creare razzismo how to/30 il piagnisteo

Se c’è un comportamento controproducente nel lottare contro il razzismo sicuramente deve essere il prendere qualsiasi pretesto per frignare al razzismo, anche quando non c’è, o non c’era, alcun intento offensivo e denigratorio.

Caso 1: Rolling Stone italia riporta l’elenco delle polemiche per l’inno nazionale nella finale di coppa italia, sono almeno 9 anni che puntualmente ci sono polemiche, sia che canti una lei sia che canti un lui. Ma solo quest’anno le polemiche son tutte dovute solo al razzismo.

Non siamo mica gli americani. Abbiamo visto il Super Bowl e ci siamo messi in testa di essere in grado di fare altrettanto. Ecco le esecuzioni del ‘Canto degli italiani’ dal 2011 a oggi, da Emma a Sergio Sylvestre

Sorgente: Storia tragicomica dell’inno di Mameli alle finali di Coppa Italia | Rolling Stone Italia

Caso 2: Naomi Campbell e Lewis Hamilton si sentono discriminati.  Io, da malvagio fallopopulista fallocratico dico che mi sembra di vedere un revival del mitù quando per essere “in” dovevi essere stata molestata almeno una volta nella vita. Così andavi a frignare in tutte le trasmissioni di gossip che “quando avevo tredici anni mio cugino me l’ha fatto vedere e da allora son rimasta traumatizzata” e tornavi in auge come Oceania Platino. Adesso vanno di moda le discriminazioni razziste. Se domani tornano di moda i vampiri penso che molti, soprattutto quelli sul viale del tramonto, si precipiteranno a mostrare, in diretta televisiva, i buchi sul collo ricordando di quando Dracula in persona le morse.

Caso 3: Son tornate le polemiche perché Mary Poppins è un film razzista in quanto, nella celebre scena dello spazzacamino, girano tutti con la faccia sporca di carbone e son riemerse le solite accuse di blackface. Sinceramente questo piangisteo mi porta a pensare che molti siano solo bambini capricciosi che pensino che il carbone e la fuliggine “neri” siano solo nei caminetti dei neri, in quelli dei bianchi invece la fuliggine sia bianca come il gesso e che pulendo un camino dei bianchi ci si esca puliti puliti come in uno spot del detersivo per lavatrice. Alla fine, chiamare tutto razzista e provocatorio finirà solo a convincere che si è permalosi a livello patologico e far considerare capricci qualsiasi protesta, anche quelle giuste. Bella zappa sui piedi.

