La voglia di leggi a geometria variabile

Questo articolo di next quotidiano fornisce spunti interessanti di riflessione, soprattutto riguardo alle “leggi a geometria variabile” ovvero di come molti ritengono giusto aggirare una legge in nome di non ben specificati “buoni motivi”.

Sorgente: Così i giudici del TAR promuovono all’esame di terza media | nextQuotidiano

Così i giudici del TAR promuovono all’esame di terza media
@neXt quotidiano | 17 settembre 2018

esame terza media
Una storia molto curiosa che riguarda un ragazzo e il suo esame di terza media raccontata oggi da Repubblica in un articolo a firma di Enrico Ferro:

Dunque c’è questo ragazzo che viene ammesso agli esami di terza media con un 6 complessivo e tiratissimo. Durante le prove di italiano, matematica (ironia della sorte), lingue straniere e soprattutto durante il colloquio, convince poco. Gli insegnanti non lo stroncano. Ma nessuno se la sente di dire sì, ce l’hai fatta, in bocca al lupo per le scuole superiori. Dunque il voto finale è 5,5: bocciato.

(…)

Prima mossa: chiedere l’annullamento della bocciatura. La risposta del Tar non si fa attendere, visto anche il carattere d’urgenza. A inizio agosto i giudici sospendono il verdetto della commissione d’esame. È l’articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 62 del 2017, a normare la materia nel primo ciclo di studi e negli esami di Stato. Stabilisce che la media va «arrotondata all’unità superiore per frazioni pari o superiori a 0,5».

A quel punto però è la stessa scuola che, compreso l’errore, riunisce nuovamente la commissione e senza aspettare il giudizio di merito del Tar (fissato per il 5 settembre, proprio a ridosso del nuovo anno scolastico) e corregge il verbale e assegna allo studente il sospirato 6.

Visto come è raccontata, pare evidente che la storia non rappresenti un modello tanto edificante: la volontà della commissione era evidentemente quella di bocciare il ragazzo, ma l’errore compiuto nella valutazione li ha costretti, con l’intervento dei giudici, a “correggere” facendogli ottenere il diploma di terza media anche se gli insegnanti, chiaramente, non lo ritenevano pronto. Con questo risultato hanno perso tutti.

Partiamo dalla fine: l’errore, marchiano, l’ha fatto la commissione d’esame che, se intendeva bocciare il ragazzo avrebbe dovuto dargli un 5. La cosa grave è che i commissari e, cosa più grave, il presidente, non fossero a conoscenza o non abbiano tenuto conto della normativa sullo svolgimento degli esami di III media.

Che una persona non conosca la normativa riguardante il proprio lavoro o ne abbia una “semplice” infarinatura posso ammetterlo per figure di basso profilo, bidelli, addetti alle pulizie etc. Già ammetterlo per un docente diventa abbastanza arduo. Non parliamo poi del presidente della commissione che ha precise responsabilità sullo svolgimento della regolarità degli esami.

Capisco che la normativa scolastica italiana è di una chiarezza talmente lampante che al confronto la decifrazione dei geroglifici è stata una passeggiata però almeno le cose più importanti come il calcolo delle medie ed il loro arrotondamento1, dovrebbero essere padroneggiate almeno dal presidente della commissione (e/o dal docente che dovrebbe correggere il compito di matematica).

Come puoi pretendere di sostenere che il tuo lavoro sia un lavoro comparabile con il lavoro di un funzionario pubblico o di un quadro e poi cadi come una pera cotta sulle basi? Piaccia o no se vuoi svolgere lavori di un certo livello la normativa che riguarda il tuo lavoro, almeno a grandi linee, la devi conoscere.

Giusto stigmatizzare i genitori che cercano le gabole per far promuovere Pierino anche se “palesemente non in grado di affrontare le superiori”. ma parimenti son da criticare i membri della commissione, e nel caso anche i docenti che hanno votato per l’ammissione di Pierino all’esame; imho il classico “promoveatur ut amoveatur”2.

Sbagliato, e niente affatto edificante, invece prendersela con il tar che ha riscontrato l’errore; può non piacere ma la stupidaggine l’ha fatta la commissione che, nonostante volesse bocciare ha di fatto promosso, non il tar. Anche perché in un atto pubblico, ed un verbale d’esame lo è, ciò che conta è ciò che viene scritto non ciò che intendeva scrivere chi ha redatto l’atto. In caso contrario mandi a ramengo completamente il diritto. Meglio il “dura lex sed lex” che le leggi a “geometria variabile”.

 


  1. argomenti esoterici che vengono svelati solo agli adepti del 33° livello durante una cerimonia di iniziazione alla matematica superiore in una notte di novilunio innanzi ad un altare ove vengono svolti sacrifici a Nyarlathotep. 
  2. promuoviamocelo per levarcelo dai cXXXni; tanto lo fermano alle superiori|esame di maturità|università|dottorato di ricerca|esame di stato. 
Annunci

Valentina, aspirante docente: “Credo nella scuola dei concorsi, non dei ricorsi” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Una buona intervista; ha ragione quando dice che chi è entrato, con ricorsi capziosi nelle GAE, ha perso un sacco di treni in attesa dell’ennesima regolarizzazione “salva tutti” come era triste prassi scolastica.
E la costituzione va applicata tutta, non ci si può fermare ai primi dodici articoli, esiste anche l’articolo 97.

Piccola parentesi per spiegare cosa sono i ricorsisti: fino al 2001 il diploma di scuola magistrale era un diploma valido per accedere (ovvero tentare) il concorso per l’insegnamento. Dal 2002 in poi per poter sostenere il concorso era richiesta la laurea. Alcuni diplomati pre 2001 avevano fatto ricorso sostenendo che il loro titolo desse la possibilità di essere iscritti alle graduatorie ad esaurimento, le graduatorie per il ruolo, senza dover sostenere alcun concorso.

Ci son stati pronunciamenti ondivaghi dei vari TAR fino a quando il consiglio di stato ha ribadito, con forza e definitivamente, che il titolo di diploma magistrale è valido per l’accesso ai concorsi e non per avere il ruolo “senza concorso“, ergo l’assunzione in ruolo fatta in forza della sentenza del tar non ha più valore, e i docenti devono tornare a fare i supplenti dietro a chi ha superato il concorso.

Per entrare in ruolo devono sostenere un concorso e vincerlo altrimenti, come è giusto che sia, nisba.

