I torti non si sommano algebricamente ma in valore assoluto.

Razzismo e torti (come anche i diritti, quelli veri) si sommano in valore assoluto infatti, non algebricamente.
[Mauro]

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Stavo leggendo le polemiche capitate a firenze e, spiace dirlo, come molti stiano tentando di montare la comunità senegalese per cominciare la resistenza partigiana contro il legofasciorazzisti. A me sembra una riedizione di genova 2001 ove il G8 venne preso come occasione per rovesciare il governo “fascista ed oppressore” in carica. Sappiamo poi come è finita. Il berlusconi rimase in carica, la sinistra ebbe il suo santo martire da venerare, san carlo dell’estintore, i genovesi un po’ di cocci e gli utili idioti una fracca di botte. Cambiamenti? zero.

In particolare stavo leggendo le polemiche sul tweet di Nardella

L’omicidio di Idy Dienec per mano di uno squilibrato, ora agli arresti, ha colpito tutta Firenze. Comprendiamo il dolore della comunità senegalese ma la protesta violenta di questa sera in centro è inaccettabile. I violenti, di qualsiasi provenienza, vanno affidati alla giustizia

Polemiche che non capisco; cosa ha detto di sbagliato? Si pensa che l’aver subito un torto giustifichi qualsiasi torto fatto per ritorsione? Signori, se il vostro pensiero è questo allora, se siete coerenti in tale pensiero, mi duole comunicarvi che avete appena assolto e giustificato Luca Traini.

Se non siete coerenti con tale pensiero ovvero pensate un torto di A giustifica qualsiasi risposta da parte di B, un torto di B non giustifica mai nessuna risposta di A, state ragionando come il KKK o come il Bobolo Obbresso (il bobolo obbresso con la B maiuscola2).

Come aveva scritto giustamente Mauro i torti si sommano in valore assoluto: due porcate uguali ed opposte son due porcate, non una cosa giusta. Capisco il risentimento per come sono andate le elezioni ma è la democrazia darling, non la democrazia popolare3; e se tu scendi in guerra contro lo stato o il resto dell’italia non stupirti se poi lo stato scenderà in guerra contro di te.


  1. Per i non tecnici; se si sommassero algebricamente 1 Torto A->B + 1 Torto B->A = 0 Torti; se si sommano in valore assoluto 1 Torto A->B + 1 Torto B->A = 2 Torti. 
  2. E’ noto che la solidarietà anti imperialista fermi le pallottole, blocchi i missili hellfire, elimini le conseguenze del fosforo bianco e rinfreschi l’alito. 
  3.  «Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo».  [Bertold Brecht] 
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Creare razzismo how to /6

Attenzione: post decisamente polemico.

Premessa: considero Salvini un pagliaccio penoso, soprattutto dopo la stronzata di giurare sul vangelo.

Pagliacciata che ho trovato alquanto sbagliata e fuori luogo per diversi motivi:

  • L’italia è uno stato laico, non religioso.
  • Non è con simili pagliacciate che si difendono le nostre tradizioni (a meno che non intendesse celebrare, in ritardo per giunta, il carnevale)
  • Per chi ci crede il vangelo è un testo religioso, non il gagliardetto del “Gesù Cristo Football Club”, rispetto per le tradizioni è anche capire ciò.

Detto questo vorrei parlare della lettera che sta girando su FB ove una donna incolpa Salvini delle paure dei suoi figli adottivi. L’ho letta e mi è piaciuta poco. Però spiega benissimo come mai Salvini, nonostante sia soprattutto un pagliaccio, stia avendo tanto seguito. Seguito portato anche dai demeriti e dagli errori di comunicazione degli altri.

La lettera è il classico mix di colpevolizzazione, autocompiacimento di avere la verità in tasca, e vanto di essere buoni e “dagli al nemicissimo colpevole di tutto” che a me è risultata abbastanza fastidiosa, e penso anche a molti altri.

Ricolfi nel suo trattato: “Perché siamo antipatici? la sinistra e il complesso dei migliori” aveva individuato proprio nei:

  • Vanto di superiorità morale e non (noi siamo i buoni belli colti voi i buzzurri rozzi ignoranti)
  • Demonizzazione dell’avversario politico e scenari apocalittici di lotta “bene contro male”.
  • Abuso di schemi secondari e grandi gombloddi globali per giustificare le sconfitte (quando vince “il male”).

i motivi per i quali la sinistra difficilmente  vince e quando riesce a vincere non riesce a convincere a pieno. Questa lettera è proprio un esempio di quello che intendeva Ricolfi.

Sorgente: La lettera della mamma di due bimbi a Salvini – neXt Quotidiano

Caro Salvini
Sono una mamma adottiva di due splendidi bambini africani. Volevo ringraziarla perché sta regalando ai miei figli dei momenti di terrore davvero fuori dal comune. Mia figlia di 7 anni prima di andare a letto mi chiede : “ma se vince quello che parla male di noi mi rimandano in Africa?“. E piange disperata. Mio figlio invece , prende l’autobus per andare agli allenamenti di calcio quasi tutti i giorni e da circa un paio di mesi mi racconta di insulti che è costretto a subire da suoi gentili simpatizzanti.

