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di travi, pagliuzze, migranti e macron

Il tempo è galantuomo ma spesso ha un senso dell’umorismo tutto suo.

Solo ieri il PD paventava l’ennesima santa alleanza con Macron e Tispras per opporsi alla destra. Il solito vizio italiano, risalente al medioevo, di voler far pulire i panni sporchi in casa dal re di Francia o dall’imperatore di Germania. E il solito vizio di parlare dell’estero, mitizzandolo, per evitare di parlare della situazione in casa.

Quello che mi fa ridere è che moltissimi, dopo essersi spellati le mani ad applaudire Macron, che definiva “vomitevole” il comportamento italiano riguardo all’immigrazione, Thuram che diceva “fossi italiano mi vergognerei di Salvini”, si trovano un Macron che si comporta, con la nave “umanitaria” Acquarius 2, allo stesso modo di Salvini, ovvero migranti riportati a Malta e poi smistati in Europa

E la cosa buffa è che adesso che è la francia ad essere vista come “potenziale” porto di sbarco stranamente si sta tornando a parlare di “regole comuni europee” e di respingimento dei migranti economici.

E cosa ancora peggiore, per loro, son Conte e Salvini che rendono al mittente le bacchettate.

Qual’è la morale di tutta questa storia.

Politica interna:

-> Che a macron, tispras e altri “fottesega” dell’italia; la loro priorità, come è giusto che sia, è il loro paese. Non sacrificheranno il loro culo per venire in aiuto di chi che sia se non hanno il loro tornaconto. Presentarli come “salvatori della patria” è lo stesso errore che fecero i vari stati e staterelli dell’italia rinascimentale. Finirono pian pianino fagocitati chi dal regno di francia, chi dall’impero di germania, chi dalla spagna.

-> Il “nemico del mio nemico” non è detto che sia un amico.

-> Per far ripartire l’opposizione occorre ripartire da proposte chiare ed idee coerenti. Giocare di rimpallo facendo da not logici collegati a cascata con Salvini costringe a contorsionismi e continui rigiri artistici di frittata.

Europa:

-> È facile fare gli accoglienti con i porti altrui, un poco di meno quando ci si trova con il cerino in mano.

-> se si vuole restare uniti in europa occorre decidere assieme ed agire uniti; stare con il ditino puntato quando tocca agli altri e tirar fuori millemila distinguo quando tocca a te non depone di certo a favore dell’affidabilità come controparte con cui dialogare.

-> il problema dei migranti è un problema europeo e deve essere risolto a livello europeo evitando il gioco dello scaricabarile.

Ma la procura di agrigento…

… adesso indagherà anche la commissione UE per istigazione a delinquere ed apologia di reato?

Sorgente: Commissione Ue: “Migranti irreperibili? Italia poteva trattenerli”

Commissione Ue: “Migranti irreperibili? Italia poteva trattenerli”

I 50 migranti sbarcati dalla nave Diciotti che risultano irreperibili dopo il trasferimento nel centro di Rocca di Papa (Roma) “potevano essere trattenuti in centri di detenzione per evitarne la fuga”. Lo ha detto la portavoce della Commissione Ue per l’Immigrazione, Tove Ernst. “Siamo stati chiari nel sottolineare che, quando serve, la detenzione può essere utilizzata per facilitare l’identificazione dei migranti e per impedire che spariscano”, ha aggiunto.

Che aggiungere? il tempo è galantuomo e spesso ha un senso dell’umorismo tutto suo.

Diciotti, spariti 50 migranti. Don Soddu (Caritas): “Non sono detenuti” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Sorgente: Diciotti, spariti 50 migranti. Don Soddu (Caritas): “Non sono detenuti” – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Diciotti, spariti 50 migranti. Don Soddu (Caritas): “Non sono detenuti”

Sono andati via decine di migranti sbarcati dalla nave Diciotti e affidati alla Cei o al centro di Messina, come riferiscono fonti ufficiali del Viminale.

A quanto si apprende, dei 50 migranti mancanti all’appello, sei si sono allontanati il primo giorno di trasferimento, tra cui due eritrei attesi dalla Diocesi di Firenze domenica, altri 19 si sono allontanati due giorni fa e tredici, destinati a varie diocesi, ieri.

50 clandestini in giro.

“Più di 50 degli immigrati sbarcati dalla Diciotti – ha commentato il ministro degli Interni Matteo Salvini – erano così ‘bisognosi’ di avere protezione, vitto e alloggio, che hanno deciso di allontanarsi e sparire! Ma come, non li avevo sequestrati? È l’ennesima conferma che non tutti quelli che arrivano in Italia sono ‘scheletrini che scappano dalla guerra e dalla fame’. Lavorerò ancora di più per cambiare leggi sbagliate e azzerare gli arrivi”.

