Lesbiche omofobe o banale paraculismo gender neutral?

Come avevo già scritto ai tempi dell’approvazione della Cirinnà, la questione matrimonio omosessuale/utero in affitto è diventa oramai una questione fondamentale per la religione dell’ammmore. E come molte religioni è spietata soprattutto contro i propri eretici, persone da additare al pubblico ludibrio e censurare.

Da notare comunque che in questo caso si è preferito censurare in silenzio invece di tirar fuori il solito coretto: chi dice questo è un fasci omofobo che ci attacca solo per omofobia, come già capitato nelle discussioni sul bambino acquistato da Vendola e compagno.

fonte: 27esimaora (grassetti miei)

Il no alla maternità surrogata delle lesbiche divide il movimento gay

Un libro imbarazza la comunità gay italiana, al punto che sabato scorso ad Udine Arcilesbica decide di disdire all’ultimo minuto la presentazione annunciata da mesi di Contract Children: questioning surrogacy (Bambini su commissione: domande sulla maternità surrogata) scritto dalla sociologa e ricercatrice dell’Università di Milano Daniela Danna che, in una lettera al Messaggero Veneto, parla di «un grave episodio di censura, che l’associazione ha deciso sulla base di pressioni di altre parti del movimento Lgbt che rifiutano di discutere pubblicamente di questa pratica volendo mascherare il fatto che chiedono di introdurre in Italia la compravendita di bambini. Io sono contraria a ciò, per questo mi viene impedito di parlare» (nella foto Daniela Danna ad Udine per la presentazione del libro).

Ma guarda, cadono nello stesso peccato che denunciano in tutte le piazze: il rifiuto a voler ascoltare l’altro ed a confrontarsi con le sue idee. Sarà che stavolta la trita e ritrita accusa di omofobia, oramai uno jolly buono per vincere qualsiasi dibattito non si può usare?

Nel suo libro Danna analizza la questione della Gestazione per altri (Gpa) nei diversi Paesi per arrivare alla conclusione che, nella maggior parte dei casi, si tratta di un’operazione commerciale in cui la maternità diventa un lavoro a pagamento. Una tesi condivisa ufficialmente da Arcilesbica che in occasione del Congresso del 2012 aveva detto sì alla gestazione per altri solo se altruistica, volontaria e gratuita. Ma non è questo il caso della gran parte dei contratti per surrogacy che prevedono un pagamento in denaro, e anche alto, in cambio di un prodotto: il bambino. Di qui l’imbarazzo e anche la tensione con quei movimenti gay che invece vorrebbero legalizzare la Gestazione per altri in Italia.

Tra questi Famiglie Arcobaleno, l’associazione di famiglie omosessuali di cui Danna, che è dichiaratamente lesbica, ha fatto parte fino a dieci anni fa quando non è stata contestata per aver redatto, insieme ad altre, una carta etica «in cui – in sostanza – proponevamo di rifiutare i contratti di surrogazione, in quanto coercitivi sulla reale volontà della donna che materialmente fa un bambino». (…)

Ha ragione; la maternità surrogata è, per le donne schiavismo e prostituzione, e per i bambini compravendita di esseri umani. Un bambino non è un cucciolo che ti puoi comprare al negozio di animali e pretendere che sia su misura per te, è un essere umano e come tutti gli esseri umani ha i suoi diritti inviolabili. E il diritto che non può essere violato non è l’uomo di paglia che si tira fuori per confutare le critiche, cioè che il bambino abbia diritto ad un padre e una madre. Quel diritto non esiste e non è mai esistito. Il diritto “reale” è invece il diritto a non essere considerato merce e non essere oggetto di compravendita. Quello è il diritto reale ed irrinunciabile, non il diritto a mammà e papà.

«Quello che è successo in Famiglie Arcobaleno non è stato un episodio isolato – dice Danna alla 27simaora – ma solo l’inizio di una campagna, già verbalmente violenta e intimidatoria, con l’obiettivo di ottenere mano libera da parte di ricchi nell’acquisto di neonati dalle donne più povere grazie all’introduzione di una regolamentazione della maternità surrogata anche in Italia, che evidentemente beneficia soprattutto le coppie etero. Ma è l’intero movimento Lgbt che ora appare come campione di questa incivile battaglia: l’estensione del mercato del capitalismo neoliberale alla produzione di figli». (…)

Di ciò se ne accorse anche il manifesto, giornale che non vedo molto come il gazzettino della parrocchia. Molti si sono accorti che l’idealismo e la religione dell’ammmore, il sostenere che si fa tutto per ammmore e chi non ci crede è contro l’ammmore, è un ottimo sistema per verniciare di idealismo di legittimità morale i propri porci comodi.

«I censori nel movimento Lgbt, femminista, queer, pensano forse che se nessuno/a di noi lo dice, che il contratto configura una compravendita di bambini, nessuno se ne accorgerà. 

Molti se ne sono accorti, e sono anche infastiditi dal sentirsi dare del baciapile se si prova a dire che un bambino non è un cucciolo puccioso. Sì porcate ne esistono anche con gli etero, bambini concepiti per salvare una relazione, bambini voluti per sfizio, per noia o per sbaglio. Ma che una cosa possa capitare “per disgrazia” non significa che sia giusto farla capitare pianificandola a tavolino.

Quanto capitato con il referendum sulla fecondazione assistita non ha insegnato niente, si sta continuando a ripetere, testardamente, gli stessi errori di comunicazione: il rifiutarsi di argomentare preferendo insultare, accusare gli altri e fare vittimismo, il presentarsi come unici buoni e chi non è d’accordo o chi ha idee diverse è solo un miserabile baciapile reazionario e (aggiungere insulti a piacimento…). Occhio che a lanciare la merda contro il ventilatore c’è il rischio che buona parte torni indietro.

perché in italia s’è sempre in campagna elettorale

Perché la gente non accetta la sconfitta alle urne ma cerca di rovesciare il risultato nel dopo partita con mille mila pretesti fondati o meno.
Su change.org un amico mi ha segnalato una petizione, questa: https://www.change.org/p/ricorso-contro-l-esito-del-referendum-del-17-aprile-del-2016-matteorenzi-glgalletti-minsviluppo per chiedere:

-> che la magistratura indaghi renzi per il reato, inesistente nel codice penale italiano, di induzione all’astensione. Il comico è che a supporto della loro richiesta portano un articolo del fatto quotidiano.