Analizziamo bene la narrazione “sono una mamma adottiva di due splendidi bambini africani vorrei ringraziarla” si da la colpa del clima “pesante” che adesso c’è a Salvini. L’attacco è il tradizionale “i pampini, i pampini, nessuno pensa ai pampini.” E la colpa del disagio dei “pampini” è colpa di Salvini, solo colpa sua? Io penso di no, al clima attuale ci si è arrivati per una sequenza di errori, anche gravi, nel gestire le problematiche legate all’immigrazione. Problematiche che sarebbe meglio analizzare evitando recriminazioni ed accuse, perché altrimenti non si arriva a niente.

Da notare anche un altra cosa “gli insulti che è costretto a subire dai suoi gentili simpatizzanti” come mai la donna è così certa che si tratti di leghisti? il figlio ha chiesto la tessera di partito a tutti? SE è un buzzurro allora è sicuramente leghista, tanto per parlare di pregiudizi?  Anche io ho vissuto episodi di bullismo e posso dire tranquillamente che gli idioti esistono da tutte le parti e di tutti i colori.

Un ultima cosa; la responsabilità è personale chi dovrebbe pagare sono, in primo luogo, chi si comporta da imbecille. E per punire chi si comporta da imbecille ci son già forze dell’ordine e magistratura. Perché scrivere a Salvini e non anche denunciare Pino, Gino e Filiberto che fanno gli imbecilli? Forse perché prendersela direttamente con Pino, Gino e Filiberto significa litigare con persone vicine, prendersela con Salvini invece, che rappresaglie vuoi che faccia?

Dire ad un bambino di 12 anni, che oltretutto veste la divisa dell’Inter : sporco n…. , n….. di merda , torna a casa tua , venite qui rubare e ammazzare le nostre donne …….credo che sia la palese dimostrazione di come questo paese, grazie a persone come lei , stia lentamente scivolando nel baratro. Nei suoi ipocriti slogan “ prima gli italiani “ c’è tutta l’ignoranza di colui che non ha ancora capito che l’italiano e’ colui che ama l’Italia non che ci e’ nato !
Come io sono mamma perché amo i miei figli e non perché li ho partoriti.

Devo dire che questa parte mi ha fatto pensare. Ho visto, vissuto e se ne è parlato da tanto di episodi di bullismo, ma a quanto pare c’è l’episodio che solleva il casino mediatico, soprattutto se a tale episodio si può attaccare una comoda etichetta “*-fobia” ed episodi che vengono risolti con una alzata di spalle o con un imbarazzato silenzio. A leggere la lettera sembra che prima di Salvini l’italia fosse il paese del bengodi con fiumi di latte e miele e casi di “attriti” non ne siano mai capitati.

Mi ha colpito anche “che oltrettutto veste la divisa dell’inter cosa c’entra? per essere italiano occorre indossare la divisa dell’inter (o di un altra squadra di calcio, juve per ovvi motivi esclusa). E se i “rompiscatole” invece che leghisti fossero semplicemente milanisti o juventini? Gente ispirata dalle odi stile “dolce stil novo” urlate dalle tifoserie.

E’ facile lavarsi la coscienza scaricando tutte le colpe a Salvini e sostenendo che chiunque non si riconosca nella narrazione “bene contro male” è un becero supporter della lega. Peccato che agire in questo modo alla lunga porti proprio tante simpatie al predetto. Perché se ti spaccano le balle che devi prenderti le colpe di tutti i tuoi antenati, se la colpa personale dell’idiota di macerata è di tutti gli italiani bianchi che non votano i partiti dell’aMMMore universale diventa naturale pensare che le colpe di qualche testa di cavolo diversamente pigmentato siano colpe di tutti i diversamente pigmentati (e di chi vota i partiti dell’aMMMore). Solo che così facendo si finisce nel solito, sterile, guelfi vs ghibellini.

I due bambini non hanno colpa di questo clima balordo causato da una somma di errori “bipartisan” però pensare di risolverlo con la caccia ad un capro espiatorio colpevole di tutto e di più è infantile e controproducente.

Faccia la guerra a coloro che ci hanno ridotto al collasso. Benpensanti italici che hanno impoverito di cultura e di valori questo bellissimo paese facendo guerre contro i poveri , gli immigrati , i gay , i rifugiati ….. tutto per una sola bieca motivazione. Distogliere l’attenzione dalle malefatte ( e non uso termini peggiori perché sono una Signora) che imperterriti continuate a perpetuare a chi in questo paese ci crede davvero. Le auguro di trovarsi un giorno in vacanza in Africa , di perdersi ….. e di essere costretto a dover chiedere aiuto ad un nero!!

Questa è la parte che mi è piaciuta di meno: la solita narrazione bene contro male, noi siamo i buonissimi contro i cattivissimi brutti vazzisti che parcheggiano il suv in doppia fila e che non amano il cinema esistenzialista cecoslovacco del 1950.  Insomma i superiori moralmente contro i trogloditi leghisti.

Faccio notare l’augurio della signora in chiusura è perfettamente equivalente a: “e se poi viene aggredita tua moglie o tua figlia?”