Ottimo colpo del ministro. E poi ci si chiede perché vince e, cosa peggiore, convince. Tante pippe sull’arresto illegale per poi avere gente che si rende irreperibile. Il tempo, stavolta rapidamente, ha dato ragione a lui. E se succede qualche fatto di cronaca nera che riguarda i migranti aumenterà la sua credibilità1

“Ricordiamo che, per la legge, – dichiarano i sottosegretari all’Interno, Stefano Candiani e Nicola Molteni – queste persone hanno libertà di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato. Erano così disperate che hanno preferito rinunciare a vitto e alloggio garantiti per andare chissà dove”.

“È l’ennesima prova – concludono – che chi sbarca in Italia non sempre scappa dalla fame e dalla guerra, nonostante le bugie della sinistra e di chi usa gli immigrati per fare business”.

Seconda stoccata, e quello che ferisce di più è che è vera. Se scappi da guerra e fame, un posto tranquillo dove hai vitto e alloggio ti va benissimo. Se scappi “per dar da mangiare alla famiglia” no, ma se scappi “per dar da mangiare alla famiglia” sei un migrante economico non un rifugiato da  zona di guerra.

Considerando anche che in zona di guerra si cerca di mettere al sicuro per prime donne e bambini; che dire di una zona di guerra dove gli uomini scappano lasciando, sotto le bombe, mogli e figli? Per bersi questo una fetta di prosciutto sugli occhi non basta, serve tutto l’allevamento di maiali.

SODDU: “NON È UNA FUGA” – “Non è una fuga, non sono detenuti – precisa don Francesco Soddu, presidente della Caritas Italia -. Che qualcuno non si era reso reperibile lo sapevamo, pensavamo si potessero rintracciare. Sappiamo che questa tipologia di persone è difficile, per le storie che ha alle spalle. Questi migranti non volevano rimanere in Italia, volevano ricongiungersi con parenti e amici che erano in altri Paesi”.

Certo, e a Ventimiglia c’è Macron in persona pronto ad accoglierli e consolarli di come son stati trattati male dai cattivi italiani…

“Io sono stato anche questa mattina da loro – riferisce don Soddu – e ho visto nei loro occhi una storia non solo drammatica, direi davvero terribile della loro vita, ho letto la disperazione; poi, ciascuno la calibra a suo modo. Ma il volto di queste persone testimonia quanto siano disperati”.

“E poi – prosegue – come si fa a dichiarare che ‘si sono dileguati’? Si fugge da un carcere o se si è inseguiti e non mi pare sia questo il caso. Noi abbiamo offerto accoglienza, il gesto si spiega con la disperazione di chi ha attraversato prima il deserto e poi il mare, di chi è stato nelle carceri libiche e ora si trova qui a decidere della propria vita, anche con decisioni poco razionali su cui tutti ci interroghiamo”.

50 coperti pagati in meno.

50 “costituenti parte civile” contro salvini in meno.

50 in più in giro per le strade fra le mani del racket.

Ottimo risultato.

Per i prossimi invece degli arancini penso che verranno portati, nel molo, cavalli di frisia e filo spinato…

 


  1. prima di lanciarsi in ardite speculazioni gombloddiste: se un fatto di cronaca nera favorisce salvini allora è un gombloddo di salvini, si consideri che si sta giustificando anche il ragionamento: se un “naufragio” indebolisce salvini allora è un gombloddo contro salvini. 

Modello Riace?

Nelle infinite polemiche sui migranti si è inserita anche la discussione sul modello Riace di accoglienza; ovvero l’utilizzare i migranti per ripopolare e rivitalizzare borghi in fase di spopolamento.

Per curiosità mi son un poco informato sulla rete e devo dire che gli articoli non mi hanno chiarito molto; la vicenda che a me interessa chiarire è:

il modello Riace è un modello virtuoso di accoglienza che è riuscito a diventare un “volano” per l’economia locale generando più valore rispetto ai fondi usati per costruirlo oppure si è trattato solo di un pretesto per spendere soldi pubblici?

Chiarisco con un esempio; ho un milione di euro; se lo investo in corsi di pesca e acquisto di attrezzature da pesca per i migranti, poi mi aspetto che i beneficiari dell’investimento siano capaci di pescare da soli e non vengano più a chiedere di comprare del pesce per loro. Se invece lo spendo per far portare il pesce ogni giorno farò certamente molto felici le pescherie locali ma, una volta finiti i soldi, si è certi che il problema della mancanza di pesce si ripresenterà. Peggio se offro “pesce gratis” attirerò tanti che vengono a reclamare la loro porzione.

