Gli abusivi della sanità e le fake news

Il 24 i giornali sono usciti con titoloni relativi ad una sanatoria per gli abusivi della sanità; questi alcuni titoli:

Manovra, via libera anche a chi esercita professioni sanitarie senza titolo. Le associazioni: “Assurdità totale” (repubblica)

Fermare la sanatoria delle professioni sanitarie che trasforma i ciarlatani in quasi medici (Anelli di fumo – Blog – L’Espresso)

e tante altre battute su “io gioco al piccolo chirurgo e quindi per il governo sono un medico”.

La realtà come al solito è diversa da come viene raccontata dai media.

Sotto, per chi interessa, c’è una analisi, debunking per usare un anglismo, della notizia. Prima ci sarebbe da fare una riflessione su come i media rilanciano le notizie. Da un giornale mi aspetto precisione ed approfondimenti, non fraintendimenti dovuti, a voler esser buoni ad incapacità di leggere e capire la ratio di una norma, a voler essere cattivi a plateale malafede. Il gioco del lancio della merda contro il ventilatore serve solo a rendere tutto “marron” e poi vai a distinguere fra la merda realmente prodotta dal governo e quella inventata di sana pianta e raccontata dai media.

Poi hai voglia di lamentarti dell’analfabetismo di ritorno e delle fake news quando poi son gli stessi media a fomentarle e produrle. Quella sulle professioni sanitarie è una buona fake news: 90% di verità, l’articolo effettivamente deroga per l’iscrizione al registro, e 10% di omissioni e invenzioni “sanatoria degli abusivi”. Peccato che a farsi trovare troppo spesso con la mano nel barattolo della marmellata, a lamentarsi dei ladri di “nutella” si finisce solo a far da figura degli ipocriti.

Ultima riflessione: perché pagare per leggere la stessa spazzatura che trovo gratis su faccialibro? Se sono in crisi forse non è solo per i mefitici poteri di Salveeeny… Buffo poi che chi si lamenta delle fake news, chi si considera colto, antropologicamente superiore ai buzzurri analfabeti funzionali poi ci sia cascato benissimo con entrambi i piedi. Il bue che da del cornuto al bisonte…

 

Fonte: Il governo ha davvero salvato gli abusivi?

La notizia, corredata da post allarmistici ed allarmati, ha fatto subito il giro del web, in particolare, come era ovvio, sui social network e sui gruppi infermieristici.

Una buona dose di ignoranza, o perlomeno scarsa preparazione dei giornalisti che hanno pubblicato la notizia, ha fatto il resto.

(…)Come sempre l’AIILF ha atteso di avere tutti gli elementi necessari prima di esprimere una valutazione oggettiva, professionale e non politica del provvedimento.

Ripercorriamo quindi in breve la storia del “famigerato” comma 283bis del maxiemendamento del Governo alla Legge di Stabilità 2019 (la cosidetta “finanziaria”).

Iniziamo dal punto che più ci coinvolge: il suddetto comma NON RIGUARDA MINIMAMENTE GLI INFERMIERI.

Sana invece il vuoto legislativo per tutte le professioni sanitarie che fino all’anno scorso non erano dotate di albo ed hanno quindi vissuto in un limbo legislativo a differenza di quanto avvenuto per gli infermieri.

Educatori professionali, dietisti, pedagogisti, insieme alle altre professioni sanitarie non mediche, che avevano frequentato i corsi regionali a loro tempo abilitanti, non avevano mai ottenuto l’equiparazione del titolo a quello universitario necessario dopo la legge 42/99.

Agli infermieri questo “limbo” è stato risparmiato, prevedendo fin dall’inizio l’equipollenza del titolo e quindi consentendo anche ai vecchi diplomati dei corsi regionali di esercitare la professione ed prevedendo il diritto/dovere di iscrizione all’ordine.

Non essendo previsto all’epoca invece nessun albo per quasi tutte le altre professioni sanitarie, il problema è rimasto silente per molti anni.

Finchè uno dei decreti attuativi alla legge firmata dall’ex ministro della Salute Lorenzin, approvata dal Parlamento il 22 dicembre dello scorso anno, ha previsto la costituzione degli Albi delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione: (…)

La costituzione di un albo della professione porta con sé una serie di requisiti per l’iscrizione, come una “laurea abilitante all’esercizio della professione sanitaria, ovvero titolo equipollente o equivalente alla laurea abilitante”.

Nuovi corsi di laurea sono stati introdotti dal 1999 in poi e chi operava già in quei settori dopo aver conseguito un titolo con il vecchio ordinamento, ora con l’istituzione degli albi rischiava di venir escluso dallo specifico albo di competenza, perdendo così la possibilità di poter continuare ad esercitare la professione.