(sottolineature mie)

Sorgente: Valentina, aspirante docente: “Credo nella scuola dei concorsi, non dei ricorsi” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

(…) Valentina ha 23 anni, è di Oristano e studia Scienze della formazione primaria all’università del Capoluogo. È al quarto anno, quasi al termine dunque del corso di laurea quinquennale che fra pochi mesi dovrebbe proiettarla nel mondo che ama, quello dell’insegnamento.

Dovrebbe, perché al di fuori dall’universo dorato che è un ateneo, con le sue centinaia di ore di insegnamento, trenta esami e 22 laboratori a obbligo di frequenza, la aspetta una vera e propria battaglia, a colpi di sentenze, di ricorsi, di rivendicazioni.

si blatera tanto di meritocrazia e poi l’unico merito è “la coda”; è inutile piangere che le lauree e i titoli superiori non son riconosciuti e non sono apprezzati se poi è lo stato il primo a non riconoscerli come meritano. Mi fa ridere che i sindacati della scuola che sono i primi a piangere che ai docenti non è riconosciuto questo e quello lottino perché ai docenti non vengano riconosciuto questo e quello. Ipocriti.

Al centro della questione i diplomati magistrali, o meglio i “ricorsisti”. Un esercito, come spesso viene definito, di 50mila persone che, spiega Valentina a UnioneSarda.it, “dopo aver conseguito un diploma magistrale entro il 2001, sono riuscite ad accedere alla prima fascia e a insegnare, senza essere andate all’università né aver fatto il concorso. La loro posizione oggi è incerta, e la nostra ancora di più”.

In che senso incerta?

“I ricorsisti, grazie appunto a un meccanismo tortuoso che ha permesso loro di restare in prima fascia con un’abilitazione, quella appunto del diploma entro il 2001, ma senza il concorso, stanno protestando per mantenere la cattedra a tutti i costi. A dicembre 2017 una sentenza del Consiglio di Stato ha decretato la loro uscita definitiva dalle graduatorie ad esaurimento, proprio per il principio secondo cui il ‘diploma magistrale, se pur conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, rimane titolo di studio idoneo a consentire la partecipazione ai concorsi ma di per sé non consente, e non ha mai consentito, l’accesso alle graduatorie permanenti, oggi ad esaurimento'”.

Quindi adesso lasceranno le loro cattedre?

“Probabilmente no, perché il Decreto Dignità appena varato dal governo, vista l’emergenza, ha congelato la situazione per 120 giorni per permettere il regolare svolgimento dell’anno scolastico 2018/2019. Ma per ogni posto occupato da un ricorsista, c’è un precario storico, laureato o diplomato, che ha superato il concorso nel 2012 o nel 2016 e ancora aspetta una cattedra”.

Ripeto, per evidenziarla, la frase Ma per ogni posto occupato da un ricorsista, c’è un precario storico, laureato o diplomato, che ha superato il concorso nel 2012 o nel 2016 e ancora aspetta una cattedra”. se al posto di uno capace di vincere un concorso metti uno che non ha mai sostenuto un concorso e che pensa, come si leggerà in seguito “Non ho studiato finora, dovrei mettermi a studiare adesso che ho una certa età?”, la qualità della scuola aumenta o diminuisce?

Dunque cosa proponete, un licenziamento collettivo?

“Assolutamente no, anzi, è ora che si smetta di far passare questo messaggio. Uscendo dalle Gae, le graduatorie ad esaurimento, i ricorsisti tornerebbero nelle graduatorie di istituto in seconda fascia. In sostanza, continuerebbero a lavorare, ma con le supplenze. Seguendo esattamente l’iter di tutti coloro che non hanno fatto o superato il concorso. Di occasioni ne hanno avute: potevano iscriversi all’università, hanno avuto a disposizione almeno sei cicli, o partecipare ai concorsi del 2012 o del 2016. Addirittura ora vorrebbero una sanatoria”.

Ossia?

“Una sorta di ‘condono’, che permetta la loro immissione in ruolo ufficiale, creando un intasamento che – in pratica – renderebbe necessario chiudere la mia facoltà. E non solo a Cagliari ma in tutta Italia, con tutti i suoi 40mila studenti. Sa cosa mi hanno risposto quando ho incontrato i ricorsisti? ‘Non ho studiato finora, dovrei mettermi a studiare adesso che ho una certa età?’. E tutte le colleghe più grandi di me, madri di famiglia, che ho in classe? Io credo che anche questo atteggiamento sia alla base della svalutazione del ruolo del docente”. (…)

E questi, che non vogliono mettersi a studiare, dovrebbero insegnare ad imparare ai bambini? penso che basti questa frase per far capire molto del dissesto dell’istruzione. Troppi vedono la scuola solo come un distributore di buste paga che come sistema di formazione.

Lei in che scuola crede?

“Io, e altre migliaia di studenti come me che fanno parte del coordinamento nazionale di Scienze della formazione primaria, credo in una scuola di qualità, popolata da docenti adeguatamente formati e aggiornati. Vogliamo che la sentenza del Consiglio di Stato, un organismo così importante, venga applicata ancora prima dei 120 giorni previsti dal Decreto Dignità, o cadrà in prescrizione. La meritocrazia deve vincere, è un nostro diritto. E dei nostri allievi”.

e c’ha ragione da vendere e rivendere.

 

Prof picchiato dal padre dell’alunno lo studente viene promosso L’insegnante: chiedo il trasferimento | Il Mattino

Sorgente: Prof picchiato dal padre dell’alunno lo studente viene promosso L’insegnante: chiedo il trasferimento | Il Mattino

L’alunno è stato promosso. Mentre il prof picchiato dal padre dello stesso ragazzo ha deciso di andarsene. Finisce così. Nel peggiore dei modi. Dopo l’aggressione subita il 23 dicembre dell’anno scorso nell’atrio della scuola media di Paese, Giuseppe Falsone, insegnante di matematica, si è sentito lasciato solo, abbandonato dai vertici dell’istituto comprensivo Casteller.

E nei giorni scorsi ha chiesto di essere trasferito in un’altra scuola. Impossibile per lui continuare lì. Dopo otto anni, ha preferito voltare pagina. E questo accade nel modo più traumatico possibile. «Ho chiesto il trasferimento perché la gestione della faccenda da parte della scuola è stata inopportuna. L’istituto ha preferito tutelare l’utenza piuttosto che gli insegnanti che lavorano seriamente mette in chiaro ho chiesto di andarmene perché l’ambiente in cui lavoro non mi ha dato assolutamente una mano. Il comportamento dell’istituto è stato vergognoso». Falsone ovviamente non se la prende con il 12enne.

faccio notare il tutelare l’utenza; alla fine l’istituto ha preferito sacrificare il docente per non perdere gli studenti. In realtà la perdita più grave è nascosta: chi poi vorrà andare in un istituto dove i teppisti possono fare il bello ed il cattivo tempo senza che ne abbiano conseguenze. Credo che non diventerà uno degli istituti più ambiti per futuri premi nobel.
Se riduci la scuola ad una discarica “sociale” poi non stupirti di trovarla piena di spazzatura “sociale”. E la colpa di ciò è in primo luogo della scuola stessa, poi si può parlare di eventuali comportamenti omissivi da parte di provveditorato e ministero, ma solo dopo.

