Università, se il numero chiuso genera mostri (e un maxi business) – Il Fatto Quotidiano

Puntualmente, in concomitanza con le prove per il numero chiuso, partono gli articoli piagnisteo che cercano di carpire le simpatie dei poverini che ci son rimasti secchi dietro al numero chiuso.

Io personalmente al numero chiuso sono favorevole; ho frequentato un CdL ove per accedere bisognava passare una selezione, ho avuto il vantaggio di essere in un ambiente “ben dimensionato” per il numero di studenti iscritti ed i docenti non hanno dovuto perdere troppo tempo per richiamare competenze di base che ti deve fornire la scuola media e la scuola superiore.

Mettere un docente universitario a spiegare la scomposizione dei polinomi, o peggio le operazioni con i numeri relativi e le frazioni, è solo uno spreco bello e buono.

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Non ne posso più. Davvero. Non ne posso più di vedere 18enni costrette/i a fare un percorso tortuoso, costoso, sfiancante solo per studiare, applicarsi, tentare di guadagnarsi un mestiere. Magari attraverso facoltà che producono professionalità che sono e saranno sempre più richieste. Medici, fisioterapisti, matematici tanto per fare un esempio. Per loro, invece, ci sono pochissimi posti – una vera e propria lotteria – quando invece sappiamo che in una società sempre più anziana i fisioterapisti saranno sempre più richiesti. Come i matematici o i fisici. O i logopedisti o i dentisti. O i matematici, non solo nelle scuole.

Comincia il piagnisteo. Lo studio è anche fatica, studiare significa anche sfiancarsi sui libri, fare un sacco di esercizi, lavorare e tanto.   Proviamo a cambiare poco poco l’attacco:

Non ne posso più di vedere 18enni costrette/i a fare un percorso tortuoso, costoso, sfiancante solo per giocare a calcio, applicarsi, tentare di entrare in una squadra di serie A.

Serie A libera per tutti; perché Donnarumma sì (e con contratti milionari) e Bebo manidisaponetta no? Roba incostituzionale, è uno scandalo, serie A per tutti… Basta poco per vedere l’assurdità dell’attacco.

Il numero chiuso è diventato un incubo per qualsiasi maturando, e a ragione. Basta vederli. Cominciano a preoccuparsi dall’ultimo anno, cercando di capire dove gli converrà andare a fare l’esame. Molti tra loro scelgono posti lontani, così il giorno della prova sono costretti a fare lunghi viaggi, per finire in uno stanzone con migliaia di candidati tutti in corsa per poche decine di posti. Ma non ci sono solo le spese per spostarsi. I libri, ad esempio. Così come i corsi. Racconta Sofia, 18 anni, che vorrebbe fare Odontoiatria: “Ho speso 140 euro di libri, 1200 euro di ripetizioni, 2000 euro per un corso Alphatest di due settimane a luglio. E non ho nessuna sicurezza di entrare, ho parlato con ragazzi che il corso l’hanno fatto due o tre volte”. Poi ci sono quelli che si iscrivono ad altre facoltà e poi cercano di passare a quella desiderata. Quelli che vanno all’estero e poi provano a rientrare. Il tutto, appunto, con un dispiego di forze psicologiche, fisiche ed economiche non facili da sostenere, sia per i ragazzi che per le famiglie, altrettanto stremate e insieme preoccupate.

Questa è la parte più succosa piena di pietismo e di appelli al buon cuore.

Cominciano a preoccuparsi dall’ultimo anno, cercando di capire dove gli converrà andare a fare l’esame; ovvero si sceglie la sede “facile” dove i test son meno “difficili” o magari non si è tanto rigorosi sulla preparazione che si dovrebbe aver ricevuto dalle scuole superiori. Sarei curioso di sapere perché sia giusto sdegnarsi per Sofia, costretta a dare l’esame in qualche diplomificio e ci si sia invece scandalizzati perché Maria Stella (aka marystar – tunnel neutrinico) abbia dato l’esame di stato a Reggio Calabria.

“Ho speso 140 euro di libri, 1200 euro di ripetizioni, 2000 euro per un corso Alphatest di due settimane a luglio. E non ho nessuna sicurezza di entrare, ho parlato con ragazzi che il corso l’hanno fatto due o tre volte”.  Siccome il test è “tarato” sui programmi ministeriali che si sarebbero dovuti svolgere alle superiori io inizierei chiedendomi cosa abbia fatto Sofia nei cinque anni delle superiori e perché abbia bisogno di ripetizioni sul programma che avrebbe dovuto svolgere. Per il resto il pagare ripetizioni ovviamente non garantisce il risultato, ed io in quello non ci vedo alcuno scandalo. Non è che se pago allenamenti personali con un preparatore atletico di serie A e compro attrezzatura extralusso ultraprofessionale poi acquisisco il diritto divino di andare a giocare in serie A.

Il businnes se c’è è per sostituire o rifare quanto fatto alle scuole superiori; e la domanda sorge spontanea: perché le superiori non hanno funzionato? Ma il porla farebbe incazzare altri…

Il tutto, appunto, con un dispiego di forze psicologiche, fisiche ed economiche non facili da sostenere, sia per i ragazzi che per le famiglie, altrettanto stremate e insieme preoccupate. Oddio; e come fai a gestire poi lo stress di un esame o del successivo lavoro? Io più che simpatia verso Sofia leggo tanto piagnisteo per far entrare chi non è in grado.

Tantissimi sono i respinti, quelli che, nonostante gli sforzi, non riescono. Magari perché hanno sbagliato un quiz di religione – sì, ci sono anche quelli – anche se volevano fare i fisioterapisti.

Se entrano dieci e tu arrivi undicesimo magari perché hai toppato solo quella domanda hai ragione ad incazzarti; ma se sei arrivato millesimo, figliolo hai grosse lacune nella tua preparazione e anche se fosse sparita tale domanda capra sei e capra rimani. E non saresti entrato comunque.

Così si produce una generazione di scoraggiati, persone che magari si mettono a lavorare e lasciano perdere la voglia di studiare, nel paese dove, secondo i dati Eurostat, il tasso di laureati è il più basso d’Europa (peggio di noi solo la Romania) e i numeri ci inchiodano al quintultimo posto, davanti solo a Portogallo, Romania, Spagna e Malta, per quanto riguarda il tasso di abbandono scolastico dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni. E allora, ancora, bisogna chiedersi: a chi giova il numero chiuso?

