Alluvione in sardegna

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Creare razzismo how to /14 – Judith ha lanciato una nuova moda?

Stavo cercando notizie sulla situazione meteo in sardegna, al sud si è in allerta rossa, quando ho visto questo articolo: “Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano.

Mi è venuto da pensare subito al “caso” di venezia. Noto che le cause di indignazione vanno “a moda”; adesso è di moda il datore di lavoro razzista e leghista che nega il lavoro al bovero immigrado per razzismo. Prima erano le persone di colore che erano tanto amate da sentirsi come attori in un porno interracial che di punto in bianco, dalla vittoria della lega, si son sentite come nell’alabama degli anni 50.

Devo dire che questo modo di agire lo trovo alquanto stupido: un datore di lavoro è libero di assumere chi vuole e non deve motivare in nessun caso il suo diniego. È liberissimo di dire che Tizio non l’ha convinto, che magari vuol fare altri colloqui, che ha trovato uno migliore. Far passare l’idea che il diniego sia sempre e solo dovuto al razzismo, classico modus operandi di molti SJW, significa fare continui spot pro salvini.

La notizia ha tutte le caratteristiche della fake news ed inoltre mostra molta della plateale idiozia di tanti antirazzisti che, convinti di agire a fin di bene finiscono a far disastri peggio di quelli che credono di voler evitare.

“Non piaci ai clienti”: a Tempio rifiutata l’assunzione a un giovane africano

Un gruppo di cittadini ha denunciato l’episodio sul web. I titolari della pizzeria si giustificano: dispiace ma qui il lavoro è a rischio

TEMPIO. La denuncia, sotto forma di lettera, sta facendo il giro del web. Gli autori si firmano come un gruppo di cittadini e l’intento che li ha spinti a scriverla è quello di rendere pubblico un fatto accaduto a Tempio che farà sicuramente discutere: a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Il servizio completo sul giornale in edicola e nella versione digitale

Le cose che non mi convincono:

a un giovane africano è stato rifiutato di lavorare in una pizzeria in modo da prevenire le possibili proteste dei clienti.
La stessa cosa che è capitata a Judith; peccato che la notizia sia stata data con i piedi e che ci siano fortissimi dubbi che sia falsa. Sarei curioso di sapere come ha fatto il comitato dei cittadini a sapere l’esatto motivo per il quale il ragazzo non è stato scelto. Il candidato datore di lavoro l’ha ammesso candidamente? dubito sia così idiota. E se anche fosse, un datore di lavoro ha tutto il diritto di assumere o non assumere chi gli pare senza doversi giustificare con nessuno così come chiunque è libero di andare nei ristoranti di suo gusto.

I titolari del locale non smentiscono l’accaduto. Tengono, anzi, a spiegare ciò che li ha spinti ad agire così, precisando che in passato (e si tratta di un fatto accertato) avevano assunto personale di diverse nazionalità
E lo ammettono così candidamente dicendo che in passato avevano assunto personale di diverse nazionalità? mah mi sembra un comportamento da imbecilli. Sarebbe bastato un secco “no comment”.

Dagli autori della lettera viene fuori una proposta-sfida e che potrebbe piacere a quella parte di clienti e consumatori che badano più alla qualità del servizio e del prodotto che alla nazionalità del lavoratore. «…Potrebbe accadere di scoprire che scegliere di giustificare le discriminazioni non paghi, perché i cittadini che si indignano per le ingiustizie sono più numerosi di quelli che le praticano».
Campagna virale per un locale “concorrente” più politically correct? vabbè che il commercio è una jungla ma l’abusare di accuse di razzismo per carpire qualche cliente in più spesso si traduce in un boomerang. Come avevo scritto anche nell’altro articolo: cosa penserà un “bianco” che si vede scartato? che al negretto basta piangere un poco di discriminazione per trovare lavoro?

Scegliere un negro perché negro è razzismo così come scegliere un bianco perché bianco. A furia di inventarsi casi di razzismo immaginari B->A si rischia di rinforzare il razzismo “reale” A->B. Poi quando le simpatie verso certe parti politiche crescono enormemente, forse sarebbe il caso di fare un poco di autocritica invece di raccontarsi tante balle autoassolutorie per la propria idiozia.

Io non ho visto la lettera, non son riuscito a reperirla su FB e non sono abbonato a “la nuova” per vedere l’articolo completo; ma ho il sospetto che sia un caso simile al caso di judith, la storia mi sembra troppo artefatta e troppo simile a quella di venezia per essere genuina.

Storie come queste sono tanti, ma tanti, voti per gli xenofobi… sinceramente:

Ma brutte teste di cavolo non vi rendete conto che inventare simili balle significa fare un’ottima campagna elettorale a Salvini, che per un voto di anticontroboicottaro che guadagnate ne portate dieci a Salvini? Volete che salvini perda voti? Buttate il cellulare, eliminatevi dai social e ritiratevi in un eremo nella foresta amazzonica, grazie. E non provate a giustificare le tremende batoste con favolette tipo che gli italiani stanno diventando tutti razzofascisti xenofobi.

Un test per capire quanto sei portato a discriminare le persone.

Siete il responsabile HR di una azienda.

C’è un posto vacante nella vostra azienda, il boss vi chiede di incontrare i quattro candidati selezionati e di scegliere chi assumere. I candidati sono:

  1. Anna, una donna bianca eterosessuale.
  2. Bruno, un uomo bianco omosessuale.
  3. Carlos, un uomo di colore eterosessuale.
  4. Diego, un uomo bianco eterosessuale in sedia a rotelle.

Chi assumete?

Risultati:

Se avete scelto Anna siete degli omofobi razzisti che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se avete scelto Bruno siete dei misogini razzisti che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se avete scelto Carlos siete dei misogni omofobi che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se avete scelto Diego siete dei misogini omofobi e razzisti. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se non avete voluto scegliere siete solo dei misogini omofobi razzisti che discriminano i disabili. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Se ne avete voluto assumere più di uno, siete un incompetente che ha causato il dissesto finanziario dell’azienda causando il licenziamento di tutti i dipendenti. Molto probabilmente l’avete fatto solo perché siete dei misogini omofobi razzisti che discriminano i disabili e che odiano le aziende multiculturali equosolidali antidiscriminazione e le vogliono far fallire. Dovete vergognarvi profondamente. Meritate la gogna sui social.

Creare razzismo how to /13

Se benzina a piene mani spargi, lamentarsi dell’incendio stupido è. (maestro Yoda)

A quanto pare la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro si è rivelato essere una bufala; qui Butac e qui Puente, che non son di certo diffamatori prezzolati al soldo di Salvini e Di Maio.

Ho notato che l’articolo che avevo citato nel post creare razzismo how to 12 è stato modificato; onor del vero va detto che è stato scritto in coda all’articolo che lo stesso è stato aggiornato due giorni dopo la pubblicazione.

