Creare razzismo how to 26/il razzismo e il virus

Ricordate gli articoli zeppi di atti di razzismo contro la comunità cinese, e se non c’erano abbastanza atti toccava inventarli: Sassaiola contro i cinesi? “Fake news”, prof denunciato per procurato allarme – L’Unione Sarda.it,

Era il periodo in cui tutti si stracciavano le vesti per il razzismo contro la comunità cinese e qualcuno ne approfittava per dare la colpa al centrodestra e al loro spargere razzismo a piene mani.

Qui due articoli che riguardano la Sardegna:

Coronavirus, insultato dopo il contagio: il figlio racconta il calvario di un algherese

«Mio padre non era in crociera, non si muove dalla Sardegna dall’anno scorso, non è mai andato a Milano e lì non abbiamo parenti. Il contagio è avvenuto qui ad Alghero perché il virus è già tra noi. Era solo una questione di tempo, fatevene una ragione. Ma per molti di voi è stato più semplice insultare e minacciare mio padre, cosa che avviene ancora oggi sui social. È stata pubblicata anche la foto e persino l’indirizzo». Andrea è il figlio del pensionato 75enne di Alghero risultato positivo al Covid-19 e attualmente ricoverato nel reparto Malattie infettive di Sassari dove sta lentamente cominciando a migliorare. Lui e la famiglia stanno vivendo «un calvario incredibile» per via di una inarrestabile gogna mediatica.

e soprattutto questo:

Sorgente: Ordina il caffè con l’accento milanese: rischia il “linciaggio” a Sassari – L’Unione Sarda.it

Una sassarese entra in un bar e ordina un caffè: ma ha un accento marcatamente meneghino, perché è a Milano che ha lavorato e vissuto per vent’anni. E per quell’accento stava per finire suo malgrado in un guaio.

La vicenda, va specificato, è avvenuta negli ultimi giorni in cui in Italia i bar erano ancora aperti dalle 6 alle 18, prima del decreto che ne determinasse la chiusura h24.

La protagonista è una professionista nel campo del marketing, che si è trasferita a Milano alla fine delle superiori, e che qualche anno fa è rientrata nella sua città, Sassari.

Portando con sé un accento difficilmente cancellabile e che l’ha marchiata come una lettera scarlatta, nei giorni in cui era aperta la “caccia all’untore”: quelle “e” molto chiuse (o molto aperte) la descrivevano come una persona appena arrivata nell’Isola dalle zone rosse. Mentre lei, nell’Isola, era già da anni.

Nonostante ciò l’accento, ha raccontato lei stessa all’Ansa, non è passato inosservato: “Quando ancora si poteva, sono andata al bar per un caffè. Ligia alle regole già vigenti, mi sono tenuta a distanza dal bancone e per ordinare ho dovuto parlare a voce alta”.

A quel punto si è sentita osservata da tutti gli avventori del bar: una donna in particolare “mi guardava in cagnesco e stava per agguantare il telefonino per fotografarmi e chiamare le forze dell’ordine”.

A quel punto ha dovuto spiegare: “Signora, sono sarda, di Sassari, vivo di nuovo qui da cinque anni, ne ho trascorso più di venti a Milano e non ci vado da un po’. Ho faticato per convincerla, mi ha detto che mi stava per denunciare, convinta che fossi venuta qui per l’emergenza sanitaria”.

Ai tempi della paura del coronavirus, succede anche questo.

Che dire? come al solito gli allarmi contro il razzismo, per i più sfacciati con attribuzione della colpa ai soliti… erano invece le solite normali prove di idiozia della gente spaventata da un sacco di notizie contraddittorie e catastrofiche.

Stranamente gli sdegnati stavolta son stati zitti, a quanto pare se non si può urlare a pieni polmoni “ha stato …” le vicende come quelle di sopra, da crimini contro l’umanità vengono derubricate a bagatelle?

Occhio che il doppio standard è il modo migliore per far pubblicità, tanta pubblicità ai veri razzisti.

Creare razzismo how to 25/fake nius e buone intenzioni

Sorgente: Sassaiola contro i cinesi? “Fake news”, prof denunciato per procurato allarme – L’Unione Sarda.it

Sassaiola contro i cinesi? “Fake news”, prof denunciato per procurato allarme

Non c’è stata nessuna sassaiola contro gli studenti cinesi ieri a Frosinone. Lo fa sapere la Poliza di Stato che, dopo aver effettuato approfondite indagini sull’episodio definito inquietante da molti, ha deciso di denunciare per procurato allarme il professore che aveva diffuso la notizia, rivelatasi priva di fondamento.

Le ricerche effettuate dalla Digos hanno appurato quanto segue. Il professore che aveva reso pubblico l’episodio informando i giornalisti nel corso di un’estemporanea conferenza stampa non aveva conoscenza diretta degli accadimenti, aveva solo riferito informazioni raccolte da un’altra docente.

La prof a sua volta aveva appreso da un generico racconto di una studentessa cinese dell’Accademia di Belle Arti che su una chat seguita esclusivamente da suoi connazionali, un altro giovane cinese aveva fatto riferimento a presunti e non meglio descritti episodi di intolleranza verso cittadini cinesi che sarebbero per giunta avvenuti a Roma, e non a Frosinone.

Il giovane nella chat non aveva fatto alcun riferimento né all’Accademia di Belle Arti di Frosinone né ad una sassaiola contro gli studenti. Tuttavia, il contenuto di tale conversazione, a causa di un errato utilizzo del traduttore di Google si è trasformato nell’episodio inquietante su cui ieri si è espressa, condannandolo, tutta la politica italiana.

La notizia diffusa dunque, alla luce degli approfondimenti eseguiti, “va considerata totalmente priva di fondamento”. Il professore è stato segnalato all’autorità giudiziaria per procurato allarme.

