50 sfumature di marrone…

Stavo seguendo su twitter la vicenda di Asia Argento e di Weinstein (qui).

Sinceramente: vicenda abbastanza squallida sotto molti punti di vista. Però ci sono alcuni punti che mi impediscono di solidarizzare con la presunta1 vittima contro il presunto carnefice;

Prima cosa, donne pronte ad usare la F per fare o per velocizzare la carriera non son rare nella storia del cinema. Che poi una, figlia di un regista e che quindi ha avuto contatti con quel mondo da bambina, si ritrovi a 21 anni ad essere “ingenua e terrorizzata” mi sembra una ipotesi abbastanza inverosimile. Non stiamo parlando di una contadinotta quattordicenne del primo dopoguerra sempre vissuta in campagna da quando è nata e che il mondo l’ha conosciuto solo grazie alle riviste patinate. Il mondo è piccolo e le voci, anche se non diventano accuse formali, girano. Sarò cinico ma all’ingenuità non ci credo molto.

Seconda considerazione: adesso la denuncia della Argento, di essere stata violentata vent’anni fa, è una denuncia difficilissima da provare; a meno che non salti qualche filmato clamoroso o qualche prova inconfutabile che inchioda è semplicemente la parola di lui contro quella di lei. E il sogno bagnato di molte di dar credito alla presunta vittima, invertire l’onere della prova e condannare il presunto carnefice a meno che non riesca a provare inconfutabilmente la sua innocenza è il modo migliore per partorire mostruosità giuridiche da medioevo2.
Che poi da “porco! dimostra che non sei stato tu a stuprare” a “strega! dimostra che non sei stata tu ad ammaliare” il passo è breve, molto, molto breve.
Un altra cosa, legata, al ritardo. Potrebbe anche essere che le accuse tardive siano anche un mettere le mani avanti per evitare accuse di omertà e/o complicità; accuse capaci di trascinarti nello stesso pozzo cui sta finendo il tipo.

Terza considerazione: la solita lagna della merda nei social. Piaccia o no i social sono uno specchio che riflette e mostra la società; là fuori è pieno di gente che pensa che una stuprata sia una che l’ha cercata in ogni caso, frustrati che attendono simili occasioni per vomitare merda su tutto e tutti. Così come è pieno di zerbini che si vergognano di tutto e di più per elemosinare due like e un retweet in più. Che una fogna sia zeppa di stronzi mi sembra solo una “non notizia” buona solo per il click baiting.

Quarta considerazione: come al solito si oppone il “victim blaming” a chiunque non sposi incondizionatamente la tesi della presunta vittima. Gli insulti sono inaccettabili ma trovo sia vigliacco parlare di “victim blaming” anche nei confronti di chi, senza insultare, avanza qualche dubbio come: “ma perché poi ci sei stata per cinque anni”, “perché denunciate tutte adesso, solo ora che è scoppiato lo scandalo?”.  Capisco che in america si ha l’impressione che basti formulare una accusa di stupro, abbastanza verosimile, per essere inappellabilmente condannati, ma in italia per fortuna ancora non dovrebbe essere così; dovrebbe essere l’accusatore a dimostrare la validità delle sue accuse e non l’accusato a dover dimostrare di essere innocente2.

Quinta considerazione: ricordo il caso di Dominique Strauss Kahn; anche quando saltò fuori lo scandalo dell’accusa di stupro della cameriera, ci furono alcune che “ricordarono” molestie. Ricordi che poi non ebbero seguito e vennero rapidamente “dimenticati” quando la vicenda si sgonfiò a causa dell’inattendibilità della presunta vittima principale.


  1. uso il termine “presunta” in quanto, a parte le accuse di lei, sulla specifica vicenda non son ancora saltate fuori prove e/o riscontri. Il tizio può anche essere un grandissimo puttaniere, il più grande puttaniere della storia ma ciò non prova che abbia violentato anche in questo caso. 
  2. il caso di Judith Grossman è emblematico; avvocato femminista radicale si è ricreduta quando nel tritacarne è finito il figlio. E fu così che si accorse della barbarie di dar credito sempre e solo alla presunta vittima in spregio alla presunzione di innocenza. 
Annunci

Cortocircuiti…

Quando avevo letto questa notizia: Censimento inglese niente sesso maschio o femmina per non urtare trans – Corriere.it, avevo pensato ad una bufala; invece è vera.  Quello che mi diverte è che abbiamo sotto gli occhi un esempio di cortocircuito logico. Da una parte la galassia contro il cattivo maschio bianco oppressore, cioè femministe, casinisti con la scusa dei diritti capricci civili, associazioni LGBTQIXYZαβγ, anticontroboicottari assortiti, che lotta perché chi si crede un gatto transex dotato di corna e rumine non venga considerato un caso “bizzarro” ma venga assecondato nelle sue idee. Chi siamo noi per imporgli una cultura patriarcale che vieta agli uomini alle persone di considerarsi gatti con corna e rumine?

Di contro invece l’omettere l’informazione sul sesso biologico fa perdere informazioni e, come hanno detto giustamente le femministe:

Ma la proposta ha suscitato la protesta delle femministe, che vi hanno visto un tentativo di eliminare la presenza femminile. La scrittrice Germaine Greer ha argomentato: «Sono stanca e nauseata da tutto questo. Continuiamo a sostenere che le donne hanno conquistato tutto quello che c’era da conquistare. Ma non hanno conquistato neppure il diritto a esistere». E l’attivista Stephanie Davies-Arai ha aggiunto: «Il sesso biologico delle donne viene cancellato e questo mi spaventa. Una volta che smetti di raccogliere informazioni, tutto si distorce per le donne».