Quindi terra terra quello che vorrei sapere è: a Riace i migranti hanno imparato a pescare e procurarsi il pesce da soli oppure il modello ha funzionato solo perché c’era qualcuno che saldava il conto della pescheria?

Fred Kuwornu risponde a un buonista – Movimento dei Caproni

Un articolo molto interessante che fa riflettere e che smonta molta della propaganda che viene utilizzata per giustificare il traffico di schiavi moderno. La frase che riporto sarebbe da ripete a tanti della accoglienza senza se senza ma.

Questo da africano (parla del comportamento di chi è per l’accoglienza senza se e senza ma NdR), ma anche essere umano, è l’atteggiamento più razzista che ci sia, oltre che colonialista, perché non aiuta nessuno se non le mafie e chi lavora in buona o malafede in tutto questo indotto legato alla prima assistenza. Con 5 mila dollari è più facile aprire una piccola attività in molti Paesi dell’Africa che venire qui a mendicare, e se solo fosse veramente chiaro e divulgato questo concetto il 90 per cento delle persone non partirebbe più probabilmente neanche in aereo per l’Italia.

Sorgente: Fred Kuwornu risponde a un buonista – Movimento dei Caproni

“Il traffico di esseri umani nel mondo frutta 150 miliardi di dollari alle mafie, di cui 100 miliardi vengono dalla tratta degli africani. Ogni donna trafficata frutta alla mafia nigeriana 60 mila euro. Trafficandone 100mila in Italia, la mafia muove un giro di 600 milioni di euro all’anno. Nessun africano verrebbe di sua volontà, se sapesse la verità su cosa lo attende in Europa.

Un enorme giro di soldi, giro che per continuare a tenere in vita la mafia non avrebbe remore ad uccidere per mettere pressione sull’opinione pubblica. A costo di apparire un cinico ma, come mai dopo gli ultimi naufragi adesso le traversate son state fatte con navi più robuste? Chi ha caricato, nei naufragi, le persone in barche inadatte che sono affondate a 6 km (3,6 miglia marittime) dalla costa libica? Come se per le stragi di mafia la colpa fosse stata del governo brutto che si era intestardito con il 41bis.

(…)Io non so se lei ha mai vissuto o lavorato nell’Africa vera e che Africani conosce in Italia, o se da giornalista si informa su testate anche non italiane, ma il traffico di esseri umani con annessi accessori vari ( bambini, organi, prostituzione ) non è un fenomeno che riguarda solo l’Italietta dei porti si o porti no ma è un fenomeno globale che fattura alle mafie africane, asiatiche e messicane 150 e ripeto 150 Miliardi di dollari all’anno.
Questi soldi poi non vengono certo redistribuiti alla popolazione povera di questi paesi ma usati per soggiogarla ancora di più con angherie di ogni genere, destabilizzarne i già precari equilibri politici, reinvestirli in droga e armi.

Se dai un sacco di soldi alla mafia da investire per il controllo del territorio poi ti trovi il territorio controllato dalla mafia, pura logica.

Si è mai chiesto perché, a parità di condizioni di povertà e credenza che l’Europa sia una bengodi, quelli che arrivano da Mozambico, Angola, Kenya sono pochissimi, o quelli che arrivano dal Ghana (il Ghana che è il mio Paese d’origine ha un PIL del 7% e una situazione di assenza di guerre e persecuzioni) provano a venire? Perché esiste una cosa chiamata Mafia Nigeriana che pubblicizza nei villaggi che per 300 euro in 4 settimane è possibile venire in Italia e da lì se vogliono andare in altri Paesi Europei. Salvo poi fregarli appena salgono su un furgone aumentandogli all’improvviso la fee di altri 1000$, la quale aumenta di nuovo quando arrivano in Libia, dove gliene chiedono altri 1000$ per la traversata finale. Il tutto non in 4 settimane come promettono, ma con un tempo di attesa medio di un anno.

Io invece aggiungerei un altra domanda: se le condizioni in libia sono così infernali, se tali viaggi sono una truffa, perché non intervenire nei paesi di partenza e non nell’ultimo miglio? Perché far vivere un inferno per salvarli alla fine e non tentare di far qualcosa all’inizio?