L’ATTACCO
Quel che proprio non gli va giù è la sensazione di essere stato lasciato solo: «Non ce l’ho con il ragazzo, ci mancherebbe – specifica – resta il fatto che trovo sia stato altamente diseducativo il messaggio che è stato mandato con la sua promozione. Non solamente nei confronti di questo alunno, di cui in sostanza abbiamo avvallato il comportamento, a partire da quando mi ha detto che avrebbe chiamato i genitori per farmi picchiare. Ma anche nei confronti di tutti gli altri ragazzi dell’istituto, ai quali abbiamo fatto capire che possono fare quello che vogliono, tanto alla fine qualcuno ti promuove. Anche se, per fortuna, devo dire che ci sono diversi colleghi all’interno della scuola che a loro volta pensano che sia stato diseducativo promuovere il ragazzo».

Del ragazzo tanto quanto ma, per gli altri qual’è la lezione? che possono fare e disfare come vogliono che tanto vengono scusati e non ci son conseguenze. Peccato che la lezione sia fallace e che prima o poi il conto arriva. E magari quando arriva “il conto” sotto forma di legnata, reale o metaforica, di certo non si chiederà del suo impatto nello stato psicofisico di deve pagarlo.

ERRORI CONTINUI
Per Falsone è stato tutto sbagliato fin dal principio. Pochi giorni prima dell’aggressione, il prof aveva detto al 12enne di uscire durante la ricreazione, come prevede il regolamento scolastico e come avevano già fatto tutti i suoi compagni. Lui non voleva, diceva di avere freddo a causa dei jeans strappati. A quel punto l’insegnante gli ha messo una mano sulla spalla per invitarlo a uscire comunque. È stata la scintilla. Una volta a casa, il giovane ha raccontato tutto ai genitori di etnia Rom. E il 23 dicembre il padre si è presentato a scuola, accompagnato da un figlio più grande, di 16 anni, e ha preso l’insegnante a spintoni e ceffoni. A fronte di tutto ciò, dopo l’aggressione l’istituto ha aperto un procedimento disciplinare a carico del docente, archiviato nel giro di alcune settimane. Mentre non ha preso alcun provvedimento verso il ragazzo.

Preso per buono quanto riporta l’articolo, sinceramente mi sembra assurdo che la scuola si sia comportata così, abbiamo che un ragazzo che minaccia e fa picchiare un docente dai genitori, non viene neppure rimproverato e non viene preso nei suoi confronti alcun provvedimento, neppure una segnalazione ai servizi sociali per denunciare la situazione?
Questa è la classica situazione dove l’ignavia di chi dovrebbe agire per mantenere regole e disciplina causa la nascita di tanti  Paul Kersey. E una volta arrivato il  Paul Kersey della situazione a voglia di piangere perché la gente sostiene e tifa per i giustizieri.

L’IMBARAZZO
«Da insegnante, una decisione di questo tipo mi mette in una difficoltà enorme nel riuscire a valutare tutti gli altri ragazzi sottolinea Falsone perché nel momento in cui saltano determinati capisaldi sul fronte del comportamento, non ci sono più parametri con cui valutare tutti gli altri alunni. Poi, per questione di privacy, non posso dire nulla sul rendimento del ragazzo in questione, né sulla sua frequenza a scuola. Ma ho seri, seri dubbi che questa promozione sia stata educativa per lui».

La lezione: fai quello che vuoi che tanto verrai scusato, finquando non troverai un bastone che se ne sbatte dell’armoniosità del tuo sviluppo psicofisico.

I DIRIGENTI
Accuse pesantissime. Davanti alle quali la scuola di Paese preferisce trincerarsi dietro al silenzio. Non capita spesso che un prof decida di chiedere il trasferimento perché si è sentito abbandonato dai vertici dell’istituto: «Su questa cosa non sono informata – taglia corto la preside Paola Rizzo – e non ho nulla da dire». Stessa musica per quanto riguarda i dubbi sulla promozione del 12enne sollevati da Falsone sotto il profilo educativo. «Non è compito mio fare alcuna dichiarazione in merito».

Comportamento un poco strano; se il ragazzo è stato promosso è stato per una decisione del consiglio di classe, consiglio presieduto dal preside. Almeno spieghi perché si è agito così invece  che cosà invece di trincerarsi dietro un “su questa cosa non sono informata”. Anche perché se è stato avviato un procedimento contro il docente, è il preside quello che lo deve avviare. Ignavia o omertà?

Conclusione: imho questo è uno dei casi da manuale dove la scuola non forma e non educa, si limita a fare intrattenimento e baby sitting spacciandolo per inclusione attiva.

l’antanizzazione retroavanguardista leopardiana nelle tragedie di eschilo

Ho avuto una discussione con una “docente precaria” che insegna grammatica e letteratura alle medie. Quello che mi ha sconvolto è il suo ragionamento: “siccome di grammatica ci capisco poco allora preferisco fare letteratura”.

La frase offre due spunti interessanti; il primo è: come mai una che dovrebbe insegnare una materia ammette candidamente di capirci poco? non è che una parte dello scadimento della scuola sia dovuto a personale non all’altezza? Non dico di essere un membro dell’accademia della crusca ma almeno avere chiara la distinzione fra avverbio ed aggettivo ed essere in grado di farlo capire agli studenti.

il secondo è più sottile; siccome la letteratura è dominata più dalle opinioni che dalle regole rigide allora è facile contraffare per erudizione l’ignoranza e sostenere che il successo di Eschilo sia dovuto all’azione innovativa dell’antanizzazione retroavanguardista delle opere del Leopardi, poeta di cui Eschilo era un grande estimatore.

Ecco perché certe materie, come la matematica o le scienze “scienze”, sono temute; non te la puoi cavare a colpi di supercazzole. Puoi disquisire per ore ed ore della prematurazione covariante dell’insieme dei numeri reali ma poi, alla fine, l’esercizio devi riuscire a farlo, devi saper rispondere correttamente alla domanda: “la serie converge, sì o no”? Cosa che invece non avviene in altri ambiti ove è facile passare per eruditi sparando parole a casaccio1.