Se non hai le informazioni sul sesso come puoi sostenere che le donne guadagnano il 99.99999% in meno degli uomini? Non lo puoi più fare. E quindi, siccome non conviene, il distinguere il sesso fra maschile e femminile non è più una azione oppressiva e patriarcale. Strana anche l’assenza di chi aveva invece aveva piantato casini perché Trump aveva abolito la legge Obama che permetteva ai transgender di usare il bagno del sesso percepito invece di quello biologico (qui). E di chi sosteniene che il genere è solo un costrutto sociale scollegato dal sesso biologico.

Mi sa che da ora in poi, cortocircuiti simili ne capiteranno a bizzeffe. Io mi attrezzo con i patriarcali birro1 e pop-corn per godermi lo spettacolo.


  1. al maschile ovviamente per sostenere il mio culturo patriarcale e misogino. 

“Pull a pig”, a caccia della “più brutta”: ecco il gioco che umilia le donne

Stavo leggendo le notizie sull’ennesimo “caso” montato dai media.

“Pull a pig”, di queste scommesse, imbecilli, ne ho sentito parlare e son servite come trama per un sacco di filmetti. E si tratta di “scherzi” fatti da persone di entrambi i sessi. Ho visto anche un sacco di ragazze provare a flirtare per vedere se erano seducenti e poi, verificato il loro appeal, sfanculare di brutto la vittima.

Sarei stato curioso di vedere, se il respinto dalla principessa si inventava un gioco cretino “kiss a frog” e la sputtanava su internet cosa sarebbe successo. Imho la stessa shitstorm ma a parti inverse.

Giocare con i sentimenti delle persone è pericoloso, molto. In certi casi possono scatenare reazioni abbastanza violente. Son cose che colpiscono nel profondo, sapere che si è giocati. Ciò vale per entrambi i sessi, i maschietti magari in forma più esplicita, le femminucce in forma subdola.  Quando insegnavo vedevo, dall’esterno, simili “scazzi” fra studenti. Di entrambi i sessi.

Sophie attacca, Jessie si difende con gli stessi toni. Lei è una ragazza inglese di 24 anni, lui un olandese di 21. Si sono conosciuti a Barcellona, e questa è l’unico punto in comune nella versione dei fatti dei due ragazzi. Il resto è controverso.

L’accusa di lei. Sophie ha percorso oltre 600 chilometri per rincontrare un ragazzo, Jessie, conosciuto in vacanza a Barcellona. Era stato lui ad avvicinarsi a lei, a conquistarla. Hanno trascorso una notte insieme e qualche tempo dopo la 24enne inglese si è diretta ad Amsterdam per rivederlo. Giunta in albergo ha scritto al ragazzo, ma il messaggio di risposta non è stato quello aspettato: lui l’ha derisa, dicendo che si trattava di uno scherzo, che era vittima del Pull a Pig.

“Era stato lui ad avvicinarsi a lei, a conquistarla”. E lei? passiva passiva oppure ha scelto di farsi conquistare. Perché certe cose si fanno in due, non da solo. Lei poteva sfancularlo da subito.

“You were pigged”, ha scritto Jessie, aggiungendo due emoticon con la testa di maiale, “Era tutto uno scherzo”. “Come hai potuto essere così crudele'”, ha risposto lei, prima di venire bloccata da lui su WhatsApp.

I hope his mother reads this, what a wanker! Sophie Stevenson, you’re gorgeous and he’s an utter arsehole. https://t.co/oOoiS3ZG3z

— Lauren (@laurenella_) 9 ottobre 2017
“Pull A Pig è un gioco in cui un ragazzo cerca di abbordare una ragazza grassa e brutta. Mi sono sentita male”, ha raccontato Sophie al Sun, “Ero così turbata che ho cambiato il mio volo e sono tornata subito a casa la mattina successiva”.

Mi sembra un poco romanzato; cioè conosci un ragazzo per una notte, e parti subito per andare a trovarlo prima di conoscersi bene? Mah. Lui potrebbe essere anche stato coglione ma lei è sicuramente così ingenua da farsi interdire.  Cose che succedono e succederanno sine die. Però prima che qualcuno inventasse un nome fantasioso e si mettesse a piangere su internet si risolvevano con alzate di spalle.  Da notare comunque il bipensiero femminista: ovvero le ragazze a seconda della convenienza son fortissime capaci di superare qualsiasi ostacolo oppure, se invece è più vantaggioso, son di cristallo ed un nonnulla manda il loro cuore in pezzi. Certo che poi sfogare la delusione d’amore con uno sputtanamento “mondiale” sul Sun…

La versione di lui. “Sono io la vera vittima”, ha detto Jessie in un’intervista al Mail Online. “Ci siamo conosciuti a Barcellona, sì, ma non c’è stato nulla – ha raccontato il giovane olandese, aggiungendo di aver contattato un avvocato per difendersi – Siamo stati in albergo ma non abbiamo dormito insieme e, soprattutto, non le ho mai scritto quel messaggio. Quello che sta girando o se lo è inventato lei o se lo sono inventati i giornali. È tutto inventato e mi sta rovinando la vita”.

In un’altra intervista alla versione olandese di Metro, Jessie ha aggiunto che dopo questa storia la sua famiglia è stata minacciata e ha ribadito: “È tutto falso”.

