Il crollo della diga di Banquiao

La storia della diga di Banquiao

Fonte l’avvocato dell’atomo su faccialibro.

L’Avvocato dell’Atomo
24 settembre 2020 ·
Il castigo di Nina
Nel gennaio del 1958 il presidente della Repubblica Popolare Cinese, il dittatore Mao Tse-Tung, presenta a Nanning il piano quinquennale per l’industrializzazione e la crescita della Cina: si tratta del Dàyuèjìn (大跃进), il Grande Balzo in Avanti.
Oltre alla collettivizzazione dell’agricoltura, all’aumento della produzione di acciaio e alla creazione delle Comuni Popolari, il Grande Balzo in Avanti prevede anche la costruzione di un numero enorme di grandi opere, soprattutto idrauliche: dighe, bacini, canali di irrigazione, e via dicendo.
La diga di Banqiao, a quell’epoca, esisteva già: viene infatti costruita tra il 1951 e il 1952 per evitare il ripetersi di inondazioni come quelle del 1949 e del 1950 del fiume Huai. Ma una nuova inondazione nel 1954, e l’ambizione di irregimentare l’intero corso del fiume Hong (anticamente noto come Ru, un importante affluente dello Huai) per produrre energia elettrica destinata ad alimentare il Grande Balzo in Avanti, portano il governo cinese ad irrobustire ed ampliare la diga, e a costruirne diverse altre, a monte e a valle.
Nel 1961, dopo le ultime riparazioni, effettuate con l’ausilio di ingegneri sovietici, Banqiao viene soprannominata “la diga di ferro” e viene considerata indistruttibile: in totale è alta 24,5 metri, e il bacino di accumulo contiene 117 milioni di metri cubi d’acqua, a fronte di una capienza totale di 492 milioni di metri cubi – i 375 milioni di metri cubi extra servono proprio a contenere eventuali inondazioni.
Ma Banqiao non è che uno dei tasselli principali di un sistema gigantesco di dighe collocate lungo tutto il bacino dell fiume Huai: durante il Grande Balzo in Avanti vengono costruite più di 100 dighe solo nella regione dello Zhumadian, nella provincia di Henan.
Più dighe significa più energia.
Più energia significa più acciaio.
Più acciaio significa più Rivoluzione.
Poi, nel 1975, arriva Nina.
Nina è un tifone, ovvero una tempesta ciclonica asiatica. In America sarebbe stata un uragano, ma l’etimologia di “tifone” è molto più interessante, in quanto doppia: la parola deriva infatti sia dal cinese táifēng (颱風), che significa “grande vento”, sia dall’arabo ţūfān (طوفان), che a sua volta deriva dal greco Typhon (Τυφών).
Nella mitologia Greca, Tifone è un mostro potentissimo, figlio di Gea e Tartaro, che sfida gli dei e viene sconfitto da Zeus, il quale gli lancia addosso la Sicilia, seppellendolo sotto di essa (l’alito infuocato di Tifone altro non sarebbe che la lava dell’Etna).
Nell’allegoria greca, Tifone rappresenta la furia incontrastata degli elementi, e Nina, figlia di cotanto padre, non si sottrae a tale ruolo.
Il 29 luglio 1975 viene rilevato per la prima volta un disturbo meteorologico nel mezzo dell’Oceano Pacifico; il 1 agosto il disturbo assume le dimensioni di una tempesta, e viene battezzato. Nell’arco delle 24 ore successive la tempesta diventa un ciclone, e i venti raggiungono i 250 km/h; il 3 agosto la furia di Nina si scatena su Taiwan: le montagne dell’isola indeboliscono il mostro, ma questo non impedisce ai venti di raggiungere i 185 km orari e alle piogge di causare frane e inondazioni, che distruggeranno più di 3000 abitazioni e causeranno 29 morti.
Tra il 4 e il 5 agosto, Nina attraversa lo stretto di Formosa ed entra nella Repubblica Popolare Cinese: ormai i suoi venti sono deboli, e non causano molti danni, ma l’incontro con un fronte di aria fredda a bassa pressione consente al tifone di scatenare la sua arma finale, l’acqua.
In soli tre giorni Nina scarica sulla Cina oltre 1000 mm di pioggia, più dell’intera media annuale della regione; nella provincia di Henan, in particolare, cadono 806 mm di pioggia in sole sei ore.
Non può piovere per sempre, ma può piovere abbastanza da far sì che non ci sia un domani.
Distaccamento dell’Esercito Popolare di Liberazione presso la diga di Banqiao, 6 agosto 1975.
“Capitano, chiedo ufficialmente il permesso di chiedere ufficialmente il permesso di aprire le dodici paratie della diga e far defluire l’acqua, perché qui piove che Marx la manda!”
“Non ci sono dodici paratie, soldato. Il Partito ha decretato che cinque paratie bastano!”
“Ma l’ingegnere Chen Xing che ha progettato la diga aveva detto che con meno di dodici paratie si rischiava una catastrofe!”
“Infatti è stato licenziato per catastrofismo”
“Ah!”
Pechino, uffici del Partito Comunista Cinese, 7 agosto 1975.
“Compagno segretario del ministero per l’amministrazione delle riorse idriche, le do ufficialmente il permesso di dare ufficiamente il permesso all’unità dell’Esercito Popolare di Liberazione distaccata presso la diga di Banqiao di aprire le dodici paratie per far defluire l’acqua”
“Compagno presidente, non ci sono dodici paratie per far defluire l’acqua, e comunque il telegrafo non funziona”
“Ah!”
Alle 00:30 dell’8 agosto la diga di Shimantan, a monte di Banqiao, cede, sotto la pressione di una massa d’acqua pari al doppio della sua capacità nominale. Solo dieci minuti prima l’esercito aveva chiesto all’aeronautica di far saltare la diga con un attacco missilistico, per consentire all’acqua di defluire prima che fosse troppo tardi.
