Parliamo un poco delle cause del razzismo…

Su FB un mio contatto ha condiviso questo articolo che tratta di una “caccia al sardo avvenuta nel 1911 nel comune di Itri all’epoca provincia di Caserta e ora provincia di Latina. L’ho trovato molto interessante perché, come prima cosa mostra che la “caccia al diverso” è un vizio vecchio quanto il mondo, e secondariamente perché fa capire alcune dinamiche che portano al “dagli allo straniero” ed al “razzismo”. Grassetti miei.

fonte:http://www.nuorooggi.it/n_archivio/articolo_detail.asp?CODICE=r614

Fuori i Sardegnoli – Il Massacro di Itri

Grazie al prezioso lavoro dello storico Professor Tonino Budruni che ha ricostruito minuziosamente nella «Rivista della Sardegna» Ichnusa n.10, maggio/giugno, anno 5 del 1986, oggi siamo a conoscenza dei «Giorni del massacro ».

Era il 1911, anno in cui molti sardi riponevano nell’emigrazione la speranza di una vita migliore, la quale palpitava, fiduciosa e intrepida, sul posto di lavoro. Tuttavia, nel luglio di quell’anno per quattrocento figli della Sardegna, il sogno si frantumò nel suolo italico in una realtà di persecuzione e d’orrore. Essere sardo e per questo pagarne il prezzo, subirne il razzismo di persona, sperimentarlo sulla propria pelle fu un’esperienza, purtroppo, di molti di questi nostri conterranei. Nella storia che segue vedremo la xenofobia antisarda manifestarsi in tutta la sua animale violenza contro quei lavoratori «diversi».

Erano anni di progresso tecnologico in cui la ferrovia ne rispecchiava il mito, attraversandone l’Italia. A costruire le migliaia di chilometri di linee ferroviarie, altrettante migliaia di braccia. E fu così che circa mille sardi, quasi tutti minatori del sud Sardegna, furono impiegati per la costruzione della linea Roma – Napoli. Assumere sardi era allora conveniente, poiché lavoravano sodo, in cambio, a parità di mansione, di un salario inferiore a quello degli operai continentali, loro colleghi. Quattrocento operai isolani, furono, quindi, stanziati temporaneamente nel comune di Itri, all’epoca in provincia di Caserta e oggi di Latina, ossia nella cosiddetta: «Terra di lavoro».

(…)

Il sardo era conveniente perché accettavano, a parità di mansione un salario inferiore a quello degli operai continentali. Questo, lavoratori “stranieri” che accettavano condizioni peggiori di quelli autoctoni è stato, guarda caso anche un motivo per l’analogo “razzismo” dei belgi nei confronti degli italiani impiegati nelle miniere a seguito dell’accordo “carbone – lavoro”. Infatti un minatore italiano all’azienda costava, a parità di rendimento, molto di meno. Le norme di sicurezza obbligatorie per i minatori belgi non erano obbligatorie per i minatori italiani e che la paga di un italiano era minore di quella di un belga.

In pratica i sardi nel 1911 a Caserta e gli italiani in Belgio erano, “letteralmente”, schiavi anche se non avevano le catene e non cantavano i gospel. E gli schiavi chi danneggiavano di più? Non di certo i padroni che sfruttavano quanto le persone cui “rubavano” il lavoro, ovvero gli autoctoni mandati “fuori mercato” dagli schiavi. E il malumore verso chi rubava il lavoro era comprensibile1. Io non lavoro perché un’altro mi fa concorrenza al ribasso accettando condizioni molto peggiori e vanificando le mie “lotte” per strappare un contratto migliore.

Gli abitanti di Itri, però, fomentati e spalleggiati indirettamente dai mass – media italiani che descrivevano i sardi come una «razza inferiore e delinquente per natura», sollevavano pregiudizi razzisti contro i sardi. A servirsi di questa opinione diffusa e consolidata in una costante tensione sociale fu la camorra, nel momento in cui la sua autorità fu sconfitta dagli involontari rappresentanti del Popolo Sardo, la quale riuscì a trasformare tale convinzione in sentimento di odio sanguinario antisardo.

I sardi stavano facendo concorrenza sleale, bisogna avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Non che fossero più capaci o più competenti della media ma, come scritto sopra, “accettavano retribuzioni minori”. Immaginiamo due ristoratori: Onestio e Furbonio. Onestio rispetta tutte le norme sanitarie e paga tutte le tasse e le imposte. Furbonio evade allegramente e se ne frega delle norme igenico-sanitarie. Furbonio riesce a fare prezzi bassissimi rispetto a quelli che fa Onestio, o se si preferisce, a lavorare con margini molto più alti rispetto ad Onestio. Onestio ha motivi per risentirsi del comportamento di Furbonio?  Se Onestio si risente è solo perché è razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia? E come pensate che reagirà Onestio se, alle sue giuste rimostranze o alla richiesta che i controlli, obbligatori, siano fatti anche nel ristorante di Furbonio, venisse risposto: “dici così solo perché sei razzista nei confronti degli abitanti di Furbonia”? Il fatto che poi Onestio finirà a supportare e votare per chi urla “a mare i Furboni” non mi stupirebbe affatto.

