il ddl pillon e il babbomat

Devo dire che se qualcosa fa girare enormemente le scatole alle femministe molto probabilmente è una buona cosa. Mi riferisco in particolare alle indiscrezioni sul DDL Pillon riportate dalla stampa; dalle reazioni isteriche che sto leggendo penso che lui abbia toccato un nervo dolente e che rischi di far cascare tante rendite di posizione.
Sto vedendo due coppie di amici che stanno affrontando separazioni, purtroppo con figli abbastanza piccoli, e ho visto quanta “litigiosità” e quanto “sbilanciamento” ci sia verso la donna soprattutto se madre.

fonte: https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/11/ecco-perche-la-riforma-del-diritto-di-famiglia-e-una-follia-senza-sens/39384/

Il poveruomo italiano sopravvissuto alle streghe del MeToo è ora pronto ad un’altra e ben più impegnativa battaglia, cioè quella di rimettere a posto le sue ex – quelle che ha sposato si intende, le altre non fanno testo – e le loro pretese predatrici su figli, soldi, case. Sui social si festeggia il disegno di legge del senatore Simone Pillon, co-firmato da Cinque Stelle e Lega e presentato ieri al Senato dove ha iniziato il suo iter in Commissione Giustizia. Il nocciolo è l’abolizione dei vecchi alimenti, la cifra fissa che veniva concessa all’affidatario dei figli, cioè generalmente la madre, per sostituirli col pagamento diretto delle spese a piè di lista detto anche mantenimento diretto. I firmatari della legge ammettono che la scelta è avvenieristica, che il mantenimento diretto non esiste in alcuna parte del mondo tranne California, Belgio e Stato di Washington, ma perché non osare l’avanguardia? E non dite che è difficile paragonare l’Italia con Paesi a piena occupazione femminile. Se le italiane separate non hanno lavoro che vadano a lavar le scale, se ne gioverebbe anche il contingentamento delle colf di origine moldava, rumena, polacca.

Guarda guarda è tutta una questione di soldi; prima cosa: gli alimenti sono parte per la ex moglie e parte per i figli, non sono una cifra forfettaria data alla ex moglie. A pensar male si potrebbe dire che mente con gli alimenti, fissi e senza obbligo di rendiconto, prima mammà poteva tenere la piccola cinderella a pane e cicoria mentre lei andava al parrucchiere ed al centro benessere con le amiche, con i rimborsi a piè di lista questo non si può fare o meglio diventa più facile dimostrare che mammà spende male i soldi.
E volendo fare il cattivo fino in fondo: una che non è capace di predisporre una lista di scontrini per i rimborsi, che possibilità lavorative potrebbe avere?

Buffo anche il sopravvissuto alle streghe del MeTù; mi sa che le streghe grazie alle loro strategie sopraffine si son fatte fuori da sole. Come mai non si parla più dell’eroica battaglia di Oceania Platino contro i cattivissimi orchi che pagano gli assassini del mossad?

L’abolizione degli alimenti, infatti, comporta una bizantina costruzione giuridica davanti alla quale anche i più determinati si arrenderanno. Per suddividere le spese a metà anche i figli devono essere divisi a metà: tempi equidistanti tra le case dei genitori separati. Il coniuge che resta nella ex-casa famigliare dovrà pagare l’affitto all’altro. Le decisioni di vita quotidiana le prende il coniuge che in quel momento ospita: vuoi saltare nuoto? Se sei da mamma è no, se sei da papà va bene (così mi risparmio l’accompagnamento, o viceversa). Le scelte importanti come scuola, studi, vacanze, invece devono essere condivise in un piano genitoriale – una specie di piano quinquennale dell’educazione del pupo – e nel caso di conflitto arriverà un coordinatore genitoriale a sbrogliare le cose oppure a decidere d’autorità.

e l’alternativa quale sarebbe? uno decide tutto e l’altro fa da babbomat? Il figlio è di tutti e due o solo di mammà? Beh se è solo di mammà tutti i soldi li può mettere solo mammà. Alla fine le argomentazioni contro il decreto Pillon, stringi stringi si riducono a: “non toccateci li soldi…” Questo paragrafo è emblematico di si intenda il rapporto: rogne a metà, onori solo a me.

Comunque, se fossimo un altro Paese, se fossimo un altro tipo di madri, verrebbe voglia di adottare la strategia del pop-corn, fare ponti d’oro alla riforma e stare a vedere questi ex-mariti italiani alle prese per quindici giorni consecutivi con uno o due bambini fra i tre e i sei anni ma anche fra gli undici e i quindici, godendoci con i piedi sul divano il pensiero delle loro giornate

Quindi i padri non son capaci di gestire i figli. Per quello servono le madri. Ok, quindi le madri è meglio che non abbiano lavori “importanti” ovvero (tanti $$$) che richiedono impegno visto che devono gestirsi i pargoli considerato che i padri son degli impediti totali. Ehm…

Un capitolo a parte della legge riguarda le sacrosante preferenze del bimbo tra Genitore Uno e Genitore Due. Non potrà averne, soprattutto in fase di separazione. Se punterà i piedi col Genitore Uno per rifiutare il quindicinale trasloco dal Genitore Due che magari sta in un altro quartiere, lontano dai suoi amici, o forse non gli piace tanto perché strilla troppo e ogni tanto alza le mani, si rischia di incappare nella fattispecie dell’articolo 18. Servizi sociali, ordine di protezione, Genitore Uno interdetto, affidamento a casa-famiglia nelle situazioni più gravi. Su questo, davvero, servirebbe un lungo e serissimo discorso perché la legge dà per scontato che se un figlio ha problemi con un genitore la colpa è dell’altro «pur in assenza di specifiche condotte» di ostilità o denigrazione. Chi conosce un po’ i bambini sa che si solito i motivi di rifiuto sono concreti, solidi, legati a conflitti di cui gli adulti responsabili dovrebbero farsi carico invece di negarne l’esistenza per riversare ogni colpa sulla malignità dell’ex.

