Satira

Concordo a pieno. Vediamo quanti “sono charlie” quando charlie picchia anche chi è simpatico.

Buseca ن!

Premetto: è satira.

Ripetete con me: la satira è libertà di parola.

Ripetete ancora: la satira è libertà di parola.

E ancora: la satira è libertà di parola.

Censurare la satira quando non contiene insulti è esattamente uguale a chi voleva censurare le vignette su maometto. Perché Charlie Ebdo può permettersi di insultare la religione dei cristiani ad ogni piè sospinto? Nota, le convinzioni (aka la fede) dei cristiani? Perché non insulta le persone ma un’idea.

Ecco, premesso questo eccola:

Partorisce un maschio, Michela Murgia arrestata per associazione mafiosa – Lercio

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Boldrini, Salvini e lo sputtanamento nei social…

Penso che il mostrare immagini di persone “ad usum sputtanandum” nei social sia un comportamento poco corretto da parte di politici e di vip; e che la pubblicazione della foto, a volto scoperto, di alcune studentesse con un cartello “delirante” ove si invocava per salvini la stessa fine di mussolini sia stato un comportamento decisamente sbagliato e che sia giusto far notare a salvini che un ministro dovrebbe avere un contegno maggiormente istituzionale. Però penso che sia stata la boldrini ad aver fatto da maestrina con la penna rossa sia stato un autogol ed un ottimo assist a salvini

Perché, per onestà intellettuale bisogna ammetterlo, salvini si è comportato allo stesso modo della boldrini, che aveva pubblicato nel suo profilo twitter i messaggi di odio rivolti verso di lei, messaggi pubblicati con nomi e immagini in chiaro scatenando una shitstorm verso i le persone che avevano insultato.

 

E questo “doppiopesismo” alla fine rinforza l’impressione che contro salvini ed il m5s ci sia una battaglia di principio, ovvero che quello che loro fanno è sbagliato perché  è sbagliato anche se ripetono paro paro gli stessi comportamenti degli altri.

Se la boldrini avesse detto: “non ripetere il mio errore…” sarebbe stata inattaccabile; invece temo che sulla vicenda si finirà a fare le solite stupide, quanto inutili, battaglie a colpi di “gne gne gne specchio riflesso…”

ANTIRAZZISMO

Vicende come questa sono “spottoni” per i veri razzisti del KKK, da notare anche come i tanti che prima si lagnano pubblicamente dell’odio via internet poi non si facciano scrupolo, se conviene, a fomentarlo.

ilblogdibarbara

Minacciata per la pelle bianca. L’assurda storia di Portland

Nella fortezza del politicamente corretto, contestare un’auto parcheggiata male può farvi finire licenziati e odiati da mezza America. Questo naturalmente se avete la pelle del colore sbagliato, cioè bianco. Siamo a Portland, una delle città più progressiste d’America. Forse la più progressista d’America. Portland, per intenderci, è la città dove poche settimane fa i militanti di Antifa (gruppo antifascista e/o fanatici dell’ultra sinistra? Fate voi) hanno bloccato per ore alcune vie delle città senza che le autorità battessero ciglio. In questo video si vedono i malcapitati automobilisti insultati in quanto bianchi (“You’re a fucking whity, aren’t you?”) dai militanti di antifa (bianchi anche loro…).

Questa progressivissima città ci regala ora un’altra perla. Una donna nota un’auto che, malamente parcheggiata, blocca le strisce pedonali. Decide quindi di chiamare gli ausiliari del traffico (Parking authority). È il comportamento di una cittadina coscienziosa oppure…

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Così la scuola sta uccidendo le fiabe

Un articolo molto interessante e che fa riflettere alquanto; quanto può essere giusto e utile edulcorare all’eccesso la realtà e voler tenere a tutti i costi i bambini in una gabbia di vetro?