Chi condanna il razzismo spesso vede solo il risentimento ma non pensa per niente a quello che tale risentimento ha causato, anzi con una perversa inversione di causa ed effetto spaccia il risentimento per colpa del razzismo e non viceversa. Questo modo di comportarsi porta spesso a tentare di disinnescare il razzismo con l’ipocrisia: “dici questo solo perché sei razzista”, idea intelligente quanto il voler spegnere un fuoco con la benzina. Per disinnescare il razzismo le deplorazioni servono poco; quello che serve è neutralizzare la causa scatenante del razzismo. In quel caso il fatto che i sardi si accontentassero di meno soldi e meno diritti. Cosa sarebbe successo se i “padroni” fossero stati costretti a pagare gli operai, a parità di mansione, con lo stesso stipendio? Probabilmente non ci sarebbe stata la caccia al sardo “rubalavoro”. Idem per il belgio; uno che accetta una paga minore e che accetta anche condizioni di sicurezza peggiori è uno che mette a rischio anche te.


  1. faccio notare che il capire le cause di un fenomeno non significa affatto giustificarlo. Putroppo “comprensione” è un’altra di quelle parole snaturate da un pessimo giornalismo. 
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Campagna promozionale museo egizio di torino, dov’è lo scandalo?

Stavo leggendo le polemiche riguardo al museo egizio di torino e la campagna promozionale: sconti per i cittadini di lingua araba. Siccome in italia, come al solito, ci si divide in tifoserie: chi crede che qualunque cosa dica la Meloni sia sbagliata a prescindere e chi invece crede che chiunque attacchi la Meloni sia in malafede.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/10/torino-meloni-contesta-sconti-agli-arabi-del-museo-egizio-ma-il-direttore-la-rimprovera-strumentazione-politica/4150462/

Botta e risposta tra la leader di FdI, Giorgia Meloni, e il direttore del Museo Egizio Christian Greco sulla promozione lanciata nelle scorse settimane dal museo che prevede sconti sul biglietto d’ingresso per i cittadini di lingua araba. La leader di FdI nel capoluogo piemontese per una serie di iniziative elettorali, davanti al museo, durante una conferenza stampa, ha sottolineato che l’iniziativa “racconta di un razzismo che c’è ed è a danno degli italiani poiché un certo buonismo ipocrita sta trasformando gli italiani in ospiti a casa loro”. Al termine dell’incontro stampa si è presentato a Meloni il direttore del museo che dopo averle consegnato un volume sulla storia del museo e un biglietto d’ingresso ha spiegato: “Siamo il primo museo archeologico d’Italia, dialoghiamo con tutti e facciamo attività pubblica di inclusione per avvicinare il più possibile il pubblico al museo. Accogliamo senza tetto, andiamo negli ospedali e nelle carceri e con questa promozione cerchiamo di avvicinare quelle persone che in Egitto non si sono avvicinate al loro patrimonio. Per quanto ci riguarda, il nostro museo è di tutti e non siamo d’accordo che si prenda una delle tante promozioni che facciamo e la si demonizzi a uso politico”.

l’articolo è scritto male; sarebbe stato più chiaro scrivere “cittadini dei paesi di lingua araba”. La prima domanda che mi pongo è: e se invece dei paesi di lingua araba gli sconti fossero stati rivolti solo ai paesi del commonwealth oppure solo ai paesi il cui nome, in italiano, inizia per G oppure i paesi che adottano, come lingua ufficiale, il francese?

La domanda può sembrare stupida e captziosa ma cos’hanno i paesi arabi in più o in meno dei paesi del commonweath o di quelli che parlano francese? Come sarebbe stata accolta dall’opinione pubblica una promozione riservata ai cittadini dei paesi che parlano francese1?

Penso che molte anime belle che adesso si precipitano ad urlare contro la Meloni sarebbero scese in piazza a chiedere la testa del direttore del museo.

E quindi mi chiedo: dov’è lo scandalo? lo scandalo è qualcuno abbia protestato perché vengono fatte promozioni per cittadini di alcuni paesi rispetto ad altri oppure lo scandalo è che chi si è lamentata è stata la Meloni?

Comunque trovo buffo che i noglobal “siamo tutti uguali” no racism no discrimination no colesterolo e no alpitour esaltino un plateale caso di discriminazione sulla base della cittadinanza posseduta. Perché un cittadino del marocco sì mentre un congolese, un pakistano od un liberiano no?