16 pensieri su “creare razzismo how to/30 il piagnisteo

  1. L’attuale situazione, purtroppo, riflette bene la pochezza di neuroni di certi novelli Don Chisciotte, sempre pronti a lottare contro il primo mulino a vento disponibile…
    Si è partiti classificando un crimine esecrabile come ‘omicidio razzista ‘ senza altra prova che il colore della pelle dell’autore dell’omicidio e della vittima (cosa che mi sembra essa stessa una forma di razzismo), si è proseguito con saccheggi e violenze giustificate, secondo i minus habens di cui sopra dalla gravità dell’accaduto (peccato che nei casi in cui sono stati dei ‘bianchi’ ad essere uccisi da poliziotti neri non è importato una cippa a nessuno) per passare dalla tragedia alla farsa con rovesciamento di statue, risoluzioni di vari buffoni che qualche irresponsabile ha votato in questo o quel parlamento o governo ed arrivare ai consueti ragli da sinistroidi disagiati, sostituendo sic et simpliciter il termine ‘razzismo’ ai precedenti ‘fascismo’ ‘femminicidio’ eccetera eccetera.
    I tre casi citati sono perfetti esempi dell’assurdità di simili campagne, che scadono rapidamente nel ridicolo e servono solo a dimostrare a chi possiede ancora un encefalo la validità della massima ‘la mamma degli imbecilli è sempre incinta’.
    Sui singoli casi:
    1) Purtroppo abbiamo un mucchio di persone che credono di vivere negli USA e che quello che vedono nei telefilm sia valido anche in Europa, e altro non fanno che scimmiottare (male) usanze e consuetudini americane.
    Quello che è più ridicolo è che, come dice l’articolo, ad essere chiamati a cantare l’inno non sono artisti famosi, ma gente che si è messa in luce nei vari (e ridicoli) talent show (non mi stupirei se si scoprisse che ci sia un accordo commerciale direttamente tra chi gestisce il programma e chi organizza la finale) con risultati non particolarmente brillanti (anche perchè, diciamocelo, cantare davanti a uno stadio pieno non è la cosa più facile del mondo).
    More solito, però se a ‘steccare’ è un nero non lo si può toccare. Che uno si emozioni, va bene.
    Che non sappia le parole dell’inno, no (studiarsi a memoria quattro strofe è così difficile?). Che si trasformi una manifestazione sportiva in un mezzo per fare politica, poi, non lo accetto. Lo sport dovrebbe essere divertimento e aggregazione (certo, è un sogno ingenuo, ne sono consapevole), non una tribuna politica.
    2) Mi sembrano due casi diversi.
    Naomi Campbell, per ragioni anagrafiche, non è più sulla cresta dell’onda e sta cercando un poco di ribalta a basso costo. Che poi mi sembra ridicolo che una persona che è stata per decenni una delle più famose e amate celebrità si sia sentita ‘discriminata’ è un’altro discorso (l’episodio del truccatore che ‘non sapeva fosse nera’ è assurdo. Dove viveva, su Marte? E anche ammesso fosse una sorta di eremita guardare una foto della persona che devi truccare, visto che non si tratta di zia Cleofe che va al matrimonio di mio cugino ma di una supermodella che posa per una copertina? Nessuno ha allontanato il figuro a calci nel didietro per manifesta imbecillita?).
    Su Hamilton non dirò nulla di male. A prescindere la stima che ho per lui come pilota ha dimostrato di essere una persona generosa e sensibile (vedi i casi di Billy Monger o di Harry Shaw) e sicuramente non ha bisogno di mettersi in mostra.
    Vista però la sua propensione a gettarsi a tuffo in cause varie (veganismo, ecologia eccetera eccetera) c’è da credere che si tratti semplicemente di un ingenuo e mal riposto entusiasmo verso un impegno sociale visto come moda.
    3) Classico caso di asino con laurea e diplomi che si crede la reincarnazione di Catone e raglia dalla sua torre d’avorio contro tutto ciò che non rientra nei suoi angusti orizzonti mentali.
    Il miglior commento è quello che chiude l’articolo linkato : ‘ “Le persone che sono così ignoranti da essere offese da tali scene non dovrebbero mai guardare la TV o i film. Ovviamente sono incapaci di pensare razionalmente”
    Mi scuso per la prolissità. Da quando è cominciata questa vicenda, anche per ragioni contingenti, ho preferito astenermi da commenti, ma ormai la misura è colma e l’acqua mi sta arrivando al mento…

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    • Contrariamente a quanto sopra affermato una cosettina non proprio positiva sullo stimato Luigino sono costretto a dirla:
      A suo avviso è giusto abbattere le statue di Colston (benefattore di Boston e mercante anche di schiavi vissuto 200 anni fa) o di Colombo (scopritore delle Americhe ma anche propugnatore dello sterminio degli indigeni e della tratta degli schiavi vissuto 500 anni fa).
      Lo stesso Hamilton però percepisce un congruo stipendio dalla Daimler Benz (Mercedes) che un ottantina di anni fa veniva sponsorizzata dal partito nazista, forniva motori, mezzi meccanici ed altro al Terzo Reich e impiegava manodopera schiavizzata nelle sue fabbriche e ha tra i suoi sponsior Hugo Boss che più o meno nello stesso periodo disegnava le divise naziste.
      Non vi sembra un tantinello ipocrita?

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  2. Nel mondo dello spettacolo e dello sport, negli anni 50 e 60, quando la discriminazione era reale, chi poteva passare per white anglo-saxon lo faceva, onde avere facilitazioni sulla carriera. Le eccezioni erano pochissime.
    Oggi, stesso ambiente, gente che è mezza nera o che ha un nonno nero, sceglie di “identificarsi come nero”. Niente di male, sia chiaro, facciano quello che vogliono, ma la dice lunga su quanto la cosa sia realmente svantaggiosa.

