La giustizia ad orologeria delle toghe verdazzure… 2

Ieri ci son state due vicende rilevanti: la decisione degli elettori del movimento di votare no per far processare salvini e l’arresto, ai domiciliari, dei genitori di renzi.

Devo dire che molti sono andati in cortocircuito confusi fra il dover difendere i magistrati che vorrebbero processare salvini e il lamentarsi della giustizia ad orologeria delle toghe gialle/verdi/azzurre che “adesso” annunciano l’arresto dei genitori di Renzi.

Che dire? quello capitato a Renzi è il metodo “mani pulite”, metodo sdoganato ed esaltato dalla sinistra quando serviva per far fuori il caimano e gli avversari politici, vedi anche la capua, metodo che ha sdoganato i giornali come “ufficio stampa” delle procure, che faceva passare i garantisti per conniventi con i delinquenti, che l’essere inquisito significava l’essere colpevole certo. Adesso per la vicenda Renzi stanno gustando la loro minestra “girotondista”.

Riguardo alla decisione del movimento invece l’unica cosa che posso dire è che ogni partito dovrebbe essere libero di decidere come gli pare la sua linea politica; il metodo M5S altro non è che la versione digitale del metodo “primarie” adottato per investire Prodi dell’aura di candidato della coalizione. Metodo che funziona bene se il “bobolo” sceglie quello che piace ai capoccia altrimenti deve intervenire una “giuria di qualità” a correggere il voto. Vedi lo stesso Renzi prima eletto e poi distrutto da lotte intestine di chi non accettava il risultato.

Per il resto i parlamentari, secondo costituzione, non hanno vincoli di mandato e son liberi di votare secondo coscienza.

PS

io sarei per non processare Salvini; il processo mi sembra tanto un processo “politico”. I migranti non erano immigrati regolari e, anche se sbarcati, fino a quando non identificati non sarebbero potuti andare liberi di girare dove volevano. Infatti non appena le maglie del controllo si sono allentate sono spariti. Non erano a rischio della vita e, per quanto in condizioni disagevoli, non erano a rischio maltrattamenti, torture o riduzione in schiavitù. Si può chiedere al potere giudiziario di surrogare l’opposizione ma poi non ci si lamenti se qualche volta, vedi Lucano o Renzi, ti tocca mandar giù una cucchiaiata della tua stessa minestra.

 

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festival della canzone politically correct

Questa sera il mio pensiero va a #Salvini e i suoi elettori che si sono visti vincere un ragazzo per metà sardo (la secessioneeeeee!), metà egiziano (invadono pure i palchiiiiii!) e omosessuale (vogliono i nostri stessi dirittiiiiii!) .
Bacioni
[letto su twitter]

Che dire? noto che non si parla della canzone bella, brutta profonda o canzonetta ma solo delle reazioni che potrebbe causare agli elettori di Salvini. Zappe sui piedi niente male; post simili rafforzano e di molto, l’idea che sia stato scelto non per motivi “musicali” ma diciamo “politici”. Ho notato che si parla poco della canzone e molto del significato della sua vittoria. Che sia bello, bravo, capace non importa, per molti importa solo che si possa utilizzare come “maglio” per motivi politici allo stesso modo del corazziere “nero”. E io mi chiedo; chi sono i veri razzisti?

La giustizia ad orologeria delle toghe verdazzure…

Ho letto su twitter la vicenda della De Gregorio con annessa sbroccata.

Sorgente: La furia di Concita De Gregorio: 37.000 euro di danni al “fascista” Andrini diffamato dall’Unità – Secolo d’Italia

Il suo debito con la giustizia Stefano Andrini lo ha pagato fino in fondo ma questo non sembra bastare alla bionda Concita De Gregorio, l’ex-direttoressa dell’Unità che, dal suo profilo Twitter, inferocita per essere stata costretta (dai giudici) qualche settimana fa a pagare i danni all’ex-amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali dopo le condanne per diffamazione rimediate dal quotidiano comunista, continua a sputtanarlo, urbi et orbi, sui Social gridando al fascista. Un “insulto” (?) che oggi non si nega a nessuno. (…)

Purtroppo per l’Unità e per la sua allora direttrice Concita De Gregorio – che omette di controllare il pezzo – le cose non stanno proprio così.
Nella foga della lapidazione dialettica il giornalista estensore dell’articolo, la direttrice e l’editore dell’Unità non si peritano di controllare se, veramente, Andrini sia mai stato un naziskin e, soprattutto, se, effettivamente, sia mai stato condannato per tentato omicidio.