Che dire?

Forse il verificare una notizia prima di spargere indiNNNiazione a piene mani sarebbe un comportamento accorto. Come al solito gli indiNNNiati in SPE si son precipitati a vomitare la solita bile, individuando nei soliti noti, M.S. e G.M. i mandanti morali perché loro, e i loro afficionados, sono tutti nazipedoterroristi capaci di qualsiasi turpe azione…

Da parte della politica sarebbe opportuna forse un poco più di cautela prima di commentare “notizie bomba” non verificate, la probabilità di finire a fare figure di palta, come la storia delle Schutzstaffel paTane che lanciavano uova contro i necri, è alta, molto molto alta.

E alla fine tutta questa indiNNNiazione falsa finirà a far rispondere “sì, certo, lallallero…” anche quando, purtroppo, ci sarà il caso reale…

Creare razzismo how to /24, leggende urbane fatte a notizia per urlare al rassismo

A quanto pare sta ripartendo la moda di denunciare racconti di quanto siamo cattivi e razzisti contro i buoni migranti. Adesso io non posso escludere che qualche racconto abbia un fondo di verità, l’essere bianco non ti rende immune dall’essere imbecille, anzi, così come l’essere negro non ti rende ipso facto un santo disceso dal cielo.

Quello che a me da fastidio delle “narrazioni” è che ci si romanza troppo sopra e ci si fanno enormi pipponi morali. Peccato che poi, alla successiva smentita, vedi ad esempio il caso di sondrio, l’ultimo in ordine di tempo, la gente più che pensare a quanto siamo razzisti finisce a pensare a quante balle inventano per farti accettare, a furia di sensi di colpa, un’accoglienza scriteriata. E il manipolare a furia di sensi di colpa ha la grave controindicazione di far sviluppare alle persone una barriera di cinismo capace di non far sentire colpe o rimorsi anche quando sarebbe giustissimo che lo provasse.

Vediamo la notizia

fonte: corriere

I pregiudizi razzisti sull’autobus: «Sei nera, non voglio il tuo posto»
B***, 32 anni, senegalese, voleva essere gentile con una signora anziana lasciandole il sedile. I racconti al Centro per l’istruzione degli adulti

«Ho preso l’autobus in stazione a Lecco per tornare a casa. Il pullman era pieno di studenti. Sono riuscita a sedermi. Poi è salita una signora anziana. I sedili erano tutti occupati, anche perché su alcuni i ragazzi avevano appoggiato piedi e zaini. Mi è sembrato naturale alzarmi e chiedere alla vecchietta di mettersi al mio posto. Mi ha risposto: no, sei una nera. Non sapevo più cosa fare, nessuno ha detto nulla. Sono stata in silenzio. A casa ho pianto, ma poi ho pensato che non è grave, va bene così». B*** ha 32 anni, è arrivata dal Senegal cinque anni fa, ha un marito e tre figli piccoli. Frequenta la sede di Oggiono del Cpia, il centro provinciale per l’istruzione degli adulti, dove è possibile sostenere gli esami di cittadinanza, partecipare a corsi di lingua e prendere parte a progetti di integrazione. Lei studia l’italiano. «Perché quando i miei bambini andranno a scuola vorrei aiutarli». Il suo compagno di banco è M***, 23 anni, della Nuova Guinea, lavora in un supermercato. «È successo anche a me. La stessa identica cosa. Sono soprattutto gli anziani ad essere diffidenti. Ma nella nostra cultura è impensabile lasciare una persona più grande di te in piedi quando tu sei seduto».

Ottimo attacco che introduce il white hat, da notare il richiamo alla cultura ed a quanto di buono sta facendo la tizia. L’attacco, come ad esempio quello di questa notizia, poi rivelatasi bufala. Quello che mi è venuto a pensare è che anche nella nostra cultura è prevista l’accoglienza, visto che sono stati accolti, lavorano e che frequentano dei corsi gentilmente pagati dallo stato.  Per il resto questo modo di presentare le cose lo vedo molto pericoloso; a furia di dire che una stronzata fatta da un pallido è una colpa della collettività pallida qualcuno comincerà a sostenere che anche una stronzata fatta da un migrante è colpa comune di tutti i migranti. Ovvero un risultato perfettamente antitetico a quello che  si vorrebbe ottenere con questi articoli. Spesso chi danneggia di più il sovrano è chi vuol essere più realista del re.

Faccio notare anche un’altra cosa: per come è scritto l’articolo sembra che la tizia abbia parlato direttamente con il giornalista, invece in seguito si vedrà che si tratta di un racconto fatto al proprio insegnante e da questo riportato su FB.

A fare poi il malfidente faccio notare che si tratta di un racconto e non ci son altri riscontri, lo vedo un poco debole per imbastire un processo collettivo.

I racconti scivolano uno dietro l’altro. È l’ora di cittadinanza. L’insegnante M*** M*** ha chiesto alla classe, una decina di alunni provenienti da tutto il mondo, di raccontare i costumi dei loro paesi. Cedere il posto a un anziano è un uso comune a tutti. A fatica si aprono e confidano le loro storie di ordinaria discriminazione. «Non accade sempre, ma purtroppo accade. E mentre i miei amici ritengono che in fondo non sia grave, io credo invece che simili episodi debbano essere denunciati», interviene A*** D***, 25 anni, senegalese, (…) «Mi spiace quando i miei compagni di classe dicono certe cose, perché non dovrebbero succedere. Io non credo sinceramente ci sia cattiveria nelle persone, solo forse un po’ di diffidenza. Tanti lecchesi mi hanno aiutato, ma a volte gli sguardi e le parole sussurrate fanno male», dice A*** mentre con gli occhi cerca l’assenso della sua insegnante.

