Il prof dei voti bassi? Aveva ragione – Corriere.it

Su twitter Mauro mi aveva segnalato questo articolo, che sinceramente ho trovato agghiacciante. (grassetti miei)

Sorgente: Il prof dei voti bassi? Aveva ragione – Corriere.it

LA STORIA
Il prof dei voti bassi? Aveva ragione
Sospeso per i criteri di valutazione: dopo 5 anni il giudice lo riabilita. «Non sono severo, ma alle superiori sbagliavano test da IV elementare» di Valentina Santarpia

A distanza di cinque anni, ha avuto ragione: una sentenza del giudice del lavoro di Lecce ha annullato la sanzione disciplinare che l’allora preside dell’istituto tecnico commerciale di Casarano, Prof. Bruno Contini, aveva inflitto al professore che dava voti troppo bassi. Il giudice ha anche condannato la scuola a pagare le spese legali, con conseguente danno erariale per l’Amministrazione Pubblica. Eppure lui, un cinquantenne salentino, che preferisce non far pubblicare nome e faccia per evitare un nuovo clamore sul suo caso, non è «soddisfatto», anzi: la sua voce ha il suono amaro della rassegnazione. «È vero, dopo molti anni ho capito che non si possono valutare davvero i ragazzi per quello che valgono, e quindi spingerli a lavorare e studiare di più. Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano, non verrebbe promosso più del 20%». (…)

Quando sono entrato per la prima volta nell’istituto di Casarano, quello dove è scoppiato il caso, ho sottoposto i ragazzi di prima superiore ad un test matematico che viene proposto dal Miur per bambini di IV e V elementare, volevo valutare le loro condizioni di partenza. E per evitare polemiche ho usato quesiti riconosciuti, non inventati da me. Ma i risultati sono stati imbarazzanti, i ragazzi non erano in grado di rispondere a domande semplicissime: così ho messo loro voti bassi, come meritavano».

Apriti cielo: «In questo modo si creava una situazione di panico nelle classi che sfociava nelle proteste degli studenti e le preoccupazioni che le famiglie manifestavano al dirigente- racconta il preside nella memoria difensiva presentata in tribunale- al fine di sedare gli animi e far rientrare la situazione nella normalità, veniva convocato il docente, ma nonostante le sollecitazioni ad un dialogo costruttivo con gli studenti non si riscontrava alcuna collaborazione da parte del prof». (…) Eppure la decisione del giudice, che «riabilita» il professore all’epoca criticato per i suoi metodi didattici, rilancia il dibattito su un sistema scolastico contraddittorio, che assiste impotente alla debacle degli studenti pugliesi nelle valutazioni Ocse-Pisa e poi premia quegli stessi studenti con il record di lodi all’esame di maturità.

Com’è possibile? «Perché è molto più semplice accettare il sistema- sostiene il prof- che prevede poche regole chiare e non scritte. Non si possono bocciare più di 6-7 ragazzi all’anno altrimenti non si formano le classi successive: un tempo accadeva e nessuno si scandalizzava, oggi sarebbe impensabile- racconta il prof- Le scuole devono avere un nome solido per potersi permettere di bocciare, altrimenti si fanno terra bruciata intorno. E la stessa cosa vale per i professori: quelli che mettono voti reali, come me, vengono guardati male e costretti a giustificare ogni virgola, per cui quasi tutti si adattano mettendo sufficienze anche a chi non se lo merita. Ed è praticamente impossibile per le famiglie o per la scuola mandare via un docente che non insegna bene: i punteggi in graduatoria dipendono in gran parte dall’anzianità piu’ che dalla capacità di un professore e dalla sua preparazione».

Che dire? oramai si è scambiato il diritto allo studio per il diritto al conseguimento del titolo di studio. La scuola non è più formazione ma un campionato dove magari retrocedono (bocciati) solo le ultime tre e le altre possono vivacchiare, basta che non si avvicinino alla zona retrocessione. La vicenda del professore spiega benissimo anche la guerra ai test invalsi, test di ammissione all’università ed a tutto ciò che “rompa” il quieto vivere della scuola ove si evita di bocciare e di mettere i ragazzi davanti alla loro ignoranza ed impreparazione. Certo il quieto vivere viene ammantato, come al solito, di altissimi ideali: il non lasciare nessuno indietro, la scuola dell’inclusione, i ragazzi in fase di crescita.

