50 sfumature di marrone…

Stavo seguendo su twitter la vicenda di Asia Argento e di Weinstein (qui).

Sinceramente: vicenda abbastanza squallida sotto molti punti di vista. Però ci sono alcuni punti che mi impediscono di solidarizzare con la presunta1 vittima contro il presunto carnefice;

Prima cosa, donne pronte ad usare la F per fare o per velocizzare la carriera non son rare nella storia del cinema. Che poi una, figlia di un regista e che quindi ha avuto contatti con quel mondo da bambina, si ritrovi a 21 anni ad essere “ingenua e terrorizzata” mi sembra una ipotesi abbastanza inverosimile. Non stiamo parlando di una contadinotta quattordicenne del primo dopoguerra sempre vissuta in campagna da quando è nata e che il mondo l’ha conosciuto solo grazie alle riviste patinate. Il mondo è piccolo e le voci, anche se non diventano accuse formali, girano. Sarò cinico ma all’ingenuità non ci credo molto.

Seconda considerazione: adesso la denuncia della Argento, di essere stata violentata vent’anni fa, è una denuncia difficilissima da provare; a meno che non salti qualche filmato clamoroso o qualche prova inconfutabile che inchioda è semplicemente la parola di lui contro quella di lei. E il sogno bagnato di molte di dar credito alla presunta vittima, invertire l’onere della prova e condannare il presunto carnefice a meno che non riesca a provare inconfutabilmente la sua innocenza è il modo migliore per partorire mostruosità giuridiche da medioevo2.
Che poi da “porco! dimostra che non sei stato tu a stuprare” a “strega! dimostra che non sei stata tu ad ammaliare” il passo è breve, molto, molto breve.
Un altra cosa, legata, al ritardo. Potrebbe anche essere che le accuse tardive siano anche un mettere le mani avanti per evitare accuse di omertà e/o complicità; accuse capaci di trascinarti nello stesso pozzo cui sta finendo il tipo.

Terza considerazione: la solita lagna della merda nei social. Piaccia o no i social sono uno specchio che riflette e mostra la società; là fuori è pieno di gente che pensa che una stuprata sia una che l’ha cercata in ogni caso, frustrati che attendono simili occasioni per vomitare merda su tutto e tutti. Così come è pieno di zerbini che si vergognano di tutto e di più per elemosinare due like e un retweet in più. Che una fogna sia zeppa di stronzi mi sembra solo una “non notizia” buona solo per il click baiting.

Quarta considerazione: come al solito si oppone il “victim blaming” a chiunque non sposi incondizionatamente la tesi della presunta vittima. Gli insulti sono inaccettabili ma trovo sia vigliacco parlare di “victim blaming” anche nei confronti di chi, senza insultare, avanza qualche dubbio come: “ma perché poi ci sei stata per cinque anni”, “perché denunciate tutte adesso, solo ora che è scoppiato lo scandalo?”.  Capisco che in america si ha l’impressione che basti formulare una accusa di stupro, abbastanza verosimile, per essere inappellabilmente condannati, ma in italia per fortuna ancora non dovrebbe essere così; dovrebbe essere l’accusatore a dimostrare la validità delle sue accuse e non l’accusato a dover dimostrare di essere innocente2.

Quinta considerazione: ricordo il caso di Dominique Strauss Kahn; anche quando saltò fuori lo scandalo dell’accusa di stupro della cameriera, ci furono alcune che “ricordarono” molestie. Ricordi che poi non ebbero seguito e vennero rapidamente “dimenticati” quando la vicenda si sgonfiò a causa dell’inattendibilità della presunta vittima principale.


  1. uso il termine “presunta” in quanto, a parte le accuse di lei, sulla specifica vicenda non son ancora saltate fuori prove e/o riscontri. Il tizio può anche essere un grandissimo puttaniere, il più grande puttaniere della storia ma ciò non prova che abbia violentato anche in questo caso. 
  2. il caso di Judith Grossman è emblematico; avvocato femminista radicale si è ricreduta quando nel tritacarne è finito il figlio. E fu così che si accorse della barbarie di dar credito sempre e solo alla presunta vittima in spregio alla presunzione di innocenza. 
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Catalogna o del genio di bossi.