Qui viene svelata alla grande una non notizia, esistono santi e idioti, buoni e cattivi. Cosa che dovrebbe essere ovvia per chiunque abbia più di tre anni.

«Quello che stupisce è che questi ragazzi fanno fatica a raccontare certi episodi, si sentono quasi in colpa. Lo fanno con molte reticenze, sono i primi a giustificare comportamenti che loro ritengono normali e io giudico terribili», spiega M*** M***, docente di italiano. Accanto a lei il collega P*** B***. Insegna matematica, ha scritto un post su Facebook in cui ha riassunto quanto accaduto a B***. Decine le risposte. Solidarietà, condivisioni, ma soprattutto esperienze simili. «Mi sono arrivati una valanga di messaggi e tante storie simili a quelle già sentite in classe — spiega —. Una ragazza adottata, in città fin da quando era piccola, si è sentita dire che non poteva salire sul pullman. Un’altra, italiana, ha raccontato di aver assistito a una scena surreale. In coda per fare un prelievo in ospedale: l’uomo davanti a lei, nonostante fosse il suo turno, non è voluto entrare nel box perché la paziente appena uscita era di colore. Lecco non è razzista, sono episodi isolati. Ma se per i miei alunni tutto questo è normale, non lo deve essere per noi insegnanti che abbiamo il dovere di raccontare. E di farlo con le loro parole».

Ta daaan! i sofficini, Fonte: post su FB condiviso. Adesso io penso che una caratteristica del giornalista dovrebbe essere un poco di “sana” diffidenza invece di prendere per oro colato qualsiasi notizia possa, in prima battuta, essere utile alla linea del giornale. Perché il rischio di solenni zappe sui piedi è alto. Vedi il caso di sondrio, alla smentita quello che si è sentito è stato: “a sondrio c’è un tale problema razzismo che si son dovuti inventare di sana pianta un episodio razzista”.  E dopo quello che è successo a Sondrio, a Venezia, a Sassari, la falsa aggressione al bancomat, e tanti altri casi simili che prima hanno fatto indiNNNiare il uebbè e poi si son sgonfiati come palloncini bucati, molta più gente a leggere certe notizie pensa più ad una sparata ad effetto per indurre sensi di colpa che a denunce reali.

PS

Immaginiamo un articolo simile con racconti di microdelinquenza o cafonate fatte da diversamente pigmentati; come avreste reagito? Se la vostra idea sarebbe stata partire alla carica urlando razzismo, indiNNNiazione, qui si sta sostenendo smaccatamente salveeeny, è tutto falso, forse sarebbe il caso di provare qualche volta a togliere gli occhiali dell’ideologia…

PPS

Come avevo scritto altre volte: perché pagare un giornale per leggere la storia che indiNNNia il uebbè quando la posso trovare gratis nel uebbè?

 

Creare razzismo how to /23, si continua a gridare “al lupo”

Ieri sui social si parlava di Sondrio; la notizia era ghiotta per chi voleva scatenare un bel po’ di santa indignazione contro la destra: una nigeriana che urlava per la morte della figlioletta di cinque anni era stata insultata dai pazienti dell’ospedale infastiditi dalle sue urla di dolore. Ovviamente indiNNNiazione a mille e accuse di razzismo a go go.

Però la notizia, per come era raccontata, era abbastanza dubbia: la fonte della notizia era un racconto scritto su FB da una consigliera comunale e raccontato poi ad un evento delle sardine poi ripreso dalla stampa locale. Inoltre è inverosimile che un intervento di rianimazione venga svolto in un ambulatorio direttamente accessibile dal pubblico, generalmente avviene in ambienti riservati, anche per rispetto per i parenti, e non in corridoio.

E già queste considerazioni avrebbero dovuto far sollevare qualche dubbio sulla genuinità della storia, invece si è, come al solito mi spiace dire, urlato la notizia e ricamato come al solito sopra.

Puntuale è arrivata la smentita fonte

I fatti: sabato scorso la mamma, una donna nigeriana residente a Sondrio, si era accorta che la piccola non stava bene e non respirava normalmente. È scesa in strada chiedendo aiuto e ha trovato un uomo che ha portato lei e sua figlia in ospedale in auto. Quando sono arrivati al Pronto soccorso dell’ospedale civile di Sondrio, però, la bimba era in condizioni disperate e non respirava già da tempo. I medici che l’hanno presa in cura non hanno potuto salvarle la vita. Poco dopo al nosocomio è arrivato anche il papà della neonata, avvisato dalla madre, e i genitori hanno purtroppo ricevuto la terribile notizia. Alla scena che è seguita ha assistito (l’autrice della denuncia),che era al pronto soccorso e ha scritto su Facebook: «Dalla sala d’attesa iniziano commenti di ogni tipo. Chi parla di riti tribali, chi di satanismo, chi di scimmie, chi di ’tradizioni lorò, chi di manicomi. Giudizi, parole poco appropriate, cattiveria, tanta».

Strano che una notizia di un decesso venga “urlata” nel corridoio del pronto soccorso. Ci possono essere stati commenti poco cortesi, l’idiozia è la cosa più equamente distribuita al mondo, ma di sicuro, come conferma l’ospedale, ma nessun insulto diretto verso la madre. La chiacchiera della fermata del bus elevata a giornalismo d’inchiesta.

La direzione sanitaria dell’ospedale di Sondrio sta valutando un esposto in Procura per tutelare l’immagine della struttura ospedaliera, in merito ai presunti insulti a sfondo razzista. «Noi non abbiamo avuto alcuna percezione di insulti razzisti», ha spiegato il direttore del Pronto soccorso, Raniero Spaterna. «La sala dove eravamo noi – spiega – era abbastanza isolata e ci siamo concentrati nel prestare la massima attenzione a una mamma che aveva perso sua figlia». Le urla certamente ci sono state «ma in questi ambienti le scene di disperazione non sono certo rare». «Se ci sono state delle frasi razziste – ha aggiunto Spaterna – io non le ho sentite e, come me, gli altri operatori in servizio al Pronto soccorso».