Peccato che ciò significhi solo ritardare il momento in cui si dovrà realmente dimostrare di essere capaci e preparati e se non lo si è arriverà la bocciatura. E in quel momento saranno dolori, perché se l’essere bocciato, il non passare una selezione può irritare, lo scoprire di non essere così capace e preparato come ci si credeva di essere può essere devastante. Molta della rabbia dei gggiovani si spiega benissimo con il: hanno scoperto di essere capre e non dei novelli Einstein come li avevano illusi a scuola.

Cambiare il sistema? sarà certamente doloroso; oggi purtroppo non corri solo nella tua città o nella tua provincia ma la gara oramai è europea e mondiale1. Puoi cullarti nell’illusione e frignare cercando di contrabbandare il diritto al titolo di studio come diritto allo studio. Il risveglio, salvo che per pochi fortunati, sarà però tragico.


  1. Due parole sui cervelli in fuga: un caso singolo non può confutare una media. Il fatto che l’1% dei migliori studenti italiani ha successo all’estero non confuta il livello medio del restante 99%. In termini più chiari: il fatto che la Juventus sia arrivata in semifinale di Champions non confuta la, bassa, qualità del corrente campionato di serie A e non confuta certe figuracce fatte, in europa, da squadre italiane. 
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ma la logica uccide il pensiero creativo?

Questo è un messaggio che è arrivato in risposta ad un mio messaggio su disqus in una discussione sui test a scuola. (grassetti miei)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/11/insegnanti-cari-allievi-anche-il-vostro-maestro-e-un-dop/2624527/#comment-2620398784

Cioè vorresti abolire l’unico spazio creativo (il tema di italiano, appunto) per far subentrare sempre e solo dei test (già abbondantemente presenti in altre materie)?
A parte che mi pare una follia, mi chiedo e ti chiedo: come si possono fare dei test che valutino la creatività e la capacità di scrivere di un alunno? Questa forma mentis (abominevole) che deriva dal nuovo primato indiscusso delle discipline scientifiche vedo che è arrivata a investire ogni grado della scuola. Uccidere il pensiero creativo in favore della logica (che è importantissima, ma che è solo mezza faccia della medaglia): questa è la strada di contrapposizione e di rivalsa intrapresa (che produrrà effetti nefasti proprio come a suo tempo ne ha prodotti l’aver mortificato il pensiero logico)
In ogni caso si parla di test preparati da esseri umani (esseri fallaci), quindi test fallaci per definizione (non è che stiamo parlando di quanto faccia 2+2).

L’indottrinamento omologatorio di cui parla il blogger è poi un altro segno dei tempi (“il pensiero scientifico” e il dominio dell’uomo-macchina sulla società in quanto ingranaggio obbediente del sistema). Tutto questo in funzione di una società di automi che riescano a pensare anche a soluzioni più che innovative all’interno del sistema, ma che non osino mai metterne in discussione i principi.

Il messaggio offre spunti di discussione abbastanza interessanti; il primo è, a mio avviso, il più importante: la logica può uccidere il pensiero creativo(1)?  La domanda in realtà è senza senso; la logica non è altro che un sistema per strutturare il pensiero e riconoscere i pensieri fallaci ed errati. Ergo permette di dare un senso ai messaggi scritti ed ai ragionamenti, quello che distingue un ragionamento corretto da un ragionamento sconclusionato e fallace è proprio la logica. Quindi la logica non uccide la creatività, anzi permette ad essa di manifestarsi. Tutte le grandi opere creative hanno una loro coerenza interna data proprio dalla logica, intesa come principi (identità, non contraddizione) e regole di base per il ragionamento. La creatività può essere definita come il trovare “nuovi modi” di veicolare messaggi. Ma senza logica non hai  messaggio. Si potrebbe fare un parallelo con le regole della grammatica e della sintassi; chiunque sostenesse che le regole della grammatica e della sintassi uccidono la creatività verrebbe preso per folle (oltre a prendersi un 3 inappellabile in italiano). Certo autori capaci le conoscono e le “infrangono” magari per enfatizzare o per colpire il lettore, come ad esempio capita con le opere dei futuristi oppure “io speriamo che me la cavo”, ma la differenza fra chi conosce e deliberatamente viola e chi invece viola perché non conosce rimane abbastanza evidente, e l’evidenza è data, guardacaso, dalla logica sottostante all’opera. Conclusione: che la logica uccida la creatività è una stupidaggine colossale.

