Mentire con le statistiche

mentire con le statistiche” era un testo interessante  che mostrava come si potessero utilizzare statistiche, vere e oneste, per sostenere le proprie menzogne usando dei trucchetti per fuorviare nell’interpretazione delle statistiche.

Questo articolo del sole24 ore mi ha portato alla mente quel testo; sia perché vi ho riconosciuto alcune fallacie statistiche, sia perché ho notato alcune tecniche dialettiche per enfatizzare o minimizzare le conclusioni.

Sorgente: Violenza sessuale, il passaporto dei violentatori non c’entra. Ecco i dati – Info Data

Lo suggeriva il buon senso, lo conferma la statistica: non c’è alcuna relazione tra il passaporto e lo stupro. Detto altrimenti, non c’è una nazionalità, un’etnia, la si chiami come si vuole, per cui la violenza sessuale è più frequente che in altre. In altre parole: chi afferma che l’ondata di violenze sessuali che nelle ultime settimane sembra aver colpito il nostro Paese sia una diretta conseguenza dell’immigrazione, ha torto. Così come chi sostiene che invece la colpa ricada soprattutto sugli italiani.

In realtà la stastica conferma il contrario. Vediamo come. Innanzi tutto sarebbe opportuno precisare qual’è la tesi da dimostrare o da confutare; la proporzione fra numero di condannati per stupro di una specifica nazionalità è significativamente diversa a seconda della nazionalità o no?
Se non si fa una domanda precisa ma si fanno insinuazioni fumose è molto difficile arrivare a qualche risposta chiara.

Per questo il raffronto è stato realizzato tenendo conto dell’intera popolazione maschile residente, sia per gli italiani che per gli immigrati. Il risultato è questo:

https://public.tableau.com/views/Violenzasessuale2/Dashboard1?&%3AshowVizHome=no

A un primo sguardo, occorre ammetterlo, il grafico non dice molto. Soprattutto perché il numero di italiani residenti (rappresentato dal rombo in alto a destra) è ovviamente sproporzionato rispetto a quello degli stranieri. E lo stesso vale per la quantità di detenuti. Più che alla distribuzione dei punti sul grafico, però, occorre prestare attenzione alla linea che lo attraversa. Ed avere la pazienza di affrontare un paio di nozioni di statistica, estremamente semplificate con buona pace degli esperti del settore.

il dato italiano siccome è enormemente distante dagli altri è capace di alterare tutti i valori

Il punto, però, è che il valore di R2 è molto vicino a 1. E quindi il modello ha significato. E questo modello dice che c’è una correlazione positiva tra il numero di maschi che compongono una popolazione e il numero di questi individui che ha commesso uno stupro. In altre parole, più persone ci sono e più sono i violentatori tra di loro. Dove siano nati non c’entra nulla. Il Paese d’origine non influenza la “propensione allo stupro”, ammesso che esista qualcosa del genere. O almeno questa è la situazione in Italia secondo i dati a disposizione.

prima conclusione scontata: maggiore è la popolazione maggiore è il numero di stupri; è un fatto scontato. A cosa serve questa conclusione scontata? a far apparire scontato quanto segue. C’è da considerare che il dato italiano visto il numero enorme di italiani rapportati alle persone di altre nazioni è in grado di mettere in ombra la non significatività degli altri dati. Come si può anche vedere eliminando, nell’articolo del sole24ore, il dato italiano.

Per provare a rendere il tutto più intuitivo, Infodata ha provato a rappresentare questi numeri in una mappa. Sulla quale viene rappresentata la percentuale di residenti in Italia in carcere per stupro secondo la nazionalità di origine. I colori più freddi indicano una percentuale più bassa, quelli più caldi un’incidenza più alta. Il filtro “Status” ha la stessa funzione del grafico precedente:

La situazione peggiore riguarda la Mongolia. Il 2,128% dei residenti in Italia è in carcere per stupro. Ma stiamo parlando di una persona su un totale di 47 immigrati dal Paese di Gengis Khan. La mappa suggerisce anche che dovremmo guardarci dagli americani, che stuprano ad un tasso sei volte superiore agli italiani: lo 0,063% dei cittadini Usa che vivono in Italia è detenuto per violenza sessuale, contro lo 0,007% degli italiani. Ha senso dirlo? Il grafico ci spiega che no, non ne ha.

Questo è un esempio di come fra dati giusti si possono dedurre conclusioni sbagliate. La domanda, implicita, è: c’è una significativa differenza nel rapporto fra numero di residenti di nazionalità X e condannati per stupro di nazionalità X? il grafico risponde di sì.
Vabbe’ che per parlare di significatività dovremo anche fissare dei paletti. Prendiamo il caso della mongolia, il numero di residenti mongoli in italia è troppo basso per essere significativo. Ovvero il 2% è un “artefatto” statistico dovuto alla scarsa numerosità del campione di partenza.
La statistica per funzionare bene ha bisogno di “grandi” numeri1; più è ridotto il numero di persone cui si fa statistica maggiore è la possibilità di ottenere risultati falsati dal rumore statistico. Proprio come nel caso della mongolia.

