festival della canzone politically correct

Questa sera il mio pensiero va a #Salvini e i suoi elettori che si sono visti vincere un ragazzo per metà sardo (la secessioneeeeee!), metà egiziano (invadono pure i palchiiiiii!) e omosessuale (vogliono i nostri stessi dirittiiiiii!) .
Bacioni
[letto su twitter]

Che dire? noto che non si parla della canzone bella, brutta profonda o canzonetta ma solo delle reazioni che potrebbe causare agli elettori di Salvini. Zappe sui piedi niente male; post simili rafforzano e di molto, l’idea che sia stato scelto non per motivi “musicali” ma diciamo “politici”. Ho notato che si parla poco della canzone e molto del significato della sua vittoria. Che sia bello, bravo, capace non importa, per molti importa solo che si possa utilizzare come “maglio” per motivi politici allo stesso modo del corazziere “nero”. E io mi chiedo; chi sono i veri razzisti?

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A furia di essere più realisti del re

“Passerotto non andare via è un invito ai migranti a restare, è stato lui a fargli venire l’idea. E l’ha detto trent’anni fa. E’ lui che li ha sobbillati, loro non ci pensavano nemmeno stavano belli lì paciarotti, con il pentolone, a cantare hakuna matata”. Molti non hanno colto l’ironia del testo e forse quel passaggio non è così felice.

Sorgente: “Con il pentolone a cantare hakuna matata”: il monologo di Claudio Bisio  – Repubblica.it

Che dire? io personalmente non vedo nulla di strano nella battuta di Bisio in sè; l’umorismo è anche far ridere di certi stereotipi.

Peccato che dopo che si fa la lotta contro gli stereotipi perché razzisti, contro le foto di minatori sporchi di carbone perché razzisti (qui), contro chi non usa il linguaggio politicamente corretto sempre e comunque perché *-ista, poi non puoi aspettarti che non ti venga chiesto conto se si violano i santi dogmi del politicamente corretto.

PS: per fortuna che il festival è già stato classificato come “migrant friendly” altrimenti penso che non pochi avrebbero chiesto la pubblica esecuzione di bisio…

Salvini e gli esperti di giustizia di internet

Un mio contatto ha condiviso su FB questo testo, testo che spiega quali siano le terribili colpe di salvini. Testo che analizzato con un poco di attenzione mostra tutti gli uomini di paglia usati.

Prima considerazione: il soccorso significa soccorso non permettere alle persone di andare liberamente dove e come gli pare. Le persone non identificate possono, e devono, essere tenute in zone “controllate” in attesa dell’identificazione. Altrimenti come potresti sapere se chi dichiara di essere Yosef il poveraccio non sia in realtà Ahmed il macellaio, pluricondannato nel paese di origine?

Interessante comunque perché mostra la “narrazione” che vuole che i “migranti” siano tutti poveri perseguitati che scappano dalle guerre, cosa che in realtà non è.

“Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini”. “Continuerò a difendere i confini della patria e la sicurezza degli italiani”.

PRIMO:
I naufraghi della Diciotti non erano clandestini, né indagati sottoposti dalla magistratura ad alcuna forma di custodia cautelare (non essendoci a loro carico notizie di reato), ma naufraghi legalmente liberi col diritto di avanzare all’Italia richiesta di asilo e protezione.

nessuno lo nega, ma il diritto di presentare richiesta non significa ipso facto il diritto che tale richiesta venga accolta. Che senso avrebbe altrimenti l’indagine? presentano domanda, un timbro e via.

Diritto previsto e tutelato dalla Costituzione italiana. Chiunque faccia richiesta di asilo o protezione, pur se privo dei documenti, è da quel momento un richiedente asilo e non un clandestino.
E resta libero e regolare fino a che le apposite commissioni non vagliano la sua richiesta.

Quindi se Ahmed il macellaio, pluricercato nel pese di origine sbarca in aeroporto, con il modulo di richiesta asilo già compilato a nome di yosef il . Lo consegna alla guardia di frontiera e se ne può andare libero come gli pare visto che è un richiedente asilo libero e regolare. I migranti son degli imbecilli; potrebbero arrivare in aereo e vanno ad ingrassare i terroristi libici. Ma fare qualche campagna di informazione in paese, e dare i prestampati no?

Purtroppo non funziona così, chi richiede asilo non può essere espulso nel frattempo che la domanda viene analizzata ma non è un cittadino, non è “libero”, lo stato è regolare ma non è di piena cittadinanza. Infatti i richiedenti asilo son tenuti a permanere in determinate strutture e non possono, o meglio non potrebbero, gironzolare liberamente per il territorio nazionale.

SECONDO:
I naufraghi della Diciotti non erano un esercito invasore. Non disponevano di armi, di esplosivi, non avevano dichiarato guerra all’Italia, non minacciavano la sicurezza degli italiani né più né meno di qualunque altro essere umano regolare o irregolare presente in Italia.
Né il ministro era al corrente del loro casellario giudiziario, né a disposizione di alcuna prova tangibile della loro presunta pericolosità.
E’ per questo motivo che la limitazione della libertà personale è prerogativa della magistratura e delle forze dell’ordine, ed è subordinata alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, sempre vagliati dalla magistratura.