Sto vedendo cosa sta capitando in catalogna; imho il governo regionale catalano è come uno di quei giocatori che ha tentato un bluff e si è trovato davanti un altro giocatore che non ci ha creduto e ha urlato vedo1.
Se scopre le carte si vede che in mano non ha in mano niente quindi deve tenere in ogni modo le carte in mano e cercare disperatamente di alzare ulteriormente la posta.

La dichiarazione di secessione è una stupidata, e le motivazioni sono banali: non hai un esercito capace di controllare il tuo territorio, ergo chiunque abbastanza “forte” può fare il BIP! che gli pare, e non hai una economia capace di sostenerti come stato sovrano. Dichiarare l’indipendenza significa trasformarsi in una repubblica baltica all’epoca del crollo dell’urss. Uno stato dove la valuta ufficiale era carta straccia, la valuta reale era il marco tedesco non il rublo, zeppo di mafiosi che giocavano ai signori della guerra. E le repubbliche si rialzarono grazie all’aiuto, interessato ovviamente2, di grossi stati stranieri.

Le domande da porsi sarebbero: chi, estero, riconoscerebbe la Catalogna indipendente e chi sosterrebbe la sua moneta permettendoli di comprare nel mercato internazionale le merci cui hanno bisogno. L’ultima carta rimasta alla catalogna è paventare il rischio di avere un kossovo, in vendita al miglior offerente3, fra Francia e Spagna. Mollare spagna ed europa per “doversi vendere” a cinesi o arabi (ah la reconquista) mi sembra una azione di cotale intelligenza da far sembrare Antonio Razzi un gigante della politica da collocare fra Cavour e Bismark.

Da una parte l’UE non vorrebbe avere un kossovo al suo interno, d’altra parte è consapevole che se si cala le brache davanti alla catalogna poi si trova alla porta gli indipendentisti greci, sardi, corsi, baschi etc. etc. e dall’europa dei 28 si passaserà all’europa dei 100.000 (fra cui il regno di Tavolara, la repubblica di Malu ‘Entu e il principato della scala B del condominio di corso Cagliari 42, Baradili (OR))

Non so come va a finire; imho comunque se si dovrà scegliere penso che l’europa si schiererà per il “colpirne uno per educarne cento”.

Sto rivalutando Bossi e le sue sparate; è stato folkloristico come il governo catalano ma ha avuto, o la cacarella o il buon senso, di fermarsi un attimo prima di far precipitare le cose in una situazione “irrecuperabile”, cercando di massimizzare i vantaggi evitando però di infilarsi in un “cul de sac”.

Da notare anche il solito bipensiero della politica italiana: le sparate secessioniste della lombardia sono esacrabili mentre, siccome il governo spagnolo è di destra, le stesse sparate Catalane sono da esaltare in quanto sacrosanta autodeterminazione dei popoli…

 


  1. Rajoy è stato un idiota. Più che mandare la polizia a menare sarebbe bastato chiudere all’istante tutti i rubinetti, difficile fare la rivoluzione se la prospettiva è fare la fame. 
  2. Casualmente sono entrati nella NATO ed hanno basi USA nel loro territorio. Ma solo per gratitudine eh… 
  3. il mondo è pieno di stati “francescani” il cui unico scopo è fare il bene del prossimo… 

Deve essere un nuovo tipo di marketing virale…

Fonte: Bufera sui social arabi contro Apple: “Il nuovo iPhone discrimina le donne” – Cultura – L’Unione Sarda.it

Bufera sui social arabi contro Apple: “Il nuovo iPhone discrimina le donne”

Deve essere marketing virale; non riesco a spiegarmelo altrimenti. O meglio, ci potrebbero essere altre spiegazioni ma…

Sono passati nemmeno due giorni dal lancio del nuovo iPhone X e già arrivano le prime polemiche.

Nel mirino il riconoscimento facciale Face ID, che ha scatenato la protesta sui social media arabi.

Il nuovo dispositivo di sblocco del telefono, infatti, è dotato di uno scanner per il riconoscimento del viso 3-D, che secondo i musulmani integralisti discriminerebbe le donne. Secondo alcuni utenti, infatti, le donne che indossano in pubblico il “niqab”, il velo islamico che lascia scoperti soltanto gli occhi, non possono con il nuovo dispositivo utilizzare il nuovo telefonino.
Mi sembra una barzelletta, soprattutto considerando tutto quello che, secondo l’islam, una donna non potrebbe fare.  Cioè dopo il nibaq anche l’uso del melafonino è una tradizione religiosa da rispettare?

