Sessismo nella fisica?

Sui social impazza la vicenda di Strumia

My 2 cent’s: l’errore che ha fatto è polemizzare con “nome e cognome” con alcune colleghe1; senza attacco personale sarebbe stato molto più difficilmente attaccabile.

Partiamo dal titolo del convegno:

“Il Cern considera la presentazione di un invitato (senza farne il nome ndr) durante un workshop su Teoria delle alte energie e gender, come altamente offensiva – si legge sulla pagina web – E ha quindi deciso di rimuovere le slide dal proprio sito, coerentemente con un Codice di condotta che non tollera attacchi personali e insulti”. Il Cern ha visto la trattazione del tema dunque come un insulto, durante un evento, inoltre, che riguardava il ruolo delle donne in ambito scientifico e vedeva proprio molte giovani ricercatrici in platea.

Teoria delle alte energie e gender? scusate ma che BIP! di titolo di convegno è? mi suona ridicolo come: “il protone nel cinema esistenzialista cecoslovacco del 1950”. Più che un titolo di un convegno scientifico mi sembra un titolo per un convegno sull’aria fritta. Aria fritta che non dovrebbe far parte della fisica; nelle scienze “scienze”2 ci si dovrebbe attenere ai fatti nudi e crudi. E poi provare ad interpretarli.

Da quanto riportato non si negano i numeri che il tizio ha tirato fuori ma parte il piangisteo contro la “non discriminazione”. Una cosa che vorrei sapere da tanti (e tante) che adesso si stracciano le vesti è: “nel caso della revisione fra pari, l’articolo viene mandato ‘anonimo’; Come è possibile fare discriminazione per genere di un articolo anonimo?” Si sta forse dicendo che si possono pilotare le revisioni?

Quello che Strumia ha sollevato è il solito problema “delle quote”; X è stato scelto perché nel gruppo degli N migliori o solo perché il migliore fra gli appartenenti al gruppo Y? (ovvero esiste almeno un Z non appartenente al gruppo Y tale che Z>X?

Altra cosa che mi ha fatto ridere è stata l’altra frase che gli viene rinfacciata

Nel suo intervento con grafici e tabelle Strumia ha detto che “gli uomini preferiscono lavorare con le cose, e le donne con le persone” e che ci sono “differenze nei sessi già nei bambini, prima che l’influenza sociale intervenga”.

Si tratta della stessa frase che viene detta, dalle donne, quando devono giustificare come mai in certi posti c’è una preponderanza femminile: comitati per le pari opportunità, associazioni contro la violenza domestica. O semplicemente il perché, in italia, in caso di divorzio la maggior parte dei figli viene affidata alla madre e non al padre. Da quando Pillon ha proposto  il suo disegno di legge sto leggendo tante esaltazioni del ruolo materno, roba che se l’avesse detta un uomo sarebbe stato subito crocefisso.

A quanto pare le “pari opportunità” son giuste solo se convengono, altrimenti viva l’essere donne e madri.


Parlo un poco di una situazione che conosco bene: l’informatica. Quando l’informatica era solo roba da nerd sfigati,  le ragazze la schifavano, poche ragazze iscritte in facoltà, si era soprattutto maschietti a studiarla ed a passare i pomeriggi a cercare di configurare linux o far funzionare il codice. Quando è diventata “alla moda” e ha iniziato a portar soldi, la presenza femminile è aumentata.  Adesso si sta protestando perché ci son poche donne, nei posti che contano, ma all’epoca in cui son iniziate le selezioni per arrivare così in alto, praticamente, non c’erano candidate.


  1. infatti il cern s’è appellato a quello per rimuovere le slide. Parlava, con nome e cognome, di due colleghe. 
  2. ovvero le scienze vere ove si usa il metodo scientifico, non le cazzatine pomposamente chiamate scienza. 
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Iene e matematica 2

A quanto pare l’unione matematica italiana ha accolto la sfida di Rubens e vuole vederci chiaro.