I soliti giustizieri del ueb che appena vedono una buona causa per vomitare livore e sentirsi buoni perché lottano dalla parte secondo loro giusta. Anche qui noto il bipensiero: quando la merda viene versata sul tipo è santissima, quando, ad esempio, viene versata su qualcun’altra, come la tizia perseguitata per aver pubblicato dei suoi filmati osè, invece è un comportamento abietto. Io considero le shitstorm sempre sbagliate. Non conosco la situazione e non posso dire se sia stato chi sia stato stronzo sia stato lui o lei o cinquanta cinquanta. L’unica cosa che posso dire è che lo sputtanamento “mondiale” lo considero un colpo decisamente basso ed una vendetta sproporzionata.

Il pull a pig. Secondo il sito Urban Dictionary, il termine Pull a pig si riferisce a una pratica che coinvolge un gruppo di amici, che escono per cercare di conquistare e portare a letto la donna meno attraente. Vince chi riesce a uscire con la “più brutta”. Essere “pigged” significa essere stata la vittima dello scherzo.

In passato ne aveva parlato l’Independent, citando anche un altro “gioco” simile, “Fat girls rodeo”, il rodeo delle ragazze grasse. In entrambi i casi le donne vengono paragonate ad animali da catturare, una forma di umiliante bullismo, di cui esiste persino un merchandising su internet. La giornalista aveva provato a indagare sulla pratica e questo è stato uno dei commenti ottenuti: “Ma è solo per farsi una risata. Sarai sicuramente una femminista. Loro lo amano, sono felici di ricevere attenzioni”.

“Loro lo amano, sono felici di ricevere attenzioni” è una scusa cretina che non giustifica alcunché. Però essere “mature” significa anche imparare a riconoscere gli stronzi (e le stronze).  Buffo poi scandalizzarsi di simili giochi e poi guardare spazzatura tipo uomini e donne, o temptation island o tanti altri reality cretini.

 

Catalogna o del genio di bossi.

Sto vedendo cosa sta capitando in catalogna; imho il governo regionale catalano è come uno di quei giocatori che ha tentato un bluff e si è trovato davanti un altro giocatore che non ci ha creduto e ha urlato vedo1.
Se scopre le carte si vede che in mano non ha in mano niente quindi deve tenere in ogni modo le carte in mano e cercare disperatamente di alzare ulteriormente la posta.

La dichiarazione di secessione è una stupidata, e le motivazioni sono banali: non hai un esercito capace di controllare il tuo territorio, ergo chiunque abbastanza “forte” può fare il BIP! che gli pare, e non hai una economia capace di sostenerti come stato sovrano. Dichiarare l’indipendenza significa trasformarsi in una repubblica baltica all’epoca del crollo dell’urss. Uno stato dove la valuta ufficiale era carta straccia, la valuta reale era il marco tedesco non il rublo, zeppo di mafiosi che giocavano ai signori della guerra. E le repubbliche si rialzarono grazie all’aiuto, interessato ovviamente2, di grossi stati stranieri.

Le domande da porsi sarebbero: chi, estero, riconoscerebbe la Catalogna indipendente e chi sosterrebbe la sua moneta permettendoli di comprare nel mercato internazionale le merci cui hanno bisogno. L’ultima carta rimasta alla catalogna è paventare il rischio di avere un kossovo, in vendita al miglior offerente3, fra Francia e Spagna. Mollare spagna ed europa per “doversi vendere” a cinesi o arabi (ah la reconquista) mi sembra una azione di cotale intelligenza da far sembrare Antonio Razzi un gigante della politica da collocare fra Cavour e Bismark.

Da una parte l’UE non vorrebbe avere un kossovo al suo interno, d’altra parte è consapevole che se si cala le brache davanti alla catalogna poi si trova alla porta gli indipendentisti greci, sardi, corsi, baschi etc. etc. e dall’europa dei 28 si passaserà all’europa dei 100.000 (fra cui il regno di Tavolara, la repubblica di Malu ‘Entu e il principato della scala B del condominio di corso Cagliari 42, Baradili (OR))

Non so come va a finire; imho comunque se si dovrà scegliere penso che l’europa si schiererà per il “colpirne uno per educarne cento”.

Sto rivalutando Bossi e le sue sparate; è stato folkloristico come il governo catalano ma ha avuto, o la cacarella o il buon senso, di fermarsi un attimo prima di far precipitare le cose in una situazione “irrecuperabile”, cercando di massimizzare i vantaggi evitando però di infilarsi in un “cul de sac”.

Da notare anche il solito bipensiero della politica italiana: le sparate secessioniste della lombardia sono esacrabili mentre, siccome il governo spagnolo è di destra, le stesse sparate Catalane sono da esaltare in quanto sacrosanta autodeterminazione dei popoli…

 


  1. Rajoy è stato un idiota. Più che mandare la polizia a menare sarebbe bastato chiudere all’istante tutti i rubinetti, difficile fare la rivoluzione se la prospettiva è fare la fame. 
  2. Casualmente sono entrati nella NATO ed hanno basi USA nel loro territorio. Ma solo per gratitudine eh… 
  3. il mondo è pieno di stati “francescani” il cui unico scopo è fare il bene del prossimo… 

Flash mob dei bimbi sullo Ius soli: a Iglesias infuria la polemica – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Premessa: ho alcune perplessità riguardo alla legge, impropriamente chiamata dello ius soli1 attualmente in discussione al senato.

