sul numero chiuso, lettera al fatto quotidiano

Arriva il periodo degli esami di ammissione all’università e, puntualmente, parte la polemica su chi sostiene che sia un diritto per un diplomato potersi iscrivere a qualsiasi corso di laurea desideri e chi invece sostiene che “solo i capaci e meritevoli” hanno diritto di andare avanti non chiunque.

Il FQ ha aperto le danze pubblicando la lettera di una liceale al presidente Mattarella riguardo al numero chiuso.

Caro presidente Mattarella, mi chiamo C. R.* e ho 18 anni. Ho frequentato per cinque anni il Liceo Classico Europeo Convitto Cutelli di Catania, che prevede lo studio di due lingue e il diploma di maturità francese. Mi sono impegnata costantemente negli studi, frequentando anche il conservatorio e riuscendo ad avere ottimi risultati. Mi sono appena diplomata con il massimo dei voti e la lode. Avendo deciso di proseguire gli studi, ho presentato domanda d’ammissione per la facoltà di medicina. O, perlomeno, questo pensavo di fare.

Nonostante sapessi che per accedere alla maggior parte delle facoltà italiane è d’obbligo sostenere un test d’ammissione, mi consolava il fatto di avere studiato durante il mio percorso di studi le materie inerenti alla facoltà che avevo scelto. Con i professori avevo, infatti, in questi cinque anni, seguito un percorso che mi aveva portato ad avere conoscenze generali della biologia, della chimica, della fisica e della matematica. Ero quindi serena nell’affrontare il ripasso in estate, dopo aver conseguito il diploma.

Purtroppo, mi sono resa conto che la difficoltà di questi test di medicina sia superiore alle capacità di un qualsiasi ragazzo liceale. Le conoscenze e le abilità richieste sembrano essere più adatte a un laureando piuttosto che a un diplomato. Come riuscire ad avere la preparazione adatta per potere superare questi test tanto temuti?

Strano, se la preparazione è superiore alle capacità di qualsiasi liceale come mai, negli anni scorsi, molti liceali sono stati ammessi? Tutti laureandi in biologia? in tal caso mi aspetterei una età degli ammessi particolarmente elevata.

La risposta è semplice. Esistono corsi a pagamento che aiutano, sin dal quarto anno di liceo, a studiare nel modo corretto per entrare all’università. I costi sono molto alti e non tutte le famiglie possono permettersi quest’impegno. Tuttavia, questo business sembra essere completamente in disaccordo con l’articolo 3 della Costituzione, il quale afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’articolo 34 ribadisce che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Il solito lacrimevole richiamo alla costituzione. Esistono dei corsi che insegnano, dal I anno delle superiori a studiare correttamente per entrare all’università: si chiamano licei e son servizi forniti dallo stato italiano. Ovvio che se il liceo non funziona o funziona male non fornisce la preparazione che avrebbe dovuto fornire e quindi occorre integrarla con corsi a pagamento. Lo scandalo non son quindi i corsi a pagamento quanto il fatto che il liceo non abbia funzionato. E le prove che il liceo, nel caso dell’autrice della lettera, non abbia funzionato son scritte nella lettera:

  1. Il voto di diploma non significa nulla, basta vedere le polemiche perché i voti della maturità son mediamente più alti dove invece i risultati invalsi son mediamente più bassi. E la domanda da porsi è: “quanto significa come misura il voto di diploma”. Cara C.R. quel 100 e lode significa poco, molto poco.
  2. Chi è capace e meritevole non deve deciderlo lo studente ma altri, non ti sei data da sola il voto di diploma. I requisiti per essere capaci e meritevoli son scritti nel bando.
  3. Il problema non è il test “insormontabile”, il problema sono i licei che non preparano gli studenti ma si limitano ad illuderli di essere preparatissimi, e temo che l’autrice sia incappata in uno di questi casi.

Avevo molta voglia di aiutare il mio Paese, viverci e sostenerlo per farlo diventare migliore, ma il sistema italiano mi sta costringendo ad andare all’estero. In Belgio (dove ho deciso di andare a studiare), così come in altre nazioni, l’ammissione all’università non è preclusa a nessuno studente. Il test da sostenere ha soltanto un valore orientativo, e la vera selezione avviene sul campo, mediante gli esami finali del primo anno di studi. In questo modo si può verificare chi è in grado di sostenere i ritmi di studio universitari e andare avanti.

Ti trovi bene in belgio, benissimo vai a studiare in belgio. Sarei curioso di sapere poi come va a finire, perché se non hai le basi, e il test serve a verificare se lo studente possiede le basi minime per capire cosa dice il docente universitario, difficilmente vai avanti.
Un errore che fanno molti è pensare che l’istruzione funzioni per cicli chiusi, che alle medie non si debba partire da quello che si sarebbe dovuto fare alle elementari ma si debba ripartire da zero, così come al liceo e all’università. Sbagliato. L’università parte da dove ha finito il liceo, e se il liceo non ha finito è compito dello studente colmare le sue lacune. E invece di prendersela con chi verifica le sue conoscenze sarebbe meglio che se la prendesse contro chi tali conoscenze non gli ha permesso di farsele.