Sul tema sono fioccati in poche ore centinaia di tweet, e l’hashtag lanciato dai promotori della campagna anti-iPhone X (tradotto in italiano #apple_bandisce_ilniqab) è rimasto a lungo trend topic in diversi paesi arabi.

“E’ una guerra contro le donne che applicano la legge islamica”, uno dei commenti apparsi su Twitter, mentre un’altra utente racconta: “Volevo l’iPhone X – spiega – ma come faccio a sbloccarlo quando indosso un niqab?”.

Sono anche molti quelli che hanno criticato questa dura presa di posizione contro Apple, ma la battaglia è appena iniziata.

Per me è pubblicità virale stuzzicata ad hoc con tanti boccaloni che ci cascano con entrambi i piedi. Oppure il tasso di bimbominkiaggine fra gli islamici “colti”, o almeno abbastanza ricchi da potersi permettere un iphone, non ha niente da invidiare a quello dei paesi del corrotto occidente ateo o cristiano.

diploma, laurea e ruoli politici…

Uno dei cavalli di battaglia di molti è il mantra: “la Lorenzin è una semplice diplomata e per questo non può fare da ministro della sanità”, “la Fedeli non ha il diploma e per questo non può fare da ministro della pubblica istruzione”.

Posizioni comprensibili anche se non le condivido; imho la Lorenzin, a parte qualche caduta di stile, non è stata un pessimo ministro della sanità. Sulla vicenda Stamina ed adesso sui vaccini non si sta comportando male, si vede che per le consulenze “tecniche” si appoggia ai tecnici di qualità del suo ministero. Sulla Fedeli non mi posso pronunciare anche se da quello che ho visto sarebbe da criticare non per i suoi titoli di studio ma per il tentativo di ricondurre la scuola a mero stipendificio.

quello che mi fa ridere comunque è la marchiana contraddizione di molti che recitano acriticamente quei mantra; se un semplice diplomato non può fare da ministro, della sanità, perché invece un semplice diplomato potrebbe fare da presidente del consiglio oppure da presidente di una regione? Stavo leggendo il CV del candidato del movimento alla presidenza della Sicilia; al di fuori di qualche esperienza di attivismo interno al movimento non c’è nulla riguardo all’amministrazione pubblica. Ed anche le attività lavorative non riguardano l’amministrazione e la gestione di situazioni complesse ed il raggiungimento di obiettivi come potrebbe essere, ad esempio, un lavoro informatico da coordinatore di progetto.

Non che sia contrario agli outsider; pizzarotti non era un politico però, bisogna dirlo, è stato un buon amministratore per il comune di Parma e la prova è il fatto che sia stato rieletto nonostante fosse in rotta con il suo partito di origine. Anche Cancellieri potrebbe essere una persona capace.

Sarei comunque curioso di sapere cosa e come risponderà il moVimento a chi cita le loro parole d’ordine “honestà” e “competenza” per porre, fondate, obiezioni sul curriculum del suo candidato di punta. Piaccia o no è il presidente della regione che “dirige” l’orchestra e coordina i suoi assessori; non deve essere un tuttologo ma deve essere capace di amministrare e coordinare.

Vediamo; penso che i 5s non sfonderanno in sicilia (ovviamente per colpa della mafia, braccio armato del NWO e dei poteri forti a loro volta controllati dai rettiliani massoni etc. etc.).

I poteri forti che si oppongono al moVimento
I poteri forti che si oppongono al moVimento

 

E(in)voluzione della specie 2

Come prevedibile il movimento che urlava, in tutti i luoghi ed in tutti i laghi (cit.) “onestà onestà”, adesso che è nella stanza dei bottoni ed ha la possibilità di “essere disonesto”, sta lentamente virando verso il garantismo.

Mi chiedo cosa pensino di tali giravolte lo “sponsor” Davigo e il prode Travaglio; il bene contro il male, gli onesti (onestissimissimi) contro i marci corrotti della kas$ta è un argomento semplice alla portata di qualsiasi grullino. I sottili distinguo, l’avviso di garanzia a tizio è una condanna definitiva passata in giudicato, quello a caio invece è solo un avviso di indagine, credo siano un poco di meno comprensibili. Fossi in beppe starei attento che non nasca un moVimento di onesti, più onesti, che epureranno gli onesti disonesti.