Interessante un confronto fra la vecchia recuperata grazie a web archive e la nuova versione

la vecchia :

Venezia, respinta al colloquio di lavoro: «Non vogliono persone di colore». Brugnaro: «Un cretino»

La denuncia su Facebook di una ragazza di origini haitiane: «Quando il titolare del ristorante ha visto che ero nera se n’è andato lasciandomi basita. Io sono italiana». Brugnaro: «Le chiedo scusa a nome della città»

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.
Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

e la nuova:

Judith a colloquio con La Mantia, ma il web non crede al suo racconto. Lei: «Non ho inventato nulla»

La denuncia su Facebook della ragazza di origini haitiane criticata dal web: «Denuncia generica, è in cerca di visibilità». E lei, intanto, incontra il famoso chef

VENEZIA Un racconto che per tanti inizia a «scricchiolare» e una seconda chance al lavoro. Sono giornate intense quelle che sta vivendo Judith Romanello che sul web, giusto tre giorni fa, aveva denunciato un grave episodio di razzismo. « Qualche giorno fa Judith racconta di essersi recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante «ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum». Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Confrontando le due versioni cosa si nota?

  • Son spariti i suoi riferimenti all’essere di origini haitiane, di esser stata adottata e che le piaccia la pallacanestro.
  • Il nuovo titolo è in forma dubitativa ed apra con il colloquio della ragazza con il famoso chef, quasi che l’apertura del titolo sminuisca il seguito “il web non crede al suo racconto”.
  • Da notare nel titolo anche il gioco del “sandwitch”: Notizia positiva per lei: a colloquio con La Mantia, notizia negativa: “il web non crede”, notizia positiva: “io non ho inventato nulla”
  • Sono spariti, nel titolo, anche i riferimenti alle dichiarazioni del sindaco di Venezia, son riportate solo nel corpo dell’articolo, perché?

Cosa si può dedurre dai cambiamenti? che non è stata scelta la via dell’articolo “smentita”; un ci siamo sbagliati a pubblicare una storia non verificata ma si è cercato di mettere una pezza cambiando, in maniera sostanziale, l’articolo. Mi sembra un comportamento poco professionale. Alla fine le fake news tutti le fanno e tutti se le rinfacciano vicendevolmente,

Interessante anche il paragrafo aggiunto alla fine della nuova versione dell’articolo

Gli attacchi del web e la difesa
Ma ora la vicenda, per tanti, inizia a «puzzare»: dal popolo del web piovono le critiche e si diffonde il sospetto che la bella ragazza sia in cerca di popolarità. Fra i primi a prendere posizione la giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli che punta il dito sul racconto nebuloso di Judith. «Dice di aver perso tutti i contatti telefonici, di non ricordare il nome di chi le ha fatto il colloquio – sbotta su Facebook – ma nessuno le ha chiesto nulla prima di farla diventare un caso nazionale?». Ma la stessa Judith rimanda al mittente ogni accusa: «Non mi sono inventata nulla, è tutto vero». Nel frattempo, per lei, proprio ieri, si è aperta una nuova occasione lavorativa: lo chef Filippo La Mantia, che ha aperto un nuovo ristorante, l’ha incontrata nel pomeriggio per un colloquio.

Vabbe’ che la Lucarelli è una garanzia di webtrollata mentre citare Butac (Michelangelo Coltelli) o qualche altro sbufalatore con un minimo di autorevolezza in più di Selvaggia non avrebbe deposto a favore della tesi “storia vera”.

Mi ha dato da pensare anche la notizia del colloquio: perché? Posso dire che l’impressione che ne ricava uno che ha dubitato della vicenda è che basti frignare via web di qualche discriminazione, possibilmente spendibile politicamente per attaccare la parte politica avversa, per avere da subito tante opportunità. Cosa andrebbe a pensare una ragazza che cerca anche lei lavoro come cameriera e vede questa vicenda? Penserà felice: “che bello, c’è ancora un Italia che non discrimina…” o penserà incazzata: “a quella sparaballe l’hanno assunta solo perché negra…”.

Temo che la risposta sarà la due, e, cosa peggiore che la rabbia che prova è anche, a mio avviso, giustificata. Un’altra persona che, magari era pro accoglienza e contro il razzismo ma che, diventando vittima del razzismo B->A non nasconderà simpatie verso il razzismo A->B.

Ecco spiegato con un esempio concreto il perché i partiti “xenofobi” e “razzisti” hanno successo, non son altro che la reazione a partiti che, a parole, si dicono antirazzisti e antixenofobi ma che in realtà sono altrettanto razzisti e xenofobi, ma B->A invece che A->B.

Una cosa che molti non capiscono, soprattutto nei media, è che i razzismi si sommano in valore assoluto, non algebricamente, tirar fuori razzismo B->A per curare quello A->B, non solo non funziona ma anzi innesca una spirale perversa che porta all’aumento di entrambi i razzismi.

Creare razzismo how to /12

Stavo leggendo la notizia della ragazza respinta al colloquio di lavoro perché nera. Devo dire che la vicenda mi è puzzata alquanto, ha tutte le caratteristiche della fake news e i giornali, visto che è funzionare alla storiella “italiani razzisti, migranti buoni” ci son cascati con entrambi i piedi. Non so se sia per malafede o semplice e banale dabbenaggine.

Quello che a me ha dato da pensare, sentendo il  titolo, è stata la plateale idiozia di chi ha fatto il colloquio di lavoro; ad un colloquio non è un obbligo far seguire una assunzione e non è un obbligo dover motivare perché la persona è stata scartata. Quella frase sarebbe solo idiozia gratuita, e dubito che il gestore di un ristorante sia così platealmente imbecille.

Leggiamo comunque criticamente la notizia (grassetti miei).

VENEZIA «Mi ha detto “Scusa, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante perché potrebbe fare schifo ai miei clienti” e poi se n’è andato». Judith Romanello ha vent’anni e un inconfondibile accento veneto ma è nata ad Haiti. Qui i suoi genitori adottivi sono andati a prenderla quando era ancora una bambina. È appassionata di pallacanestro e vive a Spinea.

E cosa c’entra? l’attacco sembra scritto per carpire la simpatia e portarla verso la ragazza.