In tutto questo ci aggiungo minori che vengono affidati a donne che non sono le loro veri madri e che poi spariranno una volta sistemate le cose in Europa e di centinaia di donne che saranno invece dirottare a fare le prostitute, ognuna delle quale vale 60mila euro d’incasso per la mafia stessa.  (…) anzi alimentano altre partenze facendosi selfies su facebook che tutto va bene per non dire la verità, per vergogna, e quindi altri giovani (diciottenni, non scolarizzati) cercano di venire qui perché pensano che sia facile arricchirsi.
Che senso ha sostenere che questo traffico di schiavi e questa truffa criminale della mafia nigeriana, come quelle asiatiche in Asia, deve continuare?
A chi fa bene? Non fa bene al continente africano, non fa bene al singolo africano arrivato qui perchè al 90 per cento entra in clandestinità e comunque non troverà mai un lavoro dignitoso, non fa bene all’Italia, che non ha le risorse economiche e culturali per gestire e sostanzialmente mantenere tante persone che non possano contribuire, specialmente in un Paese dove il 40% dei coetanei di questi giovani africani è già senza un lavoro, e non fa bene neanche all’immagine che l’europeo ha dell’africano perché lo vede sempre come una vittima, un povero, un soggetto debole.

Questo da africano, ma anche essere umano, è l’atteggiamento più razzista che ci sia, oltre che colonialista, perché non aiuta nessuno se non le mafie e chi lavora in buona o malafede in tutto questo indotto legato alla prima assistenza. Con 5 mila dollari è più facile aprire una piccola attività in molti Paesi dell’Africa che venire qui a mendicare, e se solo fosse veramente chiaro e divulgato questo concetto il 90 per cento delle persone non partirebbe più probabilmente neanche in aereo per l’Italia.

il buffo è che molti si lanciano nel razzismo più becero: i negri son teneri panda da coccolare, bisogna “accogliere” anche se poi subito dopo accolte le donne finiranno in strada… Il bovero negro non desidera altro che sentirsi italiano…
Perché non aiutare “in situ”, perché non invocare i controlli internazionali anche per capire come vengono spesi gli aiuti invece di guardare solo quello che avviene in mare?

(…)
Non conosco la situazione delle ONG che si occupano dell’assistenza marittima, ma conosco benissismo quelle che operano in Africa e la maggioranza sono solo un sistema parassitario. Per i maggiori pensatori Africani e veri leader politici una delle prime cose da fare è proprio cacciare dall’Africa tutte le ONG perché seppure il personale che ci lavora è in buonafede, i giovani volontari, il sistema ONG serve a controllare e destabilizzare l’Africa da sempre, oltre che creare sudditanza all’assistenza, senza contare il giro finanziario di donazioni e sprechi fatti dalle ONG per mantenere dirigenti sfruttando l’immagine del povero bambino africano.
(…)
Se questo verrà tollerato ancora i rischi non saranno solo per l’Italia, ma anche per i Paesi Africani dove oltre al problema di dittatori si aggiungerà quello di Narcos del livello della Colombia di Escobar o del Messico di El Chapo con ancora più morti e sottosviluppo di quello che già c’è”

Fred Kuwornu (regista italiano)

Fred Kuwornu è nato a Bologna nel 1971 da padre ghanese e madre bolognese. Nel 2008 ha lavorato come “set assistant” di Spike Lee nel film “Miracolo a Sant’Anna”; ha prodotto e diretto “Inside Buffalo”, il primo documentario sulla storia dei Buffalo Soldiers e la loro lotta per i diritti civili. Il documentario, tutt’ora in distribuzione negli Stati Uniti, ha già avuto oltre 200 proiezioni e sta ottenendo un grande successo. Ha ricevuto gli apprezzamenti di Bill Clinton, del presidente Barack Obama (entrambi appaiono in due clip del documentario), del segretario alla Difesa Robert Gates, e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Finanziare la camorra in spregio a Salvini.

Su twitter girano messaggi come questo:

“sto comprando borse tarocche, magliette contraffatte, Rolex e Panerai e Audemars Piguet patacca, e collanine e braccialetti da tutti gli ambulanti che mi incrociano in spiaggia. vieni a prendermi #salvinimerda”

Devo dire che messaggi come questo provano inappellabilmente la plateale idiozia di chi, spesso vantandosi della sua superiore intelligenza, compie azioni stupide e controproducenti solo perché convinto possano danneggiare un poco la parte politica avversa.

Perché il comprare roba tarocca è una azione stupida, oltreché illegale? Questo articolo, pubblicato l’8 dicembre del 2017 che spiega come il businnes della contraffazione serva ad arricchire la criminalità organizzata, fornisce un ottima risposta.