Sorgente: M5S e magistratura, il codice di Grillo: “Grave una condanna, non un avviso di garanzia” – Politica – L’Unione Sarda.it

Beppe Grillo pubblica sul suo blog il codice di comportamento per i parlamentari del Movimento 5 Stelle, in particolare riguardo ai “rapporti con eventuali procedimenti penali”. (…)

Quando un portavoce grillino è coinvolto in un processo penale, scrive il leader, “il Garante del MoVimento 5 Stelle , il Collegio dei Probiviri o il Comitato d’appello compiono le loro valutazioni in totale autonomia, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura”.
Se la magistratura condanna l’imputato anche solo in primo grado, la sentenza “è considerata grave e incompatibile con il mantenimento della carica elettiva”.
Ma, aggiunge Grillo, il solo avviso di garanzia non comporta “alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso”.

Giova ricordare quanto disse, a suo tempo in una intervista a Libero, Di Maio e notare come la sua “sparata” sia stata smentita dal boss. Chissà se rivendicherà le sue parole, le rimangerà o cercherà a furia di supercazzole di far intendere di esser stato frainteso.

Luigi di Maio, intervista a libero in data 21/12/2015

Allora è vero che è un giustizialista…
«Non sono a favore della presunzione d’ innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori».

Ma se poi uno viene assolto?
«Si ripresenta. La questione etica è un’ emergenza da risolvere in via prioritaria. Il problema sono i tempi della giustizia, ma basta eliminare la prescrizione per andare presto a giudizio».

Non si dà troppo potere ai pm così? Basta indagare il politico sgradito e lui è finito…
«Non credo ai giudici politicizzati, anche se è vero che alcuni fanno politica. Sono quelli come Ingroia che ledono l’ immagine della magistratura, perché dimostrano la verità del teorema Berlusconi. Se uno si candida, deve lasciare la toga».

Anche i giudici però sono una casta. Guadagnano quanto voi, talvolta di più…
«Chi li critica dovrebbe prima tagliarsi lo stipendio come facciamo noi. E comunque i giudici che piacciono a me, quelli di frontiera, guadagnano il giusto».

Come dissi: se non si hanno armadi è facilissimo non avere neanche scheletri negli armadi. Ma quando invece gli armadi si possiedono…

E(in)voluzione della specie

Luigi di Maio, intervista a libero in data 21/12/2015

Allora è vero che è un giustizialista…
«Non sono a favore della presunzione d’ innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori».

Ma se poi uno viene assolto?
«Si ripresenta. La questione etica è un’ emergenza da risolvere in via prioritaria. Il problema sono i tempi della giustizia, ma basta eliminare la prescrizione per andare presto a giudizio».

Non si dà troppo potere ai pm così? Basta indagare il politico sgradito e lui è finito…
«Non credo ai giudici politicizzati, anche se è vero che alcuni fanno politica. Sono quelli come Ingroia che ledono l’ immagine della magistratura, perché dimostrano la verità del teorema Berlusconi. Se uno si candida, deve lasciare la toga».

Anche i giudici però sono una casta. Guadagnano quanto voi, talvolta di più…
«Chi li critica dovrebbe prima tagliarsi lo stipendio come facciamo noi. E comunque i giudici che piacciono a me, quelli di frontiera, guadagnano il giusto».


Giuseppe Grillo, noto Beppe,  via il fatto quotidiano 17/12/2016 .

(…)Tanto che pochi minuti dopo è lo stesso leader a pubblicare un post sul blog: “Barra dritta e avanti tutta”, il titolo. E poi la benedizione: “Sono stati fatti degli errori che Virginia ha riconosciuto: si è fidata delle persone più sbagliate del mondo. Da oggi si cambia marcia. Bisogna riparare agli errori fatti per fugare ogni dubbio”.