Lo Stato italiano finisce per precludere il diritto allo studio, abusando del proprio potere. È lecito, infatti, dire che chi segue tali corsi, ricevendo un’adeguata preparazione per i test, trascura il liceo. Io ho preferito dare il massimo del mio impegno per ottenere quella preparazione e quella cultura voluta dal sistema scolastico italiano. Ma ho capito che il mio livello base non è sufficiente per essere ammessa alla facoltà di Medicina. Sosterrò comunque gli esami il 6 settembre, e non so quale sarà l’esito. Ma il sistema riesce a demoralizzare i ragazzi prima ancora che questi si mettano alla prova con gli studi.

Perché, perché invece di fare matematica “hard”, logica e comprensione del testo (in tutte le materie), scienze e fisica al liceo hai fatto altro? erché ti hanno dato una leggera infarinata e ti hanno fatto credere di essere bravissima? è stata una tua scelta ed è giusto che tu ne paghi le conseguenze. Hai scoperto tardi di non essere preparata come credevi ma la colpa non è del test, che si limita rivelarlo. Queste polemiche contro i test mi ricordano tanto le scenette dove le persone in sovrappeso invece di dar la colpa alla dieta ed allo stile di vita davano al colpa alla bilancia.

L’esistenza di questi corsi di preparazione a pagamento è contraddittoria con il sistema scolastico italiano e anticostituzionale.

Perché? è vietato fare ripetizioni per colmare lacune che lascia il liceo?

Sarebbe compito della Repubblica, quindi, assicurarsi che i test vengano aboliti o semplificati, per permettere a tutti gli studenti di accedere agli studi universitari, in tutte le facoltà. La nostra Costituzione prevede uno specifico impegno dello Stato, articolo 3, comma 2: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il silenzio dello Stato al riguardo ha favorito la fuga delle menti migliori, che cercano e trovano l’apprezzamento per i loro meriti e le loro fatiche in Paesi stranieri.

Se io non riesco a fare il salto abbastanza in alto per vincere la medaglia allora è giusto abbassare l’asticella? prima o poi una asticella ad altezza giusta si trova. E parliamo anche del mitico estero. I giornali spesso danno una immagine distorta, perché parlano solo di chi ha avuto successo non di chi partito credendo di diventare, non appena atterrato CEO di qualche multinazionale è finito a lavare i piatti nel ristorante “da tony”.

Un ultima cosa, la costituzione va letta tutta non solo le parti che convengono. Il terzo comma dell’articolo 34 è chiarissimo. “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”. I capaci e meritevoli non tutti. Se proprio devi incavolarti, non incavolarti perché l’asticella è troppo in alto, incavolati perché lo stato invece di mandarti un allenatore capace ti ha mandato un incompetente che ti ha fatto credere che 60 cm di salto in alto era una misura da record olimpico.

Signor presidente, la cultura non si preclude a nessuno, perché è quella che permetterà a questo Paese di stravolgere i sistemi malfunzionanti e risorgere in un periodo di prosperità. Conto nella sua grande sensibilità e nella sua figura di garante della Costituzione, affinché ogni giovane italiano come me abbia il supporto dello Stato nella scelta del suo futuro.

Uomo di paglia, nessuno vieta di studiare quello che si vuole, non devi essere iscritta all’ordine dei medici o in medicina per leggere i testi. Se vuoi acculturarti puoi farlo. Qui in realtà si parla di cultura ma si intende il pezzo di carta. E il diritto al pezzo di carta non è scritto da nessuna parte nella costituzione.

Con rispetto,

C R

PS

Alcune chicche dai commenti all’articolo.

Io ho appena deciso di voler fare il calciatore, ma esistono solo scuole di calcio a pagamento e per arrivare in serie A avrei dovuto frequentarle con costanza da bambino. Ho preferito impegnarmi negli studi scientifici ma ora non posso fare il calciatore, e questo va contro il diritto di uguaglianza sancito dalla costituzione. Inviterei Mattarella a dare a tutti la possibilita’ di fare almeno una presenza in seria A, o ai prossimi mondiali, abolendo l’incostituzionale selezione del commissario tecnico, affinché ogni giovane italiano come me abbia il supporto dello Stato nella scelta del suo futuro

***

….sono andata su Eduscopio e ho scoperto che: 1) il Liceo Classico Europeo Convitto Cutelli si colloca al 9° posto in una graduatoria di 14 licei classici presenti sul territorio di Catania e provincia. La cosa più interessante però è l’indice FGA della scuola: 57,9. Se prendiamo i Licei classici di Torino e provincia, troviamo anche qui 14 Istituti e al 9° posto troviamo l’Istituto Sociale che però ha un indice FGA di 72.85. Ricordo che l’indice è ricavato dalla media dei voti del primo anno di università e dai crediti ottenuti. 2) Se andiamo a vedere la percentuale di abbandoni e di non iscritti all’università dopo l’ esame di maturità vediamo che al Cutelli sono il 39% , al Sociale l’8%. Se qualcuno obietta che il Sociale è una scuola privata, scendo di una posizione e trovo il Convitto Nazionale Umberto I con un indice FGA di 72,3 e un tasso di non inscrizione e abbandono del 13%…..esattamente 1/3 rispetto al Cutelli……Non cito i voti di maturità perché non sono affidabili…..continua…..

