Gli abusivi della sanità e le fake news

Il 24 i giornali sono usciti con titoloni relativi ad una sanatoria per gli abusivi della sanità; questi alcuni titoli:

Manovra, via libera anche a chi esercita professioni sanitarie senza titolo. Le associazioni: “Assurdità totale” (repubblica)

Fermare la sanatoria delle professioni sanitarie che trasforma i ciarlatani in quasi medici (Anelli di fumo – Blog – L’Espresso)

e tante altre battute su “io gioco al piccolo chirurgo e quindi per il governo sono un medico”.

La realtà come al solito è diversa da come viene raccontata dai media.

Sotto, per chi interessa, c’è una analisi, debunking per usare un anglismo, della notizia. Prima ci sarebbe da fare una riflessione su come i media rilanciano le notizie. Da un giornale mi aspetto precisione ed approfondimenti, non fraintendimenti dovuti, a voler esser buoni ad incapacità di leggere e capire la ratio di una norma, a voler essere cattivi a plateale malafede. Il gioco del lancio della merda contro il ventilatore serve solo a rendere tutto “marron” e poi vai a distinguere fra la merda realmente prodotta dal governo e quella inventata di sana pianta e raccontata dai media.

Poi hai voglia di lamentarti dell’analfabetismo di ritorno e delle fake news quando poi son gli stessi media a fomentarle e produrle. Quella sulle professioni sanitarie è una buona fake news: 90% di verità, l’articolo effettivamente deroga per l’iscrizione al registro, e 10% di omissioni e invenzioni “sanatoria degli abusivi”. Peccato che a farsi trovare troppo spesso con la mano nel barattolo della marmellata, a lamentarsi dei ladri di “nutella” si finisce solo a far da figura degli ipocriti.

Ultima riflessione: perché pagare per leggere la stessa spazzatura che trovo gratis su faccialibro? Se sono in crisi forse non è solo per i mefitici poteri di Salveeeny… Buffo poi che chi si lamenta delle fake news, chi si considera colto, antropologicamente superiore ai buzzurri analfabeti funzionali poi ci sia cascato benissimo con entrambi i piedi. Il bue che da del cornuto al bisonte…

 

Fonte: Il governo ha davvero salvato gli abusivi?

La notizia, corredata da post allarmistici ed allarmati, ha fatto subito il giro del web, in particolare, come era ovvio, sui social network e sui gruppi infermieristici.

Una buona dose di ignoranza, o perlomeno scarsa preparazione dei giornalisti che hanno pubblicato la notizia, ha fatto il resto.

(…)Come sempre l’AIILF ha atteso di avere tutti gli elementi necessari prima di esprimere una valutazione oggettiva, professionale e non politica del provvedimento.

Ripercorriamo quindi in breve la storia del “famigerato” comma 283bis del maxiemendamento del Governo alla Legge di Stabilità 2019 (la cosidetta “finanziaria”).

Iniziamo dal punto che più ci coinvolge: il suddetto comma NON RIGUARDA MINIMAMENTE GLI INFERMIERI.

Sana invece il vuoto legislativo per tutte le professioni sanitarie che fino all’anno scorso non erano dotate di albo ed hanno quindi vissuto in un limbo legislativo a differenza di quanto avvenuto per gli infermieri.

Educatori professionali, dietisti, pedagogisti, insieme alle altre professioni sanitarie non mediche, che avevano frequentato i corsi regionali a loro tempo abilitanti, non avevano mai ottenuto l’equiparazione del titolo a quello universitario necessario dopo la legge 42/99.

Agli infermieri questo “limbo” è stato risparmiato, prevedendo fin dall’inizio l’equipollenza del titolo e quindi consentendo anche ai vecchi diplomati dei corsi regionali di esercitare la professione ed prevedendo il diritto/dovere di iscrizione all’ordine.

Non essendo previsto all’epoca invece nessun albo per quasi tutte le altre professioni sanitarie, il problema è rimasto silente per molti anni.

Finchè uno dei decreti attuativi alla legge firmata dall’ex ministro della Salute Lorenzin, approvata dal Parlamento il 22 dicembre dello scorso anno, ha previsto la costituzione degli Albi delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione: (…)

La costituzione di un albo della professione porta con sé una serie di requisiti per l’iscrizione, come una “laurea abilitante all’esercizio della professione sanitaria, ovvero titolo equipollente o equivalente alla laurea abilitante”.