Qualche giorno fa si è recata a Venezia per un colloquio di lavoro come cameriera in un ristorante ma il titolare non le ha neanche chiesto il curriculum. Le ha spiegato che il colore della sua pelle era un problema per lui e poi se n’è andato senza nemmeno stringerle la mano. «Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento», racconta Judith in un video che ha postato su Facebook per denunciare l’episodio. «Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Discriminazioni
Nonostante non sia la prima volta che Judith, come molti altri, viene discriminata per il colore della sua pelle, l’amarezza è stata tanta. «Io sono italiana e so che non tutti gli italiani sono così. Mi chiedo: 2018 c’è ancora questa lotta tra neri e bianchi? È una cosa che fa schifo – dice -. Io non voglio fare la vittima con questo video ma solo far riflettere, stiamo tornando indietro». Judith non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie. «C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. A questa ragazza mi sento di dire di stare tranquilla che un buon lavoro presso i ristoranti di Venezia lo troverà sicuramente perché l’importante è sorridere, essere professionali e cortesi. Per il resto, si cresce insieme al locale. Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Ci sono un sacco di cose che non tornano:

Ho letto un annuncio su Subito.it e ho contattato questo ristoratore per chiedergli se potevamo vederci. Lui ha acconsentito e ci siamo dati appuntamento (…) non ha fatto nemmeno in tempo a conoscere il nome del ristorante perché l’incontro è avvenuto in un luogo pubblico, nella zona del ponte delle Guglie

la ragazza legge un annuncio in cui si cerca personale e non chiede il nome del locale, o se lo chiede non le viene detto. Molto strano. Non sarebbe la prima volta che si usa un “annuncio civetta” per attrarre ragazze. Qui una banale ricerchina su google. Un locale serio non si comporta in questo modo. Ho una amica che sta cercando personale nella ristorazione. La prassi che segue è: contatto telefonico, invio via email del CV, con foto del potenziale candidato e, nel caso, colloquio presso il ristorante o l’ufficio del commercialista. Non colloqui alla “cieca” in strada.
Il tizio non le chiede il CV via email, fissa subito un appuntamento, non nel locale ma in un luogo pubblico. Sarò malfidente ma la questione avrebbe dovuto far scattare qualche “allarme” sulla serietà della persona contattata nella testolina della tizia. Per fortuna il tizio si è limitato ad insultarla; poteva finire peggio.

«Quando sono arrivata mi ha guardata e mi ha detto “non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me”. Poi se n’è andato. Io sono rimasta basita».

Arriva, si presenta e il tizio la insulta e scappa. Il rasoio di Occam direbbe uno scherzo di pessimo gusto, spiacevole ma è una cosa che capita abbastanza spesso anche a ragazze bianche. Perché in questo caso, e solo in questo caso parte l’indignazione a mille e negli altri casi neppure se ne parla nella cronaca locale?

«C’è poco da commentare, è un episodio spiacevole – dice Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe di Venezia -. È una vicenda strana, non è questo il modo di assumere il personale. (…) Esperienze come questa non devono portare a una delusione ma a far capire ancora meglio come selezionare un buon locale in cui lavorare».

Puro, purissimo buon senso. Ha dovuto fare il diplomatico però ha fornito un parere sensato e corretto.

L’ira di Brugnaro
In serata è arrivata anche la presa di posizione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! — ha scritto su Twitter il primo cittadino —. Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato».

Pezza molto, ma molto, peggio del buco. Dubito che il sindaco si sdegni così tanto per qualche altra inc*ata tirata dai suoi concittadini. Perché in questo caso paga politicamente lo spararsi pose antirazziste. Perché per judith dichiarazioni roboanti e per filomena no?

Per questi motivi penso che la notizia, se vera, sia stata data male o sia una fake news; non c’è modo di risalire al colpevole, se vero c’è solo un annuncio ed un numero di telefono privato su subito, se falso la ragazza rischia grosso se lancia accuse indimostrabili. i SJW su twitter chiedevano il nome del ristorante per invocare la vendetta divina sul proprietario; se malauguratamente parte una accusa “non dimostrabile” si rischia di trovarsi a pagare colossali risarcimenti per “calunnia”.

Strano che questi dubbi non siano venuti al giornalista. Quello che mi fa ridere è che da una parte i giornalisti si pongono come i paladini della verità contro le fake news che impestano il web e dall’altra parte rilanciano acriticamente qualsiasi storiella possa colpire i potenziali lettori senza fermarsi cinque minuti a rifletterci sopra o magari cercare qualche altro riscontro.

Fare i paladini della verità spacciando fake news non è che sia l’ideale per dimostrare credibilità e professionalità.

 

 

 

Crisi al gruppo l’espresso

Trovo buffo che come ultima trovata pubblicitaria cerchino di farsi passare per martiri uccisi dal cattivissimo Di Maio.
Cosa che a me fa pensare a Godzilla (il gruppo l’espresso) che si scontra contro Giggino Rat Man (non me ne voglia l’ottimo Leo Ortolani) e le prende di brutto da Rat Man

Il problema de la repubblica è lo stesso del PD (d’altronde chi aveva la tessera n° 1?); non riesce a dire niente bloccato dalle proprie contraddizioni interne, è passato di moda.

Repubblica era il giornale dei duri e puri contro berlusconi, i buoni più buoni, quelli che urlavano nelle piazze legalità e onestà. quelli che “la magistratura non sbaglia mai”. E adesso, morto il berlusco, contro chi se la prendono? L’antiberlusconismo non attira più. Purtroppo son stati superati a sinistra dagli honesti più honesti e a destra da chi vorrebbe uscire dalla mentalità della guerra totale. Cosa dicono di interessante? poco, non vendono più, non interessano più.

L’ultimo rantolo è stata la campagna pro immigrazione, peccato sia costata dover rimangiare un sacco di sacri assiomi:

  • Inquisito = colpevole
  • La magistratura non sbaglia mai
  • Il popolo ha diritto di conoscere tutte le intercettazioni.

Aggiungiamo che si son alienati anche la parte del PD che si è sentita accusata da chi sparava la stronzata “Minniti = Salvini” e si capisce la tremenda emorragia di lettori.

Ai datori di lavoro italiani non interessa la tua laurea umanistica – The Vision

Un ottimo esempio del motivo per il quale ai datori di lavoro non interessa una laurea umanistica; gli umanisti hanno qualche difficoltà a capire la realtà e pensano di poterla sostituire con i loro desideri.

Questo articolo è emblematico.

Sorgente: Ai datori di lavoro italiani non interessa la tua laurea umanistica – The Vision

L’uomo guarda il giovane al di là della scrivania, lo scruta con fare analitico mentre l’altro – visibilmente teso – è seduto sul bordo della sedia. L’uomo gli chiede quali sono le sue ambizioni, le sue capacità e le motivazioni che l’hanno spinto a candidarsi per quel posto di lavoro. Il giovane cerca di rispondere nel modo più convincente possibile. Poi l’esaminatore prende in mano il curriculum e lo legge distrattamente, alza le sopracciglia, accenna un sorriso. Il ragazzo è ormai aggrappato al bordo della scrivania, in attesa di una risposta. L’uomo gli rivolge lo stesso sorriso di poco prima e, con tono sarcastico, articola: “Lei parte già con un handicap: ha conseguito una laurea in lettere.”

