La giustizia ad orologeria delle toghe verdazzure…

Ho letto su twitter la vicenda della De Gregorio con annessa sbroccata.

Sorgente: La furia di Concita De Gregorio: 37.000 euro di danni al “fascista” Andrini diffamato dall’Unità – Secolo d’Italia

Il suo debito con la giustizia Stefano Andrini lo ha pagato fino in fondo ma questo non sembra bastare alla bionda Concita De Gregorio, l’ex-direttoressa dell’Unità che, dal suo profilo Twitter, inferocita per essere stata costretta (dai giudici) qualche settimana fa a pagare i danni all’ex-amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali dopo le condanne per diffamazione rimediate dal quotidiano comunista, continua a sputtanarlo, urbi et orbi, sui Social gridando al fascista. Un “insulto” (?) che oggi non si nega a nessuno. (…)

Purtroppo per l’Unità e per la sua allora direttrice Concita De Gregorio – che omette di controllare il pezzo – le cose non stanno proprio così.
Nella foga della lapidazione dialettica il giornalista estensore dell’articolo, la direttrice e l’editore dell’Unità non si peritano di controllare se, veramente, Andrini sia mai stato un naziskin e, soprattutto, se, effettivamente, sia mai stato condannato per tentato omicidio.

Così Andrini, seppellito dagli insulti gratuiti di una certa sinistra che non sa perdere ma solo insultare e gridare al fascista, si mette da parte gli articoli dell’Unità che lo massacrano mediaticamente. E poi porta tutto alla magistratura lamentando le falsità diffamatorie scritte contro di lui dal quotidiano.

In primo grado il magistrato non reputa diffamatoria la selva di insulti. E condanna Andrini a pagare 10.000 euro di spese legali e di giustizia. Ma, in appello, la vicenda si ribalta.
E, a febbraio 2018, il giudice condanna – con sentenza immediatamente esecutiva – l’Unità a risarcire Andrini dei danni subiti dalla diffamazione.
Il giudice imputa all’Unità il fatto di non essersi correttamente informata su un dato di agevole verifica. Cioè che Andrini non è mai stato condannato per tentato omicidio come ha scritto l’Unità.

Nel frattempo l’allora editore dell’Unità è cessato attraverso un «concordato – spiega l’ex-direttrice – fra vecchi e nuovi editori, che poi sarebbero gli stessi». E il cerino acceso resta in mano alla Madonna pagana del popolo radical chic di Capalbio, Concitata De Gregorio.

Si arriva così ai giorni nostri: tre-quattro mesi fa, ottenuta la sentenza, Andrini passa all’incasso dei 37.000 euro di danni che gli hanno riconosciuto i giudici sventolando il precetto. (…)

E così la direttora sbrocca su Twitter come una furia: «Voi, fascisti, mi potete anche sequestrare i conti correnti, impedirmi di pagare l’acqua e la luce, ma non è così che avrete la mia testa e mia voce, poveri illusi. Che ne sapete voi della libertà».

La sfuriata della giornalista non passa inosservata al popolo dei Social.

Qualcuno le fa notare che è un giudice ad averla condannata, non Andrini. E che le sentenze dei magistrati si rispettano.

Che dire? la stessa impressione che avevo avuto per la vicenda dei 49 milioni della lega o lucano;  la giustizia è un valore, le azioni e le sentenze della magistratura sono insindacabili se e solo se possono essere brandito come arma politica. Altrimenti, se sono scomode o riguardano persone “simpatiche” allora diventano giustizia ad orologeria e toghe rosse/verdi/gialle/azzurre.

Che credibilità può avere chi si dichiara paladino della legge, della costituzione quando questo conviene ed invece si dimostra pro illegalità e anticostituzionale quando gli articoli della costituzione vanno a suo discapito? Prendiamo la questione delle intercettazioni; la costituzione è chiarissima, solo dietro disposizione della magistratura e per gravi motivi e con le garanzie stabilite per legge. Eppure molti lottavano perché sui giornali ci finisse di tutto e di più. Quando poi son finite anche intercettazioni “scomode”, di renzi ad esempio, di pacca si son ricordati di quell’articolo della costituzione1.

Se si usa la costituzione come arma contundente anche gli avversari faranno la stessa cosa; poi hai voglia di lamentarti del mancato rispetto di quest’ultima e delle letture selettive.

Uno dei problemi dell’italia è proprio questo: nessuna delle due fazioni si dimostra disponibile ad accettare regole terze uguali per tutti; l’accettazione od il rifiuto dipendono sempre dalla convenienza del momento. Tanto per dirne una le vicende di Concita e del lodo mondadori, in un caso giudici santi e sentenza più sacra del vangelo, nell’altro toghe politicizzate e volgare attacco *-ista ad personam.

Dubito che con queste premesse si riesca a migliorare un poco la giustizia in italia; entrambi dovrebbero rinunciare all’idea di usarla come maglio e, spiace dirlo,  son decisamente scettico.

PS

Una linea difensiva: è stata ingenua e sprovveduta, la trovo decisamente patetica. In pratica si stà dicendo che non era capace di dirigere un giornale. Se il dirigente viene pagato “tanto” è perché ha qualche responsabilità in più rispetto che so al garzone di tipografia.

 


  1. il metodo travaglio è sempre quello, quando picchiava dall’unità contro il caimano era considerato il miglior giornalista d’italia, quando invece ha iniziato a picchiare da altre parti ha iniziato ad essere considerato, da chi lo esaltava, un becero calunniatore lacché del potere. Eppure è sempre lui e il suo metodo. 

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