Il secondo punto è un giochetto dialettico che spesso viene usato a scuola: siccome il test non è un sistema perfettissimo, direi quasi matematico, per valutare le competenze degli studenti allora è da rigettare come fallace. Ragionamento che si smonta con due obiezioni: la prima è chiedere se esista tale sistema, perfettissimo, per valutare gli studenti; se i test son fallaci perché preparati da esseri umani, quindi fallaci, a maggior ragione qualunque sistema di valutazione che sia stato svolto o predisposto da esseri umani (esseri fallaci) è fallace per definizione. Quindi anche il tema corretto poi da docenti. Eppure, quando le valutazioni dei docenti (esseri umani e quindi fallaci) vengono messe in discussione stranamente si alzano da parte dei medesimi (che ricordiamo essere esseri umani e quindi fallaci) alte grida di dolore.

L’ultimo punto è forse il più politico: la logica, il rigore (sensato) servono solo a sfornare automi incapaci di mettere in discussione i principi delle discipline cui si son formati. Qui si potrebbe fare l’esempio di Max Plank o di Kurt Godel riguardo ai fondamenti, mandati gambe all’aria, delle rispettive discipline fisica e matematica. Plank distrusse il continuo dello spazio e dell’energia  fondamento della fisica newtoniana. Godel invece demolì l’idea della completezza dei sistemi logici formali. Nella storia delle due discipline, furono autentici terremoti. Quello che impedisce di mettere in discussione i principi non è la logica, intesa anche come pensiero critico, ma l’irreggimentamento, il non dover pensare.  E quello più che nei test l’avevo visto nei temi, e nei compiti, dove dovevi fare quello che il docente pensava altrimenti erano votacci. Sì, mi è capitato anche in compiti universitari di matematica; l’uso di tecniche risolutive, corrette ma non previste dal docente, era causa di nullità dell’esercizio.  Testuali parole del docente: “sì, è un modo corretto di risolvere il problema però così facendo si evita l’impiego delle matrici e io volevo vedere se riuscivate ad usare il calcolo matriciale. Per questo questo modo risolutivo non l’ho considerato valido”.

(1) Da notare che talvolta il termine “creativo” ha una accezione negativa; ciò avviene quando viene usato proprio come contrario di “canonico” o “corretto”: finanzia creativa, calcoli strutturali creativi…

4 ore di sciopero della fame…

fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/06/08/buona-scuola-a-bologna-insegnanti-in-sciopero-della-fame-affamati-di-diritti-e-risorse/380984/

A Bologna è iniziato uno sciopero della fame contro la riforma della ‘Buona scuola’voluta dal governo di Matteo Renzi. Questo nel giorno d’inizio dei lavori in commissione al Senato e che dovrebbe portare la legge in Aula a metà mese, un gruppo di insegnanti, studenti e genitori hanno iniziato un digiuno a staffetta che coinvolgerà decine di persone.  (…) “Ci alterneremo con turni di 4-6 ore in cui potremo soltanto bere. Sa chiaro, è solo una cosa simbolica” (…)

Sinceramente non so se si rendano conto di quanto son patetici a fare quella pagliacciata. 4 ore di digiuno caspita… Io mi chiedo seriamente cosa pensano di ottenere in quel modo e quanto possa essere proficuo quel modo di protestare. Fossi un gombloddista direi che son sul libro paga di Renzi per denigrare chi protesta…

boicott invalsi/2…

E puntualmente con il mese di maggio parte anche lo sbroc sull’invalsi. Ne avevo già parlato gli anni scorsi, e, per curiosità sono andato a vedere il tradizionale proclama anti invalsi nel sito dell’unione degli studenti, uno dei tanti sindacati studenteschi. I soliti rimasugli stile anni ’70 e un sacco di retorica pseudomarxista, buona per catturare i cuori degli studenti(1) ma vacua di contenuti. Alcuni passaggi son comunque spassosi perché mettono a nudo le contraddizioni del movimento anti invalsi. Altri invece perché mettono a nudo le tante contraddizioni sparate dagli anti invalsi, una delle quali è che i test sono assolutamente inutili; ma se lo sono perché scrivi nel proclama anti invalsi che:

E’, infatti, interessante notare come al generale calo della qualità dell’istruzione, registrato dai test, siano seguite politiche di tagli trasversali e di smantellamento della scuola pubblica.

Quindi esiste un calo e tale calo è stato registrato dai test. Ma non erano inaffidabili ed inattendibili? Ma la scuola non sprizzava eccellenza da tutti i pori?

Secondo l’Ente di ricerca la finalità dei test sarebbe valutare il sistema scolastico. Eppure, l’INVALSI è l’unico Istituto in Europa a svolgere i test su base censuaria e non campionaria, facendo oltretutto ammontare i costi a 14 milioni di euro l’anno per la loro somministrazione. Una cifra inaccettabile se solo si pensa al susseguirsi di tagli trasversali al diritto allo studio, alle condizioni disastrose in cui si trovano l’edilizia scolastica e la scuola pubblica in generale.