Nuovi corsi di laurea sono stati introdotti dal 1999 in poi e chi operava già in quei settori dopo aver conseguito un titolo con il vecchio ordinamento, ora con l’istituzione degli albi rischiava di venir escluso dallo specifico albo di competenza, perdendo così la possibilità di poter continuare ad esercitare la professione.

Chi aveva, ad esempio, conseguito un titolo regionale come educatore professionale (magari aggiungendoci anche, nel tempo, un Master Universitario come quello in coordinamento) e poteva quindi operare in strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie come Asl, ospedali o residenze protette, ai sensi della legge Lorenzin avrebbe dovuto acquisire la nuova laurea, attualmente necessaria, per l’iscrizione al nuovo albo e per poter quindi continuare ad esercitare la propria professione, malgrado l’esperienza acquisita negli anni.

Quindi il comma in questione si occupa di professionisti FORMATI ed ABILITATI e NON di ABUSIVI, come ha sbandierato ai 4 venti chi ha fatto solo una superficiale lettura dei titoloni, o peggio chi è dedito alla denigrazione tout court. (…)

Professionisti, ESATTAMENTE come gli infermieri formati con il vecchio ordinamento (diplomi regionali) cui questo “calvario legislativo” è stato risparmiato.

Il comma 283-bis va a modificare la legge vigente e concede una deroga (NON una sanatoria) per l’iscrizione agli Albi da parte dei professionisti senza i titoli attualmente necessari (laurea), a patto che abbiano esercitato quella professione per almeno 36 mesi negli ultimi 10 anni, anche in modo non continuativo. Peraltro si tratterà di “elenchi speciali ad esaurimento”, accessibili cioè ORA per coloro che sono in possesso di titoli “antichi”; albi quindi che andranno a scomparire quando gli iscritti verranno posti in pensionamento. (…)

NESSUNO quindi potrà esercitare una professione sanitaria SENZA TITOLI, come paventato anche da alcune associazioni professionali (comprese quelle che non rientrano nemmeno in questa modifica).

Viene solamente riconosciuta la formazione precedente alla legge 42/99 e permesso a questi professionisti “senza laurea” di potersi guadagnare da vivere continuando a fare quello che hanno fatto per decine di anni, esercitando la professione che amano.

Che è quello che sapevo anche io: tutte le volte che si norma una professione costituendo un nuovo albo contemporaneamente si “deroga” per chi già svolge il lavoro che ricade nelle competenze dell’albo anche se non ha tutti i nuovi requisiti richiesti per farvi parte. Questo è capitato con le vecchie diplomate magistrali quando si è stabilito che serviva la laurea per insegnare alle elementari, è capitato con gli ingegneri alla riorganizzazione dell’albo: prima un ingegnere gestionale poteva firmare il progetto di una trave, oggi no, i vecchi ingegneri gestionali iscritti all’albo indiviso però son stati iscritti d’ufficio in tutti e tre i settori del nuovo albo. Anche perché chi lavorava come tecnico di radiologia, per esempio, assunto regolarmente prima della costituzione dell’albo non è abusivo e non ha esercitato abusivamente, era in regola e son cambiate le leggi dopo, non prima. E che fare di loro? licenziarli perché non laureati? Imho se il governo avesse scelto l’opzione B, licenziamento, sarebbe partita la protesta perché “non possiamo privarci di esperti e bla bla bla”.

PS
Per questo debunking mi son preso del grillino… 😀

3 pensieri su “Gli abusivi della sanità e le fake news

    • Ci si gioca molto su questi “fraintendimenti” infatti. Il problema è che se tu fraintendi “pro domo tua” poi hai voglia di lamentarti dei fraintendimenti quando io lo faccio “pro domo mea”.

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      • Esatto. Se io critico qualcosa per il motivo sabgliato, ogni mia critica successiva rischia di essere vista allo stesso modo e poi “perdo” il diritto di criticare nel caso opposto.
        Non dovrebbe essere cosí ma i fatti sono questi e non ci si può fare nulla.

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