Così Andrini, seppellito dagli insulti gratuiti di una certa sinistra che non sa perdere ma solo insultare e gridare al fascista, si mette da parte gli articoli dell’Unità che lo massacrano mediaticamente. E poi porta tutto alla magistratura lamentando le falsità diffamatorie scritte contro di lui dal quotidiano.

In primo grado il magistrato non reputa diffamatoria la selva di insulti. E condanna Andrini a pagare 10.000 euro di spese legali e di giustizia. Ma, in appello, la vicenda si ribalta.
E, a febbraio 2018, il giudice condanna – con sentenza immediatamente esecutiva – l’Unità a risarcire Andrini dei danni subiti dalla diffamazione.
Il giudice imputa all’Unità il fatto di non essersi correttamente informata su un dato di agevole verifica. Cioè che Andrini non è mai stato condannato per tentato omicidio come ha scritto l’Unità.

Nel frattempo l’allora editore dell’Unità è cessato attraverso un «concordato – spiega l’ex-direttrice – fra vecchi e nuovi editori, che poi sarebbero gli stessi». E il cerino acceso resta in mano alla Madonna pagana del popolo radical chic di Capalbio, Concitata De Gregorio.

Si arriva così ai giorni nostri: tre-quattro mesi fa, ottenuta la sentenza, Andrini passa all’incasso dei 37.000 euro di danni che gli hanno riconosciuto i giudici sventolando il precetto. (…)

E così la direttora sbrocca su Twitter come una furia: «Voi, fascisti, mi potete anche sequestrare i conti correnti, impedirmi di pagare l’acqua e la luce, ma non è così che avrete la mia testa e mia voce, poveri illusi. Che ne sapete voi della libertà».

La sfuriata della giornalista non passa inosservata al popolo dei Social.

Qualcuno le fa notare che è un giudice ad averla condannata, non Andrini. E che le sentenze dei magistrati si rispettano.

Che dire? la stessa impressione che avevo avuto per la vicenda dei 49 milioni della lega o lucano;  la giustizia è un valore, le azioni e le sentenze della magistratura sono insindacabili se e solo se possono essere brandito come arma politica. Altrimenti, se sono scomode o riguardano persone “simpatiche” allora diventano giustizia ad orologeria e toghe rosse/verdi/gialle/azzurre.

Che credibilità può avere chi si dichiara paladino della legge, della costituzione quando questo conviene ed invece si dimostra pro illegalità e anticostituzionale quando gli articoli della costituzione vanno a suo discapito? Prendiamo la questione delle intercettazioni; la costituzione è chiarissima, solo dietro disposizione della magistratura e per gravi motivi e con le garanzie stabilite per legge. Eppure molti lottavano perché sui giornali ci finisse di tutto e di più. Quando poi son finite anche intercettazioni “scomode”, di renzi ad esempio, di pacca si son ricordati di quell’articolo della costituzione1.

Se si usa la costituzione come arma contundente anche gli avversari faranno la stessa cosa; poi hai voglia di lamentarti del mancato rispetto di quest’ultima e delle letture selettive.

Uno dei problemi dell’italia è proprio questo: nessuna delle due fazioni si dimostra disponibile ad accettare regole terze uguali per tutti; l’accettazione od il rifiuto dipendono sempre dalla convenienza del momento. Tanto per dirne una le vicende di Concita e del lodo mondadori, in un caso giudici santi e sentenza più sacra del vangelo, nell’altro toghe politicizzate e volgare attacco *-ista ad personam.

Dubito che con queste premesse si riesca a migliorare un poco la giustizia in italia; entrambi dovrebbero rinunciare all’idea di usarla come maglio e, spiace dirlo,  son decisamente scettico.

