Lodi: per aiutare i pampini o per andar contro salvini?

Qui si stava parlando di Lodi; concordo a pieno con Mattia

In realtà il motivo perché questi SJW si sono scatenati è che il caso Lodi offre loro l’opportunità di attaccare salvini e la sua brigata, mentre lo stesso provvedimenti verso gli italiani all’estero no.
Il caso di Lodi consente loro di scandalizzarsi, di urlare “fasssisti”, di stapparsi i peli dello scroto in segno di protesta, di scrivere sul tuitter “vergona! dove andremo a finire! Le leggi razziali!“…
Parliamo di gente che à bisogno di un nemico contro cui combattere perché altrimenti nella vita non avrebbero nient’altro da fare. Avere un nemico contro cui gridare dà un senso alla loro vita. Quindi scelgono una parte e iniziano a gridare come ossessi a chi sta dalla parte opposta perché questo li fa sentire eroi.

Per curiosità ho cercato un pochettino sul sito del comune di lodi; il mio solito vizio di cercare le fonti e guarda cosa ho trovato: la domanda per gli asili nido che richiama le stesse norme per l’accesso alla mensa: http://www.comune.lodi.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/4%252Ff%252Fa%252FD.cc45d35f5a89721ab3a6/P/BLOB%3AID%3D8469/E/pdf

del certificato si parla nell’ultima pagina

Documenti da allegare:
1. Attestazione ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente);

2. i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea devono produrre – anche in caso di
assenza di redditi o beni immobili o mobili registrati – la certificazione rilasciata dalla
competente autorità dello Stato esterno – corredata di traduzione in italiano legalizzata
dall’Autorità consolare italiana che ne attesti la conformità – resa in conformità a quanto
disposto dall’art. 3 del DPR n. 445/2000 e dall’art. 2 del DPR n. 394/1999 e successive
modifiche in integrazioni nel tempo vigenti.

Quanto stabilito non trova applicazione nei confronti:
– di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea aventi lo status di rifugiato
politico;
– qualora convenzioni internazionali dispongano diversamente;
– di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea nei cui Paesi di appartenenza è
oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni indicate (come risultante
dall’elenco che sarà predisposto dal Comune entro il 31.12.2017)
come disposto da Delibera di C.C. n. 28 del 04.10.2017 “modifica artt. 8 e 17 del vigente
regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate”.
3. Per i genitori non lavoratori: fotocopia del tesserino di disoccupazione e/o certificato di
frequenza corso di studi.
4. Documentazione inerente le spese (inserimenti in RSA, minori, disabili…ecc)
5. Modello CUD.

Il regolamento già prevede l’esonero per i rifugiati e per i residenti in paesi cui è impossibile acquisire tale certificazione. E già questo dovrebbe far capire quanto “nazista” sia in realtà il regolamento del comune di lodi. Delle due una: o tutti i paesi extraUE sono paesi disastrati “tipo somalia” e solo l’UE è l’unico faro di civiltà dotato di catasto e registri dei beni registrati oppure qualcuno sta usando il pretesto del razzismo per avere un trattamento di favore: “se non chiudi un occhio è perché sei razzista”.  Giochetto che se scoperto poi finisce a generare molto più razzismo di quello che intendeva prevenire.

Altra dichiarazione a margine: la certificazione oltre che per la mensa è richiesta anche per l’asilo nido; eppure non ho visto proteste per i pampini esclusi dal nido; come mai? Non è discriminatorio scandalizzarsi perché i pampini extracomunitari non possono mangiare insieme ai pampini ariani mentre se i pampini extracomunitari non possono andare al nido come i pampini ariani è tutto ok?

Delle due una: o quel regolamento è illegale, e quindi il TAR legna, oppure è legale e gli attacchi sono pretestruosi solo per urlare alla nazistificazione dell’italia.  In questo secondo caso poi non mi stupirei se alla fine del giro i migranti finiscano a fare la figura dei “furboni” e, ovviamente, il consenso verso Salvini aumenti.

Un ultima cosa sull’autocertificazione: in italia, ai sensi del DPR n. 445/2000, puoi autocertificare “fatti” che l’ente pubblico può verificare chiedendo ad un altro ente pubblico italiano (ovvero ad enti esteri per i quali esistono convenzioni), altrimenti non puoi autocertificare. La ratio della legge è quella. Anche la traduzione “ufficiale” dei documenti esteri è richiesta dalle norme amministrative italiane.

PS

Sarei curioso di sapere come si dovrebbe comportare il comune se qualche “padano” D.O.C.G. dimentica di versare il contributo; continui lo stesso ad erogare il servizio per non discriminare il pampino o, come capitato da altre parti, come Adro per esempio,  interrompere?