Messaggi come questo finiscono solo per spaccare e polarizzare ancora di più le opinioni. Chi è contro li utilizza come bandiera per piangere di accuse ingiuste, ed effettivamente l’attribuire ad un gruppo le colpe di qualche imbecille lo è. Ed è ipocrita attribuire a Salvini le colpe di qualche imbecille leghista e contemporaneamente sdegnarsi perché a qualche altro politico vengono attribuite le colpedi qualche imbecille simpatizzante per lui.

Emblematica anche la postilla

“Dopo 16.000 condivisioni, più di 10mila like e 1000 messaggi , qualcuno mi ha segnalata e hanno cancellato il mio post con la Lettera aperta a Salvini”, scrive la donna. “Ovviamente è stato del tutto eliminato, anche da quei profili che lo avevano condiviso. Hanno tacciato me di aver attaccato qualcuno per razza, etnia , nazionalità! Ecco la nostra democrazia”

Questa è il messaggio che mi ha fatto più pensare e che ha gettato una luce fosca sul resto del post. Se la si mena tanto che usare la n-word, come dicono gli americani o il termine “negro” come si dovrebbe dire in italiano, è prova di messaggio d’odio e quindi si chiede di censurare qualsiasi messaggio che contenga tale termine, i sistemi automatici, che sono stupidi alquanto, cancellano qualsiasi messaggio contenga tale parola. Anche se il contesto cui viene usata è tutto tranne che razzista e denigratorio. In america hanno deciso di censurare “il buio oltre la siepe” e “Huckleberry Finn ” perché contengono il termine negro (fonte).

Detto questo e sapendo che FB è un sito americano molto attento alla politically correctness, quale è la spiegazione più probabile per la censura:

  1. Solita censura “ad minchiam” di FB perché il termine conteneva al n-word.
  2. Salvini ha telefonato a Zucky chiedendo di censurare immediatamente la lettera.

Io direi (1). E quindi cosa c’entra la democrazia italiana?  FB è un sito americano che, nelle condizioni d’uso scrive chiaramente di poter censurare “ad minchiam”. Da notare come si presenti come fatto alquanto offensivo “Hanno tacciato me di aver attaccato qualcuno per razza, etnia , nazionalità!” che il messaggio sia stato censurato.  Sarò diffidente ma mi sembra una lettera poco genuina e troppo artefatta scritta più per propaganda elettorale che per manifestare un problema od un disagio reale.

Parliamo un poco delle cause del razzismo…

Su FB un mio contatto ha condiviso questo articolo che tratta di una “caccia al sardo avvenuta nel 1911 nel comune di Itri all’epoca provincia di Caserta e ora provincia di Latina. L’ho trovato molto interessante perché, come prima cosa mostra che la “caccia al diverso” è un vizio vecchio quanto il mondo, e secondariamente perché fa capire alcune dinamiche che portano al “dagli allo straniero” ed al “razzismo”. Grassetti miei.

fonte:http://www.nuorooggi.it/n_archivio/articolo_detail.asp?CODICE=r614

Fuori i Sardegnoli – Il Massacro di Itri

Grazie al prezioso lavoro dello storico Professor Tonino Budruni che ha ricostruito minuziosamente nella «Rivista della Sardegna» Ichnusa n.10, maggio/giugno, anno 5 del 1986, oggi siamo a conoscenza dei «Giorni del massacro ».

Era il 1911, anno in cui molti sardi riponevano nell’emigrazione la speranza di una vita migliore, la quale palpitava, fiduciosa e intrepida, sul posto di lavoro. Tuttavia, nel luglio di quell’anno per quattrocento figli della Sardegna, il sogno si frantumò nel suolo italico in una realtà di persecuzione e d’orrore. Essere sardo e per questo pagarne il prezzo, subirne il razzismo di persona, sperimentarlo sulla propria pelle fu un’esperienza, purtroppo, di molti di questi nostri conterranei. Nella storia che segue vedremo la xenofobia antisarda manifestarsi in tutta la sua animale violenza contro quei lavoratori «diversi».

Erano anni di progresso tecnologico in cui la ferrovia ne rispecchiava il mito, attraversandone l’Italia. A costruire le migliaia di chilometri di linee ferroviarie, altrettante migliaia di braccia. E fu così che circa mille sardi, quasi tutti minatori del sud Sardegna, furono impiegati per la costruzione della linea Roma – Napoli. Assumere sardi era allora conveniente, poiché lavoravano sodo, in cambio, a parità di mansione, di un salario inferiore a quello degli operai continentali, loro colleghi. Quattrocento operai isolani, furono, quindi, stanziati temporaneamente nel comune di Itri, all’epoca in provincia di Caserta e oggi di Latina, ossia nella cosiddetta: «Terra di lavoro».

(…)

Il sardo era conveniente perché accettavano, a parità di mansione un salario inferiore a quello degli operai continentali. Questo, lavoratori “stranieri” che accettavano condizioni peggiori di quelli autoctoni è stato, guarda caso anche un motivo per l’analogo “razzismo” dei belgi nei confronti degli italiani impiegati nelle miniere a seguito dell’accordo “carbone – lavoro”. Infatti un minatore italiano all’azienda costava, a parità di rendimento, molto di meno. Le norme di sicurezza obbligatorie per i minatori belgi non erano obbligatorie per i minatori italiani e che la paga di un italiano era minore di quella di un belga.

