Di maio vuole il ministero della meritocrazia…

Sorgente: Di Maio, serve ministero “Meritocrazia”. Scuola è massacrata – Elezioni 2018 – ANSA.it

“Servono gli Stati Generali della scuola non nuove riforme”

Luigi Di Maio intervenendo in streaming a Skuola.net ha rivelato di non aver votato nelk 2008. “Avevo 22 anni e non ho votato perché non mi sentivo rappresentato: ma da quel giorno mi sono ripromesso di iniziare un percorso di partecipazione. La vera sfida non è solo il voto ma la partecipazione. Mettersi in gioco e provare a cambiare le cose.

“Stiamo pensando a un ministero della meritocrazia che finalmente dia la possibilità al governo di fare politiche che permettano ai giovani e ai meno giovani meritevoli di raggiungere gli obbiettivi della loro vita. Il tema della meritocrazia non esiste in Italia. Gli onesti spesso sono ritenuti fessi”.

La scuola – ha detto ancora il candidato premier M5S – è stata massacrata dalle riforme. Servono gli Stati Generali della scuola non nuove riforme. Sono state fatte per la scuola quattro riforme in pochi anni ma ora, prima di tutto, la scuola vorrei rifinanziarla. Per assicurarci che non caschino tetti sulla testa degli studenti, che non cambino insegnanti ogni sei mesi e venga assicurata la continuità didattica e che non ci siano 30 alunni per classe. Io – ripete Di Maio – non sono dell’idea di mettere mano ad un’altra riforma”.

Sinceramente Di Maio che propone il ministero della meritocrazia è comico tanto quanto Berlusconi che proponga il ministero per la castità o la Boldrini quello per l’umiltà. Detto questo, noto che, come al solito, si parla di meritocrazia ma non si entra nel merito della vicenda. Per parlare di meritocrazia, con proprietà, occorrono due cose:

  1. definire bene cosa sia “il merito”
  2. specificare come tale merito possa essere misurato; misurato nella maniera più oggettiva possibile

Mancando le due cose,  il termine meritocrazia è solo un termine vacuo che serve a mascherare con belle parole il concetto: “non son io una capra ignorante ma è colpa dell’assenza di meritocrazia”.  E spesso gli stessi che stra parlano di meritocrazia sono i primi a lagnarsi quando si parla realmente di meritocrazia. Ricordo il caso di un maestro, all’epoca precario, che si lamentava dell’assenza di meritocrazia nella selezione dei maestri. Lo stesso che si lagnò alquanto quando non riuscì a passare il test di preselezione (test di preselezione pre) si lamentò alquanto che il MIUR pretendeva capacità di ragionamento logico matematico e capacità di comprensione del testo e non didattica innovativa come l’ascolto di De Andrè invece di insegnare il flauto…

Anche gli studenti; quanti pro “meritocrazia” sarebbero anche pro “test invalsi” e “esami di ammissione”? credo pochi, molto molto pochi.  Meglio la meritocrazia nella quale il merito è la capacità di antanizzazione supercazzolante prematurata postdatata.

Annunci

Femminicidio, numeri gonfiati?

un mio contatto su FB ha condiviso una lettera di una associazione contro la violenza sulle donne, lettera che polemizzava, come tradizione, contro il festival di sanremo.

Ammesso che oramai il far polemiche sul festival è una tradizione italiana più radicata del presepe e della gita di ferragosto, devo comunque dire che la lettera mi ha colpito, soprattutto per alcune sue affermazioni. Quella che mi ha colpito è questa:

Italia (…) dove si conta una media di 200 donne uccise ogni anno per mano dell’uomo che dice, o meglio diceva, di amarle.

200 “femminicidi” all’anno? mi son sembrati troppi. Per curiosità ho fatto una ricerca su google e sono arrivato ad una pagina dell’istat con i dati sugli omicidi del 2016; da notare che l’italia è fra i paesi con meno omicidi cui la vittima è di sesso femminile.
Se vogliamo approfondire, la tavola 1 porta i valori assoluti degli omicidi del 2016:

 

RELAZIONE DELLA VITTIMA CON L’OMICIDA Maschi Femmine Totale
Partner (marito/moglie, convivente, fidanzato/a) 6 59 65
Ex-partner (ex-marito/moglie, ex-convivente, ex-fidanzato/a) 1 17 18
Altro parente 33 33 66
Altro conoscente 20 9 29
Autore sconosciuto alla vittima 97 21 118
Autore non identificato 94 10 104
Totale 251 149 400

Se consideriamo partner ed ex partner arriviamo a 78 “femminicidi”, ed anche se li consideriamo tutti arriviamo a 149, valore ben lontano da una media di 200 “femminicidi” l’anno. Forse la stima di 200 è un tantinello esagerata.

