cetriolanesimo

Salve, sono il dottor Vanni Sbrocucci, PhD in filosofia quantistica bioenergizzata oltre che l’inventore del metodo anal fisting(r). Vorrei condividere la mia ultima scoperta. Come sapete ci son dibattiti riguardo al cibo, c’è chi sostiene che l’uomo sia onnivoro, c’è chi invece sostiene che sia vegano e alcuni parlano anche di fruttarianesimo crudista o di alimentazione pranica. Sbagliano, la verità è che l’uomo è naturalmente cetrioliano. Il cetriolianesimo è il sistema di nutrizione perfetto.

Avevo parlato di questa scoperta in una intervista per un importante quotidiano italiano ma a quanto pare l’intervista è stata censurata dopo l’arrivo di una lettera inviata, per conto di una grossa azienda farmaceutica, da un rinomato studio legale. Però, per fortuna ho salvato una copia dell’intervista che posso riportare sotto.

D. Dottor Sbroccucci, mi parli della sua intuizione

R. Stavo riflettendo, da bravo filosofo,  sul problema dell’alimentazione. Per alcuni siamo onnivori ma altri sostengono che siamo naturalmente vegani. Poi ci sono frange che si spingono a sostenere l’alimentazione fruttariana crudista e qualcuno addirittura parla di alimentazione pranica. Qual’è la verità? Mi ponevo queste domande mentre cercavo, nella mia fornitissima videoteca, qualche opera del cinema uzbeko crepuscolare degli anni ’50. Mi capita una DVD intitolato big cucumber porn fest che in lingua uzbeka significa: profonda opera sull’agricoltura nelle steppe della russia centrale,  e durante la visione del film ho notato che gli attori, di entrambi i sessi, si infilavano allegramente enormi cucumis sativus nel retto. Attori che erano ben arzilli ed in salute.  La domanda che mi son posto è perché? Che il cucumis sativus c’entrasse qualcosa? Poi ho pensato ai chakra e mi è venuta l’illuminazione.

D. i chakra? cosa sono?

R. Secondo la filosofia indiana i chakra sono i punti nodali del nostro corpo ove viene custodita la nostra energia pranica e, in prossimità del retto, c’è il primo chakra, la porta di ingresso per la nostro corpo spirituale. Noi siamo mente corpo e anima e dobbiamo collegare il nostro corpo spirituale al mondo per assorbire le energie praniche positive.

D. E cosa c’entrano i chackra con il cucumis sativus?

R. Questa è stata la mia grande intuizione, non è che il cucumis sativus riesca a stimolare il primo chakra e congiungerlo, come un raccordo, con il prana universale?  Mi son posto questa domanda e ho trovato conferma, effettivamente il cucumis sativus convoglia e concentra il prana universale e lo collega al nostro primo chakra  allo stesso modo in cui la pistola della benzina collega il combustibile al serbatoio della macchina.

D. Sorprendente, è una scoperta sconvolgente, può dirci quali sono le prove a favore ?

R. Certo, io sono uno scienziato, non uno dei prezzolati di big pharma, e quindi ho affrontato in maniera scientifica la questione; formulata l’ipotesi ho sperimentato, con amici e amiche, diversi frutti e verdure, dalle ciliegie citrullus lanatus a quello dell’arachis hypogaea, dalla brassica oleracea all’allium sativum. Con alcuni non c’è stata alcuna reazione mentre con altro, come l’allium, la reazione è stata eccessivamente intensa. Ho trovato alla fine che la reazione migliore si ha con il curcumis sativus, buone reazioni anche con il cucurbita pepo e il frutto del musa acuminata. Tali vegetali raccolgono dall’ambiente il karma positivo e lo convogliano verso il primo chakra permettendoci di sfruttarlo per l’alimentazione pranica del nostro corpo.
Inoltre ho anche trovato, nella letteratura medica, riscontri alla mia ipotesi. In questo articolo l’esimio collega prof. Massimo della Serietà, rivela le proprietà positive del cucumis applicato alle problematiche femminili.

D. E il prana positivo carpito in tale modo, oltre ad essere energia di guarigione ha anche altre proprietà?

R. Si, facilita l’alimentazione pranica. Come sapete il corpo umano è naturalmente alcalino però il cibo che ingeriamo con la bocca viene contaminato e distrutto, acidificato per essere precisi, dai succhi gastrici.  Però se noi inseriamo direttamente nell’intestino il cucumis sativus senza passare dall’acido stomaco questo può esprimere tutto il suo potere positivo bioalcalinizzante grazie alle  energie orgoniche psicoattive che convogliando le energie karmike universali nei nostri chakra favoriscono l’omeostasi ovvero il ripristino dell’equilibrio energetico della nostra alchimia cosmo-tellurica sottile alterata. Venendo assorbito per un processo di osmosi inversa provvede a potenziare ed energizzare il nostro corpo sottile.

