Adozioni e omosessuali, facciamo chiarezza

Personalmente credo che difendere una causa, che può essere anche giusta e condivisibile, dicendo troppe balle o lanciandosi in troppe libere interpretazioni sia, alla lunga, alquanto controproducente.

Controproducente perché quando i nodi vengono al pettine le troppe “libertà” possono inficiare tutti gli argomenti, anche i più sensati e fondati, a favore della causa. Come dire: se Tizio viene riconosciuto come bugiardo d’istinto si tenderà a diffidare di qualsiasi affermazione fatta da Tizio per quanto corretta e sensata possa apparire.

Uno degli argomenti a favore del matrimonio (e dell’adozione) omosessuale riguarda la gestione degli eventuali orfani.

Una delle storie tirate fuori più frequentemente è che se Tizio e Caio vivono assieme e Tizio muore, Sempronio il figlio di Tizio, ma non del compagno Caio, verrà messo in istituto o dichiarato adottabile perché Caio è legalmente un estraneo per Sempronio.

La storia è verosimile e vera solamente in parte. In primo luogo l’adozione non è un diritto della coppia o della persona ma è un sistema per mettere un minore in situazione di disagio, od orfano, in una situazione migliore. E spesso la soluzione migliore per un minore, non neonato, è l’essere affidato a qualche adulto che fa parte della familiarità del minore, una parente, un amico dei genitori, i nonni. E la ratio di ciò è il non costringere il minore a non cambiare ambiente cui è già inserito.

Ciò è previsto dalla legge in quanto in tali casi è possibile l’impiego della così detta adozione non legittimante, ovvero il minore non tronca con la famiglia d’origine, semplicemente viene affidato ad un adulto che viene nominato suo tutore. (art. 44 della Legge sull’adozione (n. 184/1983))

La legge prevede esplicitamente all’articolo 44

44. 1. I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell’articolo 7:
a) da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre; (…)
3. Nei casi di cui alle lettere a), c), e d) del comma 1 l‘adozione è consentita, oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato. Se l’adottante è persona coniugata e non separata, l’adozione può essere tuttavia disposta solo a seguito di richiesta da parte di entrambi i coniugi.

Direi quindi che l’essere omosessuali e l’avere un rapporto stabile e duraturo con il minore e con il suo genitore biologico permette, ai sensi della legge sulle adozioni sopra citata, al coniuge del genitore biologico, nel caso di assenza o indegnità dell’altro genitore biologico, l’adozione, non legittimante, del minore.

che per inciso è anche l’adozione che viene usata nel caso in cui il coniuge voglia adottare i figli dell’altro coniuge.

Quindi perché impietosire la gente raccontando storie strappalacrime di minori, che alla morte del genitore vengono piazzati in istituto e poi messi a spalare carbone per 16 ore al giorno? Perché non chiedere il rispetto della norma sulle adozioni e che, in caso di convivenza come è giusto che sia, venga valutato se sia opportuno far rimanere il minore con un adulto con cui ha avuto un preesistente rapporto stabile e duraturo? Ciò che si chiede è banalmente il rispetto della legge e del suo spirito.

Raccontare storie romanzate strappalacrime non serve, al più servirebbe chiedere che i servizi sociali e la magistratura minorile svolga bene il suo lavoro.

Già che ci siamo parliamo anche dell’altro tipo di adozione: quella legittimante, il minore diventa in tutto e per tutto figlio dei nuovi genitori troncando con la famiglia d’origine.

Fermo restando che l’adozione è un sistema per porre il minore in una situazione migliore rispetto a quella cui ha avuto la sfortuna di trovarsi e non un diritto delle coppie sposate, vediamo i due casi:

Minori italiani adottabili: il loro numero è talmente ridotto rispetto al numero di coppie potenzialmente adottabili che il problema: o coppia omosessuale o istituto praticamente non si pone.

Adozioni internazionali: la situazione è complicata in quanto occorre sia l’approvazione del tribunale dei minori italiano che il nulla osta dello stato estero, e lo stato estero potrebbe vietare l’adozione a single od omosessuali. Non è solo una questione di legislazione italiana e di ciò che essa permette.

Ecco perché riguardo alla questione matrimonio civile per gli omosessuali la questione adozione è secondaria e per di più viene, imho, anche affrontata male rendendola un punto fermo quando invece è un dettaglio.

2 pensieri su “Adozioni e omosessuali, facciamo chiarezza

  1. Se “basta” nominare un tutore la domanda spontanea è: “perché il gaio genitore non nomina tutore il suo concubino?”
    La risposta è:
    1 – ignorano che si possa fare
    2 – è illegale/illecito farlo
    3 – lo sanno, ma non lo fanno perché il loro obiettivo è un altro, mica il benessere del figlio nel caso di dipartita del genitore biologico.
    Io sarò prevenuto ma tutte le notizie che leggo mi lasciano supporre che siamo quasi sempre nel caso 3.

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    • In realtà la nomina del tutore (adozione in casi speciali ex articolo 44) deve essere decretata dal tribunale dei minori sentito il parere dei servizi sociali.
      A tutt’oggi il partner non unito in matrimonio di un genitore biologico non può adottarne i figli secondo quanto prevede il punto 2 del primo comma del succitato articolo 44.

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