PS

Una linea difensiva: è stata ingenua e sprovveduta, la trovo decisamente patetica. In pratica si stà dicendo che non era capace di dirigere un giornale. Se il dirigente viene pagato “tanto” è perché ha qualche responsabilità in più rispetto che so al garzone di tipografia.

 


  1. il metodo travaglio è sempre quello, quando picchiava dall’unità contro il caimano era considerato il miglior giornalista d’italia, quando invece ha iniziato a picchiare da altre parti ha iniziato ad essere considerato, da chi lo esaltava, un becero calunniatore lacché del potere. Eppure è sempre lui e il suo metodo. 

attenzione ai paragoni…

Nel giorno della memoria, uno dei temi più gettonati era il paragone “ebrei durante la shoa, migranti oggi”. C’è da notare una cosa quando si fanno i paragoni; questi funzionano nei due versi; cioè se A è come B allora anche B è come A. Come avevo già osservato in questo articolo che abusare di accuse di fascismo alla fine annacqua il fenomeno storico e porta a pensare che anche Mussolini sia stato un dittatore come lo è stato Berlusconi. E quanti “oppositori politici” ha mandato al confino, o fatto assassinare, Berlusconi?

Stessa cosa nella vicenda dei migranti; equiparare la sea watch 3 e il divieto di sbarco alla detenzione nei lager alla fine porta, chi non conosce bene la storia, a pensare che nei lager il problema fosse la mancanza di connessione wifi, che la gente assaltasse i treni per andare volontariamente in germania… Tutte cose drammaticamente false; durante la seconda guerra mondiale venivi costretto, armi in pugno, a salire sui treni. Nei campi di concentramento venivi schiavizzato e potevi essere ucciso per un non nulla. Ivi veniva svolto un programma scientifico di sterminio.

Quanti migranti sono stati costretti, armi in pugno da truppe italiane, ad imbarcarsi? Quanti son stati portati, dai loro paesi d’origine, nei lager libici da truppe italiane? Quanti son stati fucilati sulle navi dalla nostra marina? Bastano queste domande per capire che la vicenda, pur essendo in certi casi drammatica, non è lo stesso dramma della II guerra mondiale.

Una cosa che molti sembrano non tenere conto è che i paragoni funzionano sempre nei due versi. A furia di scrivere che Burioni è Mengele, qualcuno finirà a sostenere che Mengele fosse solo un bravo medico solo un poco scorbutico con le persone meno competenti di lui, e che anche con Mengele si era esagerato come oggi si sta esagerando con Burioni.

Allo stesso modo sostenere che i migranti di oggi son trattati allo stesso modo degli ebrei durante la shoa aiuta tanto chi vuole sostenere che gli ebrei durante la shoa erano trattati male come i migranti di oggi e che la shoa è una immensa mistificazione.

Alla fine il vizio di volersi nobilitare chiamando fascismo o nazismo tutto quello che non va a genio, finisce solo per favorire chi vuole riportare in auge il nazismo stesso.

 

ma esser buono vuol dire esser fesso?

Uno dei motivi per il quale i paladini erano fra le classi odiate in D&D era che molti master pretendevano che fossero dei boccaloni ingenui sempre pronti a farsi gabbare. Classico esempio il nemico che fingeva di essere disarmato1 (e il paladino non poteva attaccare una persona inerme) o la “pulzella” da salvare che ti portava diritto diritto all’agguato.

Credo che molti che parlano di bontà siano come quei master; per loro l’esser buono implica l’esser fesso; ad esempio credendo a qualsiasi storia “strappalacrime” senza alcun controllo preliminare, storie che poi all’atto pratico si son rivelate essere solenni bufale come la cameriera insultata perché di colore o la ragazza aggredita al bancomat o “verità arricchite” come nel caso dell’uovo di daisy osakue.

E molti ragioneranno con: se l’esser buono significa esser fesso allora evviva la cattiveria. Poi hai voglia di scandalizzarti che la gente diventa cinica e cattiva. Roba vista in D&D, se per interpretare un personaggio “buono” dovevi fare il fesso della situazione si finiva ad avere party zeppi di caotici neutrali e malvagi con l’unico obiettivo di distruggere qualsiasi cosa a tiro.