Yawn, la solita storia che una indagine campionaria sarebbe più precisa di una indagine a tappeto. Il fatto è che se devo “misurare” tutta la popolazione con precisione non posso ricorrere alla statistica. Anche perché in qualsiasi modo venga scelto il campione sicuramente qualcuno polemizzerà su quella scelta. E allora che universo sia.

La parte centrale del proclama è comunque la migliore perché sostiene le seguenti tesi:

1) i test valutano solo una parte dello studente e non lo studente in maniera globale

2) la preparazione dei test toglie spazio allo svolgimento del programma scolastico e pone in competizione fra loro gli studenti.

3) I genitori potrebbero scegliere la scuola “migliore” sulla base dei risultati dei test invalsi, e questo sarebbe punitivo nei confronti delle scuole.

Tre tesi che mostrano impietosamente come certo sindacalismo, lato studenti e anche lato docenti, anche i documenti dei COBAS li presentano, pensi di vivere nel villaggio dei puffi e non sul pianeta terra. E che mostrano impietosamente perché il sindacalismo italiano e principalmente quello scolastico hanno nel loro curriculum una sequenza incredibile di fiaschi e fallimenti catastrofici.

I vari governi che si sono susseguiti in questi anni, sia di destra che di sinistra, hanno fatto sì che l’intero sistema scolastico venisse sottoposto alle leggi aziendalistiche del mercato, pensando che in questo modo la scuola potesse divenire più efficiente. La retorica esasperata della necessità di parametri scientifici che vadano a verificare le nozioni di studenti di scuole in cui i programmi didattici sono differenti oltre che a fallire nel proprio intento, soffoca la didattica, le attitudini e le capacità individuali degli studenti che nei test Invalsi non trovano riscontro.

Qualcuno si è mai chiesto se Lionel Messi sapeva cucinare prima di decidere se assegnarli il pallone d’oro? Il fatto che Messi sia una pippa in cucina deve spingere il Barcellona a rescindere immediatamente il contratto? Siamo seri, di un calciatore interessa che sappia giocare bene non che sappia cucinare, il fatto che sia un dio tra i fornelli o che il piatto migliore che riesca a preparare sia l’aprire una scatoletta non interessa affatto. Idem per l’invalsi; l’invalsi si limita a valutare le competenze in italiano e matematica, solo quelle. E un 4 in matematica non è un giudizio globale sulla persona, è un giudizio esclusivamente sulla conoscenza della matematica; puoi essere un ragazzo d’oro ma non riuscire ad andare oltre le moltiplicazioni e puoi essere una merda e mangiare integrali tripli a colazione. Il voto coglie solo l’aspetto matematica. La storia della valutazione globale è un giochetto usato per mascherare lacune e far alzare certi voti, far credere che il voto in matematica debba tener conto non solo della conoscenza di quest’ultima ma dell’impegno, della socievolezza, delle capacità comunicative ed espressive, di questo, quello e quell’altro è una cortina fumogena per mascherare il fatto di non essere capaci in matematica. Non capire la matematica non è una colpa ma, purtroppo, a seconda del lavoro che si mira a fare è essenziale conoscerla.

Lo strapotere assunto dall’Invalsi e la preparazione ossessiva di cui necessitano i test hanno svolto la funzione di promuovere sottobanco una vera e propria “riforma della didattica”. Infatti, a causa del pericoloso meccanismo di premialità che il MIUR intende mettere in campo a seguito dei risultati del test e alla conseguente allocazione di risorse che deriva da tale classificazione delle scuole italiane, i docenti sono sempre più propensi a dedicare una consistente percentuale di ore di didattica all’insegnamento di ciò che è necessario per superare i test. Coloro che ci rimettono maggiormente sono gli studenti, che si vedono sottrarre i momenti più formativi del proprio percorso scolastico, sostituiti da una forte competizione e da un’attenzione eccessiva al voto.

Riguardo alla seconda questione, da ex docente posso dire che per sostenere i test invalsi di matematica devi aver svolto almeno l’80% del programma di matematica. Con quei test è praticamente impossibile fare teaching to test trascurando il programma. Per quanto invece attiene alla competizione fra studenti basta constatare che c’è competizione nei campetti di calcetto, nelle piste di atletica, ci si sfida anche alla playstation per vedere chi è più bravo e chi meno. Se la competizione è sbagliata allora dovrebbero eliminare anche tutte le competizioni precedenti. Non capisco come mai sia giusto che a calcio (o altro sport) ci sia chi va in campo e chi in panchina mentre a scuola sia deleterio che ci sia chi prende 4 e chi 8. Come nel calcio alla fine di una partita conta quante volte si è riusciti a segnare e quanti punti si son presi.

