsiasi. Se non se la sente è meglio che cambi mestiere: nessuno lo obbliga a rimanere nella sua posizione.

Politici e personaggi ai vertici di aziende pubbliche o private che abbiano rapporti con il pubblico si trovano in condizioni che li espongono a tentazioni ignote al cittadino comune. In questo senso sono soggetti a rischio e un controllo rafforzato nei loro confronti non è un’offesa, ma una necessità. Respingere l’esercizio di questo controllo con la scusa della privacy solleva sospetti pesanti.

Ecco la prima arrampicata sui vetri: i controlli rafforzati son quelli disposti dalla legge non quelli che si inventa il primo pirla di passaggio.  Per me è lecito buttare giù la porta del mio vicino per assicurarmi che non stia molestando la figlia o menando la moglie? Manco per il BIP! Se ho forti sospetti denuncio, chiamo le forze dell’ordine o faccio un esposto alla magistratura altrimenti rischio di passare immediatamente dalla parte del torto.

Solo tre mesi fa è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 di “Attuazione della direttiva (Ue) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo…”

(…)

Se dunque le banche e gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di esercitare un controllo rafforzato nei loro confronti (perché “I flussi di denaro illecito possono minare l’integrità, la stabilità e la reputazione del settore finanziario e costituire una minaccia per il mercato interno dell’Unione nonché per lo sviluppo internazionale”), sarebbe anche ragionevole chiedere che non vengano nascoste ai cittadini di uno Stato democratico tutte le notizie, comprese le trascrizioni di intercettazioni telefoniche e ambientali, che riguardano chi ha un potere sulla vita di tutti.

Ed ecco il salto logico: i controlli “rafforzati” sono una cosa che ha una sua ratio, ovvero la tutela della società. Però tale tutela non è lasciata all’arbitrio di Tizio o Caio ma è normata in maniera precisa. Non è che se una persona è una persona politicamente esposta io possa pretendere di entrare a casa sua per verificare che non nasconda soldi dentro al puff. Per i politici è la stessa cosa: è giusto un controllo maggiore ma il controllo maggiore non può andare contro la legge e contro la costituzione.

Si vuole che per i politici si deroghi dall’articolo 15 della costituzione? benissimo si abbia il coraggio di chiederlo esplicitamente senza la solita cortina fumogena di buone intenzioni e fantadiritti come il diritto del bobolo a sapere. Ma si sia consapevoli che fatta una eccezione per Tizio poi diventa facile farla per Caio, Mevio ed anche Sempronio…

di giustizia, social, carabinieri e migranti.

Quello che mi diverte dei social son tutti i vari commenti stereotipati e le “parti” che vedo recitare.
Prendiamo ad esempio gli ultimi due, squallidi, fatti di cronaca: lo stupro di rimini e lo stupro di firenze. Per il primo ho letto un sacco di generalizzazioni a pera: un elemento dell’insieme X stupra allora tutti gli elementi dell’insieme X son stupratori. Dove sono i commentatori indignati? Si sta solo strumentalizzando per attaccare una parte che sta sulle balle. Fate questo solo perché appartengono all’insieme X. Colpa della politica.

Per il secondo ho letto “mutatis mutanda” le stesse ed identiche cose. Prova che all’italiano medio non interessi tanto la “giustizia” od il rispetto delle regole e delle procedure1 quanto che vinca la squadra del cuore, e pazienza se il rigore che decide la partita è “generoso”; tanto ci son 12.345.678 precedenti che dimostrano come la squadra del cuore sia stata penalizzata da decisioni arbitrali e che il rigore, in ogni caso, sia un sacrosanto risarcimento. E pazienza se l’attaccante è caduto da solo, se era nella tre quarti e non nell’area,  se era già in fuorigioco e lontano dal pallone…

Con questa idea di giustizia, che dovrebbe piegarsi ai desideri della pancia del bobolo, non è che si fa molta strada. Attiri tanti “pistoleri” pronti a sparare a tutto e a tutti solo per carpire le simpatie del bobolo e pazienza se sparano a cazzo2 o se sparano su qualcuno solo per dare un colpevole al bobolo3.