I genitori erano in una zona riservata, come è prassi ed è giusto che sia, e non a diretto contatto con il pubblico. Pubblico che vorrei sapere come ha fatto a sapere del decesso della bimba, non penso che l’abbiano annunciato con gli autoparlanti, quando ha iniziato a fare commenti idioti. La notizia alla fine è roba a livello: “mi ha detto mio cugggino che ha sentito una telefonta segreta di soros a carola chiedendole di portare dei bambini di bibbiano per darli in pasto ai necri dei barconi”.

Da notare come la stampa invece di ammettere di aver dato una notizia “troppo bella per esser vera (e permettere lo scarico del letame verso i razzifasciolegaioli)” stiano cercando di abbozzare e dimostrare che qualche commento “poco simpatico” c’è comunque stato e quindi è tutto vero.

Zappe tremende sui piedi; un domani cosa risponderanno a chi sosterrà che il cugggino ha sentito un elemento dell’insieme A esultare per un evento spiacevole capitato ad un elemento dell’insieme B?

Seconda cosa: perché devo buttare soldi nei giornali per leggere “la storia che indiNNNia il uebbè” quando posso leggerla gratis nei social? almeno su FB so che è una storia di FB e quindi “da prendere con le pinze”, i giornali dovrebbero, almeno teoricamente, essere più autorevoli e questa autorevolezza essere il loro valore aggiunto. E poi si chiedono della crisi dell’editoria.

Ultima, ma non meno importante, sta già circolando di nuovo la battuta fatta dopo la vicenda dell’uovo di Osakue: “in italia c’è un problema razzismo talmente serio da costringere ad inventare di sana pianta episodi razzisti”

creare razzismo how to 21 / Un altro caso judith ?

Questa storia mi ricorda tanto, ma taaaanto, un altro caso judith, quella tizia che aveva raccontato su FB di essere stata scartata ad un colloquio per cameriera perché negra, racconto poi con tante inconsistenze e lacune da far dubitare alquanto sulla sua veridicità.

Sorgente: “Sei di colore? Non lavori”: scartata dal colloquio a Fonni – L’Unione Sarda.it

“Non possiamo farti lavorare perché sei di colore”.

Queste le parole che un’agenzia di reclutamento che selezionava personale per un ristorante di Fonni avrebbe rivolto a una giovane cameriera di origini senegalesi.

“Mi hanno detto che non avrebbero mai accettato una donna di colore perché potrebbe disturbare la serenità degli ospiti – racconta la donna ai microfoni di Videolina – non riesco a descriverlo: è un dolore e un dispiacere molto grande”.

Dubito sia vero, se la selezionatrice è stata così esplicita allora sarebbe una mastodontica cretina che io, suo datore di lavoro, prenderei a calci in culo finquando non arriva su marte. Se io sono un privato che sta selezionando il personale, io posso scegliere chi mi pare e per i motivi che voglio senza dover giustificare niente a nessuno. Non voglio assumere sagittari nati con la luna in trigono a giove nella V casa? lo posso fare tranquillamente e posso farlo senza fornire motivazioni. Al più un cortese: “le faremo sapere” o “abbiamo selezionato altri”.

A denunciare l’accaduto il marito, impiegato comunale, con un post su Facebook in cui parla apertamente di “gravissima discriminazione razziale”.

“Contattata da un’amica per un lavoro da cameriera in un matrimonio – la ricostruzione – si è presentata insieme ad altre 49 ragazze dal colore neutro. La professionalità della donna selezionatrice, molto attenta ai particolari, ha fatto in modo che percepisse la pericolosità del diverso ritenendo che la cosa avrebbe potuto turbare la sensibilità degli invitati”.

49 persone, e la moglie era la più capace, e non è stata scelta solo perché nera? mi chiedo che festa di matrimonio abbia bisogno di 49 camerieri, penso di rinforzo. Sicuri sicuri che sia stato solo per il colore della pelle e non perché c’erano altri più capaci o con migliori referenze? Altra cosa che mi fa pensare è che la storia è stata inizialmente pubblicata su faccialibro; non vorrei fosse la solita notizia virale ripresa, a scatola chiusa, dalla stampa.

E poi cosa cavolo significa colore “neutro”?

“Cara signora – prosegue, rivolgendosi direttamente alla selezionatrice – capisco che la cosa possa sconvolgere il sereno svolgimento di una tale giornata ma avrei voluto che fossero gli stessi festeggiati ad esprimersi in merito perché lei si è arrogata un diritto che non gli appartiene. Sono pienamente cosciente che non è la sola a vedere il mondo in bianco e nero ma ciò non la giustifica anzi se provasse a guardarsi in faccia, cosa che le consiglio, si sentirebbe fuori luogo, inadeguata al ruolo di mamma, inadeguata a tutto ciò che fa”.

“Lei – la conclusione – rappresenta qualcosa di maleodorante, di maledettamente vecchio ed inutile. Lei e quelli come lei sono esseri inutili per tutta la società che ogni giorno è impegnata a combattere le molteplici discriminazioni senza colore. Lei nella sua immensa ignoranza ha leso la dignità di una persona che neanche conosceva, la stessa che non ha mai perso la fiducia nei suoi simili a prescindere dal colore della pelle”.