La terza tesi comunque è la più clamorosa; i genitori sceglieranno la scuola migliore sulla base dei test

nostante la consultazione messa in campo dal Governo non fosse ancora giunta al termine, con il comunicato stampa del MIUR del 19 settembre c.a. sono state già annunciate alcune caratteristiche del Sistema nazionale di valutazione (SNV) ed è stato imposto a tutti gli istituti (paritari e statali) la stesura e la pubblicazione del rapporto di autovalutazione con gli obiettivi di miglioramento, che le famiglie potranno consultare nell’atto di iscrivere il proprio figlio a scuola. Con ogni probabilità la scelta ricadrà sulle scuole che raggiungono con facilità gli standard imposti a discapito delle scuole in maggiore difficoltà.

Alla lettura di questa frase mi son chiesto: ma questi dove pensano di vivere, nel villaggio dei puffi? che si cerchi di scegliere il meglio è normale, in tutti gli ambiti della vita le persone tendono a voler andare dal miglior medico, dal miglior meccanico, dal miglior idraulico possibile. Non da Totonno O’Macellaro, Nick Spaccapistoni o Bart Allagotutto… Perché la scuola dovrebbe fare eccezione?  E’ ovvio che genitori, che hanno un poco di testa, cercheranno di iscrivere il figlio nella miglior scuola possibile. E questo dovrebbe essere preso come sprone dalle scuole “peggiori” per migliorare. L’alternativa è un livellamento verso il basso, livellamento che porta, ad esempio, le aziende a considerare inattendibili i titoli di studio e le valutazioni scolastiche. Se lo sbocco naturale di certi corsi e certi indirizzi sembra essere il call center (almeno finché rimangono in italia e non si spostano in romania) forse è a causa di tale livellamento verso il basso. Non può essere che la laurea indichi eccellenza e che però debba essere data a tutti.

Dire che tutti sono bravi equivale a dire che nessuno è bravo. Certo ci si può raccontare che il 4 in matematica era dovuto ad un docente nazifascista incapace di valutare la globalità della persona e che non accettava l’idea democratica di autovalutazione dal basso. Magari con qualcuno puoi anche riuscire a trasformare il 4 in 8 perché il docente ritiene preminente la capacità dello studente di orientare il suo feng sui in maniera che sia in assonanza con il karma cosmico universale rispetto a quella di calcolo delle percentuali. Peccato che prima o poi qualche esame dove viene chiesto di usare le percentuali si incontri. Non viviamo nel villaggio dei puffi.

PS

l’unica cosa giusta scritta è che il test invalsi non deve essere valutato dal docente e non deve essere usato per la valutazione, anche se un “pessimo” test è giusto che faccia accendere qualche campanello d’allarme. Se non riesci a saltare quell’asticella forse non sei il dio del salto in alto che ti fanno credere di essere e forse ci son gravi lacune nella tua preparazione.

(1) Mostratemi un giovane conservatore e io vi mostrerò qualcuno senza cuore. Mostratemi un vecchio liberale e vi mostrerò qualcuno senza cervello.
[Winston Churchill]

boicott invalsi…

Stavo leggendo del boicottaggio dell’invalsi da parte degli studenti e dei docenti dei cobas. Riguardo delle idiozie degli studenti ne avevo parlato qui, mentre lascio al buon raphael il mostrare le idiozie dei cobas, limitandomi a notare come i fancazzisti, anche se su parti opposte della cattedra, vadano d’amore e d’accordo. Qui stavo leggendo i commenti e il risultato del boicottaggio dell’invalsi da parte degli studenti. Qualche disegno ironico e un paio di chicche che dovrebbero far riflettere molto, sia sul come la scuola e i suoi scopi vengano intesi dai fruitori finali e sia quanto seriamente venga preso lo studio.

 «La prova di matematica l’ho fatta mettendo i primi numeri che mi venivano in mente», ironizza su Twitter uno studente. «Matematica era ostrogoto antico.

Fantastico, in pratica caro hai appena scoperto di essere una pippa in matematica, peccato che le competenze in matematica sono un requisito irrinunciabile per qualsiasi lavoro o facoltà ad indirizzo scientifico, tecnico o economico.  E non è che ci siano molti posti di lavoro per laureati in scienze della fuffa con dottorato sulla nientologia teoretica e pratica del vuoto mentale spinto. Puoi ignorare il campanello di allarme, però poi se l’unico lavoro che trovi è fare il lavainsalata falso partita iva al fastfood non lamentarti troppo.