Quindi chi arriva in aeroporto senza documenti deve andare libero fino a che non ha una condanna emessa da un magistrato? Sarei curioso di sapere se anche nelle altre nazioni funziona come narrano: arrivi senza documenti e finché non vieni condannato, perché magari sei un pluriomicida ricercato in patria, sei libero di andare dove ti pare.

TERZO:
il reato di “blocco degli sbarchi” non esiste nel codice penale italiano. Esiste solo nella fervida immaginazione leghista.
Quindi non rischi da 3 a 15 anni per aver “bloccato gli sbarchi”. Li rischi invece per aver privato delle persone (minori inclusi) della loro libertà.

E cioè per “sequestro di persona aggravato”.
E cioè per aver commesso il reato previsto nero su bianco dall’art. 605 del codice penale italiano.

Strano che alle guardie di frontiera che “bloccano” negli aeroporti non sia mai stato contestato tale reato. Ma forse chi sbarca dagli aerei è sempre un fesso che sbarca senza il prestampato per la domanda di asilo già compilato.

Che così recita: “Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni. La pena è della reclusione da uno a dieci anni, se il fatto è commesso: 1) in danno di un ascendente, di un discendente, o del coniuge; 2) da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.

Se il fatto di cui al primo comma è commesso in danno di un minore, si applica la pena della reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso in presenza di taluna delle circostanze di cui al secondo comma, ovvero in danno di minore di anni quattordici o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all’estero, si applica la pena della reclusione da tre a quindici anni.

Inoltre, secondo quanto contestano i giudici, “il Senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali (Convenzione SAR, RisoluzioneMSC167-78, Direttiva SOP009/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili per l’Immigrazione – costituente articolazione del Ministero dell’Interno- di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center), bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave ‘U.Diciotti’.

Cioè gente sopravvisuta a lager libici, non hotel a 5 stelle lusso, che ha attraversato il deserto, che ha vissuto orrori inenarrabili ha subito gravi disagi a restare in una struttura ove avevano generi di conforto e assistenza medica. Capisco che per godere a pieno di una narrazione occorra “sospendere l’incredulità”, ma qui si sta tentando di prendere gli italiani per fessi. Vedi anche il caso della nave sbarcata

Fatto aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età“.

Questo lo dovrà decidere la magistratura. Temo finirà in una bolla di sapone come le altre indagini. E il consenso verso salvini cresce. Cresce perché si sta cercando di risolvere un problema con tonnelate di ipocrisia, e questo equivale a voler cercare di spegnere un incendio con la benzina.

Una piccola nota a margine: la magistratura quando indaga a salvini è santa e benedetta e la notizia dell’indagine è ipso facto prova della certezza della futura condanna. Perché per Lucano non funziona allo stesso modo, anzi si parla di magistratura asservita al ministero dell’interno?

il corazziere nero; chi sono i veri razzisti?

Ieri di servizio al quirinale c’era un corazziere di colore e alcuni giornali hanno titolato sul corazziere nero che ha accolto salvini. La notizia è stata poi ripresa dai criceti di satana per esaltare Mattarella che ha voluto perculare salvini.

Da quello che vedo si son creati un “uomo di paglia” ovvero che Salvini, e di conseguenza la lega, odino i negri e tutti gli extracomunitari e che siano una versione “burletta” dei nazisti dell’illinois del film “the blue brothers”.

Riferendomi sempre a quel film, molti mi sembrano convinti di essere “in missione per conto di Dio” nella santa crociata contro salvini.

Peccato comunque che le notizie sul corazziere nero siano una colossale sequenza di zappe sui piedi niente male.

Prima zappa: sostenendo che Mattarella l’ha scelto per fare uno sfregio a salvini si sta sostenendo che è stato scelto solo per il colore della pelle; e scegliere una persona solo per il colore della pelle non è razzismo? Non importa che sia capace o meno, che per arrivare lì abbia vinto signori concorsi, che i turni di vigilanza dei corazzieri non li decida Mattarella, siccome secondo loro salvini odia i negri hanno scelto il corazziere negro.  Rispondere al razzismo di A->B con il razzismo B->A è sostituire ad un razzismo un altro, non è fare antirazzismo. E temo arriverà puntualmente il boomerang: “l’hanno scelto perché negro”; e allora le anime belle cosa risponderanno, visto che stanno dicendo la stessa cosa? Stessa cosa già capitata con le atlete dalla staffetta o con la nazionale di pallavolo; molti esaltavano le capacità della Egonu solo in sfregio a Salvini, cioè non ci fosse stato lui forse le avrebbero dedicato un trafiletto. Il dubbio sorge spontaneo: chi strumentalizza chi?