Giova a chi vuole studiare ed è in grado di farlo sia perché ha le motivazioni sia perché ha le competenze pregresse. Uno che si incasina calcolando percentuali o che non è in grado di fare le divisioni nelle lauree STEM non ci sta a fare niente. Pretendere che un docente universitario insegni le tabelline è uno spreco bello e buono.

Di recente, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di alcuni studenti contro il numero chiuso nelle facoltà umanistiche dell’Università Statale di Milano. Se i giudici hanno ritenuto insensato chiudere l’accesso in facoltà ad alto tasso di disoccupazione, tanto più assurdo appare lo sbarramento coriaceo, e generatore di enormi sofferenze, per entrare in facoltà che invece il lavoro, potenzialmente, lo offrono. Il Tar ha parlato in modo corretto di decisione che lede il diritto allo studio. Ed è verissimo: oggi in Italia lo strozzamento in entrata sta realmente danneggiando il diritto allo studio che la stessa Costituzione tutela. Studiare è diventato impossibile e molti giovani sono letteralmente discriminati.

Perché fanno trovare facilmente lavoro? non è che una selezione all’ingresso, selezione che aumenta la qualità degli studenti, il fatto di poter frequentare in strutture ben dimensionate per il numero di frequentanti e quindi l’ovvia conseguenza che escano pochi ma preparati che tanti incompetenti, aumenti la qualità del titolo?  Dire che in italia servono laureati è fuorviante; servono persone con competenze comparabili con quelle che dovrebbero possedere i laureati. Se sei bravo e capace diventi cintura nera, ma non è che il mero indossare una cintura nera ti renda, per il semplice fatto di indossarla, esperto di Karatè. Molti non son capaci di tirare un pugno o di eseguire correttamente una parata eppure, per non essere discriminati, pretendono di indossare anche loro la cintura nera.

Sorvoliamo poi sulla lettura maliziosa della costituzione: il diritto allo studio è il diritto a poter studiare quello che piace, non è il diritto ad iscriversi all’università e meno che meno il diritto al pezzo di carta universitario. Se nell’articolo 34 c’è scritto “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”  forse una ragione c’è ed anche abbastanza evidente.

Restano, allora, inevase le domande: perché il numero chiuso? Davvero si tratta di una misura che tutela gli studenti? Risponde realmente alle esigenze di un mondo del lavoro, peraltro in continuo cambiamento? A me pare che le risposte diano esiti negativi. E che la vera ragione sia altrove: nella scarsità di aule, nella mancanza di docenti. Insomma, ancora una volta nella penuria di fondi che si scarica come al solito sui cittadini indifesi. Da un lato, sui ragazzi le cui speranze vengono tradite, dall’altro sulle loro famiglie stremate dai rifiuti e incapaci di capire perché ai loro figli viene negata la possibilità di tentare, attraverso il merito, di avere un’occupazione dignitosa.

perché ai loro figli viene negata la possibilità di tentare, attraverso il merito Nessuno nega niente; merito è anche l’essere stati capaci di passare una prova preselettiva per accedere all’università. Se non sei capace non hai il merito sic et simpliciter. Quella che viene, giustamente, negata è la balla: tutti hanno il merito, tutti son capaci. Dichiararsi “pro meritocrazia” e poi ritenere un merito semplicemente l’essere capaci di respirare è paraculismo, non è meritocrazia.

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LeoniBlog L’esercito dei guerrieri dei pezzi di carta – LeoniBlog

Un valido articolo che spiega bene la bufala del “numero chiuso incostituzionale” con alcune chicche e di come la costituzione non venga letta ma venga solo utilizzata per “nobilitare” i propri capricci anche se quest’ultima dice tutto il contrario.

Sorgente: LeoniBlog L’esercito dei guerrieri dei pezzi di carta – LeoniBlog

(..:) Ma si tratta veramente di questo? Di una limitazione alla libertà di decidere del proprio futuro e del diritto allo studio sancito nella carta costituzionale? Gli studenti preannunciano altre battaglie dello stesso tenore e sarà un autunno ( tanto per cambiare) caldo di manifestazioni, cortei, atenei occupati insomma il solito copione di chi vorrebbe studiare ma è molto impegnato a gridare che vuole farlo.

(…)

L’idea che facoltà universitarie pubbliche incondizionatamente accessibili a tutti siano un bene è, poi, nei fatti, smentita dalle stesse classifiche : le migliori università mondiali, europee ed anche italiane adottano tutte il numero chiuso.

A ben vedere il problema e la polemica sollevata dai test di ammissione, lambisce una questione ben più profonda e cioè perché gli studenti confondano, in realtà, il diritto allo studio con il diritto alla laurea universitaria. Nessuno di loro protesta mai, né scende in piazza, per la libertà di programmi nella scuola dell’obbligo, di insegnamenti, per un’offerta formativa più libera, più ricca e variegata, e non compressa nelle morse assai strette dell’istruzione di stato, ma reclamano tutti la possibilità di ottenere il famigerato pezzo di carta, fosse anche la pergamena di una laurea in filosofia tibetana all’università di Nonsodove, e solo ed esclusivamente per il conseguimento di un diploma di scuola superiore. (…)

 

 

 

Editoriale | Il patto che ha rovina la scuola – Corriere.it

Un interessante editoriale di Angelo Panebianco che, dopo tanto tempo che la si menava su come la scuola italiana fosse “la più migliorissima” del mondo, finalmente urla: “il re è nudo!”.
Che la scuola fosse uno stipendificio ne ho avuto molti esempi, da studente e da docente. Si è visto con il concorsone: invece di far partire una seria riflessione sul perché più della metà degli aspiranti docenti non è riuscito a passare un test a livello di terza media1, il tutto è stato coperto da una coltre di imbarazzato silenzio.