I figli non sono un’arma impropria da usare nelle beghe degli adulti stop. Nei divorzi, combattuti, ci son abbastanza casi di orrore. Meglio intervengano figure specializzate a far chiarezza.

Comunque, se fossimo un altro Paese, se fossimo un altro tipo di madri, verrebbe voglia di adottare la strategia del pop-corn, fare ponti d’oro alla riforma e stare a vedere questi ex-mariti italiani alle prese per quindici giorni consecutivi con uno o due bambini fra i tre e i sei anni ma anche fra gli undici e i quindici – la sveglia, gli orari, gli accompagnamenti, i rientri pomeridiani, la febbre, le lavatrici, le manate di Nutella sulla giacca appena stirata, le visite a nonna – godendoci con i piedi sul divano il pensiero delle loro giornate. Purtroppo veniamo da una cultura latina e non ce la facciamo proprio. Abbiamo altresì il timore che questa salomonica divisione di tempo, lavoro di cura, soldi, alla fine funzioni solo per i soldi perché già immaginiamo la telefonata quando il padre devoto scoprirà che i bambini allagano bagni e sfasciano telecomandi la sera della partita, che gli adolescenti fanno sega a scuola e rubano alcolici: «Vieni a prendertelo, prima che lo ammazzi», un classico.

come se i padri non siano mai stati giovani e vivano su marte, diano due botte e ripartano per marte. Ho visto e conosciuto ottimi padri e pessime madri. Trovo comunque buffo che molte femministe, che protestano contro gli stereotipi della donna moglie&madre, quando convenga ritirino fuori gli stessi stereotipi.  Se qualcuno ripetesse quanto dicono, ovvero che le donne devono essere soprattutto madri e che senza il supporto economico del coniuge sono “morte”1, in qualche ambito che non riguarda il divorzio sarebbero le prime a sbranarlo vivo.

Per il resto vedo tanto buon senso: giusta la divisione delle spese e l’obbligo della rendicontazione. Oggi se mamma si spende in creme&amiche i soldi che il padre versa per il piccolo pierfiliberto il padre non può mettere il becco.

Risolve anche la stortura della casa: se la casa, magari di proprietà di lui, viene affidata a lei perché non considerare un “affitto equivalente” o un contributo da parte di lei, ancorato ai prezzi di mercato? Anche il mediatore familiare: può essere utile; lo scopo della legge è tutelare il minore non garantire “armi improprie” ai coniugi.

PS

Una prova di quanto quel decreto stia toccando nervi scoperti è legata ai tentativi di character assassination di Pillon, che può anche essere un cattobigotto della peggior specie ma ciò non toglie che quel DDL abbia un senso. Considerato anche i tentativi di spiegare perché non sarebbe opportuno; il “si dovranno fare rendiconti” lo vedo come una solenne zappa sui piedi più che come una argomentazione valida.


  1. aspetto con ansia quando verranno tirate fuori queste dichiarazioni in ambiti diversi dal divorzio. Si ripeterà quanto successo con il caso di Oceania Platino; tante giacobine che urlavano “sangue! sangue! dagli al molestatore” in piazza che si scoprirono di botto più garantiste di Cesare Beccaria lanciandosi in arditi tripli salti mortali carpiati per giustificare il voltafaccia… 
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Sostenere Salvini facendo finta di dargli contro

Stavo leggendo questo articolo: Arci Lecce contro la circolare Salvini: “Tutela legale gratuita per gli ambulanti” riguardo all’ennesima genialata per dar contro a Salvini ma dar contro in maniera talmente goffa da diventare più che un piede di porco per scardinare un robusto puntello per tenerlo su.

Come aveva scritto giustamente qualcuno, non della lega, su twitter: “Cari compagni, se siamo arrivati al punto di tifare per trafficanti e scafisti pur di dare contro a , allora forse meritiamo veramente di sparire dalla politica.“, il sostenere qualsiasi cosa purché sia contro Salvini finisce poi a far fare la figura dei farabutti e a portare sostegno a Salvini anche da parte di chi sarebbe felice di votare una qualsiasi alternativa, sensata, a lui.

Il comportamento dell’Arci Lecce è una solenne zappa sui piedi. Altro che il ministro della malavita; qui pur di dargli contro son pronti a sostenere il racket dei migranti e dei prodotti contraffatti, e il buffo è che sono la parte che, insieme agli stellini, la mena con l’honestà in ogni dove.

Con tanti saluti a chi, onesto, si è procurato una licenza e vende prodotti, magari sotto sotto marche, ma non contraffatti e acquistati alla luce del sole. E un domani Tizio, che si è messo in regola e lavora onestamente chi voterà? chi sostiene i suoi concorrenti in nero?

Mi chiedo se all’Arci si rendano conto che comportandosi così i primi ad essere danneggiati son quelli che si son messi in regola e che devono subire una concorrenza da parte di chi invece lavora in nero. Scommetto che se la lega avrà un altro exploit poi piangeranno che gli italiani sono stupidi, creduloni e razzisti invece di pensare alle colossali stronzate fatte da loro; stronzate che si rivelano essere solenni zappe sui piedi.

Vediamo l’articolo:

Arci Lecce contro la circolare Salvini: “Tutela legale gratuita per gli ambulanti”L’associazione denuncia la strumentalità del provvedimento contro l’abusivismo sulle spiagge e garantisce assistenza dopo eventuali sanzioni

LECCE – Arci è pronta a offrire tutela legale a tutti gli ambulanti che incorreranno negli effetti della circolare Salvini diramata per “liberare” le spiagge italiane dall’abusivismo commerciale.