Sul corazziere di colore che al Quirinale ha accolto il Ministro degli Interni: “Non ho seguito bene la vicenda, non ne ho cognizione diretta, ma se un corazziere italiano è nero non importa niente a nessuno, dov’è il problema? I veri razzisti sono quelli che usano questo corazziere per fare ironia nei confronti di Salvini. C’è un razzismo ribaltato che diventa quasi paradossale”. [Vittorio Feltri]

Seconda zappa: se il presidente della repubblica da arbitro “super partes” viene trasformato in attore “in partes” perde tutta l’autorevolezza e il diritto ad essere arbitro; piaccia o no la moglie di cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto. Mostrarsi troppo “in partes” o il dire che è “in partes” permette di lamentarsi, dando anche l’impressione di avere ragione, che l’arbitro ha fischiato solo per favorire l’altra squadra. Se chiami Mattarella a fare la lotta nel fango poi non stupirti se anche lui ne esce inzaccherato. Giusto chiedere che arbitri applicando, a tutti, le regole, sbagliato chiedere che le interpreti per sfavorire o favorire questo o quel giocatore.

Terza zappa: Tony Iwobi è un senatore italiano di colore eletto nelle liste della lega. Cioè un partito fasciorazzistaxenofobo elegge un negro? E infatti Iwobi era stato attaccato, anche con veemenza, chiamandolo “zio tom”1 e considerandolo un negro venduto ai padroni bianchi. Cioè il negro è sacro ed intoccabile solo se appartiene alla propria fazione. Fulminante una battuta su twitter rivolta ai SJW: “lo considerate troppo leghista per essere negro”.

Quarta zappa: il tirar fuori il razzismo a sproposito: lotti contro gli sbarchi perché sei razzista, lotti contro la microcriminalità “importata” perché sei razzista, a lungo andare finirà per convincere chi si sente infastidito dal non poter andare al supermercato od al parcheggio senza essere assaltato da parcheggiatori o da venditori ambulanti, chi non tollera il degrado di certi quartieri, di essere un fasciorazzista irrecuperabile del KKK. E cosa vota un ” fasciorazzista irrecuperabile del KKK”, non di certo il partito comunista multiculturalista equosolidale no ogm. Questa è una lettera pubblicata nel 2007 da repubblica. Fa riflettere perché spiega benissimo come l’uso, e l’abuso, dell’ipocrisia per risolvere i problemi a lungo andare porti le persone a considerarsi di destra. La riporto integralmente (grassetti miei)

GENTILE Augias, ho 49 anni, vivo a Roma, lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno 2 quotidiani, guardo in tv Ballarò e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni. Cerco di insegnare alle mie figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, dell’importanza dell’istruzione, delle buone letture e dello studio, l’etica del lavoro e del sacrificio per ottenere qualcosa di duraturo e vero nella vita.
Lotto ogni giorno, al loro fianco, contro la cultura del nulla e dell’apparire, contro i Tronisti e le Veline e i Grandi Fratelli.

Ma questo è un altro discorso e quindi torno subito a me ed alla mia richiesta di aiuto.
A 49 anni sto diventando un grandissimo razzista e non riesco a sopportarlo.

Non c’è stata una molla scatenante, un atto di violenza compiuto verso di me o la mia famiglia o amici, ma un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunità, di moralità calpestata, di identità violata e violentata, di fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana.
Ad una signora anziana che ha tossito (forte e ripetutamente) sul tram la giovane ragazza slava seduta davanti a lei ha detto: “Se sei malata devi scendere, vecchia!!”. Alle mie rimostranze sia la ragazza che il suo accompagnatore hanno semplicemente risposto: “Tu che c.. o vuoi, fatti i c.. i tua”, proprio così tua, alla romana.

Altro giro sul tram, affollato. Sale una vecchietta, si avvicina ad una ragazza di colore, la più vicina all’entrata e seduta tra altre 2 persone anziane e, gentilmente, le chiede il posto: prima non risponde e poi, all’insistenza dell’anziana biascica un “vaffanc.. vecchia puttana”. Il vecchietto seduto si alza per darle il posto: io intervengo per dire che non è giusto, lei è giovane e può benissimo alzarsi per una vecchietta. Quella si alza, mi guarda, dice qualcosa e poi mi sputa la gomma americana che ciancicava: l’ho presa per il colletto e l’ho sbattuta fuori dal tram, alla fermata. Tutti ad applaudire ma io mi sono vergognato come un ladro per la mia reazione ed alla fermata successiva sono sceso.

Lavorando al Quirinale ogni tanto vado a comprare un panino in piazza Fontana di Trevi: ho sventato 2 borseggi da parte delle zingarelle. Ad un turista di Palermo ho fatto recuperare tutto il bottino che gli era stato trafugato e, appena mi accorgo della loro presenza di branco in caccia, avverto la polizia che staziona alla fontana: nessuno si muove perché devono stare vicino alle moto o alle macchine.
Ed allora capisco che Fontana di Trevi è terra di nessuno, tra decine di venditori di pistolette che fanno le bolle di sapone e di quegli aggeggi rumorosissimi che si lanciano in aria e fanno il verso dei grilli mentre le bande imperversano.

Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorità? Perché devo essere sempre buono ed accogliente con i nomadi, ahi tasto dolentissimo e pericolosissimo, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimità, quando rovistano nei cassonetti e buttano tutto fuori, quando mendicano con cattiveria e violenza, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada o mandano i figli a scuola con i pidocchi?