* nome omesso per evitare eventuali rogne con la privacy.

ancora sul numero chiuso a medicina e il colore del cavallo di garibaldi

Allora le università, buon segno, hanno bollato come “stronzata” la genialata della giannini.

Sul web è un fiorire di polemiche fra chi auspica l’uso dei test a lettura ottica per limitare l’accesso alla facoltà di medicina e chi invece propone altri sistemi, sistemi cui è molto più facile barare senza che nessuno lo venga a sapere.

Uno degli “uomini di paglia” più gettonati è che:  “(…) o al meglio quello che va a medicina pechè ha risposto esattamente alla domanda sulla capitale del burundi, magari tirando a indovinare, è proprio una bella selezione”

peccato che il decreto ministeriale di indizione della selezione del 2014  (Decreto Ministeriale (MIUR) 5 febbraio 2014 n. 85 GU 7 marzo 2014 n. 55) all’articolo 2 comma 3 stabilisca che

La prova di ammissione consiste nella soluzione di sessanta quesiti che presentano cinque opzioni di risposta, tra cui il candidato ne deve individuare una soltanto, scartando le conclusioni errate, arbitrarie o meno probabili, su argomenti di: cultura generale e ragionamento logico; biologia; chimica; fisica e matematica. Sulla base dei programmi di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto, vengono predisposti: quattro (4) quesiti per l’argomento di cultura generale, ventitré (23) di ragionamento logico, quindici (15) di biologia, dieci (10) di chimica e otto (8) di Fisica e Matematica.

Per passare al test, facendo i calcoli, sarebbe stato sufficiente rispondere correttamente a 31 domande su 60 e anche se si sbagliavano 29 domande si sarebbe arrivati in posizione utile per l’accesso; per entrare servivano 34,20 punti, con 31 corrette e 29 errate si sarebbero totalizzati 34,9 punti. Si sarebbe entrati benissimo anche se si sbagliavano tutte e quattro le domande di cultura generale. Chi non è passato non è un ragazzo capace che non conosceva il colore del cavallo di garibaldi ma uno che oltre ad ignorare il colore di quel cavallo ignorava anche qualcosa di chimica, matematica, fisica ed aveva difficoltà in logica…

Parliamo anche dell’altra fallacia del “provare ad indovinare”, fallacia che dimostra la scarsa conoscenza del calcolo delle probabilità: se pierino tira ad indovinare, se il calcolo delle probabilità non è una cavolata ha la possibilità del 20%  (1 su 5) di azzeccare la risposta giusta prendendo 1,5 punti (la risposta esatta valeva 1,5) e dell’80% di beccare quella errata perdendo 0,4 punti.

Il punteggio medio atteso che otterrà rispondendo a caso ad una domanda è 1,5*(1/5)+(-0,4)*(4/5)= 0,3- 0,32=-0,02. Per sessanta domande il valor medio atteso di un risponditore a caso è di -1,2… un punteggio che certamente ti catapulta in cima alle graduatorie…

L’ultima fallacia è che è assurdo selezionare i medici con dei test a crocette. Vero, peccato che i test selezionino gli aspirati medici, poi ci saranno gli esami universitari a selezionarli. I test selezionano fra i candidati gli studenti che hanno le migliori conoscenze che quindi molto probabilmente saranno i  più capaci di seguire con profitto le lezioni. Chi sarebbe meglio mandare a studiare medicina, uno che capisce quando il docente parla di acidi e basi o di percentuali o qualcuno che chiede al docente come mai 50% = 1/2 o come si calcola il 15% di 23,6 ?

demeritocrazia

Entro fine luglio cambiano i test di Medicina. Un sistema di selezione che il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, intende rivisitare “prendendo a modello il sistema francese” o un “suo adattamento al contesto italiano”, che include “accesso al primo anno libero e selezione alla fine di esso su base meritocratica”. Giannini lo ha annunciato sulla pagina Facebook di Scelta Civica in occasione di un botta e risposta con gli internauti
fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/20/universita-ministro-giannini-i-test-di-medicina-cambiano-entro-fine-luglio/993081/

Traduzione: servono soldi per l’università quindi leviamo i test e le preselezioni che bloccano molti potenziali candidati alle facoltà “richieste” e facciamo iscrivere tutti e becchiamo soldi dalle tasse universitarie. Poi ci sarà una selezione, non specificata, alla fine del primo anno ma almeno un paio di anni di tasse sono assicurati.

Mia opinione: una porcata. In primo luogo si saturerà il primo anno e ci saranno le ovvie difficoltà logistiche per far seguire bene le lezioni a tanti studenti, le lezioni di teoria le puoi far svolgere nei teatri, se proprio sei in emergenza, ma per i laboratori e i tirocini come si farà?

