Il modo migliore per sdoganare un comportamento

è ripeterlo paro paro dopo aver passato un sacco di tempo a stigmatizzarlo; soprattutto se, alle osservazioni sul perché ci si comporti nello stesso modo che fino a ieri si condannava, si risponde con un: “ma hanno iniziato gli altri”.

Ciò si traduce in un: “l’errore non era nel comportamento ma nel fatto che lo facevano loro”. Prendiamo ad esempio Saviano, se il bersaglio è un “amico” è il primo a lagnarsi di macchina del fango, se è invece un nemico la macchina del fango viene ridenominata con “informazione corretta – diritto di cronaca”.

Devo dare onore alla Boschi che nella vicenda “babbo del dima” ha tenuto un profilo alto limitandosi ad augurare al dima di non passare quello che ha passato lei; una botta che fa male, molto ma molto più male, di tanti altri pronti a lanciare, come al solito sarebbe da dire, la merda contro il ventilatore.

Una cosa che molti sembrano invece non aver capito è che se vai a fare la lotta nel fango poi esci pieno di fango anche tu, e ciò avviene indipendentemente da ragioni e torti, vittoria o sconfitta. Finisci in ogni caso pieno di fango.

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sul valore legale del titolo di studio

Per la serie “a volte ritornano”; adesso molti si stanno lamentando dell’intenzione, da parte del governo, di abolire il valore legale del titolo di studio. Devo dire che molte delle argomentazioni “contro l’abolizione” le trovo patetiche: “università di serie A e di serie B”, “concorsi pilotati alle università (ROTFL!)”, “la gente cercherà di andare nelle università migliori e snobberà le peggiori (ma va’?).

Secondo me i sostenitori del valore legale senza se e senza ma o sono astronatuti appena atterrati da marte oppure c’è un bel po’ di malafede, anche perché snobbano alla grande l’unico motivo per il quale il valore legale del titolo di studio avrebbe senso: ovvero che le conoscenze, le capacità e le competenze certificate dal titolo di studio siano più o meno le stesse in tutta italia da Ragusa a Como.

Ma questo significherebbe dover trovare dei sistemi “il più possibile oggettivi” per certificarle e dimostrale (Invalsi? vade retro satana…). Oramai ci sono un bel po’ di dati che dimostrano come il risultato dell’invalsi, per provincia, sia correlato con il risultato del test di ammissione e sia in anticorrelazione con il voto medio della maturità. E questo cosa vuol dire? in pratica che il “punteggio” del titolo di studio da solo è completamente inaffidabile per valutare la preparazione di un candidato e che occorre una correzione, che i cacciatori di teste ed il privato già fanno1, che tenga conto del “valore” della scuola cui tale titolo è stato conseguito.

Come spesso capita con la scuola esiste una realtà fatta già di scuole di serie A e di serie B, di scuole serie e di diplomifici, di aziende che discriminano fra queste due tipologie di scuole, certo ci si può continuare a raccontare che le scuole siano tutte uguali e che tutte parimenti sfornino i più migliorissimi studenti del mondo, ma allora non ci si offenda se si viene considerati evaporati fuori dal mondo e se si pensi che la scuola sia un mondo a parte che ambisce ad essere completamente avulso dalla realtà.

 


  1. la ricerca di personale non è una gara olimpica e non si devono riconoscere a tutti le pari opportunità; se son consapevole che la scuola A è valida e la scuola B è un diplomificio prima faccio i colloqui con gli studenti della scuola A; se trovo, la ricerca di lavoro è conclusa. Se non trovo allora chiamerò quelli della scuola B. Piaccia o no la realtà è questa, ci son scuole la cui frequenza fa indirizzare immediatamente i CV nel cestino della carta straccia. 

l’antiscienza ed il signor Gino, il tuttologo del bar sport.

Adesso si sta tornando a parlare di antiscienza e di come il pensiero antiscientifico prenda. Adesso è tutto un lamentarsi di come ignoranti pretendano di mettere il becco riguardo a vaccini e tanti altri argomenti e se ne parla come se ciò fosse colpa dei grillini. Per onestà intellettuale devo dire che il caso dei grillini è solo l’ultimo in ordine di tempo ma non è una cosa originale. Il vizio di elevare la chiacchiera da bar ad argomento scientifico e rendere pari, in una falsa equivalenza, l’opinione del luminare e di Gino del bar sport, per carpire le simpatie del signor Gino, è vecchio, molto molto vecchio, i grillini magari son riusciti a perfezionarlo ma non son stati loro ad inventarlo.