Interessante anche la posizione dei pentastellati; questo il comunicato stampa dei deputati del M5S in commissione cultura: fonte: http://www.tecnicadellascuola.it/item/3735-invalsi,-m5s-legittime-proteste,-al-centro-ci-sia-lo-studente.html

L’ondata di proteste rispetto ai test Invalsi è assolutamente legittima e motivata, alla luce del fatto che il sistema valutativo, così com’è impostato, ha troppe lacune. Noi siamo contrari a un modello a carattere aziendalistico e asettico come quello attuale, mentre al centro della valutazione dovrebbe esserci lo studente, con le sue difficoltà e le sue qualità”.

Si, tutto bello ma cosa valutare e che senso dare alla valutazione? dire che uno studente, ad esempio, ha conseguito il titolo di perito informatico con una valutazione di 90/100 significa dire che è un ragazzo che ha il 90% delle capacità richieste ad un ottimo perito informatico o può significare anche che è una capra fatta e vestita, incapace di capire frasi più lunghe di una riga ma che si è impegnato tanto, ma taaanto…
E, in questo caso, quanto vale il voto? praticamente nulla.

Lo affermano i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura, Scienza e Istruzione. “Se con il ministro Carrozza si era stato trovato un punto di accordo, che consisteva nella condivisa volontà di rivedere il sistema, con il nuovo ministro dell’Istruzione Giannini si deve ripartire da zero. La standardizzazione dei test Invalsi, tra l’altro, inspiegabilmente si contrappone anche alle recenti direttive ministeriali, che valorizzano l’inclusione e i bisogni educativi speciali (Bes) dei singoli alunni. In maniera del tutto schizofrenica, da un lato si impone al docente di ricorrere ad una didattica personalizzata che tenga conto delle necessità del singolo ma, dall’altro, gli si richiede di sottoporre l’allievo ad una valutazione tramite test standardizzati.

Ecco l’uomo di paglia: l’INVALSI non è una valutazione per lo studente, anzi il docente che usa l’invalsi per valutare lo studente commette un abuso, ma è una indagine sul livello medio degli studenti italiani. Ha senso una indagine dove invece di porre a tutti la stessa domanda cambi la domanda a seconda dell’utente? No è una cosa senza significato.

Tra l’altro, se oggi non c’è l’obbligo della formazione obbligatoria per i docenti che, secondo i test Invalsi, appartengono a classi negative è grazie al MoVimento 5  Stelle, che ha spostato l’attenzione sulla presenza nelle classi dei Bes per i quali, lo sottolineiamo, servirebbe una maggiore presenza di figure professionali specifiche, che comprendano anche gli insegnanti di sostegno”.

E sarebbero quelli che lottano per la cultura?  cosa c’è di male nel far frequentare corsi di formazione sulla gestione delle classi problematiche ai docenti che hanno la sfortuna di lavorarci? prima si rompe che serve formazione per i docenti, poi quando si fissa un criterio per scegliere chi mandare a fare formazione si salta su che è una ingiustizia. Mah.

e questo invece una citazione da un articolo sulla vicenda riportato dal sacro blog.

(…)Il neo Ministro Stefania Giannini prosegue sulla strada dei suoi predecessori continuando a giudicare, attraverso degli “indovinelli”, le scuole e i docenti.

Come ha detto il vicepresidente dell’associazione presidi le prove a risposta chiusa sono oramai dappertutto comprese “le selezioni per arruolarsi nell’arma dei carabinieri”. Avete qualche sistema più efficace per la valutazione che non sia l’autocertificazione della capacità di raggiungere stati vibrazionali superiori in assonanza con il feng sui del karma kosmico? parliamone, ma blaterare di indovinelli, cosa che le prove non sono, significa solo solleticare l’ego e cercare di capire i voti degli ignoranti che boriosamente son convinti di essere dei grandissimi dottori. Gente capace di comprare bufale biowashball solo perché presentata dal personaggio famoso di turno… ehm, come non detto, come tutti i partiti i 5 stelle si curano del proprio elettorato…

Ieri si è tenuta la prima sessione, dedicata all’Italiano, dei quiz Invalsi. Immediata la reazione di docenti, personale ATA e famiglie, protesta prontamente contrastata con minacce verso insegnanti e genitori che intendevano scioperare. Nonostante gli aspri contrasti l’adesione allo sciopero è stata elevata.(…)

l’anno scorso, il 2013, la percentuale di boicottaggio è stata minore dell’1% in elementari e medie e non ha superato il 2% alle superiori e anche quest’anno, a leggere i comunicati stampa dell’invalsi, le percentuali sono simili. Puoi boicottare l’invalsi ma prima o poi un esame vero lo si trova, e lì son dolori. Ci si renderà conto che la matematica sarà anche ostrogoto ma che per far l’ingegnere, l’informatico o qualsiasi altro lavoro tecnico o scientifico l’ostrogoto lo devi parlare e molto, molto fluentemente.

