Far west italia…

Sorgente: La denuncia choc di una giornalista: “Rom picchiata in metrò, e io insultata per averla difesa” – Cronaca, Italia – L’Unione Sarda.it

Un racconto agghiacciante che arriva da Roma, e che parla di violenza feroce, di disumanità, di quell’Italia di cui non vorremmo mai leggere né tantomeno scrivere.

A riportarlo il Corriere della Sera, che ripercorre la vicenda raccontata anche su Facebook, ma poi cancellata per paura e dopo ripetuti insulti e minacce, dalla giornalista 39enne Giorgia Rombolà.

Alla fermata San Giovanni della metropolitana linea A della Capitale, Giorgia mercoledì sera assiste ad una scena terribile: una donna rom viene fermata dai vigilantes perché accusata di furto.

La denuncia poi non sarà mai presentata, ma l’uomo che la ritiene responsabile di questo gesto, definito da Giorgia “alto e corpulento”, non è soddisfatto del “lavoro” dei vigilantes e picchia violentemente la donna, anche in testa, davanti alle urla e agli sguardi terrorizzati della sua bimba di tre o quattro anni, che nella concitazione del momento “cade a terra, sbattendo sul vagone”.

“Ci sono già vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero) – scrive la giornalista nel post poi rimosso – ma a quest’uomo alto mezzo metro più di lei non basta. Vuole punirla. La picchia violentemente, cerca di strapparla ai vigilantes strappandola per i capelli. La strattona fino a sbatterla contro il muro, due, tre, quattro volte”.

A questo punto Giorgia si fa coraggio e scende dal vagone provando a fermare l’uomo, ma rientrata sul treno viene affrontata e presa a male parole dagli altri passeggeri.

“Un tizio – prosegue la 39enne su Facebook – mi insulta dandomi anche della p…, diche che l’uomo ha fatto bene, che così quella s… impara. Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla”. “Nessuno mi ha difesa – prosegue – tanti hanno fatto finta di niente. Questa indifferenza mi ha scioccata”.

“Due ragazzi – aggiunge – ridono e fanno battute terribili, altri dicono frasi come ‘bisogna bruciarli tutti’, mi urlano anche dai vagoni vicini ‘comunista di m…’, ‘radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del c…'”.

Giorgia scende alla sua fermata, con la paura che il passeggero più inferocita possa addirittura seguirla come aveva minacciato. Trovandosi invece sola si affretta verso casa e in preda all’ansia e alla paura fra le lacrime.

“Non difendevo la ladra né la rom in quanto tale – conclude Giorgia – ma c’erano i vigilantes perché picchiarla? Abito in quartiere considerato ‘per bene’, e allora mi chiedo: i ragazzi indifferenti o quelli che ridevano, i miei vicini di casa, come sono diventati?”.

Che dire? è un triste imbarbarimento ma, sarebbe opportuno riflettere sul perché “il bruto” sia stato applaudito invece che contestato e perché la giornalista che ha denunciato sia stata insultata. Ci si potrebbe dare una spiegazione autoconsolatoria “ha stato Salveeny a far impazzire la gggente” oppure prendere coraggio ed ammettere alcune cose “scomode”.

Prima considerazione: la gente ha fiducia nella giustizia e nella magistratura nella misura in cui la vede funzionare e la vede funzionare bene. Se vedi che contro la microdelinquenza, scippatori, spacciatori, balordi, non si fa niente, che le forze dell’ordine sono impotenti e, cosa peggiore, ti dicono di rassegnarti perché è inutile chiedere interventi, quello che pensi è che la giustizia “ufficiale” non funzioni per niente. E in questi casi, se non sei “protetto” dallo stato devi proteggerti da te oppure appoggi un “protettore” che poi potrebbe anche essere un “padrino1“. Se non c’è lo stato c’è il far west, sic et simpliciter. Quando lo stato si ritira spuntano fuori i giustizieri della notte.

Quello che ha raccontato la giornalista è la classica trama di un western. Tucson city è vessata da Tom il cattivo. Lo sceriffo vuoi per pavidità, vuoi per ignavia non fa nulla. La gente è esasperata ed ha paura. Un bel giorno a Tucson city arriva il pistolero John che riempie di piombo Tom il cattivo. Finisce con la gente che applaude John e magari fischia anche lo sceriffo quanto prova ad arrestare per John perché magari non ha letto a Tom i diritti prima di riempirlo di piombo.

Se lo sceriffo avesse messo Tom fra le sbarre e protetto, lui, i cittadini, pochi si sarebbero sperticati ad applaudire John il pistolero. Spiace dirlo ma è questa la verità.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste un problema di microcriminalità, e che questo problema si scarica soprattutto verso le parti “basse” della popolazione, raramente riguarda le persone dei quartieri alti. Se io ho un autista che mi scarrozza di qua e di là difficilmente avrò problemi con parcheggiatori abusivi.