Seconda questione ma non meno importante: come garantire una selezione equa e meritocratica alla fine del primo anno? spostare di un anno le crocette con un test uguale per tutti? esami svolti dai docenti universitari? Bene come garantire equità e che il chiarissimo professor Accozio Accozzatis non abbia un occhio di riguardo, e insieme a lui i suoi colleghi, per suo amato nipote Asinio de Incompetentis? Etica professionale? HAHAHAHAHAH!!!!!11111!!!!UNOUNOUNO.

Logicamente i sindacati studenteschi esultano, e già questo basta per spiegare che il loro obiettivo non è istruzione di qualità per tutti ma che riapra la premiata stamperia Titoli&Diplomi, e peccato che il valore dei prodotti della stamperia sia inferiore a quello di uno strappo di carta igienica a due veli del discount.

 

sull’equità della selezione a medicina

In un commento ad un dibattito sul numero chiuso nella facoltà di medicina ho letto il link a questo vecchio articolo

http://www.corriere.it/salute/11_gennaio_11/zangrillo-figlio-test-medicina-oksalute_1fca9242-1d6a-11e0-8ba9-00144f02aabc.shtml

Alberto Zangrillo: «Mio figlio
bocciato a quei test iniqui di medicina»
Il medico personale di Berlusconi si confessa nel mensile in edicola: «Questi quiz d’ingresso non servono a stabilire se i ragazzi hanno attitudine a diventare bravi dottori»

(…)L’ho provato sulla mia pelle tre anni fa, quando il mio primogenito non è riuscito a sostenere con esito positivo gli ormai famigerati test d’ingresso per la facoltà di Medicina. Più o meno 100 domande in 100 minuti: un quiz che comprende quesiti di diverse discipline, dai classici all’attualità, cui rispondere peraltro in condizioni di grande stress. Mio figlio voleva seguire le mie orme. Negli ultimi tre anni di liceo era nata in lui una passione fortissima per la professione medica.(…)

Lo guardavo, un po’ allibito, studiare tomi, allenarsi sui fac-simile dei test, esercitarsi con le prove degli anni passati. Per quanto mi riguarda, gli avevo consigliato di prepararsi anche in inglese. La frustrazione di non passare quelle prove fu grande per mio figlio. Ma al di là di questa vicenda, che mi ha coinvolto personalmente come genitore, trovo, dal mio punto di vista di medico e professore universitario, che le modalità che regolano l’accesso alle facoltà di medicina siano deludenti e inique. A oggi, si decide in un quiz di poche ore del futuro, del progetto di vita di un giovane; si stabilisce in base a questa performance se quel ragazzo o quella ragazza potranno diventare dei buoni medici, se hanno attitudine per questa disciplina.(1) (…)

Sarei dell’avviso di creare dei questionari di valutazione da svolgere in itinere. Poi, penserei a un percorso prefissato e rigido: un tot di esami in un tot di semestri. Se non stai al passo, se non cresce in te la responsabilità allo studio e all’applicazione puntuale e costante, allora sì, sei fuori. (2) (…)

(1) classico uomo di paglia antitest: i test non valutano attitudini, non tentano di indovinare se sarai un bravo medico ma cercano, semplicemente, di stabilire se conosci abbastanza matematica, fisica, scienze e logica da essere in grado di capire gli insegnamenti impartiti in medicina

(2) Esami e questionari tenuti da chi? come renderli il più possibile oggettivi ed evitare accozzi?

“mi parli della circolazione”

“dunque la milza è l’organo che pompa il sangue nel piede destro i giorni pari”

“ma che… ma  chi le ha detto queste XXX…”

“mi madre la chiarissima docente Fiorenza Iolanda Gelsomina Adelaide Alfonsina Anastasia Alessandra dei Conti  Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare…”

“guardi è stato un poco impreciso, non posso darle la lode, comunque l’esame è da 30”

Risultati del concorso nazionale di medicina

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/01/concorso-nazionale-di-medicina-e-nuova-questione-meridionale/729286/

Il concorso nazionale di medicina e la nuova questione meridionaledi Andrea Bellelli

Quest’anno per la prima volta la graduatoria del concorso di ammissione ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria è nazionale(1) anziché locale (cioè di ogni Ateneo o gruppo di Atenei consorziati). E’ una novità importante che restituisce una fotografia del Paese per certi versi attesa o prevedibile, certamente meritevole di un commento.

Il metodo prima di tutto: ogni aspirante medico o odontoiatra doveva scegliere una università “preferita” e sostenere in quella sede la prova di ammissione. I punteggi ottenuti da ciascun candidato erano usati per costruire la graduatoria nazionale. A questo punto, se il punteggio ottenuto dal candidato lo poneva in una posizione della graduatoria locale tale da rientrare nel numero chiuso dell’università scelta, il problema era risolto: poteva iscriversi. Se il punteggio era tale da garantire l’ammissione in un qualche ateneo italiano ma insufficiente per l’ateneo scelto, il candidato aveva (ha: le procedure sono ancora in corso) la possibilità di iscriversi ad un ateneo diverso da quello scelto oppure poteva rinunciare e riprovare l’anno successivo.