(…)

Intanto però Arci annuncia il suo impegno, nella convinzione che il vero obiettivo siano i cittadini di origine straniera che cerano di sbarcare il lunario: “Condanniamo con fermezza la scelta del Viminale, che nel nome della sicurezza ha lanciato l’ennesima demonizzazione dei migranti, dimenticandosi dei problemi reali delle coste, come i rifiuti, la cementificazione, gli scarichi fognari a mare. Non si può continuare a buttare fumo negli occhi degli italiani per distoglierli dai problemi reali e farli concentrare solo sulla provenienza geografica di chi ci sta intorno”.

Ma guarda le solite tre tattiche che vengono usate quando qualcuno vuole affrontare un problema:

  • il vittimismo: lo fai solo perché razzista.
  • il benaltrismo: i rifiuti, la cementificazione, gli scarichi fognari a mare.
  • la minimizzazione, più avanti: in fondo: chi non ha mai comprato una collanina, un anello, un pareo o un materassino a mare

Peccato che quando vedo quelle tattiche penso a pagliacci incapaci di affrontare il problema che cercano di svicolare, e come me penso molti altri. Fra chi da risposte “demenziali” ad un problema esistente e chi nega il problema si finisce sempre, obtorto collo, a scegliere il primo.

Comunque sarei curioso di sapere se offriranno tutela anche a chi, italiano, vende abusivamente. Se no spiace dirlo ma si stanno comportando in maniera razzista.

Secondo Anna Caputo, presidente provinciale di Arci, è sbagliata l’impostazione: “La sicurezza del territorio – e l’aumento del personale tra polizia locale e forze dell’ordine impegnato nei controlli – non passa attraverso tali azioni, ma tramite controlli capillari sulle interconnessioni criminali che danno lavoro nero, alimentano la prostituzione, gestiscono il mercato delle droghe pesanti, in particolar modo d’estate nelle zone di grande attrazione per i giovani”.

La vendita abusiva è un lavoro nero gestito dalla malavita, la prostituzione idem, e viene alimentata proprio dall’immigrazione clandestina, come spiegavano anche alcuni articoli dell’espresso, idem per le droghe. In pratica si sta chiedendo di fare una frittata senza rompere il guscio dell’uovo.

“Riteniamo caratteristico e pittoresco il passaggio dei venditori sulla spiaggia, tutt’altro che irregolari visto che la stragrande maggioranza di essi possiede apposita licenza per vendere e godono di un regime forfettario come tanti altri venditori ambulanti. Sono ormai un pezzo della nostra identità territoriale e in fondo: chi non ha mai comprato una collanina, un anello, un pareo o un materassino a mare”?

Ma se non sono irregolari perché dovrebbero venire multati? Si rende conto di quello che dice? Come dire: la stragrande maggioranza delle persone parcheggia bene ma se qualcuno piazza il SUV in doppia fila alle strisce pedonali è un caso sporadico e comunque se li fanno la multa è perché son razzisti nei confronti dei proprietari di SUV.

Cioè sinceramente se è questa l’opposizione che si vuol fare contro salvini, a meno che non si suicidi politicamente lui da solo sarà difficilissimo scalzarlo

Creare razzismo how to /8

Sinceramente penso che questo articolo sia una zappa sui piedi niente male e che dimostri, inequivocabilmente, che le buone intenzioni siano ottime per lastricare la strada verso l’inferno

Sorgente: Spataro: “Nuove direttive contro l’odio razziale” – La Stampa

«Se un barcone di immigrati attraccasse ai Murazzi, nessuno potrebbe vietare alle persone a bordo di scendere. Non si può respingere in mare gli immigrati e non vagliare la loro richiesta di status di rifugiato politico. Se accadesse il contrario, tale comportamento sarebbe oggetto di una nostra indagine» parla così il procuratore capo di Torino, Armando Spataro,

Il governo ha negato l’approdo. Si abbia allora il coraggio di aprire un’indagine od di presentare una denuncia motivata e di indagare, altrimenti si sta discutendo solo di aria fritta.

a margine della presentazione delle nuove direttive «per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragione di odio razziale e discriminazione etnico-religiosa, nonché per una più rapida trattazione degli affari dell’immigrazione, tra cui le procedure per il riconoscimento di protezione internazionale e altre forme di tutela umanitaria, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone».

Mi sembra una invasione di campo dove la procura si mette a fare il lavoro del governo e del parlamento. Occhio però che se la magistratura si mette a fare il lavoro del governo poi non ci si stupisca se il parlamento ed il governo si mettono a istituire processi e pronunciare sentenze [1] (commissioni di indagine parlamentare)

Evitare, per quanto possibile, l’archiviazione di fascicoli aperti su episodi di violenza, anche soltanto verbale, a sfondo razziale, nei confronti di cittadini stranieri. Anche quando le vittime non abbiano riportato gravi conseguenze dalle stesse aggressioni.

Cioè se Tizio, bianco, da dello “stronzo” a Ahmed, nero, l’indagine deve andare avanti mentre se Tizio bianco da dello “stronzo” a Caio bianco si archivia tutto e morto lì?
E l’articolo 3 della costituzione?

Questa è una cosa pericolosissima; si sta mettendo nero su bianco che ci sono persone più uguali di altre. Si sta demolendo l’articolo 3 della costituzione. E se l’articolo 3 non vale per Ahmed nel bene (la causa contro Tizio) perché dovrebbe tornare in vigore nel male?

Cosa si risponderà a Caio che non si sente protetto dalla legge per le vessazioni di Tizio e contemporaneamente vede che Ahmed è coccolatissimo dalla legge?

Mi sembra un comportamento alquanto grave.

una pessima legge applicata a tutti è meglio di un’ottima legge applicata a cazzo.

Una cosa che mi diverte dei social è di come le persone non si rendano per niente conto delle loro incoerenze o meglio di come riescano a vivere bene il bipensiero orwelliano.

Adesso uno dei temi “caldi” son i 49 milioni che la lega dovrebbe rendere in forza di una sentenza della cassazione e su twitter è tutto un fiorire di messaggi che chiedono, agli honesti stellini, come mai stiano zitti.