Invece il problema microcriminalità si è preferito nasconderlo sotto una cappa di ipocrisia politicamente corretta, ipocrisia per la quale anche il fermare un ladro diventa una azione riprovevole “Ci sono già vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero) – scrive la giornalista nel post poi rimosso” sarei curioso di sapere, da parte della giornalista, quale sia il modo migliore per fermare “in modo tenero” una scippatrice che tenta di scappare. Anche questo “e non in modo tenero” alla fine porta rancore. Più che portare solidarietà alla scippatrice porta a pensare: “beh scippano, son sempre qui, nessuno fa niente e si critica chi interviene?”. Ok abbiamo una altro che, domani, fischierà lo sceriffo ed applaudirà i pistoleri.

Purtroppo certe zone sono terre di frontiera; che aggressioni anche da parte di rom sono all’ordine del giorno fra l’impotenza delle forze dell’ordine, eppure quando si provava a sollevare il problema si veniva tacitati di essere razzisti, dici questo solo perché sei razzista.  E questa ipocrisia ha impedito di ammettere e cercare di risolvere il problema, poi dopo i tanti che lottano contro chi solleva il problema, arriva l’idiota che lo risolve a modo suo, e la colpa, imho, è anche di chi ha impedito che venisse risolto prima e meglio.


  1. All’inizio del romanzo “il padrino” di mario puzo, don vito corleone viene presentato, non a caso, come un “raddrizza torti”. 
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il fascistometro…

il fascistometro by michela murgia” spiega benissimo la crisi che sta vivendo l’espresso; test infantili a livello 10 domande per sapere se tuo figlio diventerà astrofisico od operatore ecologico, urla al babau invece di analisi e approfondimenti. Romanzi horror invece della cronaca.

Il test non è altro che una raccolta di slogan, molti dei gialloverdi; slogano che sono abbastanza opinabili e poco adatti ad una risposta secca “sì/no”. Ad esempio la domanda #2 Non abbiamo il dovere morale di accoglierli tutti. Per evidenziarle l’idiozia faccio notare che tutti significa “tutti” e che quindi dovremo accogliere anche gente, condannata per reati violenti nel suo paese o che sostiene che le donne non infibulate siano tutte puttane. Rigiriamola così: Tizio, giunto in italia con i barconi, è stato condannato nel suo paese per aver ucciso, a calci, la figlia che non voleva sposare un suo cugino cinquantenne; abbiamo il dovere morale di accogliere anche Tizio1Vedo poca analisi della complessità e spiegazioni di un fenomeno, vedo semplificazioni a livello di bambino di 3 anni: accoglienza indiscriminata senza se e senza ma buona, altrimenti fascista.

Il test comunque è interessante per due motivi; il primo è che leggendo le domande e volgendole al negativo si capisce cosa “non sia fascista”, ovvero per “non essere fascisti” bisogna raggiungere livelli di ingenuità e idiozia clamorosi… E poi ci si stupisce di come la gente sembri migrare verso il fascismo.

E il secondo, buffo, è che anche se si risponde no a tutte le domande si è comunque fascisti (aspirante fascista). Dovrebbe far pensare, invece credo sia una tremenda zappa sui piedi: se tutti son fascisti allora nessuno è fascista. Il fascismo è solo un babau tirato fuori per darsi un tono. E questo facilita di più il ritorno il reale ritorno dei totalitarismi che le chiassate di casa pound e dell’estrema destra.

PS

Questo il mio risultato:

Sei in uno stadio molto avanzato dell’acquisizione conscia del fascismo e già leggi la realtà attraverso i suoi strumenti. Sei un naturale difensore del metodo e dei suoi sviluppi e agisci apertamente contro i suoi nemici dichiarati. Ti poni senza mediazione contro chiunque cerchi di smentirti e se portare il conflitto sul personale è già una tecnica che conosci, le parole non sono più il tuo solo materiale di militanza. Se serve, sai tirare fuori le mani dalle tasche e agire, invocando la legittima difesa, il concorso delle circostanze o la ragazzata occasionale.
Dovresti già sapere che ogni volta che agisci in questo modo si allarga la forbice della percezione tra quello che in democrazia si può fare e quello che invece andrebbe fatto. Non fermarti: ogni volta che infrangi un limite lo sposti più in là. Forse pagherai personalmente adesso, ma dopo di te quel valico lo oltrepasseranno in 10, in 100, in 100mila. Non indietreggiare: dietro di te c’è un popolo intero.

D’altronde se questo è un blog “moralmente inferiore”, un motivo, fondato, c’è.


  1. Tale domanda è emblematica comunque di come molti intendano i migranti: poveri zio tom che vivono nelle capanne e che devono essere accolti dalla “civiltà”, il negro è sempre buono e se non è buono, vedi ad esempio alcuni casi di cronaca nera, è solo e sicuramente colpa dell’uomo bianco patriarcale. 

Ma il fare i froci con il culo degli altri è un valore di sinistra?

Su cagliari pad è comparso un articolo delirante con le proteste per i nuovi parcometri installati a cagliari. In questi nuovi modelli si deve inserire anche il numero di targa dell’auto; scelta fatta per evitare che i parcheggiatori “abusivi” scambiassero i tagliandini fra le auto.