 


  1. Hegel era un fesso ricordiamolo; il lasciar cadere il principio di non contraddizione, per l’assoluto hegeliano tale principio non vale, significa, visto che ex falso sequitur quodlibet, che nell’ambito della teoria hegeliana dell’assoluto è possibile dimostrare qualsiasi tesi. Ovvero che si sta parlando solo di un mucchio di cose senza senso. Però, come qualche nipotino di Hegel, per via di Marx, dimostra, se le dici con aria “studiata” puoi passare per erudito e farti un sacco di seguito. 

il fallimento dell’invalsi

Stavo leggendo l’articolo del maestro riguardo a questo opuscolo ove viene spiegato l’invalsi. Devo dire che è abbastanza illuminante, l’articolo, perché mostra abbastanza chiaramente perché l’invalsi venga odiato e, parimenti come ragionino molti italiani, soprattutto quelli della corrente anticontroboicottara.

Ovvero siccome l’invalsi non è un sistema perfettissimo che valuta a tutto tondo lo studente e che riesce a correggere tutte le storture della scuola allora è un fiasco colossale e deve essere abbandonato.

L’opuscolo si limita ad esporre, in maniera alquanto onesta, cosa sia l’invalsi e come possa essere utilizzato, non millanta di essere la panacea di tutti i mali. Da notare comunque come un sistema abbastanza oggettivo per “stimare”1 le conoscenze degli studenti sia avversata dalla parte più pesantemente drogata di ideologia del corpo docente. Finché si discute di aria fritta e di grandezze non misurabili si può sostenere la balla che una scuola disastratissima licenzi supermegageni, quando si va a contare quanti riescono a leggere un grafo o calcolare una percentuale e si scoprono molti altarini…

Facendo un parallelo mi sembra quasi il caso del calcio; non è che non ho vinto lo scudetto perché sono a 22 punti in meno rispetto alla capolista ma sicuramente è stato a causa del grande gombloddo globale (e della mancata espulsione di pjanic…).

 

 


  1. misurare è una parola molto grossa 

Problemi disciplinari a scuola…

Dato che sono un duro non mi aspetto di piacervi, ma più mi odierete più imparerete!
[full metal jacket]

A quanto pare la notizia del momento è il comportamento da teppisti di alcuni studenti.

Non mi stupisce; da neolaureato ho dovuto insegnare matematica e fisica in un corso di formazione professionale, uno di quei corsi fatti per levare i ragazzi dalla strada ed insegnare loro un mestiere. Inizialmente il coordinatore era per la “comprensione”; erano ragazzi che venivano da situazioni difficili, dovevano essere compresi ed accolti. L’effetto fu che i ragazzi facevano a gara a chi la faceva più grossa, situazione pessima.

A febbraio si arrivò al punto di rottura: un ragazzo, non del mio corso, staccò un estintore a polvere dal muro e si divertì a spruzzare compagni e la docente usandolo come schiuma scherzo da carnevale. Ci fù una riunione di tutti i docenti e il coordinatore venne costretto “son’è corru1” a diventare leggermente più rigido con la disciplina.

Venne instaurato un regime di terrore giacobino: tre note sospensione, cinque sospensioni espulsione, non si sarebbe entrati nel merito delle note: un docente poteva scrivere “ammonisco Tizio perché ieri il Cagliari ha perso” e tizio avrebbe avuto la nota. L’idiota dell’estintore venne espulso e i più scalmanati si fecero tre giorni di sospensione, avvisati che altre due e poi cartellino rosso.

La disciplina migliorò sensibilmente e, dopo il tirocinio, quando i ragazzi capirono che c’era possibilità di assunzione, qualcuno tornò dal tirocinio con un pre contratto di assunzione2, si rivelarono voler imparare (e recuperare il tempo precedentemente perso).

Cosa imparai da quella vicenda:

  1. Che in certi casi vieni messo davanti alla scelta se perdere un ragazzo per salvare una classe o perdere tutta la classe. L’autore dello scherzo con l’estintore di fatto venne “perso” ma si riuscì a “salvare” gli altri. Il voler salvare tutti spesso si traduce nel non riuscire a salvare nessuno. In certi casi, purtroppo, vale la massima di Mao: colpirne uno per educarne cento.
  2. Che la cosa migliore non sono i pipponi solenni infarciti di retorica e belle parole; poche regole chiare, rispettate in primis dai docenti, si insegna con l’esempio prima che con le parole. Uno studente che vede un docente “che se ne sbatte” penserà che anche lui può “sbattersene”, e fatte rispettare. E chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. Dura lex sed lex.
  3. Che basti il docente è una stronzata colossale; il primo a doversi motivare è lo studente, il docente può aiutare ma è lo studente a scegliere di voler imparare o voler cazzeggiare. Deresponsabilizzare ad oltranza lo studente è nocivo, cresci un bambinone incapace di prendersi le sue responsabilità. Spiace dirlo ma come esempio di didattica Paul Kersey è anni luce avanti rispetto a John Keating.


  1. Modo di dire campidanese, letteralmente “al suono del corno”, quando qualcuno viene costretto a fare le cose usando le maniere “decise”. 
  2. La condizione per essere assunto in azienda era il conseguimento della qualifica di operaio specializzato. Se conseguivano la qualifica l’assunzione sarebbe scattata da fine agosto. (il tirocinio venne fatto a maggio). 

Ironia involontaria sulla scuola

Stavo leggendo questo articolo sul fatto quotidiano, articolo che comunque offre spunti interessanti perché mostra impietosamente come le idee autoassolutorie oramai abbiano monopolizzato certe categorie; è sempre colpa degli altri mai loro. Anche se, come ho imparato per fortuna a scuola ed a lavoro, devi essere tu il primo a doverti curare della tua preparazione. E la scuola si è distrutta a colpi di piangnistei autoassolutori. E’ sempre colpa degli altri, mai di chi a scuola ci lavora e che dovrebbe formare gli studenti.

Sorgente: Perché gli insegnanti italiani sono ignoranti? – Il Fatto Quotidiano

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Chi non ha mai sbagliato un congiuntivo? Fatta questa premessa non possiamo non soffermarci sulla notizia che tre candidati su quattro al concorso per la scuola dell’infanzia in Friuli Venezia Giulia non sono stati ammessi all’orale a causa degli errori ortografici negli scritti. Di là dei “per evitare che tutto fuoriesce” sono sparite le “acca”, le doppie, la concordanza tra soggetto e verbo e la consecutio. Non solo. I futuri maestri nei loro temi hanno sostituito i “perché” con i “xché” e abbreviato i “comunque” con le tre consonanti “cmq”.