Cosa è successo in pratica? Gli studenti che hanno concorso in alcuni atenei sono risultati ammissibili nella graduatoria nazionale in misura molto superiore alla ricettività dell’ateneo scelto; in altri atenei invece è accaduto l’inverso e sono risultati ammissibili nella graduatoria nazionale meno studenti di quelli che possono essere ammessi. Ad esempio, nelle graduatorie nazionali sono risultati ammissibili oltre 900 studenti che hanno concorso alla statale di Milano (430 posti tra Medicina e Odontoiatria); lo stesso è accaduto a Padova (900 ammessi e 445 posti). Per contro nelle graduatorie nazionali compaiono circa 670 candidati che hanno sostenuto la prova negli atenei della Sicilia a fronte di oltre mille posti disponibili.

I candidati delle regioni settentrionali si sono classificati meglio di quelli delle regioni meridionali? Il meccanismo concorsuale identifica i candidati in base all’ateneo scelto per la selezione, piuttosto che in relazione alla loro effettiva provenienza, ed è possibile che negli atenei più prestigiosi, quali Padova o Milano abbiano concorso anche candidati originari del Meridione; ma in un modo o nell’altro, con tutte le incertezze del caso, la graduatoria nazionale è impietosa e indica una questione meridionale di tipo culturale. (…) Dovrebbe essere una priorità politica per il paese quella di garantire uguali servizi sul territorio, soprattutto nel momento in cui uno di questi, la scuola, costituisce il gradino di accesso ad un altro servizio, l’università, erogato con numero chiuso ai candidati che hanno ricevuto la migliore formazione.(…)

E’ straordinario come i nostri politici possano decidere esperimenti sociali su così vasta scala senza preoccuparsi delle conseguenze e senza prendere atto dei risultati via via che questi si rendono disponibili. Perché naturalmente il risultato oggi palese era perfettamente prevedibile: anche al tempo delle graduatorie locali i test erano gli stessi su tutto il territorio nazionale e il divario geografico tra i punteggi nelle università settentrionali e meridionali era perfettamente noto.

Partiamo dalla fine: “il divario geografico tra i punteggi nelle università settentrionali e meridionali era perfettamente noto.”. Purtroppo la scuola (sindacati dei docenti in primis) ha cercato di risolvere il problema contestando gli strumenti di misura, in nome di un malinteso egualitarismo di facciata: lo studente di palermo è uguale a quello di milano, hanno cercato di negare in tutti i modi l’esistenza del problema e contestato aspramente tutti gli strumenti di misura che in qualche modo potevano essere usati per mostrarlo. Si è contestato l’invalsi, si è contestato il concorsone(2), si è contestato il numero chiuso, ma negare un problema non aiuta a risolverlo. Anzi aggrava di molto altri problemi; se in italia abbiamo un 40% di disoccupazione giovanile è anche a causa di una scuola che diploma ma non insegna, fra i giovani (e i meno giovani) c’è un analfabetismo funzionale pauroso, gente incapace di comprendere semplici testi o svolgere ragionamenti di media complessità(2). Tanti polli pronti per le volpi di turno. E i polli spesso son così polli perché illusi di essere dei grandi volponi.

(1) è nazionale in quanto molti gli anni scorsi, grazie a ricorsi al tar, venivano ammessi perché con il punteggio raggiunto si sarebbero potuti iscrivere in un altra università. Per chiarire con un esempio: se l’ultimo degli ammessi a Cagliari aveva 100 punti e l’ultimo a Sassari 80 punti, Gavino con 90 punti avrebbe sarebbe entrato a Sassari. E per tale motivo il TAR lo autorizzava ad iscriversi a Cagliari. Per superare l’impasse si è scelta la graduatoria unica nazionale.

(2) In uno stato serio il fatto che il 60% degli aspiranti docenti abbiano trovato difficoltà in un test a livello di esame di scuola media inferiore avrebbe scatenato una indagine a tappeto sulla preparazione dei docenti, interrogazioni parlamentari e piani d’emergenza.

(3) che vadano oltre il premo bottone ricevo banana.