Chi aveva, ad esempio, conseguito un titolo regionale come educatore professionale (magari aggiungendoci anche, nel tempo, un Master Universitario come quello in coordinamento) e poteva quindi operare in strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie come Asl, ospedali o residenze protette, ai sensi della legge Lorenzin avrebbe dovuto acquisire la nuova laurea, attualmente necessaria, per l’iscrizione al nuovo albo e per poter quindi continuare ad esercitare la propria professione, malgrado l’esperienza acquisita negli anni.

Quindi il comma in questione si occupa di professionisti FORMATI ed ABILITATI e NON di ABUSIVI, come ha sbandierato ai 4 venti chi ha fatto solo una superficiale lettura dei titoloni, o peggio chi è dedito alla denigrazione tout court. (…)

Professionisti, ESATTAMENTE come gli infermieri formati con il vecchio ordinamento (diplomi regionali) cui questo “calvario legislativo” è stato risparmiato.

Il comma 283-bis va a modificare la legge vigente e concede una deroga (NON una sanatoria) per l’iscrizione agli Albi da parte dei professionisti senza i titoli attualmente necessari (laurea), a patto che abbiano esercitato quella professione per almeno 36 mesi negli ultimi 10 anni, anche in modo non continuativo. Peraltro si tratterà di “elenchi speciali ad esaurimento”, accessibili cioè ORA per coloro che sono in possesso di titoli “antichi”; albi quindi che andranno a scomparire quando gli iscritti verranno posti in pensionamento. (…)

NESSUNO quindi potrà esercitare una professione sanitaria SENZA TITOLI, come paventato anche da alcune associazioni professionali (comprese quelle che non rientrano nemmeno in questa modifica).

Viene solamente riconosciuta la formazione precedente alla legge 42/99 e permesso a questi professionisti “senza laurea” di potersi guadagnare da vivere continuando a fare quello che hanno fatto per decine di anni, esercitando la professione che amano.

Che è quello che sapevo anche io: tutte le volte che si norma una professione costituendo un nuovo albo contemporaneamente si “deroga” per chi già svolge il lavoro che ricade nelle competenze dell’albo anche se non ha tutti i nuovi requisiti richiesti per farvi parte. Questo è capitato con le vecchie diplomate magistrali quando si è stabilito che serviva la laurea per insegnare alle elementari, è capitato con gli ingegneri alla riorganizzazione dell’albo: prima un ingegnere gestionale poteva firmare il progetto di una trave, oggi no, i vecchi ingegneri gestionali iscritti all’albo indiviso però son stati iscritti d’ufficio in tutti e tre i settori del nuovo albo. Anche perché chi lavorava come tecnico di radiologia, per esempio, assunto regolarmente prima della costituzione dell’albo non è abusivo e non ha esercitato abusivamente, era in regola e son cambiate le leggi dopo, non prima. E che fare di loro? licenziarli perché non laureati? Imho se il governo avesse scelto l’opzione B, licenziamento, sarebbe partita la protesta perché “non possiamo privarci di esperti e bla bla bla”.

PS
Per questo debunking mi son preso del grillino… 😀

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oh bella ciao, sarai romana e per bandiera tu avrai quella italiana…

Stavo leggendo la notizia sulle le polemiche per aver cantato bella ciao alla recita delle elementari (Fonte Repubblica)

Che dire? spiace ma oramai “bella ciao” dalla cantata idiota di Santoro contro il demonio di Arcore non è più un canto super partes che ricorda la resistenza e i partigiani che liberarono l’italia dal nazifascismo ma è diventato un canto “politico” ed un inno di una precisa parte politica e il cantarlo, spiace dirlo, ha un preciso significato politico.

Io penso che la politica debba stare fuori dalla scuola, soprattutto dalla scuola dell’infanzia ed elementare; non è il caso che i docenti portino a scuola le loro pippe mentali. I bambini devono crescere e poi si faranno loro le loro idee politiche senza bisogno di indottrinamento1.

Napoli, bimba canta ‘Bella ciao’ alla recita delle elementari, papà leghista si ribellaNapoli, bimba canta ‘Bella ciao’ alla recita delle elementari, papà leghista si ribella
Il genitore su Facebook: “Canzone di vigliacchi, fuori la politica dalla scuola”. Rabbia e indignazione in rete: “I partigiani liberarono l’Italia”

La sua intenzione era “solo di proteggere i bambini” da quello che egli stesso ha definito “un indottrinamento politico”. Prova a spiegare la propria posizione Paolo Santanelli, il papà di una piccola alunna della scuola elementare De Amicis di Napoli che, da lui ‘sorpresa’ a canticchiare Bella Ciao, ha criticato sui social la scelta di introdurre la canzone partigiana all’interno di una recita scolastica di Natale con conseguenti polemiche.