Non si può neanche dire che riguardo al numero di femminicidi il 2016 sia stato un anno fortunato perché, se si guarda il grafico 3 sempre nella pagina dell’istat, si nota che il numero di omicidi di donne è più o meno costante nel tempo, le variazioni sono molto piccole.

Adesso non dico che chi parla di un fenomeno debba dare i numeri precisi al quinto decimale dopo la virgola ma da circa 100, a voler essere generosi, a circa 200 l’errore comincia a diventare alquanto significativo. E se viene gonfiato il numero di “femminicidi” il sospetto che anche gli altri numeri di donne molestate che puntualmente vengono tirati fuori per descrivere l’emergenza femminicidio siano numeri leggermente gonfiati appare alquanto fondato.

Un altra affermazione che mi ha divertito era quella che a sanremo c’erano troppi cantanti “lui” e poche cantanti[1] “lei” Adesso l’uguaglianza di genere deve essere infilata in ogni dove? Però stranamente si parla di eguaglianza sul palco di sanremo oppure nei consigli di amministrazione. Difficilmente si parla di scarsa presenza femminile alla guida delle betoniere oppure di contrasto alla scarsa presenza maschile negli asili e nelle scuole elementari.

Ogni tanto una buona notizia

Vuoi vedere che il “chi rompe paga” contribuirà ad insegnare un poco di rispetto per la “res pubblica”?

Sorgente: Botellón a Cagliari, gli organizzatori chiamati a pagare i danni – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Si erano presentati in centinaia, lo scorso 27 gennaio, nel bastione di Saint Remy, a Cagliari, per il rito del botellón

Giovani studenti radunatisi per una nottata di divertimento a base di birra e vino.

Poi, la mattina, lo spettacolo con centinaia di bottiglie in vetro sparse sulla terrazza ma anche episodi di vandalismo.

Ora, a seguito dei danni causati a una panchina in marmo del Bastione di San Remy, la polizia municipale ha attivato le indagini e gli accertamenti che hanno portato a individuare gli organizzatori dell’evento.

I quali, a fronte delle proprie responsabilità, hanno provveduto a rimborsare i costi per il ripristino dei danni causati al patrimonio comunale così come quantificati dal competente servizio.

 

Segnali di fascismo secondo umberto eco

Su faccialibro gira questa immagine; quello che mi diverte è che apparentemente sembra che riguardi solo una parte; in realtà, “scava scava” è applicabile a tutto l’arco costituzionale.

 

Vediamo un po’:

  1. “culto della tradizione e delle radici”: Berlinguer e il ritorno alla vera sinistra DOCGP (diffidate dalle imitazioni).
  2. Abuso della paura del diverso: vedi il rapporto con le sentinelle in piedi
  3. Costante stato di minaccia: “domani arrivano le camicie nere, torna mussolini…”
  4. Esaltazione della volontà popolare; parliamo del post referendum costituzionale?
  5. Opposizione alla critica analitica: “chi mi critica attacca tutte le donne…”
  6. Cospirazione; “strategia della tensione, provocazioni delle ffoo”…
  7. Proclamazione di un leader: “liberi e uguali con il nostro caro leader”…
  8. Controllo della sessualità: Asia&il mossad…
  9. Azione prima della ragione: vedi le “contromanifestazioni” contro le sentinelle…
  10. Linguaggio limitato e ripetitivo: “Renzusconi, fascisti…”
  11. Appello ad una classe sociale frustrata: “i gggiovani senza lavoro per colpa del job act…”
  12. Rifiuto delle idee moderne: “proletari di tutto il mondo unitevi”…

PS

Penso che eco c’entri poco e che sia di origini americane; si nota da piccoli dettagli: le scritte in inglese, l’aquila dalla testa bianca. Mi sa che il fu professor Eco comincerà a contendere ad Einstein la paternità di tante citazioni farlocche che girano su faccialibro.