La paura, il male fanno parte della realtà e spesso la paura è funzionale anche a tenerti “vivo” e farti evitare di correre rischi inutili. Come tutte le cose umane può degenerare, come ad esempio nella xenofobia, ma evitare degenerazioni lottando contro la paura è semplicemente idiota.

Esiste il male ed esistono i cattivi, e la fiaba inizia a spiegare, nel linguaggio fantastico, questo ai bambini. L’alternativa qual’è? Tirar su una generazione di “candidi” di voltaire o Valentine Michael Smith di heinlein non so quanto possa essere utile, soprattutto per loro, qui sul terzo pianeta del sistema solare.

Sorgente: Così la scuola sta uccidendo le fiabe (grassetti miei)

Così la scuola sta uccidendo le fiabe
Via diavoli e orchi per non spaventare i bambini. E via anche i riferimenti religiosi. Una burattinaia narratrice racconta le incredibili richieste di genitori e insegnanti

di STEFANO BENFENATI 28 novembre 2018,07:47

Trasformare un ‘diavolo’ in un ‘mago’ o chiedere che Cappuccetto Rosso non vada più sola nel bosco per non impaurire i bambini, anche a costo di stravolgere il senso della storia. Una sorta di ‘censura’ alle fiabe, rappresentate in classe, sebbene i testi originali siano ormai entrati nella cultura popolare come la “Regina delle Nevi”, dello scrittore danese Hans Christian Andersen.
O come “La finta nonna” di Italo Calvino. A raccontare il caso è Margherita Cennamo, burattinaia-educatrice che da oltre 15 anni porta nelle scuole di Bologna e del territorio emiliano-romagnolo spettacoli per i bambini.

Scuole terrorizzate dai genitori
“Ormai le scuole sono terrorizzate dai genitori. Sono loro che dettano l’agenda”, ha lamentato l’artista parlando con l’AGI. “Togliere la paura nelle fiabe, eliminare l’Orco, la Strega – questo il pensiero della burattinaia – equivale a togliere il ‘sale’ alla mia attività. Questo non è utile al bambino perché le fiabe attraverso il contrasto tra l’eroe buono e l’antagonista cattivo, aiutano i più piccoli a gestire la paura”. Prima di conseguire la laurea in Scienze dell’educazione, Margherita Cennamo si è formata a 21 anni in una nota scuola per burattinai a Cervia. Ora lavora per l’associazione culturale “Burattinificio Mangiafoco” con sede a Bologna. “Non è la prima volta che mi capita che una scuola chieda di modificare una fiaba”, racconta.
L’ultimo episodio in una scuola d’infanzia della provincia di Bologna. La richiesta era di una storia sul Natale. Così la burattinaia ha proposto la fiaba della Regina della Neve, liberamente ispirata al testo di Andersen. “Non c’entra con Frozen vero?” si è preoccupata la maestra, poi rassicurata. Ma dopo aver visionato su Youtube lo spettacolo è arrivata, da parte della scuola, la richiesta di alcune modifiche: il diavolo doveva diventare un mago e la scheggia ‘malvagia’ che, nella fiaba di Andersen, si infila dentro l’occhio del bimbo Kay rendendolo una sorta di automa avrebbe dovuto colpire un dito.

E invece si cerca di edulcorare la realtà all’inverosimile; solo che se si fa così poi non ci si stupisca se i bambini non crescono e rimangono sempre ingenui ed idealisti come i bambini.

Serve conoscere e saper gestire la paura, serve saper conoscere e gestire lo stress, serve conoscere e saper gestire la sconfitta. E se non lo impari da piccolo, quando da grande affronti una gara vera, una gara dove si perde e non dove “vincono tutti”, e perdi che fai? Ti ammazzi? Ma in tal caso la colpa non è del professore che ti ha bocciato perché non conoscevi le tabelline senza considerare le tue capacità di assonanza karmica con lo spirito universale, la colpa è di chi ti ha impedito di crescere.