InvalSI, InvalNO…

Se c’è un momento un cui esplode platealmente la cialtronaggine della scuola italiana è durante la somministrazione dei test INVALSI agli studenti. Il momento in cui la “casta” dei docenti mostra uno dei gravi mali della scuola: l’autoreferenzialità ovvero solo io docente posso giudicare la qualità del mio lavoro e tu, zotico che non sei docente e non hai la kultura, non puoi valutare l’oscuro processo iniziatico dell’insegnamento. Che poi, guardacaso, molte delle storielle sentite sono le stesse tirate fuori per la preselezione del concorsone:

  1. c’è il rischio che i docenti insegnino agli studenti a risolvere i test e basta. Servirebbe conoscere il ragionamento e come pensa lo studente.
  2. i test valutano le conoscenze e non le competenze, sono solo nozionistici(1) .
  3. i test non possono misurare la cultura.
  4. i test possono essere risolti a caso.
  5. è sbagliato somministrare test a bambini delle elementari perché può causargli stress.
  6. i test sono discriminatori perché non tengono conto dei risultati degli alunni diversamente abili.
  7. i test sono discriminatori perché verranno usati per discriminare le scuole; una scuola di un quartiere degradato di una città del sud andrà peggio di una scuola di un quartiere “bene” di una città del nord e quindi sarà giusto togliere risorse alla scuola degradata per darla alla scuola bene.
  8. i test verranno usati per valutare il lavoro degli insegnanti (ovvove!,  ovvove!).

Vediamo di smontare tutte queste argomentazioni;

1) innanzitutto il test non è una panacea ma un filtro negativo come era la prova del nove alle elementari: se la prova del nove falliva sicuramente l’operazione era sbagliata, se invece aveva successo non garantiva che l’operazione fosse giusta. Perché si faceva in ogni caso? perché era un modo che consentiva di rivelare velocemente molte operazioni sbagliate. Quindi se qualcuno non passa il test  molto probabilmente non sa, se passa potrebbe non sapere(2). Il test non risolve ma almeno fornisce indicazioni in linea di massima ed effettua una prima scrematura.

2) Non è vero, i test se sono strutturati bene per essere svolti non richiedono mero nozionismo ma il possesso sia di nozioni che di capacità di utilizzo di queste ultime. Il problema della scuola e del nozionismo non è che agli studenti venga chiesto di apprendere un sacco di nozioni ma che venga chiesto solamente di apprendere nozioni senza rielaborarle e senza dover avere la capacità di usarle.  Per esempio se uno studente non ha la nozione di “teorema di pitagora” risponderà correttamente (se sceglie una risposta a caso) ad un esercizio del genere solo nel 25% dei casi.

Un triangolo ha l’ipotenusa che misura 10 e un cateto che misura 6; l’altro cateto è:
a – di misura maggiore di 6
b – di misura uguale a 6
c – di misura minore di 6
d – di misura minore di 4

3) Ecchissenefrega di misurare la cultura, cioè non esiste una definizione di cultura e si pretenderebbe di misurarla? I test servono per verificare se gli studenti hanno appreso e sanno impiegare determinate nozioni.

4) Classica obiezione di chi non conosce affatto il calcolo delle probabilità. La probabilità che rispondendo a caso uno studente dia almeno 35 risposte corrette su 50 è circa di 3 su 100 miliardi, per confronto quella di vincere giocando una schedina (2 colonne) al superenalotto è di 3 su 100 milioni.

5) Prima o poi lo stress di una valutazione lo si incontra, se non sono i test scolastici sono le garette di atletica o le partitelle di calcio fra amichetti. Qualche volta si vince e qualche volta si perde. Per coerenza quindi ci sarebbero da vietare le gare sportive e i giochi di società per i bambini visto che una sconfitta può causarli stress. Considerando però che se non impari a gestire lo stress da esame da piccolo poi rischi che da grande lo stress da esame o la frustrazione per non aver passato l’esame ti ammazzi.

6) I test servono per valutare il funzionamento dell’istruzione con gli alunni normodotati; gli alunni diversamente abili possono alterare, pesantemente, verso il basso certe medie proprio a causa delle loro evidenti difficoltà. Escludere il caso degli alunni diversamente abili serve ad escludere la scusa “siamo andati male perché in classe ci sono i disabili che vengono integrati”.

7) Chi pensa che una scuola professionale in una zona degradata sia equivalente ad un liceo classico in un quartiere bene alzi la mano. È stupido usare i test invalsi per fare confronti simili e vedere confermato, per l’ennesima volta, quello che già si sapeva. Però i test possono essere usati, in maniera opportuna nello spazio ed anche nel tempo confrontando due licei classici in quartieri bene o confrontando i risultati della scuola quest’anno con quelli degli anni precedenti per vedere com’è l’andamento degli studenti. E questo ai docenti che la menano raccontando che tutte le scuole sono uguali e che da tutte le scuole esce gente preparatissima non va giù in quanto scoprono molti altarini. C’è anche da dire che i test, per come sono strutturati, non possono rivelare se ha lavorato male il prof. Tizio od il prof. Caio dell’anno precedente. Per far ciò gli studenti dovrebbero venire valutati all’inizio dell’anno ed alla fine e dovrebbe essere misurato il differenziale(4)

8) È il motivo reale per cui molti, nella scuola, temono i test e le prove oggettive. Mentre negli esami di stato si può chiedere benevolenza alla commissione o, se il docente che deve correggere gli scritti non ha colleghi con materie affini alla sua in commissione, fare i generosi oppure nel caso il presidente della commissione sia della materia e sia incorruttibile accusarlo di essere uno str…, con i test con le crocette questi giochi sono molto più difficili da fare ed è molto più facile scoprirli, soprattutto se nella vigilanza ci sono anche esterni.