In pratica il parcheggiatore chiedeva, a chi se ne andava, il tagliando della sosta e lo “rivendeva” a chi arrivava. Logico che venendo a conoscenza di tale “gioco” la società che aveva in gestione i parcheggi ha cercato di porre un rimedio. Adesso il tagliando è legato, grazie al numero di targa, alla macchina. Ma qualcuno non è d’accordo… (grassetti miei)

Sorgente: Nuovi parcometri a Cagliari, Psd’Az: “Complicati per gli anziani. Penalizzati i parcheggiatori extracomunitari”

I nuovi parcometri? “Hanno una procedura complicata, devi inserire il numero della targa. E questo penalizza anche i parcheggiatori”. È la protesta di Gianni Chessa, segretario cittadino Psd’Az, portavoce, spiega, di lamentele diffuse in città sull’utilizzo dei nuovi parcometri.

“Per il ticket devi fare un procedura che somiglia a quella del bancomat che ti costringe anche a ricordarti il numero di targa”, spiega Chessa, “questo crea complicazioni e disagi e genera code per i pagamenti. La gente è incavolata e sono soprattutto i più anziani ad essere in difficoltà”.

E infine la polemica sui parcheggiatori. “Hanno pensato bene di farlo perché così i parcheggiatori”, aggiunge il segretario cittadino sardista, “ tra i quali tanti extracomunitari, non possono scambiare i biglietti da una macchina all’altra come facevano prima. Alla faccia della solidarietà, per quanto ci sia qualcuno che crea disturbo, ma la solidarietà non era della sinistra?”, domanda Chessa, “ricordo al sindaco Zedda che la povertà non si racconta ma si vive in mezzo alla gente”. (…)

Io l’unica spiegazione che posso darmi della dichiarazione è che prima di si sia, per scommessa, bevuto una damigiana di cannonau tutto d’un fiato oppure sta cercando, facendosi passare per fake di sinistra, di tirare la volata a salvini.

Secondo il tizio, che a rigor di logica dovrebbe essere di destra visto che il psd’az (aka fasciomori1) è alleato con la lega, la sinistra è quella che aiuta l’integrazione chiudendo un occhio sui parcheggiatori abusivi perché “poverini ne hanno bisogno”.

Da notare come si sviluppa il ragionamento:

-> ci si fa scudo di alti ideali per interessi di bassa bottega; il problema sono i nonnetti che non ricordano il numero di targa; non che i parcheggiatori “abusivi” non possono più fare il gioco del tagliandino.

-> si fa tanto i “froci” con il culo degli altri; cioè devo pagare il parcheggio ed in più pagare la sopratassa sull’antirazzismo2 ai parcheggiatori “abusivi”? Ovviamente chi ha problemi con i “parcheggiatori” non son quelli che possono farsi scarrozzare in taxi od in auto di servizio oppure possono parcheggiare lontano ed andare a piedi. Non i ricchi ricchi ma chi sta un poco meno peggio rispetto ai parcheggiatori.

-> la legalità è un valore assoluto se e solo se può essere usato come una clava contro i nemici, altrimenti, caso riace docet, la legalità svanisce di fronte ad alti ideali come l’antirazzismo e l’aiutare il prossimo. “Alla faccia della solidarietà, per quanto ci sia qualcuno che crea disturbo, ma la solidarietà non era della sinistra?“.

Peccato che quando venga presentata questa “sinistra” e questa “solidarietà” poi molti diventano convinti elettori della lega nord (ma solo perché ignoranti ed egoisti).

 


  1. Nel 2008 il psd’az si spaccò in due, una parte che voleva andare con il cdx,  che mantenne il nome e venne soprannominata “fasciomori” e una parte che voleva rimanere a sinistra, i “rossomori”. 
  2. se non dai un euro al parcheggiatore abusivo è solo perché sei razzista, e voti salvini, e magari picchi anche i bambini ciechi… 

il razzismo spiega la crisi dei media

A quanto pare le notizie su quanto siano razzisti gli italiani vanno per mode; in estate, a seguito del grave comportamento di Traini, andavano di moda le aggressioni poi, dopo che quella al bancomat a Sassari e l’uovo in faccia, si son rivelate la prima una bufala e la seconda una “goliardata”, le polemiche si son sgonfiate e molti indignati hanno taciuto imbarazzati.

Stessa cosa per le cameriere rifiutate, prima a venezia poi a tempio pausania. Vicende accantonate per le incongruenze del racconto nel primo caso e l’alluvione in Sardegna nel secondo.

Adesso la nuova moda è il cambio di posto nel bus, prima un caso a trento, anche esso poi rivelatosi una bufala e ora questo racconto,. Per amor di cronaca ci sarebbe anche quanto capitato nel volo ryanair ma  non si tratta di cittadini italiani.

Da notare che negli ultimi casi le fonti dei racconti sono stati post su facebook; post che, almeno in due casi, venezia e trento, si son rivelati essere bufale, e anche sull’ultimo racconto ho qualche dubbio.