L’errore è grave perché mostra come la persona non riesca a capire quale sia il contesto cui si trova ed il registro linguistico da usare. Una cosa è un messaggio agli amici per organizzare una pizzata, altro è un compito d’esame. E se una persona dimostra di essere incapace in questo, come è possibile che sia in grado di insegnarlo?

Non ci resta che chiederci: cos’è successo? Gli insegnanti italiani sono davvero asini? Perché siamo di fronte a una generazione sgrammaticata? Chi ha permesso che queste persone arriverebbero (ops, arrivassero) fino al diploma o in alcuni casi alla laurea? Non passi come una difesa della categoria ma va detto che purtroppo non sono solo i docenti a dimenticare i congiuntivi e le doppie. I verbali delle forze dell’ordine sono una via crucis. Davanti alla tv assistiamo a uno stillicidio dell’italiano da parte di conduttori e ospiti. Senza scomodare Antonio Razzi, in parlamento sono numerosi i casi di madornali errori da parte dei nostri politici.

Comincia l’autoassoluzione: siamo tutti peccatori quindi io non son tanto peccatore, rispetto agli altri. Il solito credere che le colpe altrui assolvano dalle proprie. Purtroppo non è così; se non si è capaci di scrivere in italiano, non si è capaci di scrivere in italiano sia che l’appuntato Esposito sia presidente dell’Accademia della Crusca sia che non sia capace di scrivere tre parole senza un errore di grammatica.

Ognuno di noi potrebbe aggiungere una personale lista di “incidenti” grammaticali sentiti sul proprio posto di lavoro. Certo è che si dà per scontato che coloro che si occupano dell’educazione dei bambini sappiano l’italiano. Giusto: quando noi andiamo dal dentista ci aspettiamo che sappia estrarre un dente. Allo stesso modo quando affidiamo un bambino a un maestro vorremmo che sapesse fare il suo mestiere.

Le domande sembrano legittime, peccato che chi se le ponga sia la stessa persona che non ha passato la preselezione del concorsone del 2012 e che lotta strenuamente contro le bocciature alle elementari, e polemizza anche contro i colleghi delle medie perché hanno bocciato dei ragazzi (qui). La domanda che porrei è semplice: quando è giusto iniziare a selezionare e ad invitare chi non è in grado di frequentare con profitto la classe successiva a prendersi una pausa? Alle elementari? Alle medie? Alle superiori? al dottorato di ricerca? nei concorsi per l’accesso nella pubblica amministrazione?

C’è anche una domanda implicita nel grassetto: e se uno si rivela incapace di fare il suo mestiere che si fa? lo si fa continuare ad insegnare?

Ci resta da capire perché gli italiani (maestri compresi) hanno dimenticato le “acca” e la concordanza tra soggetto e verbo. Tento di dare una risposta che deriva dall’esperienza ed è supportata da qualche dato. L’esercito degli sgrammaticati non ha sul comodino neanche un libro. Meno della metà della popolazione nel nostro Paese legge romanzi, saggi o altro. E per di più la lettura di libri nel tempo libero è in forte calo. Abbiamo perso 3 milioni e 300 mila lettori dal 2010 a oggi. (…)

Ma c’è un altro dato che la dice lunga sulla questione. Com’è stata utilizzata la carta docente che metteva a disposizione 500 euro per l’aggiornamento degli insegnanti?
Il 77,4% dei fondi a disposizione è stato utilizzato per l’acquisito di hardware e software; a seguire, con il 14,93% dell’importo totale, troviamo l’acquisto di libri e testi, anche in formato digitale; i corsi di formazione e aggiornamento hanno impegnato il 6,6% della somma totale; e infine solo l’1,5% dei fondi disponibili è stato utilizzato per l’acquisto di biglietti per spettacoli teatrali, cinematografici, musei, mostre ed eventi culturali.

Medice cura te ipsem: se i docenti non leggono e preferiscono spendere il bonus per giocattolini elettronici, che, a dire il vero, possono anche essere usati come strumenti di supporto per la didattica, mi sembra ipocrita che poi si lamentino quando la gente copia il loro comportamento invece di seguire quello che dicono. Si insegna soprattutto con l’esempio più che con la parola; se il docente è il primo a cercare mille scuse per giustificare una debacle, se considera qualsiasi valutazione un sopruso poi si troverà tanti allievi che ragionano esattamente come lui.
Se il docente non è il primo a dare l’esempio come può pretendere che gli studenti facciano quello che lui dice?

Lo scarto tra la prima e la seconda cifra è di 62,47 punti percentuali: un divario da prendere in considerazione. Resta un ultimo punto: nelle scorse settimane ci siamo tutti scandalizzati per l’insegnante che ha scritto “squola” ma ora di fronte a questi dati che arrivano dal Friuli c’è da fare una riflessione seria. Gli errori madornali degli aspiranti maestri sono il frutto di una scuola che ha perso di vista il suo principale obiettivo: fornire ai futuri lavoratori l’ “Abc” necessario. Non solo. Nonostante il nostro sistema d’istruzione sia perennemente monitorato da test come l’Invalsi, il risultato non cambia. Anzi peggiora. Qualcuno dirà che l’ignoranza degli aspiranti docenti è anche la conseguenza di una scuola che promuove tutti.

L’invalsi mostra, è uno strumento ma non è la soluzione. E ci sarebbe da spiegare anche la guerra che molti docenti fanno all’invalsi. Semplicemente se non fai selezione sulla base della qualità non hai personale selezionato per qualità, banalissima logica. Considerando anche che selezionare per qualità significa mandare, chi non ha le qualità, a fare altro.
Ma ciò, nel mondo della scuola, verrebbe considerato un crimine contro l’umanità tale da far derubricare la II guerra mondiale, in toto, ad un peccatuccio equivalente più o meno al non far uso, in strada, dei dispositivi di illuminazione o segnalazione visiva quando è prescritto (art. 152, comma 3°, C.d.s.)[^1].

Può essere, ma vorrei ricordare che alla primaria negli ultimi anni sono stati bocciati 11 mila bambini: troppi! Non è lì che va usata la mannaia perché a quell’età il bambino ha diritto ad avere il suo tempo, a essere sostenuto, a trovare maestri che possano offrirgli se serve anche ciò che non ha trovato nel contesto famigliare o ambientale da cui proviene.

Punterei gli occhi piuttosto sulla scuola secondaria di secondo grado dove alla maturità vengono promossi il 99,5% dei ragazzi. Allo stesso modo guarderei con attenzione al sistema universitario che regala 110 e lode. Mi impressiona, invece, sapere che qualche maestro si permetta una scrittura da social. servirebbe proprio a nulla.