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  3. Ho appena appreso di un ‘caso 4’ veramente straordinario nella sua stupidità: in occasione della 500 miglia di Talladega, gara della serie automobilistica NASCAR (quella di ‘giorni di tuono’ con Tom Cruise, per intenderci) i meccanici di Darrell Wallace, unico pilota nero della serie trovano un ‘cappio’ penzolante dalla porta dei box.
    Ovviamente parte la campagna di indignazione: gli organizzatori fanno tuoni, fulmini e saette, viene assegnata una scorta al pilota, arriva in pista il team prinicipal del pilota, l’ottantaduenne leggenda della NASCAR ‘King’ Richard Petty, che sfida il Coronavirus per sostenere il proprio pilota, si propongono per il colpevole dell’orrendo crimine punizioni che vanno dalla radiazione a vita alla crocifissione in sala mensa, ad indagare arriva persino l’FBI…
    E alla fine dopo tante sbroccate si scopre che il’cappio’ nient’altro è che una corda da utilizzare per la chiusura dei box, che è stata installata già parecchi mesi fa ed è presente in molti dei box dell’autodromo…
    No, non è un’articolo di Lercio, allego qui il link che rivela l’assurdo finale di questa stupidissima storia (sul sito, se vi interessa potete seguire l’intera vicenda…)
    https://www.italiaracing.net/Un-colossale-malinteso-che-aiuta-i-razzisti-il-cappio-a-Bubba-Wallace/241103/35

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    • Grazie, l’articolo riporta anche un considerazione alquanto ovvia:

      Un’imprudenza che scredita il fine
      Da una parte c’è sollievo per il risultato dell’inchiesta. Dall’altra, lo stupore per la totale imprudenza di tutte le parti coinvolte nell’urlare con troppa leggerezza allo scandalo. Una situazione che fa male anche a tutta la lotta contro il razzismo di queste settimane, rendendola quasi una barzelletta e facendo fare una figuraccia a chi, per davvero, si impegna per fare la differenza. E permette anche alle persone che, nel paddock, sono veramente razziste, di presentarsi come vittime di una caccia alle streghe. Un brutto pasticcio, insomma.

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      • Purtroppo mi sembra l’ennesima dimostrazione della stupidità di tutta la vicenda : gente pronta a ragliare ‘al razzista’ a ogni piè sospinto senza neppure prendersi la briga di guardarsi intorno.
        Ci sarebbe da chiedersi una cosa: è possibile che NESSUNO tra le decine, se non centinaia di persone che affollano i box in una qualsivoglia corsa sia uscito con qualcosa del tipo ‘O bischero! la corda c’era anche l’anno scorso! Che accidenti ti stai inventando?’. La cosa mi sembra alquanto inquietante

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        • delle due una: o voleva dirlo ma aveva paura di essere considerato un affiliato al KKK, oppure l’ha detto ed è stato ignorato se non attaccato perché non credeva alla narrazione.
          Entrambi gli scenari non sono molti piacevoli.

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          • Oppure si è voluto creare il caso a dispetto di tutto…
            Magari non pensavano intervenisse l’FBI e che così sarebbero stati autorizzati a zittire tutti coloro cui non garbava la presa di posizione della NASCAR sulla lotta al razzismo, in primis la rimozione delle bandiere confederate…

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  4. […] Ho appena appreso di un caso veramente straordinario nella sua stupidità: in occasione della 500 miglia di Talladega, gara della serie automobilistica NASCAR (quella di ‘giorni di tuono’ con Tom Cruise, per intenderci) i meccanici di Darrell Wallace, unico pilota nero della serie trovano un ‘cappio’ penzolante dalla porta dei box. Ovviamente parte la campagna di indignazione: gli organizzatori fanno tuoni, fulmini e saette, viene assegnata una scorta al pilota, arriva in pista il team prinicipal del pilota, l’ottantaduenne leggenda della NASCAR ‘King’ Richard Petty, che sfida il Coronavirus per sostenere il proprio pilota, si propongono per il colpevole dell’orrendo crimine punizioni che vanno dalla radiazione a vita alla crocifissione in sala mensa, ad indagare arriva persino l’FBI… E alla fine dopo tante sbroccate si scopre che il’cappio’ nient’altro è che una corda da utilizzare per la chiusura dei box, che è stata installata già parecchi mesi fa ed è presente in molti dei box dell’autodromo… No, non è un articolo di Lercio, allego qui il link che rivela l’assurdo finale di questa stupidissima storia (sul sito, se vi interessa potete seguire l’intera vicenda…) https://www.italiaracing.net/Un-colossale-malinteso-che-aiuta-i-razzisti-il-cappio-a-Bubba-Wallace/241103/35 (qui) […]

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