Grillo va anche oltre e parla di un nuovo regolamento interno che sarà varato al più presto per fare in modo che il Movimento non si trovi più in queste situazioni: “A breve definiremo un codice etico“, si legge, “che regola il comportamento degli eletti M5s in caso di procedimenti giudiziari. Ci stanno combattendo con tutte le armi, comprese le denunce facili che comunque comportano atti dovuti come l’iscrizione nel registro degli indagati o gli avvisi di garanzia. Nessuno pensi di poterci fermare così”. (…)

 

 

È la tua minestra darling, gustatela tutta fino in fondo.

Non sono un forcaiolo e ritengo che chiunque: la Di Vita, e gli altri stellini indagati, come Napolitano e tanti altri abbiano diritto ad un equo processo ed al rispetto delle regole processuali, regole fra le quali ci sono il segreto istruttorio e la presunzione di innocenza. Però non posso fare a meno di rilevare che, se ci si iscrive al partito degli amanti della ghigliottina, sia un poco ipocrita lagnarsi che si è finiti  scapitozzati.

La situazione è la solita, squallida, festa dell’ipocrisia: verso i nemici si urla alla trasparenza, al diritto del popolo di sapere, si stupra l’articolo 15 della Costituzione1, quando è il proprio turno di finire nel tritacarne mediatico ci si scopre di botto garantisti. Mi spiace per loro ma non posso fare a meno di notare che spesso chi adesso gli sta attaccando, dall’interno, lo sta facendo urlando gli stessi slogan che loro stessi, fino a cinque minuti prima, urlavano; applaudendo gli stessi comportamenti, la divulgazione di intercettazioni coperte da segreto istruttorio, che loro stessi applaudivano.

È la tua minestra darling, gustatela tutta fino in fondo.

(grassetti miei)

Di Vita spiega così la decisione di non  rispondere ai magistrati: “Nonostante il contenuto dell’interrogatorio sia coperto da segreto istruttorio pare che invece sia tutto di pubblico dominio, e quindi sì, anche io come i colleghi Nuti e Mannino mi sono avvalsa della facoltà di non rispondere, diritto sancito dal codice di procedura penale, e non ho rilasciato il saggio grafico.
(…)
“Chi si è autosospeso, a quanto pare, è chi si è autoaccusato o ha confermato le accuse. Mi sembra un passaggio sacrosanto a cui fare seguire quanto prima le dovute dimissioni, proprio per questo l’autosospensione di chi è stato accusato ingiustamente non sta né in cielo né in terra, questo ovviamente è il mio personale pensiero e il motivo per cui non ho proceduto ad autosospendermi nonostante i tanti distinguo del fuoco amico”.

Sorgente: Di Vita: “Siamo innocenti Gli autosospesi si dimettano” – Live Sicilia


(Pietro Senaldi che intervista Luigi di Maio) Allora è vero che è un giustizialista…
(Di Maio) «Non sono a favore della presunzione d’ innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori».

Sorgente: Luigi Di Maio: “Avevano una banca, Renzi e Boschi dite la verità” – Libero Quotidiano


Roma – «Gli italiani hanno il diritto di sapere cosa si sono detti un indagato e il presidente della Repubblica (anche se discorrevano di bocce). Napolitano ha il dovere di far pubblicare le intercettazioni. (…)
Questo via vai di telefonate ha alimentato nell’opinione pubblica italiana un certo sospetto che è diventato gigantesco da quando Napolitano ha iniziato a battersi come il Berlusconi dei tempi d’oro per distruggere i nastri delle conversazioni quirinalesche. I giudici hanno già dichiarato che non c’è nulla di penalmente rilevante e, allora, perché non renderle pubbliche? » (la norma prevede che le intercettazioni non penalmente rilevanti debbano essere distrutte, sia che riguardino il presidente della repubblica, sia che riguardino invece un anonimo Tizio. NdA).«Pronto chi parla? Sono Grillo, signor presidente – ironizza Grillo – avrei una multa per sosta vietata, può aiutarmi?».

Sorgente: Grillo: «Napolitano ha il dovere di far pubblicare le intercettazioni» | italia | Il Secolo XIX

 


  1.  La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
    La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge. 

Se questo è un cittadino portavoce…

fonte: http://www.ilpost.it/2016/09/19/carlo-sibilia-moneta/

 

Carlo Sibilia, deputato e membro del direttorio del Movimento 5 Stelle, ha pubblicato un post su Facebook a proposito di quella che secondo lui è una fregatura che è stata raccontata agli italiani.