Mi chiedo se i tanti che si vantano nei social di acquistare compulsivamente roba tarocca dai venditori in spiaggia, in spregio a salvini, siano consapevoli di consegnare i loro soldi alla camorra e non capiscano che con il loro comportamento non stanno facendo altro che favorire la schiavitù e lo sfruttamento. (Grassetti miei)

Sorgente: Ecco perché ogni volta che compriamo prodotti contraffatti finanziamo la camorra – Linkiesta.it

Ecco perché ogni volta che compriamo prodotti contraffatti finanziamo la camorraLa contraffazione è il nuovo business della criminalità organizzata. Abbigliamento, audiovisivi, agroalimentare… Ormai è tutto in mano ai clan. A Montecitorio un’indagine della commissione di inchiesta illumina una realtà inquietante, che mette a rischio l’economia e la salute degli italiani

Il nuovo business dei clan è la contraffazione, camorra e ’ndrangheta si finanziano soprattutto così. Abbigliamento, audiovisivi, agroalimentare: tutto rigorosamente falso. Una montagna di merce che invade il mercato italiano senza controllo. Un flusso di denaro che arricchisce la criminalità organizzata a danno della nostra economia e della salute dei consumatori, non sempre consapevoli. (…)

Dietro al business della contraffazione si nasconde una miniera d’oro. Secondo i dati dell’Ocse ormai il 2,5 per cento di tutti gli scambi commerciali mondiali è costituto da prodotti falsi. Un giro di affari da 461,85 miliardi di dollari. Solo in Europa le importazioni di merce contraffatta riguardano il 5 per cento del totale, per un volume di 85 miliardi di euro. Inutile dire che l’Italia gioca un ruolo di primo piano. Stando a una recente indagine del Censis, nel 2015 il fatturato della contraffazione nel nostro Paese ha sfiorato i 7 miliardi di euro. (…)

Fiutato il business, la criminalità organizzata ha messo le mani sull’enorme giro di affari. Come ha spiegato la Guardia di Finanza in audizione, l’interesse è cresciuto esponenzialmente nell’ultimo decennio. Tanto che ormai quasi tutto il mercato è in mano alle mafie. Pochi dubbi a riguardo: «La criminalità organizzata – conferma il documento parlamentare firmato dalla relatrice Susanna Cenni – grazie anche al suo potere finanziario, intimidatorio e correttivo, gestisce tutte le fasi della filiera del falso, dalla produzione, alla spedizione, alla distribuzione, al dettaglio».  (…)

E così la contraffazione diventa un fenomeno sempre più diffuso e pericoloso. A pagare il conto siamo tutti noi. C’è anzitutto una questione economica: come sottolinea il lavoro della commissione di inchiesta, in Italia il flusso di merce illegale ha causato una perdita di gettito fiscale pari a 5,7 miliardi di euro solo nel 2015. Inutile dire che la falsificazione dei marchi danneggia, in primo luogo, proprio i prodotti di qualità, quelli che costituiscono l’essenza del Made in Italy. Ma i rischi più gravi interessano soprattutto i consumatori, non sempre consapevoli. I danni alla salute derivanti da materiali di scarsa qualità, se non nocivi, sono evidenti. La relazione finale della commissione di inchiesta procede a un’inquietante rassegna dei rischi: «Dai capi di maglieria realizzati con “pelo di coniglio” in luogo del cachemire, ai cosmetici e profumi contenenti alte percentuali di toluene e benzene, ai termocaloriferi assemblati con fibre di amianto; dai rubinetti che rilasciano il piombo ai giocattoli contraffatti contenenti ftalati; dai gioielli contraffatti con un’alta concentrazione di nichel alle scarpe e alla pelletteria con anomale percentuali di cromo esavalente». Senza dimenticare le sigarette false, «con valori di catrame, piombo e arsenico centinaia di volte superiori alla norma».

Strumentalizzare le notizie sui migranti 4, l’italia è diventata più razzista?

Questa una infografica che gira su FB; infografica originariamente pubblicata qui

a leggerla sembra che l’italia sia percorsa da una ondata di razzismo che non ha nulla da invidiare a quella della germania nazista, peccato che:

la notizia 1 sia leggermente esagerata; esistono cani, di piccola taglia, imbecilli e padroni più imbecilli di loro (qui)

la notizia 2 sia stata smentita (qui)

le notizie 3 e 4 riguardano invece “normali” atti di bullismo e salgono agli onori delle cronache solo perché la vittima è diversamente pigmentata. Ciò è molto pericoloso perché quando qualche bambino sarà vittima di imbecilli e vedrà che invece, nel suo caso, si fanno spallucce, la lezione che imparerà è che ci son bullismi riprovevoli e bullismi accettabili. E un domani quando sentirà notizie simili penserà, erroneamente, che il torto di trattare peggio A sia giustificato dal fatto che prima A era stato trattato meglio (qui).

Buffo comunque che questo comportamento: prendere alcuni casi, gonfiarli ad arte e spacciarli per la regola era lo stesso comportamento che veniva rinfacciato alla lega quando prendeva qualche caso di cronaca nera che riguardava i migranti, lo gonfiava ad arte e lo spacciava per la regola.