Comunque penso che i docenti abbiano sbagliato ed abusato del loro ruolo nell’organizzare il flash mob usando i loro studenti come testimonial. Sbagliato per due motivi: piaccia o no il rapporto studente-docente non è paritetico; la domanda che mi verrebbe da fare è: quanti hanno partecipato perché convinti (loro o le loro famiglie) e quanti per non scontentare il docente?

A scuola non si dovrebbe fare politica per il semplice motivo che il rapporto studente – docente non è paritetico e, come mi è capitato personalmente, i giudizi di merito di un docente sul discente possono venire influenzati anche dal giudizio del docente sulle idee politiche possedute dal discente. Ancora peggio se un docente abusa del suo ruolo per far propaganda, o far fare propaganda, per la sua fazione ai sui studenti, soprattutto se son bambini.

Cosa ne possono capire di ius soli e di problematiche politiche dei bambini? che idee autonome possono avere se non l’accodarsi alle idee di un adulto che hanno come riferimento? Buffo che molti che si lamentano ogni giorno che vogliono trasformare la scuola in indottrinamento, siano i primi ad indottrinare.

Sorgente: Flash mob dei bimbi sullo Ius soli: a Iglesias infuria la polemica – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Polemiche e feroci attacchi agli insegnanti sui social e l’annuncio di interrogazioni in Parlamento e consiglio regionale.

Il flash mob sullo “ius soli” – che martedì ha visto protagonisti gli scolari della 5A dell’istituto comprensivo Pietro Allori di Iglesias – divide gli adulti. (…)

Intanto i maestri che hanno organizzato il flash mob – all’interno di un progetto più ampio con il coinvolgimento delle famiglie – difendono l’iniziativa.

“Abbiamo agito nel pieno rispetto delle direttive ministeriali – puntualizza Christian Castangia, che ha preparato gli scolari insieme alle colleghe Enrica Ena e Maria Efisia Piras – insegnare educazione civica a scuola, altro non è che portare in classe temi dei quali i bambini sentono parlare ogni giorno. Nessuno di noi è iscritto ad alcun partito, né sventola bandiere che non siano quelle a sostegno del più debole. Siamo partiti anche, e lo dice un non cattolico, dalle parole pronunciate dal Papa”. Poi conclude: “Non ci spaventano le critiche, né il confronto. A meno che non ci sia dietro il tentativo di controllare le modalità d’insegnamento”.

Personalmente le trovo scuse patetiche: un progetto scolastico, anche se coinvolge le famiglie, che ha sfondo e scopi politici non deve essere approvato. In classe non si fa politica e non si usano gli studenti come testimonial, sempre ed in ogni caso.

insegnare educazione civica a scuola, altro non è che portare in classe temi dei quali i bambini sentono parlare ogni giorno. 
Secondo: l’educazione civica è insegnare come funziona lo stato non è lo sventolare questa o quella bandiera pro o contro l’approvazione di una legge. O c’è un fraintendimento in  malafede o non si è capito quali siano gli argomenti della materia “educazione civica” che si vorrebbe insegnare. Una cosa è parlare con i bambini, una cosa è farli schierare e manifestare pro fazione scelta.

Nessuno di noi è iscritto ad alcun partito, né sventola bandiere che non siano quelle a sostegno del più debole.
Excusatio non petita accusatio manifesta.  Il manifestare a favore dell’approvazione di una legge è una azione politica, sia che si abbia in tasca una, due o centomila tessere sia che non se ne abbia in tasca nessuna.

Siamo partiti anche, e lo dice un non cattolico, dalle parole pronunciate dal Papa”.
Sareste partiti anche per le polemiche sul matrimonio omosessuale? Se “arruoli” sua santità poi non stupirti se devi pagare l’obolo a S. Pietro.

Poi conclude: “Non ci spaventano le critiche, né il confronto. A meno che non ci sia dietro il tentativo di controllare le modalità d’insegnamento”.
Son pronto a confrontarmi con chiunque sia disposto a darmi ragione. Ottima conclusione. Peccato che la libertà di insegnamento non sia la libertà di fare i propri comodi a scuola.

Imho gli estremi per un provvedimento disciplinare ci son tutti anche se, temo, finirà a tarallucci e vino e qualche posa da martire.


  1. non è uno ius soli puro nel senso di chi nasce in italia ha automaticamente la cittadinanza italiana. E quindi chiamarla legge sullo ius soli è improprio. 

filmato omofobo e zeppo di discorsi d’odio…

Guardate come l’omofobo Reg opprime la povera Loretta, rifiutandosi di riconoscere i sui innegabili diritti umani…

 

Alla fine quello che non riuscirono a fare i bigotti con “life of brian” (brian di nazareth), ovvero censurarlo, temo riusciranno a fare i social justice warrior.

PS Graham Chapman, membro dei monty phyton e quindi autore, con gli altri membri del gruppo, del film era omosessuale e fu uno dei primi personaggi “pubblici” ad ammettere pubblicamente la propria omosessualità.

 

 

Hate speech, facebook, la censura e gli autobus

In germania è stata approvata una legge che punisce con pesanti sanzioni i social network che non cancellano i “messaggi di odio”.