Esiste una crisi idrica, quando c’è scarsità d’acqua.
Esiste una crisi geologica, quando c’è scarsità di suolo.
Esiste una crisi d’aria, quando è troppo inquinata.
Non può esistere una crisi monetaria perché manca la moneta.
Infatti acqua, terra e aria sono risorse naturali e pertanto sono finite. La moneta è un’unità di misura e può essere creata in qualsiasi momento.
Dire che esiste una crisi monetaria è come dire che non c’è la lunghezza perché mancano i metri.
NON FACCIAMOCI FREGARE!

“Crisi monetaria”, in genere, è un’espressione usata per indicare il rapido crollo del valore di una moneta. Sibilia costruisce un parallelo in cui sostiene che le “crisi” sono in genere determinate da una mancanza di qualcosa e così, quindi, deve essere anche per le crisi monetarie. Il problema, continua, è che la moneta è soltanto un’unità di misura del valore, quindi non può mai mancare. In caso di “mancanza di moneta”, quindi, è sufficiente stampare nuova moneta per risolvere la situazione. Le crisi monetarie, secondo il deputato, sono una “fregatura”.

A prescindere dal fatto che Sibilia forse allude più alla crisi economica che a una crisi monetaria, gli esempi che utilizza per dimostrare la sua tesi sono un po’ sballati. Il fatto che il metro sia un’unità di misura non implica che esista una quantità infinita di metri: e come un appartamento ha una precisa dimensione in metri, così è finita la dimensione di un’economia. L’Italia, per esempio, ha un PIL di circa 1.500 miliardi, se misurato in euro. Se la produzione di beni e servizi nel nostro paese rimane costante, raddoppiare la quantità di euro in circolazione non produce effetti positivi (anzi), così come non si può variare la dimensione un appartamento semplicemente raddoppiando o dimezzando l’unità di misura con cui se ne misura la superficie.

Il problema che Sibilia non sembra considerare, in sostanza, è l’inflazione. Se la moneta in circolazione aumenta in maniera sostanziale senza che ci sia un aumento nella produzione di beni e servizi, il risultato sarà una perdita di valore della moneta stessa: quello che ieri compravo con dieci, oggi ne costa quindici. È un concetto facile da comprendere se immaginiamo che domattina tutti gli italiani si trovino depositati sul conto corrente tre milioni di euro. Arrivati alla sera, quanto pensate che vi costerà convincere qualcuno che è appena diventato milionario a consegnarvi una pizza sotto la pioggia?

Riporto l’ottimo articolo del post che spiega la cavolata galattica del cittadino portavoce. Adesso io non pretendo che i parlamentari siano tuttologi assoluti ma avere o le basi per non dire troppe cavolate o tenere il becco chiuso quando si parla di argomenti che non si capiscono sarebbe un comportamento accorto.

Perché l’ignorante più pericoloso è quello convinto di sapere tutto e di avere tutta la scienza in testa.

C’è da dire che comunque l’ala dura dei sostenitori del moVimento conta molte persone che seguivano Grillo da quando il suo blog era il sancta sanctorum della fuffa nell’internet italiana e che prendevano per oro colato qualunque cosa venisse scritta nel blog.

Se il peso elettorale del movimento si ridimensiona chi riuscirà a rimanere sulla cresta dell’onda sarà chi riuscirà a carpire il voto dello zoccolo duro gombloddista, uno che ovviamente sostiene le loro tesi. Quindi mi rimane un dubbio; siamo davanti ad un clamoroso caso di ignoranza, roba da far sembrare Mary Star del Tunnel una novella Gianotti o ad un cinico calcolo politico per carpire il voto e il sostegno dell’ala sbroctronica del moVimento?

il figlio del compagno del compagno vendola

Alcune riflessioni sparse sulla vicenda:

-> il bambino è un innocente e non ha alcuna colpa delle decisioni prese da tutti gli altri attori nella vicenda.

-> il comunista ecologista che, con il compagno acquistano in california (USA) un bambino grazie all’utero in affitto al modico prezzo, secondo quanto riportano alcuni giornali, di 130.000 dollari, credo mostri impietosamente come il comunismo oramai si sia anche esso involuto nel movimento specializzato nel verniciare di idealismo i capricci per contrabbandarli come diritti.