D. Fantastico. Vuole dire qualcosa per concludere?

R. Sì, nessuno vi parlerà di questi usi del cucumber sativus, putroppo la lobby di big pharma impedisce a noi ricercatori indipendenti di divulgare queste verità. Preferisce imbottire la gente di pillole e medicine per causare le malattie.

 

***

DISCLAMER: questo non è un articolo medico o nutrizionista ma si tratta semplicemente di satira. Tutto quanto sopra è da prendere come burla e non da prendere sul serio. Ogni riferimento a fatti e/o persone esistenti non è voluto ed è puramente casuale.

sulla dieta vegan…

da:http://www.tuttogreen.it/farmaci-per-vegetariani-e-vegani-in-arrivo-le-prime-farmacie-specializzate/

Questo progetto palesa l’effettiva diffusione del fenomeno vegetariano e vegano anche nel nostro Paese: secondo i dati Eurispes 2014, infatti, si stimano circa 4,2 milioni di vegetariani (le associazioni ne contano quasi il doppio, ma i dati non sono ufficiali). I vegani, in particolare, hanno esigenze specifiche difficili da soddisfare: rifiutano i prodotti di origine animale e fanno largo uso di integratori per arricchire la dieta.

Non si rendono conto della cappellata che hanno scritto presi dalla foga veg. “Fanno largo uso di integratori per arricchire la dieta.” Qualunque nutrizionista riguardo agli integratori direbbe che sono utili solo in caso di diete squilibrate o di particolari necessità. Con una dieta equilibrata gli integratori alimentari dovrebbero essere superflui. E allora perché i vegan ne fanno largo uso? La loro dieta forse non è quell’equilibrio e quel toccasana che sparano ogni tre per due?

La bella vita bucolica, i sapori di una volta, la natura…

Fin da quando ero al liceo mi son chiesto come mai la bella vita bucolica in campagna, quella per intenderci dei braccianti e dei pastori, venisse cantata ed esaltata da artisti come Ovidio o Virgilio, che invece di andare in campagna a vivere in quell’eden continuavano a gozzovigliare, a spese di Mecenate, nella corte imperiale romana.

E la risposta è che molti della meravigliosa vita agreste vedono sono quello che vogliono vedere, un mondo stile pubblicità, dove basta guardare il campo per far spuntare enormi spighe di grano, dove tutta la frutta è perfettissima e non esistono parassiti, erbe infestanti, funghi e muffe…

Insomma il mondo dei puffi o del mulino bianco. Peccato che la realtà fosse molto diversa e che molti profeti del biologico a kilometri zero  e della decrescita felice non siano altro che degli sciroccati se in buona fede o dei pericolosi sobillatori in malafede.

Per verificarlo prendiamo  i dati dei vari censimenti generali della popolazione (http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=censimento1901). Supponendo che l’italia decida per l’autarchia alimentare, ovvero che tutto il prodotto in italia serva per sfamare gli italiani abbiamo:

Nel 1901

Il 62,1% dei maschi è occupato nell’agricoltura, il 21,2% nell’industria, il 16,7% in altre attività. Le femmine: il 60,9% nell’agricoltura, il 24,5% nell’industria, il 14,7% in altre attività

Quindi per sfamare 100 persone 60 di esse devono lavorare nei campi.  Una persona che lavora nei campi riesce a produrre tanto cibo quanto ne basta per sfamare 1,67 persone.

Nel 1951

Il 42,2% della popolazione è occupata nell’agricoltura

Nel 1961

Il 29,0% della popolazione è occupata nell’agricoltura

Nel 1971

Il 17,2% della popolazione è occupata nell’agricoltura

Cento anni dopo, al censimento del 1991 (sempre su fonte del corriere della sera

nell’agricoltura sono occupati il 7,5% dei maschi e il 7,8% delle femmine.

quindi per sfamare 100 persone basta che ne lavorino 8, ovvero una persona produce tanto cibo da sfamare 12,5 persone.

Tornare solo a colture 100% bio, come ai primi del 900 o volendo esser buoni al 1951 quando l’agricoltura italiana era ancora in uno stato pre industriale, significa che molti che adesso lavorano nei servizi etc. etc. dovranno tornare, se non vogliono morire di fame, d’urgenza nei campi a coltivare la terra.