Pattern…

 

Fatto di cronaca nera che colpisce.

 Situazione:

Politicamente conveniente

Politicamente imbarazzante

Autore: Terrorista. Squilibrato
Responsabilità “morale”: È del gruppo cui l’autore simpatizzava. È del singolo, non del gruppo.
Politico di riferimento: Enfatizza. Minimizza.
Strumentalizzazione: Giusta. Scorretta.
Giustificazioni: Ingiustificabile. Concorso di colpa di altri.
Situazione simile ricordata dall’altra parte: Mille distinguo. Mille distinguo.
Commenti su twitter: Sdegno a piene mani, leggi speciali. Minimizza, trova anche i torti dell’altra parte.

gratta via il nome dei protagonisti e i nomi delle fazioni in gioco e trovi sempre il solito, noioso, pattern.

Beata la scuola che non ha bisogno di eroi…

Stavo leggendo la vicenda della professoressa sfregita da un suo studente. Professoressa che, a quanto pare ha dichiarato:

«Lo perdono»
Oggi, la professoressa Di Blasio dovrebbe essere dimessa. Ieri l’insegnante è stata sottoposta a una visita maxillofacciale a Caserta, poi è tornata all’ospedale di Maddaloni. Scossa, ma incredibilmente decisa ad assumere il ruolo di primo difensore del ragazzo. «Torno a scuola appena possibile – ha detto – ma Rosario non deve essere punito, chi lo punisce fa male a me». La donna ha riferito che «per quanto si rifiutasse di studiare, non avrei mai immaginato che avrebbe fatto una cosa simile». (fonte)

Prima considerazione: non si sta parlando di un bambino di 3 anni che non si rende conto di nulla ma di una persona di 17 anni. A 17 anni dovresti iniziare ad essere responsabile delle tue azioni; e responsabilità significa anche trovarsi a dover pagare per le stupidaggini fatte. Giustificarlo come se avesse avuto 3 anni significa educare lui e gli altri all’irresponsabilità dei bambini di 3 anni. Si vuole questo? Poi però non ci si lamenti dell’irresponsabilità dei ragazzi visto che è un diretto effetto di come son stati cresciuti.

Seconda considerazione: non condivido l’agiografia che vuole che la professoressa sia una santa. La scuola con il ragazzo avrà anche sbagliato ma non è stata l’unica che doveva intervenire, e gli eventuali sbagli fatti dalla scuola non possono e non devono, in nessun caso, giustificare per niente tali comportamenti. E il fare la santa e perdonare significa insegnare, con l’esempio: “fate quello che vi pare che poi tanto un pretesto per perdonare si trova”.  Il ragazzo va trattato con giustizia in modo che sia un esempio per lui e per gli altri, che si renda conto di ciò che ha fatto e che se ne rendano conto anche i compagni. Un ragazzo non si porta il coltello a serramanico a scuola così per caso. Non vorrei calunniare ma, leggendo, ho avuto l’impressione che come al solito si tendesse a minimizzare certi comportamenti per poi “accorgersene” di botto quando la questione diventa troppo grossa da poter essere nascosta.

Terza cosa: la scuola non ha bisogno di martiri; ha bisogno di personale professionale che venga posto nelle condizioni di lavorare bene ed in maniera efficace. Sarebbe opportuna una riflessione sui danni che l'”attimo fuggente” ha fatto. Era un bel film ma un film non è la realtà. E soprattutto non si può pretendere che i docenti facciano miracoli e trasformino “per miracolo” teppisti in perfetti lord inglesi.

Ogni pretesto è buono per fare una sceneggiata…

Stavo leggendo la lettera delle donne del cinema italiano contro le molestie. Imho una gran paraculata per avere visibilità, frignare un pochettino e magari strappare qualche contentino o, per quelle oramai fuori dal giro, qualche comparsata nei salotti televisivi.
Per il resto i soliti vacui luoghi comuni e le solite bufale che vedono le donne sempre e solo come sante vittime.

Fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli/people/2018/02/01/news/dissenso_comune_le_donne_del_cinema_italiano_contro_le_molestie_contestiamo_l_intero_sistema_-187823453/

Oltre 120 attrici, registe, produttrici, donne che lavorano nella comunicazione dello spettacolo, hanno sottoscritto una lettera che muove dal caso Weinstein. Un testo che non vuole puntare il dito contro un singolo ‘molestatore’ ma l’intero sistema di potere

Parliamo della prima paraculata: non vuole puntare il dito contro il singolo ma contro il sistema. Mentre il sistema si può accusare anche a vanvera di tutto e di più senza dover avere per forza l’onere della prova. Mentre accusare il signor Tizio Caio di essere un molestatore e non essere in grado di dimostrarlo in tribunale porta il rischio che poi il signor Tizio Caio denunci a sua volta per calunnia.
No, no, meglio prendersela con il sistema (o qualche altro nemico immaginario).

Piacere. Io sono il sistema.

Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo nel mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse.

Bene, le prove prego. Prove a prova di tribunale, non la fallacia ad populum. Anche se tutta la gggente credesse che la terra sia ferma al centro dell’universo lei “eppur si muove”.

Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.

Il buon senso, e guardacaso anche la costituzione più bellissima del mondo, dice che la responsabilità penale è personale. Poi il buon senso dice anche che per condannare una persona servono delle prove, prove che devono reggere ad un dibattimento in tribunale. Dice anche che l’onere della prova è lasciato a chi accusa e non a chi deve diffendersi. Qual’è l’alternativa? Accuse basate sul “si dice che…”, “è noto che…” che da congetture diventano prove evidentissime, che siccome una donna ha commesso infanticidio tutte le donne son potenziali infanticide, che è sempre colpa della strega perché è la strega… In pratica il ritorno al medioevo ed ai processi in piazza con la folla che ti spediva sul rogo perché eri una strega senza tanti cavilli legali. Tutto bellissimo tranne quando finivi tu sulle fascine. Questo è il caso di una femminista che si è ricreduta del fatto che l’essere pisello-forniti sia valida prova di colpevolezza, si è ricreduta quando nel tritacarne c’è finito il figlio…

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

Vogliamo l’inversione dell’onere della prova? quindi se venisse accusato un marito, un figlio, un fratello o anche una “sorella di lotta” questa dovrebbe andare al gabbio senza passare dal via perché la presunta vittima ha sempre ragione e deve essere l’accusato a discolparsi?

Leggendo le firme a corredo mi è venuta in mente questa vecchia battuta: “tutte le donne sono troie tranne la mamma, la moglie, la sorella e la figlia.”; fra i nomi delle firmatarie ci son sorelle, figlie, mogli di registi e attori famosi. Anche babbo, il fratellino, il marito sono o eranio parte del sistema? o il fatto di essere “il padre, il fratello, il marito” è per loro cagione di salvezza qualora venissero accusati di far parte del sistema?

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Bene quali sono i limiti? come distinguere il gioco della seduzione dalla molestia e il gioco della seduzione dall’esposizione e dalla vendita della mercanzia? Decidere dopo cinque e passa anni che non era seduzione ma era molestia come si pone?

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

Femminismo uber alles…

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

Magari qualche aiuto concreto per la poveraccia veramente sotto ricatto sarebbe gradito più che grandi pipponi pseudomoralistici a scopo pubblicitario.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Alè piagnisteo e bufale per pietire. Le donne guadagnano meno, lo dice la statistica. Ma la statistica dice anche che le donne fanno più assenze, fanno meno straordinario, fanno lavori meno rischiosi (il 90% delle morti bianche ha il pisello) e son più lente nel ragionare. Mi sembra che tali argomenti giustifichino ampiamente il gender gap. Comunque sarei curioso di vedere un contratto collettivo di lavoro italiano dove viene prevista, per i maschietti e solo per loro, l’indennità di pisello…

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura. (Seguono firme)

 

Sinceramente: mi sembra solo una campagna pubblicitaria che sfrutta il moda del momento per farsi tanta pubblicità a basso costo.  Perché se ne parla solo adesso “che è diventato una moda”?  Perché tanta gente che ieri era bene ammanigliata adesso denuncia il sistema? A pensar male direi che passare per povera vittima è meglio di passare per complice.

Confucio e il perdonismo

La colpa è sempre degli altri…

Buseca ن!

