Family gay pride…

Ieri a roma c’è stato il family day (che insieme a gay pride considero, come nome, un atroce anglismo). E come al solito c’è stata la solita ridda di dichiarazioni. Una delle tante che mi ha fatto girare le scatole, e, sinceramente, provare simpatia per le sentinelle in piedi, per quanto li possa considerare dei bigotti retrogradi, è stata quella di Scalfarotto.

Scalfarotto: “Manifestazione inaccettabile” – Dal Milano Pride, il sottosegretario alle riforme Renzi Ivan Scalfarotto definisce “inaccettabile una manifestazione come quella contro le unioni civili che si tiene oggi a Roma“, che è “contro i diritti dei propri concittadini dà l’idea di quanto la battaglia per i diritti lgbt nel nostro Paese sia molto complessa”. Per Scalfarotto “l’Italia deve fare ancora molta strada, ma non è immobile, il parlamento non è immobile. Dobbiamo però comprendere che non si può pensare di modernizzare un Paese – ha aggiunto – se non si permette alle persone di costruire i propri progetti di vita”. Parole che per Roberto Formigoni dimostrano come Scalfarotto abbia “perso la testa di fronte all’imponenza di Piazza San Giovanni, piena di gente nonostante la pioggia”.
[http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/20/family-day-cattolici-a-roma-contro-le-unioni-gay-scalfarotto-evento-inaccettabile/1798167/]

Sinceramente quello che trovo inaccettabile è proprio la dichiarazione dell’onorevole. Avesse dichiarato “inaccettabili” i motivi della manifestazione, le richieste portate avanti dai manifestanti avrei condiviso e, imho, avrebbe anche avuto ragione. Ma il dichiarare inaccettabile non i motivi ma la manifestazione in sé mostra che idea, malata, di democrazia abbiano certe persone. Ovvero: la democrazia è giusta se io sono d’accordo, altrimenti è dittatura della maggioranza.

Il diritto di manifestare, pacificamente e nei limiti della legge, per le proprie idee è uno dei capisaldi della nostra costituzione. Costituzione che, l’onorevole, rappresentante della nazione, dovrebbe rispettare. Entrambe le manifestazioni: gay pride e family day sono legittime così come è legittimo il considerarle un carnevale fuori stagione di pessimo gusto o la festa dell’ipocrisia e dell’orgoglio bigotto. Ma, per me, è meglio che ci siano entrambe e che entrambe le fazioni, sempre rimanendo nei limiti della legge, siano libere di manifestare.

Essere per la libertà di espressione e di parola significa anche rendersi conto che gli altri possono andare in piazza a dire cose che non ci piacciono e, tollerare, in nome della libertà di parola, che lo facciano. Essere per la libertà di parola purché le manifestazioni non siano per questioni che non condivido significa essere per la libertà di parola tanto quanto lo erano i capibastone fascisti. Anche sotto il fascismo eri liberissimo di manifestare per lodare Mussolini. E sinceramente di un ritorno del fascismo, stavolta in camicia hawaiana invece che nera, ne farei volentieri a meno.

Spero che scalfarotto si renda conto rapidamente che questo suo modo di agire è solo una zappa sui piedi.(*)

(*) D’altra parte perché invece di una legge, imho illiberale, “contro” l’omofobia non porta in parlamento, e chiede che venga votata, una legge “per” le unioni civili? Malignando direi che distruggere è più facile che costruire.

10 pensieri su “Family gay pride…

  1. Distruggere è piú facile di costruire e forse non si vuole costruire ma solo gettare tanto fumo negli occhi: io posso dire che mi piace una cosa ma finché non faccio niente per quella cosa, sto solo chiacchierando, ed è anche possibile che quella cosa non mi piaccia davvero.

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      • Ma tu che legiferi devi legiferare per quello che ritieni migliore e non per forza per quello che ti chiede il popolo.
        Voler essere amati dal popolo senza fare niente per il popolo, anche in maniera impopolare, non è caratteristica del bravo politico.

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  2. Concordo ed aggiungo che se anche si arrivasse a proibire manifestazioni simili non è che il bigottismo scomparirebbe come per magia, anzi! È il solito modo poco lungimirante, e scarsamente liberale, di inquadrare i problemi che va di moda dalle nostre parti.

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