Censura religiosa
“Io – racconta Cennamo – ho risposto che non ero d’accordo. Poi è arrivata un’email in cui la scuola rinunciava allo spettacolo. Mi è dispiaciuto per la modalità arrogante e per questo ho poi raccontato tutto su Facebook. Non ho ancora capito se il timore della scuola sia nato dalle maestre o dai genitori”.
Secondo l’educatrice-burattinaia “ogni bambino vive in un mondo che non è esente dal male. Le fiabe rappresentano un ‘cuscinetto’ tra il bimbo e la realtà”. Un altro esempio di ‘censura’? “Stavo analizzando in classe la fiaba ‘La finta nonna” di Calvino. Ad un certo punto – ha raccontato Cennamo – la bimba si trova di fronte al fiume Giordano che spalanca le acque per farla passare. Mi è venuto naturale fare un richiamo a Mosè ma una maestra mi ha detto: ‘Non farlo perché una bimba ha genitori atei'”.

Anche questo mi ha dato da pensare; si vuole tenere il bimbo in una sfera di cristallo evitando che venga a contatto con cose che i genitori non condividono. Questo è grave; perché ti abitua a pensare che sia un tuo diritto non dover sentire cose che non ti vanno a genio e che tale diritto implichi che siano gli altri a non doverle dire e non tu ad essere obbligato ad ascoltarle. E’ un poco la questione del presepe: io posso essere ateo e giudicare “favolette” le storie della natività, ho il diritto di non far partecipare mio figlio alla recita natalizia. Non ho il diritto di pretendere che, siccome io sono ateo e non voglio che mio figlio partecipi ad attività religiose, a scuola non facciano il presepe e non mettano in scena la natività.

Altro esempio la festa della mamma; da molte parti si protesta perché “è discriminante verso i bambini che non hanno una mamma” quando in realtà riguarda i bambini che hanno due papà perché devo dire che tutta questa sensibilità non l’avevo vista quando il problema di non avere una mamma era un problema di chi era diventato orfano.

Quello che non mi piace è che si mettano in mezzo i bambini e che vengano usati come pretesto per le paturnie degli adulti. E’ una cosa che fa male, soprattutto ai bambini.

femminismo e pessima cronaca giudiziaria

Questo articolo del fatto quotidiano è molto interessante perché mostra sia come la “narrazione” si sostituisca ai fatti nel descrivere la realtà sia come molte femministe intendano i processi per stupro e/o violenza: processi analoghi a quelli dell’inquisizione anglosassone contro le streghe1, processi la cui funzione  non è quella di chiarire, nel contraddittorio fra parti, la versione più verosimile quanto quella di mostrare quanto sia stato cattivo l’inquisito e quanto sia sacrosanta e giusta la condanna.

Lucia Perez. Assolti i 3 uomini accusati di aver stuprato, torturato e ucciso 16enne argentina. Ni Una Menos: ‘Morta 2 volte’

La vittima era diventata il simbolo delle proteste delle femministe. Due degli imputati sono stati condannati a 8 anni per la vendita di droga a minorenne, mentre il terzo è stato assolto dall’accusa di occultamento di cadavere. L’Istituto di studi comparati in scienze penali e sociali: “L’imponente quantità di pregiudizi mostrati durante il processo rendono questa decisione un’imposizione arbitraria”. Chiesta indagine sulla condotta della pm Maria Isabel Sanchez

Già il titolo mistifica: a leggerlo sembra una assoluzione completa e non, come poi viene scritto nell’articolo, l’assoluzione dall’accusa di aver stuprato la ragazza. Direi il classico titolo clickbait utile per fomentare tante polemiche (e avere tante visite).  E infatti nei commenti molti commentavano, non il corpo dell’articolo ma il titolo. Penso che molta percezione di “giustizia demenziale” dipenda in realtà da titolo messi per colpire ma fuorvianti rispetto alla notizia.