(grassetti miei)
(…) Il patto di cui parlo venne tacitamente siglato fra la Democrazia Cristiana, allora al potere, e i sindacati della scuola, e coinvolse anche il Partito comunista. Il patto venne sottoscritto con il consenso tacito dell’opinione pubblica (disinteressata e spesso complice quasi tutta la classe colta, gli intellettuali). I termini del patto erano i seguenti: la scuola ha un unico vero scopo , assorbire occupazione . Non importa se gli insegnanti reclutati siano capaci o no, preparati o no. Importa solo che siano tanti (il che significa , inevitabilmente , mal pagati) . E neppure importa che siano condannati a una lunga e umiliante esperienza di precariato. Gli effetti di tutto ciò sulla qualità dell’ insegnamento erano, per i contraenti del patto, irrilevanti. Anche perché l’assenso degli utenti, famiglie e studenti, poteva essere ottenuto grazie al valore legale del titolo di studio. Ciò che conta è il diploma, il pezzo di carta. Non ha importanza che dietro quel pezzo di carta ci sia o no una solida formazione. Per giunta, contribuiva al mantenimento del patto un clima culturale nel quale il diritto costituzionale allo studio era da molti interpretato come diritto al diploma.

Nell’età post- democristiana le cose non sono cambiate. Non ci sono più quegli attori politici ma l’eredità che hanno lasciato è sempre viva. Tutto ciò che ha a che fare con i processi educativi continua ad essere trattato nello stesso modo. Si pensi all’ultima imbarcata di precari: l’importante era assumere docenti. Il fatto che fossero competenti o no era irrilevante. E tanto peggio per il congiuntivo. (…)

Il patto “scellerato” è chiaro:

  • Per i docenti: paga bassa uguale per tutti ma nessun controllo e nessuna competizione interna; posizione sicurissima a meno di non compiere cazzate epiche.
  • Per gli studenti: diritto al titolo di studio; l’importante non è quello che si è capaci di fare ma possedere il pezzo di carta, quasi che il mero possesso garantisca l’immediata acquisizione di tutte le competenze e capacità che tale titolo implica.
  • Per i sindacati: una massa di convinti che ritengono di essere sottopagati e sfruttati peggio di un minatore sardo del 1800. Tanti clienti e ottime truppe cammellate da usare per le loro processioni[^2].

Perché il giocattolo si è rotto e finalmente se ne parla nella “stampa alta” senza la retorica dei “poveri ma belli”? La risposta l’aveva fornita il Professor Alessandro D’Avenia nell’intervista citata qui; oggi non “giochi” più nel quartiere o in italia ma giochi in europa e nel mondo. Non competi solo con il vicino di casa o quello del paese vicino ma con spagnoli, francesi, tedeschi, inglesi e statunitensi. E queste gare hanno evidenziato i gap; per lottare in un mondo globale dove per emergere servono le competenze, devi avere le competenze. E la scuola deve aiutarti ad acquisirle.2

(…)Sappiamo, ad esempio, da molti anni, che uno dei gravi problemi della scuola riguarda l’insegnamento della matematica. Le carenze in questo campo sbarrano di fatto, a tanti futuri studenti universitari, l’ingresso nei corsi di laurea scientifici. La ragione per cui tanti giovani si orientano verso le umanistiche (nonostante le minori probabilità di occupazione post- laurea) anziché verso le scientifiche, ha a che fare con questo problema. Ma qualcuno forse, in tutti questi anni, se ne è mai preoccupato? La ministra Fedeli ha ribadito, anche in questa occasione, ripetendo un antico ritornello, che occorrono più «laureati». Mi dispiace ma detto così non è vero. Occorrono più laureati ( anzi, tanti di più) in materie scientifiche. Ne occorrono di meno in materie umanistiche e quei «meno» dovrebbero essere tutti di qualità elevata.

Io penso che il discorso “occorrono più laureati” sia fuorviante, oltre ad aprire la strada a soluzioni “alla Berlinguer” ovvero stamperia titoli come nel caso delle lauree triennali. Occorrono persone con competenze che un laureato obbligatoriamente dovrebbe avere per conseguire il titolo. Il resto son solo chiacchiere e abbellimenti di statistiche. Con i titoli vacui al di fuori della PA o meglio di certi ambienti della PA non si va più avanti. I concorsi pubblici son diventati, per il semplice motivo di un numero di partecipanti enorme rispetto ai posti disponibili, duretti  da affrontare. L’Europa vieta certi giochi delle tre carte troppo sfacciati,3 imho un validissimo motivo per essere filoeuropeisti. Oramai l’ultimo stipendificio è la scuola. Vediamo quanto durerà.


  1. Il maestro che l’aveva menata con la sua stroncatura al test di logica è stato immesso in ruolo dalle graduatorie. 
  2. Per valutare l’efficacia dei sindacati della scuola basta vedere che risultati, a parte il patto scellerato, hanno ottenuto. Nulla, niente, nada, niet. 
  3. Ad esempio: creo una cooperativa di servizi per l’ente pubblico, la cooperativa assume chi vuole e come vuole. Poi la cooperativa viene “assorbita” dall’ente e i dipendenti passati in ruolo senza concorso. O i vecchi giochetti con le società “in house”; in pratica società private a capitale pubblico. 

chiedere l’esonero dei docenti per le loro idee è fascismo.

Rispondo qui ad un commento di Barbara a questo articolo, perché penso che le questioni interessanti ed anche giuste che pone meritino una riflessione decisamente approfondita ed una risposta molto più articolata.

OK, lascialo insegnare. Però io se avessi un figlio in una sua classe lo toglierei di lì immediatamente.

Sarebbe un tuo diritto ed una tua libera decisione; io non me la sentirei di sindacarla in alcun modo.

PS: dire che la cocaina fa bene e qualche buco ogni tanto non è la fine del mondo è un’opinione personale? Tu lo faresti insegnare uno che esprimesse in classe opinioni personali di questo genere? Se fosse l’insegnante di tuo figlio dormiresti sonni tranquilli?

Un docente da solo può far poco se non trova “brodo di coltura” adatto, anzi spesso a spingere troppo verso una direzione succede che per reazione il ragazzo va in quella opposta. Chi deve vigilare che il docente a lezione faccia lezione e non comizi “pro coca party” però non sono i pistoleri del web quanto i colleghi del consiglio di classe, il preside, soprattutto, ed a scalare il resto della catena di comando.  Sinceramente mi fa più paura che passi l’idea che basti una shitstorm per rimuovere un docente che il rischio di avere un docente “cocainomane”. E se domani la vittima fosse un semplice antiproibizionista? una sentinella in piedi od un partecipante al gay pride?
La shitstorm è come usare la mitragliatrice su un gruppo di persone: ammazzi il cattivo ma lasci anche tanti altri buoni stecchiti.