Comincia la narrazione. Di che posto di lavoro stiamo parlando, di che profilo? E se il datore di lavoro stesse cercando un tornitore od un ingegnere? La scenetta è simpatica ma molto, molto poco verosimile. Il tizio se ha mandato il CV non per pesca a strascico dovrebbe andare preparato sulle domande sulla sua carriera scolastica. Seconda cosa una azienda seria dovrebbe consultare il CV prima di chiamare il potenziale candidato a colloquio.
Sinceramente ho pensato ad un ragazzo che manda CV a tutti sperando di trovare un posto ed una azienda di peracottari che chiama chiunque per poi spacciarlo guru informatico supersayan di V livello esperto di tutto lo scibile umano e addetto alle pulizie degli uffici.

Questo non è l’inizio di un racconto sul precariato, e nemmeno una scena di Smetto quando voglio, ma una situazione in cui molti si ritrovano ogni giorno. “Ti sei laureato in lettere, che cosa ti aspetti?” è una frase che si sente dire spesso. Sembra che in Italia si sia diffusa la convinzione, anche sulla base di dati reali, che le lauree umanistiche non servono a niente, sia da parte di chi il lavoro lo offre, sia di chi lo cerca.

E qui mi aspetterei una analisi sulle cause: il fenomeno è questo, avviene per questo e per quello. Ed invece, fatto notare il fenomeno parte il piangnisteo.

Una cosa che si dovrebbe capire è che la gente compra quello di cui ha bisogno o quello di cui la pubblicità la convince di avere bisogno (vedi galaxyphone XXXL). Non compra quello che considera superfluo od inutile.

Un esempio che chiarifica: avete un gruzzoletto e decidete di investirlo in un chiosco sulla spiaggia. Cosa fareste: un chiosco che vende gelati e bibite fresche od un chiosco che vende detersivi e attrezzature per la pulizia?

Penso gelati; è quello che la gente compra più spesso in spiaggia; difficilmente va in spiaggia a prendere il detersivo per i pavimenti.

E se uno aprisse un chiosco di detersivi in spiaggia e si lamentasse che vende praticamente niente? Concordereste con lui che son i vacanzieri son dei zozzoni che non capiscono l’utilità del detersivo per i pavimenti?

I giovani laureati in lettere, filosofia e storia dell’arte conoscono bene quell’ansia che prende la bocca dello stomaco i mesi prima della laurea, quando ti rendi conto che dovrai fabbricarti un’alternativa ad hoc; e conoscono anche quella serie infinita di dinieghi, alcuni sotto forma di cordiali “Le faremo sapere” o più diretti “Non cerchiamo personale”; o ancora, le giornate passate a navigare in cerca di annunci, a stilare curriculum con l’ansia di compilare tutto alla perfezione, perché una virgola fuori posto potrebbe rovinare quei cinque minuti di attenzione che qualcuno dedica alla tua biografia. I neolaureati conoscono la sensazione di essere lentamente declassati, guardati con condiscendenza, mentre, dopo molti mesi di fallimenti, si decidono ad accantonare il sogno di trovare un lavoro in continuità con ciò che hanno studiato – anche solo una supplenza in un paesino a 80 chilometri dalla propria residenza, uno stage sottopagato in un’agenzia di comunicazione o un posto nella biblioteca di quartiere ad annoiarsi guardando gli adolescenti fare i compiti.

Invece appena ti danno la laurea in matematica, parlo per esperienza, vieni assunto all’istante al NWO, nominato CEO di cinque o sei aziende ed hai il PIL del rwanda come stipendio mensile, più benefit e più un abbonamento omaggio a Topolino. La gavetta è per i laureati umanistici. E per carità taccio su cosa succede ai laureati in informatica…

Dalla frustrazione nascono i ripieghi, e i neolaureati iniziano a distribuire i loro curriculum per diventare commessi o camerieri, ben consapevoli il più delle volte di non avere affatto le effettive capacità per sostenere quel lavoro.

E se non hanno tali capacità che pretendono, scusate? Io sono uno scarpone a calcio però pretendo, visto che mi sono allenato taaaanto di esser preso dalla juve e pagato tanto quanto ronaldo?

Se tutto va bene, rimedieranno un contratto a termine in qualche grande catena, si sveglieranno all’alba per fare caffè o piegare mucchi di vestiti tutto il giorno. E al cugino di qualche anno più piccolo, in procinto di iniziare l’università, consiglieranno di fare ingegneria, anche se non gliene frega niente.

La questione è semplice (viene spiegata alla prima lezione delle lauree STEM): hai 10 sedie ed hai 100 persone che si vogliono sedere. Quante persone riusciranno a sedersi, quante persone resteranno in piedi? Se vuoi sederti devi correre più forte di 90 persone per raggiungere la sedia.

Se invece hai 10 sedie ed hai 5 persone che si vogliono sedere, le persone possono parzialmente scegliere in quale sedia sedersi, visto che ne rimarranno 5 vuote.

Capisco sia una cosa estremamente difficile da comprendere senza un solido background di fisica subatomica e topologia algebrica…

Apro il mio chiosco di detersivi sulla spiaggia. Vedo che il mio chiosco è deserto mentre gli altri, con gelati e bibite, son pieni. E cosa faccio? Penso che forse sono io ad aver sbagliato prodotti da vendere? che forse in spiaggia la gente è più propensa a comperare gelati che pavimentolindo? No mi lamento degli zozzoni con i pavimenti sporchi mentre galleggio vendendo salviette e fazzolettini.

Se il neolaureato è fortunato, avrà dei genitori che – memori di come funzionava il mercato del lavoro quando loro, con un semplice diploma, sono diventati impiegati comunali – gli diranno: “Non ti preoccupare! Una persona piena di talenti come te troverà qualcosa! Tutto si risolverà!” Il neolaureato ringrazierà, ma dentro di sé penserà che questi cinquantenni che desumono la propria visione del mondo dalle fiction family friendly di Rai Uno abbiano perso il contatto con la realtà.

Beh anche il neolaureato non ha molto contatto con la realtà; consiglierei un ripasso di Adam Smith e della legge della domanda e dell’offerta, un minimo di ragionamento su numero di candidati e numero di posti a disposizione.

Fossi un datore di lavoro, uno che dimostra di non aver capito come funziona il mondo ma si limita a filosofare sul suo ombelico lo eviterei come la peste.

Cosa pensereste di uno che chiede un finanziamento per aprire, sulla spiaggia di villasimius, un negozio specializzato esclusivamente nella vendita di attrezzature da curling nel quale i commessi parleranno solamente latino. E allo sguardo perplesso di chi dovrebbe valutare il businnes plan reagisce sostenendo che, se il negozio non ha successo, la colpa è dei bifolchi che non conoscono il latino e non apprezzano il curling.