In pratica i sardi nel 1911 a Caserta e gli italiani in Belgio erano, “letteralmente”, schiavi anche se non avevano le catene e non cantavano i gospel. E gli schiavi chi danneggiavano di più? Non di certo i padroni che sfruttavano quanto le persone cui “rubavano” il lavoro, ovvero gli autoctoni mandati “fuori mercato” dagli schiavi. E il malumore verso chi rubava il lavoro era comprensibile1. Io non lavoro perché un’altro mi fa concorrenza al ribasso accettando condizioni molto peggiori e vanificando le mie “lotte” per strappare un contratto migliore.

Gli abitanti di Itri, però, fomentati e spalleggiati indirettamente dai mass – media italiani che descrivevano i sardi come una «razza inferiore e delinquente per natura», sollevavano pregiudizi razzisti contro i sardi. A servirsi di questa opinione diffusa e consolidata in una costante tensione sociale fu la camorra, nel momento in cui la sua autorità fu sconfitta dagli involontari rappresentanti del Popolo Sardo, la quale riuscì a trasformare tale convinzione in sentimento di odio sanguinario antisardo.

I sardi stavano facendo concorrenza sleale, bisogna avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Non che fossero più capaci o più competenti della media ma, come scritto sopra, “accettavano retribuzioni minori”. Immaginiamo due ristoratori: Onestio e Furbonio. Onestio rispetta tutte le norme sanitarie e paga tutte le tasse e le imposte. Furbonio evade allegramente e se ne frega delle norme igenico-sanitarie. Furbonio riesce a fare prezzi bassissimi rispetto a quelli che fa Onestio, o se si preferisce, a lavorare con margini molto più alti rispetto ad Onestio. Onestio ha motivi per risentirsi del comportamento di Furbonio?  Se Onestio si risente è solo perché è razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia? E come pensate che reagirà Onestio se, alle sue giuste rimostranze o alla richiesta che i controlli, obbligatori, siano fatti anche nel ristorante di Furbonio, venisse risposto: “dici così solo perché sei razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia”? Il fatto che poi Onestio finirà a supportare e votare per chi urla “a mare i Furboni” non mi stupirebbe affatto.

Chi condanna il razzismo spesso vede solo il risentimento ma non pensa per niente a quello che tale risentimento ha causato, anzi con una perversa inversione di causa ed effetto spaccia il risentimento per colpa del razzismo e non viceversa. Questo modo di comportarsi porta spesso a tentare di disinnescare il razzismo con l’ipocrisia: “dici questo solo perché sei razzista”, idea intelligente quanto il voler spegnere un fuoco con la benzina. Per disinnescare il razzismo le deplorazioni servono poco; quello che serve è neutralizzare la causa scatenante del razzismo. In quel caso il fatto che i sardi si accontentassero di meno soldi e meno diritti. Cosa sarebbe successo se i “padroni” fossero stati costretti a pagare gli operai, a parità di mansione, con lo stesso stipendio? Probabilmente non ci sarebbe stata la caccia al sardo “rubalavoro”. Idem per il belgio; uno che accetta una paga minore e che accetta anche condizioni di sicurezza peggiori è uno che mette a rischio anche te.


  1. faccio notare che il capire le cause di un fenomeno non significa affatto giustificarlo. Putroppo “comprensione” è un’altra di quelle parole snaturate da un pessimo giornalismo. 

Campagna promozionale museo egizio di torino, dov’è lo scandalo?

Stavo leggendo le polemiche riguardo al museo egizio di torino e la campagna promozionale: sconti per i cittadini di lingua araba. Siccome in italia, come al solito, ci si divide in tifoserie: chi crede che qualunque cosa dica la Meloni sia sbagliata a prescindere e chi invece crede che chiunque attacchi la Meloni sia in malafede.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/10/torino-meloni-contesta-sconti-agli-arabi-del-museo-egizio-ma-il-direttore-la-rimprovera-strumentazione-politica/4150462/

Botta e risposta tra la leader di FdI, Giorgia Meloni, e il direttore del Museo Egizio Christian Greco sulla promozione lanciata nelle scorse settimane dal museo che prevede sconti sul biglietto d’ingresso per i cittadini di lingua araba. La leader di FdI nel capoluogo piemontese per una serie di iniziative elettorali, davanti al museo, durante una conferenza stampa, ha sottolineato che l’iniziativa “racconta di un razzismo che c’è ed è a danno degli italiani poiché un certo buonismo ipocrita sta trasformando gli italiani in ospiti a casa loro”. Al termine dell’incontro stampa si è presentato a Meloni il direttore del museo che dopo averle consegnato un volume sulla storia del museo e un biglietto d’ingresso ha spiegato: “Siamo il primo museo archeologico d’Italia, dialoghiamo con tutti e facciamo attività pubblica di inclusione per avvicinare il più possibile il pubblico al museo. Accogliamo senza tetto, andiamo negli ospedali e nelle carceri e con questa promozione cerchiamo di avvicinare quelle persone che in Egitto non si sono avvicinate al loro patrimonio. Per quanto ci riguarda, il nostro museo è di tutti e non siamo d’accordo che si prenda una delle tante promozioni che facciamo e la si demonizzi a uso politico”.

l’articolo è scritto male; sarebbe stato più chiaro scrivere “cittadini dei paesi di lingua araba”. La prima domanda che mi pongo è: e se invece dei paesi di lingua araba gli sconti fossero stati rivolti solo ai paesi del commonwealth oppure solo ai paesi il cui nome, in italiano, inizia per G oppure i paesi che adottano, come lingua ufficiale, il francese?