Sarò malfidente ma questa mi sembra una parte “troppo recitata” per essere genuina. Attenzione che piazzare queste scenate inventandosi discriminazioni inesistenti poi alla fine diventa una tremenda zappa sui piedi, alla fine il piangere alla discriminazione verrà visto solo come un modo per avere qualche vantaggio extra. Come avevo scritto riguardo alla notizia di judith:

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio (per un ristorante di una chefstar NdR): perché? Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Temo che la risposta sarà la due, e, cosa peggiore che la rabbia che prova è anche, a mio avviso, giustificata. Un’altra persona che, magari era pro accoglienza e contro il razzismo ma che, diventando vittima del razzismo B->A non nasconderà simpatie verso il razzismo A->B.

Vediamo come andrà a finire e se la vicenda si sgonfierà come tante altre simili.

PS

Interessante comunque come molti che difendono, imho giustamente, il diritto della LUISS a non rinnovare il contratto a T.D. al prof. Gervasoni siano “pro migrante” e critichino a morte la responsabile del personale. Ho come una vaghissima impressione di doppio standard…
Chiariamo il giustamente: quando un contratto è terminato se non esiste alcun obbligo di legge per rinnovarlo quel contratto può non essere rinnovato senza che nessuno possa dire o fare niente e senza che nessuno debba giustificare alcunché, allo stesso modo se non c’è alcun obbligo di assunzione nessuno è obbligato ad assumere e a giustificare in qualsiasi modo le sue scelte.

 

I commenti alla canzone “i watussi” su youtube

Per curiosità ho letto i vari commenti ai filmati sulla canzone “I Watussi” di E. Vianello, una canzone degli anni ’60 orecchiabile e ancora oggi cantata e suonata.

Molti commenti si limitano a bollarla come razzista; commenti che, a mio avviso mostrano quanto gli autori siano ignoranti capaci solo di ripetere i quattro slogan che gli hanno inculcato  Leggendo i commenti che urlano al “razzismo” di quella canzone si nota immediatamente l’incapacità, da parte degli autori, di collocare un opera nel suo tempo. Negli anni ’60 il termine “negro” non aveva alcuna connotazione dispregiativa, per dirne una Fausto Leali era soprannominato, per la sua voce, il negro bianco, titolo anche di un suo album, e negro per essere utilizzato come insulto doveva essere accompagnato da altre parole come “negro di merda” oppure “sporco negro”. Il misurare il passato con il metro di oggi porta da una parte ad inutili condanne postume e dall’altra a dimenticare come si è arrivati al presente, cazzate comprese.

Invece si agisce come sciocchi programmi1

if  ($msg ~= /\bnegr.\b/i) {echo "RAZZISTA!!!!UNOUNOUNO";}

e quando si fa notare che la canzone risale ad un’epoca ove il termine non aveva alcun senso spregiativo ripetono che ora lo ha e quindi è da censurare. Per la cronaca, in america hanno spinto all’eccesso questa paranoia verso la n-word da censurare libri che lottavano contro la discriminazione come “il buio oltre la siepe” o “le avventure di Huckleberry Finn”. Demenziale.

PS

Attendo con ansia il rogo sulla pubblica piazza dell’autore di questa canzone fallocratica violenta che considera le donne proprietà del maschio.


  1. PERL. 

Creare razzismo how to 19

Sulla vicenda dei buuu a lukaku è comparso questo commento di Massimo Crivelli, commento che ho trovato molto interessante perché mostra la tanta “benzina” con la quale molti antirazzisti sperano, stoltamente, di spegnere i fuochi del razzismo.

Sorgente: Sardi razzisti? Etichette gratuite a tutto un popolo: il commento di Massimo Crivelli – L’Unione Sarda.it

Sardi razzisti? Etichette gratuite a tutto un popolo: il commento di Massimo Crivelli
Svegliarsi e scoprire di essere razzisti: opera di censori in servizio permanente

Lunedì ho fatto una scoperta: sono un razzista. Stessa amara considerazione han dovuto fare, riguardo a se stessi, tutti i sardi, non solo i sedicimila che erano allo stadio domenica scorsa per assistere a Cagliari-Inter. L’hanno certificato, un po’ alla spiccia, senza nemmeno un processo sommario, telegiornali nazionali e “giornaloni” continentali che sul caso Lukaku hanno gonfiato la realtà per far bella figura.

Diciamo che lo strumentalizzare, il far credere che l’italia sia preda di bande che non hanno nulla da invidiare al KKK, bande che si dedicano alla caccia al “nusbari” è utile ad una narrazione polarizzante bene assoluto contro male assoluto, oltre che utile per puntellare il governo illuminato che salverà l’italia dalla barbarie. E pazienza se per farlo si getta merda su una intera popolazione, merda che poi spesso ritorna al mittente con gli interessi.

Da notare come funziona “il principio di generalizzazione a cazzo”; ovvero se un elemento “a” dell’insieme X, che mi sta sulle balle, fa qualcosa di sbagliato, tutto l’insieme X condivide la colpa di “a”. Viceversa se a fare qualcosa di sbagliato è un elemento b dell’insieme Y b è un caso sporadico, e poi pensate prima alle immense, incommensurabili colpe dell’insieme X che a qualche peccatuccio di b.

Occhio che se si sdogana il principio poi anche l’altra parte ne abuserà un sacco. Un blu dice stronzo a un verde => tutti i blu son verdofobi. Un verde dice stronzo ad un blu => tutti i verdi odiano i blu.  Sono entrambe generalizzazioni a cazzo.

Quanti erano i tifosi che hanno fischiato o ululato? Venti, trenta? Non si sa. L’hanno fatto per disturbare l’esecuzione di un rigore contestato o per dileggiare il centravanti avversario di pelle nera? Prendiamo per buona la seconda ipotesi. Ma basta ciò per affibbiare un’etichetta infamante a tutto un popolo, a scambiare l’ignoranza per indole razzista? Sull’argomento si sono già espressi in modo eccellente il direttore e l’editore. Ci torno su solo perché ho la sgradevole sensazione che stiamo andando verso una deriva incontrollata e paradossale del politicamente corretto.