L’onda impiega mezz’ora a raggiungere la “diga di ferro”, che cede come fosse paglia: Banqiao crolla all’una di notte, riversando oltre 500 milioni di metri cubi d’acqua a valle.
E non è che l’inizio.
Gli elicotteri dell’aviazione militare cinese iniziano a bombardare freneticamente diverse altre dighe, per consentire all’acqua di defluire verso aree di diversione laterali ed evitare ulteriori crolli più a valle, ma è una speranza vana: la furia di Nina non conosce pietà.
Le aree di contenimento di Nihewa e Laowangpo presto raggiungono il limite della loro capacità, e tracimano; gli argini del fiume Quan cedono il 9 agosto, riversando ulteriore acqua nei bacini di contenimento, e provocando il cedimento di altre dighe.
Vengono bombardate anche varie dighe più a valle, per poter far defluire l’acqua dalla diga del lago Suya, sperando che quest’ultima possa così assorbire l’ondata di piena, ma è tutto inutile: la diga di Boshan cede, con i suoi 400 milioni di metri cubi d’acqua, e la diga del lago Suya, che già tratteneva 1,2 miliardi di metri cubi, viene spazzata via dall’onda conseguente.
È come una gigantesca partita a domino, dove ogni tessera ingigantisce l’onda che porta a far cadere quella successiva: lo scontro tra uomini e dei termina solo quando l’aviazione militare cinese fa saltare la diga di Bantai, il cui lago contiene 5,3 miliardi di metri cubi d’acqua, che si vanno ad aggiungere a tutto il resto.
In poche ore crollano ben 62 dighe, liberando oltre 15 miliardi di metri cubi d’acqua: un’onda di tsunami larga 10 km e alta fino a 7 metri spazza l’intera regione, distruggendo ogni cosa.
Sette capoluoghi di contea vengono allagati; sei milioni di edifici vengono distrutti; i paesi più piccoli vengono completamente cancellati dalla carta geografica.
I numeri del disastro sono quelli di un castigo divino: l’acqua da sola trascina all’inferno decine di migliaia di anime, ma quello che resta dopo è una sterminata palude (alcuni laghi temporanei sono grandi fino a 12.000 km quadrati), dove i superstiti galleggiano aggrappati ai relitti in compagnia dei cadaveri; i collegamenti stradali e ferroviari sono interrotti.
Non c’è cibo; non c’è acqua potabile; in compenso ci sono le malattie.
Il governo cinese distacca più di 40.000 soldati per aiutare gli sfollati, ma questi ultimi ammontano ad oltre 11 milioni, più della popolazione della Lombardia, e spesso l’unico modo di far arrivare loro il cibo e le medicine è col paracadute.
Il verbale del dipartimento idrologico della provincia di Henan con le cifre del disastro è stato desecretato solo nel 2005: secondo questo documento, il numero totale di vittime è di 171.000, ma altre fonti ipotizzano cifre più alte, fino a 240.000.
Per fare un paragone con gli incidenti nucleari, Chernobyl ha causato (o causerà) tra i 200 e i 500 morti secondo le stime più probabili, 4000 secondo le stime più catastrofiste (fatte utilizzando il modello LNT), e sono incluse le vittime del fallout: anche prendendo il dato peggiore per buono, occorrerebbero 43 disastri analoghi per raggiungere l’estremo inferiore della stima dei morti di Banqiao.
Nonostante questo, e nonostante Banqiao sia stato sì un caso estremo, ma a differenza di Chernobyl NON un caso unico (quattro anni dopo, il crollo di una diga in India causerà altre decine di migliaia di morti) l’energia idroelettrica viene comunemente considerata sicura dalla maggior parte delle persone, a differenza del nucleare, ritenuto “troppo pericoloso”.
Nel 2011, il terremoto del Tohoku, un evento naturale estremo e imprevedibile quanto il tifone Nina, ha investito la centrale nucleare di Fukushima dai-ichi, seguito da uno tsunami di 13 metri: nonostante la fusione parziale di tre reattori e delle barre di combustibile esausto del quarto, nessun essere umano è morto o ha ricevuto danni permanenti per via di questo evento.
Nel 2020 la Diga delle Tre Gole, in Cina, ha dovuto effettuare lo scarico di emergenza di centinaia di milioni di metri cubi d’acqua, dal momento che le intense piogge di agosto avevano fatto salire il livello del bacino oltre dieci metri sopra la soglia di guardia, e solo dieci metri sotto quella di massima capienza.
La diga di Banqiao è stata ricostruita nel 1993

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3 pensieri su “Il crollo della diga di Banquiao

  1. Però qui il problema non è una tecnologia piuttosto che un’altra. Qui il problema è che non bisogna dare ai comunisti delle infrastrutture potenzialmente pericolose.

    Poi sì. L’idroelettrico è abbastanza pericoloso, vedi il Vajont. Tuttavia ha poco senso fare confronti con disastri avvenuti in dittature comuniste

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  2. Direi che il Vajont ha moltissimo in comune con Chernobyl: ce l’hanno messa tutta, ma proprio tutta, per far sì che succedesse. Che la montagna sopra il Vajont non avrebbe retto era una certezza, tutti gli studi lo dicevano, tutti i segnali erano chiari, ed era stato fatto di tutto per tentare di dissuaderli dal fare quella diga: quella è stata proprio una strage premeditata ed elaborata a tavolino. Decisamente peggio di Chernobyl dove il disastro è stato provocato da stupidità, incoscienza, superficialità, ma almeno non si può dire che sia stato perpetrato sapendo esattamente a che cosa avrebbe portato.

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