Se, al contrario, il giovane è sfortunato, a nulla varranno le fatiche per cercare un posto decente. I familiari che hanno fatto un investimento su di lui, saranno impazienti di essere risarciti. Ma l’investimento è stato a perdere. La madre inizierà a guardarlo con apprensione, il padre gli ricorderà che alla sua età lavorava già da due anni. Il conto in banca vicino allo zero spingerà il neolaureato a investire gli ultimi risparmi per l’acquisto di una bici nuova: sarà arrivato il momento di fare il fattorino.

A malignare direi che è uno dei pochi lavori cui si chiede un impegno intellettuale quasi nullo. Quindi perfettamente alla sua portata.

Un giorno il neolaureato, bardato nella casacca multicolore da rider, incontra un suo ex compagno di università. Si sono laureati nella stessa sessione e con lo stesso professore. Entrambi sanno che arriverà il fatidico momento di aggiornarsi sulle proprie rispettive situazioni esistenziali. La domanda “E ora tu cosa stai facendo?” segna lo spartiacque di molte conversazioni fra i quasi trentenni. Bisogna inventarsi una risposta convincente, evitando di far trasparire la disperazione. Il neolaureato indica allora la divisa da rider che si commenta da sola. L’altro, invece, inizia a disquisire di Kant o Hegel: sta facendo un dottorato e sembra molto soddisfatto. Il neolaureato si congratula, ma in realtà gli rode. L’altro non era più brillante di lui o più interessato alla materia: come ha fatto, allora, si chiede, a raggiungere quel traguardo? Magari è stato più fortunato, o forse un po’ più determinato, sicuro di sé, pazzo, convincente, coraggioso, sognatore, o magari suo zio è un accademico.

Chi lo sa? Quindi se c’è riuscito uno devono riuscirci tutti? Ogni laureato in fisica e chimica ha un nobel, ogni laureato in matematica una medaglia fields, vero? C’è chi riesce e chi no. Chi pensa a vendere gelati in spiaggia e chi, in spiaggia pensa di vendere pietre da curling. Uno ha successo l’altro no. Magari al primo lo zio barone ha semplicemente detto “piantala di dire stronzate”.

Questo non è un racconto distopico, ma l’affresco della quotidianità di molti giovani fatti passare per choosy. Lo dimostrano le statistiche: secondo il rapporto Ocse del 2017, se il tasso di occupazione per i laureati in ingegneria è dell’85%, e nelle materie economico-giuridiche dell’81%, per le materie umanistiche scende al 74%. Fra i laureati tra i 25 e i 34 anni solo il 64% ha un lavoro, a fronte di una media europea dell’83%. Intraprendere un percorso umanistico non paga, per questo il 53% degli adolescenti italiani è iscritto a un istituto tecnico, d’altronde il 68% dei diplomati in istituti professionali lavora, una percentuale superiore al dato occupazionale dei laureati. Eppure, nonostante questo, c’è ancora un 30% di neolaureati che ha intrapreso e concluso un percorso umanistico.

Sono scelte;

I datori di lavoro nostrani non riconosco ai laureati in materie umanistiche capacità tali da essere applicate nel contesto aziendale. Eppure dovrebbe essere palese che un caposaldo della cultura umanistica è proprio la flessibilità, la capacità di risolvere problemi utilizzando un pensiero laterale, creativo, lontano dal meccanicismo. In Questa è l’acqua – il celebre discorso tenuto ai neolaureati del Kanyon College, nel 2005 – David Foster Wallace spiegava ai ragazzi che il pensiero umanistico non educa solo a “come pensare”, ma anche a “cosa pensare”. Wallace sottolineava le peculiarità di un approccio duplice: da una parte un metodo in grado di connettere saperi lontani fra loro, dall’altra la possibilità di creare il proprio paradigma, rielaborando le informazioni in materia critica.
David Foster Wallace

E nessuno fonda una azienda di consulenza formata da laureati umanistici che, grazie a tante e tali competenze, stracci la concorrenza delle altre? La pianificazione strategia è essenziale per molte aziende. Come mai nessuno ci ha pensato? Io ricordo che quando tremonti disse la celebre frase: “con la cultura non si mangia” ci furono tante, tante proteste ma pochi risposero nel modo efficace: ovvero tirando fuori un esempio di “cultura” che diventa anche un attrattore economico. Uno che dice: “il mio museo fattura X ed inoltre porta un indotto di Y quindi con la cultura ci mangiano Z persone” è molto più credbile di uno che magnifica la cultura mentre porge il piattino per le elemosine.

Il sapere umanistico in ambito lavorativo non solo permette di adattarsi alla continua richiesta, oggi, di padroneggiare presunte tecniche di storytelling, ma rinfresca – e si esprime in risvolti estremamente pratici – le nozioni di problem solving. Inoltre, grazie all’abitudine a una prospettiva critica, iscrive il lavoro in un orizzonte etico. Non si può fare un paragone univoco fra Italia e Stati Uniti, perché il sistema educativo è differente. In Italia si predilige l’aspetto teorico, volto a una formazione che spesso è slegata dall’ambito lavorativo. Negli Stati Uniti si insegna un sapere utilitaristico, che fornisce precisi strumenti di orientamento nel mercato del lavoro. Tanto che non si parla di “cultura umanistica”, ma di humanities e liberal art, discipline che forniscono competenze in grado di rimodulare il sapere in senso strumentale. Un esempio è il counseling filosofico, una figura che si affianca allo psicologo e lo psicanalista, mettendo a frutto gli studi in filosofia per fornire supporto psicologico.

Una relazione dell’American Academy of Arts and Sciences mette in luce come negli Stati Uniti il reddito degli umanisti sia di 72mila dollari, sempre inferiore agli 82mila dei colleghi laureati in materie scientifiche, ma comunque discretamente superiore rispetto ai 34mila dollari dei semplici diplomati.È il settore delle nuove tecnologie a dare una spinta decisiva: le aziende della Silicon Valley, per lo sviluppo di software complessi e progetti legati all’intelligenza artificiale, stanno assumendo laureati in filosofia. Allo stesso modo le grandi compagnie di Wall Street cercano di sperimentare nuovi approcci assumendo laureati in letteratura e storia dell’arte.

E suppongo che anche lì scremino fra persone capaci di capire dove sono, cosa sono e dove vogliono andare e persone che invece si dimostrano incapaci di comprendere ed interagire con il mondo.

L’obiettivo non è magnificare l’approccio statunitense a discapito di quello italiano: entrambi hanno le proprie criticità. Ma, come detto, se uno dei punti di forza del sapere umanistico è il pensiero critico, rendere questo tipo di formazione unicamente finalizzata alla ricerca del lavoro significherebbe impoverirla, minarne il significato profondo. D’altro canto, l’attuale approccio italiano predispone a un precariato cronico per il neolaureato che si trova disorientato, incapace di muoversi in ambiti non accademici.