Il sogno bagnato di molti “puri” è l’essere i puri più puri che hanno il diritto divino e morale di epurare tutti gli impuri, e più impuri trovo, più puro sono io.

Personalmente ne ho avuto le avvisaglie tempo fa quando una mia amica (per inciso: colta e preparatissima) mi ha inviato un sms chiedendomi «chi è Tacitus?». Contestava l’articolo del nostro corsivista col quale, pienamente a ragione, ironizzava sul quel sindaco che aveva impartito disposizioni affinché gli impiegati, nel redigere le scartoffie, usassero il più possibile il genere neutro per non urtare la sensibilità altrui. Discussi a lungo con lei, senza minimamente convincerla.

I nutili i tentativi di spiegarle che gli obbrobri grammaticali (assessora, rettora, sindaca e giù stravolgendo il nostro lessico) non sono indice di maggior e dovuto rispetto per le donne, che le vere conquiste riguardano ben altri aspetti. Niente da fare. Allora ho capito che, come diceva Erich Fromm, «la maggior parte della gente non si rende nemmeno conto del proprio bisogno di conformismo, vive nell’illusione di seguire le proprie idee ed inclinazioni, basta che le sue idee siano le stesse della maggioranza». È una sorta di riflesso pavloviano, di risposta istintiva a uno stimolo. Se si parla in termini non propriamente ortodossi del pianeta donna o della comunità omosessuale si è automaticamente «sessisti». Ciò che importa non sono i fatti, spesso nemmeno compiutamente analizzati, ma stare dalla parte giusta della barricata, che guarda caso coincide sempre con la narrazione mainstream, spesso pilotata dalle élites.

Quotone. Basta leggere qui o qui per vedere a quali vette di idiozia porta il voler “neutralizzare” il linguaggio con il pretesto dell’inclusività e del rispetto. Da notare anche un’altra cosa: se rispondi alle critiche, espresse in maniera non ingiuriosa e correttamente argomentate, frignando: “mi discriminano perché X-isti Y-fobi” l’unica cosa che si ottiene è il far passare gli “Y” per frignoni piantagrane e convincere che gli X-isti non son quei mostri che si racconta siano.

Il risultato è altamente schizofrenico. Da una parte abbiamo i social che sdoganano le nefandezze più orrende dei leoni da tastiera; dall’altra i media tradizionali dove ogni virgola deve essere al suo posto, guai a scarrocciare, deviare dalla rotta, i censori in servizio permanente sono subito pronti a consegnare patenti da sessisti, razzisti, fascisti.

E qui non son d’accordo; spesso anche i media “tradizionali” fomentano per fare notizia; per portare avanti qualche aspirante san giorgio spesso o fabbricano draghi di cartapesta (ad esempio il caso di judith, poi rivelatosi essere una bufala) o cercano di spacciare lucertole per pericolosissimi draghi sputafuoco (il caso osakue, “goliardi” trasformati in perfide SS che rastrellavano l’italia a caccia di necri). L’abuso dell’enfasi, e i paragoni a cazzo, alla fine causano assuefazione. Basta vedere oggi l’uso di parole come olocausto, deportazione, lager.

Da notare anche che, nel caso di judith ma anche in altri casi di “grave razzismo” poi rivelatosi essere bufale, i media hanno spudoratamente copiato dai social salvo poi cercare, goffamente, di rifarsi la verginità.

Confesso che sono rimasto sconcertato, tempo fa, da un episodio avvenuto a Cagliari. Un alterco ai giardinetti fra due donne e gli insulti a dei ragazzini di colore è diventato un caso per il quale Cagliari è diventata una «città razzista» e le massime autorità cittadine si sono dovute spendere per contestare l’etichetta che era stata ingenerosamente appiccicata a tutta la città. Ma scherziamo? Stiamo parlando del capoluogo di una regione che, pur non nuotando nell’oro, ha sempre accolto generosamente tutti. Di un’Isola che continua a chiudere gli occhi di fronte ai ripetuti sbarchi di clandestini algerini proprio per non alimentare tensioni che in altre parti d’Italia hanno assunto connotazioni sgradevoli.

chiudere gli occhi è pericoloso, soprattutto chiuderli per non alimentare tensioni, o il problema lo si risolve; l’algeria non è uno stato canaglia, non è uno stato in guerra e i suoi se li può ripigliare, oppure quando qualcuno, per esasperazione o per altro, urlerà che il re è nudo tutti lo seguiranno.

Evitare il razzismo cercando di nasconderlo sotto la polvere significa far aggravare la situazione. Poi ti trovi, che la gente, per esasperazione segue chi da risposte deliranti a domande giuste, ma perché? perché chi avrebbe dovuto dare risposte giuste invece ha preferito lottare contro le domande.

Eppure, se qualcuno osa mettere in dubbio le politiche di accoglienza indiscriminata, la patente di «razzista» non gliela leva nessuno. Come – di converso – se ci si spende legittimamente contro la politica dei porti chiusi voluta da Salvini si diventa automaticamente “buonisti”, un’altra etichetta di comodo, una semplificazione adatta per troncare ogni possibile discussione.

Questo è un esempio lampante del principio della “generalizzazione a cazzo”; se si pensa sia normale che chiunque non si riconosca nell’accogliamoli tutti indistintamente sia praticamente il cugggino di Hitler, perché ci si stupisce se si pensa che chi si oppone “al cugggino di Hitler” sia un* appassionat* di gang-bang interracial bisex e che aspiri a viverle ogni giorno da protagonist*? ogni generalizzazione “a cazzo” crea immediatamente una generalizzazione uguale e contraria.