“Corea del Sud: il 97% degli studenti che escono dal liceo vanno all’università, superando uno dei test di ammissione più difficili al mondo. Alla base della formazione del coreano c’è il pensiero di Confucio, che mette al primo posto la conoscenza come valore dell’individuo, l’educazione civica, il rispetto per l’anziano e il docente. I professori possono trimestralmente essere cacciati dalla scuola se non raggiungono livelli di eccellenza nel proprio lavoro.

Adesso fermatevi un secondo. Pensate all’italia. Al perdonismo, alle professoresse sfregiate per una nota, alle maestre che scrivono squola, all’invito di indulgenza per le promozioni. Poi ditemi che il problema è l’evasione fiscale e l’astensionismo.”

Sorgente: STATO MINIMO 

View original post

le donne son più lente a ragionare…

Fonte: Corriere della Sera

Oxford allunga i tempi dell’esame di matematica: così aiutiamo le ragazze
La decisione della facoltà di computer science per ridurre il gap nei risultati. Il rettore: dipende dalla pressione che sentono le ragazze. «L’esame è un test di comprensione non di velocità»

Più tempo per completare i quesiti dell’esame di matematica. Lo scopo? Aiutare le ragazze. È l’iniziativa presa dall’università di Oxford per ridurre la disparità di genere nei risultati delle materie scientifiche. Agli studenti sono ora concessi 105 minuti per finire il lavoro invece dei canonici 90 minuti, anche se non è stata introdotta alcuna diversificazione nella difficoltà dell’esame. L’anno scorso soltanto sette ragazze si erano laureate in matematica col massimo dei voti, rispetto a 45 maschi: questo si traduceva in una percentuale del 21 per cento per le femmine contro il 45 dei maschi. Si tratta di uno degli squilibri maggiori fra tutte le materie insegnate a Oxford. E non si può certo imputare a scarsa capacità o poca fiducia in se stesse: per essere ammessi a Oxford, specialmente per studiare matematica, bisogna già essere praticamente dei geni.

Siccome meno donne prendono il massimo dei voti rispetto agli uomini allora aumentiamo artificialmente i voti. Apparententemente sembra una cosa positiva ma poi diventa un boomberang:

-> dimostri in pratica che esiste una difficoltà delle donne ad affrontare la materia

-> tutti con il massimo allora nessuno con il massimo; e chi deve assumere si affiderà ad altri sistemi che non l’accoppiata università-voto di laurea. Vedi cosa è capitato in italia con l’inflazione dei 100 e lode.  E nel caso si debba assumere per forza “per sesso”; se tutte le candidate hanno 100 e lode allora si valuteranno altre qualità ( o Y o ) -_-

I docenti dell’università si sono allora chiesti se non fosse il tempo limitato delle prove d’esame a svantaggiare le ragazze. E in effetti dopo l’introduzione della riforma i voti femminili sono migliorati. «Riteniamo che questo cambiamento possa mitigare la differenza di genere che si è manifestata negli anni recenti – hanno detto i docenti – e in ogni caso gli esami dovrebbero essere una dimostrazione di comprensione della matematica e non una corsa contro il tempo».

La riforma degli esami di matematica fa seguito alla decisione del dipartimento di storia di rimpiazzare gli esami tradizionali con un compito a casa: anche in questo caso si era cercato di migliorare i risultati femminili, anche se la misura era stata criticata come sessista perché implicava che le donne fossero più deboli. Ma l’allungamento dei tempi degli esami di matematica è stato salutato con favore da diverse ragazze: «Sono un po’ a disagio di fronte a schemi volti a favorire un genere su un altro – ha detto una rappresentante degli studenti – ma sono contenta che si riconosca che c’è un gap laddove non dovrebbe esserci e che si comincia a ragionarcisi sopra».

Partiamo dalla fine: si sta riducendo il gap fra i sessi semplicemente abbassando l’asticella. Ma questo significa che le donne non son pari agli uomini ma più lente a ragionare. Mi chiedo se alla prossima frignata sul gender gap qualcuno, citando il caso di oxford, rispondesse: “è giusto le donne son più lente a ragionare”. Probabilmente verrebbe giù il mondo a furia di piagnistei.
Da notare che quando la “discriminazione” viene a vantaggio viva la specialità e la discriminazione.