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Titty Astarita è fuori dall’Afronapoli perché si è candidata con Salvini

L’AFRONAPOLI RINUNCIA AL SUO CAPITANO: «SI È CANDIDATA CON SALVINI»Tra qualche giorno, il 21 ottobre per la precisione, a Marano si vota per il rinnovo del consiglio comunale. In una lista che supporta il candidato sindaco della Lega, Rosario Pezzella, c’è anche Titty Astarita, capitano della squadra femminile dell’AfroNapoli. La ragazza viene messa fuori squadra dal suo presidente perché la società si ispira a principi antirazzisti e ritiene incompatibile la candidatura del suo capitano con una lista vicina a Matteo Salvini. (…)

Sorgente: Titty Astarita è fuori dall’Afronapoli perché si è candidata con Salvini

Che dire? mi sembra che la storia della guerra totale contro Salvini stia prendendo un po’ troppo la mano. Immaginiamo poco poco cosa sarebbe successo a parti invertite. Sarebbe venuto giù il mondo.

Qui si sta parlando di diritti politici fondamentali; strano che chi cita la costituzione ogni tre per due sia rimasto zitto davanti ad un comportamento abbastanza grave.

Sfasciare tutte le regole per far un dispetto a Salvini significa solo spararsi nei testicoli; come puoi dire di essere per il pluralismo se l’unico pluralismo che ammetti è il pluralismo nel darti ragione?

Occhio che se si sposa la storia della guerra totale contro “il nemico” anche il nemico ti farà la guerra totale.

Chi giustifica questo comportamento parla di comportamento “contrario” ai valori della squadra. Ma è una squadra di calcio od un partito politico? E per giustificare l’esclusione si son messe in bocca a Salvini un sacco di cose che non ha detto; alla fine a furia di voler essere i democratici più democratici finiscono a fare i fascisti, visto che certi ragionamenti son più da stato totalitario che da democratici.

Creare razzismo how to /14 – Judith ha lanciato una nuova moda?

Stavo cercando notizie sulla situazione meteo in sardegna, al sud si è in allerta rossa, quando ho visto questo articolo: “Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano.

Mi è venuto da pensare subito al “caso” di venezia. Noto che le cause di indignazione vanno “a moda”; adesso è di moda il datore di lavoro razzista e leghista che nega il lavoro al bovero immigrado per razzismo. Prima erano le persone di colore che erano tanto amate da sentirsi come attori in un porno interracial che di punto in bianco, dalla vittoria della lega, si son sentite come nell’alabama degli anni 50.

Devo dire che questo modo di agire lo trovo alquanto stupido: un datore di lavoro è libero di assumere chi vuole e non deve motivare in nessun caso il suo diniego. È liberissimo di dire che Tizio non l’ha convinto, che magari vuol fare altri colloqui, che ha trovato uno migliore. Far passare l’idea che il diniego sia sempre e solo dovuto al razzismo, classico modus operandi di molti SJW, significa fare continui spot pro salvini.

La notizia ha tutte le caratteristiche della fake news ed inoltre mostra molta della plateale idiozia di tanti antirazzisti che, convinti di agire a fin di bene finiscono a far disastri peggio di quelli che credono di voler evitare.

“Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano

Un gruppo di cittadini ha denunciato l’episodio sul web. I titolari della pizzeria si giustificano: dispiace ma qui il lavoro è a rischio

TEMPIO. La denuncia, sotto forma di lettera, sta facendo il giro del web. Gli autori si firmano come un gruppo di cittadini e l’intento che li ha spinti a scriverla è quello di rendere pubblico un fatto accaduto a Tempio che farà sicuramente discutere: a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Il servizio completo sul giornale in edicola e nella versione digitale

Le cose che non mi convincono:

a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.
La stessa cosa che è capitata a Judith; peccato che la notizia sia stata data con i piedi e che ci siano fortissimi dubbi che sia falsa. Sarei curioso di sapere come ha fatto il comitato dei cittadini a sapere l’esatto motivo per il quale il ragazzo non è stato scelto. Il candidato datore di lavoro l’ha ammesso candidamente? dubito sia così idiota. E se anche fosse, un datore di lavoro ha tutto il diritto di assumere o non assumere chi gli pare senza doversi giustificare con nessuno così come chiunque è libero di andare nei ristoranti di suo gusto.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità
E lo ammettono così candidamente dicendo che in passato avevano assunto personale di diverse nazionalità? mah mi sembra un comportamento da imbecilli. Sarebbe bastato un secco “no comment”.

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Campagna virale per un locale “concorrente” più politically correct? vabbè che il commercio è una jungla ma l’abusare di accuse di razzismo per carpire qualche cliente in più spesso si traduce in un boomerang. Come avevo scritto anche nell’altro articolo: cosa penserà un “bianco” che si vede scartato? che al negretto basta piangere un poco di discriminazione per trovare lavoro?

Scegliere un negro perché negro è razzismo così come scegliere un bianco perché bianco. A furia di inventarsi casi di razzismo immaginari B->A si rischia di rinforzare il razzismo “reale” A->B. Poi quando le simpatie verso certe parti politiche crescono enormemente, forse sarebbe il caso di fare un poco di autocritica invece di raccontarsi tante balle autoassolutorie per la propria idiozia.