Torniamo indietro di un paio di anni al 1987; dopo la tragedia di chernobyl il nucleare viene messo in discussione quasi ovunque e i radicali propongono un referendum “sul nucleare”. Nel dibattito del periodo vengono invitati a discutere del nucleare filosofi, uomini di spettacolo, politici, “gggente comune”, portata in piazza soprattutto dai partiti ecologisti che in quel periodo stavano muovendo i primi passi.

Oggi il pensiero che eleonora brigliadori o una “mamma informata” si metta a discutere “da pari a pari” con docenti universitari di virologia riguardo ai vaccini stupisce e fa arrabbiare, all’epoca era normale che parlassero tutti sul nucleare tranne fisici delle particelle ed ingegneri nucleari.

L’argomento “no nuke” venne cavalcato cinicamente da chi voleva specularci politicamente; molti son riusciti a farsi un grosso seguito mostrandosi pronti a lottare strenuamente contro il nucleare. Un remake di ciò si è visto anche quando in italia si è parlato di far ripartire il nucleare ed è capitato l’incidente di fukushima; un orgia di fake news, notizie tendenziose ed un sacco di gente che dall’oggi a domani si atteggiava ad esperta di ingegneria nucleare da bar sport

Il nimby è un sistema veloce per avere rapidamente consenso; il problema inizia a sorgere quando dopo aver convinto il Gino, del bar sport, che i suoi sproloqui sul nucleare hanno lo stesso valore di quelli dell’ingegnere nucleare o del fisico delle particelle, diventa complicato cercare di fargli capire che invece quelli sui vaccini non hanno lo stesso valore di quelli di Burioni.

Un altro esempio: il terremoto dell’aquila; per motivi politici pochi si sono opposti al processo “farlocco” verso la CGR. Quel processo serviva “politicamente” per nascondere le colossali responsabilità della politica e cinicamente si è scelto di sacrificare la scienza per salvare la politica. Giuliani era la punta dell’iceberg ma oltre a lui e grillo c’erano altri a cui conveniva che non si parlasse troppo delle colpe degli enti locali come comune e provincia. Aggiungiamo il voler colpire la protezione civile per colpire il Caimano ed abbiamo il quadro completo.

Lo stesso pattern si è ripetuto anche per la Xylella, compresa indagine assurda verso gli scienziati, la TAV, il galsi… tutte le volte che si aveva interesse politico si è montata la gggente contro i professoroni.

Adesso è arrivato il conto; dopo aver convinto il signor Gino che è un esperto di ingegneria nucleare, di ingegneria energetica, di botanica e di tutti i campi dello scibile umano hai voglia di fargli capire che non è un esperto di virologia e di vaccini e che  dovrebbe stare zitto.

 

 

con un caso singolo non si può confutare una statistica…

Per la statistica un italiano su 200 è molisano, ma io conosco un sacco di persone e nessuna di esse è molisana; ergo il Molise non esiste.
[prova statistica della non esistenza del molise]

Una delle prove della crassa ignoranza matematica si ha quando qualcuno cita una statistica, ad esempio: “il 97% degli italiani non ha il SUV”, qualcun’altro salta su a smentirla citando casi singoli: “ma mio cuGGGino ha SUV tre in garage quindi la statistica è falsa”.

Questo è un pattern che ho visto in un sacco di casi nei media; esce un articolo che parla della bassa qualità dei laureati italiani e della loro crassa ignoranza; allora in qualche giornale troverai l’intervista a quello che ha vinto il nobel con il giornalista che scrive: “vedete la statistica è falsa, qui c’è un laureato che ha vinto il nobel”. Oppure se si parla delle donne che prendono meno degli uomini: “ma barbara berlusconi guadagna più della maggior parte degli italiani pisellomuniti”.

Purtroppo per smentire una statistica occorre avere sotto mano dati, tanti dati, e occorre anche saperli analizzare evitando i tanti errori metodologici che possono falsare una statistica, altrimenti non la si sta smentendo, si stanno solo usando fallacie logiche.