Sorgente: Germania, ecco la “legge Facebook”: multe fino a 50 milioni ai giganti del web – Cronaca – L’Unione Sarda.it

L’hanno già ribattezzata “legge Facebook” ed è un unicum al mondo, il nuovo codice approvato in Germania contro lo hate speech, ovvero il linguaggio dell’odio che sempre più spesso spopola su Internet e in particolare sui social network. (…)

I social network con oltre due milioni di iscritti che non cancellano offese e contenuti diffamatori dovranno pagare una multa molto salata, che può arrivare fino a 50 milioni di euro.

Il contenuto “manifestamente criminale” va cancellato o bloccato entro 24 ore dalla denuncia, nei casi un po’ più controversi c’è una settimana di tempo.

Inutile dire che a temere la legge sono soprattutto Facebook e Twitter, che hanno tre mesi di tempo per abituarsi al nuovo codice: dal 1 gennaio 2018 pagine offensive, contenuti con insulti, minacce, bullismo, fake news, vanno rimossi obbligatoriamente.

A controllare il rispetto delle norme sono 50 dipendenti del ministero della Giustizia.

Devo dire che non condivido questa legge; principalmente perché ho paura che il pretesto dell’ “hate speech” verrà utilizzato come una mannaia per censurare contenuti che non si condividono.  In primo luogo vorrei avere una definizione precisa di “hate speech”; i reati di “parola” come diffamazione, calunnia, apologia di reato, sono normati in maniera precisa ed è un giudice, in tribunale con il contraddittorio fra le parti, che decide se il reato è stato commesso. I social invece dovrebbero diventare contemporaneamente giudici e giustizieri. Non mi sembra corretto.

Seconda cosa: molti purtroppo considerano “hate speech” il semplice non condividere le loro idee e appena qualcuno commenta con un “no ma…” alle loro affermazioni fanno partire le accuse di *-fobia, anche se i commenti sono espressi in maniera corretta e non ingiuriosa. Questa frase dell’onorevole Scalfarotto è emblematica: “Ivan Scalfarotto definisce “inaccettabile una manifestazione come quella contro le unioni civili che si tiene oggi a Roma“, che è “contro i diritti dei propri concittadini dà l’idea di quanto la battaglia per i diritti lgbt nel nostro Paese sia molto complessa”.  Come avevo già scritto, io sarei anche stato d’accordo se avesse definito inaccettabili le richieste della manifestazione, ma non la manifestazione in sé. Nelle polemiche per il figlio avuto dal compagno di vendola grazie all'”utero in affitto”, l’argomentazione principale a chiunque obiettasse era: “critichi perché sei omofobo”.

Il rischio di avere una censura tremenda, in nome del politically correct, è altissimo. Perché il politically correct con il suo vittimismo e il suo frignare “non sei d’accordo con me perché sei un *-fobo” tende a voler usare lo strumento dialettico della censura per costringere l’altro al silenzio e vincere per abbandono.

Sto vedendo le polemiche sul “bus antigender“, imho una pubblicità cretina che però ha causato tante accuse di LGBTXYZαβγ – fobia. Mi ricordano le polemiche che a suo tempo ci furono quando l’UAAR si pubblicizzò con dei manifesti sui bus. Buffo che le polemiche siano esattamente le stesse, solo che chi allora protestava ora è un paladino della libertà e viceversa i credentofobi hanno sposato Voltaire.

E’ “discorso d’odio” l’uno? lo è stato l’altro? lo sono entrambi? chi lo sa; so solo che le polemiche, se si astrae un poco, sono esattamente le stesse. E sinceramente preferisco la libertà di parola anche a costo di vedere qualche pubblicità cretina che dover parlare, o scrivere, solo se autorizzato da un comitato di paladini della rete.

 

Malagiustizia o malainformazione?

Ottimo articolo di Davide Giacalone che analizza l’ennesima sentenza “scandalo” della corte di cassazione; scandalo dovuto ad una lettura approssimata della sentenza e dall’esigenza, da parte della stampa di sparare il titolo scandalistico ad effetto.
Da notare anche che puntualmente per sentenze, come quelle su Riina o sui jeans e lo stupro, platealmente sbagliate e ovviamente “cassate” dalla corte di cassazione, si polemizzi contro quest’ultima e non contro le corti che invece hanno materialmente scritto gli strafalcioni individuati e corretti.
Da notare anche l’assenza dell’ANM e del CSM a difendere la Corte di Cassazione; a malignare direi che la Corte di Cassazione ha le spalle più robuste del giudice di primo o secondo grado e lo star zitti nel difenderla evita anche di dover evidenziare che l’errore da essa corretto è stato fatto da un magistrato dei gradi inferiori.

Sorgente: Davide Giacalone.it (grassetti miei)

Orrore adottivo

La Corte di cassazione ha dunque stabilito che se si ammazza il figlio si merita l’ergastolo, ma se il figlio è adottivo no, perché vale meno. Tale bestialità è stata detta e ripetuta, nell’informare l’opinione pubblica circa il caso di un moldavo, che aveva accoppato il figlio, “solo” adottivo, a coltellate. Condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, salvo vedere cancellare tutto da una cassazione in preda al delirio. Inutile meravigliarsi se l’Italia è un Paese sempre più orfano di giustizia, dato che questo è il livello di chi riporta e commenta le notizie.