PPS: tu sai, ti sei informato, hai nozioni precise del tipo di discorsi e insegnamenti che questo signore, che ci tiene tanto a presentarsi non semplicemente come fascista, ma dalla parte di quelli che hanno fatto deportare gli ebrei, che si sono associati alle stragi naziste eccetera eccetera, propone ai suoi alunni?

Chi deve vigilare che il tipo non faccia in classe comizi politici invece di spiegare matematica è il preside. Chi deve verificare e nel caso condannare il tipo per apologia di fascismo è la magistratura. In nessun caso sono i pistoleri del web. Se invece di spiegare matematica si mette a fare comizi o lezioni di storia è da allontanare dall’insegnamento. Ma perché fa  lezioni di storia e comizi, non per il contenuto dei medesimi.

PPPS: e il famigerato professor Damiani, che con fior di “documenti” insegna che l’olocausto è una balla inventata dagli ebrei, va lasciato al suo posto in nome della libertà di opinione? Sinceramente, certe volte mi fai paura.

Il problema è che in italia non abbiamo la cultura del: “chiedi le prove” ma quella del “ha ragione chi urla di più”.  Fosse diffusa la cultura del “chiedi le prove”, cultura che richiede pensiero critico e capacità di comprensione, i negazionisti avrebbero vita breve in quanto le loro chiamiamole “prove” son deboli e facilmente smentibili. Il problema è che in italia sembra avere ragione invece chi urla più forte e, capisco, che la tentazione di usare la legge per “chiudere il becco” sia fortissima. Però è sbagliata e molto pericolosa. Ho l’esempio dell’omofobia. Adesso io non sostengo che gli omosessuali debbano andare al rogo o che debbano venire discriminati riespetto agli etero. Sono favorevole al “matrimonio omosessuale e son contrario però all’utero in affitto, indipendentemente che il committente sia una coppia etero, una coppia omo od una singola persona. Ho trovato patetico il piagnisteo: “critichi l’utero in affitto solo perché sei omofobo.”, piagnisteo sentito spessissimo, ad esempio, nelle discussioni sul “figlio” di vendola.  Se l'”omofobia” fosse reato, sarebbe ancora legale manifestare contrarietà alla pratica dell’utero in affitto?

Sinceramente preferisco correre il rischio di dover sentire uno sciroccato che sostiene che hitler non sia mai esistito e la seconda guerra mondiale sia stato solo un complotto della CIA e del Mossad per giustificare i cappellini della Regina Elisabetta  che dover sottostare alla dittatura del politically correct ove chi decide se “una opinione” sia o meno reato non è la magistratura secondo la legge ma i SJW a colpi di urla e shitstorm nei social.

Questo è uno dei casi in cui la scelta non la vedo fra male e bene ma fra un male minore (dover sentire qualche demente) ed un male maggiore (la legge dei pistoleri del ueb).

Spero di aver chiarito.

chiedere l’esonero dei docenti per le loro idee è fascismo.

Stavo leggendo la vicenda del docente che ha pubblicato una foto sulla vetta del Sagro ove sventola la bandiera della repubblica di Salò;

Fonte: La bandiera di Salò sulla vetta del Sagro: bufera su un docente – Cronaca – Il Tirreno (grassetti miei)

La bandiera di Salò sulla vetta del Sagro: bufera su un docente

La provocazione a pochi giorni dalla ricorrenza della strage di Vinca in cui i nazifascisti uccisero 173 civili tra cui donne e bambini. L’insegnante e politico: “Ho espresso la mia opinione”.  Lenzoni e l’Anpi: “Non può insegnare, via dalla scuola”di Cinzia Chiappini

CARRARA. A pochi giorni dalla ricorrenza della strage di Vinca, un insegnante carrarese si fa ritrarre sulla vetta del Sagro con la bandiera della Repubblica di Salò e nella città decorata con la medaglia d’oro al merito civile, scoppia la polemica. Sconcerto e indignazione. Condanna e sgomento. Richieste di intervento delle autorità e segnalazioni ai gestori del social network. Ai carraresi non è proprio andata giù quella foto postata su Facebook da Manfredo Bianchi, ingegnere e insegnante dell’Istituto Zaccagna, dove viene ritratto mentre festeggia la conquista della vetta del Sagro con in mano la bandiera della Repubblica di Salò.
(…)
Bianchi: diritto di opinione. Per molti un gesto di disprezzo e di sfida, di più: un reato. Bianchi, interpellato sulla vicenda, centellina le parole, tiene i toni bassi e si difende: «Penso di avere esercitato il diritto di opinione e non credo di aver commesso alcun reato» ha dichiarato al Tirreno.
(…)
Lenzoni: un affronto ai morti di Vinca. Completamente diversa l’opinione dei tanti che hanno condannato il gesto: tra i primi a farlo, Marco Lenzoni dei Carc che ha sollecitato il comune di Fivizzano a denunciare Bianchi per l’affronto ai 173 morti di Vinca e l’Istituto Zaccagna a prendere provvedimenti contro l’insegnante. «Issare la bandiera della Repubblica di Salò in pubblico è un reato a tutti gli effetti, averlo fatto di fronte al paese di Vinca è un oltraggio vergognoso e indicibile che grida vendetta. Chiedo a nome del partito dei Carc e della città di Carrara tutta che gli studenti dello Zaccagna vengano portati alla prossima commemorazione della strage di Vinca. La scuola deve rimediare al velenoso odio propagandato non solo su Facebook da questo “signore” cultore del nazi fascismo» aggiunge Lenzoni, che annuncia che alla riapertura della scuola i Carc saranno presenti all’ingresso dello Zaccagna con un presidio per mostrare agli alunni le foto delle stragi nazifasciste e per chiedere l’allontanamento dalla attività didattica del «moderno nazista».

Conti (Anpi): è un reato. D’accordo con la valutazione del gesto di Bianchi anche Alessandro Conti, presidente di Anpi Carrara: «Avere esposto la bandiera dei repubblichini e avere decantato il fascismo è un reato. Il prefetto e chi di dovere prendano i provvedimenti del caso. Il fatto che sia un insegnante è un’aggravante e Bianchi dovrebbe essere allontanato dalla scuola». Altrettanto dura Claudia Bienaimè di CarraraBeneComune/Lista Dema che si dice allibita: «Il Sagro è il monte di tutti, si affaccia su Vinca e l’idea di sventolare una bandiera fascista è un’offesa e una provocazione a tutta la provincia. Ci aspettiamo che le istituzioni intervengano».