Come osservato da ‘Il Fatto Quotidiano” il 15 Aprile scorso, infatti, nel 1985, la Corte di Cassazione dichiarò che “l’invito all’astensione è reato punito con pene fino a tre anni”.
Tramite questa petizione chiediamo, dunque, che i responsabili del mancato raggiungimento del quorum si assumano le loro responsabilità e si sottopongano al giudizio della Magistratura. 

-> che il Parlamento legiferi come se avesse vinto il Sì.

Inoltre, pretendiamo che la schiacciante percentuale dei SI (85,8%) venga comunque presa in considerazione in Parlamento per la revisione della legge sulle concessioni petrolifere entro le 12 miglia.

e la foglia di fico delle buone intenzioni è data da:

Nel lanciare questa petizione mi preme ricordare come gli ultimi studi sull’argomento rilevino che disinvestire (gradualmente) dai combustibili fossili e spostare le risorse sulle rinnovabili sia non solamente un obiettivo ecologista ma soprattutto una necessità economica
(…)
Pertanto, la perdita di posti di lavoro – addotta dagli astensionisti come ragione alla base del non voto – non sussiste, giacché le risorse finanziarie risparmiate potrebbero essere impiegate in maniera più efficiente e sostenibile per la creazione di posti di lavoro ‘GREEN’.

Che dire? la prima cosa è che il reato di “induzione all’astensione” è un reato inesistente ed inventato dai giornali, allo stesso modo del reato di “sesso con minorenne”(1).

La seconda invece la trovo comica. L’86% di voti a favore non significa nulla, o meglio il parlamento deve tener conto del numero totale dei voti espressi e non del solo valore percentuale; quell’86% rapportato non ai votanti ma all’intero corpo elettorale (~ 50 milioni) dice che i voti a favore son stati solo il 27% del totale degli elettori italiani. Pochini per pretendere che il parlamento ribalti una legge da esso stesso votata.

Se proprio c’è una cosa che non riesce è l’accettare la sconfitta.

(1) Non esiste il reato di sesso con un minorenne; con un minorenne che ha passato l’età del consenso e che è consenziente, legalmente, ci si può fare tutto il kamasutra acrobatico. Anche il partner ha 90 anni. Il reato in oggetto è stato inventato dai giornali parlando della vicenda Berlusconi, Ruby Rubacuori. In realtà il reato contestato al berlusco era quello di “prostituzione minorile”, non di “sesso con minorenne”.

 

Perdere le elezioni how to

Il piu’ grande e convincente manifesto elettorale possibile, per un partito,
e’ il vissuto  quotidiano delle persone che ne costituiscono la base.
Uriel

Il referendum è fallito a causa dell’astensione, sia essa stata ignavia o a precisa volontà di segare il referendum non facendoli raggiungere il quorum. Ma la disfatta per il comitato del sì è stata certificata dal livore che molti si son precipitati a vomitare nei social network. Messaggi e video zeppi di insulti e tanto, tanto livore vomitato sugli astenuti. Non sono un ingenuo e sono consapevole che sfottò e insulti da parte di decerebrati facciano parte delle discussioni politiche che impestano i social network.

Il problema è la base, che in molti casi applaude e istiga a continuare chi vomita tonnellate di bile su chiunque non condivida le proprie idee. Ma questo è un modus operandi semplicemente suicida, come vent’anni di berlusconismo hanno dimostrato. Insultare gli elettori degli altri partiti o portare avanti una visione millenaristica dove tu sei il bene supremo e chiunque non condivida completamente le tue idee è solo una merda fasciocattocomupedoterrosatanista incapace di capire, un burattino nelle mani dei suoi caporioni politici, è il modo migliore per convincerlo a non votarti neppure per le prossime tornate elettorali. Per far sì che, se si rompe le bolas dei suoi caporioni, o disperda il voto o si astenga, ma che non voti certamente per te anzi cerchi in ogni caso di votarti contro.

Luca Ricolfi aveva chiamato questo modus operandi “il complesso dei migliori“, e adesso, con Renzi, sembra che il PD, o almeno la parte Renziana, quella che invece fa riferimento ad Emiliano (aka ennesimo burattino del baffetto di Gallipoli) sembra invece ci sia ricascata.

Un comportamento simile significa, in parole povere, o non vincere semplicemente oppure vincere ma non convincere. In democrazia conta il numero e cento boccaloni son cento voti, dieci puri purissimi son dieci voti, e se prendi dieci voti e il tuo avversario cento, lui governa e tu finisci all’opposizione. I voti si contano, non si pesano che che se ne dica.  Nel ventennio berlusconiano, Berlusconi quando aveva vinto aveva vinto con larghe maggioranze mentre quando aveva perso, 2001 escluso, aveva perso con uno stretto margine e contro colossali ammucchiate. Emblematico il caso del 2006 dove aveva contro una armata brancaleone, come il blocco per il sì all’ultimo referendum, coesa solo perché aveva un nemico in comune e vincente solo grazie all’astensione degli elettori del PDL.

Io mi chiedo semplicemente: domani, alle amministrative, uno, che ha scelto di non votare al referendum, quanta retta darà ad uno che oggi vomita insulti e domani gli chiede il voto? Quanti voti, esterni al gruppo, cattureranno quelli che pensano e rompono le palle con la storia di essere la minoranza migliore contrapposta alla maggioranza di ignoranti e cafoni?

Quanti voti porta alla propria fazione una Guzzanti che dichiara:

“Coraggio, che il 30% degli italiani siano civili non è una cattiva notizia. Pensavo peggio”,commenta a freddo l’attrice che si lancia in un paragone alquanto azzardato: “Ricordiamoci che durante la resistenza i partigiani saranno stati un 200mila. Gli altri erano tutti schierati dalla parte delle torture e dei genocidi, della retorica più ridicola e dell’ipocrisia più bieca. E si sentivano pure moderni e scaltrissimi. Erano dei mostri e guardavano agli oppositori come a degli sfigati”.

Chi, scientemente come il sottoscritto, non è andato a votare per sabotare il referendum con l’arma del quorum, arma permessa dall’articolo 75 della costituzione, quanta voglia avrà, domani, di votare chi gli ha dato, gratuitamente, del mostro fascista? quanta simpatia, fra gli astenuti consapevoli, carpiranno i candidati sostenuti da tale persona?