Molti di quelli che chiedono dell’honestà agli stellini però non hanno alcuna remora a mandare post dove raccontano di come stiano comprando roba contraffatta dai venditori abusivi in spregio a Salvini ed al suo piano spiagge sicure.

Mi chiedo se e quanto siano consapevoli che la roba contraffatta serve ad arricchire la malavita che la produce, magari in spregio alle norme di sicurezza, ed evadendo il fisco così come viola le norme il venditore abusivo visto che la legge prevede una licenza per vendere e sta evadendo il fisco visto che i guadagni in nero per l’agenzia delle entrate non esistono.

Di fatto acquistare dagli abusivi significa, nella stragrande maggioranza dei casi, arricchire la malavita che vive alle loro spalle aiutandola a sfruttare e frodare il fisco. Stranamente se la stessa cosa la facesse un “antipatico” sarebbero i primi a far fuoco e fiamme.

Molti giustificano il loro comportamento con la storiella che son contro le moralmente1 ingiuste norme sulle spiagge e quindi è giusto violare la legge moralmente ingiusta. Motivazioni che mi sanno tanto di paraculismo, e che però fanno porre domande abbastanza interessanti:

  1. Se è giusto violare una legge moralmente ingiusta o non farla applicare; chi dovrebbe decidere quando una legge è “moralmente ingiusta”   ?
  2. Come si può giudicare se una legge è “moralmente ingiusta” ?

la chiave è la domanda due; in realtà non esiste un sistema per decidere se una legge sia o meno moralmente giusta a differenza del sistema per decidere se sia costituzionale o no. Dove sono scritte le norme “morali” di riferimento? Siccome la morale è personale, siamo sicuri che la morale della boldrini coincida con quella di salvini? Quindi la 2 altro non significa che chi deve decidere sulla “moralità” di una legge può decidere a suo arbitrio.

Il detto “dura lex sed lex”, la legge è dura ma è legge, deriva proprio dal fatto che con la legge delle 12 tavole, le norme erano scritte e i giudici dovevano giudicare basandosi su quanto scritto e non sulla loro morale. La legge sarebbe dovuta venire applicata con equità a tutti e non interpretata al momento a seconda dell’imputato; cosa che invece avviene se le decisioni invece di basarsi sulla norma si basano sulla morale.

Una legge basata sulla morale perde di equità; se Tizio decidesse di applicarla a Berto, venditore abusivo di gadget di salvini e di non applicarla a Ahmed, venditore abusivo di occhiali, Berto potrebbe, giustamente, lamentarsi della non equità della decisione di Tizio e considerare la legge come un arma e uno strumento di vessazione.

E se fai passare l’idea che la legge non sia un qualcosa che tutti devono rispettare ma uno strumento di vessazione che viene usato a seconda di come girano i coglioni a Tizio, stai distruggendo completamente il vivere civile.

Una riflessione di Uriel che condivido è

Non potete rompere la legge SOLO DAL LATO CHE VI FA COMODO, signori. Quando la rompete, non funziona piu’.

Se hai rotto la legge, l’hai rotta tutta, ed è ipocrita lagnarsi che anche Berto, Ulaf e Pierbachisio la stanno allegramente violando.

Se la legge sul commercio ambulante dei migranti è ritenuta “ingiusta” ci son gli strumenti legali per chiedere che venga abbrogata. Una legge non funzionale, si cambia o si abroga, non si aggira, perché se l’aggiri allora stai rompendo non solo quella singola legge ma tutte le leggi.

Mentre una pessima legge, ma applicata con equità non sfascia il vivere civile, sopratutto se la politica ha il coraggio di ammettere che è pessima e cerca, rimanendo nei limiti della legge, di migliorarla e correggerla.


  1. uso il termine “moralmente” perché se una legge sembra essere  in contrasto con altre norme o con la costituzione ci son tutti gli strumenti previsti dalla legge affinché chi di dovere valuti e decida se tale legge sia o meno ammissibile. Legge illegale è un controsenso logico. 

La crudeltà nasce anche dall’abuso di pietas

Stavo leggendo questo articolo di Mattia Feltri: Un lungo inverno – La Stampa (grassetti miei)

Prima notizia, Francia. Una guida alpina si imbatte in una famiglia nigeriana che cammina nella neve vicino al passo del Monginevro, 1900 metri. Ci sono il padre, la madre incinta di otto mesi e due bambini di quattro e due anni. Li carica in macchina per portarli all’ospedale di Briançon ma è fermato dalla polizia che lo incrimina per violazione delle leggi sull’immigrazione: rischia fino a cinque anni di carcere. La donna viene condotta in ospedale e lì partorisce. Seconda notizia, Italia. Il presidente del tribunale e quello dell’Ordine degli avvocati di Venezia hanno sottoscritto un protocollo secondo cui, se l’avvocato non si presenta all’udienza per la concessione a un immigrato dell’asilo politico, l’udienza si terrà lo stesso, senza avvocato.

«Stante la natura urgente dei procedimenti», l’immigrato difenderà la sua causa da solo. In un periodo in cui ci si chiede, con comprensibile allarme, quanto l’immigrazione cambierà il nostro modo di vivere, le due notizie forniscono una risposta. È già successo. Non è stato imposto alla donna europea il velo, né il divieto di bere alcolici agli uomini: siamo cambiati da soli. La legge prevarica il diritto naturale, cioè umanamente, intrinsecamente giusto di soccorrere chi rischia la morte; l’urgenza e l’emergenza eliminano uno dei due piatti della bilancia, cancellando il diritto scolpito nel marmo, da secoli, di essere assistiti da un avvocato. Nei nostri codici sono entrati uomini un po’ meno uomini. Domani comincia la primavera, ma sarà un lungo inverno.