Io non ho visto la lettera, non son riuscito a reperirla su FB e non sono abbonato a “la nuova” per vedere l’articolo completo; ma ho il sospetto che sia un caso simile al caso di judith, la storia mi sembra troppo artefatta e troppo simile a quella di venezia per essere genuina.

Storie come queste sono tanti, ma tanti, voti per gli xenofobi… sinceramente:

Ma brutte teste di cavolo non vi rendete conto che inventare simili balle significa fare un’ottima campagna elettorale a Salvini, che per un voto di anticontroboicottaro che guadagnate ne portate dieci a Salvini? Volete che salvini perda voti? Buttate il cellulare, eliminatevi dai social e ritiratevi in un eremo nella foresta amazzonica, grazie. E non provate a giustificare le tremende batoste con favolette tipo che gli italiani stanno diventando tutti razzofascisti xenofobi.

Creare razzismo how to /13

Se benzina a piene mani spargi, lamentarsi dell’incendio stupido è. (maestro Yoda)

A quanto pare la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro si è rivelato essere una bufala; qui Butac e qui Puente, che non son di certo diffamatori prezzolati al soldo di Salvini e Di Maio.

Ho notato che l’articolo che avevo citato nel post creare razzismo how to 12 è stato modificato; onor del vero va detto che è stato scritto in coda all’articolo che lo stesso è stato aggiornato due giorni dopo la pubblicazione.

Interessante un confronto fra la vecchia recuperata grazie a web archive e la nuova versione

la vecchia :

Venezia, respinta al colloquio di lavoro: «Non vogliono persone di colore». Brugnaro: «Un cretino»

La denuncia su Facebook di una ragazza di origini haitiane: «Quando il titolare del ristorante ha visto che ero nera se n’è andato lasciandomi basita. Io sono italiana». Brugnaro: «Le chiedo scusa a nome della città»

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.
Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

e la nuova:

Judith a colloquio con La Mantia, ma il web non crede al suo racconto. Lei: «Non ho inventato nulla»

La denuncia su Facebook della ragazza di origini haitiane criticata dal web: «Denuncia generica, è in cerca di visibilità». E lei, intanto, incontra il famoso chef

VENEZIA Un racconto che per tanti inizia a «scricchiolare» e una seconda chance al lavoro. Sono giornate intense quelle che sta vivendo Judith Romanello che sul web, giusto tre giorni fa, aveva denunciato un grave episodio di razzismo. « Qualche giorno fa Judith racconta di essersi recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante «ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum». Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Confrontando le due versioni cosa si nota?

  • Son spariti i suoi riferimenti all’essere di origini haitiane, di esser stata adottata e che le piaccia la pallacanestro.
  • Il nuovo titolo è in forma dubitativa ed apra con il colloquio della ragazza con il famoso chef, quasi che l’apertura del titolo sminuisca il seguito “il web non crede al suo racconto”.
  • Da notare nel titolo anche il gioco del “sandwitch”: Notizia positiva per lei: a colloquio con La Mantia, notizia negativa: “il web non crede”, notizia positiva: “io non ho inventato nulla”
  • Sono spariti, nel titolo, anche i riferimenti alle dichiarazioni del sindaco di Venezia, son riportate solo nel corpo dell’articolo, perché?

Cosa si può dedurre dai cambiamenti? che non è stata scelta la via dell’articolo “smentita”; un ci siamo sbagliati a pubblicare una storia non verificata ma si è cercato di mettere una pezza cambiando, in maniera sostanziale, l’articolo. Mi sembra un comportamento poco professionale. Alla fine le fake news tutti le fanno e tutti se le rinfacciano vicendevolmente,

Interessante anche il paragrafo aggiunto alla fine della nuova versione dell’articolo

Gli attacchi del web e la difesa
Ma ora la vicenda, per tanti, inizia a «puzzare»: dal popolo del web piovono le critiche e si diffonde il sospetto che la bella ragazza sia in cerca di popolarità. Fra i primi a prendere posizione la giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli che punta il dito sul racconto nebuloso di Judith. «Dice di aver perso tutti i contatti telefonici, di non ricordare il nome di chi le ha fatto il colloquio – sbotta su Facebook – ma nessuno le ha chiesto nulla prima di farla diventare un caso nazionale?». Ma la stessa Judith rimanda al mittente ogni accusa: «Non mi sono inventata nulla, è tutto vero». Nel frattempo, per lei, proprio ieri, si è aperta una nuova occasione lavorativa: lo chef Filippo La Mantia, che ha aperto un nuovo ristorante, l’ha incontrata nel pomeriggio per un colloquio.

Vabbe’ che la Lucarelli è una garanzia di webtrollata mentre citare Butac (Michelangelo Coltelli) o qualche altro sbufalatore con un minimo di autorevolezza in più di Selvaggia non avrebbe deposto a favore della tesi “storia vera”.