La sua morte, e i dettagli della violenza subita, sconvolsero l’Argentina e tutta l’America Latina, dando il via al primo sciopero generale delle donne in Argentina e ad una serie di manifestazioni che avviarono il movimento #NiUnaMenos (Non una di meno). Ma a due anni dal crimine, i giovani accusati di aver drogato, stuprato, impalato e assassinato la sedicenne Lucia Perez sono stati assolti dal tribunale di Mar del Plata dal delitto di omicidio e violenza: due di loro sono stati condannati a 8 anni per la vendita di droga ad una minorenne, mentre il terzo è stato assolto dall’accusa di occultamento di cadavere. Sconvolta la famiglia della ragazza. “Loro non l’hanno stuprata, non l’hanno uccisa, non le hanno dato niente. E la morte di mia figlia cos’è, un regalo?”, ha detto la madre Marta Montero. Protesta il movimento femminista Ni Una menos che ha annunciato una mobilitazione per il 5 dicembre: “Lucia è stata uccisa due volte. La prima volta dagli esecutori diretti, la seconda da chi li ha assolti negando che due adulti che somministrarono cocaina per sottomettere una adolescente siano responsabili di abuso e femminicidio”. Critico anche l’Istituto di studi comparati in scienze penali e sociali (Inecip), secondo cui la sentenza mostra “un’indifferenza totale alle esigenze che il diritto internazionale dei diritti umani pone da decenni nell’inserire la prospettiva di genere nei giudizi per crimini sessuali. L’imponente quantità di pregiudizi mostrati durante il processo, e ratificati dalla sentenza, rendono questa decisione un’imposizione arbitraria e manifestano una cultura della violenza. In questo modo si mette sotto processo la vittima”.

Posso capire la reazione della madre; non posso giustificare un movimento che invece della verità vuole colpevoli da mandare al rogo.

Secondo i giudici argentini, i periti non sono riusciti a dimostrare che la ragazza è stata violentata e assassinata da Matías Farías (25 anni) e Juan Pablo Offidani (43), per cui era stato chiesto l’ergastolo. La morte di Lucia Perez non sarebbe stata dunque un femminicidio, né sarebbero stati compiuti abusi sessuali, ma ci sarebbe stata una relazione consensuale con il più giovane, che le aveva venduto anche cocaina.

Se è morta di overdose non è femminicidio, è overdose. E che un tossicodipendente rischi di rimanerci per overdose è un fatto abbastanza plausibile. Comunque se non ci son prove di un fatto non si può condannare per tale fatto, questo è un caposaldo della civiltà.

E anche se durante le indagini il pubblico ministero, Maria Isabel Sanchez, aveva detto che la morte era stata causata dalle torture subite, per i magistrati sarebbe invece dipesa dall’overdose di droga. Per questo motivo è stato ordinato di mettere sotto indagine la condotta della procuratrice Sanchez, che a poche ore dalla morte della ragazza, aveva convocato una conferenza stampa in cui aveva rivelato i particolari brutali delle torture e violenze subite, tra cui l’essere infilzata e impalata analmente, che avevano innescato un’ondata di indignazione e commozione in tutto il continente latinoamericano.

da notare il modus operandi: avere una condanna mediatica che anticipi e propizi la condanna “reale”. Roba già vista in italia. Il problema è che se si sdoganano questi sistemi poi non è il caso di lamentarsi quando vengono “usati” contro qualcuno “simpatico” e non solo contro gli antipatici.

Secondo i giudici Pablo Viñas, Facundo Gómez Urso e Aldo Carnevale, la pm con la sua condotta ha condizionato l’opinione pubblica, parlando di un ‘impalamento’ che non ci sarebbe mai stato.  (…) Sulla base delle chat con le amiche, i giudici hanno detto che Lucia “non era una persona che poteva essere facilmente costretta ad avere relazioni sessuali non consensuali”, e che “sceglieva volontariamente gli uomini con cui stare”, e che dal suo vissuto si può scartare completamente la possibilità che fosse stata “sottomessa senza la sua volontà”, che non mostrava la sua età e aveva detto di aver avuto relazioni con uomini anche di 29 anni. “Qui non c’è stata violenza fisica, né psicologica, subordinazione, umiliazione né cosificazione”, si legge nella sentenza.