Molta della cattiveria che adesso vedo credo sia dovuta al fatto che spesso la bontà è stata usata come pretesto per “imbrogliare” le persone.  E la colpa della cattiveria più che alle persone la darei a chi ha iniziato ad imbrogliare.

Una riflessione interessante di Eugenio che spiega benissimo cosa intendo.

(…) rimane il fatto che confondersi fra la popolazione, utilizzare strutture civili come depositi di armi, istruire i propri combattenti a non indossare un’uniforme e a nascondere le proprie armi, costituisce ai sensi della Convenzione di Ginevra un crimine di guerra – punibile, se la memoria non mi inganna, con la fucilazione senza processo.

I protocolli di Ginevra nascono dalla necessità di proteggere la popolazione civile dai peggiori orrori della guerra, e di conseguenza di imporre una distinzione netta fra combattenti e civili e nel trattamento ad essi riservato. Gli estensori delle convenzioni di Ginevra sapevano fin troppo bene che un soldato è, alla fine, un essere umano, e che se non gli si dà modo di distinguere fra un civile ed un soldato nemico, questi potrebbe cominciare a considerare come nemici, reali o potenziali, tutti coloro che non indossano la sua uniforme. In altre parole, se i soldati sanno che di quei civili almeno uno, probabilmente, nasconde un’arma con cui sta per sparare loro addosso, che di quelle dieci scuole o moschee o ospedali almeno una/uno contiene una postazione di artiglieria o un deposito di munizioni che stanno per essere usate contro di loro, prima o poi cominceranno a considerare tutt’e dieci come ostili: perchè l’impulso a salvarsi la pelle e a non farsi sparare addosso è difficile da soffocare in qualsiasi essere umano.

(…) Per questo motivo sparare ai civili senza provocazione è un crimine di guerra, ma sparare di mezzo ai civili è un crimine di guerra ben peggiore, perchè provoca e giustifica decine di crimini in risposta; sparare sulla croce rossa è un crimine, e sparare dalla croce rossa è peggio; e così via.


  1. “il tizio dice di essere disarmato e pentito del male compiuto”. “Non mi fido: individuazione del male”. “Ma come non ti fidi”, “Non mi fido”. “Non è una azione buona, perderesti lo status di paladino”. “Fottesega attacco.” “Affettalo, affettalo… perquisisci cadavere, trova pugnale +2 del veleno”, l’inizio di una brillante carriera di ladro truffatore (17 in carisma…). 

Faber

Penso che F. de Andrè vada apprezzato per quello che era e che ha composto. “Arruolarlo” come padrino nobile da questa o quella parte politica alla fine porta solo a svilirlo e a trasformarlo in uno sciocco santino.

Per me sbaglia chi cerca di “attualizzarlo” e usarlo come esempio per le basse beghe elettorali odierne, si finisce solo a svilire l’artista e la persona.

Le viaggiatrici solitarie e la sicurezza Voglia di libertà ma a quale costo?

Sinceramente, sono articoli come questo, metà piangnisteo e metà recriminazioni, che mi portano a pensare che le donne siano “minus habens” incapaci di distinguere la realtà dai desideri.

Libertà fa rima con responsabilità; se vuoi essere libero devi anche essere responsabile tu di coprire il tuo culo. Non puoi pretende di essere libera e di avere dietro i salvatori che ti devono proteggere da qualsiasi stupidaggine tu faccia

Sorgente: Le viaggiatrici solitarie e la sicurezza Voglia di libertà ma a quale costo?

