Il caso della bambina a tonno e crackers

“Dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini, In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.

Sui social impazza la discussione su una bambina che, a differenza dei compagnetti, hanno dato tonno e crackers come pranzo invece che del pranzo per tutti gli altri perché i genitori non hanno pagato la mensa. E un calciatore ha deciso di pagare lui.

Per onestà intellettuale pare che il comune sia arrivato a tale decisione dopo aver tentato di contattare la famiglia, averle presentato le agevolazioni possibili e un lavoro socialmente utile. La famiglia non ha risposto. E il comune, a guida leghista, ha deciso di interrompere il servizio mensa per la bambina, che chiamerò Anna, nome di fantasia.

Ci sarebbero un bel po’ di riflessioni da fare: la prima è che può sembrare crudele prendersela con una bambina perché i genitori non pagano ma, imho, usare una bambina come “pretesto” per evitare le conseguenze delle proprie azioni  è peggio. Se oggi si chiude un occhio su Anna, domani cosa si risponderà ai genitori di Bruno, Carla e Danilo quando chiederanno perché gli occhi son stati tenuti puntati sui loro figli? La domanda “perché Anna sì e Bruno no” è una domanda abbastanza spinosa oltre a diventare uno spot per chi urla prima gli italiani.
Senza considerare che se anche i genitori di Bruno, Carla e Danilo smettono di pagare “perché non se la si può prendere contro i bambini”, domani la mensa chiude per tutti o il comune si trova un bel buco in bilancio. Buco che poi finiscono a pagare tutti.

Seconda riflessione: un calciatore è libero di fare la carità come e quanto vuole, ma parimenti il padre di Bruno, che magari fa i salti mortali per pagare il contributo mensa al figlio, ha tutto il diritto di risentirsi perché si aiuta solo “il caso pietoso montato dai media”.

Terzo: la costituzione, tanto invocata quanto misconosciuta, dice chiaramente che tutti devono contribuire secondo le proprie possibilità. Se non si contribuisce e si fanno orecchie da mercante alle proposte d’aiuto allora è ipocrita lamentarsi delle conseguenze.

Quarto: azioni simili son state fatte da giunte comunali di diversi orientamenti politici; lega, m5s, pd. Quindi incolpare questo  o quel partito di una decisione comune a tutti è abbastanza forzato.

Ultima riflessione; mi ricollego a questa notizia ed a questo commento, quando mi ero beccato del grillino, le differenze esitono e i bambini non sono scemi, le notano. Notano l’utilitaria scassata della madre di Anna e notano il puttan-suv del padre di Zenobia… educarli ad una eguaglianza di facciata ed a non accettare che ci sia qualcuno che ha più, più capacità economica, più bravura negli sport, più bravura a scuola, significa tirar su futuri esauriti convinti che il mondo intero complotti contro di loro non riconoscendo il fatto che son più migliorissimi in tutto.
Quella è la fucina della gente che pretende di essere più virologa di Burioni, più economista di Draghi, più allenatrice di Allegri…

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Greta, Rami e Simone…

Uno dei miei consiglieri sarà un bimbo medio di cinque anni. Ogni mancanza che identificherà in un mio piano sarà corretta prima che questo sia implementato.
[Nonciclopedia, manuale del perfetto supercattivo]

Sembra che a sinistra siano alla ricerca di eroici eroi da opporre al capitano. Ok l’esaltazione dell’eroe e dell’esempio, il problema è il poi: ok, greta ha sensibilizzato ma poi, di concreto per il clima che propongono? Rami (con altri guardacaso omessi) è stato eroico ma poi, di concreto che propongono per evitare altre sbroccate come quelle dell’autista e gestire il problema migrazioni? Simone è stato eroico ma poi, cosa si può fare per disinnescare la “bomba” campi rom?

Ho l’impressione che si esalti l’eroe per evitare di parlare del problema; peccato che raramente nelle urne si voti l’eroe, più frequentemente chi parla del problema, anche se, talvolta, da risposte deliranti a domande però giuste. Patetico che per evitare di dare risposte politiche ci si esalti dietro l’eroe e ad ogni obiezione si risponda che non è giusto attaccare ragazzi, eroi, giovanissimi quasi che i contestatori si stessero comportando con loro come i nazisti con la “rosa bianca“.