Da notare come i fatti gravi di razzismo si stiano via via annacquando; una aggressione è un fatto grave, che qualcuno non voglia sedersi vicino a te in treno invece lo vedo, rispetto ad una aggressione, come un fatto molto meno grave.

Quindi mi chiedo quale sia l’utilità di far da gran cassa a tante storielle su FB solo perché aiutano a sostenere la propria tesi: “italia 2018 = germania 1935”, far sì che a furia di gridare “al lupo”, nessuno creda più ai lupi?

Beh signori se state tirando in maniera forsennata la volata a Salvini poi non scandalizzatevi se arriva primo al traguardo…

PS

A margine, io mi pongo una domanda: perché devo pagare il giornale per leggere cose che posso, legittimamente, trovare gratis su FB? Qual’è il valore aggiunto che fornisce il giornale alla storiella che gira su FB? Non è che più di “italiani zoticoni” il motivo della crisi è “giornali inutili”?

 

 

 

Malleus razzistificarum

Quanto alla questione razzismo, una volta mi è capitato di essere abbordata per strada da un negro. Preciso che non sono sempre stata vecchia brutta e grassa, e sono stata instancabilmente abbordata per strada e in ogni altro luogo più o meno dai tredici ai cinquant’anni; naturalmente non mi sono mai sognata di rispondere a un abbordaggio. Però quella volta lì il motivo per cui non gliel’ho data seduta stante è che sono razzista.
[da un commento al blog]

Qualcuno ha preso talmente tanto a cuore la questione Salvini = Razzismo da specializzarsi, come già i cacciatori di streghe nel medioevo, nel trovare ogni minimo segno di razzismo e denunciarlo, con altissime grida di sdegno, al mondo.

Mi riferisco in particolare alle polemiche per l’immagine pubblicitaria dell’acqua uliveto; la uliveto ha pubblicato una immagine, per celebrare le pallavoliste della nazionale ove non compaiono le atlete di colore; due mancano perché hanno usato una foto di repertorio e una è stata coperta dalla bottiglia, bottiglia che copre anche una giocatrice bianca.

Una pubblicità “poco accurata” che è stata interpretata dai SJW come un tentativo di pubblicizzare l'”acqua” ariana e non disturbare i razzisti italiani con l’immagine di atlete di colore che indossano la maglia azzurra. Messa in giro la voce, naturalmente nei social i SJW si son scatenati con messaggi di indignazione ove urlavano lo sdegno, parlavano di boicottaggi1 e di pubblicità razzista fatta per carpire le simpatie dei leghisti. I messaggi su twitter erano una sequenza, oserei dire patologica, di processi alle intenzioni, dietrologia e non sequitur.

Addirittura qualcheduno, di sinistra talvolta anche area LeU – PaP, che, con molto buon senso, scriveva che tali polemiche erano un bellissimo assist per Salvini, per poter dare dei “paranoici” e degli “invasati” a chi lo criticava, veniva zittito e attaccato neanche fosse il presidente del “mario borghezio fans club”.

Il bello è che dei molti casi di razzismo denunciati ultimamente nei giornali poi, alla verifica dei fatti, si son rivelati non esser fondati:

  • Nel caso della aspirante cameriera rifiutata veneziana “perché negra”, ci son fortissimi dubbi sull’attendibilità del racconto.
  • Nel caso del flexibus di trento, il caso razzismo si è sgonfiato allo stesso modo dell’aggressione al bancomat di sassari; le telecamere hanno mostrato la verità
  • Nel caso di Riace stanno iniziando a venir fuori un paio di “ombre” e la narrazione: supergombloddo di Salvini sta iniziando a scricchiolare.

E qual’è l’effetto di tante accuse infondate? Le conseguenze principali sono due: la prima è che molti possono sostenere “in italia c’è una tale emergenza razzismo che i casi di razzismo bisogna inventarseli di sana pianta”, e la seconda è che magari un caso “vero” di razzismo potrà facilmente essere bollato come “le solite esagerazioni/cosa ci si è inventati stavolta”.

Purtroppo molti son talmente convinti della narrazione “ritorno del nazismo” da cercare qualsiasi cosa possa far sembrare che abbiano ragione; aspettiamoci settimane di polemiche basate sul niente con argomenti pretestuosi al massimo2, polemiche che paradossalmente favoriranno i veri razzisti visto che potranno facilmente sostenere: “le solite esagerazioni” anche nei casi reali e fondati. Più o meno lo stesso delirio capitato con il metoo che da movimento che carpiva simpatie è passato a gruppo di fanatiche invasate che vedono il patriarcato in ogni dove.

E Salvini ringrazia per il tanto marketing gratuito.

 


  1. A me hanno fatto pensare ad un astemio che annuncia, in pompa magna, il boicottaggio del cannonau e del vermentino. 
  2. Negli scacchi i bianchi muovono sempre per primi, se non è razzismo questo… 

Lodi: per aiutare i pampini o per andar contro salvini?