Son state anche queste tecniche sopraffine di lotta politica a far sì che il berlusco rimanesse vent’anni sulla cresta dell’onda, non solo trash puro come “uomini e donne” o “il grande fratello”; usare adesso questa tecnica contro “lenticchia”, insieme alla tecnica “dell’ammucchiata (prodi 2006)” significa garantire a Renzi una luuunghissima carriera politica.(1)

Almeno, da quello che leggo, Salvini e la Meloni hanno tenuto un cauto silenzio mentre la parte ecosinistra si sta lanciando nei soliti insulti e piangnistei come gli stellini. Buon segno per il vero referendum, quello di ottobre sulla riforma istituzionale.

(1) Per alcuni può essere un ottimo affare, quanto è campato Di Pietro menandola con l’antiberlusconismo e l’onestà? Anche se oramai i partiti che si propongono come “partiti degli onesti” da votare solo perché formati da onesti incensurati, contro i corrotti etc. etc. sanno tanto di brodino riscaldato e non convincono gli elettori, vedi Rivoluzione Civile di Ingroia.

#iovoglioilpremiodarwin

stavo leggendo le notizie sulle due poveracce uccise e sul piagnisteo: #ioviaggiodasola che è partito.

fonte

Una studentessa paraguaiana ha raccontato in prima persona su Facebook il barbaro omicidio di due turiste argentine in Ecuador. “Per un uomo avrebbero avuto parole di cordoglio, io sono stata condannata perché non sono rimasta a casa”. E parte una campagna virale con l’hashtag #ViajoSola

di ALESSIA MANFREDI

(…) “Io viaggio da sola e ieri mi hanno uccisa”. Il post è un caso mondiale”Ayer me mataron”, ieri mi hanno uccisa. Poche parole che pesano come pietre, la prima riga di un post su Facebook scritto tutto in soggettiva, che ha fatto rapidamente il giro del mondo e dato il via ad una campagna, a colpi di tweet, per difendere il diritto delle donne a viaggiare da sole

Cominciano le mistificazioni, chi ha messo in discussione il diritto delle donne di viaggiare da sole? Questa campagna mi sembra, come il femminicidio, un immenso uomo di paglia per strappare qualche trattamento di favore. Come diceva sor giulio: a pensar male si fa peccato ma…

Sì, perché nel post, scritto da una studentessa paraguaiana, Guadalupe Acosta, è come se a parlare fossero Maria Coni e Marina Menegazzo, due turiste argentine uccise a fine febbraio mentre viaggiavano insieme in Ecuador, zaino in spalla. Ammazzate da due uomini che si erano offerti di ospitarle. L’ennesimo atto di violenza insensata contro due donne, eppure online c’è stato subito chi ha trovato da ridire sul fatto che le ragazze viaggiassero “sole” – anche se erano in due – e che magari, in qualche modo, se l’erano cercate. (…)

Esistono i violenti e gli sbroccati, esistono gli imbecilli convinti che una donna che viaggi da sola sia in cerca di avventure e sesso; e siccome esistono serve la prudenza per evitare di incapparci. Come avevo scritto (qui) e (qui) la prudenza è indipendente da torti o ragioni, la prudenza riguarda l’evitare di correre rischi e di ricevere danni. Io non metto in discussione il diritto di chiunque di viaggiare come e dove gli pare, però, certe destinazioni e certi modi di viaggio fanno correre più rischi di altri. Come si dice: benvenuti nel mondo reale.

Guadalupe Acosta non è rimasta in silenzio e ha risposto su Facebook, dando alle ragazze, che l’avevano perduta per sempre, la possibilità di difendersi dalle accuse. (…)

Che scoperta, su FB esistono i troll, i provocatori e gente che si butta a corpo morto nelle notizie per cercare di scatenare risse telematiche. A quando un post sdegnato contro quella cosa che dall’alba al tramonto ci irradia con onde elettromagnetiche nelle più svariate bande di frequenza? #spegneteilsole

Ma quello che succede dopo, si legge ancora nel post, è, se possibile, ancora peggio: domande, insinuazioni: “Come eri vestita? Perché eri da sola? Sei andata in un posto pericoloso? Perché una donna viaggia sola, senza essere accompagnata?”. Non si risparmiano le accuse ai genitori, “per non avermi tarpato le ali, per avermi lasciato essere indipendente”. In una parola, per aver permesso alle ragazze di vivere.

Un genitore che impedisse alla figlia di girare in un quartiere molto, molto malfamato di notte, ubriaca e con una grossa cifra di denaro presa dal bancomat impedirebbe alla figlia di vivere o cercherebbe di prolungare la vita della predetta? Rendiamoci conto che prudenza significa evitare comportamenti rischiosi e che è indipendente dal giusto o sbagliato. E’ reato girare per un quartiere malfamato ubriachi e gioielli in vista? No. E’ un comportamento prudente? No.

Avevano 22 e 21 anni Maria e Marina, ed erano in vacanza a Montanita. Secondo la polizia, erano rimaste senza soldi e avevano accettato l’offerta di due ragazzi di un posto dove passare la notte. I loro corpi sono stati ritrovati chiusi in un sacco. I due uomini hanno confessato l’omicidio. Ma nei giorni successivi, è nata una discussione sul fatto che le ragazze erano in viaggio da sole.

Fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Perché non si son rivolte alla polizia? perché non hanno chiamato a casa per chiedere aiuto? Non hanno commesso alcun reato a fidarsi dei bastardi e questo non sposta di un minimo le colpe dei due assassini, ma, per onestà intellettuale bisogna ammettere che le due ragazze hanno avuto un comportamento molto imprudente a fidarsi di due perfetti sconosciuti.

“Se al nostro posto ci fossero stati dei ragazzi sarebbero state spese solo parole di cordoglio. Ma essendo una donna sono stata condannata perché non sono rimasta a casa”, continua il post di Guadalupe, che alla fine chiede alle donne di alzare la voce e lottare “per tutte quelle cui hanno negato vita e sogni”.”Lottiamo insieme, io con voi, con il mio spirito, e vi prometto che un giorno non ci saranno abbastanza sacchi per metterci tutte a tacere”, è l’invito finale.

Se ci fossero stati ragazzi ci sarebbe stata lo stesso la, giusta, constatazione che si erano comportati da imbecilli. Non ci sarebbe stato il piagnisteo: mi criticano perché donna. Trovo poi penoso il richiamo alla lotta, lottare per chi o per cosa? Per permettere alle donne di viaggiare da sole? e di grazia dove la legge lo vieta? Per fermare tutti gli imbecilli? Spiace dirlo ma è un sogno utopistico.

