le pari opportunità ed il culto del 50%

Stavo leggendo le polemiche riguardo all’ingegnere di Google licenziato per aver criticato l’idea della società di mirare al 50% di presenza di sessi in tutti i settori dell’azienda.

Vicenda emblematica di un modo fascista di intendere il politically correct e le pari opportunità. Cosa aveva detto di tanto scandaloso? Che, in proporzione, poche donne lavorano come sviluppatrici ed ingegnere del software e quindi cercare di avere il 50% di entrambi i sessi nei gruppi di sviluppo si traduce in un handicapp; che è fisiologico che in certi ambiti lavorativi ci sia la prevalenza di un sesso rispetto all’altro1.

Apriti cielo viene messo in discussione il sacro dogma2 per il quale tutti indistintamente da sesso, origini geografiche, fenotipo, siamo egualmente intelligenti, abbiamo in media le stesse capacità intellettuali. E puntualmente si scatena la shitstorm.

Shitstorm che mi conferma con forza un’impressione che già avevo: che le quote e i piagnistei sulla discriminazione in realtà sono modi subdoli per avere corsie preferenziali. Le neuroscienze hanno appurato che il cervello maschile è diverso da quello femminile (come le anche, il cuore, la struttura muscolare), che le donne hanno maggiore attitudine all’intelligenza di tipo emotivo relazionale rispetto a quella di tipo logico-spaziale, mentre per gli uomini vale l’opposto3.

Differenza4 che ovviamente si rifletterà anche nelle preferenze; se prendiamo per buono che in assenza di vincoli esterni come l’aspirare a professioni economicamente più convenienti, le persone scelgano quello per il quale si sentono particolarmente portate è ovvio che le donne, in media, preferiranno lavori nei quali l’aspetto relazionale è importante o prevalente rispetto a lavori ove sia importante la capacità di concentrarsi sul singolo problema e sulla singola attività tecnica. Questo spiega benissimo il così detto “paradosso norvegese”, ovvero che nei paesi dove è maggiore la parità fra i sessi uomini e donne abbiano preferenze diverse rispetto ai lavori desiderati e che molte donne preferiscano il lavoro part time per dedicarsi maggiormente all’allevamento dei figli. Gratta la civiltà e, guarda caso, sotto ci ritrovi la scimmia non il robot.

Logico che il voler perseguire a tutti i costi un eguaglianza del 50% si traduca, come giustamente riconosce l’ingegnere, in uno svantaggio competitivo per l’azienda in quanto porta a preferire una persona meno capace ma del sesso “giusto” rispetto ad una più capace ma di quello “sbagliato”. Il classico svantaggio delle quote: “Tizia è stata scelta perché persona più capace o perché donna più capace”?

PS

Comunque una curiosità mi rimane: perché praticamente non c’è mai un assessore od un ministro alle pari opportunità di sesso maschile? perché le commissioni per le pari opportunità son zeppe di donne? Eppure la religione del 50% dovrebbe valere anche lì.


  1. Se si nota si urla alla discriminazione solo quando le donne hanno interesse ad avere “corsie preferenziali” per accedere a posti di prestigio o di potere; nell’edilizia la presenza femminile è ridottissima e praticamente limitata alle attività amministrative di supporto. Eppure vedo poche battaglie perché ci siano più donne a tirar su muri o a comandare betoniere. 
  2. dogma che ovviamente non vale per lo sport; cosa succederebbe se il “dream team” di basket, la squadra di atletica, di judo o di hockey su ghiaccio USA dovesse essere costituito in parti uguali da bianchi, neri, rossi e gialli? 
  3. cosa abbastanza logica visto che per l’animale “homo sapiens” ai maschi spettava come compito principale la caccia per procacciare il cibo mentre alle donne spettava prevalentemente la cura della prole. Cosa che capita anche in altri animali organizzati in branchi. 
  4. Una cosa che molti SJW non capiscono è che dire: “le donne sono naturalmente più portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza emotivo-relazionale rispetto a quella logico-spaziale” è perfettamente equivalente a dire: “le donne sono naturalmente meno portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza logico-spaziale rispetto a quella emotivo-relazionale”. Eppure mentre la prima frase causa spesso tanti applausi, la seconda invece causa stizzite accuse di discriminazione e shitstorm. 
Annunci