Per vedere quanto sia plausibile un certo fatto devi, giocoforza, indagare sul vissuto di tutti gli attori. Da notare anche un’altra cosa a margine: una morte per impalamento lascia evidentissime tracce nel corpo della vittima, tracce facilissime da individuare. Io mi chiedo: tali prove esistono? se sì sarebbe uno scandalo che i giudici abbiano ignorato tali prove, se non esistono, come penso più probabile che sia, mi chiedo quanto sia “sano” tifare per condanne basate solo su racconti invenzioni e pregiudizi.

Da notare anche che  molte che si sdegnano per la sentenza in Argentina poi sono le prime a fare millemila distinguo nella vicenda di Pamela o di Desirée. A quanto pare la colpevolezza o l’innocenza non dipende dai fatti ma dai pregiudizi o dalla convenienza politica.

Conclusione: se si smania per andare a fare la lotta nel fango poi non ci si lamenti se si esce inzaccherati.

Asimov, citazioni da “un culto dell’ignoranza”

Da Un culto dell’ignoranza
A cult of ignorance, Newsweek, 21 gennaio 1980.

C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi “la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.

 

Ora abbiamo un nuovo slogan da parte degli oscurantisti: “Non fidarti degli esperti”! Dieci anni fa, era “Non fidarti di chiunque abbia più di 30 anni”. Ma i paladini di questo slogan hanno alfine scoperto che l’inevitabile alchimia del tempo li ha sfiduciati senza appello, e così, a quanto pare, hanno deciso di non ripetere mai più quell’errore. “Non fidarti degli esperti!” è uno slogan assolutamente sicuro. Niente, né il passare del tempo né l’esposizione all’informazione, potrà mai tramutare questi paladini in esperti di qualche argomento che possa essere pur lontanamente utile.

 

Ci sono 200 milioni di americani che hanno abitato nelle scuole in qualche momento nella loro vita e che ammetteranno di saper leggere (a patto che si prometta di non usare i loro nomi, svergognandoli presso i loro vicini), ma i giornali più decenti credono di fare straordinariamente bene quando riescono a vendere mezzo milione di copie. Sembra che solo l’1 per cento – o meno – degli americani provi davvero ad esercitare il suo diritto di sapere.

 

Io sostengo che lo slogan “il diritto dell’America di sapere” è senza senso quando abbiamo una popolazione ignorante, e che la funzione di una stampa libera è praticamente nulla quando quasi nessuno sa leggere.

 

Credo che ogni essere umano con un cervello fisicamente normale possa imparare molto e possa essere sorprendentemente intellettuale. Credo che ciò di cui abbiamo tremendamente bisogno sia l’approvazione sociale verso i processi di apprendimento ed un giusto riconoscimento del valore dell’istruzione. Possiamo tutti esser membri dell’élite intellettuale e poi, e solo allora, una frase come “il diritto dell’America di sapere” e, in effetti, qualsiasi vero concetto di democrazia, potrà avere un qualche significato.

fonte: wikiquote

Non vorrei dire ma sembra abbastanza profetico anche per l’italia.

Filosofia e comprensione della realtà

“Piano, piano,” disse Guglielmo. “Non so perché, ma non ho mai visto una macchina che, perfetta nella descrizione dei filosofi, poi sia perfetta nel suo funzionamento meccanico. Mentre la roncola di un contadino, che nessun filosofo ha mai descritto, funziona come si deve…
[Umberto Eco, Il Nome della Rosa]

La filosofia della scienza è utile agli scienziati quanto l’ornitologia agli uccelli
[R. Feynman].