 


  1.  Francia, Canada ma anche Marocco, Senegal, e tanti altri paesi africani  https://it.wikipedia.org/wiki/Africa_francofona

Effetti dell’abuso di accuse di razzismo

Sorgente: Un santo a cui votarsi – La Stampa (grassetto mio)

Nella competizione delle nuove proposte, l’altra sera, un ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) è finito ultimo e mia figlia indignata ha urlato: «Ma allora sono razzisti!». E io ho pensato che questa cosa ci sta sfuggendo di mano, ci sta facendo perdere la testa, ho detto: «Se è arrivato ultimo è perché non è piaciuta la canzone» e ho sperato che l’altro ragazzo nero (italiano, del tutto italiano) finisse primo perché non ne potevo più. Soltanto non ne potevo più. E poi l’altro ragazzo nero è arrivato primo e mia figlia ha sorriso e ho capito che forse potevano arrivare due o tre ore di pace sul divano.

Questo è un grave sintomo dell’abuso di accuse di razzismo, o fascismo, o qualsia altra cosa. Se il negro1 non vince è solo per colpa del razzismo, non perché magari c’è qualche bianco che ha una canzone migliore. No sicuramente è solo per razzismo.

Questo modo, cretino, di ragionare alla fine porta proprio a spalancare le porte al razzismo che pensa di combattere. Un errore, in buona od in malafede, compiuto da molti che pensano di essere antirazzisti, è il pensare che se il razzismo più diffuso è da A contro B, allora fare antirazzismo significa fare attivamente razzismo da B contro A.

Ma il razzismo, come i torti, non si somma algebricamente: due torti uguali ed opposti rimangono due torti, non diventano mai una ragione. Far pensare che i torti si sommino algebricamente significa dare a chiunque una lunga lista di torti da “riequilibrare” che giustifichino le sue stronzate. Macerata è stato un drammatico esempio, due tragedie due, che ovviamente non si son sommate in una normalità.

Far vincere un negro per pietismo peloso2 solo perché negro è razzismo tanto quanto lo spedirlo ultimo solo perché negro. Cosa si risponderà a chi urlerà: “la canzone fa schifo, ha vinto solo perché negro”? Imho succederà un nuovo caso Miss Helsinki. Ecco perché penso che il far vincere, per simpatia verso il colore della pelle, o peggio solo per evitare accuse di discriminazione, sia una solenne stronzata. Come nel caso della, a mio avviso inutile e nociva, legge sull’omofobia, creata per difendere gli omosessuali dalle aggressioni, fai passare il messaggio che i negri siano teneri panda con gli occhioni dolci e da proteggere come teneri panda, non che siano persone come noi, che siano “speciali”.
E sulla loro “specialità” il vero razzista ha buon gioco a far virare la specialità al male invece che al bene. Ma ha buon gioco perché altri hanno già enunciato e spiegato come i negri non siano uguali ma siano speciali. Se tale “specialità” non ci fosse per il razzista sarebbe molto difficile prima sostenere che i negri siano speciali e poi sostenere che tale specialità sia un male. Molta più fatica che il sostenere solamente che la specialità sia nel male invece che nel bene.


  1. il termine negro in italiano non ha alcun senso spregiativo; è che molti trovano meno impegnativo cambiare le parole che cambiare la realtà. 
  2. cosa d’altronde non rara a sanremo. 

i razzisti e le prostitute nigeriane.

A quanto pare sui social c’è una nuova moda per trattare il problema migranti; la moda dei messaggi come questo:

Ma quelli che odiano gli immigrati, sono gli stessi che vanno a prostitute nigeriane all’insaputa della propria moglie?

E queste sono alcune delle “migliori” risposte.

Non solo. Fanno anche quella cosa schifosa che è detta “turismo sessuale”.

Con tanti messaggi sdegnati contro i razzisti puttanieri. Perché, nella narrazione dell’ammore universale equosolidale, il razzista non può essere semplicemente uno che disprezza i negri o che ha paura di loro o che dice “prima gli italiani”, no, in tal caso non bucherebbe lo schermo, sarebbe solo la solita banale idiozia umana. Il cattivo deve essere un essere abietto, un puttaniere che si organizza i puttan tour con minorenni all’estero. E così ci si può lamentare che noi (loro)1 che commettiamo tali peccati perché osiamo essere razzisti? Penitenziagite!.

Beh posso dire che messaggi come quello in realtà son solenni zappe sui piedi. Prima zappa: ok deploriamo chi, italiano, va a prostitute, azione legale2, illegale solo se le prostitute son minorenni. Però a me è capitato qualche volta di passare in auto in “zona divertimento” ed alle “signorine” si avvicinavano anche “risorse”, saranno anche loro razzisti? E la domanda sorgerebbe spontanea: ma è più grave essere un “razzista”, o andare a prostitute?