Uno zaino in spalla e via. Per sentirsi libere, per scoprire nuove frontiere, per approfondire un progetto di lavoro o semplicemente per rilassarsi e divertirsi. Esattamente come gli uomini anche le donne amano viaggiare da sole ma è innegabile che corrano più rischi per la propria incolumità, soprattutto se la scelta ricade su Paesi dalle tradizioni culturali restrittive nei confronti del genere femminile. Secondo una ricerca recente in Italia le cosiddette solo female traveller sono 517 mila, un dato in costante crescita. Il desiderio di vedere il mondo si scontra con la necessità di mantenersi integre. A differenza degli uomini bisogna misurare la lunghezza dei vestiti, l’ora in cui si esce, i posti che si frequentano.

invece gli uomini possono girare con gioielli ed orologi d’oro in vista nei quartieri malfamati; al primo cenno di pericolo arriva “superpatriarca” a difenderli. Certi posti sono pericolosi, il mondo non è il villaggio dei puffi. Viaggiare da soli può essere pericoloso, soprattutto se si vogliono seguire percorsi diversi dai percorsi turistici standard o dai posti sicuri. Sinceramente cosa si penserebbe di un lui, che per provare il brivido dell’avventura decidesse di andare con gioielli e orologio d’oro in vista a gironzolare di notte a scampia? Ecco, se fosse una lei non si parlerebbe di mastodontico idiota ma si parlerebbe di una vittima delle brutture del mondo e della cultura patriarcale.

(…)In Italia il pensiero corre a Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, che nel 2008 voleva attraversare undici Stati in guerra vestendo un abito bianco per portare un messaggio di speranza e pace. Fu violentata e uccisa in Turchia da un uomo che le aveva dato un passaggio.

E qui queste ci stanno benissimo questa e questa citazione

Bene. La signorina Pippa Pacca aveva deciso che il mondo (quale mondo? questo qui?) fosse diverso.Lo scopo della sua performance era quello di dimostrare che “e’ possibile girare in ogni luogo del mondo, anche i piu’ pericolosi, affidandosi esclusivamente alla bonta’ delle popolazioni locali”.

Cosa che, ovviamente, e’ falsa. Lo sapevamo prima e lo sappiamo adesso che ne abbiamo avuta un’altra conferma sperimentale. Non e’ vero che sia possibile girare sicuri in ogni parte del mondo. E specialmente non e’ vero che si possa fare nei luoghi piu’ pericolosi. [Uriel]

***

Chi si è lanciato dal quinto piano perché credeva che la forza di gravità è un concetto inventato per gestire qualche genere di complessità, (…), non è morto per un ideale: è morto perché era una mastodontica testa di cazzo. [Barbara]

 

Come spesso accade nei casi di stupro, questi fatti di cronaca provocano spesso nel sentire comune una colpevolizzazione della vittima. Della serie: se l’è cercata. Un caso emblematico è quello di Marina Mengazzo e Maria José Coni, due ragazze argentine di 21 e 22 anni, volontarie per un’associazione umanitaria, uccise nel febbraio del 2016 a Montanita una nota località di mare dell’Ecuador mentre intraprendevano il viaggio della loro vita.

Demistifichiamo: erano rimaste senza soldi e invece di chiamare a casa o chiedere aiuto alla polizia si son fidate di due perfetti sconosciuti. Son state imprudenti ed hanno pagato il fio della loro imprudenza. Spiace dirlo ma è la verità. Della vicenda ne ho parlato diffusamente qui.

Per rispondere al linciaggio da parte della stampa mondiale, non degli assassini ma delle assassinate, sui social media nasce la campagna #viajosola (io viaggio da sola), condivisa da migliaia di donne su Twitter. A lanciarla è una studentessa paraguaiana, Guadalupe Acosta, che si mette nei panni delle due coetanee scomparse e scrive su Facebook: «È solo da morta ho capito che no, per il mondo non sono simile a un uomo. Che morire è stata colpa mia. Sarebbe diverso se a morire fossero stati due giovani viaggiatori maschi. Ma se si è donna si minimizza. La storia è meno grave perché, chiaramente, me la sono cercata. Perché volevo fare quello di cui avevo voglia, non volevo stare a casa, volevo inseguire i miei sogni. Stai viaggiando da sola, sei tu la “pazza” e sicuramente ti succederà qualcosa».