Beh se in classe, I superiore, mi arrivano studenti che non conoscono le tabelline ed hanno enormi difficoltà in matematica, di chi è la colpa? ovviamente di chi doveva formali prima. E’ stupido non voler bocciare alle elementari, quando magari puoi ancora riparare, e poi uccidere in I superiore, quando spesso è tardi per intervenire. Ripeto la domanda che ho posto precedentemente: quando è ora di bocciare? A me è capitato di insegnare e se avessi dovuto valutare “onestamente” i ragazzi avrei dovuto fare una strage. La realtà è questa qui; guai a far prendere consapevolezza della propria ignoranza ad uno studente. Meglio illuderlo tanto poi, quando se ne renderà veramente conto, non sarà più a scuola e la scuola non potrà essere tirata “direttamente” in causa.

Facile dire di fare accoglienza, integrazione, supporto, intrattenimento e scaricare un somaro fatto e finito ai docenti degli anni successivi lavandosene completamente le mani e la coscienza. Conseguenza di questo modus operandi è che gli esami, quelli veri, oramai si son spostati all’inizio del ciclo successivo ammissione università nei corsi a numero chiuso ad esempio. Quelli in uscita oramai son considerati completamente inaffidabili.

Un’ultima riflessione: speriamo che al concorso oltre a correggere la grammatica (giustamente) si valutino anche le competenze pedagogiche di chi va in aula. Avere un docente che sa usare i congiuntivi ma non sa insegnarli non servirebbe proprio a nulla.

Prima vediamo se sa usare la grammatica (o la logica) poi vediamo se la sa insegnare. Il caso “conosce X ma non è in grado di trasmetterlo” può capitare, il caso “non conosce affatto X ma è in grado di trasmetterlo” invece non capita mai.  Apprezzo comunque che si chieda finalmente il congiuntivo invece di De Andrè, Gaber e la supercazzolazione prematurata antanica della Costituzione Italiana.

[^1] Sanzionato anche con la perdita di 1 (uno) punto sulla patente.

Tutti promossi, la Scuola finta che sforna analfabeti futuri operai

Su FB un mio contatto ha condiviso questa lettera. Devo dire che pur non condividendola l’ho trovata alquanto interessante perché mostra tutti i problemi della scuola italiana, quelli palesi ovvero il dover promuovere ad oltranza in quanto una bocciatura oramai viene considerata alla stregua di un crimine contro l’umanità ma anche, seppure in maniera occulta e fra le righe, la spocchia e l’autoreferenzialità del mondo scolastico oltre al pensare che lo scopo principale della scuola, la mission per dirla alla ammerrigana, sia il dover distribuire buste paga, soprattutto a gente che essendo riuscita a vincere una laurea con i bollini del supermercato si rivela essere talmentete stupida da non essere neppure capace di fare da operaio generico.

Sorgente: Tutti promossi, la Scuola finta che sforna analfabeti futuri operai – Tecnica della Scuola

Bisogna che finalmente qualcuno abbia il coraggio di dirlo: in Italia oggi in ogni ordine d’istruzione un bel voto si prende molto più facilmente di un tempo; anche perché, se così non fosse, il numero dei “non ammessi” all’anno successivo dovrebbe essere forse doppio (o triplo) rispetto a quello attuale. Da almeno tre decenni il Ministero della Pubblica Istruzione (che oggi non si chiama nemmeno più così) profonde sommi sforzi per far comprendere agli insegnanti che le bocciature non sono gradite “colà dove si puote”.

Non solo il ministero. Da ex docente posso dire che se per mantenere una classe serve promuovere 20 persone, si promuovono 20 persone anche a costo di promuoverle con 4 materie a debito e 2 debiti condonati. Perché perdere una classe significa perdere posti di ruolo. E nessun docente si taglia volontariamente le palle.

Questo però causa una spirale perversa: più è squalificato un titolo di studio, meno c’è voglia di sbattersi per prenderlo e maggiore è l’abbandono scolastico, oltre che il disprezzo per chi “certifica” bravo gente che non è capace di fare una O con il culo di un bicchiere.

Gli insegnanti, troppo spesso lontani dal possedere un cuor di leone, si adeguano. E le promozioni fioccano, aumentando di anno in anno, proporzionalmente al diminuire del livello culturale degli alunni. Tanto l’importante è superare i quiz Invalsi. Una realtà che supera di molto la fantasia di Carlo Collodi, che nel “Paese di Acchiappacitrulli” rappresentò un mondo alla rovescia, dove, per uscire di galera, Pinocchio deve dichiarare di essere un malandrino: mondo sinistramente simile all’Italia di oggi, purtroppo.

Questo passaggio sui quiz invalsi mi ha fatto pensare. Ci si lamenta della scarsa preparazione degli studenti, del dover promuovere emeriti asini e ci si lamenta dello strumento principe per rivelare l’asineria di quelli che si è stati costretti a promuovere. Solo io vedo una colossale contraddizione?

Ma se la Scuola diventa sempre più un Paese dei Balocchi, nel quale l’importante è far divertire gli alunni coi “progetti” e superare gli indovinelli del Ministero della Verità, il compito degli insegnanti, sottopagati, proletarizzati, vituperati, disprezzati, si fa sempre più arduo. E tutto ciò dimostra che degli insegnanti e della loro libertà (d’insegnamento e di valutazione secondo coscienza) la nostra classe politica e dirigenziale ha deciso di voler fare a meno.

la libertà di insegnamento non è la libertà di fare il cazzo che pare in classe; è la libertà di decidere i sistemi didattici giudicati più appropriati. E non è neppure l’immunità a qualsiasi forma di valutazione dell’operato del docente.

(…)Obbedir tacendo e tacendo promuovere
I collegi della Penisola si sono rapidamente adeguati al rigorismo ministeriale antibocciatura, ed hanno scritto nei “PTOF” criteri estremamente rigidi e particolareggiati. Così ora capita, ad esempio, che un allievo di terza media con quattro insufficienze gravi, magari in matematica e inglese (le quali prevedono prove scritte all’esame finale), ma non in italiano, e che abbia una risicata sufficienza in tutte le altre materie deve essere ammesso, comunque, all’esame di licenza media (e, ovviamente, affrontare con successo l’esame). P

Se riesce a passare l’esame “senza aiutini”, senza un “promuoveratur ut amoveatur” allora forse i docenti scolastici hanno sbagliato le valutazioni. Altrimenti si sta ammettendo che l’esame di III media è una burletta.

promozione certa per quasi tutti. Altro che la meritocrazia di cui blaterava Renzi: quella vale (?) solo per i Docenti destinatari del bonus premiale assegnato dal Dirigente a piacer suo; che sono poi quelli più ubbidienti all’andazzo imposto dal Ministero e dall’Invalsi. Per chi lo contesta in nome della Costituzione, per i Docenti che lavorano in classe per diffondere la cultura vera, neanche una lira bucata. Così imparano.