 

Il Movimento 5 Stelle si impegnerà in questa lotta e in quelle volte a restituire a docenti ed ATA gli scatti di anzianità, migliorare la didattica dei BES, dire no alla riduzione di un anno della scolarità e alle classi-pollaio.

e pane, figa e beppe per tutti no?

Vogliamo massicci investimenti nella scuola pubblica, l’assunzione stabile dei docenti ed ATA precari e la definitiva garanzia del mantenimento del ruolo docente per gli “inidonei”, oltre che il pensionamento immediato dei Quota 96. Il M5S si fa portavoce delle istanze sollevate dal mondo della scuola e dalle famiglie, ribadendo un secco no ai test Invalsi!

Il solito da partito di I repubblica, donate sesterzi al bobolo perchè il bobolo è buono perché crede a beppe, il bobolo è bello perché vota beppe, il bobolo è savio perché fa ciò che dice beppe, e allora diamoli i soldi perché senza soldi il bobolo non può comprare le biowashball di beppe… Non mi stupisce che i pentastellati siano per una scuola che sfornerebbe i loro futuri perfetti elettori; basta saper tracciare una X, tutto il resto è inutile…

invalsi

Una delle prove della china discendente che sta purtroppo, prendendo la scuola si ha nel periodo delle prove invalsi; è tutto un fiorire di patetiche scuse che tentano di dimostrare, nell’ordine:

  • l’inutilità delle prove invalsi
  • la loro nocività in quanto causano stress agli studenti
  • la loro illogicità
  • che discriminino fra scuola e scuola e fra studente e studente.

prendiamo ad esempio alcune dichiarazioni degli studenti riguardo alla protesta contro i test invalsi:

fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/tempo_di_esami/2014/05/13/oggi-test-invalsi-alle-superiori-monta-la-protesta_13d6abdb-599d-4c47-b5c0-5c0bb933723e.html

Studenti con la bocca coperta da un panno bianco e con sopra stampata una X, manifesti con la scritta “Valutati, non schedati!”, e ancora flash mob, proteste pacifiche, anche davanti al ministero dell’Istruzione, test lasciati in bianco o banchi di scuola abbandonati. Stamane è andata in scena, in molte scuole d’Italia, sparse a macchia di leopardo, il boicottaggio e la protesta dei tanti che non condividono i test Invalsi. Oggi con i quiz preparati dall’Istituto di valutazione, si sono infatti cimentati i ragazzi di seconda superiore ma, come previsto da giorni, la protesta non si è fatta attendere.

“Abbiamo deciso di disobbedire, di rifiutarci di sottoporci ad un meccanismo di valutazione escludente e ingiusto che mira a rendere la scuola pubblica sempre più a servizio delle logiche manageriali. Valutare non può significare schedare, mettere in classifica, favorire la competizione tra scuole e studenti, (nooo che dici, non valutiamo nessuno ma poi non offenderti se ci resti perché un incompetente collega i fili elettrici di casa in maniera creativa) indirizzare e svilire la didattica rendendola un semplice bagaglio di nozioni da digerire per affrontare i test – afferma Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – siamo l’unico Paese in Europa che somministra agli studenti in maniera censuaria e non campionaria dei test assolutamente inutili, che non tengono conto delle condizioni sociali ed economiche degli studenti (e il questionario da compilare sulle condizioni socioeconomiche della famiglia contro il quale vi siete scagliati con alti strali per la violazione della privacy?) e che aprono pericolosamente le porte a dei criteri premiali per le scuole che eccellono (giusto, premiare chi eccelle è osceno, diamo un segnale forte: assegniamo lo scudetto di quest’anno al livorno, la coppa italia alla juve stabia e diamo a wannona il nobel per la medicina). A fronte di tutto ciò riteniamo veramente inaccettabile che si spendano 16 milioni di euro per finanziare questo strumento di valutazione dannoso e inutile (soprattutto perché rivela che molti bravissimissimi in realtà sono ignoranti graziati da valutazioni così piene di gas da poterci far marciare una flotta di dirigibili)”.