Stavo leggendo la spassosa vicenda che riguarda la diatriba fra R. Burioni e S. Regazzoni (qui).  Avevo l’impressione che molti filosofi fossero persone fuori dal mondo incapaci di capirlo e buoni solo a nascondere la loro ignoranza dietro un sacco di supercazzole. Devo dire che la vicenda mi sembra una ennesima conferma sperimentale di questo fatto.

Riporto la parte corposa dello scambio con alcune considerazioni sparse a margine.

I fatti, in breve. La scintilla del botta e risposta è una frase di Regazzoni: “La scienza è una cosa buona, ma ci sono medici che ne hanno un’idea così ingenua e imbarazzante da fare danno alla scienza. Certo, non si può chiedere a tutti di conoscere un po’ di filosofia della scienza. Però ignoranza e arroganza non aiutano se decidi di metterti a discutere nello spazio pubblico”. Lo stesso Regazzoni invita poi l’immunologo a studiare, poiché “non conosce l’abc della scienza”: non la scienza medica, evidentemente, ma la filosofia della scienza. La critica non è quindi rivolta al Burioni medico, ma al Burioni personaggio pubblico che interviene sul difficile rapporto tra scienza, società e politica.

È qui che inizia uno sconcertante attacco di Burioni, in cui l’affermato ordinario delegittima e ridicolizza il suo interlocutore per la sua condizione di precario, e quindi di fallito. “Un professore a contratto che dice a un professore ordinario ‘vada a studiare ne ha bisogno’ è qualcosa che accade solo su Twitter, e solo in casi particolarissimi”. Nella visione di Burioni non è quindi solo la scienza a non essere democratica. Mi puoi criticare se hai uno status pari al mio, altrimenti no. Non conta l’idea che si esprime né la competenza specifica. Prosegue Burioni: “O porta dei numeri a supporto della sua affermazione, oppure ai miei occhi rimangono delle frasi vacue che non esprimono altro che la sua frustrazione e che starebbero bene in un bar di periferia e non nelle aule universitarie che ancora lei è costretto – forse per questa sua ingiustificata protervia – a frequentare in maniera precaria”. E ancora: “Però lei non è neanche professore e sta facendo qui su Facebook una lezione a me su come dovrei fare quello che lei mi pare non riesce a fare e che vorrebbe fare”, aggiungendo poi che Regazzoni, “da contrattista, mi sta facendo una lezione gratuita su come riuscire dove lei continua a fallire”.

-> Burioni tende ad essere brusco, poco diplomatico ma dice pane al pane e vino al vino. Un vecchio trucco argomentativo è attaccare la forma invece del contenuto quasi che se dica 2+2=4 urlando stia dicendo una falsità mentre se l’avessi detto dolcemente diventerebbe una affermazione vera. Purtroppo la verità di una affermazione è indipendente dal tono cui viene enunciata. Se il regazzoni avesse criticato solo i toni la sua sarebbe stata una critica legittima. Peccato che aggiungendo il termine “ignorante” l’abbia fatta fuori dal vaso e di molto. Per dare dell’ignorante a qualcuno occorre dimostrare di saperne di più di lui, altrimenti ci si sta comportando solo da idioti boriosi. Facendo un paragone calcistico è come se un allenatore di serie C, di una squadra di mezza classifica, pretenda di insegnare ad un Carlo Ancelotti od a un Luciano Spalletti come si gestisce la squadra quando hai sia coppe che campionato.

-> Il tizio è precario a 40 anni; se vedi che in una certa carriera non riesci a batter chiodo o cambi ad altro o continui a sperare. Strano che i filosofi che dovrebbero essere quelli che dovrebbero capire maggiormente il mondo ed il funzionamento in molti casi si rivelino essere persone incapaci di capire la realtà e di interagire. Quando Tremonti fece la sua sparata “con la cultura non si mangia” io mi sarei aspettato, come risposta, qualcuno a pancia piena che mostrava come la cultura gli permettesse di mangiare. Invece chi si lamentò di più, era gente a digiuno che magnificava i lauti pasti che facevano con la cultura.