La difesa del centrodestra. In difesa di Bianchi intervengono i militanti del centro destra. Secondo Maurizio Lorenzoni, ex candidato sindaco oggi consigliere comunale, «queste manifestazioni ti possono mettere nei guai, la foto non doveva andare su Facebook ma la Costituzione va rivista, perché si devono condannare tutti i regimi totalitari, non solo il fascismo. Quanto a Manfredo, posso dire che se tutti i fascisti e gli antifascisti fossero stati come lui, allora l’Italia sarebbe un posto migliore». Gianni Musetti, della Lista Trump in Forza Italia parla di «un assurdo linciaggio contro Manfredo Bianchi che è una brava persona e un rispettabile professionista e ha il diritto sacrosanto di andare dove vuole con le bandiere che meglio preferisce». Ancora più schierato Lorenzo Baruzzo, di Fratelli D’Italia che se la prende con chi ha attaccato Bianchi.

Personalmente penso che il tizio abbia fatto una solenne trollata e si sia lasciato andare a provocazioni gratuite. Che il comportamento sia riprovevole e che sia giusto evidenziarlo. Che la risposta di commemorare la strage di Vinca a scuola e di parlare di quella tragedia sia un’ottima risposta. Quello che invece non mi trova d’accordo e mi fa pensare che lo scontro non sia fra fascisti e antifasciti ma fra fascisti pro e fascisti anti son i richiami all’esonero del docente.

Il principio per il quale si chiede l’allontanamento del docente dall’insegnamento è perfettamente fascista: osa propugnare idee non allineate ergo deve essere allontanato perché il docente oltre che formare deve anche indottrinare. Si tratta di un comportamento abbastanza grave. Se il docente venisse condannato e la condanna sarebbe tale da renderlo incompatibile con l’insegnamento è giusto che decada però: deve decadere dopo e non prima della condanna e la colpevolezza deve essere riconosciuta da una sentenza della magistratura, altrimenti è solo un abuso fatto per soddisfare la canea urlante di FB. Abuso che poi rischia di rivelarsi un tremendo boomberang;

Perché il fatto che Tizio pensi che il comportamento di Caio sia un reato è una opinione, non è un fatto. A norma di Costituzione, quella che i fascisti anti dicono di amare svisceratamente ma che applicano solo le parti che fanno comodo quando fanno comodo1, una persona è colpevole solo dopo sentenza passata in giudicato. Una persona, finché non commette reato, ha pieno diritto alla libertà di opinione, per quanto le sue opinioni possano essere abiette.
Riguardo poi alla questione dell’esibizione di simboli fascisti ci sarebbe da dire che la norma Fiano non è ancora legge dello Stato e che la corte costituzionale, come avevo scritto qui ha dichiarato in due sentenze “storiche” che l’apologia del fascismo o l’esibizione di simboli fascisti è reato solo se tale apologia o tale esibizione son finalizzate alla ricostituzione del disciolto partito fascista.

Perché se passa l’idea che la canea urlante che chiede la testa di un docente per qualche idea “non allineata” ha ragione; oggi è il caso del fascista e domani se a chiedere la testa di un docente trans sono i bigotti? O se i poveri obbressi del bobolo Mbingo chiedono la testa del docente Inuit, perché gli Inuit tra la penultima e l’ultima glaciazione avevano oppresso il bobolo Mbingo?

Perché il perseguitare le persone per le loro idee è un comportamento prettamente fascista2; il risultato di tutto sto casino sarà, imho, il far passare il troll per martire, rivelare che anche chi si crede antifascista è in realtà un fascista anti e il trasformare la memoria di tali tragedie, che dovrebbe essere condivisa, nelle discussioni sul goal annulato a muntari.

Perché proprio questi comportamenti da cazzoni sono un ottimo sistema per aprire le porte ad un ritorno in pompa magna del fascismo3.


  1. la solita lettura selettiva della costituzione; però se la esalti il lunedì mattina e ci pisci sopra il mercoledì sera non sei molto credibile. 
  2. La differenza con i medici antivax radiati è questa: un medico, come un ingegnere come un altro professionista è tenuto, nella sua professione, ad applicare le norme ed esercitarla secondo lo stato dell’arte. Io, ingegnere, posso pensare che le norme antisismiche siano esagerate e che le case di tre piani in “merda e cazzo di orango (cit.)” siano sicurissime ed a prova di sisma, posso anche sostenerlo e portare prove a favore della mia tesi. Però a lavoro se la norma dice che si deve usare il cemento armato fatto così e cosà io devo applicare la norma. Se non applico la norma l’ordine, perché tale potere è stato conferitoli dalla legge, può impedirmi di esercitare la professione. Ma la sanzione non è perché credo o dico che le case fatte in “merda e cazzo di orango” siano sicure, è perché non applico la norma che impone l’uso del cemento. 
  3. alcuni non erano fascisti solo perché non piaceva il colore della camicia. 

venti secondi per valutare un curriculum /2

Un paio di settima fa mi è capitato di andare cena in un ristorante tenuto da amici e il discorso si è spostato sulla “selezione del personale”; mi hanno raccontato le loro vicissitudini per trovare personale di sala e di cucina da impiegare nel ristorante.

Dopo i loro racconti la vicenda della disoccupazione si vede da un punto di vista alquanto diverso. Il loro annunci di lavoro son stati presi di mira da molti CV, d’altronde in una zona come la sardegna dove le opportunità di lavoro son poche è ovvio che cerchi qualsiasi opportunità di lavoro, ed hanno dovuto sfrondare in fretta molti CV; la loro quantità presupponeva ovviamente di dover trovare in massimo 20” i CV da spedire nel cestino della carta straccia.