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio: perché? Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Temo che la risposta sarà la due, e, cosa peggiore che la rabbia che prova è anche, a mio avviso, giustificata. Un’altra persona che, magari era pro accoglienza e contro il razzismo ma che, diventando vittima del razzismo B->A non nasconderà simpatie verso il razzismo A->B.

Ecco spiegato con un esempio concreto il perché i partiti “xenofobi” e “razzisti” hanno successo, non son altro che la reazione a partiti che, a parole, si dicono antirazzisti e antixenofobi ma che in realtà sono altrettanto razzisti e xenofobi, ma B->A invece che A->B.

Una cosa che molti non capiscono, soprattutto nei media, è che i razzismi si sommano in valore assoluto, non algebricamente, tirar fuori razzismo B->A per curare quello A->B, non solo non funziona ma anzi innesca una spirale perversa che porta all’aumento di entrambi i razzismi.

Creare razzismo how to /12

Stavo leggendo la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro perché nera. Devo dire che la vicenda mi è puzzata alquanto, ha tutte le caratteristiche della fake news e i giornali, visto che è funzionare alla storiella “italiani razzisti, migranti buoni” ci son cascati con entrambi i piedi. Non so se sia per malafede o semplice e banale dabbenaggine.

Quello che a me ha dato da pensare, sentendo il  titolo, è stata la plateale idiozia di chi ha fatto il colloquio di lavoro; ad un colloquio non è un obbligo far seguire una assunzione e non è un obbligo dover motivare perché la persona è stata scartata. Quella frase sarebbe solo idiozia gratuita, e dubito che il gestore di un ristorante sia così platealmente imbecille.

Leggiamo comunque criticamente la notizia (grassetti miei).

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.

E cosa c’entra? l’attacco sembra scritto per carpire la simpatia e portarla verso la ragazza.

Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Discriminazioni
Nonostante non sia la prima volta che Judith, come molti altri, viene discriminata per il colore della sua pelle, l’amarezza è stata tanta. «Io sono italiana e so che non tutti gli italiani sono così. Mi chiedo: 2018 c’è ancora questa lotta tra neri e bianchi? È una cosa che fa schifo – dice -. Io non voglio fare la vittima con questo video ma solo far riflettere, stiamo tornando indietro». Judith non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie. «C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. A questa ragazza mi sento di dire di stare tranquilla che un buon lavoro presso i ristoranti di Venezia lo troverà sicuramente perché l’importante è sorridere, essere professionali e cortesi. Per il resto, si cresce insieme al locale. Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Ci sono un sacco di cose che non tornano:

Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento (…) non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie

la ragazza legge un annuncio in cui si cerca personale e non chiede il nome del locale, o se lo chiede non le viene detto. Molto strano. Non sarebbe la prima volta che si usa un “annuncio civetta” per attrarre ragazze. Qui una banale ricerchina su google. Un locale serio non si comporta in questo modo. Ho una amica che sta cercando personale nella ristorazione. La prassi che segue è: contatto telefonico, invio via email del CV, con foto del potenziale candidato e, nel caso, colloquio presso il ristorante o l’ufficio del commercialista. Non colloqui alla “cieca” in strada.
Il tizio non le chiede il CV via email, fissa subito un appuntamento, non nel locale ma in un luogo pubblico. Sarò malfidente ma la questione avrebbe dovuto far scattare qualche “allarme” sulla serietà della persona contattata nella testolina della tizia. Per fortuna il tizio si è limitato ad insultarla; poteva finire peggio.

«Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Arriva, si presenta e il tizio la insulta e scappa. Il rasoio di Occam direbbe uno scherzo di pessimo gusto, spiacevole ma è una cosa che capita abbastanza spesso anche a ragazze bianche. Perché in questo caso, e solo in questo caso parte l’indignazione a mille e negli altri casi neppure se ne parla nella cronaca locale?

«C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. (…) Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

Puro, purissimo buon senso. Ha dovuto fare il diplomatico però ha fornito un parere sensato e corretto.

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Pezza molto, ma molto, peggio del buco. Dubito che il sindaco si sdegni così tanto per qualche altra inc*ata tirata dai suoi concittadini. Perché in questo caso paga politicamente lo spararsi pose antirazziste. Perché per judith dichiarazioni roboanti e per filomena no?

Per questi motivi penso che la notizia, se vera, sia stata data male o sia una fake news; non c’è modo di risalire al colpevole, se vero c’è solo un annuncio ed un numero di telefono privato su subito, se falso la ragazza rischia grosso se lancia accuse indimostrabili. i SJW su twitter chiedevano il nome del ristorante per invocare la vendetta divina sul proprietario; se malauguratamente parte una accusa “non dimostrabile” si rischia di trovarsi a pagare colossali risarcimenti per “calunnia”.

Strano che questi dubbi non siano venuti al giornalista. Quello che mi fa ridere è che da una parte i giornalisti si pongono come i paladini della verità contro le fake news che impestano il web e dall’altra parte rilanciano acriticamente qualsiasi storiella possa colpire i potenziali lettori senza fermarsi cinque minuti a rifletterci sopra o magari cercare qualche altro riscontro.