La questione è del tutto diversa e, per quanto possibile, ben più grave di quel che si vuol fare apparire. Per capire si deve partire dall’articolo 577 del codice penale, che riporto integralmente (depurato dal giuridichese), essendo chiaro a chiunque lo legga. Il presupposto è l’assassinio: “Si applica la pena dell’ergastolo se (…): 1. contro l’ascendete o il discendente; 2. col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con altro mezzo insidioso; 3. con premeditazione; 4. con concorso di talune circostanze aggravanti (…)”. Ascendenti e discendenti sarebbero genitori e figli. Le aggravanti da ultimo richiamate si riferiscono all’avere agito per motivi “abietti o futili”, oppure all’avere inferto sevizie. Secondo comma, quello decisivo: “La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro affine in linea retta”. L’affine è il coniuge o un suo parente.

Dunque: l’ergastolo può ben essere dato anche se il morto ammazzato è un perfetto sconosciuto all’assassino, ma se quella pena è motivata con il fatto che il morto è un ascendente o discendente, mentre quello non lo è, la cassazione ha il dovere di annullare la condanna.Sono le Corti di merito ad avere sbagliato nel motivare l’ergastolo, non la cassazione nell’averlo fatto rilevare. L’ergastolo è la pena che si assegna quando c’è un omicidio e ci sono le aggravanti, se si sbaglia a contestare le aggravanti resta l’omicidio, ma cade la condanna all’ergastolo. Non è finita.

L’assassino ha accoltellato il figlio perché quello stava difendendo la madre adottiva, tanto che il moldavo è anche accusato di tentato omicidio. In più la signora lo aveva più volte denunciato, per i suoi atti di violenza, rivolgendosi sia alle forze dell’ordine che al comune. Dopo il tragico epilogo la signora ha denunciato l’Italia alla Corte europea per i diritti dell’uomo, ottenendone la condanna, proprio perché tutte quelle sue denunce erano cadute nel vuoto. Quindi: abbiamo un uomo violento, più volte denunciato, che torna a casa e prova ad ammazzare la moglie, si mette in mezzo il figlio adottivo e lui lo ammazza. A fronte di tutto questo i tribunali di merito lo condannano all’ergastolo contestando l’aggravante sbagliata. Questa sì che è roba da far gridare al cielo. Questa e le denunce inutili.

Ma la grande e monocorde macchina dell’informazione non trova di meglio che dire: la cassazione cancella l’ergastolo perché ritiene l’adottivo meno importante del naturale. Per forza che in Italia la giustizia divorzia dal diritto. (…)

Ricordo le tante proteste per la sentenza dei jeans e stupro, le polemiche su riina. Uno dei problemi dell’italia è il dogma dell’infallibilità del giudice; dogma duramente messo alla prova quando due corti sullo stesso fatto sentenziano in maniera perfettamente opposta. Serve una seria riforma della giustizia e serve anche poter tirare le orecchie a chi, vuoi per malafede vuoi per banale dabbenaggine, sbaglia.

Sicuramente c’è stata malagiustizia, non nella corte di Cassazione ma in quella precedente, e sicuramente c’è malainformazione. Malainformazione che mira a creare scandali ad effetto per vendere. E pazienza se per vendere si crea tanta altra sfiducia sulla magistratura.

Università, non entri a Medicina? Vai in Albania. L’esodo degli italiani: “Qui il test è più facile, poi torno a lavorare in Italia” – Il Fatto Quotidiano

Questo articolo paradossalmente è la prova che i test per l’accesso alla facoltà di medicina funzionano bene scremando abbastanza fra compententi ed incompetenti.

E la prova è che gli incompetenti “danarosi” scappino all’estero ove è più facile, se hai i soldini, prendere il titolo.

Sorgente: Università, non entri a Medicina? Vai in Albania. L’esodo degli italiani: “Qui il test è più facile, poi torno a lavorare in Italia” – Il Fatto Quotidiano

Almeno 500 quelli che si sono presentati per sostenere la prova di ingresso all’ateneo cattolico “Nostra signora del buon consiglio” di Tirana: nel 2015 erano stati 100. Un’altra meta, meno gettonata ma sempre più attrattiva, è la Bulgaria: “Da noi pochi posti e c’è la lobby dei baroni”

“Perché scegliere di studiare Medicina in Albania deve essere un tabù? Per me è un’opportunità, se a Roma non passo il test d’ingresso mi gioco un’altra carta là, così non perdo l’anno”. Giacomo ha 19 anni e un grande sogno, quello di fare il medico. A tutti i costi. La valigia per volare a Tirana è già pronta. La data della prova di ammissione è fissata per il 28 settembre. Non sarà l’unico a partire da Salerno. “Ci andrò con un amico. La voce ormai si sta diffondendo, sono stati altri amici in comune a dirci di questa possibilità, anche loro hanno fatto così”. Basta avere i soldi. All’università cattolica “Nostra signora del buon consiglio” di Tirana, l’eldorado dei silurati italiani, la retta annua costa circa ottomila euro. Alla facoltà di Medicina insegnano professori esclusivamente italiani, gli stessi dell’Università Tor Vergata di Roma grazie a una convenzione tra l’ateneo italiano e quello albanese, che è privato.

In pratica se “sbagli” il test in italia basta pagare e vai a studiare, in italiano, ad una università privata e poi tentare il trasferimento in italia. Per “bloccare” questo giochetto basterebbe mettere il concorso anche per i trasferimenti dall’estero. E molti spendono e rimangono fregati.

“In pratica è come fare l’università in Italia con la differenza che qui il test è più facile”, ci racconta Giuseppe, 23 anni, napoletano, che sta per iniziare il terzo anno. “Non ci sono domande di cultura generale, né di logica. Io in Italia avevo tentato l’esame tre volte senza superarlo”.

le domande di cultura generale son solo 4 su 60, le altre son domande sulle materie, la logica e la comprensione del testo. Chi si farebbe curare da un medico che ha avuto difficoltà con logica e comprensione del testo?