Santanelli, come riportato da alcuni organi di stampa, ha chiesto alla bambina come mai conoscesse quella canzone, e la piccola ha risposto che faceva parte dei testi della recita di Natale che, quest’anno, avrebbe avuto come tema la storia della Costituzione.

Recita di natale che ha come tema la storia della costituzione? Alle elementari? No, non ci sono intenzioni politiche dietro. Chi pensa questo sbaglia allo stesso modo di chi pensa che si guardino i film porno per le cose zozze. In realtà è per apprezzare la profondità della fig trama e inoltre per, diciamo, l’intreccio fra i personaggi nel dipanarsi della storia.

La scuola imho l’ha fatta fuori, e di tanto, dal vasino.

Una spiegazione che non è andata giù al genitore: “Non vorrei che questa decisione altro non fosse che una scelta ad hoc fatta per non turbare la sensibilità delle famiglie di religione musulmana che hanno i loro figli in quella stessa scuola – ha scritto in un primo post di ‘denuncia’ -.

E come al solito i musulmani (e i bambini) vengono tirati dentro come pretesto per verniciare di alti ideali le basse pippe mentali degli adulti. Solo un appunto; se arruoli il saracino, anche se a sua insaputa, sotto le tue bandiere non stupirti se dall’altra parte trovi tanti devoti di Santiago Matamoros e del Cid Campeador.

I post del dirigente della Lega hanno fatto esplodere rabbia e indignazione in rete. “I bambini e la libera determinazione della loro coscienza sono le ultime roccoforti che gli uomini di “buona volontà” hanno l’obbligo di difendere a spada tratta” scrive un utente su Facebook.

arruolandoli a loro insaputa? meglio lasciare che i bambini facciano i bambini e che gli scazzi politici dei grandi se li risolvano da soli i grandi.

“L’imbecillità e l’ignoranza porta a far credere che Bella Ciao sia una canzone politica….

Solo un titolo di giornale, uno dei tanti… Salvini, sulla navetta in Aeroporto cantano «Bella ciao» – La Gazzetta del Mezzogiorno.

La ‘strumentalizzazione’ del suo sfogo, come lo stesso Santanelli e alcuni suoi contatti sul social network l’hanno definita, ha poi spinto lo stesso Santanelli a un ulteriore post, sempre su Facebook. “Io desidero che a Natale mia figlia canti la natività di Gesù bambino in tutto quel magico mondo che appartiene alla sua età e non intoni una canzone di guerra che richiama morte, odio e violenza – ha scritto -. I dirigenti e gli insegnanti, se proprio vogliono fare politica, si occupassero di migliorare mense, bagni e strutture, assumendosi la responsabilità di denunciarne le precarietà, soprattutto in un momento in cui circa l’80% degli edifici scolastici a Napoli risulta non essere a norma”.

spiace dirlo ma ha ragione, per quanto possa essere leghista e possa avere le sue idee sui partigiani. Fra noi penso che i veri partigiani, quelli che combatterono realmente il fascismo, se tornassero a vivere difficilmente apprezzerebbero simili pagliacciate come quella fatta dalla scuola.

Comunque se si volesse cantare una canzone che invita alla fratellanza fra i popoli ed è apprezzata anche a destra si potrebbe cantare “facetta nera”; parla in maniera positiva di ius soli: “faccetta nera, sarai romana e per bandiera tu c’avrai quella italiana”2; perché non farlo?


  1. senza considerare che, come capitato al sottoscritto, i tentativi di indottrinamento poi possono ottenere l’effetto opposto. Penso che molti miei compagni di scuola andarono a destra perché videro dall’altra parte pessimi esempi. 
  2.   guardacaso canzone non gradita al regime fascista proprio perché parlava di integrazione “faccetta nera sarai Romana…” e di rapporti paritetici con gli abitanti delle colonie.
    Ma queste persone sanno che Benito Mussolini odiava Faccetta nera? Aveva addirittura tentato di farla bandire. Per lui era troppo meticcia: inneggiava all’unione tra “razze” e questo non era concepibile nella sua Italia imperiale, che presto avrebbe varato le leggi razziali che toglievano diritti e vita a ebrei e africani. Oggi però, ed è qui il paradosso, il regime fascista è ricordato proprio attraverso questa canzone che detestava. fonte: https://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2015/08/06/faccetta-nera-razzismo Quindi perché non cantarla tutti assieme? 

I cavalieri dello zodiaco ed il politically correct

I cavalieri dello zodiaco sono una serie animata dei primi anni ’90 che ha avuto successo ed ha generato una marea di spin-off. I combattimenti erano abbastanza coreografici, le armature e la storia, pur non essendo nulla di eccezionale, ha preso e conquistato una generazione.