Perché se chiedo l’espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici vengo immediatamente accostato a Eichmann?
Perché lo schieramento politico che mi rappresenta, se io chiedo certezza delle pene e della detenzione, mi risponde con Mastella che nomina direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia quel Nuvoli Gianpaolo che, secoli fa ormai, ai tempi di Mani Pulite, ebbe a dire di Borrelli “se il procuratore fosse condotto alla forca sarei in prima fila per assistere all’esecuzione”?

Perché quando Fini, allora competitor di Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal Gra di Roma, tutti noi della sinistra (quindi me incluso ed in prima fila) gridammo “tutti i fascisti fuori dal raccordo” ed ora, a più di quindici anni di distanza, prevale l’idea del mio sindaco e del prefetto di compiere in tutta fretta questa operazione smentendo così, sostanzialmente, tutta la politica fin qui seguita dell’integrazione e dell’accoglienza solidale?

Perché devo sopportare lo strazio umano di vedere per le strade, di giorno e di notte, giovanissime prostitute schiave senza che a qualcuno, di destra prima e di sinistra ora, sia venuto in mente di vietare la prostituzione in strada cambiando semplicemente la legge in vigore? Però se i cittadini delle zone interessate scendono in strada e reclamano, con le ronde e con le fiaccole, un minimo di decenza ed anche di lotta alla schiavitù ecco subito le anime belle gridare al fascismo ed al ritorno delle camicie brune.

Sta crescendo ogni giorno di più l’intolleranza, sta montando l’odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci. Centinaia di persone come me, che hanno sempre litigato con tutti per difendere chi entra in questo Paese, che si sono battute come leoni contro l’intolleranza e la violenza xenofoba, sono stremate e ridotte, ormai, alla schizofrenia. Io voglio spegnere quelle braci prima che si trasformino in un incendio di rancori e violenza, non voglio lasciare più il monopolio della legalità alla destra e quindi non capisco, perché dare il voto locale agli immigrati, dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese, quando in nessun grande Paese dell’Europa Occidentale questo avviene.

So benissimo, come tutti gli italiani, che in Italia, ogni giorno, mille e più reati, anche odiosissimi, vengono compiuti da miei connazionali, nessuno crede veramente che la sicurezza venga messa a repentaglio solo dagli immigrati, non voglio e mi opporrò con tutte le mie forze al dagli allo straniero. Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi.
Cxxxx Pxxxxx

Lettera che spiega benissimo il successo della lega e di Salvini, e che demolisce la narrazione che l’Italia sia una nazione razzista solo perché abitata da una maggioranza di trogloditi telelobotomizzati.


  1. Espressione spregiativa usata da Malcom X per indicare le persone di colore che non sposavano acriticamente la sua causa. 

Kinder accusata di razzismo | Gente con le PalleQuadre

Sconvolgente; oramai fare l’indignato e cercare disperatamente qualsiasi motivo per andare in piazza (meglio virtuale) ed urlare il proprio sdegno per molti è diventata una patologia.

Alla fine, imho, si arriverà all’assurdo del: “se non si trovano prove di razzismo è perché i razzisti si vogliono nascondere…”. Sconfortante.

Sorgente: Kinder accusata di razzismo | Gente con le PalleQuadre

Kinder accusata di razzismo

E che avrà mai fatto una compagnia di dolciumi e cioccolati vari per essere accusata di razzismo?
Di concreto nulla, già sappiamo che il mondo è impestato da dei rincogliosi individui che rispondono al nome di SJW, a triggerarli è stata una sorpresa degli ovetti kinder.

Per celebrare la sorpresa o qualche cazzo di cosa la Kinder ha ben pensato di creare un ovetto kinder che tiene tre palloncini. Ma non hanno tenuto conto del ritardo mentale e la lesione cerebrale dei SJW che in questo:

Un maskio bianko biondo (etero?) che “ricorda Trump” e che tiene tre palloncini con la K quindi inneggia al ku klux klan, uno undici centoundici a perdere.

Ora mi devono spiegare una cosa: che problemi gli crea che sia bianco? Che forse i caucasici sono bianchi candidi? Se ci vedono così significa che probabilmente hanno seri problemi di cromia, o come cazzo si dice, con gli occhi. (…)

PS come al solito il detto “la malizia è nell’occhio di chi guarda” mostra impietosamente la sua validità.

Creare razzismo how to /15

Stavo leggendo questo articolo, l’ennesimo sul quanto siano razzisti e cattivi gli italiani che non vogliono affittare ai boveri negri i loro appartamenti.

sinceramente penso che articoli simili siano un chiaro esempio di come, a furia di voler vedere e denunciare razzismo quando c’è solo puro e semplice buon senso; affittare una casa è un rischio abbastanza grande e, come è scontato che sia, chi affitta vuole minimizzare il rischio.

Piaccia o no la legge ipertutela l’inquilino e tutela poco  o niente il proprietario; per questo vengono chieste garanzie, buste paga e fidejussioni. E siccome il tempo è denaro, si cerca anche di ottimizzarlo scartando all’avvio quelli che non sembrano fornire tutte le garanzie desiderate. Io quando cercavo casa, la prima cosa che chiedevo era il prezzo e se quello era troppo alto rispetto alla disponibilità non andavo per niente a vederla. Che senso aveva vedere una casa che non avrei potuto acquistare?