Fare i paladini della verità spacciando fake news non è che sia l’ideale per dimostrare credibilità e professionalità.

 

 

 

Creare razzismo how to /11

Una delle cose che mi diverte di più degli antirazzisti è che spesso presi dal furore “antirazzista” tirano fuori perle razziste che neppure quelli del KKK.

In particolare dipingono i paesi “esteri” come dei paesi arretrati e poco civilizzati, cose che se fossero state dette da salvini avrebbero scatenato vagonate di indignazione.

Il messaggio che gira su faccialibro è questo

’apartheid esiste ancora.
Ma oggi non sta più in Sud Africa, bensì a Lodi, in Lombardia, e vale solo per i bambini.

Per una scelta della sindaca leghista Sara Casanova, infatti, gli extracomunitari che abitano a Lodi, per accedere alle tariffe agevolate di mensa scolastica, pulmino e pre scuola, devono produrre tutta una serie di documenti che, nel 99% dei casi, non possono ottenere in nessun modo (come, ad esempio, una certificazione dei beni a loro intestati fornita dalle autorità dei paesi di origine, tradotta in italiano).

In alcuni paesi di provenienza non esiste neanche un registro informatico che si occupi di fornire questi documenti, quindi, semplicemente, i figli di quelle persone non possono andare a scuola con il pullman della scuola o mangiare nella mensa assieme agli altri bambini.

Per loro basta e avanza un panino portato da casa e mangiato in classe, assieme agli altri bambini neri, lontano da quelli bianchi.

Nel frattempo, tutti i genitori stranieri che non sono riusciti a produrre la documentazione richiesta, si sono visti recapitare a casa una retta di 700€ che, ovviamente, non possono pagare.

Questo accade oggi, in Italia.
Tra gli applausi dei leghisti, felicissimi delle vessazioni a cui il nostro paese sottopone dei bambini piccoli e i loro genitori.

“Quando la proverbiale mancanza di elasticità del burocrate si combina con la meschinità del razzismo il risultato può fare vacillare la mente.”

Lo disse Nelson Mandela.
Che non viveva a Lodi, ma oggi sembra proprio così.


Lo riprendo vediamolo in dettaglio

L’apartheid esiste ancora.
Ma oggi non sta più in Sud Africa, bensì a Lodi, in Lombardia, e vale solo per i bambini.

il solito attacco polemico che mira a far interpretare in una certa maniera quanto segue. Da notare il richiamo ai “pampini”.

Per una scelta della sindaca leghista Sara Casanova, infatti, gli extracomunitari che abitano a Lodi, per accedere alle tariffe agevolate di mensa scolastica, pulmino e pre scuola, devono produrre tutta una serie di documenti che, nel 99% dei casi, non possono ottenere in nessun modo (come, ad esempio, una certificazione dei beni a loro intestati fornita dalle autorità dei paesi di origine, tradotta in italiano).

Qui mi farei due domande; la prima è: ma non è che implicitamente si sta affermando che, lato pubblica amministrazione, i paesi di origine degli extracomunitari son più arretrati? che molti siano convinti che in africa si vive ancora nelle capanne come riportavano i libri del 1800? Cosa che ritengo plausibile visto che c’è gente, in ottima fede, convinta che Gaza, temperatura a parte, sia identica a Stalingrado nel febbraio 1943.

Un piccolo inciso: anche la svizzera è un paese extracomunitario come ad esempio gli stati uniti o la russia.  Una eventuale esenzione riguarderà anche loro? lo stilista Gervasoni, noto milionario sfizzero, potrà dichiararsi nullatenente visto che non ha proprietà in Italia?

La seconda è più tecnica: su cosa si basa tale richiesta da parte del comune? È stata una scelta “motu proprio” del comune oppure tale richiesta nasce da una precisa disposizione di legge?

Per curiosità mi son scaricato il regolamento del comune di lodi sulle prestazioni agevolate; non si fa riferimento al documento sopra citato, e neppure nella pagina del comune di lodi che tratta della mensa scolastica.  Non parla di tale certificazione ma della “dichiarazione sostitutiva unica (DSU)” ex isee, come condizione per accedere alle agevolazioni.

Non capisco quindi da dove nasca la richiesta di tali documenti. Se è un “arbitrio” del comune basta un avvocato con una denuncia per abuso in atti d’ufficio e si risolve tutto all’istante.

Se invece sorge da una precisa disposizione nazionale per ottenere la DSU, come penso vista anche la norma per la analoga dichiarazione per studenti universitari, allora si abbia il coraggio di chiedere una modifica della norma “nazionale” esonerando gli stranieri dal presentare la certificazione degli immobili in possesso.

Chiedere che un sindaco violi una precisa norma nazionale motivandola con l’antirazzismo è la cosa più sbagliata da fare; è un ottimo spot per i “razzisti”, così come invocare l’apartheid a sproposito per attaccare un sindaco.