Nemmeno la presenza di alcuni outliers, ovvero di punti sul primo grafico che si allontanano dalla tendenza (e che riguardano Romania, Marocco, Albania e Tunisia), riesce a togliere significato al modello. Il quale afferma che non c’è alcuna relazione tra la nazionalità di una persona e la possibilità che commetta uno stupro. Affermarlo, semplicemente, non ha alcun significato. Almeno se si rimane nel campo del buon senso. E della statistica. Poi ci sono le opinioni, ma su quelle non ci sono dati.

Qui si vede bene come la pubblicazione dello stesso dato in forme differenti forza una interpretazione diversa del dato; scrivere: la percentuale degli italiani è dello 0,007% mentre fra gli americani residenti in italia è dello 0,063%, fa sembrare i due numeri molto piccoli. Mentre dire che ogni centomila italiani abbiamo 7 condannati per stupro contro i 63 americani fa saltare all’occhio il rapporto fra condannati italiani e condannati americani.
Scrivendo la percentuale come rapporto fra condannati per centomila persone, cosa fatta proprio per evitare numeri troppo piccoli, fa balzare agli occhi come il rapporto fra condannati e residenti di nazionalità americana sia nove volte il rapporto fra condannati e residenti italiani. Detto con altre parole: fra gli italiani ci son 7 stupratori ogni centomila maschi, mentre fra gli americani, residenti in italia, ce ne sono 63 ogni centomila maschi. Per fare qualcosa di usabile ho scaricato i dati dell’articolo ed ho eliminato i valori troppo bassi per essere significativi. I filtri che ho adottato sono: numero di detenuti >=10 e numero di residenti >= 2.000.
Il risultato è che fra gli italiani abbiamo 6 stupratori ogni 100.000 residenti in italia, fra i marocchini e gli algerini più di 100 ogni 100.000 abitanti (109 e 102) per essere precisi.
Direi che le differenze sono abbastanza evidenti e significative.

Evidenze mascherate rappresentando i dati mediante numeri “piccoli”.


  1. se prendo 100.000 elettori a caso è molto probabile che abbia un rapporto fra elettori maschi ed elettrici di circa il 49% contro il 51%, la proporzione reale della popolazione italiana. Se prendo due elettori è abbastanza probabile che peschi due persone dello stesso sesso.  Deducendo erroneamente che in italia un sesso non vota. 
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accoglienza alla belga ovvero schiavitù legalizzata…

Proposta per l’accoglienza degli immigrati:

  1. Visita medica alla partenza ed all’arrivo per verificare l’idoneità al lavoro; a chi non è idoneo è vietato partire o viene immediatamente rispedito indietro.
  2. Età massimo 35 anni
  3. Obbligo di svolgere per cinque anni il lavoro per il quale son stati assunti, nessun altro lavoro.
  4. Nel caso di perdita di lavoro o di incapacità a svolgere il lavoro, reimpatrio immediato.
  5. I migranti potranno risiedere solo nelle zone loro riservate guardati a vista per evitare fughe.
  6. A parità di lavoro, le paghe degli immigrati sono più basse di quelle degli autoctoni.
  7. Le misure di sicurezza per gli immigrati sono “più flessibili” rispetto a quelle obbligatorie sugli autoctoni.

Magari leggendola avete pensato ad un sogno bagnato di un leghista o alle regole dei negrieri della capanna dello zio Tom.

Niente di tutto ciò: erano le condizioni “standard” dell’accordo “lavoro – carbone” fra italia e belgio. Quello che portò poi alla tragedia di marcinelle. Leggere le storie di migrazione e comparandole con le condizioni di oggi trovo che molti richiami all’accoglienza svolti sfruttando l’occasione della commemorazione di Marcinelle stridano come gesso sulla lavagna. E soprattutto fanno capire come, che che ne dicano Saviano, ONG ed altri abitanti del villaggio dei puffi.

l’Italia non si sta comportando male con l’accoglienza; sta cercando di fare il possibile compatibilmente con le risorse a disposizione, fanno capire anche come molti che fino a ieri avevano pontificato su diritti umani e accoglienza hanno scheletri negli armadi1 che in confronto nell’armadio italiano c’è solo un ossicino di pollo.

E qui veniamo al punto dolente, il punto che tutti i fanatici dell’accoglienza senza se e senza ma, quelli che sbraitavano: siamo stati migranti quindi dobbiamo accogliere, schivano: come trattare chi viene accolto?

Affidarli al welfare italiano? I conti son quelli, fragili e rischiano di saltare a causa di politiche dissennate dei decenni scorsi. E’ economicamente impossibile, si affonda tutti.

Stesse condizioni degli italiani? e di grazia se hanno un contratto di lavoro (reddito) perché non fare le cose in chiaro? perché non aprire una “camera di commercio” per favorire l’incontro fra domanda ed offerta e far partire le persone, in sicurezza, con l’aereo invece che tentare un viaggio molto più pericoloso?

Legalizzare la schiavitù o ufficialmente od ufficiosamente? siccome la tangenziale è meno pericolosa della libia conviene far finta di non vedere il racket che prende i migranti anche minorenni, li rapisce dai CIE e li spedisce a prostituirsi. Magari accordandosi “per motivi umanitari” con loro. Ipocrisia a livello iper Saiyan di settimo grado…

 


  1. Si legga la storia del congo belga per rendersene conto: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2009/4/25/COLONIALISMO-Il-Belgio-un-pulpito-poco-adatto-per-far-prediche-al-Papa-sull-Africa/18148/