->L’essere precario può essere una sfortuna ma spesso è conseguenza di una sequenza di scelte sbagliate; la filosofia è un campo saturo ove l’offerta surclassa di molto la domanda. Questo secondo il sig. Adam Smit, padre della filosofia economica, spinge il valore in basso. Eppure molti non capiscono questo semplice fatto, così come non capiscono che io se concorro con 10 rivali devo essere meglio di quei 10, se concorro con 1.000 devo essere migliore di quei 1.000. La cultura dovrebbe renderti capace di capire subito questi fatti di base; cosa pensare di uno che non riesce a capirli e contemporaneamente magnifica la “cultura” e la sua capacità di fargli capire e interpretare il mondo?

-> La tanto meravigliata “filosofia della scienza” usata dal Regazzoni contro Burioni ma sa che ha la stessa utilità della trama in un film porno; se c’è bene altrimenti pazienza, si fa sesso lo stesso.  Magari non sappiamo i profondi motivi filosofici perché la roncola funziona ma, per quello che serve per la maggior parte dell’umanità, funziona abbastanza bene. Piaccia o no la scienza è andata avanti ignorando la filosofia della scienza, e i filosofi della scienza si son trovati decisamente marginalizzati.

-> Hegel era un palese idiota, è bene ricordarlo.

Il modo migliore per sdoganare un comportamento

è ripeterlo paro paro dopo aver passato un sacco di tempo a stigmatizzarlo; soprattutto se, alle osservazioni sul perché ci si comporti nello stesso modo che fino a ieri si condannava, si risponde con un: “ma hanno iniziato gli altri”.

Ciò si traduce in un: “l’errore non era nel comportamento ma nel fatto che lo facevano loro”. Prendiamo ad esempio Saviano, se il bersaglio è un “amico” è il primo a lagnarsi di macchina del fango, se è invece un nemico la macchina del fango viene ridenominata con “informazione corretta – diritto di cronaca”.

Devo dare onore alla Boschi che nella vicenda “babbo del dima” ha tenuto un profilo alto limitandosi ad augurare al dima di non passare quello che ha passato lei; una botta che fa male, molto ma molto più male, di tanti altri pronti a lanciare, come al solito sarebbe da dire, la merda contro il ventilatore.

Una cosa che molti sembrano invece non aver capito è che se vai a fare la lotta nel fango poi esci pieno di fango anche tu, e ciò avviene indipendentemente da ragioni e torti, vittoria o sconfitta. Finisci in ogni caso pieno di fango.

Ah, ma non è Lercio?

Un colloquio che ebbi, con un soriano* quando ugo capellacci venne eletto presidente della regione sardegna:
Soriano: “Cappellacci è stato eletto solo perché berlusconi ha raccontato una barzelletta”.
Io: “E soru non poteva raccontarne due?”
Soriano: “ma vaff !%&”@$£$&$$!!!!111UNOUNOUNO”

*non nel senso di gatto.

Buseca ن!

Italy’s top populist politician has once again proved his mastery of social media by mixing his anti-migrant message on Facebook with a new secret weapon — hundreds of photographs of cute cats.

Sorgente: Matteo Salvini accused of using cat pictures to distract from debt

Vi direte, ma questo è Lercio!

No, non è Lercio. È il Times. Non quello di New York, quello di Londra!

E stica, adesso le ho sentite tutte!

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sulla giornata contro la violenza verso le donne

Maria, nome di fantasia, era una ragazza del mio liceo, molto carina e poco interessata allo studio.
Si era messa con giuseppe, un teppistello sempre pronto a fare lo spaccone, temuto perché picchiava tutti e faceva il figo con la moto e perché era già stato in riformatorio. La solita microdelinquenza di periferia. E lei, di riflesso grazie al “chiamo a giuseppe e vi faccio picchiare” faceva da piccola “bulla”. Terra terra maria stava con giuseppe perché era figo e picchiava tutti, e lei poteva fare, via giuseppe, da baby teppista oltre che brillare di luce riflessa.