Come avevo scritto altre volte: fra chi propone risposte deliranti a domande giuste e chi nega le domande evitandole con colate di ipocrisia la gente spesso sceglie obtorto collo il primo.  Prima di pensare che tutti siano razzisti e fascisti forse sarebbe meglio fare una riflessione su quali risposte si è o non si è voluto dare. Direi che questa strip di Stefano Disegni spiega benissimo cosa è avvenuto a Torre Maura.

A margine: l’amministrazione capitolina ha deciso di spostare il campo rom, in pratica in quel quartiere casa pound ha vinto, che che si esalti il simone, in tutta la vicenda chi ha dimostrato di essere convincente è stata casa pound. Quella marcia indietro porterà molti voti a casa pound nelle periferie romane.

 

 

 

 

Aborto e utero in affitto.

Stavo leggendo del battibecco sull’aborto dalla Gruber:

Momento di tensione venerdì 29 marzo durante Otto e mezzo. Lilli Gruber ha brutalmente interrotto i suoi ospiti Marco Travaglio, Francesco Borgonovo e Alessandro De Angelis che battibeccavano animatamente sullo spinoso tema dell’aborto. “Io sono più titolata a parlarne di voi tre”, ha detto Lilli riferendosi al fatto che lei è una donna. E Borgonovo: “Veramente esisterebbero anche i padri”. Apriti cielo. La Gruber lo ha cazziato acidamente: “Il corpo è delle donne dunque decidono le donne, come avviene in tutti i paesi civili”.

Il corpo è delle donne e quindi devono essere le donne a decidere come avviene in tutti i paesi civili.

Io ammetto l’aborto come possibilità; piaccia o no il bambino cresce dentro il corpo della madre e la madre deve avere la possibilità di eliminare o portare avanti quello che cresce, anche se non è un innocuo “grumo di cellule1” ma un “embrione umano”.

Chiusa la parentesi sarei curioso di sapere cosa pensa la Gruber di un paese dove per un genitore è, legalmente, possibile decidere del corpo della donna, se tenere il bambino o se abortirlo, nel senso che se la donna decide in maniera diversa dall’uomo la donna deve pagare fior fiore di risarcimenti danni. Dove il figlio è del genitore, non della donna, lei deve limitarsi a scodellarlo fuori e poi via dalle balle.

Sto descrivendo un sogno bagnato dell’ISIS? No, la civile america dove l’utero in affitto è legge e chi decide del corpo della donna è chi “legalmente” lo noleggia per nove mesi.

«La mamma sei tu — precisa Julie — lei è la portatrice. E sei tu che decidi tutto, anche se farla abortire. La legge ha più volte stabilito che lei non ha alcun diritto. Sarà scritto tutto nel contratto che firmerete con l’avvocato. Una volta fatto l’accordo si va dal giudice e si fa un atto di prenascita così è già chiaro che siete voi i genitori.  ((fonte: la ventisettesiama ora) (qui il mio commento)

Solo io vedo una colossale, enorme, contraddizione fra chi parla della libertà del corpo della donna e chi vorrebbe che di tale libertà possa essere fatto commercio e che la decisione se portare avanti una gravidanza o abortire venga presa da altri. E che se la donna decide diversamente debba pagare tanti risarcimenti?

Se Giuseppe si oppone alla gravidanza di Maria e lei vuole abortire oppure se Giuseppe vorrebbe il figlio e Maria dice che non se la sente, tutte ad urlare che il corpo è di Maria e Giuseppe zitto. Se invece di Giuseppe abbiamo Gianpiernaik che “paga” Maria, Gianpiernaik decide lui: il bambino è down? Maria o abortisce o si trova nella cacca “economica” (qui, fonte: repubblica). Maria vuole tenere il figlio? Maria non ha alcun diritto sul figlio, il figlio è di Gianpiernaik, non di Maria.

Qualcuna si oppone a tale mercificazione, che non riguarda solo due adulti ma anche un bambino? È solo perché si tratta di una egoista omofoba e bigotta che vuole negare le gioie della genitorialità agli altri: qui un articolo omofobo-bigotto del manifesto, e qui un articolo sulle polemiche fra arcigay e arcilesbica (fonte: corriere).

PS

Se qualcuno protesta che io, uomo, non possa scrivere un articolo che tratta di una tematica femminile, sappia che durante la stesura mi son sentito donna e quindi chi mi critica è solo perché transofob*.