La domanda può sembrare stupida e captziosa ma cos’hanno i paesi arabi in più o in meno dei paesi del commonweath o di quelli che parlano francese? Come sarebbe stata accolta dall’opinione pubblica una promozione riservata ai cittadini dei paesi che parlano francese1?

Penso che molte anime belle che adesso si precipitano ad urlare contro la Meloni sarebbero scese in piazza a chiedere la testa del direttore del museo.

E quindi mi chiedo: dov’è lo scandalo? lo scandalo è qualcuno abbia protestato perché vengono fatte promozioni per cittadini di alcuni paesi rispetto ad altri oppure lo scandalo è che chi si è lamentata è stata la Meloni?

Comunque trovo buffo che i noglobal “siamo tutti uguali” no racism no discrimination no colesterolo e no alpitour esaltino un plateale caso di discriminazione sulla base della cittadinanza posseduta. Perché un cittadino del marocco sì mentre un congolese, un pakistano od un liberiano no?

 


  1.  Francia, Canada ma anche Marocco, Senegal, e tanti altri paesi africani  https://it.wikipedia.org/wiki/Africa_francofona

Effetti dell’abuso di accuse di razzismo

Sorgente: Un santo a cui votarsi – La Stampa (grassetto mio)

Nella competizione delle nuove proposte, l’altra sera, un ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) è finito ultimo e mia figlia indignata ha urlato: «Ma allora sono razzisti!». E io ho pensato che questa cosa ci sta sfuggendo di mano, ci sta facendo perdere la testa, ho detto: «Se è arrivato ultimo è perché non è piaciuta la canzone» e ho sperato che l’altro ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) finisse primo perché non ne potevo più. Soltanto non ne potevo più. E poi l’altro ragazzo nero è arrivato primo e mia figlia ha sorriso e ho capito che forse potevano arrivare due o tre ore di pace sul divano.

Questo è un grave sintomo dell’abuso di accuse di razzismo, o fascismo, o qualsia altra cosa. Se il negro1 non vince è solo per colpa del razzismo, non perché magari c’è qualche bianco che ha una canzone migliore. No sicuramente è solo per razzismo.

Questo modo, cretino, di ragionare alla fine porta proprio a spalancare le porte al razzismo che pensa di combattere. Un errore, in buona od in malafede, compiuto da molti che pensano di essere antirazzisti, è il pensare che se il razzismo più diffuso è da A contro B, allora fare antirazzismo significa fare attivamente razzismo da B contro A.

Ma il razzismo, come i torti, non si somma algebricamente: due torti uguali ed opposti rimangono due torti, non diventano mai una ragione. Far pensare che i torti si sommino algebricamente significa dare a chiunque una lunga lista di torti da “riequilibrare” che giustifichino le sue stronzate. Macerata è stato un drammatico esempio, due tragedie due, che ovviamente non si son sommate in una normalità.

Far vincere un negro per pietismo peloso2 solo perché negro è razzismo tanto quanto lo spedirlo ultimo solo perché negro. Cosa si risponderà a chi urlerà: “la canzone fa schifo, ha vinto solo perché negro”? Imho succederà un nuovo caso Miss Helsinki. Ecco perché penso che il far vincere, per simpatia verso il colore della pelle, o peggio solo per evitare accuse di discriminazione, sia una solenne stronzata. Come nel caso della, a mio avviso inutile e nociva, legge sull’omofobia, creata per difendere gli omosessuali dalle aggressioni, fai passare il messaggio che i negri siano teneri panda con gli occhioni dolci e da proteggere come teneri panda, non che siano persone come noi, che siano “speciali”.
E sulla loro “specialità” il vero razzista ha buon gioco a far virare la specialità al male invece che al bene. Ma ha buon gioco perché altri hanno già enunciato e spiegato come i negri non siano uguali ma siano speciali. Se tale “specialità” non ci fosse per il razzista sarebbe molto difficile prima sostenere che i negri siano speciali e poi sostenere che tale specialità sia un male. Molta più fatica che il sostenere solamente che la specialità sia nel male invece che nel bene.


  1. il termine negro in italiano non ha alcun senso spregiativo; è che molti trovano meno impegnativo cambiare le parole che cambiare la realtà. 
  2. cosa d’altronde non rara a sanremo. 

i razzisti e le prostitute nigeriane.