Devo dire che sono articoli strappalacrime come questo che poi spingono le persone alla crudeltà; l’abuso di buoni sentimenti oltre che il mischiare “mele con pere”. Sulla vicenda della guida io vedo alcuni punti oscuri: come prima cosa in una situazione di emergenza mi aspetterei che venissero contattate immediatamente le autorità e ci si coordinasse con loro invece che vengano prese decisioni motu proprio. Seconda cosa: come puoi stabilire che la guida si sia trovata realmente in emergenza e non che sia stata una traversata clandestina “che stava finendo male” se non indaghi? Questo sdegno per la guida mi ricorda lo sdegno perché si aprono le indagini nei casi di autodifesa dove il presunto aggressore finisce male, magari al cimitero con una pallottola in corpo. L’indagine è atto dovuto; uno che scrivesse: “nel caso di incidente capitato in una casa privata l’esterno ha sempre torto”, sbaglio o farebbe urlare al fascismo ed al far west? Eppure la situazione è la stessa; punti oscuri da chiarire per sapere se le cose sono andate così come narrate. Quindi l’indagine è atto dovuto. Il protestare che “viene indagato quando stava salvando vite umane” non è un difendersi nel processo ma dal processo. Nei codici europei esiste lo “stato di necessità” ma tale articolo stabilisce la “non punibilità” in caso di emergenza non “il divieto di indagare e celebrare un processo”.

Ciò che si dovrebbe chiedere è che si arrivi in fretta ad una sentenza, ma chiedere che non si indaghi “per motivi umanitari” è sbagliato, è mero paraculismo. Stesso paraculismo che vidi quando si parlò delle inchieste di Zuccaro, tante gente scandalizzata che si indagasse perché “salvano vite umane che stavano per morire”.  Beh poi non ci si stupisca se qualche demente sosterrà che Traini ha sparato perché “stavano per fare altre Pamela” e che l’arresto è illegittimo. il pattern è esattamente lo stesso.

Faccio notare che Mattia Feltri cade anche in un altra fallacia, quella realmente barbara e aliena alla mentalità occidentale illuministica, che l’indagato per il semplice fatto di esserlo sia sicuramente colpevole e che il processo altro non sia che una inutile incombenza burocratica per avvalorare tale stato di cose. Nulla di più sbagliato; indagato significa indagato e se proprio si vuole andare in punta di coltello della semantica significa “forse o probabile” colpevole. Il “non esistono innocenti ma solo colpevoli non ancora scoperti” è barbarie, punto.

Anche il secondo caso mi lascia un poco perplesso. Non so se la richiesta di asilo sia “tecnicamente” un processo penale ove ci sia obbligo di presenza di avvocato o se sia solo un procedimento amministrativo ove la presenza dell’avvocato sia facoltativa. Perché nel primo caso il protocollo sarebbe contro la legge mentre nel secondo, se non c’è obbligo di nomina di un avvocato d’ufficio, non vedo nulla di scandaloso in quel protocollo.

Mi sembra che nell’articolo si mischino due vicende con alcuni lati oscuri e si richiami una “legge superiore” il diritto naturale che dovrebbe autorizzare a prevaricare il diritto civile e penale. Peccato che il richiamare una “legge superiore” che giustifica sia stato il grimandello che ha scardinato la porta, aprendola alle peggiori porcate.

Faccio notare anche che il chiamare la bontà come giustificazione delle porcherie, vedi anche i migranti soccorsi vicino alle coste libiche, alla fine spinga le persone verso la crudeltà; perché se sei stato buono e ti hanno gabbato nove volte alla decima diventi naturalmente cattivo. E questo è il motivo per il quale considero estremamente idiota cercare di “curare” il razzismo con forti dosi di ipocrisia; si finisce solo a buttare benzina sul fuoco.

 

 

Ogni pretesto è buono per fare una sceneggiata…

Stavo leggendo la lettera delle donne del cinema italiano contro le molestie. Imho una gran paraculata per avere visibilità, frignare un pochettino e magari strappare qualche contentino o, per quelle oramai fuori dal giro, qualche comparsata nei salotti televisivi.
Per il resto i soliti vacui luoghi comuni e le solite bufale che vedono le donne sempre e solo come sante vittime.

Fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli/people/2018/02/01/news/dissenso_comune_le_donne_del_cinema_italiano_contro_le_molestie_contestiamo_l_intero_sistema_-187823453/

Oltre 120 attrici, registe, produttrici, donne che lavorano nella comunicazione dello spettacolo, hanno sottoscritto una lettera che muove dal caso Weinstein. Un testo che non vuole puntare il dito contro un singolo ‘molestatore’ ma l’intero sistema di potere

Parliamo della prima paraculata: non vuole puntare il dito contro il singolo ma contro il sistema. Mentre il sistema si può accusare anche a vanvera di tutto e di più senza dover avere per forza l’onere della prova. Mentre accusare il signor Tizio Caio di essere un molestatore e non essere in grado di dimostrarlo in tribunale porta il rischio che poi il signor Tizio Caio denunci a sua volta per calunnia.
No, no, meglio prendersela con il sistema (o qualche altro nemico immaginario).

Piacere. Io sono il sistema.

Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo nel mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse.

Bene, le prove prego. Prove a prova di tribunale, non la fallacia ad populum. Anche se tutta la gggente credesse che la terra sia ferma al centro dell’universo lei “eppur si muove”.

Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.

Il buon senso, e guardacaso anche la costituzione più bellissima del mondo, dice che la responsabilità penale è personale. Poi il buon senso dice anche che per condannare una persona servono delle prove, prove che devono reggere ad un dibattimento in tribunale. Dice anche che l’onere della prova è lasciato a chi accusa e non a chi deve diffendersi. Qual’è l’alternativa? Accuse basate sul “si dice che…”, “è noto che…” che da congetture diventano prove evidentissime, che siccome una donna ha commesso infanticidio tutte le donne son potenziali infanticide, che è sempre colpa della strega perché è la strega… In pratica il ritorno al medioevo ed ai processi in piazza con la folla che ti spediva sul rogo perché eri una strega senza tanti cavilli legali. Tutto bellissimo tranne quando finivi tu sulle fascine. Questo è il caso di una femminista che si è ricreduta del fatto che l’essere pisello-forniti sia valida prova di colpevolezza, si è ricreduta quando nel tritacarne c’è finito il figlio…

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

Vogliamo l’inversione dell’onere della prova? quindi se venisse accusato un marito, un figlio, un fratello o anche una “sorella di lotta” questa dovrebbe andare al gabbio senza passare dal via perché la presunta vittima ha sempre ragione e deve essere l’accusato a discolparsi?