 

l’antanizzazione retroavanguardista leopardiana nelle tragedie di eschilo

Ho avuto una discussione con una “docente precaria” che insegna grammatica e letteratura alle medie. Quello che mi ha sconvolto è il suo ragionamento: “siccome di grammatica ci capisco poco allora preferisco fare letteratura”.

La frase offre due spunti interessanti; il primo è: come mai una che dovrebbe insegnare una materia ammette candidamente di capirci poco? non è che una parte dello scadimento della scuola sia dovuto a personale non all’altezza? Non dico di essere un membro dell’accademia della crusca ma almeno avere chiara la distinzione fra avverbio ed aggettivo ed essere in grado di farlo capire agli studenti.

il secondo è più sottile; siccome la letteratura è dominata più dalle opinioni che dalle regole rigide allora è facile contraffare per erudizione l’ignoranza e sostenere che il successo di Eschilo sia dovuto all’azione innovativa dell’antanizzazione retroavanguardista delle opere del Leopardi, poeta di cui Eschilo era un grande estimatore.

Ecco perché certe materie, come la matematica o le scienze “scienze”, sono temute; non te la puoi cavare a colpi di supercazzole. Puoi disquisire per ore ed ore della prematurazione covariante dell’insieme dei numeri reali ma poi, alla fine, l’esercizio devi riuscire a farlo, devi saper rispondere correttamente alla domanda: “la serie converge, sì o no”? Cosa che invece non avviene in altri ambiti ove è facile passare per eruditi sparando parole a casaccio1.

 


  1. Hegel era un fesso ricordiamolo; il lasciar cadere il principio di non contraddizione, per l’assoluto hegeliano tale principio non vale, significa, visto che ex falso sequitur quodlibet, che nell’ambito della teoria hegeliana dell’assoluto è possibile dimostrare qualsiasi tesi. Ovvero che si sta parlando solo di un mucchio di cose senza senso. Però, come qualche nipotino di Hegel, per via di Marx, dimostra, se le dici con aria “studiata” puoi passare per erudito e farti un sacco di seguito. 

debunking, fake news e politica

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te. (Friedrich Nietzsche);

cui custodiet ipsos custodes (Giovenale)

Stavo sentendo le polemiche sui 4 moschettieri del debunking per i loro rapporti con la Boldrini.
Imho se si vuoi esser considerati autorevoli si dovrebbe anche apparire imparziali. Avvicinarsi molto ad una parte politica significa prestare il fianco ad accuse del tipo: “dice questo perché è vero oppure per simpatia verso $partito”? Soprattutto quando invece di debunking si parla di fake news, notizie nei quali il vero ed il falso è molto più sfumato. Purtroppo se scegli di essere una persona “in partes”, scelta perfettamente lecita, perdi l’autorevolezza dell’essere “indipendente dalle parti”.

Definire il debunking è facile: smontare tesi farlocche infondate scientificamente. Definire una fake news diventa molto più sfumato; cos’è una fake news? Una notizia falsa?  e allora che differenza c’è con il debunking?

In realtà il debunking si occupa della verità di un fatto o di una affermazione “scientifica”; una affermazione della quale si può dimostrare, sperimentalmente, la verità o la falsità. Le fake news sono più sfumate. A rigor di logica dovrebbero essere le notizie false ma è una definizione fuorviante.

Come avevo scritto qui è facile montare fatti veri in maniera da portare la gente alla conclusione desiderata; ci son molte tecniche dialettiche per far ciò.

Ad esempio:

-> nel 2013 la Kyenge ha dichiarato: “Non c’è nessuno stop: nei primi mesi del 2014 sarà approvata la legge per concedere la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia”(notizia vera: fonte)

->Nel 2013  arrivarono 43.000 migranti irregolari, l’anno dopo 170.000. (notizia vera: fonte)

Le affermazioni sono entrambe vere ed il giustapporle induce a pensare che la prima sia causa della seconda. Si tratta di fake news? direi di no visto che le notizie sono vere. Quello è un trucco abbastanza bastardo visto che, a chi risponde: “ma stai insinuando che sia colpa della Kyenge”? si può rispondere “questo lo stai dicendo tu; non mettermi in bocca cose che non ho detto”.

quelle due frasi, imho, avrebbero fatto scattare in avanti un sacco di “paladini contro le fake news”, paladini che avrebbero finito per autosputtanarsi visto che le due affermazioni di sopra sono entrambe vere. E allora dove sarebbe il falso che la rende una fake news?