Parole che non sono cadute nel vuoto. A migliaia su twitter hanno raccolto l’invito. “Lo faccio perché mi dà forza ed è un nostro diritto, #ViajoSola”, scrive Chrizzy. “Sono una donna e viaggio da sola perché così scopro di più su me stessa. Il mondo è anche nostro”, continua Kaye de Castro. Le fa eco Jennie: “Viaggio da sola e con altre donne perché essere donna non significa essere vittima”. Viaggiare da sola non deve far paura, non si deve rischiare di essere puniti per questo, rileva qualcun’altro. “La prima volta che ho viaggiato sola avevo 16 anni, l’ho fatto molte volte da allora e non ho intenzione di smettere”. Perché, in una parola, sarebbe come rinunciare a vivere.

Ripeto la domanda: chi ha proposto di vietare alle donne di viaggiare da sole e quando? Spiace dirlo ma si sta scatenando una polemica basata solo su un uomo di paglia e sulla santificazione della vittima, vittima che per il suo status diviene incriticabile e ingiudicabile. E questo purtroppo incentiva comportamenti idioti che fanno correre rischi evitabili. E il rischio, giusto per ribardirlo, non è il viaggiare da sola ma affidarsi a sconosciuti senza alcuna garanzia. Ed è un rischio che riguarda uomini e donne.

Adottare bambini o acquistare cuccioli pucciosi/3?

Ho letto un articolo su la 27 ora che, sinceramente, mi ha fatto agghiacciare. Lasciando perdere i soliti uomini di paglia che i retrogradi lottano per il diritto dei bambini ad avere un padre ed una madre, in realtà il diritto del bambino per cui mi sento di lottare è quello di non essere considerato come merce ed essere oggetto di compravendita, quanto riportato nell’articolo mi ricorda tanto l’acquisto di cuccioli di razza con pedigree da prestigiosi allevamenti.

Il mio viaggio nella clinica dove si affittano gli uteri (grassetti miei)

Prendere un appuntamento per avere un figlio con una madre surrogata è facile. Sul sito California Premium Surrogacy si clicca su «genitori intenzionali» e si compila un modulo in cui si forniscono nome, cognome, email, accompagnati da un breve messaggio. La risposta arriva entro poche ore. La mattina dopo ci presentiamo alla Santa Monica Fertility Clinic nell’omonimo boulevard di questa cittadina baciata dal sole dove ogni desiderio sembra a portata di mano.

«Buongiorno Monica sono Julie Webb, la coordinatrice dei pazienti, sono contenta che tu sia venuta a trovarci dall’Italia». Capello corto, viso acqua e sapone, abbigliamento casual, ci fa fare il giro della clinica, un appartamento a pian terreno dall’aspetto modesto ma confortevole: «La comodità — dice — è che facciamo tutto qui, dal pick up degli ovuli della donatrice al transfer dell’embrione nell’utero della portatrice. Voi non dovete preoccuparvi di nulla, pensa a tutto il dottor Jain. Se non potete venire dall’Italia possiamo sentirci su Skype. Se al momento del parto avete un impedimento andiamo in clinica io e l’avvocato per prenderci cura del neonato».

Io e l’avvocato… magari la signora è anche ostetrica infermiera ma cosa ci sta a fare l’avvocato?

Ma la mamma surrogata potrebbe cambiare idea e tenersi il bambino? «La mamma sei tu — precisa Julie — lei è la portatrice. E sei tu che decidi tutto, anche se farla abortire. La legge ha più volte stabilito che lei non ha alcun diritto. Sarà scritto tutto nel contratto che firmerete con l’avvocato. Una volta fatto l’accordo si va dal giudice e si fa un atto di prenascita così è già chiaro che siete voi i genitori. Il bimbo, se volete, avrà la cittadinanza americana». A 51 anni è impossibile pensare di usare i propri ovuli, e così scorriamo insieme i profili delle donatrici di ovuli.

Insomma la madre surrogata non è altro che un pupazzetto nelle mani di chi paga. Qualcuno può spiegarmi che differenza c’è con la schiavitu dei negri?

Ce ne sono di tutti i tipi: bionde, brune, ricce, lisce, nere, asiatiche, bianche. Nella scheda sono segnate età, altezza, peso, colore degli occhi, scuole frequentate, voti ottenuti, passioni e hobby. C’è persino la storia clinica della famiglia. «Le nostre ragazze hanno fatto tutti i controlli medici possibili. Potete stare tranquilli» dice la coordinatrice. Chiediamo consiglio sul profilo da scegliere dal catalogo: «Dovrebbe essere una donna il più possibile vicina ai miei tratti somatici, giusto?». Scuote la testa: «Dipende dai gusti. Ognuno fa come vuole. Mi ricordo una paziente cinese che ha scelto ovuli di una donna bianca».

E quando nasce il bimbo cosa succede? Potremo portarlo subito via? Dovrà stare con la surrogata qualche giorno? «Decidi tu — spiega Julie — puoi stare nella stanza accanto e ti portano il bambino. Se vuoi la surrogata si tira il latte e tu glielo dai col biberon, i primi giorni fa bene al piccolo perché c’è il colostro e anche a lei perché tirandosi il latte aiuta l’utero a tornare a dimensioni normali».

Quando posso prendere il mio gattino dall’allevamento?

Quanto ci vuole per trovare la surrogata giusta? «Dipende! Le nostre sono tutte della zona, facciamo uno screening accuratissimo, andiamo a vedere dove vivono, come mangiano, controlliamo la fedina penale e poi le sottoponiamo a screening psicologi. Siamo molto, molto severi per evitare sorprese dopo. Solo il 10% delle domande viene accettata». Ma perché lo fanno? «Beh è un gesto ben visto dalla società perché è altruistico, per aiutare una coppia in difficoltà e poi chiaramente per i soldi che per legge non devono servire a sopravvivere ma a stare meglio. Una surrogata non può essere senza casa o dipendente dai sussidi dello Stato».

E qui vedo tonnellate di ipocrisia, se la prostituzione è squallida è squallida sia che si faccia per un piatto di minestra che per una borsa all’ultima moda, se non lo è non lo è in nessun caso. Questo del “non devono servire a sopravvivere ma a stare meglio” è l’apoteosi dell’ipocrisia.