Com’era quella storia di travi e di pagliuzze scritta nel Vangelo?

Strumentalizzare le notizie sui migranti 2

Un mio contatto mi ha segnalato questo articolo su l’espresso. Sinceramente a me è sembrato abbastanza inverosimile e lo classificherei in “storie inventate pro migranti”

Questo il titolo, in grassetto, e il sottotitolo, in corsivo.

“Hanno aizzato un cane contro un ambulante sulla spiaggia. E tutti applaudivano e ridevano”
Un caso di razzismo quotidiano sul litorale della Liguria. “Quando ho chiesto a una signora perché esultava, mi ha insultato dandomi della buonista e puttana”

Qui inizia l’articolo

Ho visto un cagnolino scendere le scale di un bar che dà sulla spiaggia e rincorrere abbaiando un ragazzo dalla pelle scura che vende libri. Naturalmente il cane era stato incitato dal suo proprietario. Nel mentre i bagnanti applaudivano compiaciuti“.

Un cagnolino. Penso sia un cane di piccola taglia, di quelli che hanno il vizio di correre dietro alle persone abbaiando. Vicino a casa ce ne erano un paio e spesso, quando giravo a piedi od in bicicletta, mi rincorrevano abbaiando. Ma siccome sono pallido non faccio notizia.

Mi chiedo come sia riuscita a capire che il cane era stato incitato dalla padrona, come  sia riuscita a vederla dentro al bar mentre lo incitava ad aggredire. Quel “naturalmente” mi sembra una forzatura tanto per far passare meglio il messaggio: “son tutti razzisti” dell’articolo. C’è anche la specificazione del “vende libri”. Questo tipo di specificazioni mi insospettisce sempre, soprattutto se non alterano il contenuto informativo dell’articolo. Se vendeva vestiti, od occhiali, o cellulari di ultima generazione sarebbe cambiato qualcosa? Penso di no. Quel “libri” invece fa pensare che chi lancia il cane è uno che odia i libri, che odia la cultura. Perché uno non può essere stronzo e basta, no, nell’epica deve essere un essere abietto, gretto e meschino, deve essere razzista, odiare i libri, parlare solo in dialetto. Insomma la caricatura del leghista fatta da molti, intellettuali e no, di sinistra.

Scene di razzismo balneare su una spiaggia ligure, sabato scorso. Ce le racconta Simona, che ci chiede però di non usare il suo vero nome. “Sono intervenuta e ho chiesto a una signora perché applaudiva e perché diceva che quel cane era il “Number One”. La signora mi ha risposto così: “Vaffanculo, puttana buonista del cazzo. Prenditeli tu i negri a casa tua, così ti scopano meglio di tuo marito”.

Mi sembra abbastanza inverosimile. Un cagnolino, non un pitbull o un altro cane “di grossa taglia”, di quelli che fanno realmente male, insegue un venditore abbaiando. Non penso lo abbia aggredito o morso, i cagnolini spesso son solo dei grossi rompiscatole capaci di abbaiare a tutto e tutti e basta. Faccio notare che nel corpo dell’articolo non si parla ne di aizzare e neppure di mordere.

Poi che ci siano padroni “imbecilli” pronti ad applaudire in maniera scema quanto fanno i loro animali è pacifico, così come è vero che esiste gente imbecille che alla minima critica attacca a testa bassa scatenando insulti. Ma questo capita sia nel caso bianco che nel caso nero.

Faccio notare altre cose: la prima è che nel titolo si parla di “aizzare il cane” ma aizzare il cane significa che il padrone ordina al cane di andare ad aggredire una persona. Ciò avviene con cani di media o grossa taglia appartenenti a razze selezionate per l’aggressione o il combattimento. Se ti aizzano contro un pastore tedesco od un pitbull son dolori, se ti aizzano contro uno yorkshire è una parodia.

Cioè abbiamo un titolo “enfatizzato” rispetto al reale contenuto dell’articolo.

L’articolo può anche essere vero ma più che razzismo vedo solo la normale e banale idiozia. Poi cosa ci sia da applaudire un cagnolino che rincorre le persone e abbaia; mah, se proprio volessi fare il cattivo solleverei qualche dubbio riguardo alle cause dell’acidità della tizia. Più che razzismo vedo una da compatire.

Un breve racconto che Simona ha consegnato al suo profilo Facebook ed è finito su centinaia di bacheche. Una diffusione che però le ha attirato contro decine di messaggi terribili, con minacce esplicite alla sua persona. E che l’hanno costretta a rimuovere quel post dai social network, per paura della propria incolumità e di quella della sua famiglia.