  1. Da notare come quando si mostra cosa sia realmente il grumo di cellule molte sbrocchino di brutto e se la prendano con chi dice la verità brutalmente come sta, evitando di edulcorarla. (via Barbara

La giustizia ad orologeria delle toghe verdazzure… 2

Ieri ci son state due vicende rilevanti: la decisione degli elettori del movimento di votare no per far processare salvini e l’arresto, ai domiciliari, dei genitori di renzi.

Devo dire che molti sono andati in cortocircuito confusi fra il dover difendere i magistrati che vorrebbero processare salvini e il lamentarsi della giustizia ad orologeria delle toghe gialle/verdi/azzurre che “adesso” annunciano l’arresto dei genitori di Renzi.

Che dire? quello capitato a Renzi è il metodo “mani pulite”, metodo sdoganato ed esaltato dalla sinistra quando serviva per far fuori il caimano e gli avversari politici, vedi anche la capua, metodo che ha sdoganato i giornali come “ufficio stampa” delle procure, che faceva passare i garantisti per conniventi con i delinquenti, che l’essere inquisito significava l’essere colpevole certo. Adesso per la vicenda Renzi stanno gustando la loro minestra “girotondista”.

Riguardo alla decisione del movimento invece l’unica cosa che posso dire è che ogni partito dovrebbe essere libero di decidere come gli pare la sua linea politica; il metodo M5S altro non è che la versione digitale del metodo “primarie” adottato per investire Prodi dell’aura di candidato della coalizione. Metodo che funziona bene se il “bobolo” sceglie quello che piace ai capoccia altrimenti deve intervenire una “giuria di qualità” a correggere il voto. Vedi lo stesso Renzi prima eletto e poi distrutto da lotte intestine di chi non accettava il risultato.

Per il resto i parlamentari, secondo costituzione, non hanno vincoli di mandato e son liberi di votare secondo coscienza.

PS

io sarei per non processare Salvini; il processo mi sembra tanto un processo “politico”. I migranti non erano immigrati regolari e, anche se sbarcati, fino a quando non identificati non sarebbero potuti andare liberi di girare dove volevano. Infatti non appena le maglie del controllo si sono allentate sono spariti. Non erano a rischio della vita e, per quanto in condizioni disagevoli, non erano a rischio maltrattamenti, torture o riduzione in schiavitù. Si può chiedere al potere giudiziario di surrogare l’opposizione ma poi non ci si lamenti se qualche volta, vedi Lucano o Renzi, ti tocca mandar giù una cucchiaiata della tua stessa minestra.

 

festival della canzone politically correct

Questa sera il mio pensiero va a #Salvini e i suoi elettori che si sono visti vincere un ragazzo per metà sardo (la secessioneeeeee!), metà egiziano (invadono pure i palchiiiiii!) e omosessuale (vogliono i nostri stessi dirittiiiiii!) .
Bacioni
[letto su twitter]

Che dire? noto che non si parla della canzone bella, brutta profonda o canzonetta ma solo delle reazioni che potrebbe causare agli elettori di Salvini. Zappe sui piedi niente male; post simili rafforzano e di molto, l’idea che sia stato scelto non per motivi “musicali” ma diciamo “politici”. Ho notato che si parla poco della canzone e molto del significato della sua vittoria. Che sia bello, bravo, capace non importa, per molti importa solo che si possa utilizzare come “maglio” per motivi politici allo stesso modo del corazziere “nero”. E io mi chiedo; chi sono i veri razzisti?

La giustizia ad orologeria delle toghe verdazzure…

Ho letto su twitter la vicenda della De Gregorio con annessa sbroccata.

Sorgente: La furia di Concita De Gregorio: 37.000 euro di danni al “fascista” Andrini diffamato dall’Unità – Secolo d’Italia

Il suo debito con la giustizia Stefano Andrini lo ha pagato fino in fondo ma questo non sembra bastare alla bionda Concita De Gregorio, l’ex-direttoressa dell’Unità che, dal suo profilo Twitter, inferocita per essere stata costretta (dai giudici) qualche settimana fa a pagare i danni all’ex-amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali dopo le condanne per diffamazione rimediate dal quotidiano comunista, continua a sputtanarlo, urbi et orbi, sui Social gridando al fascista. Un “insulto” (?) che oggi non si nega a nessuno. (…)

Purtroppo per l’Unità e per la sua allora direttrice Concita De Gregorio – che omette di controllare il pezzo – le cose non stanno proprio così.
Nella foga della lapidazione dialettica il giornalista estensore dell’articolo, la direttrice e l’editore dell’Unità non si peritano di controllare se, veramente, Andrini sia mai stato un naziskin e, soprattutto, se, effettivamente, sia mai stato condannato per tentato omicidio.