Qui si stava parlando di Lodi; concordo a pieno con Mattia

In realtà il motivo perché questi SJW si sono scatenati è che il caso Lodi offre loro l’opportunità di attaccare salvini e la sua brigata, mentre lo stesso provvedimenti verso gli italiani all’estero no.
Il caso di Lodi consente loro di scandalizzarsi, di urlare “fasssisti”, di stapparsi i peli dello scroto in segno di protesta, di scrivere sul tuitter “vergona! dove andremo a finire! Le leggi razziali!“…
Parliamo di gente che à bisogno di un nemico contro cui combattere perché altrimenti nella vita non avrebbero nient’altro da fare. Avere un nemico contro cui gridare dà un senso alla loro vita. Quindi scelgono una parte e iniziano a gridare come ossessi a chi sta dalla parte opposta perché questo li fa sentire eroi.

Per curiosità ho cercato un pochettino sul sito del comune di lodi; il mio solito vizio di cercare le fonti e guarda cosa ho trovato: la domanda per gli asili nido che richiama le stesse norme per l’accesso alla mensa: http://www.comune.lodi.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/4%252Ff%252Fa%252FD.cc45d35f5a89721ab3a6/P/BLOB%3AID%3D8469/E/pdf

del certificato si parla nell’ultima pagina

Documenti da allegare:
1. Attestazione ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente);

2. i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea devono produrre – anche in caso di
assenza di redditi o beni immobili o mobili registrati – la certificazione rilasciata dalla
competente autorità dello Stato esterno – corredata di traduzione in italiano legalizzata
dall’Autorità consolare italiana che ne attesti la conformità – resa in conformità a quanto
disposto dall’art. 3 del DPR n. 445/2000 e dall’art. 2 del DPR n. 394/1999 e successive
modifiche in integrazioni nel tempo vigenti.

Quanto stabilito non trova applicazione nei confronti:
– di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea aventi lo status di rifugiato
politico;
– qualora convenzioni internazionali dispongano diversamente;
– di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea nei cui Paesi di appartenenza è
oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni indicate (come risultante
dall’elenco che sarà predisposto dal Comune entro il 31.12.2017)
come disposto da Delibera di C.C. n. 28 del 04.10.2017 “modifica artt. 8 e 17 del vigente
regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate”.
3. Per i genitori non lavoratori: fotocopia del tesserino di disoccupazione e/o certificato di
frequenza corso di studi.
4. Documentazione inerente le spese (inserimenti in RSA, minori, disabili…ecc)
5. Modello CUD.

Il regolamento già prevede l’esonero per i rifugiati e per i residenti in paesi cui è impossibile acquisire tale certificazione. E già questo dovrebbe far capire quanto “nazista” sia in realtà il regolamento del comune di lodi. Delle due una: o tutti i paesi extraUE sono paesi disastrati “tipo somalia” e solo l’UE è l’unico faro di civiltà dotato di catasto e registri dei beni registrati oppure qualcuno sta usando il pretesto del razzismo per avere un trattamento di favore: “se non chiudi un occhio è perché sei razzista”.  Giochetto che se scoperto poi finisce a generare molto più razzismo di quello che intendeva prevenire.

Altra dichiarazione a margine: la certificazione oltre che per la mensa è richiesta anche per l’asilo nido; eppure non ho visto proteste per i pampini esclusi dal nido; come mai? Non è discriminatorio scandalizzarsi perché i pampini extracomunitari non possono mangiare insieme ai pampini ariani mentre se i pampini extracomunitari non possono andare al nido come i pampini ariani è tutto ok?

Delle due una: o quel regolamento è illegale, e quindi il TAR legna, oppure è legale e gli attacchi sono pretestruosi solo per urlare alla nazistificazione dell’italia.  In questo secondo caso poi non mi stupirei se alla fine del giro i migranti finiscano a fare la figura dei “furboni” e, ovviamente, il consenso verso Salvini aumenti.

Un ultima cosa sull’autocertificazione: in italia, ai sensi del DPR n. 445/2000, puoi autocertificare “fatti” che l’ente pubblico può verificare chiedendo ad un altro ente pubblico italiano (ovvero ad enti esteri per i quali esistono convenzioni), altrimenti non puoi autocertificare. La ratio della legge è quella. Anche la traduzione “ufficiale” dei documenti esteri è richiesta dalle norme amministrative italiane.

PS

Sarei curioso di sapere come si dovrebbe comportare il comune se qualche “padano” D.O.C.G. dimentica di versare il contributo; continui lo stesso ad erogare il servizio per non discriminare il pampino o, come capitato da altre parti, come Adro per esempio,  interrompere?