Questo per mostrare come il linguaggio e la dialettica renda facile evitare di essere chiusi nella dicotomia: vero/falso.

Quello di cui ho paura è che la storia delle fake news, trainata dalle tante bufale e tante stronzate dette contro i vaccini venga usata come maglio per censurare. Chi dovrebbe decidere se una notizia è una fake news e sulla base di cosa? per il debunking è facile; basta trovare una teoria scientifica che smonti o un errore nel ragionamento. Ma come fai a dimostrare, ad esempio, che l’aumento dei migranti irregolari non è stato causato dalle, avventate, parole della kyenge? Non si può.

Prendiamo un altro esempio: la storia del “se ha i jeans non è stupro”; la corte di cassazione non ha mai pronunciato quella frase; frase che è nata da una lettura approssimata della sentenza. Qui e qui casi simili. Eppure adesso che le false notizie sembrano l’ennesima, farlocca, emergenza nazionale, nessuno ha chiesto conto ai giornalisti delle tante cazzate scritte.

A pensar male direi che “fake news” sia diventato, insieme a *-fobia, un sistema comodo per censurare le affermazioni e le notizie “scomode”. D’altronde una delle tecniche usate da tantissime dittature era di bollare come “falso” qualsiasi notizia scomoda o imbarazzante.

Invece concita, il posto delle vostre storie – Che paura la crudeltà dei vostri commenti

Una lettera pubblicata nel sito della “de gregorio”. Interessante perché si accusa gli altri di crudeltà e di odio invece di guardare i propri sbagli.

Sorgente: Invece concita, il posto delle vostre storie – Che paura la crudeltà dei vostri commenti

Grazie a I., 30 anni

“Ho compiuto i 30 e sono disoccupata. Da quando mi sono laureata, l’impiego più stabile che ho trovato è stato come colf. Ho tentato tutto: stage, fabbrica, raccoglitrice nei campi, negozi, pulizie. Ormai quando un’agenzia interinale mi chiama (molto di rado) mi dimentico perfino di chiedere il tipo di contratto offerto, o gli orari, e accetto il colloquio. Sono angosciata, perché ora che ho superato i 29 anni (la maggior parte degli annunci pone questa soglia) sento che per il mercato del lavoro sono da rottamare. Una specie di semi-nuovo avviato verso il deserto di latta di uno sfasciacarrozze”.

“Ho sviluppato una specie di fobia rispetto all’attività stessa di cercare un lavoro. Tutte le volte che leggo “non idoneo”, che aspetto invano una risposta; “le faremo sapere” ai colloqui, accordi disattesi degli impiegati delle risorse umane di turno. Dopo tante porte chiuse arrivi a sospettare di non valere nulla. Di essere tu in difetto. Davvero non valgo nulla?”.

Sono domande che è giusto porsi; se io aprissi un negozio e vedo che non riesco a battere chiodo la domanda: “perché la gente non compra i miei prodotti”? me la dovrei porre e così anche la domanda “perché non riesco a trovare lavoro”? Non a caso si parla del mercato del lavoro; ed un mercato è fatto da chi vende e da chi acquista. E se chi vende, vende cose che non interessano a chi acquista, venderà poche cose. La domanda da porsi non è: “ma io non valgo nulla?” ma bensì: che esigenze dell’acquirente posso soddisfare? perché dovrebbe assumere proprio me?

La mentalità “io valgo ergo mi devono assumere” è una mentalità che porta a valutazioni sbagliate come la mentalità “io apro un negozio ergo la gente deve venire a comprare da me”. E se c’è un concorrente che fa prezzi migliori? E se la gente preferisce prodotti diversi da quelli che vendo? Cultura significa capire la realtà ed il mondo cui si vive, non limitarsi ad essere guru del proprio ombelico.