 

(…) “A Bari sono stato scartato per due volte di fila, ero stanco. Oggi Tirana è la mia seconda casa”: Giammarco si è laureato in Odontoiatria a giugno. “Mi sono trovato benissimo, eravamo una trentina, pochi e ben seguiti”. Ora sta facendo un master a Bologna. “Potrei lavorare nello studio dentistico di mio padre, ma l’idea è di tornare a Tirana e trovare un posto in una clinica, là va forte la chirurgia plastica e avrei più successo”.

Buffo; una delle accuse ai test era che “passavano solo i figli dei medici”…

Anche Clelia viene da Bari e dopo sei tentativi falliti di entrare nell’università della sua città, in Albania finalmente ce l’ha fatta. “L’ho vissuta malissimo, avevo perso la speranza, ero disperata giuro. Si sa che se non sei raccomandato a Bari non sempre ti va bene.

Sei fiaschi al test, sei. La domanda sorge spontanea: colpa degli accozzati o colpa di una scarsa preparazione dovuta alle superiori?

Mentre Giuseppe è ormai al quinto anno. “Pago settemila euro di tasse l’anno e no, non mi pesa. Voglio diventare un chirurgo ma in Italia per pochi punti non mi hanno preso, ho provato l’esame due volte a Napoli e una volta a Siena”. In Bulgaria la storia cambia: “Il quiz non ha domande trabocchetto, una preparazione liceale è sufficiente per ottenere un buon punteggio”. Di rientrare nel suo Paese lui non ne ha nessuna voglia. “Pochi posti e poi c’è la lobby dei baroni, in pratica inizi a operare quando hai già i capelli bianchi. Punto a una carriera in America, in Germania o in Francia”.

Certo la lobby dei baroni…

Il ministero dell’Istruzione preferisce non commentare la fuga nell’Europa dell’Est dei nostri giovani per bypassare le selezioni in Medicina negli atenei della Repubblica. Nemmeno davanti all’emorragia di neodiplomati in Romania per saltare a piè pari i quiz e magari essere riammessi dopo qualche mese o anno in una delle università italiane. Lorenzo, scartato a Milano, ha studiato due anni a Targu Mures, nel cuore della Transilvania, punto di riferimento per la Medicina da ottomila euro l’anno: “Per essere ammesso devi sostenere una conversazione in inglese di venti minuti, ti fanno delle domandine stupide, del tipo ‘dove sei andato in vacanza’ e ‘quali sono i tuoi hobby’. Ma se non stai al passo con gli esami ti fanno saltare l’anno, come è capitato a me. Ne ho approfittato per girarmi la Romania e intanto ho chiesto il trasferimento in Italia, all’università Vanvitelli”.

Commento io: son delle scappatoie come le scuole private cinque anni in uno, specializzate nel dare una parvenza di preparazione e far prendere il diploma a casi “disperati”. Da notare che nell’articolo son citati figli di medici con studi ben avviati cui il titolo serve per “ereditare” il posto di lavoro di babbo. Gente che non è stata in grado di superare la selezione in italia.
Imho rischiano; perché pagare 1.000 per essere curato da un dentista italiano laureato in albania quando posso essere curato per 100 (viaggio compreso) da un dentista albanese laureato nella stessa università?

Mentire con le statistiche

mentire con le statistiche” era un testo interessante  che mostrava come si potessero utilizzare statistiche, vere e oneste, per sostenere le proprie menzogne usando dei trucchetti per fuorviare nell’interpretazione delle statistiche.

Questo articolo del sole24 ore mi ha portato alla mente quel testo; sia perché vi ho riconosciuto alcune fallacie statistiche, sia perché ho notato alcune tecniche dialettiche per enfatizzare o minimizzare le conclusioni.

Sorgente: Violenza sessuale, il passaporto dei violentatori non c’entra. Ecco i dati – Info Data

Lo suggeriva il buon senso, lo conferma la statistica: non c’è alcuna relazione tra il passaporto e lo stupro. Detto altrimenti, non c’è una nazionalità, un’etnia, la si chiami come si vuole, per cui la violenza sessuale è più frequente che in altre. In altre parole: chi afferma che l’ondata di violenze sessuali che nelle ultime settimane sembra aver colpito il nostro Paese sia una diretta conseguenza dell’immigrazione, ha torto. Così come chi sostiene che invece la colpa ricada soprattutto sugli italiani.

In realtà la stastica conferma il contrario. Vediamo come. Innanzi tutto sarebbe opportuno precisare qual’è la tesi da dimostrare o da confutare; la proporzione fra numero di condannati per stupro di una specifica nazionalità è significativamente diversa a seconda della nazionalità o no?
Se non si fa una domanda precisa ma si fanno insinuazioni fumose è molto difficile arrivare a qualche risposta chiara.