Anche se alla fine la trama era solo un canovaccio per mostrare la nuova collezione autunno-inverno di armature vagamente ispirate a figure mitologiche1. Di tanti e tanti spin-off anche netflix decide di crearne uno in CG basandosi sulla prima serie dei cavalieri, l’assalto alle 12 case. Modificando leggermente il gruppo e trasformando in donna il cavaliere della costellazione di andromeda. Ovviamente la scelta, giustamente avversata dai fans della serie, è stata giustificata da vagonate di politically correct. Come scrive lo sceneggiatore della serie:

“La responsabilità è mia. Quando abbiamo iniziato a sviluppare questa nuova versione, volevamo cambiare molto poco. I punti cardine di Saint Seiya fanno sì che sia così amato, e sono forti. La maggior parte regge bene anche dopo trent’anni. Però una cosa mi preoccupava: i Cavalieri di bronzo al fianco di Seiya Pegasus sono tutti maschi. La serie ha sempre avuto dei personaggi femminili fantastici, forti e dinamici, e ciò si riflette nell’enorme numero di donne appassionate al manga e all’anime di Saint Seiya. Ma trent’anni fa non era un grosso problema che in un gruppo di ragazzi intenti a salvare il mondo non ci fossero ragazze. Oggi il mondo è diverso. È normale che ragazzi e ragazze lavorino fianco a fianco. Giusto o sbagliato, il pubblico avrebbe visto un gruppo di soli uomini come una dichiarazione di intenti.”

E ancora:

“Non volevo creare un nuovo personaggio femminile che risaltasse perché innaturale, specie se la sua personalità fosse stata quella di ‘essere la ragazza’. Poi abbiamo discusso di Andromeda. Siamo tutti d’accordo – è un personaggio grandioso. Quindi, se l’originale era ‘Andromeda Shun’, perché non interpretarlo come ‘Andromeda Shaun’?”

Puro marketing; avere il bollino “prodotto politically correct” aiuta a vendere. Basta ammetterlo chiaramente invece di cercare pretesti. Concordo comunque con l’articolo di wired: rendere andromeda una donna snatura la storia. Castalia e Tisifone, cavalieri donna, sono obbligate ad indossare maschere perché, per il grande tempio, una donna che decide di diventare guerriero deve rinunciare alla propria femminilità2.

Oggi cinque ragazzi che salvano il mondo è un problema? Conta la storia o conta il bilancino politically correct dei personaggi? Qualunque opera se non c’è almeno un rappresentante di ogni razza/sesso/orientamento sessuale/stato fisico/pianeta della federazione/ viene inappellabilmente bocciata e perseguita dai SJW?

Facciamo il remake di rambo inserendo anche ramba?3.

Temo che la serie si ridurrà ad una parodia dei cavalieri, l’ennesima, in CG e una storia snaturata creata solo per vendere i nuovi modellini4. E poi ci si chiede come mai a molti il politically correct all’eccesso stia alquanto sulle balle.

[spoiler]


  1. Nzomma Athena più che la dea della giustizia doveva essere la dea dell’antipatia visto che qualsiasi divinità o aspirante tale si presenti la rapisce, e i cinque pirloni devono liberarla prima del tempo limite scambiando mazzate con i pirloni seguaci del dio che si contrappone ad  athena. Pegasus (Seiya) è quello che inizia a prendere mazzate salvo poi svegliarsi, indossare vestiti fighi e menare a sua volta. Sirio viene accecato e deve fare lo strip tease prima di menare il suo avversario. Cristal (Hyoga) invece deve frignare tanto che è un povero orfanello prima di surgelare il nemico di turno. Andromeda cerca di fare da pacificatore e ha due ruoli principali; il primo di farsi menare talmente forte al punto di far arrivare il fratellone (Ikki) che mena tutti e poi risparisce, e il secondo è di fare il personaggio del team con un QI a doppia cifra. 
  2.  Una parte della diatriba fra Tisifone e Pegasus è legata proprio a questo, pegasus l’aveva vista senza maschera e questo è stato preso da lei come una grossa offesa. 
  3. pornodiva italiana degli anni ’80 
  4. Almeno Soul of Gold era una serie “nuova” e anche abbastanza carina, non era il solito canovaccio fatto solo per vendere qualche pupazzetto in più. 

postverità e 1984

Riguardo alla vicenda di Codroipo c’è anche un’altra considerazione da fare; repubblica aveva scritto la cavolata e, come ha notato puente, poi ha cercato di mettere una pezza cambiando l’articolo di giornale invece di pubblicare una smentita. Questo giochetto era stato fatto anche per la vicenda della aspirante cameriera di Venezia che avrebbe ricevuto insulti razzisti in un colloquio di lavoro, storiella poi rivelatasi essere una bufala (qui).