Così Andrini, seppellito dagli insulti gratuiti di una certa sinistra che non sa perdere ma solo insultare e gridare al fascista, si mette da parte gli articoli dell’Unità che lo massacrano mediaticamente. E poi porta tutto alla magistratura lamentando le falsità diffamatorie scritte contro di lui dal quotidiano.

In primo grado il magistrato non reputa diffamatoria la selva di insulti. E condanna Andrini a pagare 10.000 euro di spese legali e di giustizia. Ma, in appello, la vicenda si ribalta.
E, a febbraio 2018, il giudice condanna – con sentenza immediatamente esecutiva – l’Unità a risarcire Andrini dei danni subiti dalla diffamazione.
Il giudice imputa all’Unità il fatto di non essersi correttamente informata su un dato di agevole verifica. Cioè che Andrini non è mai stato condannato per tentato omicidio come ha scritto l’Unità.

Nel frattempo l’allora editore dell’Unità è cessato attraverso un «concordato – spiega l’ex-direttrice – fra vecchi e nuovi editori, che poi sarebbero gli stessi». E il cerino acceso resta in mano alla Madonna pagana del popolo radical chic di Capalbio, Concitata De Gregorio.

Si arriva così ai giorni nostri: tre-quattro mesi fa, ottenuta la sentenza, Andrini passa all’incasso dei 37.000 euro di danni che gli hanno riconosciuto i giudici sventolando il precetto. (…)

E così la direttora sbrocca su Twitter come una furia: «Voi, fascisti, mi potete anche sequestrare i conti correnti, impedirmi di pagare l’acqua e la luce, ma non è così che avrete la mia testa e mia voce, poveri illusi. Che ne sapete voi della libertà».

La sfuriata della giornalista non passa inosservata al popolo dei Social.

Qualcuno le fa notare che è un giudice ad averla condannata, non Andrini. E che le sentenze dei magistrati si rispettano.

Che dire? la stessa impressione che avevo avuto per la vicenda dei 49 milioni della lega o lucano;  la giustizia è un valore, le azioni e le sentenze della magistratura sono insindacabili se e solo se possono essere brandito come arma politica. Altrimenti, se sono scomode o riguardano persone “simpatiche” allora diventano giustizia ad orologeria e toghe rosse/verdi/gialle/azzurre.

Che credibilità può avere chi si dichiara paladino della legge, della costituzione quando questo conviene ed invece si dimostra pro illegalità e anticostituzionale quando gli articoli della costituzione vanno a suo discapito? Prendiamo la questione delle intercettazioni; la costituzione è chiarissima, solo dietro disposizione della magistratura e per gravi motivi e con le garanzie stabilite per legge. Eppure molti lottavano perché sui giornali ci finisse di tutto e di più. Quando poi son finite anche intercettazioni “scomode”, di renzi ad esempio, di pacca si son ricordati di quell’articolo della costituzione1.

Se si usa la costituzione come arma contundente anche gli avversari faranno la stessa cosa; poi hai voglia di lamentarti del mancato rispetto di quest’ultima e delle letture selettive.

Uno dei problemi dell’italia è proprio questo: nessuna delle due fazioni si dimostra disponibile ad accettare regole terze uguali per tutti; l’accettazione od il rifiuto dipendono sempre dalla convenienza del momento. Tanto per dirne una le vicende di Concita e del lodo mondadori, in un caso giudici santi e sentenza più sacra del vangelo, nell’altro toghe politicizzate e volgare attacco *-ista ad personam.

Dubito che con queste premesse si riesca a migliorare un poco la giustizia in italia; entrambi dovrebbero rinunciare all’idea di usarla come maglio e, spiace dirlo,  son decisamente scettico.

PS

Una linea difensiva: è stata ingenua e sprovveduta, la trovo decisamente patetica. In pratica si stà dicendo che non era capace di dirigere un giornale. Se il dirigente viene pagato “tanto” è perché ha qualche responsabilità in più rispetto che so al garzone di tipografia.