Queste sono state alcune loro linee guida per far fuori i CV:

1: Foto non appropriata: c’è stata gente che ha mandato nel CV non la classica foto tessera da carta di identità ma la stessa foto in costume da bagno del profilo FB, e qualcuna addirittura foto cui tagliava la fronte per mettere in evidenza la scollatura1. Tutti quei CV son finiti immediatamente nel cestino. E ci son finiti giustamente perché con foto simili non stai dicendo che sei professionale e vorresti lavorare ma che sei bello e vorresti essere pagato per farti guardare. La professionalità di un cameriere non si limita ai pettorali o a quello che ci sta davanti.

2: CV scritti in pessima ortografia, scritti come sms; posso capire che qualche errore di ortografia o di battitura possa scappare però leggere obbrobri del tipo: kome, xkè, ki, ke, hanno fatto scartare immediatamente il CV. Perché visto che i camerieri non dovrebbero andare a servire all’accademia della crusca? Per il banale motivo che le comande vanno scritte bene e devi essere capace sia di leggere (e capire) le istruzioni sia di scriverne per i colleghi.

3: CV pasticciati o dispersivi; cinque pagine di CV per un neodiplomato son semplicemente assurde; significa che hai messo in mezzo tanta fuffa per allungare il brodo. CV con tante esperienze di 1 giorno di lavoro oppure con sparate colossali senza referenze.  Ma sugli orrori dei CV ci sarebbe da scrivere moltissimo.

4: Pessimi profili FB associati al curriculum; piaccia o no oggi nella valutazione di un candidato si getta uno sguardo al suo profilo FB; hobby pericolosi, gruppi strani, comportamenti “discutibili”, vengono tenuti in conto. Sì, secondo alcune interpretazioni, per lo statuto dei lavoratori non si dovrebbe poter indagare sul profilo FB del dipendente visto che la legge vieta indagini preventive sul dipendente2, ma all’atto pratico come puoi dimostrare che sei stato scartato per quello che tu hai scritto nel tuo profilo “pubblico” su facebook3?  Sarebbe interessante anche discutere se la visione di un profilo FB “pubblico” sia o no indagine.

5: il caso più triste, persone senza specifiche professionalità cercate, non puoi inventarti cameriere di sala o cuoco, dall’oggi al domani. Capisco che se sei disoccupato qualsiasi opportunità sia da cogliere ma tentare senza avere i titoli richiesti significa candidarsi ad un sacco di porte in faccia.

Alla luce di quanto raccontato di come sia difficile trovare in mezzo a tanta cartaccia solo le persone da chiamare per un successivo colloquio, comincio a capire molti motivi della disoccupazione: persone che hanno poca cura nella ricerca del lavoro, che non hanno chiaro in testa cosa voglio fare, che non capiscono che il CV è un biglietto da visita ma contano anche le referenze, che son solo capaci di frignare.
Forse un poco di autocritica invece di raccontarsi le solite storielle autoassolutorie: “lavorano solo gli accozzati”, “tutti i datori di lavoro cercano solo schiavi da sfruttare a morte” sarebbero opportune.


  1. il buffo è che molti di quei CV li ha scremati una “lei”, eterosessuale. E con una donna eterosessuale l’argomento “tette” difficilmente è efficace anzi diventa alquanto controproducente. 
  2.  Statuto dei lavoratori Art. 8. – Divieto di indagini sulle opinioni.
    È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore. 
  3. In questo caso il tizio ha scritto esplicitamente: ti scarto perché nel profilo ho visto che hai un fidanzato nero. Non avesse detto niente ed avesse scartato in silenzio il CV, non sei obbligato a fornire nessuna spiegazione del diniego di assunzione, sarebbe stato inattaccabile. 

Lodi, arrestato il prof dei record: 1.500 giorni di assenza, faceva l’avvocato in Calabria – Repubblica.it

Una dissociazione immediata da parte dei sindacati della scuola sarebbe gradita. Son casi come questo che fanno venire il dubbio che non tutti i docenti lavorino 36 ore al giorno per 10 giorni la settimana tutto l’anno, natale, pasqua e ferragosto compresi.
Anche perché abusare di, tutto sommato giusti, diritti è il modo migliore affinché vengano levati a tutti, sia chi ne abusa e a chi ne ha veramente bisogno.

Lodi, arrestato il prof dei record: 1.500 giorni di assenza, faceva l’avvocato in CalabriaLa guardia di finanza Le assenze accumulate in 5 anni fra malattia, congedi e aspettativa per motivi familiari mentre seguiva centinaia di udienze e viaggiava in tutt’Italia per portare avanti le cause18 luglio 2017Docente in due scuole del Nord e avvocato in Calabria, impegnato a viaggiare in tutta Italia per seguire le cause. In classe? In 5 anni ha collezionato 1.500 giorni di assenza e per lui è scattato l’arresto. Un professore, A.M. di 55 anni, ex docente dell’Istituto superiore di Codogno e dell’Istituto Merli-Villa Igea di Lodi è stato arrestato e posto ai domiciliari dai militari della guardia di finanza, su ordine del gip di Lodi, per aver accumulato, in cinque anni, la montagna di assenza dall’insegnamento, mentre, in realtà, faceva l’avvocato a Vibo Valentia. Dal settembre del 2011 al febbraio di quest’anno aveva totalizzato oltre 1.500 giornate di assenza fra malattia, congedo biennale per assistenza a familiare e aspettativa per motivi familiari.

Sorgente: Lodi, arrestato il prof dei record: 1.500 giorni di assenza, faceva l’avvocato in Calabria – Repubblica.it

Invalsi, la sardegna ultima ma non è un problema, almeno per i sindacati.

Sono usciti i risultati dell’Invalsi e la sardegna risulta essere ultima in italia. Sull’unione sarda è comparso questo articolo, articolo che sinceramente non mi trova d’accordo, mi sembra un tentativo, patetico, di voler sostenere che per dimagrire basti lanciare fuori dalla finestra la bilancia. Certo non ti rendi conto di quanto pesi ma prima o poi il conto arriva…

Fonte: Unione Sarda

Ultimi in Italia.

“Ma non per questo meno preparati”, dice Nicola Giua, Cobas Sardegna.

Punto di vista interessante; sulla base di cosa si motiva il “non per questo meno preparati”? ci son numeri, fatti che lo provano oppure è un semplice ipse dixit?

L’ultimo rapporto sui test Invalsi 2017 descrive una regione in cui gli studenti che frequentano la seconda classe delle scuole superiori (licei e istituti tecnici, quindi) sono i meno bravi del Paese.