I Matematici accettano la sfida di Rubens (che svela il suo gioco) | VIDEO – Le Iene

Son curioso di sapere quali saranno i risultati dell’incontro.

Una piccola nota sul dialogo:

l’intervistatrice: “Adesso organizzeremo l’incontro; ma se poi la formula fosse sbagliata”

Rubens: “io son convintissimo che sia corretta, mi devono dimostrare a loro volta che è sbagliata”.

Nelle scienze, ed anche in matematica, non funziona in questo modo: è chi chi afferma che deve dimostrare, non chi non crede a dover “smontare”.

Spero non vogliano fare disinformazione sulla matematica come è stata fatta per l’esperimento del gran sasso dipingendo gli scienziati come degli ottusi incapaci di riconoscere il vero talento.

Cosa per il resto abbastanza falsa: la storia della matematica è piena di “ragazzi prodigio” riconosciuti dalla comunità dei matematici.

PS

Ho visto la soluzione al suo problema; è corretta ma mi sembra alquanto complicata.  Da matematico direi poco elegante. Non c’è bisogno di scomodare la formula generale delle terne pitagoriche.

Antiscienza, onde elettrostatiche e vaccini

Stavo seguendo le polemiche sui vaccini e gli antivax. Mi spiace dirlo ma le colpe della situazione non le darei solo agli idioti convinti che i vaccini e gli scii kimici siano un sistema per sterminare la popolazione.

Immaginiamo un articolo in cui viene presentata una sedia “innovativa” creata da un giovane designer e nel commento di lancio si scriva: come quella sedia galeotta descritta da Dante nell’inferno che cagionò l’amore fra Paolo e Lucia Mondella1.

Minimo verrebbe preso a pernacchie per la colossale ignoranza dimostrata ed il minestrone di letteratura. Quel lancio non sarebbe passato senza batter ciglio e senza che nei social si scatenassero quintalate di ironia cattiva.

E se avesse scritto che: “protegge dalle malattie meglio del vaccino, rendendo superflua la vaccinazione”?
Minimo sarebbe stato crocefisso all’istante e il giornalista, insieme al direttore editoriale, sarebbero stati scorticati vivi e messi sotto sale per far piacere al Signore (cit.)

Se invece avesse scritto che “emana aura positiva” e “blocca le onde elettrostatiche”, come in questo caso, nessuno avrebbe notato lo svarione e avrebbe avuto da ridire.

Grossa ignoranza c’è anche nello “scoop” delle iene riguardo alla matematica, una sequenza di sciocchezze per scoprire le quali sarebbe bastato un docente di matematica delle superiori.

Ma se vogliamo continuare ci sarebbero anche gli articoli nelle riviste dove si magnifica, con risultati portentosi, la nuova moda “fuffa” di curarsi. Oppure possiamo parlare degli articoli indignati sulle torture degli animali. Non parliamo poi del nucleare, ottima fonte di ispirazione per la scrittura di romanzi horror spacciati per realtà.

Quello che accomuna tutti i casi è che si tratta sempre di “antiscienza” e di propagazione di bufale. Bufale non in primo piano, certo tenute sullo sfondo, ma in ogni caso pubblicate e divulgate.

Adesso io trovo prima di tutto ipocrita che molti, soprattutto i media,  si straccino le vesti per i vaccini quando son stati, e sono, allegri spacciatori di fuffa assortita. Che i 5S stiano cavalcando per motivi “elettorali” il partito degli antivax è scontato, ma mi chiedo con che faccia uno che parlava di agricoltura biodinamica, possa accusare gli altri di spargere fuffa per meri fini elettorali.

Perché, quando si parla di:

  • Onde a radiofrequenza, microonde e cellulari
  • Sperimentazione animale
  • Tecnologia nucleare
  • Botanica e OGM
  • Terremoti e vulcanologia

E’ lecito sostenere che il parere di Zia Maria valga tanto quanto quello di un ingegnere nucleare, di un fisico esperto in campi elettromagnetici, in quello di un biologo, di un botanico o di un geologo e spesso viene insinuato che il parere degli scienziati sia “pilotato” da poteri occulti, diventa di botto una colpa sostenerlo quando parlano di vaccini?