Seconda zappa, molto più grave, c’è tutta una filiera che convince a partire, o rapisce, le ragazze dai paesi d’origine per farle finire in strada in europa. Filiera, a leggere gli articoli dei giornali sull’argomento come Noi vendute per sesso dalla Nigeria all’Italia – l’Espresso, gestita dalla malavita, malavita dei paesi d’origine di quelle poveracce, malavita dei paesi di passaggio e malavita in italia. Eppure raramente si leva qualche voce sdegnata contro chi, talvolta controvoglia, le porta in europa. Nessuno degli sdegnati per i razzisti che vanno a prostitute si chiede come mai tali ragazze, talvolta anche minorenni, vengano prese dalla rete di accoglienza per farle finire in strada? Perché si deplorano solo i razzisti e non si deplora l’orribile filiera che parte con il “prelievo” delle ragazze dai paesi di origine e finisce con loro nelle tangenziali, filiera che comprende anche la traversata “libia – italia”? Perché si deplora l’effetto e non si interviene su tutte le cause? La domanda, ma anche la catena logistica che porta a soddisfare tale domanda. Certo è difficile intervenire in Nigeria od in Libia, ma in Italia…

Sono questi i dubbi che poi trasformano in boomberang tali messaggi; mostrano impietosamente come siano narrazioni non per evidenziare e portare attenzione su un problema ma per solo per gettare fango ulteriore oltre ad accuse, spesso strumentali di razzismo. Un ottimo modo per mostrare che di quelle poveracce non importa nulla se non che forniscano pretesti per attaccare i “razzisti”. E allora chi sarebbe il “cattivo”?


  1. I buonisti usano il “noi” come atto d’accusa certi che il loro appartenere “al lato chiaro” li mondi all’istante di tutte le nostre colpe. 
  2. La prostituzione, a meno che chi si prostituisce sia minorenne, in italia non è reato. E’ reato il suo sfruttamento e il suo favoreggiamento. 

creare razzismo how to /5

Su twitter hanno segnalato questo articolo dell’ansa.

Il titolo è: Urla Allah Akbar in prefettura, espulso.

Ditemi cosa avete pensato. Io sinceramente quando ho letto il titolo ho pensato: ma cavolo, urlare “Allah Akbar” è motivo di espulsione? che cosa fuma il prefetto? Perché il titolo mi ha fatto pensare che l’espulsione sia stata conseguenza dell’urlo.

Poi leggendo il sottotitolo ed il resto dell’articolo ho capito che il titolo è solo un titolo acchiappaclick; il corpo dell’articolo chiarisce molto, e soprattutto fa capire che l’urlo c’entra poco o niente con l’espulsione.

Un marocchino 36enne che ieri si è inginocchiato in atteggiamento di preghiera davanti alla prefettura di Reggio Emilia, inveendo in italiano e gridando ‘Allah Akbar’ alla polizia, è stato portato al Cie di Torino in attesa di rimpatrio. Già colpito da quattro ordini di espulsione, verso le 13.30 era prostrato davanti al portone della prefettura e sferrato un violento calcio al portone mentre un agente lo stava aprendo. Ha poi urlato offese: “Io amo Allah, voi siete dei diavoli, ammazzo tutti i diavoli”.

Ok: ubriaco, diceva frasi sconnesse e già destinatario di quattro (quattro!) decreti di espulsione. Direi che l’espulsione immediata sarebbe stata sacrosanta anche senza la chiassata. La chiassata è solo una ciliegina sulla torta. Ci sarebbe da chiedere come mai il tizio sia ancora qui nonostante quattro (quattro!) decreti di espulsione.

Pare sotto gli effetti di alcolici, è stato portato al pronto soccorso. Agli agenti l’uomo ha rivolto frasi sconnesse e anche quella “Allah Akbar”. Secondo la Digos il marocchino era stato arrestato in passato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere. Dopo le visite mediche è stato dimesso e al Cie di Torino attenderà l’espulsione. La perquisizione nell’abitazione di conoscenti che lo avevano ospitato, risultati estranei ai fatti, ha dato esito negativo.

Fra le altre cose ha urlato “Allah Akbar”; informazione fondamentale che mostra sotto tutta un altra luce le altre informazioni: “Già colpito da quattro ordini di espulsione (…) arrestato in passato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere. “. Avesse urlato “amo il cazzo1” avrebbe avuto diritto a permesso di soggiorno a vita, posto di lavoro nella megaditta con diritto ad un ufficio attrezzato con scrivania in mogano, poltroncina in Skai o finta pelle, telefono, pianta di ficus (simbolo del potere)?