Cos’è, di grazia, la cultura vera?

Passo dopo passo, l’Italia sta diventando il Paese del diploma assicurato; così i posti di lavoro saranno sempre più riservati ai non meritevoli ben raccomandati, mentre i meritevoli veri resteranno disoccupati. E si moltiplicheranno i casi, già frequentissimi nelle scuole più disagiate, di Docenti picchiati dai genitori e dagli alunni per un voto insufficiente, e di ragazzi “furbi” che, ben sapendo di esser diventati intoccabili per legge, non porteranno a scuola nemmeno più la penna.

https://shevathas.wordpress.com/2013/01/16/una-scuola-non-selettiva-favorisce-i-poveri/

Sia chiaro: noi non siamo per una Scuola selettiva, di classe, che bocci la maggior parte degli alunni. Noi (gli insegnanti che contestano questo andazzo) ci battiamo, al contrario, per una Scuola inclusiva, democratica, con classi di massimo diciannove o venti alunni, che aiuti davvero quelli in difficoltà, che li motivi, che li segua, che li valuti in base alla buona volontà ed agli sforzi, non solo ai risultati.

Ta-daan non vogliamo una scuola selettiva ma ci lamentiamo della non selezione. Mi sembra di scorgere una leggera contraddizione.

Non siamo, però, per una Scuola finta, che rinneghi i propri principi ispiratori, che premi i furbi e gli analfabeti determinati a restare tali, che insegni ad essere corrotti e disonesti fin da bambini: i vizi italioti che tutto il mondo disprezza! Purtroppo non siamo maggioranza nel Paese. La scuola così come’è conciata sta bene al potere politico, ai potentati economici e a gran parte delle famiglie italiane: quelle culturalmente più deprivate, e quindi più incapaci di desiderare una Scuola seria e di comprenderne l’importanza.

E quindi se in classe hai uno, praticamente semianalfabeta, che non recupera durante l’anno che si fa? Si creano PIF, POF, PUF e PAF perché è un BES con una spruzzata di DSA e SIC quanto basta per promuoverlo (e non perdere la classe), o, sic et simpliciter, bocci? Spiegare grassie.

I peccati di Gola
Il 26 gennaio 2018 sul sito web di Confindustria Cuneo è stata messa in bella mostra una lettera aperta del presidente Mauro Gola “alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli”. Secondo il presidente di Confindustria Cuneo è perfettamente inutile che gli studenti si ostinino a conseguire a scuola una preparazione culturale elevata, per poi iscriversi a filosofia o a fisica nucleare. Lavorare bisogna!

«Nel 2017», sostiene Gola, «le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari». Cifre in libertà, perché la loro somma è superiore a 100. Ma poco importa: “Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità. Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi“.

Il messaggio è molto esplicito: ciò che fa gola a Mauro Gola ed a Confindustria Cuneo non sono lavoratori colti e capaci di pensare criticamente in base al proprio bagaglio culturale, ma “addetti agli impianti e ai macchinari”, “operai specializzati”, “tecnici specializzati nei servizi alle aziende”. Che poi sappiano leggere un contratto o distinguere i fatti dalle opinioni, poco importa agli industriali. Anzi, se non sanno ben parlare, ascoltare, leggere e scrivere, meglio pure: saranno più docili e meno riottosi.

Ammesso che tecnici specializzati son capaci di pensare, e cacchio se son capaci di pensare, progettare un sistema eliminando criticità oppure gestire bene un tornio a controllo numerico devi pensare. Per fare i lavori da “scimmia” ci son già i robot, robot che son molto, ma molto, più vantaggiosi degli operai generici.

Un operaio specializzato deve saper parlare, deve saper documentare il suo lavoro e deve saper leggere la documentazione prodotta da altri.

Il passaggio di sopra è emblematico perché mostra due gravi difetti della scuola: il primo è la spocchia di chi si crede il centro del mondo e l’unico depositario della scienza e della cultura. E l’altro è l’autoreferenzialità della scuola: solo lei decide cosa sia o no cultura, cosa sia o no importante. E poco importa se quando si ferma l’automobile chiamate un meccanico che conosce il motore e non un dotto latinista capace di recitarvi tutto Tacito a memoria in lingua originale.

È, insomma, la solita vecchia storia di sempre: l’operaio non deve volere il figlio dottore. E il figlio dell’operaio deve introiettare questo dogma. Dogma sposato anche da quella sinistra che è erede diretta dei partiti stalinisti del dopoguerra, e che, senza cambiare affatto i quadri dirigenti, dopo il 1989 si è innamorata del neoliberismo, gareggiando con le Destre per dimostrare a chi controlla i capitali che la dittatura sul proletariato (e sulla classe media) si esercita meglio con la “Sinistra” al Governo che con le Destre. Anche perché la “Sinistra” non si troverà mai di fronte, se non a parole, l’ostilità di mamma Cgil (come invece può capitare ai Governi di Destra).

Fuoco a volontà
E allora tutto è chiaro. La Scuola, da trent’anni, si trova sotto il fuoco incrociato di vecchi nemici e amici falsi. Sopravvive, ed è ancora comunque efficace, solo grazie al suo pilastro fondamentale, che sono gli insegnanti. E infatti il fuoco è concentrato soprattutto contro questi ultimi, sempre più immiseriti, disprezzati, oberati di scartoffie, calunniati, sbeffeggiati, dominati, e premiati (poco) solo se ubbidiscono. È dunque fondamentale, per salvare la Scuola, che gli insegnanti comprendano l’importanza di cambiare la legge vigente sulla rappresentanza sindacale. Solo così potranno sperare di esautorare i maggiori responsabili di questa situazione, ovverosia quei sindacati “maggiormente rappresentativi” che alla realizzazione di tutto ciò hanno dedicato la propria fattiva complicità.

Taaa daaan i sofficini. Una nuova politica sindacale. Beh per esperienza di tecnico quindi stupido et ignorante, posso dire che con i requisiti contraddittori di sopra: bocciare ma non bocciare, rivelare il merito ma tutti egualmente meritevoli, l’unica cosa che esce è una immensa, solenne, epica “cagata pazzesca”. Consiglierei ai dottissimissimi sindacati scolastici di rivedere le basi della logica Aristotelica, in particolare il principio di non contraddizione.