I tempi per la procedura non sono biblici. Se accettiamo, a febbraio potremo fare il primo transfer e il bambino potrebbe arrivare entro la fine del prossimo anno. «Io ho già una portatrice ready to go — spiega Julie con un mezzo sorriso — che se dovessi fare io questo percorso prenderei subito. È lesbica, molto coscienziosa ma non ansiosa. Perfetta secondo me. È alla prima gravidanza surrogata ma ha già due figli suoi. Tieni conto che le surrogate che l’hanno già fatto costano di più, vedi qui sul catalogo c’è scritto premium vuol dire che sono le più gettonate. Molti preferiscono una portatrice lesbica perché non ha rapporti sessuali con penetrazione e in gravidanza è sempre meglio evitare».

Toh guarda, la fattrice scelta sulla base dei gusti sessuali…

Parliamo di soldi che sono in tre tranche. Per la donazione di ovuli ci vogliono quasi 40mila dollari. Per la madre surrogata si parte con 58mila cui si devono poi aggiungere altri 77mila per un totale di 135mila dollari. La portatrice prende un compenso a ogni passo: alla prima iniezione, al transfer, alla conferma del battito, per i viaggi, per i vestiti e una paghetta mensile. In tutto nelle tasche della donna entrano 40mila dollari. Il colloquio dura un’ora, non ci viene chiesto perché facciamo questa scelta, né se abbiamo figli. Mentre ci accompagna alla porta Julie sembra soddisfatta «Sono molto eccitata per voi che state iniziando questo percorso».

Due minuti dopo arriva l’email con la password per scegliere la donatrice di ovuli.

Sinceramente, l’articolo mi ha fatto pensare all’acquisto di gattini di razza, scegli i genitori sulla base del pedigree, magari elimini i gattini “sbagliati” e hai una bella cucciolata con cui vantarti con gli amici. Ma qui non si parla di gatti, si parla di un bambino. Si parla di qualcuno che, al momento della nascita, ha tutti i diritti irrinunciabili di ogni essere umano, diritti fra i quali c’è quello di non essere considerato merce, di non essere oggetto di commercio.  In questo articolo sia il bambino, sia le madri surrogate son considerate cose, prodotti da acquistare, non esseri umani. E non so quanto sia illuminista questo.

 

Ottimo articolo sulla questione “utero in affitto”

La questione “utero in affitto” è entrata a gamba tesa nel pasticcio cirinnà in quanto molti, pro legge, hanno commesso l’errore di tirar dentro i bambini e di mostrare con orgoglio i figli ottenuti grazie ad utero in affitto e fecondazione eterologa. Pratiche ancora attualmente proibite in italia. Peccato che per contestare tali pratiche vengano tirate fuori, da Adinolfi, Mussolini e compagnia cantante, un sacco di cavolate senza senso facili da smentire e confutare. Invece l’articolo sotto riportato espone, pacatamente, le argomentazioni corrette, e non “il diritto alla famiglia del mulino bianco”, per le quali si dovrebbe essere contro la questione dell’utero in affitto.

Interessante anche l’altra questione posta: come al solito la propaganda divide in due; chi è d’accordo è bello/bravo/buono/intelligente chi è contrario è solo un troglodita analfabeta incapace di pensiero razionale. La stessa strategia, insultare chiunque non sia d’accordo invece di convincerlo con ragionamenti, che ha portato la sinistra ad infilare una sequenza colossale di catastrofi elettorali. Ma scommetto che anche stavolta invece di una autocritica su tutti gli errori di comunicazione fatti,  si pianga che la maggioranza degli italiani è un insieme di lobotomizzati teleguidati da Bagnasco e Adinolfi.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/15/utero-in-affitto-e-ladozione-contestata-gli-italiani-sono-stupidi/2467564/

Utero in affitto e l’adozione contestata. Gli italiani sono stupidi?
di Marco Politi | 15 febbraio 2016

Serve una discussione laica e pacata sull’utero in affitto. Senza l’intervento dei soliti arnesi clerico-conservatori e l’agitarsi dei “livellatori” per i quali tutto è uguale a tutto e l’unico slogan è “pago le tasse e quindi…”. Non sarà probabilmente la rissa in Senato a favorire questo sforzo di analisi e razionalità – che pure andrà fatto in altre sedi e con altri protagonisti – ma intanto le settimane trascorse hanno fatto emergere alcuni punti.

1. La netta maggioranza degli italiani è contraria all’adozione del figliastro nelle coppie dello stesso sesso. I dati sono inequivocabili. Si va dal 73 per cento di no della rilevazione Ixè per Agorà al 55 per cento del sondaggio Ipsos. I favorevoli raggiungono al massimo il 38 per cento. E qui si apre una prima riflessione. Si è sempre detto dagli anni Settanta a oggi che gli italiani sono più avanti della classe politica e dei diktat ecclesiastici. E così è stato ed è. Tanto è vero che l’opinione pubblica si pronuncia in maniera totalmente favorevole nei confronti delle unioni gay. L’opinione pubblica boccia invece l’adozione fatta dal partner del genitore gay. Considerare improvvisamente stupidi o disinformati gli italiani su questo punto appare arduo.

2. Si è capito che non è affatto vero che i bambini non adottati sarebbero condannati all’orfanotrofio in caso di morte del genitore. Un affido specifico può garantirli tranquillamente. Il bambino non è meno amato se è curato, accudito e allevato dal padre e dallo “zio” partner del padre o dalla “zia” partner della madre. L’insistenza sulla terminologia “due papà” o “due mamme” è una scelta politico-ideologica su cui è legittimo che la discussione rimanga aperta. Non è una verità inappellabile.

Articolo 44 lettera A della legge sulle adozioni:

1. I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell’articolo 7:
a) da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre;

http://www.studiocataldi.it/normativa/raccolta_normativa.asp?id_legge=46

3. La maggioranza degli italiani ha capito che l’adozione del figliastro (se non specificata come adozione del “figlio che il genitore ha avuto da una relazione precedente”) apre una strada diretta all’utero in affitto. Basta aprire i giornali per leggere quotidianamente dichiarazioni di coppie, che annunciano di volersi recare subito a Kiev (o in Canada o dove che sia). In questo senso ripetere che l’utero in affitto è già vietato dalla legge 40 è una scusa pietosa, perché il divieto è facilmente aggirabile e concretamente aggirato. Una volta portato il bambino in Italia, i tribunali sono pronti a concedere lo status di genitore alla coppia che ha violato la legge.

Parliamo dell’intervista a Elton John o della bagarre in senato fra i senatori Lo Giudice e Gasparri, di cosa si è parlato?