Stai viaggiando da sola, sei tu la “pazza” e sicuramente ti succederà qualcosa». sì è vero: se ti metti in una situazione rischiosa corri il rischio di subire danni. Sinceramente queste mistificazioni mi fanno girare le scatole. Perché sono pericolose: bisogna avere il coraggio di dire che essere prudenti non è un errore, che la prudenza serve a proteggere il tuo culo e che devi essere tu il primo a volerlo proteggere. Le due si son trovate senza soldi e si son fidate di perfetti sconosciuti. Se foste genitori consigliereste a vostra figlia di affidarsi a perfetti sconosciuti che non hanno neppure un ruolo istituzionale come ad esempio i poliziotti? Affidarsi a sconosciuti, bere fino a non capire un cazzo, girare di notte per certe zone della città son comportamenti pericolosi. L’averli fatti non giustifica il carnefice, in nessun caso, ma spiega bene perché le vittime son diventate tali.
Per il resto, se una vuole concorrere per il premio darwin faccia pure, ma se lo vince si prenda tutti i meriti evitando di dividerli con la mentalità patriarcale.

Il modo migliore per sdoganare un comportamento

è ripeterlo paro paro dopo aver passato un sacco di tempo a stigmatizzarlo; soprattutto se, alle osservazioni sul perché ci si comporti nello stesso modo che fino a ieri si condannava, si risponde con un: “ma hanno iniziato gli altri”.

Ciò si traduce in un: “l’errore non era nel comportamento ma nel fatto che lo facevano loro”. Prendiamo ad esempio Saviano, se il bersaglio è un “amico” è il primo a lagnarsi di macchina del fango, se è invece un nemico la macchina del fango viene ridenominata con “informazione corretta – diritto di cronaca”.

Devo dare onore alla Boschi che nella vicenda “babbo del dima” ha tenuto un profilo alto limitandosi ad augurare al dima di non passare quello che ha passato lei; una botta che fa male, molto ma molto più male, di tanti altri pronti a lanciare, come al solito sarebbe da dire, la merda contro il ventilatore.

Una cosa che molti sembrano invece non aver capito è che se vai a fare la lotta nel fango poi esci pieno di fango anche tu, e ciò avviene indipendentemente da ragioni e torti, vittoria o sconfitta. Finisci in ogni caso pieno di fango.

sul valore legale del titolo di studio

Per la serie “a volte ritornano”; adesso molti si stanno lamentando dell’intenzione, da parte del governo, di abolire il valore legale del titolo di studio. Devo dire che molte delle argomentazioni “contro l’abolizione” le trovo patetiche: “università di serie A e di serie B”, “concorsi pilotati alle università (ROTFL!)”, “la gente cercherà di andare nelle università migliori e snobberà le peggiori (ma va’?).

Secondo me i sostenitori del valore legale senza se e senza ma o sono astronatuti appena atterrati da marte oppure c’è un bel po’ di malafede, anche perché snobbano alla grande l’unico motivo per il quale il valore legale del titolo di studio avrebbe senso: ovvero che le conoscenze, le capacità e le competenze certificate dal titolo di studio siano più o meno le stesse in tutta italia da Ragusa a Como.

Ma questo significherebbe dover trovare dei sistemi “il più possibile oggettivi” per certificarle e dimostrale (Invalsi? vade retro satana…). Oramai ci sono un bel po’ di dati che dimostrano come il risultato dell’invalsi, per provincia, sia correlato con il risultato del test di ammissione e sia in anticorrelazione con il voto medio della maturità. E questo cosa vuol dire? in pratica che il “punteggio” del titolo di studio da solo è completamente inaffidabile per valutare la preparazione di un candidato e che occorre una correzione, che i cacciatori di teste ed il privato già fanno1, che tenga conto del “valore” della scuola cui tale titolo è stato conseguito.

Come spesso capita con la scuola esiste una realtà fatta già di scuole di serie A e di serie B, di scuole serie e di diplomifici, di aziende che discriminano fra queste due tipologie di scuole, certo ci si può continuare a raccontare che le scuole siano tutte uguali e che tutte parimenti sfornino i più migliorissimi studenti del mondo, ma allora non ci si offenda se si viene considerati evaporati fuori dal mondo e se si pensi che la scuola sia un mondo a parte che ambisce ad essere completamente avulso dalla realtà.