Che dire? credo che una bella fetta di responsabilità riguardo alla postverità l’abbiano i media che giocano a fare i piccoli Winston Smith1 correggendo continuamente il passato invece di ammettere di aver preso una cantonata. Di fatto si stanno sputtanando da soli mostrando di essere pasticcioni inaffidabili ed incapaci di ammettere gli errori e questo favorisce proprio chi ha interesse a dare “il colpo di grazia” alla credibilità dei giornali mostrando impietosamente come questi ultimi non parlino della “realtà” quanto la usino come pretesto per raccontare storie che prendono i lettori. Porgendo però il fianco a chi accusa loro non di scrivere notizie ma romanzi e favolette.

Spiace dirlo ma i “cani da guardia del potere” stanno facendo tanto la figura degli allocchi e degli sparaballe. E la condanna per gli sparaballe è di non essere creduti quando dicono il vero.


  1. il protagonista del romanzo “1984“; il suo compito è di “correggere” i libri e gli articoli di giornale già pubblicati, modificandoli in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal Partito. 

Fake nius

Ennesima fake news; esce una bufala e giornalisti e politici ci cascano con entrambi i piedi, scatenando le solite shitstom e le solite vagonate di indignazione sui social1

Il comune Codroipo non vieta i bambolotti di pelle scura in asilo

Sorgente: Il comune Codroipo non vieta i bambolotti di pelle scura in asilo – Il Blog di David Puente

Che dire? un minimo di autocritica da parte dei giornalisti per aver sparato notizie senza verifica ma solo perché “facevano il botto” sarebbe gradita. Sinceramente se devo leggere “la storia che indigna il uebbe’” vado gratis sui social mica pago un giornale.

Da notare anche il solito vizietto di non ammettere di aver detto/fatto una stronzata ma tentare di cambiare le carte in tavola; sempre dal blog di puente:

Da segnalare Repubblica che dal titolo “Udine, il regolamento mette al bando i bambolotti con la pelle scura dall’asilo nido” è passato ad un più morbido “Udine, il Comune cancella dagli asili i riferimenti “a culture diverse”: al bando anche i bambolotti con la pelle scura“

L’indignazione vende bene ma se da giornalista si passa a venditore di indignazione a 3€/kg, poi non ci si scandalizzi se, quando si preferisce indignazione di un’altra marca, gli affari calano.

Più che cani da guardia del potere mi sembrano fessi pronti ad abboccare ad ogni “bocconcino” che sembra appetibile. Chi è causa del suo mal.

PS
Questa è la lista completa degli allocchi, sempre secondo il blog di puente

Ecco altri titoli di altre testate e siti di informazione che hanno riportato erroneamente la storia:

“Udine, il comune di Codroipo mette al bando le bambole con la pelle scura dall’asilo nido” (Fanpage)
“Assurdo, bambole dalla pelle nera bandite al nido di Codroipo” (Wired)
“A Codroipo (Udine) il comune mette al bando i bambolotti con la pelle nera negli asili” (Il Fatto)
“Codroipo, Comune vieta bambolotti di colore all’asilo” (Vvox)
“Codroipo, bambolotti con la pelle scura vietati all’asilo” (Gazzettino)
“Negli asili di Codroipo vietati bambolotti di colore: cancellati riferimenti a culture diverse” (Dire)
“Codroipo, bambolotti con la pelle scura vietati all’asilo” (Leggo)
“Udine, il comune di Codroipo dice no ai bambolotti di pelle scura negli asili” (Affaritaliani)
“Udine, Comune del centrodestra mette al bando dallʼasilo i bambolotti con la pelle nera” (TGCom24)

 


  1. Mi sa che il buon zio Albert dovrà aggiornare la sua lista delle cose infinite con un altra sicuramente infinita. 

femminismo e pessima cronaca giudiziaria

Questo articolo del fatto quotidiano è molto interessante perché mostra sia come la “narrazione” si sostituisca ai fatti nel descrivere la realtà sia come molte femministe intendano i processi per stupro e/o violenza: processi analoghi a quelli dell’inquisizione anglosassone contro le streghe1, processi la cui funzione  non è quella di chiarire, nel contraddittorio fra parti, la versione più verosimile quanto quella di mostrare quanto sia stato cattivo l’inquisito e quanto sia sacrosanta e giusta la condanna.

Lucia Perez. Assolti i 3 uomini accusati di aver stuprato, torturato e ucciso 16enne argentina. Ni Una Menos: ‘Morta 2 volte’

La vittima era diventata il simbolo delle proteste delle femministe. Due degli imputati sono stati condannati a 8 anni per la vendita di droga a minorenne, mentre il terzo è stato assolto dall’accusa di occultamento di cadavere. L’Istituto di studi comparati in scienze penali e sociali: “L’imponente quantità di pregiudizi mostrati durante il processo rendono questa decisione un’imposizione arbitraria”. Chiesta indagine sulla condotta della pm Maria Isabel Sanchez

Già il titolo mistifica: a leggerlo sembra una assoluzione completa e non, come poi viene scritto nell’articolo, l’assoluzione dall’accusa di aver stuprato la ragazza. Direi il classico titolo clickbait utile per fomentare tante polemiche (e avere tante visite).  E infatti nei commenti molti commentavano, non il corpo dell’articolo ma il titolo. Penso che molta percezione di “giustizia demenziale” dipenda in realtà da titolo messi per colpire ma fuorvianti rispetto alla notizia.