Anche il cartello “non si affitta a meridionali” degli anni 70 aveva quel senso; nel periodo fra equo canone, blocchi degli sfratti e il dover pagare le tasse anche se l’inquilino smetteva di pagare il fitto e il fatto che molti “ne approfittavano” spingevano i proprietari a fare “nero” o a rivolgersi ad “agenzie” per la repentina liberazione delle case affittate. Chi aveva difficoltà a trovare affitti era Gennarino senza busta paga o con una busta paga risicatissima, non di certo il signor Calogero, direttore di banca, con un bello stipendio “aggredibile” e che per il suo ruolo “pubblico” non poteva permettersi troppo di passare per “furbone”1.

Comunque mi son piaciuti due commenti all’articolo; uno lancia una semplice proposta: fare da garanti. Se c’è un garante che garantisce con una bella fidejussione molte difficoltà si risolvono; quindi perché non farlo?

voi buonisti, che affittereste ad occhi chiusi ad un “nero” (se hanno difficoltà non sarà anche per colpa loro? pagassero regolarmente e tenessero bene il locale tutti affitterebbero a costoro senza problemi…io so,purtroppo,di molte storie reali che fanno pensare piuttosto diversamente) perchè non fate da garanti? siete sicurissimi di quelle persone, aiutatele…siate disposti ad ANTICIPARE l’affitto voi al locatore,tanto lo sapete,i soldi ve li ridanno….orsù dunque…passate dalle parole ai fatti…GARANTITE. e il fenomeno rimarcato sparirà. il “nero” avrà la sua casa e sarà contento, voi sarete contenti di averlo aiutato e di dimostrare il vostro senso di umanità, il proprietario sarà contento del suo affitto che riceverà puntualmente…voi i soldi li riavrete,perchè ve lo garantisce…il vostro cuore…e allora? dov’è il problema?

e quest’altro che enuncia una evidentissima verità: i soldi non sono bianchi o neri, son soldi e basta.

Negli USA si dice “when it’s about money, I only see one color: green”, che tradotto suona tipo “quando si parla di soldi, l’unico colore che conta è il verde” (colore delle banconote, dollari).
Chi affitta lo fa per denaro, non per dimostrare quanto è chiuso o aperto sul tema razzismo.
Se al proprietario di casa si presenta un calciatore togolese di Serie A, vedrete che razzista o non razzista gli lascia l’appartamento senza battere ciglio.
In soldoni, sempre per rimanere in tema: dimostrami che puoi pagare la cifra pattuita a lungo termine e ti lascio le chiavi.


  1. se nel tuo piccolo il vantarti di “averla messa nel culo al polentone” non era infamante ma invece era motivo di vanto sociale, avevi degli incentivi a farlo. Se invece il non onorare le promesse era motivo di stigma e di imbarazzo anche a livello lavorativo, un direttore che si vanta di fare il furbone e di non onorare i debiti non era visto di buon occhio, c’erano molte più remore. 

Gandhi razzista o antirazzisti idioti?

A quanto pare nell’università di Accra son riusciti a levare la statua di Gandhi; (fonte NYPost) la motivazione, ne parla questo articolo del 2016, sotto riportato, è che Gandhi era razzista.

Il Mahatma Gandhi come Cecil Rhodes: le loro statue non sono degne di rimanere in un campus universitario africano perché entrambi erano razzisti che consideravano gli africani come persone di livello inferiore. Se la campagna contro le statue di Cecil Rhodes, che ha acceso gli atenei sudafricani nel 2015, è nota, quella contro Gandhi in Ghana è appena partita, ma sembra lentamente infiammarsi. Una petizione firmata da più di mille studenti e insegnanti chiedono che la statua, dono del presidente indiano Pranab Mukherjee in visita ad Accra a giugno, venga rimossa dal campus. Su Twitter spopola l’hashtag #GandhiMustComeDown.

Perché tanto astio contro Gandhi, politico, avvocato e filosofo indiano che guidò l’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna e ispirò con la sua non violenza Nelson Mandela? Secondo i suoi detrattori, avrebbe avuto «un’identità razzista». Come esempio vengono citati alcuni suoi scritti nei quali il Mahatma, che visse a lungo in Sudafrica, descriveva gli africani come «selvaggi» o «kaffir», un’espressione denigratoria utilizzata dai bianchi sudafricani nei confronti dei neri. In una lettera, scritta al Parlamento del Natal nel 1893, Gandhi afferma che, secondo il comune sentire prevalente nella colonia «gli indiani sono un po’ meglio degli africani, se non del tutto dei selvaggi nativi dell’Africa».

Gandhi ai tempi del suo soggiorno in SudafricaGandhi ai tempi del suo soggiorno in Sudafrica
Secondo Daniel Osei Tuffuor, un ex studente della University of Ghana, intervistato dalla Bbc: «i ghanesi dovrebbero essere fiduciosi in se stessi e cercare di esaltare i nostri eroi ed eroine. Non c’è nulla di pacifico sulle attività di Gandhi. Chi afferma di sostenere la pace e la tranquillità, ma promuove il razzismo è un ipocrita».