Io sinceramente mi chiedo: quante polemiche, infondate, per discriminazione religiosa o per razzismo, genera un titolo cretino? capisco l’esigenza di attrarre il lettore e che: “marocchino fa chiassata in prefettura, espulso” sarebbe finito presto nel dimenticatoio però.

Purtroppo molti leggono solo il titolo e un titolo simile è benzina per gli scontri fra il gruppo “italiani duri&puri” e il “risorse fans club”.


  1. secondo l’Innominabile, la sorella di Hastur, urlare “W la figa” è solo da maschio patriarcale misogino femminicida che vuole opprimere le donne riducendole al loro organo genitale. Tale frase secondo i sacri dettami del politically correct è permessa solo alle lesbiche. L’essere una risorsa omosessuale invece è una combo di vittima di oppressione. 

la dura legge dei pistoleri del ueb

Per rendersi conto di quale era il modus operandi del fascismo basta leggere, con attenzione, la Costituzione Italiana; infatti essendo nata dopo il fascismo ed anche con l’obiettivo di evitare il ripetersi di tale esperienza è piena di obblighi e divieti per evitare che vengano utilizzati di nuovo alcuni metodi fascisti.

Ad esempio l’articolo 25:

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del
fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

ovvero: niente tribunali speciali, niente leggi speciali retroattive e nessun arbitrio nel decidere misure restrittive della libertà.

Oppure l’articolo 27:

La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte.

Che limita fortemente la responsabilità penale: nessuna responsabilità penale di gruppo, per le azioni di un singolo. Che la colpevolezza deve essere decisa da un magistrato a seguito di un regolare processo, e soprattutto, che la pena non deve essere solo una volgare vendetta contro il reo. In particolare: nel caso il reo venga riconosciuto colpevole la pena viene decisa dal giudice e, una volta decisa la pena, tale pena non viene più modificata “in peggio”. Son anche proibite pene degradanti ed umilianti come la gogna, l’obbligo di pubblica autocondanna; un condannato ha tutto il diritto di ritenersi innocente e vittima di un errore giudiziario, l’obbligo per i familiari di ripudiare il reo.

Queste sono le differenze fra uno stato di diritto ed uno stato medievale dove l’inquisito viene condannato sulla base delle urla della folla, dove oltre alla pena prevista dalla legge ci son pene accessorie decise dalla pancia del bobolo, pene la cui severità e durata viene lasciata agli umori della folla, come, ad esempio, nel caso di Scattone o di Doina Matei.

Questa è la costituzione italiana, costituzione che tanti dicono di amare ma poi poco conoscono ed ancor meno gradirebbero venisse realmente applicata.

Tutto questo per dire che la giustizia dei pistoleri del ueb è tutto tranne che una “giustizia” nel senso inteso da uno stato di diritto:

  1. Esiste il tribunale speciale dei like su faccialibro che giudica non in base alla legge ma solo a colpi di like.
  2. Se oggi si decide che un comportamento è “reato” per il tribunale del ueb allora puoi essere condannato per un post scritto otto anni fa.
  3. Il tribunale dei ueb non è preciso per niente, un sospetto, una insinuazione infondata diventano certezza e la certezza fa partire immediatamente la shitstorm come capitato ad un docente universitario che ha avuto la sfortuna di somigliare ad un suprematista bianco (qui). Come nel romanzo “il nome della rosa”, non serve il colpevole, basta avere “una strega da arrostire al rogo” per soddisfare la canea urlante.
  4. Le pene non son fissate da un giudice dopo una sentenza ma dipendono dalla suscettibilità della folla ed includono il licenziamento, la pubblica gogna, le aggressioni virtuali che talvolta diventano anche fisiche.
  5. Le aggressioni virtuali fanno sembrare la legge del taglione una legge bonaria e illuminata, il guano che si riversa sull’uno è molto ma molto superiore al guano che lui ha lasciato verso altri.

Insomma la negazione di un qualsiasi stato di diritto ed un ritorno allo stato di natura tanto aborrito dai filosofi teorici del “contratto sociale” come Hobbes e Locke. Guardacaso i filosofi che hanno gettato le basi del moderno pensiero liberale.

Per questo considero un gravissimo errore, una negazione dello stato di diritto, lo stuzzicare tale giustizia ed il considerarla “lecita” invece di condannarla subito senza se e senza ma. Posso capirlo, anche se non lo accetto, da qualche divetta che si atteggia a moralizzatrice, soprattutto per rifarsi una verginità e continuare a far parlare di lei. Non lo capisco e non lo ammetto da chi ha ruoli istituzionali visto che, per il suo ruolo, dovrebbe condividere e sostenere la Costituzione Italiana nello spirito, nella forma e nella sostanza. Sputtanare la costituzione significa sputtanare il suo ruolo facendo crollare a zero sia la propria autorevolezza, sia la propria credibilità.