Vanno male sia in italiano (comprensione del testo e grammatica) sia in matematica.

“Gli Invalsi sono un’inutile e deleteria pratica, avulsa dalle attività didattiche della scuola”, dice Nicola Giua che, con i Cobas, in Sardegna da anni guida il “boicottaggio” di queste prove.

E di grazia si potrebbe sapere il perché? l’essere capaci di leggere un grafico, di comparare due offerte commerciali per scoprire quale sia la più conveniente perché è avulso dai programmi di matematica? La matematica deve servire solo a scomporre polinomi e stop?

“Da sempre sosteniamo che non hanno nessun valore, quindi leggere adesso che i risultati collocano gli studenti sardi in fondo alla classifica non ha nessun significato scientifico”.

Da notare la frase: “noi sosteniamo che non hanno nessun valore ergo i risultati non hanno nessun valore”. Ottimo ragionamento circolare. Perché non hanno alcun valore scientifico? dove son le prove di ciò? Perché esaminando i dati si nota che dove il risultato medio invalsi è più alto la gente mediamente si laurea prima, trova lavori “da laureato” più facilmente. Dove sono i dati che smentiscono l’incapacità predittiva dell’invalsi?

Gli studenti più bravi in Sardegna sono i bambini delle seconde elementari, ma già in quinta elementare comincia la prima lieve “discesa” rispetto al resto del Paese.

Il divario, però, cresce negli anni successivi e vede gli studenti delle terze classi delle scuole medie con punteggi più bassi, fino ad arrivare ai ragazzi dei licei e istituti superiori per i quali la distanza è enorme rispetto al resto d’Italia.

 

“I nuovi dati Invalsi rappresentano solo un pezzo di un sistema scolastico regionale in sofferenza”, spiega Ivo Vacca, segretario regionale Flc-Cgil, “che si somma al problema della dispersione scolastica, quello dello scarso tasso di laureati ecc. Pur apprezzando lo sforzo della Regione con il progetto Tutti a Iscol@, e ribadendo che anche noi come Cgil siamo sempre stata contrari agli Invalsi, non possiamo nascondere il fatto che occorre una legge regionale che si riappropri della qualità del servizio e che adegui il tipo di istruzione alle necessità del territorio”.

Come si può migliorare la qualità del servizio senza un controllo di qualità del servizio? Purtroppo prendere Gimmi Saponetta, terzo portiere della squadra dell’oratorio,  e pagarlo come Gigi Buffon non trasforma il Saponetta in un portiere da Champions. Che controlli di qualità andrebbero fatti?

BOICOTTAGGIO IN SARDEGNA – In generale, il rapporto scatta la fotografia di un’Italia che tra i banchi di scuola si muove a due velocità, in cui si conferma il divario tra Nord e Sud nell’apprendimento dell’italiano e della matematica.

In questo scenario, la Sardegna è la maglia nera.

“Non è un caso che vadano meglio i bambini”, spiega Nicola Giua.

“Più gli studenti crescono, più acquistano la consapevolezza della totale inutilità di questi test e più è facile per loro boicottarli con prestazioni negative. Ma questi risultati”, ribadisce, “non hanno nessuna attendibilità scientifica”.

E spiega il perché: “La Sardegna è la regione che ogni anno registra la più elevata percentuale di boicottaggio di questi test. Quest’anno, per esempio, ci sono state classi da 25-30 alunni in cui hanno svolto la prova appena due-tre, quattro studenti al massimo. Anche loro stati censiti, ma che valore ha utilizzare il risultato di pochi e mischiarlo con quello di un sistema?”.

I test sono inutili -> vengono boicottati -> non danno risultati attendibili -> sono inutili. Un perfetto ragionamento circolare. In realtà la percentuale di boicottaggi, secondo l’ufficio scolastico regionale, è minore del 30%. Un 70 delle classi quindi ha sostenuto la prova. E considerando che è più probabile che la boicottaggio partecipi un “casinista” più che un “secchione” i dati acquistano una luce ancora più fosca.

Purtroppo i sindacati cercano di curare il problema, la scarsa preparazione degli studenti, negandolo e sostenendo che non esista. Ma ciò non è una cura. E chi paga poi sono i ragazzi che partono convinti di essere dei geni e tornano scornati.

Donnarumma e l’esame di maturità

Avevo capito male; avevo capito, fuorviato dai peana sulla cultura, che Donnarumma aveva semplicemente rinunciato a dare l’orale dell’esame di maturità e non che avesse chiesto spostamenti “personalizzati” dell’esame.
Il suo comportamento è stato scorretto perché prima chiede una eccezione e poi fa beatamente di testa sua. Quello è un comportamento maleducato e cafone. Lascio comunque il post e questo messaggio a parziale correzione.

 

Su FB è tutto un fiorire di scandalizzati perché donnarumma, il portiere del milan, ha rinunciato a sostenere l’esame di maturità e se ne è volato ad ibiza.

Tutto un fiorire di: “è uno scandalo”, “è un pessimo esempio per i giovani” etc. etc.

Le proteste mi sembrano infantili; il tizio non è uno che ha bisogno del diploma per trovare un lavoro e sbarcare il lunario, il lavoro l’ha già trovato, un contrattino da sei milioni di euro, e il diploma è inutile. Piaccia o no è pagato per fare da portiere di calcio non per calcolare una partita doppia. Se hai le capacità di diventare giocatore professionista di serie A il diploma è perfettamente superfluo.

Trovo più diseducativo che ci si lamenti perché non è andato a dare l’esame di maturità invece di spiegare chiaramente che se sei “molto bravo” in qualcosa e di quel qualcosa riesci a viverci allora non sei obbligato alla carriera “accademica”.  Meglio un bagno di realtà che un ennesimo inutile peana alla cultura.

 

la strage dei colpevoli (al concorso magistrale)

spiace dirlo ma se vuoi avere qualità devi fare un robusto controllo di qualità. Detto questo, e detto che quanto capitato è una prova del tremendo analfabetismo di ritorno, vorrei fare alcune considerazioni. Non è una strage degli innocenti, persone bocciate per il gusto di bocciare; parliamo di persone che dovrebbero essere formate e che dovrebbero già aver messo piede in una scuola. E la domanda sorge spontanea: “ma in che mani stiamo mettendo i nostri figli”?