 


  1. il metodo travaglio è sempre quello, quando picchiava dall’unità contro il caimano era considerato il miglior giornalista d’italia, quando invece ha iniziato a picchiare da altre parti ha iniziato ad essere considerato, da chi lo esaltava, un becero calunniatore lacché del potere. Eppure è sempre lui e il suo metodo. 

attenzione ai paragoni…

Nel giorno della memoria, uno dei temi più gettonati era il paragone “ebrei durante la shoa, migranti oggi”. C’è da notare una cosa quando si fanno i paragoni; questi funzionano nei due versi; cioè se A è come B allora anche B è come A. Come avevo già osservato in questo articolo che abusare di accuse di fascismo alla fine annacqua il fenomeno storico e porta a pensare che anche Mussolini sia stato un dittatore come lo è stato Berlusconi. E quanti “oppositori politici” ha mandato al confino, o fatto assassinare, Berlusconi?

Stessa cosa nella vicenda dei migranti; equiparare la sea watch 3 e il divieto di sbarco alla detenzione nei lager alla fine porta, chi non conosce bene la storia, a pensare che nei lager il problema fosse la mancanza di connessione wifi, che la gente assaltasse i treni per andare volontariamente in germania… Tutte cose drammaticamente false; durante la seconda guerra mondiale venivi costretto, armi in pugno, a salire sui treni. Nei campi di concentramento venivi schiavizzato e potevi essere ucciso per un non nulla. Ivi veniva svolto un programma scientifico di sterminio.

Quanti migranti sono stati costretti, armi in pugno da truppe italiane, ad imbarcarsi? Quanti son stati portati, dai loro paesi d’origine, nei lager libici da truppe italiane? Quanti son stati fucilati sulle navi dalla nostra marina? Bastano queste domande per capire che la vicenda, pur essendo in certi casi drammatica, non è lo stesso dramma della II guerra mondiale.

Una cosa che molti sembrano non tenere conto è che i paragoni funzionano sempre nei due versi. A furia di scrivere che Burioni è Mengele, qualcuno finirà a sostenere che Mengele fosse solo un bravo medico solo un poco scorbutico con le persone meno competenti di lui, e che anche con Mengele si era esagerato come oggi si sta esagerando con Burioni.

Allo stesso modo sostenere che i migranti di oggi son trattati allo stesso modo degli ebrei durante la shoa aiuta tanto chi vuole sostenere che gli ebrei durante la shoa erano trattati male come i migranti di oggi e che la shoa è una immensa mistificazione.

Alla fine il vizio di volersi nobilitare chiamando fascismo o nazismo tutto quello che non va a genio, finisce solo per favorire chi vuole riportare in auge il nazismo stesso.

 

ma esser buono vuol dire esser fesso?

Uno dei motivi per il quale i paladini erano fra le classi odiate in D&D era che molti master pretendevano che fossero dei boccaloni ingenui sempre pronti a farsi gabbare. Classico esempio il nemico che fingeva di essere disarmato1 (e il paladino non poteva attaccare una persona inerme) o la “pulzella” da salvare che ti portava diritto diritto all’agguato.

Credo che molti che parlano di bontà siano come quei master; per loro l’esser buono implica l’esser fesso; ad esempio credendo a qualsiasi storia “strappalacrime” senza alcun controllo preliminare, storie che poi all’atto pratico si son rivelate essere solenni bufale come la cameriera insultata perché di colore o la ragazza aggredita al bancomat o “verità arricchite” come nel caso dell’uovo di daisy osakue.

E molti ragioneranno con: se l’esser buono significa esser fesso allora evviva la cattiveria. Poi hai voglia di scandalizzarti che la gente diventa cinica e cattiva. Roba vista in D&D, se per interpretare un personaggio “buono” dovevi fare il fesso della situazione si finiva ad avere party zeppi di caotici neutrali e malvagi con l’unico obiettivo di distruggere qualsiasi cosa a tiro.

Molta della cattiveria che adesso vedo credo sia dovuta al fatto che spesso la bontà è stata usata come pretesto per “imbrogliare” le persone.  E la colpa della cattiveria più che alle persone la darei a chi ha iniziato ad imbrogliare.