Se abitui la gente a pensare che gli scienziati dicano cavolate e che il parere di zia Maria sia equivalente a quello del luminare negli argomenti sopra riportati, perché se parla Burioni deve stare zitta mentre se parlano Silvio Garattini, Enzo Boschi o Ilaria Capua, invece può parlare e straparlare? Cosa hanno di speciale Burioni e i vaccini?

Il comportamento dei media, in molti casi mi ricorda tanto la battuta: “tutti a magnificare le opere di mozart per darsi arie da colti anche se non hanno mai visto una sua scultura”, stanno a stigmatizzare l’ignoranza altrui senza fermarsi un poco a riflettere sulla “crassa” ignoranza che essi stessi dimostrano.

 


  1. L’oggetto era un libro e gli amanti erano Paolo e Francesca. 

l’informazione su chernobyl in italia

Sistemando vecchi backup ho trovato una copia del sito “dossier energia nucleare”, pubblicato a suo tempo sul sito “www.laconca.org”, il dump è del 2003, e adesso non più disponibile on line.

A suo tempo l’avevo trovato molto interessante. Ripropongo il capitolo sull’informazione post chernobyl in italia; tanto per dimostrare che certi vizi dell’antiscienza non sono una invenzione recente.

2.3.4 – Il caos dell’informazione

Il secondo disastro legato al nome di Chernobyl è stato quello dell’informazione italiana sull’incidente: notizie non attendibili e non verificate furono sbattute in prima pagina da quasi tutti i quotidiani e riportate dai telegiornali in TV. Per citarne alcune:

    • 2000 morti per l’incidente su numerose prime pagine
    • Decine di morti disseminati per le strade di Kiev
    • La fusione di un secondo reattore data per certa dai servizi segreti americani. Si noti che il 2° reattore coinvolto è diventato poi il reattore n.2 della centrale, non solo nell’articolo di Soncini, ma anche in documenti pubblicati da altre fonti
    • La penetrazione del nocciolo fuso nelle viscere della terra
    • Dichiarazioni assurde messe in bocca ad Eugenij Velikhov, il consigliere scientifico di Gorbaciov
    • Il non meglio identificato “radioamatore sovietico” che descriveva scene apocalittiche, in seguito sparito
    • I consigli di non bere acqua piovana in Italia; ma chi la beve normalmente?
    • Si parlò per la prima volta di insalata a foglia larga evidenziandone la pericolosità ma non si chiarì quali insalate avessero la foglia stretta
    • Si proibì di mangiare il pesce pescato su una riva del lago di Como, mentre quello pescato sull’altra riva era considerato commestibile
    • Si parlò di 600.000 renne morte in Scandinavia per aver mangiato foraggio contaminato e ci si dilungò sulla rimozione delle carcasse. Naturalmente non morì una sola renna per colpa di Chernobyl. La notizia corretta riguardava l’impossibilità temporanea di mettere sul mercato le carni di alcune centinaia di migliaia di pecore scozzesi e renne scandinave di allevamento a causa del fatto che si riscontravano valori troppo elevati di radioattività. Alcune fonti di politica agricola diffusero comunicati per la corretta foraggiatura di questi animali con mangimi sterili. Tra le altre conseguenze di Chernobyl ci fu il divieto di caccia per le renne selvatiche in alcune zone artiche

 

  • “Finora hanno parlato tutti, politici e letterati, fisici teorici e oncologi, qualche padre nobile della scienza atomica e teologi, Pippo Baudo e Luciano Lama; tutti meno che gli ingegneri di impiantistica nucleare ed i dipendenti delle aziende impegnate nel settore” Giorgio Bocca su La Repubblica (1986).