 


  1. la ricerca di personale non è una gara olimpica e non si devono riconoscere a tutti le pari opportunità; se son consapevole che la scuola A è valida e la scuola B è un diplomificio prima faccio i colloqui con gli studenti della scuola A; se trovo, la ricerca di lavoro è conclusa. Se non trovo allora chiamerò quelli della scuola B. Piaccia o no la realtà è questa, ci son scuole la cui frequenza fa indirizzare immediatamente i CV nel cestino della carta straccia. 

l’antiscienza ed il signor Gino, il tuttologo del bar sport.

Adesso si sta tornando a parlare di antiscienza e di come il pensiero antiscientifico prenda. Adesso è tutto un lamentarsi di come ignoranti pretendano di mettere il becco riguardo a vaccini e tanti altri argomenti e se ne parla come se ciò fosse colpa dei grillini. Per onestà intellettuale devo dire che il caso dei grillini è solo l’ultimo in ordine di tempo ma non è una cosa originale. Il vizio di elevare la chiacchiera da bar ad argomento scientifico e rendere pari, in una falsa equivalenza, l’opinione del luminare e di Gino del bar sport, per carpire le simpatie del signor Gino, è vecchio, molto molto vecchio, i grillini magari son riusciti a perfezionarlo ma non son stati loro ad inventarlo.

Torniamo indietro di un paio di anni al 1987; dopo la tragedia di chernobyl il nucleare viene messo in discussione quasi ovunque e i radicali propongono un referendum “sul nucleare”. Nel dibattito del periodo vengono invitati a discutere del nucleare filosofi, uomini di spettacolo, politici, “gggente comune”, portata in piazza soprattutto dai partiti ecologisti che in quel periodo stavano muovendo i primi passi.

Oggi il pensiero che eleonora brigliadori o una “mamma informata” si metta a discutere “da pari a pari” con docenti universitari di virologia riguardo ai vaccini stupisce e fa arrabbiare, all’epoca era normale che parlassero tutti sul nucleare tranne fisici delle particelle ed ingegneri nucleari.

L’argomento “no nuke” venne cavalcato cinicamente da chi voleva specularci politicamente; molti son riusciti a farsi un grosso seguito mostrandosi pronti a lottare strenuamente contro il nucleare. Un remake di ciò si è visto anche quando in italia si è parlato di far ripartire il nucleare ed è capitato l’incidente di fukushima; un orgia di fake news, notizie tendenziose ed un sacco di gente che dall’oggi a domani si atteggiava ad esperta di ingegneria nucleare da bar sport

Il nimby è un sistema veloce per avere rapidamente consenso; il problema inizia a sorgere quando dopo aver convinto il Gino, del bar sport, che i suoi sproloqui sul nucleare hanno lo stesso valore di quelli dell’ingegnere nucleare o del fisico delle particelle, diventa complicato cercare di fargli capire che invece quelli sui vaccini non hanno lo stesso valore di quelli di Burioni.

Un altro esempio: il terremoto dell’aquila; per motivi politici pochi si sono opposti al processo “farlocco” verso la CGR. Quel processo serviva “politicamente” per nascondere le colossali responsabilità della politica e cinicamente si è scelto di sacrificare la scienza per salvare la politica. Giuliani era la punta dell’iceberg ma oltre a lui e grillo c’erano altri a cui conveniva che non si parlasse troppo delle colpe degli enti locali come comune e provincia. Aggiungiamo il voler colpire la protezione civile per colpire il Caimano ed abbiamo il quadro completo.

Lo stesso pattern si è ripetuto anche per la Xylella, compresa indagine assurda verso gli scienziati, la TAV, il galsi… tutte le volte che si aveva interesse politico si è montata la gggente contro i professoroni.

Adesso è arrivato il conto; dopo aver convinto il signor Gino che è un esperto di ingegneria nucleare, di ingegneria energetica, di botanica e di tutti i campi dello scibile umano hai voglia di fargli capire che non è un esperto di virologia e di vaccini e che  dovrebbe stare zitto.