Mi scuso se ho tediato i lettori, ma vorrei che fosse chiaro un punto. Non è mia intenzione difendere i buu di qualche imbecille da stadio. Gli ululati sono indifendibili ma non sono rappresentativi di una tifoseria e men che meno di un popolo. Da ragazzo ho avuto la fortuna di seguire il Cagliari negli anni d’oro dello scudetto. In trasferta i rossoblù, anziché dai buu erano accompagnati dai beee dei tifosi avversari. Gigi Riva raccontava che quei cori di scherno anziché deprimere caricavano la squadra. Si beccavano l’etichetta di «pecorai» e ci ridevano sopra. A quei tempi un’altra sportiva d’eccezione, Martina Navratilova, lesbica dichiarata che non si nascondeva e non aveva bisogno di acronimi per definire i suoi orientamenti sessuali, auspicava che la chiamassero come volevano: «Le etichette sono per gli archivi, per i vestiti, non per le persone».

Lasciamo le etichette ai soloni di turno, andare controcorrente spesso è necessario.

Aggiungo solo una cosa: spesso la difesa ad oltranza in minchiatine come i buuu da stadio alla fine fa passare l’idea di non avere davanti persone ma teneri panda da proteggere e tutelare. Peccato che poi il “tenero panda” spesso nasconda tanto paternalismo peloso ed interessato. Nessuna potenza coloniale europea dell’ottocento andava in Africa per depredare, andavano tutte a portare al civiltà e a proteggere i “teneri panda” da loro stessi.

Sappiamo come è andata a finire.

Creare razzismo how to /18 il caso lukaku donnarumma

Proseguono le polemiche sul caso lukaku insultato a cagliari. Adesso è spuntato un filmato nel quale si sentono gli stessi fischi rivolti verso il calciatore del Brescia Donnarumma mentre, come lukaku, stava calciando un rigore contro il Cagliari.

Se il filmato fosse genuino1 ci sarebbero da fare alcune serie riflessioni perché c’è il rischio di fare il solito errore di tentare di spegnere l’incendio razzismo con la benzina del doppiopesismo.

Perché non ci son state polemiche per Donnarumma? la situazione era la stessa e le vicende dovrebbero essere trattate allo stesso modo indifferentemente dal colore della pelle ovvero se squalifichi per Lukaku devi squalificare anche per Donnarumma, e squalificare ogni qualvolta ci sia un buuuu rivolto al rigorista qualunque sia squadra i cui tifosi fanno partire il buuuu e qualunque sia il rigorista. Altrimenti, se usi il doppio standard, stai dando ragione a chi si lamenta che non si sta lottando contro il razzismo ma si sta usando il razzismo come pretesto per trattamenti di favore. Calcisticamente parlando un ottimo assist per chi sostiene che il razzismo sia preso sempre come pretesto per scroccare trattamenti di favore.

 


  1. oggi è facile fare montaggi audio e video. 

Creare razzismo how to /17

Un articolo del corriere che denuncia l’ennesimo caso di razzismo in italia; devo dire che non mi ha convinto troppo e mi lascia qualche perplessità. La storia è verosimile ma non è detto che la crudeltà dimostrata sia causata dal razzismo di chi si crede superiore, potrebbe essere stata causata anche dall’esasperazione di dover sopportare qualche alcool party di troppo.

Interessante comunque notare gli elementi della “narrazione”, dettagli irrilevanti ai fini della notizia che però vengono inseriti per “guidare” il lettore ad una interpretazione dell’articolo

fonte: Corriere della Sera
RAZZISMO
Milano, «Io quasi linciata per aver soccorso uno straniero, mi gridavano: lascialo morire»
Un’avvocata milanese si è preoccupata per il ragazzo a terra in un parco, a faccia in giù: era un giovane ecuadoriano ubriaco. «Ho cercato di aiutarlo, mi hanno insultato, non volevano che chiamassi l’ambulanza»

Questa storia si conclude con una donna seduta su una panchina del parco Forlanini. Con un filo di forza tiene i suoi due cani al guinzaglio. Piange. E non è soltanto l’agitazione per quanto appena accaduto o l’umiliazione per gli insulti ricevuti. C’è il disagio, l’amarezza, l’indignazione. La colpa è solo quella di aver soccorso un uomo. «Un negro, l’hanno chiamato. Uno straniero. Uno che doveva affogare sul barcone», strillavano, invocando la presunta panacea a tutti i mali dell’oggi. Le lacrime scorrono, senza filtro. «Dov’è finita l’umanità delle persone? Come siamo arrivati a tanto?».

notate l’introduzione romanzata del white hat1, la soccorritrice piange sulla panchina per tutte le brutture del mondo. Questo attacco non mi ha convinto molto; un problema del giornalismo italiano è che spesso cerca di contrabbandare le opinioni per fatti e viceversa. Qui si fornisce una chiave di lettura forzata per i fatti esposti di seguito nell’articolo

È domenica mattina, sono da poco passate le 11, quando l’avvocato B. B. esce dalla sua abitazione in viale Corsica per portare i cani, due «incantevoli trovatelli», a fare una passeggiata nel verde. Il sole inizia a battere forte sul pratone della via Taverna, vicino al fiume Lambro, alle spalle della concessionaria Ford. (…)

altri dettagli inutili che però rinforzano la presentazione dl white hat come buono; c’entra qualcosa la razza del cane, fossero stati di razza o se la notizia sulla razza del cane fosse stata omessa sarebbe cambiato qualcosa nei fatti di seguito esposti? Per me nulla, quindi perché dare dettagli apparentemente inutili?  A me ha fatto pensare più all’attacco di un romanzo, ove si descrive il buono, che ad un pezzo di giornale che esprime sinteticamente i fatti. BB è uscita verso le 11 per portare a spasso i cani nel parco XYZ e lì ha visto un ragazzo a terra…

A dieci metri di distanza, c’è un gruppetto di persone. Le voci si levano al cielo, tra i ragazzi che giocano a calcio e gli anziani del quartiere a passeggio. Qualcuno inizia ad «avvertirla» con tono violento e minaccioso. «Brutta tr.., lascialo lì». L’avvocato non se ne cura, uno dei due cani inizia a leccare in volto l’uomo a terra, un giovane ecuadoriano di nemmeno 30 anni che inizia a muoversi lentamente e in modo disarticolato. «Era solo molto ubriaco, ma aveva evidente bisogno di soccorsi».