Tutto ciò generò, intenzionalmente o inconsapevolmente, paura, ansia, caos e apprensione nell’opinione pubblica italiana. Eppure bastava segnarsi con carta e penna i valori di radioattività diffusi dai comunicati e confrontarli con i più elevati valori riportati sulle etichette delle acque minerali in bottiglia per rendersi conto che la popolazione non stava correndo alcun pericolo. Invece sparirono le indicazioni dalle etichette delle acque minerali! Del resto la popolazione ha modeste o limitate conoscenze e capacità critiche di osservazione e il fatto che la radioattività di Chernobyl si misurasse anche in Italia creò preoccupazione. La quantità massima di radiazioni assorbita dagli italiani fu una frazione del fondo naturale cui siamo sottoposti tutti quanti. Nel nostro paese, trascurando le aree particolarmente radioattive, il fondo naturale varia tra 0,5 e 2,5 mSv/anno. Ciò significa che, nel corso di un normale spostamento di lavoro o di svago si rischia un aumento fino a 5 volte del valore del fondo naturale di radiazioni, ad esempio andando dalla Val d’Aosta a Roma. Questa eventualità non dipende dallo sviluppo industriale, ma dalle condizioni dell’ambiente naturale.

Il Prof. Veronesi (oggi Ministro della Sanità ) dirà in quei giorni che la dose di radioattività assorbita “… è equivalente al fumo di 2 sigarette in termini di rischio di contrarre un tumore“.

Carlo Rubbia dirà che “… i reattori sono macchine instabili” tralasciando di precisare che l’instabilità dei reattori RBMK, quando operano al 20% del carico, non è una caratteristica di tutti i reattori, ma solo di quel tipo.

Chi scrive era troppo giovane all’epoca del disastro, ma se fosse stato cosciente si sarebbe preoccupato per gli altri 15 reattori RBMK in esercizio, oltre che per l’incidente ed è tranquillizzato solo in parte adesso, dopo avere letto il tipo di modifiche fatte su queste macchine.

La TV e la carta stampata hanno un ruolo decisivo per l’informazione della popolazione. Per questa ragione l’ENEL commissionò un’indagine statistica sugli articoli pubblicati dai quotidiani a proposito di politica energetica e nucleare in genere; il campione fu di 1300 articoli e 12.000 informazioni tecniche. Ecco i risultati nella seguente tabella:

Testata

Pre Chernobyl

Post Chernobyl

N. inform.

% corrette

% non corrette

%

dubbie

N. inform.

%

corrette

% non corrette

%

dubbie

Il Giornale Nuovo

197

82

13

5

528

77

19

4

Il Tempo

85

78

15

7

416

73

22

5

Il Giorno

132

67

30

3

484

71

24

5

Il Messaggero

86

74

19

7

578

70

25

5

L’Unità

127

70

22

8

808

69

30

1

La Stampa

208

71

25

4

891

67

26

7

Il Resto del Carlino

178

84

12

4

692

65

27

8

Il Corriere della Sera

132

63

35

2

933

60

34

6

Avvenire

57

88

11

1

378

58

36

6

La Repubblica

168

64

31

5

953

46

47

7

Il Manifesto

164

44

50

6

508

41

49

10

Totale

1534

70%

25%

5%

7169

63%

32%

5%

Si consiglia di studiarla attentamente perché è ricca di informazioni:

  1. l’informazione tecnica ha svolto un ruolo centrale nella struttura del messaggio
  2. dopo l’incidente l’informazione tecnica è presente in modo più omogeneo
  3. le testate più carenti prima sono diventate le più dettagliate dopo
  4. la qualità dell’informazione peggiora: una notizia tecnica su tre è falsa!
  5. la citazione delle fonti passa dal 44% al 37% (questo non si vede dalla tabella).