4. Il divieto dell’utero in affitto è peraltro aggirato egualmente da coppie eterosessuali e omosessuali.(…)

Se le coppie etero ne usufruiscono e vengono scoperte, il minore viene loro tolto. Fosse capitato ad una coppia omosessuale forse sarebbe venuto giù il mondo. Io personalmente sono favorevole ad un emendamento della norma sulle adozioni che rafforzi il divieto di utero in affitto.

5. Colpisce la censura mediatica applicata in queste settimane in Italia a un’iniziativa del tutto laica come la recente riunione presso il Parlamento francese di personalità laiche e femministe, a partire dalla filosofa e scrittrice socialista Sylviane Agacinski, che ha portato alla Carta di Parigi sottoscritta da associazioni internazionali di donne, in cui si denuncia la pratica globale di industrializzazione della riproduzione per conto terzi. Con concetti su cui è legittimo aprire una discussione seria. Ecco un passaggio significativo: “Lungi dall’essere un gesto individuale, questa pratica sociale è realizzata da imprese che si occupano di riproduzione umana, in un sistema organizzato di produzione, che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie ecc. Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione in modo che la gravidanza e il parto diventino delle procedure funzionali,dotate di un valore d’uso e di un valore di scambio, e si iscrivano nella cornice della globalizzazione dei mercati che hanno per oggetto il corpo umano”.

Tutto quello che è contro la religione dell'”ammmorre” è da censurare e da nascondere. L’utero in affitto pone un bel po’ di problemi di natura etica: lo sfruttamento delle donne degradate a mere “vacche da monta”, il commercio di esseri umani, il fatto che i bambini vengano considerati come cuccioli di allevamento e non esseri umani.

6. E’ singolare che venga prestata così poca attenzione ai contratti, che formalizzano questa pratica. Contratti che impongono alla donna ingaggiata di abortire se si presentano difficoltà nella formazione del feto e che autorizzano i “committenti” a rifiutare un bambino nato con anomalie. In altre parole di rifiutare il prodotto.

Giova ricordare la storia, agghiacciante, di un bambino down rifiutato dalla coppia che l’aveva ordinato e rimasto alla madre surrogata. La madre surrogata aspettava due gemelli e si era rifiutata di abortire quello down al settimo mese.

7. Michela Murgia, una scrittrice pur favorevole alla regolamentazione della pratica, ammette onestamente che la “legislazione americana degli stati in cui è consentita la ‘Gestazione per altri’ non offre alcuna garanzia che questo non accada, a partire dal fatto che consente cose come la scelta del sesso e soprattutto perché afferma che il figlio appartiene ai committenti sin dall’impianto nell’utero della gestante, ridotta in questo modo a mero contenitore”. Al contrario, la scrittrice vorrebbe che la gestante avesse il diritto di rifiutare di abortire e persino di “decidere alla nascita di tenersi il bambino come proprio”. Altrimenti la donna finisce per essere considerata un contenitore.
Ma è esattamente questo che l’industrializzazione della gestazione esige. Ed è il nucleo fondante del contratto. Pretendere che i committenti rinuncino al diritto di decidere su ciò, che considerano un “prodotto” acquistato, è la negazione radicale di tutta l’operazione .

8. In ultima analisi è giusto che chiunque si pronunci in piena scienza e coscienza sul significato etico di utilizzare – per contratto comunque mascherato, anche da rimborso – un ventre di donna come contenitore per la nascita di un bambino.

9. Nel caso delle coppie dello stesso sesso si pone un interrogativo ulteriore, a prescindere dalle pratiche di fecondazione: è giusto dare vita ad un bambino, togliendogli a priori la madre o il padre?

Mi ha colpito la pacatezza dell’articolo e la fondatezza delle obiezioni. Da notare come nei commenti siano partite, come al solito, le accuse di oscurantismo e di bigottismo. Eppure nell’articolo non c’è alcun richiamo alla religione, ma solo obiezioni di buon senso. E sinceramente preferirei venissero confutate con altre argomentazioni invece che con secchiate di merda contro il ventilatore.

impresentabili

Adesso le regionali sono state svolte e vorrei parlare di una delle grandi porcherie di queste elezioni; la lista degli impresentabili. Una solenne cagata partorita dalla solita fazione che, pur di nobilitarsi e dimostrare di essere moralmente superiore o per perseguire l’avversario politico, arriva al punto di inventarsi leggi che non esistono. Come il reato di “sesso con minorenne” tirato fuori nel caso di rubi rubacuori(1).

Chi dovrebbe essere un impresentabile? Da quello che ho capito una persona inquisita o che ha subito condanne per qualche tipo di reato. E perché ritengo la questione degli impresentabili una solenne cagata:

  1. Chi stabilisce se uno è candidabile o meno è solo la legge; se la legge stabilisce che Tizio è candidabile allora Tizio può legittimamente candidarsi e se eletto svolgere la carica cui è stato eletto.
  2. Chi deve valutare se, a norma di legge, Tizio è candidabile è la magistratura e non una commissione parlamentare.
  3. La costituzione più bellissima del mondo stabilisce che Tizio, fino a sentenza passata in giudicato, è innocente. Da notare che spesso chi fa a gara a citare la costituzione, le parti che convengono, è spesso anche il primo a glissare alla grande sulle norme e sugli articoli “scomodi” come quello riguardo alla riservatezza della corrispondenza, l’accesso, per concorso, alla PA, la presunzione di innocenza.
  4. Il giochetto di annunciare un procedimento penale, per far fuori o costringere l’avversario politico a dimettersi, è un giochetto cui si è stra abusato in passato, sarebbe ora di ammetterlo e tornare allo spirito della costituzione italiana e non di quella iraniana ove la moralità dei candidati per l’ammissibilità è giudicata da un consiglio degli anziani.
  5. Un delinquente furbo è un delinquente ma un onesto coglione è un coglione. E spesso fa più danni un coglione pieno di buone intenzioni che un farabutto abbastanza furbo da capire che è meglio non tagliare il ramo cui si è seduti.

(1) Il reato era prostituzione minorile, con un minorenne che ha passato l’età del consenso e che è consenziente, legalmente, ci si può fare tutto il kamasutra acrobatico. Anche il partner ha 90 anni.

Serve il privato per valutare le azioni pubbliche di un politico?