 

immigrazione e marcinelle

Adesso va di moda parlare di quando noi eravamo i migranti, per “giustificare” i migranti economici che arrivano in italia.

Beh quando noi eravamo i migranti in belgio:

-> Appena si arrivava alla frontiera visita medica, chi non era adatto al lavoro in miniera tornava di filato in italia

-> Se perdevi per un motivo o per un altro il lavoro: venivi rispedito immediatamente in italia.

-> Le società minerarie non erano tenute a rispettare, per i minatori non belgi, le norme di sicurezza obbligatorie per i minatori belgi

-> A parità di lavoro la paga di un italiano era minore di quella di un belga.

Viste le premesse era ovvio l’astio verso gli italiani: rubavano il lavoro alle parti basse della popolazione (perché pagare un minatore belga quando un italiano è più economico), erano ricattabili, venivano sfruttati come bestie; non venivano curati, rinfocillati e ospitati in attesa di identificazione. Il fatto che siamo stati trattati come bestie più che un “vergognati” rivolto a noi lo vedo come un “vergognati” da chi pretende di fare la morale evitando però di sporcarsi le mani.

Non penso che chi ha accostato Marcinelle ai migranti l’abbia fatto per favorire l’adozione delle “regole belghe” sull’accoglienza dei minatori.

Il lavoro rubato dai clandestini

Una delle storie che girano spesso è la storiella che gli immigrati clandestini tolgano lavoro agli italiani. Quella, che che ne dicano le anime belle dell’accoglienza sempre&comunque, non è una frase del tutto sbagliata.

Che lavori “rubano” i clandestini? ovviamente non i lavori ad alto valore intellettuale aggiunto quanto i lavori di basso livello, quello per i quali non occorrono grandi capacità e per i quali un elevato turn over non è di ostacolo: raccolta frutta, pulizie, facchinaggio, vendite ambulanti…
Come hanno dimostrato i fatti di Rosarno spesso si preferisce “assumere” clandestini in nero perché molto più facilmente ricattabili e meno schizzinosi riguardo al rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza; con il costo aziendale di un italiano “in regola” una azienda paga due o tre “schiavi” in nero1.
Degli amici che erano andati, una quindicina di anni or sono, a fare la vendemmia mi avevano raccontato che l’azienda metteva a disposizione degli alloggi, in quelli degli italiani dormivano sei persone, in quelli, identici, degli albanesi quindici. L’azienda, per salvare la faccia ovviamente aveva un paio di italiani “in regola” il resto erano extracomunitari “in amicizia”.
Quindi i clandestini in effetti “rubano” il lavoro a quella parte di popolazione che, vuoi per un motivo vuoi per un altro, devono mirare a lavori “umili” e di basso profilo2.
E questo spiega benissimo l’origine di certo razzismo come quello capitato a Rosarno. Come risolvere la questione? le soluzioni “attuabili”, che non siano ricorrere a Babbo Natale, sono entrambe dolorose, molto dolorose.

Se lotti senza tregua contro il nero obbligando le aziende ad assumere in chiaro ovviamente dei tre pagati in nero ne terranno uno e “licenzieranno” gli altri due. Che molto probabilmente andranno ad incrementare la microcriminalità o finiranno nelle maglie di un altro racket.  Con anche il rischio di mandare “fuori mercato” causa aumento dei costi di raccolta, molte aziende agricole.
Se invece attui una lotta senza quartiere all’immigrazione economica “illegale”, ovvero al di fuori della concessione di regolare visto dalle ambasciate e rilascio del visto subordinato al possesso di un lavoro “in chiaro”. Azioni che farebbero saltare immediatamente tutti gli illusi dell’accoglienza sempre e comunque e chi lavora nella filiera dell’accoglienza. Filiera che ha come sottoprodotto la fornitura di schiavi alle aziende agricole3.


  1. Se un lavoratore costa globalmente 100 ad una azienda, al lavoratore arriva un netto di circa 50; gli altri 50 son contributi previdenziali che deve versare l’azienda, contributi che deve versare il lavoratore e l’IRPEF. Ovviamente con il lavoro nero quei 50 fra contributi ed irpef non vengono dati allo stato ma usati per pagare un netto di 50 ad un’altra persona. 
  2. Buffo comunque che quando son stati chiamati esperti europei per dirigere i musei italiani molti accultuVati dell’accoglienza e del cosmopolitismo abbiano protestato come Salvini contro gli stranieri. 
  3. In pratica si sta ripetendo in piccolo quanto capitato negli Stati Uniti prima della guerra di secessione: il nord industriale lotta contro la schiavitù ed il sud, latifondista ed agricolo, lotta invece per mantenerla. 

creare razzismo how to /4

Stavo leggendo e commentando questo articolo del fatto quotidiano (grassetti miei).