“Mi sono laureata con voti più che buoni e mi sto preparando per il concorso del dottorato. Una volta ho fatto un colloquio per un contratto di un paio di mesi per coprire un picco stagionale; il titolare mi ha detto: ‘E’ un lavoro che chiunque, a meno che non abbia problemi di cervello, in un paio di giorni ha imparato’. Non mi ha richiamata. Come si deve sentire una persona che viene respinta? Sono ben consapevole di non essere l’unica in questa situazione. Leggevo la testimonianza di Annarita, qualche giorno fa. Sai cosa davvero mi colpisce? La crudeltà di chi commenta. Perché non basta essere bistrattati, non avere soldi, dipendere dagli altri. Bisogna anche subire il disprezzo di chi ti dice che non lavori perché sei schizzinoso, o che ti meriti di essere disoccupato perché hai una laurea umanistica (è tutta la vita che lo sento)”.

Come si deve sentire una persona che puntualmente vince “la medaglia di legno”? O si rende conto di non essere portato per quello sport e cerca di cambiare, possibilmente il prima possibile, o continua ad allenarsi sperando di vincere. Oppure frigna che il governo deve dare a tutti una medaglia d’oro. In italia spesso si è scelta la terza, quando le vacche erano grasse. Adesso che ci son pochi soldi al più si può avere una medaglia di cartone.

La questione non è laurea umanistica/laurea scientifica. Semplicemente è più facile trovare lavoro in una nave come marinaio che come speleologo. Hai la passione per la speleologia? benissimo, studiarla è una tua scelta. Ma poi non lamentarti se in marina assumono prevalentemente marinai e “snobbano” gli speleologi.

“La colpa è tua. E’ questa crudeltà a lasciarmi senza fiato, più delle porte chiuse. La cattiveria della gente che per ignoranza e insensibilità mi dice che di non potermi costruire una famiglia me lo merito, che se mi offrono un contratto di un’ora e mezza a settimana (mi è stato offerto) lo dovrei accettare, altrimenti non è vero che ho bisogno di lavorare. La superficialità di chi pensa che con la cultura non si mangia e deride chi ci si dedica, senza pensare che l’assurdità, al limite, è il fatto che in Italia non si possa mangiare con la cultura”.

Se si vuole dimostrare che con la cultura si mangia basta portare casi “virtuosi” di gente che riesce a mangiare con la cultura. Casi virtuosi dove si mostra come un centro culturale è diventato un attrattore economico. Ma forse in italia molti confondono cultura con il termine “cul thurah”, antico termine sumero-babilonese che significa “scrivania con stipendio garantito il 27 del mese”.

Crederò che in italia si possa mangiare con la cultura quando vedrò un colto con la pancia piena e non tanti affamati livorosi che si arrabbiano quando viene ricordato loro che non stanno mangiando.

Quella che chiami cattiveria è solo un modo, sgarbato, di ricordare la verità. Ma che venga detta in modo sgarbato non rende la verità meno vera.

“Per non parlare di chi ti fa i conti in tasca, del tipo “stai scrivendo da un pc, se fossi povero non lo avresti”, dimenticando il fatto che sto anche mangiando, se è per questo, e senza uno stipendio non posso prendermi neanche il pane. Ma il computer come il pane non li ho comprati io; non perché non abbia voluto, ma perché non ho potuto. Penso tutti i giorni a Michele, il ragazzo di Udine che non molto tempo fa si è ucciso a causa della disoccupazione”.

“Ho stampato la sua lettera di addio e la tengo appesa in camera. Ringrazio il mio ragazzo, è grazie a lui se non sono ancora arrivata a ripetere lo stesso gesto. Che società siamo? Che cosa stiamo lasciando a chi verrà dopo di noi? Invece che condannare un sistema che provoca la tragedia, condanniamo le vittime della tragedia”.

Un saggio detto tibetano dice: accendere una candela è più saggio che maledire l’oscurità. Qui vedo tanto frignismo; una persona che non capisce il gioco della domanda e dell’offerta, che pensa che il lavoro sia un diritto e non una possibilità. E’ una cosa che ho imparato nel mondo del lavoro; gli altri, aziende e persone hanno i loro interessi e “vendi”, “lavori” se offri qualcosa che a loro serve o di cui hanno interesse, altrimenti non interessa e prendono altro. Si chiama realtà.