Ho esteso questa indagine al giornalino “La Conca”: con l’articolo di F.Soncini del settembre 2000, tralasciando le conclusioni avventate, si hanno 30 informazioni tecniche di cui 8 (26,7%) corrette, 19 (63,3%) non corrette e 3 (10%) dubbie. L’attendibilità tecnica scende a un’informazione giusta su quattro, uno smacco per un giornale così brillante! Il mio precedente e ben più breve intervento su Tokai-Mura contenevava 17 informazioni tecniche di cui 13 (76%) corrette, 1 (6%) non corretta e 3 (18%) dubbie. La notizia non corretta riguarda il primo incidente di criticità in Giappone: è stato il primo incidente serio, ma ce n’erano stati altri minori che non conoscevo un anno fa; le tre informazioni dubbie hanno origine nei rapporti incompleti di cui disponevo allora. Ad un anno di distanza le informazioni si sono affinate e ho aggiunto le notizie più recenti in questo documento.

“Tra tutte le testate analizzate spicca la posizione de “Il Manifesto”, collocato in coda ad entrambe le graduatorie. Questa posizione, oltre che a problemi di reale attendibilità delle informazioni tecniche veicolate da tale testata, costituisce indubbiamente un indizio dell’esistenza di un’area di dissenso integrale nei confronti delle scelte energetiche del paese, dissenso che investe non solo le scelte politiche, ma anche l’apparato teorico-scientifico di riferimento. In altri termini, le stesse fonti scientifiche assunte da “Il Manifesto” come riferimento si basano su paradigmi teorici, su valutazioni tecnico-economiche e su giudizi specifici in larga parte estranei a quelli privilegiati dagli enti istituzionali preposti alla gestione della politica energetica del paese. Si tratta quindi di diversità che non sempre possono essere ricomposte sulla base di un linguaggio scientifico comune e neutrale.” (Fonte ENEL). La maglia nera al Manifesto è un bel paradosso!

Si confessa che il titolo del primo articolo su Tokai-Mura era nato proprio dalla prima pagina de “Il Manifesto: Inverno nucleare in Giappone“!

E adesso cosa si espone: le parziali modifiche sui reattori RBMK dopo Chernobyl? La grave situazione dell’impianto, in particolare rispetto alle condizioni critiche del sarcofago o al fabbisogno energetico dell’Ucraina? Direi di no, basta parlare di Chernobyl. Si lasciano questi argomenti ad altre occasioni e si suggerisce qualche lettura in bibliografia.

Da ultimo occorre spendere due parole proprio su Carlo Rubbia, padre nobile della scienza atomica e autorità indiscussa in campo scientifico. Non bisogna prendere per oro colato tutto quello che dice, soprattutto quando la stampa gli impone di commentare argomenti o aspetti tecnici che non è tenuto a conoscere in prima persona. Lui stesso ha ribadito questo concetto più volte. In particolare alcune sue ultime uscite sul nucleare, sull’Idrogeno come soluzione di ogni male, sulle centrali solari in Sicilia, sulle energie alternative, sulla propulsione spaziale e altre ancora sono di dubbia scientificità. Tutto ciò è degno d’attenzione vista l’eminente posizione che occupa nella comunità scientifica e dato che è il presidente dell’ENEA.

l’antiscienza ed il signor Gino, il tuttologo del bar sport.

Adesso si sta tornando a parlare di antiscienza e di come il pensiero antiscientifico prenda. Adesso è tutto un lamentarsi di come ignoranti pretendano di mettere il becco riguardo a vaccini e tanti altri argomenti e se ne parla come se ciò fosse colpa dei grillini. Per onestà intellettuale devo dire che il caso dei grillini è solo l’ultimo in ordine di tempo ma non è una cosa originale. Il vizio di elevare la chiacchiera da bar ad argomento scientifico e rendere pari, in una falsa equivalenza, l’opinione del luminare e di Gino del bar sport, per carpire le simpatie del signor Gino, è vecchio, molto molto vecchio, i grillini magari son riusciti a perfezionarlo ma non son stati loro ad inventarlo.

Torniamo indietro di un paio di anni al 1987; dopo la tragedia di chernobyl il nucleare viene messo in discussione quasi ovunque e i radicali propongono un referendum “sul nucleare”. Nel dibattito del periodo vengono invitati a discutere del nucleare filosofi, uomini di spettacolo, politici, “gggente comune”, portata in piazza soprattutto dai partiti ecologisti che in quel periodo stavano muovendo i primi passi.