L’esempio iniziale è proprio l’esempio di pensiero “acritico”; vai ad un colloquio e non ti prepari sulle domande che è quasi certo che ti verranno poste? Non è essere pronti al lavoro o no, è capire come funziona il mondo oppure no.
Uno che, sulla spiaggia, vende gelati ed uno che, sempre in spiaggia ad agosto, vende attrezzature da curling sono entrambi venditori. Il primo ha capito il contesto il secondo no. Il secondo magari ha mandato a memoria il mattone da tremila pagine del docente di tesi,  epistemologia del curling nell’assoluto hegeliano e pensa che tutti vivano solo per il curling.

Il prestigio della cultura umanistica, almeno fino al liceo, e la successiva svalutazione sul mercato del lavoro, che non è in grado di comprendere il valore di quel tipo di formazione, è una contraddizione tutta italiana. Il patrimonio umanistico viene inteso come serie di conoscenze che nobilitano la persona, ma che non hanno modo di essere applicate, quasi fossero solo citazioni colte da sfoggiare nelle chiacchiere fra amici.

Nel concorsone del 2012 per l’insegnamento chi andò peggio, 67% di bocciati alla preselezione, furono i candidati all’insegnamento della filosofia e della storia dell’arte. E la preselezione non era un gran cosa: 5 domande di informatica, 5 di lingua straniera e il resto logica e comprensione verbale.  Chi, sensato, assumerebbe gente con gravi deficit di logica e comprensione verbale1?

Still dal film “Il Posto” di Ermanno Olmi, 1961
Si tratta di un film del 1961, ma sembra che non sia cambiato nulla nella testa dei datori di lavoro. Bisogna stare al proprio posto e sgobbare seguendo un modo di pensare sorpassato, e a nulla vale l’approccio critico che può donare lo studio delle discipline umanistiche. Dovrebbe essere evidente che, in un mondo che diventa di giorno in giorno più complesso, saper variare la propria metodologia di lavoro e avere attorno a sé collaboratori in grado di sperimentare diversi approcci, non è solo una questione di buonsenso, ma riguarda piuttosto la sopravvivenza e la compatibilità della propria azienda con ciò che le sta intorno. Il sapere scientifico è uno strumento potente, ma non affiancargli la componente umanistica significa guidare un corpo con cento braccia e privo di testa.

La solita conclusione piagnisteo. I datori di lavoro non sanno quello che perdono non assumendo umanisti. Beh “umanisti” entrate in impresa, siete ottime teste, fate una società e rompetegli il culo. In un colloquio di lavoro, reale, una domanda, esplicita od implicita, è: “come puoi dimostrarmi che sai fare quello che hai scritto nel CV o che hai detto di saper fare”. Questo articolo, e questa conclusione dimostrano che non si è in grado di farlo.

L’idea di mettere un chiosco che venda, solamente, attrezzature da curling in spiaggia nel quale i commessi parlano esclusivamente latino è un idea ottima, piace un sacco al mio docente di tesi (appassionatissimo di curling) ed alla mia mamma. Se non ho successo è solo perché i vacanzieri son dei buzzurri che non apprezzano il curling e non vogliono imparare il latino.

 


  1. Stranamente i laureati in lettere classiche, dove per laurearsi non basta limitarsi a mandare a memoria un sacco di roba, hanno passato agevolmente la preselezione; la percentuale di bocciati fu del 34%. Se fossi un “cacciatore di teste” più che filosofi cercherei grecisti e latinisti. 

reato di umanità

La vicenda di mimmo lucano sta arrivando a livelli grotteschi. La vulgata, sponsorizzata dai buoni, quelli che “non si deve delegittimare la magistratura”, stanno cercando di farlo passare per un santo colpevole del reato di umanità.

A leggere i titoli degli articoli in difesa verrebbe da avere forti dubbi sulla sanità mentale del GIP che, dopo aver scritto negli atti che mimmo è un santo disceso dal cielo, autorizza la misura restrittiva della libertà personale.

In realtà di nove ipotesi di reato ne son rimaste in piedi solo due: l’abuso in atti d’ufficio e la violazione delle leggi sugli appalti. A leggere attentamente gli articoli la vicenda diventa più chiara anche se molti giornalisti ci mettono del bello e del buono per “caotizzare volutamente il discorso”.

Questa vicenda mostra impietosamente come molta opinione pubblica, che si arrapava con gli avvisi di garanzia quando andavano verso una certa parte, in realtà non siano persone per la giustizia “giustizia” ovvero il più possibile equa ed oggettiva, ma vogliano una giustizia che dia una “giustificazione” alla loro morale. Ovvero: quello che io considero immorale deve essere anche ingiusto e reato, quello che io considero morale invece deve essere lecito, legale e benedetto.

Immaginiamo per un attimo che un sindaco leghista del profondo nord, venga indagato perché, secondo l’accusa avrebbe affidato un appalto, senza gara, ad una cooperativa di padani purosangue a discapito di una di migranti, e si giustifichi che voleva tenere “i fondi nel territorio”. Cosa sarebbe successo? Beh il sindaco di riace è indagato per lo stesso motivo: l’assegnazione di un appalto senza gara. Per la legge entrambi hanno commesso lo stesso reato e dovrebbero essere giudicati e puniti allo stesso modo. Per la morale l’uno l’ha fatto perché razzista e l’altro per tenere i soldi nel territorio. Uno è da condannare e uno è da assolvere.

Uriel aveva fatto una riflessione, che condivido, sulle differenze fra giustizia e morale

I motivi sono molteplici, e sono da ricercarsi nella differenza tra giustizia e morale. L’italiano, infatti, non vuole affatto “giustizia” come dice: vuole semplicemente “morale”, cioe’ una versione ipocrita e miserabile della giustizia stessa.
A differenza della giustizia, infatti, la morale ha alcune caratteristiche che si confanno molto all’italiano:
  • Essa ha come scopo quello di autoassolvere chi ne e’ portatore. La giustizia si limita ad associare alcuni comportamenti ad alcune sanzioni. Non ha lo scopo di assolvere, ne’ di autoassolvere. Al contrario, la morale ha come scopo (e come motivo di successo) quello di permettere a chi ne e’ portatore di autoassolversi. Cosi’, tra giustizia e morale l’italiano preferira’ sempre la morale, in quanto gli permette di autoassolversi dei reati “sotto il limite di impunita’ dei piccoli” e di ergersi a “la gente onesta”, “gli italiani perbene”, eccetera. Che , se il metro fosse la giustizia, non esisterebbero. Ma essendo il metro la morale, allora esistono.