Titty Astarita è fuori dall’Afronapoli perché si è candidata con Salvini

L’AFRONAPOLI RINUNCIA AL SUO CAPITANO: «SI È CANDIDATA CON SALVINI»Tra qualche giorno, il 21 ottobre per la precisione, a Marano si vota per il rinnovo del consiglio comunale. In una lista che supporta il candidato sindaco della Lega, Rosario Pezzella, c’è anche Titty Astarita, capitano della squadra femminile dell’AfroNapoli. La ragazza viene messa fuori squadra dal suo presidente perché la società si ispira a principi antirazzisti e ritiene incompatibile la candidatura del suo capitano con una lista vicina a Matteo Salvini. (…)

Sorgente: Titty Astarita è fuori dall’Afronapoli perché si è candidata con Salvini

Che dire? mi sembra che la storia della guerra totale contro Salvini stia prendendo un po’ troppo la mano. Immaginiamo poco poco cosa sarebbe successo a parti invertite. Sarebbe venuto giù il mondo.

Qui si sta parlando di diritti politici fondamentali; strano che chi cita la costituzione ogni tre per due sia rimasto zitto davanti ad un comportamento abbastanza grave.

Sfasciare tutte le regole per far un dispetto a Salvini significa solo spararsi nei testicoli; come puoi dire di essere per il pluralismo se l’unico pluralismo che ammetti è il pluralismo nel darti ragione?

Occhio che se si sposa la storia della guerra totale contro “il nemico” anche il nemico ti farà la guerra totale.

Chi giustifica questo comportamento parla di comportamento “contrario” ai valori della squadra. Ma è una squadra di calcio od un partito politico? E per giustificare l’esclusione si son messe in bocca a Salvini un sacco di cose che non ha detto; alla fine a furia di voler essere i democratici più democratici finiscono a fare i fascisti, visto che certi ragionamenti son più da stato totalitario che da democratici.

Creare razzismo how to /14 – Judith ha lanciato una nuova moda?

Stavo cercando notizie sulla situazione meteo in sardegna, al sud si è in allerta rossa, quando ho visto questo articolo: “Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano.

Mi è venuto da pensare subito al “caso” di venezia. Noto che le cause di indignazione vanno “a moda”; adesso è di moda il datore di lavoro razzista e leghista che nega il lavoro al bovero immigrado per razzismo. Prima erano le persone di colore che erano tanto amate da sentirsi come attori in un porno interracial che di punto in bianco, dalla vittoria della lega, si son sentite come nell’alabama degli anni 50.

Devo dire che questo modo di agire lo trovo alquanto stupido: un datore di lavoro è libero di assumere chi vuole e non deve motivare in nessun caso il suo diniego. È liberissimo di dire che Tizio non l’ha convinto, che magari vuol fare altri colloqui, che ha trovato uno migliore. Far passare l’idea che il diniego sia sempre e solo dovuto al razzismo, classico modus operandi di molti SJW, significa fare continui spot pro salvini.

La notizia ha tutte le caratteristiche della fake news ed inoltre mostra molta della plateale idiozia di tanti antirazzisti che, convinti di agire a fin di bene finiscono a far disastri peggio di quelli che credono di voler evitare.

“Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano

Un gruppo di cittadini ha denunciato l’episodio sul web. I titolari della pizzeria si giustificano: dispiace ma qui il lavoro è a rischio

TEMPIO. La denuncia, sotto forma di lettera, sta facendo il giro del web. Gli autori si firmano come un gruppo di cittadini e l’intento che li ha spinti a scriverla è quello di rendere pubblico un fatto accaduto a Tempio che farà sicuramente discutere: a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Il servizio completo sul giornale in edicola e nella versione digitale

Le cose che non mi convincono:

a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.
La stessa cosa che è capitata a Judith; peccato che la notizia sia stata data con i piedi e che ci siano fortissimi dubbi che sia falsa. Sarei curioso di sapere come ha fatto il comitato dei cittadini a sapere l’esatto motivo per il quale il ragazzo non è stato scelto. Il candidato datore di lavoro l’ha ammesso candidamente? dubito sia così idiota. E se anche fosse, un datore di lavoro ha tutto il diritto di assumere o non assumere chi gli pare senza doversi giustificare con nessuno così come chiunque è libero di andare nei ristoranti di suo gusto.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità
E lo ammettono così candidamente dicendo che in passato avevano assunto personale di diverse nazionalità? mah mi sembra un comportamento da imbecilli. Sarebbe bastato un secco “no comment”.

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Campagna virale per un locale “concorrente” più politically correct? vabbè che il commercio è una jungla ma l’abusare di accuse di razzismo per carpire qualche cliente in più spesso si traduce in un boomerang. Come avevo scritto anche nell’altro articolo: cosa penserà un “bianco” che si vede scartato? che al negretto basta piangere un poco di discriminazione per trovare lavoro?

Scegliere un negro perché negro è razzismo così come scegliere un bianco perché bianco. A furia di inventarsi casi di razzismo immaginari B->A si rischia di rinforzare il razzismo “reale” A->B. Poi quando le simpatie verso certe parti politiche crescono enormemente, forse sarebbe il caso di fare un poco di autocritica invece di raccontarsi tante balle autoassolutorie per la propria idiozia.