Per questo il raffronto è stato realizzato tenendo conto dell’intera popolazione maschile residente, sia per gli italiani che per gli immigrati. Il risultato è questo:

https://public.tableau.com/views/Violenzasessuale2/Dashboard1?&%3AshowVizHome=no

A un primo sguardo, occorre ammetterlo, il grafico non dice molto. Soprattutto perché il numero di italiani residenti (rappresentato dal rombo in alto a destra) è ovviamente sproporzionato rispetto a quello degli stranieri. E lo stesso vale per la quantità di detenuti. Più che alla distribuzione dei punti sul grafico, però, occorre prestare attenzione alla linea che lo attraversa. Ed avere la pazienza di affrontare un paio di nozioni di statistica, estremamente semplificate con buona pace degli esperti del settore.

il dato italiano siccome è enormemente distante dagli altri è capace di alterare tutti i valori

Il punto, però, è che il valore di R2 è molto vicino a 1. E quindi il modello ha significato. E questo modello dice che c’è una correlazione positiva tra il numero di maschi che compongono una popolazione e il numero di questi individui che ha commesso uno stupro. In altre parole, più persone ci sono e più sono i violentatori tra di loro. Dove siano nati non c’entra nulla. Il Paese d’origine non influenza la “propensione allo stupro”, ammesso che esista qualcosa del genere. O almeno questa è la situazione in Italia secondo i dati a disposizione.

prima conclusione scontata: maggiore è la popolazione maggiore è il numero di stupri; è un fatto scontato. A cosa serve questa conclusione scontata? a far apparire scontato quanto segue. C’è da considerare che il dato italiano visto il numero enorme di italiani rapportati alle persone di altre nazioni è in grado di mettere in ombra la non significatività degli altri dati. Come si può anche vedere eliminando, nell’articolo del sole24ore, il dato italiano.

Per provare a rendere il tutto più intuitivo, Infodata ha provato a rappresentare questi numeri in una mappa. Sulla quale viene rappresentata la percentuale di residenti in Italia in carcere per stupro secondo la nazionalità di origine. I colori più freddi indicano una percentuale più bassa, quelli più caldi un’incidenza più alta. Il filtro “Status” ha la stessa funzione del grafico precedente:

La situazione peggiore riguarda la Mongolia. Il 2,128% dei residenti in Italia è in carcere per stupro. Ma stiamo parlando di una persona su un totale di 47 immigrati dal Paese di Gengis Khan. La mappa suggerisce anche che dovremmo guardarci dagli americani, che stuprano ad un tasso sei volte superiore agli italiani: lo 0,063% dei cittadini Usa che vivono in Italia è detenuto per violenza sessuale, contro lo 0,007% degli italiani. Ha senso dirlo? Il grafico ci spiega che no, non ne ha.

Questo è un esempio di come fra dati giusti si possono dedurre conclusioni sbagliate. La domanda, implicita, è: c’è una significativa differenza nel rapporto fra numero di residenti di nazionalità X e condannati per stupro di nazionalità X? il grafico risponde di sì.
Vabbe’ che per parlare di significatività dovremo anche fissare dei paletti. Prendiamo il caso della mongolia, il numero di residenti mongoli in italia è troppo basso per essere significativo. Ovvero il 2% è un “artefatto” statistico dovuto alla scarsa numerosità del campione di partenza.
La statistica per funzionare bene ha bisogno di “grandi” numeri1; più è ridotto il numero di persone cui si fa statistica maggiore è la possibilità di ottenere risultati falsati dal rumore statistico. Proprio come nel caso della mongolia.

Nemmeno la presenza di alcuni outliers, ovvero di punti sul primo grafico che si allontanano dalla tendenza (e che riguardano Romania, Marocco, Albania e Tunisia), riesce a togliere significato al modello. Il quale afferma che non c’è alcuna relazione tra la nazionalità di una persona e la possibilità che commetta uno stupro. Affermarlo, semplicemente, non ha alcun significato. Almeno se si rimane nel campo del buon senso. E della statistica. Poi ci sono le opinioni, ma su quelle non ci sono dati.

Qui si vede bene come la pubblicazione dello stesso dato in forme differenti forza una interpretazione diversa del dato; scrivere: la percentuale degli italiani è dello 0,007% mentre fra gli americani residenti in italia è dello 0,063%, fa sembrare i due numeri molto piccoli. Mentre dire che ogni centomila italiani abbiamo 7 condannati per stupro contro i 63 americani fa saltare all’occhio il rapporto fra condannati italiani e condannati americani.
Scrivendo la percentuale come rapporto fra condannati per centomila persone, cosa fatta proprio per evitare numeri troppo piccoli, fa balzare agli occhi come il rapporto fra condannati e residenti di nazionalità americana sia nove volte il rapporto fra condannati e residenti italiani. Detto con altre parole: fra gli italiani ci son 7 stupratori ogni centomila maschi, mentre fra gli americani, residenti in italia, ce ne sono 63 ogni centomila maschi. Per fare qualcosa di usabile ho scaricato i dati dell’articolo ed ho eliminato i valori troppo bassi per essere significativi. I filtri che ho adottato sono: numero di detenuti >=10 e numero di residenti >= 2.000.
Il risultato è che fra gli italiani abbiamo 6 stupratori ogni 100.000 residenti in italia, fra i marocchini e gli algerini più di 100 ogni 100.000 abitanti (109 e 102) per essere precisi.
Direi che le differenze sono abbastanza evidenti e significative.

Evidenze mascherate rappresentando i dati mediante numeri “piccoli”.


  1. se prendo 100.000 elettori a caso è molto probabile che abbia un rapporto fra elettori maschi ed elettrici di circa il 49% contro il 51%, la proporzione reale della popolazione italiana. Se prendo due elettori è abbastanza probabile che peschi due persone dello stesso sesso.  Deducendo erroneamente che in italia un sesso non vota.