Alle accuse ha risposto Rajmohan Gandhi, nipote del Mahatma e suo biografo, dicendo che suo nonno ha viaggiato in Africa da giovane e, senza dubbio, allora aveva pregiudizi nei confronti dei neri sudafricani. «Gandhi era un essere umano e, come tale, imperfetto – spiega il nipote -, nonostante ciò era più radicale e progressista della maggior parte dei sui compatrioti».

Che dire? la vicenda mi sembra decisamente sconfortante; è sbagliato pretendere che tutti siano senza alcuna macchia, giudicare Gandhi non complessivamente per tutto quello che ha fatto ma per qualche “errore” giovanile è un comportamento decisamente stupido e controproducente. Stupido perché, scava scava, chiunque ha commesso errori o peggio, se si misura con il metro di oggi le vicende di ieri, certe “conquiste di civiltà” di ieri dovremo rigettarle come “pura barbarie”. Controproducente perché poi, a furia di cercare il puro più puro si finisce ad epurare tutto e tutti. Inoltre se distruggi il passato, e le sue “drammatiche” lezioni, apri la porta al riviverlo.

Da notare anche un’altra cosa: se oggi un europeo parlasse di esaltare uno dei suoi “eroi” invece di far riferimento a persone “non autoctone”, o peggio come la Fallaci dichiarasse di essere orgogliosa delle conquiste di civiltà dell’europa, partirebbero immediatamente urla e pianti di razzismo.

Interessante anche il fatto che di questo furore contro le statue i media non ne abbiano parlato, in italiano la notizia è stata ripresa solo da alcuni giornali di destra, a quanto pare il fatto che uno dei miti della sx sia stato giudicato razzista fa correre il rischio di mandare in corto tanti cervelli di criceto.

Far west italia…

Sorgente: La denuncia choc di una giornalista: “Rom picchiata in metrò, e io insultata per averla difesa” – Cronaca, Italia – L’Unione Sarda.it

Un racconto agghiacciante che arriva da Roma, e che parla di violenza feroce, di disumanità, di quell’Italia di cui non vorremmo mai leggere né tantomeno scrivere.

A riportarlo il Corriere della Sera, che ripercorre la vicenda raccontata anche su Facebook, ma poi cancellata per paura e dopo ripetuti insulti e minacce, dalla giornalista 39enne Giorgia Rombolà.

Alla fermata San Giovanni della metropolitana linea A della Capitale, Giorgia mercoledì sera assiste ad una scena terribile: una donna rom viene fermata dai vigilantes perché accusata di furto.

La denuncia poi non sarà mai presentata, ma l’uomo che la ritiene responsabile di questo gesto, definito da Giorgia “alto e corpulento”, non è soddisfatto del “lavoro” dei vigilantes e picchia violentemente la donna, anche in testa, davanti alle urla e agli sguardi terrorizzati della sua bimba di tre o quattro anni, che nella concitazione del momento “cade a terra, sbattendo sul vagone”.

“Ci sono già vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero) – scrive la giornalista nel post poi rimosso – ma a quest’uomo alto mezzo metro più di lei non basta. Vuole punirla. La picchia violentemente, cerca di strapparla ai vigilantes strappandola per i capelli. La strattona fino a sbatterla contro il muro, due, tre, quattro volte”.

A questo punto Giorgia si fa coraggio e scende dal vagone provando a fermare l’uomo, ma rientrata sul treno viene affrontata e presa a male parole dagli altri passeggeri.

“Un tizio – prosegue la 39enne su Facebook – mi insulta dandomi anche della p…, diche che l’uomo ha fatto bene, che così quella s… impara. Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla”. “Nessuno mi ha difesa – prosegue – tanti hanno fatto finta di niente. Questa indifferenza mi ha scioccata”.

“Due ragazzi – aggiunge – ridono e fanno battute terribili, altri dicono frasi come ‘bisogna bruciarli tutti’, mi urlano anche dai vagoni vicini ‘comunista di m…’, ‘radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del c…'”.

Giorgia scende alla sua fermata, con la paura che il passeggero più inferocita possa addirittura seguirla come aveva minacciato. Trovandosi invece sola si affretta verso casa e in preda all’ansia e alla paura fra le lacrime.

“Non difendevo la ladra né la rom in quanto tale – conclude Giorgia – ma c’erano i vigilantes perché picchiarla? Abito in quartiere considerato ‘per bene’, e allora mi chiedo: i ragazzi indifferenti o quelli che ridevano, i miei vicini di casa, come sono diventati?”.

Che dire? è un triste imbarbarimento ma, sarebbe opportuno riflettere sul perché “il bruto” sia stato applaudito invece che contestato e perché la giornalista che ha denunciato sia stata insultata. Ci si potrebbe dare una spiegazione autoconsolatoria “ha stato Salveeny a far impazzire la gggente” oppure prendere coraggio ed ammettere alcune cose “scomode”.

Prima considerazione: la gente ha fiducia nella giustizia e nella magistratura nella misura in cui la vede funzionare e la vede funzionare bene. Se vedi che contro la microdelinquenza, scippatori, spacciatori, balordi, non si fa niente, che le forze dell’ordine sono impotenti e, cosa peggiore, ti dicono di rassegnarti perché è inutile chiedere interventi, quello che pensi è che la giustizia “ufficiale” non funzioni per niente. E in questi casi, se non sei “protetto” dallo stato devi proteggerti da te oppure appoggi un “protettore” che poi potrebbe anche essere un “padrino1“. Se non c’è lo stato c’è il far west, sic et simpliciter. Quando lo stato si ritira spuntano fuori i giustizieri della notte.