Io non ho visto la lettera, non son riuscito a reperirla su FB e non sono abbonato a “la nuova” per vedere l’articolo completo; ma ho il sospetto che sia un caso simile al caso di judith, la storia mi sembra troppo artefatta e troppo simile a quella di venezia per essere genuina.

Storie come queste sono tanti, ma tanti, voti per gli xenofobi… sinceramente:

Ma brutte teste di cavolo non vi rendete conto che inventare simili balle significa fare un’ottima campagna elettorale a Salvini, che per un voto di anticontroboicottaro che guadagnate ne portate dieci a Salvini? Volete che salvini perda voti? Buttate il cellulare, eliminatevi dai social e ritiratevi in un eremo nella foresta amazzonica, grazie. E non provate a giustificare le tremende batoste con favolette tipo che gli italiani stanno diventando tutti razzofascisti xenofobi.

Creare razzismo how to /13

Se benzina a piene mani spargi, lamentarsi dell’incendio stupido è. (maestro Yoda)

A quanto pare la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro si è rivelato essere una bufala; qui Butac e qui Puente, che non son di certo diffamatori prezzolati al soldo di Salvini e Di Maio.

Ho notato che l’articolo che avevo citato nel post creare razzismo how to 12 è stato modificato; onor del vero va detto che è stato scritto in coda all’articolo che lo stesso è stato aggiornato due giorni dopo la pubblicazione.

Interessante un confronto fra la vecchia recuperata grazie a web archive e la nuova versione

la vecchia :

Venezia, respinta al colloquio di lavoro: «Non vogliono persone di colore». Brugnaro: «Un cretino»

La denuncia su Facebook di una ragazza di origini haitiane: «Quando il titolare del ristorante ha visto che ero nera se n’è andato lasciandomi basita. Io sono italiana». Brugnaro: «Le chiedo scusa a nome della città»

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.
Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

e la nuova:

Judith a colloquio con La Mantia, ma il web non crede al suo racconto. Lei: «Non ho inventato nulla»

La denuncia su Facebook della ragazza di origini haitiane criticata dal web: «Denuncia generica, è in cerca di visibilità». E lei, intanto, incontra il famoso chef

VENEZIA Un racconto che per tanti inizia a «scricchiolare» e una seconda chance al lavoro. Sono giornate intense quelle che sta vivendo Judith Romanello che sul web, giusto tre giorni fa, aveva denunciato un grave episodio di razzismo. « Qualche giorno fa Judith racconta di essersi recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante «ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum». Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Confrontando le due versioni cosa si nota?

  • Son spariti i suoi riferimenti all’essere di origini haitiane, di esser stata adottata e che le piaccia la pallacanestro.
  • Il nuovo titolo è in forma dubitativa ed apra con il colloquio della ragazza con il famoso chef, quasi che l’apertura del titolo sminuisca il seguito “il web non crede al suo racconto”.
  • Da notare nel titolo anche il gioco del “sandwitch”: Notizia positiva per lei: a colloquio con La Mantia, notizia negativa: “il web non crede”, notizia positiva: “io non ho inventato nulla”
  • Sono spariti, nel titolo, anche i riferimenti alle dichiarazioni del sindaco di Venezia, son riportate solo nel corpo dell’articolo, perché?

Cosa si può dedurre dai cambiamenti? che non è stata scelta la via dell’articolo “smentita”; un ci siamo sbagliati a pubblicare una storia non verificata ma si è cercato di mettere una pezza cambiando, in maniera sostanziale, l’articolo. Mi sembra un comportamento poco professionale. Alla fine le fake news tutti le fanno e tutti se le rinfacciano vicendevolmente,

Interessante anche il paragrafo aggiunto alla fine della nuova versione dell’articolo

Gli attacchi del web e la difesa
Ma ora la vicenda, per tanti, inizia a «puzzare»: dal popolo del web piovono le critiche e si diffonde il sospetto che la bella ragazza sia in cerca di popolarità. Fra i primi a prendere posizione la giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli che punta il dito sul racconto nebuloso di Judith. «Dice di aver perso tutti i contatti telefonici, di non ricordare il nome di chi le ha fatto il colloquio – sbotta su Facebook – ma nessuno le ha chiesto nulla prima di farla diventare un caso nazionale?». Ma la stessa Judith rimanda al mittente ogni accusa: «Non mi sono inventata nulla, è tutto vero». Nel frattempo, per lei, proprio ieri, si è aperta una nuova occasione lavorativa: lo chef Filippo La Mantia, che ha aperto un nuovo ristorante, l’ha incontrata nel pomeriggio per un colloquio.

Vabbe’ che la Lucarelli è una garanzia di webtrollata mentre citare Butac (Michelangelo Coltelli) o qualche altro sbufalatore con un minimo di autorevolezza in più di Selvaggia non avrebbe deposto a favore della tesi “storia vera”.

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio: perché? Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Temo che la risposta sarà la due, e, cosa peggiore che la rabbia che prova è anche, a mio avviso, giustificata. Un’altra persona che, magari era pro accoglienza e contro il razzismo ma che, diventando vittima del razzismo B->A non nasconderà simpatie verso il razzismo A->B.