“Da anni – prosegue Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – si levano delle voci critiche in merito ai test, ma i governi non sembrano propensi ad ascoltare chi vive ogni giorno le scuole. Nel nuovo Def 2014 si inseriscono i test Invalsi alla base della revisione dei nuovi contratti per gli insegnanti e per i sistemi di reclutamento di dicenti e dirigenti scolastici. Il 4 maggio inoltre la presidente dell’Invalsi ha sollecitato gli insegnati a somministrare i test, convincendoli della bontà di questo strumento”.

“Oggi boicottiamo i test – ha aggiunto – perché pensiamo che sia giunto il momento di bloccare questa riforma strisciante della didattica e della valutazione. L’idea che si possa produrre un’istantanea della scuola pubblica senza tener conto delle specificità di ogni contesto e della processualità della valutazione non è solo deleteria ed errata, ma tende ad appiattire verso il basso la didattica, svilendo anche il lavoro dei professori. I test ci riducono a numeri e foraggiano l’idea dello studente come soggetto passivo, pieno di nozioni e incapace di pensare criticamente. (ma li hai letti i test? leggi un brano di capucetto rosso e deduci che la protagonista era una comunista fuoriuscita dai verdi romanisti?) Il Governo continua a procedere in maniera antidemocratica sul tema. Crediamo che si debba bloccare il nuovo Sistema nazionale di valutazione, congelare l’ipotesi di estensione dei test Invalsi all’ultimo anno delle superiori  (ta daaan… i sofficini, con un test unico nazionale con griglia di correzione unica nazionale vedi come calano i 100 elargiti agli allievi di regalonio generosi detto il largamanica)e aprire un ampia discussione nelle scuole del Paese. Siamo stanchi dei processi calati dall’alto, soprattutto se imposti nelle scuole che dovrebbero essere palestre di partecipazione e democrazia (la scuola non è democratica, da una parte i docenti e dall’altra i discenti. Non siete nello stesso piano, benvenuto nel mondo reale). Siamo stanchi di veder spesi milioni su uno strumento inutile e dannoso quando non si rifinanziano le scuole e le università”.
(…)
“La valutazione dell’Invalsi è assolutamente positiva vanno apportate delle correzioni in base al tipo di classe o al corso di studio ma guai a buttare l’acqua con tutto il bambino. Essere contrari a questo tipo di valutazione equivale a prendersela con il termometro quando segna la febbre” vero, spiega Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionale dei presidi, in un’intervista rilasciata al sito specialistico Skuola.net. Rusconi aggiunge che nel Regno Unito i test sugli standard di performance esistono dal ’62. “Inoltre va considerato che ormai le prove oggettive esistono in tutti i settori, anche per i carabinieri. Perché la scuola non dovrebbe sottoporsi? I docenti dovrebbero prendere spunto dai risultati dei test per sanare eventuali lacune sui programmi trattati. Considerando l’Invalsi come una spia di rilevamento”. E sempre secondo una rilevazione di Skuola.net, ben 7 ragazzi su 10 riferiscono che i docenti in classe hanno annunciato di voler utilizzare le prove Invalsi come veri e propri compiti in classe. E tre studenti su cinque dichiarano a Skuola.net di essersi concentrati sui libri appositamente per il test Invalsi.questo lo vorrei sapere, come è possibile, in matematica, studiare per i test invalsi trascurando la materia?

Conclusione: le solite storie all’italiana dove ci si vuole continuare ad illudersi di essere tutti uguali, tutti bravi e tutti belli. E che i wannabe sindacalisti che si fanno le ossa come sindacalisti degli studenti hanno capito perfettamente l’andazzo: condire di parole altisonanti come democrazia o qualità dell’istruzione il capriccio: “io  sono il più bravissimo e chi dice il contrario sbaglia” anche se alla lunga questo comportamento danneggia chi apparentemente sembra voler aiutare. Come ha detto rusconi:

Inoltre va considerato che ormai le prove oggettive esistono in tutti i settori, anche per i carabinieri.

oltre che per l’accesso alle facoltà a numero chiuso, chi non riesce ad affrontarle, vuoi per scarsa dimestichezza, vuoi per paurose lacune nella preparazione scolastica si avvierà a diventare, salvo qualche eccezione, un brillante ” salad cleaner” (lavainsalata) o un esperto “customers’ contact operator” (operatore di call center)…

Eviti i test adesso ma domani ti capiteranno fra capo e collo e se non li affronti adesso e ti rendi conto dei buchi nella tua preparazione domani quei buchi ti faranno affogare…