ma esser buono vuol dire esser fesso?

Uno dei motivi per il quale i paladini erano fra le classi odiate in D&D era che molti master pretendevano che fossero dei boccaloni ingenui sempre pronti a farsi gabbare. Classico esempio il nemico che fingeva di essere disarmato1 (e il paladino non poteva attaccare una persona inerme) o la “pulzella” da salvare che ti portava diritto diritto all’agguato.

Credo che molti che parlano di bontà siano come quei master; per loro l’esser buono implica l’esser fesso; ad esempio credendo a qualsiasi storia “strappalacrime” senza alcun controllo preliminare, storie che poi all’atto pratico si son rivelate essere solenni bufale come la cameriera insultata perché di colore o la ragazza aggredita al bancomat o “verità arricchite” come nel caso dell’uovo di daisy osakue.

E molti ragioneranno con: se l’esser buono significa esser fesso allora evviva la cattiveria. Poi hai voglia di scandalizzarti che la gente diventa cinica e cattiva. Roba vista in D&D, se per interpretare un personaggio “buono” dovevi fare il fesso della situazione si finiva ad avere party zeppi di caotici neutrali e malvagi con l’unico obiettivo di distruggere qualsiasi cosa a tiro.

Molta della cattiveria che adesso vedo credo sia dovuta al fatto che spesso la bontà è stata usata come pretesto per “imbrogliare” le persone.  E la colpa della cattiveria più che alle persone la darei a chi ha iniziato ad imbrogliare.

Una riflessione interessante di Eugenio che spiega benissimo cosa intendo.

(…) rimane il fatto che confondersi fra la popolazione, utilizzare strutture civili come depositi di armi, istruire i propri combattenti a non indossare un’uniforme e a nascondere le proprie armi, costituisce ai sensi della Convenzione di Ginevra un crimine di guerra – punibile, se la memoria non mi inganna, con la fucilazione senza processo.

I protocolli di Ginevra nascono dalla necessità di proteggere la popolazione civile dai peggiori orrori della guerra, e di conseguenza di imporre una distinzione netta fra combattenti e civili e nel trattamento ad essi riservato. Gli estensori delle convenzioni di Ginevra sapevano fin troppo bene che un soldato è, alla fine, un essere umano, e che se non gli si dà modo di distinguere fra un civile ed un soldato nemico, questi potrebbe cominciare a considerare come nemici, reali o potenziali, tutti coloro che non indossano la sua uniforme. In altre parole, se i soldati sanno che di quei civili almeno uno, probabilmente, nasconde un’arma con cui sta per sparare loro addosso, che di quelle dieci scuole o moschee o ospedali almeno una/uno contiene una postazione di artiglieria o un deposito di munizioni che stanno per essere usate contro di loro, prima o poi cominceranno a considerare tutt’e dieci come ostili: perchè l’impulso a salvarsi la pelle e a non farsi sparare addosso è difficile da soffocare in qualsiasi essere umano.

(…) Per questo motivo sparare ai civili senza provocazione è un crimine di guerra, ma sparare di mezzo ai civili è un crimine di guerra ben peggiore, perchè provoca e giustifica decine di crimini in risposta; sparare sulla croce rossa è un crimine, e sparare dalla croce rossa è peggio; e così via.


  1. “il tizio dice di essere disarmato e pentito del male compiuto”. “Non mi fido: individuazione del male”. “Ma come non ti fidi”, “Non mi fido”. “Non è una azione buona, perderesti lo status di paladino”. “Fottesega attacco.” “Affettalo, affettalo… perquisisci cadavere, trova pugnale +2 del veleno”, l’inizio di una brillante carriera di ladro truffatore (17 in carisma…). 

11 pensieri su “ma esser buono vuol dire esser fesso?

  1. LOL, ero master ai tempi, conosco il problema. Qua c’e’ un’impostazione sbagliata: in un mondo “dark fantasy” dove il male e’ vincente, allora il paladino e’ un coglione o al massimo un eroe tragico che continua a combattere per i suoi ideali anche se sa benissimo che finira’ massacrato oppure fottuto e dannato. Invece, in un mondo bright fantasy si suppone che alla fine il Bene vinca. Per dirti, nel primo e’ normale che se fai il misericordioso e perdoni qualcuno e’ normale che quello ci rida sopra e poi torni a fare cose ancora peggiori. Nel secondo, ci si aspetta che quello si penta per i suoi crimini e passi dalla parte degli eroi. Tutto sta nell’accordo tra giocatori e master: non ha senso che uno cerchi di fare l’eroe stile Tolkien nel mondo di Berserk (o viceversa…)

    Piace a 1 persona

    • Comunque hai trascurato un fattore importante: ogni volta che un prepotente o un truffatore viene messo in condizioni di non nuocere, la sua prima frase e’: “sei cattivo”, oppure “bisogna essere piu’ tolleranti”. Allo stesso modo, quando un vigliacco vede che qualcuno non si caga sotto di fronte ai prepotenti, accusera’ sempre il ribelle di essere “cattivo”, mai il prepotente di essere prepotente (dato che quello gli fa paura). A questo punto si, essere buoni e’ esattamente uguale a essere fessi!

      "Mi piace"

      • come dice una canzone degli ZetaZeroAlfa “e se tutto questo è il bene, allora sì che siamo il male…”

        a parte questo, l’allineamento morale di D&D era solo un esempio ma si parlava del mondo reale; e lì ci ha preso in pieno.
        Rilancio e dico che detto allineamento morale fa proprio schifo, e infatti esiste solo in D&D.
        Volevo pure scriverci un post ma non ho abbastanza esperienza coi gdr p&p, anzi se per caso fate sessioni online invitatemi!

        "Mi piace"

        • ah comunque il tuo master era proprio un demente (e la cosa non mi sorprende, essere un bravo master è come essere un bravo scrittore o regista; tutti ci provano ma pochi lo sono davvero).
          Usare “individuazione del male” sarebbe un atto “non da paladino”, seriamente? Ma quanto bisogna essere scemi. Peggio degli animalari che ti rompono i coglioni anche se ti DIFENDI da un cane che ti sta mordendo!

          "Mi piace"

          • Era uno che preparava la storia e i personaggi dovevano interpretare il copione da lui scritto. Ci avevo giocato si e no tre volte poi è partito lo scazzo totale.

            "Mi piace"

          • In pratica il tipo che voleva fare teatro o recitazione, ma non aveva le palle di fare lo studio e la pratica richiesta da quei mestieri. Tipico dell’ambiente. Io preferivo arbitrare in modalita’ “sandbox”, davo lo scenario e le persone importanti nello scenario, poi i personaggi erano per i cazzi loro e dovevano cavarsela come potevano. A un certo punto i giocatori erano una specie di compagnia stile Mount and Blade, ma nel mondo di Berserk. Bei vecchi tempi, un poco mi mancano.

            Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.