  • La morale, a differenza della giustizia, lavora per confronto.. (…) Per la morale, invece, e’ ancora possibile dire che “la povera gente” doveva fare quelle cose, per potersi “permettere” la prima casa, e che semmai dovremmo punire chi ha commesso reati ben peggiori. La morale, cioe’, lavora per confronto: se il tuo vicino di casa e’ un assassino e tu sei un ladro, hai diritto all’impunita’ sinche’ non andra’ in carcere il ben peggiore assassino.

Ho forti sospetti che nella vicenda si voglia sostituire alla “legge” una morale che esalti i comportamenti tenuti “pro migranti”, troppi articoli agiografici e troppe beatificazioni.

Prendiamo questo articolo dell’huffpost; già il titolo è tutto un programma. è una gara di rispetto della costituzione?

Mimmo Lucano: “Rispetto la Costituzione molto più io di Salvini”
Il sindaco di Riace ai domiciliari accusa anche Minniti per la stretta sui migranti. “Salvare anche solo una persona dalla strada è il valore di fare il sindaco”

Ma il resto non è messo molto meglio

Alla notizia del suo arresto, Matteo Salvini aveva esultato dicendo: “E adesso cosa diranno Saviano e i buonisti?”. Lucano oggi gli risponde come chi intanto non ha afferrato il senso di quella parola “buonisti” e dice: “Attenzione, forse la Costituzione italiana la rispetto più io di chi si nasconde dietro le regole. La prima regola che nasce dalla Resistenza è avere rispetto degli esseri umani. Siamo tutti esseri umani, al di là del colore della pelle. Non c’è nessuna differenza”.

Giusto, ma la costituzione dice tante cose; chi deve decidere che le leggi contrastano con la costituzione è la corte costituzionale, non il sindaco. Son state sollevate le questioni di costituzionalità davanti alla corte costituzionale? E quest’ultima cosa ha risposto?

La questione è semplice: se siamo in uno stato di diritto, esistono leggi e procedure che devono essere rispettate. Se siamo in guerra civile siamo in guerra civile. Ma allora non ci si stupisca se quello contro cui dichiari guerra scende a sua volta in guerra contro di te.

Dice di non avere nulla da rimproverarsi e che rifarebbe tutto ciò che ha fatto finora. Parla di “reato di umanità” e di leggi che sono sbagliate: “Quale regolamento ho forzato? Salvare anche solo una persona dalla strada e farle avere una vita normale per me è il valore di fare il sindaco. E chi paga per Becky Moses, la ragazza morta nel rogo perché nessuno l’ha protetta?”. I matrimoni finti per favorire l’immigrazione? “Se ne parla come se si trattasse di un’agenzia matrimoniale ma c’è stato un solo matrimonio ed era vero. I rifugiati sono protagonisti del territorio ed è stato un’opportunità anche per i locali”.

E’ una questione di equità; lo stato deve essere neutrale e non far preferenze. Questo è il motivo per il quale la PA è tenuta a rispettare un sacco di procedure, ad esempio non dare affidamenti diretti ma fare gare d’appalto. Torno a quanto detto prima: un sindaco leghista che fa affidamenti diretti a cooperative del luogo “per tenere i soldi nel comune” si sta comportando bene o male? e perché?

Ad attenderlo davanti al palazzo della procura c’è Bahrae, un curdo che da vent’anni vive a Riace arrivato in Italia a bordo di quel veliero giunto sulla costa nel ’98 e che costò al sindaco Lucano il soprannome di “Mimmo u curdu” perché da allora decise di dedicarsi all’accoglienza dei migranti.

Torna e rimbomba la parola “regole”. In Procura gli hanno detto che in uno stato di diritto le leggi ci sono e vanno rispettate. Ma Lucano si appella ancora alle sue di ragioni: “Non ho nulla da nascondere. Mi

Qui ci sta bene un’altra frase di uriel: “Non potete rompere la legge SOLO DAL LATO CHE VI FA COMODO, signori. Quando la rompete, non funziona piu’.” In uno stato democratico esistono gli strumenti per cambiare le leggi ingiuste. Se invece si sceglie l’anarchia di decidere, motu proprio, quali leggi siano giuste e quali ingiuste beh da domani io considero immorale la ZTL; perché non posso accompagnare fin sotto casa la mia amica Sharon con il mio SUV senza venire perseguitato da vigili urbani fascisti?

accusano di aver fatto cose illegali ma dico anche, che la legalità era anche quella dei campi di concentramento di Hitler. Noi dobbiamo ribellarci quando le leggi sono ingiuste e capisco che non è facile perché abbiamo degli obblighi ma abbiamo anche degli ambiti cui fare passare un messaggio di
umanità altrimenti tutto a cosa si riduce? A nulla”.

Legalità è anche il rispettare i limiti di velocità, la ZTL, il divieto di sosta. Legalità è anche l’obbligo di soccorso in mare. Lasciamo che sia la “legge” a decidere cosa sia legale od ognuno fa da sé?

(…) Rivendica di non aver mai intascato un soldo. Anzi. “I miei soldi, i soldi che ho ricevuto come premio non li ho tenuti per me, li ho dati a tutti. Noi pensiamo che tutto funziona con i soldi ma per me non funziona così”. Anche al gip dice la stessa cosa: “Non ho mai guadagnato, né preso soldi da alcuno. A chi me li voleva dare ho sempre detto di devolverli in beneficenza. A Riace sono stati usati soldi pubblici solo per progetti relativi ai migranti e per alleviare sofferenze, opportunità di lavoro e di integrazione o dare una vita migliore a perseguitati o richiedenti asilo”.

Gestiti con l’accortezza del buon padre di famiglia o spesi in allegria? alla magistratura, e solo a lei, l’ardua sentenza.

 

Disobbedienza civile o banale paraculismo?

Stavo leggendo della vicenda di Mimmo Lucano; devo dire che il fatto che sia stato indagato ha mandato in corto molti “moralmente superiori” impiegati nella sacra jihad contro il popolo dei parcheggiatori_di_suv_in_doppia_fila

Perché quando i giudici legnavano i parcheggiatori era perché erano sicuramente colpevoli, il processo e la sentenza erano solo sciocche pastoie burocratiche che ritardavano il riconoscimento di una lampante verità: ovvero che erano colpevolissimi1.   Il problema è che se sostieni sempre “indagato” = “colpevole” poi hai voglia di fare mille distinguo quando l’indagato è uno della tua parte.

Il garantismo serve a tutti, non solo alla destra.  “è inquisito? bene, se verrà condannato con sentenza passata in giudicato allora significa che è colpevole altrimenti non lo è”. Chiaro, semplice e lineare. Se invece consideri il garantismo un modo per ritardare una “sacrosanta” condanna pronunciata dal supremo tribunale del bobolo, poi diventa arduo invocarlo quando servirebbe anche a te.