La sua morte, e i dettagli della violenza subita, sconvolsero l’Argentina e tutta l’America Latina, dando il via al primo sciopero generale delle donne in Argentina e ad una serie di manifestazioni che avviarono il movimento #NiUnaMenos (Non una di meno). Ma a due anni dal crimine, i giovani accusati di aver drogato, stuprato, impalato e assassinato la sedicenne Lucia Perez sono stati assolti dal tribunale di Mar del Plata dal delitto di omicidio e violenza: due di loro sono stati condannati a 8 anni per la vendita di droga ad una minorenne, mentre il terzo è stato assolto dall’accusa di occultamento di cadavere. Sconvolta la famiglia della ragazza. “Loro non l’hanno stuprata, non l’hanno uccisa, non le hanno dato niente. E la morte di mia figlia cos’è, un regalo?”, ha detto la madre Marta Montero. Protesta il movimento femminista Ni Una menos che ha annunciato una mobilitazione per il 5 dicembre: “Lucia è stata uccisa due volte. La prima volta dagli esecutori diretti, la seconda da chi li ha assolti negando che due adulti che somministrarono cocaina per sottomettere una adolescente siano responsabili di abuso e femminicidio”. Critico anche l’Istituto di studi comparati in scienze penali e sociali (Inecip), secondo cui la sentenza mostra “un’indifferenza totale alle esigenze che il diritto internazionale dei diritti umani pone da decenni nell’inserire la prospettiva di genere nei giudizi per crimini sessuali. L’imponente quantità di pregiudizi mostrati durante il processo, e ratificati dalla sentenza, rendono questa decisione un’imposizione arbitraria e manifestano una cultura della violenza. In questo modo si mette sotto processo la vittima”.

Posso capire la reazione della madre; non posso giustificare un movimento che invece della verità vuole colpevoli da mandare al rogo.

Secondo i giudici argentini, i periti non sono riusciti a dimostrare che la ragazza è stata violentata e assassinata da Matías Farías (25 anni) e Juan Pablo Offidani (43), per cui era stato chiesto l’ergastolo. La morte di Lucia Perez non sarebbe stata dunque un femminicidio, né sarebbero stati compiuti abusi sessuali, ma ci sarebbe stata una relazione consensuale con il più giovane, che le aveva venduto anche cocaina.

Se è morta di overdose non è femminicidio, è overdose. E che un tossicodipendente rischi di rimanerci per overdose è un fatto abbastanza plausibile. Comunque se non ci son prove di un fatto non si può condannare per tale fatto, questo è un caposaldo della civiltà.

E anche se durante le indagini il pubblico ministero, Maria Isabel Sanchez, aveva detto che la morte era stata causata dalle torture subite, per i magistrati sarebbe invece dipesa dall’overdose di droga. Per questo motivo è stato ordinato di mettere sotto indagine la condotta della procuratrice Sanchez, che a poche ore dalla morte della ragazza, aveva convocato una conferenza stampa in cui aveva rivelato i particolari brutali delle torture e violenze subite, tra cui l’essere infilzata e impalata analmente, che avevano innescato un’ondata di indignazione e commozione in tutto il continente latinoamericano.

da notare il modus operandi: avere una condanna mediatica che anticipi e propizi la condanna “reale”. Roba già vista in italia. Il problema è che se si sdoganano questi sistemi poi non è il caso di lamentarsi quando vengono “usati” contro qualcuno “simpatico” e non solo contro gli antipatici.

Secondo i giudici Pablo Viñas, Facundo Gómez Urso e Aldo Carnevale, la pm con la sua condotta ha condizionato l’opinione pubblica, parlando di un ‘impalamento’ che non ci sarebbe mai stato.  (…) Sulla base delle chat con le amiche, i giudici hanno detto che Lucia “non era una persona che poteva essere facilmente costretta ad avere relazioni sessuali non consensuali”, e che “sceglieva volontariamente gli uomini con cui stare”, e che dal suo vissuto si può scartare completamente la possibilità che fosse stata “sottomessa senza la sua volontà”, che non mostrava la sua età e aveva detto di aver avuto relazioni con uomini anche di 29 anni. “Qui non c’è stata violenza fisica, né psicologica, subordinazione, umiliazione né cosificazione”, si legge nella sentenza.