Quello che ha raccontato la giornalista è la classica trama di un western. Tucson city è vessata da Tom il cattivo. Lo sceriffo vuoi per pavidità, vuoi per ignavia non fa nulla. La gente è esasperata ed ha paura. Un bel giorno a Tucson city arriva il pistolero John che riempie di piombo Tom il cattivo. Finisce con la gente che applaude John e magari fischia anche lo sceriffo quanto prova ad arrestare per John perché magari non ha letto a Tom i diritti prima di riempirlo di piombo.

Se lo sceriffo avesse messo Tom fra le sbarre e protetto, lui, i cittadini, pochi si sarebbero sperticati ad applaudire John il pistolero. Spiace dirlo ma è questa la verità.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste un problema di microcriminalità, e che questo problema si scarica soprattutto verso le parti “basse” della popolazione, raramente riguarda le persone dei quartieri alti. Se io ho un autista che mi scarrozza di qua e di là difficilmente avrò problemi con parcheggiatori abusivi.

Invece il problema microcriminalità si è preferito nasconderlo sotto una cappa di ipocrisia politicamente corretta, ipocrisia per la quale anche il fermare un ladro diventa una azione riprovevole “Ci sono già vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero) – scrive la giornalista nel post poi rimosso” sarei curioso di sapere, da parte della giornalista, quale sia il modo migliore per fermare “in modo tenero” una scippatrice che tenta di scappare. Anche questo “e non in modo tenero” alla fine porta rancore. Più che portare solidarietà alla scippatrice porta a pensare: “beh scippano, son sempre qui, nessuno fa niente e si critica chi interviene?”. Ok abbiamo una altro che, domani, fischierà lo sceriffo ed applaudirà i pistoleri.

Purtroppo certe zone sono terre di frontiera; che aggressioni anche da parte di rom sono all’ordine del giorno fra l’impotenza delle forze dell’ordine, eppure quando si provava a sollevare il problema si veniva tacitati di essere razzisti, dici questo solo perché sei razzista.  E questa ipocrisia ha impedito di ammettere e cercare di risolvere il problema, poi dopo i tanti che lottano contro chi solleva il problema, arriva l’idiota che lo risolve a modo suo, e la colpa, imho, è anche di chi ha impedito che venisse risolto prima e meglio.


  1. All’inizio del romanzo “il padrino” di mario puzo, don vito corleone viene presentato, non a caso, come un “raddrizza torti”. 

il fascistometro…

il fascistometro by michela murgia” spiega benissimo la crisi che sta vivendo l’espresso; test infantili a livello 10 domande per sapere se tuo figlio diventerà astrofisico od operatore ecologico, urla al babau invece di analisi e approfondimenti. Romanzi horror invece della cronaca.

Il test non è altro che una raccolta di slogan, molti dei gialloverdi; slogano che sono abbastanza opinabili e poco adatti ad una risposta secca “sì/no”. Ad esempio la domanda #2 Non abbiamo il dovere morale di accoglierli tutti. Per evidenziarle l’idiozia faccio notare che tutti significa “tutti” e che quindi dovremo accogliere anche gente, condannata per reati violenti nel suo paese o che sostiene che le donne non infibulate siano tutte puttane. Rigiriamola così: Tizio, giunto in italia con i barconi, è stato condannato nel suo paese per aver ucciso, a calci, la figlia che non voleva sposare un suo cugino cinquantenne; abbiamo il dovere morale di accogliere anche Tizio1Vedo poca analisi della complessità e spiegazioni di un fenomeno, vedo semplificazioni a livello di bambino di 3 anni: accoglienza indiscriminata senza se e senza ma buona, altrimenti fascista.

Il test comunque è interessante per due motivi; il primo è che leggendo le domande e volgendole al negativo si capisce cosa “non sia fascista”, ovvero per “non essere fascisti” bisogna raggiungere livelli di ingenuità e idiozia clamorosi… E poi ci si stupisce di come la gente sembri migrare verso il fascismo.

E il secondo, buffo, è che anche se si risponde no a tutte le domande si è comunque fascisti (aspirante fascista). Dovrebbe far pensare, invece credo sia una tremenda zappa sui piedi: se tutti son fascisti allora nessuno è fascista. Il fascismo è solo un babau tirato fuori per darsi un tono. E questo facilita di più il ritorno il reale ritorno dei totalitarismi che le chiassate di casa pound e dell’estrema destra.