Ecco spiegato con un esempio concreto il perché i partiti “xenofobi” e “razzisti” hanno successo, non son altro che la reazione a partiti che, a parole, si dicono antirazzisti e antixenofobi ma che in realtà sono altrettanto razzisti e xenofobi, ma B->A invece che A->B.

Una cosa che molti non capiscono, soprattutto nei media, è che i razzismi si sommano in valore assoluto, non algebricamente, tirar fuori razzismo B->A per curare quello A->B, non solo non funziona ma anzi innesca una spirale perversa che porta all’aumento di entrambi i razzismi.

Creare razzismo how to /12

Stavo leggendo la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro perché nera. Devo dire che la vicenda mi è puzzata alquanto, ha tutte le caratteristiche della fake news e i giornali, visto che è funzionare alla storiella “italiani razzisti, migranti buoni” ci son cascati con entrambi i piedi. Non so se sia per malafede o semplice e banale dabbenaggine.

Quello che a me ha dato da pensare, sentendo il  titolo, è stata la plateale idiozia di chi ha fatto il colloquio di lavoro; ad un colloquio non è un obbligo far seguire una assunzione e non è un obbligo dover motivare perché la persona è stata scartata. Quella frase sarebbe solo idiozia gratuita, e dubito che il gestore di un ristorante sia così platealmente imbecille.

Leggiamo comunque criticamente la notizia (grassetti miei).

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.

E cosa c’entra? l’attacco sembra scritto per carpire la simpatia e portarla verso la ragazza.

Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Discriminazioni
Nonostante non sia la prima volta che Judith, come molti altri, viene discriminata per il colore della sua pelle, l’amarezza è stata tanta. «Io sono italiana e so che non tutti gli italiani sono così. Mi chiedo: 2018 c’è ancora questa lotta tra neri e bianchi? È una cosa che fa schifo – dice -. Io non voglio fare la vittima con questo video ma solo far riflettere, stiamo tornando indietro». Judith non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie. «C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. A questa ragazza mi sento di dire di stare tranquilla che un buon lavoro presso i ristoranti di Venezia lo troverà sicuramente perché l’importante è sorridere, essere professionali e cortesi. Per il resto, si cresce insieme al locale. Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Ci sono un sacco di cose che non tornano:

Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento (…) non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie

la ragazza legge un annuncio in cui si cerca personale e non chiede il nome del locale, o se lo chiede non le viene detto. Molto strano. Non sarebbe la prima volta che si usa un “annuncio civetta” per attrarre ragazze. Qui una banale ricerchina su google. Un locale serio non si comporta in questo modo. Ho una amica che sta cercando personale nella ristorazione. La prassi che segue è: contatto telefonico, invio via email del CV, con foto del potenziale candidato e, nel caso, colloquio presso il ristorante o l’ufficio del commercialista. Non colloqui alla “cieca” in strada.
Il tizio non le chiede il CV via email, fissa subito un appuntamento, non nel locale ma in un luogo pubblico. Sarò malfidente ma la questione avrebbe dovuto far scattare qualche “allarme” sulla serietà della persona contattata nella testolina della tizia. Per fortuna il tizio si è limitato ad insultarla; poteva finire peggio.

«Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Arriva, si presenta e il tizio la insulta e scappa. Il rasoio di Occam direbbe uno scherzo di pessimo gusto, spiacevole ma è una cosa che capita abbastanza spesso anche a ragazze bianche. Perché in questo caso, e solo in questo caso parte l’indignazione a mille e negli altri casi neppure se ne parla nella cronaca locale?

«C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. (…) Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

Puro, purissimo buon senso. Ha dovuto fare il diplomatico però ha fornito un parere sensato e corretto.

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Pezza molto, ma molto, peggio del buco. Dubito che il sindaco si sdegni così tanto per qualche altra inc*ata tirata dai suoi concittadini. Perché in questo caso paga politicamente lo spararsi pose antirazziste. Perché per judith dichiarazioni roboanti e per filomena no?

Per questi motivi penso che la notizia, se vera, sia stata data male o sia una fake news; non c’è modo di risalire al colpevole, se vero c’è solo un annuncio ed un numero di telefono privato su subito, se falso la ragazza rischia grosso se lancia accuse indimostrabili. i SJW su twitter chiedevano il nome del ristorante per invocare la vendetta divina sul proprietario; se malauguratamente parte una accusa “non dimostrabile” si rischia di trovarsi a pagare colossali risarcimenti per “calunnia”.

Strano che questi dubbi non siano venuti al giornalista. Quello che mi fa ridere è che da una parte i giornalisti si pongono come i paladini della verità contro le fake news che impestano il web e dall’altra parte rilanciano acriticamente qualsiasi storiella possa colpire i potenziali lettori senza fermarsi cinque minuti a rifletterci sopra o magari cercare qualche altro riscontro.

Fare i paladini della verità spacciando fake news non è che sia l’ideale per dimostrare credibilità e professionalità.