La donna cerca di spostare il ragazzo e di prendere il telefono per chiamare un’ambulanza. Nessuno interviene per aiutarla. Un’altra voce, dal gruppetto, le s’infila nell’orecchio come una lama. «Se osi chiamare l’ambulanza ti meniamo maledetta tr…, bisogna lasciarli morire questi immigrati di m… ricordati che i soccorsi li paghiamo noi contribuenti mica questi negri». Beatrice finge ancora di non sentire. Urlano: «Lavati le mani che ti prendi le malattie». Tra le persone, anche una signora di 70 anni. Invoca la giustizia divina. «Spero che Dio ascolti le mie preghiere e che affondi tutti i barconi!».

Domanda stupida, cosa ne sapevano che stava chiamando l’ambulanza? vedi un uomo a terra prendi i cellulare e il gruppo, ultra sagace capisce al volo che chiami il 118. Mah, non lo so, non mi convince.

Una volta trascinato il ragazzo all’ombra, B fa dietrofront e si dirige verso il gruppetto. Uomini e donne, dai 40 anni su, più due giovani addetti dell’Amsa. «Siete impazziti? — dice l’avvocato —. Guardate che esiste l’omissione di soccorso!». Apriti cielo. «Ho avuto paura che mi picchiassero». I due addetti dell’Amsa sono rabbiosi: «Nessuno vuole venire a lavorare qua, sporcano tutto e poi tocca a noi pulire», riferendosi alle feste sudamericane. «Me ne sono andata tremando. Poi ho fermato due vigili a cui ho spiegato i fatti. Risposta: “Ce ne sono tanti…”. Torno per portare dell’acqua al ragazzo, ma un amico lo stava accompagnando via. Al che mi sono seduta. E ho iniziato a piangere. Nessuno mi farà diventare una non-persona. Voglio denunciare questi comportamenti, non resto in silenzio».

  1. è buona prassi non spostare la persona in caso di problemi ma aspettare l’arrivo dei soccorsi e lasciar fare a loro.
  2. già le persone stavano ad insultare, avvicinarsi per “discutere” non è la cosa più intelligente del mondo, non si sa mai come possano reagire; nel caso chiamare il 112 e lasciare che ci pensino loro.
  3. le parole degli addetti mostrano un poco di esasperazione, a nessuno piace dover lavorare extra per pulire una discarica creata dall’inciviltà delle persone.
  4. ma poi il 118 è arrivato o no, e se è arrivato come si è rivolta la questione, l’ubriaco è stato soccorso  o si è rivelata essere una chiamata a vuoto?
  5. gli “amici” non potevano intervenire prima per soccorrere il tizio

Conclusione, a me l’articolo ha fatto pensare alla persona che arriva di botto, non sa cosa è successo prima, magari il tizio infastidiva tutti prima di crollare a terra ubriaco, Anche perché fra le righe è scritto che alle 11 del mattino c’è un tizio ubriaco fradicio crollato a terra, non un tizio che ha avuto un malore, un tizio che si è ubriacato. Però sa che la colpa è del razzismo degli italiani e della crudeltà della gente. Mah, non so quanto “narrazioni” simili possano essere utili alla causa dell’antirazzismo.  Perché curare il razzismo con l’ipocrisia e con “narrazioni” romanzate di denuncia significa cercare di spegnere un fuoco di paglia con la benzina…


  1. nei film western il “buono” indossa il cappello bianco (white hat) e si oppone al cattivo con il cappello nero (black hat). 

attacco alla persona ed attacco al comportamento

Un artificio retorico che spesso viene usato nelle discussioni con “i progressisti” è il trasformare un attacco al comportamento in un attacco alla persona.

Esempio: “non mi piace che si bruci spazzatura, c’è un odore pestilenziale e si vede quel fumo nero inquinante”; “dici questo solo perché sei contro il campo rom”.

Si tenta di contrabbandare una dichiarazione di fastidio verso un comportamento preciso “bruciare spazzatura” in un attacco verso i rom, e da lì far partire il piagnisteo sul razzismo sulle discriminazioni, sul fatto che se la spazzatura la bruciasse un ricco milionario americano nessuno protesterebbe etc. etc.

O riguardo ai migranti: se ti lamenti di parcheggiatori abusivi, venditori insistenti ed un poco molesti, quelli che da cafoni insistono dopo che, garbatamente rispondi di no una, due, tre volte. Poi alla quarta parte il “va pensiero”, ma solo perché si è razzisti.

Questo modo di agire però porta due svantaggi: il primo è che così facendo si sta facendo un colossale spot al fascismo; cioè se è razzista non voler respirare la diossina dei roghi di rifiuti allora viva il razzismo, se il non voler essere molestati troppo mentre si cena è fascista allora viva le cene fasciste.

Il secondo è che si sdogana il comportamento “proibito”; vedo fumo nero ogni sera e allora lo faccio anche io, brucio invece di sbattermi a portare tutto all’isola ecologica, ricordate la teoria della finestra rotta? Poi nel caso, sfortunatamente, mi becchi un multone, sarà solo perché la polizia è razzista nei confronti degli italiani. Mi sentirò perseguitato e proverò simpatia verso chi lotta contro il razzismo contro gli italiani…

PS su twitter il modulo sottostante è stato sottoposto a molti “no borders”; non vi dico le violente reazioni, chissà perché…