L’Italia può ancora salvarsi dal declino cui è avviata. Può salvarsi, però, solo a patto che si salvi la Scuola. Perché la Scuola è il fondamento di ogni futuro. Se avremo una Scuola pessima, ridotta ad un carnevale senza senso, il futuro sarà pessimo. Se invece saremo capaci di recuperare il senso del suo esistere e del mandato costituzionale che l’ha istituita, il futuro tornerà a farsi pieno di speranza per tutti: ivi compresi quegli straricchi che si illudono di costruire la propria felicità in un Paese distrutto.

Per salvare la scuola imho si dovrebbe, per certi insegnati, inserire l’alternanza miniera, spalamento letame. E a sera al posto della cena acculturarsi. Cos’è un misero piatto di pasta dinanzi a Tacito ed Erodoto in lingua originale? che siano saziati di cultura…

Di maio vuole il ministero della meritocrazia…

Sorgente: Di Maio, serve ministero “Meritocrazia”. Scuola è massacrata – Elezioni 2018 – ANSA.it

“Servono gli Stati Generali della scuola non nuove riforme”

Luigi Di Maio intervenendo in streaming a Skuola.net ha rivelato di non aver votato nelk 2008. “Avevo 22 anni e non ho votato perché non mi sentivo rappresentato: ma da quel giorno mi sono ripromesso di iniziare un percorso di partecipazione. La vera sfida non è solo il voto ma la partecipazione. Mettersi in gioco e provare a cambiare le cose.

“Stiamo pensando a un ministero della meritocrazia che finalmente dia la possibilità al governo di fare politiche che permettano ai giovani e ai meno giovani meritevoli di raggiungere gli obbiettivi della loro vita. Il tema della meritocrazia non esiste in Italia. Gli onesti spesso sono ritenuti fessi”.

La scuola – ha detto ancora il candidato premier M5S – è stata massacrata dalle riforme. Servono gli Stati Generali della scuola non nuove riforme. Sono state fatte per la scuola quattro riforme in pochi anni ma ora, prima di tutto, la scuola vorrei rifinanziarla. Per assicurarci che non caschino tetti sulla testa degli studenti, che non cambino insegnanti ogni sei mesi e venga assicurata la continuità didattica e che non ci siano 30 alunni per classe. Io – ripete Di Maio – non sono dell’idea di mettere mano ad un’altra riforma”.

Sinceramente Di Maio che propone il ministero della meritocrazia è comico tanto quanto Berlusconi che proponga il ministero per la castità o la Boldrini quello per l’umiltà. Detto questo, noto che, come al solito, si parla di meritocrazia ma non si entra nel merito della vicenda. Per parlare di meritocrazia, con proprietà, occorrono due cose:

  1. definire bene cosa sia “il merito”
  2. specificare come tale merito possa essere misurato; misurato nella maniera più oggettiva possibile

Mancando le due cose,  il termine meritocrazia è solo un termine vacuo che serve a mascherare con belle parole il concetto: “non son io una capra ignorante ma è colpa dell’assenza di meritocrazia”.  E spesso gli stessi che stra parlano di meritocrazia sono i primi a lagnarsi quando si parla realmente di meritocrazia. Ricordo il caso di un maestro, all’epoca precario, che si lamentava dell’assenza di meritocrazia nella selezione dei maestri. Lo stesso che si lagnò alquanto quando non riuscì a passare il test di preselezione (test di preselezione pre) si lamentò alquanto che il MIUR pretendeva capacità di ragionamento logico matematico e capacità di comprensione del testo e non didattica innovativa come l’ascolto di De Andrè invece di insegnare il flauto…

Anche gli studenti; quanti pro “meritocrazia” sarebbero anche pro “test invalsi” e “esami di ammissione”? credo pochi, molto molto pochi.  Meglio la meritocrazia nella quale il merito è la capacità di antanizzazione supercazzolante prematurata postdatata.

Beata la scuola che non ha bisogno di eroi…

Stavo leggendo la vicenda della professoressa sfregita da un suo studente. Professoressa che, a quanto pare ha dichiarato:

«Lo perdono»
Oggi, la professoressa Di Blasio dovrebbe essere dimessa. Ieri l’insegnante è stata sottoposta a una visita maxillofacciale a Caserta, poi è tornata all’ospedale di Maddaloni. Scossa, ma incredibilmente decisa ad assumere il ruolo di primo difensore del ragazzo. «Torno a scuola appena possibile – ha detto – ma Rosario non deve essere punito, chi lo punisce fa male a me». La donna ha riferito che «per quanto si rifiutasse di studiare, non avrei mai immaginato che avrebbe fatto una cosa simile». (fonte)

Prima considerazione: non si sta parlando di un bambino di 3 anni che non si rende conto di nulla ma di una persona di 17 anni. A 17 anni dovresti iniziare ad essere responsabile delle tue azioni; e responsabilità significa anche trovarsi a dover pagare per le stupidaggini fatte. Giustificarlo come se avesse avuto 3 anni significa educare lui e gli altri all’irresponsabilità dei bambini di 3 anni. Si vuole questo? Poi però non ci si lamenti dell’irresponsabilità dei ragazzi visto che è un diretto effetto di come son stati cresciuti.

Seconda considerazione: non condivido l’agiografia che vuole che la professoressa sia una santa. La scuola con il ragazzo avrà anche sbagliato ma non è stata l’unica che doveva intervenire, e gli eventuali sbagli fatti dalla scuola non possono e non devono, in nessun caso, giustificare per niente tali comportamenti. E il fare la santa e perdonare significa insegnare, con l’esempio: “fate quello che vi pare che poi tanto un pretesto per perdonare si trova”.  Il ragazzo va trattato con giustizia in modo che sia un esempio per lui e per gli altri, che si renda conto di ciò che ha fatto e che se ne rendano conto anche i compagni. Un ragazzo non si porta il coltello a serramanico a scuola così per caso. Non vorrei calunniare ma, leggendo, ho avuto l’impressione che come al solito si tendesse a minimizzare certi comportamenti per poi “accorgersene” di botto quando la questione diventa troppo grossa da poter essere nascosta.

Terza cosa: la scuola non ha bisogno di martiri; ha bisogno di personale professionale che venga posto nelle condizioni di lavorare bene ed in maniera efficace. Sarebbe opportuna una riflessione sui danni che l'”attimo fuggente” ha fatto. Era un bel film ma un film non è la realtà. E soprattutto non si può pretendere che i docenti facciano miracoli e trasformino “per miracolo” teppisti in perfetti lord inglesi.