“Quei messaggi che mi sono arrivati erano orribili. Minacce esplicite o velate, dicevano “non intrometterti che è meglio per te”, “la prossima volta tira dritto e non guardare”. Ma io non riesco a non guardare, non riesco a ignorare queste cose”, spiega Simona all’Espresso. Non cerca di fare l’eroina, anzi. “In quella spiaggia, quando mi sono sentita rispondere così, mi sono messa a piangere. A consolarmi è stato proprio quel ragazzo, che mi ha abbracciato e mi ha detto:”Sono abituato, stai tranquilla”. E ora, dopo aver letto quello che mi hanno scritto, sono spaventata”.

Uno screenshoot dei messaggi di minaccia, magari con i volti oscurati, o del racconto? Poi la conclusione, veramente romantica con lui che la consola e lei dopo il caldo abbraccio con quelle forti braccia che fa? va ad intervistare la padrona…

Simona ci racconta però di essere andata a cercare la proprietaria del cane per chiederle come le fosse venuto in mente di aizzare il suo animale domestico contro quel ragazzo che vende libri. La risposta lascia senza parole: “Il mio cane, come me, odia i negri”. Più che la banalità del male, siamo di fronte alla stupidità del male.

Se fosse vero abbiamo tre casi di idiozia patologica; quella che applaudiva, la padrona del cane e l’antirazzista.

Meglio chiudere questo articolo con le parole con cui si chiudeva il post su Facebook: “Io non ce la faccio ad accettare tutto questo. Non sono un’esperta di migrazioni, non sono una politica, non sono nulla di nulla. Sono solo una donna profondamente sconsolata e preoccupata da questo mondo in cui a volte mi sento come un pesce fuori d’acqua. Ma non ci sto. Io non lo accetto“.

Forse non è una fake news ma come episodio mi sembra abbastanza distorto quasi che un comportamento banale, l’idiozia di certi padroni di cani, debba diventare la prova che tutti gli italiani stanno diventando razzisti idrofobi pronti ad assaltare chiunque abbia la pelle un poco più scura. Alla fine son questi romanzi che paradossalmente permettono di dire: “ci son tanti casi di razzismo che siete stati costretti ad inventarvene di sana pianta?”.

Strumentalizzare le notizie sui migranti 1

Questo articolo è decisamente polemico verso un certo modo di dare le notizie mescolando fatti ed opinioni in maniera che appaiano “pro domo sua”; più che della questione migranti, ma questi giochi i media li fanno spesso. Una fake news non è una notizia al 100% falsa, anzi le migliori fake news son notizie in cui l’80% è vero, il 10% inventato e il restante 10% omesso. E con l’omesso e l’inventato che spingono il vero a supportare l’interpretazione della notizia verso la direzione voluta.

Sotto è riportato un articolo che tratta del presunto naufragio di 120 migranti;

fonte: http://www.corriereromagna.it/news/cesena/27300/sono-120-vittime-le-vittime-su-un-gommone-alla-deriva.html

CESENA

«Sono 120 vittime le vittime su un gommone alla deriva»
L’esperienza da incubo vissuta da una giovane cesenate
27/06/2018 – 15:34
«Sono 120 vittime le vittime su un gommone alla deriva»
CESENA. Ha 25 anni ed ha appena vissuto un’esperienza che segnerebbe gli incubi di tutti. A vita.

Giulia Bertoni, cesenate, ha vissuto da volontaria a bordo della nave di una Ong per alcune settimane. Ed ha dovuto assistere impotente al diniego di un salvataggio. (…)

«Ho ancora gli incubi ed i sensi di colpa per quella notte – ha raccontato a Repubblica – Sono 120 le persone su un gommone probabilmente annegate pur avendo la salvezza vicina. Hanno attraversato deserto e violenze. Vicino a loro c’era un mercantile che non si è mosso. A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso. Noi abbiamo ubbidito, sbagliando. La mattina solo una giacca galleggiate era l’unica cosa rimasta in mare». (…)

presentata così la notizia sembra che da roma sia arrivato un ordine secco: “non muovetevi”. In realtà la vicenda si è svolta in maniera leggermente diversa, come si scopre leggendo in seguito; roma non da un ordine secco: “non andate” quanto risponde: “noi non siamo competenti, contattate i libici”. La differenza sembra piccola ma è sostanziale.

«La notte del giorno 18 ero di vedetta. Turni di 4 ore sul ponte della barca, al radar a controllare un mare sempre più mosso. Il nostro segnale radar non funzionava e quindi non eravamo visibili a nessuno. Ma abbiamo potuto comunque sentire su un canale delle emergenze, la conversazione tra un aereo (che segnalava ad 11 miglia un gommone con 120 persone) e una nave mercantile vicina e disponibile ad aiutare. Dopo vari scambi in realtà nessuno si è mosso per quel gommone. Ma li c’erano dei disperati al buio, con le onde che crescevano. Allora abbiamo deciso di chiamare il coordinamento a Roma».