Ibrahim, 24 anni, morto di appendicite e di razzismo

Marco si è sentito male domenica, mentre era con suo fratello e gli amici. Un ragazzo gentile di 24 anni che parlava cinque lingue, impegnato come volontario per tradurre le informazioni ai richiedenti asilo. Si lamentava per i forti dolori all’addome. I crampi che provoca l’appendicite quando si infiamma. È corso in ospedale, dove lo hanno subito dimesso. «Ma io sto malissimo, mi fa male la pancia!», ripeteva. Non gli hanno creduto.

Nelle ore successive i dolori aumentano. La sera, Marco non riesce più a stare in piedi. Suo fratello e i suoi amici lo portano alla farmacia di turno, quella di Piazza Garibaldi, a un passo dalla stazione centrale di Napoli. Il farmacista si rifiuta di aprire la porta. Vede il ragazzo contorcersi per il dolore. Lo pregano di chiamare un’ambulanza. Attendono per più di un’ora, mentre Marco è riverso a terra, ma l’ambulanza non arriva. I ragazzi corrono alla fermata dei taxi più vicina, quella di Piazza Mancini. Per accompagnare Marco in ospedale servono dieci euro per la corsa. «Eccoli!», dicono, ma il tassista si rifiuta di caricarli. «Per piacere, sta malissimo!». Niente da fare. I ragazzi sollevano Marco e lo scortano a un’altra farmacia. Il farmacista osserva il ragazzo e gli suggerisce di acquistare farmaci per quindici euro. Marco inghiotte i farmaci, torna a casa, vomita.

Suo fratello e i suoi amici tentano di nuovo di chiamare un’ambulanza, invano. Si rivolgono a Mauro, che è medico. Telefona anche lui: «Non possiamo mandare un’ambulanza per un ragazzo che vomita». «Ma sta male – li supplica Mauro – è urgente!». Ricostruisce i fatti parlando al telefono con i colleghi, spiega i sintomi. Marco rantola, ha quasi perso conoscenza. «Niente ambulanza, dovete portarlo a farsi visitare alla guardia medica. Nel caso, poi, l’ambulanza la chiamano loro». Suo fratello e gli amici lo prendono in spalla, corrono disperati verso Piazza Nazionale. Fermano una volante dei Carabinieri ma nemmeno quelli vogliono caricare Marco in macchina. Si rimettono a correre.

Quando arrivano a destinazione Marco non risponde più. I medici capiscono che bisogna chiamare un’ambulanza e operarlo al più presto, ma il più presto era prima.
Poco dopo l’arrivo in ospedale, Marco è morto.È morto perché non si chiamava Marco ma Ibrahim Manneh e veniva dalla Costa D’Avorio, come l’abbiamo ribattezzata noi europei nel 1500, quando abbiamo razziato tutti gli elefanti della zona portandoli all’estinzione. (… segue pistolotto antirazzista)

e due chicche dai commenti:

Marco (quello senza avatar) • 3 ore fa
Ridicolo. Non Perche queste cose non succedano, purtroppo capitano ed il colore NON c’entra nulla. Ridicolo perché hai voluto esagerare… ed ecco il “medico” Mauro che “implora” per avere l’ambulanza, perché il paziente “sta davvero male”… in realtà funziona così: “buongiorno, sono il dottor pinco palla, ho un paziente in **** (breve e precisa descrizione dello stato del paziente) occorre un’ambulanza, con estrema urgenza, in via xy. Presto io assistenza fino all’arrivo”. Questa è la prassi, l’ho usata più volte e l’ambulanza è SEMPRE intervenuta. E poi… i carabinieri… a parte che i cc non DEVONO e non POSSONO caricare in auto nessuno, possono però obbligare un taxista a farlo (già, pensa un po’… possono farlo… se SERVE) o possono e DEVONO attivarsi per avere un’ambulanza…
Insomma hai esagerato con il romanzo. Ma i problemi (veri) NON si risolvono esagerando ed inventando situazioni irreali, o buttandola in “politica” ed urlando “razzisti” ad ogni pie’ sospinto… purtroppo farmacisti e taxisti sono assuefatti, ogni notte sono assediati da ubriachi o tossici che “stanno malissimo”, vomitano ed hanno mal di pancia o peggio… e si ritrovano con DANNI che nessuno ripaga loro. E la tua descrizione si adatta perfettamente a questa tipologia (ed il colore non c’entra…). Non li giustifico, ma li comprendo, se si voltano dall’altra parte…
Affermi di essere una giornalista… beh, per ora resto in attesa di dimostrazione…