Leggendo le firme a corredo mi è venuta in mente questa vecchia battuta: “tutte le donne sono troie tranne la mamma, la moglie, la sorella e la figlia.”; fra i nomi delle firmatarie ci son sorelle, figlie, mogli di registi e attori famosi. Anche babbo, il fratellino, il marito sono o eranio parte del sistema? o il fatto di essere “il padre, il fratello, il marito” è per loro cagione di salvezza qualora venissero accusati di far parte del sistema?

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Bene quali sono i limiti? come distinguere il gioco della seduzione dalla molestia e il gioco della seduzione dall’esposizione e dalla vendita della mercanzia? Decidere dopo cinque e passa anni che non era seduzione ma era molestia come si pone?

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

Femminismo uber alles…

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

Magari qualche aiuto concreto per la poveraccia veramente sotto ricatto sarebbe gradito più che grandi pipponi pseudomoralistici a scopo pubblicitario.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Alè piagnisteo e bufale per pietire. Le donne guadagnano meno, lo dice la statistica. Ma la statistica dice anche che le donne fanno più assenze, fanno meno straordinario, fanno lavori meno rischiosi (il 90% delle morti bianche ha il pisello) e son più lente nel ragionare. Mi sembra che tali argomenti giustifichino ampiamente il gender gap. Comunque sarei curioso di vedere un contratto collettivo di lavoro italiano dove viene prevista, per i maschietti e solo per loro, l’indennità di pisello…

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura. (Seguono firme)

 

Sinceramente: mi sembra solo una campagna pubblicitaria che sfrutta il moda del momento per farsi tanta pubblicità a basso costo.  Perché se ne parla solo adesso “che è diventato una moda”?  Perché tanta gente che ieri era bene ammanigliata adesso denuncia il sistema? A pensar male direi che passare per povera vittima è meglio di passare per complice.

Ius sola/2

Nell’articolo che avevo scritto sullo ius soli ho ricevuto questo commento; commento che contiene le stesse argomentazioni che avevo letto in tanti altri commenti pro ius soli. Commenti che talvolta fanno pensare che l’italia sia il lume delle gggenti e che sia un onore avere la cittadinanza di un cotale stato illuminato. Neanche fosse la cittadinanza romana ai tempi di Caio Giulio Cesare.

Come hai fatto notare non c’è alcun automatismo, quindi chi parla di invasione di donne incinte è in malafede. Anche perché almeno uno dei genitori deve avere il permesso di soggiorno di lungo periodo e altri requisiti.

Che stranamente vengono omessi quando si parla di ius soli.

Questa legge era stata proposta per superare il fatto che, adesso, un minorenne extracomunitario deve aspettare la maggiore età per chiedere la cittadinanza.

Anche se cambia la legge deve aspettare la maggiore età per chiederla lui. Anche con la nuova legge, un minore non può chiedere la cittadinanza. in ogni caso la cittadinanza deve essere chiesta da un tutore. Quindi se il tutore, chiamiamolo Tizione, non vuole o non ha interesse che Tizietto diventi italiano, Tizietto, anche con la nuova legge, non diventa italiano. Sorvoliamo poi sulla poca accortezza di avere un minore con la cittadinanza italiana ed i tutori (genitori o chi ne fa le veci) con un’altra. Già il capire a quale diritto di famiglia far riferimento è un bel bordello.

Poi ci sarebbe anche un altro rischio: Tizione potrebbe chiedere la cittadinanza per il figlio Tizietto ma non per Tizietta, la sorella gemella di Tizietto. Quindi Tizietto cittadino italiano, Tizietta, la sorella gemella, invece rimane cittadina sverveggese. E la colpa di questa “discriminazione” di chi sarebbe?

E ha tempo un anno, quindi dai 18 ai 19 anni per farlo.

Con il binario agevolato. Oppure può chiederlo dopo con la procedura standard. Che problemi ci sono?

Ora, un marocchino o filippino che nasce in Italia, e non torna mai al suo paese o al massimo solo per trovare i parenti durante le vacanze, è italiano o no?

La domanda non ha senso, non confondiamo “l’essere” con “l’avere la cittadinanza di”, se Tizio ha la cittadinanza della svervegia è cittadino sverveggese.

Perché farlo aspettare tutto questo tempo per avere la cittadinanza?Quando americani di origine italiana che non sanno nemmeno la lingua ottengono la cittadinanza perché nonno Giuseppe veniva dall’Abruzzo.

Siccome esiste lo ius sanguinis allora è giusto lo ius soli? mi sembra una motivazione alquanto debole.

Inoltre questi minorenni, che passano tutta la vita in Italia, devono chiedere il passaporto di un paese con cui hanno pochi contatti per girare all’interno della UE.

Se vanno a fare visita ai nonni in marocco o nelle filippine il passaporto lo devono avere. E poi nel caso invece non l’abbiano, che problema ci sarebbe a chiedere all’ambasciata del paese cui hanno la cittadinanza un passaporto? devono sottoporsi a tremende ordalie? i loro paesi son talmente incivili da non permettere di fare documenti mediante consolato o ambasciata? Cioè la legge serve per evitare qualche piccolo fastidio?
Un genitore che non vuol prendersi la “rottura” di chiedere un passaporto per Tizietto, si prenderà la rottura di fare tutta la trafila per chiedere la cittadinanza per lui? Mi sembra una ipotesi poco realistica.