Per vedere quanto sia plausibile un certo fatto devi, giocoforza, indagare sul vissuto di tutti gli attori. Da notare anche un’altra cosa a margine: una morte per impalamento lascia evidentissime tracce nel corpo della vittima, tracce facilissime da individuare. Io mi chiedo: tali prove esistono? se sì sarebbe uno scandalo che i giudici abbiano ignorato tali prove, se non esistono, come penso più probabile che sia, mi chiedo quanto sia “sano” tifare per condanne basate solo su racconti invenzioni e pregiudizi.

Da notare anche che  molte che si sdegnano per la sentenza in Argentina poi sono le prime a fare millemila distinguo nella vicenda di Pamela o di Desirée. A quanto pare la colpevolezza o l’innocenza non dipende dai fatti ma dai pregiudizi o dalla convenienza politica.

Conclusione: se si smania per andare a fare la lotta nel fango poi non ci si lamenti se si esce inzaccherati.

Se è nel bicchiere di una betoniera non è stupro

Se è nel bicchiere di una betoniera non è stupro.
La cassazione assolve Pierguidalberto dall’accusa di aver stuprato Pamelindanna perché fare sesso nel bicchiere di una betoniera non è stupro.

Stavo leggendo la storia di quanto capitato in irlanda riguardo ad un accusato di stupro assolto perché la presunta vittima indossava un perizoma sexi.

Devo dire che già di prima battuta la notizia mi è sembrata una notizia demenziale sulla falsariga delle sentenze “pro stupro” della cassazione generate da colossali, in buona o mala fede, fraintendimenti. Qui un esempio. Dubbi venuti anche a Butac. Come giustamente scrive, per fugare i dubbi l’unico è leggere la sentenza; fare analisi su titoli dei giornali e su reazioni indignate, è fuorviante al massimo.

Oramai il pattern della notizia per scatenare scandalo a comando è semplice:

  1. X è inquisito per stupro
  2. viene scritto che X viene assolto per il motivo Y, con Y comportamento “innocente” della presunta vittima. [Quando in realtà magari il motivo è Z che poco c’entra con Y]
  3. Un sacco di indignat* protestano contro la decisione dei giudici, magari tirando fuori tutto il piagnisteo pseudofemminista, dalle quote rosa alla cultura patriarcale passando per il femminicidio.

Sconfortante vedere quanti cervelli da criceto puntualmente ci cascano, buffo notare che spesso chi ci casca con entrambi i piedi è il primo a protestare contro le “fache nius”.


A margine:

Spiace dirlo ma, terra terra, un processo per stupro è un processo ove una corte deve decidere a posteriori se è più plausibile la tesi uno

il rapporto era consenziente

oppure la tesi due

il rapporto non era consenziente

E per farlo bisogna indagare sui comportamenti dei due per capire quale delle due tesi sia più plausibile; l’avvocato dell’uno deve trovare le prove a favore della tesi 1 quello dell’altro a favore della tesi 2. E non è raro che vengano “esposte le mutande in piazza”. Ma questo molti cervelli da criceto non lo capiscono; pensano che il non credere ciecamente alla presunta vittima, anche quando la testimonianza fa acqua da tutte le parti, sia victim blaming.

Sciacalli e puttane

Sembra che l’ordine dei giornalisti si sia “risentito” per le accuse di essere sciacalli e puttane partite dal governo e che stia sollevando alte grida in difesa della libertà di stampa.

Che dire? invocando il principio dell’orologio rotto penso che giggino stavolta abbia azzeccato; in italia c’è pochissimo giornalismo “vero” e tantissimo gossip; prima di lamentarsi delle accuse forse un poco di autocritica sarebbe stata gradita. Basta vedere questo esempio: viene data una notizia la cui fonte è FaceBook, non viene fatta alcuna verifica e quando i fatti, per come son stati narrati, vengono messi in dubbio con dubbi decisamente ragionevoli e fondati, si cerca di abbozzare e cambiare le carte in tavola. Se vogliamo anche altri esempi si può considerare anche questo caso un articolo costruito più per “indignare” e far condividere che per spiegare con obiettività. Per non parlare poi di quanti son diventati ricchi diventando il “novella2000” delle procure con la macchina del fango sempre attiva. Come nel caso di Ilaria Capua ad esempio.

Questo non è giornalismo; è un costruire una “narrazione” finalizzata a supportare le simpatie politiche vagamente ispirata ai fatti.

I giornali italiani vendono molte “narrazioni” e poche analisi fondate; e questo marginalmente spiega anche la crisi che stanno vivendo; perché pagare per leggere le stesse cose, indignanti, che si diffondono gratis su faccialibro o sugli altri social? Vorrei leggere analisi fondate ed opinioni autorevoli, per le chiacchiere di paese prendo direttamente qualche giornaletto scandalistico (che almeno pubblica qualche tetta in più).

