una analisi delle motivazioni della sentenza di appello sulla commissione grandi rischi

Stavo partecipando ad un dibattito sulla sentenza di appello del processo dell’Aquila alla Commissione Grandi Rischi ed ho trovato questo articolo:

http://www.penalecontemporaneo.it/area/1-1/-/-/3672-la_sentenza_d_appello_sul_caso_del_terremoto_dell_aquila/

Articolo dove si riassumono e si commentano le motivazioni della sentenza.

La cosa che mi è balzata subito agli occhi è stata:

5. Quanto al primo profilo, la Corte formula la domanda cruciale – in buona sostanza – nei termini seguenti: può la valutazione espressa dagli imputati essere definita scientificamente errata e, dunque,indebitamente rassicurante?

È questa infatti, per i giudici di secondo grado, la condizione in presenza della quale si può rimproverare agli imputati il comportamento da loro tenuto durante la riunione del 31 marzo. «Dal punto di vista degli scienziati, infatti, il fine della riunione non poteva essere che quello di effettuare e riferire alla Protezione Civile, da scienziati quali erano, una corretta valutazione scientifica delle problematiche relative allo sciame sismico in atto, ai fini della previsione e prevenzione delle ipotesi di rischio, nei limiti in cui questa era formulabile a quel momento sulla base dei dati rilevati e seguiti da mesi»(p. 182).

La sentenza censura invece duramente l’argomento della pubblica accusa – accolto dal Tribunale – secondo cui la colpa degli imputati risiederebbe nell’avere svolto una valutazione dei rischi «approssimativa generica e inefficace» al metro dei compiti di previsione e prevenzione normativamente previsti dalla disciplina in materia di Commissione Grandi Rischi.

(…)

Se dunque compito degli esperti riuniti il 31 marzo era unicamente quello di valutare se, alla luce dell’intensa attività sismica dei giorni precedenti, fosse prevedibile una scossa di proporzioni devastanti – ciò che avrebbe fatto scattare il dovere per la Protezione Civile di invitare quanto meno la popolazione a non restare nelle case a rischio di cedimenti strutturali -, l’unica verifica che il Tribunale avrebbe dovuto compiere, e che di fatto non ha compiuto, era quella relativa alla erroneità dell’affermazione – questa sì effettuata dai membri della Commissione che parteciparono alla riunione – relativa all’impossibilità di prevedere una scossa di magnitudo molto superiore a quelle sino a quel momento registrate, alla luce delle migliori conoscenze scientifiche disponibili all’epoca dei fatti.

Obbligata allora la conclusione: nessun rimprovero di colpa può essere mosso agli imputati, «non emergendo alcun dato certo che alla data del 31 marzo 2009 fosse possibile – e quindi doveroso – effettuare valutazioni dei fenomeni sismici in atto diverse da quelle formulate dagli imputati […] e in particolare che fosse possibile – e quindi doveroso – formulare, per effetto dello sciame sismico in corso, un giudizio di aggravamento del rischio di forti eventi, sempre presente nel territorio aquilano, da anni classificato come una delle zone a più alto rischio sismico in Italia».

Ovvero che i partecipanti alla riunione hanno riferito sullo stato dell’arte relativamente alla sismologia e, alla luce delle conoscenze del momento, hanno risposto secondo lo stato dell’arte. La commissione non ha fornito, dal punto di vista scientifico, pareri erronei o approssimativi. E questo fa decadere immediatamente l’accusa di valutazione dei rischi approssimativa, generica ed inefficace. Cadendo tale accusa cadono a cascata tutte le accuse che su di essa si basavano.

Che nelle motivazioni della sentenza di I grado mancasse una contestazione puntuale delle affermazioni, dal punto di vista sismologico, degli scienziati era stato notato da subito ed era stato uno degli argomenti più critici verso la sentenza di I grado.

Che dire adesso?

-> In ogni caso bisogna aspettare la cassazione per porre fine, almeno dal punto di vista processuale, alla vicenda.

->Che è normale, in situazioni come quella dell’Aquila, che, da parte della gggente, si cerchi un capro espiatorio cui scaricare tutte le colpe, non è normale che un giudice, invece di essere il più possibile terzo, distaccato e obiettivo si pieghi ai desideri della gggente di avere un colpevole a tutti i costi.

-> Urge fare una riflessione: quando le sentenze, in assenza di ulteriori prove, da un grado all’altro vengono ribaltate(1) ci sarebbe da chiedersi:

a) se ci sia stata malafede o scarsa professionalità da parte di uno dei due tribunali chiamati ad esprimersi sulla vicenda.

b) se in assenza di malafede o di scarsa professionalità non debba scattare automaticamente l “in dubio pro reo” visto che una assoluzione dovrebbe dimostrare l’esistenza di ragionevoli dubbi sulla colpevolezza.

c) Nel caso una decisione sia dovuta a malafede o a scarsa professionalità se non sia opportuno tirare le orecchie a chi tale decisione ha preso.

Non è possibile che due tribunali entrambi lavorando in maniera corretta, diligente e in buona fede giungano, in assenza di ulteriori prove,  a due decisioni diametralmente opposte sulla stessa vicenda.

(1) Nota bene ribaltate, non riformate. Il primo grado che condanna Tizio a 10 anni e il secondo che riduce a 8 la pena è una riforma della sentenza. Il primo grado che condanna a 20 anni e il secondo grado che assolve è un completo ribaltamento della sentenza.

 

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6 pensieri su “una analisi delle motivazioni della sentenza di appello sulla commissione grandi rischi

  1. Ben d’accordo su tutto. Solo, abbandoniamo la dizione CGR. Anche la sentenza di secondo grado ha precisato che non si trattava di una riunione della Commissione Grandi Rischi

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