Conclusione: senza valutazione e misura delle prestazioni fornite non ci può essere meritocrazia. Per il sottoscritto la scuola dovrebbe, come compito primario, formare le persone. L’integrazione e gli interventi in condizioni di disagio sarebbe meglio lasciarle ad altri, come i servizi sociali, che sono in condizione di poter intervenire meglio ed in maniera più mirata; è giusto che la scuola collabori ma non deve essere lei sola a farsi carico di queste situazioni.

 

(1) Nozionismo, nella scuola italiana, è una parolaccia.

(2) Possono capitare casi di un test particolarmente sfortunato da parte di uno studente bravo oppure di test fortunato da parte di una scimmia che si è esercitato abbestia a risolvere i test. Ma questi son casi sporadici già computati nell’errore statistico. Invece è irrealistico pensare che tutti i bravi toppino puntualmente il test e tutti gli scarsi invece vadano alla grande.

(3) È una formula che si usa per risolvere le equazioni di secondo grado quando il termine quadratico è un numero pari, dovrebbe servire per semplificare i calcoli. Non son mai riuscito a ricordarmela, nel caso usavo direttamente la formula generale.

(4) Quando insegnavo facevo fare, alla seconda lezione, un compito sul programma degli anni precedenti. Tanto per coprirmi le spalle nel caso di enormi, quasi incolmabili, lacune sul programma di matematica degli anni precedenti. Grazie alla demenziale riforma dei debiti non era raro trovare in quinta superiore ragazzi che erano stati promossi ogni anno con il debito in matematica e non l’avevano mai colmato.

Docenti e test di logica

a quanto pare la lettera del maestro trombato al concorso sta facendo parlare alquanto.

Fra i commenti c’è una corrente che si scaglia contro i test, test descritti come, inutili, inefficaci, spersonalizzati, addirittura erogati da un freddo computer e non da un essere umano…

Insomma tutta la sequenza di lagne e di scuse che “la scuola” puntualmente tira fuori ogni qualvolta si parli di valutare conoscenze e competenze.

Innanzitutto un test sarebbe stato inutile se la percentuale di promossi fosse stata superiore al 80%/90% dei candidati presentatisi. Se la percentuale di promossi è pari al 33% per onestà intellettuale sarebbe da chiedersi come mai i candidati, che ricordiamo sono precari iscritti alle graduatorie per l’insegnamento per la maggior parte laureati, abbiano manifestato lacune così evidenti.

I test sarebbero stati inefficaci se mirati a valutare qualità non connesse con l’insegnamento, è assurdo chiedere ad un docente di lettere classiche di dimostrare il teorema fondamentale dell’aritmetica o ad un docente di matematica di tradurre un brano in greco tratto dagli elementi di Euclide.  Non è assurdo chiedere invece logica elementare, basi elementari di aritmetica e di comprensione verbale che sono alla base di qualsiasi materia, cose che sono un prerequisito fondamentale per passare l’esame di III media.  Esame di III media, non un concorso per il dottorato di ricerca.

Sulla spersonalizzazione e sulla freddezza sorvoliamo, è difficile commuovere un computer raccontando storie di disperazione e di bisogno di lavorare… Servono docenti non attori, se uno è bravo in recitazione intraprenda la carriera teatrale, negli altri casi sono i servizi sociali e non il miur che deve intervenire.

I test servono per scremare i candidati per i quali è utile verificare la presenza di caratteristiche quali l’abilità comunicativa, la chiarezza espositiva, le competenze relazionali, da quelli per i quali è inutile farlo in quanto mancanti dei prerequisiti di base.  Ha senso far sostenere l’esame di stato per l’iscrizione all’albo dei medici ad uno che non ha neppure la licenza superiore ?

I test non sono la panacea di tutti i mali ma sono utili per far robuste scremature ed avere la ragionevole certezza che fra coloro che i test superano ci sia un buon numero di persone che potrebbero essere capaci e competenti.  Non servono per scegliere il migliore in assoluto e può capitare che qualche bravo possa aver avuto sfortuna e venga scartato ad un test.  Ma sono casi sporadici;  un test non lo puoi passare per sfortuna ma se sei stato sfortunato in dieci prove forse non è solo sfortuna, forse ci sono anche altre manchevolezze.

C’è anche il caso simmetrico: sono incompetente e, magari dando risposte a caso(1), passo il test. Ma in tal caso ci sono ancora uno scritto ed un orale di sbarramento dai quali posso venire sbattuto fuori.

(1) per passare il test del concorsone occorreva raggiungere almeno 35 punti. Supponendo di rispondere a tutte le domande significa dover dare almeno 40 risposte giuste. La probabilità di raggiungere questo risultato dando risposte a caso è di circa 52/100.000.000.000.000.000, in notazione scientifica 5,2 * 10^(-16).