->la legge italiana vieta pratiche come l’utero in affitto. Mi aspetterei da un importante uomo politico italiano, soprattutto della fazione che spaccava le balle con la legalità tre volte al giorno, che rispettasse le leggi italiane e, nel caso cercasse democraticamente di cambiarle, invece di aggirarle. Altrimenti non si è per la legalità ma si usava, per convenienza, la legge come clava.

->Molti commenti “pro vendola” dicono che il bambino sicuramente sarà amato ed è fortunato ad avere un padre colto come vendola. Sinceramente non capisco cosa c’entri la cultura con l’essere o meno buoni genitori e poi la storia dell’essere amato… le coppie che negli anni ’80 e ’90 andavano in russia a comprare bambini per poi farli passare come propri lo facevano per darli in pasto al pitbull di casa?

->La religione laica dell'”ammmore”,  che giustifica qualunque cosa fatta in suo nome, fosse anche il diritto di ogni uomo di non essere oggetto di compravendita, mi nausea. E’ solo una foglia di fico per coprire capricci e desiderio di fare i propri porci comodi sempre e comunque.

-> La “stepchild adoption” non c’entra nulla con l’utero in affitto così come la pornografia non c’entra nulla con il sesso.

realizzare il sogno dopo essere diventato di ruolo.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/30/venezia-professore-si-presenta-in-classe-vestito-da-donna-e-dice-chiamatemi-cloe/2266018/

E’ entrato in classe vestito da donna con un parrucca bionda in testa e ha detto: “Ragazzi, da oggi chiamatemi Cloe”. Ha annunciato così ai suoi allievi il cambio d’identità. Il protagonista della storia raccontata dal Corriere del Veneto è un professore di fisica dell’istituto di Agraria Scarpa-Mattei di San Donà di Piave (Ve). Ai suoi ragazzi della prima ha spiegato di aver potuto realizzare il suo sogno dopo essere diventato di ruolo.

Personalmente la vicenda la considero pessima e diseducativa. E’ giusto che i transgender o le persone che hanno un disagio nell’agire come persone del proprio sesso biologico o che in esso non si riconoscano completamente non debbano essere messe alla berlina o discriminate. Però la pagliacciata fatta da Luca/Cloe sarebbe stato meglio evitarla.

Comportandosi in questo modo usando la classe come platea, minimo sarebbe stato opportuno concordare un percorso con i colleghi e i responsabili invece di fare un “gay pride” a sorpresa. Rimane un comportamento poco professionale.

Ma c’è qualcosa di più grave che mi ha colpito; la frase: “Ai suoi ragazzi della prima ha spiegato di aver potuto realizzare il suo sogno dopo essere diventato di ruolo.”

Didatticamente è pessima, cosa insegna con l’esempio? insegna che una volta che sei docente di ruolo sei inamovibile qualsiasi “bizzarria” decida di organizzare? insegna che se sei fra i fortunati che hanno un contratto a TI sei iperprotetto e non ti possono allontanare per qualsiasi cosa dica o faccia? Al più finisci in malattia a casa.

Visto questo, poi ci si stupisce dell’infima considerazione cui son tenuti i docenti?

Può essere anche un bravo docente ma, agendo in questo modo, si è comportato in maniera poco professionale. Non si insegna solo con le parole, si insegna anche con l’esempio, anzi spesso è l’esempio che fa capire il peso giusto da dare alle parole.

Nessuna reazione da parte della scuola che ha deciso di non commentare la vicenda. Il direttore dell’ufficio scolastico territoriale di Venezia Domenico Martino era invece al corrente del fatto e ha commentato: “Il giorno dell’accaduto mi aveva chiamato il preside ci ha detto che non era stato avvisato e ci ha chiesto come comportarsi – ha spiegato – Ora devo sentire il direttore Beltrame. Personalmente penso che possa avere sbagliato il modo di comunicare la sua scelta, ma anche convinto che la scuola richieda competenze didattiche e che le scelte personali non rientrino certo nei compiti del docente”.

Concordo con il direttore Beltrame, le scelte personali è meglio lasciarle fuori da scuola. Sia che il docente decida di fare outing, sia che abbia deciso di avere un figlio o di divorziare. La scuola non è e non deve essere uno sfogatoio.