Ius sola

a quanto pare la proposta di legge sullo “ius soli” è definitivamente tramontata per questa legislatura.

Ed ovviamente nei social è partita la narrazione che vuole i buoni buonissimi tutti da una parte contro i cattivissimi nazifascioleghisti che vanno a rapire i poveri migranti per mandarli nei lager libici e che costringe i bambini che nascono in italia da non italiani ad essere apolidi.

E già questa narrazione dovrebbe far capire il livello di stronzate inventate per sostenere la legge.

Vorrei riproporre un paio di considerazioni.

La prima è la legge non prevede alcun automatismo (nasci in italia -> sei italiano); ergo per far scattare “lo ius soli” occorre che venga presentata una domanda. E visto che un minore non ha il potere legale di presentarla chi dovrà presentarla per lui? I genitori od i tutori.  Quindi se babbo e mamma non vgliono che tizietto prenda la cittadinanza italiana, tizietto deve aspettare i 18 anni. Se Tizietto preferiva continuare a tenere la cittadinanza finlandese, tizietto dovrà aspettare a 18 anni per richiederla (sempreché la finlandia lo permetta), altrimenti sarà costretto a rimenere, controvoglia, italiano.

Poi nel caso un minore possa conseguire una cittadinanza diversa da quella dei genitori; a quale diritto di famiglia si dovrà far riferimento? Quello dei genitori o quello italiano? Possono diventare questioni abbastanza spinose. Ad esempio se Tizia, minorenne italiana, figlia di Caio che ha tenuto la cittadinanza sverveggese, viene spedita in svervegia per sposare, con rito sverveggese, Ulf il cuggino del nonno, e chiede assistenza all’ambasciata italiana? Che succede?

Per me sarebbe meglio che la scelta, per lui, la faccia tizietto quando ha i pieni poteri legali per farla e non che la debba subire da altri.

La seconda è che presentare lo ius soli come automatismo (nasci in italia -> diventi cittadino italiano1) serve solo a fare uno spottone per convincere tante donne a tentarsela di partorire in italia, ovvero rischiarsi una traversata con gli scafisti ed i trafficanti libici. Un comportamento accorto come promuovere il gioco d’azzardo in ogni dove ed ogni quando, salvo poi lamentarsi dell’aumento delle ludopatie.

La terza l’avevo già descritta bene qui: trovo che il dare del nazipedoterrosatanista a chiunque manifesti qualche perplessità verso la legge più buona che c’è manifesti in realtà una incapacità di argomentare che riesca ad andare oltre: è così perché noi siamo i buoni e loro i cattivi.

PS

Per un approfondimento rimando al testo che scrisse Mattia Butta. Testo che ovviamente condivido.

 

 

Mastella assolto dopo 9 anni dopo l’inchiesta che portò a caduta di Prodi – Il Fatto Quotidiano

Forse qualcuno che strilla “inquisito = colpevole” e, “un politico indagato ha il dovere di dimettersi” dovrebbe farsi qualche domanda su quanto possano essere pericolose tali idee1.

Come risarcire Mastella, Prodi etc? spediamo Renzi a casa e richiamiamo il professore con tutta la sua allegra coalizione per fargli completare la legislatura interrotta dall’avviso di garanzia a Mastella?

Forse sarebbe opportuno fare qualche riflessione sui PM d’assalto e su certe inchieste sgangherate, le cui prove più forti sono le urla della clacque che applaude nei giornali sostenitori?

Sono assoluzioni nel merito per l’ex ministro, la moglie Sandra Lonardo, l’ex consuocero Carlo Camilleri e gli ex assessori regionali Andrea Abbamonte e Luigi Nocera. “Non costituiscono reato” per il presidente della IV sezione del Tribunale di Napoli Loredana Acierno i fatti e le accuse che nel lontano gennaio 2008 provocarono un terremoto politico

Sorgente: Mastella assolto dopo 9 anni dopo l’inchiesta che portò a caduta di Prodi – Il Fatto Quotidiano


  1. idee guardacaso valide per gli altri, mentre invece per sé vale il garantismo “duro” alla ghedini per intenderci. 

Apologia di fascismo, facciamo un poco di chiarezza

L’italia è il paese dove molti confondono il codice penale con il fantadiritto basato sulle castronerie scritte dai giornali. Ad esempio il celebre reato commesso da Berlusconi con Ruby: “sesso con minorenne”. Peccato che tale reato non esista in italia, esiste il reato di violenza sessuale, violenza che viene sempre presunta se un partner ha meno dell’età del consenso, ed esiste il reato di prostituzione minorile. Con una sedicenne consenziente un novantenne invece può, in maniera del tutto lecita e legittima, farci tutto il kamasutra acrobatico1.

Idem per l’apologia di fascismo, nazicomunismo eccetera.

La costituzione (XII disposizione provvisoria e finale) è chiara

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

Vieta la riorganizzazione del partito fascista sotto qualsiasi forma.

Quella disposizione venne recepita dalla così detta legge Scelba che è molto chiara su cosa sia da intendersi come “riorganizzazione del partito fascista” (qui il testo vigente della legge); gli articoli interessanti sono l’articolo 1, 4 e 5 (grassetti miei).

Art. 1
((Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalita’ antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle liberta’ garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attivita’ alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista)).

***

Art. 4.
(Apologia del fascismo) Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalita’ indicate nell’articolo 1 e’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.
((Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalita’ antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena e’ della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni)).
La pena e’ della reclusione da due a cinque anni e della multa da cinquecentomila a due milioni di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti e’ commesso con il mezzo della stampa. La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per un periodo di cinque anni.

***

Art. 5.
(Manifestazioni fasciste) ((Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste e’ punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da duecentomila a cinquecentomila lire. Il giudice, nel pronunciare la condanna, puo’ disporre la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni)).

Da notare alcune cose: la legge, all’articolo 1, da attuazione alla costituzione vietando la creazione di un partito che persegue finalità antidemocratiche analoghe a quelle perseguite dal partito fascista usando i metodi descritti nell’articolo.