Con questa giustizia da “partita di calcio” non si andrà avanti per molto, anche se devo riconoscere un vantaggio ai social: hanno portato a galla rendendola palese la stessa merda rimestata dai giornali quando la “giustizia” veniva usata come un randello per vicende di politica interna. Internet non crea: si limita a mostrare.


  1. gli stessi che si stracciano le vesti perché Libero ha pubblicato i “verbali dello stupro” son gli stessi che si lamentano per i tentativi di impedire ai giornali di pubblicare intercettazioni e materiale coperto da segreto istruttorio. Coerenti, non c’è che dire. 
  2. basta pensare a come son finite molte delle “inchieste spettacolo” degli ultimi anni; Si son tradotte in processi pasticciati, sentenze contraddittorie (ad esempio il terremoto dell’aquila od il caso Sollecito Knox, assoluzioni e PM d’assalto che cercavano altre vie incolpando il grande gombloddo globale dei poteri forti per le loro figure barbine. 
  3. la vicenda processuale degli esperti della protezione civile per il terremoto dell’aquila è emblematica: inquisiti, per soddisfare la sete di sangue del bobolo che voleva un capro espiatorio per assolversi dalle proprie cazzate, condannati in primo grado con una sentenza letteralmente demolita in secondo con demolizione confermata dalla costituzione. E c’è da dire che son stati anche fortunati. 

Gogna mediatica.

Questa è una storia molto interessante di un docente universitario che viene scambiato dai detective di internet per uno dei partecipanti alla marcia di charlotesville e viene ricoperto da tonnellate di guano nonostante lui si sprechi a dire di non essere mai stato a charlottesville e di non essere la persona fotografata alla manifestazione.  Buffo che all’università siano arrivate lettere chiedendo di licenziarlo e di ostracizzarlo.

E se malauguratamente qualcuno poi dei pistoleri passasse a fare il pistolero nella vita reale?

Questo spiega quanto sia precisa la giustizia dei pistoleri del web e quanto possa essere pericoloso stuzzicarli. Se la Boldrini avesse denunciato chi insulta avrebbe fatto una cosa giusta. Pubblicare le foto evidenziando che son gli insultatori invece l’ha fatta passare dalla ragione al torto.

Siamo sicuri che alla foto di Tizio corrisponda proprio Tizio e che non sia uno scherzo di pessimo gusto sfuggito di mano a Caio?

Siamo sicuri che non capiterà mai che qualcuno se la prenda con Sempronio, colpevole solo di somigliare a Tizio ma completamente estraneo ad insulti et altro?

Un politico per la sua posizione e la sua visibilità dovrebbe pesare bene parole e azioni; piaccia o no i suoi comportamenti non hanno lo stesso impatto mediatico di quelli di un generico ed anonimo Tizio che sputa veleno al bar.

ville okkupate e sgomberi immediati

fonte:http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2017/07/05/news/porto-cervo-occupata-da-una-famiglia-rom-la-villa-delle-vacanze-di-formigoni-1.15577364

PORTO CERVO. Una famiglia di Rom – papà, mamma e due bambini – si era insediata nella villa di Alberto Perego al Pevero (…)

Scoperti dalla domestica del proprietario, sono stati fatti sgomberare dai carabinieri. (…)

«Sono le nostre ferie», si sono giustificati gli inaspettati occupanti che sono entrati senza forzare l’ingresso.

Villa le Grazie – tredici stanze, otto bagni, cucina verande, salone e ampio solarium
attorno alla piscina – è da tempo al centro di un’inchiesta giudiziaria

Notizia interessate per due motivi:

lo sgombero immediato.
Quando invece ad essere occupata è una casa popolare data in affitto a qualche povero cristo si trovano mille motivi per procrastinare lo sgombero: bambini, invalidi, karma negativo… Stavolta invece ci si è mossi repentinamente e con solerzia.

L’assenza di contestatori
quando si sgombera spesso ci son tanti che si fiondano a far casino ed a protestare contro le FFOO. Stranamente in questo caso non si son visti. A malignare direi che certe proteste sono interessate ed organizzate, ma non voglio fare il cattivo…