Per loro basta e avanza un panino portato da casa e mangiato in classe, assieme agli altri bambini neri, lontano da quelli bianchi.

Nel frattempo, tutti i genitori stranieri che non sono riusciti a produrre la documentazione richiesta, si sono visti recapitare a casa una retta di 700€ che, ovviamente, non possono pagare.

Questo accade oggi, in Italia.
Tra gli applausi dei leghisti, felicissimi delle vessazioni a cui il nostro paese sottopone dei bambini piccoli e i loro genitori.

Queste solite scenette strappalacrime son quelle che mi hanno fatto sentire puzza di bruciato. Se il sindaco ha commesso un abuso si denuncia, a cosa serve la scena del bovero pampino negretto che mangia solo nell’angolo il suo pane nero lontano dai ricchi bianchi, se non a fare un poco “la capanna dello zio tom” e far apparire il cattivo ancora più cattivo?

“Quando la proverbiale mancanza di elasticità del burocrate si combina con la meschinità del razzismo il risultato può fare vacillare la mente.”

Lo disse Nelson Mandela.
Che non viveva a Lodi, ma oggi sembra proprio così.

Quello che mi fa ridere è che son per la legalità; infatti smerigliano i testicoli con i 46 milioni di euro della lega ma poi vogliono, a seconda della convenienza, la legge “plastilina” da piegare a piacimento.

Occhio che alla fine a furia di chiamare “becero razzista” chi, altro non fa che applicare una norma nazionale, si finisce a sdoganare i “beceri razzisti”. A voler la legge “plastilina” da piegare a piacimento poi, a lamentarsi che lo fanno anche gli altri si fa la figura degli ipocriti.

Tante, tante zappe sui piedi mascherate da buone intenzioni. Poi quando la lega vince, e peggio convince, si finisce puntualmente per dare la colpa all’ignoranza ed alla grettezza degli italiani invece che alla propria stupidità ed incapacità di comunicazione. Oltre all’autosputtanamento; se oggi sei per le leggi draconiane domani, chiedendo leggi a geometria variabile, ti stai praticamente smentendo.

Migranti, Onu: “In Italia violenza e razzismo, invieremo un nostro team” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Sorgente: Migranti, Onu: “In Italia violenza e razzismo, invieremo un nostro team” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Migranti, Onu: “In Italia violenza e razzismo, invieremo un nostro team”
Oggi alle 11:41

“Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom”.

L’annuncio arriva Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani, che ha parlato a Ginevra della situazione italiana, dopo i numerosi episodi di aggressione avvenuti negli ultimi mesi.

Per gli stessi motivi una squadra verrà inviata anche in Austria.

sinceramente mi sembra uno spottone per il politically correct. Sarei curioso di sapere se l’alto commissario vorrà controllare anche Ceuta e Melilla o se guarderà da entrambe le parti della frontiera di ventimiglia.

L’onu dovrebbe essere “super partes”; e invece dimostra continuamente il solito strabismo. L’italia controllata per “razzismo”, altri che fanno peggio no.

L’unico risultato sarà di spedire la credibilità dell’alto commissariato ancora più in basso.

“Il governo italiano – ha continuato Bachelet – ha negato l’ingresso di navi di soccorso delle Ong”, facendo riferimento alle politiche migratore portate avanti dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

l’ha fatto anche malta, la francia e la spagna. Come mai si controlla solo l’italia?

L’entrare a gamba tesa “per una parte politica” contro un’altra permette ad una parte politica di denunciare, a ragione, “inopportune ingerenze”.

E se sei “in partes” perdi lo status morale di super partes.

Se la dx, o meglio se quelli che non son pasdaran dell’onu, avanzano è anche grazie a stronzate come questa.

 

Un palese caso di razzismo

Vi invito a leggere attentamente questa, squallida, notizia.

Sorgente: Parma, 21enne violentata per 5 ore: il presunto stupratore è un noto imprenditore. Sequestrati strumenti di tortura

Parma, 21enne violentata per 5 ore: il presunto stupratore è un noto imprenditore. Sequestrati strumenti di tortura

«Uno come me in galera?». Federico P***, assai conosciuto commerciante di abbigliamento di Parma, 46 anni, ha reagito così quando i poliziotti della squadra mobile lo hanno portato dai loro uffici al carcere, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che ha raggiunto anche il nigeriano Wilson Ndu A***, accusato di essere pusher e suo presunto complice: i due sono accusati di aver violentato per ore e picchiato una giovane di 21 anni, nell’attico di Pesci, il 18 luglio.

La 21enne – secondo gli inquirenti e i medici – è stata segregata e violentata per cinque ore, anche usando utensili e fruste. Pesci è molto conosciuto in città: proprietario di una catena di negozi di abbigliamento sulla via Emilia Est, è anche un assiduo frequentatore dei locali della movida, nonché appassionato di motociclette e fidanzato. P*** ha agito con l’aiuto di un 53enne nigeriano, Wilson Ndu A***. Entrambi sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Parma.