 

 

filmato omofobo e zeppo di discorsi d’odio…

Guardate come l’omofobo Reg opprime la povera Loretta, rifiutandosi di riconoscere i sui innegabili diritti umani…

 

Alla fine quello che non riuscirono a fare i bigotti con “life of brian” (brian di nazareth), ovvero censurarlo, temo riusciranno a fare i social justice warrior.

PS Graham Chapman, membro dei monty phyton e quindi autore, con gli altri membri del gruppo, del film era omosessuale e fu uno dei primi personaggi “pubblici” ad ammettere pubblicamente la propria omosessualità.

 

 

Serve una legge per… una riflessione a margine della proposta di legge Fiano

Ho avuto su twitter un interessante scambio di battute; secondo alcuni la legge Fiano servirebbe per far applicare le leggi Scelba e Mancino. Questo il messaggio che ho ricevuto:

Negazionismo e apologia del fascismo sono reati.
Punto Legge appena votata lo ricorda a chi ha memoria corta
Resto sono sciocchezze da bar

Se ci si pensa poco poco si nota subito la demenzialità della posizione; che senso ha una legge per far applicare una legge già in vigore?

Si tratta di una cosa senza alcun senso logico; o la legge esistente, ad esempio la legge Scelba,viene già applicata e quindi la nuova legge è solo un inutile doppione, oppure non viene applicata.
Se non viene applicata allora il problema è: “come mai non viene fatta rispettare? Perché chi dovrebbe farla rispettare o perseguire chi la viola non lo fa?”.
In tal caso mi aspetterei prima una riflessione sul perché la vecchia legge non viene applicata ed una nuova “legge correttiva” che corregga i problemi della vecchia. Altrimenti stiamo di nuovo facendo una legge inutile; se la legge non esistente viene rispettata perché invece si dovrebbe rispettare una nuova legge che impone di rispettare la legge vecchia?

Se io volessi ricostruire il partito fascista sarei perseguibilissimo e punibilissimo grazie alla legge Scelba, a cosa serve quindi la proposta legge Fiano?
Se io andassi in giro a menare omosessuali sarei perseguibilissimo e punibilissimo dalle leggi che già sanzionano le aggressioni, il causare lesioni, l’ingiuria, la molestia. Perché invece si dice che senza legge sull’omofobia resterei impunito?
Sarò malizioso ma penso che il far approvare una nuova legge per far applicare la vecchia sia solo una dichiarazione di “impotenza” nel far rispettare la vecchia ed un “faccite ammuina” per mascherarlo.

Lesbiche omofobe o banale paraculismo gender neutral?

Come avevo già scritto ai tempi dell’approvazione della Cirinnà, la questione matrimonio omosessuale/utero in affitto è diventa oramai una questione fondamentale per la religione dell’ammmore. E come molte religioni è spietata soprattutto contro i propri eretici, persone da additare al pubblico ludibrio e censurare.

Da notare comunque che in questo caso si è preferito censurare in silenzio invece di tirar fuori il solito coretto: chi dice questo è un fasci omofobo che ci attacca solo per omofobia, come già capitato nelle discussioni sul bambino acquistato da Vendola e compagno.

fonte: 27esimaora (grassetti miei)

Il no alla maternità surrogata delle lesbiche divide il movimento gay

Un libro imbarazza la comunità gay italiana, al punto che sabato scorso ad Udine Arcilesbica decide di disdire all’ultimo minuto la presentazione annunciata da mesi di Contract Children: questioning surrogacy (Bambini su commissione: domande sulla maternità surrogata) scritto dalla sociologa e ricercatrice dell’Università di Milano Daniela Danna che, in una lettera al Messaggero Veneto, parla di «un grave episodio di censura, che l’associazione ha deciso sulla base di pressioni di altre parti del movimento Lgbt che rifiutano di discutere pubblicamente di questa pratica volendo mascherare il fatto che chiedono di introdurre in Italia la compravendita di bambini. Io sono contraria a ciò, per questo mi viene impedito di parlare» (nella foto Daniela Danna ad Udine per la presentazione del libro).