Per avere un termine di paragone la probabilità di far 6 al superenalotto con una schedina (2 colonne) è di 2/622.614.630 ~ 3,12 * 10^(-8); otto ordini di grandezza superiore.  Per chi non è affine con la matematica: se giochi una schedina al superenalotto hai una probabilità cento milioni di volte maggiore di fare 6 che passare al concorso dando risposte a caso.

numero chiuso si/no 2

Sul corsera impazza ancora la polemica sull’utilità o meno dei test per l’accesso a medicina, ed in secondo luogo ai corsi di laurea ad accesso programmato.

I luminari medici intervistati dal corriere polemizzano con i test ma, sfortunatamente per la loro causa, tirano fuori cantonate abbastanza grosse. Nel primo articolo l’intervistato prende una cantonata scambiando per domande di cultura generale quelle che in realtà sono domande di logica(1) e domande di comprensione verbale; ovvero domande dove dovrebbe dimostrare che si è stati capaci di capire quanto scritto su di un testo.

La selezione all’ingresso con il test uguale per tutti e correzione a lettura ottica immediata e pubblica (tanto per evitare giochi delle tre carte con gli elaborati) rimane quella più equa ed onesta.  Con altri sistemi sarebbe più facile giocare sporco.

Comunque sono emblematici i commenti agli articoli: chi è entrato per aver passato i test li difende, giustamente, in quanto il compito del figlio del rinomato primario viene valutato nello stesso modo del test del povero figlio dell’operaio (2). Mentre altri deplorano l’inutilità degli esami e/o propongono altri sistemi, come il primo anno libero per tutti e poi selezione via esami, dove di fatto sono i docenti del primo anno a scegliere chi gli aggrada.

Selezione basata sui voti delle superiori, inutile e controproducente  se non si crea un sistema oggettivo per l’attribuzione del voto di maturità. In questo caso gli studenti del prof. Severus De Severis pur sapendone molto di più finiranno eccessivamente penalizzati rispetto a quelli del professor Buonistus de Asinis.

O far diventare tutti medici e poi sceglierli sul campo. Inviterei chi apprezza tale opzione a offrirsi volontario come cavia per aiutare nella ricerca del nuovo dio delle appendiciti. Se si trova bene, se non si trova almeno ci sarà un miglioramento del pool genetico della razza umana. 🙂

Per il resto, sul forum, molti fanno i soliti capricetti, c’ho il diritto allo studio, la costituzione e sbroc sbroc… o si lanciano in rosicate solenni perché: “non sono loro pippe, è che ai test passano solo gli accozzati o chi si paga lo studio al cepu per passare il test(3)”. Peccato che far passare solo gli accozzati con i moderni sistemi concorsuali sia diventato abbastanza arduo, qualche accozzato può ancora essere infilato ma: deve lavorare di suo, visto che è difficile barare troppo al test, e se qualcuno vincesse barando in ogni caso sarebbe un caso sporadico.

 

(1) in effetti la domanda di logica era malformulata, la formulazione corretta sarebbe dovuta essere “… non piacciono tutti i quadri di picasso” o “…piacciono al più alcuni quadri di picasso”.

(2) Ovvero meritocrazia pura, davanti allo scanner tutti sono uguali, conta solo l’abilità nel fare il test.

(3) Ok non potete pagarvi le ripetizioni al cepu, ma alle scuole superiori per cinque anni cosa avevate fatto ?

link:

http://www.corriere.it/cronache/12_agosto_29/test-medicina-primario-respinto_38f92a56-f196-11e1-975b-225a9f9609c6.shtml

http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Cronache/2012/08/30/ccaec704-f26a-11e1-9efb-e78611c7bd41_2/altro-primario-bocciato-medicina-ribaudo_full.shtml

numero chiuso si/no

Puntualmente come ogni settembre arrivano le sbroccate sui test all’università e sul numero chiuso. Oramai tradizionali e scontate con gli stessi argomenti triti e ritriti ripetuti immutabili ogni anno.
Avendo frequentato corsi ad accesso programmato all’università e avendo visto gli effetti della selezione non posso che essere in accordo con la selezione all’ingresso. Purtroppo quando si hanno risorse limitate, e i computer nel dipartimento lo sono, o si formano bene i pochi preparati (e/o motivati) che hanno passato la selezione o si forma male, molto male, la massa (che comprende anche molta gente che non sapendo dove iscriversi sceglie un corso di laurea “alla moda”.) Personalmente preferisco pochi e preparati che sperperare ulteriori fondi per creare masse di ignoranti.

Per il resto chi critica il sistema dei test, che come tutte le cose è un sistema perfettibile, generalmente o glissa su come selezionare chi potrà accedere ai corsi a numero programmato o propone sistemi di selezione, come le prove scritte o l’estrazione, molto peggiori. L’estrazione apparentemente sarebbe il più equo ma in pratica da le stesse probabilità di riuscita al povero e brillante diplomato ed alla ricca capra promossa alla maturità per “levarsela da mezzo alle scatole”.  Le prove scritte sono praticamente impossibili da usare; ci vuole tempo per correggerle, la correzione non è detto sia oggettiva come quella dei test e si possono fare molti più trucchi per contraffarle rispetto ai test a correzione automatica.