«Cosa ci hanno risposto dal coordinamento? In sintesi non ci riguarda, chiamate la capitaneria libica – spiega la 25enne cesenate – Noi per rispettare il codice di condotta che ci obbliga a non superare le 24 miglia dalla Libia a meno che non ci sia un ordine, ci siamo allontanati. Non abbiamo soccorso il gommone in difficoltà».

Roma non ha detto di non andare in aiuto; ha detto che l’SOS era nella zona di competenza libica e che quindi erano da contattare le autorità libiche. E questo spiega molte cose; il centro di coordinamento di Roma non può autorizzare interventi al di fuori della propria zona SAR; nella zona libica, per le norme internazionali, son competenti le autorità libiche. Anche se Roma avesse autorizzato, l’autorizzazione era carta straccia e non sarebbe stata opponibile alle autorità libiche in caso di “problemi” e in più poteva causare qualche “imbarazzo” diplomatico con le autorità libiche.

Il 10% omesso: di cui parlavo sopra: roma non è competente, roma non può autorizzare e anche se avesse autorizzato tale autorizzazione sarebbe stata carta straccia.

Faccio notare come lo scrivere: “A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso.” invece di scrivere: “Non siamo competenti; dovete contattare i libici” faccia interpretare la vicenda in maniera profondamente diversa.

Non sono stati nemmeno chiamati i Libici: «Il capitano non ha voluto, non so il perché. I migranti? Quella notte la Lifeline, più grande anche di noi che ci occupiamo di primo soccorso, era molto lontana.

Altra frase che ci fa porre delle domande anche gravi; perché il capitano non è intervenuto? Dare la colpa a roma è un pretesto infantile in quanto Roma non ha il potere di autorizzare l’intervento fuori dalla propria zona SAR. Quali sono i motivi reali per i quali non si son mossi? perché non hanno contattato le autorità libiche? Volendo fare il gombloddista fino alla fine, perché la nave navigava con il segnale radar non funzionante? avaria o spegnimento volontario?

Alla mattina è arrivata in zona e abbiamo pattugliato le acque dove avrebbe dovuto essere il gommone, restando comunque nei limiti. Di quelle persone nessun segno. Morte, probabilmente, annegate mentre noi tutti stavamo fermi. Della guardia costiera libica mai visto traccia». (…)

Io vedo un incendio, non chiamo il 115 e poi mi lagno che non sono arrivati i pompieri. Se li avessi avvisati poi potrei giustamente recriminare per il loro mancato arrivo, ma se non lancio l’allarme?

Un’Europa che si sta dimostrando razzista, secondo la 25enne cesenate: «Sono sicura che se ci fossero stati 100 tedeschi o italiani a bordo, nessuno avrebbe accettato questi ordini. E invece quel gommone con 120 persone è stato fatto affondare».

Ecco il 10% di impressioni e di opinioni che servono per piegare l’80%; velatamente si scrive che son stati fatti morire perché erano migranti e non perché erano cittadini europei. Che raccordato con la frase ad inizio articolo: “A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso. ” porta il lettore, distratto, a concludere Italiani rassisti1

Peccato che all’interno dell’articolo emergano alcuni punti, diciamo controversi. Punti che una volta notati paradossalmente portano a pensare che si stia cercando un pretesto per attaccare il governo italiano. La nave sta ferma perché Roma non da un ordine che non poteva legittimamente dare, la nave non contatta i libici ma la colpa è del razzismo europeo. Alla fine molti finiranno a pensare: le solite finction strappalacrime fatte per indurre sensi di colpa.
Zappa sui piedi che si traduce in propaganda pro Salvini. E poi ci si stupisce che Salvini, nonostante le cazzate colossali, continui ad avere seguito, anzi dia l’impressione di essere più convincente.


  1. tecnicamente mi sembra si chiami “il gioco del panino”; visto che si nota di più l’attacco e la conclusione, la tesi viene enfatizzata all’inizio ed alla fine della notizia mentre poi nel corpo vengono messi i fatti che indeboliscono l’interpretazione che si vuole dare alla notizia. Più o meno come avviene con le interviste; se voglio favorire la maggioranza basta intervistare per primo un esponente della maggioranza, poi due esponenti della minoranza e in conclusione un altro esponente della maggioranza. Anche se i tempi son identici il messaggio della maggioranza è quello che viene percepito con più forza. 
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