rialzarsi dal fango…

Stavo leggendo, e commentando, questo articolo su hookii: http://www.hookii.it/letica-di-vincere-161-2/:

(…)Un allenatore di una squadra femminile di basket di una scuola californiana è stato sospeso per due turni per mancanza di fair play, dopo che la sua squadra ha sconfitto le avversarie per 161-2. L’allenatore della squadra perdente ha commentato che le persone non dovrebbero sentirsi dispiaciute perché la sua squadra è stata messa in imbarazzo, ma per il team vincitore, perché non sta giocando nel modo giusto.

Articolo che ha risvegliato un paio di ricordi dell’adolescenza, dove eri tu quello che prendeva i cappotti solenni e venivi guardato una via di mezzo fra il compatito e lo schifato quando venivano fatte le squadre per giocare a pallone. Cappotti che però hanno insegnato che non basta solo l’impegno per garantire il risultato, che ti hanno insegnato, in maniera brutale, che se non hai la stoffa devi metterci molto del tuo per recuperare e, prima di raccontarti tante belle storielle autoassolutorie: gli accozzati, l’arbitro, saturno in quadratura con mercurio nella V casa devi pensare alle tue colpe e ai tuoi ammanchi.

Fa male? si è fottutamente doloroso rendersi conto che si sta strisciando nel fango. Però, però se riesci a stringere i denti e rialzarti dopo simili botte difficilmente botte più deboli ti manderanno al tappeto anzi, talvolta neppure ti rendi conto di averle parate o incassate… Crescere è anche questo.

Penso che l’allenatore delle sconfitte sta mettendo i semi delle prossime batoste: è duro dire alla propria squadra: “siete state delle pippe” però se uno non si rende conto di sbagliare o di far male mai migliorerà. La squadra vincitrice ha fatto bene a dare il massimo e dare una lezione di gioco e la squadra più scarsa deve fare tesoro della batosta, anche capire come e perché è arrivata a quel risultato, cosa è saltato: testa, cuore, nervi… Ma senza questa autocritica non si uscirà mai.

Oggi si cerca di evitare in ogni modo la sconfitta ai ragazzi e, nello sfortunato caso questa arrivi, si cercano un sacco di scuse per non dover ammettere: ho perso perché lui è meglio di me. Peccato che così facendo impedisci che i ragazzi imparino a gestire lo stress di una sconfitta, a non dare di matto ed a rialzarsi dal fango. Solo se finisci in mezzo al fango impari ad uscire dal fango. Ne ho visto ragazzi che non erano mai finiti in mezzo al fango, o meglio c’erano ma si cercava in tutti i modi di non farglielo notare: la colpa era del professore che “parlava strano” della professoressa che non capiva le potenzialità, e poi dopo una maturità regalata alla prima vera prova, l’ammissione ai corsi a numero chiuso, si rendevano conto di essere in mezzo al fango e, invece di attrezzarsi per uscirci, iniziava il piagnisteo(1)… poveri bambini incapaci di gestire lo stress di una sconfitta, e, non rendendosi conto delle proprie debolezze difficilmente saranno capaci, un domani, di vincere.

Siccome ho fatto un bel po’ di concorsi pubblici, scene isteriche di chi, invece di prendersela con la propria scarsa preparazione e chi non gli ha permesso di migliorarla, le vedevo puntualmente ogni volta che venivano pubblicati i risultati delle preselezioni.(2)

Se alla fine son riuscito a superare molte preselezioni forse è anche perché, ad ogni botta, ad ogni sconfitta, cercavo di capire dove e cosa avevo sbagliato, quali erano i buchi che dovevo colmare.  Ricordo che quando preparavo un concorso, abbastanza tosto, per entrare in un grosso ente pubblico, per cercare di migliorare l’inglese ascoltavo le canzoni in lingua originale e cercavo di capire il testo. I gruppi che ascoltavo di più erano i beatles e i queen. E c’è una canzone dei queen che spiega bene a cosa serva saper uscire dal fango.

I’ve paid my dues
Time after time
I’ve done my sentence
But committed no crime
And bad mistakes
I’ve made a few
I’ve had my share of sand
Kicked in my face
But I’ve come through

And we mean to go on and on and on and on
We are the champions – my friends

And we’ll keep on fighting
Till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
‘Cause we are the champions of the World

I’ve taken my bows
And my curtain calls
You brought me fame and fortune
And everything that goes with it
I thank you all
But it’s been no bed of roses
No pleasure cruise
I consider it a challenge before
The whole human race
And I ain’t gonna lose

And we mean to go on and on and on and on

We are the champions – my friends
And we’ll keep on fighting
Till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
‘Cause we are the champions of the World

We are the champions – my friends
And we’ll keep on fighting
Till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
‘Cause we are the champions

(1) L’evergreen: all’esame passano solo gli accozzati, i test non valutano le attitudini…

(2) La preselezione a correzione ottica è il killer dei concorsi. Spazza via il 99% di farlocchi.

(3)Sì, qualche concorso pubblico son pure riuscito a vincerlo.

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2 pensieri su “rialzarsi dal fango…

  1. Verissimo, oggi manca molto ai ragazzi il senso della sconfitta perché ormai i brutti voti non si possono dare, le bocciature non si possono fare, ogni “scontro” e ogni “ostacolo” devono essere edulcorati e addomesticati. Questo significa non solo che manca la capacità di “uscire dal fango” ma anche e soprattutto la capacità di fare autocritica, di capire la superiorità o inferiorità, di sapersi confrontare con “lo stato dell’arte”. Se fai una cosa, anche se la fai solo per passione o per piacere personale, non ti confronti con quello che ti sta intorno? Non ti misuri con chi è meglio di te per averne uno spunto a migliorare? Vale per tutto, per chi suona, per chi disegna, per chi scrive. Poi questa gente che non vuole che i figlioletti vengano traumatizzati dal “confronto” è la stessa che su facebook fa girare “stay hungry stay foolish”, non so se mi spiego

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  2. Da eterno perdente, non posso che condividere. Ho persino raccontato di alcune sassaiole calcistiche in cui mi sono venuto a trovare (cfr: “A calcetto contro i sordomuti”) 😦

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