Ok parlare di strage ma non parlerei di strage degli innocenti; in un concorso, che che ne pensino certi “candidati” non si sega “mentula canis” ma si sega chi non è in grado.

Da notare anche un’altra cosa: oramai la PA non sta più venendo usata come un grosso ammortizzatore sociale per posteggiare persone incapaci di fare altro; e questo è devastante soprattutto per chi ragionava in termini di “pezzo di carta per il posto sotto casa”. Far pulizia nella scuola, ultimo diplomificio, sarà una impresa immane ma serve, l’alternativa è arrivare in una situazione dove avrai una scuola di elité che prepara e prepara bene e una scuola “diplomificio/intrattenimento” per illudere la gente di sapere e che sfornerà orde di ignoranti convinti di essere dottoroni e che si lamenteranno che l’ascensore sociale non funziona (perché incapaci di usare i tasti dell’ascensore).

fonte: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/06/10/news/bologna_ecatombe_ai_concorsi_per_insegnare_a_scuola_piu_posti_che_promossi-167699982/

Bologna, quasi 5mila bocciati al concorso per elementari e materne: “Non hanno idea di come si insegna”

Ecatombe alle prove scritte. Il provveditore dell’Emilia Romagna Stefano Versari lancia l’allarme: “Chiediamoci come stiamo formando i futuri docenti”. I posti per la primaria non saranno nemmeno coperti

di ILARIA VENTURI
10 giugno 2017

BOLOGNA – Si sono presentati alla prova scritta in 3.319. Con molta apprensione e la speranza di diventare maestri di ruolo nella scuola statale. In palio c’erano 1.027 posti, uno su tre poteva farcela. E invece solo 826 di loro sono stati ammessi all’orale. I bocciati al concorso per la primaria in Emilia Romagna sono stati 2.493, una vera e propria falcidia dopo quella che aveva colpito gli aspiranti docenti di latino. Solo che in questo caso i numeri degli esaminandi sono più consistenti. E non è andata meglio al concorso per la scuola dell’infanzia statale, dove solo 448 candidati hanno superato lo scritto su 2.701: è il 16,5 per cento.

da notare che quest’anno non c’è stata la preselezione (50 domande di logica, inglese, informatica e comprensione del testo) vero killer dello scorso concorsone. Molta gente bocciata allo scritto nel precedente concorso non avrebbe passato la preselezione, sic et simpliciter.

Sogni infranti, dunque. Delusione e rabbia corrono sui social all’uscita dei risultati. Mentre l’alto tasso di bocciature preoccupa l’ufficio scolastico regionale, mette in discussione il tipo di preparazione dei futuri insegnanti e il meccanismo di un concorso che dopo un anno non arriva nemmeno a coprire i posti disponibili. È il direttore Stefano Versari a lanciare un grido d’allarme: “Chi si è presentato non aveva la valigia degli attrezzi che occorre per entrare in una classe. Al concorso per l’infanzia il livello culturale dei candidati era basso, negli altri i commissari hanno rilevato una profonda competenza culturale ma uno scarso livello di preparazione di natura didattica”.

Imho penso sia dovuto al vizio dell’istruzione di funzionare per “cicli chiusi” ovvero ogni ordine di scuola fornisce una preparazione fine a sé stessa e non nell’ottica di un futuro lavoro o di un proseguimento degli studi. In particolare spesso l’università tende ad alienarsi completamente dal mondo del lavoro, cosa che capita più di frequente negli indirizzi “umanistici”. E il risultato è questo: persone preparatissime dal punto di vista universitario ma incapaci di applicare od usare quanto studiato.

Insomma, candidati dall’età media di 35 anni pronti dal punto di vista teorico, ma incapaci di tradurre quanto studiato sui libri in una lezione. Per non parlare dei tanti che sono scivolati sulla grammatica: apostrofi in libertà, sintassi claudicante. “Purtroppo abbiamo visto anche questo nelle correzioni, c’era da mettersi le mani nei capelli”, racconta Emilio Porcaro, presidente coordinatore delle commissioni al concorso per la materna dove a bando, in regione, ci sono 349 posti. La prova era composta da domande su sei argomenti, come le indicazioni nazionali sulla scuola dell’infanzia, un’attività da fare coi bimbi, l’accoglienza dei piccoli. Poi il test sulla lingua straniera.

Una barzelletta recita:

Quando un tedesco non sa una cosa, la impara.
Quando un americano non sa una cosa, paga per saperla.
Quando un inglese non sa una cosa, ci scommette sopra.
Quando un francese non sa una cosa, fa finta di saperla.
Quando uno spagnolo non sa una cosa, chiede che gli sia spiegata.
Quando un greco non sa una cosa, ti sfida a chi ha ragione.
Quando un irlandese non sa una cosa, ci beve sopra.
Quando uno svizzero non sa una cosa, ci studia sopra.
Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

“Le bocciature sono dovute a risposte superficiali, banali o troppo teoriche, non calate nella situazione reale. Dispiace, si percepiva che mancava la pratica”, continua Porcaro. Versari invita a non a puntare il dito contro le commissioni: “Hanno giudicato senza rigori eccessivi – dice -. L’interrogativo da porsi è su come si stanno formando a livello universitario questi insegnanti. Un tempo uscivano dai vecchi istituti magistrali, magari non solidi sulla teoria ma più preparati a insegnare. Ora siamo passati a una formazione eccessivamente tecnica e disciplinare. Ancora non abbiamo centrato l’obiettivo”. Ma come è possibile che nemmeno con un “concorsone” si riescano a selezionare i docenti necessari alla scuola? “La fatica è improba e di fronte a tante bocciature ha poco senso – ammette Versari –. Il meccanismo è farraginoso, ma non è quello che ha determinato il fallimento. I bocciati non avevano le competenze fondamentali. Per entrare in una scuola ci vuole mestiere nel senso più alto del termine”.

Se si vuole qualità si deve selezionare chi raggiunge il livello minimo di qualità richiesto. La domanda del giornalista mi ricorda le tante discussioni in consiglio di classe dove, se per avere la classe l’anno successivo devi promuovere X ragazzi, allora promuovi X ragazzi anche se l’ultimo classificato viene promosso con quattro materie a debito e due materie “condonate” (ovvero meriti il debito anche in quelle ma ti abbiamo messo la sufficienza per promuoverti).