Ma guarda, cadono nello stesso peccato che denunciano in tutte le piazze: il rifiuto a voler ascoltare l’altro ed a confrontarsi con le sue idee. Sarà che stavolta la trita e ritrita accusa di omofobia, oramai uno jolly buono per vincere qualsiasi dibattito non si può usare?

Nel suo libro Danna analizza la questione della Gestazione per altri (Gpa) nei diversi Paesi per arrivare alla conclusione che, nella maggior parte dei casi, si tratta di un’operazione commerciale in cui la maternità diventa un lavoro a pagamento. Una tesi condivisa ufficialmente da Arcilesbica che in occasione del Congresso del 2012 aveva detto sì alla gestazione per altri solo se altruistica, volontaria e gratuita. Ma non è questo il caso della gran parte dei contratti per surrogacy che prevedono un pagamento in denaro, e anche alto, in cambio di un prodotto: il bambino. Di qui l’imbarazzo e anche la tensione con quei movimenti gay che invece vorrebbero legalizzare la Gestazione per altri in Italia.

Tra questi Famiglie Arcobaleno, l’associazione di famiglie omosessuali di cui Danna, che è dichiaratamente lesbica, ha fatto parte fino a dieci anni fa quando non è stata contestata per aver redatto, insieme ad altre, una carta etica «in cui – in sostanza – proponevamo di rifiutare i contratti di surrogazione, in quanto coercitivi sulla reale volontà della donna che materialmente fa un bambino». (…)

Ha ragione; la maternità surrogata è, per le donne schiavismo e prostituzione, e per i bambini compravendita di esseri umani. Un bambino non è un cucciolo che ti puoi comprare al negozio di animali e pretendere che sia su misura per te, è un essere umano e come tutti gli esseri umani ha i suoi diritti inviolabili. E il diritto che non può essere violato non è l’uomo di paglia che si tira fuori per confutare le critiche, cioè che il bambino abbia diritto ad un padre e una madre. Quel diritto non esiste e non è mai esistito. Il diritto “reale” è invece il diritto a non essere considerato merce e non essere oggetto di compravendita. Quello è il diritto reale ed irrinunciabile, non il diritto a mammà e papà.

«Quello che è successo in Famiglie Arcobaleno non è stato un episodio isolato – dice Danna alla 27simaora – ma solo l’inizio di una campagna, già verbalmente violenta e intimidatoria, con l’obiettivo di ottenere mano libera da parte di ricchi nell’acquisto di neonati dalle donne più povere grazie all’introduzione di una regolamentazione della maternità surrogata anche in Italia, che evidentemente beneficia soprattutto le coppie etero. Ma è l’intero movimento Lgbt che ora appare come campione di questa incivile battaglia: l’estensione del mercato del capitalismo neoliberale alla produzione di figli». (…)

Di ciò se ne accorse anche il manifesto, giornale che non vedo molto come il gazzettino della parrocchia. Molti si sono accorti che l’idealismo e la religione dell’ammmore, il sostenere che si fa tutto per ammmore e chi non ci crede è contro l’ammmore, è un ottimo sistema per verniciare di idealismo di legittimità morale i propri porci comodi.

«I censori nel movimento Lgbt, femminista, queer, pensano forse che se nessuno/a di noi lo dice, che il contratto configura una compravendita di bambini, nessuno se ne accorgerà. 

Molti se ne sono accorti, e sono anche infastiditi dal sentirsi dare del baciapile se si prova a dire che un bambino non è un cucciolo puccioso. Sì porcate ne esistono anche con gli etero, bambini concepiti per salvare una relazione, bambini voluti per sfizio, per noia o per sbaglio. Ma che una cosa possa capitare “per disgrazia” non significa che sia giusto farla capitare pianificandola a tavolino.

Quanto capitato con il referendum sulla fecondazione assistita non ha insegnato niente, si sta continuando a ripetere, testardamente, gli stessi errori di comunicazione: il rifiutarsi di argomentare preferendo insultare, accusare gli altri e fare vittimismo, il presentarsi come unici buoni e chi non è d’accordo o chi ha idee diverse è solo un miserabile baciapile reazionario e (aggiungere insulti a piacimento…). Occhio che a lanciare la merda contro il ventilatore c’è il rischio che buona parte torni indietro.