PS

Questo il mio risultato:

Sei in uno stadio molto avanzato dell’acquisizione conscia del fascismo e già leggi la realtà attraverso i suoi strumenti. Sei un naturale difensore del metodo e dei suoi sviluppi e agisci apertamente contro i suoi nemici dichiarati. Ti poni senza mediazione contro chiunque cerchi di smentirti e se portare il conflitto sul personale è già una tecnica che conosci, le parole non sono più il tuo solo materiale di militanza. Se serve, sai tirare fuori le mani dalle tasche e agire, invocando la legittima difesa, il concorso delle circostanze o la ragazzata occasionale.
Dovresti già sapere che ogni volta che agisci in questo modo si allarga la forbice della percezione tra quello che in democrazia si può fare e quello che invece andrebbe fatto. Non fermarti: ogni volta che infrangi un limite lo sposti più in là. Forse pagherai personalmente adesso, ma dopo di te quel valico lo oltrepasseranno in 10, in 100, in 100mila. Non indietreggiare: dietro di te c’è un popolo intero.

D’altronde se questo è un blog “moralmente inferiore”, un motivo, fondato, c’è.


  1. Tale domanda è emblematica comunque di come molti intendano i migranti: poveri zio tom che vivono nelle capanne e che devono essere accolti dalla “civiltà”, il negro è sempre buono e se non è buono, vedi ad esempio alcuni casi di cronaca nera, è solo e sicuramente colpa dell’uomo bianco patriarcale. 

Ma il fare i froci con il culo degli altri è un valore di sinistra?

Su cagliari pad è comparso un articolo delirante con le proteste per i nuovi parcometri installati a cagliari. In questi nuovi modelli si deve inserire anche il numero di targa dell’auto; scelta fatta per evitare che i parcheggiatori “abusivi” scambiassero i tagliandini fra le auto.

In pratica il parcheggiatore chiedeva, a chi se ne andava, il tagliando della sosta e lo “rivendeva” a chi arrivava. Logico che venendo a conoscenza di tale “gioco” la società che aveva in gestione i parcheggi ha cercato di porre un rimedio. Adesso il tagliando è legato, grazie al numero di targa, alla macchina. Ma qualcuno non è d’accordo… (grassetti miei)

Sorgente: Nuovi parcometri a Cagliari, Psd’Az: “Complicati per gli anziani. Penalizzati i parcheggiatori extracomunitari”

I nuovi parcometri? “Hanno una procedura complicata, devi inserire il numero della targa. E questo penalizza anche i parcheggiatori”. È la protesta di Gianni Chessa, segretario cittadino Psd’Az, portavoce, spiega, di lamentele diffuse in città sull’utilizzo dei nuovi parcometri.

“Per il ticket devi fare un procedura che somiglia a quella del bancomat che ti costringe anche a ricordarti il numero di targa”, spiega Chessa, “questo crea complicazioni e disagi e genera code per i pagamenti. La gente è incavolata e sono soprattutto i più anziani ad essere in difficoltà”.

E infine la polemica sui parcheggiatori. “Hanno pensato bene di farlo perché così i parcheggiatori”, aggiunge il segretario cittadino sardista, “ tra i quali tanti extracomunitari, non possono scambiare i biglietti da una macchina all’altra come facevano prima. Alla faccia della solidarietà, per quanto ci sia qualcuno che crea disturbo, ma la solidarietà non era della sinistra?”, domanda Chessa, “ricordo al sindaco Zedda che la povertà non si racconta ma si vive in mezzo alla gente”. (…)

Io l’unica spiegazione che posso darmi della dichiarazione è che prima di si sia, per scommessa, bevuto una damigiana di cannonau tutto d’un fiato oppure sta cercando, facendosi passare per fake di sinistra, di tirare la volata a salvini.

Secondo il tizio, che a rigor di logica dovrebbe essere di destra visto che il psd’az (aka fasciomori1) è alleato con la lega, la sinistra è quella che aiuta l’integrazione chiudendo un occhio sui parcheggiatori abusivi perché “poverini ne hanno bisogno”.

Da notare come si sviluppa il ragionamento:

-> ci si fa scudo di alti ideali per interessi di bassa bottega; il problema sono i nonnetti che non ricordano il numero di targa; non che i parcheggiatori “abusivi” non possono più fare il gioco del tagliandino.

-> si fa tanto i “froci” con il culo degli altri; cioè devo pagare il parcheggio ed in più pagare la sopratassa sull’antirazzismo2 ai parcheggiatori “abusivi”? Ovviamente chi ha problemi con i “parcheggiatori” non son quelli che possono farsi scarrozzare in taxi od in auto di servizio oppure possono parcheggiare lontano ed andare a piedi. Non i ricchi ricchi ma chi sta un poco meno peggio rispetto ai parcheggiatori.

-> la legalità è un valore assoluto se e solo se può essere usato come una clava contro i nemici, altrimenti, caso riace docet, la legalità svanisce di fronte ad alti ideali come l’antirazzismo e l’aiutare il prossimo. “Alla faccia della solidarietà, per quanto ci sia qualcuno che crea disturbo, ma la solidarietà non era della sinistra?“.

Peccato che quando venga presentata questa “sinistra” e questa “solidarietà” poi molti diventano convinti elettori della lega nord (ma solo perché ignoranti ed egoisti).

 


  1. Nel 2008 il psd’az si spaccò in due, una parte che voleva andare con il cdx,  che mantenne il nome e venne soprannominata “fasciomori” e una parte che voleva rimanere a sinistra, i “rossomori”. 
  2. se non dai un euro al parcheggiatore abusivo è solo perché sei razzista, e voti salvini, e magari picchi anche i bambini ciechi…