Che dire in conclusione? Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

il razzismo spiega la crisi dei media

A quanto pare le notizie su quanto siano razzisti gli italiani vanno per mode; in estate, a seguito del grave comportamento di Traini, andavano di moda le aggressioni poi, dopo che quella al bancomat a Sassari e l’uovo in faccia, si son rivelate la prima una bufala e la seconda una “goliardata”, le polemiche si son sgonfiate e molti indignati hanno taciuto imbarazzati.

Stessa cosa per le cameriere rifiutate, prima a venezia poi a tempio pausania. Vicende accantonate per le incongruenze del racconto nel primo caso e l’alluvione in Sardegna nel secondo.

Adesso la nuova moda è il cambio di posto nel bus, prima un caso a trento, anche esso poi rivelatosi una bufala e ora questo racconto,. Per amor di cronaca ci sarebbe anche quanto capitato nel volo ryanair ma  non si tratta di cittadini italiani.

Da notare che negli ultimi casi le fonti dei racconti sono stati post su facebook; post che, almeno in due casi, venezia e trento, si son rivelati essere bufale, e anche sull’ultimo racconto ho qualche dubbio.

Da notare come i fatti gravi di razzismo si stiano via via annacquando; una aggressione è un fatto grave, che qualcuno non voglia sedersi vicino a te in treno invece lo vedo, rispetto ad una aggressione, come un fatto molto meno grave.

Quindi mi chiedo quale sia l’utilità di far da gran cassa a tante storielle su FB solo perché aiutano a sostenere la propria tesi: “italia 2018 = germania 1935”, far sì che a furia di gridare “al lupo”, nessuno creda più ai lupi?

Beh signori se state tirando in maniera forsennata la volata a Salvini poi non scandalizzatevi se arriva primo al traguardo…

PS

A margine, io mi pongo una domanda: perché devo pagare il giornale per leggere cose che posso, legittimamente, trovare gratis su FB? Qual’è il valore aggiunto che fornisce il giornale alla storiella che gira su FB? Non è che più di “italiani zoticoni” il motivo della crisi è “giornali inutili”?

 

 

 

piccole differenze

Stavo leggendo questo articolo riguardo alla trasmissione sul rastrellamento del ghetto di Roma tenuta da Alberto Angela, articolo segnalatomi su FB da un mio contatto quando ho notato una cosa; il titolo che compare nell’articolo:

Alberto Angela convince con la sua puntata più politica. Sui social: “Stasera Ulisse è da guardare in silenzio”

è diverso dal titolo presentato su FB:

Anche l’Alberto Angela più ‘politico’ conquista i social: “Vi spiega cosa succede se continuate a odiare gli immigrati

screenshoot articolo su trasmissione di Alberto Angela

Devo dire che il titolo presentato su FB, e che compare se si preme il tasto condividi nel sito di Repubblica, mi aveva stupito: ad una prima distratta lettura la dichiarazione fra virgolette mi sembrava una dichiarazione di Alberto Angela e non avrei mai pensato che anche lui fosse un soldatino delle truppe che cercano di divulgare in ogni dove l’equazione lega=fascismo.

Il titolo della pagina web, forse cambiato successivamente, invece è molto più equilibrato ed onesto. Si capisce chiaramente che il virgolettato riguarda le reazioni dei social e non è una dichiarazione di Alberto Angela.

La dichiarazione di Alberto Angela, contenuta nell’articolo è molto equilibrata e neutrale, come d’altronde è giusto che sia, rispetto alla politica italiana:

“Dobbiamo parlare di queste cose – ha detto Angela – perché non vengano dimenticate. Dalla ex Yugoslavia al Ruanda i genocidi hanno continuato a esistere. Chi si occupa di Storia sa che con il passare delle generazioni i fatti si stemperano ma non deve succedere. Quel che è accaduto ai tempi dei nostri nonni, non lontanissimi, può accadere di nuovo. Ricordare è un vaccino, significa creare anticorpi affinché non accada mai più. Ed è importante che sia il servizio pubblico a fare questo passo”.

Non sta attualizzando e non ha parlato della situazione attuale come invece poteva apparire, ad una lettura distratta, il titolo dello snippet su facebook.

Ennesima prova che alcuni titoli possono essere fuorvianti e far fraintendere il contenuto dell’articolo. E il brutto è che molti invece criticano solo basandosi sul titolo; su twitter molti di una parte politica davano contro ad Angela pensando fosse un ennesimo giornalista “venduto” ed altri gioivano perché era stato arruolato, a sua insaputa, sotto le bandiere dei giusti. Quanto successo è un esempio plateale delle reazioni che può causare un’informazione poco curata.