A quanto pare sui social c’è una nuova moda per trattare il problema migranti; la moda dei messaggi come questo:

Ma quelli che odiano gli immigrati, sono gli stessi che vanno a prostitute nigeriane all’insaputa della propria moglie?

E queste sono alcune delle “migliori” risposte.

Non solo. Fanno anche quella cosa schifosa che è detta “turismo sessuale”.

Con tanti messaggi sdegnati contro i razzisti puttanieri. Perché, nella narrazione dell’ammore universale equosolidale, il razzista non può essere semplicemente uno che disprezza i negri o che ha paura di loro o che dice “prima gli italiani”, no, in tal caso non bucherebbe lo schermo, sarebbe solo la solita banale idiozia umana. Il cattivo deve essere un essere abietto, un puttaniere che si organizza i puttan tour con minorenni all’estero. E così ci si può lamentare che noi (loro)1 che commettiamo tali peccati perché osiamo essere razzisti? Penitenziagite!.

Beh posso dire che messaggi come quello in realtà son solenni zappe sui piedi. Prima zappa: ok deploriamo chi, italiano, va a prostitute, azione legale2, illegale solo se le prostitute son minorenni. Però a me è capitato qualche volta di passare in auto in “zona divertimento” ed alle “signorine” si avvicinavano anche “risorse”, saranno anche loro razzisti? E la domanda sorgerebbe spontanea: ma è più grave essere un “razzista”, o andare a prostitute?

Seconda zappa, molto più grave, c’è tutta una filiera che convince a partire, o rapisce, le ragazze dai paesi d’origine per farle finire in strada in europa. Filiera, a leggere gli articoli dei giornali sull’argomento come Noi vendute per sesso dalla Nigeria all’Italia – l’Espresso, gestita dalla malavita, malavita dei paesi d’origine di quelle poveracce, malavita dei paesi di passaggio e malavita in italia. Eppure raramente si leva qualche voce sdegnata contro chi, talvolta controvoglia, le porta in europa. Nessuno degli sdegnati per i razzisti che vanno a prostitute si chiede come mai tali ragazze, talvolta anche minorenni, vengano prese dalla rete di accoglienza per farle finire in strada? Perché si deplorano solo i razzisti e non si deplora l’orribile filiera che parte con il “prelievo” delle ragazze dai paesi di origine e finisce con loro nelle tangenziali, filiera che comprende anche la traversata “libia – italia”? Perché si deplora l’effetto e non si interviene su tutte le cause? La domanda, ma anche la catena logistica che porta a soddisfare tale domanda. Certo è difficile intervenire in Nigeria od in Libia, ma in Italia…

Sono questi i dubbi che poi trasformano in boomberang tali messaggi; mostrano impietosamente come siano narrazioni non per evidenziare e portare attenzione su un problema ma per solo per gettare fango ulteriore oltre ad accuse, spesso strumentali di razzismo. Un ottimo modo per mostrare che di quelle poveracce non importa nulla se non che forniscano pretesti per attaccare i “razzisti”. E allora chi sarebbe il “cattivo”?


  1. I buonisti usano il “noi” come atto d’accusa certi che il loro appartenere “al lato chiaro” li mondi all’istante di tutte le nostre colpe. 
  2. La prostituzione, a meno che chi si prostituisce sia minorenne, in italia non è reato. E’ reato il suo sfruttamento e il suo favoreggiamento. 

creare razzismo how to /5

Su twitter hanno segnalato questo articolo dell’ansa.

Il titolo è: Urla Allah Akbar in prefettura, espulso.

Ditemi cosa avete pensato. Io sinceramente quando ho letto il titolo ho pensato: ma cavolo, urlare “Allah Akbar” è motivo di espulsione? che cosa fuma il prefetto? Perché il titolo mi ha fatto pensare che l’espulsione sia stata conseguenza dell’urlo.

Poi leggendo il sottotitolo ed il resto dell’articolo ho capito che il titolo è solo un titolo acchiappaclick; il corpo dell’articolo chiarisce molto, e soprattutto fa capire che l’urlo c’entra poco o niente con l’espulsione.

Un marocchino 36enne che ieri si è inginocchiato in atteggiamento di preghiera davanti alla prefettura di Reggio Emilia, inveendo in italiano e gridando ‘Allah Akbar’ alla polizia, è stato portato al Cie di Torino in attesa di rimpatrio. Già colpito da quattro ordini di espulsione, verso le 13.30 era prostrato davanti al portone della prefettura e sferrato un violento calcio al portone mentre un agente lo stava aprendo. Ha poi urlato offese: “Io amo Allah, voi siete dei diavoli, ammazzo tutti i diavoli”.

Ok: ubriaco, diceva frasi sconnesse e già destinatario di quattro (quattro!) decreti di espulsione. Direi che l’espulsione immediata sarebbe stata sacrosanta anche senza la chiassata. La chiassata è solo una ciliegina sulla torta. Ci sarebbe da chiedere come mai il tizio sia ancora qui nonostante quattro (quattro!) decreti di espulsione.