Oggi il pensiero che eleonora brigliadori o una “mamma informata” si metta a discutere “da pari a pari” con docenti universitari di virologia riguardo ai vaccini stupisce e fa arrabbiare, all’epoca era normale che parlassero tutti sul nucleare tranne fisici delle particelle ed ingegneri nucleari.

L’argomento “no nuke” venne cavalcato cinicamente da chi voleva specularci politicamente; molti son riusciti a farsi un grosso seguito mostrandosi pronti a lottare strenuamente contro il nucleare. Un remake di ciò si è visto anche quando in italia si è parlato di far ripartire il nucleare ed è capitato l’incidente di fukushima; un orgia di fake news, notizie tendenziose ed un sacco di gente che dall’oggi a domani si atteggiava ad esperta di ingegneria nucleare da bar sport

Il nimby è un sistema veloce per avere rapidamente consenso; il problema inizia a sorgere quando dopo aver convinto il Gino, del bar sport, che i suoi sproloqui sul nucleare hanno lo stesso valore di quelli dell’ingegnere nucleare o del fisico delle particelle, diventa complicato cercare di fargli capire che invece quelli sui vaccini non hanno lo stesso valore di quelli di Burioni.

Un altro esempio: il terremoto dell’aquila; per motivi politici pochi si sono opposti al processo “farlocco” verso la CGR. Quel processo serviva “politicamente” per nascondere le colossali responsabilità della politica e cinicamente si è scelto di sacrificare la scienza per salvare la politica. Giuliani era la punta dell’iceberg ma oltre a lui e grillo c’erano altri a cui conveniva che non si parlasse troppo delle colpe degli enti locali come comune e provincia. Aggiungiamo il voler colpire la protezione civile per colpire il Caimano ed abbiamo il quadro completo.

Lo stesso pattern si è ripetuto anche per la Xylella, compresa indagine assurda verso gli scienziati, la TAV, il galsi… tutte le volte che si aveva interesse politico si è montata la gggente contro i professoroni.

Adesso è arrivato il conto; dopo aver convinto il signor Gino che è un esperto di ingegneria nucleare, di ingegneria energetica, di botanica e di tutti i campi dello scibile umano hai voglia di fargli capire che non è un esperto di virologia e di vaccini e che  dovrebbe stare zitto.

 

 

con un caso singolo non si può confutare una statistica…

Per la statistica un italiano su 200 è molisano, ma io conosco un sacco di persone e nessuna di esse è molisana; ergo il Molise non esiste.
[prova statistica della non esistenza del molise]

Una delle prove della crassa ignoranza matematica si ha quando qualcuno cita una statistica, ad esempio: “il 97% degli italiani non ha il SUV”, qualcun’altro salta su a smentirla citando casi singoli: “ma mio cuGGGino ha SUV tre in garage quindi la statistica è falsa”.

Questo è un pattern che ho visto in un sacco di casi nei media; esce un articolo che parla della bassa qualità dei laureati italiani e della loro crassa ignoranza; allora in qualche giornale troverai l’intervista a quello che ha vinto il nobel con il giornalista che scrive: “vedete la statistica è falsa, qui c’è un laureato che ha vinto il nobel”. Oppure se si parla delle donne che prendono meno degli uomini: “ma barbara berlusconi guadagna più della maggior parte degli italiani pisellomuniti”.

Purtroppo per smentire una statistica occorre avere sotto mano dati, tanti dati, e occorre anche saperli analizzare evitando i tanti errori metodologici che possono falsare una statistica, altrimenti non la si sta smentendo, si stanno solo usando fallacie logiche.