Ennesimo scandaletto sui grilloleaks, trascrizioni di riunioni “riservate” svolte dai cinque stelle. Non mi soffermo sull’utilità di quei documenti per giudicare i grillini, ne ha già parlato benissimo Mattia ma vorrei parlare della mania tutta italiana di guardare ossessivamente quello che c’è dietro le quinte e ignorare alla grande cosa avviene sul palco.

Un uomo politico, imho, lo puoi giudicare benissimo dalle sue azioni pubbliche, da quello che fa in pubblico, dalle leggi e dalle mozioni che vota, dalle azioni che compie il suo ministero, quello che capita nella sua camera da letto è un fatto secondario. Se un politico stanzia 100 milioni di euro per una autostrada e dopo dieci anni c’è solo una mulattiera con il fondo in sterrato forse c’è stato qualche maneggio di troppo… cosa che riuscirebbe a dedurre anche un bambino di 10 anni.

Quindi per vedere come “recita” un politico basta guardare il palco, basta vedere se le battute corrispondono alle azioni del personaggio. Una cosa son le dichiarazioni bellicose e vedere l’attore che sguaina la spada, altro è sentire dichiarazioni bellicose e vedere l’attore fuggire precipitosamente. Quello che l’attore fa nel camerino è irrilevante per giudicare se il personaggio è un vile o un prode…

E allora perché c’è questa ossessione per quanto avviene dietro le quinte, questa attenzione morbosa per i retroscena, questa passione per la dietrologia(1)?  Principalmente perché se la realtà è dura da capire e da accettare allora ci si rifugia nella fantasia. E questo capita spesso con gli elettori e i simpatizzati della sinistra. Per circa quarant’anni il PC non è potuto andare al governo e alle elezioni generalmente le prendeva. Invece di fare una seria autocritica e chiedersi come mai gli elettori non lo consideravano affidabile(2) si inventava improbabili complotti della CIA o altri.

Questa piega mentale si è propagata; alle elezioni Berlusconi se vinceva, vinceva solo perché emilio fido seduceva le casalinghe telenovellare e non perché nei cinque anni precedenti il centrosinistra si era distrutto da solo e l’avversario era solo una faccia che doveva nascondere il vuoto spinto. Rutelli dopo 4 governi di csx (Prodi I, Dalema I, II, Amato) con la scissione di rifondazione comunista e maggioranza alla camera ottenuta grazie alla compravendita di parlamentari da parte di Mastella e Cossiga. Veltroni dopo un catastrofico governo Prodi II con una maggioranza dove tutti dicevano tutto e il contrario di tutto; la vita del governo è riassunta perfettamente nella parodia di Neri Marcorè una vita da prodiano.

Invece di fare qualche seria riflessione ci si fissava sul dietro le quinte, sulle trame di berlusconi con bertolaso e le olgettine, invece di pensare alle azioni dirette fatte dal governo ci si lanciava in elucubrazioni sulla “culona inchiavabile” e su quanto fosse gnocca questa o quella.  Perché? Perché non si guardava direttamente alle, presunte(3), porcherie fatte da B&B ?

Riprendiamo i cinque stelle, uno dei loro cavalli di battaglia era rendere pubblico tutto e trasmettere tutto in streaming. Ammesso che i lavori parlamentari son ben coperti da GR Parlamento, Radio radicale e, nel caso di eventi importanti, trasmessi in diretta nei canali del senato e della camera sul digitale terrestre, resta il fatto che eventuali accordi sottobanco non verranno fatti in parlamento nelle sedute pubbliche ma fuori, lontano dalle telecamere. Quindi lo streaming al più sarebbe stato inutile, è ingenuo credere che si possa fare il gioco delle tre carte durante le sedute pubbliche. L’unico effetto della trasparenza è stato l’usarlo come arma contro i grillos quando, giustamente(4), si son voluti riunire a porte chiuse per decidere la linea politica.

Penso che questa ossessione per la trasparenza nasconda un fatto, imho, abbastanza grave: non sono in grado di preparare una controproposta politica valida e plausibile quindi da una parte calunnio le persone facendo credere che esistano trame occulte sottobanco e dall’altra stuzzico il voyerismo delle persone spingendole a parlare del privato del mio nemico politico per non parlare del suo agire pubblico e di cosa farei io al suo posto.  Prendiamo l’ultima protesta in ordine di tempo: la scuola. Tutti contro la buona scuola di renzi ma, a parte vacui slogan come “si alla scuola partecipativa” o “nessuna discriminazione, no alla scuola azienda” e  “infrastrutture scolastiche sicure e a norma(5)”, non è stata presentata una controriforma sulla quale tutti gli attori concordino, anzi si provi a parlare con i docenti di “valutazione democratica decisa dal basso”.

(1) Da wikipedia:

Dietrologia è un termine coniato in Italia nel 1974, nel linguaggio politico e giornalistico, e indica la ricerca di supposte motivazioni nascoste che sarebbero all’origine di un avvenimento. Si presuppone che un evento sia dovuto a cause diverse da quelle manifeste o conosciute, collegabili a trame oscure, presumendo di conoscere e poter rivelare quello che si nasconde “dietro” la facciata ufficiale degli avvenimenti storici. Il punto cardine dei dietrologi è la domanda cui prodest?, “a chi giova” un determinato fatto, sottintendendo l’ipotesi che tale avvenimento potrebbe essere stato provocato ad arte.

(2) In realtà il PCI aveva visto che era meglio usare il consociativismo e lasciare che altri facessero il lavoro sporco. Stare all’opposizione in maniera tale da poter partecipare alla spartizione della torta ma non dover metterci la faccia è una posizione comodissima.

(3) Sul terremoto dell’aquila non è che avessero grandi colpe ne l’uno e neppure l’altro. La protezione civile si è comportata in maniera professionale e la prevenzione è compito degli enti locali non del governo nazionale. Ma, come il demenziale processo dell’Aquila ha dimostrato, scaricare colpe al capro espiatorio serve anche a mascherare le colpe di altri.

(4) Giocare a carte scoperte sarebbe stato come andare ad un torneo di poker e giocare a carte scoperte, sconfitta assicurata al 100%. In certi casi, come capita anche negli affari, la riservatezza può essere utile.

(5) L’unico condivisibile. Però giova ricordare che le strutture scolastiche son gestite da Comuni (scuola dell’infanzia ed elementare) e Provincie (medie e superiori) e non dal MIUR.

Pessima cronaca giudiziaria

Stavo discutendo su faccialibro di questa notizia riguardante l’annullamento della “condanna per pedofilia” ad un sacerdote cattolico.