La vicenda è squallida, è giusto che la polizia indaghi e che si faccia luce. Ma non voglio parlare di quello squallore quanto del fatto che, quando un caso di cronaca nera riguarda, non come vittima, uno straniero puntualmente qualcuno salta su e comincia ad urlare ai “titoli razzisti” che stuzzicano gli xenofobi.

In questa squallida notizia ci son due arrestati, un italiano ed un nigeriano. Perché nel titolo si parla solo dell’italiano? A colori invertiti credo che ci sarebbe stato un enorme codazzo di polemiche: “due tizi, uno bianco ed uno nero, fanno qualcosa di grave e il titolo strilla solo del negro.”? Apriti cielo.

Eppure riguardo a questo plateale caso di razzismo non sto sentendo proteste per il titolo. Occhio che al prossimo “titolo scandalo” che riguarda un diversamente pigmentato qualcuno potrebbe tirar fuori questo titolo e chiedere come mai non si è protestato per un “titolo scandalo” riservato solo al viso pallido.

Riflessioni interessanti sul razzismo e sul buonismo

Questo articolo mi ha fatto riflettere alquanto; è interessante vedere come certi episodi, che sarebbero da classificare tranquillamente come “cafonaggine” vengano invece ascritti al razzismo per avere maggiori casi da citare quando ci si lamenta del vertiginoso aumento di quest’ultimo.

Un poco come capitato  per il femminicidio; quando gli omicidi di donne hanno iniziato a “non crescere esponenzialmente1” come descritto in certe narrazioni si è cercato di estendere il fenomeno fino ad includere qualsiasi atto violento riguardasse una donna.

Sorgente: ‘Ma levati, brutto s…’, quell’insulto a un venditore di rose mi ha fatto riflettere – Il Fatto Quotidiano

Sono riconoscente ai vari commentatori dei miei due precedenti post sul razzismo (Una storia di ordinario razzismoAnticorpi per il razzismo) perché mi spingono a fare qualche precisazione. Con la parola “razzismo” non intendo letteralmente un presunto senso di superiorità di una “razza” su un’altra, ma – in senso più ampio – un’insoddisfazione diffusa, in una nazione o in parte di essa, che genera un pregiudizio collettivo che ha la funzione psicologica e sociale di spostare i motivi del malessere verso un capro espiatorio erroneamente vissuto come il vero nemico. (…)

Con questa definizione il far pensare che i leghisti, tutti, siano la caricatura di borghezio, che i 5stelle siano la versione 2.0 dei trinariciuti di Giovannino Guareschi o, par condicio, che i forzisti siano tutti ganassa con il suv parcheggiato in terza fila e i piddini tanti piccoli wannabe Guidobaldo Maria Riccardelli, sarebbe razzismo. Basta questo esempio per mostrare come estendere a iosa una definizione porta prima ad una perdita di significato della parola. Come avvenuto ad esempio per il termine fascista oramai, nel lessico di sinistra, semplice sinonimo di “persona che non condivide le mie idee”.

C’è un altro episodio, oltre a quello della gelateria del primo post, che sento purtroppo come un possibile termometro della situazione e invito gli scettici a credere che è realmente accaduto.

Mia moglie e io eravamo seduti a un tavolo in un ristoranteall’aperto, poco distante una coppia sui 50 anni assolutamente sconosciuta. Passa l’ennesimo venditore di rose. Personalmente la cosa mi imbarazza, vengo preso – come al solito – da sentimenti contrastanti. Pena, dispiacere, colpa, insofferenza, vergogna di non sapere bene cosa fare. Fino ad accarezzare la difesa mentale paranoica del racket dai mille tentacoli che comprende i venditori di rose, i lavavetri o chi chiede l’elemosina per la strada.

In genere non compro le rose, mi limito a dire “no grazie”, in maniera più o meno sostenuta o ripetuta a seconda dell’insistenza del tizio e così generalmente ho visto fare agli amici che frequento; di destra, di sinistra o anche qualunquisti che siano . Mi ha colpito quindi la risposta dell’uomo del tavolo vicino al mio, che in maniera secca e decisa ha detto testualmente : “Ma levati dalle palle, brutto stronzo”,

Il tizio si è comportato da cafone; faccio però umilmente notare alcune cose; la prima è che se l’insultato fosse stato italiano si sarebbe parlato genericamente di cafonaggine, invece prendere lo stesso episodio e ascriverlo al razzismo solo perché riguarda un immigrato significa piazzare razzismo dove non ne esisteva, cosa che porta alla conseguenza di far urlare all’uso strumentale delle accuse di razzismo.

Ci sarebbe comunque da considerare che a molti infastidisce essere continuamente interrotti mentre si cena e dover rispondere continuamente “no grazie”; cioè al primo “no grazie” posso capire una piccola insistenza ma se si diventa troppo insistente alla fine c’è lo scontro di due cafonaggini. Perché una dovrebbe essere razzista e l’altra no?