Pare sotto gli effetti di alcolici, è stato portato al pronto soccorso. Agli agenti l’uomo ha rivolto frasi sconnesse e anche quella “Allah Akbar”. Secondo la Digos il marocchino era stato arrestato in passato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere. Dopo le visite mediche è stato dimesso e al Cie di Torino attenderà l’espulsione. La perquisizione nell’abitazione di conoscenti che lo avevano ospitato, risultati estranei ai fatti, ha dato esito negativo.

Fra le altre cose ha urlato “Allah Akbar”; informazione fondamentale che mostra sotto tutta un altra luce le altre informazioni: “Già colpito da quattro ordini di espulsione (…) arrestato in passato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere. “. Avesse urlato “amo il cazzo1” avrebbe avuto diritto a permesso di soggiorno a vita, posto di lavoro nella megaditta con diritto ad un ufficio attrezzato con scrivania in mogano, poltroncina in Skai o finta pelle, telefono, pianta di ficus (simbolo del potere)?

Io sinceramente mi chiedo: quante polemiche, infondate, per discriminazione religiosa o per razzismo, genera un titolo cretino? capisco l’esigenza di attrarre il lettore e che: “marocchino fa chiassata in prefettura, espulso” sarebbe finito presto nel dimenticatoio però.

Purtroppo molti leggono solo il titolo e un titolo simile è benzina per gli scontri fra il gruppo “italiani duri&puri” e il “risorse fans club”.


  1. secondo l’Innominabile, la sorella di Hastur, urlare “W la figa” è solo da maschio patriarcale misogino femminicida che vuole opprimere le donne riducendole al loro organo genitale. Tale frase secondo i sacri dettami del politically correct è permessa solo alle lesbiche. L’essere una risorsa omosessuale invece è una combo di vittima di oppressione. 

la dura legge dei pistoleri del ueb

Per rendersi conto di quale era il modus operandi del fascismo basta leggere, con attenzione, la Costituzione Italiana; infatti essendo nata dopo il fascismo ed anche con l’obiettivo di evitare il ripetersi di tale esperienza è piena di obblighi e divieti per evitare che vengano utilizzati di nuovo alcuni metodi fascisti.

Ad esempio l’articolo 25:

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del
fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

ovvero: niente tribunali speciali, niente leggi speciali retroattive e nessun arbitrio nel decidere misure restrittive della libertà.

Oppure l’articolo 27:

La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte.

Che limita fortemente la responsabilità penale: nessuna responsabilità penale di gruppo, per le azioni di un singolo. Che la colpevolezza deve essere decisa da un magistrato a seguito di un regolare processo, e soprattutto, che la pena non deve essere solo una volgare vendetta contro il reo. In particolare: nel caso il reo venga riconosciuto colpevole la pena viene decisa dal giudice e, una volta decisa la pena, tale pena non viene più modificata “in peggio”. Son anche proibite pene degradanti ed umilianti come la gogna, l’obbligo di pubblica autocondanna; un condannato ha tutto il diritto di ritenersi innocente e vittima di un errore giudiziario, l’obbligo per i familiari di ripudiare il reo.

Queste sono le differenze fra uno stato di diritto ed uno stato medievale dove l’inquisito viene condannato sulla base delle urla della folla, dove oltre alla pena prevista dalla legge ci son pene accessorie decise dalla pancia del bobolo, pene la cui severità e durata viene lasciata agli umori della folla, come, ad esempio, nel caso di Scattone o di Doina Matei.

Questa è la costituzione italiana, costituzione che tanti dicono di amare ma poi poco conoscono ed ancor meno gradirebbero venisse realmente applicata.

Tutto questo per dire che la giustizia dei pistoleri del ueb è tutto tranne che una “giustizia” nel senso inteso da uno stato di diritto:

  1. Esiste il tribunale speciale dei like su faccialibro che giudica non in base alla legge ma solo a colpi di like.
  2. Se oggi si decide che un comportamento è “reato” per il tribunale del ueb allora puoi essere condannato per un post scritto otto anni fa.
  3. Il tribunale dei ueb non è preciso per niente, un sospetto, una insinuazione infondata diventano certezza e la certezza fa partire immediatamente la shitstorm come capitato ad un docente universitario che ha avuto la sfortuna di somigliare ad un suprematista bianco (qui). Come nel romanzo “il nome della rosa”, non serve il colpevole, basta avere “una strega da arrostire al rogo” per soddisfare la canea urlante.
  4. Le pene non son fissate da un giudice dopo una sentenza ma dipendono dalla suscettibilità della folla ed includono il licenziamento, la pubblica gogna, le aggressioni virtuali che talvolta diventano anche fisiche.
  5. Le aggressioni virtuali fanno sembrare la legge del taglione una legge bonaria e illuminata, il guano che si riversa sull’uno è molto ma molto superiore al guano che lui ha lasciato verso altri.

Insomma la negazione di un qualsiasi stato di diritto ed un ritorno allo stato di natura tanto aborrito dai filosofi teorici del “contratto sociale” come Hobbes e Locke. Guardacaso i filosofi che hanno gettato le basi del moderno pensiero liberale.