L’articolo 4 e 5 invece vietano l’esaltazione del fascismo e la sua apologia e le sue manifestazioni; per capire cosa si intenda per apologia è interessante leggere due sentenze della corte costituzionale (sentenza 1/1957 e  sentenza 74/1958)

(…) L’art. 4 va esaminato in rapporto al primo comma della XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione, che statuisce: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Come risulta dal contesto stesso della legge 1952 (le cui norme, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 10, cesseranno di avere vigore appena saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale), l’apologia del fascismo, per assumere carattere di reato, deve consistere non in una difesa elogiativa, ma in una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista. Ciò significa che deve essere considerata non già in sé e per sé, ma in rapporto a quella riorganizzazione, che è vietata dalla XII disposizione.

Trattasi non di una istigazione diretta, perché questa è configurata nell’art. 2 della legge 1952, bensì di una istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla detta riorganizzazione e a tal fine idoneo ed efficiente.

La riprova che l’apologia, in realtà, consista in una istigazione indiretta si desume dall’art. 414 del Codice penale (che non trovasi modificato nel progetto preliminare per la riforma del detto codice, redatto dall’ultima Commissione ministeriale), articolo il quale – sotto l’intestazione “Istigazione a delinquere” – nell’ultimo comma prevede precisamente l’apologia di uno o più delitti. Appunto per ciò la dottrina ha ritenuto che il reato di apologia costituisca una forma di istigazione indiretta.

Consegue che non può istituirsi il raffronto, che è stato dedotto, tra l’art. 4 della legge n. 645 del 1952 e l’art. 21 primo comma della Costituzione.

***

(…) Chi esamini il testo dell’art. 5 della legge isolatamente dalle altre disposizioni, e si limiti a darne una interpretazione letterale, può essere indotto, come è accaduto alle autorità giudiziarie che hanno proposto la questione di legittimità costituzionale, a supporre che la norma denunziata preveda come fatto punibile qualunque parola o gesto, anche il più innocuo, che ricordi comunque il regime fascista e gli uomini che lo impersonarono ed esprima semplicemente il pensiero o il sentimento, eventualmente occasionale o transeunte, di un individuo, il quale indossi una camicia nera o intoni un canto o lanci un grido. Ma una simile interpretazione della norma non si può ritenere conforme alla intenzione del legislatore, il quale, dichiarando espressamente di voler impedire la riorganizzazione del disciolto partito fascista, ha inteso vietare e punire non già una qualunque manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, bensì quelle manifestazioni usuali del disciolto partito che, come si è detto prima, possono determinare il pericolo che si è voluto evitare.

La denominazione di “manifestazioni fasciste” adottata dalla legge del 1952 e l’uso dell’avverbio “pubblicamente” fanno chiaramente intendere che, seppure il fatto può essere commesso da una sola persona, esso deve trovare nel momento e nell’ambiente in cui è compiuto circostanze tali, da renderlo idoneo a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste.

La ratio della norma non è concepibile altrimenti, nel sistema di una legge dichiaratamente diretta ad attuare la disposizione XII della Costituzione. Il legislatore ha compreso che la riorganizzazione del partito fascista può anche essere stimolata da manifestazioni pubbliche capaci di impressionare le folle; ed ha voluto colpire le manifestazioni stesse, precisamente in quanto idonee a costituire il pericolo di tale ricostituzione.

Quindi:

1- l’apologia del fascismo finalizzata alla ricostituzione del partito fascista è già presente nella legge Scelba, attualmente in vigore.

2 -Come precisato dalla corte costituzionale, a meno che non sia finalizzato alla ricostituzione del partito fascista o la creazione di un partito che persegue la presa del potere mediante lotta armata ed altri sistemi fascisti, l’esaltazione di mussolini, l’indossare una camicia nera o fare il saluto romano rientra nelle manifestazioni di libertà di pensiero.

3 – Alla luce delle sentenze della corte costituzionale la norma Fiano, che mira a vietare l’esposizione di simboli fascisti o qualunque parola o gesto che ricordi il regime fascista, rischia di essere considerata “incostituzionale” in quanto in contrasto con l’articolo 21. Terra terra: finché io non prendo le armi contro lo stato o miro a riorganizzare il partito fascista posso raccontare che mussolini sia stato lo statista più grandissimo del mondo, vestirmi da balilla e cantare a squarciagola faccetta nera2.

4 – Ripeto il legislatore ha inteso “punire” chi mira a ricostituire il partito fascista, non chi ha causato più di X morti. Le polemiche su chi abbia fatto più merda fra comunismo, nazismo, fascismo o turbocapitalismo liberista c’entrano con le disposizioni della costituzione come i cavoli a merenda.

5 – Paradossalmente se io fondassi il Partito Rivoluzionario del Popolo del grande Pdor (figlio di Kmer) che mira a prendere il possesso dello stato con le armi e trasformarlo nella teocrazia di Pdor ove governeranno solo gli eletti di Pdor e gli altri, gli uomini della terra dei fichi d’india, verranno condannati a lavorare con il sudore della fronte e partorire con dolore, sarei condannabile per la legge Scelba.


  1. un bel modo per morire. 
  2.  guardacaso canzone non gradita al regime fascista proprio perché parlava di integrazione “faccetta nera sarai Romana…” e di rapporti paritetici con gli abitanti delle colonie.
    Ma queste persone sanno che Benito Mussolini odiava Faccetta nera? Aveva addirittura tentato di farla bandire. Per lui era troppo meticcia: inneggiava all’unione tra “razze” e questo non era concepibile nella sua Italia imperiale, che presto avrebbe varato le leggi razziali che toglievano diritti e vita a ebrei e africani. Oggi però, ed è qui il paradosso, il regime fascista è ricordato proprio attraverso questa canzone che detestava.
    fonte: https://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2015/08/06/faccetta-nera-razzismo