CaterinaLaGrande • 2 ore fa
Senta, lei è riuscita a trasformare una tragedia occorsa ad un ragazzo, in un manifesto politico, scritto anche male.
Il racconto così come da lei narrato appare tuttosommato inverosimile e, personalmente, non credo ad una parola di ciò che lei ha scritto.
Degli elefanti della Costa D’avorio morti cinque secoli or sono non ce ne frega nulla, e nulla assai, poichè non sono una paleontologa, ma le do una notizia (per lei in anteprima assoluta)
Gli elefanti in Costa D’Avorio non sono per niente estinti!
https://it.wikipedia.org/wi…
Questo articolo con contenuti, visibilmente, propagandistici è di uno squallore senza pari.
Complimenti. ;/

Che dire? una storia troppo romanzata e troppo calcata sul razzismo. Quanto capitato al ragazzo è triste ma più che razzismo vedo malasanità, vedo un ospedale che fa visite approssimative e non riconosce l’appendicite. Un medico, vedi anche il primo commento, che non riesce a far capire ad un operatore del 118 la gravità di un paziente non è razzismo, è incompetenza e malasanità. I soliti appelli a come siamo stati cattivi noi europei e di come dobbiamo espiare tutte le nostre colpe poi servono solo a rendere più assurdo il pezzo.

Sono stupidaggini come questi le cose che in italia fomentano il razzismo non le stronzate di Salvini; strumentalizzare una morte di malasanità per tirar fuori solenni pistolotti antirazzisti significa far girare le palle a molti, ancora di più se quando la vittima della malasanità è bianca nessuno, tranne una vacua condanna di facciata, fa nulla. Tutta roba che porta tanta acqua al mulino dei veri razzisti.

Un ultimo commento che mi ha colpito molto:

Adriano2 • 3 ore fa
Tanti commenti che con orgoglio rivendicano che la morte di questo ragazzo è dovuta alla mala sanità. Io quasi quasi preferirei fosse morto di razzismo.

e la mia risposta:

Shevathas -> Adriano2 • 40 minuti fa
morto di razzismo per avere un martire da venerare e sentirsi “moralmente superiori”? cosa alquanto squallida.

Centocelle, la Serracchiani e il razzismo

Premessa: quella capitata a centocelle è una tragedia indipendentemente dalla nazionalità delle vittime e dei carnefici. Quello che non mi è piaciuto della vicenda son stati gli sciacalli pronti a polemizzare ed accusare immediatamente la controparte di essere la mandante morale della tragedia prima ancora che ci fosse qualche ipotesi, attendibile, sull’autore e sul movente. E già questo dovrebbe insegnare a diffidare tanto della giustizia dei pistoleri da tastiera. Comunque per par condicio anche dall’altra parte c’è stata la fiera dell’idiozia con tanti subumani che esultavano per la tragedia. Comportamento estremamente riprovevole anche se non grave come quello di chi ha lanciato direttamente la molotov. Eppure, una volta che si è saputo che la pista principale era la vendetta interna alla comunità, su twitter sembrava che esultare per la tragedia fosse più grave dell’averla causata.

E veniamo alla Serracchiani, un’altra presa di mira dai social allo stesso modo degli imbecilli che esultavano. Cosa ha dichiarato di tanto scandaloso?

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”.

Io non ci vedo nulla di razzistico e nulla di scandaloso; volendo fare il colto farei notare che Dante Aligheri nel fondo dell’inferno mise i traditori e nel fondo del fondo, la Giudecca, mise i traditori dei benefettori. Che che ne pensino tante animelle belle la Serracchiani ha ragione; tradire la fiducia di chi accoglie è un comportamento abietto, non mi sembra ci sia nulla di scandaloso in ciò. Peccato che ciò strida con la vulgata che vuole “i migranti” degli angeli torturati dalle brutture del mondo e che chi “accolga” sia un benefattore al di sopra delle leggi.

Le anime belle non si accorgono che reagire in maniera così scomposta: lanciando immediatamente la merda contro il ventilatore o scatenando shitstorm contro chiunque non sostenga l’autoevidente santità di chi viene accolto alla fine causa fastidio e ribrezzo nelle persone. Chi esulta per una tragedia è un verme, è pacifico, ma cosa dire di chi stigmatizza i vermi che esultano e contemporaneamente evita di parlare di chi ha realmente causato la tragedia? Lo stesso di chi accusa, a sproposito, la Serracchiani di razzismo; il messaggio che si percepisce è che lo status di migrante dia diritto ad una sorta di immunità diplomatica; ottimo spot per chi sostiene il “ributtateli a mare”.
Quante simpatie hanno portato queste due vicende ai partiti “simpatizzanti” verso le posizioni xenofobe? Purtroppo molte animelle candide non si renderanno conto dei loro errori ma continueranno a lagnarsi di italiani razzisti e chiedersi, scandalizzate, come sia possibile votare Salvini incapaci di capire che esiste qualcosa di peggio di Salvini: loro.