 

le donne son più lente a ragionare…

Fonte: Corriere della Sera

Oxford allunga i tempi dell’esame di matematica: così aiutiamo le ragazze
La decisione della facoltà di computer science per ridurre il gap nei risultati. Il rettore: dipende dalla pressione che sentono le ragazze. «L’esame è un test di comprensione non di velocità»

Più tempo per completare i quesiti dell’esame di matematica. Lo scopo? Aiutare le ragazze. È l’iniziativa presa dall’università di Oxford per ridurre la disparità di genere nei risultati delle materie scientifiche. Agli studenti sono ora concessi 105 minuti per finire il lavoro invece dei canonici 90 minuti, anche se non è stata introdotta alcuna diversificazione nella difficoltà dell’esame. L’anno scorso soltanto sette ragazze si erano laureate in matematica col massimo dei voti, rispetto a 45 maschi: questo si traduceva in una percentuale del 21 per cento per le femmine contro il 45 dei maschi. Si tratta di uno degli squilibri maggiori fra tutte le materie insegnate a Oxford. E non si può certo imputare a scarsa capacità o poca fiducia in se stesse: per essere ammessi a Oxford, specialmente per studiare matematica, bisogna già essere praticamente dei geni.

Siccome meno donne prendono il massimo dei voti rispetto agli uomini allora aumentiamo artificialmente i voti. Apparententemente sembra una cosa positiva ma poi diventa un boomberang:

-> dimostri in pratica che esiste una difficoltà delle donne ad affrontare la materia

-> tutti con il massimo allora nessuno con il massimo; e chi deve assumere si affiderà ad altri sistemi che non l’accoppiata università-voto di laurea. Vedi cosa è capitato in italia con l’inflazione dei 100 e lode.  E nel caso si debba assumere per forza “per sesso”; se tutte le candidate hanno 100 e lode allora si valuteranno altre qualità ( o Y o ) -_-

I docenti dell’università si sono allora chiesti se non fosse il tempo limitato delle prove d’esame a svantaggiare le ragazze. E in effetti dopo l’introduzione della riforma i voti femminili sono migliorati. «Riteniamo che questo cambiamento possa mitigare la differenza di genere che si è manifestata negli anni recenti – hanno detto i docenti – e in ogni caso gli esami dovrebbero essere una dimostrazione di comprensione della matematica e non una corsa contro il tempo».

La riforma degli esami di matematica fa seguito alla decisione del dipartimento di storia di rimpiazzare gli esami tradizionali con un compito a casa: anche in questo caso si era cercato di migliorare i risultati femminili, anche se la misura era stata criticata come sessista perché implicava che le donne fossero più deboli. Ma l’allungamento dei tempi degli esami di matematica è stato salutato con favore da diverse ragazze: «Sono un po’ a disagio di fronte a schemi volti a favorire un genere su un altro – ha detto una rappresentante degli studenti – ma sono contenta che si riconosca che c’è un gap laddove non dovrebbe esserci e che si comincia a ragionarcisi sopra».

Partiamo dalla fine: si sta riducendo il gap fra i sessi semplicemente abbassando l’asticella. Ma questo significa che le donne non son pari agli uomini ma più lente a ragionare. Mi chiedo se alla prossima frignata sul gender gap qualcuno, citando il caso di oxford, rispondesse: “è giusto le donne son più lente a ragionare”. Probabilmente verrebbe giù il mondo a furia di piagnistei.
Da notare che quando la “discriminazione” viene a vantaggio viva la specialità e la discriminazione.

Gran Sasso: così il “metodo Iene” mina le istituzioni scientifiche – Il Foglio

Magistrale articolo del foglio sulla vicenda. La conclusione

L’Italia è, tra i paesi occidentali, uno di quelli che hanno il più basso livello di fiducia nelle istituzioni e nella democrazia. Le campagne mediatiche e politiche che insistono nel prendere a picconate, usando il sospetto e la menzogna, anche quel poco che è rimasto di parzialmente sano, come le istituzioni scientifiche, stanno perseguendo malvagiamente l’obiettivo di trascinare il paese in una nuova barbarie civile.

Per quanto sconfortante possa essere è purtroppo vera.

Sorgente: Gran Sasso: così il “metodo Iene” mina le istituzioni scientifiche – Il Foglio