Peccato che, dieci anni dopo, maria si trovò ad essere una venticinquenne senza ne arte e ne parte; maria mollò la scuola a sedici anni, con un compagno, giuseppe, manesco e con due figli piccoli da mantenere. Maria capì che a sedici anni potevi bullarti che il tuo pivello picchiava tutti e faceva paura ai tuoi compagni a scuola, a venticinque anni scopri che non può picchiare il responsabile dei servizi sociali, non può spaventare un magistrato e che cercare una rissa con i carabinieri è un comportamento alquanto controproducente. La separazione fra i due fu un poco “conflittuale” anche perché giuseppe era uno abituato a menare prima di pensare.

Oggi molti parlerebbero, giustamente, di femminicidio, di stalking e di violenza maschile da parte di giuseppe, di victim blaming, verso la povera maria. Io invece parlerei, oltre che della “cattiveria” di giuseppe anche, e molto, della di stupidità di maria. Se scegli tu il tizio perché è uno che “si fa rispettare” e picchia tutti, se ti vanti di ciò, se usi il “chiamo a giuseppe1” come minaccia verso i compagni e chi non accetta i tuoi capricci, poi non stupirti se in casa ti trovi uno violento pronto a menare. Sei stata tu a sceglierlo e l’hai scelto proprio perché un teppista “che si faceva rispettare” e di rifletto “ti faceva rispettare”; una con la sindrome della crocerossina non va in giro a vantarsi che il ragazzo è stato due o tre volte in riformatorio, raccontare delle risse cui ha partecipato e usarlo come minaccia: “o mi dai retta o chiamo a giuseppe”.

Quello che ho notato che manca nella giornata contro la violenza verso le donne è una seria educazione al “vaffanculo” da parte delle signorine: ovvero prevenire: sfanculare da subito il teppistello e mandarlo al diavolo prima è sempre meglio di curare ferite fisiche e psicologiche dopo. Perché si possono fare tutti i pipponi moralistici che si vuole ma, imho, se non si mette in chiaro che deve essere, in primis, la donna ad evitare il testa di cavolo e non starci assieme sperando che il testa di cavolo sia lui a redimersi, l’anno prossimo rimaniamo punto e a capo. Se si parla di Maria come di una santa, non si capisce come, perseguitata da satana giuseppe, e non di una che ha fatto scelte decisamente sbagliate e che si trova a dover vivere le conseguenze di tali scelte domani ci saranno tante altre maria.

E “vittime” su cui fare il piagnisteo per le future giornate non mancheranno.

Per questo io penso che nelle giornate contro la violenza verso le donne servirebbe, più che piagnisteo e pipponi moralistici, anche serie campagne di prevenzione rivolte alle signorine, svelando alcuni segreti rivelati nei corsi di logica patriarcale:

-> la prudenza serve per evitare di finire in situazioni spiacevoli. L’imprudenza non giustifica il carnefice ma spesso spiega bene perché la vittima sia diventata tale. [istituzioni di logica patriarcale]

-> se scegli lo stronzo violento (e proprio perché stronzo violento) poi ti trovi a stare con uno stronzo violento [logica patriarcale]

-> uno stronzo violento si comporta da stronzo violento [logica patriarcale superiore]

Senza, spiace dirlo, ma le manifestazioni mi sembrano tanto le frignate senza senso di gente che ancora confonde la realtà con i loro desideri. Vivere nel villaggio dei puffi sarebbe puffissimo ma purtroppo non viviamo nel villaggio dei puffi.


  1. la proposizione “a” è un costrutto del sardo, brutalmente italianizzato; in sardo i verbi come vedere, chiamare quando si parla di una persona precisa richiedono la “a” davanti al nome.