Vediamo dunque che uno stesso sentimento di imbarazzo, d’impotenza, di pena e di insofferenza, che probabilmente accomunava me e l’uomo del tavolo vicino, è stato gestito con due modalità diverse, la mia che eviterei di chiamare “buonista”, considerandola solo civile, e l’altra che chiamerei francamente razzista e incivile. Un episodio individuale che sarebbe pericoloso se si diffondesse. Ma se io avessi risposto come il mio vicino di tavolo, mia moglie si sarebbe alzata e immediatamente andata via, mentre la signora è rimasta tranquillamente a parlare con il compagno apparentemente non scossa. Una prima presunta alleata che tende a rinforzare l’atteggiamento in questione.

il “buonismo” non è solo il comportarsi in maniera civile quanto il considerare l’immigrato sempre in ragione e l’altro sempre in torto.  Banalmente: sfanculi un italiano => sei un cafone. Sfanculi, per lo stesso motivo, un immigrato => sei un cafone razzista. Ed è questo che fa detestare i buonisti; il fatto che per sentirsi tanto tanto buoni tirino dentro il razzismo anche quando non c’entra, quando c’è solo cafonaggine e maleducazione.

E quello che succede con una overdose di buonismo è che a furia di dire: “dici/fai così perché sei razzista”, quando qualcuno alla fine “fa il razzista” gli altri applaudono.


  1. il numero di omicidi che riguardano vittime di sesso femminile è praticamente costante negli ultimi anni. 

Gli intellettuali impegnati, il miglior puntello per Salveeny

Uno dei leit motiv dell’estate, in molti articoli indignati, è stato: “i razzisti c’erano già e salveeny gli ha sdoganati”.

Eppure ho notato, leggendo tali articoli, che sorgevano tre domande, domande che il redattore evitata di porre esplicitamente e ancor di più di provare a rispondere.

Le tre domande sono:

  • Se in italia il problema razzismo era già presente anche durante il governo precedente, allora cosa è stato fatto per affrontarlo?
  • Se il problema razzismo è stato affrontato, perché la soluzione scelta non ha funzionato?
  • Cos’altro si può provare a fare per risolvere il problema?

Che queste due domande vengano evitate come la peste e che, in tantissimi articoli si eviti di porre e di rispondere mi fa pensare che la “non risposta” sia per evitare di dover dare risposte scomode, ovvero:

  • Se in italia il problema razzismo era già presente anche durante il governo precedente, allora cosa è stato fatto per affrontarlo?

La risposta “niente”, denuncia una grave incapacità di affrontare un problema oltre a gettare una fosca luce sulle capacità della scorsa maggioranza, vede un problema, che a sentire le dichiarazioni ora è molto grave, e non fa nulla per affrontarlo e risolverlo.  E perculano questo governo per incapacità politica invece di andare a nascondersi?

le altre risposte: la legge Fiano, urlare “al fasciorazzista” sempre, comunque e dovunque, anche se il razzismo c’entrava poco  o niente come nell’ultimo, in ordine di tempo, caso dell’uovo nell’occhio? (qui una rassegna di altri casi).

Risposte che portano alla seconda domanda, altra domanda scomoda

  • Se il problema razzismo è stato affrontato, perché la soluzione scelta non ha funzionato?

Per rispondere a tale domanda bisogna fare autocritica e cercare di capire perché la soluzione scelta si sia rivelata fallimentare. Questo però stona alquanto con la storia dei migliori che prendono sempre le migliori decisioni e che, solo per intervento diretto di Satana, finiscono per perdere le elezioni.

Se non ha funzionato vuol dire che qualcosa si è sbagliato, o nella valutazione della situazione o nella valutazione del contesto. Invece si torna sempre al: “la teoria era perfetta, è la realtà ad essere sbagliata”.

Collegata alla seconda c’è la terza domanda, domanda alla quale tanti autori di articoli che grondano indignazione si guardano ancora di più al rispondere:

  • Cos’altro si può provare a fare per risolvere il problema?

E questa è la domanda evitata come la peste; perché proporre una soluzione qualsiasi significa iniziare a dover discutere di pro e contro, doversi confrontare, e in certi casi scontrarsi, fra i sostenitori della linea “accoglienza totale, frontiere aperte” e i sostenitori della linea minniti. Molto più utile urlare in ogni dove “salveeny cacca pupù” e vomitare indignazione a piene mani. Non imbarazzi i tuoi sostenitori ed eviti domande scomode. L’unica contoindicazione è che, paradossalmente, si finisce a rinforzare l’avversario1; cosa già vista d’altronde con berlusconi2, ma si può campare di rendita nella posizione di intellettuale impegnato pappagallo di regime3.

 


  1. fra uno che da risposte sbagliate a domande giuste e uno che lotta contro la domanda si preferisce sempre, anche se talvolta obtorto collo, il primo. 
  2. Ricordate i girotondi? 
  3. un intellettuale dovrebbe avere una visione della realtà e fare proposte politiche, uno che si limita a ripetere 50 sfumature di “salveeny cacca pupù” non è un intellettuale quanto un pappagallo di regime.