Sorgente: Arrestato il Sindaco di Riace Mimmo Lucano, Saviano shock: “con quest’inchiesta del Governo, l’Italia compie primo passo da democrazia a Stato autoritario” | Stretto Web

“Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo sapra’ difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche“.

Bene, si inizino a trarne le logiche conseguenze: Boldrini, Grasso & co decidano se rimanere in uno stato autoritario o se iniziare la resistenza contro lo stato.

Lo scrive Roberto Saviano su Facebook, in merito all’arresto del sindaco di Riace Domenico Lucano, sottolineando che “nelle azioni di Mimmo Lucano non c’e’ mai finalita’ di lucro, ma disobbedienza civile”. “Mimmo Lucano e’ agli arresti domiciliari – scrive Saviano -. La motivazione e’ favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La verita’ e’ che nelle azioni di Mimmo Lucano non c’e’ mai finalita’ di lucro, ma disobbedienza civile. Disobbedienza civile: questa e’ l’unica arma che abbiamo per difendere non solo i diritti degli immigrati, ma i diritti di tutti”.

Certo ma la disobbedienza civile sta nel violare platealmente le leggi ed accettarne tutte le conseguenze, ovvero processo e condanna. E si tratta di violarle proprio per far avviare l’indagine. Invocare la disobbedienza civile quando si è stati scoperti significa solo cercare patetiche scuse.

Se il sindaco avesse dato la carta di identità in pubblico dicendo: io penso che la bossi fini sia sbagliata e che tizio abbia diritto ad averla, sarebbe stata disobbedienza civile. Farlo di nascosto e poi invocare la disobbedienza civile quando pescato è solo una scusa patetica.

“Perche’ tutti abbiamo il diritto di vivere una condizione di pace sociale – continua lo scrittore -, tutti abbiamo il diritto di vivere senza cercare colpevoli, e se il ministro della Mala Vita, Matteo Salvini, ha subito individuato in Mimmo Lucano un nemico da abbattere, il Pd non ha mai compreso che se davvero voleva ripartire da qualche parte per ritrovare un barlume di credibilita’ (ora e’ troppo tardi), avrebbe dovuto farlo da Riace, da Mimmo Lucano.

“il ministro della malavita” Saviano è un altro teorico della guerra asimmetrica: ovvero io che sono il buono ho diritto, perché sono il buono, di fare la guerra contro il cattivo, mentre il cattivo, perché cattivo, non ha diritto di fare la guerra contro i buoni. Il lessico politico è pieno di proclami militareschi, di richiami al nemicissimo contro cui lottare senza se e senza ma, ed è un lessico usato da tutti, Saviano compreso2. Ma almeno gli altri non cercano di farsi passare per verginelle…

E invece Mimmo e’ solo, e la Bossi-Fini e’ ancora li’ a inchiodare, a bloccare chiunque decida di accogliere e di salvare vite. Legge-obbrobrio, frutto del peggiore berlusconismo, ma che nessun governo ha osato cambiare. Mimmo Lucano lotta contro una legge iniqua, e lotta da solo.

ed in silenzio e senza azioni eclatanti. In democrazia funziona così: si pensa che la legge sia iniqua, allora si attivano gli strumenti democratici per cambiarla. Poteva fare dei comitati per chiedere un referendum, potevano organizzare gruppi di parlamentari per presentare una controproposta. Violarla significa che si ritiene lo stato “nazista” e le leggi “inemendabili”. Ma allora si traggano le ovvie conseguenze e si scenda in guerra contro lo Stato. Non si può fare il partigiano part time.

Una legge che vede dalla stessa parte – e silenziosamente coesi – tutti: quelli che io oggi considero i nemici politici della democrazia, ma anche i governi che hanno preceduto questo: tutti a vario titolo responsabili diretti di questi infausti tempi”. “Vi sembra possibile che il problema della Calabria, terra di narcotraffico e corruzione criminale, sia l’immigrazione? – sottolinea Saviano – Mimmo Lucano e’ stato arrestato anche per “fraudolento affidamento diretto della raccolta rifiuti” eppure mai si legge negli atti della Procura di Locri che abbia agito per guadagno personale, anzi, si sottolinea il contrario. Mi domando di quanti amministratori si possa dire lo stesso.

Irrilevante; la legge non deve giudicare le intenzioni ma gli atti. Questa difesa mi ricorda tanto la frase che spesso viene detta per evitare una multa di divieto di sosta: “ma qui non disturba”. Spiace, se c’è il cartello la macchina non la puoi lasciare in sosta, sia che sia uno sfizio sia che sia una emergenza (crisi di astinenza da pasta e cappuccino).

Da considerare anche un’altra cosa: la legge non lavora per confronto. Il giudizio sul comportamento di Tizio deve essere il più possibile indipendente da quello di Caio. Spiego meglio: Tizio picchia la moglie, ma questo non significa che debba essere considerato quasi un santo perché Caio invece la moglie l’ha uccisa. Tizio verrà giudicato e condannato per quello che ha fatto, idem Caio. Le colpe di Caio non devono andare a discolpa di Tizio. Altrimenti, se si gioca con i confronti si arriva puntualmente a:  “Hitler (o Stalin a seconda delle convenienze politiche) salva tutti…”.

E proprio oggi che il dramma principale dovrebbe essere l’analisi di un Def catastrofico, il problema del Paese deve necessariamente essere l’immigrazione, deve essere Mimmo Lucano, che invece ci stava mostrando la soluzione, ovvero come rendere virtuose accoglienza e integrazione. Il razzismo usato come arma di distrazione di massa”. “Questo governo – conclude Saviano -, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo sapra’ difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche”.
Per approfondire http://www.strettoweb.com/2018/10/arrestato-sindaco-riace-mimmo-lucano-saviano/759044/#HymPeiZfTMFJcIXM.99

Vedo che anche Saviano sta diventando un seguace del celebre filosofo Ben Altrism, c’è sempre un altro problema più pregnante, vero? Poi siccome considera l’italia uno stato autoritario ed oppressivo mi aspetterei che prenda le ovvie decisioni del caso e cominci ad agire come un partigiano “vero”. I partigiani “veri” o andavano in esilio o entravano in clandestinità per lottare contro lo stato fascista, o tentavano un rischioso doppio gioco.  L’apericena antifascista equosolidale al circolo letterario invece non veniva considerata una opzione ottimale.



  1. In certi casi i colpevoli, con sentenza passata in giudicato dal tribunale del web poi son stati assolti dalla magistratura; ma questo ai robesperre dei social poco interessa. 
  2. Definire uno “ministro della malavita” e scaricargli un bel po’ di colpe gratuite è ovviamente l’apoteosi del pacifismo gandhiano non violento.