Per questo considero un gravissimo errore, una negazione dello stato di diritto, lo stuzzicare tale giustizia ed il considerarla “lecita” invece di condannarla subito senza se e senza ma. Posso capirlo, anche se non lo accetto, da qualche divetta che si atteggia a moralizzatrice, soprattutto per rifarsi una verginità e continuare a far parlare di lei. Non lo capisco e non lo ammetto da chi ha ruoli istituzionali visto che, per il suo ruolo, dovrebbe condividere e sostenere la Costituzione Italiana nello spirito, nella forma e nella sostanza. Sputtanare la costituzione significa sputtanare il suo ruolo facendo crollare a zero sia la propria autorevolezza, sia la propria credibilità.

 

immigrazione e marcinelle

Adesso va di moda parlare di quando noi eravamo i migranti, per “giustificare” i migranti economici che arrivano in italia.

Beh quando noi eravamo i migranti in belgio:

-> Appena si arrivava alla frontiera visita medica, chi non era adatto al lavoro in miniera tornava di filato in italia

-> Se perdevi per un motivo o per un altro il lavoro: venivi rispedito immediatamente in italia.

-> Le società minerarie non erano tenute a rispettare, per i minatori non belgi, le norme di sicurezza obbligatorie per i minatori belgi

-> A parità di lavoro la paga di un italiano era minore di quella di un belga.

Viste le premesse era ovvio l’astio verso gli italiani: rubavano il lavoro alle parti basse della popolazione (perché pagare un minatore belga quando un italiano è più economico), erano ricattabili, venivano sfruttati come bestie; non venivano curati, rinfocillati e ospitati in attesa di identificazione. Il fatto che siamo stati trattati come bestie più che un “vergognati” rivolto a noi lo vedo come un “vergognati” da chi pretende di fare la morale evitando però di sporcarsi le mani.

Non penso che chi ha accostato Marcinelle ai migranti l’abbia fatto per favorire l’adozione delle “regole belghe” sull’accoglienza dei minatori.

Il lavoro rubato dai clandestini

Una delle storie che girano spesso è la storiella che gli immigrati clandestini tolgano lavoro agli italiani. Quella, che che ne dicano le anime belle dell’accoglienza sempre&comunque, non è una frase del tutto sbagliata.

Che lavori “rubano” i clandestini? ovviamente non i lavori ad alto valore intellettuale aggiunto quanto i lavori di basso livello, quello per i quali non occorrono grandi capacità e per i quali un elevato turn over non è di ostacolo: raccolta frutta, pulizie, facchinaggio, vendite ambulanti…
Come hanno dimostrato i fatti di Rosarno spesso si preferisce “assumere” clandestini in nero perché molto più facilmente ricattabili e meno schizzinosi riguardo al rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza; con il costo aziendale di un italiano “in regola” una azienda paga due o tre “schiavi” in nero1.
Degli amici che erano andati, una quindicina di anni or sono, a fare la vendemmia mi avevano raccontato che l’azienda metteva a disposizione degli alloggi, in quelli degli italiani dormivano sei persone, in quelli, identici, degli albanesi quindici. L’azienda, per salvare la faccia ovviamente aveva un paio di italiani “in regola” il resto erano extracomunitari “in amicizia”.
Quindi i clandestini in effetti “rubano” il lavoro a quella parte di popolazione che, vuoi per un motivo vuoi per un altro, devono mirare a lavori “umili” e di basso profilo2.
E questo spiega benissimo l’origine di certo razzismo come quello capitato a Rosarno. Come risolvere la questione? le soluzioni “attuabili”, che non siano ricorrere a Babbo Natale, sono entrambe dolorose, molto dolorose.

Se lotti senza tregua contro il nero obbligando le aziende ad assumere in chiaro ovviamente dei tre pagati in nero ne terranno uno e “licenzieranno” gli altri due. Che molto probabilmente andranno ad incrementare la microcriminalità o finiranno nelle maglie di un altro racket.  Con anche il rischio di mandare “fuori mercato” causa aumento dei costi di raccolta, molte aziende agricole.
Se invece attui una lotta senza quartiere all’immigrazione economica “illegale”, ovvero al di fuori della concessione di regolare visto dalle ambasciate e rilascio del visto subordinato al possesso di un lavoro “in chiaro”. Azioni che farebbero saltare immediatamente tutti gli illusi dell’accoglienza sempre e comunque e chi lavora nella filiera dell’accoglienza. Filiera che ha come sottoprodotto la fornitura di schiavi alle aziende agricole3.


  1. Se un lavoratore costa globalmente 100 ad una azienda, al lavoratore arriva un netto di circa 50; gli altri 50 son contributi previdenziali che deve versare l’azienda, contributi che deve versare il lavoratore e l’IRPEF. Ovviamente con il lavoro nero quei 50 fra contributi ed irpef non vengono dati allo stato ma usati per pagare un netto di 50 ad un’altra persona. 
  2. Buffo comunque che quando son stati chiamati esperti europei per dirigere i musei italiani molti accultuVati dell’accoglienza e del cosmopolitismo abbiano protestato come Salvini contro gli stranieri. 
  3. In pratica si sta ripetendo in piccolo quanto capitato negli Stati Uniti prima della guerra di secessione: il nord industriale lotta contro la schiavitù ed il sud, latifondista ed agricolo, lotta invece per mantenerla.