Don XYZ, annullata condanna per pedofilia[0]

Nuovo processo in Corte d’appello, a Genova, per don XYZ, l’ex parroco di Sestri Ponente, condannato dai giudici di secondo grado nel marzo 2013 a 9 anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione per reati legati alla pedofilia[1] e alla cessione di stupefacenti. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha riqualificato il reato di tentata induzione alla prostituzione minorile in tentati atti sessuali con minorenne rinviando ad altra sezione della Corte d’appello di Genova per rideterminare la pena. (…)

Don XYZ, che era stato arrestato il 14 maggio 2011 ed è detenuto nella sezione «sex offenders» del carcere di Sanremo, era stato accusato di violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di stupefacenti a minori e cessione di cocaina all’ex seminarista ABC che era stato arrestato nell’ambito della stessa inchiesta.

(…) Dalle intercettazioni erano emerse telefonate a spacciatori ai quali chiedeva `ragazzini dal collo tenero´ e sms all’amico ABC nei quali l’ex parroco raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini. [2]

«La Cassazione ha riqualificato il reato di tentata induzione alla prostituzione minorile in tentati atti sessuali su minore e siamo certi che, in concreto, su questo la corte d’appello non può più esprimersi diversamente ma dovrà rideterminare la pena», ha affermato il difensore, alla luce della decisione della Cassazione. [3]

L’inchiesta era partita da Milano dove i carabinieri stavano indagando su un giro di droga spacciata nelle palestre e saune frequentate in particolare da omosessuali. A inchiodare Don XYZ erano state le testimonianze di alcuni ragazzini tra i quali un chierichetto quindicenne[4] che aveva raccontato di aver subito, in sacrestia, «attenzioni particolari» del sacerdote mai sconfinate in atti sessuali veri e propri. Un altro minore, un albanese di 16 anni[4], aveva riferito di aver concordato un appuntamento dietro pagamento di alcuni euro con il sacerdote il quale all’ultimo momento lo aveva disdetto. Era comunque emerso dalle testimonianze che i rapporti sessuali proposti da don XYZ non sarebbero mai stati consumati.

Perché ho trovato tutta la notizia fornita in modo pessimo?

[0] Segnatevi il titolo, a leggere l’articolo si scopre che la cassazione non ha annullato la condanna assolvendo il reo ma bensì ha stabilito che erano sbagliati i capi di imputazione per i quali è stato processato e quindi bisogna rideterminare la pena. Ennesimo caso di titolo sparato che poco c’entra con il contenuto dell’articolo.

[1] Il reato di pedofilia nell’ordinamento italiano non esiste, esiste il reato di violenza sessuale con, se non ricordo male, aggravante se la vittima è minore di 10 anni e i reati di pornografia minorile. Il reato di pedofilia l’hanno inventato i giornalisti quando parlavano di ruby bubacuori facendo intendere che l’andare con minorenni, fossero anche sedicenni e diciasettenni già semirifatte, era reato sempre e in ogni caso. Non è così.

[2] Posso capire le telefonate con gli spacciatori che possono fornire indizi del reato ma gli SMS all’amichetto con le fantasie cosa c’entrano? non è reato avere fantasie su chicchessia e raccontarle in giro. Come al solito le intercettazioni vengono usate anche ad usum sputtanandum. Senza quegli SMS la posizione dell’inquisito sarebbe stata più o meno grave oppure inalterata? se la risposta è: inalterata, che senso ha divulgarli e usarli in un procedimento, a parte far sì che la sentenza “morale” preceda quella giudiziaria?

[3] Tante critiche perché il sacerdote torna libero e nessun biasimo per chi, in primo e secondo grado, canna i reati per i quali la persona dovrebbe essere processata e condannata. Non è una questione di lana caprina, una giustizia è efficiente se riconosce la specifica fattispecie di reato commessa dall’inquisito e per tale reato lo condanna. Ed è un errore che possono commettere solo giudici e pubblici ministeri, nessun altro.

[4] tecnicamente la pedofilia è l’avere rapporti sessuali con preadolescenti, l’andare con una sedicenne o con un adolescente per quanto squallido possa sembrare non è pedofilia.

Fare (dis)informazione giudiziaria in questo modo è nocivo perché illude la gente che la magistratura tenta di perseguire i malvagi e la cattiva cassazione vanifica il, lodevole, lavoro dei giudici di I e di II grado…

Costo del lavoro for dummies…

Una perla dai commenti dei forum del fatto quotidiano

Se umo è male attrezzato a capire come va il mondo e se insiste a vederlo come se si fosse 40 o 50 anni fa, poi non può lamentarsi di essere precario e/o di guadagnare poco.
In un’economia di mercato (cioè in TUTTO il mondo esclusa la Corea del Nord e – si spera ancora per poco – Cuba, gli stipendi e le possibilità di lavoro dipendono da due fattori:
1. Il valore aggiunto portato all’azienda
2. Il numero di persone in grado di fare il job in questione.
È quindi del tutto naturale che se uno porta un alto valore aggiunto e ci sono poche persone in grado di fare il suo lavoro guadagnerà un bel po’ di soldi. Anche MOLTI.
Mentre se uno sa fare solo cose di basso valore e ci sono legioni di persone che potrebbero fare lo stesso lavoro si deve accontentare di ciò che passa il convento.
Questa situazione c’è sempre stata, ma ora è particolarmente accentuata nei Paesi come il nostro dal fatto che lavori di tipo generico sia operaio che impiegatizio ne esistono sempre meno e sempre più soggetti alla concorrenza dei lavoratori dei Paesi meno ricchi, che hanno anche loro diritto a mangiare.
Non solo, ma si è diffusa la stupidaggine dei “lavori che gli italiani non vogliono fare” perché preferiscono laurearsi in Scienze Politiche con 90 e condannarsi alla precarietà a vita piuttosto che imparare a fare l’idraulico o l’elettricista.
Non vi sta bene questo stato di cose? OK. Ma, mi raccomando, quando farete la rivoluzione avvertitemi prima. Non vorrei perdermi lo spettacolo.

Che in poche righe fa piazza pulita di tutto il piangismo legato a lavori ad altissimo valore aggiunto come quello degli operatori di call center per il mercato consumer.

Che che ne dicano i sindacalisti si tratta di lavori a basso valore aggiunto e per i quali c’è un offerta strabordante di personale…