Una riflessione interessante di Eugenio che spiega benissimo cosa intendo.

(…) rimane il fatto che confondersi fra la popolazione, utilizzare strutture civili come depositi di armi, istruire i propri combattenti a non indossare un’uniforme e a nascondere le proprie armi, costituisce ai sensi della Convenzione di Ginevra un crimine di guerra – punibile, se la memoria non mi inganna, con la fucilazione senza processo.

I protocolli di Ginevra nascono dalla necessità di proteggere la popolazione civile dai peggiori orrori della guerra, e di conseguenza di imporre una distinzione netta fra combattenti e civili e nel trattamento ad essi riservato. Gli estensori delle convenzioni di Ginevra sapevano fin troppo bene che un soldato è, alla fine, un essere umano, e che se non gli si dà modo di distinguere fra un civile ed un soldato nemico, questi potrebbe cominciare a considerare come nemici, reali o potenziali, tutti coloro che non indossano la sua uniforme. In altre parole, se i soldati sanno che di quei civili almeno uno, probabilmente, nasconde un’arma con cui sta per sparare loro addosso, che di quelle dieci scuole o moschee o ospedali almeno una/uno contiene una postazione di artiglieria o un deposito di munizioni che stanno per essere usate contro di loro, prima o poi cominceranno a considerare tutt’e dieci come ostili: perchè l’impulso a salvarsi la pelle e a non farsi sparare addosso è difficile da soffocare in qualsiasi essere umano.

(…) Per questo motivo sparare ai civili senza provocazione è un crimine di guerra, ma sparare di mezzo ai civili è un crimine di guerra ben peggiore, perchè provoca e giustifica decine di crimini in risposta; sparare sulla croce rossa è un crimine, e sparare dalla croce rossa è peggio; e così via.


  1. “il tizio dice di essere disarmato e pentito del male compiuto”. “Non mi fido: individuazione del male”. “Ma come non ti fidi”, “Non mi fido”. “Non è una azione buona, perderesti lo status di paladino”. “Fottesega attacco.” “Affettalo, affettalo… perquisisci cadavere, trova pugnale +2 del veleno”, l’inizio di una brillante carriera di ladro truffatore (17 in carisma…). 

Faber

Penso che F. de Andrè vada apprezzato per quello che era e che ha composto. “Arruolarlo” come padrino nobile da questa o quella parte politica alla fine porta solo a svilirlo e a trasformarlo in uno sciocco santino.

Per me sbaglia chi cerca di “attualizzarlo” e usarlo come esempio per le basse beghe elettorali odierne, si finisce solo a svilire l’artista e la persona.

Le viaggiatrici solitarie e la sicurezza Voglia di libertà ma a quale costo?

Sinceramente, sono articoli come questo, metà piangnisteo e metà recriminazioni, che mi portano a pensare che le donne siano “minus habens” incapaci di distinguere la realtà dai desideri.

Libertà fa rima con responsabilità; se vuoi essere libero devi anche essere responsabile tu di coprire il tuo culo. Non puoi pretende di essere libera e di avere dietro i salvatori che ti devono proteggere da qualsiasi stupidaggine tu faccia

Sorgente: Le viaggiatrici solitarie e la sicurezza Voglia di libertà ma a quale costo?

Uno zaino in spalla e via. Per sentirsi libere, per scoprire nuove frontiere, per approfondire un progetto di lavoro o semplicemente per rilassarsi e divertirsi. Esattamente come gli uomini anche le donne amano viaggiare da sole ma è innegabile che corrano più rischi per la propria incolumità, soprattutto se la scelta ricade su Paesi dalle tradizioni culturali restrittive nei confronti del genere femminile. Secondo una ricerca recente in Italia le cosiddette solo female traveller sono 517 mila, un dato in costante crescita. Il desiderio di vedere il mondo si scontra con la necessità di mantenersi integre. A differenza degli uomini bisogna misurare la lunghezza dei vestiti, l’ora in cui si esce, i posti che si frequentano.

invece gli uomini possono girare con gioielli ed orologi d’oro in vista nei quartieri malfamati; al primo cenno di pericolo arriva “superpatriarca” a difenderli. Certi posti sono pericolosi, il mondo non è il villaggio dei puffi. Viaggiare da soli può essere pericoloso, soprattutto se si vogliono seguire percorsi diversi dai percorsi turistici standard o dai posti sicuri. Sinceramente cosa si penserebbe di un lui, che per provare il brivido dell’avventura decidesse di andare con gioielli e orologio d’oro in vista a gironzolare di notte a scampia? Ecco, se fosse una lei non si parlerebbe di mastodontico idiota ma si parlerebbe di una vittima delle brutture del mondo e della cultura patriarcale.