Questo gli apologeti del biologico km zero puntualmente omettono di dirlo.  Certo “La bella vita bucolica, i sapori di una volta, la natura…” suona molto più evocativo di: “10 ore nei campi a spaccarsi la schiena tutti i giorni, sabati e domeniche incluse, con il rischio in caso di infezione da parassiti o gelate improvvise di fare realmente la fame”.

Paleo (F)uf(f)ologia

Oggi su Punto Informatico ennesimo scontro con un utente, interessato ad argomenti “alternativi”. L’argomento del contendere, partendo dai casini capitati in Cina alla fabbrica Foxconn era la storiella che gli antichi avessero macchine volanti e testate nucleari.
Per la cronaca la discussione è qui
Per curiosità sono andato a spulciarmi alcuni degli articoli citati e, come spesso capita, gli ho trovati pieni di forzature, svarioni colossali, leggende urbane derivate da divulgazione scientifica da quattro soldi.

Una delle cose che mi ha colpito è:

fonte: http://www.enricobaccarini.com/?p=2177
Tracce di guerre nucleari nel nostro passato
(…)
Epicuro (sec. IV a.C.) e Leucippo (sec. V a.C.) accettarono entrambi la teoria atomica, che attribuirono al greco Democrito. Egli parlò di un’organizzazione della materia che solo nel corso dell’ultimo secolo è stata accettata veramente dai fisici moderni.
“Non esiste null’altro che gli atomi e il vuoto”.

Ma il filosofo greco creò una confusione, dichiarando che gli atomi fossero l’essenza più piccola e indivisibile della materia. Democrito riprese la propria concezione dal fenicio Mosco, che a sua volta riportò una tradizione ancor più antica, nella quale si affermava in modo più preciso che gli atomi, base della materia, erano a loro volta divisibili, il che è stato provato solo nell’ultima metà dello scorso secolo, con la scoperta d’una miriade di particelle subatomiche.

L’errore, per chi conosce un minimo di storia della filosofia e storia della chimica è evidente: Democrito, nel dibattito se la materia fosse infinitamente divisibile o meno, congetturò che ci si dovesse fermare prima o poi e chiamo “atomo”, che in greco significa indivisibile, questo mattoncino finale indivisibile. Dalton, molto molto dopo (1803), chiamò “atomi” le particelle componenti le sostanze che non si riusciva a separare per via chimica. E infatti chimicamente l’atomo è indivisibile ed inalterabile.  Un secolo dopo i fisici scoprirono che gli atomi sono composti da protoni, neutroni ed elettroni.  Democrito non intendeva affatto l’atomo nel senso inteso da Dalton, per lui era “a-tomos” indivisibile.  Parlare di divisibilità dell’indivisibile è un puro controsenso logico.

Ma proseguendo nella lettura ho trovato altre perle:

La struttura era alta in origine una trentina di metri ed era composta di grandi blocchi di pietra (fillite). L’intonaco, ortase o argilla e soda caustica, agisce sulla roccia come un elettrolito alcalino, e la reazione causa l’emissione di raggi gamma K41, che possono ancor oggi essere misurati.

Ho fatto una ricerca ma non son riuscito a trovare, a parte ripetizioni di quell’articolo su cosa fossero questi raggi gamma K41. Il testo comunque mi ha lasciato perplesso perché non esiste alcuna reazione chimica capace di generare raggi gamma.

Lo scienziato nucleare Professor Luis Bulgani era convinto che gli Egizi utilizzassero i materiali radioattivi come una forma di protezione. Egli scrisse nel 1949:
“Credo che gli antichi Egizi afferrassero le leggi del decadimento atomico. I loro sacerdoti e i loro saggi erano familiarizzati con l’uranio. Infine, è possibile che usassero le radiazioni per proteggere i loro luoghi sacri. I pavimenti delle tombe potevano essere stati rifiniti con roccia radioattiva, capace di uccidere un uomo o almeno di danneggiarne la salute”.

Da una ricerca su google saltano fuori come risultato solo le riproposizioni di questo articolo, non si capisce chi sia il prof. luis Bulgani e dove insegni o abbia insegnato. Mi ha stupito anche che non si sia presa in considerazione l’ipotesi “naive” ovvero banali infiltrazioni di radon.  Così come altri eventi descritti come esplosioni nucleari possono benissimo essere descrizioni di eruzioni vulcaniche o dell’urto di meteoriti con il suolo.

Poi, per noia, non son riuscito a concludere la lettura dell’articolo.