(…)In Italia il pensiero corre a Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, che nel 2008 voleva attraversare undici Stati in guerra vestendo un abito bianco per portare un messaggio di speranza e pace. Fu violentata e uccisa in Turchia da un uomo che le aveva dato un passaggio.

E qui queste ci stanno benissimo questa e questa citazione

Bene. La signorina Pippa Pacca aveva deciso che il mondo (quale mondo? questo qui?) fosse diverso.Lo scopo della sua performance era quello di dimostrare che “e’ possibile girare in ogni luogo del mondo, anche i piu’ pericolosi, affidandosi esclusivamente alla bonta’ delle popolazioni locali”.

Cosa che, ovviamente, e’ falsa. Lo sapevamo prima e lo sappiamo adesso che ne abbiamo avuta un’altra conferma sperimentale. Non e’ vero che sia possibile girare sicuri in ogni parte del mondo. E specialmente non e’ vero che si possa fare nei luoghi piu’ pericolosi. [Uriel]

***

Chi si è lanciato dal quinto piano perché credeva che la forza di gravità è un concetto inventato per gestire qualche genere di complessità, (…), non è morto per un ideale: è morto perché era una mastodontica testa di cazzo. [Barbara]

 

Come spesso accade nei casi di stupro, questi fatti di cronaca provocano spesso nel sentire comune una colpevolizzazione della vittima. Della serie: se l’è cercata. Un caso emblematico è quello di Marina Mengazzo e Maria José Coni, due ragazze argentine di 21 e 22 anni, volontarie per un’associazione umanitaria, uccise nel febbraio del 2016 a Montanita una nota località di mare dell’Ecuador mentre intraprendevano il viaggio della loro vita.

Demistifichiamo: erano rimaste senza soldi e invece di chiamare a casa o chiedere aiuto alla polizia si son fidate di due perfetti sconosciuti. Son state imprudenti ed hanno pagato il fio della loro imprudenza. Spiace dirlo ma è la verità. Della vicenda ne ho parlato diffusamente qui.

Per rispondere al linciaggio da parte della stampa mondiale, non degli assassini ma delle assassinate, sui social media nasce la campagna #viajosola (io viaggio da sola), condivisa da migliaia di donne su Twitter. A lanciarla è una studentessa paraguaiana, Guadalupe Acosta, che si mette nei panni delle due coetanee scomparse e scrive su Facebook: «È solo da morta ho capito che no, per il mondo non sono simile a un uomo. Che morire è stata colpa mia. Sarebbe diverso se a morire fossero stati due giovani viaggiatori maschi. Ma se si è donna si minimizza. La storia è meno grave perché, chiaramente, me la sono cercata. Perché volevo fare quello di cui avevo voglia, non volevo stare a casa, volevo inseguire i miei sogni. Stai viaggiando da sola, sei tu la “pazza” e sicuramente ti succederà qualcosa».

Stai viaggiando da sola, sei tu la “pazza” e sicuramente ti succederà qualcosa». sì è vero: se ti metti in una situazione rischiosa corri il rischio di subire danni. Sinceramente queste mistificazioni mi fanno girare le scatole. Perché sono pericolose: bisogna avere il coraggio di dire che essere prudenti non è un errore, che la prudenza serve a proteggere il tuo culo e che devi essere tu il primo a volerlo proteggere. Le due si son trovate senza soldi e si son fidate di perfetti sconosciuti. Se foste genitori consigliereste a vostra figlia di affidarsi a perfetti sconosciuti che non hanno neppure un ruolo istituzionale come ad esempio i poliziotti? Affidarsi a sconosciuti, bere fino a non capire un cazzo, girare di notte per certe zone della città son comportamenti pericolosi. L’averli fatti non giustifica il carnefice, in nessun caso, ma spiega bene perché le vittime son diventate tali.
Per il resto, se una vuole concorrere per il premio darwin faccia pure, ma se lo vince si prenda tutti i meriti evitando di dividerli con la mentalità patriarcale.